giovedì 26 aprile 2012

Si conclude a Vasto il ciclo di conferenze sui nuovi programmi di gestione dell’attività venatoria

Si conclude domani 27 aprile a Vasto presso la sede dell’Ambito Territoriale di Caccia “Vastese”, il ciclo di conferenze sui nuovi programmi di gestione dell’attività venatoria che l’Assessorato Regionale alla caccia intende portare avanti per il futuro. 

Gli incontri organizzati presso le sedi ATC sono state volute dopo le varie iniziative  intraprese dall’assessorato regionale alla Caccia tra cui quella di dotarsi di uno strumento di comunicazione e condivisione delle informazioni legate a vari livelli di gestione della fauna, nell’ottica di ricercare la massima sinergia tra i diversi Enti interessati a tale tematica.

La società, incaricata dalla Direzione per sviluppare un progetto specifico, ha predisposto un programma funzionante via WEB in grado di gestire dati di qualsiasi tipo (alfanumerici e geografici) presso server remoti impiegati in modo specifico alla gestione e sicurezza dei dati (web-gis).
I seminari finalizzati alla formazione/informazione dei componenti degli ambiti territoriali di caccia della regione Abruzzo, sono stati tenuti dal Biologo Franco Recchia dell’ufficio regionale alla caccia. Le conferenze presso gli ATC di Avezzano, Sulmona, L’Aquila e Teramo sono servite proprio a rimarcare il passaggio da una forma di caccia consumistica ad una forma di caccia sostenibile basata sul concetto di capitale-interesse (prelevo l’interesse lasciando il capitale). Quindi non solo ripopolamenti ma anche gestione delle popolazioni di animali selvatici presenti sul territorio. 
“Sono diverse – precisa l’assessore regionale alla caccia Mauro Febbo - le iniziative intraprese dalla direzione regionale finalizzate ad una corretta gestione tecnico-scientifica della caccia. Tale iniziative ed incontri presso gli ATC territoriali sono strategiche e fondamentali alla luce delle iniziative intraprese dall’Assessorato quali l’attivazione dell’Osservatorio Faunistico Regionale, la stesura del nuovo Piano Faunistico e Venatorio Regionale affidato All’ISPRA ed un costruttivo rapporto con tutti i soggetti coinvolti nella gestione della fauna selvatica (Ministero dell’Ambiente, ISPRA, Parchi, Province, ATC, associazioni Venatorie,Ittiche e Ambientaliste, ecc).“Una corretta gestione della fauna mai svolta fino ad oggi fuori dalle aree protette - conclude Mauro Febbo - permetterà tra l’altro, un notevole risparmio di spesa da parte dell’Ente, in quanto nella Regione Abruzzo, si stima una spesa di circa tre milioni di euro annui per rimborso danni alle colture agricole e ad animali domestici da parte della fauna selvatica”.


lunedì 16 aprile 2012

Teramo. Approvato il piano di controllo sul cinghiale per l'anno 2012

La Provincia di Teramo con Deliberazione n. 196/2012 ha adottato il piano di interventi per il controllo del cinghiale per l'annualità in corso, così come analizzato dal Tavolo emergenza cinghiale nell'ultima riunione del 3 aprile scorso.

Il programma prevede operazioni di abbattimento con tecniche selettive (postazione fissa e girata) sulla base di un piano di prelievo approvato dall'ISPRA con indicazione di numero e classe sociale dei capi da prelevare per i singoli territori.

La postazione fissa sarà esercitata dai selecontrollori. I gruppi di girata, con l'ausilio esclusivamente di cani limieri con brevetto ENCI, sono costituiti prevalentemente da selecontrollori (Capogirata e componenti) e possono essere integrati da cacciatori facenti parte di squadre iscritte al Registro provinciale. La priorità assoluta nell'assegnazione dei territori di intervento è per i gruppi costituiti da residenti negli stessi Comuni.

Sono di seguito pubblicati l'Avviso pubblico con le modalità per l'adesione degli operatori volontari, i modelli per l'adesione e le modalità operative degli interventi stessi.

A termine della ricezione delle adesioni (venerdì 20 aprile), il Servizio Caccia provvederà a predisporre un calendario definitivo degli interventi ed all'assegnazione degli operatori sulla base sia dei criteri individuati e sia delle necessità di completamento del piano stesso che sarà pubblicato su questo stesso sito web.

L'inizio delle operazioni è previsto per la data di martedì 24 aprile p.v..











mercoledì 28 marzo 2012

Riserva Regionale Bosco di Don Venanzio”: non si caccia neppure nel territorio di Vasto se non cambia la normativa regionale

COMUNICATO STAMPA DEL 28 MARZO 2012

Le Guardie Giurate Venatorie sulla Riserva Regionale Bosco di Don Venanzio”: non si caccia neppure nel territorio di Vasto se non cambia la normativa regionale

VASTO - Nei giorni scorsi sono state rilasciate alla stampa dal consigliere comunale Del Prete alcune dichiarazioni in merito alla vicenda dei confini della Riserva Naturale Guidata Regionale “Bosco di Don Venanzio”.

Del Prete sostiene che la Riserva “contiene erroneamente decine di ettari di territorio di Vasto” citando inoltre “vicende che hanno visto protagonisti cacciatori denunciati perché sorpresi all’interno della riserva, ma in territorio del Comune di Vasto che, per legge, dovrebbe essere fuori dalla riserva”.

Sulla vicenda intervengono le Guardie Giurate Volontarie dell’Associazione WWF e quelle dell’Associazione Corpo Provinciale G.e.v. “Chieti” che escludono, stando all’attuale normativa vigente, qualsiasi possibilità di esercitare la caccia all’interno della Riserva Regionale “Bosco di Don Venanzio” sia in agro del comune di Pollutri sia in quello di Vasto.

Dichiara Claudio Allegrino, Coordinatore delle Guardie Giurate del WWF: i confini della Riserva sono indicati nella cartografia allegata alla legge regionale che istituisce la Riserva Regionale. Essi comprendono i comuni di Vasto e di Pollutri. Questa cartografia è l’unica che abbia valore legale in quanto l’unica ad essere pubblicata sul Bollettino Regionale (BURA) della Regione Abruzzo.

Dichiara Antonio Giovannelli Presidente delle Guardie Volontarie Venatorie dell’Associazione Corpo Provinciale GEV “Chieti”: le Guardie Venatorie agiscono nel rispetto della normativa vigente in base alla quale l’attività venatoria svolta all’interno dei confini della Riserva (come delimitati dalla cartografia e normativa in vigore) è vietata e penalmente perseguita. Il consigliere Del Prete fa riferimento ad una proposta di legge della giunta regionale Pace che, pertanto, è decaduta non essendo stata approvata e non avendo alcun valore di legge. Invitiamo il consigliere Del Prete ad essere maggiormente cauto nel rilasciare dichiarazioni che potrebbero indurre in confusione i cacciatori in merito alla possibilità di cacciare all’interno della Riserva Regionale, ma soprattutto potrebbero fomentare gli animi e creare situazioni che potrebbero diventare rischiose per i volontari stessi. Invitiamo tutti i portatori di interessi a sedersi attorno ad un tavolo al fine si possa trovare una soluzione sulla vicenda dei confini della Riserva Bosco di Don Venanzio da sottoporre al Consiglio Regionale affinché legiferi di conseguenza.

