giovedì 17 settembre 2020

La Regione Abruzzo approva il Piano Faunistico Venatorio. Il WWF: ora 30 giorni per chiedere il divieto di caccia sui propri terreni

Comunicato stampa del 16 settembre 2020 

Con 15 anni di ritardo la Regione Abruzzo approva il Piano Faunistico Venatorio, ma perde l’occasione per definire obiettivi di tutela per molti animali protetti 

Il WWF: «Lavorare ora per avvio di ricerche e studi sul patrimonio faunistico regionale» 

Ogni cittadino ha intanto 30 giorni per chiedere il divieto di caccia sui propri terreni 


Il Piano Faunistico Venatorio Regionale abruzzese è stato approvato dal Consiglio Regionale 15 anni dopo la scadenza del precedente. Un passo importante di cui va dato atto alla Regione, ma che non può soddisfare totalmente le Associazioni ambientaliste, in particolare il WWF che chiedeva di rivedere l’impostazione generale del documento, troppo sbilanciato sulle specie di interesse venatorio a discapito di quelle tutelate da normative nazionali e comunitarie. Mancano, infatti, nel PFVR analisi e pianificazione rispetto a molte presenze faunistiche di interesse protezionistico, in contrasto con quanto prevedono la legge quadro nazionale e quella regionale. Si è persa l’occasione per realizzare un documento completo sulla tutela della fauna della nostra Regione e per definire specifici indirizzi di gestione finalizzati alla conservazione delle specie e non solo alla pianificazione venatoria.  


Ora però esiste un documento da cui partire e su cui lavorare attraverso ricerche e studi finalizzati alla conservazione e incremento del patrimonio faunistico regionale. L’invito che il WWF rivolge alla Regione è sempre lo stesso: reimpostare l’approccio fino ad oggi seguito che vede la fauna come “selvaggina” a disposizione dei cacciatori, avviando un nuovo modello di gestione in cui la tutela del patrimonio faunistico sia al centro dell’azione di governo regionale e la caccia sia solo una attività consentita nei limiti fissati dalla legge e dal reale stato di conservazione delle specie. 

E proprio sulla tutela della fauna, l’approvazione del PFRV apre ad una importante possibilità: veder riconosciuto il diritto dei cittadini a vietare la caccia sul proprio terreno. La normativa nazionale sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e sul prelievo venatorio prevede infatti la possibilità per il proprietario o il conduttore di un fondo di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla cosiddetta gestione programmata della caccia (art. 15, commi 3° – 6°, Legge n. 157/1992): per ottenere tale esclusione il proprietario o il conduttore deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Regione richiesta motivata da esaminarsi entro i termini fissati dalla normativa sugli atti amministrativi (art. 2 della legge n. 241/1990 e s.m.i.). 

Il WWF invita la Regione Abruzzo a rendere immediatamente applicabile tale previsione normativa fornendo tutte le informazioni per esercitare questo diritto. 

La richiesta dev’essere accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria (art. 10 Legge n. 157/1992). È accolta, inoltre, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale.  

Si attende quindi l’imminente pubblicazione sul BURA per far partire i 30 giorni entro i quali fare la richiesta di esclusione dei terreni, ma la Regione Abruzzo non ha al momento provveduto, come sarebbe suo dovere nell’interesse dei cittadini tutti, a fare in modo che i proprietari/conduttori siano adeguatamente informati della possibilità di esercitare tale diritto. Non risulta infatti sul sito web istituzionale alcun riferimento alle modalità, alle disposizioni generali e alle condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria, né è chiarito a quale servizio debba essere presentata la richiesta e non è presente idonea modulistica.  

Il WWF, nelle more che la Regione dia un segnale, suggerisce intanto a tutti gli interessati di scrivere una comunicazione via email o posta elettronica certificata (PEC) alla Regione per anticipare la volontà di vietare la caccia nei propri fondi e fornisce al riguardo una traccia. 

 

 

Abruzzo: fondi da sottrarre alla caccia. Come fare? 

Possiedi un fondo o un terreno in Abruzzo? 

Vuoi vietare la caccia o l’accesso ai cacciatori? 

 

È possibile farlo senza spendere soldi per realizzare recinzioni o altri manufatti costosi. Il proprietario o il conduttore che intenda vietare la caccia nel proprio fondo può richiederlo alla Regione, entro trenta giorni dalla pubblicazione del nuovo Piano faunistico-venatorio.  

Il nuovo Piano faunistico-venatorio è stato appena approvato dall’assemblea legislativa della Regione Abruzzo, ma quest’ultima non ancora ha disposto la modulistica, né ha pubblicizzato le disposizioni generali e le condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria.  

Scrivi alla Regione Abruzzo, Dipartimento dello Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca chiedendo le modalità e la modulistica per sottrarre il tuo fondo alla caccia, anticipando chiaramente nel testo la volontà di vietare la caccia nei tuoi terreni.  

Posta Elettronica Certificata (PEC): dpd@pec.regione.abruzzo.it  

oppure Posta Elettronica ordinaria: dpd@regione.abruzzo.it 

 

 



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mercoledì 16 settembre 2020

CONSIGLIO: PEPE, “APPROVAZIONE PIANO VENATORIO MERITO LAVORO CENTROSINISTRA”

L’AQUILA  –  “L’ultimo Piano Faunistico Venatorio venne approvato nel 1992 ed è scaduto nel 2005 – e dopo un lungo lavoro di istruttoria voluto dalla passata Giunta regionale di centrosinistra e portato avanti dal sottoscritto oggi, finalmente, il Piano sarà discusso, e speriamo approvato senza intoppi, in Consiglio Regionale”.

Lo dichiara l’ex Assessore regionale al ramo, Dino Pepe, consigliere regionale del Pd,  alla vigilia del Consiglio Regionale di oggi  in cui ratificato il nuovo Piano Faunistico Venatorio della Regione Abruzzo.

“L’iter per la definizione di questo importante strumento di pianificazione per il nostro territorio ha avuto inizio nel dicembre 2016, grazie all’attento e scrupoloso lavoro del centrosinistra che ha voluto, con forza, un Piano Faunistico Venatorio rinnovato, arricchito e modificato per venire incontro alle richieste delle varie parti in causa. In tal senso lo abbiamo voluto condividere con le varie associazioni faunistiche, venatorie e con il mondo agricolo prima di portarlo definitivamente in Commissione e poi in Consiglio – aggiunge il Consigliere e Vice-Capogruppo Regionale del Pd – e oggi, come avvenne con il Piano Demaniale Marittimo, predisposto dall’ex Assessore Mauro Di Dalmazio e completato dal sottoscritto, questo fondamentale strumento troverà compimento”.

“Non saremmo arrivati infatti alla conclusione dell’iter di approvazione se non ci fosse stata una fattiva collaborazione da parte del gruppo del centrosinistra che, dopo aver avviato questo progetto a fine 2016, ha proseguito, anche dall’opposizione, un attento e scrupoloso lavoro che oggi porterà finalmente a tagliare questo importante traguardo” conclude Pepe. “Il lavoro della Giunta precedente risulta evidente anche nella stesura della libera che riporta fedelmente tutto il percorso iniziato nel 2016”.


