mercoledì 14 agosto 2019

Abruzzo. Approvato Calendario Venatorio 2019-2020


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mercoledì 7 agosto 2019

Caccia in regione, tuona il WWF: la Giunta Marsilio-Imprudente inizia male. Preannunciamo ricorsi

Caccia in regione, tuona il WWF: la Giunta Marsilio-Imprudente inizia male. Preannunciamo ricorsi

L’Aquila. La nuova Giunta Regionale si presenta subito male in materia di caccia: queste le dure parole del WWF Abruzzo.

“Chi si aspettava una maggiore sensibilità sulle tematiche relative alla protezione della fauna selvatica”, spiega Filomena Ricci, delegata regionale del WWF Abruzzo, “è rimasto subito deluso. Alla prima occasione, quella della presentazione della proposta di calendario venatorio per la stagione 2019-2010, abbiamo potuto constatare un peggioramento evidente delle tutele per le specie cacciabili”.

“La proposta di calendario in discussione”, precisa, “mira ad allungare la stagione venatoria per quasi tutte le specie cacciabili, ma non solo: prevede anche la caccia a due specie (pavoncella e moriglione) che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha chiesto alle Regioni di escludere dai rispettivi calendari venatori a seguito della valutazione di uno stato di conservazione sfavorevole. Non contenta di questo, la Giunta Marsilio-Imprudente vuole concedere l’apertura anticipata della caccia a settembre a ben 23 specie: mai nessuno aveva osato tanto”.
 
“Ma ci sono anche altre disposizioni contenute nella proposta di calendario venatorio che hanno dell’incredibile come l’eliminazione di molti carnieri stagionali e giornalieri”, spiega, “strumento fondamentale per esercitare un controllo sulle attività venatorie) e la cancellazione di alcune previsioni di distanze minime dove poter esercitare la caccia. Spariscono anche alcune limitazioni da sempre accordate alle aree a maggior pregio ambientale come siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale. Scompaiono le raccomandazioni relative al divieto di abbandono delle cartucce e al divieto di caccia sulle aree percorse da incendi”.
 
“Con questa proposta la nuova Giunta Regionale”, prosegue, “intende annullare in un solo colpo tutte le innovazioni positive conquistate grazie alle sentenze dei giudici amministrativi che in questi ultimi quindici anni hanno quasi sempre bocciato le politiche filo-venatorie delle varie amministrazioni regionali che si sono succedute. Insomma, più che una proposta di calendario venatorio sembra una provocazione rivolta all’ambiente naturale abruzzese”.
 
Il WWF Abruzzo ha presentato le proprie osservazioni chiedendo, tra l’altro, l’apertura unica generale al primo di ottobre, la riduzione dei periodi di caccia, l’eliminazione della caccia a febbraio e il ripristino dei carnieri giornalieri e stagionali. “La proposta di calendario venatorio della Regione non sta in piedi”, dichiara Dante Caserta, vice presidente del WWF Italia, “ci aspettiamo che l’Ispra, unico istituto a carattere nazionale che per legge rilascia pareri obbligatori alle Regioni su ciascun calendario venatorio, non avvalli questo calendario venatorio che necessariamente dovrà essere rivisto. Se dovesse rimanere cosi, saremo costretti ancora una volta a ricorre al Tar”.

Fonte: abruzzolive.it del 07 agosto 2019

domenica 28 luglio 2019

WWF: la Regione fermi la caccia notturna nell’area peri-urbana di Penne

Comunicato stampa del 27 luglio 2019

Non esiste alcuna autorizzazione prefettizia. Urgente impedire gli spari prima che accadano tragedie

La Regione fermi la caccia notturna nell’area peri-urbana di Penne

L’attività venatoria notturna in aerea peri-urbana a Penne non è stata in alcun modo autorizzata dalla Prefettura di Pescara: il Prefetto del capoluogo adriatico, dott.ssa Gerardina Basilicata, ha inviato alla direzione dell’Oasi WWF e Riserva “Lago di Penne” e al sindaco della città una precisazione al riguardo nella quale spiega che le competenze in tal senso sono della Regione. “Mi sono immediatamente scusato con il Prefetto – spiega Fernando Di Fabrizio, direttore dell’Oasi – ma ero stato tratto in inganno da informazioni verbali avute da un dipendente regionale al quale avevo incautamente creduto”.

Al di là dell’involontario errore resta un problema di fondo: la caccia cosiddetta di selezione nelle ore notturne in un’area prossima alla Riserva e accanto a sentieri frequentati da turisti e residenti, oltre a essere sostanzialmente inutile per il contenimento dei cinghiali, è certamente pericolosa per la pubblica incolumità. Non a caso il sindaco di Penne aveva proibito gli spari in quella zona proprio per tutelare cittadini e turisti.

Del resto il pressapochismo con il quale la Regione da anni gestisce l’attività venatoria ha portato a decine di ricorsi, del WWF e di altre associazioni ambientaliste ma a volte anche delle organizzazioni dei cacciatori, nei quali l’Ente è stato quasi sempre sconfitto. Ogni azienda o organizzazione diffiderebbe dei consigli di presunti tecnici che hanno portato a esiti puntualmente negativi. Il governo regionale, di qualsiasi colore politico sia la maggioranza di turno, invece insiste e colleziona brutte figure a ripetizione, quasi con tutti i calendari venatori dell’ultimo decennio.

