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martedì 26 agosto 2025

ATC VOMANO, ESPLODE LA POLEMICA: ESPOSTO CONTRO IL PRESIDENTE PORRINI, SI CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO

 Si accende lo scontro attorno all’Ambito Territoriale di Caccia “Vomano”, al centro di un duro contenzioso istituzionale e giudiziario. I rappresentanti Humberto Di Sabatino e Francesco Triozzi hanno presentato un esposto contro il presidente dell’ATC, Franco Porrini, accusato di non aver dato seguito alla sentenza del TAR Abruzzo n. 504/2025. Il provvedimento imponeva la restituzione del distretto di caccia A9 alla squadra “Lotaresco 2006”, guidata da Nico Di Pasquantonio. Secondo il Dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo, l’ATC avrebbe ignorato la decisione del tribunale, impedendo l’attività venatoria nell’area interessata e generando un possibile danno erariale. La mancata esecuzione, inoltre, potrebbe avere rilievo penale: sulla vicenda sono stati infatti chiamati ad intervenire la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica. La questione è approdata anche in Consiglio Regionale grazie a un’interpellanza presentata dal consigliere Dino Pepe. Nel frattempo, Porrini ha replicato pubblicamente sostenendo che la sentenza non prevedeva un obbligo vincolante, ma solo un “criterio di preferenza”. Il presidente ha inoltre annunciato l’esclusione della squadra “Lotaresco 2006” dalla prossima stagione venatoria per non aver raggiunto gli obiettivi di abbattimento, scelta che ha alimentato ulteriori polemiche e accuse di “tracotanza istituzionale”. Ad aggravare il quadro, spunta anche un disavanzo di gestione di oltre 60.000 euro nel bilancio 2024 dell’ATC Vomano, che solleva interrogativi sulla trasparenza amministrativa e sulla tenuta economica dell’ente. I firmatari dell’esposto chiedono ora il commissariamento immediato dell’ATC Vomano, ritenendo necessaria una gestione straordinaria per evitare nuovi danni e garantire il rispetto delle regole. La vicenda coinvolge Regione, Provincia, ANCI e autorità giudiziarie e potrebbe presto approdare in sede penale.

Fonte: certastampa.it del 22 agosto 2025 

domenica 17 agosto 2025

Troppi cinghiali, la Regione Abruzzo coinvolge i cacciatori

 Troppi cinghiali, la Regione Abruzzo coinvolge i cacciatori

Si muove la provincia di Teramo, incontro con i selecontrollori 
 
Con una nota inviata alle polizie provinciali di L'Aquila e Teramo, e datata giugno 2025, la Regione Abruzzo ha chiesto la creazione di gruppi permanenti di cacciatori specializzati pronti ad intervenire per il controllo e l'abbattimento dei cinghiali.

Una richiesta d'urgenza "motivata dall'elevato numero di incidenti stradali, nonché dal sempre crescente aumento dei danni alle colture" da parte degli ungulati. 

La richiesta, che fa seguito alla delibera di novembre 2024 sul piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica - in particolare dei cinghiali -, ha trovato una prima risposta dalla provincia di Teramo.

 Questa mattina, infatti, il presidente Camillo D'Angelo ha incontrato una rappresentanza dei cosiddetti "selecontrollori" per un confronto sulle problematiche e su come migliorare il servizio di controllo e abbattimento che in provincia di Teramo, da qualche anno, sono in capo agli Ambiti territoriali di caccia Vomano e Salinello. Dopo un ampio confronto, il presidente ha chiesto di far pervenire per iscritto proposte e volontà in vista della prossima riunione già fissata per il 25 agosto alle 10. 

Fonte: ansa.it  

giovedì 31 luglio 2025

Fauna selvatica, CIA Abruzzo: “Finalmente un cambio di passo. Ora strumenti concreti per tutelare agricoltura e sicurezza”

 "Accogliamo con favore il disegno di legge presentato dal ministro Lollobrigida: è il primo vero passo verso una revisione seria della legge 157/92, ormai inadeguata ad affrontare l’emergenza fauna selvatica che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura e minando la sicurezza pubblica anche in Abruzzo”. Così il presidente CIA Agricoltori Italiani Abruzzo, Nicola Sichetti, commenta l’incontro svoltosi a Roma tra Cia nazionale e il ministro dell’Agricoltura sulla proposta di riforma della normativa vigente sulla fauna selvatica.

“La situazione è fuori controllo, soprattutto in regioni come la nostra”, prosegue Sichetti, “dove la presenza eccessiva di cinghiali, cervi e caprioli ha ormai superato ogni soglia di tollerabilità. In Abruzzo stimiamo danni per milioni di euro ogni anno alle colture agricole, con aziende costrette a smettere di produrre o abbandonare intere aree rurali. Senza contare l’aumento costante degli incidenti stradali e i casi di incursioni sempre più frequenti nei centri abitati.”

Cia Abruzzo sottolinea l’importanza dell’inserimento nel Ddl del riconoscimento del ruolo attivo degli imprenditori agricoli nel contenimento della fauna selvatica.

“È fondamentale”, aggiunge Sichetti, “che gli agricoltori formati e abilitati possano intervenire direttamente nei piani di controllo, al fianco delle istituzioni, per proteggere le proprie produzioni e garantire la continuità dell’attività agricola. In Abruzzo molte aziende si trovano isolate, senza alcun tipo di presidio efficace: così non si può andare avanti.”

Positivo, per la Confederazione regionale, anche il rafforzamento del ruolo degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) e la previsione di una maggiore sinergia con il mondo agricolo. “Serve una regia unica e più autorevole”, dichiara Sichetti, “capace di superare l’attuale frammentazione delle competenze. Non possiamo più permetterci scarichi di responsabilità tra enti, province, forze di polizia e gestori delle aree protette.”

Infine, Cia Abruzzo rilancia con forza la necessità di un fondo nazionale per gli indennizzi automatici e di procedure rapide per il ristoro dei danni. “Non è più accettabile che gli agricoltori debbano attendere anni per vedersi riconosciuti risarcimenti, spesso parziali o insufficienti. La riforma è un’occasione storica: ora serve il coraggio politico di portarla a termine e la volontà di ascoltare chi ogni giorno presidia e lavora il territorio”, conclude il presidente.

CIA – Agricoltori Italiani Abruzzo

 

Fonte: ilnuovonline.it del 25 luglio 2025 

giovedì 17 luglio 2025

Fauna selvatica, Blasioli e Pepe: “La Regione taglia i rimborsi agli allevatori”

L’AQUILA – La gestione della fauna selvatica in Abruzzo rappresenta oggi una delle
emergenze più gravi per il settore agricolo regionale, ma la maggioranza, spiegano i consiglieri regionali del Pd, Pepe e Blasioli, continua a dimostrare totale immobilismo di fronte a una situazione ormai fuori controllo. «Anziché intervenire con misure concrete, la Giunta ha optato addirittura per una riduzione drastica delle risorse: nel bilancio 2025 i fondi destinati ai risarcimenti al settore agricolo e zootecnico sono stati infatti tagliati del 60%. Una sforbiciata di oltre 260 mila euro che lascia disponibili, ora, appena 180 mila euro, aggravando ulteriormente una situazione già fortemente compromessa» lo affermano in una nota il Vicepresidente del consiglio regionale, Antonio Blasioli, e Dino Pepe, già assessore alle politiche agricole, a commento della delibera di attuazione dei tagli in bilancio per dare copertura al disavanzo sanitario.