I cacciatori sono tenuti a conoscere i confini delle aree interdette all’attività venatoria. Le nostre Associazioni continueranno sempre a perseguire sia bracconieri sorpresi all’interno del Bosco di Don Venanzio sia ogni altra forma di bracconaggio, così come sempre hanno fatto.


Antonio Giovannelli
Presidente delle G. V. V. dell’Associazione
Corpo Provinciale GEV “Chieti


Claudio Allegino
Coordinatore G.G.V. WWF
Nucleo Provinciale di Chieti

Vasto. Caccia e Riserva Regionale "Bosco di Don Venanzio"

Il consigliere di Vasto Nicola Del Prete chiede di ridefinire i confini del bosco di don Venanzio

Nicola Del Prete, capogruppo di Alleanza per l'Italia al comune di Vasto, con un'interpellanza al sindaco e al presidente del consiglio Giuseppe Forte chiede di "ridefinire i confini comunali nella riserva naturale Bosco di don Venanzio di Pollutri".

Del Prete si chiede come mai, a distanza di 3 anni da una specifica richiesta della Regione Abruzzo, "non si è deciso di portare all'attenzione del consiglio comunale di Vasto questa problematica che non è di poco conto, considerando che attualmente, includendo erroneamente decine di ettari di territorio del comune di Vasto nella riserva di Pollutri, le nostre aree vengono gestite da un altro ente, con conseguenze finanziarie negative per la nostra città e per vicende che hanno visto protagonisti cacciatori denunciati perché sorpresi all'interno della riserva, ma in territorio del Comune di Vasto che, per legge, dovrebbe essere fuori dalla riserva".

La vicenda parte da lontano, quando a novembre 1999 nel territorio di Pollutri venne istituita la riserva naturale guidata bosco di Don Venanzio. Erroneamente, in cartografia venne riportata all'interno del perimetro della riserva un'ampia porzione di territorio del comune di Vasto. Il 26 novembre 2001 la giunta regionale, vista la discrepanza della cartografia con l'articolato della legge istitutiva della riserva, approvò una delibera con la quale si riteneva dover modificare l'allegato cartografico riconducendo i confini della riserva nell'esclusivo ambito territoriale del comune di Pollutri, modificando quindi il dato relativo alla superficie che si riduce da 78 a 37 ettari.

Il 27 novembre del 2001 la delibera venne trasmessa dall'ex presidente della Regione, Giovanni Pace "per sottoporre la materia all'esame dell'assemblea consiliare per il provvedimento di competenza". Da allora, questa proposta di modifica approvata in giunta, risulta ancora pendente presso il Consiglio regionale. Il 23 ottobre 2009 l'argomento tornò alla ribalta con una lettera del dirigente della Direzione Affari della Presidenza, Politiche legislative e comunitarie, Programmazione, Parchi, Territorio, Annabella Pace, indirizzata ai sindaci dei Comuni di Vasto e Pollutri.

Nel documento si chiede ai due sindaci di escludere, mediante una deliberazione di Consiglio comunale, il territorio del comune di Vasto dalla cartografia o, in alternativa, di correggere l'articolato includendo anche il comune di Vasto.

"Questa lettera- spiega Nicola Del Prete - è rimasta senza esito, come scrive la stessa Pace, in data 13 aprile 2011, all'assessore regionale Gianfranco Giuliante, al quale si era rivolta la direzione nazionale Caccia Sviluppo Territorio per avere notizie in merito, visto che alcuni cacciatori vastesi erano incorsi, senza averne colpa, nelle maglie della giustizia".

 "Ho interpellato il sindaco - spiega del Prete - per sapere se sono stati compiuti atti verbali o altro all'indomani della lettera indirizzata al sindaco il 23 ottobre 2009 dalla dottoressa Pace e, soprattutto se non è il caso di chiarire definitivamente questa problematica, portando all'attenzione del consiglio comunale la proposta di correggere la cartografia, come già fatto dalla giunta regionale con delibera del 26 novembre del 2001".

Del Prete ha pure sollecitato i rappresentanti in Regione del territorio vastese "di farsi carico della problematica perché anche il Consiglio regionale recepisca la delibera di giunta già approvata".







martedì 20 marzo 2012

La Provincia di Chieti a caccia di esperti, ma scarta tutti i laureati

Polemiche nel mondo venatorio per le nomine in seno ai comitati di gestione degli Atc

Un idraulico, un ex calciatore professionista oggi allenatore di calcio, un operaio e un imprenditore edile.
Sono gli attuali impieghi dei quattro “esperti” nominati dalla Provincia di Chieti in seno ai comitati di gestione degli Ambiti territoriali di caccia Vastese e Lancianese.
Nelle scorse settimane gli organi interni degli Atc sono stati rinnovati. Per la nomina dei propri esperti la Provincia ha emanato addirittura un bando che prevedeva, tra i requisiti di partecipazione, anche di dimostrare di avere una “specifica competenza tecnica o amministrativa per studi compiuti o per esperienze maturate presso aziende pubbliche o private”. Inoltre negli indirizzi votati e approvati dall’intero Consiglio provinciale si elencano i requisiti che i cosiddetti esperti devono avere per essere definiti tali. Testualmente “essere in possesso di una particolare competenza tecnica e amministrativa per studi compiuti attestati da specifico e attinente titolo di studio”. Non è dato sapere se l’idraulico, l’allenatore di calcio, l’imprenditore edile e l’operaio abbiano, a dispetto delle professioni svolte, delle effettive competenze specifiche in materia venatoria, né se magari abbiano prodotto un curriculum degli studi effettuati che ha giustificato la qualifica di esperto. Di sicuro c’è solo che il presidente dell’ente, Di Giuseppantonio, con proprio atto, ha nominato i quattro elevandoli al rango di esperti. Una scelta discrezionale, probabilmente politica. Nulla da obiettare sull’identità dei presunti esperti, se non fosse per il fatto che a quel bando della Provincia hanno risposto anche altri aspiranti esperti, però dotati di titoli di studio come la laurea in materie ambientali e scientifiche, quindi con un curriculum professionale e di studi che lasciava ipotizzare l’effettiva sussistenza di una “specifica competenza tecnica o amministrativa per studi compiuti”. La Provincia, o meglio il presidente Di Giuseppantonio, ha preferito loro altri nomi, con titoli di studio decisamente inferiori come il diploma o addirittura la licenza media.
Stranezze che avvengono nel mondo venatorio del Chietino, ovviamente nel silenzio delle associazioni venatorie.
Non è escluso, tuttavia, che la questione finisca a colpi di carte bollate e ricorsi e che l’intera vicenda si trasferisca dalla sede degli Atc nelle aule del Tribunale.
Francesco Bottone



