sabato 18 maggio 2013

Provincia Chieti, mancata regolamentazione caccia al cinghiale: per D'Amico è 'un dazio elettorale'

Chieti. “Il centrodestra è ostaggio della casta insita in quella parte di cacciatori che traggono profitti e guadagni dall’indiscriminata ed incontrollata caccia ai cinghiali”.

Così tuona il consigliere provinciale del Pd teatino Camillo D’Amico, che lamenta la mancanza di interesse da parte della maggioranza per ciò che riguarda i danni provocati dai cinghiali a produzioni agricole, cose e persone. Il politico definisce la cosa un vero e proprio “dazio elettorale”, divenuto dopo quattro anni “assolutamente intollerabile anche perché la caccia di frodo che s’unisce a un mercato illegale delle carne affatto controllata sanitariamente rappresenta un incivile cedimento. Una semplice passione non può diventare un mestiere ben remunerato fiscalmente non tassato”.

D’Amico ricorda che proprio il Pd aveva proposto una regolamentazione alla caccia del cinghiale unitamente al controllo del territorio per l’intero anno solare con la possibilità di una verifica al primo anno di applicazione.

Ma “il centrodestra a guida Udc alla provincia di Chieti lo ha bloccato – precisa il consigliere - e fu uno dei primi atti senza nulla fare in questi quattro anni di governo. Alla luce dei frequenti incidenti stradali, di quelli accaduti alle persone dove anche decessi ci sono stati, dell’increscioso aumento dei danni alle colture agricole, del considerevole consumo che si verifica nei locali pubblici senza garanzie di seri controlli sanitari e di un incontrollato fenomeno della caccia di frodo, non più è rinviabile regolamentarne il prelievo senza mirare all’eradicazione della specie noi chiediamo di agire. Per sola carità di patria sottaciamo il mai accertato pericolo che anche da noi non ci siano casi di cinghiali contaminati come avvenuto in provincia di Vercelli. Questo è il momento dell’assunzione delle responsabilità. Chi non se la sente o non ne ha il coraggio deve fare un passo indietro. E’ quello che chiediamo a chi si mette di traverso per trovare una sana e partecipata decisione all’assumere iniziative atte a ridurre l’alto numero dei cinghiali presenti nel nostro territorio. Non siamo sfavorevoli ai cacciatori ma contro chi strumentalizza il loro mondo per fini squisitamente personali ed elettorali. Al presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, chiediamo di rimuovere la delega alla caccia e pesca al consigliere delegato Giovanni Staniscia che è risultato un freno alle politiche attive dell’ente e non certo un valore aggiunto”.

lunedì 8 aprile 2013

Caccia alla volpe. La Provincia di Teramo replica alle obiezioni mosse dal WWF e dagli animalisti

In replica alle obiezioni mosse dal WWF e dagli animalisti al Piano di contenimento della volpe, gli uffici tecnici del settore fanno presente che: “L’art. 44 della Legge Regionale sulla protezione della fauna e sulla caccia - L.R. 28 gennaio 2004, n° 10 - affida alle Province il compito di autorizzare specifici piani di contenimento di tali specie. In particolare la norma prevede che le Province possono autorizzare piani di abbattimento d’intesa con gli ATC; piani che nelle zone vietate alla caccia viene esercitato sentito l’ISPRA mentre questo parere non è contemplato nei territori di caccia libera ed è questo il caso del Piano autorizzato dalla Giunta.

Nel caso della volpe gli autori ed i tecnici la indicano come una specie in grado di influire negativamente sugli incrementi riproduttivi delle specie di piccola selvaggina quali lepri, fagiani e starne principalmente, oltreche insidiare costantemente pollai, strutture zootecniche, ecc.. Si tratta di catturare o abbattere, un numero ben circoscritto di capi, spesso distinguendo anche la classe d’età e di sesso, con metodologie controllate ed alla presenza di Guardiacaccia. In alcuni casi, ed è quello delle volpi e dei cinghiali, le tecniche utilizzate coincidono con quelle dell’attività venatoria, ma questo non vuol dire si tratti di caccia liberalizzata. Nella fattispecie specifica, il Piano è stato redatto dagli Ambiti Territoriali di Caccia Salinello e Vomano seguendo le indicazioni della legislazione regionale e sulla base della relazione tecnica di un agronomo”.

A questo proposito l’assessore all’attività venatoria, Giuseppe Antonio Di Michele, dichiara: “Il piano ha la durata di appena 15 giorni, anche se le operazioni si concentrano in 6 in quanto la sua attuazione è affidata a forze volontarie, e si concluderà domenica 14 aprile.. Le metodologie utilizzate sono le medesime che l’ente adotta nei propri territori di competenza da circa 15 anni; al termine gli ATC consegneranno alla Provincia una relazione conclusiva con tutti i verbali redatti dagli operatori per l’elaborazione dei dati statistici”.

La Provincia di Teramo, spiega il settore Caccia e Pesca dell’ente, attua dall’anno 1998 il controllo di diverse specie faunistiche “emergenti”, quali cinghiali, volpi, corvidi, ecc., che, proprio nello spirito della citata norma, provocano un impatto più o meno significativo sulle attività umane, sulla viabilità o sulle altre specie faunistiche. Un esempio per tutti è quello del cinghiale, specie che causa una vera e propria emergenza per la consistenza dei danni provocati alle colture agricole ed alla viabilità stradale. Per questa specia, proprio attraverso i Piani di contenimento, la Provincia ha ottenuto una significativa diminuzione dei danni alle colture agricole, risultato ancor importante visto che l’importo annuo erogato dagli Provincia e Regione a rimborso dei danni - che per il 2012 a Teramo si è attestato sui 260.000 euro - è destinato a ridursi drasticamente per il taglio delle risorse a disposizione.