Secondo i Consiglieri del Pd, questa decisione rappresenta un vero e proprio schiaffo agli agricoltori abruzzesi che hanno visto le proprie aziende messe in ginocchio dai danni causati dalla fauna selvatica. «Non possiamo non ricordare – dichiarano – le recenti audizioni, in Conferenza dei Capigruppo, di quattro associazioni di settore (Confagricoltura, CIA, Copagri e LiberiAgricoltori) che hanno consegnato al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri ben 10mila firme di agricoltori esasperati, avanzando, alla presenza dell’assessore
all’agricoltura Emanuele Imprudente, puntuali richieste per una gestione più efficace della problematica. Non ultima, una proposta di modifica della legge regionale per l’esercizio dell’attività venatoria e la protezione della fauna selvatica».
«Ad oggi, nessuno degli impegni assunti in quella sede è stato rispettato – proseguono Blasioli e Pepe -. Al contrario, si continua a tagliare risorse già di per sé insufficienti senza una concreta e fondata indicazione su come e dove reperire i fondi necessari. Il Dipartimento Agricoltura intanto subisce, per il triennio 2025-2027, una riduzione di circa 4 milioni di euro
(3,7 milioni), e non vi è alcuna certezza sulle risorse disponibili. Risorse tuttavia fondamentali per sostenere il settore primario abruzzese e garantire servizi essenziali agli imprenditori agricoli».
«La situazione relativa ai contributi si fa sempre più drammatica: nel corso di questi 6 anni di governo di centrodestra, il pagamento degli indennizzi è stato drasticamente ridotto, con rimborsi che coprono appena il 15-20% dei danni effettivamente riscontrati. Di fronte a questa inadeguatezza del sistema, molti agricoltori hanno smesso persino di presentare denuncia, completamente sfiduciati da un meccanismo che non li tutela minimamente.
 
È necessario e urgente un cambio di passo, va attivato un sistema di monitoraggio omogeneo, trasparente e costantemente aggiornato, fondato su criteri scientifici condivisi e riconosciuti.
Solo attraverso questo approccio sarà possibile calibrare correttamente le azioni, valutare i risultati ottenuti e rendere finalmente trasparente il rapporto tra fauna, territorio e attività imprenditoriali. Occorre poi garantire risarcimenti tempestivi e adeguati per tutti i danni causati dalla fauna. I fondi in bilancio per gli indennizzi erano già gravemente insufficienti, a seguito del taglio del 60% le risorse si sono ancora di più assottigliate e per questo motivo vanno subito ripristinate».

«È fondamentale incentivare inoltre le misure di autodifesa per gli agricoltori: la prevenzione deve essere sostenuta con risorse adeguate per l’installazione di recinzioni, sistemi dissuasivi efficaci e protezioni specifiche per allevamenti e colture. Bisogna dare subito attuazione alle
richieste del mondo agricolo abruzzese, a partire dalla revisione complessiva delle leggi regionali in materia di gestione e disciplina dei danni causati dalla fauna selvatica e dell’esercizio venatorio, anche nell’ottica di rimuovere definitivamente gli ostacoli burocratici
che impediscono la partecipazione attiva degli agricoltori nelle decisioni che li riguardano direttamente. Anche perché Il problema della gestione della fauna non riguarda soltanto la tutela delle colture e della produzione agricola, ma coinvolge anche l’incolumità delle
persone, come dimostrano purtroppo i numerosi e sempre più frequenti incidenti stradali causati dalla presenza incontrollata di animali selvatici sulle nostre strade».

«La maggioranza di centrodestra» concludono i consiglieri regionali del Pd «ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità e fornire risposte concrete a una emergenza che non può più essere ignorata o affrontata con tagli indiscriminati alle risorse. Gli agricoltori abruzzesi meritano rispetto e soluzioni efficaci, non l’ennesima dimostrazione di immobilismo e superficialità»
 

lunedì 23 giugno 2025

La Regione autorizza la caccia di 28mila uccelli, per il WWF si torna all’anno zero

Il Governo regionale torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la Giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del WWF e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli. L’associazione del panda che sorride incalza decisioni e scelte in materia

“Nella riunione della Conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 – spiegata la delegata WWF Abruzzo Filomena Ricci – si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800.000 piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture”.

“Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del WWF, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la Giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal WWF, aveva rilevato contrasti con la normativa europea”.

“È sconcertante vedere – dichiara Filomena Ricci, delegata del WWF Abruzzo – come ogni occasione venga sfruttata per provare a smantellare il patrimonio faunistico-ambientale della nostra regione. Prima il tentativo di taglio del Parco regionale Sirente-Velino, poi il taglio della Riserva regionale del Borsacchio, poi la condanna a morte di quasi 500 cervi e ora la caccia a migliaia di fringuelli e storni. Invece di preoccuparsi dei veri problemi di noi abruzzesi sembra che l’unico interesse della Giunta sia accontentare i cacciatori”.

La Regione ha chiesto le proprie quote di abbattimento, ma per autorizzare queste uccisioni dovrà ora mostrare le motivazioni, cosa ben difficile considerato che nella nostra regione non esiste documentazione che provi danni all’agricoltura attribuibili a queste specie. A dimostrazione dell’approssimazione della Regione nell’affrontare il tema della gestione faunistica. È bene chiarire che la strada per arrivare a consentire concretamente la caccia sarà lunga e tortuosa e come per il Parco Sirente-Velino, la Riserva del Borsacchio e la caccia ai cervi, il WWF farà di tutto per impedire la strage di 28.000 animali la cui unica colpa è di essere l’oggetto del divertimento per i cacciatori.

Il WWF, insieme alle altre associazioni nazionali, ha già trasmesso una diffida formale a tutte le Regioni – compresa l’Abruzzo – affinché non vadano avanti su questa scelta. Non esistono, infatti, motivazioni oggettive che giustifichino tali deroghe, se non la volontà di mantenere le promesse elettorali a scapito della tutela della biodiversità. È una deriva pericolosa che aprirà nuovi contenziosi con l’Unione europea, con potenziali ricadute economiche sulle amministrazioni e responsabilità personali per gli amministratori coinvolti, ma anche su tutti i cittadini che dovranno pagare le eventuali sanzioni inflitte dall’Unione Europea.

 

Fonte: rete8.it del 21 giugno 2025 

a caccia in deroga a fringuelli e storni non è giustificata: già diffidata la Regione Abruzzo e tutte le altre».
A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».



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Il Wwf sulla caccia a storni e fringuelli: "Già diffidata la Regione Abruzzo"
https://www.ilpescara.it/attualita/wwf-caccia-storni-fringuelli-diffida-regione-abruzzo.html
© IlPescara

«La caccia in deroga a fringuelli e storni non è giustificata: già diffidata la Regione Abruzzo e tutte le altre».
A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».

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Il Wwf prosegue: «Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del Wwf, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal Wwf, aveva rilevato contrasti con la normativa europea».



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Il Wwf sulla caccia a storni e fringuelli: "Già diffidata la Regione Abruzzo"
https://www.ilpescara.it/attualita/wwf-caccia-storni-fringuelli-diffida-regione-abruzzo.html
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«La caccia in deroga a fringuelli e storni non è giustificata: già diffidata la Regione Abruzzo e tutte le altre».
A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».

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Il Wwf prosegue: «Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del Wwf, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal Wwf, aveva rilevato contrasti con la normativa europea».



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A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».

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Il Wwf prosegue: «Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del Wwf, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal Wwf, aveva rilevato contrasti con la normativa europea».



