Visualizzazione post con etichetta provincia di Pescara. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta provincia di Pescara. Mostra tutti i post

mercoledì 17 dicembre 2025

RICOVERATO IN ABRUZZO CACCIATORE ASSALITO E GRAVEMENTE FERITO DA UN CINGHIALE

È stato disposto il trasferimento all’ospedale di Pescara per un cacciatore di 70 anni rimasto gravemente ferito durante una battuta di caccia in Molise. L’uomo, residente a Campobasso, si trova ora ricoverato nella struttura abruzzese, dove è seguito dall’équipe medica a causa delle serie lesioni riportate. L’episodio è avvenuto nei boschi del territorio di Lucito. Durante l’attività venatoria, il cacciatore sarebbe stato improvvisamente assalito da un cinghiale di grosse dimensioni, che lo avrebbe colpito alle spalle con una violenta carica. Nell’impatto, l’animale gli ha provocato diverse ferite, rendendo necessario un immediato intervento di soccorso. Dopo i primi aiuti sul posto, l’uomo era stato accompagnato all’ospedale “Cardarelli” di Campobasso. Qui i sanitari, valutata la complessità del quadro clinico, hanno deciso per il trasferimento in un centro più attrezzato, optando per Pescara. L’incidente ha generato momenti di forte apprensione tra i presenti e riporta l’attenzione sui rischi legati alla caccia al cinghiale, specie in aree boschive dove gli animali possono reagire in modo imprevedibile. Le condizioni del cacciatore restano serie, ma è costantemente monitorato dai medici.

Fonte: certastampa.it del 16 dicembre 2025 

martedì 26 agosto 2025

Nel Pescarese Italcaccia libera 200 fagiani per il ripopolamento faunistico

Italcaccia Pescara prosegue l'attività di ripopolamento faunistico in provincia con la liberazione di 200 esemplari di fagiano comune (Phasianus colchicus) in aree selezionate del territorio.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione venatoria Italcaccia di Pescara, in collaborazione con tutte le sezioni comunali, con l’obiettivo di rafforzare la
biodiversità e sostenere una gestione sostenibile della fauna selvatica. Le operazioni di rilascio hanno interessato i comuni di Pescara, Collecorvino, Città Sant’Angelo, Elice, Spoltore, Caprara, Moscufo e Castiglione a Casauria, in zone agricole e boschive ritenute idonee alla sopravvivenza e alla riproduzione naturale della specie. Gli animali, provenienti da allevamenti certificati, sono stati preventivamente ambientati in recinti di pre-liberazione per favorirne l’adattamento e ridurre il rischio di predazione. Il presidente provinciale di Italcaccia, Francesco Verì:

“Il ripopolamento non è solo un intervento venatorio, ma un’azione concreta di tutela ambientale. Abbiamo scelto di liberare gli animali in aree dove l’habitat è favorevole e dove sono in corso progetti di miglioramento ambientale. Si tratta di un intervento che coniuga la tutela dell’ambiente con le attività tradizionali del territorio, contribuendo anche a mantenere vive le tradizioni rurali e sostenere l’economia locale legata alla gestione venatoria”.

Tutte le immissioni sono state coadiuvate e controllate dalle guardie volontarie venatorie dell’associazione, Gabriele Ermesino e Gabriele Cetrullo, per garantire il
rispetto delle regole e la tutela del benessere animale. Durante tutte le fasi dell’operazione è stato assicurato il rispetto delle normative vigenti, con un monitoraggio post-rilascio per valutare la sopravvivenza e l’adattamento degli esemplari. L’iniziativa ha coinvolto decine di appassionati, cacciatori e non, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della gestione faunistica. Il progetto proseguirà nei prossimi anni con ulteriori azioni di ripopolamento, attività di censimento e interventi di miglioramento ambientale per favorire la fauna selvatica autoctona e l’avifauna stanziale.

 

Fonte: ilpescara.it del 19 agosto 2025 

Nel Pescarese Italcaccia libera 200 fagiani per il ripopolamento faunistico

L'iniziativa di Italicaccia ha riguardato otto comuni della provincia di Pescara nell'ambito del ripopolamento faunistico in particolare dei fagiani



--
Nel Pescarese Italcaccia libera 200 fagiani per il ripopolamento faunistico
https://www.ilpescara.it/attualita/italcaccia-200-fagiani-ripopolamento-faunistico.html
© IlPescara

Nel Pescarese Italcaccia libera 200 fagiani per il ripopolamento faunistico

L'iniziativa di Italicaccia ha riguardato otto comuni della provincia di Pescara nell'ambito del ripopolamento faunistico in particolare dei fagiani



--
Nel Pescarese Italcaccia libera 200 fagiani per il ripopolamento faunistico
https://www.ilpescara.it/attualita/italcaccia-200-fagiani-ripopolamento-faunistico.html
© IlPescara

lunedì 1 novembre 2021

Carpineto della Nora (Pe). Cacciatore ferito al polpaccio, forse il colpo è partito dal suo fucile

Un incidente di caccia si è verificato questa mattina nel territorio di Carpineto della Nora, in contrada Fara, dove un uomo di 71 anni di Cepagatti è stato ferito al polpaccio da un proiettile che potrebbe essere partito accidentalmente dal suo fucile, anche se non è escluso che il cacciatore sia stato raggiunto dalla scheggia di un colpo esploso da altri. E’ accaduto poco prima delle 11.30 durante una battuta di caccia al cinghiale.

L’uomo è stato soccorso dal 118 di Pescara, arrivato con l’elicottero, e trasportato in ospedale a Pescara. Sul posto i carabinieri della compagnia di Penne che hanno avviato gli accertamenti. In base a una prima ipotesi il colpo, partito dal fucile del 71enne, avrebbe raggiunto il cacciatore di rimbalzo, ma è ancora tutto da verificare, anche attraverso le testimonianze degli altri cacciatori che erano con lui.



