giovedì 23 dicembre 2010

Regione Abruzzo: un'altra sconfitta al TAR sul calendario venatorio

Piano venatorio, il Tar boccia l'invasione
Ricorso degli ambiti territoriali: no alla mobilità dei cacciatori per la fauna migratoria


L'AQUILA. Le disposizioni del calendario venatorio sulla caccia alla fauna migratoria sono «inoperative, inefficaci e inapplicabili». Lo stabilisce il Tar che si è pronunciato sui ricorsi presentati dagli ambiti territoriali di caccia dell'Aquila, Barisciano, Avezzano e Roveto-Carseolano. Decisivo il parere negativo sulla mobilità dei cacciatori espresso dall'Istituto protezione e ricerca ambientale. Il 2 dicembre il Tar dell'Aquila (presidente Cesare Mastrocola, consiglieri Paolo Passoni e Maria Abbruzzese) si è pronunciato sul ricorso presentato dall'avvocato Emilio Bafile per conto dei quattro ambiti. Nel mirino l'articolo 5 della legge regionale che disciplina l'esercizio della caccia alla fauna migratoria nell'ambito del «comparto unico regionale». «Il calendario venatorio», spiega l'avvocato Bafile, «prevedeva su tutto il territorio regionale l'esercizio della caccia alla fauna migratoria dal primo al 30 ottobre in appostamento temporaneo e dal primo novembre al 31 dicembre anche in forma vagante con l'ausilio del cane da ferma e il solo utilizzo del fucile ad anima liscia a tutti i cacciatori residenti in Abruzzo iscritti o ammessi in un ambito territoriale abruzzese. A seguito della novità, migliaia di cacciatori si sarebbero riversati, a seconda dei flussi migratori, in questo o quell'ambito creando una smisurata pressione venatoria con devastante impatto sulla fauna e sul territorio, in pieno conflitto con la legge 157 del 1992 e le direttive comunitarie e nonostante il parere negativo dell'Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale). Il Tar», prosegue l'avvocato, «ha dichiarato che la disposizione impugnata è inoperativa, inefficace, inapplicabile e ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondati i dubbi di costituzionalità sollevati col ricorso. Ci si augura che, per il futuro, il legislatore tenga presenti i princìpi generali che regolano la materia, conservazione dell'ambiente e tutela della fauna». (e.n.)

Fonte: Il Centro del 22 dicembre 2010

martedì 14 dicembre 2010

Smantellata la Polizia Provinciale di Chieti?


COMUNICATO STAMPA DEL 14 DICEMBRE 2010

SMANTELLATA LA POLIZIA PROVINCIALE DI CHIETI?
IL WWF DENUNCIA LE GRAVISSIME CARENZE DELLA VIGILANZA AMBIENTALE DELLA PROVINCIA

CHIETI - Nei giorni scorsi il sindacato S.U.L.P.M. ha denunciato le condizioni “disastrate” in cui versa il Corpo di Polizia Provinciale di Chieti, ossia quella istituzione che dovrebbe, prima degli altri, essere preposto alla vigilanza sulla tutela ambientale, sulla caccia e sulla pesca nella nostra Provincia.

Il S.U.L.P.M. afferma che gli agenti della Polizia Provinciale sono privi di mezzi idonei per operare con efficacia e con sicurezza, essendo addirittura privi di divise idonee, e senza prontuari e modulistica per redigere i verbali di contestazione.

Ma per Claudio Allegrino, Coordinatore delle Guardie Particolari Giurate Volontarie del WWF la situazione della Polizia Provinciale di Chieti è ancora più grave di quanto descritto dal sindacato, soprattutto per le ripercussioni che questo disfacimento ha sul territorio.

In condizioni ottimali (escludendo per assurdo ferie, permessi, malattie, servizi di rappresentanza, compilazione di atti d’ufficio, altre competenze, ecc), in Provincia di Chieti sono attive sul territorio (per caccia, pesca ed ambiente) 2 sole pattuglie per ogni turno. Ciascuna pattuglia dovrebbe controllare la metà dei comuni e la metà del territorio della provincia (cioè 52 comuni e 2.586 Kmq di territorio)!

In condizioni normali, invece, considerando ferie, permessi, malattie, servizi di rappresentanza, compilazione di atti d’ufficio, altre competenze, una sola pattuglia è presente sul territorio a coprire l’intera estensione della Provincia di Chieti (104 comuni e 5.172 Kmq!).

Questo significa, in sostanza, che l’Ente non ha il benché minimo controllo del territorio. Chi vuole commettere illeciti in materia ambientale, di caccia, di pesca, può commetterli avendo la certezza quasi assoluta di farla franca. Gli inquinatori questo lo sanno come pure lo sanno i bracconieri che agiscono da anni indisturbati sul territorio della Provincia di Chieti, spesso sbeffeggiando per questo lo stesso Corpo di Polizia Provinciale!

Afferma Claudio Allegrino: “sono disposto ad accompagnare il Presidente Di Giuseppantonio, e gli amministratori provinciali nelle nostre campagne, per far vedere loro cosa accade quando si sa che non esiste nessuno che vigila sul rispetto delle leggi sulla tutela dell’ambiente, della caccia e della pesca. Chi non ha senso civico fa quello che vuole, sapendo che non sarà mai colto sul fatto.

Lo dimostrano i risultati di alcuni servizi di vigilanza delle nostre guardie volontarie che in alcuni casi riscontrano il 100% di illeciti per numero di individui controllati.

La crisi della Polizia Provinciale di Chieti non nasce oggi ma è frutto di un disinteresse diffuso delle amministratori provinciali che si sono succedute nell’ultimo decennio. Oggi, con la crisi finanziaria dell’ Ente, i problemi sono arrivati a tal punto che non ha più senso mantenere in piedi una struttura provinciale di vigilanza non più in grado di essere sostenuto né finanziariamente né politicamente.

Il WWF auspica un doveroso interessamento alla soluzione della crisi della Polizia Provinciale da parte del Presidente Di Giuseppantonio, che ha tra l’altro la Delega alla Polizia Provinciale, affinchè vengano attribuite nuove risorse finanziarie che consentano di ristabilire la legalità sul territorio della Provincia di Chieti.

Cinque sono le richieste del WWF per il 2011:
- Attivazione di un numero telefonico di reperibilità e pronto intervento a disposizione della cittadinanza;
- Aumento dell’organico;
- Dotazione dei mezzi minimi necessari per operare almeno con sufficienza;
- Riduzione drastica delle attività d’ufficio e di rappresentanza e contestuale aumento della presenza degli agenti sul territorio (maggiori controlli su cacciatori, pescatori e attività produttive inquinanti);
- Almeno tre corsi obbligatori all’anno di aggiornamento e formazione per agenti ed ufficiali.

Claudio Allegrino
Coordinatore delle
Guardie Particolari Giurate
WWF Italia Nucleo di Chieti

martedì 30 novembre 2010

Parco Abruzzo: regolamentare la caccia nelle aree Patom

VILLALAGO - "È necessario attivare tavoli di concertazione con Regioni, Province e ambiti territoriali di caccia ricadenti in area Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, per arrivare a regolamentare l'attivita' venatoria nelle aree soggette al progetto Patom (Piano d'azione per la tutela dell'Orso marsicano) a partire dalla prossima stagione".

Lo afferma il presidente del Pnalm, Giuseppe Rossi, che spiega che il posto "dov'è stata avvistata la famigliola di tre cuccioli e mamma orsa, tra Scanno e Villalago, è un'area Patom, quindi dovrebbe essere più protetta e soggetta a limitazioni".

La legge regionale sulla caccia, la 39/2010, all'articolo 3, comma 7, sancisce il principio della cacciabilità con la tecnica della girata e l'abbattimento selettivo del cinghiale nelle aree Patom, previo parere dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

La Provincia dell'Aquila, tramite il competente settore Ambiente, ha chiesto un parere all'Ispra e questi si è pronunciato con una serie di osservazioni che vanno dalla posticipazione del calendario venatorio all'interdizione di tale attività in aree particolarmente sensibili.

Vista la competenza della Regione Abruzzo in materia, ed essendo la stessa capofila del progetto Patom, la Provincia dell'Aquila gli ha rimesso il parere dell'Ispra ed è in attesa di comunicazioni.

Ad avere i maggiori problemi sono i cacciatori degli Atc che ricadono in queste aree e gli organi di polizia per l'applicazione di una norma non chiara.

Fonte: abruzzoweb.it del 29 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

Parco Sirente-Velino. Sorpresi a stanare gli animali con radio e cani, si sospetta la complicità coi cacciatori

Massa d’Albe. Operazione della Forestale nel Parco Sirente-Velino. Il direttore Di Nino: «Comportamenti da reprimere»

Disturbano la fauna selvatica, denunciati

Sorpresi a stanare gli animali con radio e cani, si sospetta la complicità coi cacciatori


FEDERICO CIFANI
MASSA D’ALBE (L'AQUILA). Tre persone sono state denunciate per atteggiamento di caccia e disturbo della fauna selvatica. I fatti si sono svolti in località Punta Canale, nel comune di Massa d’Albe, all’interno del Parco Sirente Velino. Dotati di radio erano intenti a far uscire dal perimetro dell’area protetta gli animali selvatici. Mentre uno di loro sorvegliava la strada, stando al resoconto della Forestale, gli altri spaventavano gli animali spingendoli a valle. Poi una volta fuori dal territorio del Parco i complici cacciatori avrebbero potuto abbattere la selvaggina. Questo sempre stando alle supposizioni degli agenti. Una pratica diffusa nel territorio, questa volta fermata dagli uomini del comando Forestale di Magliano dei Marsi bis. Gli agenti li hanno osservati per diverso tempo e al momento opportuno sono scattate le denunce. A nulla sono quindi valse le scuse dei tre, residenti del posto, che hanno cercato di difendersi: «Stavamo facendo una passeggiata». Il Parco si costituirà parte civile all’eventuale processo. «Il nostro intento è sempre stato quello di veicolare cultura e attenzione all’ambiente ma questi comportamenti devono essere fermati in modo repressivo. Un’azione» ha detto Oremo Di Nino, direttore del Parco Sirente Velino «che sarà rafforzata su tutto il territorio anche grazie alla collaborazione con i centri territoriali ambientali, mentre un sentito ringraziamento va a gli uomini che hanno operato in questo caso». Il comando Forestale di Magliano dei Marsi bis lavora a stretto contatto con i vertici del Parco ed è uno dei cinque Cta del Parco Sirente Velino.

Fonte: Il Centro del 20 novembre 2010

giovedì 18 novembre 2010

Caramanico Terme, faina uccisa e appesa al cartello del Parco della Majella

Pescara. Una scena agghiacciante è quella che si è rivelata agli occhi degli abitanti di S.Tommaso, piccola frazione del Comune di Caramanico Terme, quando nella notte fra martedì e mercoledì hanno visto il cadavere di una faina pendere per la coda da una corda legata ad un'insegna del Parco Nazionale della Majella.

Prime ipotesi lasciano pensare che il gesto sia una macabra manifestazione di protesta da parte di cacciatori o agricoltori nei confronti dello stesso Ente Parco. Alcuni abitanti del luogo riferiscono della presenza di bracconieri che da anni piazzano trappole non consentite, i cosiddetti ‘lacci’, per catturare esemplari di cinghiali e di altre specie. Ma oltre a questi individui criminali, anche i cacciatori e gli agricoltori della zona si sarebbero spesso lamentati presso la direzione del Parco per regolamenti restrittivi o per le incursioni degli animali protetti presso orti e coltivazioni. Non sono mancati, in passato, ritrovamenti di cervi feriti e presso i residenti è diffusa la convinzione che i gravi incendi degli ultimi anni siano da ricondurre alle stesse motivazioni.
La notizia è circolata rapidamente anche su Facebook, dove alcuni denunciano: “Questo è una delle tante crudeltà che commettono i bracconieri di S. Tommaso, Caramanico e paesi limitrofi: uccidere un animale indifeso e mostrarlo come trofeo come rivalsa nei confronti del Parco della Majella”.