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Il Wwf sulla caccia a storni e fringuelli: "Già diffidata la Regione Abruzzo"
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sabato 21 giugno 2025

Abruzzo, caccia senza confini: 27mila nuove specie abbattibili

 Abruzzo: il nuovo calendario venatorio consente l’abbattimento di 27mila storni e fringuelli, specie protette dal ’92. Scatta la protesta animalista

La decisione è di quelle che fanno discutere, e che promettono di scatenare un vero e proprio putiferio nel mondo ambientalista e venatorio. La Regione Abruzzo, con l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni, ha autorizzato con il nuovo calendario venatorio 2025-2026 l’abbattimento in deroga di 8.221 storni e 19.317 fringuelli.

 Un totale di oltre 27mila uccellini, specie che erano protette e non cacciabili addirittura dal lontano 1992. Una scelta destinata a fare rumore, un po’ come già accaduto per la questione dei cervi da abbattere.

 Secondo le normative vigenti, una misura così drastica può essere applicata solo in casi eccezionali, e per motivi ben specifici. Si parla di tutela delle colture o della sicurezza pubblica, e solo in assenza di “altre soluzioni soddisfacenti”. Ma le associazioni animaliste e ornitologiche sollevano dubbi proprio su questa interpretazione, contestando la necessità e la scientificità di tale provvedimento.

Contro questa decisione si sono immediatamente mobilitate tre importanti associazioni di tutela dell’avifauna: la Stazione Ornitologica Abruzzese, la Lipu Abruzzo e l’Associazione per la Tutela dei Rapaci. In una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Marco Marsilio, al vicepresidente con delega alla Caccia, Emanuele Imprudente, e all’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), hanno chiesto spiegazioni su quello che definiscono «un provvedimento scientificamente e legalmente privo di fondamento».

La protesta: “Innocui, senza impatto sulle colture, scelta inaccettabile”

Massimo Pellegrini (Stazione Ornitologica Abruzzese APS), Stefano Allavena (Delegato Regionale Abruzzo per la Lega Italiana Protezione Uccelli) e Fabio Borlenghi (Responsabile per l’Abruzzo dell’Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei Loro Ambienti) hanno messo nero su bianco le loro perplessità. «Il fringuello – hanno scritto – è un uccello di appena 20 grammi, innocuo e senza alcun impatto sulle colture agricole. È inspiegabile come si possa giustificare un intervento di abbattimento per quasi 20.000 esemplari, quando nemmeno nel Piano faunistico regionale si fa menzione di danni a esso attribuibili». Un’accusa chiara, che mette in discussione la base scientifica della decisione regionale.

Le associazioni contestano inoltre la logica adottata per determinare il numero massimo di animali abbattibili. Questa, infatti, non si baserebbe su dati reali di presenza o danni effettivi, ma solo sul numero dei cacciatori presenti in ogni regione. «Così si scambia un criterio di comodo per una valutazione scientifica», hanno chiarito Pellegrini, Allavena e Borlenghi, evidenziando una potenziale discrepanza tra le finalità dichiarate e i metodi di calcolo.

A sollevare ulteriori perplessità tra le associazioni ambientaliste su storni e fringuelli è un altro rischio concreto: quello di confusione con specie affini ma meno comuni, come la peppola e il frosone. Il timore è che i cacciatori possano non saper distinguere correttamente le specie prima dello sparo, mettendo a repentaglio la vita di uccelli rari e protetti. «Autorizzare la caccia a una specie così simile ad altre più rare – hanno concluso – espone a un danno irreparabile la biodiversità locale».

 Le associazioni non usano mezzi termini, parlando di un provvedimento «in contrasto con la vocazione naturalistica dell’Abruzzo, Regione dei parchi». Per questo, preannunciano battaglia legale, avvertendo che «decisioni simili non rafforzano la gestione faunistica, ma la espongono a inevitabili ricorsi». La partita è aperta, e il futuro di questi 27mila uccellini è appeso a un filo. Sarà interessante vedere come si evolverà la vicenda e quali saranno le risposte della Regione Abruzzo di fronte a questa mobilitazione.

Fonte: abruzzo.cityrumors.it del 19 giugno 2025 

Legittima la legge sulla rappresentanza dei cacciatori negli Atc abruzzesi

 La Corte costituzionale ha considerato legittima la legge regionale dell’Abruzzo sulla rappresentanza dei cacciatori nei comitati di gestione degli Atc.

La presenza delle diverse componenti è sufficiente a garantire il pluralismo e la rappresentanza d’interessi diversi, il consiglio regionale ha il diritto di scegliere il meccanismo col quale ripartire tra le diverse associazioni venatorie i seggi assegnati ai cacciatori nel comitato di gestione degli Atc: basandosi su questo principio la Corte costituzionale ha considerato infondata (sentenza 82/25) la richiesta di legittimità costituzionale sollevata dal Tar dell’Abruzzo, cui s’erano rivolte Arcicaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia lamentando la disproporzionalità introdotta dal terzo comma dell’articolo 3 della legge regionale 11/23.

Come sistema elettorale la maggioranza aveva infatti scelto un proporzionale basato sul metodo D’Hondt, o delle più alte medie (si divide «il numero degli iscritti di ogni associazione per numeri progressivi da uno fino a quello pari ai seggi da assegnare, così da ottenere quozienti ai quali rapportare l’assegnazione del seggio»), che – è risaputo – «produce un effetto di compressione della proporzionalità» a favore delle sigle, associazioni o partiti, più grandi; ne era derivata, come previsto, una «marcata sovrarappresentazione della Federcaccia».
Il pluralismo riguarda i rapporti tra categorie

Non si può pretendere, si legge nella sentenza, che la legge garantisca il pluralismo anche all’interno d’ogni categoria: ciascuna, infatti, «esprime interessi in linea astratta confliggenti [con quelli delle altre], e viceversa tendenzialmente omogenei all’interno, o perlomeno assunti come tali dal legislatore statale».

Il comitato di gestione è adeguatamente bilanciato nel momento in cui rappresenta le esigenze sia dei cacciatori, sia degli agricoltori, sia degli ambientalisti, e tiene conto del parere delle istituzioni; non si può pensare che ogni sigla debba trovare spazio in proporzione ai propri iscritti: «è nel rapporto tra categorie di associazioni che si valuta il grado di rappresentatività dell’organo direttivo».

Peraltro persino i sistemi elettorali meno distorsivi «e più marcatamente proporzionali» falliscono nell’obiettivo «di conseguire quel perfetto rapporto tra peso delle liste e seggi»; e il legislatore regionale è pienamente titolato a ridurre la proporzionalità del meccanismo che disciplina l’elezione di organi esecutivi, «per i quali si avverte con particolare evidenza la necessità di [ottenere] stabili maggioranze decisionali».

 

Fonte: cacciamagazine.it del 19 giugno 2025 

giovedì 13 marzo 2025

Presentata nella consulta la prima bozza del Calendario venatorio 2025/26. Nelle osservazioni del WWF Abruzzo preoccupazione per le pre-aperture, l’allungamento dei periodi di caccia, il prelievo di alcune specie e l’impatto nelle terre dell’orso

 

Comunicato stampa dell’11 marzo 2025 

 

Presentata nella consulta la prima bozza del Calendario venatorio 2025/26 

Nelle osservazioni del WWF Abruzzo preoccupazione per le pre-aperture, l’allungamento dei periodi di caccia, il prelievo di alcune specie e l’impatto nelle terre dell’orso 

 

La prima bozza di Calendario venatorio 2025/2026 è stata presentata in fase di consulta e il WWF Abruzzo ha fatto pervenire le proprie osservazioni sia agli Uffici regionali sia a quelli dell’ISPRA. 

