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domenica 27 luglio 2025

CITTADINI OFENA ESASPERATI: “CACCIA AI CINGHIALI, TROPPI SPARI, QUI E’ DIVENTATO IL FAR WEST”

OFENA – “L’area della  piana di Ofena sta diventando una specie di far west per troppi colpi di carabina da parte di  coloro che vanno a caccia di cinghiali nell’ambito della pur lecita attività selettiva. Non sono tanti ma  sparano troppi colpi secondo  la gente. Di recente una schioppettata ha danneggiato un tubo per l’irrigazione che è stato centrato in pieno come attesta la fotografia. Non si saprà mai se si tratta di un colpo andato a male per errore o se si voleva rompere l’irrigatore per far  uscire acqua nei pressi  poi sicura meta dei cinghiali da abbattere”.

Le lamentele arrivano dai residenti della zona e sono state raccolte da Dino Rossi portavoce del Cospa, una associazione di allevatori, agricoltore nel comune in provincia dell’Aquila, che vorrebbe evitare di presentare denunce

“Queste pur lecite  attività selettive”, questa la protesta,  “sono pericolose in quanto i cacciatori si muovono e operano di notte ma non considerano che per il caldo molta gente di queste parti è solita andare in giro. Ma questo avviene anche la mattina presto quando molti contadini e allevatori sono già in circolazione  per cui si creano involontariamente delle situazioni di pericolo da prevenire. Si dimentica che da queste parti ci sono molte aziende e abitazioni!”

Tra l’altro i cacciatori dovrebbero operare ognuno per conto suo nella zona assegnata  ma qualcuno afferma di averne visti ben tre insieme. Insomma per la popolazione servirebbe una maggiore disciplina per regolare l’attività selettiva che non va demonizzata: “Basta seguire le regole”.

Fonte:abruzzoweb.it del 20 luglio 2025 

lunedì 30 giugno 2025

Bracconaggio, l’ATC L’Aquila chiama la Guardia Agroforestale: “Servono più controlli sul territorio”

 L’Aquila – A seguito dei recenti episodi di bracconaggio verificatisi nel territorio, l‘ATC dell’Aquila si rivolge  alla Guardia Agroforestale italiana sezione L’Aquila, richiedendo un supporto concreto e costante attraverso servizi di vigilanza  estesi su tutto il territorio di competenza. È fondamentale porre una particolare attenzione al rigoroso rispetto delle procedure previste per lo svolgimento corretto della caccia di selezione.

Dopo vari sopralluoghi effettuati insieme al presidente Alessandri e dopo aver attentamente individuato le criticità presenti, le Guardie Agroforestali,  metteranno in atto  un piano di  prevenzione efficace che possa garantire il pieno rispetto di tutte le direttive emanate da Regione e ATC.

Fonte: terremarsicane.it del 24 giugno 2025 

giovedì 23 maggio 2024

Sulmona. Caccia al cinghiale senza requisiti: indaga la polizia. Regione striglia l’Atc

SULMONA. E’ stata iscritta nel registro di braccata senza possedere i requisiti stabiliti dalla legge. A finire nel mirino della polizia provinciale e della regione è una squadra di caccia dell’ambito territoriale di Sulmona. Il caso è stato sollevato dall’ex presidente dell’Atc, Cesarino Mariani, che aveva presentato un esposto. Le attività investigative della polizia sono andate avanti per tre mesi e, in attesa di ulteriori sviluppi, si è mossa la regione Abruzzo che ha redarguito territoriale di riferimento. “Dal controllo svolto”- scrive il dipartimento agricoltura della regione-“ è emerso che numerosi componenti della squadra non risultavano in regola con i documenti per esercitare l’attività venatoria con la conseguenza che, a giugno 2022 quando era fissato il termine ultimo per presentare la domanda, la squadra non aveva i requisiti per l’iscrizione al registro per la mancanza del numero minimo legale di dieci cacciatori”. La regione ha quindi richiamato l’Atc ad un controllo più attento dei presupposti per l’iscrizione delle squadre. 

 

Fonte: ondatv.tv del 20 maggio 2024

domenica 28 gennaio 2024

Civitella Roveto (Aq). Cacciatore ferito da proiettile durante una battuta di caccia

Civitella Roveto. Spara per colpire un animale ma il proiettile ferisce un uomo. L’incidente è avvenuto oggi pomeriggio sulle montagne di Civitella Roveto, nella Valle Roveto.