Daniele Galli

Fonte: cityrumors.it del 18 novembre 2010

mercoledì 17 novembre 2010

Iampieri (PdL): "il cacciatore, vero amante della natura"

Iampieri (PdL) dice no alle modifiche di legge sull'attività venatoria e annuncia ordine del giorno regionale

L'Aquila. La legislazione italiana in materia di caccia è tra le più restrittive d’Europa e francamente appare incomprensibile un’ulteriore stretta di vite in materia”. Emilio Iampieri, consigliere regionale d’Abruzzo, esprime la propria “perplessità” sulla proposta di modifica della legge annunciata dal ministro Brambilla con cui si impedirebbe il passaggio sui terreni privati dei praticanti di questo antico sport, centinaia di migliaia di appassionati su tutto il territorio nazionale. “Apprezzo il lavoro svolto dal ministro nell’esercizio del suo mandato e le manifesto la mia più totale solidarietà per le intimidazioni subìte – puntualizza il consigliere regionale del PdL – ma in difesa dell’attività venatoria si è già pronunciata una precisa volontà popolare, peraltro ribadita senza equivoci in ben sette referendum. Si tratta di una volontà che non può essere in alcun modo ignorata o aggirata. Una tale modifica – sottolinea Iampieri, componente della commissione consiliare agricoltura – non farebbe altro che sposare lo stereotipo del cacciatore così come rappresentato dall’ambientalismo ideologico dell’estrema sinistra: un pericoloso nemico della natura. Alla Brambilla – conclude il consigliere – vorrei invece far presente come il cacciatore, vero amante di una natura che consoce e frequenta, è più ambientalista degli ambientalisti da salotto e di tutti coloro che vorrebbero salvaguardare l’ambiente eliminando la presenza dell’uomo”. Un concetto, quest’ultimo, che il consigliere intende portare all’attenzione del prossimo consiglio regionale, proponendo un ordine del giorno ad hoc in cui venga riaffermata una volta di più la necessità, semmai, di valorizzare l’attività venatoria e difenderla da chi, strumentalmente, vorrebbe criminalizzarla.

Fonte: terremarsicane.it del 16 novembre 2010

lunedì 1 novembre 2010

PNALM: appello ai cacciatori

Appello ai cacciatori
In occasione dell’apertura della caccia al cinghiale


Pescasseroli. - In occasione dell’apertura della caccia al cinghiale, il Parco invia un Appello ai cacciatori che frequenteranno l’Area Contigua, affinchè pongano particolare attenzione nell’esercizio della attività venatoria, ad evitare disturbo ed eventuali danni alle specie faunistiche più preziose del nostro Paese.

Nel momento in cui l’Ente Parco divulga questo “Appello”, il Presidente Giuseppe Rossi dichiara di riporre la massima fiducia nella sensibilità dei cacciatori che frequenteranno queste zone, che faranno certamente tutto il possibile per non arrecare disturbo e danno alla fauna del Parco e specialmente all’Orso marsicano.

APPELLO AI CACCIATORI
In occasione dell’apertura della caccia al cinghiale

L'area dove state cacciando è contigua al Parco Nazionale, zona in cui la fauna è molto ricca e abbondante. Accanto alle specie cacciabili sono presenti altre specie animali particolarmente protette e importati per l'equilibrio ambientale come l'orso bruno marsicano, il lupo e il camoscio appenninico.
L'orso è molto raro ed è il simbolo di questo territorio: merita quindi la massima attenzione e protezione, quiete e tranquillità. Durante la battuta al cinghiale è possibile coinvolgerlo e arrecargli danni, magari involontariamente, e a volte causarne anche la morte.
E' perciò necessario tenere sempre un comportamento responsabile e attento, al fine di evitare disturbo e di danneggiare queste preziose specie animali, patrimonio del Parco e della collettività.
Durante l'attività di caccia è sempre bene tenere presente la possibilità di incontrare un orso, un lupo o un'altra delle specie protette, e perciò occorre fare sempre attenzione ed essere prudenti; oltre ad evitare ovviamente sanzioni e contravvenzioni, contribuirete a mantenere quest'area ricca di fauna: un'area speciale dove rispettare pienamente, non Soltanto la normativa in vigore, ma e soprattutto l’etica del leale esercizio della caccia.
Il Parco desidera ringraziare molto per l’attenzione e la collaborazione e per le eventuali segnalazioni tramite il Servizio Sorveglianza di avvistamenti della fauna protetta.

Pescasseroli, 31 ottobre 2010
L’ENTE PARCO

CACCIARE IN UN’AREA SPECIALE RICHIEDE COMPORTAMENTI SPECIALI

Area protetta: PN Abruzzo, Lazio e Molise
Web: http://www.parks.it/parco.nazionale.abruzzo
Mittente: PN Abruzzo, Lazio e Molise
Sito web mittente: http://www.parcoabruzzo.it

giovedì 28 ottobre 2010

Oggi inizia l’adeguamento della legge regionale alle motivazioni dell’impugnativa

Caccia, Caporale: “la proposta di legge è piena di incongruenze”
Oggi inizia l’adeguamento della legge regionale alle motivazioni dell’impugnativa
“Ritengo doveroso rinnovare l’appello ai miei colleghi consiglieri affinché dopo l’impugnazione da parte del Governo della Legge Regionale sulla Caccia, ora venga approvato un testo che rispecchi fedelmente le motivazioni dell’impugnativa. Al momento dell’approvazione della Legge regionale denunciai l’illegittimità di un provvedimento che non rispettava le leggi Nazionali e Comunitarie ed i pareri (sulle specie cacciabili, i periodi di caccia, ecc), indicate dall’Istituto Scientifico Nazionale competente in materia di caccia (ISPRA)". Questa la dichiarazione di Walter Caporale, capogruppo regionale dei Verdi.
"Ora - prosegue Caporale - l’Abruzzo deve obbligatoriamente adeguarsi a quelle norme che erano state proposte dai Verdi e che possono evitare ai cittadini abruzzesi di dover pagare decine di migliaia di euro di multe comunitarie. Ieri il rispetto anche dei Diritti egli animali e della Tutela dell’Ambiente lo chiedevano in maniera isolata in Consiglio Regionale soltanto i Verdi. Oggi diventa un obbligo per il Consiglio Regionale rispettare le deleghe richieste dal Governo".
"Per la seduta in Commissione - conclude il capogruppo dei Verdi - ho inviato ai miei colleghi le osservazioni al Progetto di Legge che deve adeguare la legge sul Calendario Venatorio alle motivazioni dell’impugnativa del Governo e ci sono ancora tante incongruenze ed illegittimità”.

giovedì 14 ottobre 2010

Attacco della Lega Nord Abruzzo su legge caccia e Parco Sirente

SULMONA – La difesa del territorio e delle tradizioni locali sono state da sempre un punto ideologico di forza della Lega Nord. E ora il Coordinamento Provinciale dell’Aquila del partito, prendendo spunto dal provvedimento con cui il governo ha impugnato la legge regionale abruzzese sulla caccia la settimana scorsa, ripone l’attenzione sulla difesa e la valorizzazione delle tradizioni territoriali. In questo caso, quelle specifiche abruzzesi.
Il partito di Bossi in Abruzzo allora, fa sapere in un comunicato che intende dissentire “ora come in passato, da questo tipo di prevaricazioni e le condanna proprio perché lontane dalle reali competenze sulla tutela del territorio, le quali dovrebbero riguardare in prima analisi, prevalentemente le popolazioni che il territorio abitano. Ovvero le genti d’Abruzzo – sostiene il coordinamento - che da secoli interagiscono con gli ecosistemi che conoscono meglio dei legislatori. Agricoltori, cacciatori, boscaioli, proprietari di terreno, che dal territorio possono ricavare reddito producendo allo stesso tempo una forma di tutela naturale, che proviene dalla cultura immemore legata alle varie attività e non certo dalle forme di tutela ‘dall’alto’, come ad esempio le istituzioni delle Zps (zone di protezione speciale)”.Ma i leghisti d’Abruzzo se la prendono anche con gli enti preposti alla tutela delle nostre aree faunistiche e in particolar modo, come scritto ancora nel comunicato, con il Parco Sirente Velino: “un’istituzione questa, al di là degli ultimi incongrui tentativi di riorganizzazione, su cui bisognerebbe invece procedere solo nel senso di una chiusura immediata. Occorre dire basta a questo inutile ‘poltronificio’ – sostiene ancora il coordinamento provinciale leghista -, un Ente che non ha fatto altro che sovrapporre vincoli superflui, a vincoli già esistenti. Una struttura che le popolazioni stesse non hanno mai sentito come necessaria, dato che non ha mai sortito benefici per alcuno, fornendo come unico risultato quello di produrre uno spopolamento manifesto e disoccupazione per i centri abitati del dell’area parco”. Insomma ai carrozzoni nostrani, la Lega preferirebbe anteporre il modello amministrativo del proprio Carroccio, con la restituzione dei territori a chi questi li abita da sempre, ovvero i cittadini, le popolazioni autoctone. Ricordando le infinite possibilità anche economiche che attività antropiche quali agricoltura, pastorizia, caccia, raccolta della legna e prodotti del sottobosco, fino al corretto utilizzo delle bio-masse, possono apportare al benessere collettivo. Ancora una voce gettata al risveglio dei cittadini comunque, “e non certo agli ambientalisti che pensano di essere gli unici depositari della tutela territoriale”.
RR

Da "Rete5.tv" del 14 ottobre 2010

Intervento di Ruffini (Pd) sul calendario venatorio impugnato

Il Consigliere regionale del PD, Claudio Ruffini, ha scritto una lettera al Presidente della III Commissione consiliare agricoltura (inviata per conoscenza all’assessore regionale Mauro Febbo) per chiedere la convocazione della III Commissione al fine di discutere del calendario venatorio regionale 2010-2011.

“Dopo l’impugnativa da parte del Governo, bisogna riaprire il confronto e la discussione in commissione” dice Ruffini “e bisogna farlo prima che il disegno di legge n.198/10 che modifica il calendario venatorio venga discusso in Consiglio regionale.”

Secondo Ruffini finora l’iter che si è seguito per l’approvazione del calendario venatorio regionale è stato anomalo ed irrituale perché lo stesso deve essere approvato entro il 15 giugno di ogni anno dalla giunta e non dal Consiglio regionale così come previsto dalla legge quadro sulla caccia n.10/2004.

“Il Pd ha dato il proprio contributo nonostante questa anomalia procedurale al solo fine di assicurare lo svolgimento delle attività venatorie 2010-2011 e recuperando il grande ritardo accumulato dalle inadempienze della giunta Chiodi. E’ evidente che non si possono stravolgere le regole e nè si può procedere ad emanare calendari approssimativi e contradditori senza avere il Piano Faunistico regionale” aggiunge Ruffini.

Quindi la richiesta è quella di restituire la parola alla Commissione competente in materia, dove vanno analizzati anche gli emendamenti che la maggioranza ha già pre-annunciato.

”Bisogna evitare che in Consiglio regionale le proposte di legge vengano stravolte da emendamenti presentati al novantesimo minuto, in barba al lavoro svolto dalle Commissioni e contravvenendo alle stesse regole sulla qualità normativa delle leggi volute dal Presidente del Consiglio Regionale Pagano. In questo modo si estromettono le parti interessate, ovvero cacciatori ed ambientalisti, che non hanno la possibilità di partecipare e condividere le decisioni che li riguardano, ma si concedano marchette al proprio gruppo di amici” spiega Ruffini.

Il consigliere del Pd ha inoltre sollecitato il Presidente Prospero affinchè in III Commissione sia presente anche la struttura tecnica della Caccia dell’assessorato regionale in quanto le decisioni in oggetto rivestono carattere gestionale e non programmatorio.

