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lunedì 6 febbraio 2017

Abruzzo: stagione venatoria conlusa il 5 febbraio. L'ISPRA nega il prolungamento al colombaccio

Caccia al colombaccio chiusa dal 6 febbraio
 
Il prolungamento della caccia al colombaccio non è stato concesso da ISPRA; pertanto dal 6 febbraio la caccia al colombaccio è vietata.

giovedì 2 febbraio 2017

Caccia. Abruzzo maglia nera, bracconaggio e scarsi controlli. "Danni enormi"

"Inasprire pene contro bracconaggio" WWF: “Una strage nascosta nel silenzio delle Istituzioni” Contro la fauna mix micidiale di bracconaggio, deroghe e scarsi controlli Maglia nera a 5 Regioni (tra cui l’Abruzzo) per leggi e calendari contrari a norme europee 


Si chiude un altro anno nero a causa della caccia: è questo il commento del WWF in occasione della chiusura della stagione venatoria. Secondo l’Associazione del Panda quest’anno si è di nuovo scatenano un mix micidiale contro la fauna che appesantisce il già gravoso bilancio delle doppiette: specie protette e preziose prese di mira, Regioni che reiterano leggi e calendari venatori contrari alle norme europee tra cui Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo, mentre molte altre non hanno brillato per correttezza (in particolare Sicilia, Calabria, Campania).

Ad aggravare la situazione, un controllo del territorio sempre più indebolito, soprattutto a seguito della riforma in materia di Polizia Provinciale che ha visto lo smembramento delle strutture esistenti, con perdita di decine di agenti e ufficiali. Una situazione che ha creato inevitabilmente un varco in cui i reati connessi al bracconaggio si innesteranno più facilmente e che rischia di aggravarsi con lo smantellamento dal 1° gennaio del Corpo Forestale dello Stato confluito nell’Arma dei Carabinieri: passaggio quest’ultimo da gestire con molta attenzione se non si vuole rendere meno efficace il sistema di controllo del territorio.

L’Abruzzo rientra tra le Regioni con la “maglia nera” di questa stagione venatoria. Il calendario venatorio presentato dall’Assessore Dino Pepe è stato sonoramente bocciato dal TAR di L’Aquila e dal Consiglio di Stato grazie al ricorso del WWF e la Regione è rimasta sorda alle tante richieste di sospendere la caccia nel periodo delle fortissime nevicate delle scorse settimane.

“Ci chiediamo come sia possibile che una esigua minoranza come i cacciatori, ormai meno dell’1% della popolazione in Italia, possa ancora avere così tanto seguito tra politici e pubblici amministratori” – ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente di WWF Italia – “I danni prodotti dalla caccia, spesso mal gestita e senza controlli, alla fauna selvatica italiana ed europea sono enormi. A questi vanno aggiunti i danni incalcolabili prodotti dalla caccia illegale. Una situazione che comporta poi la possibilità di gravi sanzioni comunitarie pagate da tutti noi italiani. Per combattere le sempre più gravi forme di bracconaggio chiediamo che siano inasprite le pene. Come WWF abbiamo chiesto già da due anni al Parlamento di approvare una specifica proposta di legge, elaborata dai nostri esperti, che riforma il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, cattura illegale, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette. Oggi chi commette questo tipo di atti rischia una blanda sanzione che arriva al massimo all’ammenda di poche migliaia di euro nel caso più grave. E sempre che non intervenga prima la prescrizione o la non punibilità per ‘tenuità del fatto’ recentemente introdotta. Si tratta di pene del tutto inadeguate che, peraltro, raramente vengono effettivamente scontate e che solo in pochissimi casi comportano la revoca della licenza di caccia”.

La cartina di tornasole dell’ambigua vicinanza tra caccia e bracconaggio, del resto, è data dall’impennata di ricoveri di animali protetti nei Centri di recupero della fauna di tutta Italia che, come accade ogni anno, è coincisa con la stagione di caccia: aironi, poiane, sparvieri, gheppi, cigni feriti da arma da fuoco, e in Sicilia anche fenicotteri rosa, cicogne nere e persino una rarissima aquila di Bonelli, oggetto di un progetto LIFE dell’UE per proteggerla. E non è certo un caso che l’accanimento contro una delle specie più rare della fauna europea, l’ibis eremita, sia avvenuto proprio nei mesi di attività venatoria: 5 esemplari uccisi da settembre a gennaio: la specie è tra l’altro oggetto di un progetto di reintroduzione finanziato dall’Unione Europea dato che era estinta nel XVII secolo in Europa a causa della caccia.

Contro tutto questo cercano di battersi le oltre 300 guardie del WWF Italia, con almeno 55.000 ore complessive di servizio all’anno a difesa della biodiversità e del patrimonio comune. Questi volontari cercano di supplire all’ormai sempre più pesante carenza di controlli e vigilanza da parte delle “pubbliche autorità”. Le loro denunce sono contro ogni genere di reato venatorio come uso di archetti, reti, tagliole, roccoli, persino fumi di zolfo per stanare gli animali o richiami elettroacustici vietati “mimetizzati” da telefoni cellulari per uccidere specie protette, o per cacciare fuori dai periodi previsti e persino nelle aree protette, sulla neve o acque ghiacciate o di notte.

Il WWF ribadisce la necessità di prendere in seria considerazione la sospensione della stagione venatoria, almeno nelle Regioni dove si verificano gli atti di bracconaggio più gravi, vista la frequenza preoccupante di questi atti criminali.

Infine il WWF auspica che l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri non rappresenti un indebolimento nell’azione di prevenzione e repressione, ma anzi dia nuovo impulso alle attività di vigilanza contro questi gravissimi “furti di natura”: fondamentale in questo senso è il rafforzamento del NOA-Nucleo Operativo Antibracconaggio nella riorganizzazione dei Carabinieri-Forestali.

mercoledì 11 gennaio 2017

Maltempo in Abruzzo. La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione


 
Comunicato stampa del 10 gennaio 2017

La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione

Gli ambientalisti ma anche molti cacciatori lamentano la mancata sospensione dell’attività venatoria in questi giorni di grande gelo nonostante il buon esempio della Puglia e del Molise


Quello che temevamo è accaduto: cacciatori senza scrupoli hanno approfittato del cattivo tempo e delle condizioni di disagio della fauna per perpetrare, impuniti, vere e proprie stragi. “Azioni – racconta Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo – deprecate anche dalla parte migliore e più consapevole del mondo venatorio. Diversi cacciatori e numerosi cittadini si sono rivolti alle sedi WWF sparse sul territorio per denunciare una situazione di inaccettabile caccia selvaggia, favorita dagli scarsissimi controlli. Il momento storico particolare, con gli inevitabili disagi determinati dalla trasformazione dell’ex Corpo Forestale e con i pesanti ritardi accumulati per la riorganizzazione delle Polizie provinciali, avrebbero dovuto consigliare alla Regione ben altro atteggiamento, ma la Giunta D’Alfonso continua a dimostrarsi del tutto disattenta alla tutela della fauna, al pari del governo che l’ha preceduta”.

