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lunedì 1 febbraio 2016

Caccia a febbraio. Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”

COMUNICATO STAMPA DEL 1 FEBBRAIO 2016

La strana storia della proroga sino all’8/2 annunciata ma non ancora deliberata dalla Giunta

Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”

Con i corpi di Polizia provinciale in dismissione i controlli sono ormai quasi inesistenti: chi assicura che si sparerà davvero solo ai colombacci?

Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo avrebbe deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.

Usiamo il verbo al condizionale perché la proroga viene annunciata dall’Assessorato competente sul sito istituzionale, ma alcuni organi di stampa rivelano invece che in realtà la delibera non risulta ad oggi approvata. La caccia rimane quindi chiusa al 31 gennaio, come indicato dal calendario venatorio. “Un caos completo – sottolinea il coordinatore regionale delle guardie volontarie WWF Claudio Allegrino - che potrà indurre molti cacciatori, anche in buona fede, a svolgere la loro attività in una situazione di piena illegalità”.

Aggiunge Luciano Di Tizio, delegato Abruzzo del WWF Italia: “Ad aggravare questa assurda situazione c’è il fatto che la Regione non si preoccupa affatto della vigilanza ambientale oramai scomparsa dopo lo smantellamento delle Province e con esse dei corpi di Polizia provinciale che operavano nel territorio occupandosi soprattutto di vigilanza venatoria. Un problema mai seriamente affrontato dal governo regionale che trova invece tempo ed energie per soddisfare i soliti incomprensibili interessi dei cacciatori”.

Anche a inizio febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno dunque costrette a sopportare l’impatto delle migliaia di cacciatori abruzzesi con conseguenze sicuramente non benefiche per la fauna e l’ambiente. E al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti. Chi controllerà che i cacciatori uccidano solo colombacci e non altre specie protette?

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WWF Italia Onlus, Abruzzo

giovedì 28 gennaio 2016

REGIONE ABRUZZO TRA CACCIA E POLEMICHE, GLI ATC CHIEDONO UN INCONTRO ALL’ASSESSORE PEPE: “BASTA BOTTA E RISPOSTA MEDIATICI”

Molti Ambiti Territoriali di Caccia abruzzesi e diverse associazioni venatorie dopo aver stigmatizzato il comportamento della Regione Abruzzo relativamente alla modifica del Calendario Venatorio relativamente alla caccia alla beccaccia “vogliono giungere a un sereno confronto per avviare relazioni costruttive tra la classe politica, gli uffici preposti e la base dei cacciatori”. Lo scrivono in una nota: “Anziché continuare uno sterile botta e risposta sui mezzi di comunicazione che non fa altro che erigere una sorta di muro contro muro tra le parti, si ritiene opportuno avviare un cammino comune che cominci da un confronto pubblico aperto agli Ambiti Territoriali di Caccia, alle Associazioni venatorie con la partecipazione necessaria e imprescindibile dell’assessore delegato alla Caccia, Dino Pepe, e, nel caso lo ritenga opportuno, di funzionari del suo assessorato”. Proseguono: “Logicamente siamo a disposizione dell’assessore Pepe per i tempi a sua disposizione per lo svolgimento di questo incontro. Sarà preoccupazione degli Atc teramani provvedere ad invitare le associazioni regionali di caccia e gli altri Ambiti della Regione nel massimo impegno alla collaborazione reciproca. Siamo certi che l’assessore Pepe vorrà cogliere questa occasione per riportare serenità e legalità nell’intero ambiente venatorio. Rimaniamo in attesa delle sue successive decisioni”.

Teramo - Associazioni venatorie chiedono dimissioni presidenti ATC

Una gestione “approssimativa, improvvisata e inconcludente” quella degli Atc teramani Salinello e Vomano. E per questo motivo le associazioni venatorie Arci Caccia, Enalcaccia, Libera Caccia e Anuu chiedono le dimissioni dei rispettivi presidenti, Francesco Sabini e Franco Porrini. E le quattro associazioni intervengono pubblicamente per prendere le distanze dalle accuse che i due Atc insieme a Federcaccia hanno rivolto all’assessore regionale Dino Pepe e alle Gadit, cui si sono rivolte per ottenere in tempi rapidi tutto l’incartamento relativo alle operazioni di censimento della beccaccia, piene di errori secondo loro. Secondo Arcicaccia, Anuu, Liberacaccia e Enalcaccia, anche il corso di formazione dei monitoratori della beccaccia effettuato dagli Atc non poteva essere riconosciuto perchè non rispondeva ai requisiti previsti e non potevano essere dunque inseriti nell’Albo stilato dalla Provincia di Teramo cacciatori formatisi con quel corso. Le associazioni venatorie contestano infine i continui attacchi degli Atc all’indirizzo dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale

giovedì 31 dicembre 2015

Pescara, prorogata la caccia di selezione al cinghiale

La Provincia di Pescara ha messo in atto un sistema di gestione dei cinghiali che è diventato un modello in Abruzzo. Questo grazie ad uno strumento di programmazione, il Piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale, che ha permesso di operare sul territorio con criteri tecnico scientifici.

L’organizzazione dell’attività di controllo delle popolazioni di cinghiale è stato completamente rivisitata allargando il territorio di intervento e intervenendo direttamente su richiesta degli agricoltori, ovvero utilizzando una specifica task-force. Il principio cardine è stato quello di legare il cacciatore al territorio, rendendolo in tal modo partecipe della corretta gestione della specie, preservando le colture agricole.

Ieri intanto è stato approvato dal Vicepresidente della Provincia di Pescara, Luciano Di Lorito, il decreto con il quale si approva il Piano d’assestamento e il Piano di prelievo delle popolazioni di cinghiale, che completa l’iter amministrato per l’anno 2015 previsto dal regolamento regionale sugli ungulati. Tale Piano, che ha avuto anche il parere favorevole dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), consente la caccia di selezione al cinghiale per tutto il mese di gennaio 2016.

“Grazie all’applicazione del Piano - dichiara il Vicepresidente - i danni da cinghiale nell’anno 2015 sono diminuiti drasticamente. Infatti, rispetto alla passata stagione, è stato triplicato il numero degli abbattimenti di cinghiali, mentre il numero di richieste di risarcimento danni è passato da 323 del 2014 a 189 del 2015, con una diminuzione dei costi sui rimborsi pari a 109.000,00 euro. Il risultato è stato eccezionale: basti pensare che nel nostro piano quinquennale di gestione ci si era posti l’obiettivo di ridurre i danni di 200.000,00 euro negli anni 2015-2019. Invece, in un solo anno, rispetto all’obiettivo finale, li abbiamo già ridotti di circa il 50%. Un particolare ringraziamento rivolgo all’ATC Pescara e al mondo venatorio che con il loro impegno hanno permesso il raggiungimento di questi risultati”.