In questo caso la situazione è ancora più grave visto l’allarme suscitato in decine di residenti e vista l’oggettiva pericolosità dei ripetuti spari nella notte a due passi dalla città e ancora più vicino al Sentiero Serafino Razzi, ripristinato nel 2018, che collega il centro storico con la Riserva.

“Ci spiace dell’equivoco che si è creato con il Prefetto di Pescara”, sottolinea il delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio, “A questo punto chiediamo però alla Regione di sospendere immediatamente ogni forma di caccia a ridosso delle aree urbane. È chiaro che chi ha sbagliato dovrà risponderne ma è intanto importante fermare comportamenti a rischio prima che accadano tragedie e non dopo, quando potrebbe essere troppo tardi”. 
 

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

Spari nella notte lungo il sentiero tra l’Oasi di Penne e il centro urbano. La denuncia del WWF

Spari nella notte lungo il sentiero tra l’Oasi di Penne e il centro urbano. La denuncia del WWF Abruzzo: messa in pericolo incolumità visitatori

Penne. “Spari nella notte a due passi dalla città e ancora più vicino al Sentiero Serafino Razzi, ripristinato nel 2018, che collega il centro storico con la Riserva naturale regionale e Oasi WWF “Lago di Penne”. Il sentiero con soli due km lungo il Fosso della Sardella conduce numerosi visitatori, sportivi, escursionisti e ciclisti nella zona della Pinetina dove si sviluppano, ad anello, dieci km di percorsi attorno al lago ed è, soprattutto in questo periodo di grande caldo, frequentato anche di notte”, questa la segnalaziono contenuta in una nota diramata dal WWF Abruzzo.

“Spesso pure i bambini ospiti del CEA “A. Bellini” per i campi estivi del WWF (organizzati dalla cooperativa Samara) frequentano nottetempo i sentieri della riserva (ovviamente anche il Serafino Razzi) per ascoltare usignoli e fare esperienze sensoriali al buio. Questo da anni, senza alcun problema -prosegue la nota – In questi giorni invece sono in atto battute selettive notturne al cinghiale nella zona del Carmine e lungo il sentiero Serafino Razzi, battute in deroga alle leggi ordinarie sulla caccia che sembra siano state autorizzate dalla Prefettura di Pescara”.

“Le cooperative che operano nel territorio e i residenti lo hanno ben notato e la Riserva si è fatta portavoce delle loro allarmate segnalazioni scrivendo ieri una articolata lettera, con diversi allegati, indirizzata al Prefetto di Pescara Gerardina Basilicata e al sindaco di Penne Mario Semproni, per segnalare l’enorme pericolo per la inclumità pubblica (oltre all’ovvio disturbo dato da spari a notte fonda in aree peri-urbane). Nel testo si ricorda che la Riserva si occupa del monitoraggio della popolazione di cinghiali dal 2012; ebbene negli ultimi due anni si è registrato un calo dovuto soprattutto alla nevicata eccezionale del 2017, con la terribile valanga su Rigopiano, che ha decimato i piccoli e i giovani e alla presenza sempre più frequente del lupo: circa il 70% delle prede di questo carnivoro è rappresentato infatti proprio dai cinghiali. La caccia al di fuori dei periodi consentiti e più che mai di notte rappresenta dunque una inutile fonte di pericolo senza apportare alcun serio contributo al contenimento dei cinghiali che, se davvero necessario, potrebbe essere garantito con altri metodi: l’attivazione di recinti di cattura all’interno della Riserva ha consentito ad esempio il prelievo di 23 esemplari su 31 catturati, in un solo giorno di sperimentazione (8 giugno 2019)”.

“È invece ben noto – conclude il WWF – che la sola pressione venatoria comporta risultati di segno opposto a quelli attesi: studi compiuti in tutta Europa dimostrano che la caccia destruttura i branchi causando un aumento dei danni alle colture e, colpendo le femmine adulte, accelera la maturazione delle giovani, con crescita numerica dei capi. “Un danno più che un vantaggio, ma ciò nonostante – osserva il delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio – una politica miope continua a guardare ai fucili come unica soluzione rincorrendo il consenso elettorale di poche centinaia di cacciatori a dispetto del rispetto della legge e del buonsenso e degli interessi della stragrande maggioranza dei cittadini”.

Fonte: pescaralive.it del 24 luglio 2019

giovedì 18 luglio 2019

Calendario venatorio in discussione. Il WWF alla Regione Abruzzo: “Si rispettino le normative”.

Comunicato stampa del 3 luglio 2019

Calendario venatorio in discussione.
Il WWF alla Regione: “Si rispettino le normative”.
La fauna è di tutti e non può essere gestita come il passatempo dei cacciatori.

In tutte le regioni italiane sono attualmente in discussione i calendari venatori regionali 2019/20 e il WWF, insieme a ENPA, LAC, LAV e LIPU, ha scritto recentemente a tutti i presidenti e a tutti gli assessori regionali con delega alla caccia, oltre che ai competenti Ministri, per chiedere la corretta applicazione della Legge quadro sulla tutela della fauna omeoterma e sul prelievo venatorio (Legge n. 157/1992).