Fonte: abruzzoweb.it del 15 settembre 2020

 

Approvato dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio, l'assessore Imprudente: "Atto storico"

 Approvato dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio, l'assessore Imprudente: "Atto storico"

Approvato ieri 15 settembre dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio. Soddisfatto l'assessore Imprudente, che ha lavorato per stilare il documento. L'ultimo piano era stato approvato nel 1992 ed era scaduto nel 2005. Si tratta di un documento fondamentale per la programmazione e regolamentazione dell'attività venatoria sul territorio abruzzese, e che punta a tutelare sia la fauna selvatica che gli stessi operatori della caccia.

Il pianto è stato approvato all'unanimità, e come sottolinea l'assessore regionale è flessibile, preciso e soprattutto partecipato in quanto nella fase di redazione sono stati ascoltati più volte i portatori d'interesse del settore ambientale e venatorio:

"E' il principale strumento di programmazione e pianificazione territoriale attraverso il quale la Regione definisce le linee guida e gli obiettivi della pianificazione faunistico-venatoria, tenendo conto delle realta' ambientali e socio-economiche- sottolinea Imprudente- Attraverso il piano si attua una razionale pianificazione territoriale e si consente di tutelare e conservare la fauna selvatica. In questo modo si tutelano l'equilibrio territoriale e gli habitat, prevedendone anche la riqualificazione. La caccia sara' disciplinata affinche' sia attuata in modo sostenibile ed e' lo strumento che ci consentira' anche di varare nei prossimi anni calendari venatori in linea con le altre regioni a noi confinanti".

 Approvato dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio, l'assessore Imprudente: "Atto storico"
Nel dettaglio, fra le principali voci contenute nel documento le oasi di protezione destinate al rifugio, riproduzione e sosta della fauna selvatica, le zone di ripopolamento e cattura con tempi e modalità utili all'ambientamento fino alla ricostituzione e stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio. Stabiliti anche i criteri per i risarcimenti in favore dei proprietari o conduttori di fondi rustici per i danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole.

Fonte: ilpescara.it del 16 settembre 2020

Fonte: “

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venerdì 11 settembre 2020

Il WWF: «Il Piano Faunistico Venatorio non sia un’occasione persa per la fauna abruzzese»

Comunicato stampa 8 settembre 2020 

Il WWF: «Il Piano Faunistico Venatorio non sia un’occasione persa per la fauna abruzzese» 

Il Piano, adottato dalla Giunta, è in discussione in commissione regionale prima dell’approdo in Consiglio, ma l’associazione del Panda chiede profonde modifiche 

La fauna selvatica “appartiene” allo Stato e quindi a tutti i cittadini, non solo ai pochi cacciatori 

*** 

In discussione da oggi in sede di commissione regionale il Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR), adottato a fine agosto dalla Giunta con DGR n. 522/C.  

Si tratta di uno strumento che si attendeva da anni, fondamentale per la gestione e la programmazione delle azioni volte alla conservazione della fauna abruzzese. Un’occasione importante da non vanificare.  

Dopo aver presentato osservazioni in fase di VAS e VINCA, il WWF Abruzzo, attraverso l’Avv. Antonello Santilli, Presidente del WWF Abruzzo Montano, ha partecipato oggi all’audizione nella Terza commissione del Consiglio regionale, ribadendo le proprie critiche al Piano. 

Innanzitutto non convince l’impostazione generale del documento, sbilanciato sulle specie di interesse venatorio a discapito di quelle tutelate da normative nazionali e comunitarie. Mancano analisi e pianificazione rispetto a molte presenze faunistiche di interesse protezionistico, in contrasto con quanto prevedono sia la legge quadro nazionale (Legge n. 157/92) sia quella regionale (Legge n. 10/2004) che pongono l’accento in particolare sulla conservazione delle specie protette.  

«Il Piano in discussione – sottolinea il Delegato Abruzzo del WWF Italia Filomena Ricci – è vocato più al “venatorio” che al “faunistico” e lo fa con clamorose omissioni: dimentica ad esempio tutto il gruppo dei Chirotteri e non prende in alcuna considerazione specie come l’Istrice, l’Aquila reale e il Falco pellegrino, giusto per citare solo alcune delle più note. E non solo questo: nella trattazione delle specie manca un quadro esaustivo dei fattori di minaccia e delle azioni di mitigazione previste; per gli animali considerati in declino o in forte stress non vengono esplicitati obiettivi quantificabili, misurabili e raggiungibili che portino al miglioramento dello status delle popolazioni».   

Per l’Orso bruno marsicano, simbolo dell’Abruzzo, manca nel Piano una visione organica degli obiettivi da raggiungere per la conservazione di questa sottospecie unica al mondo. «La Regione – sottolinea Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia – deve definire azioni innovative e coraggiose e individuare strumenti operativi che vadano a potenziare la conservazione nei corridoi di connessione e nelle aree di espansione: la sfida per l’Orso marsicano si vince al di fuori delle grandi aree protette». 

Il Piano, dimostrandosi prono ai soli interessi venatori, peraltro neppure condivisi da tutti i cacciatori, ipotizza in più passaggi la possibilità di far sparare ai Cervidi. Un’ipotesi che non si può prendere in alcuna considerazione per diverse ragioni: lo scadente stato attuale delle conoscenze su queste specie; il loro ruolo fondamentale nella catena alimentare (rappresentano, ad esempio, un’importante fonte trofica per il Lupo); la pressione immensa che l’eventuale caccia ai Cervidi comporterebbe nelle aree di presenza dell’Orso bruno marsicano, al di fuori dei Parchi, aggiungendo ulteriore stress in aree dove la caccia ad altre specie è già permessa. Il Piano, del resto, per Cervo e Capriolo, ma anche per il Cinghiale (le popolazioni di ungulati in genere) riporta dati raccolti per una o al massimo due annualità e se la programmazione deve basarsi su queste sole tabelle si parte con un impianto metodologico falsato.  

Rispetto ai danni alle colture agricole manca inoltre uno studio complessivo degli interventi di prevenzione: il PFVR avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per attivare azioni sperimentali, riportate a scala ampia e monitorate nel tempo, per studiare come la messa in sicurezza delle colture e delle infrastrutture viarie possa far diminuire i danni e in che percentuale questo avvenga. Invece… 

«Il Piano adottato dalla Giunta – aggiunge Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle Guardie WWF – omette di effettuare considerazioni in merito alla vigilanza venatoria in Abruzzo, che ha subito un grave ridimensionamento delle unità preposte per l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri e per lo smantellamento di fatto delle Polizie Provinciali. La Regione non ha predisposto, in questi ultimi anni, alcun provvedimento per sanare queste carenze. Sarebbe necessario, invece, un intervento immediato per l’istituzione di un Corpo di Polizia Regionale che possa ripristinare l’organico come indicato dal Piano Nazionale di contrasto al bracconaggio approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nel marzo 2017». 

Il WWF chiede che si apra una fase di riflessione più approfondita sul Piano che porti a revisioni e integrazioni, alla luce delle osservazioni già inviate. 

«Evitiamo di sciupare una importante occasione – conclude Filomena Ricci – e soprattutto ricordiamoci sempre che la fauna “appartiene” allo Stato e quindi a tutti i cittadini, non già alla sempre più esigua minoranza dei cacciatori». 



