domenica 3 luglio 2022

Il WWF: “Sui cinghiali la Giunta regionale continua a sbagliare”. L’attività venatoria notturna, e anche con l’arco, pericolosa per uomini e fauna protetta

Comunicato stampa del 2 luglio 2022

Decine di studi e l’esperienza dimostrano che la caccia non risolve il problema 

Il WWF: “Sui cinghiali la Giunta regionale continua a sbagliare” 

L’attività venatoria notturna, e anche con l’arco, pericolosa per uomini e fauna protetta  

Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha approvato un nuovo disciplinare per la caccia di selezione al cinghiale. Le grandi novità introdotte, come si legge dalle dichiarazioni dell’Assessore Emanuele Imprudente, sarebbero la possibilità di caccia fino alle ore 24 con l’ausilio di strumenti per il miglioramento della visione notturna (sorgenti luminose suppletive come visori ad infrarossi, visori termici, torce e fari) e, per la prima volta in Abruzzo, l’utilizzo dell’arco. Il disciplinare è stato approvato con il parere favorevole dell’ISPRA. 

Quello che sconcerta, oltre all’utilizzo di tecniche venatorie mai sperimentate per l’Abruzzo, è il fatto che si continui a considerare la caccia (di selezione e non) quale unico strumento di contenimento dei danni da cinghiale, senza ipotizzare e programmare a larga scala nessuna altra azione che vada nell’ottica della messa in sicurezza delle colture agricole o della riduzione del rischio di impatto con autoveicoli. Si continuano solo ad allargare i periodi e le modalità di prelievo al cinghiale che ormai si può cacciare praticamente quasi tutto l’anno e con ogni metodologia venatoria, ma non si vedono certo i risultati sperati sul contenimento delle popolazioni. 

La caccia notturna poi, andrebbe attentamente valutata anche per il rischio di disturbo che può provocare al resto della fauna selvatica soprattutto in questo momento quando la stagione riproduttiva non è ancora del tutto conclusa e alla sua pericolosità per i cittadini. 

Lo scorso febbraio il WWF Abruzzo, insieme all’Università di Teramo, ha organizzato un convegno proprio sulla gestione del cinghiale. L’Associazione ha discusso sulla base dell’analisi di circa 80 pubblicazioni scientifiche, riguardo all’impatto dell’attività venatoria sulla struttura di popolazione del cinghiale. In particolare, si è rilevato che: 

  • La caccia costituisce la causa principale di morte per il Cinghiale (Keuling et al. 2013), ma il prelievo venatorio non è sufficiente a contenere l’incremento delle popolazioni (Servanty et al. 2011; Keuling et al. 2013).  
  • La caccia agisce sulle diverse classi di sesso e d’età in modo diverso dalla mortalità naturale (Toigo et al. 2008) con l’effetto di diminuire l’aspettativa di vita media degli animali e ringiovanire le popolazioni (Servanty et al. 2011).  
  • La caccia innesca risposte nella biologia riproduttiva della specie che, unitamente all’aumentata disponibilità trofica, causano un aumento della produttività delle popolazioni (Herrero et al. 2008; Servanty et al. 2011). 
  • La caccia in battuta ha conseguenze sulla demografia delle popolazioni cacciate (Monaco et al. 2003; Toïgo et al. 2008) e può anche influenzare il comportamento spaziale dei gruppi familiari in quanto la perdita di una femmina dominante può portare maggiore instabilità spaziale tra gli individui sopravvissuti (Maillard 1996). 
  • La caccia può anche indurre una risposta compensativa della popolazione, infatti sotto un'elevata pressione venatoria, una proporzione maggiore di femmine di un anno partorisce rispetto alle popolazioni in cui la pressione venatoria è meno pronunciata. 

    Alcune pubblicazioni fanno emergere che anche gli abbattimenti selettivi da punto fisso possono perturbare la struttura di popolazione tanto da sconvolgere gli accoppiamenti, la fecondità e il rapporto tra i sessi della prole che possono essere stravolti (review di Milner et al. 2007).  

    “In sostanza decine di studi scientifici hanno dimostrato che sperare di ridurre il numero dei cinghiali affidandosi esclusivamente alla caccia è sbagliato e illusorio, eppure la Giunta regionale – conclude Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo - continua a intervenire sulla gestione del cinghiale in modo caotico, aumenta i periodi venatori durante l’arco dell’anno e della giornata, allarga le possibilità dei metodi di caccia ricorrendo anche all’arco, tecnica mai usata in Abruzzo… sembra insomma che si proceda facendo regali ai cacciatori senza prendere contezza del fatto che questo tipo di gestione in atto da decenni non sta avendo il risultato sperato. È ora che il problema venga affrontato con dati ed evidenze scientifiche alla mano e che si sperimentino altre tipologie di intervento sul territorio, note e praticabili, per la messa in sicurezza di campi agricoli e infrastrutture lineari”. 

 



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lunedì 2 maggio 2022

Preoccupano le dichiarazioni alla stampa dopo un convegno a senso unico. Il Cervo entra nel mirino della Regione Abruzzo?

