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lunedì 30 giugno 2025

Bracconaggio, l’ATC L’Aquila chiama la Guardia Agroforestale: “Servono più controlli sul territorio”

 L’Aquila – A seguito dei recenti episodi di bracconaggio verificatisi nel territorio, l‘ATC dell’Aquila si rivolge  alla Guardia Agroforestale italiana sezione L’Aquila, richiedendo un supporto concreto e costante attraverso servizi di vigilanza  estesi su tutto il territorio di competenza. È fondamentale porre una particolare attenzione al rigoroso rispetto delle procedure previste per lo svolgimento corretto della caccia di selezione.

Dopo vari sopralluoghi effettuati insieme al presidente Alessandri e dopo aver attentamente individuato le criticità presenti, le Guardie Agroforestali,  metteranno in atto  un piano di  prevenzione efficace che possa garantire il pieno rispetto di tutte le direttive emanate da Regione e ATC.

Fonte: terremarsicane.it del 24 giugno 2025 

domenica 8 gennaio 2023

ROSETO: UCCELLI SELVATICI DETENUTI ILLEGALMENTE, MULTATO CACCIATORE, LIBERATI ESEMPLARI

ROSETO DEGLI ABRUZZI – Ha sparato a diversi esemplari di uccelli selvatici nel corso di diverse uscite di caccia svolte durante il periodo venatorio, ferendoli e rinchiudendoli successivamente all’interno di gabbie nella propria abitazione.

Militari della Stazione Carabinieri Forestali di Alba Adriatica (Teramo ) hanno accertato la detenzione in cattività di fauna selvatica appartenente a specie cacciabili, in assenza della prevista autorizzazione regionale, da parte di un cittadino del posto.

La fauna selvatica, si legge in una nota, è patrimonio indisponibile dello Stato e come tale tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale da una legge del 1992 che ha il compito di tutelare gli animali selvatici e regolamentarne la caccia.

La norma prevede che la caccia, forma oggi più diretta e diffusa di abbattimento della fauna selvatica, si svolga senza pregiudicare la conservazione di specie e popolazioni potendosi svolgere solo se garantisce un prelievo “sostenibile” ed in disciplina esclusivamente derogatoria dal regime di tutela generale, ossia per una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la richiedano e che siano in possesso dei requisiti previsti.

In definitiva la predetta legge è soprattutto una norma a carattere conservazionistico che regolamenta forme di prelievo di fauna selvatica, in deroga al regime di tutela.

Oltre alla contestazione al cacciatore della relativa violazione amministrativa, i militari hanno proceduto al sequestro degli esemplari e alla contestuale loro liberazione in ambiente naturale.

I Carabinieri Forestali svolgono da sempre un’attività, impegnativa e difficile anche dal punto di vista logistico, volta al contrasto del fenomeno del bracconaggio che si sviluppa in contesti diversi e che esprime tutto il disvalore, morale e materiale, che queste azioni illecite hanno rispetto alla conservazione della biodiversità.

 

Fonte: abruzzoweb.it del 02 gennaio 2023

giovedì 3 febbraio 2022

Ultimo giorno di caccia in Abruzzo: poiana abbattuta a Sambuceto

 Comunicato stampa del 02/02/2022


Desolante sfregio nell'ultimo giorno di caccia in Abruzzo: una splendida poiana abbattuta a Sambuceto (CH) da un bracconiere.

L'immagine inequivocabile della radiografia mostra la rosa dei pallini.

In Italia deregulation venatoria tra bracconaggio diffuso sulle specie e vittime umane mentre la UE conferma la necessità di restrizioni alla caccia.


Una splendida poiana è stata uccisa il 31 gennaio in Abruzzo a Sambuceto (CH) da un bracconiere proprio nell'ultimo giorno della stagione venatoria 2021/2022. Si tratta di un desolante "sfregio" al patrimonio naturalistico della regione da parte di un delinquente che si diverte a sparare con un fucile a una specie protetta di rapace.

La carcassa, trovata tra l'altro in un piccolo campo di una zona densamente abitata, è stata portata a un veterinario che con una radiografia ha accertato che l'individuo è stato raggiunto da una rosa di pallini da caccia.

È l'ennesimo caso di bracconaggio che connota una stagione venatoria che si chiude tristemente con il solito conteggio di persone, anche non cacciatori, ferite o peggio uccise e animali protetti abbattuti.
 
Il bracconaggio è una vera e propria piaga italiana tanto che la UE ha minacciato l'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti del paese chiedendo misure di contrasto adeguate.

La stessa UE nei giorni scorsi ha varato un documento tecnico-scientifico che conferma la necessità  di ulteriori restrizioni nei periodi di caccia per la tutela di tante specie, dai tordi agli uccelli acquatici.

La Stazione Ornitologica Abruzzese da anni chiede inutilmente alla Regione provvedimenti in linea con le normative comunitarie e i dati scientifici. La UE evidentemente va bene solo quando vi è da ottenere i fondi del PNRR e non quando impone la tutela del patrimonio naturalistico di tutti visto dagli amministratori solo come un mezzo per ottenere i voti dei cacciatori.

Tra l'altro questa decisione rende immediatamente già vecchio il Piano Faunistico venatorio appena approvato dalla Regione che ora dovrà essere adeguato alle esigenze di tutela ribadite dalla Commissione UE.

STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE

giovedì 21 marzo 2019

Caccia, denunciato a Bolognano (Pe) cacciatore che usava lacci di metallo

Deferito all'Autorità Giudiziaria, dai carabinieri forestali di Pescara, un cacciatore che aveva posizionato, nel territorio del Comune di Bolognano (Pescara), dei lacci di metallo per la cattura illegale di animali selvatici.


Il bracconiere aveva realizzato un'altana abusiva utilizzata per la successiva uccisione dall'alto degli animali rimasti intrappolati nei mezzi di cattura. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore di Pescara, Rosangela Di Stefano, sono riusciti a individuare il cacciatore di frodo grazie a un'attività investigativa che si è avvalsa dell'utilizzo di telecamere a infrarossi.

I mezzi di cattura sono stati sequestrati dai militari, che stanno svolgendo ulteriori indagini sul territorio abruzzese per individuare altri casi di bracconaggio.

Fonte: abruzzoinvideo.tv del 20 marzo 2019

venerdì 25 gennaio 2019

Abruzzo. Investono animali nel Parco e filmano la mattanza: denunciati 3 cacciatori

Pacentro (Aq). Una mattanza quella dei 3 cacciatori di Campo di Giove documentata da un video che uno di loro ha poi trasmesso. Dalle immagii, a bordo di un fuoristrada, i 3 inseguono e investono decine e decine di animali del branco, in Zona B nel Parco della Maiella. La registrazione è stata caricata su Whatsapp e ricondivisa decine di volte. Venuti a conoscenza del fatto e riconosciuti i luoghi, i Carabinieri forestali delle stazioni del parco di Pacentro e Cansano, nell’aquilano, hanno voluto fare luce sui responsabili, identificandoli e rintracciandoli.

Un motivo di vanto, una follia quella di colpire alla cieca nel branco di cinghiali, colpendone e investendone a decine sulla provinciale 54, strada per Fonte Romana, nel territorio di Pacentro. Il fatto è accaduto nella notte del 14 gennaio, in località valle Messere. Nel gruppetto di cacciatori di Campo di Giove, uno ha 53 anni, uno 55 anni e l’altro è un 43enne, e sembrano proprio divertirsi ad investire le povere bestiole in area parco naturalmente, con divieto di caccia assoluto e per giunta in un periodo, metà gennaio, in cui è vietata l’attività venatoria. Dopo aver investito le bestiole, le doppiette hanno cercato di ucciderle per portarsele a casa. Identificati dal filmato postato in rete i componenti del branco sono stati deferiti alla procura della Repubblica di Sulmona (Aq) e dovranno rispondere delle accuse di tentativo di uccisione e maltrattamento degli animali, uccisione, cattura e prelievo di specie protette, caccia in periodo di divieto e nei parchi nazionali, disturbo alle specie e istigazione a delinquere.

Il fatto che si tratti di cinghiali non cambia le cose, anzi le peggiora. Se questi ungulati sono in soprannumero è certo un nostro problema da risolvere con intelligenza, spiegano gli esperti e le associazioni ambientaliste. Premesso che, se ci saranno molti altri cinghiali in quest’area dobbiamo ringraziare anche questi 3 cacciatori, oltre agli Ambiti territoriali di caccia, perché uccidendo gli adulti di cinghiale s’innesca una risposta compensativa nella fertilità, dunque gli animali di quel branco aumentano di numero e cresce la dispersione. La conferma arriva da uno studio pubblicato dalla rivista Pet management science, report firmato da diversi autori di origine europea (G. Massei et al., “Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe”. Pet Management Science, volume 71, aprile 2015, pp. 492-500). Spieghiamo, con l’aiuto del Wwf Abruzzo, l’attuale situazione e i relativi conti da pagare:

Il problema cinghiali esiste perché, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso e sino a pochi anni fa ci sono state immissioni a scopo venatorio per consentire ad una minoranza di cacciatori di divertirsi sparando e uccidendo. Chi ha creato il danno deve pagarne le conseguenze anche in termini economici. Il risarcimento dei danni da cinghiale va di conseguenza attribuito interamente agli Ambiti territoriali di caccia (Atc) – sottolinea Wwf Abruzzo – Oggi sono invece i danneggiati a pagare i danni attraverso tasse, dirette e indirette, che gravano su tutti i cittadini. Altro punto è l’inefficacia delle misure di controllo perché i danni non sono affatto diminuiti. Chi mai del resto affiderebbe la riparazione di un danno proprio a chi questo danno lo ha creato così come fa l’Abruzzo con i cacciatori – commenta l’associazione del Panda – È ora di cambiare radicalmente strategia ragionando con criteri scientifici“.

martedì 23 ottobre 2018

Cervo ucciso a Capistrello (Aq): sequestrati licenze, armi e munizioni a sette cacciatori

Capistrello – E’ stato deferito all’Autorità Giudiziaria per caccia illecita il cacciatore responsabile dell’uccisione di un esemplare di cervo a Capistrello. Per le altre sette persone è scattato il divieto di detenzione delle armi e munizioni poiché i soggetti sapevano della caccia illegale e non hanno denunciato il reato all’Autorità preposta al controllo. I Carabinieri Forestale di Canistro hanno acquisito 39 (trentanove) fucili, 4 (quattro) pistole, 264 (duecentosessantaquattro) munizioni a palla unica e hanno ritirato 7 (sette) libretti personali per licenza di porto di fucile a Q.O. di anni 43, F.O. di anni 51, S.D.P. di anni 20, E.C. di anni 22, M.S. di anni 30, D.S. di anni 53 e N.S. di anni 61, perché il loro comportamento è stato ritenuto non appropriato a garantire il non abuso delle armi, ai sensi dell’art.39 del Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza.

