Visualizzazione post con etichetta cinghiali ungulati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinghiali ungulati. Mostra tutti i post

giovedì 23 maggio 2024

Sulmona. Caccia al cinghiale senza requisiti: indaga la polizia. Regione striglia l’Atc

SULMONA. E’ stata iscritta nel registro di braccata senza possedere i requisiti stabiliti dalla legge. A finire nel mirino della polizia provinciale e della regione è una squadra di caccia dell’ambito territoriale di Sulmona. Il caso è stato sollevato dall’ex presidente dell’Atc, Cesarino Mariani, che aveva presentato un esposto. Le attività investigative della polizia sono andate avanti per tre mesi e, in attesa di ulteriori sviluppi, si è mossa la regione Abruzzo che ha redarguito territoriale di riferimento. “Dal controllo svolto”- scrive il dipartimento agricoltura della regione-“ è emerso che numerosi componenti della squadra non risultavano in regola con i documenti per esercitare l’attività venatoria con la conseguenza che, a giugno 2022 quando era fissato il termine ultimo per presentare la domanda, la squadra non aveva i requisiti per l’iscrizione al registro per la mancanza del numero minimo legale di dieci cacciatori”. La regione ha quindi richiamato l’Atc ad un controllo più attento dei presupposti per l’iscrizione delle squadre. 

 

Fonte: ondatv.tv del 20 maggio 2024

domenica 2 aprile 2023

Corso di “Cacciatore di Selezione” per la specie cinghiale, cervo, capriolo, daino e muflone della Federazione italiana della caccia Il WWF Abruzzo chiede chiarimenti sulla modalità di organizzazione del corso


Comunicato stampa del 31 marzo 2023 

Corso di “Cacciatore di Selezione” per la specie cinghiale, cervo, capriolo, daino e muflone della Federazione italiana della caccia 

Il WWF Abruzzo chiede chiarimenti sulla modalità di organizzazione del corso 

 

Si è ha appreso da notizie inviate alla stampa che in data 31 marzo 2023 la Federazione italiana della caccia (Fidc) della Provincia di L’Aquila consegnerà 100 attestati del corso di “Cacciatore di Selezione” per la specie cinghiale, cervo, capriolo, daino e muflone. 

Da una ricerca effettuata sul web, sono state trovate le puntuali indicazioni che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha redatto rispetto all’organizzazione di tali corsi. Citando testualmente la nota dell’ISPRA, si evidenzia come: “In merito alla realizzazione dei corsi, in generale ISPRA ritiene che per garantire un’adeguata preparazione a tutti gli iscritti il numero ottimale di partecipanti ad ogni corso non debba superare le 25 unità. (…)”. 

Il WWF Abruzzo con una nota indirizzata alla Regione e per conoscenza a ISPRA chiede di conoscere le specifiche di organizzazione del corso citato, perché, da quanto si legge dalla stampa, non sembrerebbero rispettate le modalità di svolgimento indicate perlomeno rispetto al numero dei partecipanti. 

L’Associazione rileva, inoltre, che esistono precisi protocolli che l’ISPRA ha redatto nell’ambito delle Linee guida in materia di gestione del Cinghiale o degli Ungulati, comprendenti i programmi per i corsi per l’abilitazione di alcune delle figure previste dal Regolamento in oggetto e chiede se gli stessi siano stati tenuti in considerazione dalla Federazione italiana della caccia (Fidc) per l’organizzazione dei corsi e il conseguente rilascio degli attestati. 

“La gestione venatoria - commenta Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo - è materia complessa e delicata e va trattata con le dovute attenzioni e professionalità, non ci si può improvvisare né essere approssimativi nelle azioni che si mettono in campo. Da sempre il WWF Abruzzo chiede alle Amministrazioni regionali che si susseguono di farsi garanti della tutela della fauna selvatica, che si ricorda è patrimonio di tutti. Rinnoviamo l’invito agli abruzzesi a far sentire la propria voce contro la caccia di selezione a Cervo e Capriolo che la Regione Abruzzo si prepara ad aprire già dalla prossima stagione venatoria.” 