I risultati di tali contenimenti, ricorda il Settore, sono costantemente monitorati dal Servizio Caccia Pesca Micologia con il supporto dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e dimostrano come tali abbattimenti raggiungono gli obiettivi prefissati, ovvero favoriscono gli incrementi riproduttivi della piccola selvaggina attraverso un riequilibrio delle densità delle popolazioni di volpe all’interno degli Istituti di tutela. 

 Teramo 8 aprile 2013

venerdì 5 aprile 2013

Autorizzate a Teramo le braccate alla volpe. Il WWF: «Iniziativa incivile e illegittima».

COMUNICATO STAMPA DEL 05 APRILE 2013 


Squadre composte da tantissimi cacciatori libere di sparare in piena stagione riproduttiva. Nessuna valutazione di incidenza né pareri dell’ISPRA. 

TERAMO – Con una delibera di Giunta del 26 marzo, la Provincia di Teramo ha autorizzato, su tutto il territorio provinciale, squadre con fino a 30 cacciatori che con il metodo della braccata potranno abbattere le volpi che in questo periodo allevano la propria prole. Una scelta incivile, sostanzialmente inutile e illegittima. Tra l’altro l’autorizzazione non è stata preceduta dalla valutazione di incidenza, indispensabile visto che la volpe è una specie preda dell’aquila reale. Non c’è stata inoltre, né poteva esserci alcuna approvazione da parte dell’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che, per legge, è l’unico ente scientifico autorizzato a rilasciare pareri alle amministrazioni locali in merito alle scelte di gestione faunistica. 

Il WWF ha sentito i dirigenti dell’ISPRA che confermano come in questi casi le amministrazioni provinciali non vengano mai autorizzate ad effettuare la caccia alla volpe in territorio libero (ossia in aree non sottoposte a gestione venatoria programmata) in braccata, vale a dire con orde di cacciatori che circondano vaste porzioni di territorio spaventando tutto quello che incontrano e con il rischio di abbattere accidentalmente altre specie animali e arrecando comunque un notevole disturbo proprio in un periodo particolarmente delicato qual è quello riproduttivo. 

Dichiara Luciano di Tizio, presidente del WWF Abruzzo: «Si tratta di una scelta deprecabile non solo per il danno che viene arrecato alle altre specie animali, ma anche perché simili interventi vengono spacciati per “riequilibri degli ecosistemi naturali” quando invece hanno il solo obiettivo di favorire l’espansione di altre specie di interesse venatorio come lepri e fagiani, artificialmente reintrodotti in natura e artificialmente tutelati perseguitando il loro predatore naturale. La volpe tra l’altro preda grandi quantità di roditori ed è per questo utile all’agricoltura e persino alla sanità umana. L’interesse venatorio nel Teramano viene tuttavia privilegiato a danno di quello della collettività tutta, alla quale viene comunque sottratto un ecosistema sano ed equilibrato». 

Il WWF ha inviato un esposto al Corpo Forestale dello Stato chiedendo di verificare eventuali responsabilità nella infelice scelta operata dall’ente locale ed auspica che vengano immediatamente interrotte le battute di caccia nelle campagne del teramano. 


giovedì 4 aprile 2013

Carsoli (AQ), bloccati e denunciati due cacciatori bracconieri

Carsoli. Due bracconieri, D.S.S. di 44 anni e D.G.E. Di 61 anni, entrambi residenti a Carsoli, sono stati sorpresi, dagli agenti forestali, a caccia in un periodo di divieto assoluto.

Nel corso di un appostamento effettuato per contrastare il fenomeno del bracconaggio in località "Le Puzzelle" di Carsoli, dopo un breve inseguimento, i forestali hanno bloccato i due cacciatori di frodo mentre trascinavano a mano la carcassa di un grosso esemplare maschio di cinghiale con l'intento di caricarlo su un'autovettura.

Colti in flagrante i due cacciatori, in possesso di regolare porto di fucile per uso caccia, non hanno potuto far altro che ammettere le proprie responsabilità. Per loro è scattata l'immediata denuncia all'Autorità Giudiziaria.

Gli Agenti hanno provveduto anche al sequestro della carcassa dell'animale, delle carabine utilizzate per l'abbattimento e del relativo munizionamento. I due rischiano fino ad un anno di arresto o l'ammenda fino a 2.500 euro, oltre a pesanti sanzioni amministrative e la pena accessoria della sospensione del porto d'armi da uno a tre anni.

sabato 16 marzo 2013

Febbo: Caccia in Abruzzo, sciacallaggio contro buon lavoro della Regione

L'Aquila. In Trentino alcune associazioni animaliste ed ambientaliste tra cui il Wwf hanno votato un provvedimento che tiene conto delle dinamiche riproduttive delle specie, in particolare degli ungulati.

Prima uccidere i cuccioli di cervo o capriolo. Poi la madre. Lo dice la Clausola ad un comma del regolamento del Comitato faunistico provinciale del Trentino richiesta dagli ambientalisti per evitare la sofferenza dei piccoli. A volerlo e votarlo sarebbero stati proprio i rappresentanti del Wwf e del Pan Eppaa. Un atteggiamento certo estremo, ma che dimostra come sia possibile ed anzi opportuno effettuare una gestione faunistica consapevole, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate.
“In Abruzzo invece, dove ad oggi è comunque vietato cacciare sia i cervi sia i caprioli, abbiamo assistito all'inutile e puerile battaglia del Wwf, e di alcuni consiglieri regionali che l'hanno sostenuta, contro il documento 'Indirizzi generali di gestione per la popolazione di cervo e capriolo' – dichiara l’assessore regionale Febbo - tale documento, é bene ricordarlo, fissa importanti principi ed introduce regole basilari per una corretta gestione faunistica degli ungulati, che contemperi le esigenze di tutti i soggetti (animalisti, cacciatori, agricoltori, istituzioni, organismi di vigilanza, etc) in qualche modo e a diversi livelli coinvolti nella gestione stessa.

