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martedì 13 gennaio 2015

Carne di cinghiale infetta nell'aquilano. Veterinari: pericolo per l'uomo

L'AQUILA - Controlli della Asl Sulmona-Avezzano-L’Aquila hanno individuato carne di cinghiale infetta, dovuta alla trichinella, parassita nocivo per la salute dell’uomo se ingerito.

Nei giorni scorsi, il Servizio Veterinario di Igiene degli alimenti di origine animale della Asl provinciale dell’Aquila, diretto dalla dottoressa Francesca De Paulis, ha imposto lo stop al consumo su un campione di carne di cinghiale, abbattuto nel territorio del comune di San Pio delle Camere, in provincia dell’Aquila.

La conferma della presenza del parassita, frutto della selvaggina da caccia, è arrivata oggi, in seguito a uno dei controlli che il servizio veterinario effettua, come accade ogni anno, a cavallo tra dicembre e gennaio. Oltre 600 le verifiche sulle carni compiute dal servizio della Asl 1 su tutti i cinghiali abbattuti, sia su quelli destinati ai laboratori di lavorazione sia su quelli riservati ai consumi privati.

Il campione infestato dalla trichinella, parassita che può trasmettersi all’uomo tramite il consumo di questo tipo di carne, cruda o poco cotta, verrà ora distrutto secondo le modalità di legge. Grazie alla sensibilizzazione promossa dal servizio di igiene degli alimenti di origine animale è stata avviata una proficua collaborazione con i cacciatori. Un’intesa sviluppata anche con corsi di formazione-informazione, svolti dallo specifico servizio dell’azienda sanitaria a beneficio degli stessi cacciatori, in collaborazione con le associazioni di categoria e gli enti preposti.

“Va evidenziata - spiega la De Paulis, direttore del servizio Igiene degli alimenti di origine animale della Asl n. 1 - l’importanza dei controlli preventivi. La Regione impone il controllo obbligatorio nei confronti della trichinellosi su tutti i cinghiali abbattuti, sia su quelli destinati ai laboratori di lavorazione sia su quelli destinati al consumo privato. Quest’anno abbiamo superato i 600 esami di carne in tutta provincia dell’Aquila. Tramite esami specifici sui capi possiamo intervenire ed evitare il manifestarsi della malattia che, seppur rara, può avere conseguenze gravi per la salute”.

La trichinellosi è una malattia parassitaria sostenuta da un verme tondo del genere Trichinella, in grado di infestare mammiferi, uccelli e rettili, soprattutto se animali carnivori o onnivori: passa dall’animale all’uomo con l’ingestione di carne fresca di alcune specie - in particolare cinghiale, suino, cavallo - ma il pericolo di contagio sussiste solo se la carne non è sottoposta a controllo sanitario.

“L’unico rischio - spiega ancora la De Paulis - è rappresentato dal consumo di prodotti a base di carne cruda o poco cotta di cinghiale, quali ad esempio gli insaccati freschi e stagionati, che andrebbero consumati solo se provenienti da animali preventivamente controllati. Il rischio sanitario non sussiste per il consumo di carne suina, equina e di selvaggina regolarmente macellata ed immessa in commercio, sulla quale il controllo per la ricerca della trichinella è sistematico. La possibilità di entrare in contatto con il parassita della trichinellosi è invece elevato per le carni di cinghiale non sottoposte a controllo sanitari”.

sabato 6 luglio 2013

Cinghiali in Abruzzo: seimila abbattimenti all'anno senza alcun controllo sanitario

La denuncia emersa durante il corso per selecontrollori organizzato dall'Atc Vastese

ROIO - Battute finali per il corso da "Cacciatore di cinghiale abilitato alla caccia collettiva, conduttore di cane da limiere, cacciatore con metodi selettivi specializzato nel prelievo del cinghiale" organizzato dall'Ambito territoriale di caccia del Vastese. Domattina, presso il poligono di tiro dell'azienda Di Carlo a Roio, si terrà la prova finale di tiro al bersaglio con carabina munita di ottica, superata la quale i partecipanti al corso saranno abilitati al selecontrollo della specie cinghiale. 

Nella mattinata di oggi, invece, l'ultima lezione teorico-pratica a cura dell'avvocato e direttore del corso Giacomo Nicolucci, assistito dal dottor Andrea Tanzariello, sulle tecniche di prelievo ed evisceramento del cinghiale. Prima della sessione scritta di esami, il medico veterinario del Parco Nazionale della Maiella, Simone Angelucci(in basso nella foto, ndr), ha tenuto una lezione sulle problematiche e gli aspetti sanitari legati alla gestione del cinghiale. Un momento di approfondimento culturale durante il quale sono emerse diverse ed importanti criticità relative alla caccia in Abruzzo.

"Ogni anno nelle quattro province abruzzesi vengono prelevati, mediamente, dai quattromila ai seimila cinghiali. Solo il 4 o 5 per cento di quei capi viene sottoposto a controlli di tipo sanitario. - ha spiegato il veterinario Angelucci - E ciò accade perché, di fatto, nella nostra regione, non è attiva una struttura della Asl in grado di garantire la regolare esecuzione dei controlli di laboratorio sulle carni".