Ricordiamo al presidente della Regione e ai suoi assessori che gli animali selvatici sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92). Questa stessa legge, la n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede esplicitamente il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Un divieto che andava rafforzato in queste giornate di eccezionale maltempo con la sospensione per alcuni giorni del calendario venatorio. Lo hanno fatto, saggiamente, la Puglia e il Molise, quest’ultima regione proprio rispondendo all’appello in tal senso diramato il 5 scorso dal WWF. “Non possiamo – conclude Di Tizio - che elogiare amministratori che si preoccupano di salvaguardare anomali in difficoltà in questi giorni di freddo intenso e improvviso e deprecare la totale indifferenza mostrata da chi gestisce la cosa pubblica in Abruzzo. Qui da noi si continua a dimenticare che, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, la fauna è un patrimonio della collettività e non un trastullo per pochi cacciatori”.

È provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e, dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori. Il presidente Luciano D’Alfonso e il suo governo, sin qui indifferenti, farebbero ancora in tempo, visto che il maltempo persiste, a fermare la strage almeno per questi ultimi giorni di neve e gelo. Ma, visti i precedenti, non c’è da essere ottimisti.

martedì 10 gennaio 2017

Cepagatti (Pe). Cade su ghiaccio mentre caccia e parte colpo fucile, ferito

CEPAGATTI. Durante una battuta di caccia, scivola a causa del ghiaccio e dal fucile parte accidentalmente un colpo che lo ferisce alla mano: protagonista dell'episodio, avvenuto stamani in contrada Buccieri di Cepagatti, è un 39enne di Torrevecchia Teatina (Chieti), ora ricoverato all'ospedale di Ancona con una prognosi di 35 giorni.

L'uomo stava camminando per raggiungere l'argine del fiume Pescara, quando è scivolato. Dall'arma - un fucile calibro 12 regolarmente detenuto - è partito un colpo che lo ha ferito.

Il 39enne ha subito tamponato la ferita con della neve fresca ed ha contattato telefonicamente un compagno di caccia, con cui poi ha raggiunto l'ospedale di Chieti. I medici gli hanno riscontrato una ferita alla mano sinistra con frattura scomposta delle dita ed hanno disposto il trasferimento all'ospedale di Ancona. Del caso si sono interessati anche i carabinieri della Stazione di Cepagatti e della Compagnia di Pescara, agli ordini del maggiore Claudio Scarponi.

Fonte: primadanoi.it del 09 gennaio 2017 

venerdì 6 gennaio 2017

WWF: l’attività venatoria va sospesa in giorni di grande gelo. L’Abruzzo segua l’esempio della Puglia

Comunicato stampa del 5 gennaio 2017 
 
 
 
WWF: l’attività venatoria va sospesa in giorni di grande gelo.
L’Abruzzo segua l’esempio della Puglia


“Bene ha fatto la Regione Puglia a sospendere l’attività venatoria per i giorni 6-7-8 gennaio “per condizioni atmosferiche avverse” (come stabilito con provvedimento dirigenziale n. 1 del 4 gennaio)”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo. “La nostra Giunta regionale dovrebbe seguire l’esempio della Puglia”.

Il WWF sta chiedendo a tutte le Regioni, in particolare quelle del centro sud dove per i prossimi giorni sono previste temperature molto al di sotto dello zero e nevicate anche a quote basse fino alla costa, di sospendere tutte le attività di caccia.

La fauna selvatica, già molto provata da un inverno con condizioni meteorologiche particolari (con grandi sbalzi di temperatura), da un bracconaggio dilagante e dalla normale scarsità di cibo e riparo dell’inverno, non può riuscire a superare anche questi giorni di freddo così intenso e improvviso. È infatti provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori.

La legge n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Le Regioni possono e devono modificare i calendari venatori proprio in previsione di una maggiore tutela degli animali selvatici che sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92).

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato boccia il calendario venatorio dell'Abruzzo. Il WWF: si dà ragione alle nostre posizioni.

Comunicato stampa del 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato conferma sostanzialmente le bocciature al calendario venatorio abruzzese. Il WWF: ancora una volta si dà ragione alle nostre posizioni.

“LA REGIONE ORA MODIFICHI LA SUA PESSIMA GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA”

il cacciatore abruzzese come Fantozzi?
PESCARA – Il Consiglio di Stato ha emesso oggi, dietro ricorso di alcune Associazioni Venatorie e della Regione Abruzzo, una ordinanza che, nella sostanza, conferma quanto già disposto dai giudici del TAR di Pescara. Nel dettaglio seppure vengono concessi 10 giorni di caccia in più a gennaio ai turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello e cesena), viene confermato che la caccia alla specie beccaccia non può essere consentita oltre il 31 dicembre e che quella ai turdidi non può in ogni caso andare oltre il 10 gennaio.

A costringere il WWF a opporsi era stato il calendario della Regione Abruzzo che consentiva invece di cacciarle fino al 19 gennaio. Per questo l’associazione ambientalista aveva presentato ricorso ai giudici del TAR per riportare il calendario nella legalità, fermando la pre-apertura e impedendo l’estensione del periodo di caccia ad alcune specie.

Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF: “La Regione emani ora un nuovo calendario con le modifiche confermate dal Consiglio di Stato e informi debitamente i cacciatori abruzzesi affinché non vadano a caccia con le regole ritenute illegittime dai giudici”.