“La cattiva gestione del cinghiale - continua Di Lorito - rappresenta un problema che in realtà potrebbe essere trasformato in un’opportunità. Ed è quanto si prefigge il piano quinquennale di gestione, che prevede anche la costituzione di una filiera per l’utilizzo delle carni di selvaggina. Siamo consapevoli che non bisogna abbassare la guardia poiché, con i cambiamenti climatici in atto e con la conseguente produzione di risorse trofiche per la specie, dobbiamo aspettarci un’ulteriore incremento delle popolazioni di cinghiale nei prossimi anni”.

L’autorizzazione della caccia di selezione nel mese di gennaio, per la prima volta in Abruzzo, rappresenta una novità nel panorama abruzzese. Si ricorda, inoltre , che in Provincia di Pescara, fino al 2017, è in vigore il piano di controllo e che qualsiasi agricoltore in qualsiasi momento dell’anno può richiedere, chiamando l’ATC, l’intervento dei selecontrollori per abbattere i cinghiali responsabili del danno alle colture. Ulteriori informazioni possono essere assunte sul sito dell’ATC.

venerdì 20 novembre 2015

Pianella (Pe), cacciatore ferito da una fucilata alla gamba

Uomo di 64 anni colpito alla coscia da un colpo a pallini partito inavvertitamente dall'arma dell'amico. Soccorso dal 118, è ricoverato all'ospedale di Pescara

PIANELLA. Un uomo di 64 anni di Spoltore (Pescara) è rimasto ferito questo pomeriggio a una coscia a causa di un incidente di caccia avvenuto nel pescarese. L'incidente, fortunatamente non grave, si è verificato in una zona boscosa nel comune di Pianella (Pescara), dove era in corso una battuta di caccia fra tre amici. Secondo una prima sommaria ricostruzione fatta dai carabinieri, il 64enne sarebbe stato colpito da un colpo di fucile (caricato a pallini) partito inavvertitamente dall'arma dell'amico che stava al suo fianco, nelle vicinanze. Subito soccorso, il ferito é stato poi stabilizzato dai medici del 118 del Distaccamento sanitario di Pianella (Pescara), e trasferito in ambulanza all'ospedale di Pescara, dove è stato ricoverato nel reparto di Ortopedia con una profonda ferita alla coscia destra. Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri della Stazione di Pianella e della Compagnia di Pescara. Come riferito dai medici dell'ospedale, il ferito ha perso molto sangue ma non è in pericolo di vita.

lunedì 16 novembre 2015

Approvate le modifiche ed integrazioni al Calendario Venatorio Regionale per la stagione 2015/2016.

Tornareccio (Ch), si spara a un ginocchio mentre caccia beccacce

Colpo partito accidentalmente. Il cacciatore è stato soccorso con l'eliambulanza

TORNARECCIO. Incidente di caccia sul monte Pallano, nel territorio di Tornareccio, dove un sessantenne di Atessa si è ferito al ginocchio con un colpo partito accidentalmente dal suo fucile, mentre era a caccia di beccacce. Sul posto sono giunti un'eliambulanza per il recupero del ferito e i carabinieri della Compagnia di Atessa, ora impegnati nella ricostruzione della dinamica dell'episodio.

domenica 11 ottobre 2015

TERAMO/LE GADIT RICORRONO AL TAR CONTRO IL CALENDARIO VENATORIO DELLA REGIONE

Il Calendario Venatorio Regionale d’Abruzzo dovrà essere rivisto e corretto è questo il diktat lanciato dalle Guardie Ambientali D’Italia sezione Provinciale di Teramo.
Questo calendario viola palesemente i pareri I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) , ai sensi dell’Art 42 della legge comunitaria 2009 recepiti in Italia con decreto del 6 novembre 2012 del Ministro dell’Ambiente con cui sono state stabilite le modalità di trasmissione e la tipologia di informazioni che le regioni sono tenute a comunicare per la rendicontazione alla Commissione europea sulle ricerche e i lavori riguardanti la protezione, la gestione e l’utilizzazione delle specie di uccelli.
In primo luogo non viene applicato il principio di “precauzione” in assenza di censimenti faunistici e di appositi atti di pianificazione per le specie stanziali e migratrici considerate a rischio.
Inoltre i periodi di caccia nei confronti della Beccaccia, Starna e dei Turdidi sono ben più ampi di quanto richiesto dal noto KEY CONCEPT- ovvero la guida comunitaria in materia, che consente alle Regioni di discostarsi, utilizzando dati scientifici aggiornati e specificamente riferiti al proprio territorio ed alle singole specie migratrici.
Queste le parole del presidente della G.A.DIT. ERCOLE Gaetano (NELLA FOTO A SINISTRA) “ Noi, come Associazione ambientale non lasceremo nulla di intentato al fine di tutelare il patrimonio paesaggistico e faunistico della nostra Regione.
Questa è una battaglia che stiamo portando avanti da tempo, in particolare quella sulla Beccaccia, che è una specie in SPEC3, ovvero considerata in uno stato di conservazione sfavorevole e in declino, il cui periodo di caccia è stato inopinatamente prolungato discostandosi dalle indicazioni del documento ORNIS della Commisione Europea, dalle linee guida I.S.P.R.A. e sulla base di censimenti, la cui legittimità, per alcuni corsi , abbiamo sin da subito contestato alla Regione e alla Provincia di Teramo.
Per questo motivo il nostro legale l’Avvocato DI FURIA Daniele ha già provveduto a notificare presso il T.A.R. de L’Aquila il ricorso avverso al calendario venatorio.
Ricordiamo che proprio lo scorso 17 settembre , per quanto a nostra conoscenza , il Comitato Regionale CCR-VIA (Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale) si è espresso attraverso l’emanazione del parere VINCA (Valutazione di incidenza Ambientale) riguardante il Calendario venatorio.
Al riguardo sembrerebbe che il calendario non rispetti peraltro le indicazioni del comitato CCR-VIA e quindi vada rivisitato in taluni suoi aspetti .”

giovedì 24 settembre 2015

Si apre la stagione della caccia tra polemiche e 16mila doppiette

TERAMO - Nelle montagne, campagne e boschi d'Abruzzo da lunedi sono cominciati a risuonare i colpi sordi delle doppiette, con l'apertura parziale della stagione venatoria.

