venerdì 11 agosto 2017

Arci Caccia Abruzzo: Le papere della FIdC

Arci Caccia Abruzzo: Le papere della FIdC
La FIDC in Abruzzo aggredisce persone che avrebbe espulso e che sarebbero passate ad altra associazione venatoria. Regione che vai, giudizio che dai! Ancora più incoerente, a dir poco, è che FIDC dica: “siamo un’associazione venatoria che opera senza l’appoggio di animalisti e ambientalisti”. Più che dedicarsi alla caccia sceglie la polemica, FIDC nasconde il rapporto stretto (e tanto) tra FIDC ed “Ekoclub” financo a distribuirne le tessere e ad avere nelle sedi questa associazione ambientalista riconosciuta. Se ci sbagliamo occorre avvisare urgentemente il Ministero dell’Ambiente, affinché ponga rimedio all’improprio riconoscimento dell’Ekoclub e ne siano fatti dimettere dagli ATC e dai CA i rappresentanti che siedono tra gli Ambientalisti.

Il Presidente regionale FIDC, così poco informato, sembrerebbe inoltre essere stato membro degli organismi di controllo di questa associazione ambientalista a lui ignota. Farne parte serviva alla caccia?

Gli iscritti FIDC sapranno sicuramente anche della partecipazione convinta e del sostegno della loro associazione al Tavolo della fauna selvatica con Legambiente, FIdC, ANUU, ARCI Caccia, nonché del lavoro con l’ISPRA o con i Parchi. Stupisce che non ne abbia consapevolezza uno storico dirigente (anche se non dall’età della pietra), alla guida della FIDC in tutti i livelli ove si decide.

Fonte: cacciando.com del 01 agosto 2017

giovedì 10 agosto 2017

WWF SCRIVE A GOVERNATORI E A MINISTRO AMBIENTE NECESSARIO STOP CACCIA PER FAR RIPRENDERE FAUNA

“DOPO CALDO ESTREMO, INCENDI ESTESI E SICCITÀ, ANIMALI SELVATICI ALTAMENTE VULNERABILI”. IN ABRUZZO BRUCIATI IN 7 GIORNI 10 MILIONI DI METRI QUADRI 

“L’esclusione di qualsiasi ipotesi di apertura anticipata della caccia a qualsiasi specie; il divieto di attività venatoria per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti; una verifica dopo il mese di settembre per valutare la situazione; un’azione capillare di contrasto al bracconaggio”. È quanto chiede il WWF in una lettera inviata al Ministro dell’Ambiente e ai presidenti di tutte le Regioni italiane per chiedere una limitazione dell’attività venatoria nella stagione 2017-2018. 

“Come noto, l’estate 2017 si sta caratterizzando con eccezionali ondate di calore e conseguenti temperature medie molto elevate. Al caldo si somma una drammatica e perdurante siccità (si stima che il deficit a luglio di quest’anno risulti del 45% rispetto alla media dello stesso mese del periodo 1970/2000). Per quanto riguarda gli incendi risulta che sono andati distrutti dal fuoco nel solo mese di luglio oltre 65.000 ettari, comprese estese zone particolarmente pregiate per ricchezza di biodiversità come quelle di Parchi, Siti Natura 2000 e Oasi. Al momento non pare che questa complessa situazione muterà favorevolmente”. In Abruzzo nella sola settimana scorsa sono andati in fumo oltre 1000 ettari di boschi, macchie, prateria e diversi incendi stanno tuttora continuando a fare danni. 

Spiega il WWF nella lettera al ministro e ai governatori: “Un comprensibile allarme eÌ stato lanciato anche dalle associazioni degli agricoltori per lo stato di difficoltaÌ in cui versano gli animali da allevamento, a causa del caldo, della scarsità di acqua, di pascoli, di fieno. Se questa è la condizione degli animali allevati, curati dall’uomo, eÌ altamente plausibile che il patrimonio faunistico nazionale si trovi in larga misura in una condizione di stress che lo rende altamente vulnerabile rispetto ad ulteriori diverse pressioni”. 

“La situazione sarà ancora peggiore per gli uccelli migratori che, da questo mese, iniziano il viaggio verso l’Africa. Questi troveranno, in particolare nelle regioni del centro e del sud, in molte delle tradizionali aree di sosta e alimentazione situazioni altamente mutate e critiche (boschi distrutti dagli incendi, fiumi e zone umide in secca, diffusa siccitaÌ, inaridimento) - continua la lettera del WWF - “I numerosi incendi di questo anno, cosiÌ come gli incendi degli anni passati, comportano una riduzione degli spazi di caccia poiché le aree percorse da incendi devono essere per legge sottratte all’attività venatoria: questo comporta che un numero più elevato di cacciatori si concentri nelle restanti aree aperte alla caccia”. 

Il WWF conclude la sua lettera chiedendo a ogni Regione, in base alle condizioni locali, “un divieto dell’attività venatoria su tutto il territorio regionale, qualora le condizioni di siccità e l’estensione degli incendi abbiano determinato un calo sensibile degli habitat e delle risorse trofiche a disposizione della fauna selvatica; limitazioni temporali e/o spaziali alla caccia a determinate specie, in particolare agli uccelli acquatici, anche tramite il divieto di caccia da appostamento; il blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente e blocco di qualsiasi forma di addestramento cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche”, come già suggerito in passato da autorevoli pareri ISPRA anche in condizioni ben più lievi delle attuali. 

WWF Italia Onlus, Abruzzo 

venerdì 28 luglio 2017

Caos caccia in Abruzzo. Federcaccia contro le altre associazioni venatorie

FEDERCACCIA DENUNCIA: “BARBARO MASSACRO DI CINGHIALETTI A TOSSICIA” E POI SI SCAGLIA CONTRO GADIT, LIBERA CACCIA, URCA, ARCI CACCIA ED ENALCACCIA

dal presidente regionale della federcaccia, Ermanno Morelli, riceviamo:

Federcaccia per mesi è rimasta in silenzio, nonostante la situazione relativa al contenimento dei cinghiali, alla redazione del piano venatorio e tante altre cose stessero degenerando in disprezzo alle leggi. Adesso è giunto il momento di affermare la nostra posizione stanchi delle offese gratuite che quotidianamente vengono offerte in pasto agli organi di informazione per creare confusione, tutelare interessi meramente personali e confondere le idee dell’opinione pubblica.

Prima di stilare un elenco di situazioni ai limiti dell’orrido ci teniamo a confermare il pieno appoggio ai presidenti degli Ambiti territoriali di caccia Vomano e Salinello che perseguono le strade del dialogo e della legalità. Crediamo che in Regione il presidente D’Alfonso debba dare seguito alle promesse che ha garantito davanti a centinaia di cacciatori, che non si faccia legare le mani da un assessore incompetente e da dipendenti incapaci di osservare la legge. Ci auguriamo inoltre che la Procura, dove giacciono denunce ben dettagliate, non insabbi tutto in nome di un falso quieto vivere.

Dopo questa prima premessa subito la questione più brutale e dispiace che solamente noi, che siamo un associazione venatoria, senza l’appoggio di animalisti e ambientalisti, dobbiamo denunciare l’uccisione barbara di cuccioli di cinghiale, partoriti morti da una scrofa incinta uccisa da chi parla di contenimento ma non rispetta tempi regole e soprattutto leggi. In allegato le foto dei cuccioli morti, possibile che nessuno si indigni di ciò a parte noi di Federcaccia? Allora vogliamo fare nomi e cognomi e sottolineare cosa succede nel Teramano.

Gli ultimi in ordine di tempo a sollevare la voce, senza averne titolo più di tanto sono stati gli esponenti della Gadit, il presidente Gaetano Ercole e suo fratello, dirigente Gadit, Ezio. La storia di Ezio Ercole la conoscono tutti nell’ambiente venatorio. Era iscritto di Federcaccia, da dove è stato cacciato, si è iscritto ad Arcicaccia, cacciato anche da lì, è passato a Enalcaccia con lo stesso risultato, sempre insieme al fratello Gaetano. Evidentemente non soddisfatti, sono riusciti a iscriversi a Italcaccia e a farsi espellere anche da questa Associazione. Ad abbundantiam, per alcuni anni Ezio Ercole (novello convinto animalista ambientalista) non ha rinnovato la licenza di caccia, ma all’improvviso, circa un paio di mesi fa ha rinnovato e si è iscritto con la squadra di girata per la caccia al cinghiale di Castel Castagna per attuare il piano di controllo in ossequio e al servizio di chi dalla regione ha ordinato la “tolleranza zero” sui cinghiali, anche se appena nati e quindi tutelati dalle leggi. Per avere un posto dove non poter essere cacciati i due fratelli hanno costituito la sezione Gadit.. Un’associazione dove alcune persone che credevano nell’ambientalismo si sono dimesse quando hanno capito che erano solo a sostegno del presidente che andava in accordo con un funzionario regionale dell’ufficio caccia. Dopo le loro dimissioni (abbiamo le prove) sono stati anche minacciati di non raccontare in giro cosa avevano visto.