“Sembra incredibile dover scrivere a dei rappresentanti istituzionali per chiedere il rispetto della legge, ma lo dobbiamo fare”, dichiara Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia. “Nella passata stagione buona parte delle Regioni ha continuato a violare in maniera sistematica le leggi italiane e i principi europei e internazionali riguardanti la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria. Come WWF, spesso insieme ad altre associazioni, siamo stati costretti a ricorrere ai Tribunali amministrativi impugnando 12 diversi provvedimenti regionali sulla caccia, riportando ben 10 vittorie”.

Nella nota inviata alle Regioni, compresa la Regione Abruzzo, si ribadiscono le principali richieste:

  • chiusura della stagione venatoria a tutte le specie di uccelli al 31 dicembre, secondo il principio di garanzia della completa protezione delle specie. In subordine, chiusura dopo questa data solo per le specie che non sono in pericolo e su cui ci sono informazioni sufficienti e accertate, e comunque mai oltre il 31 gennaio;
  • rigido rispetto di periodi di caccia per tutti i mammiferi, in particolare per le specie a rischio e ancora prive di adeguati piani di gestione e programmi conservazionistici per loro e per i relativi habitat, anche in attuazione dei Management plan eventualmente adottati dalla Commissione europea;
  • apertura generale della stagione venatoria al 1° ottobre, evitando ogni forma di preapertura;
  • sottoposizione a Valutazione di Incidenza di tutti gli strumenti di gestione venatoria (piano faunistico-venatorio regionale, piani faunistico-venatori provinciali e calendari venatori): in mancanza della VINCA o in presenza di una VINCA con esisto negativo, esplicito divieto di caccia nei siti della Rete Natura 2000 quali Zone di Protezione Speciale (ZPS), Zone di Conservazione Speciale (ZCS) e Siti di Importanza Comunitaria (SIC);
  • estensione delle misure di conservazione previste dalla normativa vigente per i siti Natura 2000 agli habitat esterni, quali ad esempio le zone “cuscinetto”;
  • rigorosa applicazione del divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco come previsto dalla normativa vigente;
  • divieto di utilizzare munizioni da caccia contenenti piombo (sicuramente nelle zone umide, ma il pericolo di inquinamento per l’ambiente e anche per l’uomo vale dappertutto).
Per l’Abruzzo, si aggiunge la richiesta di rendere effettiva la presenza dell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, istituita con DGR n. 480 del 5/7/2018; nelle aree contigue, in base alla normativa nazionale di riferimento, la LN 394/91, sono ammessi solo i cacciatori residenti e il calendario venatorio in via di definizione non può trovare scappatoie a questa norma, citando l’area contigua, ma di fatto continuando a non far valere le norme che essa prevede.

“Per quanto riguarda l’Abruzzo”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo, “il nostro appello è ancora più forte. Anche quest’anno andiamo incontro ad una stagione venatoria senza Piano faunistico-venatorio regionale, visto che l’ultimo approvato è ormai scaduto e in proroga dal 2007. Il nuovo Piano, predisposto dalla passata maggioranza, è ancora in discussione e quindi per l’ennesima volta si autorizzerà la caccia senza avere un quadro della situazione. Ricordiamo che negli ultimi anni il WWF ha praticamente impugnato il calendario venatorio della Regione Abruzzo ogni anno. Siamo stati costretti perché la volontà dei nostri amministratori, di qualsiasi colore politico, è stata sempre quella di accontentare la lobby dei cacciatori, fortunatamente sempre in diminuzione, e non quella di amministrare un bene che appartiene a tutti. Speriamo che su questo la Giunta Marsilio voglia dare un segnale di discontinuità”.

 
WWF Italia Onlus, Abruzzo

giovedì 20 giugno 2019

Cinghiali, il professor Mazzatenta: "L’abbattimento massiccio li fa riprodurre ancora di più"

L'abbattimento massiccio non diminuisce, ma aumenta il numero dei cinghiali. Soprattutto se attuato con la tecnica della braccata.

È la conclusione cui è giunta la ricerca del professor Andrea Mazzatenta, docente di psicobiologia e psicologia animale all'Università di Teramo, che ieri ha presentato in risultati dello studio nel dibattito dal titolo Il buono, il brutto e il cattivo. Le ragioni biologiche della diffusione del cinghiale e i problemi giuridici annessi, organizzato e moderato dall'avvocato Angela Pennetta, presidente del comitato civico L'Arcobaleno. Nel Teatro Figlie della Croce si sono confrontati i professori Mazzatenta e Corrado Cipolla d'Abruzzo, esperto balistico, il presidente del Tribunale, Bruno Giangiacomo e il giudice di pace Alessandra Notaro, che hanno parlato degli aspetti giuridici legati ai danni causati dai cinghiali, e il sindaco di Vasto, Francesco Menna.

Mazzatenta, nelle slide mostrate ai numerosi presenti, ha ricordato che in Toscana, con l'abbattimento, "il numero di esemplari è raddoppiato, raggiungendo le 200mila unità".