“Dato atto alla Regione Abruzzo di aver migliorato, negli ultimi anni, il Calendario venatorio che presenta indubbiamente minori criticità rispetto ad annualità passate, anche grazie ai molteplici ricorsi presentati e vinti dal WWF e dalle Associazioni ambientaliste – commenta Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo – continuano però a persistere forti preoccupazioni rispetto alle giornate di pre-apertura e all’allungamento dei periodi di caccia, al prelievo di alcune specie e all’impatto nelle terre dell’orso.” 

Assolutamente non condivisibile è l’aver riconfermato, come per l’anno scorso, l’anticipo della caccia al cinghiale al 1° ottobre nelle aree con presenza dell’orso marsicano, quando, invece, negli anni passati la caccia aveva inizio da novembre. Il mese di ottobre è ancora un periodo molto delicato per l’orso che va alla ricerca di cibo per acquistare peso prima dell’inverno. È assolutamente inopportuno che si faccia questa scelta, che da un lato andrebbe a causare un disturbo per la specie e dall’altro andrebbe a vanificare il percorso fatto insieme a una parte del mondo venatorio che si era formato rispetto a queste tematiche.  

Per restare in tema orso, il WWF Abruzzo segnala ormai da diversi anni, l’omissione delle disposizioni previste dalla Delibera di Giunta n. 480 del 05 luglio 2018 che definisce la perimetrazione dell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Attenendosi a quanto previsto dalla L. 394/91 e s.m.i., infatti, bisognerebbe adeguare il carico venatorio, definire modi e tempi di caccia distinti per l’Area Contigua e soprattutto permettere la caccia ai soli residenti, come succede ad esempio per il versante laziale del Parco. 

Persistono le pre-aperture alla caccia nel mese di settembre per alcune specie, contrariamente a quanto riportato nei Calendari venatori di qualche anno fa, quando, la Regione Abruzzo, anche adeguandosi alle prescrizioni dell’ISPRA, aveva programmato l’apertura unica al 1° ottobre. Nel Calendario venatorio 2025/2026, invece, compaiono alcune giornate di pre-apertura della caccia a settembre per specie come gazza, cornacchia, ghiandaia e colombaccio e di apertura generale a settembre per quaglia, fagiano, cornacchia, gazza e ghiandaia. Rispetto al calendario venatorio dell’anno scorso, la Regione Abruzzo vuole aumentare le specie e le giornate di caccia a settembre, come al solito, a discapito delle popolazioni faunistiche. Il WWF Abruzzo richiede l’apertura generale della stagione venatoria al 1° ottobre, per tutte le specie cacciabili, evitando ogni forma di apertura e di pre-apertura a settembre. L’apertura a ottobre va a ridurre gli impatti negativi della caccia sulla fauna selvatica, anche su quella non cacciabile, in quanto, come è noto, a settembre molte specie sono ancora nella fase di cura della prole. Inoltre, si potrebbe ottimizzare la vigilanza venatoria (sempre meno presente sul territorio a causa dello smantellamento delle Polizie provinciali) e ridurre il fenomeno del bracconaggio che avviene soprattutto quando, durante il mese di settembre, la caccia è consentita solo ad alcune specie.  

Altro punto sollevato dal WWF Abruzzo è la richiesta di escludere dalla caccia la coturnice, la starna e l’allodola che allo stato attuale delle conoscenze, non hanno popolazioni in grado di sostenere il prelievo venatorio. 

Rispetto ai periodi di conclusione della caccia, invece, Il WWF chiede la chiusura della stagione venatoria per tutte le specie di uccelli al 31 dicembre, secondo il principio di garanzia della completa protezione delle specie. Ad esempio, per la beccaccia pare inverosimile che si continui a prevedere la caccia fino al 19 gennaio (10 gennaio nelle Aree Natura 2000), quando l’Ordinanza del Consiglio di Stato n.8713/2016, chiede di fissare come data ultima il 31 dicembre o che la caccia al fagiano sia estesa nel mese di dicembre quando l’ISPRA indica il 30 novembre come limite massimo. 

La proposta di calendario venatorio abruzzese non contiene alcun riferimento alle disposizioni di legge in merito al divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco, non dando alcun riferimento ai cacciatori circa le modalità di corretto comportamento in caso di esercizio venatorio su tali aree (caccia sempre vietata per 10 anni, limitatamente ai soprassuoli delle aree boscate), come peraltro ricordato già dal 2023 dal WWF Italia con una specifica nota inviata a tutte le regioni. 

“In conclusione – commenta Claudio Allegrino, responsabile Guardie WWF Abruzzo – nel calendario venatorio della Regione Abruzzo sono ancora presenti evidenti criticità, da sempre sottolineate dal WWF. Ci auguriamo che il parere dell’ISPRA possa accogliere le osservazioni della nostra Associazione e che gli altri Enti territoriali deputati alla salvaguardia della fauna si esprimano sui punti più critici, in modo da limitare i possibili impatti che ancora persistono nella programmazione venatoria abruzzese.”   

 

domenica 16 giugno 2024

Caccia, Pepe (PD): errori grossolani nella Legge regionale

 PESCARA – “Sono davvero errori grossolani quelli che la Regione Abruzzo a guida centro destra sta commettendo sulle politiche relative alla caccia. Due giorni fa il Tar ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della Legge Regionale n.11 del 2023 in tema di nomina dei rappresentanti nei Comitati di Gestione degli ATC e, sempre pochi giorni fa, le associazioni dei cacciatori hanno chiesto di fermare l’iter procedurale del calendario venatorio 2024-2025, per rivedere e correggere la bozza dell’Assessore, chiamando in causa direttamente il Presidente Marsilio”, dichiara il Consigliere regionale Dino Pepe.

“Per quanto riguarda la legge Regionale sui Comitati di Gestione degli ATC – prosegue il Consigliere – la Regione ha scelto di inserire una seconda soglia di sbarramento a quella già prevista dalla norma precedente, finendo per favorire oltremodo alcune Associazioni con più iscritti rispetto al principio di proporzionalità della rappresentanza. Sostanzialmente un ‘premio di maggioranza’! Ora la questione passerà al vaglio della Corte Costituzionale. Se quest’ultima dovesse ritenere, come rilevato dal Tar, che la doppia soglia di sbarramento viola i principi di uguaglianza e proporzionalità, la Legge verrà dichiarata incostituzionale e di conseguenza sarà annullata”.
“Più volte le opposizioni,  nella passata legislatura, hanno chiesto di modificare la norma, passata in Consiglio in modo frettoloso e senza il necessario confronto con tutte le associazioni, proprio al fine di evitare contenziosi – aggiunge Pepe -. Sul calendario venatorio 2024-2025, come detto, le associazioni lamentano atti e procedure confuse e contraddittorie che mortificano ancora una volta il ruolo della caccia anche come strumento di gestione e conservazione della fauna selvatica e del territorio: un elemento fondamentale che dovrebbe suggerire a Marsilio e Imprudente un confronto costante con la categoria e con tutti i portatori d’interesse.  Basti pensare agli aumenti dei danni da fauna selvatica, ormai senza controllo e senza programmazione”.
“Ancora una volta sulla caccia abbiamo la conferma della assoluta assenza di una visione di insieme e di una strategia da parte della maggioranza regionale. Purtroppo dopo 6 anni siamo di fronte solo a promesse mancate”, conclude il Consigliere Pd.
 

giovedì 13 giugno 2024

Calendario Venatorio: Imprudente e Marsilio, dialogo costruttivo con le associazioni

(REGFLASH) L'Aquila, 12 giu. - Un confronto, quello che si è tenuto oggi all'Aquila, voluto dalle  associazioni venatorie abruzzesi (Federcaccia, Libera Caccia, Enalcaccia e ANUUMigratoristi) con il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, e il vice Presidente con delega all’agricoltura e alla caccia Emanuele Imprudente, per discutere del nuovo Calendario Venatorio 2024-2025.