Per la prima volta nella Regione Abruzzo é stata adottata una simile iniziativa, sicuramente meritevole, specie in considerazione della 'qualifica' dell'Abruzzo come regione verde d'Europa, ma tale provvedimento é stato fortemente criticato, addirittura tirando in ballo Bambi e l'innocenza del mondo delle favole, con un accanimento che, alla luce del recente provvedimento del Trentino - conclude Febbo - appare ora più che mai squisitamente politico e teso a strumentalizzare qualsiasi azione positiva ed al passo coi tempi intrapresa da questo assessorato in campo faunistico”.

mercoledì 13 marzo 2013

Chieti. Problematica cinghiali: D'Amico scrive al presidente della Regione e ai responsabili delle commissioni agricoltura, caccia e pesca

CHIETI. Lettera sulla problematica dei cinghiali scritta dal consigliere provinciale e capogruppo P.D., Camillo D'Amico, al presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, al Consigliere delegato alla caccia e pesca, Giovanni Staniscia e al Presidente della commissione consiliare Agricoltura, Caccia e Pesca, Franco Moroni:
"Gentilissimi Presidenti della provincia e commissione consiliare, consigliere delegato,
la notizia riportata da tutti gli organi stampa e televisivi dei cinghiali contaminati da materiale altamente radioattativo riscontarti tra i resti di quelli abbattuti in Valsesia, provincia di Vercelli, non deve lasciarci disinteressati. 
Il fatto che i cinghiali siano presenti su tutto il nostro territorio provinciale in numero elevato e, probabilmente, molto superiore alla norma non deve essere certificato da nessuno perché è un dato visivo e concreto riscontrato quotidianamente. 
La cosa è talmente palese che, al di là dei frequenti fatti di cronaca ove si annotano avvistamenti di branchi e d’incidenti anche gravi, è a Voi noto quanto possente sia il fenomeno del bracconaggio che alimenta l’illegale mercato della carne di quest’ungulato; tra l’altro qualche evento luttuoso è già accaduto purtroppo non adeguatamente sanzionato. 
Non intendo ancora qui alimentare una sterile quanto inutile polemica allorquando, all’inizio dell’attuale legislatura, avete bloccato l’avvio di un programmato regolamento che tendeva a porre rimedio all’alto ed incontrollato numero di cinghiali presenti nel nostro territorio; quella scelta, che aveva una sua verifica dopo già dal suo primo anno di applicazione, era stata faticosamente portata a compimento dall’ex assessore alla Caccia e Pesca, Antonio Tamburrino, tentava di dare un controllo al territorio. 
Voi fermaste quella scelta per puro calcolo elettorale ma, da allora, nulla avete fatto. 
La notizia che proviene dalla provincia di Vercelli non rende noi immuni dal medesimo pericolo per il solo fatto che qui i controlli sanitari sui capi abbattuti non è obbligatorio. Il regolamento da noi predisposto e da voi bloccato lo prevedeva. 
Vi chiedo pertanto:
- la predisposizione di un regolamento atto a garantire il controllo sistematico del territorio che si contestualizzi con un contenimento numerico della specie cinghiale;
- la predisposizione di un accordo di programma con il servizio veterinario dell’ASL Chieti – Lanciano – Vasto che renda obbligatorio il controllo sanitario di tutti i capi abbattuti alfine di avere certezza nei consumatori per la successiva commestibilità; 
- l’aumento dei controlli sul territorio che prevenga e combatta il grave ed illegale fenomeno del bracconaggio.
Le province come istituzione, probabilmente, andranno a finire. 
Personalmente non sono daccordo anche se ritengo vadano profondamente riviste per funzioni e dimensioni amministrative, pur dovendo le stesse mantenere una piena legittimazione democratica a carico dei cittadini elettori per quanti sono chiamati al governo ed all’opposizione, ma è in questa fase storica che bisogna dimostrare prontezza adeguata nel dare risposte ai problemi di cui si ha ancora competenza. 
Questa che vi sottopongo ne è una importante di cui i cittadini hanno piena contezza. 
Mi aspetto una risposta ed un iniziativa solerte.
Con immutata stima porgo cordiali saluti".

giovedì 7 marzo 2013

Aielli (AQ), caccia nel parco: indagati 5 bracconieri

Aielli, caccia nel parco: indagati 5 bracconieri

Accusati di associazione a delinquere, sequestrati fucili e trofei. Per uccidere utilizzavano anche trappole e bocconi di carne avvelenata

AVEZZANO. Associazione a delinquere finalizzata al bracconaggio nel parco regionale Sirente Velino. Con questa accusa il pubblico ministero Guido
Cocco ha chiuso l’inchiesta a carico di cinque persone di Aielli. Si tratta di Giuseppe Cesarini, 58 anni, Emilio Angeloni (64), Sergio Angeloni (60), Antonio Macerola (65) e Daniel Ioan Chetan (30).
Secondo le accuse i cinque hanno «esercitato più volte la caccia di animali (alcuni dei quali protetti) quali lupi, cinghiali, fagiani, cervi, caprioli, coturnici, allodole cappellute, gallinelle d’acqua, picchi rossi, pernici, germani reali all’interno del perimetro del parco regionale Sirente Velino con il ricorso a mezzi vietati (trappole e bocconi di carne avvelenata) e, in alcuni casi, persino in divieto di divieto generale».
I presunti reati, sempre in base a quanto ricostruito durante le indagini, sono stati commessi dal gennaio 2010 all’8 settembre 2011. Macerola è un maresciallo dell’Esercito in pensione. Emilio Angeloni è accusato anche di avere illegalmente detenuto, nonostante il divieto di revoca del porto d’armi, una serie di armi, fra le quali fucili e pistole.
Le indagini sono state portate a termine dal Corpo forestale dopo la segnalazione arrivata «dal mondo venatorio». In pratica, alcuni cacciatori rispettosi della legge si sono ribellati e hanno segnalato azioni illegali all’interno dell’area protetta.
In abitazioni e garage degli indagati sono stati sequestrati dieci fucili calibro 12 a canne lisce più lunghe del normale e con visori notturni, una carabina calibro 22, un fucile a canne mozze e fucili ad aria compressa. Ma c'erano anche coltelli e una roncola. Nei congelatori dei frigoriferi anche carne di animali cacciati. Senza contare i trofei, fra cui una testa di cervo. Uno degli indagati, sempre in base a quanto accertato dalla Forestale, esibiva in casa la foto di un lupo appena ucciso. I cinque indagati avrebbero agito fra Aielli, Cerchio, Ortona dei Marsi, Venere, Gioia e altri territori del parco Sirente Velino.
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Salvatore Carmelo Occhiuto,
Franco Colucci, Domenico Simone, Domenico Massaro, Patrizia Coletta e Antonio Milo.

