Si accende lo scontro attorno all’Ambito Territoriale di Caccia “Vomano”, al centro di un duro contenzioso istituzionale e giudiziario. I rappresentanti Humberto Di Sabatino e Francesco Triozzi hanno presentato un esposto contro il presidente dell’ATC, Franco Porrini, accusato di non aver dato seguito alla sentenza del TAR Abruzzo n. 504/2025. Il provvedimento imponeva la restituzione del distretto di caccia A9 alla squadra “Lotaresco 2006”, guidata da Nico Di Pasquantonio. Secondo il Dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo, l’ATC avrebbe ignorato la decisione del tribunale, impedendo l’attività venatoria nell’area interessata e generando un possibile danno erariale. La mancata esecuzione, inoltre, potrebbe avere rilievo penale: sulla vicenda sono stati infatti chiamati ad intervenire la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica. La questione è approdata anche in Consiglio Regionale grazie a un’interpellanza presentata dal consigliere Dino Pepe. Nel frattempo, Porrini ha replicato pubblicamente sostenendo che la sentenza non prevedeva un obbligo vincolante, ma solo un “criterio di preferenza”. Il presidente ha inoltre annunciato l’esclusione della squadra “Lotaresco 2006” dalla prossima stagione venatoria per non aver raggiunto gli obiettivi di abbattimento, scelta che ha alimentato ulteriori polemiche e accuse di “tracotanza istituzionale”. Ad aggravare il quadro, spunta anche un disavanzo di gestione di oltre 60.000 euro nel bilancio 2024 dell’ATC Vomano, che solleva interrogativi sulla trasparenza amministrativa e sulla tenuta economica dell’ente. I firmatari dell’esposto chiedono ora il commissariamento immediato dell’ATC Vomano, ritenendo necessaria una gestione straordinaria per evitare nuovi danni e garantire il rispetto delle regole. La vicenda coinvolge Regione, Provincia, ANCI e autorità giudiziarie e potrebbe presto approdare in sede penale.
martedì 26 agosto 2025
domenica 8 gennaio 2023
ROSETO: UCCELLI SELVATICI DETENUTI ILLEGALMENTE, MULTATO CACCIATORE, LIBERATI ESEMPLARI
ROSETO DEGLI ABRUZZI – Ha sparato a diversi esemplari di uccelli selvatici nel corso di diverse uscite di caccia svolte durante il periodo venatorio, ferendoli e rinchiudendoli successivamente all’interno di gabbie nella propria abitazione.
Militari della Stazione Carabinieri Forestali di Alba Adriatica (Teramo ) hanno accertato la detenzione in cattività di fauna selvatica appartenente a specie cacciabili, in assenza della prevista autorizzazione regionale, da parte di un cittadino del posto.
La fauna selvatica, si legge in una nota, è patrimonio indisponibile dello Stato e come tale tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale da una legge del 1992 che ha il compito di tutelare gli animali selvatici e regolamentarne la caccia.
La norma prevede che la caccia, forma oggi più diretta e diffusa di abbattimento della fauna selvatica, si svolga senza pregiudicare la conservazione di specie e popolazioni potendosi svolgere solo se garantisce un prelievo “sostenibile” ed in disciplina esclusivamente derogatoria dal regime di tutela generale, ossia per una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la richiedano e che siano in possesso dei requisiti previsti.
In definitiva la predetta legge è soprattutto una norma a carattere conservazionistico che regolamenta forme di prelievo di fauna selvatica, in deroga al regime di tutela.
Oltre alla contestazione al cacciatore della relativa violazione amministrativa, i militari hanno proceduto al sequestro degli esemplari e alla contestuale loro liberazione in ambiente naturale.
I Carabinieri Forestali svolgono da sempre un’attività, impegnativa e difficile anche dal punto di vista logistico, volta al contrasto del fenomeno del bracconaggio che si sviluppa in contesti diversi e che esprime tutto il disvalore, morale e materiale, che queste azioni illecite hanno rispetto alla conservazione della biodiversità.
