Il PdL ha tradito la fiducia dei cacciatori
Dopo l'ArciCaccia anche D'Amico (Pd) polemizza con la gestione Staniscia
VASTO - "Finalmente qualcosa di muove nell’inossidabile ed unito mondo delle associazioni venatorie della nostra provincia; comincia a trasparire la delusione di aver investito impegno e consenso verso uomini ed una coalizione, il centrodestra, che apparivano silenti ed ubbidienti esecutori dei desiderata degli amanti la dea Diana".
Con queste parole Camillo D'Amico, capogruppo del Pd in Provincia, interviene nel dibattito che anima il mondo venatorio dopo le polemiche dichiarazione del presidente provinciale dell'ArciCaccia, Pessolano, contro la 'gestione' Staniscia (il consigliere delegato, ndr).
"Prima con le elezioni regionali del 2008 e poi con le provinciali del 2009 valanghe di consensi sono stati tributati sul centrodestra pur di veder difesi solo diritti della propria parte a dispetto di tutto il restante universo mondo. - continua D'Amico - E’ positivo che comincino ad elevarsi autorevoli voci di dissenso verso il nulla realizzato sin qui dal delegato provinciale alla caccia Giovanni Staniscia (PdL), come quella del presidente dell’ARCICaccia Angelo Pessolano, il quale, nelle due tornate elettorali regionale e provinciale, non fu certo amico del centrosinistra pur appartenendone per cultura ed estrazione. Giovanni Staniscia addebita i ritardi della sua azione del tutto invisibile ed inefficace ancora alla precedente amministrazione, non ha sin qui prodotto alcuna proposta concreta e di rilievo se non perché pungolato e sollecitato da esponenti dei gruppi di minoranza di centrosinistra, considera l’attività della commissione consiliare una fastidiosa perdita di tempo, la rappresentanza del mondo venatorio è un particolare che gli appartiene in maniera esclusiva così mortificando il pluralismo associativo del settore. Questa è l’amara considerazione che traggo dopo il primo anno di amministrazione del centrodestra alla provincia a guida Di Giuseppantonio. Della nuova regolamentazione della caccia al cinghiale, bloccando immediatamente il precedente del centrosinistra elaborato sotto la cura del buono e bravo Antonio Tamburrino, non se ne conoscono ancora i connotati; - continua il consigliere provinciale di opposizione - di una ipotesi di rivisitazione del vigente piano faunistico provinciale non si hanno notizie; di una politica venatoria legata alla concertazione con le parti sociali neanche l’ombra, di attività istituzionali concrete con la commissione consiliare che presiede e della consulta della caccia si sono perse sia le tracce che la volontà a recuperare terreno d’azione politica a breve. Ha proprio ragione il buon Angelo Pessolano si stava meglio quando (sembrava) di stare peggio".
http://www.sansalvo.net/archivio_news/2010/Il-PdL-ha-tradito-la-fiducia-dei-cacciatori_6762.php
giovedì 15 luglio 2010
mercoledì 14 luglio 2010
Guerra tra politica ed associazioni venatorie
L'Arcicaccia spara a zero su Staniscia
Il delegato provinciale alla Caccia bocciato dall'associazione venatoria
VASTO - Gestione e programmazione dell'attività venatoria nel Vastese e nella provincia di Chieti. L'ArciCaccia, per bocca del presidente provinciale Angelo Pessolano, mette in evidenza le numerose, troppe, criticità e boccia pesantemente l'opera del consigliere delegato Staniscia.
"Un anno è ormai trascorso dall'insediamento della giunta di centrodestra e per ciò che concerne il settore caccia vige la totale assenza di attività sia da parte del delegato Staniscia, ex presidente provinciale della Federcaccia quindi esperto del settore, che del relativo ufficio caccia. Tutto dorme, tutto tace".
Presidente Pessolano, usa parole pesanti. Cosa succede nel mondo venatorio?
"All'inizio si era paventata una piccola scossa riformatrice in merito al regolamento delle guardie venatorie volontarie, riforma che però si è arenata in commissione agricoltura, come pure il disciplinare sulla caccia al cinghiale che, revocato l'anno scorso, oggi sembra fonte di discussioni informali tra cacciatori e delegati sulla realizzazione di fantasiose 'zone' da sempre rifiutate da tutte le associazioni venatorie provinciali".
Insomma, una situazione di stallo.
"Certo, e nel frattempo il bracconaggio imperversa, in particolare alla specie cinghiale. Notizie recenti contano abbattimenti notturni e diurni anche con pistole e altri mezzi fra i quali anche l'utilizzo di gabbie atte a catturare la specie per lauti banchetti messi in atto da non-cacciatori che si sentono sicuri e agiscono indisturbati grazie alla totale assenza di controllo del territorio".
Davvero una situazione problematica quella che descrive.
"Elenchero solo alcune tra le tante cose che non funzionano: Consulta della caccia inesistente non si sà a causa di chi o di cosa, ma di certo l'organo più importante del settore caccia ad oggi non esiste forse Staniscia non ha bisogno di consultarsi con gli altri membri della consulta, forse sa già tutto lui e la consulta della caccia può aspettare. Si autorizzano gare cinofile senza il parere della stessa, non si può parlare delle varie problematiche che assilano la nostra passione, non si parla del nuovo calendario venatorio, del nuovo piano faunistico, dei recinti provinciali in abbandono, delle zone ripopolamento e cattura lasciate al loro destino, delle aree cinofile provinciali per le quali i cacciatori pagano € 7.50 a cane e non sono ormai ripopolate da due anni come le ZRC. Non si parla della azienda faunistico venatoria Santa Barbara (di Castiglione Messer Marino, ndr) la cui concessione, dalla morte del titolare, non si capisce che fine abbia fatto. Nel frattempo ad un ATC provinciale CHIETINO/LANCIANESE viene permesso di attuare un'area cinofila temporanea di dimensioni rilevanti ai cofini col parco e al cui interno vi si trovano SIC e ZPS nel periodo di massima riproduzione delle specie stanziali e migratrici (dal mese di febbraio al mese di luglio). Decisione che riteniamo avvallata dai dirigenti dell'ufficio caccia in totale contravvenzione alle norme che tutelano la fauna selvatica".
Senza peli sulla lingua Pessolano, che continua: "Novità dell'ultima ora un grande censimento alla specie cinghiale con i censitori di fauna selvatica e i selecontrollori da attuare entro luglio su tutto il territorio provinciale. In mezzo a tutto questo casino mi viene da dire: non è che stavamo meglio quando pensavamo di stare peggio?".
Insomma, secondo l'ArciCaccia le aspettative dei cacciatori, dopo il cambio di maggioranza in Provincia, sono state deluse.
"Ad oggi abbiamo perso un assessorato è abbiamo preso un delegato, abbiamo lasciato Tamburrino per prendere Staniscia, ma le cose non sono migliorate, anzi sono peggiorate. Speriamo che le cose cambino in fretta, perché così non si puo più andare avanti"
http://www.sansalvo.net/archivio_news/2010/L-ArciCaccia--spara--a-zero-su-Staniscia_6753.php
Il delegato provinciale alla Caccia bocciato dall'associazione venatoria
VASTO - Gestione e programmazione dell'attività venatoria nel Vastese e nella provincia di Chieti. L'ArciCaccia, per bocca del presidente provinciale Angelo Pessolano, mette in evidenza le numerose, troppe, criticità e boccia pesantemente l'opera del consigliere delegato Staniscia.
"Un anno è ormai trascorso dall'insediamento della giunta di centrodestra e per ciò che concerne il settore caccia vige la totale assenza di attività sia da parte del delegato Staniscia, ex presidente provinciale della Federcaccia quindi esperto del settore, che del relativo ufficio caccia. Tutto dorme, tutto tace".
Presidente Pessolano, usa parole pesanti. Cosa succede nel mondo venatorio?
"All'inizio si era paventata una piccola scossa riformatrice in merito al regolamento delle guardie venatorie volontarie, riforma che però si è arenata in commissione agricoltura, come pure il disciplinare sulla caccia al cinghiale che, revocato l'anno scorso, oggi sembra fonte di discussioni informali tra cacciatori e delegati sulla realizzazione di fantasiose 'zone' da sempre rifiutate da tutte le associazioni venatorie provinciali".
Insomma, una situazione di stallo.
"Certo, e nel frattempo il bracconaggio imperversa, in particolare alla specie cinghiale. Notizie recenti contano abbattimenti notturni e diurni anche con pistole e altri mezzi fra i quali anche l'utilizzo di gabbie atte a catturare la specie per lauti banchetti messi in atto da non-cacciatori che si sentono sicuri e agiscono indisturbati grazie alla totale assenza di controllo del territorio".
Davvero una situazione problematica quella che descrive.