mercoledì 6 marzo 2013

Casalbordino: il morto ammazzato vale 16 mesi di pena

A CACCIA
Lo uccise scambiandolo per un cinghiale, condannato ad un anno e 4 mesi
L’uomo ha patteggiato

VASTO. Ha patteggiato davanti al Tribunale di Vasto la pena a un anno e quattro mesi di carcere per omicidio colposo F.T., 60 anni di Casalbordino.
L’uomo lo scorso 31 luglio uccise con un colpo di fucile il suo compaesano Gabriele Di Tullio. F.T. si era sempre difeso dichiarando che aveva colpito di notte Di Tullio in un appezzamento di terreno in località San Pietro Sud a Casalbordino scambiandolo per un cinghiale. Il tribunale ha accolto le richieste avanzate dalla difesa dell'imputato di patteggiamento assolvendo Di Tullio dall'accusa di omissione di soccorso. L'udienza si è tenuta a porte chiuse.
Di Tullio venne ritrovato morto alle 5 di mattina dal nipote in un campo di famiglia in località San Pietro Sud, lungo la strada statale 16, a pochi chilometri dallo svincolo autostradale Vasto Nord dell'A14, ucciso qualche ora prima da un colpo d'arma da fuoco che gli recise l'arteria femorale della gamba sinistra. Una volta colpito, l’uomo avrebbe compiuto pochi passi prima di cadere faccia a terra sotto un ulivo. Nei pressi del cadavere vennero trovate una decina di pannocchie, raccolte poco prima di morire tra le piante alte all'incirca un metro e ottanta. L'auto della vittima, una Opel Corsa Bianca, venne ritrovata parcheggiata sul ciglio della strada. Proprio questo lasciò pensare che l’omicidio si fosse compiuto proprio lì dove il corpo venne trovato trovato. Fin da subito gli inquirenti sospettarono che la morte fosse stata accidentale. L'uomo aveva perso la moglie una decina di anni fa, e aveva due figlie di 13 e 20 anni.

lunedì 4 febbraio 2013

Prolungata stagione venatoria per colombaccio

(REGFLASH) Pescara, 4 feb. Per la caccia alla specie colombaccio, la stagione venatoria è stata prorogata fino al 10 febbraio nelle province di Chieti, Pescara e Teramo, nella forma dell'appostamento fisso e temporaneo senza l'ausilio del cane. La facoltà di prolungare la caccia al colombaccio, da parte delle singole Province, è prevista dalla legge 157/97 e delle indicazioni scientifiche dell'ISPRA. La proroga è stata disposta dopo l'acquisizione del parere obbligatorio e vincolante della stessa ISPRA. (REGFLASH) US13/02/04

venerdì 1 febbraio 2013

Rieti – sanzionati cacciatori della provincia di L’Aquila

Il Corpo Forestale dello Stato: nel mese di gennaio più alto il numero di rilievi penali ed amministrativi - maggiori controlli nel periodo finale dell'attività venatoria.

Il 30 gennaio è ultimo giorno di caccia al cinghiale. A comunicarlo è il Comando Provinciale di Rieti del Corpo Forestale dello Stato. Proprio in considerazione di questa scadenza, la Forestale ha intensificato i controlli nella giornata di domenica 27.

Significativo quanto scoperto dai Comandi Stazione Forestale di Antrodoco e Posta, coordinati dall’Ispettore Giovanni Borseti. I fatti sono avvenuti nel versante orientale di “Monte Giano”, nel Comune di Antrodoco. Ad essere controllati sono stati dei cacciatori provenienti dalla provincia di L’Aquila. Un cinghiale, infatti, era stato abbattuto al di fuori della zona assegnata. I cacciatori avevano cercato di recuperarlo, sconfinando in un territorio diverso da quello legittimo.

Stante la natura impervia del territorio a tratti anche coperto da una coltre di neve, gli Agenti opportunamente appostati, hanno però seguito tutti i movimenti dei seguaci di Diana, riuscendo quindi ad intercettarli ed a recuperare, non senza difficoltà, il cinghiale abbattuto. Si trattava di una femmina del peso di circa 120.

Violazioni di ordine amministrativo, tra le quali anche quelle al Codice della Strada.

Da un’analisi dei dati condotta dal Comando Provinciale di Rieti, è però emerso come il mese di gennaio è quello che fa registrare il più elevato numero di illeciti in ambito venatorio. Illeciti sia amministrativi che penali. Una intensificazione degli interventi in materia venatoria, senz’altro opportuna. La stessa Forestale comunica pertanto che manterrà l’attività di controllo al fine di garantire che questi ultimi giorni di attività venatoria, siano condotti all’insegna del buon senso e del rispetto delle normative in vigore

Non guasta ricordare che per segnalare eventuali violazioni sia in materia di caccia che in campo ambientale è sempre possibile contattare il numero verde 1515 del Corpo Forestale dello Stato attivo 24 ore su 24 e sempre gratuito sia da rete fissa che mobile.