Le azioni della Gadit le conosciamo sulla nostra pelle. Verbali fatti a cacciatori, censitori di beccaccia, che erano stati autorizzati dagli Atc e che poi sono stati archiviati. La Gadit dovrebbe controllare l’esecuzione corretta del piano di contenimento, invece preferisce solo attaccare gli Atc e Federcaccia.

Altro punto della questione: Libera Caccia chiede le dimissioni dei presidenti degli Atc. Negli Ambiti territoriali di Caccia c’è come loro rappresentante Bruno Santori, che è anche vicepresidente nazionale di Libera Caccia e in questa veste ha proposto di tutelare gli Atc, proposta votata all’unanimità da cacciatori, agricoltori e ambientalisti rappresentati all’interno. Parliamo di Urca, associazione ambientalista che dovrebbe tutelare gli animali e che si è costituita a sostegno della Regione che con quel piano di contenimento vuole distruggere gli animali (e le foto dei cuccioli uccisi ne sono la conferma). Urca ha scelto di essere difesa dall’avvocato Olivieri, che è anche presidente provinciale di Enalcaccia, che al Tar si è limitato (anche qui abbiamo le prove) a fare un copia e incolla delle memorie presentate dai legali della Regione che a loro volta avevano fatto un copia e incolla della relazione predisposta dal funzionario Castiglione. Come fa il presidente di Urca a chiedere le dimissioni dei presidenti Atc quando lui è presidente di una associazione ambientalista che dovrebbe tutelare i cuccioli di cinghiale?

L’Arci Caccia ( Segretario regionale Massimiliano De Luca e provinciale Massimo Sordini) che a parole ha sempre propugnato la caccia basata sulla “ GESTIONE”, in questa occasione preferisce avallare e tutelare ad ogni piè sospinto l’operato dell’Ufficio caccia regionale o, per essere più precisi le iniziative estemporanee del funzionario regionale Castiglione.

Queste associazioni anziché attaccare gli Atc che anche nei giorni scorsi davanti a centinaia di cacciatori hanno illustrato, leggi alla mano, gli errori e le incompetenze della Regione, dovrebbero preoccuparsi dell’operato degli uffici regionali su cui, speriamo, stia indagando la procura, anche in considerazione che loro e la Regione hanno già fatto indagare la Procura sull’operato degli Atc senza cavare un ragno dal buco.

Sembra che in questi giorni violare le leggi sia consentito. Nei giorni scorsi (anche qui ci sono prove) per ben tre volte è stato chiamato il 1515, la Forestale carabinieri di Torricella Sicura, la Forestale carabinieri di Crognaleto, la Forestale carabinieri di Teramo, per farli intervenire a Valle Canzano dove alcuni cacciatori avevano segnalato la presenza di cacciatori a fare battute che avrebbero dovuto fare battuta nel territorio di Tossicia. Nessun intervento di controllo. Abbiamo solamente assistito a uno scarica barile.

Per la cronaca i cinghialetti morti sono stati trovati martedì dalla squadra birillo a Tossicia. La madre è stata ammazzata sabato scorso mentre partoriva, i cuccioli abbandonati sul posto. Questo è quanto accade. Ogni commento mi sembra superfluo.

Ermano Morelli, presidente regionale di Federcaccia
 

giovedì 27 luglio 2017

LE GUARDIE AMBIENTALI D’ITALIA CHIEDONO ALLA REGIONE UNA VERIFICA SULL’OPERATO DEGLI ATC VOMANO E SALINELLO


L’ultima iniziativa dei Presidenti degli AATTC Vomano e Salinello, tesa ad affossare il piano di controllo della popolazione di cinghiali predisposto dalla regione Abruzzo, vanificando il lavoro svolto per la sua predisposizione e l’efficacia attesa, è naufragata miseramente per il provvedimento adottato dal TAR L’Aquila di rigetto della richiesta di sospensione formulata dagli stessi e di conseguenza, noi G.A.DIT, non possiamo far altro che condividere e sostenere la richiesta di dimissioni dei vertici ATC Vomano e Salinello espresse dalle associazioni ArciCaccia, EnalCaccia, Liberacaccia e Urca.
Tale presa di posizione, spiega il presidente Ercole Gaetano che giunge dopo diversi confronti sulla stampa locale e non solo, è giustificata anche dalle divisioni e dalle spaccatura provocate nel mondo venatorio, dalla gestione degli attuali vertici degli AATTCC che si sono dimostrati sordi alle indicazioni ed alle offerte di leale collaborazione che in più circostanze abbiamo formulato tenendo in considerazione gli aspetti e gli effetti provocati sull’ambiente, sull’agricoltura, sulla pubblica incolumità e sull’esercizio “dell’ars venandi ” stessa. Noi abbiamo sempre creduto che la caccia, esercitata nei modi previsti dalla legge, con trasparenza e senza “strane alchimie”, sia un patrimonio di tutti, Associazioni di Cacciatori, Agricoltori e Ambientalisti da gestire, con equilibrio e competenza, nell’interesse e nel rispetto della collettività a vario titolo interessata ma, l’esperienza fin qui maturata, lascia spazio al dubbio che così non sia.
Infatti, mentre è stato spesso letto, che, ai convegni da essi stessi organizzati, i presidenti Porrini e Sabini avrebbero invitato le Associazioni Ambientaliste e addirittura sembrava che parlassero anche a loro nome, nella realtà ciò non è avvenuto: Né Noi GADIT (salvo qualche raro caso in cui la finalità era quella di delegittimarle) e neppure WWF, Legambiente, CAI o altre Associazioni Ambientaliste maggiormente rappresentative hanno mai ricevuto l’invito a parteciparvi; forse è stata invitata l’Ekoclub che, per quanto a conoscenza, risulta essere costituita da cacciatori associati alla Federcaccia, con tutto quanto ne possa discendere!
Noi riteniamo che per l’importanza che rivestono, gli ATC che gestiscono cospicui fondi pubblici, meritino una guida diversa che ascolti tutti gli attori e che si adoperi seriamente per una gestione che possa portare risultati positivi e concreti e, magari solo allora, esporli nel corso di incontri pubblici aperti a tutti e non solamente ad un pubblico amico e compiacente.

Agli esiti del pronunciamento del TAR, dei ritardi nell’attuazione del piano di controllo del cinghiale, del tergiversare per l’attuazione dello stesso nelle zone non vocate per la specie attraverso la richiesta di un pretestuoso quanto illogico censimento e dei danni all’agricoltura che di conseguenza si sono verificati, crediamo che il mondo agricolo e non solo si ponga alcune semplici domande: chi pagherà i danni che le colture hanno subito a seguito della sospensiva inizialmente accordata dal TAR? E chi sosterrà le spese per il ricorso al Tar proposto dagli ATC e respinto dal Tribunale? La risposta ovviamente è scontata: La Collettività. Non sembra che qualcosa non torna?

A sostegno del settore agricolo e zootecnico, con evidente presa di distanze dall’operato degli AATTCC teramani, è l’iniziativa assunta dalla Copagri a sostegno della Regione Abruzzo e dalla Coldiretti che non vedendo adeguatamente tutelati i propri iscritti dalla piaga dei danni da cinghiali, hanno disposto il ritiro dei propri rappresentanti dagli AATTCC.

Per quanto sopra e dopo tanti tentativi “di zittirci”, non riusciti, quindi, anche Noi chiediamo con fermezza, che la Regione Abruzzo verifichi approfonditamente l’operato degli A.T.C. teramani e si adoperi affinchè la gestione di tali Enti con finalità pubbliche , sia svolta con l’intelligenza del buon padre di famiglia, in modo da evitare, per il futuro, che modalità non appropriate, facciano diventare parti della società civile estranea al “mondo venatorio” vittime dello stesso, conclude Ercole Gaetano.