"Elenchero solo alcune tra le tante cose che non funzionano: Consulta della caccia inesistente non si sà a causa di chi o di cosa, ma di certo l'organo più importante del settore caccia ad oggi non esiste forse Staniscia non ha bisogno di consultarsi con gli altri membri della consulta, forse sa già tutto lui e la consulta della caccia può aspettare. Si autorizzano gare cinofile senza il parere della stessa, non si può parlare delle varie problematiche che assilano la nostra passione, non si parla del nuovo calendario venatorio, del nuovo piano faunistico, dei recinti provinciali in abbandono, delle zone ripopolamento e cattura lasciate al loro destino, delle aree cinofile provinciali per le quali i cacciatori pagano € 7.50 a cane e non sono ormai ripopolate da due anni come le ZRC. Non si parla della azienda faunistico venatoria Santa Barbara (di Castiglione Messer Marino, ndr) la cui concessione, dalla morte del titolare, non si capisce che fine abbia fatto. Nel frattempo ad un ATC provinciale CHIETINO/LANCIANESE viene permesso di attuare un'area cinofila temporanea di dimensioni rilevanti ai cofini col parco e al cui interno vi si trovano SIC e ZPS nel periodo di massima riproduzione delle specie stanziali e migratrici (dal mese di febbraio al mese di luglio). Decisione che riteniamo avvallata dai dirigenti dell'ufficio caccia in totale contravvenzione alle norme che tutelano la fauna selvatica".
Senza peli sulla lingua Pessolano, che continua: "Novità dell'ultima ora un grande censimento alla specie cinghiale con i censitori di fauna selvatica e i selecontrollori da attuare entro luglio su tutto il territorio provinciale. In mezzo a tutto questo casino mi viene da dire: non è che stavamo meglio quando pensavamo di stare peggio?".
Insomma, secondo l'ArciCaccia le aspettative dei cacciatori, dopo il cambio di maggioranza in Provincia, sono state deluse.
"Ad oggi abbiamo perso un assessorato è abbiamo preso un delegato, abbiamo lasciato Tamburrino per prendere Staniscia, ma le cose non sono migliorate, anzi sono peggiorate. Speriamo che le cose cambino in fretta, perché così non si puo più andare avanti"
http://www.sansalvo.net/archivio_news/2010/L-ArciCaccia--spara--a-zero-su-Staniscia_6753.php
martedì 13 luglio 2010
Scandalo "cacciopoli": che fine fanno i soldi?
Dopo l’inchiesta de “La Padania” interpellato il Tesoro sulle risorse “stornate” da Fidasc e Federcaccia
Cacciopoli/2 – Anche Montecitorio s’interroga
“Caro ministro, che fine fanno i fondi Coni?”
Stefania Piazzo
Cacciopoli, atto secondo. Dopo che la Padania ha interrogato il mondo venatorio, agonistico, sportivo, sulla gestione della Fidasc e di Federcaccia, rispettivamente la prima federazione associata al Coni, dal quale riceve contributi pubblici per l’esercizio non della caccia in senso stretto, quanto dell’uso delle sue armi in attività agonistica e, a seguire, appunto, di Federcaccia, che ha legami stretti e profondi, anche economici, con la federata Coni, ebbene, arriva al ministro Tremonti un’interrogazione parlamentare. Insomma, qualcosa si muove.
Anche la politica inizia a interrogarsi. E il punto non è, una volta tanto, dividersi in schieramenti pro o contro la caccia. Il cuore di tutto sta in una domanda: come sono gestiti i fondi? Perché ci sono intrecci tra pubblico e privato? Che c’entra un’associazione federata al Coni, allo spirito olimpico, con un’altra federazione che non gareggia ma si diletta a sparare agli animali e pur incassando fondi pubblici, è pure in debito? Che si legge nel documento presentato dal deputato Pdl Francesco Biava?
Eccolo qua: parte da lontano, l’onorevole, ricordando che le sette associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale dalla legge 157/92, percepiscono annualmente dal ministero del Tesoro lo storno addizionale di 5,16 euro, pagate da ogni singolo cacciatore per un esborso globale di circa 4 milioni di euro.
Bene. Entra in scena un altro soggetto, la Fidasc, associazione entrata a far parte del Coni dopo che erano state estromesse dal Coni, per legge, le associazioni venatorie. La Fidasc spara alle sagome, fa lavorare su fantocci i cani. Ma non fa battute di caccia.
Ma Biava allunga il passo e dice: “Tale associazione sembrerebbe non avere nulla a che vedere con lo sport e men che meno con le attività olimpiche”. L’onorevole dubbio si solleva perché…“La Fidasc – coincidenze peraltro evidenziate da La Padania domenica scorsa – è presieduta da Felice Buglione, dirigente della Federazione italiana della caccia e ha come vice Domenico Coradeschi, presidente della Federcaccia di Arezzo e intestatario di un’azienda faunistico venatoria a Collacchioni (San Sepolcro), in cui si svolgono – riferisce l’atto ispettivo – gare Fidasc anche con sparo su selvaggina”.
Poi prosegue…: “Risulterebbe che la Fidasc riceva un contributo annuale di 130mila euro l’anno da Federcaccia la quale verserebbe annualmente a Greentime, società di riferimento di Federcaccia una parte della somma introitata dalla Fidasc”, interrogativi che anche La Padania aveva avanzato. L’interrogazione peraltro conferma quanto da noi scritto, ovvero che il presidente di Greentime e il presidente di Federcaccia risulterebbe essere Gianluca Dall’Olio. “Risulterebbe anche che sul quindicinale “Caccia & Tiro” edito da Greentime, compaia, ad ogni numero, un articolo di Felice Buglione, probabile frutto dell’accordo tra la Fidasc del Coni, Federcaccia e Greentime”. Domandona: si chiede, se, per caso, “il Governo non intenda abolire il finanziamento improprio alle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale, destinando diversamente – e in modo migliore – questa grande quantità di risorse il cui utilizzo, da parte delle stesse associazioni, meriterebbe una seria verifica da parte delle autorità competenti, anche alla luce della grave situazione economica che sta interessando il nostro Paese e visti i sacrifici che tutte le categorie economiche sono chiamate a sostenere”. Risulterebbe, infatti, che solo Federcaccia in base al numero di iscritti, incassi 1,8 milioni di euro. Non pochi.
Ed ecco lo straonorevole domandone finale a Tremonti. Non è, per caso, signor ministro, che “il Governo non ritenga opportuno intervenire per verificare la compatibilità e la legittimità del finanziamento pubblico alle associazioni venatorie con le attività da esse svolte e, se del caso, provvedere alla verifica sulla opportunità e sulla legittimità di permanenza della Fidasc nel Coni?”.
L’Olimpo risponda.
Articolo del quotidiano "La Padania" dell' 11 luglio 2010
Cacciopoli/2 – Anche Montecitorio s’interroga
“Caro ministro, che fine fanno i fondi Coni?”
Stefania Piazzo
Cacciopoli, atto secondo. Dopo che la Padania ha interrogato il mondo venatorio, agonistico, sportivo, sulla gestione della Fidasc e di Federcaccia, rispettivamente la prima federazione associata al Coni, dal quale riceve contributi pubblici per l’esercizio non della caccia in senso stretto, quanto dell’uso delle sue armi in attività agonistica e, a seguire, appunto, di Federcaccia, che ha legami stretti e profondi, anche economici, con la federata Coni, ebbene, arriva al ministro Tremonti un’interrogazione parlamentare. Insomma, qualcosa si muove.
Anche la politica inizia a interrogarsi. E il punto non è, una volta tanto, dividersi in schieramenti pro o contro la caccia. Il cuore di tutto sta in una domanda: come sono gestiti i fondi? Perché ci sono intrecci tra pubblico e privato? Che c’entra un’associazione federata al Coni, allo spirito olimpico, con un’altra federazione che non gareggia ma si diletta a sparare agli animali e pur incassando fondi pubblici, è pure in debito? Che si legge nel documento presentato dal deputato Pdl Francesco Biava?
Eccolo qua: parte da lontano, l’onorevole, ricordando che le sette associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale dalla legge 157/92, percepiscono annualmente dal ministero del Tesoro lo storno addizionale di 5,16 euro, pagate da ogni singolo cacciatore per un esborso globale di circa 4 milioni di euro.
Bene. Entra in scena un altro soggetto, la Fidasc, associazione entrata a far parte del Coni dopo che erano state estromesse dal Coni, per legge, le associazioni venatorie. La Fidasc spara alle sagome, fa lavorare su fantocci i cani. Ma non fa battute di caccia.
Ma Biava allunga il passo e dice: “Tale associazione sembrerebbe non avere nulla a che vedere con lo sport e men che meno con le attività olimpiche”. L’onorevole dubbio si solleva perché…“La Fidasc – coincidenze peraltro evidenziate da La Padania domenica scorsa – è presieduta da Felice Buglione, dirigente della Federazione italiana della caccia e ha come vice Domenico Coradeschi, presidente della Federcaccia di Arezzo e intestatario di un’azienda faunistico venatoria a Collacchioni (San Sepolcro), in cui si svolgono – riferisce l’atto ispettivo – gare Fidasc anche con sparo su selvaggina”.