Un uomo di 59 anni D.D.F., cacciatore, è rimasto ferito da un colpo da arma da fuoco, sparato da un altro cacciatore, che sembrerebbe abbia scambiato erroneamente l’uomo per un animale selvatico, presumibilmente un cinghiale.

Entrambi i cacciatori sono originari di di Roccavivi di San Vincenzo Valle Roveto. Quello ferito è stato trasportato in ospedale, lo stanno sottoponendo a un intervento ma non sarebbe in pericolo di vita.

 

Fonte: marsicalive.it del 27 gennaio 2024

giovedì 7 dicembre 2023

CACCIA AI CERVI FUORI PARCO SIRENTE VELINO, WWF: “REGIONE ABRUZZO CONTINUA DERIVA FILO-VENATORIA”

L’AQUILA – “Da quanto si apprende dagli organi di stampa, sarebbe di recente arrivato il nulla osta dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che autorizza la caccia di selezione dei cervi al di fuori del Parco Sirente Velino e il loro controllo numerico all’interno del territorio dell’area protetta. In attesa di consultare la documentazione presentata dalla Regione Abruzzo per richiedere tale parere e quanto riportato nel nulla osta dell’Ispra, perché attualmente nulla pare essere pubblicato sui siti della Regione Abruzzo e del Parco regionale, il Wwf Abruzzo reputa la scelta l’ennesimo regalo al mondo venatorio fatto passare come una gestione faunistica di cui non si sente alcuna necessità. Se i dati sui quali si basa la decisione di intraprendere la caccia di selezione al Cervo sono quelli presentati nel Piano Faunistico Venatorio della Regione Abruzzo, questi, come riportato nel Piano stesso, sono carenti e frammentari e non sono certo sufficienti i monitoraggi intrapresi dagli Atc per colmare tali lacune”.

Così in una nota il Wwf, in lerito alla caccia di selezione dei cervi al di fuori del Parco Regionale Sirente Velino e il loro controllo numerico all’interno del territorio dell’area protetta. Per il Wwf Abruzzo si tratta di “una scelta da contrastare con forza”, “una deriva filo-venatoria”: “si trovino sistemi alternativi per eliminare i danni da fauna senza ricorrere alla scorciatoia delle carabine e sparare a questi bellissimi animali”.

“Per definire la stima di popolazioni faunistiche e dunque, il loro eventuale prelievo – prosegue la nota del Wwf – sono necessarie informazioni esaustive e dettagliate in merito alla distribuzione sul territorio, così come in merito alla consistenza numerica delle popolazioni, alle rispettive variazioni temporali e ai rapporti numerici tra individui dei due sessi e tra le diverse classi di età. Tutte informazioni che si possono ottenere solo tramite monitoraggi ripetuti per diverse annualità con metodologie confrontabili e standardizzate e che se sono state messe in atto, avremo cura di leggerne risultati una volta che verrà pubblicato il Piano di prelievo elaborato dal Parco Regionale Sirente Velino”.

“Per quanto attiene ai danni provocati dai cervi, ben altri sono i sistemi da mettere in campo per contrastarli: recinzioni intorno ai campi nelle aree più colpite; dissuasori acustici, visivi e olfattivi per allontanare gli ungulati da colture e strade; ristori in tempi rapidi agli agricoltori colpiti; potenziamento dei sottopassi”.

“Ci si chiede quali siano state le azioni messe in atto dall’area protetta nell’ambito della prevenzione e con quali risultati prima di ricorrere alla scorciatoia delle carabine, che è tutt’altro una via certa da percorrere per il contenimento dei danni (e quello che avviene per il cinghiale in Abruzzo dovrebbe essere sufficientemente esaustivo). Viene, dunque, da chiedersi se il vero obiettivo di tali scelte sia quello di contenere effettivamente i danni da fauna o quello di dare via libera ai cacciatori su una specie che attualmente in Abruzzo non viene cacciata”.

“Una decisione che il Wwf Abruzzo e le sezioni locali contrasteranno fortemente. Questi animali sono patrimonio della nostra terra e simbolo della natura che rende la nostra Regione conosciuta e apprezzata: non sono bersagli per i cacciatori!”, conclude la nota del Wwf.

 Fonte: abruzzoweb.it del 06 dicembre 2023

 

mercoledì 6 settembre 2023

L’AQUILA: COMUNE SCRIVE AD ATC, “NO ALLA CACCIA NELLA ZONA DI MADONNA FORE E SAN GIULIANO”

 L’AQUILA – Interdire la zona di San Giuliano-Madonna Fore dall’attività di caccia. Con questo obiettivo, in seguito all’emissione del calendario venatorio 2023-2024, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi,  e l’assessore all’ambiente, Fabrizio Taranta, hanno inoltrato richiesta formale al presidente dell’Ambito territoriale di caccia della provincia dell’Aquila, Diego Alessandri. In questo modo si potrà escludere dalla pratica venatoria la zona frequentata quotidianamente dai cittadini aquilani e prevedere, inoltre, una opportuna cartellonistica di avvertenza nelle aree interessate.