“Risulta davvero incomprensibile – aggiunge l’avv. Michele Pezone che ha difeso le posizioni del WWF - il tono trionfalistico usato a commento dell’ordinanza dai difensori delle associazioni venatorie che hanno proposto l’appello cautelare. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la statuizione del Tar Abruzzo sulla chiusura della caccia alla beccaccia al 31 dicembre anziché al 19 gennaio, e ha prolungato il periodo di caccia per il tordo bottaccio, sassello e cesena solo fino al 10 gennaio e non al 19 come richiesto dalle associazioni venatorie. Di fatto l’ordinanza del TAR Abruzzo ha ampiamente retto al vaglio del Consiglio di Stato”.

“L’ennesima sconfitta delle associazioni venatorie e della Regione Abruzzo – conclude Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF Abruzzo - dovrebbe far riflette la politica regionale sulla inaccettabile gestione della fauna selvatica che ha contrassegnato le due ultime legislature. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori è stata quella di consentire la caccia a sempre più specie e allungare quanto più possibile il periodo venatorio. Una posizione assurda, irrispettosa delle norme di legge, non condivisa nemmeno dalla parte più attenta del mondo venatorio, e inevitabilmente soggetta alla bocciatura della magistratura. Ci auguriamo che la Regione cambi finalmente passo, nell’interesse di tutti e in particolare della fauna selvatica che è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, patrimonio della collettività dei cittadini e non trastullo della piccola minoranza dei cacciatori”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo

domenica 16 ottobre 2016

Teramo, caccia alla starna: ultimatum delle Guardie Ambientali

Le Guardie Ambientali d’Italia della provincia di Teramo invitano le Atc a fare chiarezza sulla caccia alla starna.

“Abbiamo atteso sino ad oggi delucidazioni concrete da parte dei due presidenti degli Ambiti territoriali Caccia Teramani sulla questione starna, soprattutto a garanzia di una trasparenza gestionale. Alle molte sollecitazioni che ci sono giunte da parte di cacciatori che, a nostro avviso, non sono stati adeguatamente informati riguardo in particolare la caccia alla starna, abbiamo ritenuto opportuno inviare una missiva alla Regione Abruzzo per avere in merito delle delucidazioni circa la cacciabilità del volatile in Provincia di Teramo”.

In risposta alla nostra richiesta, l’Ufficio preposto alla Caccia della Regione Abruzzo ha risposto che “questa Regione non è a conoscenza di quali ATC abbiamo elaborato e dato autorizzazione ai suddetti piani” intimando agli stessi ATC di “comunicare la cacciabilità della specie attraverso mezzi idonei ad assicurare la massima conoscibilità”.

Benché siano trascorsi diversi giorni, ad oggi, da un controllo effettuato sui siti web degli A.T.C. Vomano e Salinello ancora una volta, non ve n’è alcuna traccia, sottolineano ancora le Guardie Ambientali.

“Orbene, per quanto di competenza, non sarà allora il caso che i due Presidenti Teramani Porrini e Sabini chiariscano prontamente e definitivamente la questione indicando ai cacciatori se questa è caccia consentita o no? Non sarà forse il caso, cari Presidenti ATC, di uscire fuori da questo stato catalettico ponendo fine al problema, adeguandosi prontamente alle comunicazioni ricevute dalla Regione Abruzzo!? Non è più concepibile ne condivisibile da parte nostra che i cacciatori vadano a caccia avendo il dubbio se sono legittimati a cacciare la starna, perlopiù esponendoli a rischio sanzioni in fase di controllo venatorio”.

Fonte: cityrumors.it del 15 ottobre 2016

giovedì 13 ottobre 2016

Cocullo, cacciatore ferito durante una battuta alla lepre

L'uomo è stato portato in ospedale. Sarebbe vittima di un colpo accidentale o un'incomprensione sulla posizione durante la battuta

di Federico Cifani

COCULLO. Un incidente di caccia si è verificato nelle prime ore di questa mattina (domenica 9 ottobre) nella zona montana tra Cocullo e Ortona dei Marsi. A rimanere ferito al petto e all’arcata sopraccigliare un cacciatore 70enne colpito da pallini esplosi dalla distanza da un altro partecipante alla battuta alla lepre. Le ferite lo hanno costretto ad un immediato ricovero nell’ospedale di Avezzano dove è stato trasportato dal 118.

Al momento dell’arrivo dei soccorsi il cacciatore ferito era cosciente anche se molto provato. Accertamenti sono in corso nell'ospedale di Avezzano. Sulla dinamica di quello che sembra essere proprio un incidente di caccia stanno indagando i carabinieri.

Tra le ipotesi potrebbe esserci quella di un colpo accidentale partito da un compagno di battuta posto a qualche decina di metri di distanza dal ferito. Non si esclude anche un’incomprensione tra il gruppo di cacciatori. In particolare, potrebbe essere accaduto che i partecipanti alla battuta alla lepre si sarebbero dovuti posizionare in modo diverso in attesa del passaggio del selvatico.

Fonte: ilcentro.it del 09 ottobre 2016

sabato 1 ottobre 2016

Caccia in Abruzzo. L'Assessore Pepe, il solito politico che non ammette la sconfitta