Aiuta il WWF Abruzzo nella campagna, scrivi a abruzzo@wwf.it            

WWF Italia ONLUS, Abruzzo

venerdì 31 marzo 2023

Il Wwf Abruzzo presenta la campagna contro la caccia di selezione a Cervo e Capriolo che la Regione si prepara ad approvare

Presentata questa mattina in conferenza stampa a Pescara la campagna del WWF Abruzzo “La natura si ammira, non si uccide” contro la caccia di selezione a Cervo e Capriolo. Due info-grafiche e un video esaltano la bellezza della natura abruzzese e di due specie fortemente simboliche alle quali la Giunta regionale si prepara a dichiarare guerra con l’apertura della caccia di selezione già dalla prossima stagione venatoria.
Dai documenti reperiti dal WWF, è evidente come la Giunta Marsilio si stia muovendo per aprire, in alcuni distretti territoriali, la caccia di selezione alle due specie di ungulati. L’ennesimo regalo al mondo venatorio fatto passare come una gestione faunistica di cui non si sente alcuna necessità.
La conoscenza sulle popolazioni di Cervo e Capriolo in Abruzzo è, infatti, frammentaria e lacunosa, nello stesso Piano Faunistico Venatorio approvato dalla Regione Abruzzo si evidenzia la necessità di avviare un’attività di monitoraggio, tanto che per il Cervo vengono definiti comprensori solo sperimentali “alla luce delle scarse conoscenze della consistenza e della dinamica della popolazione”.
Per definire tempi e modalità di prelievo di individui da popolazioni faunistiche sono necessarie informazioni esaustive e dettagliate in merito alla distribuzione delle specie interessate sul territorio regionale, così come in merito alla consistenza numerica delle popolazioni, alle rispettive variazioni temporali e ai rapporti numerici tra individui dei due sessi e tra le diverse classi di età.
Tutte informazioni che si possono ottenere solo tramite monitoraggi ripetuti per diverse annualità con metodologie confrontabili e standardizzate, non certo in attraverso un numero limitato di sessioni di osservazione, quali quelle che la Regione Abruzzo si appresta a mettere in atto ora fino alla stesura del calendario venatorio, né tramite i conteggi estemporanei svolti dai volontari degli Ambiti Territoriali di Caccia (che sono gli stessi organismi interessati ad organizzare e svolgere le attività di prelievo), con dati carenti e disomogenei.
Appare, dunque, poco credibile l’esecuzione di un’attività di monitoraggio che in pochi mesi dovrebbe descrivere lo status delle popolazioni di Cervo e Capriolo, definire le densità ottimali di presenza, redigere un piano di prelievo: di fatto, indipendentemente dai risultati che si otterranno dalle attività di campo, la Giunta regionale ha già deciso di volere inserire la caccia di selezione a Cervo e Capriolo nel prossimo calendario venatorio. Si tratta di un approccio a-scientifico inaccettabile!
Rispetto ai presunti danni che queste specie possono provocare a colture e il pericolo di incidenti stradali, questioni da tenere in seria e attenta considerazione, è sicuramente necessario avviare un serio programma di monitoraggio e predisporre un piano di prevenzione, che però non viene mai evocato. Esistono molteplici azioni, ormai note e conosciute, che possono essere messe in atto per limitare il rischio di danni e la frequenza degli incidenti stradali: implementare l’utilizzo delle recinzioni o delle varie tipologie di repellenti, mettere in opera dissuasori acustici e visivi, potenziare i sottopassi, costruire i sovrappassi… I fondi impegnati dalla Regione Abruzzo per avviare gli abbattimenti potrebbero essere destinati molto più proficuamente a questo tipo di azioni.
“Siamo sicuri che la maggior parte degli abruzzesi sarà dalla parte dei cervi e dei caprioli – commenta Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo – e vorrà continuare a vederli liberi di muoversi nelle montagne e nei boschi abruzzesi. Queste specie sono patrimonio della nostra terra e simbolo della natura che rende la nostra Regione conosciuta e apprezzata: non sono bersagli per i cacciatori. È un peccato che il governo regionale, dopo aver tentato di tagliare il Parco regionale Sirente-Velino (ottenendo una bocciatura dalla Corte Costituzionale), voglia ora aprire la caccia a due animali così belli che fino ad oggi in Abruzzo hanno potuto vivere tranquilli, aumentando la biodiversità della nostra regione”. 


Fonte: ilgiornaledichieti.it del 23 marzo 2023

lunedì 2 maggio 2022

Preoccupano le dichiarazioni alla stampa dopo un convegno a senso unico. Il Cervo entra nel mirino della Regione Abruzzo?

 

Comunicato stampa del 2 maggio 2022 

Preoccupano le dichiarazioni alla stampa dopo un convegno a senso unico 

Il Cervo entra nel mirino della Regione? 