 “Intendiamo rendere fruibile e sicura la collina di San Giuliano tra le più frequentate da amanti della montagna di tutte le età, per attività sportive e ricreative. I frequentatori hanno tutto il diritto di vivere la zona e i sentieri ad essa collegati in piena serenità e al riparo da qualsiasi rischio. Sono certo che il presidente Alessandri possa accogliere positivamente la richiesta così da avviare una proficua collaborazione”, hanno dichiarato Biondi e Taranta.

Fonte: abruzzoweb.it del 05 settembre 2023

mercoledì 11 gennaio 2023

L'Aquila. Provano un fucile da cinghiali nel giardino di casa e uccidono un amico


Tre persone sono indagate per la morte di Fiore Cialfi, l'uomo di 64 anni raggiunto da un colpo d'arma da fuoco domenica scorsa, in una frazione del comune di Montereale, nell'Aquilano, mentre provava una carabina Browning utilizzata per la caccia al cinghiale. L'ipotesi di reato è omicidio colposo. Gli indagati, che si trovavano con la vittima, secondo la procura di L'Aquila, "con imperizia, negligenza, e imprudenza in pieno centro abitato hanno provato la funzionalità dell'arma, sparando, in modo pericoloso e senza prendere alcuna cautela, contro una tavoletta di legno posta all'estremità del giardino, utilizzata come bersaglio". Per il Pm Fabio Picuti non vi sono dubbi: ognuno dei tre amici che si trovavano con Fiore Cialfi al momento del grave incidente costato la vita al 64enne potrebbe aver concorso alla sua morte, proprio per la leggerezza nel provare un'arma in un luogo abitato "senza licenza dell'Autorità", mettendo così in pericolo l'incolumità delle persone.

Ad essere indagato non è quindi solo il proprietario dell'arma ma anche gli amici chiamati a raccolta per provare un nuovo mirino posizionato sulla carabina: sarà il pubblico ministero titolare del fascicolo grazie all'esito degli accertamenti tecnici e balistici e delle stesse audizioni degli indagati, a valutare le singole responsabilità.

Oltre a Nazzareno Feliciani, di 58 anni, funzionario del Corpo dei vigili del fuoco in servizio a Roma, risultano indagati, sempre per omicidio colposo, Giancarlo Di Giandomenico, di 63 anni, anche lui di Marana di Montereale (L'Aquila), come Feliciani, e Antonio Picchioni di 64 anni di San Giovanni di Paganica, sempre di Montereale, tutti amici di vecchia data e soprattutto appassionati di caccia. A loro il sostituto procuratore Picuti contesta di non avere verificato, sempre per "negligenza, imprudenza e imperizia che l'arma fosse scarica e la consegnavano a Feliciani che la maneggiava appoggiandola sul cofano dell'autovettura", una Land Rover Defender, rivolta nella direzione di Cialfi che si trovava fuori il cancello di ingresso dell'abitazione del funzionario dei vigili del fuoco ad una distanza di circa 10 metri.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale dell'Aquila, dalla carabina è partito un colpo calibro 30,06 che ha raggiunto l'uomo al cuore, uccidendolo all'istante.


Fonte: Today.it del 10 gennaio 2023

venerdì 6 gennaio 2023

Montereale (AQ). Parte un colpo dal fucile che ha in mano: muore consigliere comunale

MONTEREALE. Tragico incidente intorno alle 16,30 a Marana di Montereale, dove un uomo di 64 anni, Fiore Cialfi, consigliere comunale di maggioranza, è morto dopo che è stato raggiunto al petto da un colpo di fucile che non gli ha lasciato scampo.

Il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre il 64enne, appassionato di caccia, stava maneggiando l’arma per effettuare una operazione di taratura alla presenza di alcuni amici cacciatori. Ad assistere sarebbero stati in particolare due persone che hanno dato poi l'allarme.

Sul posto i carabinieri di Monreale, il magistrato di turno e il personale sanitario del 118 che ne ha dichiarato il decesso. 

I militari stanno indagando per ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente.