"I motivi sono diversi. Ci sono cause remote e cause prossime. Inizialmente, negli anni Cinquanta, sono stati introdotti cinghiali dall'Est Europa, molto più prolifici e più grandi e di facile adattamento rispetto al nostro piccolo cinghiale italico. A questo si sono aggiunti problemi che hanno spostato, dal punto di vista biologico, la riproduzione di questo animale, per cui siamo andati da una riproduzione naturale con strategia K a una riproduzione innaturale, di alta pressione, con strategia R. Quando il cinghiale è pressato, siccome è una preda, mette in moto meccanismi fisiologici per aumentare il numero degli individui della specie ed evitare di estinguersi. Paradossalmente, più noi lo pressiamo, gli spariamo, anche con tecniche molto invasive come la braccata che, tra l'altro, è stata appena sospesa dal Tar toscano il 9 maggio di quest'anno, succede il contrario di quello che ci aspettiamo: il numero di cinghiali aumenta invece di diminuire, perché la società del cinghiale è matriarcale, basata sulle famiglie governate dalle matrone, che emettono una sostanza particolare denominata feromone, che blocca l'estro delle femmine". Quando la mamma viene uccisa, "si liberalizza la riproduzione delle figlie, perché viene a mancare questo blocco fisiologico della riproduzione. Di conseguenza, invece di avere 5-6 cuccioli da una mamma anziana, si avranno da 7 a 10 cuccioli da femmine giovanissime e questo porterà a un incremento esponenziale della riproduzione, quindi, si avranno 50-60 cuccioli da una famiglia. Discorso simile per i maschi. Se si uccidono i maschi anziani, che sono molto potenti, si da il la a maschi giovani, che fanno riprodurre in maniera esponenziale le femmine".

Il rimedio, secondo Mazzatenta, non è l'abbattimento: "Le strategie sono molteplici. Una di queste è far invecchiare le popolazioni di cinghiale, dare delle aree cuscinetto, limitare la pressione sull'animale, che diventerà stanziale, tenderà a muoversi molto meno, diventerà territoriale, si muoverà pochissimo, entro un'area come quella di una fattoria. Per limitare gli incidenti stradali: contare i punti di attraversamento, creare dei varchi sotto le strade in corrispondenza di questi attraversamenti ed introdurre dei rallentatori luminosi, che hanno dei sensori di prossimità e, quando si avvicinano i cinghiali, emettono delle luci, per cui l'automobilista può rallentare la velocità. Per evitare l'ingresso nei campi coltivati, si può fare ricorso alle recinzioni elettrificate e ci sono tante altre tecniche".

Le relazioni di Mazzatenta e Cipolla hanno suscitato un vivace dibattito. Un agricoltore è intervenuto più volte dalla platea per contestare quanto affermato da due relatori e raccontare di aver subito danni per decine di migliaia di euro. Michele Bosco, presidente dell'associazione Terre di Punta Aderci, che ha raccolto 2mila firme a sostegno della petizione consegnata alla Regione, ha raccolto la sfida di unire le forze del comitato che presiede e di quello di Angela Pennetta.

Sotto l'aspetto giuridico, il presidente del Tribunale di Vasto, Bruno Giangiacomo, ha sottolineato l'importanza dell'opera di prevenzione, necessaria ad evitare i danni e le conseguenti azioni risarcitorie.


Fonte: zonalocale.it del 16 giugno 2019

sabato 15 giugno 2019

CINGHIALI: RISERVA PENNE, ''CACCIATORI CONTRARI A RECINTI PERCHE' FUNZIONANO'

GESTORI A ROSSI (COSPA), ''DA LUI ACCUSE GRAVI E GRATUIITE, NOSTRA SPERIMENTAZIONE IN PIENA REGOLA ED EFFICACE'', ''BESTIALITA' VOLER APRIRE CACCIA IN UNA RISERVA''.
 
CINGHIALI: RISERVA PENNE, ''CACCIATORI CONTRARI A RECINTI PERCHE' FUNZIONANO''
di Filippo Tronca


PENNE - "Il motivo per cui i parte dei cacciatori sono contrari ai recinti di cattura è semplicissimo: funzionano bene, e riducono il numero di cinghiali, e dunque i danni alle colture. E loro avrebbero meno animali a cui sparare".

Una replica secca, e che va al nocciolo del contendere, quella di Osvaldo Locasciulli, biologo della Cogecstre, che gestisce la Riserva naturale regionale lago di Penne, in provincia di Pescara, che si aggiunge alle durissime considerazioni del presidente Fernando di Fabrizio, uniti nel contrattaccare al fuoco di fila di accuse dell'allevatore e cacciatore Dino Rossi. dell'associazione Cospa.