Fonte: ilcentro.it del 31 ottobre 2021

giovedì 28 gennaio 2021

Spoltore: muore cacciatore per colpo fucile partito accidentalmente

Un cacciatore di 65 anni, di Cappelle sul Tavo, è morto questa mattina a Caprara, nel territorio di Spoltore, per un colpo che sarebbe partito accidentalmente dal fucile che imbracciava.
L’uomo è deceduto sulla strada provinciale 12, mentre era a caccia. In base a una prima ricostruzione sarebbe scivolato e gli sarebbe partito accidentalmente un colpo dal fucile che imbracciava e che lo avrebbe raggiunto al petto. Per lui non c’è stato nulla da fare nonostante l’allarme e l’arrivo sul posto del personale del 118, con l’elicottero e l’ambulanza, e i carabinieri della stazione di Spoltore e della compagnia di Pescara, coordinata dal capitano Antonio Di Mauro. I militari dell’Arma stanno ricostruendo quanto accaduto.

Fonte: rete8.it del 27 gennaio 2021

martedì 27 ottobre 2020

Il Wwf sull'uomo ferito da un colpo di fucile: "L'Abruzzo non può trasformarsi in un campo di battaglia"

Il Wwf sull'uomo ferito da un colpo di fucile: "L'Abruzzo non può trasformarsi in un campo di battaglia"

Il Wwf sull'uomo ferito da un colpo di fucile: "L'Abruzzo non può trasformarsi in un campo di battaglia"

A dirlo è il Wwf Abruzzo commentando il caso dell'uomo di 71 anni ferito da un colpo di fucile sparato da un cacciatore sabato scorso a Montebello di Bertona al confine con il territorio comunale di Penne. 

L'associazione ambientalista, che parla di «assurdo incidente» segnala spari a ridosso delle abitazioni e delle aree protette, denuncia troppi scarsi controlli e invita i cittadini proprietari di terreni a chiedere alla Regione (sono gli ultimi giorni che c'è questa possibilità) il divieto di caccia nei propri fondi agricoli.

«La zona è a ridosso della riserva naturale regionale e oasi Wwf Lago di Penne», sottolinea il direttore dell'Oasi Fernando Di Fabrizio, «dove da tempo il personale segnala spari anche di notte tra l’area protetta e il centro abitato. Il territorio vestino non può trasformarsi in un campo di battaglia. Si tratta di aree limitrofe alla nostra riserva, frequentate da appassionati di natura, escursionisti e da tante persone impegnate nei lavori agricoli. Da anni segnaliamo, insieme ai residenti della zona, la pericolosità di una simile pressione venatoria». 


Il Wwf Abruzzo segnala anche che «alla caccia ordinaria, già di per sé pericolosa per la pubblica incolumità com’è dimostrato, purtroppo, da decine di incidenti, si aggiunge quella effettuata dai cacciatori-selettori che utilizzano armi di grande gittata, come le carabine, anche vicino ai centri abitati. In pratica tra la caccia ordinaria e quella di selezione molte aree della nostra regione sono interessate da una costante pressione venatoria». 

«Non è tollerabile che i cittadini rischino di essere feriti da colpi di fucile uscendo di casa o nei propri terreni privati», afferma Filomena Ricci, delegato del Wwf Abruzzo, «si organizzi una sorveglianza reale e degna di questo nome che tuteli chi vuole fruire del territorio facendo passeggiate, escursioni, osservazioni o lavorando il proprio terreno agricolo. È davvero assurdo che ci si debba preoccupare della propria incolumità mentre si svolgono queste attività, mentre a un piccolo gruppo di cittadini, che ha come hobby quello di uccidere animali, sia consentito di scorrazzare ovunque». 

Il Wwf infine ricorda che chi vuole vietare la caccia o l’ingresso dei cacciatori nei propri fondi o terreni agricoli ha ancora qualche giorno di tempo per tutelarsi: può richiederlo alla Regione Abruzzo (si veda l'immagine che segue) entro il 27 ottobre, scrivendo al Dipartimento dello Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca. 


Fonte: ilpescara.it del 26 ottobre 2020




Potrebbe interessarti: https://www.ilpescara.it/attualita/uomo-ferito-colpo-fucile-montebello-bertona-commento-wwf.html




Montebello di Bertona (Pe). Ferito alla gamba dal colpo di fucile sparato a 200 metri

Incidente di caccia in località Campo Mirabello: 71enne trasportato a Chieti con l'eliambulanza, l'arma era in mano a un 78enne denunciato per lesioni personali colpose

PESCARA. Incidente di caccia nel primo pomeriggio a Montebello di Bertona. Un uomo di 71 anni, che stava andando a trovare un parente, è stato colpito da un colpo di fucile partito inavvertitamente dall'arma di un 78enne distante circa 200 metri e impegnato in una battuta di caccia al cinghiale.

L'incidente è avvenuto in località Campo Mirabello. L'uomo, le cui iniziali sono B.F., è stato soccorso dagli operatori del 118 e trasportato con l'eliambulanza del 118 di Pescara all'ospedale S.S. Annunziata di Chieti per una ferita alla gamba. Le indagini per ricostruire l'accaduto sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Penne. Il 78enne denunciato per "lesioni personali colpose".

 

Fonte: ilcentro.it del 24 ottobre 2020

domenica 28 luglio 2019

WWF: la Regione fermi la caccia notturna nell’area peri-urbana di Penne

Comunicato stampa del 27 luglio 2019

Non esiste alcuna autorizzazione prefettizia. Urgente impedire gli spari prima che accadano tragedie

La Regione fermi la caccia notturna nell’area peri-urbana di Penne

L’attività venatoria notturna in aerea peri-urbana a Penne non è stata in alcun modo autorizzata dalla Prefettura di Pescara: il Prefetto del capoluogo adriatico, dott.ssa Gerardina Basilicata, ha inviato alla direzione dell’Oasi WWF e Riserva “Lago di Penne” e al sindaco della città una precisazione al riguardo nella quale spiega che le competenze in tal senso sono della Regione. “Mi sono immediatamente scusato con il Prefetto – spiega Fernando Di Fabrizio, direttore dell’Oasi – ma ero stato tratto in inganno da informazioni verbali avute da un dipendente regionale al quale avevo incautamente creduto”.

Al di là dell’involontario errore resta un problema di fondo: la caccia cosiddetta di selezione nelle ore notturne in un’area prossima alla Riserva e accanto a sentieri frequentati da turisti e residenti, oltre a essere sostanzialmente inutile per il contenimento dei cinghiali, è certamente pericolosa per la pubblica incolumità. Non a caso il sindaco di Penne aveva proibito gli spari in quella zona proprio per tutelare cittadini e turisti.