 

Fonte: ilcentro.it del 06 gennaio 2023

venerdì 19 novembre 2021

Roccaraso, cacciatore inciampa e parte un colpo di fucile: morto a 30 anni, era maestro di sci



ROCCARASO - E' morto Adelio Di Natale, il giovane maestro di sci di Roccaraso, rimasto ferito alla gamba destra in un incidente durante una battuta di caccia al cinghiale, sulle montagne di Roccaraso. Di Natale aveva 30 anni, compiuti il 6 novembre.

 

Fonte: ilmessaggero.it del 19 novembre 2021

giovedì 11 novembre 2021

L'AQUILA. SCIVOLA E PARTE COLPO DAL FUCILE, GIOVANE CACCIATORE RESTA FERITO AD UNA GAMBA

Scivola durante una battuta di caccia e dal fucile parte inavvertitamente un proiettile, restando ferito ad una gamba. La brutta avventura è accaduta questa mattina a Pietransieri. Protagonista è stato un trentenne residente a Roccaraso, maestro di sci. Immediati i soccorsi ed il trasporto in ambulanza del trentenne all’ospedale di Sulmona. Non è da escludere che il cacciatore venga trasferito in elisoccorso nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.


Fonte: reteabruzzo.com del 11 novembre 2021

lunedì 1 novembre 2021

L'Aquila. Cacciatori danneggiano auto di altri cacciatori

GUERRA TRA CACCIATORI DI CINGHIALI, SCATTA LA DENUNCIA

Tempi duri per i cacciatori di cinghiali ma soprattutto per le loro auto. In una settimana sono sei i fuoristrada danneggiati lungo le strade di campagna tra Goriano Sicoli, Prezza e Cocullo. Secondo i primi riscontri “il dispetto” che sa tanto di ritorsione, sarebbe stato messo in atto da ignoti i quali avrebbero posizionato delle tavole di legno con grossi chiodi in modo tale da provocare danni ai pneumatici delle auto in transito. E i luoghi sono stati scelti in modo accurato, visto che da quelle parti transitano principalmente i fuoristrada delle squadre addette all’abbattimento dei cinghiali. “Gli ungulati”- ricordano gli agricoltori- “sono aumentati esponenzialmente di numero e la loro presenza è risultata problematica soprattutto per il raccolto”. I cacciatori sarebbero quindi stati presi di mira, a loro dire, da alcuni “rivali”, che avrebbero posizionato i chiodi pur di ostacolare la circolazione dei veicoli nelle strade interpoderali. Se si tratta o meno di un dispetto lo stabiliranno i Carabinieri della compagnia di Sulmona che già si stanno occupando del caso dopo l’annuncio dei cacciatori di voler denunciare il fatto per identificare e punire i responsabili.

Fonte: reteabruzzo.com del 31 ottobre 2021

giovedì 21 gennaio 2021

L'Aquila. Cacciatore sorpreso con arma illegalmente modificata. Sequestrata carabina

Bracconaggio, carabinieri forestali sequestrano carabina durante battuta di caccia: denuciato proprietario

L’arma era utilizzata con un caricatore non consentito

L’Aquila. Durante i controlli sulla caccia, una pattuglia dei Carabinieri Forestali di Barisciano (AQ) ha proceduto al sequestro di una carabina cal.30-60 con caricatore da dieci colpi, durante una battuta di caccia al cinghiale, in loc. Bosco San Valentino, frazione di Pescomaggiore.

Il proprietario dell’arma, V.E. di anni 68, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria, per il reato di caccia con mezzi non consentiti (art.13, Legge 157/1992) poiché la Legge prevede l’uso di tale tipologia di arma con un caricatore contenente al massimo cinque proiettili.

Per tale violazione, la pena prevista è un’ammenda fino a 1549.00 euro.

Fonte: abruzzolive.it del 18 gennaio 2021

domenica 28 giugno 2020

Radiocollari a scarica elettrica, denunciato cacciatore per maltrattamento

(ANSA) - TAGLIACOZZO, 27 GIU - I Carabinieri Forestali di Avezzano (L'Aquila) durante controlli in località "Sorbo" del Comune di Tagliacozzo, hanno individuato tre cani da caccia di razza segugio, provvisti di radiocollare a rilascio di scarica elettrica, lasciati liberi di vagare nel centro abitato. I militari hanno individuato un 42enne che aveva in mano un telecomando utilizzato per emettere uno stimolo doloroso, punitivo, inferto in caso l'animale avesse un comportamento indesiderato. Una pratica che viola quanto previsto dalle norme legislative, poiché non è consentito addestrare gli animali né con metodi che possono danneggiare la loro salute e il loro benessere né con l'uso di mezzi artificiali che provocano sofferenze. Pertanto, il soggetto è stato denunciato per maltrattamento di animali, come previsto dall'art. 544 ter del Codice Penale, che prevede la reclusione da 3 a 18 mesi o una multa da 5.000 a 30.000 euro. Posti sotto sequestro i radiocollari e il telecomando. (ANSA).