Il WWF: “C’è bisogno invece di conoscenza e di azioni di prevenzione” 

Si apprendono dagli organi di stampa le dichiarazioni dell’assessore regionale Emanuele Imprudente e del presidente del Parco regionale Sirente Velino Francesco D’Amore circa la gestione del Cervo in Abruzzo e nel Parco, a seguito del convegno tenutosi il 30 aprile scorso a Fagnano Alto. Dichiarazioni che vanno tutte nell’unica direzione di intervenire sulla popolazione del Cervo e che lasciano alquanto sconcertati e perplessi. 

A modello si prende il Parco Nazionale dello Stelvio, dove viene effettuata un’azione di controllo sul Cervo basata sull’uso della carabina. Come ricordato nel convegno stesso, il Parco dello Stelvio rappresenta un’unicità per la gestione del Cervo nel panorama delle aree protette, per cui non si comprende perché al convegno sia stata descritta solo questa esperienza e non quella di tutti gli altri parchi dove al Cervo certo non si spara.  

Nel porre la questione della presenza del Cervo nelle aree interne, si evince la necessità di dotarsi di studi più approfonditi sulla consistenza delle popolazioni dell’ungulato, ma sembra che l’abbattimento sia dato per scontato, quasi fosse una scelta obbligata. Non è così.  

È innanzitutto impossibile ipotizzare azioni senza una conoscenza approfondita della situazione: bisogna dotarsi di strumenti quali, ad esempio, la conoscenza della distribuzione sul territorio regionale della specie, della dinamica, del trend e dello status delle popolazioni, dei rapporti sesso/età… tutte informazioni che si possono ottenere tramite monitoraggi ripetuti per diverse annualità con metodologie confrontabili e riconosciute. Non risultano studi del genere a livello regionale tanto che nello stesso Piano Faunistico Venatorio predisposto dalla Regione Abruzzo si riportano i dati di una sola annualità! Si ricorda inoltre che, come riportato anche nell’appena citato Piano Faunistico, il prelievo venatorio nei Parchi è vietato e non sembra che in Abruzzo vi siano le condizioni di applicare deroghe a tale divieto. 

Vengono spesso richiamati i danni in agricoltura provocati dal Cervo e il pericolo di incidenti stradali, questioni queste certamente molto delicate e da tenere in seria e attenta considerazione. Per limitare tali problemi, però, esistono molteplici azioni che si possono attuare nel territorio, ma non risulta che ci siano programmazioni a scala regionale su queste tematiche. Per arginare i danni all’agricoltura si può implementare l’utilizzo delle recinzioni o delle varie tipologie di repellenti (uno studio dell’ARSIA Toscana ha dimostrato che l’uso di repellenti olfattivi riduce significativamente i danni da brucatura di cervo su piantine di olivo). Senza parlare di tutte le azioni che possono essere messe in atto per limitare il rischio di impatto con le autovetture: dissuasori visivi e sonori, potenziamento dei sottopassi, costruzioni di sovrappassi… gli esempi in bibliografia e anche in azioni concrete condotte nei Parchi e nelle Riserve naturali abruzzesi sono molteplici. 

Non si può poi ignorare l’interazione che il Cervo ha con le altre componenti dell’ecosistema, il ruolo che assume nella catena alimentare, rappresentando un’importante fonte trofica per il Lupo. Così come non si può far finta di non sapere che molta dell’eventuale pressione venatoria sul Cervo andrebbe a ricadere nelle aree di presenza dell’Orso bruno marsicano, al di fuori delle aree protette, aggiungendo ulteriore stress in zone dove la caccia ad altre specie è già permessa.  

Alcuni paesi in Abruzzo sono esempi virtuosi di convivenza possibile con i cervi, anzi ne hanno fatto un elemento peculiare e di riconoscibilità tanto che la presenza del Cervo è diventata anche un’attrattiva turistica. Spiace constatare che, invece, la discussione avviata dalla Regione e dal Parco regionale Sirente-Velino sia partita dalla volontà – più o meno mascherata – di accogliere le richieste dei cacciatori che, come già nel caso dei cinghiali, si ergono a risolutori di problemi senza portare in realtà alcun reale beneficio.  

Chiediamo alla Regione di avviare un confronto allargato, prevedendo questa volta un giusto contraddittorio, superando scelte anacronistiche e inefficaci: si deve puntare a soluzioni che garantiscano la corretta (e possibile) convivenza tra le attività umane e la presenza della fauna, così da assicurare la tutela e la conservazione di una delle biodiversità più importanti d’Italia e al tempo stesso il rilancio delle aree interne e l’affermarsi di un duraturo sviluppo sostenibile.