giovedì 17 novembre 2022
Teramo, articolo diffamatorio contro le G.A.DIT: il Tribunale condanna Morelli di Federcaccia
TERAMO – Il Tribunale di Teramo – Sezione Penale – ha condannato il Presidente Regionale e Provinciale della Federcaccia Ermanno Morelli Conocchioli, riconoscendo la portata diffamatoria del contenuto di un articolo pubblicato il 27 luglio 2017 dal titolo: “FEDERCACCIA DENUNCIA: “BARBARO MASSACRO DI CINGHIALETTI A TOSSICIA” E POI SI SCAGLIA CONTRO LE ASSOCIAZIONI GADIT, LIBERA CACCIA, URCA, ARCI CACCIA ED ENALCACCIA”
In particolare, nell’articolo di stampa, erano riportate le asserzioni rese dal Presidente della Federazione Italiana della Caccia Ermanno Morelli, con le quali veniva sostenuto che:
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- … Gaetano Ercole Presidente delle G.A.DIT. ed il fratello (dirigente) Ezio, erano stati “cacciati” da molteplici associazioni venatorie provinciali;
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- … “La storia di Ezio Ercole la conoscono tutti nell’ambiente venatorio. Era iscritto di Federcaccia, da dove è stato cacciato, si è iscritto ad Arcicaccia, cacciato anche da lì, è passato a Enalcaccia con lo stesso risultato, sempre insieme al fratello Gaetano.”
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- … “Per avere un posto dove non poter essere cacciati i due fratelli hanno costituito la sezione Gadit.. Un’associazione dove alcune persone che credevano nell’ambientalismo si sono dimesse quando hanno capito che erano solo a sostegno del presidente che andava in accordo con un funzionario regionale dell’ufficio caccia. Dopo le loro dimissioni (abbiamo le prove) sono stati anche minacciati di non raccontare in giro cosa avevano visto”.
Il Presidente delle G.A.DIT Gaetano Ercole: “ironicamente parlando, potrei definirla una “critica” alquanto fuori luogo e fuori cognizione che, considerato il contesto, poteva essere percepita non solo come semplice dibattito politico-venatorio. Quindi, sulla base di tali eloquenti elementi, non poteva sfuggire a nessuno e soprattutto Presidente della Federazione Italiana della Caccia Ermanno Morelli che il sottoscritto, Presidente G.A.DIT in primis:
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- non era mai stato cacciatore;
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- non aveva mai richiesto la licenza di porto di fucile uso caccia;
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- non aveva mai avuto tessere assicurative di qualsivoglia associazione venatoria, Federcaccia compresa;”
Il presidente della Federcaccia Ermanno Morelli, veniva per questo querelato proprio dallo stesso Presidente G.A.DIT Gaetano Ercole (assistito dall’Avvocato Daniele Di Furia) che ha ritenuto dette affermazioni “diffamatorie” e lesive dell’immagine e della reputazione propria e dell’associazione. All’esito delle successive indagini effettuate dall’Autorità Giudiziaria, il Presidente della Federcaccia veniva mandato a processo.
Il Tribunale Penale di Teramo, con Sentenza n. 1309/2022, ha pertanto dichiarato colpevole il Presidente della Federcaccia Ermanno Morelli del reato di cui all’art. 595 del Codice Penale ravvisando nella condotta dello stesso la natura offensiva delle dichiarazioni e la volontà di usare consapevolmente espressioni idonee a ledere l’altrui reputazione; con condanna alla pena alternativa del pagamento di € 400,00 di multa, oltre al risarcimento del danno da definire in sede civile e al pagamento delle spese processuali.
domenica 18 settembre 2022
Si “spara” un colpo al ginocchio durante una battuta di caccia: ricoverato a Sant’Omero (Te)
Sant’Omero. Si è presentato in ospedale con un ginocchio sanguinante, dopo essere rimasto vittima di un incidente di caccia.
E’ ricoverato al Val Vibrata, in attesa di essere sottoposto ad un intervento chirurgico per l’asportazione del proiettile il cacciatore di 68 anni, di Sant’Egidio alla Vibrata, rimasto ferito in una battuta di caccia al cinghiale. L’uomo, assieme ad altri cacciatori, era impegnato nei boschi dell’Ascolano per una battuta notturna di caccia al cinghiale quando è scivolato in un tratto di terreno fangoso.
Per effetto della caduta, l’uomo in maniera accidentale si è sparato un colpo di fucile che lo ha raggiunto al ginocchio. Soccorso dai compagni di battuta, il santegidiese è stato accompagnato, attorno alle 23, all’ospedale di Sant’Omero.
