venerdì 14 aprile 2017

Abruzzo. Incostituzionale la legge regionale che autorizza attività cinofile nei parchi. Legislatore regionale ci ricasca e regala l’ennesima brutta figura eppure c’era chi aveva messo in guardia

PESCARA. La Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.4 della legge regionale n.11/2016 che autorizzava lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche, per almeno otto mesi l'anno, su una porzione del territorio rientrante nelle aree protette regionali, per «favorire lo sviluppo sostenibile delle aree interne attraverso l'incremento del turismo cinofilo». 


Secondo la Corte Costituzionale «la presenza, autorizzata con legge, di cani, estranei all'habitat tutelato, all'interno dei parchi e delle riserve regionali è ad un tempo lesiva degli obblighi comunitari e dei livelli minimi di tutela ambientale prescritti dal legislatore nazionale e contrasta, quindi, con l'art. 117, primo e secondo comma, lettera s), della Costituzione».

«Per costante orientamento di questa Corte - si legge nelle motivazioni della sentenza - l'addestramento dei cani va ricondotto alla materia della caccia, in quanto strumentale all'esercizio venatorio (sentenza n. 350 del 1991 e sentenza n. 303 del 2013), ed è sottoposto alla medesima disciplina. Pertanto, la possibilità del suo svolgimento all'interno delle aree regionali protette - determinata dal fatto che l'art. 4 della legge reg. Abruzzo n. 11 del 2016 non ha escluso, dalle attività cinofile autorizzate, quelle riferite ai cani da caccia - viola il divieto previsto dall'art. 21 della legge n. 157 del 1992 e incide sulla tutela minima garantita dalla normativa nazionale di protezione della fauna».

Per la Consulta «il vizio di illegittimità costituzionale della legge reg. Abruzzo n. 11 del 2016 non può essere superato dalla delimitazione temporale e spaziale delle attività, che sono autorizzate per otto mesi l'anno e su una quota parte dell'area protetta».

«In primo luogo - spiega la Corte - l'argomento non è spendibile per la disposizione transitoria, che non contempla tali limitazioni. In ogni caso, va considerato che il legislatore statale non distingue, all'interno delle aree protette, sottozone in relazione alla specifica attività esercitabile, ma prescrive un indistinto sistema di protezione, quale livello minimo di tutela ambientale, in cui è incluso il divieto di disturbo delle specie animali in tutta l'area, derogabile soltanto a seguito della valutazione dell'ente parco. Peraltro - prosegue la Corte - tale divieto di disturbo, in riferimento ad alcuni animali protetti che popolano i parchi abruzzesi, quali il lupo, l'orso bruno e il camoscio, trova puntuale corrispondenza, senza possibilità di deroghe, nell'art. 8 del d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche)».


AVVERTIMENTI INASCOLTATI

La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus per prima, già il 28 aprile 2016, aveva segnalato la questione al Governo per chiederne l'impugnativa con una dettagliata norma sulle plurime normative violate, sia di carattere nazionale che internazionale.

«Si tratta di una "legge vergogna" che permette, unico caso in Italia, l'addestramento cani per tutto l'anno nelle aree protette regionali», denunciò Augusto De Sanctis.

La Stazione ornitologica chiese al Consiglio regionale di votare immediatamente una legge di un articolo per l'abrogazione totale delle norma.

Il Consiglio dei Ministri scrisse: «lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali contrasta con le norme nazionali, europee e internazionali in materia di protezione della fauna e viola, quindi, l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali», e l’articolo 117, primo comma, della Costituzione, che impone al legislatore, anche regionale, il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali».
 
Il Wwf ricorda invece che: «La vergognosa legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali. Fa specie in particolare il voto favorevole di forze politiche che si dicono favorevoli alla tutela ambientale. Evidentemente il sì alla norma che apre la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli non è stato un errore di percorso ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse. È impressionante anche la rapidità con la quale questa leggina è passata a confronto con i tempi biblici che il Consiglio applica quando si tratta di provvedimenti di segno opposto come ad esempio l’approvazione dei Piani di gestione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria), che giacciono nei cassetti a dispetto di una procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea sulla mancata trasformazione dei SIC stessi in Zone Speciali di Conservazione».
 

giovedì 13 aprile 2017

Abruzzo. Cancellata dalla Corte Costituzionale la legge regionale che consentiva ovunque l’addestramento dei cani da caccia. Bocciata la politica abruzzese che privilegia il mondo venatorio.



Comunicato stampa del 13 aprile 2017

La sentenza 74/2017 cancella la legge regionale che consentiva ovunque l’addestramento dei cani da caccia

La Corte Costituzionale boccia la politica abruzzese che privilegia il mondo venatorio

Resta la vergogna sull’intero consiglio regionale per una “leggina” insensata subito contestata da WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness, Salviamo l’Orso e da Federparchi. Una legge subito “osservata” dal Governo centrale e ora finalmente cancellata
cani da caccia attaccano una volpe

Il WWF esprime soddisfazione per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge regionale n. 11/2016 di modifica della l.r. 38/1996 (approvata in Consiglio Regionale il 5 aprile e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 14 aprile dello scorso anno). Un provvedimento vergognoso, approvato benché in evidente contrasto con le legge quadro 394/91 sulle aree protette e con la stessa legge 157/92 sull’attività venatoria. Con tale normativa si sarebbe voluto consentire lo svolgimento di attività cinofile e cinotecniche all’interno delle aree protette regionali. In pratica diventava possibile addestrare e allenare cani da caccia e persino organizzare gare cinofile, su tutto il territorio del Parco Regionale Velino Sirente e su quello delle Riserve regionali durante l’intero corso dell’anno. Contro il Provvedimento insorsero Federparchi e le associazioni ambientaliste. Il WWF diramò con Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness e Salviamo l’Orso la nota congiunta che si riporta in calce al presente comunicato. Nel testo si chiedeva al Consiglio regionale di fare un passo indietro cancellando in proprio una norma allucinante. Non è stato così. Il Consiglio regionale non ritornando sui propri passi ha preferito guadagnarsi la vergogna, di fronte all’opinione pubblica, per aver cercato di varare una legge insensata e, ora lo sappiamo ufficialmente, anche illegittima.

giovedì 30 marzo 2017

Regione Abruzzo. Commissari d’esame per cacciatori senza titoli ed incompatibili

faccia da culo 
Con delibera di Giunta Regionale 21, del 26 gennaio 2017, la Regione Abruzzo ha nominato la Commissione d’esame per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio venatorio della Provincia di Chieti in seguito alla scadenza di mandato della passata commissione. 

