martedì 30 dicembre 2014

domenica 21 dicembre 2014

4 cani uccisi a fucilate in Abruzzo nelle ultime 24 ore, la condanna della Lndc. "Cacciatori soggetti socialmente pericolosi"

Considerando che il bracconaggio in Italia è praticato per l’81 per cento da cacciatori muniti di regolare licenza (fonte Cabs – Committe Against Bird Slaughter), non si può non arrivare alla conclusione che colui che pratica attività venatorie è, non di rado, un soggetto socialmente pericoloso al quale è stata data la possibilità di detenere e di usare un’arma.

L’Aquila. Lega Nazionale per la Difesa del Cane condanna con durezza le barbare esecuzioni perpetrate a fucilate da ignoti nei confronti di quattro poveri cani, avvenute nelle province di L’Aquila e Teramo nel giro di poco più di 24 ore.Tre delle vittime, una mamma con i suoi due cuccioli, sono state ritrovate in una discarica abusiva di Capistrello in località Piani Palentini. I corpi degli animali sono stati trasferiti all’Istituto Zooprofilattico di Avezzano per gli esami autoptici che si spera – si legge in una nota della Lega – risultino di supporto alle indagini in corso da parte del Corpo forestale dello Stato.

Ancora più inquietante la vicenda riguardante il Border Collie ucciso a Castelli,frazione Villa Rossi, il cui proprietario gestisce con il Parco nazionale del Gran Sasso un chiusino di cattura dei cinghiali. Il cane è stato ritrovato appeso a un cancello, il che fa pensare a un gesto intimidatorio nei confronti di un’attività che ostacola il bracconaggio e suggerisce come maggiori indiziati dell’atto criminoso i cacciatori di frodo.

Atti criminosi, in nessun altro modo possono infatti essere definiti quelli citati – rileva la Lega per la difesa del cane – laddove spietatezza e indole malavitosa sono un binomio pressochè indissolubile e collaudato in Abruzzo con maggior riguardo alla provincia aquilana. Considerando che il bracconaggio in Italia è praticato per l’81 per cento da cacciatori muniti di regolare licenza (fonte Cabs – Committe Against Bird Slaughter), non si può non arrivare alla conclusione che colui che pratica attività venatorie è, non di rado, un soggetto socialmente pericoloso al quale è stata data la possibilità di detenere e di usare un’arma.

Un’ulteriore dimostrazione di questa tesi arriva dalle uccisioni indiscriminate che periodicamente vengono commesse nei confronti di specie protette anche da leggi internazionali quali i lupi e orsi, azioni per le quali molto di rado si riesce a risalire ai responsabili.

Preso atto che la provincia aquilana è soggetta e non da oggi a infiltrazioni delinquenziali di ogni genere, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane sollecita un maggior rigore nel controllo del territorio da parte degli organi di vigilanza; territorio che sembra ormai sfuggito al controllo dello Stato nonostante le dichiarazioni dell’ex prefetto di L’Aquila Iurato il quale, lasciando il suo incarico nel 2012, affermava incredibilmente che la criminalità non era in aumento. Mentre anche queste recentissimi uccisioni di innocenti animali sembra testimoniare il contrario.

Coldiretti Chieti, è allarme cinghiali

(ph. Ansa.it)
(ANSA) - CHIETI, 19 DIC - Rumorosa protesta della Coldiretti di Chieti sotto la Prefettura per denunciare un autentico 'allarme cinghiali con gli agricoltori in ginocchio'.Gli agricoltori hanno dato vita a questo sit-in per chiedere "al prefetto di Chieti l'intervento a favore delle imprese agricole e dei cittadini perché l'emergenza cinghiali sta assumendo un livello non più tollerabile, con una acclarata totale mancanza di equilibrio ambientale sul territorio e l'incapacità da parte degli enti preposti di garantirlo".

domenica 14 dicembre 2014

Abruzzo, “mamma volpe e due cuccioli uccisi ed esposti”. Rabbia ambientalista

Le volpi uccise ed abbandonate
“La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio. E loro si divertono. Li inviti a nozze. È come andare a giocare a freccette la domenica. I cacciatori vedono infatti le volpi come un fastidio, perché queste si nutrono delle specie che più fanno loro gola: le lepri, i fagiani…” afferma al fattoquotidiano.it Cristiana Graziani, medico veterinario e ambientalista abruzzese. A settembre è partita la stagione venatoria, e dal primo ottobre al primo febbraio le doppiette abruzzesi possono mirare alle volpi, che proprio in questo periodo allevano i loro cuccioli. Basta essere in possesso di due tesserini (uno venatorio, l’altro di abbattimento), e della licenza di caccia.
La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio

“Chiedo un giro di vite sugli esami di abilitazione all’attività venatoria. E seri controlli su chi va in montagna e spara – aggiunge Cristiana Graziani -. Occorre valutare bene anche il profilo psicologico dei cacciatori. La situazione è grave. Io abito in campagna, e sento sparare in continuazione. Sembra di stare in Siria”. Qualche giorno fa tre volpi, una mamma e due cuccioli, sono state ammazzate e poi sinistramente esposte dalle parti di Roio, frazione dell’Aquila. Le carcasse dei poveri animali sono ancora lì. Chi è stato? Hanno agito normali cacciatori, o dei “selecontrollori”, quei cacciatori esperti incaricati di colpire volpi o cinghiali per controllarne il numero? Anche di notte o d’estate. E perché quella sorta di messaggio raccapricciante in codice? “Approvando a semafori spenti il calendario venatorio 2014/2015, si è data la stura a ogni tipo di possibile barbarie sugli animali” conclude la Graziani.
“È dal 2005 che si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che i cacciatori non vogliono”
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“È dal 2005 che in Abruzzo si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che però i cacciatori non vogliono, perché comporterebbero vincoli e freni alla loro facoltà di sparare e ammazzare tranquillamente” spiega Walter Caporale, presidente nazionale dell’associazione “Animalisti Italiani Onlus”. “Anche l’attuale Giunta D’Alfonso è prigioniera delle doppiette, che gestiscono e profondono un sacco di soldi, per esempio attraverso i classiciripopolamenti del sistema faunistico, tra i principali brodi corruttivi di coltura dei nostri amministratori locali”. Caporale non ci sta: “L’un per cento della popolazione italiana, tanti sono i cacciatori, continua a tenere sotto scacco la classe politica. I peggiori nemici della natura e degli animali sono state le Province. Eppure quasi il 75 per cento degli italiani, secondo un recente sondaggio Eurispes, vorrebbe l’abolizione della caccia”.

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”, cantava Gaber. “Nei confronti della caccia sono sicuramente due facce della stessa medaglia. Persino Nichi Vendola ha fatto regali ai cacciatori – osserva ancora Walter Caporale -. La lobby venatoria è potente quasi quanto quella delle armi. Gli animali non votano, non portano voti. Ecco perché nessuno li difende veramente”. Erano un milione e mezzo, dieci anni fa, i cacciatori da Bolzano a Lampedusa. Ne restano 700mila. Alta l’età media, sui settant’anni. Quasi nessun giovane oggi imbraccia il fucile e prende la via della montagna o del bosco alla ricerca di tortore, merli, cornacchie, quaglie e fagiani, allodole e tordi e germani reali, un’ora prima che faccia giorno, fino al tramonto. Secondo l’associazione “Vittime della caccia”, solo quest’anno, fino alla fine di novembre, in 56 giorni effettivi di attività venatoria sono stati 14 i morti e 48 i feriti di caccia. E non tutte le vittime del “fuoco amico” erano cacciatori.

Copagri Abruzzo, “Prolungare la stagione venatoria per il cinghiale”

Allungare il periodo di caccia al cinghiale per contenerne il numero elevato presente sul territorio e limitare i danni che questi animali provocano agli agricoltori. E’ la richiesta che la Copagri Abruzzo, confederazione degli agricoltori, ha inviato all’assessore all’Agricoltura della Regione Abruzzo, Dino Pepe, il primo ottobre scorso.

Abbiamo avanzato una formale richiesta all’assessorato regionale il 1 ottobre scorso per prevedere un prolungamento del periodo della caccia al cinghiale nella stagione venatoria corrente – scrive il vice presidente del Copagri, Camillo D’Amico – in ragione della successiva impossibilita’ ad intervenire se non con mezzi e metodi straordinari e controllati (selecontrollo) che richiedono tempi e procedure lunghe e complesse. Non abbiamo ottenuto alcuna risposta e il silenzio cosi’ lungo tenuto, manifesta, a nostro avviso, una risposta negativa.

D’Amico chiede il coinvolgimento dei presidenti degli ambiti territoriali di caccia e un tavolo tecnico per la verifica degli abbattimenti mirati e selettivi dei cinghiali nelle aree di riserva, concludendo:

Ci giungono segnalazioni dall’intera regione che il numero della popolazione di cinghiali presenti sul territorio e’ ancora troppo alto: i danni che potrebbero causare alle coltivazioni potrebbero essere notevoli, cosi’ come il pericolo per l’incolumita’ delle persone. Noi chiediamo insistentemente di prevedere un prolungamento della stagione venatoria.

venerdì 12 dicembre 2014

Abruzzo, quattro cani uccisi a fucilate in 24 ore

Tre animali sparati a Capistrello probabilmente da cacciatori. Un'altra bestiolina uccisa dai bracconieri a Castelli

une dei cani uccisi (ph. il centro.it)
PESCARA. Quattro cani uccisi a fucilate in poco più di 24 ore. Una barbarie che "unisce" l'Abruzzo: tre animali uccisi a Capistrello, uno a Castelli. In quest'ultimo caso si tratta di un intimidazione: l'animale apparteneva a un agricoltore che gestisce un chiusino di cattura dei cinghiali nel Parco nazionale Gran Sasso-Laga. Un'attività che ostacola il bracconaggio. E proprio dei cacciatori di frodo sono indicati come potenziali carnefici dell'animale. Per quel che riguarda invece i tre animali uccisi nella Marsica non si esclude nessuna ipotesi. La strage potrebbe essere opera di qualche cacciatore, oppure di qualcuno che voleva liberarsene, o anche un modo assurdo per combattere il randagismo dilagante. Indipendentemente dalle cause resta il barbaro gesto di chi uccide degli animali indifesi.

