Visualizzazione post con etichetta calendario venatorio 2010/2011. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta calendario venatorio 2010/2011. Mostra tutti i post

lunedì 13 febbraio 2012

Caccia. Corte Costituzionale dichiara illegittima legge abruzzese

COMUNICATO STAMPA

CACCIA – CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA ILLEGITTIMA LEGGE SU CALENDARIO VENATORIO

CAPORALE: “ I NODI VENGONO AL PETTINE.
MOLTI COLLEGHI CONSIGLIERI MI AGGREDIRONO E INSULTARONO”

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI al Consiglio Regionale.:

“La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge della Regione Abruzzo 10 agosto 2010, n. 39 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011), a seguito di richieste di impugnativa pervenute al Governo. Una richiesta è stata inviata a firma del sottoscritto in qualità di Consigliere regionale.

Avevo votato contro questa legge e come ogni volta che si legiferano illegittimità ho presentato immediatamente richiesta d’impugnativa al Governo. E’ passato oltre un anno e intanto per la stagione venatoria 2010/2011 i cacciatori abruzzesi hanno cacciato senza regole. Questa è stata la tattica promossa in Consiglio regionale dai cacciatori abruzzesi che l’anno prima si erano visti bocciare con effetti immediati dal TAR Abruzzo la Delibera di Giunta sul Calendario venatorio per palesi irregolarità e illegittimità in riferimento alle specie cacciabili ed ai periodi di caccia.

Le Associazioni ambientaliste e animaliste hanno dovuto subire una stagione venatoria di illegittimità ma intanto grazie a questa illegittimità riconosciuta alla legge abruzzese si è creato un precedente e tutte le Regioni italiane non potranno più approvare con Legge i Calendari Venatori ma solo con delibere di Giunta come è giusto fare quando si gestisce il Patrimonio Faunistico.

Una vittoria senza precedenti e ringrazio quei colleghi consiglieri che non solo quando ho sconsigliato di approvare con legge il Calendario Venatorio non hanno voluto prestarmi ascolto ma mi hanno anche insultato e aggredito, sia durante le sedute della Commissione competente che durante il voto in Consiglio”.

L’Aquila, 10 febbraio 2012

Gruppo Consiliare "VERDI" Regione Abruzzo Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila –
0862.644.213 - www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it



domenica 12 febbraio 2012

La Caccia abruzzese è incostituzionale

Con sentenza depositata il 9 febbraio scorso, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della legge abruzzese sul calendario venatorio (sent. n. 20/2012). Che questa legge fosse sospetta di violare la Costituzione non credo possa sorprendere più qualcuno (si veda, se si vuole, l’articolo apparso su questo blog dal titolo “A proposito dell’approvazione con legge regionale del calendario venatorio”). Prima di commentare brevemente la decisione adottata dalla Corte, vorrei, però, spendere qualche parola sulla questione della materia “caccia” alla luce del quadro costituzionale vigente. Ciò risulterà senz’altro utile ai fini della comprensione e della valutazione della sentenza del giudice costituzionale.

Prima che la Costituzione fosse riformata nel 2001, la materia “caccia” era attratta espressamente nella competenza legislativa concorrente dello Stato e delle Regioni: la Regione avrebbe potuto disciplinare con legge la caccia, ma solo nel rispetto dei principi fondamentali individuati dalla legge dello Stato. Dopo la riforma del 2001, la “caccia” è scomparsa dal testo costituzionale, e cioè: non risulta più attratta nell’elenco delle materie sulle quali hanno competenza legislativa lo Stato e la Regione assieme e neppure è ricondotta entro l’elenco delle materie sulle quali solo lo Stato ha competenza legislativa (art. 117, commi 2 e 3, Cost.). La domanda che si pone è la seguente: a chi appartiene oggi la competenza legislativa sulla caccia? La risposta che deve darsi è questa: alla sola Regione.

Ciò lo si ricava dal fatto che la stessa Costituzione stabilisce a chiare lettere: “spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato” (art. 117, comma 4, Cost.).

Il problema che, tuttavia, si pone è che la competenza della Regione sulla caccia incrocia un’altra competenza: quella legislativa esclusiva dello Stato sulla tutela ambientale. In materia di ambiente, infatti, solo lo Stato può intervenire, mentre la Regione può farlo solo a patto che, in connessione con una materia di sua competenza (quale in questo caso è la caccia), la sua legge non violi gli standard di tutela fissati dallo Stato: essa può, dunque, solo innalzare, ma mai ridurre le garanzie di protezione dell’ambiente stabilite dallo Stato.

La disciplina di riferimento è data da una legge varata dal Parlamento nel 1992, che contiene sia disposizioni sulla tutela ambientale, sia disposizioni sulla caccia: un esempio del primo tipo è dato dalle disposizioni sulla protezione della fauna (come quelle sui piani faunistico-venatori, sulle specie cacciabili, sui periodi di attività venatoria, ecc.); un esempio del secondo tipo è dato dalle disposizioni sulle modalità della caccia (come quelle sulle condizioni del suo esercizio, sui mezzi utilizzabili, ecc.). Ebbene, alla luce del quadro costituzionale oggi vigente, può dirsi quanto segue:

A) in relazione alle disposizioni dettate a tutela dell’ambiente, la Regione non può intervenire, ma è tenuta ad osservare quanto in esse prescritto. In questo caso, la Regione può intervenire unicamente: 1) con regolamenti o con atti amministrativi se autorizzata in tal senso dalla legge dello Stato; 2) con legge qualora innalzi le garanzie di tutela ambientale offerte dalla legge dello Stato;

B) in relazione alle disposizioni sulla caccia, queste possono essere derogate dalla Regione, sempreché le deroghe regionali non si riflettano sulle garanzie di carattere ambientale: come ad es. qualora vi fossero eventuali disposizioni sul tipo di pallini utilizzabili, quali quelli di piombo, considerati inquinanti per l’ambiente e tossici per la salute umana (v. legge n. 66/2006, relativa all’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa – EURASIA).

La sentenza della Corte ha ad oggetto la legge della Regione nella parte in cui disciplina la stagione venatoria, le giornate e gli orari di caccia, le specie cacciabili e i periodi di caccia. Disposizioni, queste, che si inquadrano tutte entro la materia della tutela ambientale e non in quelle della caccia e che, in ragione di ciò, presupporrebbero che l’intervento della Regione resti autorizzato dalla legge dello Stato. E così sembrerebbe in effetti essere. Con il suo ricorso, del resto, il Governo non lamentava la possibilità che la Regione potesse intervenire in proposito, in quanto la legge del 1992 effettivamente autorizzava la Regione ad intervenire. Il problema era non l’intervento in sé, ma il mezzo prescelto per l’intervento: la legge. Stagione venatoria, giornate e orari di caccia, specie cacciabili e periodi di caccia non possono essere disciplinati con legge perché questo vorrebbe dire invadere la competenza dello Stato, che in materia di tutela dell’ambiente è “esclusiva”. E si badi: neppure se lo Stato lo volesse la Regione potrebbe intervenire con legge. L’intervento con legge regionale dietro delega del Parlamento nel nostro ordinamento non è ammessa. Ciò che può essere delegato è solo la potestà regolamentare. Mentre l’esercizio della funzione amministrativa, che spetta normalmente al Comune, può essere conferita a Province, Città metropolitane, Regioni o mantenuto in capo allo Stato, ma solo per esigenze di carattere unitario.