 

Comunicato stampa del 2 maggio 2022 

Preoccupano le dichiarazioni alla stampa dopo un convegno a senso unico 

Il Cervo entra nel mirino della Regione? 

Il WWF: “C’è bisogno invece di conoscenza e di azioni di prevenzione” 

Si apprendono dagli organi di stampa le dichiarazioni dell’assessore regionale Emanuele Imprudente e del presidente del Parco regionale Sirente Velino Francesco D’Amore circa la gestione del Cervo in Abruzzo e nel Parco, a seguito del convegno tenutosi il 30 aprile scorso a Fagnano Alto. Dichiarazioni che vanno tutte nell’unica direzione di intervenire sulla popolazione del Cervo e che lasciano alquanto sconcertati e perplessi. 

A modello si prende il Parco Nazionale dello Stelvio, dove viene effettuata un’azione di controllo sul Cervo basata sull’uso della carabina. Come ricordato nel convegno stesso, il Parco dello Stelvio rappresenta un’unicità per la gestione del Cervo nel panorama delle aree protette, per cui non si comprende perché al convegno sia stata descritta solo questa esperienza e non quella di tutti gli altri parchi dove al Cervo certo non si spara.  

Nel porre la questione della presenza del Cervo nelle aree interne, si evince la necessità di dotarsi di studi più approfonditi sulla consistenza delle popolazioni dell’ungulato, ma sembra che l’abbattimento sia dato per scontato, quasi fosse una scelta obbligata. Non è così.  

È innanzitutto impossibile ipotizzare azioni senza una conoscenza approfondita della situazione: bisogna dotarsi di strumenti quali, ad esempio, la conoscenza della distribuzione sul territorio regionale della specie, della dinamica, del trend e dello status delle popolazioni, dei rapporti sesso/età… tutte informazioni che si possono ottenere tramite monitoraggi ripetuti per diverse annualità con metodologie confrontabili e riconosciute. Non risultano studi del genere a livello regionale tanto che nello stesso Piano Faunistico Venatorio predisposto dalla Regione Abruzzo si riportano i dati di una sola annualità! Si ricorda inoltre che, come riportato anche nell’appena citato Piano Faunistico, il prelievo venatorio nei Parchi è vietato e non sembra che in Abruzzo vi siano le condizioni di applicare deroghe a tale divieto. 

Vengono spesso richiamati i danni in agricoltura provocati dal Cervo e il pericolo di incidenti stradali, questioni queste certamente molto delicate e da tenere in seria e attenta considerazione. Per limitare tali problemi, però, esistono molteplici azioni che si possono attuare nel territorio, ma non risulta che ci siano programmazioni a scala regionale su queste tematiche. Per arginare i danni all’agricoltura si può implementare l’utilizzo delle recinzioni o delle varie tipologie di repellenti (uno studio dell’ARSIA Toscana ha dimostrato che l’uso di repellenti olfattivi riduce significativamente i danni da brucatura di cervo su piantine di olivo). Senza parlare di tutte le azioni che possono essere messe in atto per limitare il rischio di impatto con le autovetture: dissuasori visivi e sonori, potenziamento dei sottopassi, costruzioni di sovrappassi… gli esempi in bibliografia e anche in azioni concrete condotte nei Parchi e nelle Riserve naturali abruzzesi sono molteplici. 

Non si può poi ignorare l’interazione che il Cervo ha con le altre componenti dell’ecosistema, il ruolo che assume nella catena alimentare, rappresentando un’importante fonte trofica per il Lupo. Così come non si può far finta di non sapere che molta dell’eventuale pressione venatoria sul Cervo andrebbe a ricadere nelle aree di presenza dell’Orso bruno marsicano, al di fuori delle aree protette, aggiungendo ulteriore stress in zone dove la caccia ad altre specie è già permessa.  

Alcuni paesi in Abruzzo sono esempi virtuosi di convivenza possibile con i cervi, anzi ne hanno fatto un elemento peculiare e di riconoscibilità tanto che la presenza del Cervo è diventata anche un’attrattiva turistica. Spiace constatare che, invece, la discussione avviata dalla Regione e dal Parco regionale Sirente-Velino sia partita dalla volontà – più o meno mascherata – di accogliere le richieste dei cacciatori che, come già nel caso dei cinghiali, si ergono a risolutori di problemi senza portare in realtà alcun reale beneficio.  

Chiediamo alla Regione di avviare un confronto allargato, prevedendo questa volta un giusto contraddittorio, superando scelte anacronistiche e inefficaci: si deve puntare a soluzioni che garantiscano la corretta (e possibile) convivenza tra le attività umane e la presenza della fauna, così da assicurare la tutela e la conservazione di una delle biodiversità più importanti d’Italia e al tempo stesso il rilancio delle aree interne e l’affermarsi di un duraturo sviluppo sostenibile.

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domenica 3 aprile 2022

Stazione Ornitologica Abruzzese "Assessore regionale Imprudente spara le ultime cartucce, sta scavando sotto al fondo del barile per nascondere il fallimento della regione nella gestione faunistica"

 
Comunicato stampa del 02/04/2022

Pure la caccia nei parchi?
 