Nei giorni scorsi, i Carabinieri Forestale di Canistro (AQ), congiuntamente a Carabinieri Forestale di Balsorano, Calano e Tagliacozzo, hanno effettuato controlli sull’attività venatoria e hanno identificato diverse persone che si trovavano nella zona antistante un manufatto adibito a “casa di caccia”, nel Comune di Capistrello (AQ), nei pressi del quale erano visibili numerose tracce di sangue e al cui interno vi era un animale scuoiato di grossa taglia, che si è scoperto essere un cervo di circa quattro anni ucciso durante una battuta di caccia.

Fonte: marsicanews.com del 22 ottobre 2018

giovedì 27 settembre 2018

Cervo ucciso nella Valle Roveto: denunciato un cacciatore di Capistrello, indaga la procura

Capistrello – Ci sarebbe una denuncia per l’episodio di caccia di frodo consumatosi nella Marsica nel fine settimana appena trascorso. Si tratta di un cacciatore di Capistrello accusato dell’uccisione di un esemplare di cervo, ma nella vicenda potrebbero essere coinvolte anche altre persone. L’accusa per l’uomo è quella di aver cacciato una specie protetta. Il cervo, infatti, rientra tra gli animali su cui vige divieto di caccia in tutto il territorio della Regione Abruzzo. Il cacciatore sarebbe strato colto sul fatto dai carabinieri forestali della stazione di Canistro proprio mentre scuoiava l’animale. Sul posto sono prontamente intervenuti anche i sanitari della Asl di Avezzano i quali hanno riscontrato fori compatibili con colpi d’arma da fuoco, presumibilmente una carabina, sul corpo del cervo che ne avrebbero causato il decesso. L’episodio di bracconaggio sarebbe avvenuto sabato mattina nel territorio montano della Valle Roveto al confine tra i comuni di Capistrello e Canistro. Indagini sono in corso da parte della Procura di Avezzano per fare ulteriore chiarezza sulla vicenda.

lunedì 24 settembre 2018

Cervo ucciso nella Valle Roveto, nei guai un gruppo di cacciatori

Marsica – Hanno ucciso un cervo, ma sono stati sorpresi dai carabinieri forestali mentre si accingevano a scuoiare l’animale appena cacciato. Nei guai sono finiti un gruppo di cacciatori intercettati dai militari della stazione di Canistro. L’episodio di caccia di frodo si è consumato nel fine settimana in un comune della Valle Roveto. Il cervo rientra tra le specie protette e pertanto, in Abruzzo, non può essere cacciato così come previsto dal calendario venatorio regionale.

In Marsica si ricorda un precedente nel marzo del 2016 quando alcuni cacciatori vennero accusati dell’uccisione di un esemplare adulto di cervo, un maschio del peso di 300 chilogrammi, nei pressi del Parco Nazionale d’Abruzzo esattamente in area contigua Zona Protezione Esterna di un’area protetta per arma da fuoco.

Federica Di Marzio

Fonte: marsicanews.com del 24 settembre 2018

domenica 25 marzo 2018

Sant’Eusanio del Sangro (Ch): selecontrollore denunciato per caccia abusiva

È stato denunciato per caccia abusiva un cacciatore di Sant’Eusanio del Sangro (Chieti), selecontrollore abilitato.

Gli agenti della Polizia provinciale di Chieti sono intervenuti in località Santa Lucia, su richiesta dei residenti allertati da colpi di arma da fuoco sparati nelle vicinanze delle case, alle 11.30 del mattino.

A casa del giovane, responsabile della caccia di selezione sul territorio per l’Atc, gli agenti della polizia provinciale hanno rinvenuto la carcassa dell’ungulato, un maschio adulto del peso di 120 kg, abbattuto con un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, vietato per legge in quanto è consentito solo l’uso di carabine Bolt Action.

A seguito dei controlli è, inoltre, emerso che il selecontrollore non aveva registrato in bacheca l’uscita di caccia. Gli agenti della Polizia provinciale di Chieti gli hanno contestato anche altre irregolarità commesse dal cacciatore, in spregio al Disciplinare, che ora sono al vaglio dell’Autorità giudiziaria.
 

lunedì 6 novembre 2017

Acciano (Aq): cervo e capriolo scuoiati. Pubblicati i nomi dei tre cacciatori scoperti dai Carabinieri.

L’AQUILA - La procura della Repubblica di Sulmona (L’Aquila) ha iscritto sul registro degli indagati Carmine Santilli, (classe '79) Antonio Cercarelli, (classe '67), e Diego Pace, (classe '79), tutti e tre di Acciano (L’Aquila), nell’ambito dell’inchiesta scattata dopo il blitz dei carabinieri della stazione di Castelvecchio Subequo (L'Aquila) della Compagnia di Sulmona che qualche giorno hanno individuato in un locale un cervo e un capriolo appena cacciati e scuoiati dai bracconieri all’interno di un locale.