I tre cani uccisi a Capistrello sono stati abbandonati in una discarica abusiva sui Piani Palentini. A trovare gli animali, meticci che somigliano a pastori maremmani, è stato un animalista, Alessandro Simeoni. "Ho subito sollecitato l'amministrazione comunale ad intervenire", commenta Simeoni, " è intervenuta la Forestale e ho informato dell'accaduto anche i carabinieri": Sul posto sono arrivati gli agenti della stazione della Forestale di Civitella Roveto che, dopo il sopralluogo, hanno ordinato al Comune la rimozione delle carcasse che saranno trasportate all'istituto zooprofilattico di Caruscino, ad Avezzano. I cani, un mamma con due cuccioli, sono sttai uccisi con colpi di arma da fuoco. Sul caso sono al lavoro i forestali.

La forestale, insieme ai carabinieri, lavora anche per scoprire chi abbia ucciso il cane trovato morto a Castelli, in frazione Villa Rossi. L'animale di razza Border Collie è di proprietà di un agricoltore che gestisce con il Parco nazionale Gran Sasso-Laga un chiusino di cattura dei cinghiali. La povera bestiolina è stata prima uccisa a fucilate e poi appesa ad un cancello.

Già nelle scorse settimane erano stati registrati atti di sabotaggio al chiusino. «Si tratta di un atto di inaudita violenza e gravità - commenta Silvia De Paulis, facente funzioni di Direttore dell'Ente - che colpisce e amareggia quanti, con il Parco, sono impegnati nella realizzazione del Piano per il contenimento del cinghiale». La carcassa dell'animale è stata trasferita all'Istituto Zooprofilattico «G. Caporale» di Teramo che sta effettuando la necroscopia per determinare la causa di morte. Sulla vicenda indagano i Carabinieri e il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Parco della Forestale.

Il Parco ribadisce che lo strumento della cattura dei cinghiali adottato dall'Ente «risulta preferibile ad altri sistemi per efficacia, economicità e sicurezza, oltre che per il beneficio economico che deriva al territorio dall'avvio di una filiera legata alla lavorazione e alla commercializzazione della carni di cinghiale, come è avvenuto positivamente nel territorio di Amatrice e sta avvenendo a Castelli.

«Ogni gesto di violenza e di intimidazione va fermamente condannato», dichiara il presidente del Parco, Arturo Diaconale. «L'Ente è tuttavia consapevole che tali gesti sono segnali relativi a un problema avvertito con gravità in un territorio che deve essere preservato. Il Parco è deciso a continuare a portare avanti una politica di contenimento e ritiene opportuno un incontro con tutti i cittadini per individuare le soluzioni più condivise e mitigare il conflitto per il bene di tutti».

sabato 6 dicembre 2014

Scafa (Pe). Cacciatore ferito alla coscia da una fucilata

L'incidente di caccia in un boschetto, ricoverato al policlinico di Chieti un sessantenne di Caramanico

Incidente di caccia in una zona boschiva di Scafa, in provincia di Pescara. Vi è rimasto ferito un cacciatore 60enne di Caramanico Terme, investito da un colpo partito probabilmente in maniera accidentale da un fucile. Soccorso per una ferita alla coscia destra, l'uomo è stato prima curato dai sanitari del 118 del Distaccamento di Scafa e poi trasferito in elicottero nell'ospedale di Chieti. Nella zona dell'incidente sono al lavoro i carabinieri della Stazione di Scafa e della Compagnia di Popoli.

Montorio al Vomano (Te). Cacciatore ucciso durante la battuta al cinghiale

Colpito per errore da una fucilata, è precipitato in una scarpata: la vittima ha 46 anni ed è di Bellante

la salma del cacciatore (ph. ilcentro.it)
MONTORIO. L'ennesimo incidente di caccia in Abruzzo si è consumato in pochi istanti nelle colline di Montorio. Intorno alle 16.30 , durante una battuta di caccia al cinghiale, un colpo di fucile sparato accidentalmente da un altro cacciatore ha ucciso Giuseppe Ciabattoni, teramano di 46 anni. In squadra con lui il fratello, che sembra sia il cacciatore dal quale sarebbe partito il colpo accidentale. La vittima, morta sul colpo, è il figlio di Mario Ciabattoni, il pensionato di Bellante che due anni fa uccise a fucilate la vicina di casa e condannato in appello a 13 anni di reclusione. Giuseppe Ciabattoni, raggiunto dai pallettoni, è precipitato in una piccola scarpata. I soccorsi sono scattati immediatamente e sul posto sono arrivate le ambulanze e l'elicottero del 118. Ma per lui non c'è stato nulla da fare. L'uomo faceva parte, insieme al fratello, di una squadra arrivata in mattinata a Montorio proprio per partecipare alla caccia alla cinghiale nella zona di Leognano.

In mattinata un altro incidente di caccia si era registrato in un boschetto di Scafa, in provincia di Pescara: l'uomo è stato colpito alla coscia e ora è ricoverato al policlinico di Chieti.

giovedì 20 novembre 2014

Pettorano (Aq), spara e ferisce l'amico di caccia

Un 35enne di Sulmona colpito a una mano. L'incidente nella zona dove vengono avvistati gli orsi

PETTORANO SUL GIZIO. Incidente di caccia nelle campagne di Pettorano sul Gizio. Un 35enne di Sulmona, T.R., residente nella frazione delle Cavate, è rimasto ferito a una mano da un proiettile esploso dal fucile di un suo amico durante una battuta di caccia.

L’uomo è stato ricoverato in ospedale con una prognosi di trenta giorni dopo essere stato sottoposto a intervento chirurgico. L’episodio è avvenuto nelle campagne di Valle Larga, la zona diventata famosa per la presenza costante di tre orsi marsicani. Dal racconto del protagonista e degli altri cacciatori, sembra almeno sette, che stavano partecipando alla battuta di caccia, il ferimento sarebbe avvenuto con un colpo di rimbalzo sparato accidentalmente dal fucile del cacciatore che guidava la fila.

Il feritore, che ha un anno in più del ferito, avrebbe raccontato che il fucile gli sarebbe scivolato dalle mani e proprio in questo frangente sarebbe partito il colpo che dopo aver colpito un sasso avrebbe perforato la mano del suo amico che si trovava alle sue spalle, a una distanza di una trentina di metri. Sono stati gli stessi compagni a trasportare T.R. in ospedale, dove i medici del pronto soccorso gli hanno riscontrato lo spappolamento del metacarpo.

Sulla vicenda i carabinieri di Sulmona hanno aperto un fascicolo in cui viene ipotizzato il reato di lesioni colpose. Pur non essendoci state denunce di parte, il fatto che la prognosi sia di trenta giorni, impone un procedimento d’ufficio da parte della giustizia.

«È stata una pura fatalità» , ha dichiarato il legale del feritore, l’avvocato Alessandro Margiotta. Ma i carabinieri vogliono chiarire alcuni aspetti della vicenda ancora oscuri: i cacciatori avrebbero dichiarato che stavano facendo una battuta di caccia al fagiano. Dichiarazioni che striderebbero con i colpi che avevano in canna, utilizzati di solito per la caccia al cinghiale, vietata in quella zona.

sabato 15 novembre 2014

Avezzano. Elenchi cacciatori non presentati, la Provincia dice stop alla caccia nella Marsica


Avezzano. Ci sarebbe una incongruenza burocratica, con elenchi non consegnati e con interpretazioni di leggi alla base dello stop per la caccia al cinghiale annunciato dalla Provincia. Si tratta, in sostanza di un vero pasticcio dovuto a errori nell’assegnazione delle zone di caccia all’interno della Zpe (Zona di protezione esterna) del Parco nazionale. Ora per tantiissimi cacciato che rientrano nell’Ambito territoriale caccia (Atc) della Marsica si prospetta un Natale senza caccia per un errore di interpretazione della norma. Tutto sarebbe cominciato da approfondimenti iniziati per una semplice diatriba avvenuta nella zona di Casalicchio, nella Valle Roveto, area contesa da due diverse squadre. In quella occasione, infatti, sono stati presentati dal presidente dell’Atc Marsica, Giacomo Di Domenico, gli elenchi con i nominativi dei cacciatori. Il dirigente della Provincia, Francesco Bonanni, si è accorto però che i nominativi non erano presenti negli elenchi dei cacciatori autorizzati nelle zone esterne del Parco nazionale. Secondo Di Domenico, che ha parlato di un mero disguido burocratico in via di soluzione” e che con una nota ha replicato agli uffici della Provincia, nell’elenco dei cacciatori ammessi non erano stati ricompresi i nominativi di quelli residenti perché a loro “la caccia è consentita di diritto”. Secondo la Provincia, invece, le cose non stanno così e “l’Atc non ha adempiuto alle disposizioni previste dal protocollo d’intesa sulle domande che devono essere presentate dai cacciatori interessati residenti e non nei comuni ricadenti nel Parco e nella zona di protezione esterna”. Ma la provincia è andata oltre visto che lo stesso discorso vale anche per le altre squadre. E la domanda con i nominativi doveva essere presentata entro il 1° aprile. In sostanza, i cacciatori autorizzati dall’Atc a esercitare la caccia in queste aree or sono solo quelli riportati nell’elenco. Però, purtroppo, secondo la Provincia, “in nessuna squadra il numero di cacciatori autorizzati raggiunge il limite minimo di 5, necessario per esercitare la caccia in squadra, come stabilito dal calendario venatorio”. Così il risultato è che la caccia al cinghiale nella Zpe ricadente nell’Atc di Avezzano “non può essere esercitata da nessuna squadra assegnataria di una zona di caccia”. Le prossime ore saranno decisive per capire se il problema potrà essere risolto.