Stazione Ornitologica Abruzzese "Assessore regionale Imprudente spara le ultime cartucce, sta scavando sotto al fondo del barile per nascondere il fallimento della regione nella gestione faunistica".


In merito alle dichiarazioni di oggi dell'assessore della Regione Abruzzo Imprudente che chiede una deregulation totale sull'attività venatoria, con apertura della caccia al cervo e capriolo, ampliamento della stagione venatoria, piani di prelievo nei parchi, regionalizzazione dell'ISPRA, interviene il presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese Massimo Pellegrini, naturalista specializzato in fauna selvatica "La Regione Abruzzo e le province in venticinque anni hanno cercato di applicare un'unica ricetta per gestire i danni da fauna selvatica: sparare sempre di più. Il risultato? Fallimento su tutta la linea! Con il contorno di decine di sentenze dei giudici amministrativi a tutti i livelli che hanno bocciato l'operato della regione in questi ultimi decenni.
Invece di scommettere su recinti elettrificati, ecodotti sulle strade, censimenti scientifici, strutture tecnico-amministrative adeguate con biologi e naturalisti specializzati in fauna selvatica, si pensa di risolvere il problema sparando letteralmente le ultime cartucce. Invece di riflettere sui loro errori, Imprudente cerca pensa di aprire la caccia a cervo e capriolo, ampliando la stagione venatoria e addirittura scommettendo sulla braccata per gestire il cinghiale, la tecnica più errata in quanto non selettiva, come è noto da decenni. Tra l'altro sempre più turisti vengono in Abruzzo per osservare gli animali in tranquillità, immaginiamo quanto saranno contenti dello "spettacolo" degli spari in pieno agosto sulle nostre montagne e campagne. Che sia solo l'ennesima manovra pro-cacciatori il fatto che sui rimborsi dei danni invece di far sborsare i denari agli Ambiti Territoriali di Caccia, come chiediamo da anni per responsabilizzare i cacciatori, la regione propone di ricorrere alla fiscalità generale nazionale. Che dire poi della regionalizzazione dell'Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione dell'Ambiente, il massimo organo nazionale scientifico di studio della fauna? In Abruzzo la regione non riesce a garantire i censimenti delle principali specie che vengono svolti da noi volontari da decenni...Insomma, siamo al populismo faunistico che scava sotto al fondo del barile per nascondere venticinque anni di fallimenti nella gestione e prevenzione dei danni da fauna selvatica che diventano il solito alibi per far sparare di più agli animali".


STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE
Info: 3280508631-3683188739

sabato 2 aprile 2022

Imprudente: servono misure urgenti che consentano di intensificare l'attività venatoria sugli ungulati

Fauna selvatica: Imprudente, linea comune delle Regioni su soluzioni governative emergenziali indifferibili 
 
L'ASSESSORE: “SERVONO MISURE URGENTI CHE CONSENTANO DI INTENSIFICARE L’ATTIVITÀ VENATORIA SUGLI UNGULATI. (REGFLASH)
 
- L'Aquila, 02 apr. “Sulla gestione della fauna selvatica è giunto il momento di dare risposte immediate ed efficaci alle istanze delle aziende che operano nel settore agricolo e zootecnico. Non abbiamo più tempo da perdere, occorre agire ora, d’urgenza, con provvedimenti rapidi e concreti anche per controbilanciare gli effetti di una crisi che incide direttamente sui costi di produzione e approvvigionamento”. Così, il vice presidente della Giunta regionale e assessore all’agricoltura, Emanuele Imprudente, all’indomani dell’incontro della commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni, alla presenza del sottosegretario del Ministero della transizione ecologica Vannia Gava,, convocato per avanzare proposte concrete in merito alle criticità legate alla gestione della fauna selvatica e all’agricoltura sostenibile. Le Regioni hanno concordato sulla necessità di porre in essere provvedimenti immediati e d’urgenza che prevedano, tra l’altro, dei piani di controllo da attivare con la tecnica della braccata, l’ampliamento dell’attività venatoria, ovvero dei tempi di caccia agli ungulati, e interventi tesi ad esercitare piani di controllo anche all’interno delle aree protette. Inoltre le regioni chiedono decisioni urgenti anche sul fronte del pagamento dei danni da fauna selvatica agli agricoltori, attingendo alle risorse provenienti dalle concessioni governative per l’esercizio venatorio e ad una riforma dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) su base regionale.


“È un problema non più differibile – ha dichiarato l’assessore Imprudente - che va affrontato con la massima serietà ed utilizzando tutti gli strumenti a disposizione delle Regioni e del Governo. Da parte nostra, fino ad ora abbiamo esperito tutti le azioni possibili, ovviamente nei limiti consentiti dalla legge. Noi Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione – ha detto ancora Imprudente – ma abbiamo chiesto al Governo, che tramite il sottosegretario Vannia Gava, si è detto disponibile, misure urgenti ed eccezionali che consentano di intensificare l’attività venatoria sugli ungulati e la possibilità di agire anche sulla sovrabbondanza di cervi e caprioli, che danneggiano le colture di pregio come le vigne, gli ulivi e gli impianti di piante tartufigene”. 