Le ipotesi di reato contestate sono di esercizio di caccia di specie protette e detenzione di animali selvatici appartenenti a specie protette.

Le indagini dei carabinieri, comunque, continuano per verificare se possano emergere altre responsabilità e soprattutto se, come sospettano fonti investigative, l’episodio faccia parte di un fenomeno preoccupante sul territorio.

Dai primi accertamenti dei militari è emerso che tutto fosse riconducibile ai tre soggetti che avevano ucciso le prede all’imbrunire, trasportandole poi nel garage per prepararle alla macellazione.

Con l’ausilio di personale del servizio veterinario della Asl dell’Aquila, i carabinieri hanno proceduto al sequestro delle carcasse, poi trasferite presso l’Istituto zooprofilattico di Avezzano (L’Aquila) per le analisi e il successivo smaltimento, e a denunciare i tre cacciatori.

Sequestrato anche il fucile utilizzato per la caccia di frodo con le munizioni e sofisticati congegni di mira mentre, in via cautelare, ai cacciatori sono state ritirate tutte le altre armi legalmente detenute per le successive valutazioni delle autorità sulla sospensione o revoca delle licenze rilasciate.

Fonte: abruzzoweb.it del 06 novembre 2017

giovedì 2 novembre 2017

Acciano (Aq). Beccati mentre scuoiano un cervo e un capriolo. Ad un cacciatore dei 3 sono ritirate tutte le altre armi legalmente detenute.



Acciano (Aq). Nella serata di ieri hanno trovato, in un locale, un cervo ed un capriolo appena cacciati e scuoiati.

Tre le persone sospetrate che avrebbero ucciso le prede all’imbrunire, trasportandole poi nel garage preparandole per la macellazione. Sul posto sono stati rinvenuti i 2 animali di specie protetta appesi, scuoiati, privi del capo e gli arnesi utilizzati per ammazzarli. I Carabinieri, con l’ausilio del personale veterinario della Asl, hanno sequestrato le carcasse per il trasferimento presso l’istituto zooprofilattico di Avezzano (Aq), per le analisi e lo smaltimento. Sotto sequestro anche il fucile forse utilizzato per la caccia di frodo con munizionamento e congegni di mira sofisticati. Cautelativamente ad un cacciatore dei 3 sono ritirate tutte le altre armi legalmente detenute per le successive valutazioni in merito alla sospensione o revoca delle licenze rilasciate. I tre uomini sono deferiti, in stato di libertà, alla procura della Repubblica di Sulmona per caccia di fauna selvatica protetta.


Fonte: report-age.com del 02 novembre 2017

martedì 24 gennaio 2017

Rocca di Botte (Aq), uccidono 4 caprioli. Sei cacciatori rischiano la sospensione del porto d'armi.

Sono tre abruzzesi e tre laziali: i carabinieri forestali li hanno sorpresi in località Serrasecca che avevano appena abbattuto i quattro esemplari. Sequestrate tre carabine e le carcasse dei selvatici
 
i capriolo abbattuti (ph P. Guida)
ROCCA DI BOTTE. Sei bracconieri, tre laziali e tre abruzzesi, sono stati sorpresi dai carabinieri forestali del Comando stazione di Tagliacozzo (Gruppo carabinieri forestale dell’Aquila), per aver abbattuto quattro esemplari adulti di capriolo, appartenenti a specie protetta. Nel corso di un servizio di controllo contro il fenomeno del bracconaggio in località “Serrasecca”, nel Comune di Rocca di Botte, i militari hanno fermato un fuoristrada all’interno del quale sono stati trovati i quattro caprioli uccisi. Raggruppati e identificati anche i cacciatori ancora in battuta, sono stati portati in caserma a Tagliacozzo per il sequestro di carcasse degli animali e di tra carabine e fucili utilizzate per l’abbattimento. Tutti e sei sono stati denunciati e rischiano pesanti sanzioni penali e la sospensione del porto d’armi da uno a tre anni.
 

mercoledì 11 gennaio 2017

Maltempo in Abruzzo. La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione


 
Comunicato stampa del 10 gennaio 2017

La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione

Gli ambientalisti ma anche molti cacciatori lamentano la mancata sospensione dell’attività venatoria in questi giorni di grande gelo nonostante il buon esempio della Puglia e del Molise


Quello che temevamo è accaduto: cacciatori senza scrupoli hanno approfittato del cattivo tempo e delle condizioni di disagio della fauna per perpetrare, impuniti, vere e proprie stragi. “Azioni – racconta Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo – deprecate anche dalla parte migliore e più consapevole del mondo venatorio. Diversi cacciatori e numerosi cittadini si sono rivolti alle sedi WWF sparse sul territorio per denunciare una situazione di inaccettabile caccia selvaggia, favorita dagli scarsissimi controlli. Il momento storico particolare, con gli inevitabili disagi determinati dalla trasformazione dell’ex Corpo Forestale e con i pesanti ritardi accumulati per la riorganizzazione delle Polizie provinciali, avrebbero dovuto consigliare alla Regione ben altro atteggiamento, ma la Giunta D’Alfonso continua a dimostrarsi del tutto disattenta alla tutela della fauna, al pari del governo che l’ha preceduta”.