Dove è stato poi ricoverato in attesa di essere sottoposto ad un intervento chirurgico. Dell’episodio sono stati avvertiti i carabinieri della compagnia di Alba Adriatica.
venerdì 4 febbraio 2022
domenica 26 dicembre 2021
giovedì 21 ottobre 2021
Teramo. Cacciatore spara per errore all'amico
TERAMO. Un colpo accidentale partito dalla carabina di un cacciatore ha raggiunto e ferito l’amico a una caviglia, per fortuna senza provocargli gravi lesioni. È così che durante una battuta di caccia nei boschi tra Villa Rupo e Garrano Basso, nel comune di Teramo, nel primo pomeriggio di ieri si è sfiorata la tragedia.
Il ferito, N.M. di 32 anni, è ricoverato nell’ospedale Mazzini ma non è in pericolo di vita. Anche se le cause dell’incidente di caccia non sono state ancora chiarite nel dettaglio, tutto sembra comunque far pensare a un errore umano. (l.t.)
Fonte: ilcentro.it del 20 ottobre 2021
martedì 27 ottobre 2020
Coldiretti: «L’Atc Salinello riveda le ultime decisioni»
Fonte: ilcentro.it del 25 ottobre 2020
sabato 1 dicembre 2018
Consulta: no all’uso dei cacciatori per il controllo della fauna selvatica. A sollevare la questione era stato il Tar Abruzzo
A sollevare la questione di legittimità costituzionale era stato il Tar per l’Abruzzo nell’ambito del ricorso presentato da Enpa, Lega antivivisezione (LAV) e Lega nazionale per la difesa del cane (LNDC), per ottenere l’annullamento della delibera del presidente della Provincia di Teramo del 10 marzo 2016, n. 92, con cui l’ente ha adottato il piano di controllo triennale 2016/2018 delle popolazioni delle volpi, adottata in attuazione dell’art. 44 della legge della Regione Abruzzo n. 10 del 2004.
Fonte: lastampa.it del 30 novembre 2018
mercoledì 1 agosto 2018
Apertura stagione venatoria, Arci caccia Teramo: “Crescono le distanze dal mondo agricolo”
“Torna l’apertura ma, in Provincia, ai cacciatori si danno in pasto solo e sempre vecchie polemiche riciclate. La gestione della fauna selvatica da noi, sembra ritornata all’età della pietra. Parlano di caccia per assicurarsi di sopravvivere a se stessi e sfuggire al pensionamento per più che oltrepassati limiti di età di dirigenti di un tempo che fu.
La gestione degli ATC è sempre avvolta da “nebbie”, mentre crescono le distanze degli interessi del mondo agricolo. Non si investe in riproduzione naturale della piccola selvaggina, gli interessi buoni e talvolta meno buoni ruotano attorno al “cinghiale”, alla carne. C’è bisogno di cambiare, di avere politiche e tecnici che lavorino per produrre ambienti idonei alla riproduzione di selvaggina e per il governo dell’intero territorio agro-silvo-pastorale nell’equilibrio delle specie selvatiche.
Troppa ideologia, tanto fanatismo estremista si scarica sul calendario venatorio auspicando la propria foto su facebook. La moda prevale sulla conoscenza e sulla scientificità delle soluzioni tecniche. Piani faunistici operativi, lotta al bracconaggio, tutela della buona caccia, restano parole al vento da decenni.
Il rapporto con le nuove generazioni è sempre più difficile. Le Associazioni venatorie non trovano tra di loro la sintesi culturale perché il desiderio di qualcuno che ha sclerotizzato il suo pensiero: il grande che, per tirare a campare, vuole mangiare il piccolo (in realtà, il grande muore affamato).
L’ARCI Caccia confida nelle capacità dei cacciatori che vogliono la caccia sociale oggi e in futuro, sanno che possono ambire a riscattarsi nella Società e presso le future generazioni in barba a quanti sono “avanti Cristo nato” e pensano solo a se stessi. I cacciatori, ma anche i cittadini, hanno scoperto che il doppio estremismo, il fanatismo serve solo a sistemi di potere. Questi cominciano a scricchiolare, è tempo di demolirli”.
mercoledì 13 dicembre 2017
Atri, stop alla caccia al cinghiale. Il WWF: “Decisione giusta”
E concludono: “Il problema dei danni da cinghiali non verrà mai risolto fino a quando si continuerà ad affidare ai cacciatori la ricerca della soluzione. È paradossale che coloro che hanno determinato il problema vengano premiati con la scusa di doverlo risolverlo. Senza considerare che la categoria che ha meno interesse a ridurre il numero dei cinghiali è proprio quella dei cacciatori che certo non vuole rinunciare al divertimento di poter sparare tutto l’anno, né tantomeno alle cospicue entrate in nero che provengono dalla vendita non regolamentata della carne dei cinghiali uccisi”.
venerdì 6 ottobre 2017
Cermignano (Te). Cacciatore spara a una pietra e si ferisce
Campli, incidente di caccia: ferito dal colpo di fucile che porta in spalla
Un uomo di 53 anni di Campli, nel pomeriggio di oggi, è rimasto ferito in maniera accidentale mentre era impegnato in una battuta di caccia nelle campagne di Campovalano. La dinamica esatta dell’incidente di caccia, in ogni caso, è ancora al vaglio dei carabinieri della locale stazione.