giovedì 6 novembre 2014

A Teramo i cacciatori sparano a ridosso delle case

Proteste ed esposti a Fonte Baiano: «Abbiamo paura, giorni fa hanno anche ucciso un gatto»

TERAMO Cacciatori, una volta tanto, nel mirino: protestano i residenti del quartiere di Fonte Baiano per gli spari troppo vicini alla cinta urbana. «Ci risiamo, con l'apertura della caccia torna la paura. La situazione va avanti da due o tre anni, non sappiamo più a chi rivolgerci, siamo disperati», spiega Diana Coruzzi, che abita nel tratto finale di via Brodolini, «i cacciatori per legge devono rimanere almeno a cento metri dall'abitato ma spesso chi va a caccia si avvicina sino a una cinquantina di metri. Di questo passo l’unica soluzione sarà chiedere al sindaco di emettere un’ordinanza che vieti la caccia nella zona».

La strada in cui risiede la signora, che collega viale Bovio con il confine del comune di Torricella, si trova quasi al confine della cinta urbana, nel quartiere immerso nel verde di Fonte Baiano. A scatenare le proteste degli abitanti, preoccupati per la loro incolumità e quella delle proprie famiglie, è proprio il timore che durante l’attività venatoria i cacciatori sparino troppo vicino alle case e ai campi coltivati. Per questo motivo era già stato presentato un esposto da parte dei residenti al Corpo forestale e alla Provincia.

A detta della signora, oltre a non essere stati rispettati i limiti di prossimità per la caccia, ultimamente sono state organizzate anche delle battute notturne, evidentemente al cinghiale. «Cacciano a ridosso del mio giardino, delle vigne e dei campi agricoli, con estremo pericolo non solo per i bambini che vanno in bicicletta lungo la strada», conclude Diana Coruzzi, «ma anche per le persone che ci lavorano. Non si sono fermati quando era in corso la vendemmia, né in questi giorni durante la raccolta delle olive. Domenica hanno ucciso anche un gatto. Il pericolo per le persone è reale».

domenica 2 novembre 2014

Parte un colpo per sbaglio, cacciatore muore in Abruzzo

Incidente di caccia a Torrebruna (Ch), in località Mattioni. La vittima si chiamava Nicola Costanzo, 58 anni, aveva tre figli

TORREBRUNA (Ch). Nel corso di una battuta di caccia al cinghiale ha perso la vita Nicola Costanzo, 58 anni di Guardiabruna, frazione di Torrebruna. L'incidente è accaduto questa mattina in località Mattioni dove il cacciatore si era recato assieme ad alcuni amici. La dinamica non è ancora stata chiarita, ma verosimilmente sarebbe stato colpito dagli stessi cacciatori che erano con lui dopo essersi spostato, non segnalandolo, dal luogo ove si era appostato. A trovarlo privo di vita i colleghi, dopo aver provato inutilmente di rintracciarlo via radio. Sul luogo della tragedia sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Celenza sul Trigno che hanno interrogato i cacciatori. Costanzo era sposato e aveva tre figli.

mercoledì 29 ottobre 2014

Casoli (Ch), oasi di Serranella: Cacciatori entrano in area protetta

Casoli (Chieti) 29 ott. '14 - Brutta sorpresa la scorsa settimana alla riserva naturale Oasi di Serranella a Casoli, area verde di 302 ettari diventata riserva regionale nel 1990. Nonostante il divieto di caccia, si tratta di un area protetta, alcuni cacciatori si sono intrufolati all'interno per una battuta di caccia con tanto di fucili e cani. A notare i cacciatori un fotografo amatoriale che ha sentito le voci e poi, avvicinandosi, si è accorto che si trattava di cacciatori. Subito sono stati avvertiti i responsabili ma, a loro volta, anche i cacciatori si sono allertati visto che prima si sono nascosti e poi si sono dati alla fuga. Ad ogni modo sono state prese le targhe che sono state segnalate alla Forestale che poi provvederà a controllare. "Non penso sia la prima volta che succede - ci spiega Andrea Natale volontario Wwf dell'Oasi Lago di Serranella - credo ci siano stati altri casi. Il problema è la mancanza di controlli, una carenza dovuta ai tagli. Basta pensare che in tutto il territorio provinciale ci sono solamente tre pattuglie che, giustamente, non hanno il dono dell'ubiquità". 

Mancanza di personale per i controlli con conseguenti ritardi negli interventi: "L'episodio è avvenuto nel fine settimana - prosegue Natale- e i pochi uomini disponibili non lavoranoin quei giorni. Si tratta di orario extra lavorativo e gli straordinari adesso non li pagano. Noi stessi siamo andati a segnalare le targhe alla Forestale il lunedì". Gli unici ad ispezionare l'Oasi sono i volontari del Wwf:"Cha fanno molto - conclude Andrea Natale - ma non possono intervenire in situazioni pericolose come questa. I cacciatori erano armati di fucile. Un colpo in caso di discussione accesa può partire involontariamente. A breve chiederemo un incontro con tutte le forze dell'ordine per decidere, insieme, eventuali potenziamenti per i controlli". 

In alcuni casi i cacciatori rimangono fuori dalle aree protette e si intrufolano con diverse scuse che usano quando vengono colpi sul fatto: "Abbiamo perso il cane e siamo andati a cercarlo, è quella più usata - ci spiega Natale - in buona fede uno può anche crederci ma se vanno a cercare il cane non penso si debba portare il fucile come è capitato molte volte". 
Piergiorgio Di Rocco

mercoledì 22 ottobre 2014

Abruzzo. Agricoltori contro la caccia senza regole

Caccia al cinghiale: la necessità di contenere la popolazione e di tamponare le incursioni sui campi coltivati ha il rovescio della medaglia. Che ad alcuni residenti nel territorio tra Penne e Montebello Di Bertona, nel Pescarese, sarebbe addirittura superiore ai benefici. E raccontano che tranne il martedì e il venerdì, giorni di proibizione dell’attività venatoria, nell’agro di Montebello si va a caccia « dalle prime luci dell’alba a sera inoltrata. La proibizione di sparare vicino e tra le case, di non poter esercitare l’attività venatoria sui terreni coltivati ad ulivi fino alla fine del raccolto, di non lasciare sul terreno i bossoli, di non imbracciare il fucile stando vicino o sulla strada, viene totalmente elusa». Quindi si pone l’accento sulle problematiche inerenti «la sicurezza sul lavoro degli agricoltori che rischiano la pelle mentre lavorano i loro terreni». In particolare a contrada Mirabello «per via della facilità di accesso che consente ai cacciatori, muniti di radio portatili, di rimanere nei pressi delle auto e di chiudere, con tecniche da operazione militar, l’intera zona». Al di là dei toni e delle segnalazioni, ci sarebbe il fatto che «la Guardia forestale, a corto di uomini e mezzi, non riesce a fare fronte alle segnalazioni provenienti da otto comuni. Ma è la sicurezza sul lavoro degli agricoltori il capitolo più inquietante: i cacciatori per salvaguardarsi e evitare di spararsi tra di loro, come accaduto in diverse parti d’Italia, indossano pettorine arancioni. Chi lavora o passeggia per i propri terreni cosa dovrebbero indossare? E perché dovrebbero farlo essendo sulla loro proprietà privata?».


martedì 21 ottobre 2014

Calendario venatorio 2014-2015: il WWF non presenterà ricorso. “C’è qualche passo in avanti. Ora la Regione dialoghi seriamente con gli ambientalisti”

Calendario venatorio 2014-2015: il WWF non presenterà ricorso

“C’è qualche passo in avanti. Ora la Regione dialoghi seriamente con gli ambientalisti”

La salvaguardia dell’orso marsicano resta una priorità assoluta

È indispensabile in Abruzzo una gestione più rispettosa della immensa ricchezza rappresentata da un eccezionale patrimonio di biodiversità e dall’orso in particolare. Il calendario venatorio e più in generale la politica regionale devono compiere ulteriori passi in avanti per essere in linea con le reali necessità di tutela e preservazione di questa specie e con quanto dichiarato dal governo regionale qualche settimana fa, subito dopo la perdita dell’ennesimo esemplare, avvenuta a Pettorano sul Gizio.

Chi ci governa è chiamato a tutelare con serietà e puntualità una specie di straordinario rilievo a livello mondiale come l’orso. L’intera politica di gestione del territorio, così come quella dell’attività venatoria, devono essere in linea con tale esigenza e mostrare un impegno straordinario. L’Abruzzo ha infatti la grande responsabilità e il dovere di conservare e di mantenere per le generazioni future l’unica popolazione vitale di orso bruno marsicano ancora vivente. Riconoscendo tuttavia alcuni passi positivi e l’impegno dichiarato dall’Assessore Dino Pepe, il WWF ha deciso di non ricorrere sul calendario venatorio.