Per questo, tutti gli aspiranti cacciatori possono tirare un sospiro di sollievo dopo il blocco degli esami da diversi mesi. Notizia apparentemente banale alla luce della decisione assunta dalla Giunta. Ma, lo scoop qual’ è? Semplice. Quasi tutti i commissari d’esame sembrerebbero non avere titoli per rivestire il ruolo di nomina in barba alle leggi dello Stato e alle logiche di trasparenza, imparzialità e obiettività che una commissione abilitante dovrebbe avere. Quasi tutti i nominati rivestirebbero inoltre ruoli dirigenziali nelle varie associazioni venatorie provinciali. 
Addirittura è stato nominato, in qualità di Presidente della suddetta commissione, il Vice Presidente regionale dell’ Associazione venatoria FIDC e ciò in palese violazione delle condizioni minime di compatibilità ed imparzialità che una commissione, nell’esercizio delle funzioni, dovrebbe garantire. Tra l’altro cosa di non poco conto, la Legge quadro dello Stato italiano, Legge 157/92 “ Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma”, art. 22, obbliga che nella commissione operino esperti qualificati in ciascuna delle materie d’esame, con la presenza di un laureato in Scienze biologiche o in Scienze naturali esperto in vertebrati omeotermi (zoologia applicata alla caccia).
Per esperti qualificati, dicitura riportata anche nella L. R. 10/2004, si intendono non soltanto esperienze maturate sul campo, ma specifici titoli di studio universitari e corsi di specializzazione. Non risulta che la commissione nominata abbia almeno un commissario laureato in scienze naturali o biologiche, sicuramente nel caso specifico della materia “zoologia applicata alla caccia”.
Non risulta, tra l’altro, che la Regione Abruzzo abbia pubblicato il bando di interesse pubblico per la scelta del nuovo Presidente di Commissione. Chi ha vagliato i curricula e le dichiarazioni dei commissari nominati? Come può accadere tutto questo? Aspettiamo riposte.
Fonte: quiquotidiano.it del 24 marzo 2017

domenica 19 marzo 2017

Piano Faunistico Venatorio Abruzzo: Pepe illustra le linee guida

(2017-03-17 12:14)(REGFLASH)

Pescara, 17 mar. E' stato illustrato, questa mattina, a Pescara, la convenzione stipulata tra la Regione Abruzzo e l'Ispra, che detta le linee guida per la redazione del piano faunistico venatorio regionale. Il piano, più volte modificato, risale al 1992. "Si tratta di un accordo importante con l'istituto ministeriale più prestigioso che si occupa di fauna selvatica e ambiente - ha osservato l'assessore alle politiche agricole Dino Pepe - sia rispetto alla fase propedeutica, sia alla successiva fase delle connesse procedure ambientali introdotto dalle copiose direttive comunitarie".
Il piano faunistico venatorio è il principale strumento di pianificazione regionale finalizzato alla programmazione differenziata del territorio a fini faunistici e venatorio; in Abruzzo fu approvato nel 1992 e da allora, salvo alcune modifiche proposte dalla province, non ha mai avuto una revisione organica. 
"Oggi - sottolinea Pepe - il patrimonio faunistico è profondamente cambiato rispetto al 1992, pensiamo ad esempio alla differente presenza degli ungulati, in particolare i cinghiali, e quindi è necessario e reso improcrastinabile l'approvazione di un nuovo piano". Tra le attività principali previste dalla convenzione ci sono il coordinamento del gruppo di lavoro per la redazione del piano e il supporto per la realizzazione della Vas, la redazione delle carte di vocazione faunistica per le specie presenti sul territorio comunale (ungulati, lepre, starna, fagiano, quaglia beccaccia, coturnice, allodola, lupo e orso), l'elaborazione di linee di indirizzo per la specie di interesse gestionale, la redazione della cartografia per i comprensori faunistici dove localizzare gli Atc e le linee d'indirizzo per gli Atc sulle attività che andranno a svolgere sia in campo faunistico che gestionale degli istituti di protezione.
(REGFLASH) GILPET170317

lunedì 6 marzo 2017

Abruzzo. Autorizzata la caccia al cinghiale fino a giugno. Il WWF: si prende in giro chi subisce danni portando avanti una “soluzione” che non risolverà mai il problema

Comunicato stampa 24 febbraio 2017


La Regione Abruzzo autorizza la caccia al cinghiale fino a giugno

DEREGULATION DELLA GESTIONE VENATORIA


Si accontenta il mondo venatorio, primo responsabile del proliferare dei cinghiali, e si prende in giro chi subisce danni portando avanti una “soluzione” che non risolverà mai il problema


La Regione Abruzzo ha autorizzato la caccia di selezione al cinghiale fino al mese di giugno. Già a partire da febbraio, è previsto l’abbattimento di un certo numero di capi, a opera di cacciatori selecontrollori secondo la tecnica della postazione fissa, anche all’interno delle Zone di Protezione Esterna delle aree protette regionali e del Parco Nazionale d’Abruzzo, alcune delle quali estremamente delicate per la presenza dell’Orso bruno marsicano.

Sebbene da una parte il Piano di Azione per la tutela dell’orso bruno marsicano (PATOM) preveda che il potenziale impatto sull’orso derivante dall’attività venatoria è limitato alla sola caccia al cinghiale in braccata, dall’altra lo stesso chiede una implementazione delle buone pratiche di gestione sulla base di apposita cartografia di presenza della specie al fine di minimizzare i fattori di disturbo: ebbene è doveroso sottolineare che autorizzando la caccia in un periodo estremamente delicato per la riproduzione di molte specie tutelate e oggetto di particolare attenzione come l’Orso bruno marsicano, si sta di fatto andando NON a ridurre, ma ad aumentare i fattori di disturbo, contravvenendo a quanto richiesto dal PATOM, di cui la stessa Regione Abruzzo è cofirmataria.