giovedì 3 gennaio 2013

Vicoli (Pe). Cacciatore scivola, parte colpo e muore

Camminava su sentiero in salita, raggiunto da proiettile fucile

(ANSA) - PESCARA, 3 GEN - Un cacciatore di 66 anni di Civitanova Marche (Macerata) e' morto questa mattina nelle campagne di Vicoli (Pescara). Secondo quanto ricostruito delle forze dell'ordine, l'uomo camminava lungo un sentiero in salita quando e' inciampato: nella caduta, dal suo fucile Beretta e' partito accidentalmente un colpo che lo ha raggiunto al petto, uccidendolo all'istante. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Penne (Pescara), il medico legale e il magistrato di turno

lunedì 31 dicembre 2012

Scafa (Pe). A caccia durante l'orario di servizio

SCAFA LA CORTE DEI CONTI CONDANNA PER DANNO ERARIALE IL DIRIGENTE DEL DISTRETTO SANITARIO E ALTRE 4 PERSONE

A caccia durante l'orario di servizio
Nelle intercettazioni: «Mi si sono persi i cani, che me ne frega di lavorare. Manda via tutti»

A caccia, a spasso per i boschi, oppure a tinteggiare la casa di un superiore (dove naturalmente erano arrivati con l'auto di servizio).

Tutti, però,risultavano al lavoro, con tanto di cartellino timbrato. Per questo cinque impiegati del distretto sanitario di Scafa della Asl di Pescara (tra i quali un dirigente e 4 infermieri), sono stati condannati a risarcire l'azienda sanitaria per la mancata prestazione lavorativa e il danno arrecato all'immagine. Lo ha deciso la sezione giurisdizionale per l'Abruzzo della Corte dei conti (Martino Colella, presidente, Federico Pepe, consigliere e Elena Tomassini, relatore; a sostenere «l'accusa» il procuratore Massimo Perin). A giudizio di responsabilità amministrativa erano stati chiamati R.A., 64 anni, dirigente, (che dovrà pagare 33.537 euro), F.D.D. 54 anni, (520 euro), N.N., 52 anni (839 euro), D.B., 57 anni (728 euro), e M.B., 54 anni (659 euro). Il primo, in particolare, deve rispondere anche dell'affidamento di alcuni lavori eseguiti nel distretto sanitario da parte di una ditta privata senza l'autorizzazione della Asl. Tutto nasce da un'indagine del 2008 della squadra mobile di Pescara, che culmina con l'arresto (ai domiciliari), di alcuni degli indagati. La giustizia penale non ha ancora terminato il suo corso, non essendo stata pronunciata alcuna sentenza definitiva di condanna, ma quella contabile (in ossequio a una giurisprudenza ormai abbondantemente consolidata), ha potuto comunque procedere col giudizio di responsabilità.L'indagine, che si era avvalsa anche di intercettazioni telefoniche e pedinamenti, aveva messo in luce un sistema di mala gestione che si traduceva spesso in disservizi e disagi nei confronti dei pazienti, che aspettavano ore nella speranza di essere visitati e che, infine, venivano rimandati a casa senza tanti scrupoli. Senza contare «una consolidata prassi di assenteismo e utilizzo delle pubbliche risorse per scopi personali» da parte del dirigente R.A.. Eloquente è la telefonata intercettata dalla polizia nel novembre del 2008. «Ma oggi non vieni a lavorare? diceva la segretaria al dirigente. «A Nà, mi si sono persi i cani, che c. me ne frega a me di lavorare». A questo punto la donna aggiungeva: «Allora devo mandare via tutti»? Risposta: «Sì, sì, puoi mandare via tutti», ove per «tutti» si intendevano i pazienti in attesa. Dalle indagini della squadra mobile, inoltre, era anche emerso che il dirigente «si serviva di medici e infermieri del distretto per curare i propri cani, feritisi nel corso delle battute venatorie». Tutto questo avveniva nei locali aziendali. Sempre secondo le risultanze investigative il professionista si sarebbe avvalso di due dipendenti del distretto per svolgere lavori edili nella propria abitazione. I due, col badge timbrato, anziché essere nei poliambulatori erano stati visti dalla polizia mentre uscivano dall'abitazione del superiore con grossi secchi di vernice nelle mani.

domenica 23 dicembre 2012

Pescosansonesco (PE), stop alla caccia con alcune armi

Dopo l’incidente mortale durante una battuta, il sindaco impone nuove regole «Simili tragedie non devono ripetersi, ecco il perché di queste severe limitazioni»

PESCOSANSONESCO. Il sindaco Nunzio Di Donato ha emanato un’ordinanza contigente e urgente di «divieto dell’esercizio dell’attività venatoria con l’utilizzo di armi ad anima rigata», con l’obiettivo della salvaguardia della pubblica incolumità, del rispetto della quiete e dell’ordine pubblico nell’intero territorio comunale. L’iniziativa del primo cittadino prende le mosse dal recente incidente di caccia avvenuto nelle campagne di Pescosansonesco nel quale ha perso la vita un 58enne di Cugnoli.

A esplodere, per errore, il colpo mortale, fu un giovane che partecipava alla battuta insieme ad altri 10 compagni: un 25enne di Alanno che ha scambiato l’amico per un cinghiale. Una tragedia che ha sconvolto, famiglie, cacciatori, interi paesi della Val Pescara.

«Con l’intenzione di evitare il ripetersi di simili tragedie e per elevare il grado di sicurezza di tutto il terriorio», spiega Di Donato, «abbiamo voluto dare una disciplina a chi vuole praticare la caccia dentro i nostri confini territoriali». Il divieto punta a escludere le armi con anima rigata, utilizzate per caccia al cinghiale o altri animali di grossa taglia. «Si tratta di armi a lunga gittata, le carabine», spiega l’esperto cacciatore Antonio Macciocca, «che coprono una distanza anche di un chilometro e mezzo. La particolarità è che utilizzando questo tipo di arma, se si manca il bersaglio, il proiettile continua la sua corsa in relazione alla potenza impressa, senza che chi lo ha esploso possa sapere che cosa in realtà vada a colpire. L’uso di questo tipo di carabina dovrebbe essere limitato solo a cacciatori esperti».