Le associazioni chiedono di fermare l'iter procedurale, di rivedere le restrizioni proposte e di avviare un dialogo costruttivo con tutte le parti coinvolte per trovare soluzioni equilibrate e sostenibili.

“Le associazioni venatorie – ha commentato il vice Presidente Imprudente - hanno richiesto alcune modifiche al documento sottolineando l'importanza della caccia anche come strumento di gestione e conservazione della fauna selvatica, sostenendo che alcune restrizioni imposte vadano modificate e sia avviato un percorso di confronto ulteriore con le associazioni locali. È stato un incontro molto costruttivo. Abbiamo ascoltato le loro richieste di modificare in alcuni punti la proposta di calendario per andare incontro alle istanze del territorio che sono poi quelle delle associazioni venatorie in tutta Italia. Abbiamo spiegato che la nostra bozza di calendario è oggi in attesa dei pareri dell'ISPRA e del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale che è di nuova istituzione all'interno del Ministero. Successivamente faremo le valutazioni tenendo conto delle esigenze, del punto di equilibrio e di quello che dovrà essere l'attività venatoria complessiva della nuova stagione 2024-2025”. (REGFLASH)

giovedì 23 maggio 2024

Sulmona. Caccia al cinghiale senza requisiti: indaga la polizia. Regione striglia l’Atc

SULMONA. E’ stata iscritta nel registro di braccata senza possedere i requisiti stabiliti dalla legge. A finire nel mirino della polizia provinciale e della regione è una squadra di caccia dell’ambito territoriale di Sulmona. Il caso è stato sollevato dall’ex presidente dell’Atc, Cesarino Mariani, che aveva presentato un esposto. Le attività investigative della polizia sono andate avanti per tre mesi e, in attesa di ulteriori sviluppi, si è mossa la regione Abruzzo che ha redarguito territoriale di riferimento. “Dal controllo svolto”- scrive il dipartimento agricoltura della regione-“ è emerso che numerosi componenti della squadra non risultavano in regola con i documenti per esercitare l’attività venatoria con la conseguenza che, a giugno 2022 quando era fissato il termine ultimo per presentare la domanda, la squadra non aveva i requisiti per l’iscrizione al registro per la mancanza del numero minimo legale di dieci cacciatori”. La regione ha quindi richiamato l’Atc ad un controllo più attento dei presupposti per l’iscrizione delle squadre. 

 

Fonte: ondatv.tv del 20 maggio 2024

giovedì 7 marzo 2024

Regione Abruzzo eroga una pioggia di contributi pubblici alle associazioni venatorie

 

Comunicato stampa del 7 marzo 2024

 

Regione Abruzzo eroga una pioggia di contributi pubblici alle associazioni venatorie

Il WWF Abruzzo evidenzia che con i soldi dei cittadini abruzzesi si acquista e si ristruttura anche la sede di Federcaccia, mentre il Centro Recupero della Fauna Selvatica di Pescara non riceve i fondi previsti per legge

 

Con la pubblicazione sul Bollettino Regionale delle Disposizioni finanziarie per la redazione del Bilancio di previsione finanziario 2024- 2026 della Regione Abruzzo (Legge di stabilità regionale 2024), sono stati pubblicati gli elenchi degli enti e delle associazioni che, a vario titolo, hanno ottenuto un contributo a fondo perduto.

Spiccano tra queste associazioni quelle venatorie che complessivamente hanno ricevuto ben 115.000 euro.

Queste, nel dettaglio, le prebende alle associazioni venatorie abruzzesi:

 

  • Associazione Nazionale Libera Caccia – Sezione provinciale L’Aquila euro 10.000
  • Associazione Italcaccia – Sezione provinciale di Pescara euro 5.000
  • Federazione Italiana della Caccia – Sezione provinciale di Chieti euro 100.000

Le motivazione dei contributi sono diverse, si va da contributo straordinario per le spese di funzionamento per la Liberacaccia, al contributo per le attività associative e le spese di funzionamento per l’Italcaccia fino al arrivare addirittura al contributo per l’acquisto e ristrutturazione di una sede e di veicoli per vigilanza e attrezzature per la Federcaccia.

 “Quello che sconcerta - sottolinea Filomena Ricci, delegata del WWF Abruzzo - è che il governo regionale abruzzese ha deciso di finanziare con danaro pubblico Associazioni che nascono per tutelare gli interessi dei cacciatori e sicuramente non quelli della comunità intera come l’ambiente e la fauna a scapito di altri enti pubblici come il benemerito Centro Recupero della Fauna Selvatica (CRAS) di Pescara che da anni rappresenta l’unico riferimento per l’Abruzzo per il soccorso ed il recupero degli animali protetti.”

Nella stessa Legge di stabilità regionale 2024 è indicato che le provvidenze annuali in favore del Centro Recupero della Fauna Selvatica sono pari a zero, nonostante due normative regionali ne prevedano il finanziamento annuale da parte della Regione Abruzzo.

Inoltre, in Abruzzo manca una rete che organizzi il sistema per il primo intervento, la raccolta, il trasporto e la consegna al Centro Recupero.

“Tutto questo - conclude Filomena Ricci - avviene nonostante l’opinione pubblica e anche la giurisprudenza abbiano acclarato che l’interesse alla caccia non debba prevalere rispetto all’esigenza della tutela della fauna selvatica.”

giovedì 10 agosto 2023

Caccia: la stagione venatoria riapre tra le polemiche. La maggior parte degli italiani e’ contraria ma anche le associazioni animaliste chiedono modifiche urgenti alla Regione Abruzzo

I molteplici ricorsi delle Associazioni ambientaliste, anche negli anni scorsi, tutti vinti contro la Regione Abruzzo hanno costretto la Giunta Regionale a recepire alcune richieste nella stesura del Calendario Venatorio 2023-2024 da poco approvato. Assolutamente insoddisfatti si sono invece dichiaratiFedercaccia, Enalcaccia, Italcaccia e tutte le altre Associazioni di cacciatori secondo cui la caccia a molteplici specie sarebbe stata posticipata (al primo ottobre), mentre la chiusura risulterebbe anticipatadanneggiando l’esercizio della caccia. Tant’è che lo stesso Avvocato Alessandro Dioguardi, Presidentedella ATC (Ambito territoriale di Caccia) di Pescara, schierandosi dalla parte delle associazioni venatorie ha manifestato”ampia perplessità sulle scelte compiute dall’Ufficio Tecnico dell’Assessorato all’Agricoltura ( presieduto dal vice Presidente Imprudente n.d.r.). Scelte incomprensibilmente abdicative del potere discrezionale a fronte di un piano faunistico recentemente approvato, ed appiattite sul parere Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale n.d.r.) rispetto al quale sono maggiormente restrittive". E’ bene precisare che nell’organo direttivo dell’ATC di Pescara l’influenza dei 6 membri delle Associazioni venatorie, schierate contro le restrizioni previste nel Calendario Venatorio, è numericamente superiore ai 4 membri delle Associazioni ambientaliste. D'altra parte gli ambientalisti sottolineano che la pratica della cacciaè in via di estinzione in Italia con un calo di 200.000 doppiette in 10 anni. C'è poi da considerare i danniprovocati dai cacciatori oltre che all'ambiente anche alle varie specie animali tra cui quella degli umani: nella stagione venatoria del 2021/2022 in base ai dati ISTATci furono 54 feriti e 13 morti. Resta da capire, ma fino ad un certo punto, il mistero del perché in Italia ancora si pratichi questa attività, quando, secondo un sondaggio commissionato dal WWF del 2022, il 76% degli italiani è contro la caccia e vorrebbe vietarla su tutto il territorio nazionale. 