domenica 21 giugno 2020

CINGHIALI, CONFAGRICOLTURA: CACCIATORI CONTRO CACCIATORI

L’AQUILA – “Una babele di interessi contrapposti, una guerra di posizione con in mezzo agricoltori e allevatori che alimentano gratuitamente la fauna selvatica per soddisfare i piaceri di cacciatori e cittadini, felici di vedere ripopolati i borghi montani, non di bambini, ma di ogni sorta di animale selvatico, felicità che immediatamente tramuta in sconforto, se non addirittura dolore nel vedere le proprie auto danneggiate dagli incidenti e dalla morte degli animali che, se sono cervi, caprioli e lupi creano strazio e titoli sui giornali ma se sono cinghiali gramaglie più attenuate”.

Così in una nota Confagricoltura L’Aquila.

“Ora, anche le prese di posizione del Cospa, per bocca del suo presidente Dino Rossi allevatore e cacciatore noto ai più come polemista pungente, lasciano trasecolati – continua la nota -. Il prefato, con le sue ultime uscite, vorrebbe incarnare i buoni sentimenti sul benessere degli animali destinati alle pallottole distinguendo i fucili a seconda di chi li imbraccia”.

“L’enclave della Valle Subequana circoscritta dai parchi è notoriamente quella dove alberga il numero maggiore di animali selvatici che man mano hanno sostituito gli abitanti passati in 10 anni da 3.035 a 2.704 dispersi in 6 paesi 5 dei quali non superano le cinquecento anime. Poche attività commerciali, qualche artigiano e una trentina di imprese agricole condannate a morte dagli animali selvatici e dalla contrapposizione degli interessi di cacciatori e sacerdoti dell’ambientalismo metropolitano ciechi davanti al fallimento complessivo delle loro pratiche e politiche del tutto ininfluenti allo sviluppo dei borghi rurali”.

“In assenza di certezze economiche e imprenditoriali non sarà l’agricoltura a rilanciare queste zone, in barba a tutti i soldi spesi dalla UE per sostenerla. Certamente i fondi comunatari a pioggia illudono taluni a sfruttare un assistenzialismo senza dignità ed altri a lucrare in modo spudorato ingenti risorse pubbliche senza produrre nulla – prosegue Confagricoltura – . Ma ostacolare gli agricoltori che vogliono svolgere con dignità il lavoro ereditato da tradizioni famigliari antiche, oltre che stupido è un affronto al principio costituzionale della libertà di impresa”.

“Perciò il buonismo di Dino Rossi sulle forme di esercizio della caccia non è compreso da chi vuole la riduzione della fauna selvatica in eccesso come previsto dalle norme, costantemente eluse a causa del tacito accordo tra gli ambientalisti nostrani e il mondo venatorio che spesso non traggono da questa pratica solo gioia ma profitti ben consistenti in grado di sostenere anche investimenti nelle ‘ottiche notturne’ che costano dai 1.400 ai 1.800 euro, come ci informa il Rossi”.

“Agli agricoltori non gli si può chiedere di essere disposti a fare distinzioni poetiche, interessa produrre e vendere i frutti dei loro sforzi imprenditoriali per sostenere le famiglie e continuare a vivere in questi paesi dove si trova la propria terra”, conclude Confagricoltura.

Fonte: virtuquotidiane.it del 20 giugno 2020

domenica 19 gennaio 2020

Caccia, Arci: Regione non rinnova ATC da due anni, Comitati di Gestione fanno quello che vogliono


L’AQUILA – "Sono scaduti da due anni circa i Comitati di gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia di L’Aquila e Pescara, ma ancora non ci sono notizie in merito al loro rinnovo, nonostante le Provincie e i Comuni interessati abbiano già fatto le nomine di competenza ormai da molto tempo. Non sappiamo le motivazioni della Regione, ma quello che sta avvenendo 'regala' ai Presidenti dei Comitati di Gestione, con la complicità di quelli scaduti, le decisioni sulle sorti della caccia".

A denunciarlo l'Arci caccia della provincia dell'Aquila.

