lunedì 23 giugno 2014

Pescara. Emergenza cinghiali, chiesta la nomina di un commissario

Partito nel Pescarese e nel Chietino il selecontrollo

ABRUZZO. «E’ necessario che le prefetture segnalino il problema della presenza dei cinghiali nelle strade dei paesi e sulle spiagge ai ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura affinchè venga nominato un commissario che coordini le azioni di tutti gli enti preposti, altrimenti rischiamo un vero e proprio bollettino di guerra giornaliero». 
A lanciare l’allarme da Pescara è l’assessore provinciale alla Caccia Mario Lattanzio in merito a quella che rappresenta una vera emergenza locale ma anche nazionale. «In questi cinque anni di amministrazione guidata dal presidente Guerino Testa – dichiara Lattanzio – ho posto svariate volte questa problematica a tutti gli enti competenti. Come Provincia abbiamo realizzato diverse azioni come il selecontrollo (cioè il controllo e la selezione volta alla soppressione dei cinghiali al di fuori del periodo di caccia nei casi di emergenza numerica della specie). Ma adesso la presenza degli ungulati sta rappresentando un rischio serio per l’incolumità pubblica».

Nei giorni scorsi un cinghiali di cento chili è sceso a valle attraversando la spiaggia di Montesilvano e Pescara, e anche in altre zone e nei paesi del pescarese ci si imbatte facilmente in questi animali. 
La Provincia ha individuato delle zone a rischio del pescarese, ma la difficoltà maggiore è la mancanza di dialogo con altri enti come parchi e riserve. 
«Per questo rivolgo un appello ai prefetti», dice Lattanzio, «affinchè segnalino il problema ai ministeri che avranno il compito di nominare un commissario in grado di coordinare le azioni degli enti preposti».
Intanto anche nella provincia di Chieti è partito il controllo degli ungulati. L’assessore Provinciale Franco Moroni, ha disposto a pochi mesi dal suo insediamento, l’attuazione del Programma Operativo per la gestione e prevenzione dei danni. 
Il programma, che è stato riconosciuto valido anche dall’Ispra, prevede l’attuazione di forme di dissuasione come: recinzioni elettrificate, dissuasori acustici e olfattivi, a protezione delle colture, ma anche il ricorso agli abbattimenti selettivi nei casi in cui sia materialmente impossibile l’applicazione degli strumenti dissuasivi.
Nella provincia di Pescara il programma annuale di controllo selettivo del cinghiale per la tutela delle colture agricole è cominciato lo scorso 3 giugno. 

«Oltre 100 cacciatori- selecontrollori sono quotidianamente appostati, per i prossimi due mesi, nelle aree a maggior rischio di danni alle coltivazioni della provincia di pescara, in poste stabilite», racconta Gianni Guardiani, presidente dell'Ambito Territoriale di Caccia "Pescara".

«Dietro chiamata dell'agricoltore che segnala il danno, l'Atc Pescara interviene, nelle 24 ore, sia con metodi non cruenti quali le recinzioni elettrificate, se la morfologia ed ampiezza del sito lo consentono, oppure con l'impiego di cacciatori- selecontrollori che intervengono immediatamente e direttamente sui terreni dell'agricoltore che ha segnalato il danno poche ore prima. Questa organizzazione, attuata anche lo scorso anno, sta consentendo un notevole calo delle richieste di danni da cinghiale alla provincia di Pescara, documentate, e, soprattutto, sta consolidando il rapporto di alleanza e reciproco rispetto che necessariamente deve esserci tra il mondo agricolo e quello venatorio».

Intanto ieri sera il Cospa Abruzzo si è riunito per fare il punto della situazione sul problema cinghiali nell’Aquilano, dove hanno partecipato i referenti dei paesi interessati, i cacciatori e gli agricoltori. Verrà inoltrata alla provincia e al parco Gran Sasso Monti della Laga una diffida.«Il parco Gran Sasso Monti della Laga dopo le iniziative del posizionamento delle “gabbie illegali”, non ha catturato un animale», commenta Dino Rossi, «come avevo anticipato durante la riunione di Ofena. I danni però, si sono concentrati nei terreni non recintati all’interno dell’area parco e sono aumentati nelle aree limitrofe a causa delle concessioni rilasciate dal Parco al posizionamento delle recinzioni ad alcuni allevatori e agricoltori privilegiati. È ingiustificata e illecita l’azione del Parco nei confronti degli agricoltori ricadenti al di fuori dell’area protetta, i quali ingrassano i cinghiali che poi catturano i loro colleghi ricadenti nel parco ai quali è stato concesso sia l’utilizzo delle gabbie illegali che il posizionamento delle recinzioni sui loro terreni, permettendo a sua volta anche la vendita delle carni dei cinghiali catturati».

«È ormai chiaro che i metodi indiretti di contenimento sulla specie in questione, come le recinzioni elettrificate, i dissuasori acustici e la pasturazione dissuasiva, appaiono insufficienti ad arginare, da soli, gli ingenti danni alle coltivazioni, da parte degli animali. Il Piano di controllo della popolazione dei cinghiali, tramite l’abbattimento con le tecniche previste nel Piano di gestione approvato dall’ISPRA – spiega il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo – diviene realtà, dopo le attività di verifica della Polizia Provinciale e le numerose segnalazioni dei coltivatori, sulle condizioni estreme in cui verte il territorio. Nei prossimi giorni, gli agenti provinciali in collaborazione con le ATC, partiranno con l’operazione abbattimento nelle zone maggiormente colpite, che di volta in volta verranno segnalate dagli stessi agricoltori». 

Si è provveduto ad informare i sindaci dei Comuni interessati e le stazioni locali dei Carabinieri.

venerdì 20 giugno 2014

Chieti. Cinghiali, la Provincia rompe gli accordi con gli Atc

ABBATTIMENTI selettivi di cinghiali, salta l’accordo tra Provincia e Atc.
Ennesimo colpo di scena per quanto riguarda l’ormai annosa questione del selecontrollo nel Chietino. Dopo i ritardi e i rinvii, la Provincia, in maniera inaspetatta e unilaterale, ha deciso di fare marcia indietro rispetto agli accordi sottoscritti con gli Ambiti territoriali di caccia e di adottare, in blocco ed in maniera acritica, il piano operativo già in uso nel Pescarese.
In base agli accordi presi con gli Atc tutta la gestione dei prelievi sarebbe spettata proprio agli ambiti territoriali di caccia. Ora, vista la decisione della Provincia, il tutto passa nelle mani della Polizia provinciale.

Esautorati, dunque gli Atc, che pure in questi mesi preparatori hanno investito tempo e risorse, sia intellettuali che economiche. In sostanza, invece di delegare l’organizzazione e la gestione degli abbattimenti selettivi di cinghiali agli Atc, cioè agli enti che stanno sul territorio e dunque conoscono bene le relative criticità e hanno un rapporto diretto con i cacciatori e i selecontrollori, la Provincia ha deciso di gestire di propria mano tutta l’operazione. Contravvenendo, dunque, a quanto sottoscritto in precedenza proprio con gli Atc.
Inoltre l’ente chietino ha pensato bene, anzi male, di ignorare le indicazioni fornite da esperti di calibro nazionale, e di limitarsi a recepire il piano operativo sugli abbattimenti selettivi in vigore, da anni ormai, nel Pescarese.