Da "Il Capoluogo.it" del 13 ottobre 2010

mercoledì 13 ottobre 2010

Controlli antibracconaggio nel chietino

CHIETI - Controlli antibracconaggio a tappeto del Corpo Forestale dello Stato in tutta la provincia di Chieti finalizzati a reprimere l'utilizzo illegale di richiami elettromagnetici per quaglia, specie migratoria di passaggio in questo periodo nel territorio.

Secondo il comandante provinciale del Corpo Forestate, "è stata evitata l'ennesima crudele mattanza di quaglie da parte di bracconieri senza scrupoli i quali usano mezzi non consentiti per attivare volatili in passo e provvedere al loro facile abbattimento. Il più delle volte si tratta di congegni artigianali, costituiti essenzialmente da batteria, autoradio, altoparlante, timer e audiocassetta con inciso il canto della quaglia".

Un totale di quattro richiami sono stati sequestrati dal personale in servizio nel Comando Stazione Forestale di Gissi: due tra Palmoli e Dogliola, altri due a Carpineto Sinello.

Gli agenti hanno consegnato un rapporto alla Procura della Repubblica di Vasto (Chieti), contestando la violazione dell'art. 30 lett. h) della Legge 157/92.

Sono in corso indagini per individuare i responsabili dell'attività venatoria illegale.

12 Ottobre 2010 - 12:12

Da Abruzzoweb.it

lunedì 11 ottobre 2010

Parco Gran Sasso: "chiarire modalità caccia ai cinghiali"

L'AQUILA - «Un’azione congiunta ed efficace delle Istituzioni presenti per sollecitare una decisione del Magistrato competente, affinché sia chiarita la liceità o meno del sistema di cattura dei cinghiali utilizzato dall’Ente Parco Gran Sasso – Laga e in vigore in diverse altre aree protette italiane».

Queste, nelle parole del Presidente del Parco Arturo Diaconale, le conclusioni del convegno “I cinghiali nel Reatino: la questione delle responsabilità”, promosso dallo stesso Ente Parco e dal Comune di Amatrice per trovare una soluzione ad un problema divenuto emergenza ambientale ed economica. Dal dibattito è emerso che la formula delle gabbie di cattura rimane la più efficace e meno costosa e che quella del selencontrollo, da più parti invocata, può avere una funzione più psicologica che risolutiva.

Dalle significative premesse, delineate con efficacia dal Direttore dell’Ente Parco Marcello Maranella, che ha configurato il quadro delle azioni messe in campo dall’Ente Parco, alle importanti conclusioni del Presidente Diaconale, il convegno si è rivelato di grande efficacia e significato strategico, facendo emergere una sostanziale condivisione d’intenti e di posizioni.

Una “santa alleanza” ha richiesto il Presidente della Coldiretti, Aldo Mattia, in accordo con il Presidente della CIA, Enrico Scipione. "Come Associazione – ha detto Mattia - abbiamo lungamente auspicato il selecontrollo come forma di lotta al soprannumero degli ungulati, ma ben sappiamo che questo, all’interno di un’area protetta, è da considerarsi solo un palliativo. Occorre insistere nei confronti della magistratura, tramite un’istanza istituzionale congiunta, per il riposizionamento a breve termine delle gabbie di cattura".

Dal Sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, sono stati riportati i dati dell’emergenza cinghiali nel territorio comunale. "La misura - ha detto il Sindaco – è ormai colma e non sono più tollerabili rimpalli di responsabilità. Dalla colpevole interruzione di quel processo virtuoso, anche dal punto di vista economico, che era stato avviato con l’Ente Parco tramite le gabbie di cattura, sono scaturiti danni erariali, per i quali mi impegno, qualora non si intraveda in tempi brevi una soluzione, a presentare delle denunce circostanziate".

Il Vice Presidente della Provincia di Rieti, Oreste Pastorelli è intervenuto annunciando due importanti iniziative. La prima riguarda la liquidazione, tramite anticipazioni di cassa, per tutti i danni non ancora indennizzati a tutto il 2009. La seconda è l’avvenuta realizzazione, in accordo con l’A.T.C. RI 2 ed il Comune di Monteleone Sabino, di un recinto di 40 ha, destinato ad ospitare i cinghiali catturati nell’intero territorio provinciale. "In tal modo – ha sottolineato Pastorelli, richiamando il protocollo d’intesa siglato lo scorso anno con il Parco e le Riserve naturali della Provincia - daremo un contributo concreto e determinante all’attivazione di una filiera che trasformerà il cinghiale da problema a risorsa per le comunità locali".

Da Abruzzoweb.it dell'11 ottobre 2010

sabato 9 ottobre 2010

Il WWF replica alla replica dell’Assessore Febbo

Comunicato stampa 9 ottobre 2010

Ancora sulla caccia: il WWF replica alla replica dell’Assessore Febbo e torna ad invitare la Regione ad aprire un serio confronto sulla gestione faunistica


Dopo l’impugnazione da parte del Governo nazionale della legge sul calendario venatorio 2010/11 l’Assessore Febbo ha prodotto una serie di giustificazioni che però non convincono.

1) L’Assessore dice: “La mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale”.
Giustificazione che dimostra una grande debolezza: il calendario venatorio è l’atto più importante che un assessore alla caccia propone, se la sua maggioranza glielo “stravolge” forse dovrebbe capire che la sua maggioranza non la pensa come lui e trarne le conseguenze. Ma poi è una giustificazione non vera perché il Consiglio regionale in realtà ha migliorato la proposta fatta da Febbo, avendo, almeno in parte, ridotto i periodi di caccia rispetto a quelli proposti originariamente dall’Assessore.
2) L’Assessore dice: “Quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi”.
Giustificazione della serie “mal comune, mezzo gaudio!”. In realtà l’Italia dei Valori ha subito smentito l’Assessore dichiarando di aver votato contro la sua legge, ma che razza di giustificazione è? Anche il PD ha sbagliato a votare, non è certo la prima volta che è accaduto sul tema della caccia e purtroppo temiamo che non sarà l’ultima.
3) L’Assessore dice: “Esiste una proposta di legge di modifica”.
Se la proposta è quella che è circolata negli ultimi due consigli regionali, chiariamo subito all’Assessore Febbo che è peggiorativa rispetto all’originale contenendo una serie di aspetti che saranno nuovamente oggetto di intervento da parte degli organismi di controllo.
4) L’Assessore non è “affatto sorpreso poiché sono questioni che ben conoscevano e quindi non c’è nulla di trascendentale”.
L’unica cosa di trascendentale è che, sapendo che c’erano questioni, l’Assessore ha voluto far approvare la legge ugualmente. Per quale motivo? Per farsela bocciare dal Governo?
5) L’Assessore dice: “Per una volta, ed è questa l’unica novità, il WWF è d’accordo con il Governo Berlusconi”.
Se vogliamo rimanere nel campo delle battute si potrebbe rispondere che gli errori di Febbo mettono d’accordo proprio tutti!
Volendo essere seri ricordiamo all’Assessore che il WWF esprime critiche o apprezzamenti sugli atti che tutti i Governi compiono. Come è accaduto ieri con il Governo Prodi e il Governo regionale Del Turco, oggi con Governo Berlusconi e con il Governo regionale Chiodi, il WWF critica i provvedimenti che vanno contro l’ambiente e loda quelli che vanno a favore.

Il WWF auspica che finalmente la Regione voglia intraprendere una seria gestione del patrimonio faunistico regionale, tenendo ben presente che la fauna è un patrimonio di tutti e non semplicemente “selvaggina” per il divertimento dei cacciatori.

venerdì 8 ottobre 2010

Legge caccia, Cesare D'Alessandro (IdV): l'Italia dei valori non si è astenuta, ma ha votato contro

"Ci dispiace per Febbo, assessore regionale alla caccia, che non può assolutamente mettere sulla sua pessima e contestata legge sul calendario venatorio il bollino di qualità dell'Italia dei Valori, come, peraltro, ha tentato di fare. L'Italia dei Valori, infatti, non solo non ha votato l'astensione auspicata da Febbo, ma ha votato risolutamente contro, condividendo con Rifondazione Comunista e Verdi tutte le osservazioni di irregolarità formali e sostanziali sollevate durante il dibattito di approvazione della legge nel corso del Consiglio Regionale del 3 agosto scorso (Vedasi delibera n.49/c del 3-10-2010)." Questa la dichiarazione di Cesare D'Alessandro, vice capogruppo IdV Regione Abruzzo.

"Prima di rilasciare incaute e non veritiere dichiarazioni sull'IdV, sarà il caso che l'assessore Febbo approfondisca meglio le sue informazioni e conoscenze, già così carenti in materia venatoria. E visto che siamo in argomento gli ribadiamo di aver votato contro perchè eravamo convinti (ed oggi ne abbiamo la certezza) di trovarci di fronte ad un assessore alla ricerca di qualche trucchetto per eludere le maglie molto precise delle direttive europee in materia di caccia. A questo punto tra dimissioni, sospensioni, azzoppamenti di legge e collaboratori Chiodi fra poco dovrà prendersi anche la delega sulla caccia e ai suoi assessori dimezzati non resterà che darsi all'ippica."

Da "Il Capoluogo.it" del 07 ottobre 2010

Caporale (Verdi): "chiederò ufficialmente le dimissioni di Febbo"

COMUNICATO STAMPA

REGIONE ABRUZZO: IMPUGNATA LEGGE REGIONALE CACCIA.

CAPORALE (VERDI): “HO DIFFIDATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, NAZARIO PAGANO E CHIEDERO’ UFFICIALMENTE LE DIMISSIONI DI FEBBO”.



Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI in Regione Abruzzo.
“Ricorsi persi e leggi impugnate, è questo il modo arrogante di gestire la caccia in Abruzzo.
E’ GRAVISSIMO!
Il peggio della scorrettezza dell’azione del centro-destra si è visto proprio in materia di caccia. I consiglieri di Centro-destra hanno convocato Commissioni Straordinarie (aventi carattere d’urgenza) per portare in Consiglio e approvare in tempi celeri leggi in materia di caccia e non hanno mai provveduto ad approvare Leggi per dare soluzioni concrete e celeri ai tanti problemi che affliggono la nostra Regione.
E’ un vergogna!

Fino a martedì scorso, 5 ottobre, in Consiglio Regionale c’erano proposte di Legge ed emendamenti per continuare a peggiorare la legge impugnata dal governo Nazionale e per scatenare la caccia senza regole. Punto all’ordine del giorno che non è stato votato per mancanza del numero legale e che proponeva la caccia nelle Zone a Protezione Speciale (ZPS), allungamento dei periodi di caccia a molte specie e la possibilità di cacciare in tutta la Regione e non solo nell’Ambito Territoriale di Caccia di appartenenza (c.d. Comparto Unico). Questioni rinviate ai prossimi Consigli dove mi auguro di non trovare più le urgenze dei cacciatori, ragione per cui ho provveduto a diffidare il Presidente del Consiglio, Nazario Pagano affinché non inserisca nei prossimi Consigli punti all’Ordine del Giorno in materia di prelievo venatorio. (VEDI diffida in allegato).

In merito alla discolpa dell’Assessore alla Caccia, Febbo gli chiedo di non nascondersi dietro un dito. Non può dire che il Consiglio regionale ha stravolto il Calendario Venatorio, come se lui non ne facesse parte. Avrebbe potuto chiedere il ritiro della legge e degli emendamenti e invece ha votato a favore, come se tutto fosse nella norma.