Del resto il pressapochismo con il quale la Regione da anni gestisce l’attività venatoria ha portato a decine di ricorsi, del WWF e di altre associazioni ambientaliste ma a volte anche delle organizzazioni dei cacciatori, nei quali l’Ente è stato quasi sempre sconfitto. Ogni azienda o organizzazione diffiderebbe dei consigli di presunti tecnici che hanno portato a esiti puntualmente negativi. Il governo regionale, di qualsiasi colore politico sia la maggioranza di turno, invece insiste e colleziona brutte figure a ripetizione, quasi con tutti i calendari venatori dell’ultimo decennio.

In questo caso la situazione è ancora più grave visto l’allarme suscitato in decine di residenti e vista l’oggettiva pericolosità dei ripetuti spari nella notte a due passi dalla città e ancora più vicino al Sentiero Serafino Razzi, ripristinato nel 2018, che collega il centro storico con la Riserva.

“Ci spiace dell’equivoco che si è creato con il Prefetto di Pescara”, sottolinea il delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio, “A questo punto chiediamo però alla Regione di sospendere immediatamente ogni forma di caccia a ridosso delle aree urbane. È chiaro che chi ha sbagliato dovrà risponderne ma è intanto importante fermare comportamenti a rischio prima che accadano tragedie e non dopo, quando potrebbe essere troppo tardi”. 
 

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

Spari nella notte lungo il sentiero tra l’Oasi di Penne e il centro urbano. La denuncia del WWF

Spari nella notte lungo il sentiero tra l’Oasi di Penne e il centro urbano. La denuncia del WWF Abruzzo: messa in pericolo incolumità visitatori

Penne. “Spari nella notte a due passi dalla città e ancora più vicino al Sentiero Serafino Razzi, ripristinato nel 2018, che collega il centro storico con la Riserva naturale regionale e Oasi WWF “Lago di Penne”. Il sentiero con soli due km lungo il Fosso della Sardella conduce numerosi visitatori, sportivi, escursionisti e ciclisti nella zona della Pinetina dove si sviluppano, ad anello, dieci km di percorsi attorno al lago ed è, soprattutto in questo periodo di grande caldo, frequentato anche di notte”, questa la segnalaziono contenuta in una nota diramata dal WWF Abruzzo.

“Spesso pure i bambini ospiti del CEA “A. Bellini” per i campi estivi del WWF (organizzati dalla cooperativa Samara) frequentano nottetempo i sentieri della riserva (ovviamente anche il Serafino Razzi) per ascoltare usignoli e fare esperienze sensoriali al buio. Questo da anni, senza alcun problema -prosegue la nota – In questi giorni invece sono in atto battute selettive notturne al cinghiale nella zona del Carmine e lungo il sentiero Serafino Razzi, battute in deroga alle leggi ordinarie sulla caccia che sembra siano state autorizzate dalla Prefettura di Pescara”.

“Le cooperative che operano nel territorio e i residenti lo hanno ben notato e la Riserva si è fatta portavoce delle loro allarmate segnalazioni scrivendo ieri una articolata lettera, con diversi allegati, indirizzata al Prefetto di Pescara Gerardina Basilicata e al sindaco di Penne Mario Semproni, per segnalare l’enorme pericolo per la inclumità pubblica (oltre all’ovvio disturbo dato da spari a notte fonda in aree peri-urbane). Nel testo si ricorda che la Riserva si occupa del monitoraggio della popolazione di cinghiali dal 2012; ebbene negli ultimi due anni si è registrato un calo dovuto soprattutto alla nevicata eccezionale del 2017, con la terribile valanga su Rigopiano, che ha decimato i piccoli e i giovani e alla presenza sempre più frequente del lupo: circa il 70% delle prede di questo carnivoro è rappresentato infatti proprio dai cinghiali. La caccia al di fuori dei periodi consentiti e più che mai di notte rappresenta dunque una inutile fonte di pericolo senza apportare alcun serio contributo al contenimento dei cinghiali che, se davvero necessario, potrebbe essere garantito con altri metodi: l’attivazione di recinti di cattura all’interno della Riserva ha consentito ad esempio il prelievo di 23 esemplari su 31 catturati, in un solo giorno di sperimentazione (8 giugno 2019)”.

“È invece ben noto – conclude il WWF – che la sola pressione venatoria comporta risultati di segno opposto a quelli attesi: studi compiuti in tutta Europa dimostrano che la caccia destruttura i branchi causando un aumento dei danni alle colture e, colpendo le femmine adulte, accelera la maturazione delle giovani, con crescita numerica dei capi. “Un danno più che un vantaggio, ma ciò nonostante – osserva il delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio – una politica miope continua a guardare ai fucili come unica soluzione rincorrendo il consenso elettorale di poche centinaia di cacciatori a dispetto del rispetto della legge e del buonsenso e degli interessi della stragrande maggioranza dei cittadini”.

Fonte: pescaralive.it del 24 luglio 2019

sabato 15 giugno 2019

CINGHIALI: RISERVA PENNE, ''CACCIATORI CONTRARI A RECINTI PERCHE' FUNZIONANO'

GESTORI A ROSSI (COSPA), ''DA LUI ACCUSE GRAVI E GRATUIITE, NOSTRA SPERIMENTAZIONE IN PIENA REGOLA ED EFFICACE'', ''BESTIALITA' VOLER APRIRE CACCIA IN UNA RISERVA''.
 
CINGHIALI: RISERVA PENNE, ''CACCIATORI CONTRARI A RECINTI PERCHE' FUNZIONANO''
di Filippo Tronca


PENNE - "Il motivo per cui i parte dei cacciatori sono contrari ai recinti di cattura è semplicissimo: funzionano bene, e riducono il numero di cinghiali, e dunque i danni alle colture. E loro avrebbero meno animali a cui sparare".