Sul punto, tuttavia, la decisione della Corte, sebbene condivisibile nel merito, appare piuttosto ambigua. Essa, infatti, pur muovendo dal corretto presupposto che le questioni sollevate abbiano attinenza ad una materia di competenza esclusiva dello Stato (l’ambiente), giunge ad affermare che “il legislatore ha perciò titolo per imporre alle Regioni di provvedere nella forma dell’atto amministrativo anziché in quella della legge”. Per poi comunque sostenere che la natura in sé degli oggetti disciplinati dalla legge regionale (stagione venatoria, giornate, orari di caccia, specie cacciabili, periodi di caccia) non potrebbe che richiedere un intervento con un atto diverso dalla legge: l’atto amministrativo. Detto atto – è questo il pensiero della Corte – appare più consono alla disciplina dei criteri tecnico-scientifici ai quali soggiacciono quegli oggetti; e solo esso consentirebbe di far fronte tempestivamente ad un “repentino e imprevedibile mutamento delle circostanze di fatto in base alle quali il calendario venatorio è stato approvato”.

Vero è che la legge della Regione Abruzzo fosse illegittima perché l’intervento sugli oggetti di cui sopra andava esercitato con atto diverso dalla legge, ma questa illegittimità non deriva da quanto ritiene la Corte: né dalla natura degli oggetti disciplinati dalla legge regionale, né da una scelta discrezionale del Legislatore statale (l’atto amministrativo anziché la legge). Trattandosi di una competenza esclusiva dello Stato, infatti, il Legislatore statale avrebbe potuto scegliere unicamente tra: intervenire direttamente esso stesso su tutto oppure autorizzare la Regione all’intervento, ma solo con regolamento oppure con atto amministrativo. Mai con legge. Solo la Costituzione stabilisce quando la Regione può intervenire con legge, non il Legislatore statale.

Da questo punto di vista, la legge del 1992 appare, quindi, legittima: essa stabilisce che “le regioni, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, pubblicano, entro e non oltre il 15 giugno, il calendario venatorio regionale e il regolamento relativi all’intera annata venatoria”. Qui, come si vede, la legge dello Stato “autorizza” la Regione ad intervenire, da un lato, con atto amministrativo, dall’altro, con regolamento. E in ambedue i casi ciò risulta perfettamente legittimo: nel primo caso, perché, pur trattandosi di una materia di sua competenza, lo Stato può decidere che le funzioni amministrative siano devolute in capo alle Regioni (art. 118 Cost.); nel secondo caso, perché così consente l’art. 117, comma 6, Cost., ove si dice che “la potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di sua competenza esclusiva, salva delega alle Regioni”. Pertanto: l’intervento della Regione Abruzzo risulta illegittimo perché dato con legge e ciò è invasivo della competenza statale.

Eppure anche su quest’ultimo punto la sentenza non è priva di ambiguità. La Corte, infatti, discorre continuamente di “atto amministrativo”, senza considerare che la legge dello Stato chiede che le Regioni adottino “il calendario venatorio regionale e il regolamento relativi all’intera annata venatoria”. Dunque: non solo un atto amministrativo (il calendario venatorio), ma anche un regolamento, che, però, è un atto normativo.

Che i due piani non siano mantenuti adeguatamente distinti emerge anche dalla circostanza che la Corte ritiene che solo un “atto amministrativo” consente di porre tempestivamente rimedio ad un “repentino e imprevedibile mutamento delle circostanze di fatto in base alle quali il calendario venatorio è stato approvato”.

Se si seguisse il procedimento legislativo, precisa la Corte, ciò non sarebbe possibile, costituendo detto procedimento “un aggravio, persino tale in casi estremi da vanificare gli obiettivi di pronta regolazione dei casi di urgenza”.

Ora, questo risulta vero qualora le predette esigenze toccassero il calendario venatorio in sé, ma non lo sarebbe nel caso in cui esse avessero ad oggetto la disciplina dell’attività venatoria annuale.

In questa evenienza, infatti, occorrerebbe ricorrere ad un regolamento, non ad un atto amministrativo.

E competente all’adozione dei regolamenti, almeno in Abruzzo, è il Consiglio e non la Giunta.

Ragion per cui, in questo caso, i problemi di aggravio del procedimento potrebbero restare pressoché irrisolti.



sabato 11 febbraio 2012

La Corte Costituzionale boccia la Regione Abruzzo sulla caccia

Grande soddisfazione per la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della parte della legge della Regione Abruzzo n. 39/10 che aveva approvato il calendario venatorio 2010/11.

Si tratta di una sentenza che costituisce un precedente importantissimo per tutte le regioni italiane e che ribadisce quanto il WWF ha sempre affermato: il calendario venatorio non può essere approvato con legge!

Il WWF aveva segnalato al Governo nazionale l'approvazione di questa legge, chiedendone l'impugnativa davanti alla Corte Costituzionale. Impugnativa che in effetti l'allora Governo Berlusconi propose e che ha portato a questa sentenza.

Qui di seguito potete legge il comunicato delle Associazioni Animalisti italiani, ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia, VAS e WWF Italia!

Godiamoci questa ennesima vittoria in difesa della fauna.





CACCIA, CORTE COSTITUZIONALE: ILLEGITTIMI I CALENDARI VENATORI PER LEGGE

"Le leggi di Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e province autonome di Trento e Bolzano sui calendari venatori sono da considerarsi illegittime. Cade anche la strategia di alcune regioni di raggirare le indicazioni nazionali e comunitarie attraverso lo strumento della legge. Le regioni si conformino rapidamente alle regole di tutela ambientale, non solo per le deroghe ma anche per i calendari venatori”.

Lo affermano le associazioni Animalisti italiani, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia, VAS e WWF Italia a proposito della sentenza n. 20/2012 della Corte Costituzionale che, raccogliendo un ricorso del Governo, ha dichiarato illegittima la legge recante calendario venatorio della regione Abruzzo e ribadito la potestà esclusiva dello Stato in materia di tutela delle specie cacciabili.

Questa fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, la prima sulla materia, sebbene si riferisca in particolare alla legge della regione Abruzzo (che peraltro aveva cessato i suoi effetti) ha una esplicita portata complessiva e va a bocciare ogni regione che abbia inteso o intenda prevede il calendario venatorio mediante una legge provvedimento, affermando invece l’obbligo di emanarlo esclusivamente con la forma dell’atto amministrativo.