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lunedì 7 settembre 2020

La stagione venatoria in Abruzzo si apre con il solito regalo ai cacciatori. Il WWF: la caccia a settembre un danno per tutta la fauna selvatica.

Comunicato stampa del 3 settembre 2020  

 

La stagione venatoria in Abruzzo si apre con il solito regalo ai cacciatori: 

preapertura 5 e 6 settembre su alcune specie. 

Il WWF: la caccia a settembre un danno per tutta la fauna selvatica. 

 

Con le prime giornate di preapertura ad alcune specie, il 5 e il 6 settembre si avvierà la stagione venatoria 2020. 

Il WWF, come ogni anno, ha presentato le proprie osservazioni al calendario venatorio nelle sedi opportune, in fase di consulta venatoria, nell’iter della Valutazione di Incidenza Ambientale e con le audizioni al Comitato VIA. Con soddisfazione constatiamo che molte delle indicazioni fornite dall’Associazione per questo calendario venatorio, ma anche nelle annualità precedenti, sono state recepite e col tempo la disciplina venatoria della nostra Regione ha subito importanti modifiche a tutela della fauna selvatica che permetteranno di salvare migliaia di animali. 

Restano molte perplessità su alcuni punti del calendario venatorio.  

La caccia a settembre è un aspetto molto critico e sarebbe stato opportuno accogliere le indicazioni del WWF, ma anche dell’ISPRA, definendo un’unica data di apertura al 1° ottobre, rendendo anche i controlli più realistici ed efficaci. Come il WWF ripete ogni anno, le preaperture dovrebbero essere una deroga concessa solo in presenza di rigorose e determinate condizioni scientifiche, ma invece è diventata una consuetudine, tanto più fastidiosa, soprattutto se si prevede la preapertura al 5 settembre con un calendario venatorio pubblicato a fine agosto, evidentemente per rendere più difficile, se non impossibile un eventuale ricorso amministrativo.  

La caccia a settembre ha un pesante impatto su tutte le specie, anche quelle non direttamente cacciabili nei giorni di preapertura. Tutta la fauna, infatti, risente del disturbo in un momento particolarmente sensibile: quando i piccoli dell’anno sono ancora immaturi, le specie migratrici devono prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso i luoghi di svernamento, la scarsità di acqua e cibo a causa della siccità e degli incendi ha già debilitato molte specie. A tutto ciò vanno aggiunti gli immancabili abbattimenti illeciti di specie non cacciabili, nonché il disturbo e l’interferenza con l’attività turistica e di fruizione del territorio. 

La non definizione della disciplina venatoria nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, seppur perimetrata e definita dalla stessa Regione Abruzzo, è sicuramente un’altra falla del calendario. Ad oggi deve essere ancora chiarito come sarà concretamente regolamentata e su questo il WWF attende le scelte della Regione per valutare eventuali azioni. 

“La caccia è un’attività consentita in Italia, ma con determinate regole e sempre partendo dal fatto che la fauna rappresenta un patrimonio dello Stato”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Come WWF pretendiamo quindi che le norme siano rispettate e correttamente applicate nell’interesse di tutti i cittadini e non di una piccola minoranza. Ribadiamo per questo la volontà di avere un dialogo aperto con la Regione Abruzzo per affrontare la questione venatoria in un ambito più ampio e complesso che non la sola interazione a ridosso della pubblicazione del calendario venatorio. Il WWF augura un buon lavoro a tutte le Forze di Polizia chiamate a vigilare sulla corretta applicazione delle norme spesso in territori estesi e con mezzi e personale limitati. Per i cacciatori, invece, l’augurio è sempre quello che possano decidere di rinunciare ai fucili e godere della bellezza della natura senza distruggerla”.  



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domenica 23 agosto 2020

Abruzzo, niente calendario venatorio. Il WWF: “Un misero tentativo di impedire il nostro ricorso ai giudici del TAR?”


Comunicato stampa del 23 agosto 2020

A pochi giorni dall’apertura della caccia la Regione Abruzzo non ha varato il calendario venatorio

Il WWF: “Un misero tentativo di impedire il nostro ricorso ai giudici del TAR?”

Il WWF Abruzzo ha presentato, come ogni anno, le proprie osservazioni alla bozza di calendario venatorio regionale sia in fase di consulta venatoria sia nella fase della valutazione di incidenza (Vinca). Il contributo dell’Associazione, frutto di considerazioni basate su rilievi tecnico-scientifici, sembra non essere stato preso in considerazione. Se il calendario sarà approvato senza modifiche, ci si costringerà quindi all’ennesimo ricorso ai giudici amministrativi del TAR per far valere gli interessi di tutti i cittadini abruzzesi, affinché si riducano gli impatti della caccia sulla fauna selvatica.

Il WWF torna a chiedere, come ogni anno, l’apertura unica fissata al 1° ottobre per tutte le specie ornitiche. Nel calendario proposto sono previste invece aperture a settembre per diverse specie; in particolare preoccupa quella alla Tortora selvatica, specie indicata nelle valutazioni europee come in precario stato di conservazione (SPEC 1 in BirdLife International, 2017). Tra le altre istanze formulate dal WWF, c’è la richiesta di una maggiore tutela per l’Orso bruno marsicano, con la definitiva esclusione della caccia in minibraccata e una valutazione dell’incidenza dell’effetto di accumulo dovuto alle diverse forme di caccia: si aggiunge, infatti, nelle aree di presenza della specie, oltre a quella ordinaria anche quella di selezione.

Si ribadisce inoltre il fatto che la Regione Abruzzo continua a omettere nel calendario venatorio le disposizioni previste dalla Delibera di Giunta n. 480 del 05 luglio 2018 che definisce la perimetrazione dell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Si utilizza una terminologia impropria, ma ancor più grave, a due anni dall’approvazione dalla delibera, si omette di predisporre tutti gli atti consequenziali all’istituzione dell’Area Contigua e previsti dalla L. 394/91 e s.m.i. come la modifica del carico venatorio e la definizione di modi e tempi di caccia distinti per l’Area.

L’Associazione interviene anche sulla Coturnice, specie con un trend negativo in tutta la regione. La Coturnice viene classificata come SPEC 1 e la popolazione italiana costituisce il 26% di quella europea. Di conseguenza l’approccio di gestione alla specie e, dunque, anche l’aspetto venatorio, deve essere necessariamente di tipo precauzionale. Il WWF chiede per questo la sospensione della caccia alla Coturnice in Abruzzo, fino a quando non verranno raccolti dati in grado di definirne la diffusione e il trend.

Anche l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che si occupa a livello nazionale di rilasciare pareri alle Regioni in merito ai calendari venatori, ha espresso perplessità sulla bozza predisposta dalla Regione Abruzzo. Forti critiche sono giunte anche dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (unico Ente ad aver presentato le osservazioni), il quale ha sottolineato come specie quali l’Orso e la Coturnice non siano opportunamente tutelate.

Dichiara Filomena Ricci, Delegato regionale del WWF Abruzzo: “Il calendario venatorio, secondo quanto disposto dalla legge regionale abruzzese deve essere approvato entro il 15 giugno di ogni anno. Anche questa volta la Giunta ha disatteso la norma che essa stessa si è data. Temiamo che questo ritardo possa rappresentare una inutile e misera strategia per frenare il nostro ricorso, in particolare per impedire che venga bloccata dai giudici la pre-apertura e l’apertura della caccia a settembre. Per impedire i ricorsi basterebbe invece rispettare le regole, nell’interesse anche della parte migliore del mondo venatorio”.