CACCIA: PEPE SU LEGITTIMITA' DEL CALENDARIO VENATORIO


tipico politico comune
(REGFLASH) Pescara, 30 set. "Il Tar, confermando le nostre aspettative, ha riconosciuto la sostanziale validità e la conseguente legittimità dell'impianto generale del calendario venatorio, la cui efficacia, esauriti gli effetti del decreto emesso prima dell'esame delle memorie difensive, è stata pertanto ripristinata, di modo che a partire da sabato 1 ottobre si aprirà la caccia in Abruzzo".
Così l'assessore alle politiche venatorie, Dino Pepe, in vista dell'apertura della caccia.
"Al di là di proclami a mezzo stampa di dubbio fondamento, a fronte delle numerose eccezioni di legittimità sollevate, il TAR ha limitato la sospensione cautelare alla parte del calendario che prolungava il prelievo di tordi e beccaccia oltre il 31 dicembre, e ciò in quanto mancherebbero informazioni sufficienti a giustificarlo. Tutto qui.
Qualcuno - osserva Pepe - riteneva e proponeva, in modo illusorio, che qualche trucchetto giuridico-amministrativo, da altri purtroppo posto in essere in passato, avrebbe consentito di salvare una o due giornate di caccia: queste pratiche discutibili, e probabilmente ai limiti della legalità penale e contabile, sono invece il principale motivo delle "particolari attenzioni" che la Regione Abruzzo si è procurata in passato sul fronte della giurisdizione amministrativa. 
In questa vicenda noi abbiamo preferito seguire le vie della correttezza istituzionale, dimostrando nelle aule giudiziarie di aver operato in conformità a leggi, regolamenti, pareri e quant'altro; così abbiamo potuto garantire ai cacciatori abruzzesi l'apertura unica al 1 ottobre che, voglio ricordare, era la prima opzione che la Regione aveva proposto alla Consulta. Abbiamo garantito anche che il calendario possa concorrere ad esplicare anche funzioni di strumento a presidio di coltivazioni e incolumità pubblica, con le numerose disposizioni che regolano e promuovono il prelievo dei cinghiali, vera e propria calamità immanente in questa fase. Su questa tematica, per inciso, mercoledì scorso, davanti al Prefetto di Chieti ed accogliendo il condivisibile appello dei numerosi sindaci presenti che avevano proposto urgenti ordinanze di abbattimento, abbiamo presentato un Piano d'azione elaborato in tempi brevissimi i cui obiettivi e interventi hanno avuto il consenso unanime di tutti i presenti.
Le azioni che metteremo in campo a partire da una sollecita modifica del Regolamento regionale per la gestione degli ungulati hanno un ambizioso obiettivo: il ripristino della caccia con le squadre nelle aree prevalentemente agricole, con presenza di abitazioni e viabilità, dove la presenza anche di pochi animali è ingombrante perché provoca danni e incidenti.
Quanto a tordi e beccacce - aggiunge Pepe - il principio di cautela invocato dal TAR (su cui qualcuno potrebbe dissentire tecnicamente, ma è una sentenza e va rispettata) deve guidare i nostri passi successivi: dobbiamo rafforzare le capacità di monitoraggio di queste ed altre specie, ed è ciò che tra l?altro ci accingiamo a fare proprio sulla base di una prescrizione del calendario in questione. La raccolta e l'elaborazione dei dati tecnico-scientifici consentirà - conclude l'assessore - di supportare maggiormente la nostra pianificazione venatoria rendendola aggiornata e inattaccabile ad altri ricorsi".

giovedì 29 settembre 2016

Nuova sconfitta della Regione Abruzzo sulla caccia. Soddisfazione del WWF

Comunicato stampa 29 settembre 2016

Nuova sconfitta della Regione Abruzzo sulla caccia
Il TAR Abruzzo conferma le censure al calendario venatorio e ne boccia una parte.
Soddisfazione del WWF: la tutela della fauna selvatica, patrimonio della collettività, viene prima degli interessi dei cacciatori

Da poco emessa l’ordinanza del TAR Abruzzo che, accogliendo il ricorso del WWF Italia, sospende l’efficacia del calendario venatorio 2016/17 della Regione Abruzzo per quanto riguarda l’estensione del periodo di caccia fino a gennaio ad alcune specie avifaunistiche (Beccaccia, Cesena, Tordo bottaccio, Tordo sassello).
Grande soddisfazione viene espressa da Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “è una sconfitta di chi ha voluto impostare la gestione venatoria senza ascoltare le nostre proposte che semplicemente chiedevano un po’ di buon senso e il rispetto delle normative italiane e comunitarie”.
Dopo che nelle scorse settimane il TAR Abruzzo aveva sospeso il calendario venatorio regionale di fatto impedendo preapertura e apertura della caccia a settembre, ieri i giudici del Tribunale abruzzese hanno ritenuto di primaria importanza il rispetto delle indicazioni dell’ISPRA, l’Istituto nazionale che fornisce pareri sulla materia venatoria, e hanno rigettato le ragioni addotte dalla Regione per giustificare il prolungamento dei periodi di caccia.
Dieci avvocati tra quelli della Regione Abruzzo e quelli delle associazioni venatorie sono intervenuti ieri in udienza a L’Aquila per difendere un indifendibile calendario venatorio. Dalla parte della fauna e della stragrande maggioranza di abruzzesi contrari alla caccia il solo avvocato del WWF, l’avv. Michele Pezone che, nonostante l’evidente disparità nei numeri è riuscito a dimostrare la fondatezza delle posizioni dell’Associazione. I giudici hanno giustamente applicato il principio di precauzione secondo il quale non è possibile allungare i periodi di caccia fino a gennaio senza studi e monitoraggi delle specie sul territorio.
“Perché la Regione Abruzzo, al pari di tante altre regioni italiane, continui a seguire i diktat delle associazioni venatorie, rimediando così sonore sconfitte davanti alla magistratura amministrativa è qualcosa di inspiegabile”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia che ha firmato il ricorso per l’Associazione. “Sono anni che puntualmente i calendari venatori abruzzesi subiscono delle pesanti censure. Viene da chiedersi se gli amministratori e i funzionari regionali agirebbero così se fossero direttamente chiamati a pagare per le loro scelte, invece di far ricadere i costi amministrativi e legali di questi comportamenti sulla testa dei contribuenti”.
Il WWF rinnova ancora una volta l’invito alla Regione a cambiare strada e ad aprire un confronto serio con il mondo ambientalista per giungere ad una gestione faunistica corretta.

L’ordinanza del TAR si trova qui:
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=H57LXW5RW32ZBEH7T42EBHIQVU&q=Calendario+or+venatorio

martedì 20 settembre 2016

Caccia in Abruzzo: resta il blocco dell’apertura anticipata. Respinto dal TAR il ricorso dell’ARCI caccia

Caccia: resta il blocco dell’apertura anticipata. Respinto dal TAR il ricorso dell’ARCI caccia 

Il WWF: non ci sarebbero problemi se la Regione Abruzzo rispettasse la normativa e il buon senso

Il ricorso dell’ARCI caccia nazionale, che si è rivolto al TAR Abruzzo per chiedere l’annullamento della sospensione del calendario venatorio già decisa in via cautelare in attesa della discussione collegiale sul merito fissata al 28 prossimo, è stato respinto. L’apertura anticipata in Abruzzo resta dunque nei fatti vietata, così come richiesto dal WWF che è stato costretto a presentare l’ennesimo ricorso.