Fonte: certastampa.it del 26 luglio 2017

Abruzzo: Federcaccia contro Federcaccia

SCOPPIA DISFIDA DELLA BECCACCIA, POLEMICHE PER INVITI FESTA CACCIATORE

CHIETI - Volano schioppettate, per fortuna solo verbali, nel mondo venatorio abruzzese. Francesco Petrella, delegato regionale della Federazione Italiana della Caccia sulla specie Scolopax Rusticola, volgarmente detta beccaccia, lancia infatti pesanti accuse contro la Federazione della Caccia provinciale di Chieti che organizza per il 29 e 30 luglio la Festa del cacciatore con ospite Paolo Pennacchini, presidente della Federazione associazioni nazionali Beccacciai del Paleartico Occidentale (Fanbpo).

Una presenza quella di Pennacchini, per nulla gradita a Petrella.

"Pennacchini - spiega infatti Petrella, - nel suo ruolo di presidente Fanbpo, ha sempre espresso posizioni contrarie all’indirizzo gestionale della Federazione della Caccia d’Abruzzo, non posso che essere, pertanto, meravigliato dell’iniziativa di invitarlo come ospite alla Festa della Caccia”.

Petrella ricorda poi che l’Ufficio avifauna migratoria della Federazione della Caccia d’Abruzzo ribadisce che l’unica collaborazione in atto con i club specialistici sulla beccaccia è quella con l’Associazione amici di Scolopax Onlus.

"In qualità di delegato regionale della Federazione Italiana della Caccia, stigmatizzo fortemente il comportamento della federazione provinciale di Chieti, della sua presidenza e dell’intero consiglio direttivo, in quanto l’iniziativa della federazione disattende e viola gli agli indirizzi gestionali della Federcaccia Abruzzo. Chiedo, sulla base di questa nota ufficiale inviata anche alle Federazioni Provinciali e ai federcacciatori, di ricevere immediate delucidazioni dalla Presidenza Regionale della Federcaccia Abruzzo e all’intero consiglio direttivo".

"Anche in qualità di vicepresidente nazionale dell’associazione Amici della Scolopax Onlus – conclude Petrella - sono in attesa chiarimenti da parte di Federcaccia, in virtù degli ottimi rapporti di collaborazione tra le due realtà. E’ tempo di fare chiarezza".

Fonte: abruzzoweb.it del 26 luglio 2017

mercoledì 26 luglio 2017

CALENDARIO VENATORIO/ I CACCIATORI TORNANO AD ATTACCARE PEPE: «REGIONE LATITANTE»


E’ manifesta la volontà politica di non risolvere i problemi della caccia. L’assenza dell’assessore regionale Dino Pepe al confronto sulle problematiche venatorie organizzato dagli ambiti territoriali di caccia Vomano e Salinello ne è stata la conferma. L’assessore, invitato con largo anticipo all’incontro, solo nel pomeriggio di ieri, dopo essere stato a pranzo a Cesacastina, ha preferito cenare a Martinsicuro con i suoi colleghi di corrente, per parlare, e assaggiare, di vongole. Non che le questioni dei pescatori siano meno importanti, ma sicuramente meno urgenti, in considerazione che si trattava di una conviviale piuttosto che di un dibattito costruttivo.
Gli Ambiti territoriali di Caccia ne prendono atto e ringraziano il capogruppo regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri e quello del Pd, Sandro Mariani, che hanno partecipato all’incontro e hanno preso a cuore le problematiche del mondo venatorio. Non possiamo non sottolineare il totale disinteresse dimostrato dagli altri consiglieri regionali, eletti anche con i voti dei cacciatori teramani, sia di maggioranza sia di minoranza.
Alla data di oggi il calendario venatorio è ancora un discorso vuoto, con contenuti inappropriati, che necessita una forte accelerata e, soprattutto, l’integrazione con i suggerimenti avanzati agli uffici dell’assessorato in linea con quanto accade nel resto d’Italia.
. Anche il presidente dell’Atc Salinello, Francesco Sabini è molto critico. .
E proprio Lorenzo Sospiri, nel suo intervento, ha sconfessato le promesse che il presidente della Regione Luciano D’Alfonso aveva fatto nel corso del primo incontro realizzato a Castelnuovo Vomano. Il capogruppo di Forza Italia ha sottolineato che se D’Alfonso avesse voluto dar seguito a quanto raccontato al vasto pubblico .
Il capogruppo del Pd, Sandro Mariani, invece, condivide in pieno le rimostranze evidenziate da Franco Porrini contro l’assessore Pepe e ha assicurato che in consiglio regionale farà valere fino alla fine il suo ruolo politico .

Fonte: certastampa.it del 25 luglio 2017

lunedì 17 luglio 2017

Caos vertenza cinghiali Abruzzo: la Coldiretti esce dagli ATC teramani


CINGHIALI, COLDIRETTI ESCE DAGLI ATC TERAMANI, SI DIMETTONO I QUATTRO RAPPRESENTANTI
Hanno presentato formalmente le proprie dimissioni i 4 rappresentati di Coldiretti all’interno degli ATC Vomano e Salinello, in provincia di Teramo, come risposta al contenzioso che si è creato tra ATC e la Regione, scaturito nel fermo dell’abbattimento della fauna selvatica che sta peggiorando, nei fatti, una situazione già critica. “Con il ritiro dei nostri rappresentanti esprimiamo formalmente la nostra contrarietà ad una situazione di emergenza che va risolta una volta per tutte al di là degli inutili contenziosi che si stanno sviluppando per i motivi più disparati – dice Coldiretti Abruzzo – è un fatto che gli agricoltori, ma anche i semplici cittadini, sono in difficoltà e i cinghiali sono diventati un allarme sociale. Non è escluso che, nei prossimi giorni, ritireremo tutti gli altri rappresentanti dai diversi Ambiti territoriali di caccia per far capire in modo chiaro ed evidente che c’è bisogno di una sollecita ed immediata risposta al problema, a partire dalla ristrutturazione degli stessi Ambiti territoriali che, allo stato attuale, servono a poco. Coldiretti comunica inoltre di aver presentato nei giorni scorsi alla Regione anche un decalogo dettagliato con le azioni e le misure da mettere in campo per contrastare il fenomeno della fauna selvatica, una situazione emergenziale che necessita di una attenzione particolare. Nel dettaglio, la proposta di Coldiretti – che affronta la problematica dai diversi punti di vista – si articola in tre “mission” fondamentali: la salvaguardia dell’incolumità pubblica, la tutela del reddito delle imprese e la diminuzione della spesa pubblica in tema di costi sociali e di specifici indennizzi. “L’annosa problematica dei cinghiali va risolta una volta per tutte e deve trovare la parola fine – dice Giulio Federici Direttore di Coldiretti Abruzzo – abbiamo superato tutti i limiti e la situazione, in considerazione della stagione e del proliferare degli esemplari a caccia di cibo, potrebbe ancora peggiorare. Bisogna fare presto e Coldiretti, in proposito, non esclude ulteriori manifestazioni o azioni di tutela del reddito degli agricoltori”.

Fonte: certastampa.it del 16 luglio 2017

venerdì 14 luglio 2017

Abruzzo: l’esercito per fronteggiare i cinghiali. Ancora Paralipomeni alla Batracomiomachia?

di Giacomo Nicolucci

Il governatore della Regione Abruzzo, nel corso di un magniloquente evento pubblico su tematiche diverse e più generali – cui ha partecipato lo scrivente –, ha annunciato il ricorso all’impiego dell’esercito per risolvere la cosiddetta “emergenza cinghiali”. Diciamola tutta: che un presidente di Regione, sospinto dall’impeto istituzionale e mediatico di un problema di non marginale rilevanza – e ovviamente non conoscendo i termini ecologico-ambientali e giuridici del problema – dichiari di voler dispiegare la forza totale dell’esercito per porvi rimedio ci sta pure. È icastico, mediatico, demagogico.

Ma non ci sta la sintesi, e quindi la confessoria dichiarazione della totale incapacità e incompetenza dei suoi diversi uffici regionali e delle articolazioni periferiche dello Stato ad affrontare, sul territorio regionale, quantomeno con i rimedi da breve termine, la questione.

Eppure basterebbe poco. Magari e soprattutto “copiando” presso gli altri paesi che sanno fare gestione faunistica ed agro-forestale da qualche centinaio d’anni… in ogni caso, occorre innanzitutto prendere atto della generale, complessa e radicale trasformazione del paesaggio rurale, con l’estesa espansione di aree a copertura arborea o comunque di incolti e macchie, prediletti dalla specie; ciò, a ridosso dei centri urbani, delle aree coltivate e delle arterie viarie, determina sillogisticamente le diverse situazioni di difficile compatibilità.

Dunque occorre considerare che la gestione venatoria non è l’unica strada percorribile e forse nemmeno la prima, ma senz’altro quella adesso sotto i riflettori.