Fonte: Regione Abruzzo 02 aprile 2022

giovedì 17 marzo 2022

Il TAR bacchetta la Regione: sulla caccia condotta “pervicace e reiterata”


Comunicato stampa del 14 marzo 2022 

 
Regione Abruzzo, Federazione Italiana della Caccia e Movimento Scelta Etica condannati al rimborso delle spese legali per il ricorso delle Associazioni ambientaliste contro il calendario venatorio
 
Il TAR bacchetta la Regione: sulla caccia condotta “pervicace e reiterata” 
 
Il TAR L’Aquila, per la prima volta, ha condannato la Regione Abruzzo, la Federazione Italiana della Caccia e il Movimento Scelta Etica al rimborso delle spese legali sul ricorso delle Associazioni ambientaliste contro il calendario venatorio dello scorso anno.
WWF Italia, ENPA, LIPU, LAV e Lndc Animal Protection avevano presentato il ricorso, curato dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone, contro il calendario venatorio della Regione Abruzzo sul quale erano intervenuti ad opponendum la Federazione Italiana della Caccia e il Movimento Scelta Etica.
Nella sentenza pubblicata a seguito dell’udienza dello scorso 23 febbraio, il TAR, come accaduto anche in occasione delle precedenti impugnazioni, ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse perché il calendario venatorio ha esaurito i propri effetti per scadenza del termine di efficacia. Il TAR aveva del resto già disposto a suo tempo la sospensiva del calendario stesso per le parti impugnate, accogliendo le richieste delle associazioni ambientaliste e impedendo così l’anticipo della stagione venatoria previsto dalla Regione.
Quest’anno, però, il TAR ha voluto aggiungere alcune considerazioni riguardo alla condotta “pervicace e reiterata” della Regione Abruzzo “violativa della disciplina in materia” e ha condannato i soggetti che si sono esposti contro il ricorso delle Associazioni al rimborso delle spese legali.
La sentenza sottolinea come sia stata posta in essere da parte della Regione Abruzzo una “sostanziale violazione dei principi generali in materia di cui alla legge n. 157/1992 che impone alle Regioni di assicurare compiutamente e concretamente le misure indispensabili per assicurare concretamente la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili” (più volte sottolineata dalla Corte Costituzionale cfr. n. 191 del 2011 e, di recente, n. 40 del 2020).
Appare però incomprensibile come la discussione su una questione tanto complessa come quella venatoria debba essere ogni anno rimandata sui tavoli dei tribunali invece di essere oggetto di un dialogo costruttivo con le parti interessate e di una programmazione che ponga come obiettivo principale e imprescindibile la tutela della preziosa fauna abruzzese.
La Regione Abruzzo, al pari peraltro di molte altre Regioni italiane, da anni conferma scelte che poi vengono puntualmente impugnate dalle associazioni ambientaliste e cassate dal giudice amministrativo (in alcuni casi persino dalla Corte Costituzionale). In questo modo vengono spesi fondi pubblici per il lavoro degli uffici regionali competenti e dei tribunali amministrativi: chi amministra la cosa pubblica dovrebbe stare attento a scelte di questo genere, ricordando che si amministra per conto di tutti i cittadini e non di una sola categoria (peraltro fortemente minoritaria). 
 
WWF Italia ONLUS, Abruzzo

domenica 13 febbraio 2022

Riflessioni dopo il convegno dell’Università di Teramo e del WWF sul cinghiale

 

Comunicato stampa del 7 febbraio 2022 

 

Riflessioni dopo il convegno dell’Università di Teramo e del WWF sul cinghiale 

Il prof. Amorena: «Non esistono soluzioni semplici per problemi complessi» 

Affidarsi solo alla caccia, come si fa da decenni, non risolve la situazione ma la peggiora. Un confronto aperto e tecnicamente supportato può aiutare a individuare azioni davvero efficaci 

 


Le problematiche legate all’aumento del numero dei cinghiali, nella nostra regione come nel resto d’Italia, sono state affrontate nel corso del convegno “Il cinghiale e il territorio: dalla ricerca scientifica alla gestione” organizzato dall’Università degli Studi di Teramo e dal WWF Abruzzo venerdì 4 febbraio scorso presso il campus di Medicina Veterinaria a Teramo. Un convegno inquadrato nel Progetto “Tante specie – un solo Pianeta” a cura delle strutture territoriali del WWF nella regione Abruzzo. 

 

La grande partecipazione testimonia l’importanza del tema: vi sono stati oltre 300 iscritti on line e diverse decine di partecipanti in presenza tra cui rappresentanti del mondo accademico, dei Carabinieri Forestali, delle ASL, delle aree naturali protette, delle associazioni ambientaliste e di categoria. 

La gestione del cinghiale è una questione complessa che investe e coinvolge molti settori della società e che proprio per la sua complessità richiede interventi basati sulle evidenze scientifiche e sull’analisi dei risultati delle pratiche messe finora in atto. Non a caso il convegno è stato aperto da una relazione del prof. Andrea Mazzatenta dell’Università di Teramo e da una review di oltre 80 pubblicazioni presentata da Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo, e da Marco Galaverni, direttore scientifico del WWF Italia. 