«Il WWF prende positivamente atto della decisione del TAR – commenta il responsabile regionale dell’associazione Luciano Di Tizio – nella convinzione che il rispetto delle regole e del buon senso sia un interesse anche del mondo venatorio. Cercare a ogni costo di allungare il periodo di caccia, anche quando mancano i presupposti tecnico-scientifici per farlo, significa voler considerare la fauna selvatica un trastullo per la minoranza dei cacciatori e non un patrimonio dell’intera collettività, da tutelare e salvaguardare, come impone la normativa europea e nazionale».

Il WWF ha presentato, come sempre, le proprie osservazioni, tese a garantire il rispetto delle regole e a salvaguardare uccelli in difficoltà cui la Regione Abruzzo avrebbe permesso di sparare pur nella totale assenza di studi aggiornati che dimostrino la possibilità di farne uccidere un certo numero (il cosiddetto “prelievo venatorio”) senza danneggiare irrimediabilmente l’intera specie. Ebbene quelle osservazioni la Regione le ha sostanzialmente ignorate costringendo l’associazione a scegliere, come spesso è accaduto negli ultimi anni, la via giudiziaria. «Ci attendevamo dal governo regionale oggi in carica – commenta il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta – una maggiore attenzione nella gestione della caccia ma così non è stato: i metodi e le scelte continuano a essere quelli censurabili di sempre».

«Vorrei aggiungere – conclude Luciano Di Tizio - un particolare ringraziamento al Corpo Forestale dello Stato e a quel che resta delle Polizie Provinciali (ad esempio quella dell’Aquilano) che, nonostante le difficoltà del momento, stanno garantendo in questi giorni il massimo impegno a tutela della legalità, spesso con sacrifici anche personali. Un analogo ringraziamento va anche alle guardie venatorie volontarie che, utilizzando il proprio tempo libero, cercano di contribuire alla lotta al bracconaggio. Aggiungo una ultima considerazione rispetto al cosiddetto “problema cinghiali” semplicemente per ricordare che questo problema è stato creato dal mondo venatorio attraverso incaute immissioni e che quello stesso mondo venatorio in tanti anni non è stato capace di risolverlo. Forse è arrivato il momento di cercare altre soluzioni – ad esempio gabbie di cattura e strutture di dissuasione - che puntino alla sicurezza delle strade e alla prevenzione dei danni all’agricoltura senza preoccuparsi, come troppo spesso accade oggi, principalmente di garantire il divertimento a chi vuole solo sparare».

martedì 13 settembre 2016

Dopo la sospensione del calendario venatorio abruzzese il WWF chiede alla Forestale il massimo sforzo

Comunicato stampa del 13 settembre 2016 
 
 
sequestro di armi e munizioni da parte del CFS
Dopo la sospensione del calendario venatorio abruzzese è necessario intensificare i controlli

Il WWF chiede alla Forestale il massimo sforzo per fermare i bracconieri


Il WWF ha indirizzato questa mattina attraverso posta elettronica certificata (PEC) una nota al comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato per chiedere di intensificare i controlli nel territorio dopo la sentenza del TAR Abruzzo che, su ricorso del WWF, ha sospeso il calendario venatorio. Fino al 28 settembre nella regione non si potrà sparare ed è importante che la Forestale, unica polizia specificatamente preparata su temi ambientali, dispieghi ogni forza disponibile per impedire abusi.

Qui di seguito il testo della lettera, firmata dal Delegato regionale Luciano Di Tizio:


“Come è noto, su ricorso del WWF Italia, il TAR Abruzzo ha pronunciato in data 9/9/2016 decreto di sospensione della delibera di Giunta regionale n. 515 del 2/8/2016 con cui è stato approvato il calendario venatorio 2016-2017 
 
(https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=TO37WZT5RCU6S5ZJ26JTRMHAJA&q=).

Di fatto, i giudici amministrativi hanno accolto l’istanza di adozione delle misure cautelari monocratiche fino alla trattazione collegiale dell’istanza cautelare con riguardo all’apertura delle specie indicate nel calendario venatorio per le date previste nelle giornate del mese di settembre.

Alla luce di quanto sopra e in considerazione anche del fatto che il personale appartenente ai Corpi di polizia provinciale della nostra Regione di fatto non è più operativo in quanto trasferito nei ruoli di altri enti locali, si chiede al Corpo Forestale dello Stato di garantire per quanto possibile un maggiore sforzo nei controlli al fine di assicurare il rispetto di quanto disposto dalla magistratura. In tale campo, come sappiamo, il ruolo svolto dal Corpo Forestale dello Stato è fondamentale: infatti, seppure ogni organo di Polizia Giudiziaria sia tenuto a intervenire e svolgere indagini in materia di reati a danno di animali, Il Corpo Forestale dello Stato rimane l’unico ad avere la preparazione e la professionalità adeguate.”

WWF Italia Onlus, Abruzzo

domenica 11 settembre 2016

Su ricorso del WWF il TAR sospende il calendario venatorio in Abruzzo. Ennesima conferma del fallimento della politica regionale


Comunicato stampa dell’11 settembre 2016

Su ricorso del WWF il TAR sospende il calendario venatorio in Abruzzo

Ennesima conferma del fallimento della politica regionale sulla tutela della fauna selvatica abruzzese: cambiano le maggioranze ma continuano le scelte errate


PESCARA - Su ricorso del WWF Italia, il Presidente del TAR Abruzzo ha disposto l’annullamento della delibera n. 515 del 02/08/16 della Giunta regionale che approvava il calendario venatorio del 2016-2017.

I giudici hanno ritenuto che il calendario venatorio varato dalla Giunta D’Alfonso sia da sospendere in quanto sussistono condizioni di estrema gravita e urgenza tali da non consentire l’avvio della stagione di caccia almeno per le date previste per il mese di settembre, fino all’esame collegiale del ricorso che è stato fissato per il 28 prossimo. In attesa della trattazione in giudizio, il TAR ha ritenuto di accogliere la richiesta di misure cautelari monocratiche, avanzata dal WWF, per impedire il verificarsi di effetti irreversibili sulla fauna a seguito dell’apertura.