Ma si deve anche ammettere, una volta per tutte, che buona parte dei guasti sino ad oggi manifestatisi appartengono all’insipiente, incapace e corrotta gestione venatoria (attuata, sino ad oggi, per interessi assolutamente non compatibili né con le esigenze della conservazione della fauna selvatica e né con le economie agro-forestali).

Quindi si devono riscrivere le regole giuridiche “tutte” (dalla l. 157/1992 all’ultimo dei regolamenti o piani regionali) unicamente in funzione della dimensione sostenibile e quali-quantitativa del prelievo venatorio del cinghiale (e non solo), calata su aree omogenee a differente finalità gestionale.

E, per conseguenza, si devono demolire tutte le istituzioni e i luoghi di potere delle note lobby che impediscono l’attuazione di siffatto sistema di gestione, fra cui spiccano in primis gli Atc che, lottizzati da consorterie, fratellanze, connivenze e quant’altro, impegnati nei cospicui ed economicamente rimarchevoli lanci di selvaggina, difficilmente avranno l’indipendenza e la competenza già solo per attuare gli obblighi gestionali previsti dalla (pur pessima) legge quadro sulla caccia ma mai attuati.

Si deve, infine, anche riconoscere che la fauna selvatica, per il progressivo abbandono delle attività agro-silvo-pastorali tradizionali (a volte, in passato, anche eccessive quanto a sfruttamento del territorio: si pensi solo agli immani disboscamenti degli Appennini risalenti a secoli orsono) è ormai regolarmente alle porte della città e frequentemente anche dentro, come non si era mai visto in precedenza. Ciò impone di ri-tarare la logica di approccio alla stessa e quindi di modificare le risposte, ma non soltanto in senso difensivo e repressivo.

Si ode solo parlare di abbattimenti e piani di controllo, ma giammai, come si usa in altri paesi evidentemente più esperti e civili, di tutela della sicurezza della circolazione stradale mediante recinzioni e sovrappassi/sottopassi, nemmeno di interventi sul paesaggio rurale.

La soluzione finale sarà, invece, quella di rimettere la questione al Consiglio Supremo di Difesa?

Fonte: greenreport.it del 14 luglio 2017 

mercoledì 28 giugno 2017

Contenimento dei cinghiali: situazione al collasso, l’ATC presenta una denuncia alla procura

Teramo. Una formale denuncia per quello che sta succedendo nell’ambito del contenimento dei cinghiali è arrivata sui tavoli della Procura della Repubblica di Teramo. Il presidente dell’ATC Vomano Franco Porrini e il suo collega presidente dell’ATC Salinello, Francesco Sabini, sono stati questa mattina in Procura per mettere nero su bianco, attraverso una denuncia querela, la questione relativa alla pianificazione delle attività di controllo sui cinghiali, sull’intero territorio regionale. Porrini e Sabini nella loro denuncia hanno ricordato la delibera di Giunta regionale con cui veniva pianificato il controllo dei cinghiali. Delibera che presentava, sulla base delle loro valutazioni, elementi di forte criticità e manifesta illegittimità. Situazioni che le istituzioni e le associazioni del mondo venatorio e agricolo avevano fatto presente alla stessa amministrazione regionale. Prima ancora dell’incontro pubblico che si è svolto nelle scorse settimane a di Castelnuovo Vomano, i responsabili degli ATC avevano lamentato la mancata intesa con gli ambiti territoriali di caccia e l’omessa attività di prevenzione obbligatoria imposta dalle leggi nazionali e regionali. La Regione Abruzzo aveva anche introdotto una nuova figura il responsabile di settore senza indicare i criteri di nomina e i requisiti necessari, anche questo motivo presunto secondo Sabini e Porrini, di illegittimità II denunciati della delibera di Giunta regionale. Lo stesso presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, aveva indirizzato una lettera ai comandi provinciali della Polizia Provinciale di tutta la regione con la quale invitava a sospendere ogni iniziativa legata al piano di controllo dei cinghiali per valutare eventuali modifiche e variazioni.

mercoledì 21 giugno 2017

Abruzzo. Domani il calendario venatorio all’esame del Comitato VIA regionale. Pronte le osservazioni del WWF

Comunicato stampa 21 giugno 2017 


Domani il calendario venatorio all’esame del Comitato VIA regionale

Pronte le osservazioni del WWF: evitare di avallare gli errori filo-caccia del passato


Domani il Comitato VIA regionale esaminerà il calendario venatorio regionale 2017/18.

Dopo aver inviato nei mesi scorsi documenti all’Assessore Pepe e ai funzionari regionali, il WWF ha prodotto delle osservazioni che ha trasmesso ai componenti del Comitato. L’Assessorato di Pepe, infatti, continua a ripetere gli errori del passato, tutti e sempre tesi a favorire i cacciatori. Errori che, è bene ricordare, negli anni scorsi, grazie ai ricorsi amministrativi del WWF, sono stati sempre censurati dal Tribunale Amministrativo Regionale.

I problemi sono gli stessi degli anni passati: mancanza di censimenti su cui effettuare le valutazioni in merito alla possibilità di cacciare determinate specie (ad esempio: la beccaccia), allungamenti ingiustificati dei periodi di caccia (ad esempio: tordo bottaccio, tordo sassello e cesena, oltre la stessa beccaccia), inapplicabilità e parzialità per quanto riguarda il divieto di utilizzo dei pallini di piombo (pericolosi per l’ambiente, la fauna e lo stesso uomo), deregulation totale nella caccia al cinghiale che praticamente potrà essere cacciato tutto l’anno con conseguenti problemi anche su tutte le altre specie ad iniziare dall’Orso bruno marsicano (specie a concreto rischio di estinzione), nessuna attenzione ad aree ad alto valore ambientale e con concentrazione di rapaci in migrazione come la Piana delle Cinquemiglia e i colli limitrofi, ecc.

“In pratica, la Regione Abruzzo fa finta di non capire”, evidenzia Luciano Di Tizio, Delegato del WWF Abruzzo. “Ogni anno “l’Assessorato dei cacciatori” prova a far passare pratiche di caccia non consentite al solo scopo di accontentare la parte più retrograda del mondo venatorio, rinunciando al proprio mandato di gestire la fauna nell’interesse della collettività e non di una minoranza armata. E ogni anno questi tentativi vengono inesorabilmente bocciati! Ci chiediamo come fa un organismo che dovrebbe essere tecnico come il Comitato VIA a non prendere atto dell’evidenza dei fatti, sia dal punto di vista scientifico che non normativo. È ovvio che se la Regione dovesse insistere su questa strada, ci troveremo costretti a fare nuovamente ricorso al TAR per l’annullamento. Nell’attesa che, prima o poi, anche la magistratura contabile si decida a valutare tali comportamenti”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 14 aprile 2017

Abruzzo. Incostituzionale la legge regionale che autorizza attività cinofile nei parchi. Legislatore regionale ci ricasca e regala l’ennesima brutta figura eppure c’era chi aveva messo in guardia

PESCARA. La Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.4 della legge regionale n.11/2016 che autorizzava lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche, per almeno otto mesi l'anno, su una porzione del territorio rientrante nelle aree protette regionali, per «favorire lo sviluppo sostenibile delle aree interne attraverso l'incremento del turismo cinofilo». 


Secondo la Corte Costituzionale «la presenza, autorizzata con legge, di cani, estranei all'habitat tutelato, all'interno dei parchi e delle riserve regionali è ad un tempo lesiva degli obblighi comunitari e dei livelli minimi di tutela ambientale prescritti dal legislatore nazionale e contrasta, quindi, con l'art. 117, primo e secondo comma, lettera s), della Costituzione».

«Per costante orientamento di questa Corte - si legge nelle motivazioni della sentenza - l'addestramento dei cani va ricondotto alla materia della caccia, in quanto strumentale all'esercizio venatorio (sentenza n. 350 del 1991 e sentenza n. 303 del 2013), ed è sottoposto alla medesima disciplina. Pertanto, la possibilità del suo svolgimento all'interno delle aree regionali protette - determinata dal fatto che l'art. 4 della legge reg. Abruzzo n. 11 del 2016 non ha escluso, dalle attività cinofile autorizzate, quelle riferite ai cani da caccia - viola il divieto previsto dall'art. 21 della legge n. 157 del 1992 e incide sulla tutela minima garantita dalla normativa nazionale di protezione della fauna».

Per la Consulta «il vizio di illegittimità costituzionale della legge reg. Abruzzo n. 11 del 2016 non può essere superato dalla delimitazione temporale e spaziale delle attività, che sono autorizzate per otto mesi l'anno e su una quota parte dell'area protetta».