Un piano che fa acqua da tutte le parti, pieno di regole “vessatorie” per i selecontrollori e cavilli che non hanno alcun fondamento scientifico, e che all’atto pratico, dopo anni di applicazione, non ha dato i risultati sperati. I cinghiali, nel pescarese, continuano a fare danni alle colture e sono praticamente ovunque, come dimostra la cattura operata da Polizia e Forestale, nei giorni scorsi, sul litorale. E come dimostrano le dichiarazioni dell’assessore pescarese Lattanzio che si rivolge ai prefetti.

In sostanza l’assessore di Pescara, Mario Lattanzio, dichiara pubblicamente l’inefficacia del selecontrollo attuato per anni. E il suo omologo di Chieti, l’assessore Franco Moroni, cosa fa? Recepisce proprio quel protocollo operativo.
Francesco Bottone

martedì 17 giugno 2014

Cinghiali da Del Corvo (Presidente Provincia de L'Aquila): uccideteli

Celano, animali fino alla casa del presidente della Provincia, decreto per arginare l’invasione

CELANO. Stavolta anche il presidente della Provincia,Antonio Del Corvo, ha potuto “toccare con mano” il problema dei cinghiali. Gli animali, dopo avere sfondato una rete di protezione, sono penetrati all’interno del giardino di un’abitazione nel popoloso quartiere di Coste Madonnine a Celano, area adiacente alla centralissima piazza IV Novembre. La casa visitata dai voraci animali è confinante con quella di Del Corvo. «Il problema è molto serio», ha commentato il presidente della Provincia, «non sono riusciti a entrare anche nella mia proprietà solo perché c’è un muro di recinzione». Del Corvo non ha perso tempo e ha dato mandato alla polizia provinciale di tenere sotto controllo il fenomeno. Il presidente ha firmato un decreto con il quale si dà mandato agli agenti di procedere all’abbattimento degli animali. La procedura dovrà essere vagliata dal nucleo faunistico della Provincia. Tra qualche giorno il provvedimento sarà in vigore, a Celano e anche in altre zone della Marsica e della provincia. «Se già in questo periodo i cinghiali riescono a scendere fino all’interno del centro abitato» ha aggiunto Del Corvo «immagino che cosa possa succedere tra uno o due mesi. Per tale motivo bisogna intervenire immediatamente. Quello dei cinghiali è un fatto molto serio. Questi animali sono voracissimi. Distruggono ogni cosa sul loro passaggio. Anche in questa stagione sono numerosi gli episodi che hanno visto i cinghiali devastare campi e vigneti. Oltre tale aspetto, è importante ricordare che gli animali possono rappresentare un serio pericolo per l’incolumità delle persone: non sono rari, infatti, episodi che hanno visto i cinghiali attaccare l’uomo. Il fatto che si siano spinti fino all’interno del centro abitato deve rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare».
Dante Cardamone

D'Amico: 'Ma quando partirà il piano di contenimento del cinghiale in provincia di Chieti?'

Chieti. "Le notizie quotidiane di danni alle colture agricole ed incidenti automobilisti causati dai cinghiali ci allarma ma restiamo perplessi sull’efficacia e sui tempi di attuazione del piano di contenimento adottato dalla provincia di Chieti da settembre del 2013".
Così in una nota il capogruppo del Pd in Consiglio Provinciale a Chieti, Camillo D'Amico, che aggiunge: "Pomposamente l’assessore alla Caccia e Pesca, Franco Moroni, ha reiteratamente annunciato l’avvio che è ancora di là da venire, stando alle notizie che abbiamo, nonostante sia stato da tempo sottoscritto la relativa convenzione con i due Ambiti Territoriali di Caccia (Atc) del Vastese e Chietino – Lancianese. Tutto questo è avvenuto dopo cinque lunghi anni di assoluta assenza ed inadempienze per questo che è stato uno dei problemi più dibattuto e sollecitato verso l’amministrazione Di Giuseppantonio.
Per D'Amico "E’ deplorevole che ancora nulla di concreto si sia avviato quando i danni sono una costante quotidiana ed i cittadini si sentono disarmati e non tutelati di fronte alla pericolosa invadenza di questo ungulato che ormai spopola dappertutto. Non siamo per l’eradicazione della specie. Vogliamo un fortissimo contenimento numerico che riduca ai minimi termini il pericolo per l’incolumità delle persone e le colture agricole; per fare questo, se necessario, s’adottino anche misure straordinarie come l’apertura della caccia di selezione anche dentro le aree attualmente tutelate e proibite a qualsiasi azione tendente allo scopo. La legislatura volge al termine (25 Ggugno prossimo), rimarranno in carica solo il Presidente e la giunta sino all’insediamento della nuova amministrazione provinciale di forma e contenuto del tutto diversa di come sin qui i cittadini l’hanno conosciuta, ma Noi saremo i 'cani da guardia' affinchè gli impegni assunti, di qualsiasi natura, vengano mantenuti ed attuati non lesinando la pubblica denuncia e la mobilitazione politica e popolare, se necessario, per ottenerne il solenne rispetto".

Lanciano (Ch). Scontro cinghiali-auto su provinciale. Conducenti illesi ma danni a mezzi. Morti femmina e 3 cuccioli


(ANSA) - LANCIANO (CHIETI), 15 GIU - Conducenti illesi ma auto danneggiate per l'attraversamento di un branco di cinghiali - una femmina e sette cuccioli - avvenuto nella notte lungo la strada provinciale che collega Lanciano a San Vito mentre transitavano due autovetture. Quattro ungulati sono morti, uno è fuggito due sono rimasti feriti. L'impatto è avvenuto in corrispondenza del casello dell'A14 dopo le 2 di stamani. Sul posto Vigili del Fuoco, Forestale di Vasto ed un veterinario.
   

Cinghiali al mare. Lattanzio, "emergenza numerica della specie"

Emergenza cinghiali, l’appello dell’assessore Lattanzio ai prefetti “E’ necessario che le prefetture segnalino il problema della presenza dei cinghiali nelle strade dei paesi e sulle spiagge ai ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura affinchè venga nominato un commissario che coordini le azioni di tutti gli enti preposti, altrimenti rischiamo un vero e proprio bollettino di guerra giornaliero”. A lanciare l’allarme è l’assessore provinciale alla Caccia Mario Lattanzio in merito a quella che rappresenta una vera emergenza locale ma anche nazionale. ( foto Bahamas luogo in cui accade spesso che i cinghiali vadano al marei)

“In questi cinque anni di amministrazione guidata dal presidente Guerino Testa – dichiara Lattanzio – ho posto svariate volte questa problematica a tutti gli enti competenti. Come Provincia abbiamo realizzato diverse azioni come il selecontrollo (cioè il controllo e la selezione volta alla soppressione dei cinghiali al di fuori del periodo di caccia nei casi di emergenza numerica della specie). Ma adesso la presenza degli ungulati sta rappresentando un rischio serio per l’incolumità pubblica”.

Nei giorni scorsi un cinghiali di cento chili è sceso a valle attraversando la spiaggia di Montesilvano e Pescara," e anche in altre zone e nei paesi del pescarese ci si imbatte facilmente in questi animali."