WWF Italia ONLUS, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355
Facebook: WWF Abruzzo

domenica 3 aprile 2022

Stazione Ornitologica Abruzzese "Assessore regionale Imprudente spara le ultime cartucce, sta scavando sotto al fondo del barile per nascondere il fallimento della regione nella gestione faunistica"

 
Comunicato stampa del 02/04/2022

Pure la caccia nei parchi?
 

Stazione Ornitologica Abruzzese "Assessore regionale Imprudente spara le ultime cartucce, sta scavando sotto al fondo del barile per nascondere il fallimento della regione nella gestione faunistica".


In merito alle dichiarazioni di oggi dell'assessore della Regione Abruzzo Imprudente che chiede una deregulation totale sull'attività venatoria, con apertura della caccia al cervo e capriolo, ampliamento della stagione venatoria, piani di prelievo nei parchi, regionalizzazione dell'ISPRA, interviene il presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese Massimo Pellegrini, naturalista specializzato in fauna selvatica "La Regione Abruzzo e le province in venticinque anni hanno cercato di applicare un'unica ricetta per gestire i danni da fauna selvatica: sparare sempre di più. Il risultato? Fallimento su tutta la linea! Con il contorno di decine di sentenze dei giudici amministrativi a tutti i livelli che hanno bocciato l'operato della regione in questi ultimi decenni.
Invece di scommettere su recinti elettrificati, ecodotti sulle strade, censimenti scientifici, strutture tecnico-amministrative adeguate con biologi e naturalisti specializzati in fauna selvatica, si pensa di risolvere il problema sparando letteralmente le ultime cartucce. Invece di riflettere sui loro errori, Imprudente cerca pensa di aprire la caccia a cervo e capriolo, ampliando la stagione venatoria e addirittura scommettendo sulla braccata per gestire il cinghiale, la tecnica più errata in quanto non selettiva, come è noto da decenni. Tra l'altro sempre più turisti vengono in Abruzzo per osservare gli animali in tranquillità, immaginiamo quanto saranno contenti dello "spettacolo" degli spari in pieno agosto sulle nostre montagne e campagne. Che sia solo l'ennesima manovra pro-cacciatori il fatto che sui rimborsi dei danni invece di far sborsare i denari agli Ambiti Territoriali di Caccia, come chiediamo da anni per responsabilizzare i cacciatori, la regione propone di ricorrere alla fiscalità generale nazionale. Che dire poi della regionalizzazione dell'Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione dell'Ambiente, il massimo organo nazionale scientifico di studio della fauna? In Abruzzo la regione non riesce a garantire i censimenti delle principali specie che vengono svolti da noi volontari da decenni...Insomma, siamo al populismo faunistico che scava sotto al fondo del barile per nascondere venticinque anni di fallimenti nella gestione e prevenzione dei danni da fauna selvatica che diventano il solito alibi per far sparare di più agli animali".


STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE
Info: 3280508631-3683188739

sabato 2 aprile 2022

Imprudente: servono misure urgenti che consentano di intensificare l'attività venatoria sugli ungulati

Fauna selvatica: Imprudente, linea comune delle Regioni su soluzioni governative emergenziali indifferibili 
 
L'ASSESSORE: “SERVONO MISURE URGENTI CHE CONSENTANO DI INTENSIFICARE L’ATTIVITÀ VENATORIA SUGLI UNGULATI. (REGFLASH)
 
- L'Aquila, 02 apr. “Sulla gestione della fauna selvatica è giunto il momento di dare risposte immediate ed efficaci alle istanze delle aziende che operano nel settore agricolo e zootecnico. Non abbiamo più tempo da perdere, occorre agire ora, d’urgenza, con provvedimenti rapidi e concreti anche per controbilanciare gli effetti di una crisi che incide direttamente sui costi di produzione e approvvigionamento”. Così, il vice presidente della Giunta regionale e assessore all’agricoltura, Emanuele Imprudente, all’indomani dell’incontro della commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni, alla presenza del sottosegretario del Ministero della transizione ecologica Vannia Gava,, convocato per avanzare proposte concrete in merito alle criticità legate alla gestione della fauna selvatica e all’agricoltura sostenibile. Le Regioni hanno concordato sulla necessità di porre in essere provvedimenti immediati e d’urgenza che prevedano, tra l’altro, dei piani di controllo da attivare con la tecnica della braccata, l’ampliamento dell’attività venatoria, ovvero dei tempi di caccia agli ungulati, e interventi tesi ad esercitare piani di controllo anche all’interno delle aree protette. Inoltre le regioni chiedono decisioni urgenti anche sul fronte del pagamento dei danni da fauna selvatica agli agricoltori, attingendo alle risorse provenienti dalle concessioni governative per l’esercizio venatorio e ad una riforma dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) su base regionale.