mercoledì 14 marzo 2012

Febbo: più tutela e conservazione con ISPRA

Pescara, 14 mar. L'obiettivo è passare "da una caccia consumistica ad uno strumento di gestione e conservazione delle fauna". In quest'ottica, la Regione Abruzzo sottoscriverà una convenzione con l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e la provincia dell'Aquila nella prospettiva della redazione del nuovo Piano faunitico venatorio. Le nuove iniziative in materia di caccia sono state presentate questa mattina dall'assessore al ramo, Mauro Febbo, e dal dirigente di ricerca di Ispra, Silvano Toso. "In una materia così tecnica - ha spiegato Febbo - spesso la deriva è quella della polemica e della strumetalizzazione, con il rischio di perdere di vista il vero obiettivo che è quello di conservare l'ambiente. Per questo, la scelta di Ispra, ente riconosciuto a livello nazionale per la tutela ambientale, potrà sostenerci nel percorso normativo che, accanto alla stesura del nuovo Piano faunistico, ci vedrà impegnati anche nella istituzione dell'Osservatorio faunistico regionale". Nella sostanza, la convenzione prevede che Ispra curi il coordinamento e la supervisione del Piano faunistico regionale, la tutela e la gestione di gruppi di specie come le lepri (europea e italica),della coturnice e degli ungulati (cervi e capriolo). Un discorso particolare, che vedrà coinvolto in un tavolo tecnico lo stesso Ministero dell'Ambiente, merita il camoscio d'Abruzzo. Dall'Ispra dipenderanno anche il processo di monitoraggio delle popolazioni faunistiche,la formulazione di un regolamento per la gestione di gruppi faunistici, la definizione di percorsi didattici per le figure che entrano in gioco nella gestione. Tutta quest'attività di regolamentazione e di preparazioone al nuovo percorso normativo è accompagnata anche dalla creazione di una piattaforma informatica denominata "Artemide", finalizzata alla gestione di tutto il patrimonio faunistico. "Le attività poste in essere - ha concluso Febbo - hanno permesso di instaurare un rapporto costruttivo con tutti i soggetti coivolti nella gestione della fauna selvatica, per promuovere un'attività venatoria basata su dati reali, in linea con le richieste dell'Ue. Oggi è possibile, quindi, regolamentare le iniziative in relazione alle esigenze locali, nel rispetto di una corretta gestione della fauna,secondo le prescrizioni dell'Ue e superare le problematiche che spesso si presentano per l'elaborazione dei calendari venatori. (REGFLASH)AT/12/03/14


Fonte: regione.abruzzo.it del 14 marzo 2012

sabato 3 marzo 2012

Teramo. Istituite sei nuove aree cinofile

La Provincia di Teramo ha istituito sei nuove aree cinofile che passano, quindi, da una a sette e da domani iniziano le attività di addestramento e di allenamento dei cani da caccia e da gara (l’attività cinofila si apre il 12 febbraio, ma quest’anno la data è saltata a causa del maltempo). Le aree sono state distribuite su tutto il territorio e si trovano: sulla collina litoranea (Mutignano – Pineto-Atri-Silvi), in pianura pianura e collina (Favale – Civitella del Tronto), sulla collina calanchiva (Madonna degli Angeli – Cellino Attanasio e Ripe di Castellalto), collina interna (S.Angelo - Bellante), collina pedemontana (Fosso Pretonico- Castiglione M.R.) e montagna (Monte tre croci Teramo-Torricella Sicura).

Le aree cinofile sono gestite dall’ente che provvede, fra le altre cose, all’immissione della selvaggina; per partecipare alle attività di addestramento occorre munirsi dell’apposito tesserino che viene rilasciato dal Servizio Caccia (è unico per tutte le aree ed è valido per sei anni): il tesserino costa 20 euro fino a due cani, 40 euro fino a 4 cani; 60 euro fino a 6 cani per il tesserino. Particolarmente soddisfatto delle novità, l’assessore alla Caccia, Giuseppe Antonio Di Michele che dichiara: “Nel corso delle riunioni del tavolo permanente per l'adozione delle revisioni del Piano Faunistico sono stati individuati sia il Disciplinare tecnico che le modalità di accesso nelle aree cinofile. L’addestramento dei cani è uno dei momenti più nobili e importanti di tutta l’attività venatoria perché serve anche a preservare le specifiche caratteristiche dell’animale da caccia”. Nelle settimane scorse, intanto, si è provveduto alle immissioni di selvaggina: dal 24 al 28 gennaio le lepri, per un totale di circa 100 capi, provenienti da catture effettuate in parte nelle ZRC Provinciali ed in gran parte da recinti di grande estensione; l’8 febbraio i fagiani e le starne per un totale di 360 starne e 300 fagiani.




giovedì 23 febbraio 2012

Provincia di Chieti, D'Amico (Pd) su nomina componenti Ambiti Territoriali di Caccia

Chieti. Secondo il capogruppo e consigliere provinciale del Pd, Camillo D'Amico, la Provincia di Chieti deve imporre una nuova missione per chi governerà il mondo venatorio.
“Nei prossimi giorni - spiega D'Amico - il presidente della Provincia emanerà i decreti di nomina dei componenti gli Ambiti Territoriali di Caccia sulla scorta delle indicazioni pervenute dalle associazioni venatorie, agricole ed ambientaliste alla quale si aggiungeranno i nominati dai comuni e dallo stesso ente. In questi tre anni di amministrazione Di Giuseppantonio è regnata un anarchia assoluta negli A.T.C. del Vastese e del Chietino – Lancianese dove sono prevalse le necessità e le volontà del delegato alla caccia Giovanni Staniscia con la provincia nel suo insieme rimasta stata mera spettatrice; ora siamo nella condizione di poter recuperare i poteri e l’autorevolezza perduta rispetto ad un rinnovo, gli organi dirigenti negli AA.TT. CC., nella quale riponiamo grandi aspettative di rinnovamento nel metodo di gestione del territorio, di rapporto con l’organo istituzionale preposto al controllo ed all’indirizzo, le associazioni tutte. Il governo delle risorse disponibili non può essere solo una questione privata degli AA. TT. CC. quando poi i danni prodotti sul territorio, in particolare nel comparto agricolo, dalla fauna selvatica è a carico dell’intera collettività. Questa è la ragione per la quale abbiamo presentato l’ordine del giorno che verrà discusso al prossimo consiglio nella quale vogliamo vincolare l’amministrazione ad esercitare la propria funzione istituzionale ed obbligare i nuovi governi degli AA. TT. CC. a condividere i piani di azione nel territorio successivi al loro prossimo insediamento".

lunedì 13 febbraio 2012

Caccia. Corte Costituzionale dichiara illegittima legge abruzzese

COMUNICATO STAMPA

CACCIA – CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA ILLEGITTIMA LEGGE SU CALENDARIO VENATORIO

CAPORALE: “ I NODI VENGONO AL PETTINE.
MOLTI COLLEGHI CONSIGLIERI MI AGGREDIRONO E INSULTARONO”

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI al Consiglio Regionale.:

“La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge della Regione Abruzzo 10 agosto 2010, n. 39 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011), a seguito di richieste di impugnativa pervenute al Governo. Una richiesta è stata inviata a firma del sottoscritto in qualità di Consigliere regionale.

Avevo votato contro questa legge e come ogni volta che si legiferano illegittimità ho presentato immediatamente richiesta d’impugnativa al Governo. E’ passato oltre un anno e intanto per la stagione venatoria 2010/2011 i cacciatori abruzzesi hanno cacciato senza regole. Questa è stata la tattica promossa in Consiglio regionale dai cacciatori abruzzesi che l’anno prima si erano visti bocciare con effetti immediati dal TAR Abruzzo la Delibera di Giunta sul Calendario venatorio per palesi irregolarità e illegittimità in riferimento alle specie cacciabili ed ai periodi di caccia.