Ricordiamo che la Giunta Marsilio-Imprudente, che ha seguito e forse aggravato la politica eccessivamente filo-venatoria dei governi regionali che l’hanno preceduta, è già stata bocciata in passato ben quattro volte dai giudici amministrativi a causa di atti privi di legittimità e di contenuto tecnico-scientifico.

Martedì 25 agosto è stata convocata la riunione del Comitato VIA della Regione Abruzzo che dovrà valutare l’incidenza del calendario venatorio nei siti Natura 2000. Anche in questa occasione il WWF ha chiesto di essere presente per chiedere priorità alla tutela delle specie selvatiche, patrimonio di tutta la comunità e non trastullo di chi si diverte a sparare e uccidere.

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CACCIA, PEPE: 'NESSUNA TRACCIA DEL CALENDARIO VENATORIO 2020-2021'

L'AQUILA - “Se errare è umano, perseverare è diabolico e, in questo caso, dopo la figuraccia rimediata appena un anno fa dalla Giunta Marsilio e dall’Assessore Imprudente con una serie di bocciature su di un tema tanto delicato come quello riguardante il calendario venatorio, sembra che nulla sia cambiato, anzi, che la situazione sia addirittura peggiorata visto che, se lo scorso anno potevano avere l’attenuante di essersi insediati da pochi mesi alla guida della Regione Abruzzo, i cacciatori sono curiosi di conoscere quale scusa si inventeranno quest’anno, a 18 mesi dall’insediamento del Governatore romano, per non prendersi le proprie sacrosante responsabilità”.

È quanto si chiede l’ex assessore con delega alla Caccia, Dino Pepe.

“Siccome sono molto permalosi e refrattari al confronto metto subito le “mani avanti” e voglio rassicurarli che non sono io a volere risposte…ma che “chiedo per un amico cacciatore”, lui sì interessato e curioso di avere delle risposte…proprio come i circa 10.000 cacciatori abruzzesi”, prosegue il Consigliere e Vice Capogruppo Regionale del Pd, Dino Pepe.

“Che fine ha fatto il calendario venatorio 2020/21 che avevate promesso di approvare in Giunta entro e non oltre il 15 giugno? Si hanno notizie sull’impegno di preapertura, i primissimi di settembre, della caccia alla tortora più volte sbandierata? A che punto è l’iter di approvazione in Commissione ed in Consiglio del Piano faunistico venatorio regionale, approvato dalla passata Giunta nell’autunno 2018? E per quanto riguarda la caccia alla beccaccia che dovrebbe essere prolungata al 31 gennaio ci sono novità? E l’addestramento dei cani che sarebbe dovuto iniziare, come sempre, appena dopo ferragosto che fine ha fatto?”.

“Purtroppo mi pare di capire che, anche per questa stagione, al netto di tante promesse fatte a destra e a manca, la Giunta Marsilio ed il centrodestra abruzzese sul tema caccia rimediano l’ennesima figuraccia”, conclude Pepe.

“La verità è che ad oggi, 21 agosto 2020, non c’è alcuna traccia della Delibera di Giunta Regionale del prossimo calendario venatorio 2020/2021. Ancora una volta i cacciatori abruzzesi sono stati presi in giro e alle promesse non ha fatto seguito nulla di concreto! E cosa dicono i consiglieri regionali di maggioranza dopo aver scritto fiumi di parole e infiniti comunicati stampa nel corso della passata legislatura su questo tema? Vorrei ricordare che attendono di conoscere il calendario, oltre alle associazioni venatorie, anche gli agricoltori e gli ambientalisti! L’anno scorso Marsilio e Imprudente riuscirono a rimediare una figuraccia con la stagione venatoria più corta della storia abruzzese, quest’anno cosa accadrà? Ripeto…chiedo tutto questo per un carissimo amico cacciatore!! Comunque una cosa va detta, un risultato la Giunta Marsilio l’ha raggiunto su questo tema: è riuscita ad aumentare le tasse ai cacciatori!”.

Fonte: abruzzoweb.it del 21 agosto 2020
 

domenica 28 giugno 2020

Radiocollari a scarica elettrica, denunciato cacciatore per maltrattamento

(ANSA) - TAGLIACOZZO, 27 GIU - I Carabinieri Forestali di Avezzano (L'Aquila) durante controlli in località "Sorbo" del Comune di Tagliacozzo, hanno individuato tre cani da caccia di razza segugio, provvisti di radiocollare a rilascio di scarica elettrica, lasciati liberi di vagare nel centro abitato. I militari hanno individuato un 42enne che aveva in mano un telecomando utilizzato per emettere uno stimolo doloroso, punitivo, inferto in caso l'animale avesse un comportamento indesiderato. Una pratica che viola quanto previsto dalle norme legislative, poiché non è consentito addestrare gli animali né con metodi che possono danneggiare la loro salute e il loro benessere né con l'uso di mezzi artificiali che provocano sofferenze. Pertanto, il soggetto è stato denunciato per maltrattamento di animali, come previsto dall'art. 544 ter del Codice Penale, che prevede la reclusione da 3 a 18 mesi o una multa da 5.000 a 30.000 euro. Posti sotto sequestro i radiocollari e il telecomando. (ANSA).

domenica 21 giugno 2020

CINGHIALI, CONFAGRICOLTURA: CACCIATORI CONTRO CACCIATORI

L’AQUILA – “Una babele di interessi contrapposti, una guerra di posizione con in mezzo agricoltori e allevatori che alimentano gratuitamente la fauna selvatica per soddisfare i piaceri di cacciatori e cittadini, felici di vedere ripopolati i borghi montani, non di bambini, ma di ogni sorta di animale selvatico, felicità che immediatamente tramuta in sconforto, se non addirittura dolore nel vedere le proprie auto danneggiate dagli incidenti e dalla morte degli animali che, se sono cervi, caprioli e lupi creano strazio e titoli sui giornali ma se sono cinghiali gramaglie più attenuate”.

Così in una nota Confagricoltura L’Aquila.

“Ora, anche le prese di posizione del Cospa, per bocca del suo presidente Dino Rossi allevatore e cacciatore noto ai più come polemista pungente, lasciano trasecolati – continua la nota -. Il prefato, con le sue ultime uscite, vorrebbe incarnare i buoni sentimenti sul benessere degli animali destinati alle pallottole distinguendo i fucili a seconda di chi li imbraccia”.

“L’enclave della Valle Subequana circoscritta dai parchi è notoriamente quella dove alberga il numero maggiore di animali selvatici che man mano hanno sostituito gli abitanti passati in 10 anni da 3.035 a 2.704 dispersi in 6 paesi 5 dei quali non superano le cinquecento anime. Poche attività commerciali, qualche artigiano e una trentina di imprese agricole condannate a morte dagli animali selvatici e dalla contrapposizione degli interessi di cacciatori e sacerdoti dell’ambientalismo metropolitano ciechi davanti al fallimento complessivo delle loro pratiche e politiche del tutto ininfluenti allo sviluppo dei borghi rurali”.