«In primo luogo - spiega la Corte - l'argomento non è spendibile per la disposizione transitoria, che non contempla tali limitazioni. In ogni caso, va considerato che il legislatore statale non distingue, all'interno delle aree protette, sottozone in relazione alla specifica attività esercitabile, ma prescrive un indistinto sistema di protezione, quale livello minimo di tutela ambientale, in cui è incluso il divieto di disturbo delle specie animali in tutta l'area, derogabile soltanto a seguito della valutazione dell'ente parco. Peraltro - prosegue la Corte - tale divieto di disturbo, in riferimento ad alcuni animali protetti che popolano i parchi abruzzesi, quali il lupo, l'orso bruno e il camoscio, trova puntuale corrispondenza, senza possibilità di deroghe, nell'art. 8 del d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche)».


AVVERTIMENTI INASCOLTATI

La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus per prima, già il 28 aprile 2016, aveva segnalato la questione al Governo per chiederne l'impugnativa con una dettagliata norma sulle plurime normative violate, sia di carattere nazionale che internazionale.

«Si tratta di una "legge vergogna" che permette, unico caso in Italia, l'addestramento cani per tutto l'anno nelle aree protette regionali», denunciò Augusto De Sanctis.

La Stazione ornitologica chiese al Consiglio regionale di votare immediatamente una legge di un articolo per l'abrogazione totale delle norma.

Il Consiglio dei Ministri scrisse: «lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali contrasta con le norme nazionali, europee e internazionali in materia di protezione della fauna e viola, quindi, l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali», e l’articolo 117, primo comma, della Costituzione, che impone al legislatore, anche regionale, il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali».
 
Il Wwf ricorda invece che: «La vergognosa legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali. Fa specie in particolare il voto favorevole di forze politiche che si dicono favorevoli alla tutela ambientale. Evidentemente il sì alla norma che apre la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli non è stato un errore di percorso ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse. È impressionante anche la rapidità con la quale questa leggina è passata a confronto con i tempi biblici che il Consiglio applica quando si tratta di provvedimenti di segno opposto come ad esempio l’approvazione dei Piani di gestione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria), che giacciono nei cassetti a dispetto di una procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea sulla mancata trasformazione dei SIC stessi in Zone Speciali di Conservazione».
 

giovedì 13 aprile 2017

Abruzzo. Cancellata dalla Corte Costituzionale la legge regionale che consentiva ovunque l’addestramento dei cani da caccia. Bocciata la politica abruzzese che privilegia il mondo venatorio.



Comunicato stampa del 13 aprile 2017

La sentenza 74/2017 cancella la legge regionale che consentiva ovunque l’addestramento dei cani da caccia

La Corte Costituzionale boccia la politica abruzzese che privilegia il mondo venatorio

Resta la vergogna sull’intero consiglio regionale per una “leggina” insensata subito contestata da WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness, Salviamo l’Orso e da Federparchi. Una legge subito “osservata” dal Governo centrale e ora finalmente cancellata
cani da caccia attaccano una volpe

Il WWF esprime soddisfazione per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge regionale n. 11/2016 di modifica della l.r. 38/1996 (approvata in Consiglio Regionale il 5 aprile e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 14 aprile dello scorso anno). Un provvedimento vergognoso, approvato benché in evidente contrasto con le legge quadro 394/91 sulle aree protette e con la stessa legge 157/92 sull’attività venatoria. Con tale normativa si sarebbe voluto consentire lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche all’interno delle aree protette regionali. In pratica diventava possibile addestrare e allenare cani da caccia e persino organizzare gare cinofile, su tutto il territorio del Parco Regionale Velino Sirente e su quello delle Riserve regionali durante l’intero corso dell’anno. Contro il Provvedimento insorsero Federparchi e le associazioni ambientaliste. Il WWF diramò con Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness e Salviamo l’Orso la nota congiunta che si riporta in calce al presente comunicato. Nel testo si chiedeva al Consiglio regionale di fare un passo indietro cancellando in proprio una norma allucinante. Non è stato così. Il Consiglio regionale non ritornando sui propri passi ha preferito guadagnarsi la vergogna, di fronte all’opinione pubblica, per aver cercato di varare una legge insensata e, ora lo sappiamo ufficialmente, anche illegittima.

giovedì 30 marzo 2017

Regione Abruzzo. Commissari d’esame per cacciatori senza titoli ed incompatibili

faccia da culo 
Con delibera di Giunta Regionale 21, del 26 gennaio 2017, la Regione Abruzzo ha nominato la Commissione d’esame per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio venatorio della Provincia di Chieti in seguito alla scadenza di mandato della passata commissione. 

Per questo, tutti gli aspiranti cacciatori possono tirare un sospiro di sollievo dopo il blocco degli esami da diversi mesi. Notizia apparentemente banale alla luce della decisione assunta dalla Giunta. Ma, lo scoop qual’ è? Semplice. Quasi tutti i commissari d’esame sembrerebbero non avere titoli per rivestire il ruolo di nomina in barba alle leggi dello Stato e alle logiche di trasparenza, imparzialità e obiettività che una commissione abilitante dovrebbe avere. Quasi tutti i nominati rivestirebbero inoltre ruoli dirigenziali nelle varie associazioni venatorie provinciali. 
Addirittura è stato nominato, in qualità di Presidente della suddetta commissione, il Vice Presidente regionale dell’ Associazione venatoria FIDC e ciò in palese violazione delle condizioni minime di compatibilità ed imparzialità che una commissione, nell’esercizio delle funzioni, dovrebbe garantire. Tra l’altro cosa di non poco conto, la Legge quadro dello Stato italiano, Legge 157/92 “ Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma”, art. 22, obbliga che nella commissione operino esperti qualificati in ciascuna delle materie d’esame, con la presenza di un laureato in Scienze biologiche o in Scienze naturali esperto in vertebrati omeotermi (zoologia applicata alla caccia).
Per esperti qualificati, dicitura riportata anche nella L. R. 10/2004, si intendono non soltanto esperienze maturate sul campo, ma specifici titoli di studio universitari e corsi di specializzazione. Non risulta che la commissione nominata abbia almeno un commissario laureato in scienze naturali o biologiche, sicuramente nel caso specifico della materia “zoologia applicata alla caccia”.
Non risulta, tra l’altro, che la Regione Abruzzo abbia pubblicato il bando di interesse pubblico per la scelta del nuovo Presidente di Commissione. Chi ha vagliato i curricula e le dichiarazioni dei commissari nominati? Come può accadere tutto questo? Aspettiamo riposte.
Fonte: quiquotidiano.it del 24 marzo 2017

domenica 19 marzo 2017

Piano Faunistico Venatorio Abruzzo: Pepe illustra le linee guida

(2017-03-17 12:14)(REGFLASH)

Pescara, 17 mar. E' stato illustrato, questa mattina, a Pescara, la convenzione stipulata tra la Regione Abruzzo e l'Ispra, che detta le linee guida per la redazione del piano faunistico venatorio regionale. Il piano, più volte modificato, risale al 1992. "Si tratta di un accordo importante con l'istituto ministeriale più prestigioso che si occupa di fauna selvatica e ambiente - ha osservato l'assessore alle politiche agricole Dino Pepe - sia rispetto alla fase propedeutica, sia alla successiva fase delle connesse procedure ambientali introdotto dalle copiose direttive comunitarie".
Il piano faunistico venatorio è il principale strumento di pianificazione regionale finalizzato alla programmazione differenziata del territorio a fini faunistici e venatorio; in Abruzzo fu approvato nel 1992 e da allora, salvo alcune modifiche proposte dalla province, non ha mai avuto una revisione organica. 
"Oggi - sottolinea Pepe - il patrimonio faunistico è profondamente cambiato rispetto al 1992, pensiamo ad esempio alla differente presenza degli ungulati, in particolare i cinghiali, e quindi è necessario e reso improcrastinabile l'approvazione di un nuovo piano". Tra le attività principali previste dalla convenzione ci sono il coordinamento del gruppo di lavoro per la redazione del piano e il supporto per la realizzazione della Vas, la redazione delle carte di vocazione faunistica per le specie presenti sul territorio comunale (ungulati, lepre, starna, fagiano, quaglia beccaccia, coturnice, allodola, lupo e orso), l'elaborazione di linee di indirizzo per la specie di interesse gestionale, la redazione della cartografia per i comprensori faunistici dove localizzare gli Atc e le linee d'indirizzo per gli Atc sulle attività che andranno a svolgere sia in campo faunistico che gestionale degli istituti di protezione.
(REGFLASH) GILPET170317

lunedì 6 marzo 2017

Abruzzo. Autorizzata la caccia al cinghiale fino a giugno. Il WWF: si prende in giro chi subisce danni portando avanti una “soluzione” che non risolverà mai il problema

Comunicato stampa 24 febbraio 2017


La Regione Abruzzo autorizza la caccia al cinghiale fino a giugno

DEREGULATION DELLA GESTIONE VENATORIA


Si accontenta il mondo venatorio, primo responsabile del proliferare dei cinghiali, e si prende in giro chi subisce danni portando avanti una “soluzione” che non risolverà mai il problema


La Regione Abruzzo ha autorizzato la caccia di selezione al cinghiale fino al mese di giugno. Già a partire da febbraio, è previsto l’abbattimento di un certo numero di capi, a opera di cacciatori selecontrollori secondo la tecnica della postazione fissa, anche all’interno delle Zone di Protezione Esterna delle aree protette regionali e del Parco Nazionale d’Abruzzo, alcune delle quali estremamente delicate per la presenza dell’Orso bruno marsicano.