In buona sostanza la caccia, così come il cosiddetto selecontrollo, intervenendo sulle dinamiche ecologiche della specie ottiene risultati opposti rispetto alle intenzioni: più abbattimenti e pressione sulla popolazione ci sono, più i cinghiali si riproducono (i numeri quindi aumentano anziché diminuire) mentre i gruppi familiari si destabilizzano. Di conseguenza crescono sia i danni all’agricoltura sia gli incidenti stradali. Lo dimostrano ormai numerosi studi, ma lo dimostra anche l’esperienza pratica: da anni l’emergenza cinghiali si contrasta affidandosi quasi soltanto a doppiette e carabine ma la situazione è tutt’altro che migliorata. Dai dati presentati nel convegno è pure emerso come le catture con i chiusini si sono dimostrate efficaci riuscendo a essere più selettive rispetto al prelievo venatorio come dimostrano alcune esperienze pratiche condotte sul campo nella riserva regionale e Oasi WWF del Lago di Penne. Anche le misure di prevenzione con i recinti elettrificati, laddove sono state attuate, hanno avuto effetti positivi, pur necessitando di alcune accortezze nella fase di installazione e per la manutenzione, come è stato illustrato dall’esperienza della riserva regionale e Oasi WWF dei Calanchi di Atri. Così come vi sono primi esperimenti di sterilizzazione, attraverso interventi però complessi da gestire su ampi spazi.  

Evidenze scientifiche che purtroppo difficilmente diventano elemento su cui basare le scelte. Si preferisce invece riproporre da anni sempre le stesse soluzioni anche se non hanno prodotto risultati. L’intero settore continua infatti a risentire dell’approccio per cui la gestione faunistica finisce per coincidere con la gestione venatoria: nulla di più errato! Il caso dei cinghiali dimostra esattamente il contrario: a causa della caccia dagli anni 60 del secolo scorso vi sono state enormi immissioni di cinghiali provenienti dall’Est Europa che hanno finito per determinare un disequilibrio che l’aumento della pressione venatoria non solo non ha risolto, ma ha addirittura fatto aumentare. Se quindi l’obiettivo dichiarato è quello di diminuire il numero dei cinghiali per far diminuire i danni alle colture (e in alcuni casi anche al patrimonio naturale) è inutile aumentare i periodi di caccia arrivando, come è oggi in Abruzzo, a consentire il prelievo venatorio – nella forma della caccia e in quella del selecontrollo – tutto l’anno. 

Sul punto va registrata la differente visione della Regione Abruzzo che è intervenuta al convegno con il Vicepresidente Emanuele Imprudente il quale ha ribadito come l’Ente intenda insistere sulla strada fin qui seguita ritenendo che non occorrano ulteriori studi e che sia invece necessario agire rapidamente per risolvere il problema. Una esigenza, quella della rapidità, condivisa da tutti. Non c’è del resto alcuna necessità di ulteriori ricerche, perché gli studi già ci sono! Si tratta solo di adottare le soluzioni che questi propongono, andando poi a costante verifica della loro efficacia. Come ha evidenziato il Prof. Michele Amorena dell’Università di Teramo, che ha introdotto e moderato il dibattito, «è sbagliato pensare di fornire soluzioni semplici a problemi complessi» ed è ancora più sbagliato, ha aggiunto nelle conclusioni Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia, continuare con strategie che fino ad oggi si sono dimostrate a dir poco inefficaci. 

Più volte nel corso dell’incontro sono state richiamate le difficoltà che il mondo dell’agricoltura sta incontrando a causa del proliferare dei cinghiali, ma proprio per rispetto a questo mondo è compito di tutti attuare soluzioni efficaci se l’obiettivo è davvero quello di risolvere il problema dei danni alle colture e non quello di consentire la caccia tutto l’anno, persino all’interno di aree naturali protette.  

Una vera soluzione è possibile solo attraverso una strategia che coinvolga tutti i portatori di interesse e che si basi esclusivamente sulle evidenze scientifiche e sulle modalità più efficaci. In caso contrario, il rischio è che tra qualche anno avremo tanti cinghiali uccisi in più, ma con ancora più danni di quelli registrati ad oggi. Per questo l’intenzione dell’Università di Teramo e del WWF Abruzzo è quella di continuare a offrire occasioni di riflessione chiedendo disponibilità al settore dell’agricoltura attraverso le associazioni di categoria: solo un confronto aperto e tecnicamente supportato potrà aiutare ad adottare soluzioni davvero efficaci.

giovedì 3 febbraio 2022

Ultimo giorno di caccia in Abruzzo: poiana abbattuta a Sambuceto

 Comunicato stampa del 02/02/2022


Desolante sfregio nell'ultimo giorno di caccia in Abruzzo: una splendida poiana abbattuta a Sambuceto (CH) da un bracconiere.

L'immagine inequivocabile della radiografia mostra la rosa dei pallini.

In Italia deregulation venatoria tra bracconaggio diffuso sulle specie e vittime umane mentre la UE conferma la necessità di restrizioni alla caccia.