“In assenza di certezze economiche e imprenditoriali non sarà l’agricoltura a rilanciare queste zone, in barba a tutti i soldi spesi dalla UE per sostenerla. Certamente i fondi comunatari a pioggia illudono taluni a sfruttare un assistenzialismo senza dignità ed altri a lucrare in modo spudorato ingenti risorse pubbliche senza produrre nulla – prosegue Confagricoltura – . Ma ostacolare gli agricoltori che vogliono svolgere con dignità il lavoro ereditato da tradizioni famigliari antiche, oltre che stupido è un affronto al principio costituzionale della libertà di impresa”.

“Perciò il buonismo di Dino Rossi sulle forme di esercizio della caccia non è compreso da chi vuole la riduzione della fauna selvatica in eccesso come previsto dalle norme, costantemente eluse a causa del tacito accordo tra gli ambientalisti nostrani e il mondo venatorio che spesso non traggono da questa pratica solo gioia ma profitti ben consistenti in grado di sostenere anche investimenti nelle ‘ottiche notturne’ che costano dai 1.400 ai 1.800 euro, come ci informa il Rossi”.

“Agli agricoltori non gli si può chiedere di essere disposti a fare distinzioni poetiche, interessa produrre e vendere i frutti dei loro sforzi imprenditoriali per sostenere le famiglie e continuare a vivere in questi paesi dove si trova la propria terra”, conclude Confagricoltura.

Fonte: virtuquotidiane.it del 20 giugno 2020

domenica 14 giugno 2020

Caccia di notte, Italcaccia boccia Imprudente: «Atto illegittimo, in contrasto con la legge 157»

Monta la rabbia di alcune associazioni venatorie per la decisione della giunta regionale d’Abruzzo di autorizzare la caccia al cinghiale nelle ore notturne.

« La Regione Abruzzo, attraverso una delibera a firma dell’assessore Emanuele Imprudente (nella foto di apertura, ndr), dà il via alla caccia di sele-controllo per la specie cinghiale nelle ore notturne. Un atto, quello emanato dalla Regione, che potrebbe ritenersi illegittimo perché in pieno contrasto con la legge nazionale 157/92 che vieta espressamente l’esercizio dell’attività venatoria nelle ore notturne, soprattutto con l’uso di strumentazione non contemplata e prevista nelle legge stessa».

Attacca duro il presidente dell’Italcaccia, Francesco Verì, che poi aggiunge: «A riflettere bene, si ha l’impressione che la Regione Abruzzo, non abbia molto chiaro il concetto di selezione e controllo della specie, poiché è inconcepibile autorizzare la pratica venatoria nelle ore notturne per salvaguardare le colture in atto ma, nello stesso tempo, creare un pericolo per l’incolumità pubblica. E’ inammissibile, poi, – incalza Verì – da parte della Regione, non concedere l’abbattimento della specie cinghiale anche al singolo cacciatore attraverso munizioni a palla, nel periodo consentito come da calendario venatorio.

Pertanto, il controllo degli ungulati può essere tranquillamente risolto con molteplici altre soluzioni che, sicuramente, non arrecano pericolo al prossimo e, soprattutto, non arrecano pericoli ai singoli imprenditori agricoli che, nelle ore notturne, molte volte, sono impegnati nell’irrigazione di campi. A fronte di una netta diminuzione degli agenti preposti alla vigilanza venatoria – aggiunge il massimo dirigente regionale dell’Italcaccia – la possibilità di abbattimento durante tutto l’anno porterà ad un aumento esponenziale del bracconaggio e del disturbo della fauna selvatica che, solitamente, nelle ore notturne, esce per cibarsi.

Per questo – conclude Verì – ci siamo opposti a una norma che introduce la possibilità di cacciare gli ungulati nelle ore notturne, per quasi 22 ore al giorno. Una enormità che non darà nessuno scampo ai cinghiali che, nelle ore notturne, sono decisamente più vulnerabili. Un provvedimento, quello adottato dalla Giunta regionale, che già fa storcere il naso ai tecnici e, soprattutto, allo stesso mondo venatorio, che, ormai, da diversi decenni, è stanco di sopportare i continui disallineamenti con la legge nazionale 157/92».

lunedì 25 maggio 2020

Deregulation venatoria in Abruzzo: si vuole far sparare di notte e usando mezzi non consentiti. L’appello del WWF alla Regione: scelte assurde e pericolose, tornate alla ragione!

Comunicato stampa del 25 maggio 2020

Deregulation venatoria in Abruzzo: si vuole far sparare di notte e usando mezzi non consentiti.
Nuovi pericoli per l’Orso bruno marsicano.
L’appello del WWF alla Regione: scelte assurde e pericolose, tornate alla ragione!

Con sconcerto apprendiamo che la Regione Abruzzo è in procinto di discutere modifiche al Disciplinare-tipo per la caccia di selezione che prevedono, nelle aree critiche di presenza della specie individuate nella Regione Abruzzo, il prolungamento dell’attività di caccia al Cinghiale anche durante la notte e il ricorso a dispositivi quali visori notturni.

La richiesta della Regione ha già ottenuto parere positivo dell’ISPRA. L’Istituto richiama l’art. 21 della L. n. 157/92 che non sancisce uno specifico divieto dell’uso di visori notturni, si tralascia di citare il precedente art. 13 della stessa legge che al comma 5 vieta tutte le armi e tutti i mezzi per l'esercizio venatorio non esplicitamente ammessi dall’articolo stesso e i visori non sono tra i mezzi citati (sul tema la Corte di Cassazione si è espressa chiaramente con la sentenza 48459/2015).
Le modifiche al disciplinare-tipo permetterebbero la caccia in orario notturno anche nella ZPE e nella ZPC del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e nei SIC con presenza dell’Orso bruno marsicano, seppur specificando in un allegato modalità operative ed eventuali limitazioni da concertare con gli Enti gestori. L’Orso bruno marsicano, com’è noto, è una sottospecie a fortissimo rischio di estinzione che la Regione Abruzzo è chiamata, insieme ad altri Enti, a tutelare, mettendo in campo tutte le azioni possibili per la sua salvaguardia. Prolungando l’attività di caccia di selezione anche nelle ore notturne, si va ad aumentare la pressione sui territori visitati da questa specie, che si muove principalmente di notte, amplificando il rischio di interferenza con le sue abitudini di vita. Inoltre, l’Orso ha un ampio areale di espansione e non è raro osservarlo, soprattutto nelle ore notturne, anche al di fuori delle aree dei SIC dove è acclarata la sua presenza e in tali zone non è prevista alcuna possibilità di limitazione dell’intervento venatorio.
Un’altra modifica che la Regione vuole inserire nel Disciplinare-tipo è l’abolizione del certificato di taratura per le carabine utilizzate nella caccia di selezione e sostituirlo con una autocertificazione. Una disposizione che ha dell’incredibile ed è estremamente pericolosa, a discapito della pubblica sicurezza. Senza il certificato di taratura rilasciato dai poligoni o dai campi di tiro non è possibile infatti assicurare la precisione del colpo sparato che potrebbe arrivare a colpire anche diversi metri lontano dall’obiettivo.
Dichiara Filomena Ricci, Delegata regionale del WWF: “Le disposizioni in materia di caccia della Regione Abruzzo ormai sono contrarie alla legge e al buon senso da diversi anni e soltanto con i ricorsi ai giudici amministrativi si riesce a ristabilire la legittimità degli atti. La Regione Abruzzo rifiuta di confrontarsi su queste tematiche con le Associazioni Ambientaliste, ci costringe di fatto alle vie giudiziarie e spreca il denaro degli abruzzesi in cause che puntualmente perde. Tra l’altro da decenni si affronta il problema cinghiali affidandosi alla caccia senza prendere atto del sostanziale fallimento di una tale scelta: i fatti e le ricerche scientifiche condotte in tutta Europa dimostrano che la caccia è uno dei principali fattori responsabili dell’aumento del numero dei cinghiali, esattamente il contrario di quello che la Regione, prona agli interessi della parte più retriva del mondo venatorio, continua a pensare”.