“La Provincia – aggiunge l’assessore – ha individuato delle zone a rischio del pescarese, ma purtroppo la difficoltà maggiore è la mancanza di dialogo con altri enti come parchi e riserve. Per questo rivolgo un appello ai prefetti affinchè segnalino il problema ai ministeri che avranno il compito di nominare un commissario in grado di coordinare le azioni degli enti preposti. L’emergenza cinghiali oramai non è limitata ad un periodo, ma riguarda tutto l’anno e rischia di rappresentare un serio pericolo per l’incolumità pubblica con conseguenze negative anche sul turismo. Per questo motivo ritengo che la questione non si debba più sottovalutare come invece è avvenuto finora”, conclude Lattanzio.

domenica 15 giugno 2014

Pescara. Soppresso il cinghiale che nuotava in spiaggia, Lav protesta: «trattato come criminale»

«Errore gestionale macroscopico»

PESCARA. «Non si può gestire il recupero di un animale selvatico come se si avesse davanti un criminale. C'è stato un errore gestionale macroscopico, con l'ennesima inutile morte di un animale». 
Così la responsabile provinciale pescarese della Lega anti vivisezione (Lac), Antonella Agostini, commenta la vicenda del cinghiale che ieri si è spostato tra Montesilvano e Pescara, in spiaggia, e che dopo essere rimasto ferito è stato soppresso. 
La sua presenza in acqua era stata segnalata ai carabinieri di Montesilvano da alcuni cittadini e alla vista dei curiosi si e' allontanato fuggendo via verso la pineta.
Qualche ora dopo è stato avvistato nei pressi dei trabocchi di Pescara dove si è rifugiato tra gli anfratti degli scogli.
Per questioni di incolumità pubblica, la Polizia ha esploso un colpo di pistola contro il cinghiale, che aveva anche una zampa rotta. 
Al porto e' arrivato, insieme al Corpo forestale dello stato, anche il personale veterinario della Asl che ha narcotizzato il cinghiale con un fucile. Poi e' stato caricato e sistemato su un mezzo ma era molto agitato per cui e' stato legato. A seguito di una visita veterinaria si e' ritenuto opportuno sopprimerlo, considerate le sue condizioni. E' stato trasportato all'istituto Zooprofilattico di Teramo dove saranno eseguiti degli esami.
«Sempre più spesso - dice Agostini - gli animali selvatici arrivano in città perché il loro habitat ormai è compromesso dall'eccesso di antropizzazione. Quando capita, la situazione non si può gestire come fatto vicino alla zona dei trabocchi: deve intervenire e coordinare le operazioni il Corpo Forestale dello Stato, competente in materia, e il recupero dell'animale selvatico deve essere gestito solo ed esclusivamente da personale medico veterinario competente che ha la possibilità di operare in assoluta sicurezza sia per l'incolumità pubblica che per l'animale».

Nessuno a Pescara sembra ricordare l'ultima volta in cui un cinghiale è apparso sulla spiaggia e forse si tratta del primo episodio del genere nell'ultimo ventennio. Solo un anno fa alcuni ungulati erano apparsi in spiaggia a San Vito, nel Chietino, ma mai in una zona urbanizzata quanto Pescara e Montesilvano. 
«Da quando lavoro qui - dice il commissario capo del Corpo Forestale dello Stato di Pescara, Annamaria Angelozzi -, cioè tredici anni, non ho mai visto cinghiali in spiaggia. C'è da dire che segnalazioni circa la presenza di cinghiali, anche in centri abitati, sono sempre più frequenti, ma vederne uno al mare è sicuramente una cosa rara e particolare». 
L'esemplare in questione, due anni, maschio, circa cento chili, è un cosiddetto 'solengo', cioè un cinghiale che conduce una vita solitaria, diversa dalle femmine che invece si postano con i cuccioli. 
Proprio per questo l'animale potrebbe essere arrivato da solo dall'entroterra, percorrendo il corridoio verde del fiume Saline fino ad arrivare in spiaggia a Montesilvano. 
«Quando l'ho visto, - riprende Angelozzi - era in mare, nei pressi dei trabocchi, a Pescara, dove l'acqua è molto bassa. Loro amano le zone fangose e probabilmente quell'ambiente gli sarà sembrato familiare». 

sabato 14 giugno 2014

Castiglione Messer Marino (Ch). Danni da cinghiali, pressing sulla Provincia

Danni da fauna selvatica, Fangio pressa la Provincia: «Quando fanno partire il selecontrollo?». «Ogni giorni riceviamo in Municipio persone, cittadini che vengono a lamentarsi per i danni subiti dai cinghiali. – spiega l’assessore comunale Enzo Fangio - Non solo le aziende agricole vanno tutelate, ma anche chi ha una piccola produzione per autoconsumo. La Provincia aveva annunciato l’avvio del selecontrollo al primo giugno, ma siamo quasi alla metà del mese e non un colpo è stato sparato. I cittadini sono all’esasperazione». Una situazione ben nota quella dei danni alle colture arrecati dai cinghiali, rispetto alla quale la Provincia, dopo anni di inerzia e silenzio, ha messo in campo una vasta operazione di contenimento che dovrebbe partire a giorni mediante l’impiego sul territorio dei selecontrollori. In merito al ritardo lamentato da Fangio, l’assessore provinciale Franco Moroni (accanto in foto, ndr), che ha la delega proprio all’applicazione del piano di contenimento dei cinghiali, spiega: «Si era ipotizzato di partire il primo giugno, ma ci sono stati dei problemi organizzativi che hanno fatto slittare l’inizio del selecontrollo. Tuttavia mi sento di poter rassicurare i cittadini, gli agricoltori e anche gli amministratori locali: il selecontrollo partirà subito dopo il 15 giugno». Non è un mistero che ci sono state e ci sono ancora forti resistenze all’avvio del selecontrollo da parte dei cacciatori cinghialiai che praticano la braccata. A questo riguardo l’assessore Moroni precisa: «Il selecontrollo non influenzerà negativamente la caccia al cinghiale, quella tradizionale che parte a settembre. I prelievi dei selecontrollori saranno concentrati sugli animali giovani, quelli che in gergo tecnico si chiamano classi zero e uno. Dunque l’effetto del selecontrollo sarà quello di riequilibrare qualitativamente, ristrutturandole, le popolazioni di cinghiali sul territorio. Ciò significa che anche la caccia tradizionale in braccata avrà dei vantaggi, in termini di carniere, derivanti dal selecontrollo».

Intanto gli amministratori locali, i sindaci, possono segnalare i danni causati dagli ungulati agli uffici della Provincia.
Francesco Bottone

lunedì 9 giugno 2014

Agricoltura. I danni dei cinghiali, i rimborsi e la discriminazione: ennesima denuncia del Cospa Abruzzo

OFENA. «Nel mio campo di 4 ettari, dove l’anno scorso il raccolto fu danneggiato per oltre il 60%, che nessuno ha ripagato, oggi i cinghiali sono tornati più numerosi di prima, ma ad aspettarli ci siamo noi armati di fucili, cani e altri mezzi a disposizione per respingere o abbattere i cinghiali affamati più che mai».