Ad essere mobilitati ben 16 mila cacciatori, che dopo un assaggio di appena tre giorni a inizio settembre per la caccia a tortore, gazze e cornacchie, potranno ora impallinare, fino al 31 ottobre, i fagiani, le lepri, le quaglie e le volpi.

Poi il 3 ottobre ci sarà l’apertura alla caccia di tutte le altre specie, cinghiale compreso, con forti limitazioni nelle aree frequentate dall’orso.

Come vuole la tradizione, l’avvio della stagione venatoria è stata segnata dalle polemiche.

Da parte degli ambientalisti, che denunciano come in Italia e in Abruzzo, regione verde dei Parchi, ogni anno si consuma una strage legalizzata di cui sono vittime in media 17 milioni di uccelli più un'infinità di altri animali, ad opera degli oltre 750 mila cacciatori “che rappresentano una potente una potente lobby coesa nel rappresentare i propri interessi in sede politica”.

In Abruzzo poi alimenta le polemiche l’avvio del censimento del numero dei cervi, previsto parallelamente alla stagione venatoria che, si teme, sarà la premessa dell’apertura della caccia anche per questa specie.

Ma anche dall’altra parte, quella dei cacciatori, si contesta il divieto della braccata al cinghiale, ovvero delle battute di caccia con i cani, in ampie aree intorno al parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, che non consentiranno di ridurre in modo significativo il loro numero, perché osserva il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, ex assessore regionale all’agricoltura, “in questi territori la caccia al cinghiale è possibile solo con la tecnica della girata e con un cane abilitato Enci, e dove troveranno questi cani le squadre di cinghialai che dall’oggi al domani si sono visti calare questa nuova prescrizione?".

L’assessore regionale Dino Pepe ad Abruzzoweb rivendica invece il merito di aver predisposto una stagione venatoria “ascoltando e recependo finalmente le istanze e le richieste degli ambientalisti, dei cacciatori e degli agricoltori”.

Assicura che nessuno pensa di aprire la caccia al cervo, visto che il monitoraggio è richiesto dalle normative europee e pone grande enfasi sulla caccia al cinghiale specie in forte soprannumero che provoca danni ingenti all’agricoltura e minaccia anche la sicurezza dei cittadini, basti ricordare la morte del tabaccaio aquilano Cristian Carosi, che ha centrato con la sua automobile un ungulato che gli ha attraversato improvvisamente la strada.

“In questi tre mesi di caccia che si aprirà il 3 ottobre – ricorda Pepe - saranno abbattuti non meno di 15 mila capi. Ricordo inoltre che a primavera scorsa con gli abbattimenti selettivi del cinghiale, sono stati uccisi circa mille capi, e gli abbattimenti selettivi ripartiranno il 2 gennaio. In questo modo contiamo di dare una prima forte risposta ad un’emergenza che sta mettendo in ginocchio tanti nostri agricoltori”.

Aggiunge poi che nel prossimo Piano di sviluppo rurale “sono previste risorse per attivare una filiera economica intorno alla carne di cinghiale, trasformando un problema in un’opportunità. Saranno coinvolti cacciatori, mattatoi, centri di trasformazione, e punti vendita localizzati nei territori interni, con gradi benefici per tutti, anche occupazionali”.

L'apertura generale prevista per il 3 ottobre, come detto non riguarderà solo il cinghiale, ma molte specie di uccelli.

Fino al fino 20 gennaio si potrà sparare a colombaccio, tordo , alzavola, canapiglia, codone, fischione, folaga, gallinella d’acqua, germano reale, marzaiola, mestolone, moriglione, beccaccino, frullino, pavoncella e porciglione.

Fino al 30 novembre doppiette libere di centrare la coturnice e la starna, ma la caccia alla starna è vietata all’interno delle aree oggetto di piani di reintroduzione finalizzate alla stabilizzazione della specie.

Caccia aperta fino al 31 dicembre a beccaccia, merlo e allodola.

L’attività venatoria si potrà svolgere però per un massimo di tre giorni settimanali, ad esclusione del martedì e venerdì. La caccia al cinghiale è consentita, ad esclusione di quella di selezione, nelle giornate di mercoledì, sabato e domenica.

Ci sono poi dei limiti posti relativamente al numero dei capi che possono essere abbattuti.

Per la lepre ad esempio un solo esemplare giornaliero, e 10 capi in tutta la stagione, per il fagiano 2 capi giornalieri e 15 stagionali, per la starna 2 giornalieri e 10 stagionali.

ll cacciatore deve dunque annotare, subito dopo l’abbattimento e in modo indelebile, negli appositi spazi del tesserino di abbattimento, la data, il numero dei capi abbattuti con indicazione dettagliata della specie ed il comune nel quale è avvenuto l’abbattimento.

E Pepe annuncia pugno di ferro contro il bracconaggio.

“Confidiamo nella correttezza dei cacciatori - avverte l'assessore - ma posso assicurare che i controlli e la repressione del bracconaggio da parte del corpo Forestale dello stato e della Polizia provinciale sarà efficace ed assidua. La caccia se ben regolamentata non solo è legittima, ma è anzi una risorsa che aiuta a tenere in equilibrio le specie che andrebbero in soprannumero, per mancanza di predatori naturali”.

Resta in prospettiva l’incognita rappresentata dal possibile apertura della caccia a ‘’bambi’’, ovvero a cervi e caprioli.

Pepe come detto assicura che non è nel novero delle cose possibili.

Il Wwf dice senza mezzi termini che l’assessore, in accordo con i cacciatori sta barando.

“Se la Regione modifica un suo regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati e chiede a degli organismi che si chiamano Ambiti Territoriali di Caccia di predisporre entro 6 mesi un 'piano quinquennale di gestione dei cervidi' chiunque può ben comprendere che la Regione sta predisponendo i passaggi necessari per aprire la caccia a cervi e caprioli – spiega l’associazione ambientalista - Del resto è esattamente quello che si era già provato a fare nella passata legislatura regionale ed è esattamente quello che chiedono da tempo le associazioni dei cacciatori”.