Sono sicuro che l’Assessore Febbo, un filo venatorio indiscusso, incompatibile con una sana gestione e protezione della fauna selvatica, non rassegnerà le dimissioni dalla delega alla Caccia, per cui sarà mia premura chiederle al Prossimo Consiglio”

L’Aquila, 8 ottobre 2010

Gruppo Consiliare "La Sinistra, VERDI-SD" Regione Abruzzo
Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila -0862.644.213 - 335.790.71.20 www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it

LAC ed Animalisti Italiani: un disastro la politica regionale sulla caccia

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

ANIMALISTI ITALIANI ONLUS E LEGA PER L’ABOLIZIONE DELLA CACCIA (LAC)
Il Consiglio dei Ministri censura la legge abruzzese sulla caccia.
LAC ed Animalisti Italiani: un disastro la politica regionale sulla caccia


L’AQUILA – Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale della caccia L.R. 39/10 che prevedeva il Calendario Venatorio per questa stagione di caccia.
Il testo è stato bocciato dal Governo in quanto presenta diverse violazioni e in contrasto con la legge quadro nazionale sulla caccia, in particolare in merito al mancato rispetto dei periodi caccia e delle specie cacciabili.
Il Consiglio Regionale ad agosto di quest’anno (con i soli voti contrari di Verdi, IdV, RC) in barba ai pareri negativi dell’ ISPRA (l’istituto scientifico nazionale per lo studio della fauna selvatica), delle associazione per la tutela dell’ambiente e degli animali, dei tribunali amministrativi regionali (che già l’anno scorso avevano cassato di illegittimità le norme regionali) ha approvato con la L.R: 39/2010 un Calendario Venatorio pessimo, volto all’esclusivo soddisfacimento dei cacciatori senza tener conto, neppur minimamente, dell’esigenza di tutela e conservazione della fauna selvatica così come richiesto dal legislatore nazionale.

Dichiarazione di Anna Marina Gallo delegata responsabile Abruzzo della Lega per l’Abolizione Caccia (LAC):
“L’anno scorso il governo regionale è stato sconfitto per ben due volte dai ricorsi al TAR delle associazioni ambientaliste ed animaliste a causa di provvedimenti amministrativi ritenuti illegittimi. Quest’anno, con una scorrettezza politica che non ha precedenti, la Regione Abruzzo si è subdolamente sottratta al giudizio del Tribunale Amministrativo Reionale (TAR) approvando il calendario venatorio con una legge (che non è impugnabile dalle associazioni) anziché una delibera, impedendo di fatto alle associazioni di tutelare gli interessi della collettività.

Dichiarazione di Marialucia Santarelli, delegata Abruzzo dell’Associazione “Animalisti Italiani Onlus”:
“La politica regionale in materia di gestione della fauna selvatica è sempre stata inconsistente ma negli ultimi anni si è riusciti a fare di peggio. Quello che chiediamo oggi è un’assunzione di responsabilità per tutti i consiglieri regionali che da subito devono provvedere a correggere il calendario venatorio rispettando la legge ed i cittadini non cacciatori e le richieste del mondo scientifico. Un appello lo rivolgiamo al Governatore Chiodi affinché impedisca all’Assessore alla Caccia Mauro Febbo ulteriori iniziative sulla caccia sconsiderate ed illegittime”.

07 OTTOBRE 1010

giovedì 7 ottobre 2010

Febbo: "Finalmente il WWF plaude al Governo Berlusconi"

2010-10-07
CACCIA:FEBBO,"FINALMENTE IL WWF PLAUDE A GOVERNO BERLUSCONI"
L'ASSESSORE DOPO IMPUGNAZIONE LEGGE SU CALENDARIO VENATORIO (REGFLASH) Pescara, 7 ott. "Non credo debba scusarmi di nulla - afferma l'assessore con delega alla caccia, Mauro Febbo, - in quanto, come già sa lo stesso WWF, la mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale. Non solo ma quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi. In ogni caso - ha chiarito l'assessore - gli uffici del mio assessorato hanno subito mosso dei rilievi tanto è vero che, a tal proposito, esiste una proposta di legge di modifica che, dopo l'ok in Commissione, già due volte è andata all'esame del Consiglio ma non riesce ancora ad essere approvata". In merito all'impugnazione da parte del Governo, l'assessore Febbo afferma che di non essere "affatto sorpreso poichè sono questioni che ben conoscevano e quindi non c'è nulla di trascendentale. Piuttosto - ha fatto notare l'assessore Febbo - per una volta, ed è questa l'unica novità, il WWF è d'accordo con il Governo Berlusconi". (REGFLASH) DR101007

WWF: ora Febbo ci chieda scusa e lasci la delega alla caccia

Governo impugna la legge abruzzese sulla caccia

dopo la dettagliata richiesta del WWF.

Ora Febbo ci chieda scusa e lasci la delega alla caccia.




Il WWF plaude all'iniziativa del governo di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge 39/2010 con cui la Regione Abruzzo aveva varato il calendario venatorio. Il WWF aveva inviato ad agosto una precisa richiesta al Governo sollevando nei minimi dettagli le gravissime violazioni delle normative comunitarie e nazionali contenute nella legge, con particolare riferimento ai periodi di caccia. Infatti la legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea. Inoltre l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) aveva chiesto alla Regione di introdurre particolari precauzioni su 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo, ma quest'ultima non ha seguito queste indicazioni.

Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: "La Regione ha varato il calendario venatorio direttamente con legge regionale dopo le due pesanti sconfitte al TAR dello scorso anno. Un escamotage per evitare nuovi ricorsi visto che le associazioni non possono impugnare davanti al tribunale amministrativo le leggi. Approfittando di questo fatto e infischiandosene delle precise osservazioni presentate dal WWF in consiglio regionale in commissione, anche durante un'audizione, hanno pensato bene di introdurre periodi di caccia completamente in contrasto con le normative comunitarie in materia di tutela delle specie. Il WWF ha subito inviato un dettagliatissimo documento al Governo chiedendo di impugnare queste norme. Nel frattempo Febbo ha continuato ad attaccarci. Ora dovrebbe chiederci scusa e ridare almeno la delega alla caccia visto che continua ad accumulare censure come mai si era verificato nella storia della caccia nella regione".

Il Consiglio dei Ministri impugna la legge sulla caccia della Regione Abruzzo!

(ASCA) - Roma, 7 ott - Il Consiglio dei Ministri ha poi impugnato la legge della Regione Abruzzo n. 39/2010 che detta il calendario venatorio per la stagione venatoria 2010/2011. La legge regionale ''e' risultata censurabile relativamente ad alcune disposizioni, concernenti le specie cacciabili e i periodi di caccia, che si presentano in contrasto con le norme di riferimento contenute nella legge statale quadro n. 157/1992.

La Corte Costituzionale ha infatti affermato l'esistenza di limiti alla competenza regionale in materia di caccia, ritenendo che la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di competenza esclusiva statale, debba essere considerata un valore costituzionalmente protetto in relazione al quale si rinviene l'esigenza insopprimibile di garantire su tutto il territorio nazionale soglie di protezione della fauna che si qualificano come ''minime'', e costituiscono un vincolo per le Regioni. La legge quindi risulta invasiva della competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, in violazione dell'articolo 117''.

Da Agenzia Asca del 07 ottobre 2010

lunedì 4 ottobre 2010

Provincia di Pescara: troppi cinghiali, colpa delle aree protette!

(AGI) - Pescara, 4 ott. - Con una lettera inviata ai quattro prefetti abruzzesi, alla Regione, alle quattro Province, ai sindaci della Provincia di Pescara e all'Ambito territoriale di caccia "Pescara", l'assessore provinciale alla Caccia di Pescara, Mario Lattanzio, lancia l'allarme sulle problematiche legate ai cinghiali la cui presenza sul territorio e' "imponente e ormai incontrollabile, con danni alle colture per 2 milioni di euro l'anno". Lattanzio non nasconde la sua preoccupazione per i problemi che vengono segnalati quotidianamente dagli agricoltori e per il rischio costante a cui sono esposti cose e persone e nel documento fa riferimento anche alla recente aggressione da cinghiale avvenuta in provincia di Chieti. L'assessore ricorda che nel 2005 un gruppo di lavoro istituito dal "Tavolo Tecnico regionale sul Problema Cinghiali" aveva elaborato le "Linee di indirizzo per la gestione coordinata delle popolazioni di cinghiale finalizzata a limitare i danni provocati alle colture agricole nella regione Abruzzo" nel quale erano state analizzate le varie tecniche utilizzabili per fronteggiare il problema dei cinghiali ma i Parchi hanno ritenuto di dover procedere autonomamente alla predisposizione di piani d'intervento per contrastare il fenomeno e in questo modo, sostiene Lattanzio, hanno vanificato l'impegno e la volonta' di collaborazione delle Province. Hanno deciso, cioe', di far ricorso alla cattura dei cinghiali con recinti ma questa tecnica genera solo dei benefici temporanei, per l'assessore, perche' le aree liberate dopo la cattura diventano polo d'attrazione per gli altri cinghiali che, trovandole libere, le occupano velocemente. E cosi', dice Lattanzio, "si instaura un circolo vizioso: gli animali catturati vengono sostituiti in breve con altri e l'eliminazione produce solamente una migrazione senza alcuna ricaduta significativa nelle aree d'intervento". In questo modo c'e' uno scarso impatto sull'ammontare dei danni e si rischia un conflitto con il mondo venatorio, perche' si ha uno spostamento dei cinghiali dalle aree aperte alla caccia verso le aree per il controllo delle popolazioni di cinghiali, che sono in linea d'aria poco distanti. Lattanzio suggerisce di cambiare metodo e sottolinea, nella lettera, che "l'abbattimento selettivo da postazione fissa sarebbe stata l'opzione piu' efficace, meno conflittuale ed anche economicamente meno onerosa". E comunque, fa notare, "gli abbattimenti selettivi all'interno di parchi e riserve sono previsti dalla normativa vigente". Seguendo questa tecnica "sarebbe stata garantita l'eliminazione immediata dei cinghiali vicini ai centri abitati e che frequentano le aree coltivate, e ne sarebbe derivato un effetto di deterrenza sugli altri animali". Oppure si potrebbe prendere in considerazione il metodo "della girata, che si presenta efficace, meno stressante per la specie e meno impattante sull'ecosistema". Alla luce di questa situazione Lattanzio "ribadisce la necessita' che tutti gli enti preposti, e in particolare quelli che hanno competenze in materia di gestione faunistica, operino in maniera congiunta, non essendo pensabile di ottenere risultati soddisfacenti se non intervenendo in maniera coordinata". Fino ad oggi, pero' questo coordinamento non e' stato possibile - fa notare Lattanzio - e "persino le richieste d'incontro con i responsabili dei Parchi per discutere delle possibili soluzioni ai problemi non sono state prese in considerazione".
L'assessore provinciale chiede quindi ai Prefetti di promuovere "iniziative concrete che determinino un'azione sinergica di tutte le parti coinvolte".

Da AGI del 04 settembre 2010

sabato 2 ottobre 2010

Cartucce da caccia anche nelle sorgenti del Pescara!


Sequestri dei Noe a Montesilvano e sorgenti del fiume ripulite dai sub

Materiale ferroso e rifiuti illegalmente smaltiti in superficie e coppette di gelato, bottiglie di vetro, cartucce da caccia e altro ancora nei fondali fluviali.


E' incredibile con quanto materiale la natura debba combattere ogni giorno. Ma da sola non ce la può fare. Così, contro i primi si muovono i carabinieri del Noe di Pescara; mentre ai secondi ci pensano i subacquei di «ScubaLibreDrive». I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) di Pescara hanno, infatti, sequestrato a Montesilvano un impianto per il trattamento dei rifiuti in materiale ferroso. Dalle indagini risulta che la Riab, l'impresa che gestisce l'impianto, avrebbe violato le norme del testo unico ambientale, trattando in modo illegale i rifiuti, permettendo scarichi non autorizzati di acque reflue in superficie, ed emissioni atmosferiche non autorizzate. Tre avvisi di garanzia sono scattati nei confronti dei rappresentanti legali dell'impresa. Ma chi ama l'ambiente non si preoccupa solo di quanto succede in superficie. I subacquei sono già all'opera per pulire le Sorgenti del fiume Pescara: da questa mattina sono immersi nelle acque del fiume (sfidando i 9 gradi di temperatura) per l'annuale appuntamento con la pulizia dei fondali e il monitoraggio dello stato di salute del tratto di fiume della Riserva naturale a Popoli. L'iniziativa è in collaborazione con le associazioni Wwf, Marevivo, Ecoistituto Abruzzo e Mila Donnambiente. In passato sono stati eliminati fino a 40 chili di rifiuti. A.P.