Una replica secca, e che va al nocciolo del contendere, quella di Osvaldo Locasciulli, biologo della Cogecstre, che gestisce la Riserva naturale regionale lago di Penne, in provincia di Pescara, che si aggiunge alle durissime considerazioni del presidente Fernando di Fabrizio, uniti nel contrattaccare al fuoco di fila di accuse dell'allevatore e cacciatore Dino Rossi. dell'associazione Cospa.

Rossi ha presentato una segnalazione alla Procura della Repubblica di Pescara, dopo che il consiglio comunale di Penne, l'8 maggio scorso, ha approvato un regolamento per ridurre il numero di cinghiali nell’area protetta della riserva, tramite l’adozione di recinti di cattura, di cui uno entrato in fase di sperimentazione, catturando già 30 ungulati. Rossi ritiene infatti l'iniziativa "illegale", in quanto a suo dire "la legge italiana vieta l'utilizzo delle gabbie, e le direttive della Comunità Europea, ritiene questo metodo "non selettivo della specie, e pericoloso per altre specie di animali". E comunque nel caso di Penne, per Rossi ci sarebbero "irregolarità nella fase di costruzione" delle gabbie, e soprattutto, in ogni caso non può essere un Comune a decidere di collocare gabbie di cattura, ma semmai la Regione. Rossi infine ribadisce contro gli "animalisti di turno" che l'unica soluzione è sparare ai cinghiali, anche dentro i Parchi e le Oasi

Tutto falso e fuorviante, ribatte però punto su punto ''l'ambientalista di turno'' Locasciulli.

"Se il signor Rossi ritiene che la legge sia stata violata, faccia quello che ritiene giusto, noi non abbiamo proprio nulla da temere", esordisce, entrando poi nel merito del progetto in fase di sperimentazione nell'Oasi.

"L'iniziativa è nata a seguito di una richiesta di agricoltori e allevatori che vivono e lavorano dentro l'area protetta, danneggiati dal numero eccessivo di cinghiali. Abbiamo pertanto attivato un piano che prevedeva come soluzione ottimale per un' area protetta l'utilizzo di un recinto di cattura. Ci siamo attenuti ovviamente a tutte le normative di legge, in liena con quanto raccomanda l'Ispra nelle ''Linee guida per gestione del cinghiali nelle aree protette".

Del resto, spiega Locasciulli, “la nostra è un'area protetta di pochi chilometri quadrati, frequentata tutti i giorni da molti turisti, ma anche abitata da 150 nuclei familiari, e buona parte delle terre è coltivata. Da qui la scelta più logica, quella dei recinti di cattura. Nel Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga sono stati catturati oltre 10 mila cinghiali, e avviati alla filiera che prevede il trasporto in mattatoio, o in aree faunistiche venatorie”

Assurda l'alternativa di aprire la caccia nell'area protetta. “ Rappresenterebbe un grave pericolo per la pubblica incolumità: si usano infatti armi che hanno gittata a anche di 5 o 6 chilometri, si rischia seriamente di abbattere esseri umani, oltre che cinghiali. Altro rischio è il rapporto tra colpi sparati, e animali abbattuti, i primi sono molto più numerosi, in che significa che molti animali vengono solo feriti, e diventano molto pericolosi”.

Ancor più nel merito delle accuse di Rossi entra il presidente Cogecstre Fernando Di Fabrizio, che ha già dato mandato ad un legale di verificarne i presupposti di una querela.

“Innanzitutto è da contestare fermamente l’assunto – esordisce Di Fabrizio - che vuole il metodo di cattura attuatosi all’interno della Riserva 'non selettivo della specie, e pericoloso per altre specie di animali'. Il modello di cattura attuato è dotato di ben quattro modi di controllo visivo. Il sistema di scatto non è meccanico e casuale, ma viene, al contrario, monitorato in diretta, e la chiusura del recinto è azionata da un operatore che può quindi decidere lui l’esatto momento della cattura, riducendo così i tempi di permanenza degli animali selezionati, ed aumentando, all’un tempo, l’efficienza complessiva dell’impianto”.

Da contestare, anche l'insinuazione relativa all' "irregolarità nella fase di costruzione" delle gabbie.

"Anche in questo caso l’assunto è apodittico ed indimostrato – attacca il presidente Cogecstre - , giacché l’impianto è stato sottoposto a verifica da parte di un ingegnere qualificato che ha redatto una relazione di collaudo. Pure indimostrata è la circostanza secondo cui: 'Queste trappole, gabbie o chiusini, che in realtà non si capisce cosa sono, se si tratta di attrezzatura o macchinari, comunque sono di oggetti costruiti abusivamente senza una scheda tecnica, senza calcoli della porta basculante messa all’estremità, senza il calcolo di rottura del cavo d’acciaio che mantiene sospeso il portellone di chiusura una volta che l’animale è dentro'. Ancora una volta, vale rimarcare l’assoluta imprecisione ed approssimazione del giudizio espresso, giacché non esiste alcun cavo di acciaio nel recinto, laddove, al contrario, risultano redatte apposite schede tecniche per ogni elemento portante della struttura".

Per Di Fabrizio anche i giudizi espressi circa i ruoli e le competenze degli enti coinvolti si dimostrano del tutto infondati.

"La Regione Abruzzo ha demandato la gestione della Riserva Naturale Controllata al Comune di Penne con Legge 26 del 1987, in applicazione dell’articolo 8 della legge regionale 61 del 1980. Anche la legge regionale 38 del 1996 sancisce che è il Comune a gestire la Riserva. Inoltre la Regione Abruzzo ha sollecitato le Riserve naturali, con due recenti Tavoli sull’Emergenza Cinghiali, in presenza delle varie autorità coinvolte (Prefettura, Carabinieri forestali, Vigilanza provinciale, sindaci ed Aree protette) ad avviare urgentemente tutte le azioni possibili allo scopo di limitare la presenza eccessiva (e persino, allarmante) dei cinghiali all’interno delle Aree protette, e di tal guisa, avviandosi così il sistema (ormai già collaudato all’interno dei Parchi Nazionali e Regionali) dei recinti di cattura".

Ma soprattutto, spiega Di Fabrizio, è fuori dal mondo l'affermazione secondo la quale "l’abbattimento della fauna selvatica che, oltre a pagare le tasse regionali e governative, muove un’economia consistente".