Sebbene da una parte il Piano di Azione per la tutela dell’orso bruno marsicano (PATOM) preveda che il potenziale impatto sull’orso derivante dall’attività venatoria è limitato alla sola caccia al cinghiale in braccata, dall’altra lo stesso chiede una implementazione delle buone pratiche di gestione sulla base di apposita cartografia di presenza della specie al fine di minimizzare i fattori di disturbo: ebbene è doveroso sottolineare che autorizzando la caccia in un periodo estremamente delicato per la riproduzione di molte specie tutelate e oggetto di particolare attenzione come l’Orso bruno marsicano, si sta di fatto andando NON a ridurre, ma ad aumentare i fattori di disturbo, contravvenendo a quanto richiesto dal PATOM, di cui la stessa Regione Abruzzo è cofirmataria.

La Regione Abruzzo sostiene inoltre di voler contrastare il fenomeno dei danni provocati dai cinghiali alle produzioni agricole, dimenticando però che prima di procedere agli abbattimenti si dovrebbero promuovere “misure di prevenzione” che invece, inspiegabilmente, sembrano essere di difficile attuazione per la Regione e per gli Ambiti Territoriali di Caccia. Questi ultimi, in particolare, dovrebbero mettere in atto una serie di misure ambientali e di prevenzione del danno prima di autorizzare gli abbattimenti, soprattutto in un territorio, come quello abruzzese, che fa della natura il suo spot pubblicitario per creare valore economico.

Dal punto di vista dell’efficacia degli abbattimenti per ridurre i danni, da anni numerosi studi scientifici hanno dimostrato che non vi è alcuna relazione tra l’entità dei danni e il numero di cinghiali presenti in un’area. L’estensione e la quantità delle colture distrutte, infatti, va rapportata ad altri fattori come la destrutturazione delle popolazioni di cinghiali, il grado di disturbo antropico a queste popolazioni e l’accessibilità dei coltivi. Nell’analizzare la situazione e nell’individuazione delle soluzioni, bisognerebbe considerare la quantità e qualità dei danni all’agricoltura, le caratteristiche ambientali dell’area, la consistenza della popolazione, i dati sull’attività venatoria: tutti elementi che non sembrano essere stati presi in considerazione, dato che molte delle zone nelle quali la Regione ha autorizzato la caccia di selezione non registrano affatto danni all’agricoltura da parte del cinghiale o altro ungulato.

Ancora una volta si deve tristemente constare che le Aree protette, le associazioni ambientaliste e il mondo scientifico sono stati totalmente esclusi da decisioni che dovrebbero vederli invece coinvolti, specie quando si parla di gestione e pianificazione ambientale.

«È bene essere chiari su un punto - dichiara Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo -. Al di là dell’aspetto etico degli abbattimenti, ci troviamo di fronte a una presa in giro di quanti subiscono danni. Tutta questa operazione appare l’ennesimo tentativo della politica abruzzese di “accontentare” il mondo venatorio, strumentalizzando quello agricolo, e non un metodo serio per affrontare la problematica cinghiale in modo tecnico e scientifico, trovando soluzioni vere e durevoli. Si insiste a cercare una soluzione alla gestione faunistica affidandosi ai cacciatori, quando il mondo venatorio, in particolare proprio per il caso dei cinghiali, è il principale responsabile di questa situazione visto che i cinghiali sono stati introdotti in Abruzzo e in tante altre regioni italiane proprio a scopo venatorio».

Invece che dare il via a questa ennesima, inutile mattanza, la Regione Abruzzo dovrebbe avere il coraggio di mettere a punto un piano di gestione del cinghiale basato su criteri tecnico-scientifici e che prescinda totalmente dai “desideri” dei cacciatori i quali, oltretutto, non hanno alcun interesse a risolvere realmente il problema visto il ritorno, anche economico, che hanno dalla caccia e dalla vendita in nero dei capi abbattuti.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

giovedì 16 febbraio 2017

Caccia: Pepe, nuove procedure per rilascio tesserini venatori


(REGFLASH) Pescara, 16 feb. L'assessorato Caccia e Pesca rende note le nuove procedure per il rilascio delle autorizzazioni per l'esercizio dell'attività venatoria in Abruzzo, a partire dalla stagione 2017/2018. A partire da quest'anno, infatti, le ricevute dei versamenti di iscrizione a ciascun Ambito non dovranno essere presentate dai singoli cacciatori agli uffici, bensì verranno comunicate attraverso un elenco dagli Atc alla Regione, dai quali evinceranno automaticamente dagli accrediti dei propri conti postali gli elenchi dei cacciatori in regola. Con queste modifiche, che vanno nel senso della semplificazione, i cacciatori potranno recarsi una sola volta presso un ufficio pubblico per il ritiro del tesserino regionale, di quello di abbattimento e quant’altro necessario per lo svolgimento della propria attività venatoria.

"Nell'ambito del riordino delle province e delle nuove competenze in materia venatoria passate alla Regione - chiarisce l'assessore Dino Pepe - abbiamo voluto semplificare al massimo le procedure di rilascio dei tesserini regionali e di abbattimento, per rendere più agevole il loro ritiro da parte dei cacciatori". "Ora stiamo lavorando - conclude l'assessore Pepe - ad una ulteriore semplificazione affinché questo rilascio annuale dei tesserini possa essere fatto su sedi periferiche molto più vicine al cittadino quali i Comuni, come in uso da diversi anni in alcune province abruzzesi".
(REGFLASH) US170216

domenica 12 febbraio 2017

Cinghiali. Pepe: ok a caccia di selezione


(REGFLASH) Pescara, 10 feb. Il Dipartimento dello sviluppo rurale ha autorizzato la caccia di selezione al cinghiale in Abruzzo fino al mese di giugno 2017, a seguito del parere favorevole espresso dall'ISPRA sui Piani di abbattimento predisposti dagli ATC. Lo rende noto l'assessore alle politiche agricole Dino Pepe: "Questo tipo di caccia - osserva Pepe - introdotto nella nostra regione a titolo sperimentale lo scorso anno e quest'anno attiva a pieno regime, già a partire dal mese di febbraio, prevede l'abbattimento di un certo numero di capi ad opera di cacciatori opportunamente abilitati attraverso dei corsi di formazione. Si tratta di un provvedimento che di fatto prolunga la caccia a questa specie problematica, come auspicato negli ultimi anni da più parti e soprattutto dal mondo agricolo". 
In questa fase e nelle successive, è previsto anche il coinvolgimento degli agenti di polizia provinciale in avvalimento, i quali svolgeranno il ruolo di coordinamento delle operazioni, garantendo una corretta applicazione degli abbattimenti e del Corpo dei carabinieri forestali, da sempre garanzia di tutela e di rispetto delle norme ambientali.
"A breve - assicura l'assessore - verrà approvato anche il piano di controllo, un ulteriore e significativo strumento di gestione che permetterà di operare l'abbattimento dei cinghiali anche all'interno degli Istituti di tutela della caccia (zone di ripopolamento e cattura e addestramento cani) dove, per effetto del divieto di caccia, la specie trova rifugio e si riproduce indisturbata.
Questi interventi di abbattimento sono un altro tassello aggiuntivo alle iniziative già intraprese dall'Assessorato e volte, da un lato al contrasto del fenomeno dei danni provocati dai cinghiali alle produzioni agricole, e dall'altro alla valorizzazione della sua carne". Infatti, a dicembre scorso la giunta regionale ha approvato la delibera n. 823/2016 sulla filiera delle carni di fauna selvatica, che prevede la trasformazione e l'avvio di queste produzioni anche per la messa in commercio.
Nel PSR è inoltre prevista una misura che consente agli agricoltori di aprire attività di trasformazione e vendita delle carni di cinghiale, prevedendone al contempo dei finanziamenti. I provvedimenti daranno un importante impulso alla valorizzazione ed alla commercializzazione della carne del cinghiale, ampiamente disponibile soprattutto durante l’attività venatoria sul nostro territorio, e che consentirà di attivare la svolta attesa da diverso tempo: quella di trasformare questa calamità in risorsa.
 