“La scelta che si provveda con atto amministrativo”, afferma la Corte, “è l’unica coerente” e “si inserisce armonicamente nel tessuto della legge n. 157 del 1992” non solo perché consente “ai cittadini e alle loro organizzazioni rappresentative la possibilità di tutelare i propri interessi legittimi dinanzi al competente giudice amministrativo” ma anche e soprattutto perché mantiene aperta la possibilità di agire in modo rapido sui contenuti del calendario venatorio stesso qualora si ravveda la necessità di intervenire, porre in essere nuove tutele, rivedere tempi, luoghi e specie cacciabili o anche le modalità con cui l’attività venatoria viene prevista. In questo senso, la Corte ha peraltro ribadito come “la selezione, sia delle specie cacciabili, sia dei periodi aperti all’attività venatoria, implichi l’incisione di profili propri della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, che fanno capo alla competenza esclusiva dello Stato” e dunque “il legislatore nazionale ha perciò titolo per imporre alle Regioni di provvedere nella forma dell’atto amministrativo, anziché in quella della legge”.

La storica sentenza della Corte Costituzionale pone fine al diffuso espediente del ricorso alla legge per emanare i calendari venatori e ha un effetto dirompente su molte regioni italiane, che vedono di fatto crollare il proprio impianto venatorio: le leggi di Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche ma anche le province autonome di Trento e Bolzano da questo momento devono considerarsi illegittime, così come illegittimi saranno tutti gli eventuali atti, anche provinciali, che ne verranno eventualmente dedotti.

Per inciso, si noti che la Corte ha anche sottolineato l’obbligo, previsto dalla legge 157/92, di emanare il calendario venatorio “entro e non oltre il 15 giugno di ogni anno”. Un vincolo finora largamente disatteso ma che da oggi andrà rispettato strettamente.

“L’effetto di questa sentenza -concludono le associazioni- è dirompente e parifica il tema del calendario venatorio a quello delle deroghe: per entrambi, le leggi sono illegittime. Non solo dunque crollano le leggi di importanti regioni italiane, ma fallisce anche il progetto di varie amministrazioni di ricorrere allo strumento legislativo per raggirare le prescrizioni comunitarie e disattendere le iniziative dello Stato a tutela delle specie, tra cui la Guida ISPRA 2010. Ora le regioni non hanno più scuse né alibi. Si adeguino compiutamente al sistema di tutele, a partire dal prossimo calendario venatorio”.
 

giovedì 23 dicembre 2010

Regione Abruzzo: un'altra sconfitta al TAR sul calendario venatorio

Piano venatorio, il Tar boccia l'invasione
Ricorso degli ambiti territoriali: no alla mobilità dei cacciatori per la fauna migratoria


L'AQUILA. Le disposizioni del calendario venatorio sulla caccia alla fauna migratoria sono «inoperative, inefficaci e inapplicabili». Lo stabilisce il Tar che si è pronunciato sui ricorsi presentati dagli ambiti territoriali di caccia dell'Aquila, Barisciano, Avezzano e Roveto-Carseolano. Decisivo il parere negativo sulla mobilità dei cacciatori espresso dall'Istituto protezione e ricerca ambientale. Il 2 dicembre il Tar dell'Aquila (presidente Cesare Mastrocola, consiglieri Paolo Passoni e Maria Abbruzzese) si è pronunciato sul ricorso presentato dall'avvocato Emilio Bafile per conto dei quattro ambiti. Nel mirino l'articolo 5 della legge regionale che disciplina l'esercizio della caccia alla fauna migratoria nell'ambito del «comparto unico regionale». «Il calendario venatorio», spiega l'avvocato Bafile, «prevedeva su tutto il territorio regionale l'esercizio della caccia alla fauna migratoria dal primo al 30 ottobre in appostamento temporaneo e dal primo novembre al 31 dicembre anche in forma vagante con l'ausilio del cane da ferma e il solo utilizzo del fucile ad anima liscia a tutti i cacciatori residenti in Abruzzo iscritti o ammessi in un ambito territoriale abruzzese. A seguito della novità, migliaia di cacciatori si sarebbero riversati, a seconda dei flussi migratori, in questo o quell'ambito creando una smisurata pressione venatoria con devastante impatto sulla fauna e sul territorio, in pieno conflitto con la legge 157 del 1992 e le direttive comunitarie e nonostante il parere negativo dell'Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale). Il Tar», prosegue l'avvocato, «ha dichiarato che la disposizione impugnata è inoperativa, inefficace, inapplicabile e ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondati i dubbi di costituzionalità sollevati col ricorso. Ci si augura che, per il futuro, il legislatore tenga presenti i princìpi generali che regolano la materia, conservazione dell'ambiente e tutela della fauna». (e.n.)

Fonte: Il Centro del 22 dicembre 2010

martedì 30 novembre 2010

Parco Abruzzo: regolamentare la caccia nelle aree Patom

VILLALAGO - "È necessario attivare tavoli di concertazione con Regioni, Province e ambiti territoriali di caccia ricadenti in area Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, per arrivare a regolamentare l'attivita' venatoria nelle aree soggette al progetto Patom (Piano d'azione per la tutela dell'Orso marsicano) a partire dalla prossima stagione".

Lo afferma il presidente del Pnalm, Giuseppe Rossi, che spiega che il posto "dov'è stata avvistata la famigliola di tre cuccioli e mamma orsa, tra Scanno e Villalago, è un'area Patom, quindi dovrebbe essere più protetta e soggetta a limitazioni".

La legge regionale sulla caccia, la 39/2010, all'articolo 3, comma 7, sancisce il principio della cacciabilità con la tecnica della girata e l'abbattimento selettivo del cinghiale nelle aree Patom, previo parere dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

La Provincia dell'Aquila, tramite il competente settore Ambiente, ha chiesto un parere all'Ispra e questi si è pronunciato con una serie di osservazioni che vanno dalla posticipazione del calendario venatorio all'interdizione di tale attività in aree particolarmente sensibili.

Vista la competenza della Regione Abruzzo in materia, ed essendo la stessa capofila del progetto Patom, la Provincia dell'Aquila gli ha rimesso il parere dell'Ispra ed è in attesa di comunicazioni.

Ad avere i maggiori problemi sono i cacciatori degli Atc che ricadono in queste aree e gli organi di polizia per l'applicazione di una norma non chiara.