Poi prosegue…: “Risulterebbe che la Fidasc riceva un contributo annuale di 130mila euro l’anno da Federcaccia la quale verserebbe annualmente a Greentime, società di riferimento di Federcaccia una parte della somma introitata dalla Fidasc”, interrogativi che anche La Padania aveva avanzato. L’interrogazione peraltro conferma quanto da noi scritto, ovvero che il presidente di Greentime e il presidente di Federcaccia risulterebbe essere Gianluca Dall’Olio. “Risulterebbe anche che sul quindicinale “Caccia & Tiro” edito da Greentime, compaia, ad ogni numero, un articolo di Felice Buglione, probabile frutto dell’accordo tra la Fidasc del Coni, Federcaccia e Greentime”. Domandona: si chiede, se, per caso, “il Governo non intenda abolire il finanziamento improprio alle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale, destinando diversamente – e in modo migliore – questa grande quantità di risorse il cui utilizzo, da parte delle stesse associazioni, meriterebbe una seria verifica da parte delle autorità competenti, anche alla luce della grave situazione economica che sta interessando il nostro Paese e visti i sacrifici che tutte le categorie economiche sono chiamate a sostenere”. Risulterebbe, infatti, che solo Federcaccia in base al numero di iscritti, incassi 1,8 milioni di euro. Non pochi.
Ed ecco lo straonorevole domandone finale a Tremonti. Non è, per caso, signor ministro, che “il Governo non ritenga opportuno intervenire per verificare la compatibilità e la legittimità del finanziamento pubblico alle associazioni venatorie con le attività da esse svolte e, se del caso, provvedere alla verifica sulla opportunità e sulla legittimità di permanenza della Fidasc nel Coni?”.
L’Olimpo risponda.
Articolo del quotidiano "La Padania" dell' 11 luglio 2010
lunedì 12 luglio 2010
Caccia in Abruzzo - Caporale: "la Regione rispetti le recenti ordinanze del Tar e la legge Comunitaria
COMUNICATO STAMPA
CACCIA IN ABRUZZO
CAPORALE “LA REGIONE RISPETTI LE RECENTI ORDINANZE DEL TAR E LA LEGGE COMUNITARIA”
Dichiarazione di Walter Caporale, Presidente dell’Associazione “Animalisti Italiani Onlus” e Consigliere regionale.
“La Giunta regionale abruzzese si appresta ad approvare in questi giorni il Calendario Venatorio 2010-2011. Lo scorso anno il Calendario Venatorio della Regione Abruzzo è stato bocciato ben due volte a seguito dei ricorsi al Tribunale Amministrativo prima del WWF e poi della LAC ed Animalisti Italiani Onlus.
In sostanza i Giudici amministrativi hanno censurato più volte il comportamento della Giunta Regionale in quanto le scelte adottate nel calendario venatorio, nonostante le diffide delle associazioni per la tutela dell’ambiente e degli animali, non erano motivate, pur andando contro i pareri scientifici emanate dall’istituto nazionale che si occupa di studiare la fauna selvatica (ISPRA).
Ancora una volta diffidiamo la Regione Abruzzo ad adottare provvedimenti in seno al Calendario Venatorio che vadano nella direzione del pieno soddisfacimento dei piaceri venatori a discapito della tutela minima della conservazione della fauna selvatica.
Ricordiamo che, come previsto dalla legge, l’esercizio dell’attività venatoria è consentita purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica.
La Regione Abruzzo ha il dovere quindi di uniformarsi a quanto disposto dalle ordinanze del TAR e dalla recente approvazione della cosiddetta “comunitaria 2009” che prevede alcune importanti novità in materia di tutela della fauna selvatica come la riduzione dei tempi e delle specie cacciabili che sono in uno stato di conservazione sfavorevole.
La Regione Abruzzo, secondo quanto disposto dalla normativa vigente, dovrebbe gestire l’attività venatoria in base al principio della programmazione dell’attività stessa basata su rilievi numerici, su documentazione scientifica e su apporti tecnici in materia di biologia e fauna selvatica. Ebbene, tali indirizzi programmatici sono, di anno in anno, del tutto disattesi dall’amministrazione regionale essendo quindi la prima a violare le leggi. Siamo ad un livello di degrado gestionale tale che il Piano Faunistico Venatorio (documento che disciplina la pianificazione dell’esercizio venatorio) è addirittura scaduto nel 2005 e quindi sarebbe impossibile andare a caccia senza disciplinare tale attività.
L’ Associazione Animalisti Italiani adotterà ogni azione tale affinché venga impedito una ulteriore svendita del patrimonio ambientale della nostra regione ad un manipolo di vecchi cacciatori oramai privi di qualsiasi senso morale ed etico”.
Lanciano, 12 Luglio 2010
Fonte: www.animalisti.it
CACCIA IN ABRUZZO
CAPORALE “LA REGIONE RISPETTI LE RECENTI ORDINANZE DEL TAR E LA LEGGE COMUNITARIA”
Dichiarazione di Walter Caporale, Presidente dell’Associazione “Animalisti Italiani Onlus” e Consigliere regionale.
“La Giunta regionale abruzzese si appresta ad approvare in questi giorni il Calendario Venatorio 2010-2011. Lo scorso anno il Calendario Venatorio della Regione Abruzzo è stato bocciato ben due volte a seguito dei ricorsi al Tribunale Amministrativo prima del WWF e poi della LAC ed Animalisti Italiani Onlus.
In sostanza i Giudici amministrativi hanno censurato più volte il comportamento della Giunta Regionale in quanto le scelte adottate nel calendario venatorio, nonostante le diffide delle associazioni per la tutela dell’ambiente e degli animali, non erano motivate, pur andando contro i pareri scientifici emanate dall’istituto nazionale che si occupa di studiare la fauna selvatica (ISPRA).
Ancora una volta diffidiamo la Regione Abruzzo ad adottare provvedimenti in seno al Calendario Venatorio che vadano nella direzione del pieno soddisfacimento dei piaceri venatori a discapito della tutela minima della conservazione della fauna selvatica.
Ricordiamo che, come previsto dalla legge, l’esercizio dell’attività venatoria è consentita purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica.
La Regione Abruzzo ha il dovere quindi di uniformarsi a quanto disposto dalle ordinanze del TAR e dalla recente approvazione della cosiddetta “comunitaria 2009” che prevede alcune importanti novità in materia di tutela della fauna selvatica come la riduzione dei tempi e delle specie cacciabili che sono in uno stato di conservazione sfavorevole.
La Regione Abruzzo, secondo quanto disposto dalla normativa vigente, dovrebbe gestire l’attività venatoria in base al principio della programmazione dell’attività stessa basata su rilievi numerici, su documentazione scientifica e su apporti tecnici in materia di biologia e fauna selvatica. Ebbene, tali indirizzi programmatici sono, di anno in anno, del tutto disattesi dall’amministrazione regionale essendo quindi la prima a violare le leggi. Siamo ad un livello di degrado gestionale tale che il Piano Faunistico Venatorio (documento che disciplina la pianificazione dell’esercizio venatorio) è addirittura scaduto nel 2005 e quindi sarebbe impossibile andare a caccia senza disciplinare tale attività.
L’ Associazione Animalisti Italiani adotterà ogni azione tale affinché venga impedito una ulteriore svendita del patrimonio ambientale della nostra regione ad un manipolo di vecchi cacciatori oramai privi di qualsiasi senso morale ed etico”.
Lanciano, 12 Luglio 2010
Fonte: www.animalisti.it
venerdì 2 luglio 2010
Morti sospette dei cani da caccia
Truffa alle assicurazioni
Morti sospette dei cani da caccia
Ombre oscure sulla caccia.
Da qualche tempo c’è più di qualche semplice sospetto sull’ecatombe di cani da caccia. Le stime di Federcaccia parlano di 2.500 cani morti, circa 2.000 ferimenti e quasi 900 casi di danni provocati a persone e cose. Gli incidenti sembrano aver avuto un’incidenza esponenziale negli ultimi anni tanto che qualcuno ha pensato di vederci chiaro.
Infatti c’è il sospetto, nonostante i cacciatori mai e poi mai ucciderebbero per soldi il proprio fedele compagno di hobby barattando l’affetto per un risarcimento. Resta però il fatto evidente di un aumento di casi sospetti. La svolta che ha aumentato i malentenzionati sembra coincidere con la stipula della nuova polizza assicurativa per il 2010 che Federcaccia ha sottoscritto con Ina–Assitalia e Assimoco.
L’assicurazione prevede, per la prima volta, un risarcimento per la morte del cane che può arrivare a 1.800 euro. La morte sospetta dei cani è però solo uno dei problemi. Federcaccia infatti, rappresenta 35mila dei 750mila cacciatori italiani, è nell’occhio del ciclone per un buco di bilancio di milioni di euro.
http://iltempo.ilsole24ore.com
Morti sospette dei cani da caccia
Ombre oscure sulla caccia.
Da qualche tempo c’è più di qualche semplice sospetto sull’ecatombe di cani da caccia. Le stime di Federcaccia parlano di 2.500 cani morti, circa 2.000 ferimenti e quasi 900 casi di danni provocati a persone e cose. Gli incidenti sembrano aver avuto un’incidenza esponenziale negli ultimi anni tanto che qualcuno ha pensato di vederci chiaro.
Infatti c’è il sospetto, nonostante i cacciatori mai e poi mai ucciderebbero per soldi il proprio fedele compagno di hobby barattando l’affetto per un risarcimento. Resta però il fatto evidente di un aumento di casi sospetti. La svolta che ha aumentato i malentenzionati sembra coincidere con la stipula della nuova polizza assicurativa per il 2010 che Federcaccia ha sottoscritto con Ina–Assitalia e Assimoco.