“È stata – commenta il delegato regionale Luciano Di Tizio - una scelta difficile, attentamente valutata con gli esperti a livello nazionale e locale della nostra associazione e con l’avv. Michele Pezone, autore dei recenti ricorsi sulla caccia presentati alla giustizia amministrativa, tutti accolti. Alla fine è prevalsa la volontà di concedere fiducia a un governo regionale e a un assessore eletti da pochi mesi, nella speranza che le promesse vengano seguite in breve da fatti concreti. Chiarisco subito tuttavia che non abbiamo firmato una cambiale in bianco: il WWF continuerà a vigilare e chiede passi concreti per avviare una diversa e migliore gestione venatoria. Le più importanti associazioni dei cacciatori hanno del resto anch’esse firmato col Ministero dell’Ambiente un protocollo per la tutela dell’orso, riconoscendo che ci troviamo in una eccezionale situazione di rischio che richiede provvedimenti eccezionali. La prossima mossa spetta all’assessore Pepe: convochi un tavolo per avviare una discussione a tutto campo sulle problematiche che il suo assessorato è chiamato a gestire”.

Il calendario venatorio del resto, pur se di enorme importanza, rappresenta solo uno degli aspetti del problema: è necessario un maggiore e più puntuale rispetto a tutto campo degli impegni che la Regione ha assunto sottoscrivendo il PATOM, Piano per la tutela dell’orso marsicano. “Un passo avanti – conclude Massimiliano Rocco, Responsabile Specie e LIFE Arctos per il WWF Italia - è stato compiuto con gli ultimi impegni assunti e con la nomina di un rappresentante nella AG, ora ci aspettiamo che si prosegua su questa strada anche attraverso una pianificazione territoriale adeguata, con l’impegno a diversificare seriamente nello spazio e nel tempo l’attività venatoria e a non rischiare che tale pratica possa interferire con la conservazione dell’orso né di altre specie, la lepre italica ad esempio, che necessitano di interventi straordinari e di scelte che possono sembrare anche impopolari ma che consentirebbero di non perdere nessun elemento della nostra meravigliosa biodiversità regionale”.

Pescara, 13 ottobre 2014

domenica 19 ottobre 2014

Civitaluparella (Ch): 6 cacciatori denunciati e 25 allodole sequestrate

Controlli della Forestale tra Chieti e L’Aquila nell’area protetta del parco nazionale della Majella. I cacciatori utilizzavano richiami acustici vietati


GUARDIAGRELE. Il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente (Cta) di Guardiagrele e il Comando Provinciale di Chieti del Corpo Forestale dello Stato hanno effettuato una serie di controlli sull' attività venatoria in atto in diverse zone del parco nazionale della Majella perché erano forti i sospetti di azioni illecite all'interno della area protetta ed a ridosso della stessa.
All'alba una delle pattuglie coinvolte, nel comune di Roccapia (L’Aquila), in località Sant’Egidio, in zona B del Parco Nazionale della Majella, ha individuato e sequestrato un richiamo acustico elettromagnetico utilizzato in ambito venatorio per attirare la selvaggina, in un campo cespugliato completo di batteria e perfettamente funzionante.
Sul versante chietino, le pattuglie composte dai Comandi stazione di Cansano, Popoli bis, Lettomanoppello, Palena e del Cta, in collaborazione con i Comandi stazione di Torricella Peligna e di Villa Santa Maria, dipendenti dal Comando Provinciale di Chieti, hanno sequestrato a Civitaluparella (CH) altri richiami ed hanno colto in flagranza sei cacciatori, che a breve distanza dai dispositivi illeciti attendevano pronti per colpire la selvaggina attirata in maniera fraudolenta. Quando sono stati identificati, i cacciatori avevano già abbattuto 25 allodole.
I cacciatori: S.D.C. di anni 30, D.D.A. di anni 24, A.D.C. di anni 28, F.T. di anni 27, A.D.U. di anni 24, A.D.B.B. di anni 24 sono stati denunciati all'autorità giudiziaria. Sequestrati i richiami acustici elettromagnetici ed i venticinque capi di allodole. Durante le perlustrazioni, è stata elevata una sanzione amministrativa ad un tartufaio che contrariamente alle disposizioni dettate dalla normativa sulla raccolta dei tartufi, utilizzava un numero di cani oltre il consentito, nel comune di Palena.

sabato 11 ottobre 2014

Scanno (Aq). Sparano agli uccelli protetti Denunciati due cacciatori

SCANNO. Sono stati bloccati e denunciati dalla Forestale della stazione di Scanno due bracconieri che, oltre ad essere sprovvisti della regolare autorizzazione dell’Ambito territoriale per l’esercizio di caccia nel territorio dell’alta Valle del Sagittario, hanno abbattuto due splendidi esemplari di coturnice. Gli agenti del comando di Scanno non hanno reso note le generalità dei due bracconieri.

Le due persone, a cui sono stati sequestrati i due fucili calibro 12, sono denunciate e deferite alla Procura di Sulmona. Rischiano un’ammenda fino a 10mila euro per l’attività di caccia agli uccelli in un area vietata. L’area di protezione esterna al Parco nazionale d’Abruzzo, dove sono stati bloccati i due cacciatori dopo l’appostamento delle guardie forestali, si trova al centro dell’areale di diffusione della coturnice, specie fortemente minacciata e protetta a livello europeo dalla Comunità europea.
Massimiliano Lavillotti

domenica 5 ottobre 2014

"Partecipata" manifestazione dei cacciatori abruzzesi per protestare contro il calendario venatorio

La manifestazione dei cacciatori abruzzesi organizzata per  protestare nei confronti del Governo regionale si è tenuta venerdì 3 ottobre a Pescara davanti alla sede distaccata della Regione Abruzzo in via Catullo. I cacciatori delle diverse associazioni venatorie contestano il calendario venatorio 2014/2015, dove, a loro dire, “emergono gravi lacune e disparità tra cacciatori”. 

i cacciatori abruzzesi sotto la sede della Regione

Parco Nazionale d’Abruzzo – L’orso Ferroio morto per cause naturali, ma nel corpo pallini da caccia

GEAPRESS – “Ferroio”, l’Orso bruno marsicano trovato morto il 9 Giugno scorso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è stato ucciso da un altro Orso.

Questo il risultato ai quali è giunto il Centro di Referenza Nazionale per la medicina forense veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, di Grosseto. L’esame necroscopico ha infatti evidenziato la causa di morte naturale, ma anche una poco insolita sorpresa.

Un fatto, quello dell’uccisione da parte di un altro orso, che, a detta del Parco Nazionale, non di rado avviene. Anche un orso di stazza non indifferente, come “Ferroio”, può essere sopraffatto da un suo conspecifico, più grande e/o più forte di lui.

A questo proposito il Parco Nazionale ricorda come nel corso di una precedente cattura utile a munirlo di radiocollare (cattura avvenuta nel giugno 2008) erano state rinvenute diverse ferite da morso sul naso e sul collo. Secondo il Parco si trattava dell’esito di combattimenti tra maschi nel corso della stagione riproduttiva. Ferroio allora aveva sei anni di età e pesava 112 chilogrammi.

Il Parco precisa come l’attenzione su Ferroio nel corso degli anni è stata continua. L’animale era stato seguito per anni dai Servizi Scientifico e Veterinario dell’Ente, monitoraggio che ha permesso anche di evidenziarne la grande mobilità, a conferma dei continui e lunghi spostamenti che diversi orsi viventi nel Parco Nazionale d’Abruzzo compiono regolarmente verso aree montane anche molto distanti dall’area principale.

Con il monitoraggio telemetrico è stato anche possibile determinare l’home range di Ferroio, cioè l’area di primaria frequentazione, che è stata calcolata intorno ai 190 km² (come l’area di un quadrato di lato 14 Km). Nell’autunno del 2006 si aggirava sulle montagne della Duchessa (Riserva Naturale), mentre in quello del 2008 è stato osservato nei dintorni di Scanno, Pescasseroli, Barrea e Villa Scontrone, entrando in letargo il 17 dicembre, per restarci circa 85 giorni.

Nella primavera precedente era stato segnalato nel reatino, in Comune di Micigliano, mentre nel giugno del 2013 era stato individuato nel Comune di Roccapia, nel Parco Nazionale della Majella. Ricatturata nel 2011 per toglierle il collare, il peso dell’animale era arrivato a 197 Kg.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo ricorda che l’orso “Ferroio” fu trovato dalle Guardie del Servizio Sorveglianza del Parco in località Prato Cardoso, nei pressi della località che porta il suo nome, a confine fra i Comuni di Civitella Alfedena e Scanno, in stato di avanzata decomposizione, probabilmente morto qualche giorno prima e parzialmente consumato da predatori necrofagi di passaggio, evento del tutto naturale.

Gli esami tossicologici fatti sui resti dell’animale, tesi ad accertare se la morte fosse stata causata da sostanze tossiche, hanno dato esito negativo, così come quelle tendenti ad evidenziare eventuali patologie. Un fatto, forse ancora più negativo della causa della morte, se possibile, è l’aver trovato sul corpo dell’animale dei pallini da caccia, come anche su altri orsi in passato, secondo il Direttore del Parco “a testimonianza di una perversa e brutale pratica, quella di prendere di mira gli Orsi, sicuramente di pochi delinquenti che deve essere stroncata una volta per sempre”.