La Regione Abruzzo sostiene inoltre di voler contrastare il fenomeno dei danni provocati dai cinghiali alle produzioni agricole, dimenticando però che prima di procedere agli abbattimenti si dovrebbero promuovere “misure di prevenzione” che invece, inspiegabilmente, sembrano essere di difficile attuazione per la Regione e per gli Ambiti Territoriali di Caccia. Questi ultimi, in particolare, dovrebbero mettere in atto una serie di misure ambientali e di prevenzione del danno prima di autorizzare gli abbattimenti, soprattutto in un territorio, come quello abruzzese, che fa della natura il suo spot pubblicitario per creare valore economico.

Dal punto di vista dell’efficacia degli abbattimenti per ridurre i danni, da anni numerosi studi scientifici hanno dimostrato che non vi è alcuna relazione tra l’entità dei danni e il numero di cinghiali presenti in un’area. L’estensione e la quantità delle colture distrutte, infatti, va rapportata ad altri fattori come la destrutturazione delle popolazioni di cinghiali, il grado di disturbo antropico a queste popolazioni e l’accessibilità dei coltivi. Nell’analizzare la situazione e nell’individuazione delle soluzioni, bisognerebbe considerare la quantità e qualità dei danni all’agricoltura, le caratteristiche ambientali dell’area, la consistenza della popolazione, i dati sull’attività venatoria: tutti elementi che non sembrano essere stati presi in considerazione, dato che molte delle zone nelle quali la Regione ha autorizzato la caccia di selezione non registrano affatto danni all’agricoltura da parte del cinghiale o altro ungulato.

Ancora una volta si deve tristemente constare che le Aree protette, le associazioni ambientaliste e il mondo scientifico sono stati totalmente esclusi da decisioni che dovrebbero vederli invece coinvolti, specie quando si parla di gestione e pianificazione ambientale.

«È bene essere chiari su un punto - dichiara Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo -. Al di là dell’aspetto etico degli abbattimenti, ci troviamo di fronte a una presa in giro di quanti subiscono danni. Tutta questa operazione appare l’ennesimo tentativo della politica abruzzese di “accontentare” il mondo venatorio, strumentalizzando quello agricolo, e non un metodo serio per affrontare la problematica cinghiale in modo tecnico e scientifico, trovando soluzioni vere e durevoli. Si insiste a cercare una soluzione alla gestione faunistica affidandosi ai cacciatori, quando il mondo venatorio, in particolare proprio per il caso dei cinghiali, è il principale responsabile di questa situazione visto che i cinghiali sono stati introdotti in Abruzzo e in tante altre regioni italiane proprio a scopo venatorio».

Invece che dare il via a questa ennesima, inutile mattanza, la Regione Abruzzo dovrebbe avere il coraggio di mettere a punto un piano di gestione del cinghiale basato su criteri tecnico-scientifici e che prescinda totalmente dai “desideri” dei cacciatori i quali, oltretutto, non hanno alcun interesse a risolvere realmente il problema visto il ritorno, anche economico, che hanno dalla caccia e dalla vendita in nero dei capi abbattuti.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

giovedì 16 febbraio 2017

Caccia: Pepe, nuove procedure per rilascio tesserini venatori


(REGFLASH) Pescara, 16 feb. L'assessorato Caccia e Pesca rende note le nuove procedure per il rilascio delle autorizzazioni per l'esercizio dell'attività venatoria in Abruzzo, a partire dalla stagione 2017/2018. A partire da quest'anno, infatti, le ricevute dei versamenti di iscrizione a ciascun Ambito non dovranno essere presentate dai singoli cacciatori agli uffici, bensì verranno comunicate attraverso un elenco dagli Atc alla Regione, dai quali evinceranno automaticamente dagli accrediti dei propri conti postali gli elenchi dei cacciatori in regola. Con queste modifiche, che vanno nel senso della semplificazione, i cacciatori potranno recarsi una sola volta presso un ufficio pubblico per il ritiro del tesserino regionale, di quello di abbattimento e quant’altro necessario per lo svolgimento della propria attività venatoria.

"Nell'ambito del riordino delle province e delle nuove competenze in materia venatoria passate alla Regione - chiarisce l'assessore Dino Pepe - abbiamo voluto semplificare al massimo le procedure di rilascio dei tesserini regionali e di abbattimento, per rendere più agevole il loro ritiro da parte dei cacciatori". "Ora stiamo lavorando - conclude l'assessore Pepe - ad una ulteriore semplificazione affinché questo rilascio annuale dei tesserini possa essere fatto su sedi periferiche molto più vicine al cittadino quali i Comuni, come in uso da diversi anni in alcune province abruzzesi".
(REGFLASH) US170216

domenica 12 febbraio 2017

Cinghiali. Pepe: ok a caccia di selezione


(REGFLASH) Pescara, 10 feb. Il Dipartimento dello sviluppo rurale ha autorizzato la caccia di selezione al cinghiale in Abruzzo fino al mese di giugno 2017, a seguito del parere favorevole espresso dall'ISPRA sui Piani di abbattimento predisposti dagli ATC. Lo rende noto l'assessore alle politiche agricole Dino Pepe: "Questo tipo di caccia - osserva Pepe - introdotto nella nostra regione a titolo sperimentale lo scorso anno e quest'anno attiva a pieno regime, già a partire dal mese di febbraio, prevede l'abbattimento di un certo numero di capi ad opera di cacciatori opportunamente abilitati attraverso dei corsi di formazione. Si tratta di un provvedimento che di fatto prolunga la caccia a questa specie problematica, come auspicato negli ultimi anni da più parti e soprattutto dal mondo agricolo". 
In questa fase e nelle successive, è previsto anche il coinvolgimento degli agenti di polizia provinciale in avvalimento, i quali svolgeranno il ruolo di coordinamento delle operazioni, garantendo una corretta applicazione degli abbattimenti e del Corpo dei carabinieri forestali, da sempre garanzia di tutela e di rispetto delle norme ambientali.
"A breve - assicura l'assessore - verrà approvato anche il piano di controllo, un ulteriore e significativo strumento di gestione che permetterà di operare l'abbattimento dei cinghiali anche all'interno degli Istituti di tutela della caccia (zone di ripopolamento e cattura e addestramento cani) dove, per effetto del divieto di caccia, la specie trova rifugio e si riproduce indisturbata.
Questi interventi di abbattimento sono un altro tassello aggiuntivo alle iniziative già intraprese dall'Assessorato e volte, da un lato al contrasto del fenomeno dei danni provocati dai cinghiali alle produzioni agricole, e dall'altro alla valorizzazione della sua carne". Infatti, a dicembre scorso la giunta regionale ha approvato la delibera n. 823/2016 sulla filiera delle carni di fauna selvatica, che prevede la trasformazione e l'avvio di queste produzioni anche per la messa in commercio.
Nel PSR è inoltre prevista una misura che consente agli agricoltori di aprire attività di trasformazione e vendita delle carni di cinghiale, prevedendone al contempo dei finanziamenti. I provvedimenti daranno un importante impulso alla valorizzazione ed alla commercializzazione della carne del cinghiale, ampiamente disponibile soprattutto durante l’attività venatoria sul nostro territorio, e che consentirà di attivare la svolta attesa da diverso tempo: quella di trasformare questa calamità in risorsa.
 