C’è però chi tra agricoltori in particolare nelle aree protette dove la caccia è vietata che invece fa osservare che il numero di cervi e caprioli stanno aumentando esponenzialmente, e prima o poi anche per questa specie si dovrà predisporre come per i cinghiali campagne di abbattimenti selettivi.

venerdì 4 settembre 2015

Abruzzo, Consiglio regionale. Emergenza fauna selvatica: Febbo replica a Pepe

L’Aquila – 03 settembre 2015. Il Presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo contesta i contenuti della lettera sull’emergenza fauna selvatica che l’Assessore alle Politiche agricole Dino Pepe ha inviato alle Istituzioni nazionali. “Innanzitutto – spiega Febbo – non esistono leggi con cui la Regione ha contenuto i danni; i regolamenti votati nella scorsa Legislatura sono stati osteggiati proprio dalla sua parte politica e, nell’attuarli, sono state omesse le forme di controllo verso le Province, visto che alcune avevano completamente ignorato l’obbligo della redazione dei piani quinquennali. L’inefficacia non e’ affatto dovuta alla legge 157 e alla legge 394, le quali non precludono nessuna delle azioni stabilite ai fini dello svolgimento della caccia di selezione e del controllo, il cui successo deriva dall’azione delle Province e dai controlli degli enti superiori come le Regioni. L’equilibrio sostenibile non si ottiene con accordi Regione e Ministero, ma mettendo in pratica gli strumenti forniti dalle fonti legislative, piu’ che corretti e completi, usati da tutte le Regioni; le Regioni hanno gia’ in dote dalla legge l’autonomia gestionale sulla caccia, se non con la limitazione, stabilita dall’articolo 117 della Costituzione e confermata dalle sentenze della Corte Costituzionale 2014 e 2010 per Piemonte e Liguria, dei livelli minimi di tutela, concetto questo che si incrocia con la tutela generale dell’ambiente, e che si e’ espresso laddove alcune Regioni hanno tentato di variare l’art. 32 della 394. Ampliare da parte delle Regioni i periodi di caccia – sottolinea Febbo – attiene alle variazioni dei periodi della 157 e cioe’ alla revisione dei requisiti minimi di tutela, i quali non possono essere variati attraverso l’OFR , perche’ sarebbe anticostituzionale; le norme gia’ distinguono l’attivita’ venatoria da quella di controllo e sono chiarissime; il controllo e’ gia’ possibile nelle aree chiuse interdette all’attivita’ venatoria, ma decide l’ente gestore. Nella lettera si richiede la possibilita’ di avvalersi dell’OFR: finalmente si riconosce, con questa richiesta, che a oggi tale riconoscimento non esiste, viste le 3 sentenze di Corte Costituzionale gia’ evidenziate dall’ISPRA. Si richiede l’avvio dell’attivita’ venatoria nelle aree contigue modulando la pressione venatoria: informo Pepe che le aree contigue oggi in Abruzzo non esistono. Si confonde la ZPE con le aree contigue, stabilite dall’art. 32 della 394, che sono tutt’altra cosa. Lo riporta una nota diffusa, in giornata, dal servizio informativo del Consiglio. I dettagli della nota, della quale si riporta l’intero contenuto testuale, sono stati resi pubblici, alle 14, anche mediante il canale web dell’ente, sul quale ha trovato ampio spazio la notizia. Tali aree vanno individuate dalla Regione sentiti i Parchi. Basterebbe non farle finche’ non viene modificata la legge 394, inserendo la ‘residenza venatoria’. Si chiede l’affidamento alle Regioni delle aree contigue: ribadendo che non esistono ricordo all’Assessore che il Consiglio di Stato e’ stato chiarissimo, come materie concorrenti nell’incrocio con le tutele minime affidate allo Stato, in ragione della mission delle aree contigue occorrerebbe una revisione dell’articolo 117 della Costituzione, per cui il Ministro puo’ fare ben poco. Nessun regolamento supera tale problematica. Anche in caso si facessero appositi regolamenti, se impugnati come accaduto nel contenzioso acceso dall’Atc Sulmona con il Consiglio di Stato, si sarebbe eternamente soccombenti. Infine – conclude il Presidente della Commissione di vigilanza – si chiede maggiore coordinamento a livello istituzionale. Ma questa, vorrei dire a Pepe, e’ una richiesta che sa di presa in giro per il mondo venatorio e il mondo agricolo, in quanto la Giunta Chiodi aveva limitato le prescrizioni alla caccia e alla braccata esclusivamente nei territori dove e’ presente l’orso nei periodi di attivita’ venatoria, avvalendosi degli studi dell’Universita’ La Sapienza e del Ministero, proprio attraverso il Tavolo tecnico ristretto del punto B1 sulla caccia dell’accordo Patom. La Regione, con il suo tecnico nominato al tavolo del Patom, sta aumentando i divieti di braccata in maniera indiscriminata, decretando la salvezza dei cinghiali e la fine dell’agricoltura, ignorando tutti i lavori del Tavolo tecnico ristretto B1, vietando la braccata senza nuovi dati con una cartina che l’Assessore stesso ha pubblicato sul sito della Regione. Se ne e’ reso conto?”. 

giovedì 3 settembre 2015

Abruzzo. Preapertura della caccia. Il WWF: solito “regalo” ai cacciatori a danno della fauna abruzzese

COMUNICATO STAMPA DEL 3 SETTEMBRE 2015

Ieri preapertura della caccia
Solito “regalo” ai cacciatori a danno della fauna abruzzese 

La Regione Abruzzo non si smentisce! Come ogni anno, consentendo la preapertura, l’Assessore regionale alla caccia di turno fa il solito “regalo” ai cacciatori a danno della fauna abruzzese.

Nella giornata di ieri, mercoledì 2 settembre, e ancora domenica prossima, 6 settembre, in Abruzzo è possibile cacciare tortora, cornacchia grigia, gazza e ghiandaia, in anticipo di alcune settimane rispetto all’apertura ordinaria.

L’apertura anticipata della caccia è una pratica estremamente dannosa che è oggetto di forti critiche da parte del mondo scientifico. Anticipare la stagione venatoria, infatti, ha un effetto negativo, non solo sulle specie oggetto di prelievo, ma anche su tutte le altre che vengono disturbate dai cacciatori impegnati nelle battute di caccia. Peraltro arriva in tarda estate, momento molto delicato sia per il ciclo biologico di diverse specie sia per le condizioni naturali caratterizzate da scarse risorse idriche e trofiche. Senza considerare la possibilità di atti di bracconaggio su specie non cacciabili durante la preapertura, possibilità che aumenta grazie alle azioni di indebolimento del Corpo Forestale dello Stato e delle Guardie provinciali che si stanno mettendo in atto.