Una denuncia forte, dunque, di una situazione grave già nota alle autorità a tutti i livelli, quella fatta da Andreucci, che ha continuato: "Il paradosso è che gli allevatori devono obbligatoriamente sottoporre il proprio bestiame a periodici controlli veterinari, mentre tutta la carne derivante dai prelievi di fauna selvatica non viene affatto controllata. Per questo motivo la Regione Abruzzo è inadempiente rispetto alle direttive europee che mirano alla tutela della salute pubblica. Il cacciatore viene considerato, a livello europeo, un produttore primario e per questo ritenuto responsabile della sicurezza alimentare. L'obiettivo di questo corso è anche quello di predisporre i cacciatori, che volontariamente hanno scelto questa formazione, verso un sistema di filiera corta derivante dalle carni dei selvatici. Negli ultimi venti anni si è fatta una cattiva gestione del cinghiale, visto più come problema che come risorsa, diversamente da quanto accade in altre regioni d'Italia. Ad oggi in Abruzzo mancano i controlli sanitari, quelli che potrebbero permettere la commercializzazione anche nella grande distribuzione delle carni selvatiche o dei derivati".

Nonostante questo quadro desolante e preoccupante, vista la totale assenza di controlli sanitari, non è affatto difficile trovare nei menu dei ristoranti pietanze a base di selvaggina, in particolare cinghiale. Si tratta di carni la cui tracciabilità è ignota, proprio perché frutto degli abbattimenti sia dei cacciatori, ma ancor più dei bracconieri, e soprattutto senza alcun controllo preventivo di tipo sanitario e veterinario. Un fiorente mercato nero che rischia di causare anche problemi di ordine sanitario.

Un motivo in più per mettere subito mano, e anche con una certa urgenza, alla politica venatoria sul cinghiale, con censimenti seri, piani di abbattimento, prelievi di selezione e, finalmente, anche controlli sanitari sulle carni che finiscono nella catena alimentare degli abruzzesi. Dalla Regione e dalla Provincia di Chieti, la più inadempiente delle quattro abruzzesi, qualcuno batta un colpo.

martedì 16 ottobre 2012

Teramo. Caccia e salute mentale

Armi. La Questura ha avviato un screenig sulle condizioni psicofisiche dei cacciatori anziani

CACCIA. MONITORAGGIO DEI CACCIATORI. La Questura di Teramo ha da tempo avviato una revisione delle pratiche relative ai detentori di armi nati sino al 1935, sui requisiti psicofisici. Agli stessi viene richiesto di produrre una certificazione medica aggiornata che ne attesti la piena efficienza psicofisica. L’iniziativa, resa possibile dalle vigenti normative in materia, mira ad evitare che soggetti non pienamente idonei possano anche involontariamente commettere imprudenze gravi con le armi.

L'INDAGINE. Nel corso della suddetta revisione si è in più casi riscontrato che i soggetti detentori di armi erano deceduti e che nessun familiare aveva messo al corrente dell’accadimento gli uffici della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri. Si evidenzia a tal proposito che, in caso di decesso di un soggetto detentore, coloro che con lo stesso convivono possono, volendo continuare a detenere le armi del congiunto o alienarle. In ogni caso devono chiedere alla Questura o alla Stazione dei Carabinieri più vicina le prescritte autorizzazioni. 

IL CONSIGLIO: NASCONDERE LE ARMI. Nel corso di recenti sopralluoghi per furto in abitazioni nelle quali erano presenti armi si è potuto constatare come la custodia delle stesse avvenga sovente senza la minima diligenza. Al riguardo si deve rammentare che la normativa vigente prevede che chi detiene armi deve adoperare le necessarie cautele atte ad impedire che le stesse entrino agevolmente in possesso di terzi. Al fine di prevenire le possibilità di impossessamento da parte di terzi, siano essi conviventi non autorizzati o ladri, i detentori di armi devono adoperare la massima diligenza nella custodia delle stesse, come ad esempio la conservazione in armadi blindati e chiusi a chiave, antifurti, porte blindate, ecc.

LE REGOLE PER I CACCIATORI. Anche ultimamente si sono registrati incidenti di caccia dovuti alla mancata adozione di misure minime di sicurezza. I cacciatori sono tenuti pertanto all'osservanza di alcune regole comportamentali connesse all'utilizzo di armi e di alcuni divieti quali l'introduzione in giardini e pertinenze di abitazioni private ed il rispetto di distanze di sicurezza (almeno 100 metri da case, fabbriche, terreni con bestiame o macchine agricole, ecc.).