“È un problema non più differibile – ha dichiarato l’assessore Imprudente - che va affrontato con la massima serietà ed utilizzando tutti gli strumenti a disposizione delle Regioni e del Governo. Da parte nostra, fino ad ora abbiamo esperito tutti le azioni possibili, ovviamente nei limiti consentiti dalla legge. Noi Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione – ha detto ancora Imprudente – ma abbiamo chiesto al Governo, che tramite il sottosegretario Vannia Gava, si è detto disponibile, misure urgenti ed eccezionali che consentano di intensificare l’attività venatoria sugli ungulati e la possibilità di agire anche sulla sovrabbondanza di cervi e caprioli, che danneggiano le colture di pregio come le vigne, gli ulivi e gli impianti di piante tartufigene”. 


Fonte: Regione Abruzzo 02 aprile 2022

giovedì 10 giugno 2021

WWF: «È priva di fondamento l’ipotesi di aprire la caccia al Cervo in Abruzzo»


Comunicato stampa del 7 giugno 2021

Le riflessioni del WWF sulle recenti dichiarazioni del Direttore del PNALM

«È priva di fondamento l’ipotesi di aprire la caccia al Cervo in Abruzzo»


In occasione di un recente incontro a Casali d’Aschi sulla convivenza Uomo-Orso, il Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (PNALM) ha svolto alcune considerazioni, riportate dalla stampa, sulla possibilità di aprire la caccia al Cervo al di fuori dell'area protetta.

A detta del Direttore sarebbe possibile (anzi, necessario!) ipotizzare un contenimento non solo al Cinghiale (attività già peraltro attuata da anni con scarsissimi risultati concreti), ma anche al Cervo: per il direttore Sammarone l'attività venatoria sarebbe capace di alimentare non meglio definiti riflessi economici e si potrebbero coinvolgere i giovani nella gestione di un eventuale flusso turistico legato alla caccia.

Gli argomenti sollevati, gli stessi da sempre portati avanti dal mondo venatorio, meritano alcuni approfondimenti.

In base a quali considerazioni tecniche ed ecologiche si può oggi affermare la necessità di dover contenere e ridurre la popolazione di Cervo in Abruzzo? Lo stesso Piano Faunistico Venatorio della Regione Abruzzo, documento indispensabile per programmare le azioni sulla fauna approvato meno di un anno fa, prevede che ci siano ulteriori verifiche sullo stato della popolazione di Cervo, in quanto per la sua stessa redazione vengono utilizzati dati relativi a una sola annualità, il 2018, sicuramente non sufficienti per avere un quadro esaustivo della presenza e della diffusione della specie. Prima soltanto di ipotizzare un qualsiasi intervento, bisogna dotarsi di approfonditi strumenti di conoscenza, quali ad esempio, la distribuzione puntuale sul territorio regionale, la dinamica, il trend e lo status delle popolazioni, i rapporti sesso/età… di tutto questo si conosce pochissimo. Senza poi tralasciare il fatto che il Cervo ha un ruolo fondamentale nella catena alimentare, rappresentando, ad esempio, un’importante fonte trofica per il Lupo.

È poi noto che molta dell’eventuale pressione venatoria sui Cervidi andrebbe a ricadere nelle zone di presenza dell’Orso bruno marsicano al di fuori delle aree protette, aggiungendo ulteriore stress in territori dove la caccia ad altre specie è già permessa.

Anche il riferimento agli aspetti economici e ai flussi turistici legati alla caccia non sembra poggiare su dati realistici. È noto che il numero di cacciatori sta (fortunatamente) diminuendo in tutta Italia essendo passati dagli oltre 2 milioni degli Anni ’70 a meno di 500.000 nel 2020, in gran parte anziani. Le presenze turistiche evidenziano invece come la natura sia un settore in forte crescita: basta ricordare i dati della scorsa stagione estiva, quando migliaia di persone hanno scelto di visitare l’Abruzzo e le sue aree protette. Il turismo venatorio, mordi e fuggi, è in contrasto con la prima forma di accoglienza, rappresentando peraltro un serio pericolo per chi vuole semplicemente passeggiare in natura come testimoniano i dati sulle vittime della caccia che vengono resi noti ogni anno.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, che si accinge a festeggiare i 100 anni dalla sua istituzione, e le altre aree naturali protette della nostra regione possono vantare un modello di turismo naturalistico fatto di guide, percorsi, rifugi, microricettività, attività esperienziali e scoperta, che potrebbe essere, questo sicuramente, esportabile anche in altre aree interne. I giovani dell’Abruzzo montano hanno bisogno di un altro tipo di politica, di progetti, di crescita culturale che portino per esempio al potenziamento dell’agricoltura e della pastorizia sostenibili, in modo che sempre più giovani possano essere nelle condizioni di scommettere per il proprio futuro su queste attività; non certo di chi gira armato sulle nostre montagne divertendosi a sparare ad animali indifesi!