“E' una valutazione non in linea con quanto si legge nel Rapporto su 'L’Economia reale nei Parchi Nazionali e nelle Aree Naturali Protette'. Il Ministero dell’Ambiente e Unioncamere citano la Riserva Naturale Regionale Lago di Penne, come esempio di sistema nazionale: le aree protette come laboratori in grado di coniugare tutela della natura, sviluppo economico e nuovi modelli imprenditoriali. Nella Riserva di Penne, oltretutto, operano numerose cooperative, ben otto, legate con attività compatibili alla stessa Riserva, e dunque, non potrà essere di certo la caccia a mettere in crisi un sistema culturale, scientifico, economico e sociale ormai più che collaudato da oltre un trentennio”.

Quanto alla paventata l’estensione della caccia all’interno delle aree protette, Di Fabrizio ribatte che è “in palese violazione delle stesse disposizioni di legge, oltre ai principi di rilievo comunitario”.

E' poi falso che “queste trappole oltre a essere vietate, non rispecchiano la normativa sul benessere animale tanto sbandierata dagli animalisti di turno" e che "gli animali catturati hanno spesso divelto le grate della gabbia e sono fuggiti e gli altri rimasti intrappolati si sono fatti male tanto da lasciare il sangue fino a tre metri di altezza sulla gabbia", come ha sostenuto Rossi.

"Il recinto di cattura è alto due metri – spiega infatti Di Fabrizio - la sperimentazione attuatasi il 31 maggio 2019 è stata temporanea allo scopo di verificare lo stato di stress degli animali, tanto che la settimana successiva in presenza del Veterinario della Asl di Pescara, dottor Silvio Cardone, i cinghiali non hanno subito alcun maltrattamento, come attestato negli stessi documenti ufficiali redatti e agli atti. Anche l’ispezione sul recinto di cattura di Penne da parte del Dipartimento di Prevenzione per il Benessere Animale della Asl di Pescara non ha dato luogo a rilievi di alcun genere. Del resto, la procedura per il monitoraggio e controllo numerico per il ripristino degli equilibri ecologici all’interno dell’area protetta ha seguito un iter piuttosto minuzioso ed articolato iniziatosi già nel 2013 con continui monitoraggi. Le autorizzazioni da parte dell’Ispra per le catture di cinghiali all’interno della Riserva si sono ripetute nelle annualità 2017, 2018 e 2019. E’ stato avviato il monitoraggio sanitario e per la verifica dello stato sanitario degli animali trattati, da parte dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, e si è in attesa di conoscerne risultati. Per cui è del tutto evidente che il metodo sperimentato nella Riserva Naturale per il controllo numerico degli ungulati, tutela al massimo grado possibile lo stato sanitario ed il benessere degli animali grazie alla presenza dei veterinari lungo tutto il percorso della filiera".

Di Fabrizio rileva poi che “il dato emerso, sorprendentemente e con forza, nel corso del Seminario formativo tenutosi a Penne il 1° giugno 2019, è che l’alto numero di carcasse di cinghiali abbattuti con armi da sparo si sono rivelate del tutto inutilizzabili a causa delle pessime condizioni delle carni (oltre il 60% degli animali portati al mattatoio di Avezzano). Gli stessi veterinari hanno segnalato la presenza di pallottole illegali all’interno delle stesse carcasse. Bisognerebbe, infine, verificare se il numero degli esami eseguiti dall’Izsam previsti per legge corrispondono al numero dei cinghiali effettivamente abbattuti in Abruzzo”.

Se Rossi sostiene che "i Parchi e le oasi sono tutt’ora la distruzione dell’ambiente e l’unica cosa di concreto che fanno è preservare un serbatoio di voti e un proliferare di animali senza controllo”, Di Fabrizio risponde a muso duro.

"A parte la gratuità (e gravità) dell’assunto, resta persino l’incomprensibile allusione a chi sia chiamato a reintrodurre animali non autoctoni all’interno delle Aree protette (attività rigorosamente vietata dalla legge), ed altrettanto è a dirsi per i “lupi neri” che spingerebbero i cinghiali 'più cattivi' nelle aree urbane. In realtà è noto a tutti che animali selvatici, braccati e feriti, o solo disturbati dai cani (che inseguono ogni singolo cinghiale), trovano rifugio dove la caccia è vietata, e dunque, nelle aree protette e nei centri urbani. I nuovi recinti di cattura sono strumenti piuttosto efficienti per il controllo dei cinghiali dove la caccia rappresenta un pericolo per l’incolumità pubblica (sono troppi gli incidenti di caccia che si verificano ogni anno in italia nelle zone affollate). I recinti possono essere utilizzati bene, rispettando le normative vigenti, come è dimostrato in molte aree protette italiane. Dalla Stampa di Cuneo si apprende che oggi anche la Coldiretti organizza corsi per il controllo della fauna selvatica da parte degli agricoltori con i recinti di cattura”.

giovedì 21 marzo 2019

Caccia, denunciato a Bolognano (Pe) cacciatore che usava lacci di metallo

Deferito all'Autorità Giudiziaria, dai carabinieri forestali di Pescara, un cacciatore che aveva posizionato, nel territorio del Comune di Bolognano (Pescara), dei lacci di metallo per la cattura illegale di animali selvatici.


Il bracconiere aveva realizzato un'altana abusiva utilizzata per la successiva uccisione dall'alto degli animali rimasti intrappolati nei mezzi di cattura. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore di Pescara, Rosangela Di Stefano, sono riusciti a individuare il cacciatore di frodo grazie a un'attività investigativa che si è avvalsa dell'utilizzo di telecamere a infrarossi.

I mezzi di cattura sono stati sequestrati dai militari, che stanno svolgendo ulteriori indagini sul territorio abruzzese per individuare altri casi di bracconaggio.

Fonte: abruzzoinvideo.tv del 20 marzo 2019

martedì 10 gennaio 2017

Cepagatti (Pe). Cade su ghiaccio mentre caccia e parte colpo fucile, ferito

CEPAGATTI. Durante una battuta di caccia, scivola a causa del ghiaccio e dal fucile parte accidentalmente un colpo che lo ferisce alla mano: protagonista dell'episodio, avvenuto stamani in contrada Buccieri di Cepagatti, è un 39enne di Torrevecchia Teatina (Chieti), ora ricoverato all'ospedale di Ancona con una prognosi di 35 giorni.