Ricordiamo al presidente della Regione e ai suoi assessori che gli animali selvatici sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92). Questa stessa legge, la n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede esplicitamente il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Un divieto che andava rafforzato in queste giornate di eccezionale maltempo con la sospensione per alcuni giorni del calendario venatorio. Lo hanno fatto, saggiamente, la Puglia e il Molise, quest’ultima regione proprio rispondendo all’appello in tal senso diramato il 5 scorso dal WWF. “Non possiamo – conclude Di Tizio - che elogiare amministratori che si preoccupano di salvaguardare anomali in difficoltà in questi giorni di freddo intenso e improvviso e deprecare la totale indifferenza mostrata da chi gestisce la cosa pubblica in Abruzzo. Qui da noi si continua a dimenticare che, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, la fauna è un patrimonio della collettività e non un trastullo per pochi cacciatori”.

È provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e, dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori. Il presidente Luciano D’Alfonso e il suo governo, sin qui indifferenti, farebbero ancora in tempo, visto che il maltempo persiste, a fermare la strage almeno per questi ultimi giorni di neve e gelo. Ma, visti i precedenti, non c’è da essere ottimisti.

giovedì 2 luglio 2015

WWF Abruzzo: ‘con declassamento Polizia Provinciale meno controlli su caccia, pesca e inquinamento’

“Dopo la ventilata ipotesi di accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con altri Corpi di Polizia, sminuendo così i primari compiti di tutela ambientale di tale Istituzione, assistiamo ora all’azzeramento delle funzioni di tutela ambientale delle Polizie Provinciali, destinate, da uno dei tanti provvedimenti, spesso contraddittori e confusi, di riorganizzazione delle Province, a confluire nella Polizia Locale. Una scelta incomprensibile e contraddittoria poiché si andrebbe a indebolire ulteriormente il sistema di vigilanza ambientale, proprio nel momento in cui vengono introdotti nel codice penale gli ecoreati”.

È quanto dichiara Dante Caserta, Consigliere nazionale del WWF Italia, dopo che la stessa preoccupazione, a livello nazionale, è stata espressa da 15 tra le maggiori Associazioni ambientaliste riconosciute (Accademia Kronos, Ambiente e Lavoro, AIIG, CAI, CTS, Federazione Pro Natura, FIAB, Greenpeace Italia, LAC, Legambiente, LIPU, Marevivo, SIGEA, Touring Club Italiano, WWF).

Il Decreto legge n. 78/2015 “Misure urgenti in materia di enti territoriali”, pubblicato il 19 giugno e trasmesso al Senato per la conversione in legge, azzera lo storico ruolo delle Polizie provinciali che dovrebbero svolgere un presidio del territorio in ausilio ad altre forze di polizia soprattutto su tematiche ambientali. Il decreto, infatti, prevede che il personale della Polizia provinciale confluisca nella Polizia Locale che ha altri compiti, certo non meno importanti, ma non strettamente legati alla tutela dell’ambiente.

Anche in Abruzzo le Polizie provinciali dovrebbero rappresentare un presidio del territorio, anche se il progressivo depotenziamento delle Province, iniziato prima della riforma Delrio, ha spesso portato ad utilizzi impropri degli uomini e dei mezzi del corpo, privilegiando compiti di polizia stradale o di ordine pubblico.
La Polizia provinciale si occupa di materie molto delicate quali lo smaltimento dei rifiuti, la difesa del suolo, la tutela della qualità dell’aria, l’inquinamento acustico e delle acque, la vigilanza su caccia e pesca, il contrasto al bracconaggio e la tutela della fauna selvatica: tutte funzioni che, in larga parte, rimarranno a carico delle Province che quindi si troveranno a gestire materie per le quali non avranno il personale di vigilanza.

“Il WWF sostiene da tempo che il delicato tema della vigilanza in materia ambientale, fondamentale in un Paese come l’Italia dove viene commesso un reato di natura ambientale ogni 43 minuti, vada affrontato in maniera organica e complessiva, valorizzando tutte le esperienze positive presenti nei vari Corpi”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo. “Abbiamo bisogno di far lavorare meglio gli organi di vigilanza, indagine e repressione dei crimini ambientali, non certo di indebolire la capacità dello Stato di difendere l’ambiente e la salute dei cittadini. Il WWF chiede alla Regione Abruzzo e ai parlamentari abruzzesi di farsi promotori nei confronti del Governo centrale di una modifica del Decreto Legge (quanto meno in sede di conversione), e più in generale di una seria e approfondita razionalizzazione del settore dei controlli ambientali”.

domenica 4 gennaio 2015

L’Aquila – Un cacciatore denunciato per l’uccisione di due caprioli

i due caprioli scuoiati
GEAPRESS – Una intensa e prolungata attività di controllo e di appostamento che ha infine portato i Forestali del Comando Stazione di Balsorano (AQ) a denunciare un cacciatore della provincia, che dovrà ora difendersi dall’accusa di avere ucciso due caprioli.