Le Associazioni ambientaliste e animaliste hanno dovuto subire una stagione venatoria di illegittimità ma intanto grazie a questa illegittimità riconosciuta alla legge abruzzese si è creato un precedente e tutte le Regioni italiane non potranno più approvare con Legge i Calendari Venatori ma solo con delibere di Giunta come è giusto fare quando si gestisce il Patrimonio Faunistico.

Una vittoria senza precedenti e ringrazio quei colleghi consiglieri che non solo quando ho sconsigliato di approvare con legge il Calendario Venatorio non hanno voluto prestarmi ascolto ma mi hanno anche insultato e aggredito, sia durante le sedute della Commissione competente che durante il voto in Consiglio”.

L’Aquila, 10 febbraio 2012

Gruppo Consiliare "VERDI" Regione Abruzzo Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila –
0862.644.213 - www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it



domenica 12 febbraio 2012

La Caccia abruzzese è incostituzionale

Con sentenza depositata il 9 febbraio scorso, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della legge abruzzese sul calendario venatorio (sent. n. 20/2012). Che questa legge fosse sospetta di violare la Costituzione non credo possa sorprendere più qualcuno (si veda, se si vuole, l’articolo apparso su questo blog dal titolo “A proposito dell’approvazione con legge regionale del calendario venatorio”). Prima di commentare brevemente la decisione adottata dalla Corte, vorrei, però, spendere qualche parola sulla questione della materia “caccia” alla luce del quadro costituzionale vigente. Ciò risulterà senz’altro utile ai fini della comprensione e della valutazione della sentenza del giudice costituzionale.

Prima che la Costituzione fosse riformata nel 2001, la materia “caccia” era attratta espressamente nella competenza legislativa concorrente dello Stato e delle Regioni: la Regione avrebbe potuto disciplinare con legge la caccia, ma solo nel rispetto dei principi fondamentali individuati dalla legge dello Stato. Dopo la riforma del 2001, la “caccia” è scomparsa dal testo costituzionale, e cioè: non risulta più attratta nell’elenco delle materie sulle quali hanno competenza legislativa lo Stato e la Regione assieme e neppure è ricondotta entro l’elenco delle materie sulle quali solo lo Stato ha competenza legislativa (art. 117, commi 2 e 3, Cost.). La domanda che si pone è la seguente: a chi appartiene oggi la competenza legislativa sulla caccia? La risposta che deve darsi è questa: alla sola Regione.

Ciò lo si ricava dal fatto che la stessa Costituzione stabilisce a chiare lettere: “spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato” (art. 117, comma 4, Cost.).

Il problema che, tuttavia, si pone è che la competenza della Regione sulla caccia incrocia un’altra competenza: quella legislativa esclusiva dello Stato sulla tutela ambientale. In materia di ambiente, infatti, solo lo Stato può intervenire, mentre la Regione può farlo solo a patto che, in connessione con una materia di sua competenza (quale in questo caso è la caccia), la sua legge non violi gli standard di tutela fissati dallo Stato: essa può, dunque, solo innalzare, ma mai ridurre le garanzie di protezione dell’ambiente stabilite dallo Stato.

La disciplina di riferimento è data da una legge varata dal Parlamento nel 1992, che contiene sia disposizioni sulla tutela ambientale, sia disposizioni sulla caccia: un esempio del primo tipo è dato dalle disposizioni sulla protezione della fauna (come quelle sui piani faunistico-venatori, sulle specie cacciabili, sui periodi di attività venatoria, ecc.); un esempio del secondo tipo è dato dalle disposizioni sulle modalità della caccia (come quelle sulle condizioni del suo esercizio, sui mezzi utilizzabili, ecc.). Ebbene, alla luce del quadro costituzionale oggi vigente, può dirsi quanto segue:

A) in relazione alle disposizioni dettate a tutela dell’ambiente, la Regione non può intervenire, ma è tenuta ad osservare quanto in esse prescritto. In questo caso, la Regione può intervenire unicamente: 1) con regolamenti o con atti amministrativi se autorizzata in tal senso dalla legge dello Stato; 2) con legge qualora innalzi le garanzie di tutela ambientale offerte dalla legge dello Stato;

B) in relazione alle disposizioni sulla caccia, queste possono essere derogate dalla Regione, sempreché le deroghe regionali non si riflettano sulle garanzie di carattere ambientale: come ad es. qualora vi fossero eventuali disposizioni sul tipo di pallini utilizzabili, quali quelli di piombo, considerati inquinanti per l’ambiente e tossici per la salute umana (v. legge n. 66/2006, relativa all’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa – EURASIA).

La sentenza della Corte ha ad oggetto la legge della Regione nella parte in cui disciplina la stagione venatoria, le giornate e gli orari di caccia, le specie cacciabili e i periodi di caccia. Disposizioni, queste, che si inquadrano tutte entro la materia della tutela ambientale e non in quelle della caccia e che, in ragione di ciò, presupporrebbero che l’intervento della Regione resti autorizzato dalla legge dello Stato. E così sembrerebbe in effetti essere. Con il suo ricorso, del resto, il Governo non lamentava la possibilità che la Regione potesse intervenire in proposito, in quanto la legge del 1992 effettivamente autorizzava la Regione ad intervenire. Il problema era non l’intervento in sé, ma il mezzo prescelto per l’intervento: la legge. Stagione venatoria, giornate e orari di caccia, specie cacciabili e periodi di caccia non possono essere disciplinati con legge perché questo vorrebbe dire invadere la competenza dello Stato, che in materia di tutela dell’ambiente è “esclusiva”. E si badi: neppure se lo Stato lo volesse la Regione potrebbe intervenire con legge. L’intervento con legge regionale dietro delega del Parlamento nel nostro ordinamento non è ammessa. Ciò che può essere delegato è solo la potestà regolamentare. Mentre l’esercizio della funzione amministrativa, che spetta normalmente al Comune, può essere conferita a Province, Città metropolitane, Regioni o mantenuto in capo allo Stato, ma solo per esigenze di carattere unitario.

Sul punto, tuttavia, la decisione della Corte, sebbene condivisibile nel merito, appare piuttosto ambigua. Essa, infatti, pur muovendo dal corretto presupposto che le questioni sollevate abbiano attinenza ad una materia di competenza esclusiva dello Stato (l’ambiente), giunge ad affermare che “il legislatore ha perciò titolo per imporre alle Regioni di provvedere nella forma dell’atto amministrativo anziché in quella della legge”. Per poi comunque sostenere che la natura in sé degli oggetti disciplinati dalla legge regionale (stagione venatoria, giornate, orari di caccia, specie cacciabili, periodi di caccia) non potrebbe che richiedere un intervento con un atto diverso dalla legge: l’atto amministrativo. Detto atto – è questo il pensiero della Corte – appare più consono alla disciplina dei criteri tecnico-scientifici ai quali soggiacciono quegli oggetti; e solo esso consentirebbe di far fronte tempestivamente ad un “repentino e imprevedibile mutamento delle circostanze di fatto in base alle quali il calendario venatorio è stato approvato”.

Vero è che la legge della Regione Abruzzo fosse illegittima perché l’intervento sugli oggetti di cui sopra andava esercitato con atto diverso dalla legge, ma questa illegittimità non deriva da quanto ritiene la Corte: né dalla natura degli oggetti disciplinati dalla legge regionale, né da una scelta discrezionale del Legislatore statale (l’atto amministrativo anziché la legge). Trattandosi di una competenza esclusiva dello Stato, infatti, il Legislatore statale avrebbe potuto scegliere unicamente tra: intervenire direttamente esso stesso su tutto oppure autorizzare la Regione all’intervento, ma solo con regolamento oppure con atto amministrativo. Mai con legge. Solo la Costituzione stabilisce quando la Regione può intervenire con legge, non il Legislatore statale.