Rossi ha presentato una segnalazione alla Procura della Repubblica di Pescara, dopo che il consiglio comunale di Penne, l'8 maggio scorso, ha approvato un regolamento per ridurre il numero di cinghiali nell’area protetta della riserva, tramite l’adozione di recinti di cattura, di cui uno entrato in fase di sperimentazione, catturando già 30 ungulati. Rossi ritiene infatti l'iniziativa "illegale", in quanto a suo dire "la legge italiana vieta l'utilizzo delle gabbie, e le direttive della Comunità Europea, ritiene questo metodo "non selettivo della specie, e pericoloso per altre specie di animali". E comunque nel caso di Penne, per Rossi ci sarebbero "irregolarità nella fase di costruzione" delle gabbie, e soprattutto, in ogni caso non può essere un Comune a decidere di collocare gabbie di cattura, ma semmai la Regione. Rossi infine ribadisce contro gli "animalisti di turno" che l'unica soluzione è sparare ai cinghiali, anche dentro i Parchi e le Oasi

Tutto falso e fuorviante, ribatte però punto su punto ''l'ambientalista di turno'' Locasciulli.

"Se il signor Rossi ritiene che la legge sia stata violata, faccia quello che ritiene giusto, noi non abbiamo proprio nulla da temere", esordisce, entrando poi nel merito del progetto in fase di sperimentazione nell'Oasi.

"L'iniziativa è nata a seguito di una richiesta di agricoltori e allevatori che vivono e lavorano dentro l'area protetta, danneggiati dal numero eccessivo di cinghiali. Abbiamo pertanto attivato un piano che prevedeva come soluzione ottimale per un' area protetta l'utilizzo di un recinto di cattura. Ci siamo attenuti ovviamente a tutte le normative di legge, in liena con quanto raccomanda l'Ispra nelle ''Linee guida per gestione del cinghiali nelle aree protette".

Del resto, spiega Locasciulli, “la nostra è un'area protetta di pochi chilometri quadrati, frequentata tutti i giorni da molti turisti, ma anche abitata da 150 nuclei familiari, e buona parte delle terre è coltivata. Da qui la scelta più logica, quella dei recinti di cattura. Nel Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga sono stati catturati oltre 10 mila cinghiali, e avviati alla filiera che prevede il trasporto in mattatoio, o in aree faunistiche venatorie”

Assurda l'alternativa di aprire la caccia nell'area protetta. “ Rappresenterebbe un grave pericolo per la pubblica incolumità: si usano infatti armi che hanno gittata a anche di 5 o 6 chilometri, si rischia seriamente di abbattere esseri umani, oltre che cinghiali. Altro rischio è il rapporto tra colpi sparati, e animali abbattuti, i primi sono molto più numerosi, in che significa che molti animali vengono solo feriti, e diventano molto pericolosi”.

Ancor più nel merito delle accuse di Rossi entra il presidente Cogecstre Fernando Di Fabrizio, che ha già dato mandato ad un legale di verificarne i presupposti di una querela.

“Innanzitutto è da contestare fermamente l’assunto – esordisce Di Fabrizio - che vuole il metodo di cattura attuatosi all’interno della Riserva 'non selettivo della specie, e pericoloso per altre specie di animali'. Il modello di cattura attuato è dotato di ben quattro modi di controllo visivo. Il sistema di scatto non è meccanico e casuale, ma viene, al contrario, monitorato in diretta, e la chiusura del recinto è azionata da un operatore che può quindi decidere lui l’esatto momento della cattura, riducendo così i tempi di permanenza degli animali selezionati, ed aumentando, all’un tempo, l’efficienza complessiva dell’impianto”.

Da contestare, anche l'insinuazione relativa all' "irregolarità nella fase di costruzione" delle gabbie.

"Anche in questo caso l’assunto è apodittico ed indimostrato – attacca il presidente Cogecstre - , giacché l’impianto è stato sottoposto a verifica da parte di un ingegnere qualificato che ha redatto una relazione di collaudo. Pure indimostrata è la circostanza secondo cui: 'Queste trappole, gabbie o chiusini, che in realtà non si capisce cosa sono, se si tratta di attrezzatura o macchinari, comunque sono di oggetti costruiti abusivamente senza una scheda tecnica, senza calcoli della porta basculante messa all’estremità, senza il calcolo di rottura del cavo d’acciaio che mantiene sospeso il portellone di chiusura una volta che l’animale è dentro'. Ancora una volta, vale rimarcare l’assoluta imprecisione ed approssimazione del giudizio espresso, giacché non esiste alcun cavo di acciaio nel recinto, laddove, al contrario, risultano redatte apposite schede tecniche per ogni elemento portante della struttura".

Per Di Fabrizio anche i giudizi espressi circa i ruoli e le competenze degli enti coinvolti si dimostrano del tutto infondati.

"La Regione Abruzzo ha demandato la gestione della Riserva Naturale Controllata al Comune di Penne con Legge 26 del 1987, in applicazione dell’articolo 8 della legge regionale 61 del 1980. Anche la legge regionale 38 del 1996 sancisce che è il Comune a gestire la Riserva. Inoltre la Regione Abruzzo ha sollecitato le Riserve naturali, con due recenti Tavoli sull’Emergenza Cinghiali, in presenza delle varie autorità coinvolte (Prefettura, Carabinieri forestali, Vigilanza provinciale, sindaci ed Aree protette) ad avviare urgentemente tutte le azioni possibili allo scopo di limitare la presenza eccessiva (e persino, allarmante) dei cinghiali all’interno delle Aree protette, e di tal guisa, avviandosi così il sistema (ormai già collaudato all’interno dei Parchi Nazionali e Regionali) dei recinti di cattura".