Fonte: abruzzoweb.it del 29 novembre 2010

giovedì 28 ottobre 2010

Oggi inizia l’adeguamento della legge regionale alle motivazioni dell’impugnativa

Caccia, Caporale: “la proposta di legge è piena di incongruenze”
Oggi inizia l’adeguamento della legge regionale alle motivazioni dell’impugnativa
“Ritengo doveroso rinnovare l’appello ai miei colleghi consiglieri affinché dopo l’impugnazione da parte del Governo della Legge Regionale sulla Caccia, ora venga approvato un testo che rispecchi fedelmente le motivazioni dell’impugnativa. Al momento dell’approvazione della Legge regionale denunciai l’illegittimità di un provvedimento che non rispettava le leggi Nazionali e Comunitarie ed i pareri (sulle specie cacciabili, i periodi di caccia, ecc), indicate dall’Istituto Scientifico Nazionale competente in materia di caccia (ISPRA)". Questa la dichiarazione di Walter Caporale, capogruppo regionale dei Verdi.
"Ora - prosegue Caporale - l’Abruzzo deve obbligatoriamente adeguarsi a quelle norme che erano state proposte dai Verdi e che possono evitare ai cittadini abruzzesi di dover pagare decine di migliaia di euro di multe comunitarie. Ieri il rispetto anche dei Diritti egli animali e della Tutela dell’Ambiente lo chiedevano in maniera isolata in Consiglio Regionale soltanto i Verdi. Oggi diventa un obbligo per il Consiglio Regionale rispettare le deleghe richieste dal Governo".
"Per la seduta in Commissione - conclude il capogruppo dei Verdi - ho inviato ai miei colleghi le osservazioni al Progetto di Legge che deve adeguare la legge sul Calendario Venatorio alle motivazioni dell’impugnativa del Governo e ci sono ancora tante incongruenze ed illegittimità”.

giovedì 14 ottobre 2010

Attacco della Lega Nord Abruzzo su legge caccia e Parco Sirente

SULMONA – La difesa del territorio e delle tradizioni locali sono state da sempre un punto ideologico di forza della Lega Nord. E ora il Coordinamento Provinciale dell’Aquila del partito, prendendo spunto dal provvedimento con cui il governo ha impugnato la legge regionale abruzzese sulla caccia la settimana scorsa, ripone l’attenzione sulla difesa e la valorizzazione delle tradizioni territoriali. In questo caso, quelle specifiche abruzzesi.
Il partito di Bossi in Abruzzo allora, fa sapere in un comunicato che intende dissentire “ora come in passato, da questo tipo di prevaricazioni e le condanna proprio perché lontane dalle reali competenze sulla tutela del territorio, le quali dovrebbero riguardare in prima analisi, prevalentemente le popolazioni che il territorio abitano. Ovvero le genti d’Abruzzo – sostiene il coordinamento - che da secoli interagiscono con gli ecosistemi che conoscono meglio dei legislatori. Agricoltori, cacciatori, boscaioli, proprietari di terreno, che dal territorio possono ricavare reddito producendo allo stesso tempo una forma di tutela naturale, che proviene dalla cultura immemore legata alle varie attività e non certo dalle forme di tutela ‘dall’alto’, come ad esempio le istituzioni delle Zps (zone di protezione speciale)”.Ma i leghisti d’Abruzzo se la prendono anche con gli enti preposti alla tutela delle nostre aree faunistiche e in particolar modo, come scritto ancora nel comunicato, con il Parco Sirente Velino: “un’istituzione questa, al di là degli ultimi incongrui tentativi di riorganizzazione, su cui bisognerebbe invece procedere solo nel senso di una chiusura immediata. Occorre dire basta a questo inutile ‘poltronificio’ – sostiene ancora il coordinamento provinciale leghista -, un Ente che non ha fatto altro che sovrapporre vincoli superflui, a vincoli già esistenti. Una struttura che le popolazioni stesse non hanno mai sentito come necessaria, dato che non ha mai sortito benefici per alcuno, fornendo come unico risultato quello di produrre uno spopolamento manifesto e disoccupazione per i centri abitati del dell’area parco”. Insomma ai carrozzoni nostrani, la Lega preferirebbe anteporre il modello amministrativo del proprio Carroccio, con la restituzione dei territori a chi questi li abita da sempre, ovvero i cittadini, le popolazioni autoctone. Ricordando le infinite possibilità anche economiche che attività antropiche quali agricoltura, pastorizia, caccia, raccolta della legna e prodotti del sottobosco, fino al corretto utilizzo delle bio-masse, possono apportare al benessere collettivo. Ancora una voce gettata al risveglio dei cittadini comunque, “e non certo agli ambientalisti che pensano di essere gli unici depositari della tutela territoriale”.
RR

Da "Rete5.tv" del 14 ottobre 2010

Intervento di Ruffini (Pd) sul calendario venatorio impugnato

Il Consigliere regionale del PD, Claudio Ruffini, ha scritto una lettera al Presidente della III Commissione consiliare agricoltura (inviata per conoscenza all’assessore regionale Mauro Febbo) per chiedere la convocazione della III Commissione al fine di discutere del calendario venatorio regionale 2010-2011.

“Dopo l’impugnativa da parte del Governo, bisogna riaprire il confronto e la discussione in commissione” dice Ruffini “e bisogna farlo prima che il disegno di legge n.198/10 che modifica il calendario venatorio venga discusso in Consiglio regionale.”

Secondo Ruffini finora l’iter che si è seguito per l’approvazione del calendario venatorio regionale è stato anomalo ed irrituale perché lo stesso deve essere approvato entro il 15 giugno di ogni anno dalla giunta e non dal Consiglio regionale così come previsto dalla legge quadro sulla caccia n.10/2004.

“Il Pd ha dato il proprio contributo nonostante questa anomalia procedurale al solo fine di assicurare lo svolgimento delle attività venatorie 2010-2011 e recuperando il grande ritardo accumulato dalle inadempienze della giunta Chiodi. E’ evidente che non si possono stravolgere le regole e nè si può procedere ad emanare calendari approssimativi e contradditori senza avere il Piano Faunistico regionale” aggiunge Ruffini.

Quindi la richiesta è quella di restituire la parola alla Commissione competente in materia, dove vanno analizzati anche gli emendamenti che la maggioranza ha già pre-annunciato.

”Bisogna evitare che in Consiglio regionale le proposte di legge vengano stravolte da emendamenti presentati al novantesimo minuto, in barba al lavoro svolto dalle Commissioni e contravvenendo alle stesse regole sulla qualità normativa delle leggi volute dal Presidente del Consiglio Regionale Pagano. In questo modo si estromettono le parti interessate, ovvero cacciatori ed ambientalisti, che non hanno la possibilità di partecipare e condividere le decisioni che li riguardano, ma si concedano marchette al proprio gruppo di amici” spiega Ruffini.

Il consigliere del Pd ha inoltre sollecitato il Presidente Prospero affinchè in III Commissione sia presente anche la struttura tecnica della Caccia dell’assessorato regionale in quanto le decisioni in oggetto rivestono carattere gestionale e non programmatorio.

Da "Il Capoluogo.it" del 13 ottobre 2010

sabato 9 ottobre 2010

Il WWF replica alla replica dell’Assessore Febbo

Comunicato stampa 9 ottobre 2010

Ancora sulla caccia: il WWF replica alla replica dell’Assessore Febbo e torna ad invitare la Regione ad aprire un serio confronto sulla gestione faunistica


Dopo l’impugnazione da parte del Governo nazionale della legge sul calendario venatorio 2010/11 l’Assessore Febbo ha prodotto una serie di giustificazioni che però non convincono.