Caccia, nuovo attacco a Pepe. Febbo: "Chieda scusa ai cacciatori"

L'Aquila. Dopo il duro attacco di Federcaccia, arriva un nuovo affondo contro l'assessore regionale Dino Pepe. "Come volevasi dimostrare: non solo l'assessore Pepe non ha chiesto scusa ai cacciatori prendendo atto dell'inadeguatezza delle decisioni in materia di Calendario venatorio, ma si e' anche negato al confronto, lasciando l'incombenza di rispondere alle richieste dei cacciatori a un funzionario della Regione". Cosi' il presidente della Commissione di Vigilanza regionale, Mauro Febbo.

"Questa mattina il delegato alla Caccia avrebbe potuto incontrare i cacciatori giunti da tutta la regione a Pescara ma cosi' non e' stato. Sarebbe stata un'ottima occasione per confrontarsi cosi' come facevo io, a volte anche alzando i toni, quando ricoprivo lo stesso ruolo, magari per spiegare il perche' di certe inspiegabili decisioni in materia venatoria che stanno scontentando non solo i cacciatori. Ma del resto, bisogna prendere atto che affrontare le questioni importanti che riguardano il proprio assessorato passano in secondo piano quando bisogna rispondere al richiamo del Presidente che deve tenere una conferenza stampa per mettere in vetrina 100 giorni di slogan elettorali. A Dino Pepe - conclude Febbo - torno a fare la stessa richiesta: faccia le sue scuse ai cacciatori abruzzesi e proceda ad un'immediata ristrutturazione dell'Ufficio caccia".

venerdì 3 ottobre 2014

Protesta regionale dei cacciatori, il 3 ottobre tutti in Regione

I cacciatori abruzzesi preparano la protesta nei confronti del Governo regionale. Infatti il prossimo venerdì 3 ottobre si terrà a Pescara una manifestazione davanti alla sede distaccata della Regione Abruzzo in via Catullo, dalle ore 9,30 alle ore 12,30, perché i cacciatori delle diverse associazione venatoria contestano il calendario venatorio 2014/2015, dove, a loro dire, “emergono gravi lacune e disparità tra cacciatori”. Lo ha annunciato Nicola Molino,responsabile regionale Abruzzo Caccia sviluppo territorio, aderente alla Confavi. “Ogni cacciatore è pregato nel limite del possibile – prosegue Molino – di portare anche i propri cani a guinzaglio per dimostrare a questi signori che la nostra passione và rispettata e tutelata, perché la caccia è un nostro diritto costituzionale. Mi raccomando di portare per i cani i raccoglitori di plastica per le feci (buste di plastica ) onde evitare sanzioni amministrative da parte dell’ amministrazione comunale. Per la manifestazione verranno richieste le relative autorizzazioni nel rispetto della Legge”.

giovedì 2 ottobre 2014

L'Aquila. Danni cinghiali, Padovani si appella alla Regione: prolungare il periodo di caccia

L’Aquila. Il Consigliere comunale dell’Aquila con delega all’Uso Civico, Agricoltura, Parchi e Giardini, Gianni Padovani, segnala alla Regione Abruzzo ed in particolare al competente Assessorato alle Politiche Agricole e Rurali, a tutela del territorio del Comune dell’Aquila e dell’intera provincia, la necessità di prevedere anticipatamente un prolungamento del periodo della caccia al cinghiale la cui imminente apertura è prevista per il 3 ottobre. “Obiettivo principale della proposta è quello di dare un contributo efficace per riportare il numero della specie animale in questione ad un livello compatibile e di equilibrio con l’ambiente circostante, senza il rischio di estirpare la specie, ma limitandosi alla diminuzione dell’entità dei danni alle produzioni agricole dagli stessi sempre più sovente cagionati. – spiega Padovani –  a testimoniarlo le numerose denunce delle vittime interessate che pervengono alle autorità competenti, il cui intervento di indennizzo appare il più delle volte tardivo ed insufficiente a fronte dell’onere dei danni subiti”. Tra le soluzioni prospettabili “la possibilità offerta dalla vigente L.R. 20/2004 di poter cacciare nelle riserve ed aree protette dove si concentrano gruppi di cinghiali che si riproducono copiosamente, venendo a creare disagi all’uomo, alle autovetture circolanti e alle produzioni agricole” conclude il consigliere Padovani.


giovedì 25 settembre 2014

Abruzzo. La rivolta dei cacciatori «Blocchiamo la stagione»

Federcaccia e altre associazioni attaccano la Regione: il calendario venatorio è inaccettabile, andiamo al Tar. L’assessore replica: tanti altri lo condividono

TERAMO. «Meglio bloccare tutto che subire una situazione così penalizzante». Nel giorno della riapertura dell’attività venatoria i cacciatori dichiarano guerra alla Regione. Per alcune delle associazioni di categoria il calendario regionale che disciplina la caccia, aperta ufficialmente da oggi, è «illeggibile e in molte parti illegale». Così le doppiette sono pronte a darsi la zappa sui piedi presentando un ricorso al Tar che annulli l’atto contestato impendendo di fatto la pratica di una disciplina ormai da anni al centro di contestazioni e polemiche. Nel mirino di Federcaccia, Liberacaccia, Anuu, Prosegugio e Amici di Scolopax finisce in particolare l’assessore regionaleDino Pepe, il cui operato nel settore venatorio viene definito «inutile, anzi dannoso». I cacciatori sono inviperiti per il fatto che la Regione, dopo ben due incontri con le associazioni di categoria, abbia rimodulato il calendario già pubblicato in agosto apportando modifiche che restringono ancora di più la loro attività. «Questo è il calendario peggiore d’Italia», sbotta Ermano Morelli, presidente regionale di Federcaccia, «l’assessore ci ha ascoltati ma non ha fatto nulla di quanto abbiamo proposto». Tra le contestazioni mosse dalle doppiette c’è ad esempio il vincolo in base al quale oggi riapre la caccia a fagiano e quaglia ma non a lepre e soprattutto volpe, considerata una specie invasiva e portatrice di malattie come la rogna e il cimurro che possono contagiare anche i cani. Incomprensibile, a detta delle associazioni venatorie, è anche la limitazione del periodo in cui si può cacciare la beccaccia. L’ultimo giorno in cui si potrà sparare a questo pennuto è stato anticipato dal 19 al 10 gennaio, ma a causa di ulteriori prescrizioni secondo i cacciatori il termine scadrà addirittura il 31 dicembre. «E’ una limitazione immotivata», evidenzia Morelli, «visto che le più recenti indicazioni a livello europeo considerano stabile la presenza della beccaccia sul territorio e quindi non più a rischio». Secondo le associazioni venatorie, però, la Regione è «asservita» all’Ispra, l’istituto nazionale che tiene sotto controllo le specie protette, e per questo si rivolgono ai capigruppo in consiglio sollecitando un incontro nel quale rimettere mano al calendario. Se anche questa opzione si rivelerà inefficace, i cacciatori ricorreranno all’extrema ratio del ricorso al Tar che farà tacere del tutto le doppiette.

«Il calendario venatorio ricalca quello dell’anno scorso», è la replica immediata di Pepe, «con alcune modifiche dettate dalle prescrizioni dell’Ispra». L’assessore ricorda di essere andato anche a Roma per discutere con i responsabili dell’istituto e spiega di essersi trovato di fronte un «percorso obbligato». Secondo lui è necessario comunque un confronto positivo con le associazioni. «Ce ne sono tante che condividono questo percorso», tiene a precisare, «e concordano sul fatto che abbiamo molto lavoro da fare». L’obiettivo è promuovere il “prelievo sostenibile” di selvaggina concordando gli interventi anche con le associazioni ambientaliste e degli agricoltori. «Mancano però strumenti di programmazione come il piano faunistico e l’osservatorio sulla caccia», conclude Pepe, «e nel mese e mezzo passato dal mio sarebbe stato un po’ difficile risolvere tutto».

A parziale sostegno di Pepe e della Regione interviene l’Arcicaccia, che in una nota definisce «perfettibile ma accettabile» il calendario e giudica deleterio l’eventuuale ricorso al Tar delle associazioni capeggiate da Federcaccia, che bloccherebbe tutta la stagione venatoria.
Gennaro Della Monica

sabato 20 settembre 2014

Orso marsicano ucciso in Abruzzo, indagato un cacciatore 61enne

Orso marsicano ucciso in Abruzzo, indagato un cacciatore 61enne
Sequestrati all'uomo munizioni e sei fucili

Roma, 19 set. (TMNews) - C'è un indagato per l'uccisone dell'orso marsicano in Abruzzo. A seguito delle indagini del nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale dell'Aquila, la Procura di Sulmona ha iscritto nel registro degli indagati un 61enne residente nel comune di Pettorano sul Gizio a cui è contestato il reato di uccisione di animale e violazione della legge sulla caccia.

Nell'ispezione eseguita dai forestali sono stati sequestrati munizioni e sei fucili, regolarmente detenuti. Inoltre sono state rinvenute tracce del passaggio di un orso nelle pertinenze dell'abitazione dell'indagato, nonché altri reperti utili al proseguimento delle indagini. Il materiale sequestrato sarà inviato a laboratori specializzati per le successive analisi.

Oggi si è proceduto ad una ulteriore perquisizione domiciliare a carico dell'indagato, che alcuni giorni fa aveva subito danni alla sua proprietà e ai suoi animali da parte di un orso.

giovedì 18 settembre 2014

Abruzzo: modificato il calendario venatorio

Con DGR n. 581 del 16 settembre 2014, è stato approvato in via definitiva il Calendario Venatorio 2014/2015. Nelle more della pubblicazione integrale del predetto atto Deliberativo , si anticipa per fini conoscitivi e organizzativi, la pubblicazione dell'allegato 6a, concernente le disciplina del prelievo venatorio 2014/2015.