COSA FARE IN CASO DI DECESSO. I congiunti. a) Se intendono detenere le armi del defunto devono avanzare richiesta di Nulla Osta alla detenzione alla Questura o agli uffici territoriali dell’Arma dei Carabinieri. Sulla scorta di tale richiesta, esperito positivamente l’iter procedurale previsto, il Questore rilascerà il Nulla Osta. Il soggetto che entrerà in possesso regolarmente delle armi del defunto dovrà denunciare la detenzione delle stesse, su apposito modulo, agli uffici della Questura, del Commissariato di P.S. o dell’Arma dei Carabinieri. b) Se non intendono entrare in possesso delle armi del defunto possono fare richiesta alla Questura o agli uffici territoriali dell’Arma dei Carabinieri per l’acquisizione delle stesse e la loro successiva rottamazione.
Reda Inde

sabato 18 settembre 2010

Caccia, carne di cinghiale esaminata contro la trichinellosi

Caccia, carne di cinghiale esaminata contro la trichinellosi

TERAMO – I cacciatori di cinghiali potranno portare le carcasse degli animali catturati in otto macelli pubblici della provincia, dove i veterinari del servizio di Igiene degli alimenti di origine animale della Asl controlleranno le carni dei suini a scopo preventivo. La convenzione tra Asl e Provincia, precedentemente approvata dalla Giunta su proposta dell’assessorato alla Caccia e Pesca, è stata sottoscritta questa mattina, dal vicepresidente dell’ente, Renato Rasicci, e dal dirigente del relativo servizio della Asl, Rolando Piccioni.
La sorveglianza epidemiologica attuata attraverso l’esame dei campioni prelevati da capi abbattuti è essenziale per la lotta alle malattie e per la riduzione del rischio dell’insorgenza e diffusione di molte patologie, in particolare della trichinellosi, parassita particolarmente grave per l’uomo. Le carni prelevate dai sanitari negli appositi macelli pubblici vengono poi analizzate dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo. Il servizio ha ottenuto nei tre anni di applicazione ottimi risultati, sia in termini di semplificazione delle procedure che di contrasto al fenomeno delle catture in nero che sfuggono alla profilassi sanitaria.
“Per questo servizio la Provincia versa alla Asl 3.700 euro l’anno – spiega Rasicci – una cifra quasi simbolica che non copre certo i costi effettivamente sostenuti dall’azienda sanitaria per effettuare il prelievo e il controllo delle carni. Alla Asl e all’Istituto – aggiunge il vicepresidente della Provincia – vanno i nostri ringraziamenti per la sensibilità e la collaborazione dimostrata per questa operazione di prevenzione e profilassi”.

Da "futurocomune.it" del 16 settembre 2010

lunedì 14 giugno 2010

Se a contaminare la selvaggina sono i cacciatori

Mangiare carne di selvaggina uccisa con proiettili di piombo potrebbe rappresentare un rischio per la salute, specialmente nei bambini o in chi mangia molto spesso la cacciagione. A rivelarlo è un autorevole studio pubblicato sulla rivista medica PLoS One.
Da tempo gli ambientalisti denunciano la possibile contaminazione della carne di selvaggina ad opera delle munizioni di piombo usate dai cacciatori e una direttiva europea del 1996 invitava i cacciatori a far uso di proiettili di acciaio quando possibile, specialmente nelle zone umide di caccia in cui è minore il rischio di “rimbalzo” dei proiettili.

Nello studio attuale compiuto da ricercatori dell’associazione inglese Wildfowl and Wetlands Trust (WWT) in collaborazione con lo Spanish Research Institute on Cynegetic Resources (IREC), gli scienziati hanno dimostrato che la quantità di piombo presente nelle carni di selvaggina dopo la cottura eccederebbe i limite consentito dall’Unione Europea, in conseguenza del fatto che molti residui di piombo delle munizioni rimarrebbero all’interno della carne.

Per verificare ciò, i ricercatori guidati da Rafael Mateo della Università di Castiglia-La Mancia hanno analizzato ai raggi X la presenza di munizioni o frammenti di munizioni all’interno di diverse specie di animali uccisi durante una battuta di caccia e comprendenti beccacce, pernici, fagiani e germani. Utilizzando una tecnologia spettroscopica, i ricercatori hanno poi analizzato l’eventuale presenza di frammenti di piombo nella carne già cotta e pronta per essere consumata.

“A seconda delle specie e del modo in cui era cucinata la cacciagione, tra il 20 e l’87,5% dei campioni analizzati superavano il livello massimo di piombo consentito dall’Unione Europea nella carne animale”, ha concluso Rafael Mateo. Un ulteriore monito per i cacciatori a utilizzare proiettili costruiti con materiale differente dal piombo, come acciaio, rame o anche plastica, come più volte raccomandato da autorevoli esperti.

Fonte: Pain DH et al. Potential Hazard to Human Health from Exposure to Fragments of Lead Bullets and Shot in the Tissues of Game Animals. PLoS ONE: 26 aprile 2010. 10.1371/journal.pone.0010315

stefano massarelli

tratto da Yahoo Notizie

martedì 8 giugno 2010

Nuove ricerche sull'avvelenamento da piombo

Nuove ricerche sull'avvelenamento da piombo evidenziano delle conseguenze ancora più gravi sulla salute animale di quelle finora conosciute.
Di seguito il documento ISPRA che riassume i danni. In particolare è stato riscontrato un abbassamento del QI (Quoziente Intellettivo) nei cacciatori e nei loro familiari e in chi si alimenta di cacciaggione all'aumentare della concentrazione di piombo nel sangue.


piombo