WWF Italia ONLUS, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
Facebook: WWF Abruzzo

giovedì 31 gennaio 2019

L’area faunistica di Lecce dei Marsi affidata ai cacciatori. Il WWF: i cervi sono fauna selvatica da tutelare e non selvaggina


Comunicato stampa del 31 gennaio 2019

La strana decisione assunta da Comune e Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise

L’area faunistica di Lecce dei Marsi affidata ai cacciatori

Il problema è l’approccio: i cervi sono fauna selvatica da tutelare e non selvaggina


Il cervo (Cervus elaphus hippelaphus) per il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è un importante rappresentante della fauna selvatica nonché la dimostrazione vivente di un successo conservazionistico: è stato proprio il Parco, nei primi anni ’70 del secolo scorso, a curarne la reintroduzione nel proprio territorio nel quale si era estinto anche, diciamolo, a causa di un intenso bracconaggio. Già perché per i cacciatori, o almeno per molti tra loro il cervo è invece selvaggina. Lo dimostra il fatto che il mondo venatorio abruzzese in più occasioni, ha espresso la volontà di renderlo cacciabile, al pari di altre specie di ungulati. Volontà che fino ad oggi non si è tramutata in realtà solo grazie all'impegno del mondo ambientalista che si è sempre opposto

Fatta questa premessa appare abbastanza sconcertante la notizia, di pochi giorni fa, dell’accordo firmato dall’amministrazione comunale di Lecce dei Marsi insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, per concedere la gestione dell’area faunistica del Cervo alla sezione locale di cacciatori.

Fermo restando che l’area faunistica è collocata nel perimetro della ZPE dell’area protetta e che l’accordo comporterà uno sgravio di investimento di risorse da parte del Parco, sia dal punto di vista economico sia per le ore lavorative del personale, la collaborazione con il mondo venatorio nella gestione di strutture faunistiche del Parco solleva non poche perplessità.

Siamo consapevoli che l’Ente pubblico debba mantenere aperto il dialogo con tutti gli attori del territorio e considerare ogni realtà presente nei comuni del Parco. In tal senso i cacciatori locali possono anche rivestire un ruolo di interlocutori, soprattutto per quanto attiene le modalità di istituzione e di governo delle aree contigue che attendono di vedere attivata una reale gestione. Questo non toglie che condividere la responsabilità di strutture che ospitano specie faunistiche è tutt’altra questione. Per dirigere azioni, attività e strutture in modo congiunto, bisogna avere perlomeno, gli stessi obiettivi e le stesse visioni. Non si può far finta di non sapere che molti tra i cacciatori abruzzesi al Cervo sparerebbero volentieri. Al di là, quindi, delle questioni pratiche di gestione, il dubbio è nell’impostazione stessa del provvedimento: si va ad affidare la cura di animali a chi, se ne avesse la possibilità, li renderebbe oggetto di abbattimento per semplice divertimento.

La speranza è che prendersi cura dei cervi induca almeno qualche cacciatore ad abbandonare il fucile e a convertirsi a un sano ambientalismo. In attesa di tali auspicati ripensamenti, la questione merita tuttavia una attenta riflessione. Le aree faunistiche necessitano sicuramente di una revisione e di un ripensamento generale sulla loro reale funzione, vanno indubbiamente adeguate e aggiornate rispetto alla situazione odierna di presenza delle specie in natura e di modalità di presentazione al pubblico. Nel frattempo, però, a chi le visita, si propone comunque un messaggio educativo e di conoscenza, che deve essere quanto più possibile chiaro e rappresentativo dell’area protetta. Un messaggio che non deve diventare un cavallo di Troia per cominciare a diffondere tra i cittadini e i turisti una visione sbagliata e pro-abbattimenti del ruolo dei grandi ungulati sulle montagne d’Abruzzo.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

giovedì 31 dicembre 2015

Pescara, prorogata la caccia di selezione al cinghiale

La Provincia di Pescara ha messo in atto un sistema di gestione dei cinghiali che è diventato un modello in Abruzzo. Questo grazie ad uno strumento di programmazione, il Piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale, che ha permesso di operare sul territorio con criteri tecnico scientifici.