«In realtà», interviene un cacciatore di più lungo corso, Emidio Finocchi, «quasi tutti i praticanti l’attività venatoria possiedono una carabina, a canna liscia o rigata che sia, anche se una parte significativa di colleghi cacciatori non ama usarle o le utilizza raramente. Il motivo è che lo si deve fare solo in territori che garantiscono la piena sicurezza. Insomma occorre molta prudenza: scegliere bersagli che hanno come sfondo zone non frequentate o rilievi dove i colpi possono concludere il loro percorso e comunque lontane da nuclei abitati». Il sindaco osserva come la vocazione agricola del territorio porti molte persone a lavorare nei campi, la cui incolumità potrebbe essere messa a rischio dall’attivà venatoria. Pesanti sono le sanzioni per i trasgressori, oltre a quanto previsto dal codice penale.

Walter Teti

venerdì 21 dicembre 2012

Dalla Corte Costituzionale un nuovo schiaffo per la Regione Abruzzo sulla caccia. Il WWF: ormai perso il conto delle bocciature.

COMUNICATO STAMPA DEL 21/12/2012

Dalla Corte Costituzionale un nuovo schiaffo per la Regione Abruzzo sulla caccia.

Il WWF: ormai perso il conto delle bocciature. Prossimo passo, la Corte dei Conti.

Il WWF interviene sull'ennesima bocciatura rimediata davanti alla Corte Costituzionale dalla Regione Abruzzo in materia di caccia. La Corte con la sentenza 310/2012 ha bocciato la Legge Regionale 43/2011 con la quale il Consiglio regionale aveva prorogato a gennaio la caccia al Cinghiale. La Corte ha censurato sia la procedura seguita, per aver approvato la norma con Legge regionale e non con atto amministrativo di Giunta, sia i contenuti della stessa in quanto si è prorogata la caccia al cinghiale oltre i limiti previsti dalla norma nazionale.

Dichiara Dante Caserta, vicepresidente nazionale del WWF “Ormai abbiamo difficoltà a tenere il conto delle bocciature rimediate davanti ai giudici da parte di questa amministrazione regionale. Siamo a due sentenze delle Corte Costituzionale su altrettante leggi, cinque pronunce del TAR sui calendari venatori, una ordinanza del Consiglio di Stato: questa è la cosiddetta gestione dell'attività venatoria in Abruzzo. E' un fallimento completo a danno del patrimonio collettivo costituito dalla fauna. Nonostante i nostri appelli e i nostri documenti inviati in questi anni neanche l'evidenza dei fatti e le censure ottenute ad ogni livello della Magistratura hanno fatto cambiare strada ai nostri amministratori. Purtroppo alcune di queste sentenze arrivano a prelievi già realizzati in maniera illegittima. Ormai ci rimane un'ultima strada giudiziaria da percorrere, quella della Corte dei Conti a cui presto invieremo un dossier su tutta la materia. Riteniamo che chi ripetutamente stravolge le leggi per favorire i cacciatori a scapito della tutela della fauna selvatica deve risponderne direttamente anche perchè impegna per mesi e mesi le strutture e i funzionari che hanno un costo sostenuto da tutta la collettività”.


Qui sotto la sentenza per esteso.



Sentenza 310/2012
Giudizio 
Presidente QUARANTA - Redattore LATTANZI
Udienza Pubblica del 20/11/2012 Decisione del 12/12/2012
Deposito del 20/12/2012 Pubblicazione in G. U.
Norme impugnate: 
Art. 5, c. 1°, della legge della Regione Abruzzo 13/12/2011, n. 43.
Massime: 
Atti decisi: 
ric. 26/2012

SENTENZA N. 310
ANNO 2012


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Alfonso QUARANTA; Giudici : Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Sergio MATTARELLA, Mario Rosario MORELLI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 13-15 febbraio 2012, depositato in cancelleria il 17 febbraio 2012, ed iscritto al n. 26 del registro ricorsi 2012.

Udito nell’udienza pubblica del 20 novembre 2012 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi;

udito l’avvocato dello Stato Giacomo Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1.− Con ricorso notificato il 13 febbraio 2012 e depositato il successivo 17 febbraio (reg. ric. n. 26 del 2012) il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali», in riferimento all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.

La disposizione impugnata proroga il prelievo venatorio del cinghiale, per la stagione di caccia 2011-2012, fino al 5 gennaio 2012.

Il ricorrente ritiene anzitutto che la disposizione impugnata sia lesiva dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. perché ha assunto veste legislativa, mentre dall’art. 18, commi 2 e 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), si desume la necessità di procedere all’approvazione del calendario venatorio in via amministrativa.

L’impiego della legge, infatti, frustrerebbe sia la necessità di garantire pronte modifiche del calendario, sia l’esercizio delle competenze attribuite in materia all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) dalla legislazione statale.

In secondo luogo, la proroga dell’attività venatoria fino al 5 gennaio, a parere del ricorrente, contrasta con l’art. 18, comma 1, lettera d), della legge n. 157 del 1992, che invece, quanto al cinghiale, la limita al periodo compreso tra il 1° ottobre ed il 31 dicembre, ovvero tra il 1° novembre e il 31 gennaio e comunque per un periodo massimo di 90 giorni, nel caso di specie superato perché la caccia era stata aperta il 18 agosto e pertanto si sarebbe dovuta chiudere il 18 novembre.

La norma impugnata avrebbe perciò invaso un’area riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, in relazione alle forme di approvazione del calendario venatorio a fini di tutela della fauna.

2.− La Regione Abruzzo non si è costituita.

Considerato in diritto

1.− Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali», in riferimento all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.

2.− La questione è fondata, per la parte in cui si contesta alla Regione di avere approvato previsioni proprie del calendario venatorio con legge anziché con atto secondario.

La disposizione impugnata disciplina l’arco temporale aperto per la caccia al cinghiale durante la stagione 2011-2012, ovvero un profilo proprio del calendario venatorio, e lo proroga fino al 5 gennaio 2012, ponendosi in contrasto con l’art. 18, comma 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), che, con una disposizione finalizzata alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.), regola la materia e non consente alla Regione di provvedere in proposito per mezzo della legge.