L'uomo stava camminando per raggiungere l'argine del fiume Pescara, quando è scivolato. Dall'arma - un fucile calibro 12 regolarmente detenuto - è partito un colpo che lo ha ferito.

Il 39enne ha subito tamponato la ferita con della neve fresca ed ha contattato telefonicamente un compagno di caccia, con cui poi ha raggiunto l'ospedale di Chieti. I medici gli hanno riscontrato una ferita alla mano sinistra con frattura scomposta delle dita ed hanno disposto il trasferimento all'ospedale di Ancona. Del caso si sono interessati anche i carabinieri della Stazione di Cepagatti e della Compagnia di Pescara, agli ordini del maggiore Claudio Scarponi.

Fonte: primadanoi.it del 09 gennaio 2017 

lunedì 1 febbraio 2016

Caccia a febbraio. Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”

COMUNICATO STAMPA DEL 1 FEBBRAIO 2016

La strana storia della proroga sino all’8/2 annunciata ma non ancora deliberata dalla Giunta

Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”

Con i corpi di Polizia provinciale in dismissione i controlli sono ormai quasi inesistenti: chi assicura che si sparerà davvero solo ai colombacci?

Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo avrebbe deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.

Usiamo il verbo al condizionale perché la proroga viene annunciata dall’Assessorato competente sul sito istituzionale, ma alcuni organi di stampa rivelano invece che in realtà la delibera non risulta ad oggi approvata. La caccia rimane quindi chiusa al 31 gennaio, come indicato dal calendario venatorio. “Un caos completo – sottolinea il coordinatore regionale delle guardie volontarie WWF Claudio Allegrino - che potrà indurre molti cacciatori, anche in buona fede, a svolgere la loro attività in una situazione di piena illegalità”.

Aggiunge Luciano Di Tizio, delegato Abruzzo del WWF Italia: “Ad aggravare questa assurda situazione c’è il fatto che la Regione non si preoccupa affatto della vigilanza ambientale oramai scomparsa dopo lo smantellamento delle Province e con esse dei corpi di Polizia provinciale che operavano nel territorio occupandosi soprattutto di vigilanza venatoria. Un problema mai seriamente affrontato dal governo regionale che trova invece tempo ed energie per soddisfare i soliti incomprensibili interessi dei cacciatori”.

Anche a inizio febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno dunque costrette a sopportare l’impatto delle migliaia di cacciatori abruzzesi con conseguenze sicuramente non benefiche per la fauna e l’ambiente. E al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti. Chi controllerà che i cacciatori uccidano solo colombacci e non altre specie protette?

-- 

WWF Italia Onlus, Abruzzo

giovedì 31 dicembre 2015

Pescara, prorogata la caccia di selezione al cinghiale

La Provincia di Pescara ha messo in atto un sistema di gestione dei cinghiali che è diventato un modello in Abruzzo. Questo grazie ad uno strumento di programmazione, il Piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale, che ha permesso di operare sul territorio con criteri tecnico scientifici.

L’organizzazione dell’attività di controllo delle popolazioni di cinghiale è stato completamente rivisitata allargando il territorio di intervento e intervenendo direttamente su richiesta degli agricoltori, ovvero utilizzando una specifica task-force. Il principio cardine è stato quello di legare il cacciatore al territorio, rendendolo in tal modo partecipe della corretta gestione della specie, preservando le colture agricole.

Ieri intanto è stato approvato dal Vicepresidente della Provincia di Pescara, Luciano Di Lorito, il decreto con il quale si approva il Piano d’assestamento e il Piano di prelievo delle popolazioni di cinghiale, che completa l’iter amministrato per l’anno 2015 previsto dal regolamento regionale sugli ungulati. Tale Piano, che ha avuto anche il parere favorevole dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), consente la caccia di selezione al cinghiale per tutto il mese di gennaio 2016.

“Grazie all’applicazione del Piano - dichiara il Vicepresidente - i danni da cinghiale nell’anno 2015 sono diminuiti drasticamente. Infatti, rispetto alla passata stagione, è stato triplicato il numero degli abbattimenti di cinghiali, mentre il numero di richieste di risarcimento danni è passato da 323 del 2014 a 189 del 2015, con una diminuzione dei costi sui rimborsi pari a 109.000,00 euro. Il risultato è stato eccezionale: basti pensare che nel nostro piano quinquennale di gestione ci si era posti l’obiettivo di ridurre i danni di 200.000,00 euro negli anni 2015-2019. Invece, in un solo anno, rispetto all’obiettivo finale, li abbiamo già ridotti di circa il 50%. Un particolare ringraziamento rivolgo all’ATC Pescara e al mondo venatorio che con il loro impegno hanno permesso il raggiungimento di questi risultati”.

“La cattiva gestione del cinghiale - continua Di Lorito - rappresenta un problema che in realtà potrebbe essere trasformato in un’opportunità. Ed è quanto si prefigge il piano quinquennale di gestione, che prevede anche la costituzione di una filiera per l’utilizzo delle carni di selvaggina. Siamo consapevoli che non bisogna abbassare la guardia poiché, con i cambiamenti climatici in atto e con la conseguente produzione di risorse trofiche per la specie, dobbiamo aspettarci un’ulteriore incremento delle popolazioni di cinghiale nei prossimi anni”.