"È notizia dei giorni scorsi l’autorizzazione della Regione ad aumentare il costo degli ambiti fino a un massimo della quota di riferimento nazionale - spiega l'Arci -: un 'vero regale di Natale'. Ovvero prima il costo era di 66 euro mentre ora può arrivare a 173 euro circa. Noi dell’Arci Caccia dell’Aquila crediamo che nella nostra provincia la cosa più importante sia quella di ridurre in modo consistente il numero degli Ambiti Territoriali di Caccia, per una migliore gestione e programmazione del territorio".

"Chiediamo, inoltre, di emanare nuove regole allo scopo di far diminuire i costi di funzionamento degli stessi ATC. L’Abruzzo è la Regione dei Parchi dove secondo noi con una sana e attenta politica nel rispetto dell’ambiente, si potrà sostenere la carente economia, anziché mortificare i cacciatori con esose richieste economiche", conclude la nota.


Fonte: abruzzoweb.it del 17 gennaio 2020

martedì 12 novembre 2019

L'Aquila. Caccia, nuovo incidente: si impallina col suo stesso fucile


Inciampa e fa partire un colpo per sbaglio: giovane si ferisce a un braccio durante una battuta di caccia.

Ancora un incidente di caccia nell’aquilano. Un giovane è rimasto ferito da un colpo sparato accidentamente dal suo stesso fucile. È successo nei giorni scorsi a Cascina di Cagnano Amiterno, dove il giovane – di poco più di 30 anni – stava partecipando alla caccia al cinghiale. Mentre camminava in zona scoscesa, però, il giovane è inciampato e mentre cadeva è partito un colpo accidentale che lo ha ferito a un braccio.

Immediatamente è scattato l’allarme al 118, ma – come spiega Il Centro – per non attendere l’arrivo dell’ambulanza, è stato portato al Pronto soccorso con un mezzo privato. Il giovane è stato sottoposto a intervento chirurgico, con prognosi di 30 giorni.

Sul luogo dell’incidente, i carabinieri che hanno raccolto testimonianze che confermano il ferimento accidentale.

A fine ottobre, un altro incidente di caccia si era verificato a Roio, dove i residenti hanno segnalato in più di un’occasione i disagi dovuti alla presenza di cacciatori.


Fonte: ilcapoluogo.it del 11 novembre 2019

mercoledì 20 marzo 2019

Annullate le prove su coturnice nell’areale dell’Orso dopo l'esposto del WWF

Regione – Il WWF ringrazia il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e l’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) Subequano per aver svolto un’attenta analisi delle problematiche territoriali e ambientali legate allo svolgimento delle prove su coturnice nei territori di Cocullo e Ortona dei Marsi.

Ad affermarlo è Antonello Santilli, Presidente della O.A. WWF Abruzzo Montano, il quale sottolinea come gli Enti pubblici, allertati dalla segnalazione inviata nei giorni scorsi, hanno dimostrato sensibilità ambientale, nonché attaccamento al territorio ed alla sua conservazione. Le prove su coturnice sono gare molto impattanti per gli habitat naturali e per le specie che li abitano.

“La coturnice è considerata una specie vulnerabile ed è inserita nella Lista Rossa nazionale, in ossequio all’Allegato I della Direttiva 2009/147/CE ed all’allegato III della Convenzione di Berna” – prosegue Santilli – “In Abruzzo si registra un decremento della presenza di questo tipo di uccelli e, pertanto, ogni iniziativa che interferisca con il ciclo vitale o crei disturbo alla specie non può essere tollerata”.

La manifestazione era programmata già per i giorni 2/3 marzo 2019, ma poi era stata rinviata al fine di permettere agli organizzatori di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. Il PNALM dava parere negativo in considerazione del fatto che l’area oggetto della manifestazione è chiaramente utilizzata in questo periodo dall’orso bruno marsicano per lo svernamento, per cui la presenza di un elevato numero di persone e di cani poteva costituire fonte di disturbo in un momento dell’anno così delicato.

L’ATC Subequano preferiva, invece, non concedere l’autorizzazione alla gara per non creare interferenze con il progetto di reintroduzione della starna nelle zone interessate. Venute meno, quindi, le autorizzazioni necessarie, l’Istituto Superiore per la Protezione e per la Ricerca Ambientale (ISPRA) decideva di non autorizzare tale manifestazione cinofila. “Per cercare di fermare le gare già programmate dall’ENCI sono scese in campo diverse associazioni ambientaliste operanti sul territorio, che qui si ringraziano, tra cui va menzionata la Stazione Ornitologica Abruzzese (SOA) per il contributo dato.