Da "Il Tempo" del 02 ottobre 2010

lunedì 27 settembre 2010

I cacciatori sparano nella riserva Borsacchio

I cacciatori sparano nella riserva

Borsacchio, allarme di Braca e Avolio: «Bisogna piazzare subito i divieti»


ROSETO. Mancano i cartelli di divieto così i cacciatori sparano liberamente nella riserva del Borsacchio. A denunciarlo sono i consiglieri comunali di Roseto Emidio Braca e Pasquale Avolio, i quali sottolineano che cacciare all’interno dell’area protetta in questione è un reato anche in assenza dell’apposita cartellonistica.
«Purtroppo nell’area della riserva del Borsacchio, istituita con una legge regionale del 2005, dove la caccia è espressamente vietata dalla legge», è la denuncia dei due consiglieri di opposizione, «si sta sparando in allegria e nel totale disinteresse delle autorità che dovrebbero invece vigilare sull’osservanza di questo divieto. I cacciatori, dal canto loro, ritengono lecita la loro attività in quanto manca la perimetrazione e la cartellonistica a cui avrebbero dovuto provvedere i Comuni di Roseto e Giulianova». Ad ogni modo, come ribadito più volte dalla giurisprudenza amministrativa, i cartelli non sarebbero neppure necessari: la pratica dell’attività venatoria in un’area protetta è proibita anche in assenza di segnalazione dei divieti.
«Visto anche il colpevole ritardo con cui la sua maggioranza sta affrontando la questione della riserva del Borsacchio», dicono Avolio e Braca rivolgendosi al sindaco Franco Di Bonaventura, «non sarebbe opportuno emanare un’ordinanza per far rispettare il divieto dell’attività venatoria nella nostra area protetta? Lei non sa che cacciare nelle aree protette è reato nonostante l’assenza di tabellazione, come ha infatti stabilito la suprema Corte di Cassazione?».
I consiglieri sollecitano dunque l’amministrazione affinché venga richiesto l’intervento della Forestale e della polizia provinciale affinché si adoperino a far rispettare il divieto. «Perché lei sorvola su tale limitazione?», chiedono ancora al primo cittadino Braca e Avolio, «Forse per non perdere la manciata di voti che verrebbe al suo partito dai cacciatori?».
In attesa che vengano fissate delle regole certe, dunque, la riserva del Borsacchio continua a essere frequentata anche dai cacciatori creando così le proteste degli ambientalisti. Tra i nodi da sciogliere c’è anche quello della gestione della futura riserva, anche se prima bisognerà attendere che si decida circa i confini effettivi dell’area. Un altro problema da risolvere è inoltre l’approvazione del progetto di Pan (piano di assetto naturalistico), passato di mano dal Comune alla Provincia. Le associazioni ambientaliste hanno ribadito la necessità di emendare il progetto redatto dai tecnici incaricati dal Comune di Roseto, eliminando ogni previsione di nuova edificazione nel perimetro della riserva.

Da "Il Centro" del 14 settembre 2010

martedì 21 settembre 2010

Febbo: ambientalisti preconcetti verso i cacciatori

2010-09-20

CACCIA: FEBBO, AMBIENTALISTI PRECONCETTI VERSO I CACCIATORI

(REGFLASH) Pescara, 20 set. "Continua la sterile polemica del WWF e della LIPU contro il nuovo calendario venatorio, polemica mai costruttiva, mai orientata al dialogo ma solo e soltanto al NO ideologico. E' la replica dell'assessore alla caccia, Mauro Febbo che aggiunge: "una posizione preconcetta contro i cacciatori, che hanno invece gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini e quindi va loro riconosciuto il diritto di cacciare, espressamente previsto dalle leggi. Ma le associazioni ambientaliste, con il loro atteggiamento ed operato, in questi due anni, hanno mirato sempre ad impedire di fatto l'esercizio della caccia e non ad essere propositive ed a trovare soluzioni condivise. Ed è strano che solo in Abruzzo, tali posizioni preconcette siano particolarmente integraliste". Ciononostante l'Assessore fa sapere che "continuerà la nostra politica tesa a ridare dignità alla categoria dei cacciatori, che svolge una delle attività più antiche al mondo".
(REGFLASH)US/10/09/20

lunedì 20 settembre 2010

Abruzzo: ancora gravi violazioni in Consiglio Regionale

COMUNICATO STAMPA WWF ABRUZZO del 18-09-2010

Il WWF denuncia le gravi violazioni del calendario venatorio 2010-2011
Il Consiglio sta per legittimare anche il “nomadismo venatorio” abrogato a livello nazionale da quasi 20 anni!


Domenica 19 settembre in Abruzzo si apre ufficialmente la caccia. In realtà si spara già da tre settimane, (grazie all'autorizzazione regionale alla pre-apertura), con un danno gravissimo inferto alla fauna selvatica che viene colpita nel periodo delicatissimo di riproduzione, di cura dei piccoli e di preparazione per i lunghi voli che moltissime specie di uccelli si apprestano ad iniziare verso i luoghi di sosta invernale.

Ancora una volta la scrivente associazione si trova a denunciare le gravi violazioni della normativa nazionale e comunitaria che il calendario venatorio abruzzese presenta e l'anomalia di una approvazione attraverso legge regionale (per la prima volta nella storia della Regione Abruzzo) e non con delibera di Giunta come prevede la legge regionale sulla caccia del 2004.

Approvando il calendario per legge la Regione ha pensato di sottrarsi al giudizio della magistratura, poiché le leggi regionali, a differenza delle delibere di Giunta regionale, non sono, di regola, impugnabili. Il ricorso ad una legge regionale consente poi di eludere ogni giustificazione tecnico-scientifica che dovrebbe essere alla base delle scelte sui prelievi venatori. E l’approvazione per legge di un calendario venatorio è ancora più grave in una regione come l’Abruzzo dove non è presente neppure l’altro strumento indicato dalla legge per la gestione della caccia, il Piano faunistico-venatorio che è scaduto nel 2005!

Innanzitutto il calendario è stato approvato senza essere stato prima sottoposto ai pareri obbligatori dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) e del Comitato regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale e per la Valutazione di Incidenza.
Gli Uffici della Regione Abruzzo, infatti, a dimostrazione del caos che regna nel settore, hanno richiesto detti pareri su una loro versione del calendario diverso da quello poi proposto “politicamente” da Febbo e Giuliante in consiglio regionale.

È stata violata la legge nazionale sulla caccia laddove, recependo la normativa comunitaria, prevede che il prelievo venatorio sia subordinato alla necessità di assicurare la conservazione delle specie. Gli Stati sono obbligati ad adeguare il prelievo alla situazione delle singole specie, fino ad arrivare al divieto di prelievo per quelle specie che hanno uno status sfavorevole di conservazione.
A tal fine le Regioni devono seguire le indicazioni del documento dell’ISPRA “Sintesi dello stato di conservazione delle specie oggetto di prelievo venatorio ai sensi della legge 11 febbraio 1992 n. 157 e successive modificazioni, Gennaio 2009”.
Senza preoccuparsi affatto di tali prescrizioni, la legge regionale approvata il 3 agosto scorso consente la caccia a quattro specie in declino in Europa (Coturnice, Moretta, Moriglione e Pavoncella) e ad altre 11 con stato di conservazione sfavorevole (Starna, Canapiglia, Marzaiola, Codone, Mestolone, Beccaccino, Frullino, Quaglia, Beccaccia, Tortora, Allodola): in pratica 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo avrebbero richiesto particolari precauzioni che invece non ci sono state.

È stata violata la legge nazionale sulla caccia laddove prevede che l’avifauna venga protetta sia “durante il ritorno al luogo di nidificazione” sia “durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza”.
A tal fine la Commissione Europea ha adottato nel 2001 un documento tecnico (Key Concepts of articles 7(4) of Directive 79/409/EEC on Period of Reproduction and prenuptial Migration of huntable bird Species in the EU) che evidenzia per ciascuna specie cacciabile i periodi di caccia a cui le regioni devono attenersi.
La legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea.
Se poi si confronta la legge approvata il 3 agosto scorso con i periodi di caccia indicati nel Documento ISPRA del 28 luglio 2010 “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della Legge n. 157/92, così come modificata dalla Legge Comunitaria 2009, art. 42” si può osservare che in un solo caso vi è conformità.

Ma questo sembra non bastare ai cacciatori e ai loro rappresentanti. Martedì 21 settembre, dopo un passaggio anomalo in commissione straordinaria, andrà in approvazione un ulteriore peggioramento della normativa che estenderà “il comparto unico” a tutto il periodo di caccia ristabilendo di fatto il cosiddetto “nomadismo venatorio”, abrogato da quasi 20 anni a livello nazionale. In pratica i cacciatori non saranno più legati ad una zona specifica (ambiti territoriali di caccia) ma potranno cacciare su tutto il territorio nazionale, causando la perdita di quel collegamento “cacciatore-territorio” che anche i meno oltranzisti hanno individuato quale elemento fondamentale dell'attività venatoria.
Il WWF auspica che i consiglieri regionali almeno per questa volta si ricordino di essere stati eletti di tutti i cittadini e non solo da una parte (tra l'altro minoritaria) di essi.

Lipu Abruzzo su Calendario Venatorio della Regione Abruzzo


CS 06/10
Agli organi di Stampa
COMUNICATO STAMPA
(Lipu Abruzzo su Calendario Venatorio della Regione Abruzzo)

Da oggi in Abruzzo si è aperta la stagione venatoria a quasi tutte le specie cacciabili. Di fatto tuttavia vi sono già stati diversi giorni di caccia, dal I° settembre, ad alcune specie di uccelli. E’ questa una pratica consentita ormai da qualche anno, assai dannosa per diverse specie come la tortora, in via di sensibile diminuzione in gran parte del suo areale europeo, Abruzzo compreso, e che inoltre è fonte di notevole disturbo per le specie non cacciabili senza contare le uccisioni e i ferimenti, accidentali o intenzionali ma certo non rarissimi, di uccelli di specie sempre protette.
Quest’anno il calendario venatorio abruzzese comprende alcune novità non certo positive.
Innanzitutto per la prima volta è stato approvato con legge regionale e non con delibera di giunta.
Così facendo si è reso molto difficile il ricorso da parte delle associazioni ambientaliste al TAR, al fine di rimuoverne irregolarità ed anomalie. La Regione ha così dimostrato nei fatti quanto poco tenga conto la partecipazione ed il coinvolgimento democratico dei portatori d’interesse.
Inoltre con questa scappatoia si è evitato di sottoporre il calendario venatorio al parere obbligatorio dell’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), organismo nazionale competente per legge, nonché al Comitato per la Valutazione d’ Impatto Ambientale della Regione Abruzzo, che avrebbe dovuto esprimere un parere vincolante sui contenuti del calendario venatorio.
Va ricordato poi che in un recente documento l’ ISPRA ha comunicato a tutte le regioni che, in applicazione dell’ art. 42 della legge comunitaria 2009, sulla base della situazione oggettiva delle varie specie di uccelli la caccia a quasi tutte le specie non deve iniziare prima del I° ottobre e non deve terminare oltre il 20 gennaio. La Regione Abruzzo non ha minimamente tenuto conto di queste prescrizioni discendenti da una legge dello Stato.
Ma c’è di più! Martedì prossimo andrà in discussione in Regione una proposta di modifica del calendario ancora più permissiva. La recente legge regionale di approvazione del calendario venatorio aveva introdotto un unico comparto di caccia. Aveva cioè ristabilito il dannosissimo nomadismo venatorio che slega completamente il cacciatore dal territorio, per cui di fatto viene a perdere qualsiasi interesse ad una gestione razionale e sostenibile della fauna selvatica, essendo praticamente certo che non sarà lui a cogliere i frutti di una buone gestione venatoria. Con questa novità il cacciatore non è più legato ad una zona specifica ma è libero di sparare in gran parte del territorio regionale. Martedì prossimo dunque la maggioranza cercherà di far approvare l’allungamento del periodo del comparto unico a tutta la stagione di caccia. Si torna indietro di vent’ anni e si annulla uno dei cardini essenziali per una gestione della caccia compatibile con le risorse faunistiche del territorio.