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Abbiamo dato la possibilità alla Giunta D’Alfonso-Pepe di lavorare serenamente nei primi due anni dopo l’insediamento in Regione, con la speranza di vedere finalmente realizzati i doverosi compiti di un pubblico amministratore che deve occuparsi di tutela e gestione della fauna selvatica nell’interesse collettivo e non soltanto a favore della minoranza dei cacciatori: la fauna selvatica è un patrimonio collettivo e non un trastullo per pochi. Purtroppo questo salto di qualità non è avvenuto. I politici di oggi stanno dimostrando lo stesso spregio del nostro patrimonio ambientale già palesato da quelli di ieri. Eppure il WWF, prima che il calendario venatorio fosse approvato, aveva sottoposto all’attenzione della Regione Abruzzo alcuni punti di modifica che avrebbero potuto ridurre l’impatto ambientale della caccia semplicemente riconducendo il calendario nei limiti imposti dalla normativa e dal parere ISPRA! Ma nessuno di essi è stato davvero preso in considerazione e l’Associazione ambientalista è stata costretta, ancora una volta, a ricorrere ai giudici amministrativi per far valere le ragioni della fauna e dell’ambiente”.

Aggiunge l’avvocato Michele Pezone, che ha curato il ricorso per il WWF Italia: "Non posso che esprimere grande soddisfazione per questo provvedimento che ancora una volta pone il TAR de L'Aquila in una posizione di avanguardia rispetto ad altri Tribunali amministrativi nell'esigere, per la stesura del calendario venatorio, il rispetto delle indicazioni dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Auspico la conferma definitiva di questo provvedimento e il pieno allineamento dei futuri calendari con le prescrizioni dell'ISPRA, in modo da evitare il continuo ricorso alla magistratura per salvaguardare le esigenze di tutela della fauna selvatica".

A questo punto il WWF pretende che la Regione Abruzzo e gli ATC mettano in atto tutte le azioni necessarie al fine di informare i cacciatori della situazione determinatasi a seguito della decisione del TAR Abruzzo. Spetta infatti proprio a Regione e ATC impedire, così come stabilito dal giudice amministrativo, l'esercizio della caccia in Abruzzo.

“È ora importante– conclude Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali del WWF - far rispettare quanto disposto dai giudici del TAR. Almeno a settembre non si potrà andare a caccia. L’azzeramento delle Polizie Provinciali, che si occupavano in maniera specializzata della vigilanza venatoria, rende più difficili i controlli, ma occorrerà accentuare gli sforzi delle altre forze di polizia, a cominciare dal Corpo Forestale dello Stato, e delle guardie volontarie perché venga imposto ovunque in Abruzzo il rispetto della legalità”.

Dante Caserta
Vicepresidente WWF Italia ONLUS

martedì 6 settembre 2016

Calendario venatorio Regione Abruzzo: il WWF ricorre al TAR Abruzzo

Comunicato stampa del 6 settembre 2016
 
Calendario venatorio Regione Abruzzo:
mancanza di un piano, anticipo dell’apertura e prolungamento dei periodi di caccia



“Il WWF Italia ha presentato un ricorso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale di L’Aquila contro il calendario venatorio della Regione Abruzzo 2016/17”, annuncia Luciano Di Tizio, delegato regionale dell’Associazione. “Nonostante gli annunci, la gestione Pepe non si discosta molto da quella Febbo: mancanza del piano faunistico-venatorio (obbligatorio per legge), preapertura priva di qualsiasi giustificazione e prolungamento dei periodi di caccia. In pratica, anche quest’anno la Regione Abruzzo ha approvato un calendario venatorio che ripete errori già commessi che negli anni passati sono stati censurati ben 14 volte dal TAR, dal Governo nazionale e perfino dalla Corte Costituzionale”.

I principali motivi del ricorso, predisposto dall’Avv. Michele Pezone per il WWF Italia.

Mancanza di pianificazione per assenza del piano faunistico-venatorio.
In Italia la caccia è consentita solo in forma programmata al fine di consentire un prelievo “sostenibile” senza che questo determini scompensi alle specie cacciate. Per programmare è necessario avere censimenti e dati aggiornati sul numero degli individui presenti: tutto questo è assente in Abruzzo. Addirittura dal 2007 la Regione è persino priva del piano faunistico-venatorio, obbligatorio per legge e fondamentale per la gestione faunistica. Mancano quindi gli strumenti che forniscono indicazioni su specie da cacciare e sulla durata dei periodi di caccia. In una situazione del genere ci si sarebbe dovuto attestare su posizioni di massima cautela, come del resto aveva prescritto l’ISPRA – Istituto nazionale che fornisce pareri obbligatori alle Regioni sulla gestione faunistico-venatoria – che aveva indicato come opportuna un’unica apertura alla caccia il 1° ottobre. La Regione Abruzzo ha continuato invece a procedere sulla base delle richieste del mondo venatorio e ha previsto l’apertura ad alcune specie fin dal 18 settembre e in alcuni casi la preapertura fin dal 1° settembre.

Preapertura.
Per legge la caccia in Italia non deve partire prima della terza domenica di settembre. Sono consentite eccezionalmente delle preaperture per casi specifici documentabili e a valle di adeguati piani regionali, che in Abruzzo ad oggi non ci sono. La Regione Abruzzo, invece, ogni anno concede questo “regalo ai cacciatori”, consentendo la preapertura al 1° settembre: ciò determina, in un periodo estremamente delicato, una forte pressione sia sulle specie cacciabili che su quelle non cacciabili che vengono comunque disturbate dall’attività venatoria. Inoltre, la continua azione di riduzione dei controlli, quest’anno amplificata dall’avvio dello smantellamento del Corpo Forestale dello Stato e delle Polizie Ambientali provinciali, rende di fatto difficilmente controllabile l’azione dei cacciatori che dovrebbe limitarsi solo ad alcune specie, ma che nei fatti finisce per interessarne molte di più. Il WWF, pur consapevole che il ritardo nell’approvazione del calendario da parte della Regione ha reso nei fatti virtualmente impossibile fermare la preapertura, chiede al TAR di valutarne la legittimità per sancire principi che saranno condizionanti nei prossimi anni.