Da questo punto di vista, la legge del 1992 appare, quindi, legittima: essa stabilisce che “le regioni, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, pubblicano, entro e non oltre il 15 giugno, il calendario venatorio regionale e il regolamento relativi all’intera annata venatoria”. Qui, come si vede, la legge dello Stato “autorizza” la Regione ad intervenire, da un lato, con atto amministrativo, dall’altro, con regolamento. E in ambedue i casi ciò risulta perfettamente legittimo: nel primo caso, perché, pur trattandosi di una materia di sua competenza, lo Stato può decidere che le funzioni amministrative siano devolute in capo alle Regioni (art. 118 Cost.); nel secondo caso, perché così consente l’art. 117, comma 6, Cost., ove si dice che “la potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di sua competenza esclusiva, salva delega alle Regioni”. Pertanto: l’intervento della Regione Abruzzo risulta illegittimo perché dato con legge e ciò è invasivo della competenza statale.

Eppure anche su quest’ultimo punto la sentenza non è priva di ambiguità. La Corte, infatti, discorre continuamente di “atto amministrativo”, senza considerare che la legge dello Stato chiede che le Regioni adottino “il calendario venatorio regionale e il regolamento relativi all’intera annata venatoria”. Dunque: non solo un atto amministrativo (il calendario venatorio), ma anche un regolamento, che, però, è un atto normativo.

Che i due piani non siano mantenuti adeguatamente distinti emerge anche dalla circostanza che la Corte ritiene che solo un “atto amministrativo” consente di porre tempestivamente rimedio ad un “repentino e imprevedibile mutamento delle circostanze di fatto in base alle quali il calendario venatorio è stato approvato”.

Se si seguisse il procedimento legislativo, precisa la Corte, ciò non sarebbe possibile, costituendo detto procedimento “un aggravio, persino tale in casi estremi da vanificare gli obiettivi di pronta regolazione dei casi di urgenza”.

Ora, questo risulta vero qualora le predette esigenze toccassero il calendario venatorio in sé, ma non lo sarebbe nel caso in cui esse avessero ad oggetto la disciplina dell’attività venatoria annuale.

In questa evenienza, infatti, occorrerebbe ricorrere ad un regolamento, non ad un atto amministrativo.

E competente all’adozione dei regolamenti, almeno in Abruzzo, è il Consiglio e non la Giunta.

Ragion per cui, in questo caso, i problemi di aggravio del procedimento potrebbero restare pressoché irrisolti.



sabato 11 febbraio 2012

La Corte Costituzionale boccia la Regione Abruzzo sulla caccia

Grande soddisfazione per la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della parte della legge della Regione Abruzzo n. 39/10 che aveva approvato il calendario venatorio 2010/11.

Si tratta di una sentenza che costituisce un precedente importantissimo per tutte le regioni italiane e che ribadisce quanto il WWF ha sempre affermato: il calendario venatorio non può essere approvato con legge!

Il WWF aveva segnalato al Governo nazionale l'approvazione di questa legge, chiedendone l'impugnativa davanti alla Corte Costituzionale. Impugnativa che in effetti l'allora Governo Berlusconi propose e che ha portato a questa sentenza.

Qui di seguito potete legge il comunicato delle Associazioni Animalisti italiani, ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia, VAS e WWF Italia!

Godiamoci questa ennesima vittoria in difesa della fauna.





CACCIA, CORTE COSTITUZIONALE: ILLEGITTIMI I CALENDARI VENATORI PER LEGGE

"Le leggi di Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e province autonome di Trento e Bolzano sui calendari venatori sono da considerarsi illegittime. Cade anche la strategia di alcune regioni di raggirare le indicazioni nazionali e comunitarie attraverso lo strumento della legge. Le regioni si conformino rapidamente alle regole di tutela ambientale, non solo per le deroghe ma anche per i calendari venatori”.

Lo affermano le associazioni Animalisti italiani, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia, VAS e WWF Italia a proposito della sentenza n. 20/2012 della Corte Costituzionale che, raccogliendo un ricorso del Governo, ha dichiarato illegittima la legge recante calendario venatorio della regione Abruzzo e ribadito la potestà esclusiva dello Stato in materia di tutela delle specie cacciabili.

Questa fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, la prima sulla materia, sebbene si riferisca in particolare alla legge della regione Abruzzo (che peraltro aveva cessato i suoi effetti) ha una esplicita portata complessiva e va a bocciare ogni regione che abbia inteso o intenda prevede il calendario venatorio mediante una legge provvedimento, affermando invece l’obbligo di emanarlo esclusivamente con la forma dell’atto amministrativo.

“La scelta che si provveda con atto amministrativo”, afferma la Corte, “è l’unica coerente” e “si inserisce armonicamente nel tessuto della legge n. 157 del 1992” non solo perché consente “ai cittadini e alle loro organizzazioni rappresentative la possibilità di tutelare i propri interessi legittimi dinanzi al competente giudice amministrativo” ma anche e soprattutto perché mantiene aperta la possibilità di agire in modo rapido sui contenuti del calendario venatorio stesso qualora si ravveda la necessità di intervenire, porre in essere nuove tutele, rivedere tempi, luoghi e specie cacciabili o anche le modalità con cui l’attività venatoria viene prevista. In questo senso, la Corte ha peraltro ribadito come “la selezione, sia delle specie cacciabili, sia dei periodi aperti all’attività venatoria, implichi l’incisione di profili propri della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, che fanno capo alla competenza esclusiva dello Stato” e dunque “il legislatore nazionale ha perciò titolo per imporre alle Regioni di provvedere nella forma dell’atto amministrativo, anziché in quella della legge”.

La storica sentenza della Corte Costituzionale pone fine al diffuso espediente del ricorso alla legge per emanare i calendari venatori e ha un effetto dirompente su molte regioni italiane, che vedono di fatto crollare il proprio impianto venatorio: le leggi di Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche ma anche le province autonome di Trento e Bolzano da questo momento devono considerarsi illegittime, così come illegittimi saranno tutti gli eventuali atti, anche provinciali, che ne verranno eventualmente dedotti.

Per inciso, si noti che la Corte ha anche sottolineato l’obbligo, previsto dalla legge 157/92, di emanare il calendario venatorio “entro e non oltre il 15 giugno di ogni anno”. Un vincolo finora largamente disatteso ma che da oggi andrà rispettato strettamente.