Orso ucciso da fucilata in Abruzzo. LAV: Ministro Interno blocchi apertura caccia domenica prossima

È un’emergenza e va fermata l’escalation di violenza in atto, di reati che non sono solo contro gli animali ma contro tutti, contro lo Stato. Vittime, peraltro, specie particolarmente protette poiché a rischio di estinzione, per non parlare degli altri animali.


Per questo chiediamo al Ministro dell’Interno Alfano di disporre per domenica prossima, come misura di sicurezza pubblica, il blocco dell’apertura della stagione di caccia. Un’attività che somma, per di più, decine e decine di morti e feriti umani ogni anno, anche laddove esercitata legalmente.

L’orso marsicano trovato morto venerdì scorso in Abruzzo è stato infatti ucciso a fucilate. Una vittima che va sommata a quelle registrate in Toscana, più di dieci lupi e canidi uccisi in pochi mesi. I risultati dell’indagine necroscopica sull’orso abruzzese non hanno lasciato dubbi, grazie alla loro esecuzione da parte dell’Unità Forense Veterinaria del Ministero della Salute presso l’Istituto Zooprofilattico di Grosseto, lo stesso che finalmente, ieri, è stato incaricato delle analisi sulla morte dell’orsa Daniza in Trentino.


mercoledì 17 settembre 2014

Caccia: Pepe, nel futuro gestione per crescita faunistica

(REGFLASH) Pescara, 17 set. Nell'ambito di un più ampio disegno di riscrittura della gestione faunistico-venatoria nel territorio regionale, l'assessore alla caccia, Dino Pepe, annuncia le definitive modifiche al calendario venatorio. "Abbiamo ereditato una situazione già avviata dagli uffici amministrativi, senza soluzione di continuità con quanto attuato in precedenza. E' stato dunque necessario, preliminarmente, acquisire le giuste professionalità e competenze, seguire un percorso di consultazione con gli esponenti del mondo venatorio, ambientalista ed agricolo al fine di garantire la giusta dialettica fra le parti coinvolte ed entrare nel merito delle problematiche più accese, nonché intessere un nuovo costruttivo dialogo con l'Ispra". Secondo l'Assessore "è stato anche necessario attendere il pronunciamento dell'ufficio regionale competente per la valutazione d'incidenza. Si tratta di modifiche che incideranno principalmente sulle modalità di prelievo della beccaccia, della coturnice e del cinghiale nelle aree di presenza dell'orso, venendo incontro alle istanze di una semplificazione gestionale che corrisponderà una migliore sinergia con i cacciatori". Aggiunge Pepe: "L'intento, per i prossimi anni, è quello di giungere ad una gestione attiva che accresca innanzitutto la qualità, distribuzione e densità delle consistenze faunistiche sul territorio. L'assessore Pepe aggiunge che "Per arrivare a questo obiettivo, di sicura condivisione da parte dei cacciatori e degli ambientalisti, occorre compiere dei passaggi importanti che prevedono principalmente: l'ammodernamento della legge regionale sulla caccia, la costituzione dell'osservatorio faunistico regionale, la redazione di un nuovo piano faunistico venatorio. In particolare, grazie all'osservatorio faunistico, finalmente, la regione potrà possedere dati autonomi di biologia della selvaggina e stringere un qualificato rapporto con l'Ispra, che per svolgere adeguatamente il proprio ruolo consultivo ha indispensabile necessità di possedere elementi di valutazione cospicui, attendibili e qualitativamente validi. Allo stesso modo, il piano faunistico venatorio regionale, da riscrivere, potrà rispondere ad una più moderna ed adeguata gestione venatoria, passando per il coinvolgimento del mondo agricolo. E, così, dovrà essere adeguata la normativa regionale non più rispondente alle evoluzioni della caccia, alle modificazioni degli habitat naturali abruzzesi, alla presenza delle aree protette ed alla necessità di conservazione di specie delicate, come i grandi carnivori, e di specie in espansione - a volte anche problematiche - come gli ungulati, che abbisognano di diventare una risorsa collettiva anziché un problema. Obiettivi a medio e lungo termine sui quali l'assessorato è già al lavoro".

mercoledì 3 settembre 2014

Calendario venatorio Abruzzo. Le associazioni ambientaliste chiedono scelte diverse dalla precedente gestione

COMUNICATO STAMPA DEL 03 SETTEMBRE 2014

Domani la VINCA sul nuovo calendario venatorio. L’appello delle associazioni ambientaliste

CACCIA: LA REGIONE DIMOSTRI CHE QUALCOSA È CAMBIATO

WWF, LIPU, Salviamo L’Orso, Legambiente, Pro Natura e Mountain Wilderness chiedono scelte diverse dalla precedente gestione. La salvaguardia dell’Orso marsicano è una priorità assoluta

Domani la bozza di calendario venatorio predisposta dalla Regione Abruzzo sarà esaminata per la obbligatoria Valutazione di Incidenza (VINCA) dal Comitato VIA. Le associazioni WWF, LIPU, Salviamo L’Orso, Legambiente, Pro Natura e Mountain Wilderness hanno presentato una serie di osservazioni (in allegato) con cui chiedono di migliorare il calendario, a dimostrazione di un reale cambiamento della gestione della caccia rispetto a quella pessima della passata Giunta regionale, battuta ben 14 volte in cinque anni in sede giudiziaria per una incomprensibile insistenza (con spese legali a carico dei contribuenti) in scelte contrarie alla normativa.

Il calendario 2014-15, nella attuale stesura, ricalca e per alcuni versi persino peggiora i precedenti. Le sei associazioni ambientaliste insistono sulla necessità di dare la necessaria tutela ad alcune specie di uccelli in cattivo stato di conservazione nonché di intervenire con urgenza per l’Orso marsicano, simbolo dell’Abruzzo, a grave rischio di estinzione, la cui tutela è una priorità assoluta, condivisa in tutto il mondo, di fronte alla quale il calendario venatorio deve essere necessariamente adeguato.
È in particolare indispensabile prevedere che, nell'intera area di distribuzione individuata nell'accordo PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), sottoscritto dalla Regione Abruzzo insieme al Ministero per la tutela dell'Ambiente e ad altri Enti, l'attività venatoria venga limitata a periodi e modalità compatibili con la tutela del plantigrado (evitando ad esempio di aprire la caccia al Cinghiale prima del 1° novembre) concetto ribadito ampiamente dall’ISPRA e in sentenze del TAR. Tra l’altro il 27 marzo scorso le Regioni Abruzzo, Lazio e Molise hanno firmato un “Protocollo di intesa per l’attuazione di azioni prioritarie per la tutela dell’Orso bruno marsicano” nel quale si ribadisce la particolare importanza della regolamentazione dell’attività venatoria nell’areale dell’orso per limitarne l’impatto sulla specie. E poi il 28 maggio 2014 è stato stipulato tra il Ministero dell’Ambiente e le maggiori Associazioni venatorie italiane un “Protocollo per la tutela dell’Orso bruno marsicano e il miglioramento della gestione venatoria 2014/2018”, con cui, per la prima volta, anche le Associazioni venatorie s’impegnano a sostenere, nelle aree di presenza dell’Orso, le limitazioni indicate dalle prescrizioni del PATOM, ossia il divieto immediato di caccia in braccata, tecniche di prelievo a minor impatto, esclusione della preapertura, eliminazione dei ripopolamenti a scopi venatori, limitazione adeguata delle aree e dei tempi di allenamento dei cani da caccia.

Per le altre questioni relative al calendario venatorio, in sintesi, gli ambientalisti chiedono:
una maggiore attenzione alla tutela della Lepre italica (Lepus corsicanus), preziosa specie endemica, non cacciabile, difficilmente distinguibile dalla Lepre comune con cui in molte aree convive;
di ristabilire i periodi di caccia indicati dall’ISPRA per le specie Tordo bottaccio, Tordo sassello, Cesena, Beccaccia, e più in generale un adeguamento a quanto deciso a livello comunitario per la tutela degli uccelli selvatici, evitando in particolare la preapertura della caccia a Quaglia e Tortora, per le quali l’Unione Europea ha chiesto la protezione totale, in quanto in cattivo stato di conservazione, tutelando altre specie, come la Coturnice e l’Allodola, e non dando alle Province la possibilità di consentire la caccia al Colombaccio nella prima decade di febbraio;
una moratoria temporale all’utilizzo per la caccia agli ungulati di munizioni contenenti piombo, molto pericolose per la salute umana e per gli animali selvatici necrofagi;
la conclusione alle 14.30 della caccia al cinghiale nei territori che ospitano i dormitori del Nibbio reale (Milvus milvus), specie particolarmente protetta a livello comunitario.

Pescara, 3 settembre 2014

Luciano Di Tizio WWF Abruzzo
Stefano Allavena LIPU Abruzzo
Stefano Orlandini Salviamo L’Orso
Giuseppe Di Marco Legambiente Abruzzo
Piera Lisa Di Felice Pro Natura Abruzzo
Marano Mario Viola Mountain Wilderness Abruzzo

venerdì 29 agosto 2014

Impallinato il calendario venatorio Abruzzo dalle Associazioni di protezione ambientale

Per le associazioni di protezione ambientale: la proposta della Giunta D’Alfonso è simile a quelli della Giunta Chiodi-Febbo. Persa l’ occasione, sostengono, per dimostrare discontinuità con il passato-filo venatorio della Regione Abruzzo.