Ma soprattutto, spiega Di Fabrizio, è fuori dal mondo l'affermazione secondo la quale "l’abbattimento della fauna selvatica che, oltre a pagare le tasse regionali e governative, muove un’economia consistente".

“E' una valutazione non in linea con quanto si legge nel Rapporto su 'L’Economia reale nei Parchi Nazionali e nelle Aree Naturali Protette'. Il Ministero dell’Ambiente e Unioncamere citano la Riserva Naturale Regionale Lago di Penne, come esempio di sistema nazionale: le aree protette come laboratori in grado di coniugare tutela della natura, sviluppo economico e nuovi modelli imprenditoriali. Nella Riserva di Penne, oltretutto, operano numerose cooperative, ben otto, legate con attività compatibili alla stessa Riserva, e dunque, non potrà essere di certo la caccia a mettere in crisi un sistema culturale, scientifico, economico e sociale ormai più che collaudato da oltre un trentennio”.

Quanto alla paventata l’estensione della caccia all’interno delle aree protette, Di Fabrizio ribatte che è “in palese violazione delle stesse disposizioni di legge, oltre ai principi di rilievo comunitario”.

E' poi falso che “queste trappole oltre a essere vietate, non rispecchiano la normativa sul benessere animale tanto sbandierata dagli animalisti di turno" e che "gli animali catturati hanno spesso divelto le grate della gabbia e sono fuggiti e gli altri rimasti intrappolati si sono fatti male tanto da lasciare il sangue fino a tre metri di altezza sulla gabbia", come ha sostenuto Rossi.

"Il recinto di cattura è alto due metri – spiega infatti Di Fabrizio - la sperimentazione attuatasi il 31 maggio 2019 è stata temporanea allo scopo di verificare lo stato di stress degli animali, tanto che la settimana successiva in presenza del Veterinario della Asl di Pescara, dottor Silvio Cardone, i cinghiali non hanno subito alcun maltrattamento, come attestato negli stessi documenti ufficiali redatti e agli atti. Anche l’ispezione sul recinto di cattura di Penne da parte del Dipartimento di Prevenzione per il Benessere Animale della Asl di Pescara non ha dato luogo a rilievi di alcun genere. Del resto, la procedura per il monitoraggio e controllo numerico per il ripristino degli equilibri ecologici all’interno dell’area protetta ha seguito un iter piuttosto minuzioso ed articolato iniziatosi già nel 2013 con continui monitoraggi. Le autorizzazioni da parte dell’Ispra per le catture di cinghiali all’interno della Riserva si sono ripetute nelle annualità 2017, 2018 e 2019. E’ stato avviato il monitoraggio sanitario e per la verifica dello stato sanitario degli animali trattati, da parte dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, e si è in attesa di conoscerne risultati. Per cui è del tutto evidente che il metodo sperimentato nella Riserva Naturale per il controllo numerico degli ungulati, tutela al massimo grado possibile lo stato sanitario ed il benessere degli animali grazie alla presenza dei veterinari lungo tutto il percorso della filiera".

Di Fabrizio rileva poi che “il dato emerso, sorprendentemente e con forza, nel corso del Seminario formativo tenutosi a Penne il 1° giugno 2019, è che l’alto numero di carcasse di cinghiali abbattuti con armi da sparo si sono rivelate del tutto inutilizzabili a causa delle pessime condizioni delle carni (oltre il 60% degli animali portati al mattatoio di Avezzano). Gli stessi veterinari hanno segnalato la presenza di pallottole illegali all’interno delle stesse carcasse. Bisognerebbe, infine, verificare se il numero degli esami eseguiti dall’Izsam previsti per legge corrispondono al numero dei cinghiali effettivamente abbattuti in Abruzzo”.

Se Rossi sostiene che "i Parchi e le oasi sono tutt’ora la distruzione dell’ambiente e l’unica cosa di concreto che fanno è preservare un serbatoio di voti e un proliferare di animali senza controllo”, Di Fabrizio risponde a muso duro.

"A parte la gratuità (e gravità) dell’assunto, resta persino l’incomprensibile allusione a chi sia chiamato a reintrodurre animali non autoctoni all’interno delle Aree protette (attività rigorosamente vietata dalla legge), ed altrettanto è a dirsi per i “lupi neri” che spingerebbero i cinghiali 'più cattivi' nelle aree urbane. In realtà è noto a tutti che animali selvatici, braccati e feriti, o solo disturbati dai cani (che inseguono ogni singolo cinghiale), trovano rifugio dove la caccia è vietata, e dunque, nelle aree protette e nei centri urbani. I nuovi recinti di cattura sono strumenti piuttosto efficienti per il controllo dei cinghiali dove la caccia rappresenta un pericolo per l’incolumità pubblica (sono troppi gli incidenti di caccia che si verificano ogni anno in italia nelle zone affollate). I recinti possono essere utilizzati bene, rispettando le normative vigenti, come è dimostrato in molte aree protette italiane. Dalla Stampa di Cuneo si apprende che oggi anche la Coldiretti organizza corsi per il controllo della fauna selvatica da parte degli agricoltori con i recinti di cattura”.

giovedì 21 marzo 2019

Caccia, denunciato a Bolognano (Pe) cacciatore che usava lacci di metallo

Deferito all'Autorità Giudiziaria, dai carabinieri forestali di Pescara, un cacciatore che aveva posizionato, nel territorio del Comune di Bolognano (Pescara), dei lacci di metallo per la cattura illegale di animali selvatici.