L’organizzazione dell’attività di controllo delle popolazioni di cinghiale è stato completamente rivisitata allargando il territorio di intervento e intervenendo direttamente su richiesta degli agricoltori, ovvero utilizzando una specifica task-force. Il principio cardine è stato quello di legare il cacciatore al territorio, rendendolo in tal modo partecipe della corretta gestione della specie, preservando le colture agricole.

Ieri intanto è stato approvato dal Vicepresidente della Provincia di Pescara, Luciano Di Lorito, il decreto con il quale si approva il Piano d’assestamento e il Piano di prelievo delle popolazioni di cinghiale, che completa l’iter amministrato per l’anno 2015 previsto dal regolamento regionale sugli ungulati. Tale Piano, che ha avuto anche il parere favorevole dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), consente la caccia di selezione al cinghiale per tutto il mese di gennaio 2016.

“Grazie all’applicazione del Piano - dichiara il Vicepresidente - i danni da cinghiale nell’anno 2015 sono diminuiti drasticamente. Infatti, rispetto alla passata stagione, è stato triplicato il numero degli abbattimenti di cinghiali, mentre il numero di richieste di risarcimento danni è passato da 323 del 2014 a 189 del 2015, con una diminuzione dei costi sui rimborsi pari a 109.000,00 euro. Il risultato è stato eccezionale: basti pensare che nel nostro piano quinquennale di gestione ci si era posti l’obiettivo di ridurre i danni di 200.000,00 euro negli anni 2015-2019. Invece, in un solo anno, rispetto all’obiettivo finale, li abbiamo già ridotti di circa il 50%. Un particolare ringraziamento rivolgo all’ATC Pescara e al mondo venatorio che con il loro impegno hanno permesso il raggiungimento di questi risultati”.

“La cattiva gestione del cinghiale - continua Di Lorito - rappresenta un problema che in realtà potrebbe essere trasformato in un’opportunità. Ed è quanto si prefigge il piano quinquennale di gestione, che prevede anche la costituzione di una filiera per l’utilizzo delle carni di selvaggina. Siamo consapevoli che non bisogna abbassare la guardia poiché, con i cambiamenti climatici in atto e con la conseguente produzione di risorse trofiche per la specie, dobbiamo aspettarci un’ulteriore incremento delle popolazioni di cinghiale nei prossimi anni”.

L’autorizzazione della caccia di selezione nel mese di gennaio, per la prima volta in Abruzzo, rappresenta una novità nel panorama abruzzese. Si ricorda, inoltre , che in Provincia di Pescara, fino al 2017, è in vigore il piano di controllo e che qualsiasi agricoltore in qualsiasi momento dell’anno può richiedere, chiamando l’ATC, l’intervento dei selecontrollori per abbattere i cinghiali responsabili del danno alle colture. Ulteriori informazioni possono essere assunte sul sito dell’ATC.

giovedì 24 settembre 2015

La caccia a caprioli e cervi? No, per ora

L’assessore Pepe: «Monitoraggio, nessun retropensiero» Ma se poi l’Ispra lo riterrà opportuno si potrà abbatterli

PESCARA. «Non c’è alcuna volontà di aprire la caccia a cervi e caprioli. Nessun retropensiero, ma l’intenzione di monitorare e censire queste specie»: l’assessore regionale Dino Pepe dice la verità quando lo invitiamo a chiarire la modifica con la quale la commissione Agricoltura ha inserito cervi e caprioli nel regolamento degli ungulati. Una norma, dice l’assessore, che non non sarà modificata malgrado le richieste preseenti di associazioni ambientaliste, perché a monte c’è una legge che la prevede.

Dice la verità, l’assessore, ma non fino in fondo. Perché quando gli chiediamo che cosa succederebbe se, al termine dell’operazione di monitoraggio, cervi a caprioli risultassero numerosi nella nostra regione, Pepe risponde: «Chiedete all’Ispra».

L’Ispra è l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che, com’è nella sua ragione, deve appunto occuparsi di tutelare la natura. Tutta. E che cosa può succedere dopo che l’Ispra ha ricevuto i dati della Regione su cervi e caprioli, lo chiarisce Michele Di Leva, responsabile della Lega nazionale per la difesa del cane (Lndc) Caccia e Fauna selvatica: «Secondo la legge nazionale sulla caccia, la gestione di una eventuale sovrappopolazione di una o più specie deve essere obbligatoriamente elaborata seguendo metodi ecologici e non cruenti ma, dopo il loro fallimento, certificato dalla stessa Ispra, si può passare a un “prelievo venatorio”».