E’ fondamentale, infatti, l’opera di monitoraggio e di allerta svolta dai cittadini per aiutare gli Enti preposti a proteggere il nostro patrimonio naturalistico e ambientale.” conclude Santilli.
 

giovedì 31 gennaio 2019

L’area faunistica di Lecce dei Marsi affidata ai cacciatori. Il WWF: i cervi sono fauna selvatica da tutelare e non selvaggina


Comunicato stampa del 31 gennaio 2019

La strana decisione assunta da Comune e Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise

L’area faunistica di Lecce dei Marsi affidata ai cacciatori

Il problema è l’approccio: i cervi sono fauna selvatica da tutelare e non selvaggina


Il cervo (Cervus elaphus hippelaphus) per il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è un importante rappresentante della fauna selvatica nonché la dimostrazione vivente di un successo conservazionistico: è stato proprio il Parco, nei primi anni ’70 del secolo scorso, a curarne la reintroduzione nel proprio territorio nel quale si era estinto anche, diciamolo, a causa di un intenso bracconaggio. Già perché per i cacciatori, o almeno per molti tra loro il cervo è invece selvaggina. Lo dimostra il fatto che il mondo venatorio abruzzese in più occasioni, ha espresso la volontà di renderlo cacciabile, al pari di altre specie di ungulati. Volontà che fino ad oggi non si è tramutata in realtà solo grazie all'impegno del mondo ambientalista che si è sempre opposto

Fatta questa premessa appare abbastanza sconcertante la notizia, di pochi giorni fa, dell’accordo firmato dall’amministrazione comunale di Lecce dei Marsi insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, per concedere la gestione dell’area faunistica del Cervo alla sezione locale di cacciatori.

Fermo restando che l’area faunistica è collocata nel perimetro della ZPE dell’area protetta e che l’accordo comporterà uno sgravio di investimento di risorse da parte del Parco, sia dal punto di vista economico sia per le ore lavorative del personale, la collaborazione con il mondo venatorio nella gestione di strutture faunistiche del Parco solleva non poche perplessità.

Siamo consapevoli che l’Ente pubblico debba mantenere aperto il dialogo con tutti gli attori del territorio e considerare ogni realtà presente nei comuni del Parco. In tal senso i cacciatori locali possono anche rivestire un ruolo di interlocutori, soprattutto per quanto attiene le modalità di istituzione e di governo delle aree contigue che attendono di vedere attivata una reale gestione. Questo non toglie che condividere la responsabilità di strutture che ospitano specie faunistiche è tutt’altra questione. Per dirigere azioni, attività e strutture in modo congiunto, bisogna avere perlomeno, gli stessi obiettivi e le stesse visioni. Non si può far finta di non sapere che molti tra i cacciatori abruzzesi al Cervo sparerebbero volentieri. Al di là, quindi, delle questioni pratiche di gestione, il dubbio è nell’impostazione stessa del provvedimento: si va ad affidare la cura di animali a chi, se ne avesse la possibilità, li renderebbe oggetto di abbattimento per semplice divertimento.

La speranza è che prendersi cura dei cervi induca almeno qualche cacciatore ad abbandonare il fucile e a convertirsi a un sano ambientalismo. In attesa di tali auspicati ripensamenti, la questione merita tuttavia una attenta riflessione. Le aree faunistiche necessitano sicuramente di una revisione e di un ripensamento generale sulla loro reale funzione, vanno indubbiamente adeguate e aggiornate rispetto alla situazione odierna di presenza delle specie in natura e di modalità di presentazione al pubblico. Nel frattempo, però, a chi le visita, si propone comunque un messaggio educativo e di conoscenza, che deve essere quanto più possibile chiaro e rappresentativo dell’area protetta. Un messaggio che non deve diventare un cavallo di Troia per cominciare a diffondere tra i cittadini e i turisti una visione sbagliata e pro-abbattimenti del ruolo dei grandi ungulati sulle montagne d’Abruzzo.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 25 gennaio 2019

Abruzzo. Investono animali nel Parco e filmano la mattanza: denunciati 3 cacciatori

Pacentro (Aq). Una mattanza quella dei 3 cacciatori di Campo di Giove documentata da un video che uno di loro ha poi trasmesso. Dalle immagii, a bordo di un fuoristrada, i 3 inseguono e investono decine e decine di animali del branco, in Zona B nel Parco della Maiella. La registrazione è stata caricata su Whatsapp e ricondivisa decine di volte. Venuti a conoscenza del fatto e riconosciuti i luoghi, i Carabinieri forestali delle stazioni del parco di Pacentro e Cansano, nell’aquilano, hanno voluto fare luce sui responsabili, identificandoli e rintracciandoli.