L’assicurazione prevede, per la prima volta, un risarcimento per la morte del cane che può arrivare a 1.800 euro. La morte sospetta dei cani è però solo uno dei problemi. Federcaccia infatti, rappresenta 35mila dei 750mila cacciatori italiani, è nell’occhio del ciclone per un buco di bilancio di milioni di euro.
http://iltempo.ilsole24ore.com
martedì 15 giugno 2010
Lupo ucciso da trappola bracconieri in parco Abruzzo
Lupo ucciso da trappola bracconieri in parco Abruzzo
Laccio al collo, trovato da passante in periferia Sulmona
(ANSA) - SULMONA (L'AQUILA), 14 GIU - Un lupo di circa due anni e' stato trovato morto lungo una strada alla periferia di Sulmona.
Attorno al collo l'animale aveva ancora un laccio con il quale e' rimasto strangolato. A trovarlo un contadino della zona questa mattina quando, recandosi nel suo appezzamento di terreno, ha notato il lupo in mezzo alla strada. All'inizio era convinto che si trattasse di un cane, ma quando si e' avvicinato, ha visto che si trattava della specie protetta e ha avvisato il Corpo Forestale. (ANSA).
Laccio al collo, trovato da passante in periferia Sulmona
(ANSA) - SULMONA (L'AQUILA), 14 GIU - Un lupo di circa due anni e' stato trovato morto lungo una strada alla periferia di Sulmona.
Attorno al collo l'animale aveva ancora un laccio con il quale e' rimasto strangolato. A trovarlo un contadino della zona questa mattina quando, recandosi nel suo appezzamento di terreno, ha notato il lupo in mezzo alla strada. All'inizio era convinto che si trattasse di un cane, ma quando si e' avvicinato, ha visto che si trattava della specie protetta e ha avvisato il Corpo Forestale. (ANSA).
lunedì 14 giugno 2010
Se a contaminare la selvaggina sono i cacciatori
Mangiare carne di selvaggina uccisa con proiettili di piombo potrebbe rappresentare un rischio per la salute, specialmente nei bambini o in chi mangia molto spesso la cacciagione. A rivelarlo è un autorevole studio pubblicato sulla rivista medica PLoS One.
Da tempo gli ambientalisti denunciano la possibile contaminazione della carne di selvaggina ad opera delle munizioni di piombo usate dai cacciatori e una direttiva europea del 1996 invitava i cacciatori a far uso di proiettili di acciaio quando possibile, specialmente nelle zone umide di caccia in cui è minore il rischio di “rimbalzo” dei proiettili.
Nello studio attuale compiuto da ricercatori dell’associazione inglese Wildfowl and Wetlands Trust (WWT) in collaborazione con lo Spanish Research Institute on Cynegetic Resources (IREC), gli scienziati hanno dimostrato che la quantità di piombo presente nelle carni di selvaggina dopo la cottura eccederebbe i limite consentito dall’Unione Europea, in conseguenza del fatto che molti residui di piombo delle munizioni rimarrebbero all’interno della carne.
Per verificare ciò, i ricercatori guidati da Rafael Mateo della Università di Castiglia-La Mancia hanno analizzato ai raggi X la presenza di munizioni o frammenti di munizioni all’interno di diverse specie di animali uccisi durante una battuta di caccia e comprendenti beccacce, pernici, fagiani e germani. Utilizzando una tecnologia spettroscopica, i ricercatori hanno poi analizzato l’eventuale presenza di frammenti di piombo nella carne già cotta e pronta per essere consumata.
“A seconda delle specie e del modo in cui era cucinata la cacciagione, tra il 20 e l’87,5% dei campioni analizzati superavano il livello massimo di piombo consentito dall’Unione Europea nella carne animale”, ha concluso Rafael Mateo. Un ulteriore monito per i cacciatori a utilizzare proiettili costruiti con materiale differente dal piombo, come acciaio, rame o anche plastica, come più volte raccomandato da autorevoli esperti.
Fonte: Pain DH et al. Potential Hazard to Human Health from Exposure to Fragments of Lead Bullets and Shot in the Tissues of Game Animals. PLoS ONE: 26 aprile 2010. 10.1371/journal.pone.0010315
stefano massarelli
tratto da Yahoo Notizie
Da tempo gli ambientalisti denunciano la possibile contaminazione della carne di selvaggina ad opera delle munizioni di piombo usate dai cacciatori e una direttiva europea del 1996 invitava i cacciatori a far uso di proiettili di acciaio quando possibile, specialmente nelle zone umide di caccia in cui è minore il rischio di “rimbalzo” dei proiettili.
Nello studio attuale compiuto da ricercatori dell’associazione inglese Wildfowl and Wetlands Trust (WWT) in collaborazione con lo Spanish Research Institute on Cynegetic Resources (IREC), gli scienziati hanno dimostrato che la quantità di piombo presente nelle carni di selvaggina dopo la cottura eccederebbe i limite consentito dall’Unione Europea, in conseguenza del fatto che molti residui di piombo delle munizioni rimarrebbero all’interno della carne.
Per verificare ciò, i ricercatori guidati da Rafael Mateo della Università di Castiglia-La Mancia hanno analizzato ai raggi X la presenza di munizioni o frammenti di munizioni all’interno di diverse specie di animali uccisi durante una battuta di caccia e comprendenti beccacce, pernici, fagiani e germani. Utilizzando una tecnologia spettroscopica, i ricercatori hanno poi analizzato l’eventuale presenza di frammenti di piombo nella carne già cotta e pronta per essere consumata.
“A seconda delle specie e del modo in cui era cucinata la cacciagione, tra il 20 e l’87,5% dei campioni analizzati superavano il livello massimo di piombo consentito dall’Unione Europea nella carne animale”, ha concluso Rafael Mateo. Un ulteriore monito per i cacciatori a utilizzare proiettili costruiti con materiale differente dal piombo, come acciaio, rame o anche plastica, come più volte raccomandato da autorevoli esperti.
Fonte: Pain DH et al. Potential Hazard to Human Health from Exposure to Fragments of Lead Bullets and Shot in the Tissues of Game Animals. PLoS ONE: 26 aprile 2010. 10.1371/journal.pone.0010315
stefano massarelli
tratto da Yahoo Notizie
Convocazione della Consulta Regionale della Caccia per il 22.06.2010
DIREZIONE POLITICHE AGRICOLE E DI SVILUPPO RURALE, FORESTALE, CACCIA E PESCA, EMIGRAZIONE
SERVIZIO CREDITO INNOVAZIONE E ATTIVITA’FAUNISTICA
UFFICIO PROGRAMMAZIONE VENATORIA
Via Catullo 17 65127 Pescara
Prot: RA 109381 Pescara, lì 08/06/2010
A TUTTI I COMPONENTI LA
CONSULTA REGIONALE DELLA CACCIA
LORO SEDI
Oggetto: Convocazione della Consulta Regionale della Caccia per il 22.06.2010 ore
10,30 presso la sala Grisi II piano dell’Assessorato all’Agricoltura di Pescara,
Via Catullo 17.
Si invitano le SS.LL a partecipare alla riunione che si terrà alle
ore 10,30 del 22.06.2010 in Pescara nella sede dell’Assessorato
all’Agricoltura per discutere il seguente ordine del giorno:
- proposta di Calendario Venatorio Regionale 2010/2011
A tale riguardo si fa presente che la proposta di Calendario
Venatorio sopra citato è già disponibile sul sito internet della Regione:
www.regione.abruzzo.it/caccia.
Certi della Vostra partecipazione, si inviano distinti saluti.
Il Dirigente del Servizio
Dott.ssa Giovanna ANGELUCCI
Firmato
REGIONE ABRUZZO
GIUNTA REGIONALE
SERVIZIO CREDITO INNOVAZIONE E ATTIVITA’FAUNISTICA
UFFICIO PROGRAMMAZIONE VENATORIA
Via Catullo 17 65127 Pescara
Prot: RA 109381 Pescara, lì 08/06/2010
A TUTTI I COMPONENTI LA
CONSULTA REGIONALE DELLA CACCIA
LORO SEDI
Oggetto: Convocazione della Consulta Regionale della Caccia per il 22.06.2010 ore
10,30 presso la sala Grisi II piano dell’Assessorato all’Agricoltura di Pescara,
Via Catullo 17.
Si invitano le SS.LL a partecipare alla riunione che si terrà alle
ore 10,30 del 22.06.2010 in Pescara nella sede dell’Assessorato
all’Agricoltura per discutere il seguente ordine del giorno:
- proposta di Calendario Venatorio Regionale 2010/2011
A tale riguardo si fa presente che la proposta di Calendario
Venatorio sopra citato è già disponibile sul sito internet della Regione:
www.regione.abruzzo.it/caccia.
Certi della Vostra partecipazione, si inviano distinti saluti.