Una splendida poiana è stata uccisa il 31 gennaio in Abruzzo a Sambuceto (CH) da un bracconiere proprio nell'ultimo giorno della stagione venatoria 2021/2022. Si tratta di un desolante "sfregio" al patrimonio naturalistico della regione da parte di un delinquente che si diverte a sparare con un fucile a una specie protetta di rapace.

La carcassa, trovata tra l'altro in un piccolo campo di una zona densamente abitata, è stata portata a un veterinario che con una radiografia ha accertato che l'individuo è stato raggiunto da una rosa di pallini da caccia.

È l'ennesimo caso di bracconaggio che connota una stagione venatoria che si chiude tristemente con il solito conteggio di persone, anche non cacciatori, ferite o peggio uccise e animali protetti abbattuti.
 
Il bracconaggio è una vera e propria piaga italiana tanto che la UE ha minacciato l'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti del paese chiedendo misure di contrasto adeguate.

La stessa UE nei giorni scorsi ha varato un documento tecnico-scientifico che conferma la necessità  di ulteriori restrizioni nei periodi di caccia per la tutela di tante specie, dai tordi agli uccelli acquatici.

La Stazione Ornitologica Abruzzese da anni chiede inutilmente alla Regione provvedimenti in linea con le normative comunitarie e i dati scientifici. La UE evidentemente va bene solo quando vi è da ottenere i fondi del PNRR e non quando impone la tutela del patrimonio naturalistico di tutti visto dagli amministratori solo come un mezzo per ottenere i voti dei cacciatori.

Tra l'altro questa decisione rende immediatamente già vecchio il Piano Faunistico venatorio appena approvato dalla Regione che ora dovrà essere adeguato alle esigenze di tutela ribadite dalla Commissione UE.

STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE

giovedì 30 dicembre 2021

Altino (Ch): A caccia col nipote, parte un colpo accidentale dal fucile e lo ferisce

Una raffica di pallini che hanno attinto il nipote ad una spalla e, di striscio, al volto. È successo lungo il fiume Aventino. Il ferito è stato soccorso con l'elicottero del 118

 Erano a caccia di uccelli questa mattina, lungo il fiume Aventino, ad Altino, zio e nipote aquando all'improvviso, accidentalmente, un colpo è partito dal fucile dello zio.

A quel punto, come riporta Adnkronos, una raffica di pallini hanno attinto il nipote ad una spalla e, di striscio, al volto. Immediati i soccorsi.

Il ferito è stato caricato sull'elicottero del 118, atterrato nel campo sportivo di Altino e successivamente trasportato all'ospedale di Chieti. Le sue condizioni non sarebbero gravi. Sull'accaduto indagano i carabinieri forestali di Pizzoferrato e della sezione Parco della Majella.
 

venerdì 19 novembre 2021

giovedì 18 novembre 2021

Lanciano (Ch). Usa uccelli vivi legati ad un’asta telescopica durante la caccia: cacciatore denunciato


I carabinieri forestali hanno denunciato un cacciatore per maltrattamento animale a Lanciano. Secondo quanto ricostruito dai militari della stazione carabinieri forestale di Lanciano, unitamente a personale del locale distaccamento della polizia provinciale di Chieti, nel corso dell’attività venatoria al colombaccio l'uomo utilizzava, come richiami, animali vivi che, legati ad un’asta telescopica, venivano costretti ad innalzarsi forzatamente e ripetutamente causando loro stress e sofferenze contrastanti con condizioni etologiche e vitali accettabili.

Per il reato di maltrattamento l’indagato rischia l’arresto fino a un anno o l’ammenda da mille a 10mila euro. Contestualmente, all’uomo è stata elevata una sanzione amministrativa per aver abbattuto un numero di capi superiore al prelievo giornaliero consentito.

Gli uccelli utilizzati come richiamo sono stati conferiti al centro recupero rapaci e selvatici di Pescara.

“Sebbene la legge 157/92 sulla caccia – ricorda il comandante Tiziana Altea - preveda che alcune specie di uccelli cacciabili possano fungere da richiami a condizione che provengano da allevamenti, troppo spesso in realtà, gli animali utilizzati sono frutto di catture illegali e vengono detenuti in condizioni di vita incompatibili con la loro natura”.



Fonte: chietitoday.it del 18 novembre 2021
 

giovedì 11 novembre 2021

L'AQUILA. SCIVOLA E PARTE COLPO DAL FUCILE, GIOVANE CACCIATORE RESTA FERITO AD UNA GAMBA

Scivola durante una battuta di caccia e dal fucile parte inavvertitamente un proiettile, restando ferito ad una gamba. La brutta avventura è accaduta questa mattina a Pietransieri. Protagonista è stato un trentenne residente a Roccaraso, maestro di sci. Immediati i soccorsi ed il trasporto in ambulanza del trentenne all’ospedale di Sulmona. Non è da escludere che il cacciatore venga trasferito in elisoccorso nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.