Città S. Angelo, 19 settembre 2010

Stefano Allavena
Delegato LIPU per l’Abruzzo

Cacciatori nel Parco Nazionale della Majella



Abruzzo – Corpo Forestale dello Stato denuncia i cacciatori
Si erano portati anche un aggeggio elettronico per ingannare gli uccelli migratori


GEAPRESS – Erano tutti con regolare licenza uso caccia le persone a cui il Corpo Forestale ha elevato sanzioni sia penali che amministrative. Ai cacciatori, fermati nel primo giorno di apertura generale della caccia, sono stati sequestrati richimai acustici elettromagnetici ed altri accessori vietati. Fucili e munizioni sono stati posti anch’essi sotto sequestro.

La Forestale abruzzese si è avvalsa dell’ausilio di un elicottero della base area del Corpo Forestale dello Stato di Pescara. Posto sotto sorveglianza speciale lo stesso Parco Nazionale della Maiella e le zone pedemontane del chietino.

I Comandi Forestali della Stazione di Palena e Villa Santa Maria (CH) nonché il personale del Coordinamento territoriale di Guardiagrele (CH) hanno così deferito all’autorità giudiziaria ben quattro cacciatori sorpresi ad infrangere la legge in materia di caccia ed armi. In più il possesso di mezzi di caccia illegale. Il richiamo acustico era predisposto per attirare le quaglie che in questo periodo, secondo la Forestale, si posano nei valichi montani per brevi soste durante la migrazione. Un danno consistente anche nei confronti della fauna locale.

Altre decine di cacciatori sono stati controllati rilevando in questo caso irregolarità di tipo amministrativo. Sono stati tutti sanzionati con pesanti verbali. I controlli del Corpo Forestale continueranno anche nei prossimi giorni.

Da "GeaPress"del 20 settembre 2010

sabato 18 settembre 2010

Caccia, carne di cinghiale esaminata contro la trichinellosi

Caccia, carne di cinghiale esaminata contro la trichinellosi

TERAMO – I cacciatori di cinghiali potranno portare le carcasse degli animali catturati in otto macelli pubblici della provincia, dove i veterinari del servizio di Igiene degli alimenti di origine animale della Asl controlleranno le carni dei suini a scopo preventivo. La convenzione tra Asl e Provincia, precedentemente approvata dalla Giunta su proposta dell’assessorato alla Caccia e Pesca, è stata sottoscritta questa mattina, dal vicepresidente dell’ente, Renato Rasicci, e dal dirigente del relativo servizio della Asl, Rolando Piccioni.
La sorveglianza epidemiologica attuata attraverso l’esame dei campioni prelevati da capi abbattuti è essenziale per la lotta alle malattie e per la riduzione del rischio dell’insorgenza e diffusione di molte patologie, in particolare della trichinellosi, parassita particolarmente grave per l’uomo. Le carni prelevate dai sanitari negli appositi macelli pubblici vengono poi analizzate dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo. Il servizio ha ottenuto nei tre anni di applicazione ottimi risultati, sia in termini di semplificazione delle procedure che di contrasto al fenomeno delle catture in nero che sfuggono alla profilassi sanitaria.
“Per questo servizio la Provincia versa alla Asl 3.700 euro l’anno – spiega Rasicci – una cifra quasi simbolica che non copre certo i costi effettivamente sostenuti dall’azienda sanitaria per effettuare il prelievo e il controllo delle carni. Alla Asl e all’Istituto – aggiunge il vicepresidente della Provincia – vanno i nostri ringraziamenti per la sensibilità e la collaborazione dimostrata per questa operazione di prevenzione e profilassi”.

Da "futurocomune.it" del 16 settembre 2010

venerdì 17 settembre 2010

Apertura caccia in Abruzzo: gli auguri di buona caccia dell' Assessore Lattanzio (Pe)

Domenica 19 settembre si apre la stagione della caccia. E' stato approvato un calendario venatorio che incontra le esigenze dei cacciatori. "Siamo solo all'inizio di una nuova fase - spiega l'assessore alla Caccia, Mario Lattanzio -.
In questi mesi ho cercato di organizzare al meglio l'assessorato e potenziare il servizio di gestione faunistica provinciale, che mi ha dato modo di riflettere su come una gestione della caccia, basata su criteri tecnico-scientifici, possa contribuire alla conservazione della natura".

Questo aspetto compreso il prelievo, ai fini della conservazione della specie, e' molto piu' utile ed efficace della mera protezione, attivita' che viene attuata all'interno della maggior parte delle aree protette italiane.
"Oltre alle attivita' in campo - prosegue Lattanzio - la Provincia insieme con l'Atc (ambito territoriale di caccia) al fine di far conoscere i principi che sono alla base di un prelievo sostenibile e' impegnata in un progetto sull'educazione ambientale nelle scuole mirato alla crescita delle generazioni future, attraverso anche visite guidate alla mostra permanente sulla fauna della provincia di Pescara allestita presso i locali dell'Atc di Cepagatti". Infine Lattanzio rivolge "un in bocca al lupo alla categoria per la stagione venatoria".

Da www.leggimi.eu del 16 settembre 2010

Apertura caccia in Abruzzo: gli auguri di buona caccia dell' Assessore Di Michele (Te)

Secondo quanto stabilito dal Calendario venatorio della Regione Abruzzo domenica 19 settembre ci sarà l’apertura generale della stagione di caccia: oltre che al cinghiale, quindi, saranno cacciabili il fagiano, la starna, la quaglia, il merlo, l’allodola, la ghiandaia, la cornacchia, la gazza.
Non sarà cacciabile, invece, la volpe, specie per la quale l’attività venatoria sarà consentita solo dal 2 ottobre anche se le quattro Province avevano proposto l’anticipo al 19 settembre.

“In questa circostanza, considerato il buon lavoro che insieme ai cacciatori abbiamo svolto in questi mesi sugli aspetti riguardanti la programmazione e la gestione del territorio – dichiara l’assessore Giuseppe Antonio Di Michele – non mi resta che augurare una buona stagione di caccia raccomandando lealtà verso la fauna e rispetto delle norme per garantire che l’attività venatoria si svolga con i più ampi margini di sicurezza”.

Ieri sera, intanto, nella Sala Polifunzionale dell’ente, l’Assessore, è tornato ad incontrare i capisquadra della caccia al cinghiale. Nel corso della serata oltre alla consegna del materiale necessario per l’attività venatoria (tabelle, fascette per la tracciabilità delle carcasse, verbali di battuta) è stato effettuato il sorteggio per le assegnazioni temporanee delle “Aree libere”.

Domenica apertura generale della caccia ma per la lepre, bisogna aspettare il 2 ottobre

Di Michele ha avuto modo di ribadire le novità introdotte con la nuova programmazione: l’assegnazione delle Aree libere avviene per macroaree e a rotazione sulla base di un calendario fatto all’inizio dell’anno mediante, appunto, sorteggio pubblico ; ciascun componente può far parte o di una squadra di braccata o di una squadra di girata ; alle squadre di girata viene assegnato un distretto fisso ; per riconfermare una squadra occorre almeno il 60% dei componenti dell’anno precedente.

Le squadre iscritte al registro provinciale per la caccia al cinghiale sono 52, di cui 49 della tipologia “braccata” (squadre minimo di 25 persone), e 3 della tipologia “girata”.

Le nuove squadre sono 6, ad esse non verranno assegnati distretti di caccia “fissi”, come è stato fatto per le altre ma a loro saranno assegnati settimanalmente dei distretti sulla base delle turnazioni scaturite dal sorteggio pubblico di ieri sera.

Da "www.piazzagrande.info" del 17 settembre 2010

giovedì 16 settembre 2010

Abruzzo. Caporale (Verdi), piu' importante la caccia della ricostruzione

"Per la maggioranza la caccia e' questione piu' urgente di ricostruzione, sanita' e crisi occupazionale". Lo dichiara ironicamente Walter Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi.

"Martedi' 21 settembre - dice - il Progetto di Legge sulla Caccia, proposto da Prospero, Sospiri e Rabbuffo (Pdl), approvato illegittimamente in una Commissione Consiliare la scorsa settimana, senza rispettare il Regolamento regionale, e' l'unico Progetto di legge all'Ordine del Giorno di una seduta "Straordinaria" della Terza Commissione, nella stessa mattina del Consiglio Regionale dove approdera' la Legge 'caccia selvaggia'.

Durante questa Legislatura - osserva Caporale - non sono state mai Convocate Commissioni aventi carattere d'urgenza e quindi Straordinarie per risolvere problemi cogenti quali la ricostruzione dopo il terremoto, la disoccupazione e la crisi occupazionale, il ripristino di servizi sanitari e la ricerca di soluzioni per i disabili, il taglio di posti letto, la chiusura dei piccoli Ospedali.
Si e' invece trovato il tempo di convocare Commissioni Straordinarie per favorire i cacciatori: mentre gli aquilani rischiano di perdere l'assistenza la maggioranza pensa allo sterminio della nostra fauna, risorsa per la Regione dei Parchi.

Il PDL ha a cuore solo i cacciatori ed il pacchetto di voti che rappresentano insieme agli armieri ed agli inutili uffici preposti all'organizzazione di questa pratica, che riguarda l'1% degli abruzzesi (i cacciatori sono circa 16.000). Il Gruppo Verdi - avvvisa Caporale - arrivera' in Commissione con migliaia di emendamenti: sara' ostruzionismo ad oltranza in Commissione e in Consiglio. Noi - conclud eil capogruppo dei Verdi - ci auguriamo che i consiglieri regionali di destra e di sinistra, in un sussulto di buon senso e di rispetto delle Leggi, sapranno bocciare le vergognose ed ignobili richieste di chi vuole soltanto aumentare lo sterminio degli animali in Abruzzo, riducendo i controlli degli organismi nazionali".

Da www.leggimi.eu del 16 settembre 2010

mercoledì 15 settembre 2010

Sulmona. Fucilate a un gatto, cacciatore nei guai

Fucilate a un gatto, denunciato
Cacciatore nei guai, l’animale è gravemente ferito


SULMONA. Un sulmonese è stato denunciato per aver sparato con un fucile da caccia a un gatto nero. È successo alle Cavate, una popolosa frazione alle porte della città, dove alcuni residenti, allertati da alcuni colpi d’arma da fuoco, avrebbero visto un cacciatore sparare ad un gatto. Un animale innocuo la cui unica colpa è quella di avere il pelo nero e quindi portatore di «sventura». A rivelare quanto accaduto è Gabriella Tunno, dell’associazione «Code felici» che ha preso in consegna il gatto ferito e lo ha portato subito dal veterinario. «Il gattino ha perso molto sangue per i cinque pallini che gli sono stati sparati» denuncia esterrefatta la Tunno «ma ce la farà. Anche se probabilmente avrà problemi ad una zampetta e ad un occhio, colpiti dai pallini. Non è infatti detto che possa tornare a camminare, visto che è stato intaccato un nervo della zampa. Ma questo non significa che tale atto barbarico debba passare inosservato. Assieme ai residenti che sono stati testimoni dell’accaduto e all’Enpa sporgeremo anche noi una denuncia. Quello che è accaduto è assurdo» conclude «e speriamo che sia fatta giustizia. Persone del genere non dovrebbero detenere armi». (f.p.)

Da "Il Centro" dell'11 settembre 2010

venerdì 10 settembre 2010

Abruzzo: in Consiglio Regionale illegalità ed illegittimità

COMUNICATO STAMPA

ABRUZZO: CACCIA – COMMISSIONE REGIONALE APPROVA PROPOSTA DI LEGGE ILLEGALMENTE.