Prolungamento dei periodi di caccia.
Per alcune specie acquatiche (Beccaccino, Pavoncella, Moriglione, Marzaiola, Frullino, Codone, Mestolone, Canapiglia, Combattente) che vengono classificate “vulnerabili” o “in declino”, e che quindi andrebbero maggiormente protette, il calendario 2016/17 prevede addirittura il prolungamento della stagione di caccia fino al 19 gennaio 2017, invece che la chiusura al 31 dicembre 2016 come invece dovrebbe essere. Per alcune specie terresti (Torbo bottaccio, Tordo sassello, Cesena) la caccia viene prolungata fino al 19 gennaio 2017 anziché al 10 gennaio come indicato dall’ISPRA, mentre per il Colombaccio la chiusura è spostata al 5 febbraio 2017, prolungabile fino al 9 febbraio. Allo stesso modo la Regione ha deciso di prolungare la stagione di caccia per la Beccaccia al 19 gennaio 2017, nonostante il parere negativo dell’ISPRA.

Ulteriori elementi sollevati nel ricorso.
Modalità di prelievo sulla Lepre comune in contrasto con quanto stabilito dagli strumenti di pianificazione e con possibilità di incidere negativamente sulla popolazione di Lepre italica che è invece una specie protetta e quindi non cacciabile.

Prolungamento del periodo di addestramento cani che, invece dei 30 giorni stabiliti per legge, durerà oltre 4 mesi!

Ritardo nell’approvazione del calendario faunistico-venatorio: mossa questa assolutamente strumentale, attuata dalla Regione Abruzzo al fine di rendere più complessi eventuali ricorsi al TAR.

“Quello della Regione Abruzzo è uno dei calendari venatori 2016/17 che il WWF Italia ha deciso di impugnare quest’anno”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia e firmatario del ricorso al TAR Abruzzo. “Siamo stati costretti a farlo di fronte ad una politica filovenatoria della Regione Abruzzo che continua a gestire la fauna senza tenere conto che essa è un patrimonio di tutta la collettività e non l’oggetto di svago della piccola minoranza di cittadini, rappresentata dai cacciatori. Fino a quando la gestione della fauna avverrà sulla base delle richieste dei cacciatori e non su basi tecnico-scientifiche, oltre a consentire l’uccisione di tanti animali e la messa in pericolo di intere specie, si determineranno grandi problemi sociali come è avvenuto con i cinghiali, reintrodotti a scopo venatorio e gestiti solo attraverso i cacciatori, con gli effetti negativi sotto gli occhi di tutti”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
www.wwf.it/abruzzo
abruzzo@wwf.it

lunedì 5 settembre 2016

Regione Abruzzo pubblica informazioni utili per il mondo venatorio.

Per opportuna conoscenza si ricorda che oltre ai divieti sanciti dall'art. 21 della L. 157/92 "norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", per la caccia sono in vigore anche i seguenti divieti. 1)Limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, è vietata per dieci anni la caccia (Legge n. 353 del 21 novembre 2000 "Legge-quadro in materia di incendi boschivi"). Nel caso di trasgressioni al divieto di caccia, si applica una sanzione amministrativa non inferiore a euro 206,00 e non superiore a euro 413,00. 2)Sul luogo di caccia è fatto divieto di abbandonare i bossoli delle cartucce. Per l'abbandono di rifiuti trova applicazione l'art. 255 e successive modifiche del D. lgs. 3 aprile 2006, n. 152. 3)Divieto di caccia su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve, ad esclusione della caccia di selezione agli ungulati (lett. m del comma 1 dell'art. 21 della L.157/92 e smi).

Stagione venatoria 2016/2017 - aree di sovrapposizione e aree sperimentali popolazioni lepre italica e lepre europea.

Stagione venatoria 2016/2017 - aree di sovrapposizione e aree sperimentali popolazioni lepre italica e lepre europea.

Errata corrige Calendario Venatorio stagione 2016-2017

Si comunica che sono stati corretti alcuni errori materiali del calendario venatorio per la stagione 2016-2017. Il testo aggiornato è pubblicato nel sito Caccia e Pesca Sportiva alla voce Calendario Venatorio

domenica 4 settembre 2016

Il WWF all’attacco sulla nuova stagione venatoria: in Abruzzo preapertura assieme ad altre regioni, proprio oggi, 1 settembre.

Il WWF in una nota all’attacco, polemizza sulla stagione venatoria che in Abruzzo ha da oggi, come in altre regioni, la sua preapertura. Di seguito riportiamo nota del WWF.
 