1) L’Assessore dice: “La mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale”.
Giustificazione che dimostra una grande debolezza: il calendario venatorio è l’atto più importante che un assessore alla caccia propone, se la sua maggioranza glielo “stravolge” forse dovrebbe capire che la sua maggioranza non la pensa come lui e trarne le conseguenze. Ma poi è una giustificazione non vera perché il Consiglio regionale in realtà ha migliorato la proposta fatta da Febbo, avendo, almeno in parte, ridotto i periodi di caccia rispetto a quelli proposti originariamente dall’Assessore.
2) L’Assessore dice: “Quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi”.
Giustificazione della serie “mal comune, mezzo gaudio!”. In realtà l’Italia dei Valori ha subito smentito l’Assessore dichiarando di aver votato contro la sua legge, ma che razza di giustificazione è? Anche il PD ha sbagliato a votare, non è certo la prima volta che è accaduto sul tema della caccia e purtroppo temiamo che non sarà l’ultima.
3) L’Assessore dice: “Esiste una proposta di legge di modifica”.
Se la proposta è quella che è circolata negli ultimi due consigli regionali, chiariamo subito all’Assessore Febbo che è peggiorativa rispetto all’originale contenendo una serie di aspetti che saranno nuovamente oggetto di intervento da parte degli organismi di controllo.
4) L’Assessore non è “affatto sorpreso poiché sono questioni che ben conoscevano e quindi non c’è nulla di trascendentale”.
L’unica cosa di trascendentale è che, sapendo che c’erano questioni, l’Assessore ha voluto far approvare la legge ugualmente. Per quale motivo? Per farsela bocciare dal Governo?
5) L’Assessore dice: “Per una volta, ed è questa l’unica novità, il WWF è d’accordo con il Governo Berlusconi”.
Se vogliamo rimanere nel campo delle battute si potrebbe rispondere che gli errori di Febbo mettono d’accordo proprio tutti!
Volendo essere seri ricordiamo all’Assessore che il WWF esprime critiche o apprezzamenti sugli atti che tutti i Governi compiono. Come è accaduto ieri con il Governo Prodi e il Governo regionale Del Turco, oggi con Governo Berlusconi e con il Governo regionale Chiodi, il WWF critica i provvedimenti che vanno contro l’ambiente e loda quelli che vanno a favore.

Il WWF auspica che finalmente la Regione voglia intraprendere una seria gestione del patrimonio faunistico regionale, tenendo ben presente che la fauna è un patrimonio di tutti e non semplicemente “selvaggina” per il divertimento dei cacciatori.

venerdì 8 ottobre 2010

Legge caccia, Cesare D'Alessandro (IdV): l'Italia dei valori non si è astenuta, ma ha votato contro

"Ci dispiace per Febbo, assessore regionale alla caccia, che non può assolutamente mettere sulla sua pessima e contestata legge sul calendario venatorio il bollino di qualità dell'Italia dei Valori, come, peraltro, ha tentato di fare. L'Italia dei Valori, infatti, non solo non ha votato l'astensione auspicata da Febbo, ma ha votato risolutamente contro, condividendo con Rifondazione Comunista e Verdi tutte le osservazioni di irregolarità formali e sostanziali sollevate durante il dibattito di approvazione della legge nel corso del Consiglio Regionale del 3 agosto scorso (Vedasi delibera n.49/c del 3-10-2010)." Questa la dichiarazione di Cesare D'Alessandro, vice capogruppo IdV Regione Abruzzo.

"Prima di rilasciare incaute e non veritiere dichiarazioni sull'IdV, sarà il caso che l'assessore Febbo approfondisca meglio le sue informazioni e conoscenze, già così carenti in materia venatoria. E visto che siamo in argomento gli ribadiamo di aver votato contro perchè eravamo convinti (ed oggi ne abbiamo la certezza) di trovarci di fronte ad un assessore alla ricerca di qualche trucchetto per eludere le maglie molto precise delle direttive europee in materia di caccia. A questo punto tra dimissioni, sospensioni, azzoppamenti di legge e collaboratori Chiodi fra poco dovrà prendersi anche la delega sulla caccia e ai suoi assessori dimezzati non resterà che darsi all'ippica."

Da "Il Capoluogo.it" del 07 ottobre 2010

Caporale (Verdi): "chiederò ufficialmente le dimissioni di Febbo"

COMUNICATO STAMPA

REGIONE ABRUZZO: IMPUGNATA LEGGE REGIONALE CACCIA.

CAPORALE (VERDI): “HO DIFFIDATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, NAZARIO PAGANO E CHIEDERO’ UFFICIALMENTE LE DIMISSIONI DI FEBBO”.



Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI in Regione Abruzzo.
“Ricorsi persi e leggi impugnate, è questo il modo arrogante di gestire la caccia in Abruzzo.
E’ GRAVISSIMO!
Il peggio della scorrettezza dell’azione del centro-destra si è visto proprio in materia di caccia. I consiglieri di Centro-destra hanno convocato Commissioni Straordinarie (aventi carattere d’urgenza) per portare in Consiglio e approvare in tempi celeri leggi in materia di caccia e non hanno mai provveduto ad approvare Leggi per dare soluzioni concrete e celeri ai tanti problemi che affliggono la nostra Regione.
E’ un vergogna!

Fino a martedì scorso, 5 ottobre, in Consiglio Regionale c’erano proposte di Legge ed emendamenti per continuare a peggiorare la legge impugnata dal governo Nazionale e per scatenare la caccia senza regole. Punto all’ordine del giorno che non è stato votato per mancanza del numero legale e che proponeva la caccia nelle Zone a Protezione Speciale (ZPS), allungamento dei periodi di caccia a molte specie e la possibilità di cacciare in tutta la Regione e non solo nell’Ambito Territoriale di Caccia di appartenenza (c.d. Comparto Unico). Questioni rinviate ai prossimi Consigli dove mi auguro di non trovare più le urgenze dei cacciatori, ragione per cui ho provveduto a diffidare il Presidente del Consiglio, Nazario Pagano affinché non inserisca nei prossimi Consigli punti all’Ordine del Giorno in materia di prelievo venatorio. (VEDI diffida in allegato).

In merito alla discolpa dell’Assessore alla Caccia, Febbo gli chiedo di non nascondersi dietro un dito. Non può dire che il Consiglio regionale ha stravolto il Calendario Venatorio, come se lui non ne facesse parte. Avrebbe potuto chiedere il ritiro della legge e degli emendamenti e invece ha votato a favore, come se tutto fosse nella norma.