(REGFLASH) US170210

giovedì 2 febbraio 2017

Caccia. Abruzzo maglia nera, bracconaggio e scarsi controlli. "Danni enormi"

"Inasprire pene contro bracconaggio" WWF: “Una strage nascosta nel silenzio delle Istituzioni” Contro la fauna mix micidiale di bracconaggio, deroghe e scarsi controlli Maglia nera a 5 Regioni (tra cui l’Abruzzo) per leggi e calendari contrari a norme europee 


Si chiude un altro anno nero a causa della caccia: è questo il commento del WWF in occasione della chiusura della stagione venatoria. Secondo l’Associazione del Panda quest’anno si è di nuovo scatenano un mix micidiale contro la fauna che appesantisce il già gravoso bilancio delle doppiette: specie protette e preziose prese di mira, Regioni che reiterano leggi e calendari venatori contrari alle norme europee tra cui Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo, mentre molte altre non hanno brillato per correttezza (in particolare Sicilia, Calabria, Campania).

Ad aggravare la situazione, un controllo del territorio sempre più indebolito, soprattutto a seguito della riforma in materia di Polizia Provinciale che ha visto lo smembramento delle strutture esistenti, con perdita di decine di agenti e ufficiali. Una situazione che ha creato inevitabilmente un varco in cui i reati connessi al bracconaggio si innesteranno più facilmente e che rischia di aggravarsi con lo smantellamento dal 1° gennaio del Corpo Forestale dello Stato confluito nell’Arma dei Carabinieri: passaggio quest’ultimo da gestire con molta attenzione se non si vuole rendere meno efficace il sistema di controllo del territorio.

L’Abruzzo rientra tra le Regioni con la “maglia nera” di questa stagione venatoria. Il calendario venatorio presentato dall’Assessore Dino Pepe è stato sonoramente bocciato dal TAR di L’Aquila e dal Consiglio di Stato grazie al ricorso del WWF e la Regione è rimasta sorda alle tante richieste di sospendere la caccia nel periodo delle fortissime nevicate delle scorse settimane.

“Ci chiediamo come sia possibile che una esigua minoranza come i cacciatori, ormai meno dell’1% della popolazione in Italia, possa ancora avere così tanto seguito tra politici e pubblici amministratori” – ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente di WWF Italia – “I danni prodotti dalla caccia, spesso mal gestita e senza controlli, alla fauna selvatica italiana ed europea sono enormi. A questi vanno aggiunti i danni incalcolabili prodotti dalla caccia illegale. Una situazione che comporta poi la possibilità di gravi sanzioni comunitarie pagate da tutti noi italiani. Per combattere le sempre più gravi forme di bracconaggio chiediamo che siano inasprite le pene. Come WWF abbiamo chiesto già da due anni al Parlamento di approvare una specifica proposta di legge, elaborata dai nostri esperti, che riforma il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, cattura illegale, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette. Oggi chi commette questo tipo di atti rischia una blanda sanzione che arriva al massimo all’ammenda di poche migliaia di euro nel caso più grave. E sempre che non intervenga prima la prescrizione o la non punibilità per ‘tenuità del fatto’ recentemente introdotta. Si tratta di pene del tutto inadeguate che, peraltro, raramente vengono effettivamente scontate e che solo in pochissimi casi comportano la revoca della licenza di caccia”.

La cartina di tornasole dell’ambigua vicinanza tra caccia e bracconaggio, del resto, è data dall’impennata di ricoveri di animali protetti nei Centri di recupero della fauna di tutta Italia che, come accade ogni anno, è coincisa con la stagione di caccia: aironi, poiane, sparvieri, gheppi, cigni feriti da arma da fuoco, e in Sicilia anche fenicotteri rosa, cicogne nere e persino una rarissima aquila di Bonelli, oggetto di un progetto LIFE dell’UE per proteggerla. E non è certo un caso che l’accanimento contro una delle specie più rare della fauna europea, l’ibis eremita, sia avvenuto proprio nei mesi di attività venatoria: 5 esemplari uccisi da settembre a gennaio: la specie è tra l’altro oggetto di un progetto di reintroduzione finanziato dall’Unione Europea dato che era estinta nel XVII secolo in Europa a causa della caccia.

Contro tutto questo cercano di battersi le oltre 300 guardie del WWF Italia, con almeno 55.000 ore complessive di servizio all’anno a difesa della biodiversità e del patrimonio comune. Questi volontari cercano di supplire all’ormai sempre più pesante carenza di controlli e vigilanza da parte delle “pubbliche autorità”. Le loro denunce sono contro ogni genere di reato venatorio come uso di archetti, reti, tagliole, roccoli, persino fumi di zolfo per stanare gli animali o richiami elettroacustici vietati “mimetizzati” da telefoni cellulari per uccidere specie protette, o per cacciare fuori dai periodi previsti e persino nelle aree protette, sulla neve o acque ghiacciate o di notte.

Il WWF ribadisce la necessità di prendere in seria considerazione la sospensione della stagione venatoria, almeno nelle Regioni dove si verificano gli atti di bracconaggio più gravi, vista la frequenza preoccupante di questi atti criminali.