In ogni caso, il 53enne è rimasto ferito, in maniera non grave, da un colpo di arma da fuoco partito dal suo stesso fucile, che poi lo ha colpito al polpaccio della gamba sinistra. Il cacciatore è stato immediatamente soccorso e trasferito all’ospedale di Teramo. Successivamente ricoverato nel reparto di ortopedia con una prognosi di 30 giorni.
Fonte: cityrumoprs.it del 01 ottobre 2017
giovedì 27 luglio 2017
LE GUARDIE AMBIENTALI D’ITALIA CHIEDONO ALLA REGIONE UNA VERIFICA SULL’OPERATO DEGLI ATC VOMANO E SALINELLO
Tale presa di posizione, spiega il presidente Ercole Gaetano che giunge dopo diversi confronti sulla stampa locale e non solo, è giustificata anche dalle divisioni e dalle spaccatura provocate nel mondo venatorio, dalla gestione degli attuali vertici degli AATTCC che si sono dimostrati sordi alle indicazioni ed alle offerte di leale collaborazione che in più circostanze abbiamo formulato tenendo in considerazione gli aspetti e gli effetti provocati sull’ambiente, sull’agricoltura, sulla pubblica incolumità e sull’esercizio “dell’ars venandi ” stessa. Noi abbiamo sempre creduto che la caccia, esercitata nei modi previsti dalla legge, con trasparenza e senza “strane alchimie”, sia un patrimonio di tutti, Associazioni di Cacciatori, Agricoltori e Ambientalisti da gestire, con equilibrio e competenza, nell’interesse e nel rispetto della collettività a vario titolo interessata ma, l’esperienza fin qui maturata, lascia spazio al dubbio che così non sia.
Infatti, mentre è stato spesso letto, che, ai convegni da essi stessi organizzati, i presidenti Porrini e Sabini avrebbero invitato le Associazioni Ambientaliste e addirittura sembrava che parlassero anche a loro nome, nella realtà ciò non è avvenuto: Né Noi GADIT (salvo qualche raro caso in cui la finalità era quella di delegittimarle) e neppure WWF, Legambiente, CAI o altre Associazioni Ambientaliste maggiormente rappresentative hanno mai ricevuto l’invito a parteciparvi; forse è stata invitata l’Ekoclub che, per quanto a conoscenza, risulta essere costituita da cacciatori associati alla Federcaccia, con tutto quanto ne possa discendere!
Noi riteniamo che per l’importanza che rivestono, gli ATC che gestiscono cospicui fondi pubblici, meritino una guida diversa che ascolti tutti gli attori e che si adoperi seriamente per una gestione che possa portare risultati positivi e concreti e, magari solo allora, esporli nel corso di incontri pubblici aperti a tutti e non solamente ad un pubblico amico e compiacente.
Agli esiti del pronunciamento del TAR, dei ritardi nell’attuazione del piano di controllo del cinghiale, del tergiversare per l’attuazione dello stesso nelle zone non vocate per la specie attraverso la richiesta di un pretestuoso quanto illogico censimento e dei danni all’agricoltura che di conseguenza si sono verificati, crediamo che il mondo agricolo e non solo si ponga alcune semplici domande: chi pagherà i danni che le colture hanno subito a seguito della sospensiva inizialmente accordata dal TAR? E chi sosterrà le spese per il ricorso al Tar proposto dagli ATC e respinto dal Tribunale? La risposta ovviamente è scontata: La Collettività. Non sembra che qualcosa non torna?
A sostegno del settore agricolo e zootecnico, con evidente presa di distanze dall’operato degli AATTCC teramani, è l’iniziativa assunta dalla Copagri a sostegno della Regione Abruzzo e dalla Coldiretti che non vedendo adeguatamente tutelati i propri iscritti dalla piaga dei danni da cinghiali, hanno disposto il ritiro dei propri rappresentanti dagli AATTCC.