Sulmona, 26 agosto - Il Calendario Venatorio relativo alla stagione di caccia 2014/15 approvato l’11 agosto dalla nuova Giunta regionale ha ignorato le raccomandazioni inviate dalle più importanti associazioni ambientaliste a livello nazionale e regionale per chiedere che si tenesse conto delle richieste dell’Unione Europea (UE), finalizzate alla tutela di specie di uccelli in sensibile diminuzione. 

Il Calendario Venatorio appena approvato ripropone tutte le peggiori criticità del passato: anche quest’anno viene consentita l’apertura anticipata a tortora e quaglia, per le quali l’UE ha chiesto la protezione totale, visto che si trovano in uno sfavorevole stato di conservazione, e inoltre viene confermata la possibilità di prolungare la caccia al colombaccio fino al mese di febbraio, quando l’attività venatoria arreca chiaramente un notevole disturbo a molte specie già in attività riproduttiva. E’ quanto scrivono oggi in una nota congiunta Luciano Di Tizio (WWF Abruzzo), Stefano Allavena (LIPU Abruzzo), Stefano Orlandini (Salviamo l’Orso), Mario Marano Viola (Mountain Wilderness Abruzzo), Piera Lisa Di Felice Pro Natura Abruzzo.


“Il calendario venatorio, prosegue la nota, consente la caccia anche ad altre specie di uccelli che risultano essere in diminuzione. Per questo, l’Unione Europea ha chiesto di non includere tra le specie cacciabili la coturnice, la pavoncella e il moriglione, mentre qui in Abruzzo questi animali si possono abbattere.L’UE ha chiesto inoltre di sospendere la caccia ad altre 12 specie fino a quando non saranno stati adottati piani di gestione e programmi di conservazione per le specie e per i relativi habitat. Ebbene la Regione ha interdetto la caccia solamente a quelle legate agli ambienti umidi, in Abruzzo ben poco rappresentati e per giunta quei pochi esistenti già inclusi in aree protette. Era per la protezione di altre che bisognava intervenire e cioè per beccaccia, allodola, starna, tortora e quaglia. Nulla è stato fatto per la loro tutela, anzi…

Ma ancora più grave è che la Regione Abruzzo non solo non ha adottato alcun provvedimento concreto per la tutela dell’orso, così come previsto dal Piano d’Azione Nazionale per la Tutela dell’Orso Bruno Marsicano (PATOM), ma, rinnegando la proposta iniziale portata in consulta regionale, ripristina la caccia al cinghiale nella zona di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo nel periodo 1 ottobre – 31 dicembre invece di posticiparla così come lo scorso anno, al periodo 1 novembre – 31 gennaio, per evitarne la coincidenza con il periodo in cui l’orso e’ in piena attivita’ e si alimenta (iperfagia) per affrontare il letargo invernale. Inoltre, non tenendo conto del parere dell’Ispra, non viene mantenuta l’assegnazione in forma esclusiva delle zone di caccia al cinghiale alle singole squadre.

Misure molto gravi che rimettono in discussione anche quelle minime forme di tutela dell’Orso Marsicano nell’esercizio dell’attività venatoria nella Zona di Protezione Esterna del Parco d’Abruzzo, che è, a tutti gli effetti, habitat fondamentale dell’orso.Non possiamo inoltre non rilevare con grande amarezza l’inspiegabile schizofrenia della Regione che non piu tardi dello scorso 27 Marzo ha firmato un protocollo d’intesa per l’attuazione delle azioni prioritarie per la tutela dell’orso bruno marsicano, insieme a Lazio , Molise e Ministero Ambiente in cui la regolamentazione dell’esercizio venatorio e’ una delle azioni piu’ importanti e poi inspiegabilmente licenzia un calendario venatorio fortemente peggiorativo rispetto a quelli prodotti dalla precedente giunta regionale.

Il T.A.R. Abruzzo, con la sentenza del 12 giugno 2013, evidenziava che la Regione Abruzzo ha mancato di proteggere l’orso marsicano, evitando di normare in maniera più stringente l’attività venatoria nelle aree di maggiore presenza della specie”. Con questa sentenza i giudici amministrativi avevano censurato l’operato della Regione, in particolare, per la Zona di protezione Esterna (ZPE) del PNALM, bocciando la suddivisione in aree C1 e C2, in quanto quest’ultima consentirebbe “in modo illegittimo una gestione di caccia semiliberizzata, con grave nocumento per la sopravvivenza del plantigrado”. Nonostante sia già stato approvato dalla Giunta Regionale, il Calendario Venatorio attende ancora di essere sottoposto a Valutazione d’incidenza (VINCA) cioè al giudizio dell’ apposito Servizio regionale. Sono possibili quindi ancora modifiche e le associazioni per la protezione ambientale sperano che gli Uffici tecnici della Regione facciano prevalere al più presto le istanze scientifiche ai fini della tutela della fauna selvatica piuttosto che gli interessi di parte del mondo venatorio”. 

Fonte: corrierepeligno.it del 26 agosto 2014

Abruzzo. Ecco la stagione di caccia tra doppiette e polemiche

Gli ambientalisti contro l’assessore Di Matteo ma anche l’ex Febbo critica il calendario venatorio


PESCARA La definizione del calendario venatorio, in vista della nuova stagione di caccia, accende le polemiche. Gli ambientalisti stigmatizzano la continuità con le scelte del passato e puntano il dito contro l’assessore ai Parchi, Donato Di Matteo, noto per essere un appassionato cacciatore. L’ex assessore alla Caccia, ovvero l’attuale consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, considera invece «peggiorative» le decisioni assunte dalla giunta D’Alfonso, ma da un punto di vista diametralmente opposto a quello delle associazioni. La stagione venatoria, in Abruzzo, avrà inizio il prossimo 21 settembre e si concluderà il 21 gennaio successivo. Nelle giornate del 6 e 7 settembre scatterà la pre-apertura, che riguarderà soltanto alcune specie e non includerà la Zona di protezione esterna del Parco nazionale D’ Abruzzo, Lazio e Molise, le Zone di protezione speciale (Zps) e i Distretti di gestione per la caccia alla coturnice. Lungo e corposo il cahier de doleance degli ambientalisti abruzzesi, rappresentati da Wwf, Lipu, Salviamo l’Orso, Viola Mountain Wilderness e Pro Natura. «Il calendario venatorio appena approvato ripropone tutte le peggiori criticità del passato – accusano le associazioni - Anche quest’anno viene consentita l’apertura anticipata a tortora e quaglia, per le quali l’Unione Europea ha chiesto la protezione totale, visto che si trovano in uno sfavorevole stato di conservazione, e inoltre viene confermata la possibilità di prolungare la caccia al colombaccio fino a febbraio, quando l’attività venatoria arreca grande disturbo a molte specie già in attività riproduttiva». A rischio anche altre tipologie di uccelli. «L’Unione Europea ha chiesto di non includere tra le specie cacciabili la coturnice, la pavoncella e il moriglione, mentre in Abruzzo questi animali si possono abbattere – rimarcano gli ambientalisti – L’Europa, inoltre, ha esortato a sospendere la caccia ad altre 12 specie, fino a quando non saranno stati adottati piani di gestione e programmi di conservazione, mentre la Regione ha interdetto la caccia solamente alle specie legate agli ambienti umidi, che in Abruzzo sono scarsamente rappresentate e in larga parte già incluse nelle aree protette, lasciando campo libero all’abbattimento di beccaccia, allodola, starna, tortora e quaglia». Destano preoccupazione anche le possibili ripercussioni sugli orsi: «La Regione non solo non ha adottato alcun provvedimento a loro tutela, così come previsto dal Piano d’Azione Nazionale per la Tutela dell’Orso Bruno Marsicano, ma ha rinnegato la proposta iniziale, portata in consulta regionale, ripristinando la caccia al cinghiale nella zona di protezione esterna del Parco Nazionale d’ Abruzzo, nel periodo 1 ottobre–31 dicembre, anzichè posticiparla, come lo scorso anno, al periodo 1 novembre–31 gennaio, per evitare la coincidenza con il periodo in cui l’orso è in piena attività e si alimenta per affrontare il letargo invernale». Le criticità rilevate, si traducono in una secca bocciatura. «È stata persa l’occasione per dimostrare discontinuità con il passato filo-venatorio della Regione – concludono le associazioni - In tempi non sospetti segnalammo quanto fosse particolare un assessore all'Ambiente e ai Parchi amante della caccia, non avvezzo a parchi ed aree protette, come Donato Di Matteo e il nuovo calendario venatorio, purtroppo, ci dà ragione». Di segno opposto i rilievi dell’ex assessore competente Mauro Febbo, che ha inviato una lettera aperta ai cacciatori abruzzesi. «Esprimo amarezza e delusione per il calendario emanato dalla Regione, penalizzante e ben lontano da quello dell’anno precedente – sono le parole di Febbo – Sono tanti gli aspetti discutibili, dall’allenamento posticipato all’invenzione della caccia specialistica alla beccaccia, dal divieto del trasporto di armi nei comparti Coturnice, che è materia nazionale e dunque è stata trattata in maniera incostituzionale, fino alle prescrizioni penalizzanti per la lepre e alla riduzione dei periodi di caccia».
Stefano Buda

mercoledì 30 luglio 2014

Confagricoltura: controllo dei cinghiali senza pace, bloccati i sele controlli a Scurcola Marsicana (AQ)