Fonte: reteabruzzo.com del 11 novembre 2021

lunedì 1 novembre 2021

L'Aquila. Cacciatori danneggiano auto di altri cacciatori

GUERRA TRA CACCIATORI DI CINGHIALI, SCATTA LA DENUNCIA

Tempi duri per i cacciatori di cinghiali ma soprattutto per le loro auto. In una settimana sono sei i fuoristrada danneggiati lungo le strade di campagna tra Goriano Sicoli, Prezza e Cocullo. Secondo i primi riscontri “il dispetto” che sa tanto di ritorsione, sarebbe stato messo in atto da ignoti i quali avrebbero posizionato delle tavole di legno con grossi chiodi in modo tale da provocare danni ai pneumatici delle auto in transito. E i luoghi sono stati scelti in modo accurato, visto che da quelle parti transitano principalmente i fuoristrada delle squadre addette all’abbattimento dei cinghiali. “Gli ungulati”- ricordano gli agricoltori- “sono aumentati esponenzialmente di numero e la loro presenza è risultata problematica soprattutto per il raccolto”. I cacciatori sarebbero quindi stati presi di mira, a loro dire, da alcuni “rivali”, che avrebbero posizionato i chiodi pur di ostacolare la circolazione dei veicoli nelle strade interpoderali. Se si tratta o meno di un dispetto lo stabiliranno i Carabinieri della compagnia di Sulmona che già si stanno occupando del caso dopo l’annuncio dei cacciatori di voler denunciare il fatto per identificare e punire i responsabili.

Fonte: reteabruzzo.com del 31 ottobre 2021

Carpineto della Nora (Pe). Cacciatore ferito al polpaccio, forse il colpo è partito dal suo fucile

Un incidente di caccia si è verificato questa mattina nel territorio di Carpineto della Nora, in contrada Fara, dove un uomo di 71 anni di Cepagatti è stato ferito al polpaccio da un proiettile che potrebbe essere partito accidentalmente dal suo fucile, anche se non è escluso che il cacciatore sia stato raggiunto dalla scheggia di un colpo esploso da altri. E’ accaduto poco prima delle 11.30 durante una battuta di caccia al cinghiale.

L’uomo è stato soccorso dal 118 di Pescara, arrivato con l’elicottero, e trasportato in ospedale a Pescara. Sul posto i carabinieri della compagnia di Penne che hanno avviato gli accertamenti. In base a una prima ipotesi il colpo, partito dal fucile del 71enne, avrebbe raggiunto il cacciatore di rimbalzo, ma è ancora tutto da verificare, anche attraverso le testimonianze degli altri cacciatori che erano con lui.



Fonte: ilcentro.it del 31 ottobre 2021

giovedì 21 ottobre 2021

Teramo. Cacciatore spara per errore all'amico


TERAMO. Un colpo accidentale partito dalla carabina di un cacciatore ha raggiunto e ferito l’amico a una caviglia, per fortuna senza provocargli gravi lesioni. È così che durante una battuta di caccia nei boschi tra Villa Rupo e Garrano Basso, nel comune di Teramo, nel primo pomeriggio di ieri si è sfiorata la tragedia.

Il ferito, N.M. di 32 anni, è ricoverato nell’ospedale Mazzini ma non è in pericolo di vita. Anche se le cause dell’incidente di caccia non sono state ancora chiarite nel dettaglio, tutto sembra comunque far pensare a un errore umano. (l.t.)


Fonte: ilcentro.it del 20 ottobre 2021

giovedì 16 settembre 2021

Caccia, Pepe: “Dopo il terzo stop alla stagione venatoria l’Abruzzo è diventato una barzelletta


L’AQUILA – “Non c’è due senza tre, così arriva anche l’ennesima bocciatura sulla stagione venatoria targata Marsilio da parte del Tar, che ha impugnato ancora i provvedimenti dell’esecutivo sull’apertura della stagione, facendola sostanzialmente slittare al prossimo 2 ottobre. Situazione senza precedenti che molto dice sulla competenza in materia da parte di chi governa e di condivisione delle scelte con il comparto di riferimento”, così l’ex assessore Dino Pepe e i consiglieri del Gruppo Pd in Consiglio regionale.


“Stando così le cose, per il mese di settembre, a causa delle già contestate pre-aperture alla tortora e alla migratoria, è possibile prelevare solo cornacchia, gazza, merlo e ghiandaia in alcune giornate. In pratica, se altrove tortore e quaglie sono da settimane ormai, delle specie cacciabili per tutti, non accade così per i cacciatori abruzzesi – riprende Pepe -. Non basta, il Tar dovrà esprimersi ancora, perché a fronte delle contestazioni sollevate dalle associazioni ambientaliste circa i rilievi e la contestata legittimità del calendario venatorio, poi fermato, è fissata al 22 febbraio 2022 la discussione in merito alla questione. Quindi ci si aspetta quella che potrebbe essere la quarta bocciatura del provvedimento regionale, che l’esecutivo ha inspiegabilmente reiterato con tutti le sue evidenti vulnerabilità, nonostante i primi pronunciamenti dei giudici amministrativi.