WWF Italia ONLUS, Abruzzo
Facebook: WWF Abruzzo

domenica 19 gennaio 2020

Caccia, Arci: Regione non rinnova ATC da due anni, Comitati di Gestione fanno quello che vogliono


L’AQUILA – "Sono scaduti da due anni circa i Comitati di gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia di L’Aquila e Pescara, ma ancora non ci sono notizie in merito al loro rinnovo, nonostante le Provincie e i Comuni interessati abbiano già fatto le nomine di competenza ormai da molto tempo. Non sappiamo le motivazioni della Regione, ma quello che sta avvenendo 'regala' ai Presidenti dei Comitati di Gestione, con la complicità di quelli scaduti, le decisioni sulle sorti della caccia".

A denunciarlo l'Arci caccia della provincia dell'Aquila.

"È notizia dei giorni scorsi l’autorizzazione della Regione ad aumentare il costo degli ambiti fino a un massimo della quota di riferimento nazionale - spiega l'Arci -: un 'vero regale di Natale'. Ovvero prima il costo era di 66 euro mentre ora può arrivare a 173 euro circa. Noi dell’Arci Caccia dell’Aquila crediamo che nella nostra provincia la cosa più importante sia quella di ridurre in modo consistente il numero degli Ambiti Territoriali di Caccia, per una migliore gestione e programmazione del territorio".

"Chiediamo, inoltre, di emanare nuove regole allo scopo di far diminuire i costi di funzionamento degli stessi ATC. L’Abruzzo è la Regione dei Parchi dove secondo noi con una sana e attenta politica nel rispetto dell’ambiente, si potrà sostenere la carente economia, anziché mortificare i cacciatori con esose richieste economiche", conclude la nota.


Fonte: abruzzoweb.it del 17 gennaio 2020

domenica 15 dicembre 2019

Spara al cinghiale ma viene azzannato a gamba e polso

PALOMBARO. Spara al cinghiale senza ucciderlo, l’animale lo carica e lo ferisce. Tanta paura ma per fortuna conseguenze non gravi per un cacciatore 73enne di Pennapiedimonte. Ieri mattina A.D.G. si trovava insieme ad altri cacciatori in località Vallone, a Palombaro, per una battuta di caccia al cinghiale in braccata. Intorno alle 10,30 il gruppo si è trovato davanti a un esemplare del peso di oltre un quintale. Il cacciatore ha puntato e sparato con il suo fucile, ma senza colpire a morte l’animale che, ferito e dolorante, ha reagito con violenza. Secondo una prima ricostruzione A.D.G., colto alla sprovvista, ha provato a colpirlo di nuovo con un proiettile, ma l’arma si è inceppata. Allora il 73enne si è girato di spalle, d’istinto, per pararsi dall’assalto del cinghiale, che lo ha colpito con la zanna alla gamba e al polso sinistro. A quel punto sono intervenuti i compagni di braccata, che hanno abbattuto l’animale. Subito dopo hanno allertato i soccorsi.
Sul luogo dell’incidente sono arrivati prima un’ambulanza del 118 e poi l’elisoccorso, che ha trasportato il ferito al policlinico di Chieti. Qui l’uomo, titolare di un locale a Pennapiedimonte ed esperto cacciatore di cinghiali, è stato ricoverato. Le sue condizioni non sono gravi. I carabinieri di Palombaro hanno ricostruito la dinamica del ferimento. «I cinghiali sono diventati un’emergenza insostenibile», commenta il sindaco Consuelo Di Martino, «chi ricopre ruoli nelle istituzioni sovracomunali, a cui più volte abbiamo chiesto aiuto, non si rende conto di quella che è la nostra emergenza. E’ pericoloso anche fare una passeggiata la sera, perché i cinghiali raggiungono le abitazioni».

Fonte: ilcentro.it del 10 dicembre 2019

domenica 1 dicembre 2019

Monteodorisio, cacciatore ferito da un colpo di fucile durante una battuta di caccia al cinghiale: è grave.

Monteodorisio, cacciatore ferito da un colpo di fucile durante una battuta di caccia al cinghiale: è grave

Un cacciatore di 51 anni è rimasto gravemente ferito in mattinata durante una battuta di caccia nelle campagne di Monteodorisio.
L'uomo era impegnato con amici in una battuta di caccia al cinghiale in località fondovalle Sinello quando un colpo di fucile lo ha raggiunto all'inguine.
Il ferito è stato trasportato con una forte emorragia al pronto soccorso dell'ospedale di Vasto, dove i medici hanno disposto l'immediato trasferimento al policlinico di Chieti in eliambulanza.
Sul luogo dell'incidente i carabinieri della stazione di Cupello, coordinati dalla compagnia di Vasto, per identificare i cacciatori presenti e ricostruire l'accaduto.

Fonte: chietitoday.it del 30 novembre 2019



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martedì 12 novembre 2019

L'Aquila. Caccia, nuovo incidente: si impallina col suo stesso fucile


Inciampa e fa partire un colpo per sbaglio: giovane si ferisce a un braccio durante una battuta di caccia.

Ancora un incidente di caccia nell’aquilano. Un giovane è rimasto ferito da un colpo sparato accidentamente dal suo stesso fucile. È successo nei giorni scorsi a Cascina di Cagnano Amiterno, dove il giovane – di poco più di 30 anni – stava partecipando alla caccia al cinghiale. Mentre camminava in zona scoscesa, però, il giovane è inciampato e mentre cadeva è partito un colpo accidentale che lo ha ferito a un braccio.

Immediatamente è scattato l’allarme al 118, ma – come spiega Il Centro – per non attendere l’arrivo dell’ambulanza, è stato portato al Pronto soccorso con un mezzo privato. Il giovane è stato sottoposto a intervento chirurgico, con prognosi di 30 giorni.

Sul luogo dell’incidente, i carabinieri che hanno raccolto testimonianze che confermano il ferimento accidentale.

A fine ottobre, un altro incidente di caccia si era verificato a Roio, dove i residenti hanno segnalato in più di un’occasione i disagi dovuti alla presenza di cacciatori.


Fonte: ilcapoluogo.it del 11 novembre 2019

domenica 10 novembre 2019

CINGHIALI: 7,8% AFFETTI DA EPATITE E AREA CHIETINO-LANCIANESE, PERICOLI LEGATI A CONSUMO CARNE CRUDA

CHIETI - L'Abruzzo, con il 22,2% rispetto al totale dei casi registrati a livello nazionale, è la regione maggiormente colpita dall'Epatite E, malattia dei suidi sostenuta da un virus (HEV) in grado di trasmettersi da animale ad animale e che può passare all'uomo per via alimentare: in Abruzzo è infatti assai frequente il consumo di carne suina cruda o poco cotta (salsicce di carne e di fegato, anche di cinghiale).