(REGFLASH) US170210

giovedì 2 febbraio 2017

Caccia. Abruzzo maglia nera, bracconaggio e scarsi controlli. "Danni enormi"

"Inasprire pene contro bracconaggio" WWF: “Una strage nascosta nel silenzio delle Istituzioni” Contro la fauna mix micidiale di bracconaggio, deroghe e scarsi controlli Maglia nera a 5 Regioni (tra cui l’Abruzzo) per leggi e calendari contrari a norme europee 


Si chiude un altro anno nero a causa della caccia: è questo il commento del WWF in occasione della chiusura della stagione venatoria. Secondo l’Associazione del Panda quest’anno si è di nuovo scatenano un mix micidiale contro la fauna che appesantisce il già gravoso bilancio delle doppiette: specie protette e preziose prese di mira, Regioni che reiterano leggi e calendari venatori contrari alle norme europee tra cui Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo, mentre molte altre non hanno brillato per correttezza (in particolare Sicilia, Calabria, Campania).

Ad aggravare la situazione, un controllo del territorio sempre più indebolito, soprattutto a seguito della riforma in materia di Polizia Provinciale che ha visto lo smembramento delle strutture esistenti, con perdita di decine di agenti e ufficiali. Una situazione che ha creato inevitabilmente un varco in cui i reati connessi al bracconaggio si innesteranno più facilmente e che rischia di aggravarsi con lo smantellamento dal 1° gennaio del Corpo Forestale dello Stato confluito nell’Arma dei Carabinieri: passaggio quest’ultimo da gestire con molta attenzione se non si vuole rendere meno efficace il sistema di controllo del territorio.

L’Abruzzo rientra tra le Regioni con la “maglia nera” di questa stagione venatoria. Il calendario venatorio presentato dall’Assessore Dino Pepe è stato sonoramente bocciato dal TAR di L’Aquila e dal Consiglio di Stato grazie al ricorso del WWF e la Regione è rimasta sorda alle tante richieste di sospendere la caccia nel periodo delle fortissime nevicate delle scorse settimane.

“Ci chiediamo come sia possibile che una esigua minoranza come i cacciatori, ormai meno dell’1% della popolazione in Italia, possa ancora avere così tanto seguito tra politici e pubblici amministratori” – ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente di WWF Italia – “I danni prodotti dalla caccia, spesso mal gestita e senza controlli, alla fauna selvatica italiana ed europea sono enormi. A questi vanno aggiunti i danni incalcolabili prodotti dalla caccia illegale. Una situazione che comporta poi la possibilità di gravi sanzioni comunitarie pagate da tutti noi italiani. Per combattere le sempre più gravi forme di bracconaggio chiediamo che siano inasprite le pene. Come WWF abbiamo chiesto già da due anni al Parlamento di approvare una specifica proposta di legge, elaborata dai nostri esperti, che riforma il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, cattura illegale, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette. Oggi chi commette questo tipo di atti rischia una blanda sanzione che arriva al massimo all’ammenda di poche migliaia di euro nel caso più grave. E sempre che non intervenga prima la prescrizione o la non punibilità per ‘tenuità del fatto’ recentemente introdotta. Si tratta di pene del tutto inadeguate che, peraltro, raramente vengono effettivamente scontate e che solo in pochissimi casi comportano la revoca della licenza di caccia”.

La cartina di tornasole dell’ambigua vicinanza tra caccia e bracconaggio, del resto, è data dall’impennata di ricoveri di animali protetti nei Centri di recupero della fauna di tutta Italia che, come accade ogni anno, è coincisa con la stagione di caccia: aironi, poiane, sparvieri, gheppi, cigni feriti da arma da fuoco, e in Sicilia anche fenicotteri rosa, cicogne nere e persino una rarissima aquila di Bonelli, oggetto di un progetto LIFE dell’UE per proteggerla. E non è certo un caso che l’accanimento contro una delle specie più rare della fauna europea, l’ibis eremita, sia avvenuto proprio nei mesi di attività venatoria: 5 esemplari uccisi da settembre a gennaio: la specie è tra l’altro oggetto di un progetto di reintroduzione finanziato dall’Unione Europea dato che era estinta nel XVII secolo in Europa a causa della caccia.

Contro tutto questo cercano di battersi le oltre 300 guardie del WWF Italia, con almeno 55.000 ore complessive di servizio all’anno a difesa della biodiversità e del patrimonio comune. Questi volontari cercano di supplire all’ormai sempre più pesante carenza di controlli e vigilanza da parte delle “pubbliche autorità”. Le loro denunce sono contro ogni genere di reato venatorio come uso di archetti, reti, tagliole, roccoli, persino fumi di zolfo per stanare gli animali o richiami elettroacustici vietati “mimetizzati” da telefoni cellulari per uccidere specie protette, o per cacciare fuori dai periodi previsti e persino nelle aree protette, sulla neve o acque ghiacciate o di notte.

Il WWF ribadisce la necessità di prendere in seria considerazione la sospensione della stagione venatoria, almeno nelle Regioni dove si verificano gli atti di bracconaggio più gravi, vista la frequenza preoccupante di questi atti criminali.

Infine il WWF auspica che l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri non rappresenti un indebolimento nell’azione di prevenzione e repressione, ma anzi dia nuovo impulso alle attività di vigilanza contro questi gravissimi “furti di natura”: fondamentale in questo senso è il rafforzamento del NOA-Nucleo Operativo Antibracconaggio nella riorganizzazione dei Carabinieri-Forestali.

domenica 29 gennaio 2017

Carsoli (Aq). Scambia l’amico per un cinghiale e gli spara


Grave incidente di caccia nel Carseolano; scambia l’amico per un cinghiale e gli spara

Carsoli. Quella che doveva essere una tranquilla battuta di caccia domenicale si è tramutata in un grave incidente verificatosi nella zona montana tra Carsoli e Collalto Sabino. Un probabile errore umano, ha però fatto sì che invece di raggiungere il cinghiale il proiettile sparato da un fucile ha raggiunto un altro cacciatore, sempre dello stesso gruppo. Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra pertanto che questi amici cacciatori, si siano divisi dal gruppo per catturare i cinghiali. Chi ha sparato deve probabilmente aver scambiato il suo amico di caccia per un cinghiale, indirizzando su di esso il proiettile, mal interpretando i rumori generati tra i rovi e cespugli. La vittima è un uomo di 56 anni residente a Roma, che è stato raggiunto dall’elisoccorso del 118 di Rieti allertato dalla postazione di Castel di Tora, dopo una prima valutazione rispetto all’impervietà della zona. La vittima dell’incidente si è subito accasciato a terra, e secondo il racconto dell’autore del gesto, in evidente stato confusionale, egli si sarebbe avvicinato ed invece del cinghiale ha trovato il suo compagno di caccia riverso a terra. Immediatamente sono stati chiamati i soccorsi del reatino ai quali si sono aggiunti anche quelli del 118 di Carsoli. Il ferito, è stato poi trasportato all’Ospedale Sandro Pertini di Roma, ove si trova ricoverato, le sue condizioni non sono gravissime, anche se probabilmente dovrà subire un intervento chirurgico. Intanto sulla dinamica dei fatti è stato aperto un fascicolo di indagine da parte dei Carabinieri di Collalto Sabino, che hanno avvisato anche il Magistrato della Procura di Rieti.

Fonte: marsicalive. it del 29 gennaio 2017

martedì 24 gennaio 2017

Rocca di Botte (Aq), uccidono 4 caprioli. Sei cacciatori rischiano la sospensione del porto d'armi.