Come questa Corte ha ripetutamente affermato, infatti, «appare evidente che il legislatore statale, prescrivendo la pubblicazione del calendario venatorio e contestualmente del “regolamento” sull’attività venatoria e imponendo l’acquisizione obbligatoria del parere dell’ISPRA, e dunque esplicitando la natura tecnica del provvedere, abbia inteso realizzare un procedimento amministrativo, al termine del quale la Regione è tenuta a provvedere nella forma che naturalmente ne consegue, con divieto di impiegare, invece, la legge-provvedimento» (sentenza n. 20 del 2012; in seguito, sentenze n. 105 del 2012 e n. 116 del 2012).

3.− Il vizio di legittimità costituzionale appena indicato colpisce non solo l’impugnato comma 1 dell’art. 5, ma, in via consequenziale, l’intero testo di tale disposizione (sentenza n. 105 del 2012), ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale). Infatti, il comma 2, nel vietare la caccia al cinghiale nei giorni del 25 dicembre 2011 e del 1° gennaio 2012, è afflitto dal medesimo vizio appena rilevato con riguardo al comma 1, mentre il comma 3, nel disciplinare con altra prescrizione la caccia durante il periodo di proroga sancito dal comma 1, è del tutto privo di significato una volta dichiarato illegittimo quest’ultimo.

4.− Resta assorbita la censura di violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., per avere la disposizione impugnata stabilito un periodo di caccia al cinghiale diverso e più lungo di quello consentito dalla legge dello Stato.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali»;

2) dichiara l’illegittimità costituzionale in via consequenziale dell’articolo 5, commi 2 e 3, della legge della Regione Abruzzo n. 43 del 2011.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2012.

F.to:

Alfonso QUARANTA, Presidente

Giorgio LATTANZI, Redattore

Gabriella MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 20 dicembre 2012.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Gabriella MELATTI


martedì 11 dicembre 2012

Abruzzo: il TAR nega sospensione di divieto di caccia

Con ordinanza n. 63 del 29 agosto 2012 il sindaco di Pianella (provincia di Pescara) disponeva il divieto di caccia nell’intera parte di Contrada Nardangelo e parte di Contrada Astignano. L’Ambito territoriale di caccia “Pescara” ricorreva al TAR (sezione staccata di Pescara, sezione prima) che con ordinanza n. 250 del 6 dicembre 2012, depositata in segreteria il 7 dicembre 2012, respingeva l’istanza di sospensione avanzata dal ricorrente. Il TAR ha rilevato infatti “che i fatti addotti dal Comune resistente appaiono circostanziati e sintomatici della possibilità del verificarsi di pericoli per la sicurezza pubblica in ragione dello svolgimento dell’attività venatoria nelle aree in questione; e che, inoltre, anche con riguardo al periculum, la domanda cautelare non appare meritevole di accoglimento, in ragione dell’imminenza della naturale scadenza della stagione venatoria”.

Fonte: LAC newsletter del 07 dicembre 2012

domenica 9 dicembre 2012

Il TAR boccia il ricorso dell'ATC di Pescara: legittima l' ordinanza comunale di Pianella sul divieto di caccia

N. 00250/2012 REG.ORD.CAU.
N. 00485/2012 REG.RIC.           
REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 485 del 2012, proposto da:


Comitato di Gestione dell'Ambito Territoriale di Caccia "Pescara", rappresentato e difeso dall'avv. Andrea Cocchini, con domicilio eletto presso Tar Pescara, via Lo Feudo 1;


contro
Comune di Pianella, Comune di Pianella Sindaco; Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in L'Aquila, via Buccio di Ranallo S.Domenico; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
dell'ordinanza n. 63 del 29 agosto 2012 con cui il Sindaco del Comune di Pianella ha disposto il divieto dell'esercizio dell'attività venatoria nell'intera parte di C.da Nardangelo e parte di C.da Astignano.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012 il dott. Massimiliano Balloriani e uditi per le parti i difensori l'avv. Andrea Cocchini per il Comitato ricorrente e l'avv. distrettuale dello Stato Luigi Simeoli per il Ministero intimato;


Considerato che, ad un primo esame, tipico della presente fase cautelare, il ricorso non presenta il prescritto fumus di fondatezza, atteso che i fatti addotti dal Comune resistente appaiono circostanziati e sintomatici della possibilità del verificarsi di pericoli per la sicurezza pubblica in ragione dello svolgimento dell’attività venatoria nelle aree in questione;
che, inoltre, anche con riguardo al periculum, la domanda cautelare non appare meritevole di accoglimento, in ragione dell’imminenza della naturale scadenza della stagione venatoria.
P.Q.M.
Respinge l’istanza cautelare.
Spese compensate.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Michele Eliantonio, Presidente
Dino Nazzaro, Consigliere
Massimiliano Balloriani, Consigliere, Estensore



L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE




DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/12/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

lunedì 3 dicembre 2012

Abruzzo. Il Prelievo venatorio della specie fagiano cessa dal 30/11/2012

La caccia alla specie Fagiano cessa a decorrere dal 30/11/2012 per effetto della sentenza TAR 589/2012. La Regione Abruzzo con nota n. RA271623 del 30/11/2012 ha comunicato gli effetti della sentenza TAR in parola che accogliendo le doglianze dei ricorrenti al calendario venatorio ha stabilito la sospensiva per quanto concerne i periodi di chiusura della caccia alle specie beccaccia e fagiano. In particolare la nota regionale chiarisce che la caccia alla beccaccia è già stato regolamentata con successive modifiche al calendario venatorio mentre il prelievo venatorio del fagiano cessa alla data del 30/11/2012.