L’autorizzazione della caccia di selezione nel mese di gennaio, per la prima volta in Abruzzo, rappresenta una novità nel panorama abruzzese. Si ricorda, inoltre , che in Provincia di Pescara, fino al 2017, è in vigore il piano di controllo e che qualsiasi agricoltore in qualsiasi momento dell’anno può richiedere, chiamando l’ATC, l’intervento dei selecontrollori per abbattere i cinghiali responsabili del danno alle colture. Ulteriori informazioni possono essere assunte sul sito dell’ATC.

venerdì 20 novembre 2015

Pianella (Pe), cacciatore ferito da una fucilata alla gamba

Uomo di 64 anni colpito alla coscia da un colpo a pallini partito inavvertitamente dall'arma dell'amico. Soccorso dal 118, è ricoverato all'ospedale di Pescara

PIANELLA. Un uomo di 64 anni di Spoltore (Pescara) è rimasto ferito questo pomeriggio a una coscia a causa di un incidente di caccia avvenuto nel pescarese. L'incidente, fortunatamente non grave, si è verificato in una zona boscosa nel comune di Pianella (Pescara), dove era in corso una battuta di caccia fra tre amici. Secondo una prima sommaria ricostruzione fatta dai carabinieri, il 64enne sarebbe stato colpito da un colpo di fucile (caricato a pallini) partito inavvertitamente dall'arma dell'amico che stava al suo fianco, nelle vicinanze. Subito soccorso, il ferito é stato poi stabilizzato dai medici del 118 del Distaccamento sanitario di Pianella (Pescara), e trasferito in ambulanza all'ospedale di Pescara, dove è stato ricoverato nel reparto di Ortopedia con una profonda ferita alla coscia destra. Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri della Stazione di Pianella e della Compagnia di Pescara. Come riferito dai medici dell'ospedale, il ferito ha perso molto sangue ma non è in pericolo di vita.

giovedì 10 settembre 2015

Provincia Pescara, triplicati gli abbattimenti di cinghiali

PESCARA. Anche la Provincia di Pescara, che ad aprile di quest’anno ha approvato il piano quinquennale di gestione della specie cinghiale (prima provincia d’Abruzzo) e che, successivamente, ha approvato il nuovo piano triennale di controllo della popolazione di cinghiale 2015-2017, rende noti, come la provincia di Teramo, i risultati raggiunti nei primi mesi di attività di controllo (da maggio a luglio) in collaborazione con l’ATC di Pescara.

«Innanzitutto- spiega il presidente Di Marco – c’è da dire che l’obiettivo del piano quinquennale era quello di ridurre la spesa per il risarcimento dei danni da cinghiale dagli 334.000 € l’anno a 134.0000 al termine dei cinque anni (2019).L’obiettivo per questi primi mesi di attività è stato raggiunto e anche superato».

Infatti rispetto alla passata stagione è stato triplicato, da 121 a 297, il numero degli abbattimenti di cinghiali, mentre il numero di richieste di risarcimento danni è passato da 282 a 174, con una riduzione del 38%.

Quest’ultimo dato – fanno sapere gli uffici competenti - se rapportato alla spesa per il risarcimento dei danni, potrebbe consentire una riduzione della spesa, per il 2015, pari a circa 127.000,00 euro, ovvero quasi i 2/3 dei risultati previsti alla scadenza del piano.

Gli strumenti di gestione sono stati predisposti direttamente dal settore Ambiente e Pianificazione territoriale con la collaborazione degli ATC. L’organizzazione dell’attività di controllo delle popolazioni di cinghiale è stato completamente rivisitata e potenziata rispetto agli anni precedenti allargando il territorio di intervento e intervenendo direttamente su richiesta degli agricoltori, ovvero utilizzando una specifica task-force.

«Il principio cardine – conclude Di Marco – è stato quello di legare il cacciatore al territorio, rendendolo in tal modo partecipe della corretta gestione della specie, preservando le colture agricole. Anche per questo abbiamo coinvolto, in riunioni settimanali, anche le associazioni di agricoltori».

giovedì 2 luglio 2015

Emergenza cinghiali: “attività di controllo anche nelle aree protette”

Mercoledì scorso, presso la sede della Provincia di Pescara, si è tenuta, su invito del Presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, una riunione con il personale del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga e del parco Nazionale della Maiella, per discutere sul problema dei danni che la specie cinghiale arreca alle colture agricole. Così si legge in un comunicato stampa della provincia.

Alla riunione erano presenti: il Presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco; il direttore del Parco Nazionale della Maiella Oremo Di Nino; il funzionario del parco Nazionale G. Sasso M.ti della Laga Federico Striglioni; i tecnici della Provincia di Pescara Antonio Forese e Franco Recchia.

“Ho voluto convocare questo incontro alla luce delle gravi difficoltà che i sindaci dei comuni della provincia stanno incontrando a causa delle continue proteste dei cittadini, esasperati dalla presenza incontrollata dei cinghiali sul territorio – ha spiegato Di Marco -. Dobbiamo trovare al più presto una soluzione comune per arginare questo fenomeno, soprattutto all’interno delle aree protette. Ho voluto invitare tutti i soggetti coinvolti per illustrare loro la mia proposta: estendere le operazioni delle attività di controllo della Provincia anche all’interno delle aree protette nella zone poste nelle immediate vicinanze dei confini degli ATC, in modo tale da poter operare su territori omogenei.

Ricordo, infatti, che in quattro settimane (il nostro lavoro è iniziato il 25 maggio scorso, a seguito dell’approvazione del piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale 2015-2019) sono stati abbattuti 170 cinghiali, numero di gran lunga superiore rispetto agli anni precedenti, quando i capi abbattuti variavano dai 90 ai 100 individui.

Tutto ciò è stato possibile grazie ad una nuova organizzazione delle modalità di abbattimento e in particolare indirizzando i selecontrollori direttamente nelle aree colpite dai danni negli anni precedenti e individuate nel piano quinquennale di gestione del cinghiale o nei campi segnalati direttamente dagli agricoltori”.

Il dottor Striglioni ha fatto sapere che la proposta sarà presa in considerazione nell’ambito delle attività del tavolo tecnico politico che il parco sta costituendo su mandato del Consiglio direttivo e della Comunità del Parco. Striglioni ha, inoltre, evidenziato i risultati ottenuti mediante le catture con recinti e la costituzione di una filiera delle carni. Il Direttore del Parco della Maiella ha, invece, comunicato che alcuni Sindaci del Parco hanno emesso un’ordinanza per la pubblica incolumità, mirata alla cattura dei cinghiali che frequentano le aree prospicienti i centri abitati. La riunione è terminata con l’impegno della Provincia di inviare ai parchi, entro la prima settimana di luglio, la cartografia con l’individuazione delle zone interne alle aree protette dove poter intervenire con il selecontrollo.

giovedì 26 marzo 2015

Cinghiali, a fine mese il piano di emergenza della provincia di Pescara

Cinghiali, a fine mese il piano di emergenza della provincia di Pescara
Obiettivo: ridurre i danni che la specie arreca alle colture agricole

PESCARA. Il presidente della Provincia Antonio Di Marco martedì pomeriggio ha incontrato nella sala Figlia di Iorio i sindaci del pescarese e le associazioni degli agricoltori per presentare loro la proposta di Piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale 2015-2019 in Provincia di Pescara.