 

Fonte: abruzzoindiopendent.it del 09 agosto 2023 

Fidc Chieti critica Calendario Venatorio Abruzzo

“Non possiamo restare in silenzio e prendiamo le distanze dall’approvazione del nuovo calendario venatorio per la stagione 2023/2024, che umilia i circa 15mila cacciatori abruzzesi, ingiustamente penalizzati rispetto a quelli delle regioni limitrofe, prevedendo insensate e punitive limitazioni temporali dell’esercizio venatorio, con aperture notevolmente ritardate e chiusure anticipate rispetto alle leggi vigenti in materia, causando pesanti ricadute anche sull’economia regionale”.

Così in una nota Bruno De Felice, presidente per la provincia di Chieti di Federcaccia, associazione maggiormente rappresentativa nel comparto caccia, che spiega: “L’Ufficio Caccia dell’Assessorato all’Agricoltura ha completamente rinunciato ad esercitare il potere discrezionale che consentiva scelte confortate da copiosi dati scientifici raccolti in questi anni, grazie al lavoro svolto dagli Ambiti Territoriali di Caccia in collaborazione con la Regione, e limitandosi a redigere un calendario che scippa quasi due mesi di attività agli abruzzesi, evidentemente ritenuti cacciatori di serie B rispetto ai colleghi delle altre Regioni. Disattendendo, inoltre, quelle che sono da sempre le indicazioni delle Federcaccia”.

“Infatti – viene sottolineato – sarebbe bastato riprendere il calendario approvato dalle regioni confinanti che se pur perfettibile, non ha mostrato criticità ed ha garantito un corretto equilibrio tra le esigenze di tutela della fauna ed il proficuo esercizio venatorio”.

Fonte: bighunter.it del 08 agosto 2023


Dura protesta di Italcaccia per il nuovo calendario venatorio della Regione Abruzzo

 L’Aquila. “Arriva forte e chiara la protesta dell’Italcaccia. Una delle associazioni venatorie più seguite dal popolo dei cacciatori abruzzesi.” È quanto si legge in una nota diffusa oggi. “Un colpo fragoroso, una contestazione aspra che nel mirino ha ben inquadrato il calendario venatorio 2023-24, appena partorito dalla Regione Abruzzo”, continua la nota.

“E la contestazione trova le giuste parole e l’analisi attenta di Francesco Verì, presidente regionale dell’Italcaccia per delle scelte che non trovano nessuna ragione di essere.”

eADV

“Con l’approvazione del calendario venatorio 2023-2024”, dichiara Verì, “la Regione Abruzzo sancisce un altro anno di delusione tra i cacciatori, ormai rassegnati e sempre più amareggiati da una situazione di costante declino dell’ambiente venatorio abruzzese. Ancora una volta, per l’ennesimo anno, la Regione Abruzzo con l’assessore Imprudente dimostra di non essere dalla parte dei cacciatori, ignorando completamente le osservazioni preliminari fatte dalle associazioni venatorie. Nonostante le possibilità di confronto con le associazioni venatorie, dati scientifici, studi fatti da legittimi osservatori faunistici  nelle sedi istituzionali preposte e riconosciute dalle leggi, purtroppo, ad oggi, abbiamo maturato, ulteriore e definitiva  consapevolezza della scarsa o meglio nulla, attenzione che l’Assessorato Regionale sulla caccia rivolge all’attività venatoria, unita alla sconcertante disinvoltura con cui si ritiene di poter disattendere impegni formali assunti con le associazioni di categoria, non solo quelle venatorie, e trasfusi in deliberazioni caratterizzate dal crisma dell’ufficialità.”

“Dati sconcertanti”, prosegue Verì, “sono quelli relativi alla chiusura delle specie Turdidi e Beccaccia, i quali prelievi sono consentiti dal primo Ottobre al 10 e 20 Gennaio.  Con il posticipare l’apertura della stagione venatoria al I ottobre diventa inammissibile, tra l’altro, l’addestramento dei propri ausiliari a decorrere dal 01 Settembre (la norma prevede l’addestramento dei cani 30 giorni prima dell’inizio della stagione venatoria), concedendo così poco tempo all’allenamento dei propri cani.”

“Ormai siamo stanchi di ribadire che l’Abruzzo sembra essere una regione del tutto estranea all’Italia. Come si evince ampiamente dai calendari venatori adottati dalle regioni limitrofe. Basta osservare l’ultimo calendario venatorio deliberato dalla Regione Umbria per capire, con dati alla mano, quali sono le date vere per il prelievo delle specie suddette. Altro dato a conferma di quanto espresso è la recente sentenza del Tar Umbria n.08/2023.eADV


Fonte: abruzzolive.it del 08 agosto 2023


Abruzzo/calendario venatorio, Enalcaccia protesta

 Arriva forte e chiara la protesta dell’Italcaccia.

Una delle associazioni venatorie più seguite dal popolo dei cacciatori abruzzesi. Un colpo fragoroso, una contestazione aspra che nel mirino ha ben inquadrato il calendario venatorio 2023.24, appena partorito dalla Regione Abruzzo. E la contestazione trova le giuste parole e l’analisi attenta di Francesco Verì, presidente regionale dell’Italcaccia per delle scelte che non trovano nessuna ragione di essere.

“Con l'approvazione del calendario venatorio 2023 – 2024”, attacca Verì, “la Regione Abruzzo sancisce un altro anno di delusione tra i cacciatori, ormai rassegnati e sempre più amareggiati da una situazione di costante declino dell'ambiente venatorio abruzzese. Ancora una volta, per l'ennesimo anno, la Regione Abruzzo con l'assessore Imprudente dimostra di non essere dalla parte dei cacciatori, ignorando completamente le osservazioni preliminari fatte dalle associazioni venatorie. Nonostante le possibilità di confronto con le associazioni venatorie, dati scientifici, studi fatti da legittimi osservatori faunistici  nelle sedi istituzionali preposte e riconosciute dalle leggi, purtroppo, ad oggi, abbiamo maturato, ulteriore e definitiva  consapevolezza della scarsa o meglio nulla, attenzione che l’Assessorato Regionale sulla caccia rivolge all’attività venatoria, unita alla sconcertante disinvoltura con cui si ritiene di poter disattendere impegni formali assunti con le associazioni di categoria, non solo quelle venatorie, e trasfusi in deliberazioni caratterizzate dal crisma dell’ufficialità. Dati sconcertanti”, prosegue Verì, “sono quelli relativi alla chiusura delle specie Turdidi e Beccaccia, i quali prelievi sono consentiti dal primo Ottobre al 10 e 20 Gennaio.