In particolare i forestali del Comando Stazione, al comando del Vice Ispettore D’Innocenzo Mauro, dopo aver proceduto al controllo di un mezzo sospetto, hanno esteso l’ispezione all’interno di un locale nella disponibilità del proprietario del mezzo. In tale contesto sono state rinvenute le carcasse di due caprioli già scuoiati e pronti per essere macellati.

Al soggetto veniva quindi contestato il reato previsto dalla legge 157/1992 art. 30 comma 1 lett. h), uccisione di specie animale non cacciabile.

L’intervento della Forestale è maturato nell’ambito dei controlli sul corretto esercizio dell’attività di caccia disposti e coordinati dal Comandante Provinciale dott. Nevio Savini. Secondo lo stesso Comandante non sarebbero “purtroppo rari i casi in cui soggetti dediti al bracconaggio si mimetizzano tra i cacciatori soprattutto nelle battute di caccia al cinghiale. I nostri Comandi Stazione – ha aggiunto il Comandante Provinciale – mantengono alta l’attenzione proprio per contrastare in maniera efficace questo odioso fenomeno che tende ad impoverire la risorsa faunistica e quindi ad intaccare negativamente l’equilibrio biologico del nostro territorio”.

Le indagini della Forestale continuano per accertare se abbia agito da solo oppure se il soggetto sia stato aiutato o comunque agevolato da altre persone. Secondo quanto reso noto dalla Forestale, il soggetto avrebbe dichiarato di essere il diretto responsabile dell’uccisione degli animali e del trasporto all’interno del manufatto.

domenica 14 dicembre 2014

Abruzzo, “mamma volpe e due cuccioli uccisi ed esposti”. Rabbia ambientalista

Le volpi uccise ed abbandonate
“La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio. E loro si divertono. Li inviti a nozze. È come andare a giocare a freccette la domenica. I cacciatori vedono infatti le volpi come un fastidio, perché queste si nutrono delle specie che più fanno loro gola: le lepri, i fagiani…” afferma al fattoquotidiano.it Cristiana Graziani, medico veterinario e ambientalista abruzzese. A settembre è partita la stagione venatoria, e dal primo ottobre al primo febbraio le doppiette abruzzesi possono mirare alle volpi, che proprio in questo periodo allevano i loro cuccioli. Basta essere in possesso di due tesserini (uno venatorio, l’altro di abbattimento), e della licenza di caccia.
La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio

“Chiedo un giro di vite sugli esami di abilitazione all’attività venatoria. E seri controlli su chi va in montagna e spara – aggiunge Cristiana Graziani -. Occorre valutare bene anche il profilo psicologico dei cacciatori. La situazione è grave. Io abito in campagna, e sento sparare in continuazione. Sembra di stare in Siria”. Qualche giorno fa tre volpi, una mamma e due cuccioli, sono state ammazzate e poi sinistramente esposte dalle parti di Roio, frazione dell’Aquila. Le carcasse dei poveri animali sono ancora lì. Chi è stato? Hanno agito normali cacciatori, o dei “selecontrollori”, quei cacciatori esperti incaricati di colpire volpi o cinghiali per controllarne il numero? Anche di notte o d’estate. E perché quella sorta di messaggio raccapricciante in codice? “Approvando a semafori spenti il calendario venatorio 2014/2015, si è data la stura a ogni tipo di possibile barbarie sugli animali” conclude la Graziani.
“È dal 2005 che si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che i cacciatori non vogliono”
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“È dal 2005 che in Abruzzo si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che però i cacciatori non vogliono, perché comporterebbero vincoli e freni alla loro facoltà di sparare e ammazzare tranquillamente” spiega Walter Caporale, presidente nazionale dell’associazione “Animalisti Italiani Onlus”. “Anche l’attuale Giunta D’Alfonso è prigioniera delle doppiette, che gestiscono e profondono un sacco di soldi, per esempio attraverso i classiciripopolamenti del sistema faunistico, tra i principali brodi corruttivi di coltura dei nostri amministratori locali”. Caporale non ci sta: “L’un per cento della popolazione italiana, tanti sono i cacciatori, continua a tenere sotto scacco la classe politica. I peggiori nemici della natura e degli animali sono state le Province. Eppure quasi il 75 per cento degli italiani, secondo un recente sondaggio Eurispes, vorrebbe l’abolizione della caccia”.

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”, cantava Gaber. “Nei confronti della caccia sono sicuramente due facce della stessa medaglia. Persino Nichi Vendola ha fatto regali ai cacciatori – osserva ancora Walter Caporale -. La lobby venatoria è potente quasi quanto quella delle armi. Gli animali non votano, non portano voti. Ecco perché nessuno li difende veramente”. Erano un milione e mezzo, dieci anni fa, i cacciatori da Bolzano a Lampedusa. Ne restano 700mila. Alta l’età media, sui settant’anni. Quasi nessun giovane oggi imbraccia il fucile e prende la via della montagna o del bosco alla ricerca di tortore, merli, cornacchie, quaglie e fagiani, allodole e tordi e germani reali, un’ora prima che faccia giorno, fino al tramonto. Secondo l’associazione “Vittime della caccia”, solo quest’anno, fino alla fine di novembre, in 56 giorni effettivi di attività venatoria sono stati 14 i morti e 48 i feriti di caccia. E non tutte le vittime del “fuoco amico” erano cacciatori.