Vero è che quello che è accaduto rispecchia il caos che regna nel settore, a fronte della mancanza di una guida capace di dare un indirizzo chiaro e non penalizzante a tale attività. Chiederemo conto dei danni causati dall’intransigenza della Regione che ha comunque prodotto atti che sarebbero stati impugnati, perché contrari a direttive e leggi nazionali, nonché a regole che è stata la Regione stessa a stabilire. Un paradosso che nasce anche dalla mancanza di confronto e concertazione con tutte le associazioni di riferimento, da parte di una classe dirigente che al posto di supportare il comparto e di occuparsi dei risvolti che una programmazione anche di queste attività comportano in agricoltura, mette in carico ai cittadini le conseguenze e gli oneri dei propri paradossali errori”.

 

Fonte: ekuonews.it del 15 settembre 2021

venerdì 10 settembre 2021

Caccia in Abruzzo. Il WWF: terza bocciatura del calendario venatorio da parte dei giudici del TAR!


Comunicato stampa del 10 settembre 2021   

 Il TAR riconosce la validità del ricorso presentato dalle associazioni 

Ridotte le giornate di caccia e le specie cacciabili 

Ennesima pessima figura della Regione che insiste in scelte ormai bocciate da 10 anni 

  


Il calendario venatorio emanato dalla Regione Abruzzo è stato in ampia parte nuovamente sospeso dal TAR dell’Aquila che ha emesso questa mattina una ordinanza in linea con i due decreti presidenziali precedenti con i quali aveva “bocciato” la prima e la seconda (emanata sotto ferragosto!) versione del calendario, accogliendo pressoché tutte le richieste contenute nel ricorso proposto dal WWF Italia, ENPA, LIPU, LAV e Lndc Animal Protection, patrocinate dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone.  

 

Nell’ordinanza odierna il TAR Abruzzo, confermando come si diceva i due precedenti decreti, ha in sostanza disposto quanto segue: 

  • Niente caccia alla Tortora; 
  • Niente caccia alla Quaglia nelle giornate dell’11, 12 e 19 settembre; 
  • Niente caccia alle specie acquatiche prima del 2 ottobre; 
  • Dichiarata l’illegittimità del calendario nella parte in cui non vieta la caccia alle foci dei fiumi per 500 metri dalla costa e per 100 metri a destra e sinistra dei fiumi stessi. 

 

La discussione di merito sul ricorso è stata fissata al 23 febbraio 2022. 

 

Decisamente soddisfatto l’avv. Michele Pezone: “Sono state sostanzialmente accolte tutte le nostre richieste e respinte le capziose argomentazioni che una associazione venatoria aveva cercato di far valere. Il Tribunale amministrativo riconosce la valenza delle opinioni di ISPRA e dà alla Regione l’onere di presentare eventuali studi per potersi discostare dalle predette indicazioni. Il TAR sottolinea inoltre come chi ha materialmente compilato il calendario venatorio non abbia tenuto conto neppure di quanto la Regione stessa aveva previsto nel proprio piano faunistico. Davvero una scelta incomprensibile. Tra l’altro da dieci anni ormai presentiamo ricorsi sempre vincenti su queste tematiche. La Regione, invece di inanellare pessime figure stagione dopo stagione potrebbe accogliere le nostre giuste osservazioni prima di varare i calendari senza costringerci alla via giudiziaria”. 

 


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mercoledì 1 settembre 2021

Abruzzo: nuova bocciatura sulla caccia. Il WWF: la Regione è ormai totalmente nel pallone

Comunicato stampa del 31 agosto 2021



Nuova pessima figura della Regione Abruzzo in materia di caccia!

Bocciato anche il secondo tentativo di anticipare la caccia alla tortora dopo una prima bocciatura del TAR.

La Regione Abruzzo sulla caccia è ormai totalmente nel pallone.

Dopo aver riportato una prima sconfitta grazie al ricorso proposto dal WWF Italia, ENPA, LIPU, LAV e Lndc Animal Protection, tutte patrocinate dall'Avv. Michele Pezone, oggi la Regione ha rimediato la sospensione anche del nuovo atto emanato a ridosso di Ferragosto.

Il TAR Abruzzo aveva già imposto una prima sospensione del calendario venatorio vietando così la preapertura della caccia alla tortora. La Regione Abruzzo – sempre pronta a fare quello che chiedono le frange più oltranziste del mondo venatorio – nel frattempo ha approvato una modifica al calendario cercando di mantenere almeno due giornate di preapertura il 4 e il 19 settembre.

Immediata la presentazione dei motivi aggiunti all’originario ricorso. 
 
E giustamente nuova decisione da parte del Presidente del TAR Abruzzo che ha sospeso anche la nuova delibera. Salta quindi anche questa ulteriore giornata di caccia nella quale si sarebbero potute uccidere oltre 1000 tortore!

Il risultato di questa piccola “furbata” della Regione è che la caccia in Abruzzo è totalmente ferma fino al 22 settembre.

Resterà da valutare se questi continui atti illegittimi da parte della Regione in materia venatoria siano di interesse per la Corte dei Conti essendo palese che ci si trova di fronte a provvedimenti giudicati più volte illegittimi adottati con grande dispendio di denaro pubblico e personale che andrebbero destinati a tante altri settori molto più utili per la collettività.





WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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