Infine il WWF auspica che l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri non rappresenti un indebolimento nell’azione di prevenzione e repressione, ma anzi dia nuovo impulso alle attività di vigilanza contro questi gravissimi “furti di natura”: fondamentale in questo senso è il rafforzamento del NOA-Nucleo Operativo Antibracconaggio nella riorganizzazione dei Carabinieri-Forestali.

domenica 29 gennaio 2017

Carsoli (Aq). Scambia l’amico per un cinghiale e gli spara


Grave incidente di caccia nel Carseolano; scambia l’amico per un cinghiale e gli spara

Carsoli. Quella che doveva essere una tranquilla battuta di caccia domenicale si è tramutata in un grave incidente verificatosi nella zona montana tra Carsoli e Collalto Sabino. Un probabile errore umano, ha però fatto sì che invece di raggiungere il cinghiale il proiettile sparato da un fucile ha raggiunto un altro cacciatore, sempre dello stesso gruppo. Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra pertanto che questi amici cacciatori, si siano divisi dal gruppo per catturare i cinghiali. Chi ha sparato deve probabilmente aver scambiato il suo amico di caccia per un cinghiale, indirizzando su di esso il proiettile, mal interpretando i rumori generati tra i rovi e cespugli. La vittima è un uomo di 56 anni residente a Roma, che è stato raggiunto dall’elisoccorso del 118 di Rieti allertato dalla postazione di Castel di Tora, dopo una prima valutazione rispetto all’impervietà della zona. La vittima dell’incidente si è subito accasciato a terra, e secondo il racconto dell’autore del gesto, in evidente stato confusionale, egli si sarebbe avvicinato ed invece del cinghiale ha trovato il suo compagno di caccia riverso a terra. Immediatamente sono stati chiamati i soccorsi del reatino ai quali si sono aggiunti anche quelli del 118 di Carsoli. Il ferito, è stato poi trasportato all’Ospedale Sandro Pertini di Roma, ove si trova ricoverato, le sue condizioni non sono gravissime, anche se probabilmente dovrà subire un intervento chirurgico. Intanto sulla dinamica dei fatti è stato aperto un fascicolo di indagine da parte dei Carabinieri di Collalto Sabino, che hanno avvisato anche il Magistrato della Procura di Rieti.

Fonte: marsicalive. it del 29 gennaio 2017

martedì 24 gennaio 2017

Rocca di Botte (Aq), uccidono 4 caprioli. Sei cacciatori rischiano la sospensione del porto d'armi.

Sono tre abruzzesi e tre laziali: i carabinieri forestali li hanno sorpresi in località Serrasecca che avevano appena abbattuto i quattro esemplari. Sequestrate tre carabine e le carcasse dei selvatici
 
i capriolo abbattuti (ph P. Guida)
ROCCA DI BOTTE. Sei bracconieri, tre laziali e tre abruzzesi, sono stati sorpresi dai carabinieri forestali del Comando stazione di Tagliacozzo (Gruppo carabinieri forestale dell’Aquila), per aver abbattuto quattro esemplari adulti di capriolo, appartenenti a specie protetta. Nel corso di un servizio di controllo contro il fenomeno del bracconaggio in località “Serrasecca”, nel Comune di Rocca di Botte, i militari hanno fermato un fuoristrada all’interno del quale sono stati trovati i quattro caprioli uccisi. Raggruppati e identificati anche i cacciatori ancora in battuta, sono stati portati in caserma a Tagliacozzo per il sequestro di carcasse degli animali e di tra carabine e fucili utilizzate per l’abbattimento. Tutti e sei sono stati denunciati e rischiano pesanti sanzioni penali e la sospensione del porto d’armi da uno a tre anni.
 

martedì 17 gennaio 2017

Neve e freddo imperversano di nuovo su quasi tutta la regione Abruzzo e il WWF rinnova il suo appello “Il presidente D’Alfonso sospenda la caccia”


Comunicato stampa del 16 gennaio 2017

Neve e freddo imperversano di nuovo su quasi tutta la regione e il WWF rinnova il suo appello

“Il presidente D’Alfonso sospenda la caccia”

Con animali stressati e in difficoltà l’attività venatoria si riduce a una crudele strage


Il WWF ci riprova, rivolgendosi questa volta direttamente al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso per chiedere la sospensione per alcuni giorni dell’attività venatoria. Il delegato regionale dell’Associazione Luciano Di Tizio gli ha infatti indirizzato poco fa la lettera che riportiamo pressoché integralmente qui di seguito:

«Nei giorni scorsi come WWF abbiamo rivolto per due volte un appello alla Regione Abruzzo – come a tutte le altre Regioni italiane – affinché sospendesse l’attività venatoria in questi giorni di temperature estremamente basse e forti nevicate.

La fauna selvatica, infatti, risente molto del freddo intenso e soprattutto dei repentini abbassamenti delle temperature: già stremata da 4 mesi di attività venatoria, subisce quindi pesantemente gli effetti della caccia poiché in genere gli animali devono spendere le poche energie residue per nutrirsi e difficilmente riescono a trovare anche la forza per sfuggire al piombo dei cacciatori.

Alcune regioni come la Puglia, il Molise e la Sicilia hanno adottato provvedimenti in tal senso.

Al di là del già esistente divieto di cacciare in zone innevate (divieto peraltro difficilmente controllabile su tutto il territorio regionale anche a causa della riorganizzazione dell’ex Corpo Forestale dello Stato e delle ex polizie provinciali che ha reso in questa fase i controlli pressoché nulli), ci chiediamo perché la Regione Abruzzo non voglia fare un atto del genere finalizzato a tutelare un patrimonio che, ricordiamo per l’ennesima volta, appartiene a tutti i cittadini italiani e non alla ristretta minoranza dedita all’attività venatoria.

Le rivolgiamo quindi un nuovo invito, questa volta direttamente a Lei in quanto rappresentante dell’intera società abruzzese, affinché voglia dare un segnale di attenzione alla nostra istanza e, conseguentemente, alle condizioni della fauna presente nel nostro territorio.

In attesa di un auspicabile accoglimento della nostra richiesta, restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355

domenica 15 gennaio 2017

Sulmona (Aq). La vigilanza, sollecitata dal WWF, ha evitato il “lancio di selvaggina” in aree vietate





Comunicato stampa del 14 gennaio 2016

La vigilanza, sollecitata dal WWF, ha evitato il “lancio di selvaggina” in aree vietate

Scongiurato dai Carabinieri Forestali un gravissimo danno ambientale

Sul sito dell’ATC di Sulmona è pubblicato l’elenco dei Comuni nei quali è proibita la liberazione della Lepre europea che andrebbe in competizione con la autoctona e non cacciabile Lepre italica ma gli incaricati del rilancio hanno pubblicamente affermato di non conoscere questa norma



Il WWF ringrazia i Carabinieri Forestali e segnatamente quelli che vigilano nel Parco Nazionale della Majella. È solo grazie a loro, infatti, che è stato scongiurato nei giorni scorsi un gravissimo danno ambientale con il “lancio” in natura di Lepri europee d’allevamento in territori nei quali tale pratica è proibita.