Un motivo di vanto, una follia quella di colpire alla cieca nel branco di cinghiali, colpendone e investendone a decine sulla provinciale 54, strada per Fonte Romana, nel territorio di Pacentro. Il fatto è accaduto nella notte del 14 gennaio, in località valle Messere. Nel gruppetto di cacciatori di Campo di Giove, uno ha 53 anni, uno 55 anni e l’altro è un 43enne, e sembrano proprio divertirsi ad investire le povere bestiole in area parco naturalmente, con divieto di caccia assoluto e per giunta in un periodo, metà gennaio, in cui è vietata l’attività venatoria. Dopo aver investito le bestiole, le doppiette hanno cercato di ucciderle per portarsele a casa. Identificati dal filmato postato in rete i componenti del branco sono stati deferiti alla procura della Repubblica di Sulmona (Aq) e dovranno rispondere delle accuse di tentativo di uccisione e maltrattamento degli animali, uccisione, cattura e prelievo di specie protette, caccia in periodo di divieto e nei parchi nazionali, disturbo alle specie e istigazione a delinquere.

Il fatto che si tratti di cinghiali non cambia le cose, anzi le peggiora. Se questi ungulati sono in soprannumero è certo un nostro problema da risolvere con intelligenza, spiegano gli esperti e le associazioni ambientaliste. Premesso che, se ci saranno molti altri cinghiali in quest’area dobbiamo ringraziare anche questi 3 cacciatori, oltre agli Ambiti territoriali di caccia, perché uccidendo gli adulti di cinghiale s’innesca una risposta compensativa nella fertilità, dunque gli animali di quel branco aumentano di numero e cresce la dispersione. La conferma arriva da uno studio pubblicato dalla rivista Pet management science, report firmato da diversi autori di origine europea (G. Massei et al., “Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe”. Pet Management Science, volume 71, aprile 2015, pp. 492-500). Spieghiamo, con l’aiuto del Wwf Abruzzo, l’attuale situazione e i relativi conti da pagare:

Il problema cinghiali esiste perché, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso e sino a pochi anni fa ci sono state immissioni a scopo venatorio per consentire ad una minoranza di cacciatori di divertirsi sparando e uccidendo. Chi ha creato il danno deve pagarne le conseguenze anche in termini economici. Il risarcimento dei danni da cinghiale va di conseguenza attribuito interamente agli Ambiti territoriali di caccia (Atc) – sottolinea Wwf Abruzzo – Oggi sono invece i danneggiati a pagare i danni attraverso tasse, dirette e indirette, che gravano su tutti i cittadini. Altro punto è l’inefficacia delle misure di controllo perché i danni non sono affatto diminuiti. Chi mai del resto affiderebbe la riparazione di un danno proprio a chi questo danno lo ha creato così come fa l’Abruzzo con i cacciatori – commenta l’associazione del Panda – È ora di cambiare radicalmente strategia ragionando con criteri scientifici“.

martedì 23 ottobre 2018

Balsorano (Aq). Cacciatore di 22 anni trovato morto con un colpo di fucile al petto

Giovane cacciatore è stato rinvenuto privo di vita nei pressi del Santuario Sant’Angelo in territorio di Balsorano (L'Aquila). N. C., 22enne di Balsorano, era nei boschi delle montagne del centro rovetano. Sul corpo un colpo di fucile da caccia e per questo la Procura della Repubblica, Pm Maurizio Cerrato, ha disposto gli accertamenti per stabile le cause della morte. La salma è stata trasferita all’obitorio di Avezzano e questa mattina un medico legale della Asl dovrebbe eseguire la ricognizione cadaverica e la prova stub. C’è il sospetto da parte degli inquirenti che il giovane si sia tolta la vita sparandosi un colpo di fucile.

Sul posto i carabinieri forestali non hanno rinvenuto nessuna lettera appartenente alla vittima. Da una prima ricostruzione sembra che il giovane sia uscito domenica con il suo fucile per la caccia di cui era appassionato. Non vedendolo rientrare nella notte, ieri mattina, i genitori hanno presentato una denuncia. Assieme agli altri cacciatori della zona si sono messi alla ricerca del giovane e, dopo lunghe ore, lo hanno trovato ormai esanime. Il corpo è stato trovato in via della Cisterna nella zona nord del paese. Non si esclude neppure che il decesso sia avvenuto a seguito di un episodio accidentale.

Fonte: ilmessaggero.it del 23 ottobre 2018