Sono sicuro che l’Assessore Febbo, un filo venatorio indiscusso, incompatibile con una sana gestione e protezione della fauna selvatica, non rassegnerà le dimissioni dalla delega alla Caccia, per cui sarà mia premura chiederle al Prossimo Consiglio”

L’Aquila, 8 ottobre 2010

Gruppo Consiliare "La Sinistra, VERDI-SD" Regione Abruzzo
Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila -0862.644.213 - 335.790.71.20 www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it

LAC ed Animalisti Italiani: un disastro la politica regionale sulla caccia

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

ANIMALISTI ITALIANI ONLUS E LEGA PER L’ABOLIZIONE DELLA CACCIA (LAC)
Il Consiglio dei Ministri censura la legge abruzzese sulla caccia.
LAC ed Animalisti Italiani: un disastro la politica regionale sulla caccia


L’AQUILA – Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale della caccia L.R. 39/10 che prevedeva il Calendario Venatorio per questa stagione di caccia.
Il testo è stato bocciato dal Governo in quanto presenta diverse violazioni e in contrasto con la legge quadro nazionale sulla caccia, in particolare in merito al mancato rispetto dei periodi caccia e delle specie cacciabili.
Il Consiglio Regionale ad agosto di quest’anno (con i soli voti contrari di Verdi, IdV, RC) in barba ai pareri negativi dell’ ISPRA (l’istituto scientifico nazionale per lo studio della fauna selvatica), delle associazione per la tutela dell’ambiente e degli animali, dei tribunali amministrativi regionali (che già l’anno scorso avevano cassato di illegittimità le norme regionali) ha approvato con la L.R: 39/2010 un Calendario Venatorio pessimo, volto all’esclusivo soddisfacimento dei cacciatori senza tener conto, neppur minimamente, dell’esigenza di tutela e conservazione della fauna selvatica così come richiesto dal legislatore nazionale.

Dichiarazione di Anna Marina Gallo delegata responsabile Abruzzo della Lega per l’Abolizione Caccia (LAC):
“L’anno scorso il governo regionale è stato sconfitto per ben due volte dai ricorsi al TAR delle associazioni ambientaliste ed animaliste a causa di provvedimenti amministrativi ritenuti illegittimi. Quest’anno, con una scorrettezza politica che non ha precedenti, la Regione Abruzzo si è subdolamente sottratta al giudizio del Tribunale Amministrativo Reionale (TAR) approvando il calendario venatorio con una legge (che non è impugnabile dalle associazioni) anziché una delibera, impedendo di fatto alle associazioni di tutelare gli interessi della collettività.

Dichiarazione di Marialucia Santarelli, delegata Abruzzo dell’Associazione “Animalisti Italiani Onlus”:
“La politica regionale in materia di gestione della fauna selvatica è sempre stata inconsistente ma negli ultimi anni si è riusciti a fare di peggio. Quello che chiediamo oggi è un’assunzione di responsabilità per tutti i consiglieri regionali che da subito devono provvedere a correggere il calendario venatorio rispettando la legge ed i cittadini non cacciatori e le richieste del mondo scientifico. Un appello lo rivolgiamo al Governatore Chiodi affinché impedisca all’Assessore alla Caccia Mauro Febbo ulteriori iniziative sulla caccia sconsiderate ed illegittime”.

07 OTTOBRE 1010

giovedì 7 ottobre 2010

Febbo: "Finalmente il WWF plaude al Governo Berlusconi"

2010-10-07
CACCIA:FEBBO,"FINALMENTE IL WWF PLAUDE A GOVERNO BERLUSCONI"
L'ASSESSORE DOPO IMPUGNAZIONE LEGGE SU CALENDARIO VENATORIO (REGFLASH) Pescara, 7 ott. "Non credo debba scusarmi di nulla - afferma l'assessore con delega alla caccia, Mauro Febbo, - in quanto, come già sa lo stesso WWF, la mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale. Non solo ma quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il PD e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso decidendo di astenersi. In ogni caso - ha chiarito l'assessore - gli uffici del mio assessorato hanno subito mosso dei rilievi tanto è vero che, a tal proposito, esiste una proposta di legge di modifica che, dopo l'ok in Commissione, già due volte è andata all'esame del Consiglio ma non riesce ancora ad essere approvata". In merito all'impugnazione da parte del Governo, l'assessore Febbo afferma che di non essere "affatto sorpreso poichè sono questioni che ben conoscevano e quindi non c'è nulla di trascendentale. Piuttosto - ha fatto notare l'assessore Febbo - per una volta, ed è questa l'unica novità, il WWF è d'accordo con il Governo Berlusconi". (REGFLASH) DR101007

WWF: ora Febbo ci chieda scusa e lasci la delega alla caccia

Governo impugna la legge abruzzese sulla caccia

dopo la dettagliata richiesta del WWF.

Ora Febbo ci chieda scusa e lasci la delega alla caccia.




Il WWF plaude all'iniziativa del governo di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge 39/2010 con cui la Regione Abruzzo aveva varato il calendario venatorio. Il WWF aveva inviato ad agosto una precisa richiesta al Governo sollevando nei minimi dettagli le gravissime violazioni delle normative comunitarie e nazionali contenute nella legge, con particolare riferimento ai periodi di caccia. Infatti la legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea. Inoltre l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) aveva chiesto alla Regione di introdurre particolari precauzioni su 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo, ma quest'ultima non ha seguito queste indicazioni.

Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF: "La Regione ha varato il calendario venatorio direttamente con legge regionale dopo le due pesanti sconfitte al TAR dello scorso anno. Un escamotage per evitare nuovi ricorsi visto che le associazioni non possono impugnare davanti al tribunale amministrativo le leggi. Approfittando di questo fatto e infischiandosene delle precise osservazioni presentate dal WWF in consiglio regionale in commissione, anche durante un'audizione, hanno pensato bene di introdurre periodi di caccia completamente in contrasto con le normative comunitarie in materia di tutela delle specie. Il WWF ha subito inviato un dettagliatissimo documento al Governo chiedendo di impugnare queste norme. Nel frattempo Febbo ha continuato ad attaccarci. Ora dovrebbe chiederci scusa e ridare almeno la delega alla caccia visto che continua ad accumulare censure come mai si era verificato nella storia della caccia nella regione".

Il Consiglio dei Ministri impugna la legge sulla caccia della Regione Abruzzo!

(ASCA) - Roma, 7 ott - Il Consiglio dei Ministri ha poi impugnato la legge della Regione Abruzzo n. 39/2010 che detta il calendario venatorio per la stagione venatoria 2010/2011. La legge regionale ''e' risultata censurabile relativamente ad alcune disposizioni, concernenti le specie cacciabili e i periodi di caccia, che si presentano in contrasto con le norme di riferimento contenute nella legge statale quadro n. 157/1992.

La Corte Costituzionale ha infatti affermato l'esistenza di limiti alla competenza regionale in materia di caccia, ritenendo che la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di competenza esclusiva statale, debba essere considerata un valore costituzionalmente protetto in relazione al quale si rinviene l'esigenza insopprimibile di garantire su tutto il territorio nazionale soglie di protezione della fauna che si qualificano come ''minime'', e costituiscono un vincolo per le Regioni. La legge quindi risulta invasiva della competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, in violazione dell'articolo 117''.