Raccontiamo in breve i fatti: l’ATC, Ambito Territoriale di Caccia, di Sulmona aveva programmato, pubblicizzandolo sul proprio sito web (ora, a cose fatte, la notizia è stata ovviamente rimossa), quello che viene definito un “lancio di selvaggina”, vale a dire la liberazione in natura di animali allevati in gabbia, destinati a rappresentare un bersaglio per i cacciatori. In questo caso si trattava di individui di Lepre europea, molto simile e difficile da distinguere dalla endemica e non cacciabile Lepre italica. Ebbene, a tutela di questa seconda specie, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha indicato una serie di territori comunali nei quali è accertata la presenza della italica e nei quali è di conseguenza proibito immettere l’altra specie potenzialmente concorrenziale.
 
Diversi di questi Comuni (Anversa degli Abruzzi, Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Rivisondoli, Villavallelonga, Bugnara, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collelongo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Luco dei Marsi, Secinaro, Trasacco) ricadono proprio nel territorio di competenza dell’ATC di Sulmona. Per questo il WWF aveva scritto, alla vigilia della liberazione, alla stessa ATC, al Servizio Veterinario della ASL e alla Polizia Provinciale dell’Aquila per sottolineare le proprie perplessità. Ed aveva anche avvertito i Carabinieri Forestali. 
 
L’intervento di questi ultimi è stato risolutivo visto che gli addetti al ripopolamento hanno pubblicamente detto di non sapere nulla dei divieti, benché l’elenco dei comuni “proibiti” sia correttamente pubblicato sul sito della stessa ATC e nonostante la lettera della nostra Associazione nella quale la normativa veniva adeguatamente riepilogata. Un episodio allarmante se le uniche forze dell’ordine presenti sono dovute intervenire per garantire il rispetto della legalità. Una situazione che lascia perplessi sulla pratica stessa del ripopolamento con una specie così simile a una che è necessario tutelare. 
 
Il WWF si chiede se non sia il caso di proibire al 100% l’immissione del territorio abruzzese di Lepri europee per evitare che chi non sa, magari in perfetta buona fede, possa arrecare gravissimi danni alla preziosa e minacciata Lepre italica.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

mercoledì 11 gennaio 2017

Maltempo in Abruzzo. La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione


 
Comunicato stampa del 10 gennaio 2017

La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione

Gli ambientalisti ma anche molti cacciatori lamentano la mancata sospensione dell’attività venatoria in questi giorni di grande gelo nonostante il buon esempio della Puglia e del Molise


Quello che temevamo è accaduto: cacciatori senza scrupoli hanno approfittato del cattivo tempo e delle condizioni di disagio della fauna per perpetrare, impuniti, vere e proprie stragi. “Azioni – racconta Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo – deprecate anche dalla parte migliore e più consapevole del mondo venatorio. Diversi cacciatori e numerosi cittadini si sono rivolti alle sedi WWF sparse sul territorio per denunciare una situazione di inaccettabile caccia selvaggia, favorita dagli scarsissimi controlli. Il momento storico particolare, con gli inevitabili disagi determinati dalla trasformazione dell’ex Corpo Forestale e con i pesanti ritardi accumulati per la riorganizzazione delle Polizie provinciali, avrebbero dovuto consigliare alla Regione ben altro atteggiamento, ma la Giunta D’Alfonso continua a dimostrarsi del tutto disattenta alla tutela della fauna, al pari del governo che l’ha preceduta”.

Ricordiamo al presidente della Regione e ai suoi assessori che gli animali selvatici sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92). Questa stessa legge, la n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede esplicitamente il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Un divieto che andava rafforzato in queste giornate di eccezionale maltempo con la sospensione per alcuni giorni del calendario venatorio. Lo hanno fatto, saggiamente, la Puglia e il Molise, quest’ultima regione proprio rispondendo all’appello in tal senso diramato il 5 scorso dal WWF. “Non possiamo – conclude Di Tizio - che elogiare amministratori che si preoccupano di salvaguardare anomali in difficoltà in questi giorni di freddo intenso e improvviso e deprecare la totale indifferenza mostrata da chi gestisce la cosa pubblica in Abruzzo. Qui da noi si continua a dimenticare che, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, la fauna è un patrimonio della collettività e non un trastullo per pochi cacciatori”.

È provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e, dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori. Il presidente Luciano D’Alfonso e il suo governo, sin qui indifferenti, farebbero ancora in tempo, visto che il maltempo persiste, a fermare la strage almeno per questi ultimi giorni di neve e gelo. Ma, visti i precedenti, non c’è da essere ottimisti.

L’ATC di Sulmona ha programmato per domani il “lancio di selvaggina” in natura Il WWF: «No ai ripopolamenti, meno che mai con la neve e con il gelo»

Comunicato stampa dell’11 gennaio 2016 
 
 
L’ATC di Sulmona ha programmato per domani il “lancio di selvaggina” in natura

Il WWF: «No ai ripopolamenti, meno che mai con la neve e con il gelo»

Gli animali allevati in gabbia sarebbero in gravi difficoltà anche in condizioni normali, figuriamoci con l’attuale maltempo. Saranno liberate lepri europee, competitrici della specie autoctona “italica”. Fondamentale il coinvolgimento della Polizia provinciale per il rispetto di limitazioni e divieti


L’ATC (Ambito Territoriale di Caccia) di Sulmona ha programmato per domani, pubblicizzandolo sul proprio sito web, quello che viene definito un “lancio di selvaggina”. Si tratta, lo specifichiamo per i non addetti ai lavori, della liberazione in natura di animali allevati in gabbia, di solito del tutto incapaci di provvedere a se stessi in condizioni per loro ignote, e destinati a fungere da bersaglio per le doppiette dei cacciatori. Pratiche di ripopolamento venatorio che possono provocare seri danni alla fauna autoctona e persino all’economia dei territori, com’è ampiamente dimostrato da quello che è accaduto con i cinghiali dell’est Europa che avrebbero dovuto far divertire gli amanti della caccia e creano invece tantissimi problemi. Come che sia il “lancio” di domani riguarderà la lepre europea, molto simile e difficile da distinguere rispetto alla lepre italica, un prezioso endemismo dei nostri territori.