Il Dirigente del Servizio
Dott.ssa Giovanna ANGELUCCI
Firmato
REGIONE ABRUZZO
GIUNTA REGIONALE
martedì 8 giugno 2010
Nuove ricerche sull'avvelenamento da piombo
Nuove ricerche sull'avvelenamento da piombo evidenziano delle conseguenze ancora più gravi sulla salute animale di quelle finora conosciute.
Di seguito il documento ISPRA che riassume i danni. In particolare è stato riscontrato un abbassamento del QI (Quoziente Intellettivo) nei cacciatori e nei loro familiari e in chi si alimenta di cacciaggione all'aumentare della concentrazione di piombo nel sangue.
piombo
Di seguito il documento ISPRA che riassume i danni. In particolare è stato riscontrato un abbassamento del QI (Quoziente Intellettivo) nei cacciatori e nei loro familiari e in chi si alimenta di cacciaggione all'aumentare della concentrazione di piombo nel sangue.
piombo
sabato 5 giugno 2010
Teramo. Approvate le modifiche al Piano Faunistico Venatorio
Varato il nuovo piano faunistico e venatorio
TERAMO. Approvate all'unanimità dal consiglio provinciale le modifiche al piano faunistico venatorio 2001/2006. Il territorio a disposizione rimane lo stesso ma vengono riaperte alcune riserve dove la presenza del cinghiale continua a dare problemi. Istituite anche nuove zone di protezione per gli animali. «Le modifiche sono il frutto di tavoli di confronto con gli stessi cacciatori, con gli Atc e con le associazioni di riferimento: quelle venatorie, quelle agricole e quelle ambientaliste», spiega l'assessore Giuseppe Di Michele che aggiunge, «L'80% delle modifiche è stato proposto dagli interessati. Puntiamo ad un maggiore coinvolgimento e soprattuto ad una maggiore responsabilizzazione dei cacciatori ai quali stiamo pensando di affidare la gestione delle riserve. Fra le nostre priorità, infatti, vi è la lotta al bracconaggio che rappresenta la vera piaga per la fauna». In realtà la Provincia di Teramo è l'unica in Abruzzo ad aver già nel 2008 deliberato un nuovo piano faunistico ma la Regione non lo ha mai approvato in attesa che anche le altre Province aggiornassero la pianificazione faunistica-venatoria. Dai precedenti 34 istituti di tutela e produzione (oasi, zone di ripopolamento e cattura, aree cinofile) si è passati a 41 e senza alterare il rapporto tra aree chiuse alla caccia e quelle aperte: dieci istituti vengono confermati inalterati; quindici vengono revocati; venti vengono istituiti ex novo; nove vengono parzialmente modificati. La nuova configurazione ha un duplice obiettivo: quello di aggiornare la pianificazione territoriale alla luce della attuale situazione geografico/ambientale, e quello di razionalizzare l'utilizzo dei territori mediante la conferma degli istituti faunistici virtuosi e la revoca, con la conseguente riapertura alla caccia, di quelli meno efficaci. Per quanto riguarda le oasi due sono individuate nel comprensorio faunistico-venatorio "Salinello" e due nel comprensorio del "Vomano". Sette sono le aree cinofile permanenti e di queste tre sono nel comprensorio "Salinello" e quattro nel comprensorio "Vomano". Le 29 zone di ripopolamento e cattura sono così ripartite: 14 nel comprensorio "Salinello" e 15 nel comprensorio "Vomano".
Da "Il Centro" del 03 giugno 2010
TERAMO. Approvate all'unanimità dal consiglio provinciale le modifiche al piano faunistico venatorio 2001/2006. Il territorio a disposizione rimane lo stesso ma vengono riaperte alcune riserve dove la presenza del cinghiale continua a dare problemi. Istituite anche nuove zone di protezione per gli animali. «Le modifiche sono il frutto di tavoli di confronto con gli stessi cacciatori, con gli Atc e con le associazioni di riferimento: quelle venatorie, quelle agricole e quelle ambientaliste», spiega l'assessore Giuseppe Di Michele che aggiunge, «L'80% delle modifiche è stato proposto dagli interessati. Puntiamo ad un maggiore coinvolgimento e soprattuto ad una maggiore responsabilizzazione dei cacciatori ai quali stiamo pensando di affidare la gestione delle riserve. Fra le nostre priorità, infatti, vi è la lotta al bracconaggio che rappresenta la vera piaga per la fauna». In realtà la Provincia di Teramo è l'unica in Abruzzo ad aver già nel 2008 deliberato un nuovo piano faunistico ma la Regione non lo ha mai approvato in attesa che anche le altre Province aggiornassero la pianificazione faunistica-venatoria. Dai precedenti 34 istituti di tutela e produzione (oasi, zone di ripopolamento e cattura, aree cinofile) si è passati a 41 e senza alterare il rapporto tra aree chiuse alla caccia e quelle aperte: dieci istituti vengono confermati inalterati; quindici vengono revocati; venti vengono istituiti ex novo; nove vengono parzialmente modificati. La nuova configurazione ha un duplice obiettivo: quello di aggiornare la pianificazione territoriale alla luce della attuale situazione geografico/ambientale, e quello di razionalizzare l'utilizzo dei territori mediante la conferma degli istituti faunistici virtuosi e la revoca, con la conseguente riapertura alla caccia, di quelli meno efficaci. Per quanto riguarda le oasi due sono individuate nel comprensorio faunistico-venatorio "Salinello" e due nel comprensorio del "Vomano". Sette sono le aree cinofile permanenti e di queste tre sono nel comprensorio "Salinello" e quattro nel comprensorio "Vomano". Le 29 zone di ripopolamento e cattura sono così ripartite: 14 nel comprensorio "Salinello" e 15 nel comprensorio "Vomano".
Da "Il Centro" del 03 giugno 2010
martedì 18 maggio 2010
“Animali nocivi”: i soliti noti sono innocenti
Il più ampio studio mai compiuto sull'impatto dei predatori sulla consistenza delle popolazioni di uccelli canori, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, mostra che non esiste alcuna evidenza scientifica che metta in correlazione l'aumento di alcuni predatori (corvidi, scoiattoli) col declino significativo delle popolazioni di uccelli canori. Lo stesso risultato relativo all’andamento della popolazione di corvi in Scozia. Cade uno dei luoghi comuni tanto caro ai cacciatori.
Lo studio condotto dal Britih Trust for Ornithology (BTO) si è concentrato su specie come il Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) e lo Zigolo giallo (Emberiza citrinella) combinando le osservazioni in oltre 200 siti per il periodo 1967-2000 con quelle di oltre 2.000 volontari che hanno monitorato i siti nel periodo 1995-2005.
Benché sia ampiamente riconosciuto che, in alcune situazioni, una presenza significativa di predatori che si nutrono alle spese di uova, nidiacei e adulti abbia un effetto sull'abbondanza della specie vittima, non esisteva ad oggi alcun dato scientifico significativo che tale effetto negativo fosse diffuso.
In questo studio, i ricercatori hanno comparato l'evoluzione del numero di prede e predatori su un arvo temporale di 40 anni per verificare l'esistenza di dinamiche correlate. Si tratta dello studio più sofisticato, sul più lungo periodo e la scala più ampia mai intrapreso su questo specifico tema. Le specie predatrici analizzate sono Poiana (Buteo buteo), Sparviere (Accipiter nisus) e Gheppio (Falco tinnunculus) che predano giovani e adulti. Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), Gazza (Pica pica), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Cornacchia (Corvus corone) e Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) sono i predatori di nidi presi in considerazione. Per lo scoiattolo sono disponibili dati solo per il periodo 1995-200.
Per 22 delle 29 specie prede potenziali prese in considerazione si è rilevato che non esiste alcuna correlazione statistica significativa tra l'aumento della popolazione di predatori e la diminuzione della popolazione di prede. Solo l'aumento di tre specie di predatori (sparviere, gheppio e scoiattolo grigio ) ha mostrato una qualche forma di correlazione con la diminuzione di alcune popolazioni di prede.
Tra le relazioni significative tra aumento dei predatori e diminuzione delle specie, quella che sembra evidenziare il legame più forte è quella l'aumento degli sparvieri nel periodo 1967- 2000 e il corrispondente declino di Ciuffolotti, Passera mattugia (Passer montanus) and Migliarino di palude (Emberiza schoeniclus).
Una relazione che è stata confermata è quella positiva tra la consistenza delle popolazioni di prede e quelle di predatori: quando le prime aumentano, le secondo seguono. Questo è particolarmente vero nel caso dei predatori di nidi autoctoni (Picchio rosso maggiore, gazza, ghiandaia, cornacchia). Questo studio, condotta per tutta la Gran Bretagna, scagiona questi predatori dal sospetto di essere i principali responsabili del declino di alcune specie, ma evidentemente non esclude possibili effetti negativi significativi a livello locale.
Altri studi hanno evidenziato che nello stesso periodo di tempo la consistenza delle popolazioni di uccelli canori è stata significativamente influenzata da altri fattori, quali le modifiche alle modalità di conduzione delle terre agricole e delle foreste.
La ricerca, di Stuart Newson (BTO), Eric Rexstad (University of St Andrews), Stephen Baillie (BTO), Stephen Buckland (University of St Andrews) e Nicholas Aebischer (Game and Wildlife Conservation Trust) è stata pubblicata col titolo "Population changes of avian predators and grey squirrels in England: is there evidence for an impact on avian prey populations?" sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology.