Sono tre abruzzesi e tre laziali: i carabinieri forestali li hanno sorpresi in località Serrasecca che avevano appena abbattuto i quattro esemplari. Sequestrate tre carabine e le carcasse dei selvatici
 
i capriolo abbattuti (ph P. Guida)
ROCCA DI BOTTE. Sei bracconieri, tre laziali e tre abruzzesi, sono stati sorpresi dai carabinieri forestali del Comando stazione di Tagliacozzo (Gruppo carabinieri forestale dell’Aquila), per aver abbattuto quattro esemplari adulti di capriolo, appartenenti a specie protetta. Nel corso di un servizio di controllo contro il fenomeno del bracconaggio in località “Serrasecca”, nel Comune di Rocca di Botte, i militari hanno fermato un fuoristrada all’interno del quale sono stati trovati i quattro caprioli uccisi. Raggruppati e identificati anche i cacciatori ancora in battuta, sono stati portati in caserma a Tagliacozzo per il sequestro di carcasse degli animali e di tra carabine e fucili utilizzate per l’abbattimento. Tutti e sei sono stati denunciati e rischiano pesanti sanzioni penali e la sospensione del porto d’armi da uno a tre anni.
 

martedì 17 gennaio 2017

Neve e freddo imperversano di nuovo su quasi tutta la regione Abruzzo e il WWF rinnova il suo appello “Il presidente D’Alfonso sospenda la caccia”


Comunicato stampa del 16 gennaio 2017

Neve e freddo imperversano di nuovo su quasi tutta la regione e il WWF rinnova il suo appello

“Il presidente D’Alfonso sospenda la caccia”

Con animali stressati e in difficoltà l’attività venatoria si riduce a una crudele strage


Il WWF ci riprova, rivolgendosi questa volta direttamente al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso per chiedere la sospensione per alcuni giorni dell’attività venatoria. Il delegato regionale dell’Associazione Luciano Di Tizio gli ha infatti indirizzato poco fa la lettera che riportiamo pressoché integralmente qui di seguito:

«Nei giorni scorsi come WWF abbiamo rivolto per due volte un appello alla Regione Abruzzo – come a tutte le altre Regioni italiane – affinché sospendesse l’attività venatoria in questi giorni di temperature estremamente basse e forti nevicate.

La fauna selvatica, infatti, risente molto del freddo intenso e soprattutto dei repentini abbassamenti delle temperature: già stremata da 4 mesi di attività venatoria, subisce quindi pesantemente gli effetti della caccia poiché in genere gli animali devono spendere le poche energie residue per nutrirsi e difficilmente riescono a trovare anche la forza per sfuggire al piombo dei cacciatori.

Alcune regioni come la Puglia, il Molise e la Sicilia hanno adottato provvedimenti in tal senso.

Al di là del già esistente divieto di cacciare in zone innevate (divieto peraltro difficilmente controllabile su tutto il territorio regionale anche a causa della riorganizzazione dell’ex Corpo Forestale dello Stato e delle ex polizie provinciali che ha reso in questa fase i controlli pressoché nulli), ci chiediamo perché la Regione Abruzzo non voglia fare un atto del genere finalizzato a tutelare un patrimonio che, ricordiamo per l’ennesima volta, appartiene a tutti i cittadini italiani e non alla ristretta minoranza dedita all’attività venatoria.

Le rivolgiamo quindi un nuovo invito, questa volta direttamente a Lei in quanto rappresentante dell’intera società abruzzese, affinché voglia dare un segnale di attenzione alla nostra istanza e, conseguentemente, alle condizioni della fauna presente nel nostro territorio.

In attesa di un auspicabile accoglimento della nostra richiesta, restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355

domenica 15 gennaio 2017

Sulmona (Aq). La vigilanza, sollecitata dal WWF, ha evitato il “lancio di selvaggina” in aree vietate





Comunicato stampa del 14 gennaio 2016

La vigilanza, sollecitata dal WWF, ha evitato il “lancio di selvaggina” in aree vietate

Scongiurato dai Carabinieri Forestali un gravissimo danno ambientale

Sul sito dell’ATC di Sulmona è pubblicato l’elenco dei Comuni nei quali è proibita la liberazione della Lepre europea che andrebbe in competizione con la autoctona e non cacciabile Lepre italica ma gli incaricati del rilancio hanno pubblicamente affermato di non conoscere questa norma



Il WWF ringrazia i Carabinieri Forestali e segnatamente quelli che vigilano nel Parco Nazionale della Majella. È solo grazie a loro, infatti, che è stato scongiurato nei giorni scorsi un gravissimo danno ambientale con il “lancio” in natura di Lepri europee d’allevamento in territori nei quali tale pratica è proibita.

Raccontiamo in breve i fatti: l’ATC, Ambito Territoriale di Caccia, di Sulmona aveva programmato, pubblicizzandolo sul proprio sito web (ora, a cose fatte, la notizia è stata ovviamente rimossa), quello che viene definito un “lancio di selvaggina”, vale a dire la liberazione in natura di animali allevati in gabbia, destinati a rappresentare un bersaglio per i cacciatori. In questo caso si trattava di individui di Lepre europea, molto simile e difficile da distinguere dalla endemica e non cacciabile Lepre italica. Ebbene, a tutela di questa seconda specie, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha indicato una serie di territori comunali nei quali è accertata la presenza della italica e nei quali è di conseguenza proibito immettere l’altra specie potenzialmente concorrenziale.
 
Diversi di questi Comuni (Anversa degli Abruzzi, Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Rivisondoli, Villavallelonga, Bugnara, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collelongo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Luco dei Marsi, Secinaro, Trasacco) ricadono proprio nel territorio di competenza dell’ATC di Sulmona. Per questo il WWF aveva scritto, alla vigilia della liberazione, alla stessa ATC, al Servizio Veterinario della ASL e alla Polizia Provinciale dell’Aquila per sottolineare le proprie perplessità. Ed aveva anche avvertito i Carabinieri Forestali. 
 
L’intervento di questi ultimi è stato risolutivo visto che gli addetti al ripopolamento hanno pubblicamente detto di non sapere nulla dei divieti, benché l’elenco dei comuni “proibiti” sia correttamente pubblicato sul sito della stessa ATC e nonostante la lettera della nostra Associazione nella quale la normativa veniva adeguatamente riepilogata. Un episodio allarmante se le uniche forze dell’ordine presenti sono dovute intervenire per garantire il rispetto della legalità. Una situazione che lascia perplessi sulla pratica stessa del ripopolamento con una specie così simile a una che è necessario tutelare. 
 
Il WWF si chiede se non sia il caso di proibire al 100% l’immissione del territorio abruzzese di Lepri europee per evitare che chi non sa, magari in perfetta buona fede, possa arrecare gravissimi danni alla preziosa e minacciata Lepre italica.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

mercoledì 11 gennaio 2017

Maltempo in Abruzzo. La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione


 
Comunicato stampa del 10 gennaio 2017

La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione

Gli ambientalisti ma anche molti cacciatori lamentano la mancata sospensione dell’attività venatoria in questi giorni di grande gelo nonostante il buon esempio della Puglia e del Molise


Quello che temevamo è accaduto: cacciatori senza scrupoli hanno approfittato del cattivo tempo e delle condizioni di disagio della fauna per perpetrare, impuniti, vere e proprie stragi. “Azioni – racconta Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo – deprecate anche dalla parte migliore e più consapevole del mondo venatorio. Diversi cacciatori e numerosi cittadini si sono rivolti alle sedi WWF sparse sul territorio per denunciare una situazione di inaccettabile caccia selvaggia, favorita dagli scarsissimi controlli. Il momento storico particolare, con gli inevitabili disagi determinati dalla trasformazione dell’ex Corpo Forestale e con i pesanti ritardi accumulati per la riorganizzazione delle Polizie provinciali, avrebbero dovuto consigliare alla Regione ben altro atteggiamento, ma la Giunta D’Alfonso continua a dimostrarsi del tutto disattenta alla tutela della fauna, al pari del governo che l’ha preceduta”.

Ricordiamo al presidente della Regione e ai suoi assessori che gli animali selvatici sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92). Questa stessa legge, la n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede esplicitamente il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Un divieto che andava rafforzato in queste giornate di eccezionale maltempo con la sospensione per alcuni giorni del calendario venatorio. Lo hanno fatto, saggiamente, la Puglia e il Molise, quest’ultima regione proprio rispondendo all’appello in tal senso diramato il 5 scorso dal WWF. “Non possiamo – conclude Di Tizio - che elogiare amministratori che si preoccupano di salvaguardare anomali in difficoltà in questi giorni di freddo intenso e improvviso e deprecare la totale indifferenza mostrata da chi gestisce la cosa pubblica in Abruzzo. Qui da noi si continua a dimenticare che, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, la fauna è un patrimonio della collettività e non un trastullo per pochi cacciatori”.

È provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e, dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori. Il presidente Luciano D’Alfonso e il suo governo, sin qui indifferenti, farebbero ancora in tempo, visto che il maltempo persiste, a fermare la strage almeno per questi ultimi giorni di neve e gelo. Ma, visti i precedenti, non c’è da essere ottimisti.