“La preapertura della caccia”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo, “è la dimostrazione che la pratica del prelievo venatorio non avviene sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche, ma solo per accontentare i cacciatori. Fortunatamente, grazie alle battaglie del WWF e delle altre associazioni, negli ultimi anni sono state notevolmente ridotte le giornate di preapertura, ma è evidente che la Regione Abruzzo non ha ancora raggiunto quella maturità necessaria per una corretta gestione faunistica”.

Ma la preapertura è solo un degli aspetti problematici del calendario venatorio 2015/16.

“Come WWF siamo intervenuti con nostre osservazioni sul calendario venatorio alla Commissione regionale sulla Valutazione di Incidenza Ambientale”, conclude Luciano Di Tizio, “sollevando molteplici questioni in merito a modalità e periodi di caccia su diverse specie. Ci attendiamo modifiche prima dell’avvio della stagione di caccia vera e propria, altrimenti dovremo mettere in atto le necessarie azioni in tutte le sedi. Ricordo che negli ultimi anni l’azione della Regione Abruzzo in materia di caccia è stata bocciata dalla magistratura e dal Governo ben 14 volte! Il tutto con conseguente esborso per gli abruzzesi che hanno visto impiegati i soldi delle loro tasse in avvocati e spese legali per difendere scelte indifendibili adottate solo per accogliere le richieste delle associazioni venatorie”.

Abruzzo: cacciatori in sciopero dopo le nuove limitazioni per la salvaguardia dell’orso

I cacciatori della Valle Peligna in Abruzzo non cacceranno più i cinghiali, che di questo periodo minacciano le zone agricole della zona, per protestare contro le nuove limitazioni introdotte nell’attività venatoria per salvaguardare l’orso bruno marsicano

In relazione alle notizie di stampa locale riportate in alcune testate abruzzesi, pare che i cacciatori della Valle Peligna “sciopererebbero”, vale a dire rinuncerebbero a cacciare il cinghiale nella prossima stagione venatoria. A fronte di questa notizia, l’associazione SALVIAMO L’ORSO, ne prende atto dichiarandosi amareggiata dalla decisione dei cacciatori posto che non è chiesto loro di rinunciare alla loro passione peraltro legittima e lecita.

Secondo la stessa Associazione, i cacciatori, che a parole si dicono grandi amici dell’orso marsicano, contestano alcune modalita’ e limitazioni introdotte nel prossimo calendario venatorio proprio per evitare disturbo al plantigrado, ma che non impediscono di certo l’esercizio della loro passione. Regole e limitazioni tra l’altro sottoscritte dalle stesse associazioni venatorie a livello nazionale e ribadite con apposito protocollo nel Marzo 2014. E’ evidente che cosi come altre categorie di abruzzesi ( albergatori, allevatori, immobiliaristi, gestori degli impianti da sci) anche i cacciatori “amano” l’orso ma poi , in pratica, non sono disposti ad alcun sacrificio per favorirne la salvaguardia.

“Purtroppo niente di nuovo sotto il cielo della regione dove anche gli amministratori danno prova dello stesso atteggiamento pilatesco”, come ha dichiarato la stessa associazione in una nota. Aspettiamo quindi lo “sciopero” dei cacciatori peligni che se mai dovesse essere osservato , cosa altamente improbabile , non arrecherebbe comunque alcun danno agli agricoltori della valle visto che i cinghiali oggetto delle cacce dell’ATC di Sulmona come riportato testualmente dal quotidiano sarebbero quelli «in zone orograficamente difficili e impervie come quelle ricadenti nello stesso ambito territoriale caccia» e dove non ci risultano ricadere fiorenti aree agricole. Insomma dopo esser stati la causa di questa pestilenza (il cinghiale importato da i paesi dell’est per il loro personale divertimento) i valorosi cacciatori , piccolissima minoranza della comunita’ abruzzese oggi si presentano come i salvatori del mondo agricolo piagato dai danni causati dall’oggetto del loro divertimento. Altrove, nel parco nazionale del Gran Sasso hanno addirittura contestato per anni le catture con le gabbie ed i chiusini effettuate dagli agricoltori per conto del parco ma oggi si ripropongono come gli unici che potranno salvarci da questo flagello. “Salviamo l’Orso non ha mai avversato per principio l’attivita’ venatoria ed appoggia gli abbattimenti selettivi programmati anche al di fuori della stagione venatoria ma ha sempre e solo chiesto attenzione per le aree frequentate dall’orso e quest’anno ha finalmente ottenuto che in una limitata area tra PNALM e PNM si cacci pure il cinghiale ma con metodi meno pericolosi per l’animale simbolo della natura abruzzese, un valore aggiunto ed economicamente importante delle nostre aree interne. Se i cacciatori vogliono rendersi utili facciano i selecontrollori nella piana peligna , conquisteranno cosi la gratitudine dei nostri agricoltori ed anche la nostra” ha ribadito l’associazione in merito alla vicenda.

Fauna selvatica: Pepe chiede un tavolo tecnico al ministro Martina

L’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, con una nota ufficiale, ha richiesto al Ministro delle Politiche Agricole Murizio Martina, l’attivazione di un tavolo tecnico per la revisione degli strumenti normativi attualmente vigenti in materia di gestione degli ungulati selvatici con particolare riguardo ai cinghiali. La normativa nazionale in materia risulta ormai obsoleta e si rende pertanto necessario l’avvio di una concertazione tra Regioni e Ministeri competenti al fine di adeguare detta normativa, con la finalita’ di garantire l’equilibrio “sostenibile” tra le popolazioni di fauna selvatica e il mantenimento delle coltivazioni agricole e le altre attivita’ antropiche, nonche’ la giusta tutela della sicurezza e della incolumita’ pubblica.

Purtroppo, in Abruzzo, l’elevata densita’ di animali selvatici (che ha ampliato il proprio areale con una grande adattabilita’ ai cambiamenti ambientali e climatici in corso), oltre che essere responsabile di ingenti danni alle produzioni agro-silvo-pastorali determina anche pericoli concreti alla pubblica incolumita’ con esiti, in alcuni casi, anche drammatici e con la perdita di vite umane. La Regione Abruzzo, nel bilancio di previsione 2015, pur ritenendo prioritaria la tutela delle produzioni agricole e non il mero indennizzo dei danni all’agricoltura, ha inteso, comunque, stanziare risorse specifiche al riguardo ma tali danni sono in aumento e specifici interventi come la caccia di selezione su tutte e quattro le province abruzzesi (pure inserita nel nuovo calendario venatorio 2015) e l’attivazione della microfiliera del cinghiale (nel nuovo P.S.R. 2014-2020), rappresentano un aiuto importante per contrastare tale fenomeno ma non del tutto sufficiente.