Per quanto sopra e dopo tanti tentativi “di zittirci”, non riusciti, quindi, anche Noi chiediamo con fermezza, che la Regione Abruzzo verifichi approfonditamente l’operato degli A.T.C. teramani e si adoperi affinchè la gestione di tali Enti con finalità pubbliche , sia svolta con l’intelligenza del buon padre di famiglia, in modo da evitare, per il futuro, che modalità non appropriate, facciano diventare parti della società civile estranea al “mondo venatorio” vittime dello stesso, conclude Ercole Gaetano.
Fonte: certastampa.it del 26 luglio 2017
lunedì 17 luglio 2017
Caos vertenza cinghiali Abruzzo: la Coldiretti esce dagli ATC teramani
Hanno presentato formalmente le proprie dimissioni i 4 rappresentati di Coldiretti all’interno degli ATC Vomano e Salinello, in provincia di Teramo, come risposta al contenzioso che si è creato tra ATC e la Regione, scaturito nel fermo dell’abbattimento della fauna selvatica che sta peggiorando, nei fatti, una situazione già critica. “Con il ritiro dei nostri rappresentanti esprimiamo formalmente la nostra contrarietà ad una situazione di emergenza che va risolta una volta per tutte al di là degli inutili contenziosi che si stanno sviluppando per i motivi più disparati – dice Coldiretti Abruzzo – è un fatto che gli agricoltori, ma anche i semplici cittadini, sono in difficoltà e i cinghiali sono diventati un allarme sociale. Non è escluso che, nei prossimi giorni, ritireremo tutti gli altri rappresentanti dai diversi Ambiti territoriali di caccia per far capire in modo chiaro ed evidente che c’è bisogno di una sollecita ed immediata risposta al problema, a partire dalla ristrutturazione degli stessi Ambiti territoriali che, allo stato attuale, servono a poco. Coldiretti comunica inoltre di aver presentato nei giorni scorsi alla Regione anche un decalogo dettagliato con le azioni e le misure da mettere in campo per contrastare il fenomeno della fauna selvatica, una situazione emergenziale che necessita di una attenzione particolare. Nel dettaglio, la proposta di Coldiretti – che affronta la problematica dai diversi punti di vista – si articola in tre “mission” fondamentali: la salvaguardia dell’incolumità pubblica, la tutela del reddito delle imprese e la diminuzione della spesa pubblica in tema di costi sociali e di specifici indennizzi. “L’annosa problematica dei cinghiali va risolta una volta per tutte e deve trovare la parola fine – dice Giulio Federici Direttore di Coldiretti Abruzzo – abbiamo superato tutti i limiti e la situazione, in considerazione della stagione e del proliferare degli esemplari a caccia di cibo, potrebbe ancora peggiorare. Bisogna fare presto e Coldiretti, in proposito, non esclude ulteriori manifestazioni o azioni di tutela del reddito degli agricoltori”.
Fonte: certastampa.it del 16 luglio 2017
mercoledì 28 giugno 2017
Contenimento dei cinghiali: situazione al collasso, l’ATC presenta una denuncia alla procura
domenica 16 ottobre 2016
Teramo, caccia alla starna: ultimatum delle Guardie Ambientali
“Abbiamo atteso sino ad oggi delucidazioni concrete da parte dei due presidenti degli Ambiti territoriali Caccia Teramani sulla questione starna, soprattutto a garanzia di una trasparenza gestionale. Alle molte sollecitazioni che ci sono giunte da parte di cacciatori che, a nostro avviso, non sono stati adeguatamente informati riguardo in particolare la caccia alla starna, abbiamo ritenuto opportuno inviare una missiva alla Regione Abruzzo per avere in merito delle delucidazioni circa la cacciabilità del volatile in Provincia di Teramo”.
In risposta alla nostra richiesta, l’Ufficio preposto alla Caccia della Regione Abruzzo ha risposto che “questa Regione non è a conoscenza di quali ATC abbiamo elaborato e dato autorizzazione ai suddetti piani” intimando agli stessi ATC di “comunicare la cacciabilità della specie attraverso mezzi idonei ad assicurare la massima conoscibilità”.
Benché siano trascorsi diversi giorni, ad oggi, da un controllo effettuato sui siti web degli A.T.C. Vomano e Salinello ancora una volta, non ve n’è alcuna traccia, sottolineano ancora le Guardie Ambientali.