Una ricerca più specifica condotta in Scozia sui Corvi (Corvus frugilegus) è giunta a conclusioni simili. Non possono essere loro gli imputati del calo della popolazione di alcuni limicoli (Pavoncella, Piovanello pancianera, Piviere dorato, Beccaccino e Chiurlo) i cui numeri sono drammaticamente calati – in certi casi anche del 50% - negli ultimi venticinque anni, proprio mentre si assisteva a un recupero in grande stile dei corvi.
Questo studio è stato pubblicato nel febbraio 2010 dalla Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) e dal Centre for Environmental Sustainability (ACES) della University of Aberdeen. Un po' di evidenza scientifica a fronte di cedenze, miti e leggende che da sempre circondano i corvidi, giustificati dalla loro straordinaria intelligenza nel mondo dei pennuti.
Aumento dei corvi, il fatto che siano dei predatori di nidi, la loro pessima reputazione e il calo di alcune popolazioni di limicoli ha portato molti a trarne l'immediata conclusione che il calo di questi ultimi non poteva che essere causato dalle prime e che quindi fossero necessari interventi speciali per “sfoltirne” la popolazione. Secondo uno schema tanto noto quanto fasullo, i cacciatori si sono immediatamente candidati a “ribilanciare” gli ecosistemi controllando le popolazioni “in eccesso”. Una storia che abbiamo spesso sentito anche in Italia ma di cui non siamo mai riusciti ad apprezzarne i risultati.
Questa ricerca, pubblicata anch'essa sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology, fornisce una base scientifica robusta sulla base della quale eventuali provvedimenti di questo tipo potrebbero o dovrebbero essere assunti se realmente necessari. Lo studio si basa su dati provenienti da una zona di oltre 1.700 kmq di altipiani nei quali è stato studiato il rapporto tra l'andamento delle popolazioni di corvo e di limicoli negli ultimi 20 anni.
La storica persecuzione perpetrata da cacciatori, proprietari terrieri e contadini contro i corvi aveva portato il loro numero a ridursi vistosamente nel corso del XX secolo, con un sostanziale restringimento del loro areale di distribuzione. Cambiamenti economici e culturali hanno consentito ai corvi, negli ultimi 25 anni, di crescere di nuovo e riconquistare gli spazi da cui erano stati eliminati. Nel Regno Unito, il Breeding Bird Survey ha dimostrato che tra il 1994 e il 2007 la popolazione di corvi è aumentata del 134%.
Nonostante questo evidente recupero, la ricerca non ha trovato alcuna correlazione tra questa dinamica in crescita e il parallelo calo delle popolazioni di limicoli. Altri fattori, come la modifica degli habitat, della copertura vegetale e un generalizzato aumento dei predatori come le volpi, possono essere responsabili del declino su così ampia scala.
Articolo tratto da: www.tutelafauna.it
Lo studio condotto dal Britih Trust for Ornithology (BTO) si è concentrato su specie come il Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) e lo Zigolo giallo (Emberiza citrinella) combinando le osservazioni in oltre 200 siti per il periodo 1967-2000 con quelle di oltre 2.000 volontari che hanno monitorato i siti nel periodo 1995-2005.
Benché sia ampiamente riconosciuto che, in alcune situazioni, una presenza significativa di predatori che si nutrono alle spese di uova, nidiacei e adulti abbia un effetto sull'abbondanza della specie vittima, non esisteva ad oggi alcun dato scientifico significativo che tale effetto negativo fosse diffuso.
In questo studio, i ricercatori hanno comparato l'evoluzione del numero di prede e predatori su un arvo temporale di 40 anni per verificare l'esistenza di dinamiche correlate. Si tratta dello studio più sofisticato, sul più lungo periodo e la scala più ampia mai intrapreso su questo specifico tema. Le specie predatrici analizzate sono Poiana (Buteo buteo), Sparviere (Accipiter nisus) e Gheppio (Falco tinnunculus) che predano giovani e adulti. Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), Gazza (Pica pica), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Cornacchia (Corvus corone) e Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) sono i predatori di nidi presi in considerazione. Per lo scoiattolo sono disponibili dati solo per il periodo 1995-200.
Per 22 delle 29 specie prede potenziali prese in considerazione si è rilevato che non esiste alcuna correlazione statistica significativa tra l'aumento della popolazione di predatori e la diminuzione della popolazione di prede. Solo l'aumento di tre specie di predatori (sparviere, gheppio e scoiattolo grigio ) ha mostrato una qualche forma di correlazione con la diminuzione di alcune popolazioni di prede.
Tra le relazioni significative tra aumento dei predatori e diminuzione delle specie, quella che sembra evidenziare il legame più forte è quella l'aumento degli sparvieri nel periodo 1967- 2000 e il corrispondente declino di Ciuffolotti, Passera mattugia (Passer montanus) and Migliarino di palude (Emberiza schoeniclus).
Una relazione che è stata confermata è quella positiva tra la consistenza delle popolazioni di prede e quelle di predatori: quando le prime aumentano, le secondo seguono. Questo è particolarmente vero nel caso dei predatori di nidi autoctoni (Picchio rosso maggiore, gazza, ghiandaia, cornacchia). Questo studio, condotta per tutta la Gran Bretagna, scagiona questi predatori dal sospetto di essere i principali responsabili del declino di alcune specie, ma evidentemente non esclude possibili effetti negativi significativi a livello locale.
Altri studi hanno evidenziato che nello stesso periodo di tempo la consistenza delle popolazioni di uccelli canori è stata significativamente influenzata da altri fattori, quali le modifiche alle modalità di conduzione delle terre agricole e delle foreste.
La ricerca, di Stuart Newson (BTO), Eric Rexstad (University of St Andrews), Stephen Baillie (BTO), Stephen Buckland (University of St Andrews) e Nicholas Aebischer (Game and Wildlife Conservation Trust) è stata pubblicata col titolo "Population changes of avian predators and grey squirrels in England: is there evidence for an impact on avian prey populations?" sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology.
Una ricerca più specifica condotta in Scozia sui Corvi (Corvus frugilegus) è giunta a conclusioni simili. Non possono essere loro gli imputati del calo della popolazione di alcuni limicoli (Pavoncella, Piovanello pancianera, Piviere dorato, Beccaccino e Chiurlo) i cui numeri sono drammaticamente calati – in certi casi anche del 50% - negli ultimi venticinque anni, proprio mentre si assisteva a un recupero in grande stile dei corvi.
Questo studio è stato pubblicato nel febbraio 2010 dalla Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) e dal Centre for Environmental Sustainability (ACES) della University of Aberdeen. Un po' di evidenza scientifica a fronte di cedenze, miti e leggende che da sempre circondano i corvidi, giustificati dalla loro straordinaria intelligenza nel mondo dei pennuti.
Aumento dei corvi, il fatto che siano dei predatori di nidi, la loro pessima reputazione e il calo di alcune popolazioni di limicoli ha portato molti a trarne l'immediata conclusione che il calo di questi ultimi non poteva che essere causato dalle prime e che quindi fossero necessari interventi speciali per “sfoltirne” la popolazione. Secondo uno schema tanto noto quanto fasullo, i cacciatori si sono immediatamente candidati a “ribilanciare” gli ecosistemi controllando le popolazioni “in eccesso”. Una storia che abbiamo spesso sentito anche in Italia ma di cui non siamo mai riusciti ad apprezzarne i risultati.
Questa ricerca, pubblicata anch'essa sul British Ecological Society's Journal of Applied Ecology, fornisce una base scientifica robusta sulla base della quale eventuali provvedimenti di questo tipo potrebbero o dovrebbero essere assunti se realmente necessari. Lo studio si basa su dati provenienti da una zona di oltre 1.700 kmq di altipiani nei quali è stato studiato il rapporto tra l'andamento delle popolazioni di corvo e di limicoli negli ultimi 20 anni.
La storica persecuzione perpetrata da cacciatori, proprietari terrieri e contadini contro i corvi aveva portato il loro numero a ridursi vistosamente nel corso del XX secolo, con un sostanziale restringimento del loro areale di distribuzione. Cambiamenti economici e culturali hanno consentito ai corvi, negli ultimi 25 anni, di crescere di nuovo e riconquistare gli spazi da cui erano stati eliminati. Nel Regno Unito, il Breeding Bird Survey ha dimostrato che tra il 1994 e il 2007 la popolazione di corvi è aumentata del 134%.
Nonostante questo evidente recupero, la ricerca non ha trovato alcuna correlazione tra questa dinamica in crescita e il parallelo calo delle popolazioni di limicoli. Altri fattori, come la modifica degli habitat, della copertura vegetale e un generalizzato aumento dei predatori come le volpi, possono essere responsabili del declino su così ampia scala.
Articolo tratto da: www.tutelafauna.it
lunedì 10 maggio 2010
Ancora sul corso di formazione per cacciatori nel PNALM
Altura - Animalisti Italiani - LAV - LIPU - Mountain Wilderness - Il Nibbio - Pro Natura - WWF
Comunicato stampa del 6 maggio 2010
PERCHÉ UN PARCO ORGANIZZA CORSI DI FORMAZIONE CON I CACCIATORI?