Dino Rossi, responsabile dell’associazione degli allevatori, Cospa Abruzzo, si dà al fai da te per difendersi dai danni procurati dalle razzie dei cinghiali. L’alternativa è avere un raccolto distrutto, dunque niente guadagno… 
La storia però è la solita brutta storia di ordinaria burocrazia all’italiana che cera discriminazioni grazie ad ingenti flussi di denari.
«Come è possibile che solo nella provincia dell’Aquila l’istituzione non applica la Legge», si domanda Rossi, «per la tutela delle aziende agricole e costringe a loro volta gli agricoltori al fai da te? Le aziende agricole non possono permettersi il lusso di sfamare gli animali del Parco, sono già al collasso per i costi di gestione, sono costrette con i denti a difendere il raccolto di un anno utile al fabbisogno aziendale? Tra poco saranno pronti i campi di mais e si spera che chi di competenza si adoperi altrimenti saremmo costretti ad attivare sul territorio manifestazioni imponenti mai viste fino ad oggi».
È passato un anno e nulla si è mosso, anzi la situazione dei danni da fauna selvatica sono tripilicati. 
I cinghiali sono tornati all’attacco nei campi coltivati nella valle alta del Tirino e più precisamente alle pendici del monte di Pesatro sul comune di Ofena limitrofe ai confini del Parco Gran Sasso Monti della Laga. Il fenomeno riguarda tutte le aree limitrofe ai parchi dell’Abruzzo.
Dall’ultima riunione tenutasi nella sede comunale di Ofena, dove hanno partecipato la Regione, la Provincia dell’Aquila e l’ente Parco per i danni da fauna selvatica, a distanza di un anno, il problema cinghiale non è stato risolto, anzi è peggiorato. 

Le famiglie dei cinghiali sono aumentate, il danno al di fuori dell’area parco si è triplicato, dovuto ai finanziamenti dati gli agricoltori ricadenti nell’area protetta, per la costruzione di recinti impattanti e pericolosi, ma utili a tenere a bada i cinghiali dai terreni coltivati dentro l’area protetta. 
«In quell’occasione», ricorda Rossi, «Il parco si è opposto all’abbattimento selettivo, come previsto dalla Legge sul controllo della fauna selvatica, optando per il posizionamento di trappole, ritenute illegali, che fino ad oggi hanno catturato solo le mosche». 
«È strano che vengono finanziati i recinti antintrusione e nello stesso tempo si da l’opportunità agli stessi che ricadono nelle aree parco di catturare cinghiali», fa notare il Cospa, «ingrassati dai colleghi contadini che si trovano fuori il perimetro del parco! Sono sempre gli stessi contadini che percepiscono ingenti somme di danaro per i campi coltivati ad hoc, solo ed esclusivamente per percepire il succulento rimborso assegnato dall’ente Parco. Solo nel comune di Castel del Monte la somma di risarcimento ammonta ad oltre 44.000,00 €, mentre i contadini fuori parco attendono il risarcimento da parte della Provincia, per la fauna selvatica che l’ente parco spinge fuori dell’area protetta, dovuto alla scarsa quantità di cibo, perché la maggior parte dei terreni in quota sono recintati. I campi fuori area parco», conclude, «vengono devastati ogni notte, (le trappole illegali) messe dall’ente parco non hanno catturato una bestia. I campi di orzo sono già stati decimati, i contadini sono costretti ad infrangere la Legge che altri non applicano».

Allarme cinghiali: campi devastati. Coldiretti: "Regione intervenga"

L'AQUILA - "I prodotti di pregio del territorio, come lo zafferano di Navelli, sono messi a repentaglio dall'invasione incontrollata dei selvatici. Siamo di fronte alla distruzione dell’economia locale delle aree interne, uno scempio su cui diciamo basta e chiediamo una volta per tutte soluzioni definitive".


Coldiretti L'Aquila lancia un grido d'allarme e torna a chiedere l'aiuto delle istituzioni regionali per un problema, quello dei campi devastati dai cinghiali, che sta portando alla "riduzione della produzione, necessità di ripetere le operazione colturali e le semine - afferma Massimiliano Volpone, direttore di Coldiretti L'Aquila - Danni che non vengono assolutamente riequilibrati dagli esigui pagamenti riconosciuti. E Coldiretti non ci sta". 

"Al danno per un regolamento insoddisfacente sulla gestione degli ungulati, approvato dal Consiglio regionale si aggiunge ora la beffa - prosegue - Dopo Teramo, stanno arrivando in provincia di L’Aquila, i pagamenti dell’indennizzo dei danni causati alle aziende agricole. Si tratta di risarcimenti di circa il 40% dei danni accertati dalla Provincia che, certamente, non compensano i disagi arrecati dagli animali"

"Si tratta di una umiliazione bella e buona - puntualizza il direttore di Coldiretti - non servono semplicemente incentivi, sono necessarie azioni importanti e decisive. Sono completamente saltati gli equilibri ambientali, le colture sono danneggiate definitivamente, gli allevamenti aggrediti da fauna inferocita. E con l’estate, la situazione è destinata a peggiorare. Per non parlare dei problemi di sicurezza sociale. Questa mattina la notizia che riguarda il presidente della provincia aquilana, Antonio Del Corvo, che ha potuto toccare con mano i problemi che derivano dai cinghiali nella sua abitazione di Celano".

Secondo Coldiretti è necessario lavorare per un riequilibrio ambientale e faunistico.

"Gli equilibri faunistici si sono rotti e questo costituisce un forte incentivo per le aziende ad abbandonare la campagna o peggio ancora la montagna dove le buone pratiche di agricoltura e zootecnia sono irrinunciabili per il presidio idrogeologico dei versanti. Il nuovo governo regionale - conclude Volpone - dovrà considerare questo tema centrale e determinante per la vita delle aree interne.

giovedì 29 maggio 2014

Orso marsicano: anche cacciatori nell'intesa tutela plantigrado

(AGI) - Roma, 29 mag. - Anche le associazioni venatorie diventano alleate delle istituzioni nella "mission" di tutela dell'Orso marsicano. Il ministero dell'Ambiente, l'Ispra, la Federazioni italiana della Caccia, l'Associazione nazionale Libera Caccia, l'Enalcaccia, l'Anuu Migratoristi e l'Arci Caccia hanno firmato un protocollo d'intesa per la tutela dell'Orso bruno marsicano attraverso un programma condiviso di implementazione di buone pratiche di gestione venatoria.
L'accordo trova piena sintonia con quanto disposto dal Piano d'azione Patom e dal Protocollo d'intesa firmato il 27 marzo scorso da Ministero, Regioni Abruzzo, Lazio, Molise e Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il testo prevede impegni unilaterali da parte delle associazioni dei cacciatori per ridurre l'impatto della pratica venatoria e delle attivita' connesse, promuovendo l'informazione e la formazione dei cacciatori sulle corrette modalita' di gestione delle specie di interesse venatorio e le criticita' di conservazione dell'Orso bruno marsicano. "Con questo protocollo - commenta il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - facciamo tutti un altro passo in avanti nel percorso avviato per la tutela dell'Orso marsicano. Ogni istituzione e ogni gruppo d'interesse ha il dovere di concorrere alla difesa di questo straordinario simbolo della biodiversita' italiana. Oggi mi sembra si sia dato un segnale significativo in questo senso". "Le associazioni - si legge nel protocollo - condividono la necessita' di procedere, ai fini della tutela dell'Orso bruno marsicano e sulla base di apposita cartografia di presenza della specie aggiornata, alla rapida sostituzione della 'braccata', caratterizzata da un elevato disturbo e rischio di impatto su specie 'non target', con forme a minor impatto come la 'girata' e la 'caccia di selezione', attraverso la formazione e l'aggiornamento dei cacciatori". Viene prevista "la promozione di una piu' corretta organizzazione della gestione venatoria, a partire dalla stesura dei Piani Faunistici Venatori e dei Regolamenti specifici di gestione delle diverse specie, appoggiando le amministrazioni competenti nella definizione delle prescrizioni", il coinvolgimento degli 'ambiti territoriali di caccia' (Atc) a supporto delle amministrazioni per la revisione della programmazione venatoria', la formazione-aggiornamento per una 'corretta cultura della gestione delle specie di interesse', secondo i criteri scientifici definiti dai documenti tecnici dell'Ispra.