“Mentre si avvicina la nuova stagione venatoria “ufficiale” (2016/2017) anche quest’anno in numerose regioni avremo le “preaperture”. Dal 1 settembre in 9 regioni (Abruzzo, Marche, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Campania, Toscana e Sicilia, dove dal 1 settembre saranno cacciabili colombacci e Tortore) migliaia di animali torneranno nei mirini delle doppiette italiane. Vedremo di nuovo cacciatori in azione in stagni e lagune pronti a puntare contro anatre selvatiche come alzavole, germani e marzaiole, ma anche nei boschi all’inseguimento di colombacci e ghiandaie. Nonostante le evidenze scientifiche e le normative europee che non consentono la caccia nel periodo di fine estate, nel nostro Paese si continua ad autorizzare l’uccisione di animali selvatici proprio quando questi sono più vulnerabili. Di sovente, poi, oltre al danno si concretizza anche la beffa perché alla strage di migliaia di animali dichiarati cacciabili dalle regioni bisogna aggiungere il disturbo alle specie non cacciabili e le numerose uccisioni “accidentali” (molte specie possono essere confuse) o, peggio, veri e propri episodi di bracconaggio. Non è un caso che l’Europa (l’Italia è stata più volte richiamata dalla Commissione UE con l’avvio di procedure d’infrazione) non consenta la caccia in alcuni periodi dell’anno fra i quali rientra la fine dell’estate per le condizioni in cui si trovano numerose specie: piccoli ancora immaturi, le specie migratrici che devono prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso i luoghi di svernamento, la scarsità di acqua e cibo a causa delle siccità estive, degli incendi e le specie che stanno ancora nidificando. A tutto questo, in Italia si aggiunge anche un deficit di controlli, sempre più scarsi e, quindi, inefficaci, per la prevenzione e la deterrenza rispetto ai reati venatori. Situazione in peggioramento anche a causa dei vari “riordini” che interessano le Polizie Provinciali e il Corpo Forestale dello Stato. Anche se è impossibile calcolare il numero reale degli animali uccisi dalla caccia “autorizzata”, a causa delle falle nel sistema venatorio, si stima che sotto i colpi delle doppiette potranno essere abbattuti in tutta la stagione venatoria decine di milioni di animali: una mattanza compiuta dai circa 700 mila cacciatori italiani (ovvero poco più dell’1% della popolazione italiana, in diminuzione nel numero e in aumento per età media). La stragrande maggioranza degli italiani è invece contraria alla caccia, come dimostra una recente indagine Eurispes secondo la quale il 68% degli italiani si schiera contro l’attività venatoria. Le preaperture della stagione della venatoria, in Italia si inseriscono in un quadro di estrema difficoltà per la fauna selvatica, già fortissimamente segnata dagli abbattimenti illegali. In particolare per gli uccelli, secondo il rapporto di BirdLife International, uscito proprio quest’anno, nel nostro paese si arriva a un numero di uccisioni illegali pari a 5.600.000 di stima media (range da 3.400.000 a 7.800.000). La crescita di sensibilità certamente positiva nei confronti della Natura, frutto del grande lavoro di sensibilizzazione ed educazione ambientale svolto da associazioni come il WWF che nei suoi 50 anni di vita ha contribuito al miglioramento delle condizioni della fauna e nel rispetto delle norme europee. Il 2016 è l’anno del cinquantesimo anniversario dalla fondazione del WWF Italia: 5 decenni di impegno grazie all’attività di volontari, guardie ambientali, avvocati, studiosi ed esperti sempre in favore della Natura. Lazio e Marche avranno la stagione venatoria più lunga, dal 1 settembre al 9 febbraio 2017. Inoltre altre regioni continuano ad escogitare “escamotage” per impedire ricorsi alle associazioni ambientaliste: è il caso della Toscana che ha approvato la preapertura con un provvedimento “last minute” con soli due giorni d’anticipo dal via libera alle doppiette. In attesa dell’apertura ordinaria prevista per il 18 settembre non resta che sperare che il minor numero possibile di cacciatori approfitti di queste deroghe e che provvedano alla riduzione dell’inquinamento non utilizzando munizioni in piombo, elemento estremamente inquinante sia per gli uomini che per gli animali.”

Fonte: rete8.it del 01 settembre 2016

giovedì 4 agosto 2016

Calendario venatorio 2016/17. Il WWF: in arrivo i soliti regali ai cacciatori!

Comunicato stampa del 27 luglio 2016



Calendario venatorio 2016/17

Il WWF alla Regione: cambiano le maggioranze, non cambiano le scelte.

Preapertura, prolungamento dei periodi di caccia, specie da tutelare inserite tra quelle cacciabili, scarsa attenzione alla tutela dell’Orso: in arrivo i soliti regali ai cacciatori! 

 

Il WWF Abruzzo ha provveduto ad inviare le proprie osservazioni alla Regione Abruzzo sul testo fatto circolare fino ad oggi del calendario venatorio 2016/17, in vista del passaggio in Comitato Valutazione di Impatto Ambientale regionale di domani, giovedì 28 luglio.

“Dobbiamo purtroppo evidenziare che cambiano le maggioranze, ma non le scelte filovenatorie di questa Regione”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo. “Avevamo notato qualche timido segnale di miglioramento, in particolare in merito alle azioni per l’interferenza tra caccia e tutela dell’Orso, per cui avevamo voluto dare credito alla nuova maggioranza regionale. Dobbiamo invece prendere atto che la gestione Pepe/D’Alfonso è in sostanziale continuità con quella Febbo/Chiodi che l’ha preceduta. Questa Giunta si appresta ad approvare l’ennesimo calendario venatorio senza essersi prima dotata, come prevede la legge, del Piano Faunistico Venatorio Regionale scaduto dal 2007! Questa grave carenza pianificatoria della Regione, peraltro, è già stata più volte censurata dai giudici amministrativi nelle sentenze emesse dal TAR Abruzzo su ricorso del WWF. Mancanza di dati scientifici e scelte esclusivamente nell’interesse della lobby dei cacciatori: è questa la politica che continua a contraddistinguere la Regione Abruzzo. Un politica che solo negli ultimi anni è stata oggetto di ben 14 interventi di censura e annullamento da parte di TAR, Consiglio di Stato e perfino Corte Costituzionale”.

I principali elementi di critica evidenziati dal WWF nelle sue osservazioni:

· la caccia viene anticipata ad alcuni giorni di settembre: si tratta del solito regalo ai cacciatori per consentire loro di sparare in periodi vietati per legge. Oltretutto, anche se la preapertura è limitata ad alcune specie, finisce per avere effetti negativi per tutta la fauna, anche quella protetta;

· si consente la caccia a specie come Canapiglia, Codone, Mestolone e Frullino che vengono considerate “vulnerabili” o “in declino” e che quindi dovrebbero essere tutelate. Sul punto si è già pronunciato il TAR Abruzzo e l’Italia è sottoposta a una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea;

· prolungamento del periodo di caccia alla Beccaccia fino al 19 gennaio e al Colombaccio al 9 febbraio;

· scarsa attenzione alla tutela della Lepre italica, specie protetta, difficilmente distinguibile dalla Lepre comune, che è invece cacciabile: se non viene correttamente gestita la caccia alla Lepre comune si mettono in serio pericolo i pochi esemplari di Lepre italica presenti in Abruzzo che potrebbero essere abbattuti per errore;

· confusione nella gestione dei periodi di caccia a volpe e cinghiale nelle zone dove è presente l’Orso bruno marsicano con effetti negativi su quest’ultimo, andando contro gli impegni che la stessa Regione ha deciso di adottare per la tutela di questa preziosa specie a serio rischio di estinzione.

“A giugno come WWF Italia, insieme ad altre associazioni ambientaliste, avevamo già scritto alla Regione Abruzzo, così come a tutte le altre Regioni italiane, in vista dell’approvazione dei calendari venatori”, aggiunge il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta. “Avevamo evidenziato una serie di problemi nella gestione venatoria che peraltro rischiano di costare caro ai contribuenti italiani vista la possibile condanna dalla Commissione Europea per la procedura d’infrazione. La Regione Abruzzo non ha minimamente tenuto conto di quanto evidenziato in quella lettera. Se manterrà questa impostazione, ci obbligherà a tornare nuovamente davanti al TAR”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355