Da oggi la seconda parte di un corso organizzato da un’associazione di cacciatori nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Proprio nei giorni in cui il mondo ambientalista, con appelli, interventi sui giornali ed una manifestazione di tre giorni davanti al Parlamento, era impegnato a difendere la fauna italiana dalla completa deregolamentazione in materia di periodi di caccia, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise non ha trovato nulla di meglio da fare che offrire il proprio supporto ad un’associazione di cacciatori per organizzare un “Corso per la gestione delle popolazioni di cervo e capriolo in ambiente appenninico”.
Il corso, rivolto principalmente ai cacciatori (su 30 posti disponibili, 25 sono stati riservati a cacciatori), si è svolto nel Centro Natura del Parco di Pescasseroli, storica “capitale” del Parco nazionale più antico di Italia dal 22 al 25 aprile ed avrà una seconda parte da domani fino al 9 maggio.
Un corso che, dietro la parvenza dello studio delle due specie, contiene materie di insegnamento che non lasciano alcun dubbio sulle sue finalità reali.
Leggendo il programma del corso, infatti, si vede come i partecipanti hanno potuto e potranno seguire lezioni su:
“Tecniche di caccia”;
“Armi e balistica”;
“Recupero di animali feriti e utilizzo del cane da traccia”;
“Raccolta delle informazioni sulle attività di caccia e dei capi abbattuti (numero di uscite per cacciatore, per distretto, per capo abbattuto e per capo assegnato non prelevato, sforzo di caccia e successo di prelievo per periodo)”.
Non c’è che dire! Un vero e proprio campionario di informazioni utili da dare per un Parco nazionale che ha tra i suoi scopi principali la tutela della fauna!
La cosa appare ancora più grave se si pensa che la caccia a cervo e capriolo non solo è vietata in tutte le aree naturali protette italiane, ma è anche vietata su tutto il territorio delle tre regioni che ospitano il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Non si comprende, quindi, quali possono essere state le motivazioni che hanno spinto i vertici del Parco a promuovere un corso del genere. Eppure tra gravi problemi sanitari che rischiano di porre a serio rischio specie come il camoscio appenninico e l’orso bruno marsicano e lupi uccisi con bocconi avvelenati, sembra evidente che il Parco avrebbe questioni ben più serie di cui occuparsi.
Le Associazioni Altura, Animalisti Italiani, LAV, LIPU Abruzzo, Mountain Wilderness, il Nibbio, Pro Natura e WWF stigmatizzano l’iniziativa dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e chiedono che il Parco non si presti più a simili attività che nulla hanno a che fare con la sua tradizione e con i compiti che gli attribuisce la legge.
Comunicato stampa del 6 maggio 2010
PERCHÉ UN PARCO ORGANIZZA CORSI DI FORMAZIONE CON I CACCIATORI?
Da oggi la seconda parte di un corso organizzato da un’associazione di cacciatori nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Proprio nei giorni in cui il mondo ambientalista, con appelli, interventi sui giornali ed una manifestazione di tre giorni davanti al Parlamento, era impegnato a difendere la fauna italiana dalla completa deregolamentazione in materia di periodi di caccia, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise non ha trovato nulla di meglio da fare che offrire il proprio supporto ad un’associazione di cacciatori per organizzare un “Corso per la gestione delle popolazioni di cervo e capriolo in ambiente appenninico”.
Il corso, rivolto principalmente ai cacciatori (su 30 posti disponibili, 25 sono stati riservati a cacciatori), si è svolto nel Centro Natura del Parco di Pescasseroli, storica “capitale” del Parco nazionale più antico di Italia dal 22 al 25 aprile ed avrà una seconda parte da domani fino al 9 maggio.
Un corso che, dietro la parvenza dello studio delle due specie, contiene materie di insegnamento che non lasciano alcun dubbio sulle sue finalità reali.
Leggendo il programma del corso, infatti, si vede come i partecipanti hanno potuto e potranno seguire lezioni su:
“Tecniche di caccia”;
“Armi e balistica”;
“Recupero di animali feriti e utilizzo del cane da traccia”;
“Raccolta delle informazioni sulle attività di caccia e dei capi abbattuti (numero di uscite per cacciatore, per distretto, per capo abbattuto e per capo assegnato non prelevato, sforzo di caccia e successo di prelievo per periodo)”.
Non c’è che dire! Un vero e proprio campionario di informazioni utili da dare per un Parco nazionale che ha tra i suoi scopi principali la tutela della fauna!
La cosa appare ancora più grave se si pensa che la caccia a cervo e capriolo non solo è vietata in tutte le aree naturali protette italiane, ma è anche vietata su tutto il territorio delle tre regioni che ospitano il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Non si comprende, quindi, quali possono essere state le motivazioni che hanno spinto i vertici del Parco a promuovere un corso del genere. Eppure tra gravi problemi sanitari che rischiano di porre a serio rischio specie come il camoscio appenninico e l’orso bruno marsicano e lupi uccisi con bocconi avvelenati, sembra evidente che il Parco avrebbe questioni ben più serie di cui occuparsi.
Le Associazioni Altura, Animalisti Italiani, LAV, LIPU Abruzzo, Mountain Wilderness, il Nibbio, Pro Natura e WWF stigmatizzano l’iniziativa dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e chiedono che il Parco non si presti più a simili attività che nulla hanno a che fare con la sua tradizione e con i compiti che gli attribuisce la legge.
martedì 4 maggio 2010
Clamoroso: un'associazione di cacciatori rimuove rifiuti lungo il fiume Pescara!
Incredibile evento annunciato dalla stampa: un'associazione di cacciatori di Chieti Scalo rimuove rifiuti lungo il fiume Pescara! Ecco la prova dell'esistenza dei "cacciatori ecologisti"!!!
Via i rifiuti dalle rive del Pescara
Oggi al lavoro con la Tema il Circolo cacciatori dello Scalo
Al “capezzale” del fiume Pescara per “guarirlo”. Gruppi di volontari festeggeranno questo primo maggio lungo le sponde del corso d’acqua per liberarlo dei rifiuti che l’hanno trasformato in una discarica a cielo aperto. Si cercherà di ripulire la sponda destra del fiume, dall’ex Mulino Canosa fino all’area, ormai degradata e abbandonata alle erbacce del cosiddetto “parco fluviale”, realizzato all’altezza del “Megalò”. L’iniziativa è del Circolo cacciatori di Chieti Scalo presieduto da Enzo Desiderio, con l’autorizzazione e il patrocinio della Provincia. Il raduno è fissato alle ore 8 presso il parcheggio dello stadio di calcio Angelini. Collabora la società Tema alla quale verranno conferiti i rifiuti.
Articolo da "Il Messaggero" ed. Abruzzo del 01 maggio 2010
Via i rifiuti dalle rive del Pescara
Oggi al lavoro con la Tema il Circolo cacciatori dello Scalo
Al “capezzale” del fiume Pescara per “guarirlo”. Gruppi di volontari festeggeranno questo primo maggio lungo le sponde del corso d’acqua per liberarlo dei rifiuti che l’hanno trasformato in una discarica a cielo aperto. Si cercherà di ripulire la sponda destra del fiume, dall’ex Mulino Canosa fino all’area, ormai degradata e abbandonata alle erbacce del cosiddetto “parco fluviale”, realizzato all’altezza del “Megalò”. L’iniziativa è del Circolo cacciatori di Chieti Scalo presieduto da Enzo Desiderio, con l’autorizzazione e il patrocinio della Provincia. Il raduno è fissato alle ore 8 presso il parcheggio dello stadio di calcio Angelini. Collabora la società Tema alla quale verranno conferiti i rifiuti.
Articolo da "Il Messaggero" ed. Abruzzo del 01 maggio 2010
lunedì 26 aprile 2010
Caccia nel PNALM: Rossi risponde al WWF

Pescasseroli. - Quella che segue è la lettera di risposta del Presidente del Parco Giuseppe Rossi, alla lettera aperta del 22 aprile e alla lettera del 12 aprile, stesso oggetto, del Presidente del WWF Stefano Leoni a proposito di un corso organizzato dall'URCA Abruzzo nel Parco Nazionale:
Caro Presidente,
Riscontro la lettera del 12 aprile scorso e la lettera aperta del 22 aprile, per esprimere sorpresa e, sinceramente, anche un po' di sconcerto. Soprattutto se penso che sulla questione avevo avuto modo di chiarire personalmente, alla responsabile regionale del WWF Camilla Crisante, lo spirito con il quale il Parco aveva aderito alla proposta di patrocinare un corso del genere.
Desidero comunque confermare, come d'altra parte è facilmente desumibile dal programma e dal comunicato divulgato dal Parco che questo corso, organizzato dall'URCA Abruzzo anche con il supporto scientifico dell'ISPRA, non è volto allo "sviluppo della attività di caccia di selezione a diverse specie di ungulati", ma alla conoscenza della biologia, etologia e gestione complessiva di due specie. L'obiettivo esclusivo del Parco è quindi quello di promuovere, nella parte più avvertita del mondo venatorio abruzzese, la migliore conoscenza di queste specie, ormai comuni nell'Appennino centrale; e di contribuire altresì alla crescita culturale complessiva su queste tematiche, in piena sintonia con le finalità istitutive.
Francamente, sono io ad essere stupito, in particolare nel leggere le affermazioni e le esortazioni sull'utilizzo da parte del Parco delle "sue sempre più scarse risorse umane ed economiche".
Precisato che il corso contestato non comporta alcun onere per l'Ente, vorrei soltanto ricordare le disastrose condizioni cui era stato ridotto il Parco che, comunque, uscendo dopo anni da una crisi spaventosa, ha rilanciato la propria azione di conservazione e promozione, oggi nuovamente apprezzata a livello nazionale e non solo. Vorrei ancora ricordare, in proposito, i comunicati correnti, regolarmente inviati al WWF, che informano su tutte le attività svolte e quindi di come vengono utilizzate, da parte di questa amministrazione del Parco, le poche risorse disponibili. E' di tutta evidenza che l'impegno maggiore viene infatti dedicato, senza trascurare ovviamente tutte le altre esigenze e necessità, proprio ai temi della conservazione, del monitoraggio e della ricerca.
In conclusione, questo corso, con finalità didattico-educative, non prelude ad alcuna ipotesi di qualsivoglia apertura verso qualsivoglia modalità di caccia nel Parco che è e rimane, per quanto mi riguarda, territorio assolutamente intangibile.
Restando a disposizione, nel caso il WWF volesse approfondire e conoscere bene la situazione del Parco, i problemi e le prospettive, e soprattutto quanto si sta facendo per la conservazione, la ricerca, i monitoraggi, etc con le scarsissime risorse disponibili, colgo l'occasione per inviare cordiali saluti,
Il Presidente, Giuseppe ROSSI
Comunicato Stampa n. 30/2010
Fonte: http://www.parcoabruzzo.it/
venerdì 23 aprile 2010
WWF: perchè un corso per cacciatori nel PNALM?

(ASCA) - Roma, 22 apr - E' incomprensibile per il WWF la ragione che ha spinto il parco Nazionale d'Abruzzo a organizzare un corso sulla ''gestione di cervo e capriolo'' che inizia oggi, in collaborazione con l'URCA Unione Regionale Cacciatori Appennino.
Lo afferma il Presidente del WWF Italia Stefano Leoni, in una lettera aperta al presidente del Parco: ''Non comprendiamo - dice - come mai e quale sia lo scopo del corso per la formazione e la promozione di cacciatori di selezione in un contesto come quello del Parco, inserito tra quelle attivita' di formazione e sensibilizzazione che dovrebbero privilegiare scelte di armonizzazione e convivenza.
Avremmo con estremo piacere compreso un corso di formazione per i nostri agricoltori, per quegli allevatori presenti sul territorio, che potesse aiutarli a capire e trovare le migliori forme di convivenza possibile con la fauna selvatica, che potesse aiutarli a scegliere quali misure dissuasive mettere in atto, come facilitare l'uso di recinzioni elettrificate, odori dissuasivi, misure atte a fermare episodi di predazione, attivare quel monitoraggio costante del patrimonio faunistico presente su cui ancora non riusciamo ad avere adeguate risposte.
Invece la scelta, incomprensibile, va verso un corso che insegni e spieghi, tra l'altro, come uccidere gli ungulati.
E' questa un'attivita' compatibile con la missione del Parco?''.
''In un tale contesto e in un momento come questo dove le risorse umane ed economiche sono limitate - si legge ancora nella missiva - la notizia ci ha lasciati non poco stupiti,e come gia' scritto in precedenza, ci ha a dire il vero sbigottiti per quello che tutto cio' vorrebbe significare.
Ben altre attivita' ed iniziative andrebbero sviluppate oggi che ancora l'uso illegale del veleno e' prassi comune, oggi che problemi sanitari stanno emergendo sempre piu' pesantemente, oggi che piu' che mai questo patrimonio ha bisogno di essere valorizzato; non ci aspettavamo proprio una simile scelta.
Ci auguriamo - conclude Leoni - che Lei riesca a farci comprendere tali scelte e quale sia la strada che il Parco vuole percorrere''.
Fonte: Asca 22 aprile 2010
Bando.corso.cervo
giovedì 22 aprile 2010
La Commissione Ue pronta ad impugnare la legge regionale sulla caccia dell' Abruzzo

Bruxelles, 20 apr. (Apcom) - La Commissione europea "non esiterà" a lanciare nuove procedure d'infrazione contro l'Italia se la nuova legge sulla caccia dovesse contenere altre violazioni al diritto comunitario, oltre a quelle già presenti nel quadro attuale, che saranno presto oggetto di sentenza da parte della Corte europea di Giustizia. Lo ha affermato oggi a Bruxelles, rispondendo all'Apcom, il portavoce del commissario europeo all'Ambiente, Janez Potocnik. La Commissione, ha detto il portavoce, Joe Hennon, "è al corrente del dibattito in corso nel Parlamento italiano per modificare l'attuale legislazione nazionale sulla caccia" e ricorda di "aver già lanciato diverse procedure d'infrazione contro l'Italia per violazioen della direttiva Ue sugli uccelli selvatici" ora codificata come direttiva Ce 2009/147. In particolare, ha sottolineato Hennon, l'Esecutivo comunitario, "si attende una sentenza della Corte europea di giustizia che riguarda, fra l'altro, sia la legislazione nazionale che quella regionale sulla caccia agli uccelli protetti proprio dalla direttiva 2009/147". "Qualunque modifica del quadro giuridicano italiano sulla caccia che sarà adottato dal Parlamento in futuro, sarà valutato dalla Commissione nel contesto della vicenda legale in corso. Se fossero introdotte nuove violazioni del diritto comunitario - ha concluso il portavoce -, la Commissione non esiterà a lanciare nuove azioni legali contro l'Italia". Il ricorso della Commissione contro l'Italia era stato presentato il 22 dicembre 2008, e seguito un anno dopo da un provvedimento d'urgenza ('ordinanza' del 10 dicembre 2009) del presidente della Corte, che aveva sospeso la legge regionale lombarda sull'attività venatoria. Ma nel procedimento sono messe in causa a vario titolo anche le leggi regionali sulla caccia di Abruzzo, Lazio, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Calabria e Puglia). La sentenza è attesa prima dell'estate, essendo mediamente di 17 mesi il periodo che intercorre fra il ricorso per inadempimento e il verdetto finale della Corte.
Fonte: apcom 26 aprile 2010
Abruzzo: la Camera dei Deputati sconfessa Febbo
COMUNICATO STAMPA
ABRUZZO: LA CAMERA DEI DEPUTATI SCONFESSA L’ASSESSORE FEBBO.
La Camera dei Deputati ha approvato l’articolo 43 della Legge Comunitaria che, grazie a due emendamenti approvati, proroga la caccia con parere vincolante dell’ISPRA al massimo fino al 10 febbraio.
Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo regionale VERDI:
“Il voto di oggi della Camera dei Deputati rappresenta un sonoro schiaffo anche alle ridicole tesi dell’Assessore regionale abruzzese dell’Agricoltura e alla Caccia.
L’Assessore Mauro Febbo è stato l’ unico assessore regionale alla caccia (assieme al Governatore del Veneto Zaia) a schierarsi ufficialmente a favore della vergognosa ed inaccettabile proposta di permettere alle Regioni di far sparare, cacciare e sterminare animali (e uomini) tutto l’anno. Questo potere assoluto per fortuna è stato tolto all’Assessore Mauro Febbo come a tutte le altre Regioni: ha prevalso il buonsenso e il diritto”.
L’Aquila, 21 aprile 2010
Gruppo Consiliare "la Sinistra, VERDI-SD" Regione Abruzzo
Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila -0862.644.213 - 335.790.71.20
www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it
ABRUZZO: LA CAMERA DEI DEPUTATI SCONFESSA L’ASSESSORE FEBBO.
La Camera dei Deputati ha approvato l’articolo 43 della Legge Comunitaria che, grazie a due emendamenti approvati, proroga la caccia con parere vincolante dell’ISPRA al massimo fino al 10 febbraio.
Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo regionale VERDI:
“Il voto di oggi della Camera dei Deputati rappresenta un sonoro schiaffo anche alle ridicole tesi dell’Assessore regionale abruzzese dell’Agricoltura e alla Caccia.
L’Assessore Mauro Febbo è stato l’ unico assessore regionale alla caccia (assieme al Governatore del Veneto Zaia) a schierarsi ufficialmente a favore della vergognosa ed inaccettabile proposta di permettere alle Regioni di far sparare, cacciare e sterminare animali (e uomini) tutto l’anno. Questo potere assoluto per fortuna è stato tolto all’Assessore Mauro Febbo come a tutte le altre Regioni: ha prevalso il buonsenso e il diritto”.
L’Aquila, 21 aprile 2010
Gruppo Consiliare "la Sinistra, VERDI-SD" Regione Abruzzo
Via Jacobucci,4 - 67100 L'Aquila -0862.644.213 - 335.790.71.20
www.waltercaporale.it – verdi@waltercaporale.it
venerdì 2 aprile 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)