lunedì 26 maggio 2014

D'Amico: “Regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati”

Aver imposto la discussione e l’approvazione del “Regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati” da parte del centro destra nell’ultima seduta del Consiglio regionale ha semplicemente aggravato il problema Il Vice Presidente del Consiglio regionale Giovanni D’Amico non può che condividere la posizione espressa dalla Confagricoltura marsicana.

“ Mi sono espresso contrario all’approvazione del Regolamento- ha dichiarato Giovanni D'Amico - , ed ho insistito perché se ne discutesse con più lucidità, proprio perché mi è subito stata chiara l’inutilità ed inadeguatezza del provvedimento. La ingiustificata fretta ha scontentato tutti: i cacciatori , che della selvaggina non fanno commercio; non ha risolto il problema degli agricoltori che tornano a denunciare , a quanto pare inascoltati, i danni subiti. Non aver definito la selezione del numero dei cinghiali e aver stralciato, su pressione degli animalisti, la selezione dei cervi e dei caprioli è stata una scelta penalizzante e per gli agricoltori i cui campi continuano ad essere devastati e , paradossalmente , per lo stesso l’Orso la cui tutela è sancita dalla Convenzione PATOM sottoscritta recentemente dal Parco Nazione d’Abruzzo e dalla Regione con l’Unione Europea. 

Sostanzialmente si è fatto un pastrocchio che scontenta tutti in non risolve alcun problema” 

Danni cinghiali, Confagricoltura L'Aquila: «gli allevatori riconsegneranno le tessere elettorali»

«Si è superato il punto di non ritorno»

L’AQUILA. «Avevamo già segnalato il verificarsi di danni alle coltivazioni da parte di Cervi e Caprioli nella Valle Subequana, ma ciò che sta accadendo in questa primavera, va oltre le peggiori previsioni». 
Protesta con forza Vinicio Blasetti, presidente della Sezione zootecnica di Confagricoltura L’Aquila. 
«Già nel mese di aprile», racconta, «abbiamo denunciato la perdita totale di molti ettari di terreno appena seminati a mais nei Campi Palentini razziati dai cinghiali ma oggi quello che gli anni scorsi è stato un fenomeno occasionale e limitato a zone isolate, sta divenendo un fenomeno normale. Ci eravamo rassegnati ai danni nel momento di raccogliere, avendo speranze vane su indennizzi pubblici mai arrivati, ed allora abbiamo sperimentato raccolte fuori tempo con sistemi di dissuasione fai da te, ma mai avremmo pensato che non saremmo riusciti neanche a seminare».
Per Confagricoltura «la latitanza delle amministrazioni sul tema è assoluta, anzi l’unica norma approvata, oltre ad un regolamento incompleto ed inapplicabile, è quella secondo la quale la regione “non pagherà i danni oltre la insufficiente dotazione finanziaria” Il Parco Velino Sirente sollecitato ad effettuare la verifica e la quantificazione dei danni dorme sogni tranquilli non disponendo neppure di un tecnico sufficientemente preparato per fare le verifiche, la Provincia vive momenti di appannamento, non si riesce a parlare con i funzionari e le guardie provinciali mentre presidente e vice presidente non rispondono più al telefono, evidentemente troppo impegnati nella campagna elettorale». 
Confagricoltura L’Aquila ricorda di aver scritto, concertato, osservato, discusso, condiviso ed eccepito ma «nulla, proprio nulla è stato fatto in concreto e sono passati oltre 20 anni dalle prime richieste. Gli allevatori sono rassegnati, ma non vinti, e, visto che in piena emergenza ci risulta impossibile ottenere la risposta dei vertici della provincia dell’Aquila, cambiano i metodi di protesta: da domani riconsegneremo le tessere elettorali nelle mani del Presidente della Repubblica Napolitano e sospenderemo il pagamento di tasse e tributi fino a quando il Governo non troverà una soluzione al problema» raccomanda Vinicio Blasetti.

venerdì 23 maggio 2014

Cinghiali, nel Chietino sospeso l’abbattimento selettivo

A L’Aquila i funzionari della Provincia dell’Aquila contro il selecontrollo

ABRUZZO. Coldiretti Chieti esprime sconcerto per quanto accaduto nel corso dell’ultima seduta dell’Atc chietino-lancianese in riferimento alla problematica relativa alla fauna selvatica. 
Nel corso del comitato è stato infatti rimesso in discussione il Protocollo di intesa sulla gestione dei cinghiali che, siglato il 19 febbraio da Provincia di Chieti e Atc chietino-lancianese (dopo la votazione unanime dei componenti dell’ambito territoriale di caccia), prevede sia l’attività di selecontrollo (attraverso recinzioni elettriche e dissuasori) sia l’abbattimento selettivo degli animali selvatici che procurano tanto danno a coltivazioni e imprese agricole. In sostanza, approfittando dell’assenza di uno dei due componenti di Coldiretti e nonostante l’opposizione dell’altro, il Comitato ha votato la sospensione dell’attività di abbattimento prevista dal Protocollo di intesa, pur non essendo tale argomento all’ordine del giorno. 
«Un vero e proprio “colpo di mano”», dice il direttore di Coldiretti Giordano Nasini, «peraltro sostenuto dalle altre associazioni di categoria, che aggraverà la situazione già drammatica dei tantissimi imprenditori agricoli danneggiati dalle incursioni dei selvatici. Siamo tornati al punto di partenza, è stato letteralmente azzerato il primo traguardo raggiunto in provincia di Chieti per la soluzione di un problema annoso e terribile ma ciò che ci sconcerta maggiormente è l’ambiguità con cui è stato trattato tale argomento in seno al Comitato». Gli fa eco il presidente Sandro Polidoro. 
«Per quanto ci riguarda», evidenzia Polidoro, «come già fatto in occasione dell’approvazione del Regolamento regionale sulla fauna selvatica, sul quale abbiamo espresso le nostre perplessità, continuiamo con coerenza con la nostra posizione ribandendo che, sui cinghiali, ci sono necessità su cui non si può continuare a soprassedere». 
La situazione non è migliore a L’Aquila dove la Provincia con una nota inviata alla Regione asserisce che la stessa non può autorizzare l’attività di contenimento della fauna selvatica nei periodi in cui la caccia è vietata. 
Confagricoltura L’Aquila ha incontrato questa mattina il presidente della provincia Del Corvo che ha assicurato il suo personale impegno ad attivare immediatamente la polizia provinciale per il necessario coordinamento delle squadre dei cacciatori muniti di autorizzazione, del resto, fatto negli anni passati. «Senza nessun rimpianto», commentano seccati da Confagricoltura, «prendiamo atto della volontà di chiudere le province, la scarsa competenza di alcuni burocrati non è stata indifferente a decretarne l’estinzione. Il Licenziamento degli incompetenti sarebbe la giusta ricompensa ai cittadini-contribuenti-utenti che sono francamente stufi di pagare le tasse per servizi che non vengono resi».