Ecco il passaggio che mette in allarme le associazioni ambientaliste e nel quale l’Abruzzo effettivamente non c’entra. Se sarà stabilita una sovrappopolazione di cervi e caprioli – come avvenuto per i cinghiali – l’Ispra dovrà elaborare un piano soft affinché queste specie non creino danni e stravolgano l’ecosistema in Abruzzo. Metodi soft come, ad esempio, prelievi e trasferimenti (come fu per l’Abruzzo diversi anni fa). Altrimenti si potrà passare al “prelievo venatorio” cioé alla caccia.

«Alt», sembra dire Antonio Campitelli, presidente regionale Libera Caccia Abruzzo, invitando a non andare di corsa. «In una Regione succube delle posizioni dell'animalismo oltranzista, le soluzioni più ovvie ed economiche, sono quelle che si eviterà di applicare, con buona pace di cacciatori e agricoltori, che continueranno a subire i danni», sostiene Campitelli, «nel frattempo qualcuno penserà a trovare cervellotiche soluzioni per risolvere il problema». Può darsi che avverrà così. Ma il Wwf non si fida lo stesso. E invita la Regione a non assegnare ai cacciatori i piani di gestione sui cervidi e a ritirare la modifica del regolamento.(a.mo.)

giovedì 17 settembre 2015

Su Cervi e Caprioli Berardinetti “a caccia” di scuse

L’Aquila.“Il regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati è la norma adottata dalla Regione Abruzzo per favorire il giusto rapporto delle specie non protette rispetto alle capacità trofiche del territorio come viene disposto dalla normativa italiana ed europea” è la risposta di un sorpreso presidente della commissione agricoltura, Lorenzo Berardinetti, a coloro che utilizzano, secondo il consigliere regionale: “I mezzi di comunicazione per distorcere gli obiettivi contenuti alle modifiche, che ho proposto, al suddetto regolamento, ovvero salvaguardare e tutelare le specie protette” .
Rivoluzionando il significato delle parole il consigliere commenta così le dichiarazioni del già consigliere regionale Maurizio Acerbo che sulla modifica del regolamento sugli ungulati ha chiarito, nei giorni scorsi, quali sono le conseguenze per cervi e caprioli che, in breve, potranno essere cacciati. Non pago, Berardinetti continua: “Ci tengo a mettere in evidenza che la Regione Abruzzo non ha aperto o autorizzato nessuna caccia a caprioli o cervi ma ha semplicemente recepito, attraverso il regolamento, le modalità di censimento degli stessi predisposti dall’Ispra cioè dal ministero dell’ambiente – Secondo Berardinetti – la Regione vuole solo rilevare il numero di caprioli e cervi, sapere, con precisione in quali territori insistono, in che rapporto sono rispetto alle altre specie come il cinghiale che, ormai, rappresenta per le specie protette (orso, lince, lupo, camoscio) ma anche per l’agricoltura e la silvicultura, un enorme problema rispettivamente di sopravvivenza, ambientale ed economico. I dati, ciclicamente rilevati, verranno inviati e interpretati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, cioè la più prestigiosa autorità italiana in materia. I cittadini abruzzesi possono stare tranquilli: le azioni poste in essere dalla Regione Abruzzo in questo campo sono e saranno sempre conseguenti di metodologie scientifiche, preventivamente autorizzate dalle strutture del ministero dell’ambiente, applicate già da anni in tutta Europa dove i territori e le specie vengono gestite e non abbandonate e se stesse. Le accuse mosse, dal professionista consapevole della distorsione della verità ai soli fini propagandistici, di provvedimenti assunti alla chetichella e a fini clientelari vanno rispedite con forza al mittente. Queste modifiche sono state approvate – ha concluso il Consigliere regionale – dopo diverse sedute della Commissione agricoltura dove, in audizione, sono state ascoltate e recepite le richieste del mondo agricolo, venatorio e ambientale”. A quale mondo ambientale si riferisce Berardinetti? Mistero, enigma, suspence anche perché le associazioni e i gruppi ambientalisti hanno più volte rimarcato e ribadito di non essere stati in alcun modo coinvolti nelle consultazioni per avviare l’iter di modifica della legge 10 del 2004, ossia il Regolamento sugli ungulati.