ORDINANZA TAR 589/2012 - circolare regione Abruzzo n. RA271623 del 30/11/2012 (Pubblicata sul sito della Regione Abruzzowww.regione.abruzzo.it/caccia/)

Fonte: provincia.chieti.it 

domenica 2 dicembre 2012

Caccia a cervo e capriolo in Abruzzo: il WWF e gli Animalisti Italiani hanno depositato il ricorso al TAR L'Aquila

Comunicato stampa dell'1 dicembre 2012 

Caccia a cervo e capriolo in Abruzzo: il WWF e gli Animalisti Italiani hanno depositato il ricorso al TAR L'Aquila 

Appello ai cittadini: aiutate le associazioni per sostenere le spese sui ricorsi sulla caccia. 

Il WWF e gli Animalisti Italiani nei giorni scorsi hanno depositato al TAR L'Aquila il ricorso contro l'approvazione da parte della Giunta regionale della Regione Abruzzo di un regolamento che apre la strada alla caccia al cervo e al capriolo. 

Il Documento “Indirizzi generali per la gestione delle popolazioni di Cinghiale e principi generali per la gestione delle popolazioni di Cervo e Capriolo” era stato approvato dalla Giunta Regionale nel 2011 ma, stranamente, la delibera era stata pubblicata sul BURA solo il 26 settembre 2012 probabilmente per permettere l'immediata approvazione di ulteriori provvedimenti attuativi all'Amministrazione Provinciale di Pescara il 4 ottobre (discussione poi rinviata a causa dei dubbi insorti tra gli stessi cacciatori). 

Alla pubblicazione sul BURA è seguita una forte presa di posizione da parte dell'opposizione in Consiglio Regionale sulle modalità di approvazione del documento che avrebbe leso le prerogative del Consiglio. I dubbi dell'opposizione hanno trovato conferma nel parere del Collegio per le Garanzie Statutarie della Regione che confermava la natura regolamentare del provvedimento e, quindi, la competenza del Consiglio Regionale e non della giunta per la sua approvazione. 

Dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia “La Giunta Regionale a seguito del parere del Collegio avrebbe dovuto immediatamente ritirare la Delibera ammettendo di aver compiuto un passo falso. Abbiamo aspettato fino all'ultimo un ravvedimento operoso che non c'è stato e siamo stati costretti a depositare l'ennesimo ricorso al TAR in materia di caccia. E' deprimente pensare quante risorse pubbliche – tra impegno dell'avvocatura, dei giudici e dei funzionari – si devono perdere per un provvedimento che non solo è stato censurato dal Collegio delle garanzie Statutarie ma che ha visto una vera e propria sollevazione popolare dei cittadini abruzzesi che sono contrari alla mattanza di animali come cervo e capriolo. Il buon senso avrebbe consigliato di evitare un inutile contenzioso visto che il provvedimento, a nostro avviso, è illegittimo non solo per la procedura di approvazione seguita ma anche per i contenuti. Infatti vi sono evidenti contrasti con la Legge 394/91 sui parchi, visto che il regolamento prevede che siano le province ad autorizzare l'ingresso di cacciatori nelle aree protette in aperta violazione delle norme nazionali. Purtroppo il Presidente Chiodi ha perso un'occasione per richiamare il suo assessore Febbo ad una gestione della materia venatoria più attenta alla tutela degli interessi collettivi e non a quella delle parti più estremiste del mondo venatorio, dopo anni di sconfitte davanti a TAR, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale, . Ringrazio l'Avv. Michele Pezone che ha curato l'atto e faccio appello ai cittadini abruzzesi affinché aiutino le due associazioni a sostenere le spese per tutti questi contenziosi”. 

sabato 1 dicembre 2012

Circolare della Regione Abruzzo a seguito ordinanza TAR del 07 novembre 2012


Ricorso avverso Calendario Venatorio presentato da Lega Abolizione Caccia e Associazione Vittime Caccia.Ordinanza TAR 589/2012. Circolare.

Circolare inerente all'ordinanza del TAR dell'Aquila 589/2012 relativa al Calendario Venatorio 2012-2013.

venerdì 30 novembre 2012

TAR: la Regione Abruzzo perde anche contro LAC ed Associazione Vittime della Caccia

Il 07 novembre 2012 il TAR Abruzzo accoglie il ricorso della Lega per l'Abolizione della Caccia (LAC) e dell'Associazione Vittime della Caccia ed emette ordinanza di sospensiva avverso al calendario venatorio 2012-2013 in merito alla caccia al fagiano nel mese di dicembre e ed al tempo chiusura della caccia alla beccaccia.





REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 589 del 2012, proposto da:

Lac- Lega Per L'Abolizione della Caccia, Associazione Vittime della Caccia, rappresentati e difesi dall'avv. Massimo Rizzato, con domicilio eletto presso Tar Segreteria in L'Aquila, via Salaria Antica Est;

contro
Regione Abruzzo, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in L'Aquila, Complesso Monumentale S. Domenico; 
nei confronti di
Enalcaccia; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
della delibera della giunta regionale abruzzo n.492 del 30/07/2012 limitatamente alla caccia al fagiano nel mese di dicembre e tempo chiusura caccia alla beccaccia.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Abruzzo;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 novembre 2012 il dott. Paolo Passoni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Considerato che l’istanza cautelare trova accoglimento sotto il profilo del difetto motivazionale, in relazione alle dedotte divergenze della delibera impugnata rispetto ai contenuti del parere ISPRA;



accoglie la suindicata istanza cautelare nei sensi di cui in motivazione;
Compensa le spese;
Rimette le parti alla seconda udienza del mese di giugno 2013 per la trattazione nel merito del gravame;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo (Sezione Prima) accoglie la suindicata istanza cautelare, nei sensi di cui in motivazione;
Compensa le spese;
Rimette le parti alla seconda udienza del mese di giugno 2013 per la trattazione nel merito del gravame;
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in L'Aquila nella camera di consiglio del giorno 7 novembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Saverio Corasaniti, Presidente
Paolo Passoni, Consigliere, Estensore
Alberto Tramaglini, Consigliere




L'ESTENSOREIL PRESIDENTE


DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 08/11/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)