mercoledì 21 maggio 2014

Abruzzo: Di Pangrazio (PD), cacciatori attenti al tema della montagna

Il candidato alle prossime elezioni regionali in Abruzzo, ha incontrato una delegazione di cacciatori con cui a parlato del nuovo regolamento sugli ungulati

Avezzano, 20 maggio - Il candidato PD alle prossime elezioni regionali in Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio, ha partecipato ad Avezzano ad un incontro con una delegazione di cacciatori. Gli stessi hanno espresso alcune perplessità in merito al nuovo “Regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati” che si augurano possa cambiare nel corso del prossimo Governo regionale. Di Pangrazio ha accolto le richieste e sottolineato l’importante ruolo che la figura del cacciatore riveste nello stretto rapporto con la montagna.

“Ai cacciatori – ha detto Di Pangrazio – va riconosciuta l’attenzione sui temi del paesaggio e della montagna. Con la loro costante presenza e attenzione rappresentano infatti dei veri e propri tutori del territorio”.

sabato 10 maggio 2014

Attività venatoria in Abruzzo: un disastro la gestione della giunta Chiodi-Febbo. La cronistoria delle sconfitte giudiziarie

CRONISTORIA DELLE SCONFITTE GIUDIZIARIE IN MATERIA VENATORIA DELLA GIUNTA CHIODI-FEBBO

1) SETTEMBRE 2009 - Il TAR Abruzzo con ordinanza depositata il 03 settembre 2009 accoglie pienamente il ricorso del’ Associazione WWF ricorrente avverso il calendario venatorio 2009/2010 annullando le scelte della Giunta Regionale sulla preapertura alla Quaglia e sul posticipo della caccia alla Beccaccia.


2) OTTOBRE 2009 - Il TAR Abruzzo con ordinanza del 14 ottobre 2009 accoglie il ricorso delle associazioni Animalisti Italiani e della LAC avverso il Calendario venatorio regionale 2009/2010. Il TAR ha “Considerato che pare fondata la censura di difetto di motivazione della DGR impugnata, nella parte in cui quest’ultima non ha dato adeguata contezza delle ragioni di dissenso rispetto alle concludenze consultive dell’ISPRA“

3) DICEMBRE 2010 - Con ordinanza del 02 dicembre 2010 il TAR Abruzzo boccia la Regione Abruzzo a seguito del ricorso presentato dagli ambiti territoriali di caccia dell'Aquila, Barisciano, Avezzano e Roveto-Carseolano che contestavano il nomadismo venatorio introdotto con la mobilità dei cacciatori per la fauna migratoria.
Il TAR: “La disposizione impugnata è inoperativa, inefficace, inapplicabile e ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondati i dubbi di costituzionalità sollevati col ricorso. Ci si augura che, per il futuro, il legislatore tenga presenti i princìpi generali che regolano la materia, conservazione dell'ambiente e tutela della fauna».

4) OTTOBRE 2011 - Il TAR ABRUZZO sul ricorso presentato da Ass. Animalisti Italiani, WWF e LAC sospende con ordinanza del 27/10/11 parte del Calendario Venatorio 2011-2012 censurando la Regione Abruzzo che ha completamente stravolto i periodi di caccia per le singole specie che erano stati suggeriti dall’ISPRA, allungando il periodo di caccia per ben 27 di queste. Il Tar ha ritenuto che la Giunta regionale non ha motivato adeguatamente tutti questi abnormi scostamenti dai periodi indicati dall’ISPRA. Inoltre il TAR ha censurato la Regione anche sugli orari di caccia. La Giunta regionale, per adeguarsi parzialmente alle indicazioni dei giudici emana ben quattro versioni diverse di calendario venatorio.

5) FEBBRAIO 2012 - La Corte Costituzionale con sentenza n. 20/2012 dichiara illegittima la legge della Regione Abruzzo 10 agosto 2010, n. 39 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011), a seguito di richieste di impugnativa pervenute al Governo. La Corte sancisce in maniera univoca che i calendari possono essere emanati solo con atto amministrativo e non con legge-provvedimento.

6) GIUGNO 2012 - Il TAR Abruzzo il 25/06/2012 deposita sentenza di merito sul ricorso presentato da Ass. Animalisti italiani, WWF e LAC. Vengono bocciati dai giudici diversi punti del Calendario Venatorio 2011-2012 tra i quali la caccia alle specie in declino (SPEC); la relazione tecnica dell’Assessorato competente, definita inidonea; l’uso delle munizioni al piombo; le iniziative a tutela dell’orso dalla caccia che non ne garantiscono la salvaguardia. Sollevata e rimandata alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale della legge regionale sul comparto unico sulla migratoria.

7) SETTEMBRE 2012 – Con decreto urgente dell’ 08/09/12 (n. 226/12) “inaudita altera parte” il TAR Abruzzo sospende parti significative del calendario venatorio 2012-2013. Il TAR ha riconosciuto il grave pericolo derivante dalle scelte fatte dalla Giunta Regionale sull’ orso, sulla caccia nei siti della Rete Natura2000 SIC e ZPS e per diverse specie a sfavorevole status di conservazione, come Allodola, Quaglia, Tortora, Beccaccia, Marzaiola, Beccaccino, Moriglione e Pavoncella.

8) OTTOBRE 2012 - Il TAR Abruzzo con ordinanza del 10/10/2012 conferma le censure al calendario venatorio indicate nel decreto cautelare monocratico dell’ 8 settembre (n. 226/12) alle quali si aggiunge anche la bocciatura delle iniziative intraprese dalla Giunta Regionale sull’utilizzo delle munizioni senza piombo, ritenute inadeguate.

9) NOVEMBRE 2012 - Il 07 novembre 2012 il TAR Abruzzo accoglie con sentenza n. 589 il ricorso della Lega per l'Abolizione della Caccia (LAC) e dell'Associazione Vittime della Caccia ed emette ordinanza di sospensiva avverso al calendario venatorio 2012-2013 in merito alla caccia al fagiano nel mese di dicembre e ed al tempo chiusura della caccia alla beccaccia.