Infine, al precipuo fine di rendere operativo il tavolo di confronto, e’ stato fornito un elenco di argomenti strategici su cui potrebbe essere orientata la concertazione: autonomia gestionale delle Regioni, per poter valutare ed implementare le strategie piu’ opportune e funzionali al proprio assetto socio-economico e territoriale e per poter rivalutare tale patrimonio faunistico che dovrebbe costituire una risorsa del territorio anziche’ un problema; distinzione tra l’esercizio dell’attivita’ venatoria e quella di controllo; possibilita’ per le Regioni di ampliare i periodi di caccia di alcune specie di selvatici, in particolare degli ungulati, in presenza di esigenze riscontrate dall’OFR o dall’ISPRA; aumento del numero di giornate di caccia settimanali per gli ungulati ed altre specie molto dannose; controllo, prevenzione e risarcimento dei danni sia nelle aree a gestione programmata della caccia sia all’interno delle aree ove l’esercizio venatorio e’ vietato; per queste ultime andrebbe previsto la possibilita’ di ricorrere ad uno specifico atto autorizzativo rilasciato da un’autorita’ esterna all’Ente Parco stesso (Presidente della Giunta Regionale – Prefetto competente per territorio – Sindaco); possibilita’ per le Regioni di avvalersi del parere tecnico-scientifico dell’Osservatorio Faunistico Regionale (se ne sono dotate) per il monitoraggio delle specie e la definizione degli interventi da realizzare sul territorio al fine di garantire l’equilibrio; avvio dell’attivita’ venatoria nelle aree contigue ai Parchi con una modulazione della pressione venatoria; affidamento alle Regioni della gestione della fauna selvatica nelle aree contigue ai Parchi con appositi regolamenti; maggiore coordinamento tra le diverse realta’ istituzionali preposte alla gestione della pianificazione faunistico-venatoria e delle aree protette (Regione-Enti Parco) e quelle invece preposte alla gestione dell’attivita’ venatoria e del territorio a caccia programmata (Associazioni Professionali Agricole, Associazioni venatorie, Ambiti Territoriali di Caccia).

Cinghiali, “Salviamo l’orso” polemizza coi cacciatori


SULMONA. «Se i cacciatori vogliono rendersi utili facciano i selecontrollori nella Valle Peligna, conquisteranno così la gratitudine dei nostri agricoltori ed anche la nostra». Non si è fatta attendere la risposta dell’associazione “Salviamo l’orso” ai cacciatori dell’Ambito di Sulmona che hanno annunciato di non cacciare il cinghiale per protestare contro i troppi vincoli del territorio Patom, l’area a tutela dell’orso marsicano.

«È evidente», aggiunge l’associazione, «che così come altre categorie di abruzzesi – albergatori, allevatori, immobiliaristi, gestori degli impianti da sci – anche i nostri cacciatori “amano” l’orso ma poi, in pratica, non sono disposti ad alcun sacrificio per favorirne la salvaguardia. Salviamo l’orso non ha mai avversato per principio l’attività venatoria ed appoggia», conclude , «gli abbattimenti selettivi programmati anche al di fuori della stagione venatoria. Ma allo stesso tempo ha sempre e solo chiesto attenzione per le aree frequentate dall’orso».(c.b.)

mercoledì 19 agosto 2015

Il calendario venatorio della Regione Abruzzo. “Qualche passo avanti c’è stato ma non basta. Il WWF Abruzzo: non si può riaprire la caccia a specie in declino.

COMUNICATO STAMPA DEL 19 AGOSTO 2015


Il calendario venatorio della Regione Abruzzo
Il WWF Abruzzo: Qualche passo avanti c’è stato ma non basta.
Non si può riaprire la caccia a specie in declino.
Si tenga conto del parere negativo dell’ISPRA sui periodi di apertura”


PESCARA – Approvato dalla Giunta regionale il calendario venatorio per la prossima stagione di caccia.
fiero cacciatore
Dichiara Mirko Di Marzio, rappresentante WWF nella Consulta regionale della caccia: “A fronte di alcuni apprezzabili miglioramenti per la tutela di beni comuni di fondamentale importanza come l’Orso bruno marsicano, nel calendario venatorio per la stagione 2015-2016 sono stati confermati diversi punti non condivisibili come la preapertura della caccia nel mese di settembre e l’allungamento della stagione venatoria fino a febbraio.
Per tante specie, inoltre, è stata autorizzata la caccia estendendo il periodo consentito rispetto a quanto indicato dall’ISPRA, l’organo scientifico nazionale deputato a pronunciare indicazioni tecniche sui singoli calendari venatori regionali. Su questo l’ISPRA ha già espresso un parere negativo, nel quale si contestano le modalità riferite al prelievo di tali specie in quanto non coerenti con quanto disposto dalle linee guida sulla conservazione degli uccelli selvatici. 
Ma l’atto più incredibile approvato dalla giunta regionale D’Alfonso-Pepe è di aver reintrodotto la possibilità di sparare ad uccelli acquatici come il Frullino, il Codone, il Mestolone e la Canapiglia, finora protetti perché riconosciuti dal mondo scientifico in declino e in uno stato di conservazione sfavorevole (specie SPEC). Già la precedente giunta Chiodi-Febbo era stata sonoramente bocciata nel 2012 dal TAR Abruzzo su ricorso del WWF e di altre Associazioni perché la Regione Abruzzo permetteva la caccia a diverse specie in declino, nonostante non avesse prodotto censimenti e nonostante i dati indicassero una presenza minima in Abruzzo di tali uccelli. Il TAR accolse pienamente questa critica e da allora la Regione si era adeguata non permettendo la caccia alle specie in declino e presenti con numeri che non consentono alcun prelievo. Inspiegabile, quindi, e privo di qualsiasi giustificazione scientifica un tale passo indietro che permetterebbe di sparare anche a questi animali. Chiediamo con fermezza un ripensamento in tal senso”.