Per questo l’associazione ha scritto questa mattina, via mail e via posta elettronica certificata, all’ATC di Sulmona, al Servizio Veterinario della ASL competente per territorio e al Corpo di Polizia Provinciale dell’Aquila. Nel testo si sottolinea come “le condizioni metereologiche particolarmente avverse di questi giorni richiedono uno spostamento della data di immissione degli animali che, come noto, già sono sottoposti ad elevata mortalità anche in condizioni meteo meno proibitive durante le fase di rilascio ed in quelle immediatamente successive”.

Il WWF ha anche ricordato che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’organizzazione scientifica governativa che, tra l’altro, collabora col Ministero nella gestione della fauna) con comunicazione prot. n. 51301 T-A11 del 10/08/16 ha ben indicato la delimitazione delle aree di sovrapposizione e delle aree sperimentali di sovrappopolazione di Lepre italica e Lepre europea ossia quei Comuni nei quali non è consentito il ripopolamento con Lepre europea: sono Anversa degli Abruzzi, Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Rivisondoli, Villavallelonga, Bugnara, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collelongo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Luco dei Marsi, Secinaro, Trasacco, diversi dei quali ricadono proprio nel territorio di competenza dell’ATC di Sulmona. La stessa comunicazione dell’ISPRA ricorda come le operazioni di ripopolamento debbano essere effettuate alla presenza del Corpo di Polizia Provinciale.

Si fa presente, inoltre, come la recente Delibera della Giunta Regionale Abruzzo n. 877 del 27/12/16 “Misure generali di conservazione per la tutela dei siti della Rete Natura 2000 della Regione Abruzzo” vieta categoricamente all’art. 44, in tutti i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), i ripopolamenti a scopo venatorio con popolazioni di animali che non siano autoctoni. Tali divieti sono ovviamente da considerare anche per le aree ricadenti nel Parco Nazionale della Majella.

«Il WWF – commenta il Delegato Abruzzo Luciano Di Tizio - ritiene profondamente sbagliato, inutile e dannoso continuare a immettere lepri europee, anche per i possibili danni alla specie autoctona, e ritiene ancor più sbagliato farlo in giorni di grande gelo, nei quali gli sventurati animali sino a ieri in gabbia saranno o sin troppo facile preda dei colpi d’arma da fuoco o vittime della fame e del freddo».
 
WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

martedì 10 gennaio 2017

Cepagatti (Pe). Cade su ghiaccio mentre caccia e parte colpo fucile, ferito

CEPAGATTI. Durante una battuta di caccia, scivola a causa del ghiaccio e dal fucile parte accidentalmente un colpo che lo ferisce alla mano: protagonista dell'episodio, avvenuto stamani in contrada Buccieri di Cepagatti, è un 39enne di Torrevecchia Teatina (Chieti), ora ricoverato all'ospedale di Ancona con una prognosi di 35 giorni.

L'uomo stava camminando per raggiungere l'argine del fiume Pescara, quando è scivolato. Dall'arma - un fucile calibro 12 regolarmente detenuto - è partito un colpo che lo ha ferito.

Il 39enne ha subito tamponato la ferita con della neve fresca ed ha contattato telefonicamente un compagno di caccia, con cui poi ha raggiunto l'ospedale di Chieti. I medici gli hanno riscontrato una ferita alla mano sinistra con frattura scomposta delle dita ed hanno disposto il trasferimento all'ospedale di Ancona. Del caso si sono interessati anche i carabinieri della Stazione di Cepagatti e della Compagnia di Pescara, agli ordini del maggiore Claudio Scarponi.

Fonte: primadanoi.it del 09 gennaio 2017 

venerdì 6 gennaio 2017

WWF: l’attività venatoria va sospesa in giorni di grande gelo. L’Abruzzo segua l’esempio della Puglia

Comunicato stampa del 5 gennaio 2017 
 
 
 
WWF: l’attività venatoria va sospesa in giorni di grande gelo.
L’Abruzzo segua l’esempio della Puglia


“Bene ha fatto la Regione Puglia a sospendere l’attività venatoria per i giorni 6-7-8 gennaio “per condizioni atmosferiche avverse” (come stabilito con provvedimento dirigenziale n. 1 del 4 gennaio)”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo. “La nostra Giunta regionale dovrebbe seguire l’esempio della Puglia”.

Il WWF sta chiedendo a tutte le Regioni, in particolare quelle del centro sud dove per i prossimi giorni sono previste temperature molto al di sotto dello zero e nevicate anche a quote basse fino alla costa, di sospendere tutte le attività di caccia.

La fauna selvatica, già molto provata da un inverno con condizioni meteorologiche particolari (con grandi sbalzi di temperatura), da un bracconaggio dilagante e dalla normale scarsità di cibo e riparo dell’inverno, non può riuscire a superare anche questi giorni di freddo così intenso e improvviso. È infatti provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori.

La legge n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Le Regioni possono e devono modificare i calendari venatori proprio in previsione di una maggiore tutela degli animali selvatici che sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92).

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

domenica 1 gennaio 2017

Caccia la cinghiale: politica e cacciatori litigano ed il provvedimento tarda ad essere emanato

CACCIA AL CINGHIALE ANCHE SU COSTA E COLLINE, E' SCONTRO SU CHI FA I PIANI

L'AQUILA - Impallinata per ora in Commissione Agricoltura della Regione Abruzzo, e rimandata all'anno nuovo la discussione della legge regionale, o meglio i due progetti da integrare, che intendono estendere l’attività venatoria dei cinghiali anche nelle aree "non vocate". Ovvero anche nelle colline e nelle aree costiere. Un provvedimento chiesto a gran voce dagli agricoltori, e con particolare forza da una settantina di sindaci del Chietino preoccupati dai voraci branchi di ungulati che oramai sono arrivati, immortalati da foto che hanno fatto il giro del web, anche in riva al mare, e che devastano le coltivazioni fino a pochi anni fa risparmiate dalle loro scorribande.

I due provvedimenti, uno della maggioranza, l’altro dell’opposizione di centrodestra, sono tutto sommato simili, a parte i dettagli, ma si differenziano in un aspetto fondamentale.

I piani di abbattimento, dice il testo della maggioranza, firmato da 13 consiglieri e dall’assessore all’Agricoltura Dino Pepe lo deve fare la Regione, che ha assunto tale compito dalle Province in via di ridimensionamento di deleghe e personale.