10) NOVEMBRE 2012 – Con ordinanza del Consiglio di Stato del 21 novembre 2012 viene respinto il ricorso di Federcaccia contro la bocciatura del calendario venatorio della Regione Abruzzo operata dal TAR L'Aquila. Si conferma, quindi, la validità della sospensiva del TAR che, su ricorso del WWF e degli Animalisti Italiani, aveva largamente censurato il calendario venatorio varato dalla Giunta regionale su valutazione di Incidenza, uso di munizioni al piombo, specie in declino e caccia nelle aree importanti per l'Orso bruno marsicano.

11) DICEMBRE 2012 - Con sentenza n. 310 del 12 dicembre 2012, depositata in cancelleria il 20 dicembre 2012, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 5, commi 1, 2 e 3 della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante "Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28...". La Corte ha infatti rilevato che il calendario venatorio è stato illegittimamente approvato per legge anziché con atto amministrativo, e che la stagione di caccia al cinghiale è stata illegittimamente prolungata oltre quanto consentito dalla legge nazionale.

12) GIUGNO 2013 – Il TAR Abruzzo con sentenza n. 606 del 21/06/13 censura il calendario venatorio della Regione Abruzzo 2009/2010 per avere disatteso le indicazioni dell’ISPRA (periodi di caccia e sostenibilità della caccia ad alcune specie di fauna stanziale) senza motivazione ed in assenza di dati scientifici da parte dell’ente regionale. La sentenza evidenzia che la grave carenza di dati sulla fauna della Regione Abruzzo che “affievolisce le potestà regolatorie ed autorizzatorie nella soggetta materia” da parte dell’ente regionale.

13) GIUGNO 2013 – Con sentenza n. 142 del 17 giugno 2013 la Corte Costituzionale accoglie il ricorso di WWF e Animalisti Italiani e sancisce l’illegittimità costituzionale dell'articolo 43, commi 6, 6-bis e 6-ter, della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per l'esercizio dell'attività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell'ambiente) ritenendo il “comparto unico alla migratoria” in evidente contrasto con la normativa nazionale ed i principi “delle peculiarità ambientali, naturalistiche e umane afferenti ai singoli contesti territoriali”.


14) LUGLIO 2013 – Con sentenza n. 669 dell’11/07/13 il TAR Abruzzo riduce il periodo di caccia della specie fagiano sancendo l “illegittimità delle misure di caccia deliberate dalla Regione, in contrasto immotivato con il parere Ispra” a causa “del carente monitoraggio di dati scientifici a disposizione della Regione procedente" accogliendo il ricorso presentato dalla LAC e Associazione Vittime della Caccia.

Gli agricoltori esultano: approvato il Regolamento per fermare i cinghiali

L'AQUILA - Una bella giornata per gli agricoltori e allevatori abruzzesi, che ieri hanno assediato palazzo dell’Emiciclo: finalmente il Consiglio regionale, nella sua ultima seduta della nona legislatura, ha approvato un provvedimento che consentirà di proteggere le colture dall’assalto, oramai fuori controllo, da parte della fauna selvatica, in particolare dei cinghiali.

Il regolamento approvato renderà possibili infatti azioni più efficaci di censimento, cattura e abbattimento selettivo per mantenere il numero degli ungulati entro i limiti di sostenibilità ambientale e di compatibilità con l’attività agricola.

La gestione degli ungulati selvatici nelle aree protette nazionali e regionali sarà concordata ed attuata congiuntamente dagli enti gestori delle aree protette, dalle amministrazioni provinciali e dai cacciatori, che gestiscono gli Ambiti Territoriali di caccia.

Particolare cautela si adotterà nelle aree frequentate dall’orso marsicano in ottemperanza al Patom, il Piano d'azione per la tutela dell'orso marsicano, che garantisce tra l’altro all'Abruzzo significativi fondi europei.

"L’invasione della fauna selvatica - spiega ad AbruzzoWeb Massimiliano Volpone della Coldiretti - si è letteralmente impadronita di campagne e boschi, mettendo a serio repentaglio il diritto di fare impresa degli agricoltori che vivono nelle zone interne e non solo”.

Aggiunge Mauro Di Zio, della Confederazione italiana agricoltori: “A repentaglio non c’è solo la produzione agricola, ma anche la sopravvivenza delle aree interne, perché se non si risolve questo problema, lo spopolamento sarà invitabile”.

Gli agricoltori, in conferenza dei capigruppo, avevano chiesto che il regolamento consentisse il censimento anche di caprioli e cervi per poter aprire la caccia anche a queste specie, dal prossimo settembre. Ma alla fine è passato l'emendamento “salva-bambi” del consigliere regionale dei Verdi Walter Caporale.

Gli agricoltori a seguito di questo regolamento si attendono anche un risarcimento del danno in base alle stime che tengano conto sia del valore del prodotto perduto, che dei danni pluriennali o permanenti alle strutture produttive e agli impianti, con procedure più snelle e tempi certi di pagamento.

Caccia, Febbo: Con il Regolamento l’Abruzzo si dota di uno strumento innovativo per la corretta gestione faunistico – venatoria dei cinghiali

“Da oggi l’Abruzzo avrà a disposizione uno strumento indispensabile per la corretta gestione faunistico-venatoria dei cinghiali che consenta il raggiungimento di densità ottimali della specie, attraverso la destinazione differenziata del territorio, la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio”. Così l’Assessore regionale alle Politiche agricole e alla Caccia, Mauro Febbo che accoglie con grande soddisfazione l’approvazione da parte del Consiglio regionale dello specifico “Regolamento”. Febbo sottolinea come “proprio le problematiche legate alla presenza dei cinghiali, siano particolarmente sentite dagli imprenditori agricoli alle prese con il sempre crescente numero di cinghiali che causa ingenti danni alle colture”.

“Innanzitutto – evidenzia Febbo – grazie a questo Regolamento sarà possibile effettuare un preciso monitoraggio degli animali presenti nelle diverse aree del territorio regionale e questo consentirà di mettere in campo tutti gli interventi necessari in termini di prevenzione. Se non fosse passato il regolamento, nelle zone di presenza dell’Orso la caccia al cinghiale non si sarebbe aperta mancando un atto amministrativo a cui poter fare riferimento con il calendario venatorio. Il piano d’azione di tutela dell’Orso marsicano infatti prevede che in queste aree la caccia al cinghiale possa essere effettuata solo con la girata. Inoltre l’Ispra attraverso i suoi pareri, consiglia l’assegnazione delle zone alle squadre dei cinghialai (sempre nelle aree di presenza dell’Orso), in particolare nelle zone di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. Voglio rimarcare che nonostante il parere dell’Ispra non sia vincolante, basterebbe un ricorso al Tar su questi argomenti che la caccia al cinghiale, in queste aree, venga chiusa con evidenti e gravi ripercussioni per gli agricoltori.