Con il posticipare l’apertura della stagione venatoria al I ottobre diventa inammissibile, tra l’altro, l’addestramento dei propri ausiliari a decorrere dal 01 Settembre (la norma prevede l’addestramento dei cani 30 giorni prima dell’inizio della stagione venatoria), concedendo così poco tempo all’allenamento dei propri cani. Ormai siamo stanchi di ribadire che l’Abruzzo sembra essere una regione del tutto estranea all’Italia. Come si evince ampiamente dai calendari venatori adottati dalle regioni limitrofe. Basta osservare l’ultimo calendario venatorio deliberato dalla Regione Umbria per capire, con dati alla mano, quali sono le date vere per il prelievo delle specie suddette. Altro dato a conferma di quanto espresso è la recente sentenza del Tar Umbria n.08/2023. L’innegabile intento punitivo e persecutorio attuata dalla Regione Abruzzo”, chiarisce il presidente regionale Italcaccia, “ trova, incontrovertibile, conferma nella sconcertante decisione di recepire, acriticamente, il parere reso dell’ISPRA, anche nella parte in cui non vengono espresse valutazioni di ordine tecnico ma sciorinate evanescenti considerazioni di merito, non rientranti nella competenza di tale istituto e, quindi, per consolidata giurisprudenza, non vincolanti (si veda l’assurda decisione di posticipare al 01 ottobre il prelievo di quasi tutte le specie ornitiche, anche quelle stanziali oggetto di immissione). Il popolo dei Cacciatori abruzzesi, quelli con la C maiuscola”, conclude Verì, “ che hanno sempre rispettato le leggi e le regole democratiche, che danno tanti contributi all’ambiente a partire dalla lotta al bracconaggio per la tutela della fauna selvatica, alla lotta agli incendi boschivi, all’inquinamento, alla pulizia di boschi, a dare una cultura di amore per l’ambiente è stanco di essere, ancora una volta, maltrattato; è chiaro l’ostracismo opposto al mondo venatorio e gli insensati pregiudizi avversati alla categoria dei cacciatori, composta da cittadini dalla specchiata ed  integerrima condotta civile e morale. Dai cacciatori abruzzesi”, chiosa Verì, “saranno condivise tutte le successive iniziative giudiziarie e di legittima protesta che sicuramente verranno intraprese”.

 

Fonte: giornaledimontesilvano.com del 08 agosto 2023

lunedì 7 agosto 2023

Calendario venatorio 2023/2024. Accolte sono in piccola parte le richieste avanzate dal WWF Abruzzo. Restano criticità.


Comunicato stampa del 5 agosto 2023 

Approvato il Calendario Venatorio 2023/2024 della Regione Abruzzo 

Accolte sono in piccola parte le richieste avanzate dal WWF Abruzzo 

Restano criticità su alcuni periodi di apertura, su alcune specie che rimangono cacciabili, sull’impatto dell’attività venatoria nelle terre dell’Orso. 

 

Durante la seduta del 4 agosto, la Giunta regionale ha approvato il calendario venatorio per la stagione 2023-2024, il documento redatto ogni anno dalla Regione Abruzzo che disciplina l’attività di caccia sul nostro territorio.  

Il WWF Abruzzo aveva presentato le proprie osservazioni alla bozza di calendario presentata in occasione della consulta venatoria. 

La versione approvata, accoglie qualche piccola osservazione avanzata dall’Associazione e, in generale, appare migliorata sotto alcuni punti di vista e rispetto all’intervento su alcune specie, grazie soprattutto ai molteplici ricorsi del WWF e di altre Associazioni, tutti vinti, chesi sono susseguiti già dal 2009, ma continua a presentare criticità, alcune delle quali si ripropongono ciclicamente. 

Non è stata introdotta l’apertura generale al 1° ottobre, come da sempre chiede il WWF Abruzzo, sono state eliminate le preaperture di alcune specie quali Quaglia e Fagiano, ma resta la possibilità di cacciare, seppure con alcune limitazioni, altre specie quali Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia e Merlo. Le pre-aperture possono creare impatti negativi sulla fauna selvatica, anche su quella non cacciabile, in quanto a settembre molte specie sono ancora nella fase di cura della prole. L’apertura unica a ottobre, inoltre, consentirebbe di ottimizzare la vigilanza venatoria (sempre meno presente sul territorio a causa dello smantellamento delle Polizie provinciali) e di ridurre il fenomeno del bracconaggio. 

Stesso discorso per la chiusura che per il WWF Abruzzo dovrebbe essere fissata al 31 dicembre per tutte le specie di uccelli e che invece per alcune si protrae oltre. Per la Beccaccia è fissata al 20 gennaio, anche contro il parere dell’ISPRA, che in considerazione della forte pressione venatoria a cui è sottoposta la specie e della maggiore vulnerabilità che la contraddistingue nella seconda metà dell’inverno, suggerisce la chiusura della caccia al 31 dicembre. Per il Colombaccio la chiusura è fissata addirittura al 10 febbraio. 

Il WWF aveva chiesto anche la sospensione della caccia alla Coturnice specie per la quale non si registra un miglioramento relativo allo status di conservazione (la specie è inserita nell’Allegato I della Direttiva “Uccelli” 2009/147/EC e ha uno stato di conservazione sfavorevole in Italia) e per la quale la Regione Abruzzo ha un ruolo chiave per la salvaguardia. 

La sospensione della caccia era stata chiesta anche per l’Allodola, specie in stato di conservazione sfavorevole con un calo della popolazione in Europa (SPEC 3; BirdLife International 2004; www.ebcc.info/index.php?ID=612) e per la sua tutela non sono sufficienti le limitazioni inserite nella proposta di calendario venatorio.  

La Regione Abruzzo sembra sorda a quanto attiene alla tutela dell’Orso marsicano e continua a dimenticare, nonostante il WWF lo ricordi in ogni occasione, che con la DGR n. 480/2018 è stata istituita l’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Non vengono introdotte nel Calendario venatorio le indicazioni e le prescrizioni che questo comporta in base alla Legge quadro sulle Aree Protette (che risale al 1991) come la modifica del carico venatorio e la definizione dei modi e dei tempi di caccia distinti. Indicazioni queste chiaramente riportate anche nel parere ISPRA. Il Calendario venatorio non rispetta nemmeno quanto chiaramente indicato dal PATOM - Piano d’azione sull’orso bruno marsicano (azione B5) che indica, per l’area individuata di presenza della specie, l’utilizzo della tecnica della girata e non quella della caccia in battuta, indipendentemente dal numero di cani utilizzati. 

Viene accolta, invece, l’indicazione di eliminare l’attività di addestramento cani per tutto il mese di agosto. 

Nessun accenno nel calendario approvato nemmeno al divieto di caccia nelle aree percorse da incendi, come peraltro ricordato dal WWF Italia con una specifica nota inviata a tutte le regioni alcune settimane fa, e a quello di abbandono di cartucce. 

“In conclusione – commenta Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo – il calendario venatorio della Regione Abruzzo negli anni, grazie al grande lavoro fatto dalle Associazioni, è sicuramente migliorato, ma continua a presentare evidenti criticità, da sempre sottolineate dal WWF e alcune delle quale riprese anche nel parere dell’ISPRA, che potrebbero essere sicuramente evitate se il governo regionale impostasse finalmente la programmazione faunistica sul rispetto e la conservazione di questo patrimonio comune e non solo per favorire le richieste del mondo venatorio.” 