Il testo del centrodestra, che porta la firma di Lorenzo Sospiri capogruppo di Forza Italia, prevede invece che i piani di abbattimento debbano essere affidati ai 12 Ambiti territoriali di caccia, organismi associativix composti dagli stessi cacciatori dei rispettivi territori che si occupano di gestione della fauna selvatica, di programmazione dell’attività venatoria.

Tutti d'accordo nel'estendere il prima possibile la caccia al cinghiale anche dove prima non si poteva, vista l'emergenza rappresentata dal soprannumero. Nelle due diverse posizioni, trasversali agli schieramenti, riemerge un impostazione federalista e una centralista, che si è data battaglia in tante altre partite politiche in Italia e anche in Abruzzo.

"Quella dell’assessore Pepe - spiega infatti Sospiri - è una legge accentratrice, ma è un grave errore, perché ogni territorio ha le sue specificità. La usa logica è quella del ‘qui comando io’, mentre noi diciamo che ognuno deve essere padrone a casa propria. Chi meglio infatti degli Atc composto da persone che vivono nel territorio, può decidere come organizzare una battuta di caccia, stabilendo dove e quando?".

Di diverso avviso l’assessore Pepe. "È la normativa nazionale a dire che deve essere la Regione ad assumere il ruolo programmatorio, mentre gli Atc quello esecutivo. Del resto non sembra una buona idea affidare i piani agli Atc, perché ne verrebbero fuori numerosi piani uno diverso dall’altro, anche in territori del tutto simili. Piani che poi dovranno essere esaminati e approvati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale".

Sulla stessa linea l’Arcicaccia, che teme aggravi di costo per i già vessati cacciatori. "Affidando i piani agli Atc - spiega Massimiliano Di Luca, presidente regionale Arcicaccia - aumenteranno le loro spese, per pagare tecnici e consulenti, e alla fine queste spese ricadranno sui cacciatori i quali sarebbero tenuti a pagare una somma, di circa 800 euro per ciascuna squadra e 40 euro per ogni cacciatore singolo".

Argomentazione respinta da Mauro Febbo di Forza Italia, ex assessore regionale all'Agricoltura. "È un falso problema - assicura - gli Atc sono già dotati di tecnici, e consulenti pagati quattro soldi, e che spesso sono cacciatori anche loro e lo fanno per spirito di volontariato. Se ci saranno aumenti delle quote saranno minimali, ma i vantaggi saranno ben maggiori anche per il comparto agricolo, proprio per la vicinanza degli Atc al territorio, e la maggiore conoscenza di esso.

Fonte: abruzzoweb.it del 31 dicembre 2016

venerdì 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato boccia il calendario venatorio dell'Abruzzo. Il WWF: si dà ragione alle nostre posizioni.

Comunicato stampa del 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato conferma sostanzialmente le bocciature al calendario venatorio abruzzese. Il WWF: ancora una volta si dà ragione alle nostre posizioni.

“LA REGIONE ORA MODIFICHI LA SUA PESSIMA GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA”

il cacciatore abruzzese come Fantozzi?
PESCARA – Il Consiglio di Stato ha emesso oggi, dietro ricorso di alcune Associazioni Venatorie e della Regione Abruzzo, una ordinanza che, nella sostanza, conferma quanto già disposto dai giudici del TAR di Pescara. Nel dettaglio seppure vengono concessi 10 giorni di caccia in più a gennaio ai turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello e cesena), viene confermato che la caccia alla specie beccaccia non può essere consentita oltre il 31 dicembre e che quella ai turdidi non può in ogni caso andare oltre il 10 gennaio.

A costringere il WWF a opporsi era stato il calendario della Regione Abruzzo che consentiva invece di cacciarle fino al 19 gennaio. Per questo l’associazione ambientalista aveva presentato ricorso ai giudici del TAR per riportare il calendario nella legalità, fermando la pre-apertura e impedendo l’estensione del periodo di caccia ad alcune specie.

Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF: “La Regione emani ora un nuovo calendario con le modifiche confermate dal Consiglio di Stato e informi debitamente i cacciatori abruzzesi affinché non vadano a caccia con le regole ritenute illegittime dai giudici”.

“Risulta davvero incomprensibile – aggiunge l’avv. Michele Pezone che ha difeso le posizioni del WWF - il tono trionfalistico usato a commento dell’ordinanza dai difensori delle associazioni venatorie che hanno proposto l’appello cautelare. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la statuizione del Tar Abruzzo sulla chiusura della caccia alla beccaccia al 31 dicembre anziché al 19 gennaio, e ha prolungato il periodo di caccia per il tordo bottaccio, sassello e cesena solo fino al 10 gennaio e non al 19 come richiesto dalle associazioni venatorie. Di fatto l’ordinanza del TAR Abruzzo ha ampiamente retto al vaglio del Consiglio di Stato”.

“L’ennesima sconfitta delle associazioni venatorie e della Regione Abruzzo – conclude Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF Abruzzo - dovrebbe far riflette la politica regionale sulla inaccettabile gestione della fauna selvatica che ha contrassegnato le due ultime legislature. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori è stata quella di consentire la caccia a sempre più specie e allungare quanto più possibile il periodo venatorio. Una posizione assurda, irrispettosa delle norme di legge, non condivisa nemmeno dalla parte più attenta del mondo venatorio, e inevitabilmente soggetta alla bocciatura della magistratura. Ci auguriamo che la Regione cambi finalmente passo, nell’interesse di tutti e in particolare della fauna selvatica che è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, patrimonio della collettività dei cittadini e non trastullo della piccola minoranza dei cacciatori”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo

lunedì 17 ottobre 2016

Cacciatore trovato morto. Nell'Aquilano, 71enne ha battuto la testa. Sul posto Cc e 118

(ANSA) - L'AQUILA, 16 OTT - Un uomo di 71 anni è morto a Barisciano (L'Aquila) mentre era a caccia nei pressi della frazione di Picenze. Da quanto appreso, il cacciatore si era diviso dal gruppo di amici con i quali era uscito. In base a una prima ricostruzione avrebbe battuto la testa dopo essere scivolato. Forse la caduta si è rivelata fatale, ma i sanitari del 118, intervenuti sul posto, non escludono un malore. Solo l'autopsia potrà chiarire la causa del decesso. Sul posto sono arrivati i carabinieri della locale stazione e della compagnia dell'Aquila.