Il Servizio veterinario di Sanità animale della Asl Lanciano Vasto Chieti, diretto da Giovanni Di Paolo, ha sviluppato uno studio sperimentale sui cinghiali cacciati al fine di determinare in tale popolazione (circa 6.000 esemplari) non tanto la positività sierologica di tali animali, segno di un contatto con il virus, ma la reale presenza del virus stesso dell'epatite E attraverso specifiche tecniche di isolamento.

I risultati dello studio sono stati giudicati molto interessanti dalla comunità scientifica internazionale e sono stati presentati alla "100^ Conferenza mondiale dei ricercatori delle malattie infettive animali" che si è appena tenuta a Chicago (Illinois), negli Stati Uniti.

Allo studio, insieme a Giovanni Di Paolo e ad Angelo Giammarino del Servizio veterinario di Sanità animale della Asl hanno collaborato Fabrizio De Massis, Giuseppe Aprea, Silvia Scattolini, Daniela D'Angelantonio, Arianna Boni, Francesco Pomilio e Giacomo Migliorati dell'Istituto zooprofilattico di Teramo e il tecnico della prevenzione Chiara Morgani.

In particolare, il virus è stato ricercato nel fegato e nella cistifellea di 102 cinghiali provenienti dai Comuni ricadenti nell'Ambito territoriale di caccia (Atc) Chietino Lancianese.

I risultati delle analisi hanno evidenziato la presenza del virus nelle matrici di otto cinghiali, evidenziando una percentuale di infezione del 7,8% (numero di soggetti infetti sul totale dei capi testati).

L'indagine ha voluto inoltre determinare l'eventuale sieropositività al virus dell'epatite E dei cacciatori che hanno avuto contatto con i capi infetti; in questo caso, nessuno dei cacciatori è risultato infetto.

In situazioni di "stretto" contatto, il virus dell'Epatite E può infatti passare dai suidi infetti all'uomo attraverso il consumo di carne o fegato senza un adeguato trattamento termico, determinando l'insorgenza della malattia che, seppur asintomatica nella maggior parte dei casi, può a volte manifestarsi con i sintomi classici di un'epatite acuta (febbre alta, dolore addominale, ittero). Molta importanza nella trasmissione della malattia è data al cinghiale, che è in grado di ospitare il virus fungendo da fonte di infezione per l'uomo (reservoir).

Fonte: abruzzoweb.it del 09 novembre 2019

giovedì 31 ottobre 2019

Mariani replica al WWF: chi rappresenta la comunità non può permettersi visione parziale della realtà


L’Aquila. “Pochi giorni fa ho affidato ai mezzi di comunicazione una mia riflessione sulla tutela dei Parchi e l’attività venatoria quale contributo alla discussione che la regione Abruzzo sta svolgendo sul Piano faunistico. In risposta alle mie valutazioni WWF ha diramato un comunicato che ritengo di cattivo gusto e dai toni inaccettabili parlando di “target elettorale interessante” ed esprimendo giudizi che poco hanno a che fare con la soluzione dei problemi”. A replicare all’associazione ambientalista italiana è Sandro Mariani, consigliere regionale del centro sinistra e capogruppo di Abruzzo in Comune.

“Sento dunque la necessità di dover precisare alcune questioni”, spiega il consigliere regionale del centro sinistra,” innanzitutto, essendo stato chiamato dagli elettori a rivestire un ruolo nelle Istituzioni, è mio dovere avere a cuore la tutela dell’ambiente e delle specie animali tanto quanto la tutela dei cittadini che vivono in prossimità dei Parchi e la tutela dei cacciatori. Chi è chiamato a rappresentare una comunità non può permettersi una visione parziale della realtà. A questo proposito invito i vertici del WWF, onde evitare una raccolta firme che certifichi i disagi e la crescente insofferenza, ad una passeggiata tra le popolazioni di quelle aree che oggi, purtroppo, hanno la percezione di non trarre alcun vantaggio ma solo aggravi dai Parchi esistenti. Popolazioni, stremate dai terremoti e dalle calamitá naturali, delle quali il WWF dovrebbe occuparsi, in modo da sviluppare una visione più ampia sul presente e sul futuro di questi territori”.
“Riguardo le aree contigue che, ribadisco, valuto inadeguate nella nostra regione”, precisa Mariani, “corre l’obbligo ricordare che l’articolo 32 comma1 della legge 394 del 1991 non prevede un obbligo in capo alle regioni di istituire tali aree, bensì la facoltà di farlo laddove “occorre intervenire per assicurare la conservazione dei valori delle aree protette stesse”. La legge quadro lascia alle Regioni, d’ intesa con gli Enti Parco e i Comuni, la valutazione circa l’opportunità di avere aree protette adiacenti ai Parchi. Sono questi i motivi per cui dopo 30 anni dalla stesura del testo normativo, in Italia solo una parte minoritaria di Parchi si è dotata di aree contigue protette. L’Abruzzo “regione verde d’Europa” detiene il primato italiano con un territorio sottoposto a tutela e protezione per oltre il 30%, i Parchi devono essere per il nostro territorio una grande risorsa, il rischio e di farli diventare solo un ostacolo”.
“Riguardo poi le pubblicazioni riportate da WWF in merito alla gestione dei cinghiali”, continua Sandro Mariani, “problema peraltro sorto proprio con l’istituzione dei Parchi, è bene precisare che queste non confermano affatto che il prelievo compiuto dai cacciatori sia negativo per il controllo delle popolazioni, ma evidenziano la necessità di una gestione corretta dello stesso prelievo e di varie metodiche di cattura e abbattimento per ottenere risultati favorevoli. In verità, sulla base di una posizione ideologica, si vuole escludere il ruolo regolatore dell’attività venatoria senza avere soluzioni alternative per risolvere un problema evidente e sotto gli occhi di tutti”.
“Voglio concludere ribadendo la mia disponibilità al dialogo ponendo al centro i diritti dei cacciatori ad esercitare l’attività venatoria, le esigenze di chi a ridosso di quelle aree vive e lavora ogni giorno e la tutela delle aree protette. Una discussione seria in cui nessuno riproponga toni intimidatori che”, conclude, “voglio precisare, non ottengono l’obiettivo di scalfire la mia posizione ma solo quello di qualificare chi li usa”.

Fonte: abruzzolive.it del 18 ottobre 2019

mercoledì 30 ottobre 2019

Aree contigue, il WWF replica duramente a Mariani: le leggi si rispettano, non farle danneggia cacciatori aree interne

L’Aquila. “Assolutamente inadeguato ed eccessivamente limitante risulterebbe introdurre, in un territorio come quello abruzzese, le cosiddette aree contigue”. Queste dichiarazioni del consigliere regionale Sandro Mariani della Lista “Abruzzo in Comune”, diffuse nei giorni scorsi, che offrono lo spunto per una riflessione da parte del WWF Abruzzo.