Da Agenzia Asca del 07 ottobre 2010

martedì 21 settembre 2010

Febbo: ambientalisti preconcetti verso i cacciatori

2010-09-20

CACCIA: FEBBO, AMBIENTALISTI PRECONCETTI VERSO I CACCIATORI

(REGFLASH) Pescara, 20 set. "Continua la sterile polemica del WWF e della LIPU contro il nuovo calendario venatorio, polemica mai costruttiva, mai orientata al dialogo ma solo e soltanto al NO ideologico. E' la replica dell'assessore alla caccia, Mauro Febbo che aggiunge: "una posizione preconcetta contro i cacciatori, che hanno invece gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini e quindi va loro riconosciuto il diritto di cacciare, espressamente previsto dalle leggi. Ma le associazioni ambientaliste, con il loro atteggiamento ed operato, in questi due anni, hanno mirato sempre ad impedire di fatto l'esercizio della caccia e non ad essere propositive ed a trovare soluzioni condivise. Ed è strano che solo in Abruzzo, tali posizioni preconcette siano particolarmente integraliste". Ciononostante l'Assessore fa sapere che "continuerà la nostra politica tesa a ridare dignità alla categoria dei cacciatori, che svolge una delle attività più antiche al mondo".
(REGFLASH)US/10/09/20

lunedì 20 settembre 2010

Abruzzo: ancora gravi violazioni in Consiglio Regionale

COMUNICATO STAMPA WWF ABRUZZO del 18-09-2010

Il WWF denuncia le gravi violazioni del calendario venatorio 2010-2011
Il Consiglio sta per legittimare anche il “nomadismo venatorio” abrogato a livello nazionale da quasi 20 anni!


Domenica 19 settembre in Abruzzo si apre ufficialmente la caccia. In realtà si spara già da tre settimane, (grazie all'autorizzazione regionale alla pre-apertura), con un danno gravissimo inferto alla fauna selvatica che viene colpita nel periodo delicatissimo di riproduzione, di cura dei piccoli e di preparazione per i lunghi voli che moltissime specie di uccelli si apprestano ad iniziare verso i luoghi di sosta invernale.

Ancora una volta la scrivente associazione si trova a denunciare le gravi violazioni della normativa nazionale e comunitaria che il calendario venatorio abruzzese presenta e l'anomalia di una approvazione attraverso legge regionale (per la prima volta nella storia della Regione Abruzzo) e non con delibera di Giunta come prevede la legge regionale sulla caccia del 2004.

Approvando il calendario per legge la Regione ha pensato di sottrarsi al giudizio della magistratura, poiché le leggi regionali, a differenza delle delibere di Giunta regionale, non sono, di regola, impugnabili. Il ricorso ad una legge regionale consente poi di eludere ogni giustificazione tecnico-scientifica che dovrebbe essere alla base delle scelte sui prelievi venatori. E l’approvazione per legge di un calendario venatorio è ancora più grave in una regione come l’Abruzzo dove non è presente neppure l’altro strumento indicato dalla legge per la gestione della caccia, il Piano faunistico-venatorio che è scaduto nel 2005!

Innanzitutto il calendario è stato approvato senza essere stato prima sottoposto ai pareri obbligatori dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) e del Comitato regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale e per la Valutazione di Incidenza.
Gli Uffici della Regione Abruzzo, infatti, a dimostrazione del caos che regna nel settore, hanno richiesto detti pareri su una loro versione del calendario diverso da quello poi proposto “politicamente” da Febbo e Giuliante in consiglio regionale.

È stata violata la legge nazionale sulla caccia laddove, recependo la normativa comunitaria, prevede che il prelievo venatorio sia subordinato alla necessità di assicurare la conservazione delle specie. Gli Stati sono obbligati ad adeguare il prelievo alla situazione delle singole specie, fino ad arrivare al divieto di prelievo per quelle specie che hanno uno status sfavorevole di conservazione.
A tal fine le Regioni devono seguire le indicazioni del documento dell’ISPRA “Sintesi dello stato di conservazione delle specie oggetto di prelievo venatorio ai sensi della legge 11 febbraio 1992 n. 157 e successive modificazioni, Gennaio 2009”.
Senza preoccuparsi affatto di tali prescrizioni, la legge regionale approvata il 3 agosto scorso consente la caccia a quattro specie in declino in Europa (Coturnice, Moretta, Moriglione e Pavoncella) e ad altre 11 con stato di conservazione sfavorevole (Starna, Canapiglia, Marzaiola, Codone, Mestolone, Beccaccino, Frullino, Quaglia, Beccaccia, Tortora, Allodola): in pratica 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo avrebbero richiesto particolari precauzioni che invece non ci sono state.

È stata violata la legge nazionale sulla caccia laddove prevede che l’avifauna venga protetta sia “durante il ritorno al luogo di nidificazione” sia “durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza”.
A tal fine la Commissione Europea ha adottato nel 2001 un documento tecnico (Key Concepts of articles 7(4) of Directive 79/409/EEC on Period of Reproduction and prenuptial Migration of huntable bird Species in the EU) che evidenzia per ciascuna specie cacciabile i periodi di caccia a cui le regioni devono attenersi.
La legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea.
Se poi si confronta la legge approvata il 3 agosto scorso con i periodi di caccia indicati nel Documento ISPRA del 28 luglio 2010 “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della Legge n. 157/92, così come modificata dalla Legge Comunitaria 2009, art. 42” si può osservare che in un solo caso vi è conformità.

Ma questo sembra non bastare ai cacciatori e ai loro rappresentanti. Martedì 21 settembre, dopo un passaggio anomalo in commissione straordinaria, andrà in approvazione un ulteriore peggioramento della normativa che estenderà “il comparto unico” a tutto il periodo di caccia ristabilendo di fatto il cosiddetto “nomadismo venatorio”, abrogato da quasi 20 anni a livello nazionale. In pratica i cacciatori non saranno più legati ad una zona specifica (ambiti territoriali di caccia) ma potranno cacciare su tutto il territorio nazionale, causando la perdita di quel collegamento “cacciatore-territorio” che anche i meno oltranzisti hanno individuato quale elemento fondamentale dell'attività venatoria.
Il WWF auspica che i consiglieri regionali almeno per questa volta si ricordino di essere stati eletti di tutti i cittadini e non solo da una parte (tra l'altro minoritaria) di essi.