venerdì 12 dicembre 2014

Abruzzo, quattro cani uccisi a fucilate in 24 ore

Tre animali sparati a Capistrello probabilmente da cacciatori. Un'altra bestiolina uccisa dai bracconieri a Castelli

une dei cani uccisi (ph. il centro.it)
PESCARA. Quattro cani uccisi a fucilate in poco più di 24 ore. Una barbarie che "unisce" l'Abruzzo: tre animali uccisi a Capistrello, uno a Castelli. In quest'ultimo caso si tratta di un intimidazione: l'animale apparteneva a un agricoltore che gestisce un chiusino di cattura dei cinghiali nel Parco nazionale Gran Sasso-Laga. Un'attività che ostacola il bracconaggio. E proprio dei cacciatori di frodo sono indicati come potenziali carnefici dell'animale. Per quel che riguarda invece i tre animali uccisi nella Marsica non si esclude nessuna ipotesi. La strage potrebbe essere opera di qualche cacciatore, oppure di qualcuno che voleva liberarsene, o anche un modo assurdo per combattere il randagismo dilagante. Indipendentemente dalle cause resta il barbaro gesto di chi uccide degli animali indifesi.

I tre cani uccisi a Capistrello sono stati abbandonati in una discarica abusiva sui Piani Palentini. A trovare gli animali, meticci che somigliano a pastori maremmani, è stato un animalista, Alessandro Simeoni. "Ho subito sollecitato l'amministrazione comunale ad intervenire", commenta Simeoni, " è intervenuta la Forestale e ho informato dell'accaduto anche i carabinieri": Sul posto sono arrivati gli agenti della stazione della Forestale di Civitella Roveto che, dopo il sopralluogo, hanno ordinato al Comune la rimozione delle carcasse che saranno trasportate all'istituto zooprofilattico di Caruscino, ad Avezzano. I cani, un mamma con due cuccioli, sono sttai uccisi con colpi di arma da fuoco. Sul caso sono al lavoro i forestali.

La forestale, insieme ai carabinieri, lavora anche per scoprire chi abbia ucciso il cane trovato morto a Castelli, in frazione Villa Rossi. L'animale di razza Border Collie è di proprietà di un agricoltore che gestisce con il Parco nazionale Gran Sasso-Laga un chiusino di cattura dei cinghiali. La povera bestiolina è stata prima uccisa a fucilate e poi appesa ad un cancello.

Già nelle scorse settimane erano stati registrati atti di sabotaggio al chiusino. «Si tratta di un atto di inaudita violenza e gravità - commenta Silvia De Paulis, facente funzioni di Direttore dell'Ente - che colpisce e amareggia quanti, con il Parco, sono impegnati nella realizzazione del Piano per il contenimento del cinghiale». La carcassa dell'animale è stata trasferita all'Istituto Zooprofilattico «G. Caporale» di Teramo che sta effettuando la necroscopia per determinare la causa di morte. Sulla vicenda indagano i Carabinieri e il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Parco della Forestale.

Il Parco ribadisce che lo strumento della cattura dei cinghiali adottato dall'Ente «risulta preferibile ad altri sistemi per efficacia, economicità e sicurezza, oltre che per il beneficio economico che deriva al territorio dall'avvio di una filiera legata alla lavorazione e alla commercializzazione della carni di cinghiale, come è avvenuto positivamente nel territorio di Amatrice e sta avvenendo a Castelli.

«Ogni gesto di violenza e di intimidazione va fermamente condannato», dichiara il presidente del Parco, Arturo Diaconale. «L'Ente è tuttavia consapevole che tali gesti sono segnali relativi a un problema avvertito con gravità in un territorio che deve essere preservato. Il Parco è deciso a continuare a portare avanti una politica di contenimento e ritiene opportuno un incontro con tutti i cittadini per individuare le soluzioni più condivise e mitigare il conflitto per il bene di tutti».

mercoledì 29 ottobre 2014

Casoli (Ch), oasi di Serranella: Cacciatori entrano in area protetta

Casoli (Chieti) 29 ott. '14 - Brutta sorpresa la scorsa settimana alla riserva naturale Oasi di Serranella a Casoli, area verde di 302 ettari diventata riserva regionale nel 1990. Nonostante il divieto di caccia, si tratta di un area protetta, alcuni cacciatori si sono intrufolati all'interno per una battuta di caccia con tanto di fucili e cani. A notare i cacciatori un fotografo amatoriale che ha sentito le voci e poi, avvicinandosi, si è accorto che si trattava di cacciatori. Subito sono stati avvertiti i responsabili ma, a loro volta, anche i cacciatori si sono allertati visto che prima si sono nascosti e poi si sono dati alla fuga. Ad ogni modo sono state prese le targhe che sono state segnalate alla Forestale che poi provvederà a controllare. "Non penso sia la prima volta che succede - ci spiega Andrea Natale volontario Wwf dell'Oasi Lago di Serranella - credo ci siano stati altri casi. Il problema è la mancanza di controlli, una carenza dovuta ai tagli. Basta pensare che in tutto il territorio provinciale ci sono solamente tre pattuglie che, giustamente, non hanno il dono dell'ubiquità". 