“È innanzitutto paradossale che un rappresentante delle Istituzioni chieda la non applicazione di una legge”, tuona il WWF nella nota, “l’istituzione delle “aree contigue” è prevista infatti dalla legge quadro sulle aree naturali protette del 1991 e quindi dovrebbero essere operative da quasi 30 anni. La lobby dei cacciatori e la totale accondiscendenza della classe politica regionale alle loro richieste hanno di fatto impedito l’applicazione di questo strumento, fondamentale per assicurare una corretta gestione della fauna (ma non solo) nelle fasce di rispetto intorno ai tre grandi parchi nazionali presenti nella nostra regione”.

“All’interno delle aree contigue infatti”, precisa l’associazione ambientalista italiana, “possono andare a caccia solo i residenti. Si tratta di una misura importante dal punto di vista faunistico perché limita la pressione venatoria sulle aree a margine di quelle tutelate, ma anche auspicata dai cacciatori dell’entroterra che vedono in qualche modo compensato il fatto che le aree protette, dove la caccia è vietata, si trovano quasi tutte nelle zone interne. Chiederne la non istituzione vuol dire cercare di tutelare gli interessi dei cacciatori della costa e delle città che evidentemente per qualcuno rappresentano un target elettorale interessante”.

“Il consigliere Mariani racconta poi dei cinghiali che mangiano nei bidoni di immondizia dei centri urbani e da questo fa discendere l’esigenza di aumentarne ancora di più la caccia”, sottolinea il WWF, “nulla di più sbagliato come dimostrano i fatti e le ricerche scientifiche condotte in tutta Europa. I cacciatori sono infatti i principali responsabili dell’aumento del numero dei cinghiali, sia perché sono stati coloro che li hanno introdotti in gran parte d’Italia a scopo venatorio (peraltro facendoli arrivare dall’est Europa e immettendoli senza alcun protocollo scientifico), sia perché è proprio l’attività venatoria a creare dispersione nei branchi con il conseguente aumento del numero dei nati ogni anno”.

“Il problema dei cinghiali”, spiega l’associazione, “che riguarda effettivamente alcune aree della nostra regione, non si risolve aumentando la caccia, ma anzi limitandola e procedendo caso mai a catture mirate che vadano a ridurre i danni alle colture e a incidere direttamente sulle dinamiche riproduttive. Del resto non si capisce di quanto si voglia ulteriormente aumentare l’attività venatoria sul cinghiale visto che ormai tra la stagione ordinaria e la gestione della caccia di selezione del cosiddetto selecontrollo, che tutto è tranne che un controllo selezionato, il cinghiale viene cacciato praticamente tutto l’anno”.

“In ultimo una cosa il consigliere Mariani la dice giusta”, prosegue il WWF nella nota, “l’Abruzzo ha bisogno di un piano faunistico-venatorio. Fa piacere che anche il consigliere Mariani se ne sia accorto. Aggiungiamo solamente che sarebbe stato sicuramente più utile se il consigliere Mariani lo avesse detto nei 5 anni in cui è stato al governo della Regione e se lo avesse fatto approvare quando era nelle sue facoltà. Detto questo il WWF auspica che il nuovo piano nasca nell’interesse del patrimonio faunistico regionale, che appartiene a tutti, e non nell’interesse dei cacciatori. Se la Giunta regionale vorrà lavorare nella direzione dell’interesse collettivo e non a tutela di quello particolare”, conclude, “come WWF saremo pronti a dare il nostro contribuito al confronto”.

Fonte: abruzzolive.it del 16 ottobre 2019

martedì 29 ottobre 2019

Il consigliere regionale Mariani chiede subito un nuovo piano faunistico e dice no alle aree contigue

L’Aquila. Sandro Mariani, consigliere regionale nonché capogruppo consiliare dei “Abruzzo in Comune”, dice la sua sull’istituzione di un nuovo e aggiornato piano faunistico e si scaglia contro l’istituzione delle aree contigue del parco “Il piano faunistico in discussione nella nostra regione e gli interventi di associazioni che con posizioni diverse, a livello nazionale, hanno portato nuovamente alla ribalta i temi dell’attività venatoria e della tutela dei parchi, obbligano oggi ad una attenta riflessione per assicurare da una parte, che le comunità faunistiche siano distribuite sul territorio regionale nelle migliori condizioni quantitative e qualitative e dall’altra, garantire a chi caccia l’esercizio dell’attività venatoria.


La regione Abruzzo ha bisogno, in tempi brevi, di un piano faunistico che sia nuovo e aggiornato punto di riferimento per coordinare e armonizzare tutti gli interventi di gestione e pianificazione che riguardano la fauna selvatica presente sul nostro territorio, assegnando maggiori responsabilità gestionali e di controllo agli Atc territoriali, le strutture più adeguate poiché a contatto diretto e costante con le aree di riferimento. Assolutamente inadeguato ed eccessivamente limitante risulterebbe introdurre, in un territorio come quello abruzzese, le cosiddette Aree contigue.

Oggi, come già nel 2018, quando peraltro eravamo al governo della Regione, ribadisco la necessità di ritirare la delibera 480, delibera non pubblicata che prevede l’istituzione delle aree contigue, che avrebbe come unico risultato quello di un insopportabile aggravio per numerosi Comuni e privati cittadini di zone già sottoposte a limiti, progetti e restrizioni di diverso tipo. È utile ricordare che la legge quadro sulle aree contigue non fu altro, già dalla sua apparizione nell’ordinamento giuridico, che il frutto di un conflitto ideologico fra mondo venatorio e associazioni ambientalistiche: da una parte si riteneva necessario mantenere l’attività di caccia per controllare alcune popolazioni di specie, dall’altra si escludeva a priori l’attività venatoria nei parchi. Riproporre, oggi, questo conflitto in Abruzzo non porterebbe a nessun risultato, tranne quello negativo di inasprire la tensione tra due diritti. L’esperienza degli ultimi anni e le immagini dei cinghiali che mangiano nei bidoni della spazzatura in diverse città, ci insegnano che se è fondamentale difendere le aree dei Parchi regionali e nazionali lo è altrettanto non escludere la presenza e l’attività dell’uomo come azione regolatrice e di controllo su alcune specie. Pertanto, l’unica discussione seria e analitica da fare è quella in seno alla Commissione regionale che dovrà celermente licenziare il piano faunistico abruzzese”.

Fonte: abruzzolive.it del 13 ottobre 2019

giovedì 10 ottobre 2019

Contadino impallinato da cacciatore a Colledimacine


COLLEDIMACINE - E' stato raggiunto da pallini al braccio, alla mano e alla testa, mentre era a lavoro su un terreno di sua proprietà.

I carabinieri forestali stanno indagando per fare chiarezza sul ferimento di un contadino, F.S., di Colledimacine.

Secondo una prima ricostruzione, mercoledì mattina, l’uomo sarebbe stato raggiunto da una fucilata e vedendo in prossimità del suo terreno alcuni cacciatori, ha individuato il presunto colpevole.

Ne è nata una lite e il cacciatore, S.C., ha chiamato il 112 spiegando di essere in pericolo perché un contadino lo stava accusando di averlo impallinato.

Una volta giunti sul posto, i carabinieri hanno trovato soltanto il cacciatore mentre la presunta vittima era nel frattempo andata al pronto soccorso dell’ospedale di Lanciano.

Qui i medici hanno estratto una serie di pallini, sparati da un fucile da caccia.

L'uomo deve essere ancora ascoltato dai militari dell’Arma.

Fonte: abruzzoweb.it del 04 ottobre 2019