CAPORALE: UN ABUSO, ILLEGALE E ILLEGITTIMO.


Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo regionale dei VERDI:

“In 40 anni di attività del Consiglio Regionale non si era mai verificato che una proposta di Legge non depositata e non assegnata ai sensi dell’art. 52 del Regolamento alla competente Commissione venisse discussa e approvata.

Forse tale atto illegittimo poteva trovare una qualche ‘giustificazione’ per un provvedimento sulla grave crisi occupazionale o per la crisi della Sanità. NO: è avvenuto per gli interessi di poche migliaia di cacciatori, per i quali era già stata approvata una legge che prevedeva apertura e preapertura della caccia assai vantaggiose per loro e, ovviamente, assai sfavorevoli per gli animali.

Questa maggioranza ha superato ogni limite di lealtà. Oggi stesso partirà un esposto alla Procura della Repubblica.

Se questa proposta di legge dovesse essere inserita all’ordine del giorno del prossimo Consiglio, arriverò imbavagliato e con le mani legate, perché è questo che vogliono! Imbavagliare la legalità e il rispetto delle REGOLE STATUTARIE. E’ un gioco a cui non mi presto”.

L’Aquila, 9 settembre 2010


Gruppo Consiliare "La Sinistra, VERDI-SD" Regione Abruzzo
Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila -0862.644.213 - 335.790.71.20 www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it

giovedì 9 settembre 2010

Cacciatori. Nel vastese fanno quello che vogliono......

CACCIATORI ALL'OPERA FUORI DAI LIMITI DELLA STAGIONE VENATORIA NELL'AMBITO TERRITORIALE VASTESE

VASTO (CH)- Nell’Ambito territoriale di caccia del Vastese alcune 'doppiette' erano in azione nei giorni in cui la stagione venatoria è ancora chiusa. "Non è possibile che nel 2010 accadano ancora questi problemi”, sostiene Marco Scarpone, presidente del circolo “Vasto Libera Caccia Punto e a capo”.

“Forze politiche e mass media contro la nostra categoria e spesso si dicono assurdità come quella per la quale la caccia sarebbe aperta tutto l’anno - aggiunge - Una cattiva informazione ai cittadini stessi e ai cacciatori i quali vengono confusi. I cacciatori – ha proseguito Scarpone – fanno girare l’economia così come qualsiasi altra categoria, nonostante la legge 157 del 1992 abbia imposto loro dei periodi di caccia. Sarebbe opportuno che la gestione del territorio agro silvo pastorale dell'Abruzzo passasse nelle mani della Regione con un solo ambito". Infine Scarpone chiede “più potere ai guardiacaccia volontari e l’istituzione di nuovi corsi per formare i guardiacaccia così da affiancarli alle altre forze per un migliore controllo del territorio.”

Da Histonium.net del 09 settembre 2010

lunedì 6 settembre 2010

Preapertura: ventimila doppiette abruzzesi possono sparare

Caccia, oggi la preapertura
Le ventimila doppiette abruzzesi possono sparare, ma per mezza giornata e solo contro 5 specie


PESCARA. Parte questa mattina la prima delle 4 giornate di preapertura della caccia in Abruzzo (5,6,11 e 12 settembre). Le ventimila doppiette della regione potranno sparare però solo per mezza giornata, fino alle ore 12. Lo stabilisce la delibera della giunta che elenca anche le specie cacciabili.

Si tratta di cinque specie alle quali si può cacciare solo con la modalità dell'appostamento e con un limite di carniere: tortora (massimo 5 capi al giorno), merlo (5 capi al giorno), cornacchia grigia, gazza, colombaccio.

Esclusa invece dal provvedimento la caccia alla quaglia, ad altre specie cacciabili e con modalità diverse dall'appostamento.

L'apertura ufficiale della caccia in Abruzzo sarà il 19, terza domenica di settembre, secondo questo schema: quaglia e starna (fino al 30 novembre), tortora, merlo, allodola (fino al 20 dicembre), fagiano, ghiandaia, cinghiale (fino 31 dicembre), colombaccio, cornacchia grigia, gazza, volpe (fino al 31 gennaio),

Lepre dal 1º ottobre al 31 dicembre. Il grosso delle catutre può essere fatto dal 15 ottobre al 31 gennaio per cesena, tordo bottaccio, tordo sassello, germano reale, folaga, gallinella d'acqua, alzavola, porciglione, fischione, codone, mestolone, marzaiola, moriglione, beccaccino, pavoncella, canapiglia, frullino. Dal 1º novembre al 31 gennaio tocca alla beccaccia. Dal 1º ottobre al 30 novembre a coturnice e moretta.

In realtà la preapertura non trova favorevoli molti cacciatori che la ritengono tardiva. Soprattutto per la tortora, che, si legge nei vari blog dedicati alla caccia, «ormai è già volata via».

Moti hanno protestato anche per il fatto che l'apertura avviene in ritardo rispetto ad altre regioni che hanno iniziato il 1º settembre.

La scorsa settimana il direttivo di Giulianova di Federcaccia ha espresso rammarico perché il calendario venatorio «ancora una volta vede penalizzati i cacciatori abruzzesi. Ha detto il presidente Matteo Francioni: «Non può tollerarsi che a 20 chilometri di distanza, nelle Marche, la situazione sia completamente diversa». Gli appassionati giuliesi contestano il fatto che, nonostante gli ambiti territoriali di caccia del Salinello e del Vomano avessero fissato la pre-apertura della caccia a specie quali la tortora e il colombaccio al primo settembre, la delibera regionale del 23 agosto li ha obbligati a posticipare l'inizio a oggi.

Ma questo è stato un anno particolarmente difficile per la definizione del calendario con corsi e controricorsi tra Regione e ambientalisti.

Da quest'anno, poi, la legge comunitaria approvata tra le polemiche pochi mesi fa dalla Camera, ha cambiato le carte in tavola: l'articolo 42 del testo di recepimento della direttiva Ue ha modificato la legge che regola l'attività venatoria, la 157.

Tra i punti principali, la possibilità di estendere il periodo di caccia fino al 10 febbraio oltre la chiusura del 31 gennaio, e una maggiore attenzione alle specie nei periodi di migrazione e riproduzione.

Da "Il Centro" del 05 settembre 2010

giovedì 2 settembre 2010

Follie abruzzesi

Abruzzo. Colpo di testa venatoria della Regione. Abolito il Tribunale Amministrativo Regionale.
Tutti a sparare, ma il WWF non molla la presa.


GEAPRESS – In Abruzzo per evitare i ricorsi del WWF, la Regione ha più che altro annullato non il calendario venatorio ma direttamente il TAR. La cosa assume degli aspetti surreali. In Abruzzo quest’anno era stato redatto un primo calendario venatorio, poi modificato con un secondo provvedimento che dovette far seguito alla legge comunitaria 2009 la quale, con il suo art. 42, aveva ridato speranza a chi crede ancora nella legalità. Il secondo calendario che furono costretti a redarre venne peraltro sottoposto, su insistenza del WWF, all’ esame del Comitato valutazione impatto ambientale della Regione, il quale si mise a lavoro apportarono delle modifiche che, a quel punto, non poterono essere che a favore dell’ambiente. Tutto risolto allora? Macchè, quando si dice la lobby filo caccia.

Il Consiglio Regionale abruzzese, ignorando del tutto il calendario studiato per la seconda volta dai suoi uffici, ne fa addirittura un terzo ma sotto forma di legge. In termini pratici, ha mandato il TAR tra i fumatori d’oppio. Spiegano, infatti, al WWF Abruzzo che la legge è impugnabile solo per gli atti applicativi, come ad esempio il mancato rispetto dei pareri dell’organo tecnico (ISPRA) che la legge nazionale sulla caccia aveva (poverina…) preteso. Il TAR dovrebbe a quel punto rilevarne l’incostituzionalità e portare tutto innanzi alla Corte Costituzionale. Tempi lunghi, insomma. Questo perchè, come ben sanno i politici filo venatori, una legge non può essere sospesa, come ad esempio avverrebbe con l’apposita e veloce ordinanza del TAR.

La Legge-calendario venatorio è stata comunque impugnata dal WWF innanzi al Governo Nazionale. Questo dovrebbe esprimersi a breve sull’invio alla Corte. E’ già successo. In Lombardia, Veneto e Friuli, tanto per citare gli ultimi più recenti interventi, il massimo organo che deve vigilare sul rispetto della nostra costituzione ha dato torto a tutte e tre le regioni. Vedremo per l’Abruzzo, dove nel frattempo, grazie alle astuzie messe in atto, si è iniziato a sparare.

Eppure qualche anno addietro, sempre a causa del WWF che si ostina a voler far rispettare la legge, addirittura l’Unione Europea aveva dato torto ai Consiglieri filo caccia abruzzesi. Partì addirittura la procedura di infrazione e sull’Italia si addensarono le nubi che fanno piovere pesanti multe o altre azioni quali, ad esempio, il blocco dei finanziamenti comunitari. Oggetto era la caccia in deroga, ossia forme di caccia presentate come tradizionali e per questo sistematicamente consentite in barba ai principi di eccezionalità, per altro motivata, voluti dall’Europa. L’Abruzzo si adeguò. In Lombardia, invece, la condanna è recente. Vedremo cosa faranno.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Da Geapress

mercoledì 1 settembre 2010

Abruzzo. Pronti i ricorsi al TAR?

Caccia, pre-apertura il primo settembre ma “sparano” già i ricorsi al Tar

ROMA (29 agosto) - Le doppiette scaldano le polveri: il primo settembre si alza il sipario sulle prime battute di caccia con l'ormai tradizionale (e contestata) pre-apertura della stagione venatoria, che ufficialmente inizia la terza domenica di settembre: quest'anno il 19 - e si chiude il 31 gennaio.

Per il 2010-2011 molto è cambiato (o dovrebbe cambiare) con la legge Comunitaria, e in particolare con l'introduzione della modifica alla legge quadro sulla caccia (la 157) contenuta nell'articolo 42 del testo di respiro europeo approvato da pochi mesi dall'Aula della Camera. E, come spiega Osvaldo Veneziano, presidente di Arcicaccia, «in un clima di incertezza del diritto» le Regioni aspettano fino all'ultimo minuto per deliberare i calendari per evitare i ricorsi al Tar delle associazioni ambientaliste.

Il Wwf e la Lega italiana protezione uccelli (Lipu), insieme con altre associazioni, sono, infatti, già pronte a ricorrere al tribunale amministrativo: per ora, rivela Patrizia Fantilli, responsabile dell'ufficio legislativo del Wwf, «ci siamo accordati su Veneto, che chiede ancora le deroghe per le peppole e i fringuelli, Lombardia, Toscana, Calabria e Abruzzo». E dal Presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni un appello in extremis: «Non scendete in campo nei giorni della pre-apertura; ne gioverebbe la fauna e tutti i cittadini». Il rischio, per Fulvio Mamone Capria, vicepresidente della Lipu, è che con la pre-apertura «già si inizia a sparare a 12 specie, tra cui 4 in declino come la tortora, la quaglia, la beccaccina, la marzaiuola».

Tra le principali novità introdotte dall'articolo 42 della legge Comunitaria, la possibilità di prolungare la caccia di 10 giorni in febbraio, ritardandone però l'inizio in settembre. Un'eventualità alla quale, secondo gli esperti, «starebbe lavorando per ora soltanto la Sardegna». Inoltre Mamone Capria ricorda anche l'introduzione del «divieto di caccia alle specie in periodo di migrazione, riproduzione e assistenza alla prole, e accoppiamento». Cambiamenti che hanno portato l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) a divulgare un documento per le Regioni con le linee guida per la stesura dei calendari, tenendo conto che - secondo la legge - qualsiasi deroga, sia relativa alle specie cacciabili sia temporale, è legata al parere dei propri dati scientifici. E - secondo gli esperti del settore - all'Ispra per il momento non sembra siano arrivate richieste specifiche.