 

Approvato Calendario Venatorio per la stagione 2023-2024

Nella seduta del 4 agosto 2023 la Giunta Regionale ha approvato il calendario per la stagione venatoria 2023-2024.

Clicca qui per scaricare la documentazione

domenica 25 giugno 2023

In Abruzzo i cacciatori fanno quello che vogliono mentre il governo regionale dorme

DISTURBO A ORSO E ALTRI ANIMALI PER L"ADDESTRAMENTO CANI A SCOPO VENATORIO IN ABRUZZO, ECCO IL DOSSIER E IL COMUNICATO DI SINTESI
 
SCARICARE IL DOSSIER QUI: https://we.tl/t-FLp8XGOiqi

Comunicato stampa del 24 giugno 2023

+++Tutela dell'orso e di altre specie protette dal disturbo antropico: sulla carta tanti obblighi ma i cacciatori fanno quello che vogliono.+++

+++Cinque associazioni presentano un dossier sulle 83 nuove aree cinofile istituite alla chetichella in Abruzzo dagli Ambiti Territoriali di Caccia.+++

+++Mentre a Villalago si pongono giusti limiti ai turisti per osservare l'orsa Amarena e i suoi cuccioli, lì vicino e in oltre 50.000 ettari di territorio si apre per mesi all'addestramento delle mute di cani di migliaia di cacciatori, in pieno periodo riproduttivo della fauna.+++

+++Per le associazioni serve azzerare tutto, in pericolo la nidificazione di specie rare come Ortolano, Calandro, Tottavilla e la connessione ecologica per l'Orso bruno marsicano. +++


"I cacciatori fanno praticamente quello che vogliono nonostante vi siano chiare norme che impongono di evitare il disturbo antropico dell'Orso bruno marsicano e delle altre specie protette! Mentre ai turisti vengono giustamente imposti vincoli e divieti per la semplice osservazione degli animali a migliaia di cacciatori viene consentito per mesi di andare con mute di cani in 83 aree su oltre 50.000 ettari di territorio, gran parte del quale di rilevante pregio ambientale in pieno periodo riproduttivo e di migrazione. La presenza di cani in addestramento costituisce inequivocabilmente una fortissima fonte di stress, disturbo e addirittura di predazione sulle specie che nidificano a terra, come Calandro, Allodola, Quaglia o tra gli arbusti, come la Tottavilla. L'Orso ora ha i cuccioli e la presenza di decine di cani con conduttori al seguito di fatto crea un enorme fattore di disturbo in aree critiche come quelle di connessione ecologica tra i parchi, in particolare nell'area tra i Simbruini e il Parco d'Abruzzo e nell'alto Sangro tra Parco d'Abruzzo e parco della Maiella, in piena violazione dell'accordo Patom per la tutela della specie"  così cinque associazioni, Salviamo l'Orso, LIPU, Stazione Ornitologica Abruzzese, Altura e CABS, che oggi con un dossier hanno aperto il vaso di Pandora dell'operato degli undici Ambiti Territoriali di Caccia abruzzesi in materia di addestramento cani.

Il dossier "TUTELA DELLA FAUNA E DISTURBO DELL'ADDESTRAMENTO CANI PER SCOPI VENATORI. LE AREE CINOFILE TEMPORANEE IN  ABRUZZO: UN VASO DI PANDORA!" di 25 pagine offre un dettagliato resoconto con dati e analisi normativa.

Attraverso forzature nonché quelle che appaiono come vere e proprie violazioni di norme comunitarie, nazionali e regionali gli ATC hanno addirittura quadruplicato le aree destinate all'addestramento cani dal Piano Faunistico Venatorio vigente, di fatto svuotandolo di significato. Infatti il Piano ha riconosciuto 21 aree cinofile permanenti dove addestrare i cani, su una superficie totale di 11.864 ettari. Aree dove poi durante la stagione venatoria la caccia è chiusa. Non soddisfatti per tali zone gli ATC hanno deliberato l'istituzione di altre 83 aree "temporanee" su oltre 50.000 ettari. Il record spetta all'ATC "Avezzano" con ben 20 aree, seguito dall'ATC "Vastese" con 14, quello "Pescarese" con 14. Poi quello di "L'Aquila" con 12. L'ATC Subequano appare quello con meno criticità con un'unica area perimetrata.

I provvedimenti istitutivi di solito vengono reiterati di anno in anno e decadono pochi giorni prima dell'apertura della caccia. Con questo escamotage per sette mesi si portano i cani ad allenare e per i restanti cinque si spara, generando una pressione antropica pazzesca su queste aree, del tutto insostenibile per le varie specie.

Le aree temporanee dovrebbero essere residuali rispetto a quelle permanenti. Lo stesso Piano Faunistico Venatorio impone che l'estensione massima di ciascun area sia di 350 ettari. Invece almeno 42 aree cinofile temporanee superano questo limite, con punte di aree estese per oltre 2.000 ettari.

L'attività di addestramento cani dovrebbe poi concludersi per legge il 30 giugno ma ben 7 ATC su 11 hanno allungato unilateralmente il periodo oltre questo termine.

Sconcertante la localizzazione di molte di queste aree dal punto di vista naturalistico. Ben 4, tre nell'ATC Roveto-Carseolano e una in quello L'Aquila, sono individuate addirittura dentro siti Natura2000 protetti dalla UE; 23 sono poste a confine con i siti Natura2000, in molti casi con i parchi nazionali del Gran Sasso e della Maiella e con il parco regionale Sirente-Velino; 21 sono all'interno di Important Bird Areas definite a scala europea.

Nonostante ciò non sono state attivate per la loro individuazione le procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale obbligatorie sulla base della direttiva 43/92 "Habitat" dell'UE.

Paradossalmente, nonostante questi dati oggettivi e le informazioni scientifiche disponibili, al fine evidente di permettere modalità di addestramento più permissive, tutte le 83 aree istituite sono state surrettiziamente classificate come di scarso valore naturalistico, di tipo "B". Nelle zone "A", di alto valore, scatterebbero limitazioni più severe per giorni settimanali di apertura, numero di cani e orari.

L'ATC Sulmona ha perimetrato sette vastissime aree cinofile temporanee in zone come Monte Pratello, il Genzana oppure Monte Mitra di estremo valore per l'orso, con la conseguenza paradossale che in primavera ed estate si può andare in giro con mute di sei cani per ciascun conduttore mentre in periodi di caccia si può usare un solo cane grazie alle azioni delle associazioni sul calendario venatorio! Quello che per la tutela dell'orso è stato vietato "dalla porta" è rientrato alla chetichella "dalla finestra"!

Le associazioni ritengono quindi doveroso un intervento a vari livelli, dal Comitato VIA regionale che deve fare rispettare le prescrizioni date a suo tempo al Piano Faunistico Venatorio all'ufficio caccia regionale che deve imporre il rispetto del piano e della legge regionale, dal Ministero dell'ambiente e dai parchi che devono ottenere il rispetto del Patom ai Carabinieri-forestali a cui si chiede una verifica dell'azione degli ATC, con particolare riferimento alla mancanza della Valutazione di Incidenza Ambientale, e un controllo serrato sul campo. Nel frattempo bisogna azzerare tutto immediatamente, anche attraverso interventi di auto-tutela da parte degli ATC stessi.

La tutela del patrimonio faunistico italiano viene prima degli interessi dei cacciatori.

Si allega il dossier e una tabella riassuntiva con i dati per ATC.

SALVIAMO L'ORSO
STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE
LIPU - del. Abruzzo
CABS
ALTURA
Info: 3683188739