Lipu Abruzzo su Calendario Venatorio della Regione Abruzzo


CS 06/10
Agli organi di Stampa
COMUNICATO STAMPA
(Lipu Abruzzo su Calendario Venatorio della Regione Abruzzo)

Da oggi in Abruzzo si è aperta la stagione venatoria a quasi tutte le specie cacciabili. Di fatto tuttavia vi sono già stati diversi giorni di caccia, dal I° settembre, ad alcune specie di uccelli. E’ questa una pratica consentita ormai da qualche anno, assai dannosa per diverse specie come la tortora, in via di sensibile diminuzione in gran parte del suo areale europeo, Abruzzo compreso, e che inoltre è fonte di notevole disturbo per le specie non cacciabili senza contare le uccisioni e i ferimenti, accidentali o intenzionali ma certo non rarissimi, di uccelli di specie sempre protette.
Quest’anno il calendario venatorio abruzzese comprende alcune novità non certo positive.
Innanzitutto per la prima volta è stato approvato con legge regionale e non con delibera di giunta.
Così facendo si è reso molto difficile il ricorso da parte delle associazioni ambientaliste al TAR, al fine di rimuoverne irregolarità ed anomalie. La Regione ha così dimostrato nei fatti quanto poco tenga conto la partecipazione ed il coinvolgimento democratico dei portatori d’interesse.
Inoltre con questa scappatoia si è evitato di sottoporre il calendario venatorio al parere obbligatorio dell’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), organismo nazionale competente per legge, nonché al Comitato per la Valutazione d’ Impatto Ambientale della Regione Abruzzo, che avrebbe dovuto esprimere un parere vincolante sui contenuti del calendario venatorio.
Va ricordato poi che in un recente documento l’ ISPRA ha comunicato a tutte le regioni che, in applicazione dell’ art. 42 della legge comunitaria 2009, sulla base della situazione oggettiva delle varie specie di uccelli la caccia a quasi tutte le specie non deve iniziare prima del I° ottobre e non deve terminare oltre il 20 gennaio. La Regione Abruzzo non ha minimamente tenuto conto di queste prescrizioni discendenti da una legge dello Stato.
Ma c’è di più! Martedì prossimo andrà in discussione in Regione una proposta di modifica del calendario ancora più permissiva. La recente legge regionale di approvazione del calendario venatorio aveva introdotto un unico comparto di caccia. Aveva cioè ristabilito il dannosissimo nomadismo venatorio che slega completamente il cacciatore dal territorio, per cui di fatto viene a perdere qualsiasi interesse ad una gestione razionale e sostenibile della fauna selvatica, essendo praticamente certo che non sarà lui a cogliere i frutti di una buone gestione venatoria. Con questa novità il cacciatore non è più legato ad una zona specifica ma è libero di sparare in gran parte del territorio regionale. Martedì prossimo dunque la maggioranza cercherà di far approvare l’allungamento del periodo del comparto unico a tutta la stagione di caccia. Si torna indietro di vent’ anni e si annulla uno dei cardini essenziali per una gestione della caccia compatibile con le risorse faunistiche del territorio.

Città S. Angelo, 19 settembre 2010

Stefano Allavena
Delegato LIPU per l’Abruzzo

venerdì 17 settembre 2010

Apertura caccia in Abruzzo: gli auguri di buona caccia dell' Assessore Lattanzio (Pe)

Domenica 19 settembre si apre la stagione della caccia. E' stato approvato un calendario venatorio che incontra le esigenze dei cacciatori. "Siamo solo all'inizio di una nuova fase - spiega l'assessore alla Caccia, Mario Lattanzio -.
In questi mesi ho cercato di organizzare al meglio l'assessorato e potenziare il servizio di gestione faunistica provinciale, che mi ha dato modo di riflettere su come una gestione della caccia, basata su criteri tecnico-scientifici, possa contribuire alla conservazione della natura".

Questo aspetto compreso il prelievo, ai fini della conservazione della specie, e' molto piu' utile ed efficace della mera protezione, attivita' che viene attuata all'interno della maggior parte delle aree protette italiane.
"Oltre alle attivita' in campo - prosegue Lattanzio - la Provincia insieme con l'Atc (ambito territoriale di caccia) al fine di far conoscere i principi che sono alla base di un prelievo sostenibile e' impegnata in un progetto sull'educazione ambientale nelle scuole mirato alla crescita delle generazioni future, attraverso anche visite guidate alla mostra permanente sulla fauna della provincia di Pescara allestita presso i locali dell'Atc di Cepagatti". Infine Lattanzio rivolge "un in bocca al lupo alla categoria per la stagione venatoria".

Da www.leggimi.eu del 16 settembre 2010

Apertura caccia in Abruzzo: gli auguri di buona caccia dell' Assessore Di Michele (Te)

Secondo quanto stabilito dal Calendario venatorio della Regione Abruzzo domenica 19 settembre ci sarà l’apertura generale della stagione di caccia: oltre che al cinghiale, quindi, saranno cacciabili il fagiano, la starna, la quaglia, il merlo, l’allodola, la ghiandaia, la cornacchia, la gazza.
Non sarà cacciabile, invece, la volpe, specie per la quale l’attività venatoria sarà consentita solo dal 2 ottobre anche se le quattro Province avevano proposto l’anticipo al 19 settembre.

“In questa circostanza, considerato il buon lavoro che insieme ai cacciatori abbiamo svolto in questi mesi sugli aspetti riguardanti la programmazione e la gestione del territorio – dichiara l’assessore Giuseppe Antonio Di Michele – non mi resta che augurare una buona stagione di caccia raccomandando lealtà verso la fauna e rispetto delle norme per garantire che l’attività venatoria si svolga con i più ampi margini di sicurezza”.

Ieri sera, intanto, nella Sala Polifunzionale dell’ente, l’Assessore, è tornato ad incontrare i capisquadra della caccia al cinghiale. Nel corso della serata oltre alla consegna del materiale necessario per l’attività venatoria (tabelle, fascette per la tracciabilità delle carcasse, verbali di battuta) è stato effettuato il sorteggio per le assegnazioni temporanee delle “Aree libere”.

Domenica apertura generale della caccia ma per la lepre, bisogna aspettare il 2 ottobre

Di Michele ha avuto modo di ribadire le novità introdotte con la nuova programmazione: l’assegnazione delle Aree libere avviene per macroaree e a rotazione sulla base di un calendario fatto all’inizio dell’anno mediante, appunto, sorteggio pubblico ; ciascun componente può far parte o di una squadra di braccata o di una squadra di girata ; alle squadre di girata viene assegnato un distretto fisso ; per riconfermare una squadra occorre almeno il 60% dei componenti dell’anno precedente.

Le squadre iscritte al registro provinciale per la caccia al cinghiale sono 52, di cui 49 della tipologia “braccata” (squadre minimo di 25 persone), e 3 della tipologia “girata”.

Le nuove squadre sono 6, ad esse non verranno assegnati distretti di caccia “fissi”, come è stato fatto per le altre ma a loro saranno assegnati settimanalmente dei distretti sulla base delle turnazioni scaturite dal sorteggio pubblico di ieri sera.

Da "www.piazzagrande.info" del 17 settembre 2010