“L’effetto di questa sentenza -concludono le associazioni- è dirompente e parifica il tema del calendario venatorio a quello delle deroghe: per entrambi, le leggi sono illegittime. Non solo dunque crollano le leggi di importanti regioni italiane, ma fallisce anche il progetto di varie amministrazioni di ricorrere allo strumento legislativo per raggirare le prescrizioni comunitarie e disattendere le iniziative dello Stato a tutela delle specie, tra cui la Guida ISPRA 2010. Ora le regioni non hanno più scuse né alibi. Si adeguino compiutamente al sistema di tutele, a partire dal prossimo calendario venatorio”.
 

venerdì 3 febbraio 2012

Sospensione caccia per le avverse condizioni meteo. Caporale risponde a Febbo

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI al Consiglio Regionale:

“Conosco benissimo la Legge 157/92 e so bene che nelle zone coperte da neve non è possibile cacciare. Purtroppo l’assessore Febbo non sa che l’articolo 19 si riferisce alle avverse condizioni di tempo e quindi anche alla possibilità di chiudere la Caccia a causa del solo freddo senza neve. Provveda a chiudere la caccia e la finisca di fare l’avvocato difensore dei cacciatori e degli inutili e costosi uffici Caccia, più volte bocciati dai ricorsi vinti dagli animalisti. L’Assessore ha il compito di proteggere il patrimonio faunistico della Regione e non gli abusi dei cacciatori.

Inoltre la Legge 157/92 che l’Assessore vanta di conoscere sancisce che la Regione chiude la caccia indipendentemente dal fatto che siano state le Province a decidere la proroga. Ricordo inoltre che sulla decisione lasciata alle Province di prorogare la Caccia è in corso una nostra denuncia di legittimità ”.

L’Aquila, 2 febbraio 2012

Gruppo Consiliare "VERDI" Regione Abruzzo Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila –
0862.644.213 - www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it



giovedì 2 febbraio 2012

Sospensione caccia per le avverse condizioni meteo. Febbo risponde a Caporale

Pescara, 2 feb. "Il consigliere Walter Caporale è un campione in velocità e astuzia nel trovare ogni pretesto possibile per chiudere in anticipo la caccia". Questa la risposta dell'assessore regionale alle Politiche agricole e Caccia Mauro Febbo alla missiva, indirizzata agli uffici della Direzione, inviata dal consigliere regionale dei Verdi che chiede la sospensione della caccia per avverse condizioni metereologiche. "Voglio consigliare - ha spiegato l'assessore Mauro Febbo - al collega Caporale di non essere troppo frettoloso nel prendere posizioni che lo inducano ad errori grossolani. Infatti invito il rappresentante dei Verdi a rileggere attentamente la Legge 157 dove all'art. 21 è fatto divieto esplicito di cacciare su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve. Ricordo che la proroga fino al 9 febbraio è stata definita solo dopo la richiesta esplicita delle Province, su parere vincolante dell'Ispra alla sola specie Colombaccio che non rientra nelle eccezioni stabilite della citata Legge. Quindi - conclude l'assessore alla Caccia - non vi è bisogno di nessun atto della Direzione ma solo il rispetto delle regole scritte nella Legge che i cacciatori abruzzesi già conoscono ed osservano attentamente". (REGFLASH) (COMM.ASS.) 12/02/02


I Verdi chiedono la chiusura della caccia per freddo e neve

COMUNICATO STAMPA

CACCIA – VERDI CHIEDONO CHIUSURA PER FREDDO E NEVE

CAPORALE: “LA LEGGE 157/92 PREVEDE LA CHIUSURA PER AVVERSE CONDIZIONI METEOROLOGICHE. LA REGIONE PROVVEDA IMMEDIATAMENTE”


Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI al Consiglio Regionale – www.waltercaporale.it :

“La nostra Regione è stretta nella morsa del freddo siberiano e della neve, nelle prossime ore secondo i meteorologi la situazione peggiorerà. Sono previsti almeno 10 giorni di freddo e neve e si rende necessario non infierire sulla fauna selvatica, come d’altronde prevede la legge in materia di Caccia.

L’articolo art. 19, comma 1, Legge 157/92 sancisce che <>. Ho pertanto inviato una lettera urgente alla Direzione Politiche Agricole e di Sviluppo Rurale, Forestale, Caccia e Pesca, Emigrazione per chiedere di porre in essere tutti gli atti previsti per chiudere immediatamente la Caccia nelle Province che hanno prorogato la stagione venatoria dal 31 gennaio al 9 febbraio così da permettere alla fauna selvatica di affrontare il gelo e il freddo senza altri disturbi dovuti alla presenza dei cacciatori”.

L’Aquila, 2 febbraio 2012

Gruppo Consiliare "VERDI" Regione Abruzzo Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila –
0862.644.213 - www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it







martedì 31 gennaio 2012

Caporale: "Febbo mente sapendo di mentire"

Mauro Febbo, all’indomani della festa per la chiusura della Caccia organizzata da 12 Associazioni animaliste e ambientaliste felici di aver messo in ginocchio l’Assessorato alla Caccia vincendo vari ricorsi contro le delibere di Calendario Venatorio ha dichiarato:

"Non solo non c’è motivo di brindare – sottolinea Mauro Febbo – ma voglio ricordare agli ambientalisti e animalisti che il percorso di questo assessorato è stato improntato al massimo grado di professionalità ed efficienza, in quanto ogni scelta è stata effettuata sulla base delle più autorevoli pubblicazioni scientifiche e previa consultazione dei massimi organi competenti in materia. Questo assessorato non ha mai inteso regolamentare la caccia attraverso una legge regionale. Forse Caserta (Presidente regionale del WWF) si riferisce all’iniziativa di alcuni consiglieri di minoranza che hanno presentato l’anno scorso una proposta di legge per la regolamentazione dell’attività venatoria mai discussa.

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI al Consiglio Regionale.:
“L’Assessore alla Caccia e ai ‘cacciatori’, Mauro Febbo parla di professionalità del settore caccia e del suo assessorato dimenticando di aver perso vari ricorsi. Parla lanciando inutili accuse alle associazioni animaliste e ambientaliste e a fantomatici consiglieri di minoranza. E’ evidente che a distanza di tre anni dall’elezione della Giunta Chiodi, di cui fa parte, non sa ancora chi sono i Consiglieri di maggioranza e chi sono quelli di minoranza, accusando l’opposizione di aver presentato Leggi in materia venatoria.

La legge Calendario venatorio, un illegittimità in termini, è stata presenta dal Consigliere Prospero e tra i primi firmatari Sospiri, Di Matteo, Ricciuti del pdl e di Rialzati Abruzzo e non dalla minoranza.

Forse Febbo è un veggente e già sa che presto questa inutile maggioranza che pensa ai cacciatori e non ai terremotati ed ai disoccupati sarà presto, se rieletta, in minoranza”.

L’Aquila, 31 gennaio 2012

Gruppo Consiliare "VERDI" Regione Abruzzo Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila –
0862.644.213 - www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it




lunedì 30 gennaio 2012

Pescara. Festa di fine stagione di caccia "grande partecipazione e divertimento"

Caporale: ora lavoreremo per chiudere gli inutili Uffici Caccia delle Province

Pescara – 29 gennaio 2012 - Si è svolta questa mattina la grande manifestazione di protesta contro la caccia e per festeggiare la chiusura della stagione venatoria e la ritrovata tranquillità degli animali

La festa organizzata dalle Associazioni ALTURA, Animalisti Italiani Onlus, Asada, ENPA, LAC, LAV, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Lida, LIPU, Oipa, Theriakà, WWF e l’adesione di ARCIGAY Pescara, Associazione Vittime della caccia, del Partito dei VERDI e dell’Associazione NAC (No alla Caccia), ha visto la presenza di centinaia di persone che hanno ballato e fischiato in un lungo e colorato corteo delle campagne di Pianella (Pe) per poi ritrovarsi presso l’Assessorato alla caccia di Via Catullo a pescara per il brindisi e il ballo delle maschere vestite da animali e cacciatori.