Aggiunge Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Nel calendario venatorio sono state finalmente introdotte alcune normative, indicate dal PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso marsicano) e sollecitate da Comuni, Enti Parco e Associazioni ambientaliste, che serviranno a rendere meno pericolosa la vita per l’orso, come quella introdurre l’area ricompresa tra la Valle del Sagittario e il Parco Nazionale della Majella tra quelle cosiddette “C1” in cui la caccia è regolamentata in maniera più stringente. Quest’unico punto positivo contrasta tuttavia con un calendario venatorio che è di fatto privo di veri passi in avanti sulla tutela della fauna selvatica. 
Ormai è chiaro: alla Regione Abruzzo in materia venatoria manca il coraggio di scegliere una strada netta, anche a costo di scontrarsi con la parte meno avanzata del mondo venatorio, per la tutela di un patrimonio che, lo ricordiamo, appartiene all’intera comunità. Ne è testimonianza il fatto che i progressi indubbiamente ottenuti negli ultimi anni sono stati raggiunti soprattutto a suon di ricorsi: ben 14 sono state le sentenze dei giudici amministrativi (TAR, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale) che dal 2009 al 2013 hanno di fatto pesantemente bocciato la politica faunistica venatoria della Regione Abruzzo. 
L’attuale Giunta, in carica da ormai oltre un anno, non ha ancora mostrato la necessaria discontinuità rispetto al recente passato. In particolare non è accettabile riaprire la caccia a specie in declino come Frullino, Codone e Canapiglia. Presenteremo osservazioni in tal senso al Comitato VIA e porteremo avanti la nostra battaglia in tutte le sedi con la convinzione che il governo regionale debba, come non ha fatto quello precedente, rispettare anche sulla caccia le normative di legge e il buon senso”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
www.wwf.it/abruzzo
abruzzo@wwf.it

sabato 8 agosto 2015

Calendario Venatorio 2015/2016 della Regione Abruzzo, approvato dalla G.R. nella seduta del 7 Agosto 2015.

Clicca il link qui sotto per visualizzare:

Pepe: da giunta regionale ok a nuovo calendario venatorio

(REGFLASH) Pescara, 7 ago. - La Giunta regionale ha dato via libera al nuovo calendario venatorio 2015-2016. Un calendario che, spiega l'assessore Dino Pepe, "contiene elementi di innovazione soprattutto sul fronte del coinvolgimento delle parti interessate attraverso l'adizione delle associazioni di categoria e con la collaborazione degli uffici Caccia delle quattro province". Il solco su cui ci si è mossi è stato il recepimento delle istanze del mondo venatorio, agricolo e ambientalista e delle indicazioni dell'Ispra. "Le novità più importanti - spiega l'assessore Dino Pepe - sono: 3 giornate di preapertura da appostamento alla Tortora e ai Corvidi i giorni 2, 5 e 6 settembre; apertura della caccia alle specie Fagiano, Lepre, Quaglia e Volpe a partire dalla terza domenica di settembre; apertura generale a tutte le specie migratrici, alla Coturnice, alla Starna e al Cinghiale a partire da sabato 3 ottobre; reinserimento di alcune specie cacciabili come: Frullino, Codone, Mestolone, Canapiglia; chiusura della caccia a Tordo bottaccio, Cesena e Tordo sassello al 20 di gennaio; chiusura della caccia alla Beccaccia al 20 di gennaio (e non il 10) per quegli Atc che hanno realizzato i monitoraggi durante il periodo di svernamento della specie e in cui i dati ottenuti hanno dimostrato un'adeguata presenza; possibilità di estensione della caccia al Colombaccio dall'1 al 10 febbraio". L'Assessorato ha posto particolare attenzione alla caccia al Cinghiale, specie estremamente critica negli impatti sulle economie agrarie. La caccia collettiva (braccata e girata) al Cinghiale inizierà il 3 ottobre e terminerà il 2 gennaio; nelle zone soggette al Patom si aprirà invece il 1 novembre e terminerà il 31 gennaio. "Elemento di rilevante novità - aggiunge Pepe - per il Cinghiale è l'introduzione, in via sperimentale, della caccia di selezione che ogni Atc potrà effettuare attraverso la redazione appositi piani di prelievo suddivisi per sessi e classi di età, anche oltre i mesi tradizionali di caccia. Questa innovazione si inserisce nella ferma volontà della Regione di limitare gli impatti negativi della specie sulle attività agricole abruzzesi, agendo attraverso uno strumento ordinario e continuativo di gestione (la caccia di selezione) e non più solo con uno strumento straordinario come il selecontrollo, realizzato esclusivamente fino ad oggi". (REGFLASH) US 150807

giovedì 9 luglio 2015

Dall’ex assessore Febbo, abbonato alle bocciature del TAR, solo critiche pretestuose e senza alcun fondamento !

Comunicato stampa

Dall’ex assessore Febbo, abbonato alle bocciature del TAR, solo critiche pretestuose e senza alcun fondamento ! 

Passano gli anni ma l’ex assessore Mauro Febbo pur essendo appunto un’ex dice la sua e boccia il calendario in preparazione per la prossima stagione con i soliti pretestuosi e falsi motivi, quando meglio sarebbe se riflettesse su tutti i calendari che da lui licenziati sono poi stati bocciati dal TAR ! 

La proposta delle associazioni di considerare C1 l’area tra il PNALM ed il PNM per il prossimo Calendario venatorio , proposta condivisa con i cacciatori locali ed i Sindaci e’ non solo in linea con le prescrizioni raccomandate dal PATOM e sottoscritte dalla Regione Abruzzo e da 5 delle maggiori associazioni venatorie nazionali ma e’ anche dettata dal buon senso visto che la presenza di Peppina , l’orsa diventata famosa per le sue frequentazioni dei territori di Pettorano e Cansano e di almeno altri 4 orsi maschi è accertata almeno dallo scorso anno..

L’ex assessore gioca sull’ignoranza (dal verbo ignorare) di buona parte di coloro , inclusi alcuni giornalisti, che riportano le sue dichiarazioni senza alcun fondamento :

1) Non è vero che le aree contigue siano una scelta, sono bensì una previsione normativa, disattesa dal 1995.

2) Non è vero che verranno istituite ovunque, ad oggi è in itinere solo l’istituzione di quella del PNALM nell’area più importante per l’orso ed in accordo con i cacciatori locali.

3) La 394/1991 indica una esclusività per i residenti/nativi ma la L.R. 10/2004 stabilisce solo una priorità per gli stessi quindi laddove sarà permesso per il raggiungimento del carico venatorio saranno ammessi anche altri cacciatori;

4) Le aree contigue non hanno niente a che fare con il PATOM, la C1 o la C2;

Infine un’ultima considerazione magari banale ma per la ns. politica forse adeguata….le comunità montane hanno fin troppi limiti e costi aggiuntivi (sanità, scuola, trasporti ecc.) avranno almeno il diritto di regolamentare alcune attività al fine di evitare che altri depredino le loro scarse risorse naturali (caccia, funghi, tartufi ) ??