“Orbene, per quanto di competenza, non sarà allora il caso che i due Presidenti Teramani Porrini e Sabini chiariscano prontamente e definitivamente la questione indicando ai cacciatori se questa è caccia consentita o no? Non sarà forse il caso, cari Presidenti ATC, di uscire fuori da questo stato catalettico ponendo fine al problema, adeguandosi prontamente alle comunicazioni ricevute dalla Regione Abruzzo!? Non è più concepibile ne condivisibile da parte nostra che i cacciatori vadano a caccia avendo il dubbio se sono legittimati a cacciare la starna, perlopiù esponendoli a rischio sanzioni in fase di controllo venatorio”.
Fonte: cityrumors.it del 15 ottobre 2016
martedì 16 agosto 2016
Cinghiali in Abruzzo, GADIT con WWF e stoccate a Federcaccia
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| Gaetano Ercole |
Per Ercole “ciascuna squadra ogni anno abbatte circa da 50 a 200 capi, cioè una quantitativo enorme di carne che se casomai dovesse essere venduto ‘in nero’, frutta cifre del tutto dignitose. Gli interessi comuni si incontrano proprio negli ATC dove in Abruzzo, come correttamente sostenuto dal Presidente WWF Di Tizio, si trovano maggioritariamente (circa l’80%) rappresentate le Associazioni venatorie e le Associazioni agricole ed in maniera del tutto irrilevante (5 %) quelle Ambientaliste. Ma non è finita qui: il paradosso ancora più inaccettabile è che in taluni ATC (come quelli teramani) a rappresentare le Associazioni agricole sono molto spesso cacciatori, che ovviamente faranno probabilmente gli interessi di questi ultimi. Quest’ultima precisazione forse è sfuggita casualmente al presidente Morelli! É come avere ‘il diavolo in sagrestia’. Alla luce di ciò potrebbero apparire più comprensibili le difese ‘sperticate’ sull’agire degli ATC da parte del rappresentante della Federcaccia Morelli, che guarda caso è la principale delle Associazioni venatorie abruzzesi presenti negli ATC”.
“Un invito doveroso va rivolto sempre al presidente delle Federcaccia sulle dichiarazioni apparse in un articolo stampa e di seguito riportate ‘dichiarazioni che hanno il sapore del populismo ambientalista, populismo che tante associazioni ambientaliste e agricole, in questi ultimi tempi, hanno scelto di abbandonare in nome di una collaborazione fattiva e proficua’; in primis dovrebbe essere più preciso sui nomi delle associazioni ambientaliste e agricole e non generalizzare com’è suo solito fare, in secundis e non per importanza, gli ricordiamo che la “gestione venatoria” non è sinonimo esclusivo di associazione venatoria! In tal senso la Regione Abruzzo, cui va comunque riconosciuto il merito di far fronte al fenomeno dei danni stimolando anche le Province, potrebbe valutare di affidare la gestione del cinghiale ed il suo “controllo” non solo in via esclusiva agli cacciatori ed agli ATC, cioè a chi potrebbe avere tutt’altri interessi che non quelli di ridurre la presenza della specie sui territori, ma anche a tecnici faunistici. E gli effetti di questa ‘Santa alleanza’, come l’ha definita Di Tizio del WWF, potrebbero essere già stati visti in diverse fasi della gestione del cinghiale: ad esempio a Teramo nel probabile stangheggio dell’approvazione del Piano quinquennale di controllo dello scorso anno (apparso lungamente sulla stampa locale); si vedono nei verosimili ritardi con cui ogni anno vengono avviate le operazioni di controllo; si vedono ancora nella strenua difesa delle ZRC cioè in quelle ‘riserve’ in cui la caccia chiusa favorisce la proliferazione dei cinghiali ed il suo effetto ‘serbatoio’ sui territori di caccia circostanti; si ritrovano infine nelle deboli operazioni di controllo che gli ATC hanno condotto quest’anno a caccia chiusa, cioè quando il fenomeno dei danno è massiccio”.
Ercole chiede alla Regione, che “tra pochi giorni dopo il passaggio delle competenze provinciali riotterrà (deo gratias) lo scettro della materia venatoria, di aprire un tavolo ‘equilibrato’ e senza il predominio dei cacciatori in cui modificare il Regolamento Regionale degli ungulati e inserendo delle normative per il per il rispetto degli obblighi e dei divieti verso il Regolamento stesso”.