Dichiarazione di Walter Caporale, Presidente Associazione “Animalisti Italiani Onlus”:

“Siamo felici della grande partecipazione! La manifestazione è stata bella, divertente e pacifica, come volevamo noi organizzatori. Ringraziamo la presenza del Corpo Forestale dello Stato di Pianella e del Comando dei Carabinieri di Pianella.

La stagione di caccia inizia la terza domenica di settembre e termina il 31 gennaio, ma in Abruzzo, contrariamente alla legge si effettua sempre un periodo di pre-apertura e quest’anno le Province di Chieti e Teramo hanno addirittura prorogato la caccia al 9 febbraio. Come ogni volta noi associazioni saremo costretti a fare ricorso perché la pre-apertura e la proroga sono ammesse solo quando ci sono studi scientifici sulle popolazioni che possano rilevare sovrannumero delle specie. In Abruzzo questi dati mancano e addirittura mancano anche le competenze negli uffici caccia delle province, come i tecnici faunistici.

La prossima battaglia sarà CHIUDERE GLI INUTILI E COSTOSI UFFICI CACCIA DELLE PROVINCE!!!”

Sarà possibile vedere in differita l’intera manifestazione lunedì 30 gennaio dalle 18.00 alle 20.00 e martedì 31 dalle 13.00 alle 15.00 su abruzzolive.tv e nei siti delle associazioni”.




Febbo: "lavoriamo assiduamente per il mondo venatorio nel rispetto delle regole"

Pescara, 30 gen. "Per l’ennesima volta non capisco l’euforia degli ambientalisti che continuano con ostinazione a cantare vittoria nei confronti della Regione Abruzzo quando in realtà non hanno vinto nessuna battaglia". Questa la risposta dell’assessore alle Politiche Agricole e Caccia, Mauro Febbo, all’indomani della manifestazione organizzata da Dante Caserta del WWF. "Non solo non c’è motivo di brindare – sottolinea Mauro Febbo – ma voglio ricordare agli ambientalisti e animalisti che il percorso di questo assessorato è stato improntato al massimo grado di professionalità ed efficienza, in quanto ogni scelta è stata effettuata sulla base delle più autorevoli pubblicazioni scientifiche e previa consultazione dei massimi organi competenti in materia. Infatti, la Direzione, lo sottolineo ancora una volta, si è scrupolosamente attenuta alle indicazioni dei documenti della Comunità Europea (key concepts e Guida alla Disciplina sulla caccia della Commissione europea). Questo assessorato non ha mai inteso regolamentare la caccia attraverso una legge regionale. Forse Caserta si riferisce all’iniziativa di alcuni consiglieri di minoranza che hanno presentato l’anno scorso una proposta di legge per la regolamentazione dell’attività venatoria mai discussa. Invito, pertanto, Caserta a studiare la differenza tra gli organi della Regione quali la Giunta e il Consiglio. Caserta si ostina ad argomentare – precisa Mauro Febbo – sulla sospensione del Tar sui due punti (solo due su nove impugnati) del calendario venatorio, riguardanti le date di chiusura della caccia per alcune specie. Ribadisco che tale provvedimento di sospensione cautelare e non di condanna da parte del TAR si è palesata solo perché la Regione, a giudizio del tribunale, non ha adeguatamente motivato la scelta di discostarsi dalle prescrizioni ISPRA. A tal riguardo, voglio precisare che le date fissate dal calendario della Regione Abruzzo erano perfettamente coerenti con le indicazioni scientifiche a livello europeo, mentre l’organo scientifico nazionale di riferimento, l’ISPRA, fissa date e periodi più restrittivi, ai quali comunque la Regione ha provveduto ad adeguarsi. Invece – conclude l’assessore alla Caccia – le associazioni e Caserta volutamente tacciono su quelle che sono state le vittorie dell’assessorato in materia di gestione faunistico venatoria. Ricordo che è stato avviato l’iter per l’attivazione dell’OFR (Osservatorio Faunistico Regionale), la cui regolamentazione è ora al vaglio della competente commissione regionale, con la partecipazione e il plauso delle massime autorità scientifiche in materia". Importante è anche la ripresa dei lavori per l’attuazione del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) nell’ambito dell’azione B1 (Gestione dell’attività venatoria). () (comun.assess.) 12/01/30



sabato 28 gennaio 2012

Festa per la chiusura della caccia: conferenza stampa associazioni

Domenica 29 gennaio
Tutti a festeggiare la fine della caccia!

Nella stagione 2011/12 più volte sconfitta la politica filovenatoria della Regione Abruzzo

Questa mattina è stata presentata a Pescara nel corso di una conferenza stampa la Festa della chiusura della caccia che si terrà domenica 29 gennaio.

La manifestazione è promossa dalle Associazioni ALTURA, Animalisti Italiani Onlus, Asada, ENPA, LAC, LAV, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Lida, LIPU, Oipa, Theriakà, WWF che danno appuntamento a tutti alle ore 9 presso l’uscita Pescara-Villanova dell’Autostrada A25: da qui si andrà direttamente “sul campo” con fischietti, trombe e strumenti musicali per una Festa dalla parte degli animali.

Dopo 5 mesi di inutile massacro, infatti, il 31 gennaio si chiuderà la caccia in Abruzzo anche se già si annunciano prolungamenti come quelli decisi dal Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, evidentemente più attento ai violenti capricci della minoranza dei cacciatori che alla volontà anticaccia più volte manifestata dalla maggioranza degli abruzzesi e degli italiani.

Anche quest’anno in Abruzzo decine e decine di migliaia di animali sono stati abbattuti per divertimento e centinaia sono stati i capi di specie protette abbattuti dai bracconieri.

Per la stagione di caccia 2011/2012 il movimento ambientalista e animalista è riuscito a limitare parzialmente i danni che una giunta regionale sempre più filovenatoria ha cercato di imporre.

Innanzitutto è stato impedito, grazie alla pressione delle associazioni ed allo straordinario lavoro di alcuni consiglieri regionali di opposizione, l’approvazione del calendario venatorio con legge regionale. Questo tentativo da parte della maggioranza era dettato dalla volontà di far passare attraverso un intervento legislativo – difficilmente impugnabile davanti al Tribunale Amministrativo Regionale – previsioni contrarie alle leggi nazionali e comunitarie.

Persa la battaglia sulla legge, la maggioranza in consiglio regionale ha così dovuto ripiegare su un calendario venatorio approvato con delibera di giunta che, grazie al ricorso davanti al TAR Abruzzo promosso dalle Associazioni Animalisti Italiani Onlus, LAC e WWF, è stato profondamente modificato, eliminando le più gravi illegittimità presenti e le previsioni che non rispettavano il parere dell’ISPRA, massimo organo nazionale legittimato a formulare pareri obbligatori su tutti gli atti di pianificazione faunistica-venatoria. Da segnalare che, nonostante queste illegittimità fossero state evidenziate al Comitato sulla Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo, quest’ultimo ha incredibilmente dato il proprio parere favorevole.

L’accoglimento del ricorso contro il calendario venatorio regionale ha consentito di diminuire i giorni di caccia per decine di specie.

A fine novembre 2011, infatti, la Giunta Regionale ha dovuto varare una quarta versione del calendario venatorio 2011/2012, dopo aver cercato di eludere l’ordinanza del TAR Abruzzo.