Il bracconiere aveva realizzato un'altana abusiva utilizzata per la successiva uccisione dall'alto degli animali rimasti intrappolati nei mezzi di cattura. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore di Pescara, Rosangela Di Stefano, sono riusciti a individuare il cacciatore di frodo grazie a un'attività investigativa che si è avvalsa dell'utilizzo di telecamere a infrarossi.

I mezzi di cattura sono stati sequestrati dai militari, che stanno svolgendo ulteriori indagini sul territorio abruzzese per individuare altri casi di bracconaggio.

Fonte: abruzzoinvideo.tv del 20 marzo 2019

mercoledì 20 marzo 2019

Annullate le prove su coturnice nell’areale dell’Orso dopo l'esposto del WWF

Regione – Il WWF ringrazia il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e l’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) Subequano per aver svolto un’attenta analisi delle problematiche territoriali e ambientali legate allo svolgimento delle prove su coturnice nei territori di Cocullo e Ortona dei Marsi.

Ad affermarlo è Antonello Santilli, Presidente della O.A. WWF Abruzzo Montano, il quale sottolinea come gli Enti pubblici, allertati dalla segnalazione inviata nei giorni scorsi, hanno dimostrato sensibilità ambientale, nonché attaccamento al territorio ed alla sua conservazione. Le prove su coturnice sono gare molto impattanti per gli habitat naturali e per le specie che li abitano.

“La coturnice è considerata una specie vulnerabile ed è inserita nella Lista Rossa nazionale, in ossequio all’Allegato I della Direttiva 2009/147/CE ed all’allegato III della Convenzione di Berna” – prosegue Santilli – “In Abruzzo si registra un decremento della presenza di questo tipo di uccelli e, pertanto, ogni iniziativa che interferisca con il ciclo vitale o crei disturbo alla specie non può essere tollerata”.

La manifestazione era programmata già per i giorni 2/3 marzo 2019, ma poi era stata rinviata al fine di permettere agli organizzatori di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. Il PNALM dava parere negativo in considerazione del fatto che l’area oggetto della manifestazione è chiaramente utilizzata in questo periodo dall’orso bruno marsicano per lo svernamento, per cui la presenza di un elevato numero di persone e di cani poteva costituire fonte di disturbo in un momento dell’anno così delicato.

L’ATC Subequano preferiva, invece, non concedere l’autorizzazione alla gara per non creare interferenze con il progetto di reintroduzione della starna nelle zone interessate. Venute meno, quindi, le autorizzazioni necessarie, l’Istituto Superiore per la Protezione e per la Ricerca Ambientale (ISPRA) decideva di non autorizzare tale manifestazione cinofila. “Per cercare di fermare le gare già programmate dall’ENCI sono scese in campo diverse associazioni ambientaliste operanti sul territorio, che qui si ringraziano, tra cui va menzionata la Stazione Ornitologica Abruzzese (SOA) per il contributo dato.

E’ fondamentale, infatti, l’opera di monitoraggio e di allerta svolta dai cittadini per aiutare gli Enti preposti a proteggere il nostro patrimonio naturalistico e ambientale.” conclude Santilli.
 

giovedì 7 febbraio 2019

In Abruzzo tante specie di uccelli. Presenza disturbata da cacciatori, quad fuori controllo