Mancanza di personale per i controlli con conseguenti ritardi negli interventi: "L'episodio è avvenuto nel fine settimana - prosegue Natale- e i pochi uomini disponibili non lavoranoin quei giorni. Si tratta di orario extra lavorativo e gli straordinari adesso non li pagano. Noi stessi siamo andati a segnalare le targhe alla Forestale il lunedì". Gli unici ad ispezionare l'Oasi sono i volontari del Wwf:"Cha fanno molto - conclude Andrea Natale - ma non possono intervenire in situazioni pericolose come questa. I cacciatori erano armati di fucile. Un colpo in caso di discussione accesa può partire involontariamente. A breve chiederemo un incontro con tutte le forze dell'ordine per decidere, insieme, eventuali potenziamenti per i controlli". 

In alcuni casi i cacciatori rimangono fuori dalle aree protette e si intrufolano con diverse scuse che usano quando vengono colpi sul fatto: "Abbiamo perso il cane e siamo andati a cercarlo, è quella più usata - ci spiega Natale - in buona fede uno può anche crederci ma se vanno a cercare il cane non penso si debba portare il fucile come è capitato molte volte". 
Piergiorgio Di Rocco

mercoledì 22 ottobre 2014

Abruzzo. Agricoltori contro la caccia senza regole

Caccia al cinghiale: la necessità di contenere la popolazione e di tamponare le incursioni sui campi coltivati ha il rovescio della medaglia. Che ad alcuni residenti nel territorio tra Penne e Montebello Di Bertona, nel Pescarese, sarebbe addirittura superiore ai benefici. E raccontano che tranne il martedì e il venerdì, giorni di proibizione dell’attività venatoria, nell’agro di Montebello si va a caccia « dalle prime luci dell’alba a sera inoltrata. La proibizione di sparare vicino e tra le case, di non poter esercitare l’attività venatoria sui terreni coltivati ad ulivi fino alla fine del raccolto, di non lasciare sul terreno i bossoli, di non imbracciare il fucile stando vicino o sulla strada, viene totalmente elusa». Quindi si pone l’accento sulle problematiche inerenti «la sicurezza sul lavoro degli agricoltori che rischiano la pelle mentre lavorano i loro terreni». In particolare a contrada Mirabello «per via della facilità di accesso che consente ai cacciatori, muniti di radio portatili, di rimanere nei pressi delle auto e di chiudere, con tecniche da operazione militar, l’intera zona». Al di là dei toni e delle segnalazioni, ci sarebbe il fatto che «la Guardia forestale, a corto di uomini e mezzi, non riesce a fare fronte alle segnalazioni provenienti da otto comuni. Ma è la sicurezza sul lavoro degli agricoltori il capitolo più inquietante: i cacciatori per salvaguardarsi e evitare di spararsi tra di loro, come accaduto in diverse parti d’Italia, indossano pettorine arancioni. Chi lavora o passeggia per i propri terreni cosa dovrebbero indossare? E perché dovrebbero farlo essendo sulla loro proprietà privata?».


domenica 19 ottobre 2014

Civitaluparella (Ch): 6 cacciatori denunciati e 25 allodole sequestrate

Controlli della Forestale tra Chieti e L’Aquila nell’area protetta del parco nazionale della Majella. I cacciatori utilizzavano richiami acustici vietati


GUARDIAGRELE. Il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente (Cta) di Guardiagrele e il Comando Provinciale di Chieti del Corpo Forestale dello Stato hanno effettuato una serie di controlli sull' attività venatoria in atto in diverse zone del parco nazionale della Majella perché erano forti i sospetti di azioni illecite all'interno della area protetta ed a ridosso della stessa.
All'alba una delle pattuglie coinvolte, nel comune di Roccapia (L’Aquila), in località Sant’Egidio, in zona B del Parco Nazionale della Majella, ha individuato e sequestrato un richiamo acustico elettromagnetico utilizzato in ambito venatorio per attirare la selvaggina, in un campo cespugliato completo di batteria e perfettamente funzionante.
Sul versante chietino, le pattuglie composte dai Comandi stazione di Cansano, Popoli bis, Lettomanoppello, Palena e del Cta, in collaborazione con i Comandi stazione di Torricella Peligna e di Villa Santa Maria, dipendenti dal Comando Provinciale di Chieti, hanno sequestrato a Civitaluparella (CH) altri richiami ed hanno colto in flagranza sei cacciatori, che a breve distanza dai dispositivi illeciti attendevano pronti per colpire la selvaggina attirata in maniera fraudolenta. Quando sono stati identificati, i cacciatori avevano già abbattuto 25 allodole.
I cacciatori: S.D.C. di anni 30, D.D.A. di anni 24, A.D.C. di anni 28, F.T. di anni 27, A.D.U. di anni 24, A.D.B.B. di anni 24 sono stati denunciati all'autorità giudiziaria. Sequestrati i richiami acustici elettromagnetici ed i venticinque capi di allodole. Durante le perlustrazioni, è stata elevata una sanzione amministrativa ad un tartufaio che contrariamente alle disposizioni dettate dalla normativa sulla raccolta dei tartufi, utilizzava un numero di cani oltre il consentito, nel comune di Palena.