Per ora, con la pre-apertura, si potrà sparare soltanto in due giorni: il primo e il cinque settembre, mentre in Puglia anche il 12. Quasi tutte le Regioni, a parte Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria offrono questa possibilità. Ma i calendari veri e propri tardano ad arrivare, così da evitare i ricorsi al Tar degli ambientalisti con delibere che arrivano anche oltre il 28-29 agosto. Per questo alcune Regioni hanno deciso di affidare la pre-apertura alle singole province, come in Toscana, in Emilia-Romagna e in Lombardia (qui ha aderito solo Brescia). Poi, il via ufficiale domenica 19 settembre.

All'orizzonte una forte riduzione delle specie cacciabili: per esempio, in Puglia il fagiano potrà essere nel mirino dei bracconieri soltanto dal 2 ottobre al 29 dicembre, per i tordi si anticipa la chiusura al 20 gennaio e non al 31, per la beccaccia si parla del 20 o del 31 dicembre. Lo stesso per il colombaccio, l'allodola e il merlo. Al 20 gennaio lo stop dovrebbe riguardare la gran parte delle anatre. In ogni caso, rimane - dice Veneziano - «un contesto di frustrazione verso i cacciatori che dopo l'approvazione della Comunitaria hanno visto naufragare la possibilità di un dibattito serio per la modifica della 157».

E anche in Parlamento «la lobby venatoria vacilla», osserva il presidente di Arcicaccia: «Il gruppo interparlamentare "Caccia e pesca" da 120 membri di inizio legislatura è passata a 30 dell'ultima riunione in luglio».

«La stagione di caccia inizia con la preapertura ed è il peggiore degli inizi possibili. Ancora una volta a prevalere sono le pressioni del mondo venatorio piuttosto che le esigenze della fauna selvatica, le indicazioni del mondo scientifico e le norme europee ed italiane per la tutela della biodiversità». È quanto si legge in una nota del Wwf in merito alla stagioen venatoria. «Si comincia infatti a cacciare, con alcune differenze fra Regione e Regione, fin dai primi giorni di settembre, invece della data canonica della terza domenica di settembre. Anche se il prelievo sarà in questi giorni consentito su alcune specie - sostengono gli ambientalisti -, il danno sarà gravissimo per queste specie e per tutte le altre presenti sul territorio, soggette a disturbo ed a possibili danni diretti in un periodo particolarmente delicato della loro biologia come la tarda estate».

Ma perchè la caccia ai primi di settembre è così dannosa? «Perchè (e lo dice il mondo scientifico e non solo le associazioni di tutela ambientale) la caccia in questo periodo va ad incidere su un periodo in cui tutta la fauna selvatica è in genere messa in difficoltà da condizioni ambientali non facili di fine estate e nel quale non tutti i giovani dell'anno sono ancora completamente indipendenti; non essendo ancora giunti i contingenti migratori dal nord, si concentra sui soggetti che nidificano sul nostro territorio e che sono quindi di particolare importanza per la nostra fauna; per quanto riguarda le anatre, ricade in un periodo in cui parte delle femmine non hanno ancora completato la muta e possono avere difficoltà di volo; comporta un impatto indiretto (disturbo) e anche diretto (possibili atti di bracconaggio) sulle tante specie protette che in questo periodo stanno iniziando il lungo volo migratorio e ancora si trovano sul nostro territorio».

«Di fronte a questo , il Wwf (insieme ad altre Associazioni ) ricorrerà ai Tribunali Amministrativi per chiedere la giusta tutela della nostra fauna. Già lo scorso mese di giugno numerose associazioni, tra cui il Wwf - si legge ancora- , inviarono una lettera/diffida alle Regioni ed alle istituzioni competenti, con richieste molto puntuali per l'applicazione delle nuove e più rigorose norme introdotte recentemente dall'articolo 42 della Legge Comunitaria 2009 approvata dal Parlamento negli scorsi mesi (Legge 96/2010). Successivamente, inoltre, sono state emesse specifiche Linee Guida dall'Ispra - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - che più dettagliatamente illustravano la strada da percorrere, validando largamente gli elementi già posti dalle associazioni».

Il Wwf «porterà la questione nelle aule dei tribunali» per «contribuire all'applicazione ed al rispetto delle nuove norme da parte di Regioni e Province, cui ricordiamo che la tutela della fauna selvatica e dell'ambiente è un dovere stabilito anche dalla Costituzione, per garantire l'adeguamento della gestione dell'attività venatoria alle regole stabilite dall'Unione Europea ed ormai introdotte anche nel nostro Paese».

Da il Messaggero del 29 agosto 2010

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=116671&sez=HOME_INITALIA

Cinghiali a Teramo: la difesa dell'assessore

Cinghiali: la difesa dell'assessore
Si schierano con Di Michele 3 sigle di cacciatori




di Barbara Gambacorta
VAL VIBRATA. La battaglia mossa dalle associazioni venatorie aderenti al coordinamento provinciale nei confronti dell'assessore alla caccia, Giuseppe Di Michele, fa registrare nuove prese di posizione da parte di alcune sigle del settore che scendono in campo in difesa dell'amministrazione provinciale e della gestione attuale della caccia al cinghiale. La sezione di Teramo dell'Urca (Unione regionale cacciatori dell'Appennino) si dissocia infatti pubblicamente da quelle che ritiene «inopportune, ingiuste e false accuse rivolte all'operato dell'assessore e del settore che lui stesso coordina», e ribadisce, «il personale apprezzamento per quanto fatto» e il suo «totale appoggio alle istituzioni preposte alla gestione dell'attività venatoria nel territorio provinciale». Della stessa opinione anche l'Enal Caccia provinciale che con una nota esprime il pieno sostegno per la programmazione della caccia al cinghiale fatta dalla Provincia e ribadisce la piena disponibilità riscontrata dall'assessore Di Michele nell'accogliere le istanze del mondo dei cacciatori e il suo atteggiamento «molto scrupoloso e attento» nei confronti di chiunque abbia manifestato un problema. Della stessa opinione anche la sezione teramana dell'Associazione cinghialai d'Abruzzo che «si stupisce sempre di più la sfrontatezza della maggior parte delle associazioni venatorie nell'affrontare il tema della caccia al cinghiale senza aver prima sentito i cacciatori che praticano tale attività venatoria». L'associazione spiega poi di aver riunito lo scorso 27 luglio i capibattuta di tutte le squadre di caccia al cinghiale in un incontro disertato dalle associazioni "contestatrici". In quell'occasione i cinghialai hanno ritenuto di mantenere l'attuale programmazione esistente - senza quindi il passaggio di gestione agli ambiti territoriali - poiché il sistema ha, secondo loro, garantito «un corretto e sicuro svolgimento delle attività di caccia al cinghiale». L'associazione ritiene poi «che anche la gestione settimanale delle squadre sia mantenuta alla Provincia» per evitare che gli ambiti territoriali debbano impegnare soldi e personale sottraendoli quelle poche risorse finanziarie disponibili per il ripopolamento della selvaggina.

Da "Il Centro" del 29 agosto 2010

martedì 31 agosto 2010

Teramo. Caccia al cinghiale, scoppia la lite

Caccia al cinghiale, scoppia la lite
Associazioni venatorie contro l'assessore provinciale Di Michele

di Barbara Gambacorta

TERAMO. Non si placa la guerra aperta tra associazioni del mondo venatorio e l'assessore provinciale competente in materia Giuseppe Di Michele. Arci Caccia, Anuu, Federcaccia, Italcaccia e Libera Caccia insieme ai due ambiti territoriali di caccia "Salinello" e "Vomano" oltre a ribadire l'apprezzamento per il varo del nuovo calendario denunciano la situazione creatasi con l'assessore che «continua ad assumere un atteggiamento di non rispetto dele regole e del calendario venatorio varato dal consiglio regionale».

«Per la prima volta dopo anni la Regione Abruzzo ha recepito le richieste del mondo venatorio, approvando un calendario che è stato condiviso da tutti», scrivono le associazioni. Al centro della disputa c'è il conflitto di competenza apertosi sulla gestione della caccia al cinghiale che la Regione ha demandato esclusivamente agli ambiti territoriali e che, secondo le associazioni, Di Michele non vorrebbe accettare.

«La Regione Abruzzo ha giustamente normato la procedura visto che nelle altre tre province abruzzesi la cacci al cinghiale veniva e viene gestita dagli ambiti territoriale. Non è comprensibile l'atteggiamento dell'assessore», scrivono, «e pertanto chiediamo alla giunta provinciale, nonchè al presidente Valter Catarra di far rispettare la legalità e di dare attuazione alla legge regionale, conseguentemente di far cessare ogni atteggiamento di ostilità dimostrato dall'assessore e dall'ufficio alla caccia».

Le associazioni venatorio ringraziano poi per l'attenzione dimostrata anche l'assessore regionale Paolo Gatti e il consigliere Emiliano Di Matteo sperando in un loro impegno per porre fine a questa situazione. La frattura tra associazioni del mondo venatorio e l'assessorato provinciale si trascina ormai sin dall'insediamento della nuova giunta Catarra. Più volte, infatti, le sigle dei cacciatori hanno protestato per quella che hanno chiamato la «lontananza» dell'istituzione provinciale nei confronti del mondo della caccia, denunciando la mancanza di collaborazione tra le parti in causa.

Da "Il Centro" del 27 agosto 2010

lunedì 30 agosto 2010

Federcaccia Giulianova: protesta contro calendario venatorio

GIULIANOVA - Il direttivo della F.I.D.C. di Giulianova si è riunito per discutere il calendario venatorio 2010/2011 che, secondo il Direttivo della federazione locale, ancora una volta vede penalizzati i cacciatori abruzzesi. “Non può tollerarsi che a 20 km di distanza , ossia nelle Marche la situazione sia completamente diversa soprattutto per ciò che concerne l'apertura alla tortora fissata per il 1 settembre, mentre in Abruzzo sono stati fissati 5, 6, 11 e 12 settembre dopo che gli A.T.C. Salinello e Vomano avevano deciso per il giorno 1 settembre”, comunicano dal Direttivo di Federcaccia Giulianova che aggiunge “Con difficoltà riusciamo a capire quali siano i motivi di queste differenze. Spesso ci si nasconde dietro a ricorsi e quant'altro, ma queste problematiche non ci sono anche nelle altre regioni? Come può essere che i tesserati debbano arrivare a 10 giorni prima della data di apertura senza sapere nulla circa l'inizio della stagione venatoria? Così facendo a nostro modesto parere si và incontro ad un allontanamento dei cacciatori dal mondo venatorio. Consapevoli del fatto che difficilmente alle nostre domande venga data una risposta, ci auguriamo che la caccia che per molti è una passione non vada scemando, per dar adito a battibecchi di chi forse dell'attività venatoria non ha alcun interesse”.

www.futurocomune.it

domenica 29 agosto 2010

L' Aquila. Arci caccia contraria al calendario venatorio

Arci caccia contraria al calendario venatorio

L’AQUILA. Contro il calendario venatorio si prepara una mobilitazione tra le associazioni. L’Arci caccia dell’Aquila esprime «forte disapprovazione e contrarietà» sul calendario approvato con legge regionale. «Non troviamo spiegazioni», si legge in una nota dell’associazione, «nell’apertura così diversificata. Non si capisce perché, nella terza domenica di settembre, sia consentita, tra l’altro, la caccia alla volpe e al cinghiale ma non alla lepre, penalizzando una cultura venatoria che, nelle zone interne, è molto popolare. Di fatto si riduce il periodo di caccia per i locali, visto che l’arrivo dell’autunno, e della neve, potrebbe di fatto chiudere la stagione favorendo così i cacciatori di altre zone. Credevamo che saremmo andati a caccia tutto l’anno e invece non si può. Il nomadismo venatorio incontrollato penalizza le zone interne».

Da "Il Centro" del 28 agosto 2010