L’Abruzzo ancora una volta dimostra di non essere solo la terra di orsi, lupi ed aquile; infatti nell’annuale conteggio svoltosi a gennaio nelle aree umide della regione in totale sono stati censiti contemporaneamente 12.305 uccelli acquatici tra anatre, gabbiani e altri gruppi tassonomici appartenenti a 37 specie diverse.
Tra questi un raro Mugnaiaccio, un gabbiano di grande taglia proveniente dai mari del Nord dove nidifica nella buona stagione, osservato molto di rado nella regione e presente a Pescara da alcune settimane, dove è stato anche fotografato e ripreso in video.
Il censimento (International Waterbird Census) viene svolto a livello internazionale nella stessa finestra temporale (tre settimane di gennaio) e in Abruzzo viene realizzato da ben 29 anni, potendo così valutare anche l’andamento delle specie degli anni.
Quest’anno hanno partecipato sul campo 50 ornitologi ed appassionati che, grazie al coordinamento di Carlo Artese della Stazione Ornitologica Abruzzese, hanno monitorato la presenza faunistica in 31 località della regione Abruzzo, dal litorale fino al Lago di Campotosto.
Decine di volontari della SOA, del gruppo ornitologico Snow Finch e dell’Istituto Abruzzese Aree Protette hanno contribuito a questo censimento internazionale organizzato in Italia dall‘ISPRA.
Tra le specie più comuni oltre ad alcuni gabbiani si notano la folaga ed il moriglione, una grande anatra selvatica, con 2.383 e 1.635 presenze rispettivamente.
Tra quelle più rare con poche unità o poche decine di avvistamenti si registrano anche specie ritenute ancora cacciabili dal Calendario Venatorio vigente in Abruzzo come il Frullino e la Pavoncella (quest’anno non sono stati osservati esemplari), il Beccaccino (osservati 27 esemplari), il Codone (20 esemplari) ed il Mestolone (un solo esemplare).
A proposito del rapporto negativo tra la presenza degli uccelli acquatici e della caccia anche quest’anno ambienti acquatici molto piccoli ma protetti ospitano un numero enorme di uccelli rispetto a quelli dove si spara da Settembre a Gennaio.
E’ il caso dell’invaso di Bomba, che, nonostante l’estensione di oltre 1.000 ettari, ospita una quantità limitatissima di appena poche decine di uccelli acquatici svernanti a causa del disturbo venatorio. Al contrario, nello specchio d’acqua delle sorgenti del Pescara, vasto appena una ventina di ettari ma dove vige il divieto di caccia imposto dalla Riserva Naturale, sono stati osservati 154 esemplari appartenenti a 10 diverse specie.
Un aspetto particolare rilevato nel 2019 come negli ultimi anni è l’aumento costante di specie un tempo assenti o accidentali in Abruzzo come il Marangone minore, un piccolo cormorano di cui sono stati osservati 49 esemplari, e l’Airone guardabuoi che nel teramano è segnalato con oltre 200 individui. Per ambedue le specie si tratta, non a caso, di uccelli tipici di ambienti caratterizzati da climi mediterranei o tropicali e quindi avvantaggiati dai noti fenomeni di climate change.
E’ da segnalare infine un ulteriore aspetto molto negativo registrato soprattutto lungo il litorale della provincia di Chieti dove gli ornitologi hanno registrato la scarsità di specie fortemente vulnerabili come il Fratino, vero e proprio testimonial della conservazione delle spiagge, a causa dell’uso incontrollato del litorale da parte di orde di motociclisti, quad, cavalli e cani.
Tra un mese questo rarissimo uccello tutelato, in teoria, anche da norme comunitarie, inizierà a riprodursi deponendo le uova sulla sabbia nei pochi tratti di arenile ancora integro. Bisogna pertanto impedire che le nostre spiagge vengano considerate “terra di nessuno” e la S.O.A. chiede pertanto alla Capitaneria di Porto, all’Arma dei Carabinieri Forestali ed a tutte le forze dell’Ordine di vigilare e sanzionare chi non rispetta i divieti ed i limiti imposti dalle normative vigenti.

Fonte: abruzzoquotidiano.it del 04 febbraio 2018

lunedì 4 febbraio 2019

EPS Abruzzo: Commissione per l'abilitazione alla caccia della Provincia di Chieti incompetente

EPS Abruzzo

Comunicato stampa 


La Commissione incompetente (per gli esami venatori)

Con delibera di Giunta regionale del 25 gennaio 2019, in esito ad un percorso travagliato, è stata partorita (molto a ridosso delle elezioni!) la nuova composizione della Commissione per l’abilitazione all’esercizio venatorio operante in provincia di Chieti.

Le nomine avrebbero dovuto rispondere sia al generale disposto di cui all’art. 22 l. 157/1992, per cui sarebbero richieste persone particolarmente qualificate nelle materie oggetto di esame, sia al più preciso requisito indicato dalla Regione stessa attraverso la delibera di Giunta regionale del 18 giugno 201: «la qualificata esperienza nella materia di esame […] dei designati deve emergere da curriculum vitae redatto in formato europeo, da cui si desumano chiari elementi di connessione tra attività svolte e conoscenze possedute dall’interessato e la peculiare materia d’esame cui è candidato».

E tutto ciò, sorvolando sul criterio d’estrazione a sorte tra le materie, che certo non aiuta a corroborare la qualificazione e la preparazione della Commissione.

Non si può prescindere, al giorno d’oggi, rispetto a diverse realtà italiane ed europee che prevedono anche ben due anni di corsi di formazione per i cacciatori, dallo svolgimento di un esame serio da parte di una commissione competente e preparata, atta a verificare tutte le conoscenze che debbono presiedere acché si possa concedere la facoltà (non il diritto) di vagare per boschi e campi con un’arma da fuoco ad abbattere in maniera corretta la fauna venabile.

Ci si chiede, purtuttavia, dove siano stati rinvenuti questi chiari elementi di connessione nella seguente commissione:


   
Con il doveroso rispetto verso persone sovente molto impegnate nella creazione di una caccia migliore, sembra chiaro che o c’è stato un problema di formattazione informatica della tabella o la corrispondenza tra materie e competenza curriculare è stata lievemente disattesa.

Nell’augurio che la Regione rinsavisca rispetto al percorso gravemente involutivo intrapreso e che, così, provveda in autotutela a rivedere la composizione della commissione rispettando sia le previsioni di legge che i propri precedenti provvedimenti amministrativi, EPS Abruzzo annuncia di intraprendere un percorso di tutela legale e di rimettere - nel caso in cui tutto rimanga frattanto invariato - la documentazione ed i curricula all’attenzione delle magistrature competenti.

Lanciano, 1° febbraio 2019.

prof. avv. Giacomo Nicolucci