Le attività da svolgere saranno contenute in specifici Piani quinquennali di gestione del cinghiale, su base provinciale, previste proprio dal Regolamento appena introdotto. Sarà necessario procedere alla programmazione degli interventi di gestione quali miglioramenti ambientali, metodi di prevenzione dei danni, piani per il contenimento dei danni al patrimonio agricolo-zootecnico, quantificazione delle presenze minime certe, piani di prelievo, controlli quantitativi e qualitativi dei prelievi. E’ importante sottolineare infine – conclude Febbo – come la nostra Regione si doti di uno strumento innovativo che si pone l’obiettivo della conservazione della specie con il mantenimento di presenze compatibili alle esigenze delle colture agricole e della restante fauna selvatica”.

venerdì 9 maggio 2014

Abruzzo, Consiglio Regionale approva Regolamento ungulati. Salvi caprioli e cervi

COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE ANIMALISTI ITALIANI ONLUS

ABRUZZO, CONSIGLIO REGIONALE APPROVA REGOLAMENTO UNGULATI.
SALVI CAPRIOLI E CERVI GRAZIE AD EMENDAMENTO DEL CONSIGLIERE REGIONALE WALTER CAPORALE

L'Aquila, 9 maggio 2014 – Ultimo Consiglio Regionale in Abruzzo. “Dopo un duro e lungo ostruzionismo da parte del sottoscritto, per sei mesi, in Commissione ed in Consiglio Regionale" - dichiara il Capogruppo regionale Walter Caporale, Presidente dell'Associazione Animalisti Italiani Onlus (www.animalisti.it) - "oggi l'ultimo Consiglio ha approvato, con il mio voto contrario e l'astensione di Pd e Sel, il Regolamento sugli Ungulati, ACCOGLIENDO PERO' LA RICHIESTA DEGLI ANIMALISTI DI ESCLUDERE CAPRIOLI E CERVI.
Ancora oggi, le Associazioni degli Agricoltori, in Conferenza dei Capigruppo, avevano chiesto che il Regolamento consentisse il censimento di caprioli e cervi per poter aprire la caccia anche a queste specie, dal prossimo settembre. Su questo, ho proseguito la mia battaglia, preannunciando ostruzionismo, migliaia di Emendamenti: ho dunque presentato un Emendamento per ABROGARE LE PARTI RELATIVE AL CENSIMENTO DI CAPRIOLI E CERVI CHE AVREBBE APERTO LA CACCIA A QUESTE SPECIE DA SETTEMBRE, CON UNA SEMPLICE DELIBERA DI GIUNTA.
Il mio Emendamento è stato dunque approvato, insieme al Regolamento, su cui ho espresso comunque il mio voto contrario, ravvisando estremi di incostituzionalità e di oggetto di ricorsi alla Commissione Europea, alla Corte dei Conti, alla Corte Costituzionale: manca infatti una tutela totale dell'orso marsicano, e vengono violate le prerogative dello Stato in materia di tutela della fauna. Devo ringraziare chi, in questi mesi, ha lavorato al mio fianco: le Associazioni Animalisti Italiani Onlus, WWF e OIPA, l'onorevole Annamaria Procacci, l'onorevole Vittoria Brambilla. Ora la parola agli abruzzesi che il 25 maggio possono votare chi difende l'ambiente, la natura, i Parchi, gli animali, lo sviluppo eco-sostenibile o chi vuole ammazzare, distruggere tutto ciò che vive e respira, senza rispetto delle regole e della nostra fauna e flora".

giovedì 8 maggio 2014

Coldiretti Abruzzo: i cinghiali ‘uccidono’ l’economia

I cinghiali ‘uccidono’ l’economia e mettono a rischio la sicurezza sociale, mobiltazione di Coldiretti: "basta provvedimenti tampone, necessaria soluzione concreta"

Il sovraffollamento della fauna selvatica ostacola il diritto di “fare impresa”: il mondo rurale presidia il Consiglio regionale

"Il pressing delle istituzioni è l’unica strada per arrivare a soluzioni concrete ed evitare realmente qualsiasi forma di strumentalizzazione politica. Sono necessarie azioni intelligenti e mirate capaci di risolvere il problema alla radice. Chiediamo un segnale forte e deciso, che non può andare oltre la data del 9 maggio, ultima seduta del consiglio regionale dell’attuale legislatura". 

Torna all’attacco Coldiretti Abruzzo contro un problema annoso, ormai diventato insostenibile: l’invasione della fauna selvatica che, con particolare riferimento ai cinghiali, si è letteralmente impadronita di campagne e boschi, mettendo a serio repentaglio il diritto di fare impresa degli agricoltori che vivono nelle zone interne e non solo. Gli ungulati proliferano e si muovono senza controllo, indisturbati, alla perenne ricerca di cibo, devastando i terreni coltivati con danni tanto elevati che, molto spesso, costringono le imprese ad abbandonare la lavorazione dei campi con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista della manutenzione del territorio e del paesaggio. Un problema che riguarda soprattutto le zone interne aquilane, ma non risparmia le province di Pescara, Teramo e Chieti. Suscitando l’ira e la rabbia di migliaia di imprenditori agricoli ‘cacciati’ dai propri campi.

Così, domani mattina venerdì 9 maggio alle ore 10.00, in occasione dell’ultimo Consiglio regionale, in cui verrà discusso il regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati in Abruzzo, il Palazzo dell’Emiciclo di L’Aquila sarà presidiato dagli imprenditori agricoli di Coldiretti e le immancabili bandiere gialle. Un modo semplice ma sicuramente efficace per ricordare che tante aziende sono impossibilitate a svolgere il proprio lavoro. Non grandi clamori, ma un composto segnale – al termine di un lungo pressing - che non potrà sfuggire all’attenzione di chi, nell’assise consigliare, è chiamato a costruire il futuro.

Nei giorni scorsi, Coldiretti ha sensibilizzato sulla problematica sulla fauna selvatica tutti i gruppi consigliari, di minoranza e maggioranza, oltre naturalmente all’assessore all’agricoltura e ai presidenti di Consiglio e Giunta chiedendo di valutare il grandissimo disagio e il danno economico arrecato alle imprese, soprattutto nelle aree interne. Chiedendo il necessario controllo della presenza di cinghiali (durante tutto l’anno e non solo nei periodi di caccia) attraverso l’abbattimento selettivo.

Per Coldiretti Abruzzo i rischi connessi alla presenza dei cinghiali sono anche di carattere sociale e sanitario: l’anomala concentrazione della popolazione di selvatici sfugge infatti ad ogni tipo di controllo e causa spesso incidenti agli automobilisti, danni alle abitazioni, situazioni di pericolo per i residenti delle zone in cui i cinghiali scorrazzano indisturbati creando molto spesso scompiglio, allarme e paura.

Nel dettaglio per Coldiretti è necessario:

- riportare il numero degli ungulati entro i limiti di sostenibilità ambientale e di compatibilità con l’attività agricola.

- assicurare il diritto al risarcimento del danno in base alle stime che tengano conto sia del valore del prodotto perduto, che dei danni pluriennali o permanenti alle strutture produttive e agli impianti, definendo procedure più snelle e tempi certi di pagamento e svincolando definitivamente il risarcimento dei danni dalle azioni di prevenzione che non sempre possono essere effettuate e/o sono prevedibili.

- Prevedere una modalità di risarcimento dei danni che “prioritariamente” vada a preferire gli imprenditori agricoli professionali, quelli cioè che vivono prevalentemente con il reddito agricolo.

Per Coldiretti Abruzzo, la gestione della fauna selvatica dovrà inoltre essere tra le priorità dell’agenza politica del nuovo governo abruzzese. <> evidenzia Coldiretti.

Ufficio stampa Coldiretti Abruzzo