Hanno partecipato i Comuni di Montebello di Bertona, Carpineto della Nora, Farindola, Loreto Aprutino, Corvara, Sant’Eufemia a Maiella oltre ai rappresentanti della Confederazione Italiana degli Agricoltori e della Coldiretti. 
Il piano, redatto dal settore Ambiente della Provincia in collaborazione con l’Ambito Territoriale di Caccia “Pescara”, ha riscosso un consenso unanime da parte degli intervenuti.
«Questo documento – dichiara Di Marco – rappresenta uno strumento fondamentale e strategico per una corretta gestione delle popolazioni dei cinghiali, al fine di ridurre i danni che la specie arreca alle colture agricole».
Tutti i presenti hanno auspicato l’avvio di una specifica collaborazione tra le aree protette (Parchi e Riserve regionali) e le Province e la Regione.
La presenza dei cinghiali sul territorio provinciale, infatti, è diventata ormai una vera e propria emergenza, «e in quanto tale deve essere affrontata, con la collaborazione di tutti. Non è più ammissibile che ogni ente operi per sé senza alcun coordinamento, sprecando tempo e risorse finanziarie», ha sottolineato il presidente. 
A fine riunione è stato chiesto ai presenti di presentare eventuali osservazioni in tempi ristretti, dato che il piano dovrà essere sottoposto all’approvazione del Consiglio Provinciale entro la fine del mese per consentire l’attivazione degli interventi a partire dal mese di maggio.
Tra le novità introdotte vanno segnalate: la responsabilizzazione sulle attività di controllo e prevenzione danni delle squadre di caccia al cinghiale assegnatarie di specifiche porzioni di territorio (zone); costituzione di una TASK FORCE di pronto intervento, che opererà su richiesta degli agricoltori; l’attivazione della filiera di commercializzazione delle carni di cinghiale; riduzione dei danni alle colture per un importo di 200.000 €.

sabato 31 gennaio 2015

Prolungata la caccia al colombaccio. Insorgono gli ambientalisti

Le Province di Chieti e Pescara chiedono una proroga fino a febbraio e la Regione acconsente. Wwf: “Si soccombe ancora agli interessi dei cacciatori”

DAI, SALVATE IL COLOMBACCIO! Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo ha deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.

“Si tratta di una scelta immotivata e assurda - dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo - anche in considerazione delle gravi lacune gestionali dell’Ufficio Caccia regionale: l’Abruzzo continua a basarsi su un Piano Faunistico Venatorio scaduto da anni e sicuramente ormai non più compatibile con le attuali esigenze di pianificazione. L’estensione della caccia a febbraio rappresenta una occasione persa dai nuovi Presidenti delle Province di Chieti e di Pescara e dall’Assessore Regionale alla Caccia Dino Pepe per restituire dignità al nostro territorio e alla fauna selvatica. Anche a febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno costrette a sopportare l’impatto dei circa 16.000 cacciatori abruzzesi con conseguenze negative non solo per gli animali ma anche per gli altri fruitori dell’ambiente. Ricordiamo, tra l’altro, che nella stagione di caccia al momento non conclusa si sono avuti due morti (Montorio al Vomano e Torrebruna) e tre feriti (Sant’Omero, Scafa e Pettorano) a causa di colpi di fucile vaganti”.

CONTROLLI INESISTENTI. Al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti.

"Chi assicura – sottolineano il WWF e Salviamo l’Orso – che i cacciatori uccideranno solo colombacci e non altre specie protette? Chi impedirà ulteriori morti e feriti? Gli enti pubblici da tempo non sono in grado di effettuare controlli venatori sul territorio regionale. Bisogna infatti sapere che, secondo i dati statistici più aggiornati disponibili (Schede sui sistemi di prevenzione regionali in materia di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare. Regione Abruzzo 2012, riferite a dati 2007) nella nostra regione è attivo un solo agente/guardia ogni 1.000 ettari di territorio".

giovedì 29 gennaio 2015

Caccia: da Giunta proroga per colombaccio su Provincia Pescara e Chieti

colombacci
ABRUZZO. Via libera della Giunta regionale alla proroga della caccia al colombaccio fino all'8 febbraio 2015. Lo rende noto l'assessore alla Caccia Dino Pepe, dopo che la Giunta regionale ha approvato la delibera presentata dall'assessorato che autorizza la proroga della caccia al colombaccio, nella forma dell'appostamento fisso o temporaneo e senza l'ausilio del cane, fino all'8 febbraio nelle province di Pescara e Chieti. Erano state le stesse amministrazioni provinciali a chiedere alla Regione, sulla base del calendario venatorio ed acquisito il parere dell'Ispra, il provvedimento di proroga. Al fine di non arrecare disturbo agli uccelli acquatici e ai falchi Pellegrino e Lanario, l'Ispra ha prescritto che gli appostamenti utilizzati per la caccia al colombaccio dovranno essere collocati a non meno di 500 metri da zone umide e da pareti rocciose o parzialmente tali ed il divieto dell&rsquoattività venatoria nelle aree SIC con presenza del Lanario o del Falco Pellegrino.


sabato 6 dicembre 2014

Scafa (Pe). Cacciatore ferito alla coscia da una fucilata

L'incidente di caccia in un boschetto, ricoverato al policlinico di Chieti un sessantenne di Caramanico

Incidente di caccia in una zona boschiva di Scafa, in provincia di Pescara. Vi è rimasto ferito un cacciatore 60enne di Caramanico Terme, investito da un colpo partito probabilmente in maniera accidentale da un fucile. Soccorso per una ferita alla coscia destra, l'uomo è stato prima curato dai sanitari del 118 del Distaccamento di Scafa e poi trasferito in elicottero nell'ospedale di Chieti. Nella zona dell'incidente sono al lavoro i carabinieri della Stazione di Scafa e della Compagnia di Popoli.