Contro questi tentativi dilatori sono state prodotte due diffide ed un nuovo ricorso al TAR di L'Aquila “per ottemperanza” nel quale si è chiesto alla magistratura amministrativa di commissariare la Regione per far rispettare la sospensiva.

A quel punto, pochi giorni prima della nuova udienza, la Regione, messa all’angolo, ha dovuto cedere su molti dei punti della sospensiva ed in particolare sul cuore del calendario venatorio: periodi, orari e forme di caccia.

Con il calendario riformato per la beccaccia la caccia si è chiusa il 31 dicembre e non il 19 gennaio come aveva previsto inizialmente la Regione (20 giorni in meno di pressione venatoria su questa specie).

Per le specie acquatiche (germano reale, folaga, gallinella d’acqua, alzavola, porciglione, fischione, codone, mestolone, marzaiola, moriglione, beccaccino, pavoncella, canapiglia e frullino) la caccia si è chiusa il 19 gennaio e non più il 30 gennaio.

Per le tre specie di turdidi (cesena, tordo bottaccio e tordo sassello) la caccia si è chiusa il 9 gennaio mentre prima si chiudeva il 19 gennaio.

Per il fagiano la chiusura prevista per il 30 dicembre è stata anticipata al 30 novembre.

Altra novità di non poco conto è stata la chiusura al 19 gennaio della caccia in forma vagante con l’ausilio del cane.

Una sconfitta su tutta la linea dell’Assessore regionale Mauro Febbo che si aggiunge alle due sconfitte rimediate davanti al TAR nella stagione 2009/10 ed all’impugnativa da parte del Governo Berlusconi della legge regionale con cui aveva fatto approvare il calendario venatorio 2010/11.

Viene da chiedersi per quale motivo un governo regionale che dovrebbe tutelare gli interessi di tutti i suoi cittadini e non quelli di una strettissima minoranza continui a proporre leggi ed atti amministrativi palesemente viziati: il tutto per accontentare quella parte del mondo venatorio più retrogrado che sembra capace solo di distruggere un patrimonio faunistico di straordinaria bellezza e ricchezza.

L’appuntamento per festeggiare la chiusura della caccia è per domenica mattina 29 gennaio alle ore 9.00 all’uscita Villanova dell’Autostrada A25 per raggiungere insieme il luogo scelto nelle campagne del pescarese. Il corteo festoso e chiassoso munito di fischietti, trombette e strumenti musicali cercherà di mettere in fuga e salvare qualche animale.

Il Corteo attraverserà inoltre la contrada del Comune di Pianella dove, per motivi di sicurezza, vige un’ordinanza di divieto di caccia.

La novità assoluta è che per la prima volta un evento che si svolge all’aperto andrà in diretta streaming e sarà visibile dalla web tv www.abruzzolive.tv e dai siti delle associazioni – www.animalisti.it – http://www.wwf.it/

Fonte: comunicato stampa del 27 gennaio 2012



venerdì 27 gennaio 2012

Il WWF su caccia a febbraio: inaccettabile

COMUNICATO STAMPA DEL 27 GENNAIO 2012

Il WWF sull’estensione della caccia a febbraio decisa dalla Provincia di Chieti: inaccettabile per la fauna e per la gran parte dei cittadini.

CHIETI - La Provincia di Chieti con una recente delibera di giunta ha deciso di estendere la caccia alla specie colombaccio fino al 09 febbraio. Per la prima volta, dopo alcuni decenni, si tornerà a sparare nelle nostre campagne anche nel mese di febbraio.

Non è quello che vogliono i cittadini della Provincia di Chieti. Molti di loro sono esasperati dai continui spari nei pressi delle proprie abitazioni e dall’arroganza di chi invade i propri terreni. Il 79% dei cittadini chiede di vietare o ridurre fortemente la caccia (sondaggio Ipsos 2010) ed invece i nostri amministratori fanno il contrario!

Dichiara Ines Palena del WWF Zona Frentana e Costa Teatina: la Provincia di Chieti è ostaggio di un manipolo di cacciatori che da diversi anni condizionano le scelte dell’amministrazione pubblica. La politica locale è sempre disponibile ad esaudire le richieste estremiste dei cacciatori, ignorando le diverse problematiche che attanagliano la gestione faunistico-venatoria della nostra provincia come il Piano Faunistico-Venatorio scaduto e le carenze della Polizia Provinciale di Chieti sulla vigilanza venatoria

Il settore provinciale che si dovrebbe occupare di caccia e fauna selvatica da diversi anni è paralizzato ed improduttivo: il nuovo Piano Faunistico Venatorio provinciale, lo strumento indispensabile con il quale la Provincia esercita la propria facoltà di disciplinare in materia di pianificazione e programmazione faunistico-venatoria del territorio non ancora viene rinnovato, a diversi anni dalla sua precedente scadenza. Non si ha notizia di questo importante documento né tantomeno vi è condivisione del lavoro fatto finora (se è stato fatto qualcosa).

Mancano i dati e le informazioni per una corretta gestione della fauna selvatica. "La Regione Abruzzo e le Province non hanno a disposizione neanche i numeri sugli abbattimenti della stagione venatoria precedente, come fanno, in queste condizioni, a prolungare i termini della caccia?"

Inoltre, diverse volte il WWF ha denunciato le pessime condizioni in cui si trova ad operare il Corpo di Polizia Provinciale di Chieti, con personale assolutamente carente e privo di mezzi idonei per arginare gli illeciti ambientali e venatori.

Nonostante le recenti rassicurazioni da parte dell’Assessore Tavoletta avvenute nel dicembre 2010 nulla è cambiato, niente è stato fatto concretamente.

Nella maggior parte dei turni di lavoro, invece, considerando ferie, permessi, malattie, servizi di rappresentanza, compilazione di atti d’ufficio, altre competenze, una sola pattuglia è presente sul territorio a coprire l’intera estensione della Provincia di Chieti (104 comuni e 5.172 Kmq!). Solo questo dato rende bene l’idea di come la Provincia di Chieti non ha assolutamente padronanza del proprio territorio.

Dichiara Nicoletta Di Francesco Presidente del WWF Chieti: la paralisi nella gestione provinciale della fauna selvatica e l’impossibilità di garantire una vigilanza venatoria sul territorio sembrano atti voluti al fine di consentire l’esercizio venatorio senza regole certe che evidentemente fa comodo a molti cacciatori.

Chiediamo al Presidente Di Giuseppantonio di ritirare la delibera di Giunta che consente la caccia al mese di febbraio e di avviare una dignitosa gestione faunistico-venatoria nella Provincia. Chiediamo inoltre di ottemperare a quanto dichiarato dall’Assessore al Personale Silvio Tavoletta in merito all’aumento dell’organico della Polizia Provinciale e la loro dotazione dei mezzi minimi necessari per operare almeno con sufficienza; chiediamo la riduzione drastica delle attività d’ufficio e di rappresentanza della polizia provinciale e il contestuale aumento della presenza degli agenti sul territorio (maggiori controlli su cacciatori, pescatori e attività produttive inquinanti); chiediamo l’attivazione di un numero telefonico di reperibilità e pronto intervento della Polizia Provinciale a disposizione della cittadinanza.


Nicoletta Di Francesco
Associazione WWF Chieti

Ines Palena
Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina