mercoledì 30 aprile 2014

Regione Abruzzo: emendamenti Acerbo-Caporale stoppano il Regolamento sugli ungulati

EMENDAMENTI ACERBO-CAPORALE STOPPANO PIANO DEMANIALE MARITTIMO E REGOLAMENTO CACCIA
PER NOI BISOGNA TUTELARE SPIAGGE E VISTA MARE, NO ALLA CACCIA DI CERVI E CAPRIOLI, MASSIMA ATTENZIONE PER L'ORSO

Salutiamo positivamente l'approvazione del provvedimento per i malati oncologici che è frutto dell'impegno e della costante pressione dell'opposizione. Meno condivisibile la modalità demagogica di taglio delle tasse. Su altre materie abbiamo dovuto porre un freno alle iniziative della maggioranza.

Siamo stati costretti a presentare 1000 emendamenti ostruzionistici per bloccare il nuovo Piano Demaniale Marittimo e rinviarne l'esame alla prossima legislatura come richiesto dalle associazioni ambientaliste.

E' inaccettabile che venga presentato all'ultimo momento come marchetta elettorale uno strumento di pianificazione così importante.
La politica di centrodestra e centrosinistra ha già causato la cementificazione delle spiagge e la perdita della vista mare in gran parte delle città abruzzesi. Non e' tollerabile che uno strumento dipianificazione di questo genere venga proposto all'ultimo momento senza il dovuto approfondimento. Non rinunciamo alla battaglia per difendere la spiaggia che e' un bene comune. Il PDM di cui abbiamo bisogno deve contenere norme per recuperare la vista mare e riqualificare le nostre spiagge.
Le spiagge abruzzesi sono state deturpate fin troppo, l'attività degli operatori economici va contemperata con la tutela delle spiagge quali bene demaniale, a partire dalla tutela paesaggistica e dal recupero della vista mare fino alla disponibilità di spiagge libere.
Noi non abbiamo pregiudizi e siamo disponibili a un confronto ma riteniamo illegittimo e scorretto che si porti il piano in Consiglio ora.
Se il centrodestra e il PD condividono questo Piano, noi riaffermiamo il nostro sostegno ai rilievi delle associazioni ambientaliste perchè nel 2014 non si può pensare di consentire ulteriori ampliamenti degli stabilimenti balneari nelle località dove è più forte la cementificazione come a Pescara.
Troviamo inoltre incredibile che siano stati presentati emendamenti ad personam per sanare abusi.

Oggi ci è toccato stoppare per l'ennesima volta il regolamento sugli ungulati contro il tentativo di aprire la caccia a cervi e caprioli.
Abbiamo ribadito inoltre che vanno previste precise norme per salvaguardare l'orso.

Con noi in Consiglio queste cose non passano.

Maurizio Acerbo,
candidato Presidente "Un'altra regione"

Walter Caporale,
consigliere regionale

martedì 29 aprile 2014

Regolamento ungulati Abruzzo: "vergognosa marchetta elettorale a danno del patrimonio faunistico"

ASSOCIAZIONE ANIMALISTI ITALIANI ONLUS 

COMUNICATO STAMPA DEL 29 APRILE 2014



ABRUZZO – REGOLAMENTO ABBATTIMENTO CERVI, CAPRIOLI E CINGHIALI.

IL VOTO DEFINITIVO NELL’ULTIMA SEDUTA DEL 29 APRILE, PRIMA DELLE ELEZIONI DEL 25 MAGGIO PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO REGIONALE.


CAPORALE: “Regolamento Ungulati – Vergognosa Marchetta Elettorale a danno della Patrimonio Faunistico. Chiederò il ritiro della Legge e in alternativa ostruzionismo con 1100 emendamenti, il mio voto contrario e ricorsi alla Corte Costituzionale e alla Corte dei Conti”.

Roma, 29 aprile 2014 – Ultima seduta del consiglio regionale abruzzese prima del voto del 25 maggio. Nel calderone tutte leggi “marchette elettorali” e non poteva mancare quello dedicato al voto dei cacciatori che contano in Abruzzo 16.000 unità.

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo al Consiglio regionale e Presidente dell’Associazione “Animalisti Italiani Onlus”:

"La Regione Abruzzo, Regione Verde dei Parchi, si appresta ad approvare un regolamento di Giunta in materia di gestione degli Ungulati: Caprioli, Cervi e Cinghiali. Un regolamento che vedrà il voto contrario del sottoscritto a meno che non si decida di ritararlo dall’ordine del giorno della seduta che prevede numerose leggi dell’ultim’ora. In caso di voto inizierò la mia ultima e lunga attività di ostruzionismo con la discussione di 1.100 emendamenti.

Questo regolamento sarà oggetto di Ricorso alla Corte Costituzionale e alla Corte dei Conti per il semplice motivo che all’interno non si tiene conto dei regolamenti a tutela dell’Orso Marsicano (PATOM - Piano d'Azione per la Tutela dell'Orso Marsicano), dei Fondi Europei che questa Regione percepisce per la tutela e la conservazione della specie, nonché del danno Patrimoniale alla Fauna Locale. Il sottoscritto in qualità di Presidente dell’Associazione “Animalisti Italiani Onlus” ha già dato mandato all’ufficio legale di procedere con i ricorsi e le denunce del caso e soprattutto di provvedere all’individuazione dei responsabili di tale inopportuno regolamento che sta colpendo duramente la Regione dei Parchi e gli animali Protetti.

Un regolamento che rimanda ai cacciatori, che gestiscono gli Ambiti Territoriali di Caccia –ATC-, la gestione degli ungulati. E’ come raccomandare le “pecore al lupo”, naturale predatore. Innaturale è invece cedere la gestione della fauna selvatica ai cacciatori. Innaturale è chiamare un regolamento concepito per i cacciatori un Piano di Gestione della Fauna. Innaturale è, ancora una volta, osservare la solerzia con cui questa Giunta e questo Consiglio, in maniera trasversale, riesca ad approvare un documento che non è altro che una marchetta elettorale e non sia stato mai tanto solerte per rilanciare l’economia, l’occupazione e neanche tanta solerzia si è ravvisata quando i cittadini abruzzesi hanno gridato un chiaro e forte no alle attività petrolifere di cui la Regione è minacciata.

All’interno del regolamento ci sono troppi punti inaccettabili frutto di accordi con i cacciatori più che di evidenza scientifica:

1. Uno dei punti centrali e prioritari è che secondo l’articolato, la gestione degli ungulati selvatici nelle aree protette nazionali e regionali è concordata ed attuata congiuntamente dagli Enti gestori delle aree protette, dalle Amministrazioni Provinciali e dagli ATC. Non è accettabile (e illegittimo sul piano del diritto) che enti con competenza sub-regionale abbiano competenza su aree dichiarate per legge di importanza nazionale o regionale.
2. Totale azzeramento del PATOM - Piano d'Azione per la Tutela dell'Orso Marsicano – 
3. Come ESIGE il PATOM - punto 5 del PATOM sottoscritto - e, cioè, il divieto di braccata per tutte le aree importanti per l'orso (il CORE RANGE del PATOM + tutti i SIC in cui è presente l'orso) in cui si deve fare solo la girata/caccia di selezione con numero limitato delle squadre (no fino a 80ncaccaitori, ma 15 al massimo);
4. Inoltre vengono assimilati a "normali" zone di caccia tutti i SIC esterni alla Zona di Protezione Esterna del PNALM ma importantissimi per l'Orso (basta citare i Simbruini!).
5. Bisogna chiarire che, nelle more dell’approvazione del Piano Faunistico Venatorio, i piani devono essere sottoposti a Valutazione di Incidenza Ambientale di cui al DR:357/97 non solo per gli effetti sull'Orso ma anche sulle altre specie (Lupo), sia per quanto riguarda la sottrazione di prede potenziali, sia per gli aspetti sanitari (si veda la questione delle vaccinazioni dei cani), sia per gli aspetti di disturbo, sia per quanto riguarda le potenziali uccisioni per sbaglio;
Un regolamento che nei tempi, nei luoghi e nelle modalità non rispetta nessun precetto di tutela e conservazione delle specie Orso e Lupo. Un regolamento che annuncia lo sterminio ingiustificato di cervi e caprioli e una scellerata gestione dei cinghiali ad uso e consumo dei cacciatori e degli ATC. 
Ribadisco il voto contrario e il ricorso alla Corte Costituzionale e alla Corte dei Conti, salvo decisione di ritirare il regolamento in via definitiva”.

venerdì 18 aprile 2014

Abruzzo, si vota a fine aprile per cacciare cervi e caprioli Rewilding Apennines: tempi non maturi, ma possibile in futuro


Secondo Rewilding Apennines il regolamento proposto rischia di minacciare i delicati equilibri naturali, nonchè il turismo che va potenziandosi. Possibile un'apertura in futuro


Abruzzo – E’ stata rimandata alla fine di aprile, per lunedì 28, la votazione in commissione regionale del regolamento sulla caccia agli ungulati (Cinghiale, Cervo e Capriolo). Gli ambientalisti, Salviamo l’Orso, Touring Club, Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS, L.I.P.U. e ALTURA, hanno definito l’operazione “una sveltina elettorale.” Il regolamento è fortemente voluto dall’ala destra del consiglio, appena prima delle elezioni, e sembrerebbe favorire le lobby dei cacciatori. Consentirebbe di sparare a cervi e caprioli e di cacciare il cinghiale con metodi vietati nel PATOM, il Piano firmato dalla Regione Abruzzo per la tutela dell’orso marsicano. Secondo Alberto Zocchi, presidente di Rewilding Apennines, i tempi non sono ancora maturi per consentire la caccia a cervi e caprioli, le cui popolazioni sono ancora in via di espansione e consolidamento e che rappresentano un’importante attrazione turistica così come l’orso marsicano, che va tutelato con metodi di caccia al cinghiale adeguati.

La schizofrenia della Regione Abruzzo continua: anche se pressata su diversi fronti, (sull’eolico, dopo avere ricevuto una moratoria dall’ONU, ha approvato ieri una legge che tutela i rapaci, e sulle trivelle petrolifere della piattaforma Ombrina, ha constatato il parere negatico del TAR), il consiglio regionale ha evidente difficoltà a fare della natura un perno importante della sua visione politica. E così alla fine del mese si appresta a votare un regolamento che favorisce moltissimo i cacciatori e molto meno gli ecosistemi che dovrebbero rappresentare un asset importante dell’economia regionale. E le motivazioni addotte fanno acqua da tutte le parti, secondo gli ambientalisti. Rewilding Apennines è una neonata associazione, che fa capo alla più grande Rewilding Europe. Obiettivo di questa associazione è cogliere nella natura selvaggia un’opportunità per “fare economia”. La caccia non è esclusa, ma solo in un futuro più o meno prossimo. Oggi i tempi non sono maturi e le motivazioni per l’adozione di questo regolamento non sono valide.

“La principale motivazione addotta dall’Assessore Febbo per giustificare l’apertura della caccia al cervo è la presunta competizione con il camoscio d’Abruzzo,”spiega il presidente Zocchi. “Considerato che la sua presenza ricade esclusivamente all’interno di aree protette, la gestione del cervo e una sua eventuale selezione o limitazione dovrebbero ricadere nelle attività di gestione degli Enti Parco, senza alcun coinvolgimento del mondo venatorio in generale”.

Inoltre secondo Zocchi i dati relativi alle popolazioni di ungulati non sono aggiornati e comunque “i valori di densità ‘ottimale’ riportati come riferimenti nel regolamento appaiono decisamente bassi e non riferiti a dati aggiornati sulla attuale distribuzione, densità e eventuale impatto su altre specie o sugli habitat.”

Rewilding Apennines si adopera per riqualificare le aree di connessione ecologica tra le grandi aree protette in modo da creare un’unica realtà, connessa ed ecologicamente funzionale, così come indicato nel piano per la tutela dell’orso marsicano: la finalità è anche quella di potenziare il turismo.




La possibilità di sparare ora a cervi e caprioli andrebbe contro il progetto dell’associazione che sta“sta avviando un processo di promozione di attività turistiche di alta qualità, con un target prevalentemente internazionale e specializzato”, spiega Zocchi. “Appare evidente come una alta densità di fauna selvatica e la tranquillità delle aree circostanti le aree protette e delle aree di collegamento ecologico siano i presupporti per permettere gli investimenti necessari per sviluppare tali attività turistiche.”

Quindi il regolamento oggi, così come è stato proposto non funziona, perchè non tiene “in considerazione le esigenze di conservazione delle specie a livello, almeno, regionale, ed il valore potenziale e attuale della fauna selvatica nello sviluppo socio economico, con particolare attenzione al turismo naturalistico.”

Questo però non vuol dire che la caccia agli ungulati dovrà essere sempre vietata. Spiega Zocchi che“in un futuro più o meno prossimo potrà probabilmente essere possibile aprire l’attività venatoria su cervo e capriolo. Appare tuttavia evidente come ciò debba essere gestito in modo coordinato a livello regionale, sulla base di una conoscenza aggiornata e puntuale e tenendo conto dei valori aggiuntivi della fauna selvatica, non relativi alla caccia. Una caccia di tipo trofeistico sul cervo può rappresentare una ulteriore fonte di reddito per le comunità locali e va per questo tenuta in considerazione.”

Ma alcune garanzie devono restare: “Un’apertura in questo senso è perciò accettabile”, conclude Zocchi, “a patto che siano chiaramente delineate le tappe necessarie per creare una prospettiva di questo genere, che siano garantite appropriate tutele nelle aree strategiche per la conservazione delle specie e che i diversi valori rappresentati dalla fauna selvatica (venatorio, turistico, ecologico, culturale e conservazionistico) siano opportunamente tenuti in considerazione.”
A questo, spiega Zocchi, il team di Rewilding Apennines sta già lavorando.

lunedì 14 aprile 2014

Abruzzo. Cervo e capriolo utili all'economia turistica solo se rimangono vivi!

COMUNICATO STAMPA DEL 14/04/2014 


ARRIVA LA SVELTINA ELETTORALE CONTRO L'ORSO BRUNO, ALTRO CHE ACCORDO PATOM E IMPEGNO DELLA REGIONE! 

LA REGIONE PROVA AD ABBASSARE LE TUTELE PER L'ORSO SU AMPI TERRITORI E AD APRIRE LA STRADA ALLA CACCIA A CERVO E CAPRIOLO 

CERVO E CAPRIOLO UTILI ALL'ECONOMIA TURISTICA, SOLO SE RIMANGONO VIVI! 

“Ancora contro l'orso: altro che impegno per l'Orso, qui la Regione Abruzzo si attiva solo per fare gli interessi dei cacciatori a sfavore della specie simbolo della regione riducendone le tutele” è duro il commento di Salviamo l'Orso, Touring Club, Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS, L.I.P.U. e ALTURA. 

Domani torna in commissione regionale il regolamento sulla caccia agli ungulati (Cinghiale, Cervo e Capriolo) che non solo non cita neanche il PATOM, l'accordo firmato dagli enti compresa la regione per la tutela dell'Orso ma addirittura ne diminuisce le tutele. 

Uno dei problemi più importanti per l'orso è il disturbo di una forma di caccia, la “braccata”, in cui decine di cani si lanciano dietro ai cinghiali spingendoli verso i cacciatori. Un disturbo insopportabile per l'orso in un periodo molto delicato come quello che precede il letargo, importante per gli animali che devono alimentarsi tranquillamente per accumulare energie per poter passare l'inverno. Il punto 5) dell'accordo Patom, sottoscritto dalla Regione Abruzzo, prevede quanto segue (si allega integralmente il testo): 


2.2. Schema della strategia di conservazione 
5) Attività venatoria: il potenziale impatto delle attività venatorie dirette sull’orso è limitato ad una pratica venatoria, la caccia al cinghiale in braccata. E’ necessario che questa pratica sia progressivamente vietata in tutto l’areale dell’orso, partendo immediatamente con le aree critiche di presenza. Restano invece ampiamente accettabili e talvolta anche espandibili le altre forme di caccia (girata al cinghiale, carabina su altri ungulati, ecc.), eventualmente contrattando flessibilità locali e limitate nel tempo per proteggere situazioni temporanee di criticità. 

Pertanto la braccata doveva essere vietata “immediatamente” dalle aree critiche di presenza per poi estendere il divieto “progressivamente” a tutto l'areale dell'Orso, sostituita dalla meno impattante tecnica di caccia al cinghiale detta Girata (che utilizza 1-2 cani particolarmente addestrati tenuti al guinzaglio). Il PATOM è stato sottoscritto da ben 4 anni! 

L'areale dell'orso va ben oltre il Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise e la sua Zona di Protezione Esterna, interessando vasti territori verso i Simbruini, l'area del Sirente-Velino, il Genzana e la Majella. Per la sopravvivenza della popolazione appenninica di orso è fondamentale garantire la connessione tra queste aree con corridoi ecologici facilmente utilizzabili dalla specie durante l'anno. 

Invece nel Regolamento la Girata viene relegata alla sola Zona di Protezione Esterna del PNALM; dimenticando enormi territori in cui l'Orso è presente (basterà citare i Simbruini). La proposta “dimentica” i Siti di Interesse Comunitario in cui è presente l'Orso, facendo fare addirittura un passo indietro rispetto ai calendari venatori degli ultimi anni. 

Si dovrebbe prevedere, come esige il PATOM il divieto di braccata per tutte le aree importanti per l'orso (la cosiddetta “Core area” così come definita dal PATOM, oltre a tutti i SIC in cui è segnalata la sua presenza), in cui il cinghiale dovrebbe essere cacciato esclusivamente con la girata oppure, ancora meglio, con la caccia di selezione da appostamento. 

Nel Regolamento bisogna chiarire che, nelle more dell'approvazione del Piano Faunistico Venatorio, i piani devono essere sottoposti a Valutazione di Incidenza Ambientale di cui al D.P.R. 57/97 non solo per valutare gli effetti sull'orso ma anche il disturbo sulle altre specie (Lupo), sia per quanto riguarda la sottrazione di prede potenziali, sia per gli aspetti sanitari (si veda la questione delle vaccinazioni dei cani da caccia per malattie trasmissibili agli animali selvatici protetti), sia per gli aspetti di disturbo, sia per quanto riguarda le potenziali uccisioni per errore. 

Per quanto riguarda Cervo e Capriolo, l'approccio dei proponenti è volto a "spezzettare" le competenze a livello provinciale e sub-proviciale (ATC), perdendo del tutto la visione a livello regionale di cosa accade a queste specie e permettendo poi l'apertura alla caccia attraverso un semplice tratto di penna sul prossimo Calendario venatorio Regionale. Va anche qui sottolineato che la gestione degli ungulati selvatici nelle aree protette nazionali e regionali non può essere "concordata ed attuata congiuntamente dagli Enti gestori delle aree protette, dalle Amministrazioni Provinciali e dagli ATC". Non è infatti è accettabile (e probabilmente illegittimo sul piano del diritto) che enti con competenza sub-regionale abbiano competenza su aree dichiarate per legge di importanza nazionale o regionale. 

Secondo le associazioni bisogna che : 

a)i piani di gestione di cui all'art.6 della proposta non possono comunque portare all'apertura dell'attività venatoria a Cervo e Capriolo e devono essere esclusivamente propedeutici alla redazione del Piano Faunistico venatorio Regionale in cui dovrebbero confluire al fine di definire la densità presenti e ottimali e approfondire la questione dei danni. E' necessario, infatti, avere una visione complessiva a scala regionale della presenza delle specie; 

b) la regione si attivi con una pianificazione di dettaglio per la questione degli incidenti con la fauna selvatica, e’ di 2 giorni fa l’ennesimo investimento a Barisciano di una cerva gravida, rendendo obbligatorio per le province e gli altri enti: 

-l'istituzione di una banca dati degli incidenti in cui siano localizzati con GPS i punti in cui avvengono i sinistri (con entità del danno; specie ecc.); 

-privilegiare interventi di prevenzione del rischio con l'individuazione dei tratti stradali a maggiore rischio e con conseguenti contromisure di carattere strutturale o comportamentale. 

In generale, poi, bisogna prevedere nel regolamento il coinvolgimento dei Gestori dei SIC e non solo dei gestori delle Aree Protette. 

Infine vogliamo sottolineare la scarsa lungimiranza di chi ha proposto tale documento per cacciare queste due specie in quanto Cervo e Capriolo sono praticamente gli unici animali selvatici di grossa taglia facilmente osservabili in alcune aree protette dai turisti che con campagne stampa onerose cerchiamo di attrarre. Sparare a questi animali significa renderli sempre più timorosi e difficilmente osservabili. 

E’ di pochi giorni fa il dato statistico che rileva come il PNALM sia l’area protetta che attira più turismo in Italia e questo principalmente per la facilita’ con cui si può osservare la fauna selvatica L'incontro nel bosco e l’osservazione di un cervo o di un un capriolo rimangono una delle esperienze più belle per le famiglie che vengono in Abruzzo per ammirarne gli scenari naturali e gli animali fanno la loro parte , aiutano anche la nostra economia, basta non ucciderli! 

Firmato 
Augusto De Sanctis Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus 
Daniele Valfrè ALTURA Abruzzo 
Stefano Orlandini SALVIAMO L’ORSO 
Stefano Allavena LIPU Abruzzo 
Bruno Petriccione referente ambiente Touring Club Italiano – Club di territorio Pescara

lunedì 7 aprile 2014

Vastese. Emergenza cinghiali: parte il censimento e a giugno i prelievi

EMERGENZA cinghiali nel Vastese: l’Atc schiera i suoi selecontrollori togliendo le castagne dal fuoco alla Provincia.

Dove la Provincia non arriva, perché senza soldi e senza personale addetto, arriva invece l’Ambito territoriale di caccia del Vastese. Il presidente Donato D’Angelo ha affidato tutta la gestione del censimento dei cinghiali e dei successivi prelievi mediante selecontrollo all’esperto Giacomo Nicolucci. Proprio quest’ultimo ieri ha tenuto una riunione (vedi galleria fotografica in basso, ndr) con tutti i selecontrollori che già dal prossimo fine settimana entreranno in azione per un primo censimento della specie cinghiale, operazione propedeutica agli abbattimenti mediante selecontrollo che partiranno agli inizi di giugno.

«Finalmente la tanto attesa fase di contenimento della specie cinghiale entra nel vivo. – ha spiegato l’avvocato Nicolucci – Grazie alla disponibilità mostrata dall’assessore provinciale Franco Moroni, il quale ha accettato tutti i nostri suggerimenti, l’intera operazione sarà gestita non dalla Provincia, mediante il suo corpo di Polizia, come previsto in un primo momento, ma direttamente dagli Ambiti territoriali di caccia. La Polizia provinciale avrà solo un ruolo di vigilanza, come è normale che sia».

Nelle scorse settimane, incaricata proprio dall’Atc Vastese, la dottoressa Daniela Gentile ha realizzato una dettagliata mappatura del territorio, individuando i punti vantaggiosi dai quali saranno effettuati i censimenti. Si tratta di una minuziosa operazione scientifica, la prima in tutto l’Abruzzo. L’Atc Vastese dimostra così di essere un passo avanti rispetto ad altre realtà.

E così a partire dal prossimo fine settimana, i selecontrollori abilitati effettueranno un censimento della specie cinghiale, con delle osservazioni all’alba e al tramonto da quei punti vantaggiosi indicati dalla dottoressa Gentile. L’operazione prevede l’impiego simultaneo di una cinquantina di censitori, per quattro giorni consecutivi e su tutto il territorio dell’Atc. La mole di dati raccolta servirà ad avere una prima idea di massima della presenza del cinghiale sul territorio, con riferimento anche alla composizione qualitativa della popolazione di ungulati.

«A questa fase di censimento, – ha spiegato ancora Nicolucci – seguirà quella di prelievo. Un controllo della specie, con capi assegnati, effettuata praticamente a costo zero per la Provincia, perché l’intera operazione sarà a carico dell’Atc e dei selecontrollori abilitati».

Insomma i tanto vituperati cacciatori, o meglio i selecontrollori abilitati mediante i corsi approvati dall’Ispra, daranno una grossa mano, probabilmente risolutiva, all’annosa questione dei danni provocati dai cinghiali. Danni alle colture agricole, ma anche alle autovetture per via dei numerosi incidenti che ogni anno si verificano in seguito all’impatto con i grossi ungulati. La Regione Abruzzo spende ogni anno qualcosa come due milioni di euro in rimborsi per i danni causati dai cinghiali. Prevenire, anche in questo caso, è la strategia migliore.

E oltre a questo aspetto limitante sui danni, l’operazione di contenimento della specie cinghiale potrebbe rivelarsi addirittura un volano per l’economia di zona.

«Si sta inoltre lavorando, – ha aggiunto infatti l’avvocato Nicolucci – all’attivazione di una vera e propria filiera delle carni di cinghiale. Le carni derivanti dagli abbattimenti saranno monitorate dal punto di vista sanitario e ciò significa che potranno essere commercializzate finalmente “in chiaro”. Non si capisce perché in commercio, qui in Abruzzo, si debbano trovare soltanto salumi di cinghiale provenienti da altre regioni. Nel breve periodo sarà possibile trasformare anche le carni dei nostri cinghiali. Il salame di cinghiale del Vastese sarà presto una realtà, con tutte le intuibili ricadute positive per l’economia di zona. Perché la fauna selvatica, se bene gestita, non è mai un problema, anzi diventa una risorsa».

Insomma, riduzione dei danni, scomparsa del bracconaggio e del collegato mercato nero di carni senza alcun controllo sanitario e concrete prospettive di innescare una filiera e dunque un’economia attorno al cinghiale. Tutto questo è riassumibile in un solo concetto: gestione venatoria. E la gestione della specie si ottiene mediante il censimento prima e i prelievi controllati poi.

lunedì 31 marzo 2014

Provincia di Chieti. Via libera al programma di gestione del cinghiale

Via libera al programma di gestione dei cinghiali nella provincia di Chieti. Lo annuncia l'assessore Franco Moroni, il quale ha subito disposto, a poca distanza dal suo insediamento, l'esecuzione di quanto deliberato dal Consiglio Provinciale il 26 settembre 2013.

In collaborazione con gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) subprovinciali Chietino-Lancianese e Vastese, stanno partendo i monitoraggi delle popolazioni di cinghiali insistenti sul territorio per la realizzazione di una complessa fase gestionale, nella quale si darà esecuzione, a decorrere dal 1° giugno, agli abbattimenti in regime di selecontrollo, su conforme parere ISPRA, nonché all'attuazione di misure di prevenzione e dissuasione per ridurre l'impatto sulle colture agricole.

Ci saranno pertanto, due tipi di interventi, il primo grazie ad una sinergia già attuata con la Prefettura di Chieti ed a breve con il coinvolgimento delle Amministrazioni Comunali interessate, ha permesso di tarare il meccanismo di interventi di controllo, a tutela di situazioni spot di criticità (sicurezza e danni in agricoltura), per le quali si risponderà con interventi mirati immediati ed efficaci tramite cattura e selecontrollo.

Il secondo con il programma, che si sviluppa nell'arco di un triennio, dove sarà avviato un attento monitoraggio sanitario sulla specie che potrà finalmente fare chiarezza sulla incidenza della trichinella e su altre possibili patologie di cui occorre tener conto in una corretta attività di gestione faunistica.

"Contestualmente - dichiara l’Assessore Moroni - ho voluto fortemente la partenza, con gli abbattimenti, di un piano sperimentale di trattamento igienico sanitario che, nel rispetto dei regolamenti dell'Unione Europea, consentirà l'autoconsumo in sicurezza delle carni, nonché la possibilità della lecita cessione diretta od anche la commercializzazione in favore di apposite filiere che potranno fungere da volano per le economie del territorio".

Saranno creati e autorizzati dei centri di sosta e di raccolta dei capi abbattuti, e saranno promossi degli accordi di filiera per la commercializzazione di carni e prodotti lavorati.

Verranno effettuati dei censimenti preliminari, propedeutici alla stesura di piani di prelievo quali-quantitativi e al rilascio del parere favorevole da parte dell'ISPRA, unitamente all'acquisizione di dati biometrici in esito ai prelievi assentiti, forniranno i primi dati attendibili sullo status della specie a livello provinciale, permettendo di conoscerne le strutture e densità di popolazione ai fini di una migliore gestione venatoria, nel rispetto delle esigenze di conservazione della specie, compatibilmente con gli interessi vocazionali della produzione agro-forestale e nel rispetto della tutela dell'incolumità pubblica e della sicurezza stradale.

L'Assessore annuncia un giro di vite anche sull'annosa piaga del bracconaggio: una maggiore presenza sul territorio, lo stimolo ad un approccio venatorio di qualità, la trasformazione della fauna selvatica da problema a risorsa, la valorizzazione delle pregiate carni della selvaggina, fungeranno da ampio deterrente e permetteranno di invertire un fenomeno da ascrivere all'età medioevale.

Esiti ottenuti grazie alla piena collaborazione degli uffici provinciali di settore, degli enti preposti e alla fiducia datami dal Presidente Enrico Di Giuseppantonio.

mercoledì 26 marzo 2014

Discussa la prima tesi di laurea sulla Riserva di Punta Aderci (Ch). La pressione venatoria alimenterebbe i conflitti tra cinghiale ed attività umane

Lunedì 24 marzo è stata discussa la prima tesi di laurea avente come oggetto di studio la Riserva Naturale di Punta Aderci e la sua fauna.


La neolaureata Emiliana De Michele, relatore Prof. Andrea Mazzatenta, ha discusso la tesi, premiata con la lode, dal titolo: “Un contributo all’etogramma di cinghiale, volpe e martora: studio colfocal sampling nella Riserva Naturale di Punta Aderci”, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo.

Lo studio, durato circa un anno, ha evidenziato che la Riserva è uno scrigno di biodiversità, spesso ignorato. Tale preziosa biodiversità finalmente è svelata grazie all’impiego di una tecnologia di ripresa remota, che ha permesso di acquisire filmati e immagini uniche della fauna mammologica della riserva (cinghiale, volpe, martora, tasso, ecc.).

In particolare, lo studio ha messo in luce caratteristiche del comportamento sconosciute al mondo scientifico, fino ad oggi. La Riserva diventa così punto di riferimento per studi etoecologici. Poche sono infatti le aree che offrono la possibilità di fare queste osservazioni in prossimità del mare, ciò supporta la necessità di tutelare, preservare e studiare tale area e i suoi veri abitanti sempre di più.

Lo studio ha evidenziato come la pressione venatoria sul cinghiale induca drammatici cambiamenti nel comportamento e nella distribuzione locale di questo animale, tali da provocare potenziale disturbo alle attività antropiche. I cinghiali, a seguito della pressione venatoria, si rifugiano in aree tranquille come la riserva e le aree urbane o peri-urbane alimentando il conflitto con le attività umane.

Prezioso il supporto tecnico-logistico di Alessia Felizzi, della Coop CoGestre e collaboratori, oltre al contributo scientifico del dott. Vincenzo Ronzitti biologo e attento conoscitore della riserva.



Provincia di Chieti. Dalla commissione Agricoltura convocata per la problematica cinghiali solo promesse

Sono ricominciati i danni alle produzioni agricole, gli incidenti stradali ed i numerosi avvistamenti di branchi

Nella commissione consiliare “Agricoltura, Caccia e Pesca,” convocata su nostra richiesta stamane per conoscere lo stato di attuazione del piano di contenimento del cinghiale, abbiamo assistito alla reiterazione delle solite e rituali promesse che si sta ancora programmando con gli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.), che l’attuazione segue il suo naturale corso e presto potranno operare i selecontrollori purchè coadiuvati dai Sindaci nell’indicare le zone a maggiore densità di presenza dell’animale selvatico.

Non poteva altro dirci l’assessore delegato, Franco Moroni, di nomina recente e per anni incolpevole spettatore delle interessate inadempienze messe in atto dal delegato alla caccia Giovanni Staniscia.

Il povero assessore Moroni nulla poteva comunicarci in più se non chiederci venia per un abissale ritardo che ha fatto della provincia di Chieti l’ultima nell’intera regione Abruzzo a mettere in cantiere un programma organico di contenimento che, pur approvato dal Consiglio Provinciale il 13 Settembre del 2013, ha sonnecchiato in chi sa quale cassetto prima di essere tirato fuori ed avviato all’attuazione.

Nel frattempo, finita la stagione venatoria che ha naturalmente ridotto il numero dei cinghiali in virtù dei numerosi abbattimenti, sono ricominciati i danni alle produzioni agricole, gli incidenti stradali ed i numerosi avvistamenti di branchi che creano pericolo alla pubblica incolumità.

Di avvistamenti ce ne comunicano parecchi soprattutto nel vastese sia litorale che interno.

La legislatura volge decisamente al termine e la provincia, quale ente così come è stata sinora conosciuta, ha le ore contate ma, questa legislatura, passerà alla storia oltre che per il totale immobilismo che l’ha contraddistinta in materia d’interveneti sulla viabilità anche perché nulla s’è fatto per dirimere l’annoso problema dell’alto numero di cinghiali sono sempre stati presenti nel territorio; eppure di denunce ce ne sono state tante ma si è preferito rimanere silenti ed immobili restando così complici dei pochi furbi bracconieri che lucrano sull’illegale commercio di carne a dispetto di chi esercita, con passione, una pratica sportiva che andrebbe meglio tutelata.

Camillo D’Amico, capogruppo P.D. provincia di Chieti

venerdì 21 marzo 2014

PNALM. Orso ucciso, arrestato un cacciatore per detenzione di armi

Le indagini della forestale sulla morte dell’orso Stefano avvenuta il 7 luglio dell’anno scorso: sequestrati due fucili e una pistola con matricola cancellata

Le armi sequestrate al cacciatore
Nella sua automobile aveva una pistola calibro 7.65 con matricola cancellata e diverse munizioni non denunciate. Una persona G.G. è stata arrestata per detenzione di arma clandestina dagli agenti del Corpo forestale nell'ambito delle indagini investigative, delegate dalla Procura di Isernia, tese a far luce sui responsabili della morte dell'orso "Stefano", avvenuta sulle Mainarde molisane il 7 luglio dello scorso anno. l'Animale fu ucciso con arma da fuoco e ritrovato alle pendici del Monte Marrone, nel versante molisano del Parco nazionale d'Abruzzo. Gli accertamenti tecnici sulle armi e munizioni sequestrate e desposti dal magistrato serviranno ad evidenziare eventuali compatibilitàbalistiche con i proiettili ritrovati nel corpo dell'orso. Nell'abitazione dell'uomo, oltre a numerosi coltelli di varie forme e dimensioni, sonos tate sequestrate anche due carabine. L'importante operazione, guidata dal comandante capo Tiziana Altea, è stata eseguita dagli uomini del Coordinamento territoriale per l'Ambiente del Pnalm di Pescasseroli, in collaborazione con la sezione investigativa della Centrale dell'Ispettotaro generale. (m.lav.)

giovedì 20 marzo 2014

Caccia, oggi la battaglia in Consiglio regionale. Caporale presenta 515 emendamenti

La Regione deve approvare nuovo regolamento

ABRUZZO. 510 emendamenti di Walter Caporale già depositati ai quali se ne aggiungono altri cinque, elaborati con la collaborazione dell'onorevole Annamaria Procacci, gia' deputato per 4 legislature, oggi responsabile caccia dell'Enpa.
E’ così che il consigliere animalista vuole fermare «il blitz» del centrodestra abruzzese che oggi riporta in Consiglio il regolamento della caccia agli ungulati. 
«Con l’accusa del censimento e del prelievo venatorio», denuncia Caporale, «la giunta prepara la strage di caprioli e cervi in Abruzzo che verrebbe consentita tutto l'anno, unico caso in Italia Chiederò a tutti i Consiglieri regionali di sottoscrivere questi Emendamenti. Nessun regalo alla lobby degli armieri, degli sparatori, delle cartucce e alla lobby venatoria. Se il centrodestra ed il centrosinistra approveranno una simile vergogna, che tra l'altro toglie tutte le competenze alle Province, che non sono state consultate, chiederò agli abruzzesi di punire i partiti complici di questa vergogna e di votare solo chi si sarà schierato dalla parte della vita, del diritto, del rispetto delle leggi nazionali anche nella nostra regione».
Ha preso una posizione netta anche il consigliere regionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo: «è necessario che non si proceda all’apertura della caccia al cervo e capriolo, anche se preceduta da censimenti delle due specie».
Nei giorni scorsi ambientalisti di tutta Italia si sono attivati per fermare l’approvazione del nuovo regolamento con una attività di ‘email bombing’, ovvero migliaia di mail inviate alle redazioni dei giornali locali ma anche all’assessore competente. 
Proprio Febbo ha spiegato che la Regione « non intende assolutamente aprire la caccia ai caprioli ma sta lavorando, invece, su una proposta di regolamento sulla gestione degli ungulati, condivisa da tutti». Una soluzione «non più rinviabile», insiste l’assessore, «per i problemi che tale mancanza di gestione delle specie crea al mondo rurale, agli agricoltori e alle stesse specie protette. Infatti è ormai acclarato dal mondo scientifico che il cervo è un forte competitore del camoscio d’Abruzzo».

mercoledì 19 marzo 2014

Cattura cinghiali, il Parco Gran Sasso: «procedure legittime e gabbie regolari»

«I protocolli utilizzati sono in regola»

ASSERGI. «Le gabbie di cattura, il processo partecipativo e la filiera del cinghiale. A chi giova bloccare tutto ciò?»
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha tenuto oggi ad Assergi una conferenza stampa per ribadire la legittimità ed il valore del proprio piano di contenimento del cinghiale erespingere al mittente le accuse di illegittimità del processo, circolate nei giorni scorsi.

«Operiamo con senso di responsabilità – ha dichiarato il presidente Arturo Diaconale - nei confronti del territorio e delle popolazioni. Le esperienze del passato ci insegnano che tale operato è il più opportuno e proficuo e mi auguro lo stesso senso di responsabilità possa essere dimostrato anche da quanti non considerano le conseguenze dei propri esposti fondati sul nulla».
Presenti il Direttore Marcello Maranella, il Responsabile del Servizio ScientificoFederico Striglioni, il veterinario dell’Ente Umberto Di Nicola e quanti al Parco sono impegnati nel campo, con l’ausilio di materiali foto e video sono state illustrate le procedure, le tecniche e gli strumenti utilizzati per la cattura degli ungulati, che avvengono «nel rispetto di tutti i protocolli sul benessere animale» e con la partecipazione attiva dei veterinari ufficiali delle ASL, «che rilasciano appositi certificati di idoneità al trasporto e alla macellazione».
Soprattutto, sono stati riaffermati gli obiettivi e le ragioni di una «buona pratica» che dal 1999 ad oggi ha consentito di catturare 9.000 cinghiali nelle aree critiche dell’area protetta; intervento che, accanto ad azioni di prevenzione, come la distribuzione e la realizzazione di recinzioni per le colture, «ha determinato una sensibile diminuzione dei danni e quindi degli indennizzi erogati».

UNICA OPZIONE PERSEGUIBILE
«L’opzione dei recinti di cattura resta l’unica perseguibile - ha sottolineato Maranella - per efficacia, economicità e sicurezza e, non ultimo, per il beneficio economico che può derivare ai territori dall'avvio di una filiera legata alla lavorazione e alla commercializzazione della carni di cinghiale». 
Come, è stato ricordato in conferenza stampa, nella esperienza realizzata ad Amatrice che ha condotto, superate annose e dure contrapposizioni, alla nascita di un Consorzio Cooperativo tra agricoltori per la gestione della filiera del cinghiale. «Una buona pratica tale da poter essere replicata, nell’ambito di un processo partecipativo con gli attori locali: istituzioni ed agricoltori, anche in altri comuni come Ofena e Isola del Gran Sasso, dove è in atto la prosecuzione del progetto».
Tutto in regola, è stato ribadito, anche con le Leggi, in quanto le catture – previste all’interno del Piano di Gestione della specie - «sono effettuate ai sensi della Legge 394».
Secondo il Parco l’equivoco su cui si basano le reiterate accuse di illegalità del processo «è in un’erronea interpretazione della Legge 157/92 sulla caccia, che disciplina appunto lo sport della caccia e che non si applica all’interno delle aree protette. Inoltre, il piano di gestione, redatto in base alle linee guida del Ministero dell’Ambiente, viene applicato una volta sentito il parere dell’ISPRA e dopo l’approvazione da parte dello stesso Ministero».
«Il Piano di gestione del cinghiale», si spiega ancora, «mira anche alla conservazione di una popolazione di cinghiali ben strutturata per età e sesso, onde salvaguardarne il ruolo ecologico di principale risorsa trofica per il Lupo e contribuisce alla tutela dell’Orso bruno marsicano, in considerazione dell’importanza che il territorio del Parco può o potrà rivestire per la sopravvivenza della specie minacciata, eliminando motivi di conflittualità tra le popolazioni e la fauna selvatica».

mercoledì 12 marzo 2014

Associazioni ambientaliste su gare cinofile nel territorio dl Parco

Le Associazioni scriventi (WWF, Legambiente, Pro Natura, Salviamo l'Orso, LIPU e Altura) hanno inviato una lettera per avere chiarimenti circa le gare cinofile: prove cani da ferma inglesi e continentali su coturnice CAC CACIT, previste per il 1° e 2 marzo e per il 14 e 15 marzo a Frattura di Scanno (AQ), organizzate dal Gruppo Cinofilo Sagittario-Sangro (sito dell’Associazionewww.gruppocinofilosagittariosangro.it).


Ad oggi non si è avuta nessuna risposta alla nota delle Associazioni, ma sul sito del Gruppo Cinofilo, viene data confermata la realizzazione delle gare.Evidentemente, il Parco ha dato il proprio parere positivo alla manifestazione oppure si è a conoscenza del parere positivo del Parco alla manifestazione.

È difficile comprendere come si possa autorizzare una gara in un’area dove lo stesso Parco dà per certa la presenza dell’Orso marsicano già da gennaio!!!! Le gare che si effettueranno 1-2 marzo e 14-15 marzo vanno a coincidere con il periodo in cui l’Orso torna ancor di più a frequentare il territorio e si sovrappongono al periodo riproduttivo di molte specie. Ogni disturbo in tale periodo va attentamente valutato.

Ci si chiede se tutto ciò sia stata considerato nella necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale ai sensi del D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357, modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120 in ottemperanza all’articolo 6, commi 3 e 4 della Direttiva 92/43/CEE, e ai sensi dell’Art.10 del D.G.R. n° 119/2002 – BURA n° 73 Speciale del 14.06.2002 e successive modifiche e integrazioni e se in fase di valutazione siano state considerate le norme per la trasparenza e la partecipazione dei cittadini.

Ci troviamo a ribadire che le zone in cui si prevede di realizzare tali attività sono confinanti o molto vicine al territorio del SIC “Gole del Sagittario”, alle aree identificate dal PATOM ed a quelle del territorio protetto dalle Riserve Regionali “Gole del Sagittario” e “Lago di San Domenico e Lago Pio”, sono, dunque, zone che vengono normalmente frequentate dalla fauna di tali aree protette e pertanto ogni azione che possa arrecare disturbo diretto o indiretto alle specie va sottoposta ad attente ed approfondite valutazioni.

È assolutamente necessario l’espletamento della procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale ai sensi del D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357, modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120 in ottemperanza all’articolo 6, commi 3 e 4 della Direttiva 92/43/CEE, e ai sensi dell’Art.10 del D.G.R. n° 119/2002 – BURA n° 73 Speciale del 14.06.2002 e successive modifiche e integrazioni.

A parere delle scriventi non è sufficiente il solo nulla osta del Comune di Scanno, ma, visto che l’intervento può causare danni e/o disturbo alla fauna che appartiene a diversi ambiti comunali, la Valutazione di Incidenza va presentata e sottoposta alla Regione Abruzzo, tenendo in ogni caso ben in considerazione le norme sulla trasparenza amministrativa e la partecipazione dei cittadini, sancite dalle normative inerenti le Valutazioni di Incidenza per permettere a tutte le parti di esprimere pareri ed osservazioni, utili a valutare il reale impatto delle azioni in programma.

In questo periodo dell’anno, tali attività, che di fatto arrecano un disturbo alla fauna, sono ancor più dannose, in quanto, viste anche le condizioni climatiche della stagione, è in avvio la stagione riproduttiva di molte specie e si susseguono avvistamenti ed osservazioni di Orso marsicano.

In conclusione, le Associazioni scriventi ribadiscono la propria preoccupazione per il disturbo che le sopracitate gare cinofile possono arrecare sia direttamente alla Coturnice sia ad altra fauna protetta, in un periodo dell’anno particolarmente delicato per le specie animali e richiedono un intervento da parte degli organi preposti al controllo ed alla vigilanza sul territorio, che possa scongiurare lo svolgimento delle gare cinofile con cani da ferma, in modo da evitare, che per interessi di parte, si possa arrecare un disturbo ed un danno alla fauna protetta della nostra Regione.

Si ricorda, inoltre, che è in atto un progetto Life per la salvaguardia dell’Orso, che affronta problematiche di tutela della specie anche in relazione ad attività antropiche di disturbo, quali ad esempio disturbo causato da cani, eventuali epizoozie causate da cani ecc., quindi si auspica un deciso intervento anche per evitare che la presente segnalazione pervenga alla CE con tutte le conseguenze anche economiche relative al Life stesso.

No alla caccia a cervi e caprioli, Febbo pensi ai cinghiali

COMUNICATO STAMPA

La Regione Abruzzo vuole aprire la caccia al cervo e al capriolo
No alla caccia a cervi e caprioli, Febbo pensi ai cinghiali

Il problema per il mondo agricolo e' rappresentato dai cinghiali non certo da cervi e caprioli.

Proponiamo alla maggioranza quindi di stralciare la parte relativa ai cervidi e di approvare il regolamento per quanto riguarda i cinghiali.

Oggi è di nuovo all’ordine del giorno della terza commissione della Regione l’esame della proposta di regolamento che prevede anche di aprire la caccia al cervo e al capriolo. Già se ne è ampiamente discusso il 5 marzo. In quella sede è emersa chiaramente l’opportunità di approvare un regolamento che disciplini su scala regionale la caccia al cinghiale. Finora infatti la caccia a questa specie è stata caratterizzata da una grande confusione per cui in ogni ambito di caccia si è proceduto in modo autonomo e il risultato non è stato certo quello di organizzare razionalmente i prelievi venatori di cinghiali. E’ invece necessario che non si proceda all’apertura della caccia al cervo e capriolo, anche se preceduta da censimenti delle due specie. Riteniamo infatti assurdo pensare di aprire la caccia a queste due specie visto che è ancora in pieno svolgimento il processo di ricolonizzazione di vaste aree. Inoltre va sottolineato che la massima concentrazione di cervi si trova nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso marsicano, significherebbe aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali. Ricordiamo che in tale zona, così delicata ed importante, oltre ai cacciatori locali si aggiungerebbero anche quelli provenienti da altre zone. Questo fatto aumenterebbe sensibilmente, tra l’altro, le probabilità di uccisioni accidentali anche di esemplari di specie protette a cominciare dall’orso marsicano, il cui stato di conservazione è, ricordiamolo ancora una volta, assai preoccupante. Il regolamento quindi dovrebbe disciplinare su base regionale la caccia al cinghiale, in modo da consentirne un prelievo adeguato con modalità tali da non mettere a repentaglio, tra l’altro, altre specie, come l’orso e il lupo. e mettere le basi per l’effettuazione di censimenti seri ed affidabili concernenti lo stato del cervo e del capriolo nella Regione Abruzzo, premessa indispensabile per una gestione razionale di queste specie. Il cervo e il capriolo si erano completamente estinti in passato in Abruzzo a causa soprattutto di una caccia eccessiva. Sono ritornati , a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, grazie a reintroduzioni in aree protette e, nel caso del capriolo, anche per ricolonizzazione da regioni vicine. Ma questo processo è tutt’altro che concluso. Aprire la caccia a queste due specie significherebbe ostacolarne se non bloccarne il processo di espansione. Sono componenti fondamentali degli ecosistemi naturali e, soprattutto il cervo, costituiscono una notevole attrattiva per il turismo naturalistico, di grande importanza economica in Abruzzo ed in via di rapido sviluppo, anche se i nostri politici continuano imperterriti a non comprenderne l’importanza. 

Stefano Allavena, Delegato LIPU per l’Abruzzo
Pietro Matta, Coordinamento regionale di Pro Natura
Maurizio Acerbo, Consigliere regionale PRC

Il primo master in Wildlife management è abruzzese

Biodiversità all'avanguardia in Abruzzo. Arriva l'unico master in Manager Faunistico attivo nella Penisola italiana. Nasce dalla sinergia fra Ispra, Università e Parco.

Al via per la prima volta in Italia, in virtù della collaborazione innovativa con l'Ispra e, per la prima volta in U.E, in sinergia con i Parchi, il master universitario di II ° livello in "Manager faunistico " con il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'università D'Annunzio. 

Lo ha annunciato, in conferenza stampa, l'assessore allo Sviluppo Forestale Mauro Febbo. Il percorso innovativo con Ispra aggiungerà un ulteriore titolo,quello in "Tecnologo della Fauna Selvatica", disciplinato dalla legge numero 157 del 1992, art. 7 : "Protezione della Fauna Selvatica Omeoterma" (specie selvatica comprendente animali a sangue caldo, esclusi insetti, invertebrati).

Il percorso formativo ha oggetto il wildelife management «che - ha dichiarato Febbo - rappresenta la più innovativa frontiera di competenze e di azione specifica verso la tutela, conservazione, gestione della fauna selvatica, sulla quale converge una crescente esigenza di azione e intervento dei settori della P.A. competenti in materia, anche per espresse previsioni normative di livello interno e sovranazionale». 

Della durata di un anno, il master, rivolto a laureati in discipline ambientali e giuridiche, e al personale della Pubblica Amministrazione, inizierà prima dell'estate e sarà anticipato da un bando in via di definizione, «consultabile sul portale, in corso di allestimento, dell'assessorato regionale», ha aggiunto Giacomo Nicolucci (docente università Urbino). 

L'attività presenta carattere interdisciplinare, ove prevalgono gli aspetti giuridici, e bio - naturalistici, integrati da approfondite competenze connesse alla conoscenza delle discipline economiche ed aziendali applicate al settore.

Tra gli obiettivi del corso post laurea, che si avvarrà di fare formazione con laboratori didattici in aree protette,la necessità di salvaguardare la biodiversità, con particolare riferimento alla fauna selvatica, coniugandola all'esigenza di «individuare un comparto economico sostenibile» come ha dichiarato Giampiero Di Plinio, coordinatore del master e docente di Ambiente all'Università D'Annunzio, «e metterci alla pari con i paesi dell'Unione». 

«Il wildelife management - ha aggiunto Febbo - rappresenta la più innovativa frontiera di competenze e di azione specifica verso la tutela, conservazione, gestione della fauna selvatica, sulla quale converge un'accrescente esigenza di azione e intervento dei settori della P.A. competenti in materia anche per espresse previsioni normative di livello interno e sovranazionale». 

Condivisione unanime tra i relatori: Silvano Toso (Ispra), Giacomo Nicolucci (università Urbino), Franco Perco (direttore Parco Nazionale Monti Sibillini), Giampiero Di Plinio (università D'Annunzio), Oremo Di Nino (Direttore Parco Nazionale Maiella e Parco Regionale Velino Sirente) Franco Recchia (Regione Abruzzo) sulla necessità di individuare figure professionali di elevata preparazione scientifica.

L'Aquila. Trappole illegali per la cattura dei cinghiali: la denuncia del Coisp

L'Aquila. Trappole illegali distribuite dall'Ente Parco del Gran Sasso-Monti della Laga a ignari agricoltori per arginare il problema, ancora irrisolto, dei cinghiali. A denunciarlo è il presidente del Coisp, Dino Rossi, che ha scritto, tra gli altri, al prefetto dell'Aquila, al Procuratore capo, alla Asl del capoluogo e ai carabinieri del Nas di Pescara.

"Nulla è cambiato per quanto riguarda il problema cinghiali nelle nostre campagne" si legge nella lettera inviata al Prefetto "nonostante il suo impegno nei confronti della Regione, ente competente al mantenimento e al controllo della selvaggina insieme alle Province. Sono passati svariati mesi, ma entrambi non hanno ancora mosso un dito per la risoluzione del problema, tanto che i cinghiali sono diventati così numerosi da arrivare ad invadere anche il parcheggio dell'ospedale dell'Aquila.

Tra poco i campi coltivati inizieranno a dare i primi raccolti e ci ritroveremo al punto di partenza. Nel contempo il Parco Gran Sasso Monti della Laga ha delegato alcuni imprenditori agricoli della a zona al posizionamento delle trappole per la cattura dei cinghiali, all'interno delle arre protette, in merito ad un piano gestionale della specie, in riferimento ad un regolamento mai approvato dal Ministero dell'Ambiente. Le trappole in questione sono illegali sia per la costruzione, sia per la detenzione e l'utilizzo.

L'ente Parco Gran Sasso Monti della Laga, che avrebbe la competenza di tutela della fauna, delega gli agricoltori disperati ad utilizzare metodi illegali per risolvere un problema che in realtà dovrebbero risolvere altri. Da giovedì prossimo dovrebbe partire la mattanza di questi animali, visto che le trappole sono già state posizionate da alcuni agricoltori.

Un intervento, che oltre ad essere illegale, è peggio del bracconaggio, in quanto, in questo periodo le scrofe sono gravide ed alcune si muovono con i piccoli: immaginate cosa accade dentro una trappola una volta avvenuta la cattura. I piccoli vengono massacrati, per non parlare della fine orrenda dei feti in grembo alle loro madri. Una mattanza illegale, legalizzata dall'Ente Parco, con l'aiuto degli ignari agricoltori, che potrebbero ritrovarsi denunciati penalmente, da un qualsiasi cittadino, in quanto la selvaggina è proprietà dello Stato, non del Parco".

Senza contare che "le trappole sono prive di bollino CE, non rispecchiano le normative sulla sicurezza del lavoro e oggi sono nel mirino delle istituzioni per i gravi incidenti che accadono nel mondo del lavoro e soprattutto nel campo agricolo. Perché sono stati spesi milioni di euro per abilitare i sele-controlllori per il contenimento degli ungulati, per poi attivare un metodo illegale. Questa è la politica abruzzese".

martedì 11 marzo 2014

Caccia a cervi e caprioli, «pronti 505 emendamenti per fare ostruzionismo»

In Commissione saranno ascoltate le associazioni animaliste

ABRUZZO. Mercoledì riprende in Regione Abruzzo la discussione del Regolamento sugli ungulati (cervi, caprioli e cinghiali), presentato dalla Giunta Regionale di centrodestra, nella competente Commissione.
Come richiesto dal capogruppo Walter Caporale, saranno ascoltate le associazioni Animalisti Italiani Onlus, Lav, Oipa, Enpa, Lega Nazionale del cane.
«Con 505 emendamenti sono pronto all’ostruzionismo», annuncia Caporale (che è anche presidente dell'Associazione Animalisti Italiani Onlus). «Gli abruzzesi sappiano che, se dovesse passare il Regolamento sugli ungulati (leggi per lo sterminio di caprioli, cervi e cinghiali), già approvato dalla Giunta Regionale di Gianni Chiodi, la nostra Regione perderà milioni di Fondi Europei e si potrà sparare tutto l'anno, allontanando così migliaia di turisti e danneggiando ulteriormente la nostra economia». 
«L'assessore regionale abruzzese alla Caccia», continua Caporale, «vuole far passare la mia come una battaglia ideologica, da animalista, da estremista che non conosce altre ragioni se non quelle di immolarsi per la salvezza degli animali. La mia invece è innanzitutto una battaglia di civiltà e di rispetto delle regole, dove si continuano ad approvare Leggi che non sono altro che marchette elettorali». 

Uno dei peggiori punti del Regolamento, sottolinea il consigliere regionale, è la previsione della caccia in braccata, ovvero quel tipo di attività in cui si permette ai bracchi (muta di cani), di scovare e braccare la preda fino a portarli a mira dei cacciatori. «Questo tipo di caccia è stato vietato qualche anno fa in Abruzzo, come da indicazioni dell’Ispra», fa notare Caporale, «perché i cani possono scovare specie protette, in aree sempre protette, mettendo a repentaglio anche la sicurezza dei cuccioli di orso e di altre specie non cacciabili e perché la braccata altro non è che una “furbata” per cacciare in zone in cui è vietato».

Per quanto riguarda la caccia ai cinghiali, si adduce il motivo che sono troppi e che provocano danni. «Allora, mettiamo ordine con un vero regolamento», propone Caporale. «Occorre tenere presente che la specie di cinghiale presente in Abruzzo, ed in gran parte dell’Italia, è una specie importata dai Paesi dell’Est, per il diletto dei cacciatori ed è molto più prolifica e resistente della specie autoctona (ormai scomparsa), ha praticamente invaso la regione fino ad arrivare in aree di mare. La nostra specie era montana e pedemontana. Per questa specie chiediamo che i cacciatori e le Associazioni che li rappresentano si assicurino affinché possano risarcire i danni alle agricolture che questa specie provoca (quindi non più a carico delle province e quindi non più con i soldi del contribuente). Occorrerebbe anche quantificare gli animali cacciati e pagare ogni volta una tassa per ogni capo abbattuto».

mercoledì 5 marzo 2014

Abruzzo. Sterminio di cervi e caprioli. Commissione regionale inizia la discussione. Caporale: "ostruzionismo totale"

ABRUZZO STERMINIO DI CERVI E CAPRIOLI.
COMMISSIONE REGIONALE INIZIA LA DISCUSSIONE.
CAPORALE: “OSTRUZIONISMO TOTALE”

L'Aquila, 4 marzo 2014 – Il regolamento sulla gestione degli ungulati, approvato dalla Giunta regionale è approdata oggi nella Competente commissione del Consiglio regionale abruzzese. Questa mattina sono intervenute in audizione le Associazioni ambientaliste, animaliste, venatorie e i rappresentanti degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia). I lavori riprendono mercoledì 12 marzo alle ore 11,00.
Dichiarazione di Walter Caporale, Presidente dell'Associazione “Animalisti Italiani Onlus” www.animalisti.it - Capogruppo al consiglio in Regione Abruzzo:
“E' stata una lunga seduta (4 ore), dai toni molti accesi. Il Presidente della commissione Prospero, schierato apertamente con i cacciatori e gli ATC, insieme a tutti i componenti di destra della Commissione; dall'altro lato il sottoscritto e il Consigliere Maurizio Acerbo.
Questa Regione non potrebbe emanare nessun regolamento per il solo fatto che è privo di un Osservatorio Faunistico e del Piano Faunistico Regionale, ma si supera e addirittura sta legiferando un Regolamento sul “controllo” degli ungulati e quindi di Cervi e Caprioli. La nostra Regione non può prevedere la caccia a queste specie che insistono negli stessi luoghi in cui è presente l'Orso Marsicano, specie super protetta per la cui tutela e conservazione la Regione percepisce Fondi Europei, che l'Abruzzo perderebbe se decidesse di far sterminare cervi e caprioli nelle zone in cui è presente anche l'orso marsicano. Se altre regioni autorizzano l'abbattimento di cervi e caprioli, l'Abruzzo, Regione Verde dei Parchi, non può approvare un regolamento del genere.
Continuerò il duro ostruzionismo, con centinaia di emendamenti, sia in Commissione che in Consiglio regionale, affinché l'uccisione dei cervi e dei caprioli non passi.
Tra l'altro questo regolamento, oltre che indegno, antiscientifico e immorale, è illegittimo perché non è stato discusso dalla Consulta regionale e toglierebbe le competenze alle Province come previsto dalla Legge regionale 10/2004 in materia di caccia ”.

martedì 4 marzo 2014

Acerbo (PRC): no alla caccia a cervi e caprioli

(ACRA) – «Dopo la marcia indietro del 2012, quando il Consiglio delle garanzie statutarie accolse il nostro ricorso, l'Assessore Mauro Febbo torna alla carica con la proposta di aprire la caccia anche a cervi e caprioli». Lo afferma il capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, in merito al nuovo regolamento per la selezione della fauna selvatica. «All'epoca Chiodi cadde dal pero affermando implicitamente di non conoscere la delibera approvata in giunta. Non so se ora e' stato avvisato che la sua giunta vuole riaprire la caccia a bambi. Questa volta dopo il passaggio in Giunta hanno capito che il regolamento deve comunque avere l'approvazione del Consiglio. Il regolamento infatti e' all'ordine del giorno della terza commissione di mercoledì prossimo. Premesso che in una Regione che si diceva Verde e che dovrebbe puntare sul turismo naturalistico e' poco opportuno aprire la caccia a cervi e caprioli, faccio notare – conclude Acerbo – che le aree a maggior densità di cervi sono quelle che secondo il Patom (piano azione tutela orso marsicano) vanno sottoposte a tutela».

(03/03/2014 - 09:53)

Febbo: nessuna apertura alla caccia di caprioli

(REGFLASH) L'aquila, 3 mar. - "Siamo alle solite. Qualsiasi argomento è buono in campagna elettorale per farsi pubblicità e propaganda". L'assessore alla Caccia, Mauro Febbo, replica così alle accuse del consigliere regionale Maurizio Acerbo. "La Regione Abruzzo non intende assolutamente aprire la caccia ai caprioli ma sta lavorando, invece, su una proposta di regolamento sulla gestione degli ungulati, condivisa da tutti, non più rinviabile per i problemi che tale mancanza di gestione delle specie crea al mondo rurale, agli agricoltori e alle stesse specie protette. Infatti è ormai acclarato dal mondo scientifico che il cervo è un forte competitore del camoscio d'Abruzzo. Non solo - rimarca Mauro Febbo - è proprio di oggi infatti la notizia preoccupante lanciata dall'associazione ambientalista 'Wilderness' inerente l'orso e per il suo mancato controllo delle popolazioni di cinghiali e cervo. "Infatti ? precisa il biologo dell'Ufficio programmazione Faunistica della Regione Abruzzo Franco Recchia - oggi non è più rinviabile, nella regione verde d'Europa, uno strumento fondamentale come un Regolamento sugli ungulati con lo scopo di conoscere ancora la consistenza delle specie cervo e capriolo. La conoscenza delle popolazioni di ungulati, della loro consistenza, nonché del loro stato sanitario, è presupposto necessario per una corretta gestione delle specie. Tutte le informazioni saranno in acquisite sulla base di metodologie indicate dall' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Eventuali prelievi saranno effettuati solo nel momento in cui l'Ispra esprimerà un parere favorevole vincolante". "In riferimento al Patom ? continua Febbo ? si evidenzia come il consigliere Acerbo sia disinformato su tutte le azioni che la Regione ha posto in essere per la conservazione dell'Orso. Tra gli otto punti prevista dal Patom l'azione B1 sull'attività venatoria si prefigge l'obiettivo di 'adattare la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l'orso con la presenza della specie'. Nell'ottobre 2011, la direzione Agricoltura, ha chiesto al ministero dell'Ambiente, e poi accolta, l'affidamento del coordinamento dell'azione B1, mediante l'istituzione di un tavolo tecnico ristretto (Ttr) al quale partecipa anche l'Ispra. Ad oggi il primo ed unico tavolo ad avere dato corpo alle attività previste dal Patom. In tutto questo contesto - conclude l'assessore Febbo - la Regione Abruzzo ha avviato il procedimento per dotarsi di un Regolamento a norma di legge al fine di continuare il percorso avviato con il ministero dell'Ambiente sia per una corretta gestione delle specie sia per una crescita della cultura venatoria compatibile con un prelievo sostenibile".
(REGFLASH) COM/ASS 140303

WWF e LIPU: la Regione Abruzzo vuole aprire la caccia al cervo e al capriolo

COMUNICATO STAMPA DEL 3 MARZO 2014



La Regione Abruzzo vuole aprire la caccia al cervo e al capriolo



Siamo alle solite: la Regione Abruzzo nella gestione ambientale predica bene e razzola male. Gli slogan “verdi” ampiamente utilizzati per la promozione turistica vengono clamorosamente disattesi dai ripetuti tentativi di provocare danni irreparabili e da una assoluta e conclamata indifferenza alle sorti dell'orso marsicano, animale simbolo d'Abruzzo e specie prioritaria a livello comunitario.

Pochi giorni fa a Roma ISPRA e Ministero dell'Ambiente hanno presentato i risultati del 3° Rapporto Direttiva Habitat. La situazione del nostro orso è drammatica: la popolazione marsicana è in un cattivo stato di conservazione e “molto al di sotto di una soglia che assicuri possibilità di persistenza nel medio lungo periodo”. Servirebbero provvedimenti eccezionali, a cominciare da una drastica riduzione della pressione venatoria in territori frequentati anche solo marginalmente dall'orso. La Regione invece che fa? Rispolvera alla chetichella un provvedimento già ritirato nell’ottobre 2012: nel dicembre scorso con una delibera di Giunta ha approvato un regolamento che sostanzialmente apre la caccia al cervo e al capriolo. Si tratta di due specie che sono tornate in Abruzzo, dopo che la caccia le aveva completamente distrutte, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, grazie ad un’intelligente operazione di reintroduzione in parchi e riserve naturali. Da allora le due specie si sono gradualmente diffuse anche all’esterno delle aree protette ma ancora oggi vi sono ampie zone, potenzialmente adatte, in cui, soprattutto il cervo, è molto raro o assente.

La LIPU e il WWF ritengono assurdo pensare di aprire la caccia a queste due specie, visto che è ancora in pieno svolgimento il processo di ricolonizzazione di vaste aree, e comunque senza studi adeguati sulla loro presenza in Abruzzo. In ogni caso ogni progetto di questo genere va respinto di fronte alla necessità prioritaria di tutela dell'orso bruno marsicano. La massima concentrazione di cervi si trova infatti nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso, significa aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, a cominciare dalla caccia al cinghiale, e anche di minaccia di uccisione fortuita, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali. Invece di cercare di adottare misure per assicurare la massima protezione all’habitat dell’orso marsicano tutelandone gli ambienti dentro e fuori dai Parchi, come raccomandato dai tecnici e dagli studiosi che da anni seguono la specie, e in particolare dal PATOM, dal piano cioè per la tutela dell’orso marsicano, ufficialmente adottato dalla Giunta regionale, la Regione Abruzzo, continua a coprirsi gli occhi. I cittadini che amano la natura sapranno valutare...

Stefano Allavena 
Delegato LIPU per l’Abruzzo 

Luciano Di Tizio
Presidente WWF Abruzzo