Scurcola Marsicana. Il Presidente Atc Roveto -Carseolano Carlo Piccirilli rende noto che in data 22/07/2014 il Vice-Sindaco del Comune di Scurcola Marsicana, nella persona di Antonio Bartolucci, ha impedito alla Polizia Provinciale e al gruppo di sele-controllori presenti sul posto di svolgere l’attività di abbattimento selettivo della specie cinghiale programmata nel tardo pomeriggio del giorno 22/07/2014 nel territorio di Scurcola Marsicana. Tale abbattimento veniva effettuato in esecuzione del Piano di Controllo Cinghiali disposto con Decreto del Presidente della Provincia di L’Aquila n. 25/2014 ed autorizzato da ISPRA e Regione. “un atto grave sul quale abbiamo dato mandato ai nostri legali per verificare se sussistono i presupposti di un’azione legale nei confronti del Vice Sindaco che, senza apparenti e valide giustificazioni, ha interrotto un pubblico servizio” tuona Stefano Fabrizi Direttore Provinciale di Confagricoltura L’Aquila “Speriamo che gli agricoltori di Scurcola, che subiscono quotidianamente danni dai cinghiali, sappiano apprezzare la collaborazione del loro zelante vice-sindaco nei confronti delle guardie provinciale e dei selecontrollori”conclude Stefano Fabrizi. Nel frattempo è stata data la corretta interpretazione ad una circolare della Direzione Agricoltura sull’attribuzione dei cinghiali abbattuti grazie alla disponibilità della direttrice De Rubeis della ASL e del comandante della polizia provinciale Del Boccio che hanno concordato il modus operanti si che le attività possano rapidamente proseguire. Il prezioso intervento dei selecontrollori e delle guardie provinciali sta avendo alcuni risultati, tuttavia si segnalano ingenti danni nella zona limitrofa alla riserva di Raiano dove i raccolti di cereali e mais sono letteralmente devastati.

martedì 29 luglio 2014

Abruzzo, calendario venatorio. Lipu: "da Regione fotocopia del vecchio"

L'AQUILA - "Chi si aspettava che il nuovo governo regionale avrebbe tenuto in adeguato conto la necessità di gestire la fauna selvatica in modo razionale ha ora compreso che nulla sta cambiando rispetto al passato".

Così Stefano Allavena, delegato abruzzese della Lega Italiana Protezione Uccelli (Lipu), sulla bozza di calendario venatorio presentata dall'ufficio caccia della Regione Abruzzo che, a suo avviso, non sarebbe nient'altro che "una fotocopia di quella dello scroso anno".

La Lipu, lo scorso 7 luglio, aveva inviato una lettera alla giunta del presidente Luciano D'Alfonso nella quale invitava la governance "ad adeguare le prescrizioni a quanto deciso a livello comunitario per la tutela degli uccelli selvatici e che gli Stati membri sono tenuti a rispettare, in vista della prossima emanazione del calendario venatorio per la stagione 2014/15".

"Si raccomandava, tra l’altro, che la caccia a tutte le specie di uccelli venga completamente chiusa entro e non oltre il 20 gennaio, senza deroghe ed eccezioni, che non venga ammessa alcuna forma di preapertura, e che si eviti ogni posticipo oltre il 31 gennaio della chiusura della stagione venatoria - si legge nella nota - Le associazioni chiedevano poi che, sempre in applicazione delle normative comunitarie, la coturnice, la pavoncella, il combattente e il moriglione non vengano inseriti tra le specie cacciabili e che venga sospesa la caccia a starna, canapiglia, moretta, codone, mestolone, marzaiola, beccaccino, frullino, quaglia, beccaccia, tortora e allodola., fino a quando non saranno stati adottati adeguati piani di gestione e programmi di conservazione per le specie e i relativi habitat".

"La Lipu raccomandava anche che venga sottoposto a valutazione di incidenza il piano faunistico venatorio regionale e quelli provinciali e che venga adottato l’esplicito divieto di caccia nei siti della Rete Natura 2000 e cioè nelle zone di protezione speciale e nei siti di importanza comunitaria - prosegue la nota - Particolarmente importante è poi la raccomandazione del divieto di utilizzo delle munizioni di piombo per la caccia al cinghiale e nelle zone umide, come ormai sancito da numerose sentenze di alcuni Tar, tra cui quello della Liguria. Il piombo è un fattore di grave inquinamento degli ambienti ed è assai pericoloso non solo per la salute umana ma anche per gli animali, tra cui specie di particolare valore naturalistico come l’avvoltoio grifone, l’aquila reale, il lupo e l’orso".

In relazione al problema dell’orso marsicano che rischia l'estinzione, la Lipu precisa che "ci si sarebbe aspettati che la Regione prescrivesse misure più restrittive dell’attività venatoria nelle zone più importanti per la specie. Tra le richieste vi era anche quella di estendere le misure di conservazione previste nelle zone di protezione speciale anche agli habitat esterni ad esse, come le zone cuscinetto e altri ambienti di rilevanza naturalistica".

"Purtroppo invece constatiamo che alla Regione sono cambiati i suonatori ma la musica è sempre la stessa. L’ufficio caccia della Regione ha infatti presentato una bozza che non tiene in alcun conto non solo le richieste presentate dalla Lipu e dalle altre associazioni ambientaliste, al fine di rendere compatibile l’attività venatoria con la tutela della fauna abruzzese, ma anche le numerose pronunce degli anni scorsi della magistratura amministrativa contro i contenuti dei calendari venatori della Regione", conclude la nota.

giovedì 24 luglio 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica

COMUNICATO STAMPA WWF ABRUZZO DEL 24 LUGLIO 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni
Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica
Cacciatori armati di notte senza alcun controllo

CHIETI: Con Delibera di Giunta n. 86 del 08/05/14 la Provincia di Chieti ha approvato il “Piano triennale di controllo delle popolazioni di volpi in alcune ZRC e aree cinofile del territorio dell’ATC chietino-lancianese”.

Dai primi giorni di luglio 2014 risulta al WWF che siano iniziate le attività di abbattimento delle volpi a cura dei cosiddetti “selecontrollori”, ossia di cacciatori che dovrebbero essere autorizzati dalla Provincia di Chieti. 

Secondo il “Protocollo operativo telecontrollo notturno alla volpe” l’abbattimento avviene esclusivamente da autoveicolo con carabina e utilizzo del faro, tutti i giorni dell’anno (ad eccezione di maggio e giugno) con orari che vanno, a luglio, dalle 21:00 alle 03:00. 

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Da segnalazioni che ci giungono da diversi cacciatori che non condividono simili metodi, gli abbattimenti notturni alla volpe stanno avvenendo senza il controllo degli organi di polizia. In pratica i cacciatori escono di notte armati di fari e carabine e nessuno vigila sul rispetto delle leggi e delle regole. Chi garantisce che i cacciatori abbattano solo volpi? Chi controlla che vengano effettati abbattimenti solo nelle aree affidate? Chi verifica che nella ZRC di Casoli siano utilizzate, come prescritto, esclusivamente munizioni prive di piombo? Chi garantisce che gli “equipaggi” siano composti solo da cacciatori autorizzati? Ma soprattutto, anche a seguito delle persone già morte a causa della caccia notturna più o meno lecita, chi garantisce l’incolumità pubblica durante le attività di abbattimento?”

Aggiunge Claudio Allegrino, responsabile caccia del WWF Abruzzo: “La Provincia di Chieti è moribonda e i cacciatori ne approfittano: si sostituiscono alle autorità preposte, come sta avvenendo con gli abbattimenti delle volpi. La legge prevede prima la prevenzione, poi l’utilizzo di metodi ecologici per il controllo della fauna selvatica. Solo come ultima soluzione consente l’utilizzo delle armi da fuoco. E anche in quest’ultimo caso la legge autorizza gli abbattimenti da parte della Polizia Provinciale e del Corpo Forestale dello Stato. Soltanto in mancanza di alternative possono essere autorizzati i cacciatori. Nella realtà invece avviene il contrario. È ora che le autorità e la politica intervengano a ristabilire un minimo di controllo da parte della Pubblica Amministrazione”.

Conclude Luciano Di Tizio: “Fermo restando il giudizio fortemente critico del WWF in relazione a interventi con i fucili per la gestione faunistica, sostanzialmente bocciata anche dall’ISPRA (si veda il documento citato in calce), abbiamo inviato alle autorità un dettagliato esposto dove chiediamo di verificare il rispetto della normativa vigente. In particolare chiediamo al Prefetto di Chieti di sospendere immediatamente le operazioni di abbattimento notturno della fauna selvatica fino a quando non venga garantita la sicurezza per l’incolumità pubblica”.





La “bocciatura” dell’ISPRA del controllo dei predatori attraverso abbattimenti
Si riportano qui di seguito alcune brevi citazioni tratte dal Documento Tecnico “Biologia e gestione del fagiano”, pubblicato dall’ISPRA (ex INFS). L’ISPRA è Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è vigilato dal Ministero dell’Ambiente e in generale si occupa di attività di formazione sui temi ambientali. È deputato, in particolare, al rilascio dei pareri tecnici alle Pubbliche Amministrazioni nel campo della pianificazione faunistico-venatoria.

· (…), “il controllo delle specie predatorie come la volpe non rappresenta uno strumento di conservazione ma una manipolazione delle zoocenosi funzionale a chiari interessi di carattere economico e sociale”.

· (…), “quella del controllo dei predatori rimane sostanzialmente una scelta funzionale ad accrescere i carnieri venatori e come tale, non viene accettata da una parte della pubblica opinione.”

· (…) Queste azioni (n.d.r.: ci si riferisce al controllo numerico dei predatori) presentano effetti in genere limitati nel tempo a causa dell’attivazione, da parte degli individui superstiti, di meccanismi fisiologici ed ecologici di reazione finalizzati a recuperare le consistenze numeriche perdute (…)”