A noi basta ricordare solo alcune cose dell’esperienza di governo dell’assessore Febbo e della sua giunta per esser certi che non sia da rimpiangere:

- il tentativo di tagliare il Parco Regionale Sirente–Velino sventato dalle 140,000 firme raccolte dalle associazioni

- i calendari venatori ripetutamente bocciati dal TAR che hanno creato grave disagio a chi voleva legittimamente esercitare il suo diritto di andare a caccia in sicurezza di diritto

- l’insabbiamento del Piano del PNALM e dell’istituzione delle aree contigue contro la volonta’ delle comunita’ locali

Si dia pace l’ex assessore e cerchi altrove i pretesti per le sue polemiche strumentali e di basso profilo !

Pescara 08/07/2015

Luciano Di Tizio WWF Abruzzo
Stefano Allavena LIPU Abruzzo
Mario Viola Marano Mountain Wilderness
Mimi D’Aurora Dalla Parte dell”Orso
Piera Lisa Di Felice Pro Natura Abruzzo
Stefano Orlandini Salviamo l’Orso

giovedì 2 luglio 2015

Febbo e Iampieri: "D'Alfonso fa scegliere agli ambientalisti"

PESCARA - “D’Alfonso ha abdicato agli ambientalisti e al parco le scelte, a discapito di tutto il mondo venatorio abruzzese. Ci auguriamo che i cacciatori della zona, da Castel di Sangro a Sulmona la prendano bene, perché in caso contrario Pepe se ne assumerà ‘facilmente e velocemente’ tutte le responsabilità”.

Il presidente della commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo, e il consigliere regionale di Forza Italia, Emilio Iampieri, intervengono sulla proposta di calendario venatorio, anche in relazione allo svolgimento della Consulta regionale della caccia presieduta, in data 26 giugno, dall’assessore Dino Pepe.

“Ciò che sta avvenendo in Abruzzo è gravissimo - afferma i consiglieri di opposizione - in ragione della esigenza di conciliare le esigenze di tutela dell’orso marsicano con le richieste di usufruibilità del territorio e delle attività, tra cui quella venatoria, la Regione Abruzzo negli anni passati aveva attivato il tavolo tecnico del Patom presso il ministero, generando, in ragione di quanto stabilito dal punto B1 del protocollo di tutela, una serie di approfondimenti scientifici che hanno permesso di limitare le attività venatorie in tempi e modalità, differenziando la zona a presenza stabile del plantigrado, la cosiddetta zona C1, con le are limitrofe, C2”.

“Tali decisioni, molto apprezzate dal mondo venatorio, sono state decisive ai fini della protezione dell’orso marsicano, visto che la caccia programmata con gli ultimi calendari venatori non ha minimamente influito sui periodi delicati di riproduzione ed entrata in letargo - proseguono - Oggi, invece, la completa assenza di iniziative dell’assessorato presieduto da Pepe e la latitanza della Regione in merito alle iniziative di proseguimento del confronto stabilito dal punto B1, stanno producendo ciò che noi scongiuravamo durante la Giunta Chiodi, e che rischia di compromettere i delicati equilibri stabiliti con grande fatica, con tutti i portatori di interesse”.

“Nel merito - proseguono Febbo e Iampieri - si sta ufficializzando, non sappiamo con quali criteri scientifici, l’allargamento delle limitazioni previste per l’area C1 in tutto il comprensorio C2, ma, cosa ancora più penalizzante per i cacciatori, in tutti i Comuni confinanti con il Parco nell’area della vale del Sagittario e nelle aree frapposte tra il Parco d’Abruzzo ed il parco della Maiella”.

Secondo i due forzisti, “questa decisione, i cacciatori devono saperlo, è stata formalizzata in occasione dell’ultima Consulta regionale della caccia da rappresentanti del Patom, con, questa è la cosa grave, la completa indifferenza della Regione e persino dei rappresentanti dei cacciatori, dei quali in particolare uno appartenente all’Ambito di Sulmona, come hanno riferito i testimoni e come sarà confermato dai verbali. Vogliamo subito denunciare all’opinione pubblica che non sono stati fatti i confronti a livello istituzionale - accusano - e non ci provassero coloro i quali vorrebbero scaricare le responsabilità sul comitato di valutazione di incidenza ambientale prossimo venturo, in quanto la Via è stata brillantemente superata del calendario di due anni orsono, allorquando la Regione partecipava al tavolo tecnico”.


venerdì 26 giugno 2015

Calendario venatorio, Forza Italia, umiliati 15 mila cacciatori abruzzesi

"La proposta di Calendario Venatorio 2015/2016 presentata questa mattina dalla Regione Abruzzo umilia circa 15mila cacciatori abruzzesi, ingiustamente penalizzati rispetto a quelli delle Regioni limitrofe, prevedendo insensate e punitive limitazioni temporali dell'esercizio venatorio, con aperture notevolmente ritardate e chiusure anticipate rispetto alle leggi vigenti in materia, con cio' causando pesanti ricadute anche sull'economia regionale".

Lo affermano in una nota i consiglieri regionali di Forza Italia. Inoltre, si continuano a proteggere specie dannose per le colture agricole, con ingravescente nocumento delle produzioni vitivinicole ed olearie, fiore all'occhiello della nostra Regione.

La Direzione regionale e l'assessorato - secondo gli esponenti di Forza Italia - hanno infatti completamente abdicato alla propria funzione, rinunciando ad esercitare il potere discrezionale che consentiva scelte confortate da copiosi dati scientifici raccolti negli anni precedenti, e limitandosi a redigere una proposta di calendario venatorio che scippa quasi due mesi di attivita' agli abruzzesi, evidentemente ritenuti cacciatori di serie b rispetto ai colleghi delle Regioni confinanti.

Sono state inoltre disattese quelle che sono da sempre le indicazioni delle Associazioni Venatorie ed Agricole.

L'Assessore Pepe - accusa infine Forza Italia - ha mostrato grande inadeguatezza rispetto ad un tema molto delicato e notevolmente sentito da tutte le categorie coinvolte. Infatti sarebbe bastato riprendere l'ultimo calendario approvato dalla Giunta Chiodi, che se pur perfettibile, non ha mostrato criticita' ed ha garantito un corretto equilibrio tra le esigenze di tutela della fauna ed il proficuo esercizio venatorio.

A questo punto - conclude la nota - se dovesse essere confermata questa proposta di calendario e' altamente probabile che la delibera sara' oggetto di impugnative e ricorsi dinnanzi alla giustizia amministrativa con prevedibili ricadute negative per tutto il comparto agricolo e venatorio".