giovedì 4 agosto 2011

Perchè l'Abruzzo vuole sparare di più di altre regioni?

Perchè l'Abruzzo vuole sparare di più di altre regioni?




La Giunta regionale su proposta dell’Assessorato alla Caccia ha approvato il Calendario Venatorio.

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo regionale di Verdi: “Valuteremo con attenzione il Calendario Venatorio del centro-destra: dopo il tentato blitz in Consiglio Regionale, bloccato grazie all'ostruzionismo dei Verdi, ci auguriamo di non dover essere costretti a fare ricorso al TAR, per chiedere il rispetto della legalità.

Sulla caccia pende già l'impugnativa del Governo, la cui sentenza è attesa per novembre; di certo, condanniamo l'ennesima pre-apertura della caccia al 1 settembre e la folle possibilità di prorogare l'uccisione di animali al 9 febbraio.....scelte che sicuramente NON rispettano le indicazioni dell'ISSPRA e di chi ritiene inaccettabile sparare nei periodi di accoppiamento, di riproduzione, di nidificazione, di crescita dei cuccioli o di migrazione”.

Gruppo Consiliare Verdi Regione Abruzzo -comunicato stampa del 4 agosto 2011 –

mercoledì 3 agosto 2011

Abruzzo: bloccato l'iter del progetto di legge regionale per il calendario venatorio

COMUNICATO STAMPA WWF DEL 3 AGOSTO 2011

Caccia: stanotte in Consiglio Regionale bloccato l'iter del progetto di legge regionale per il calendario venatorio

Il WWF: è un primo successo, ora esamineremo il calendario venatorio che sarà approvato in Giunta Regionale.




Il WWF esprime la propria soddisfazione per il blocco, avvenuto in consiglio regionale questa notte, dell'iter della proposta di legge regionale con cui si voleva approvare un calendario venatorio triennale in palese contrasto con le normative nazionali e comunitarie.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia: “Si tratta di una prima vittoria di chi si oppone alla deriva filovenatoria di questa maggioranza. Ringraziamo la minoranza per aver saputo contrastare efficacemente questo provvedimento ed interrompere quella che stava diventando una pericolosa consuetudine finalizzata ad evitare il confronto davanti al TAR, in quanto le associazioni non possono impugnare le leggi regionali direttamente davanti al Tribunale amministrativo. Ora non abbassiamo la guardia perchè a breve la Giunta Regionale dovrà approvare la sua versione del Calendario Venatorio e la bozza che abbiamo potuto vedere contiene criticità altrettanto forti, tanto da aver ricevuto un parere fortemente negativo da parte dell'ISPRA”.

Verdi in Consiglio Regionale bloccano legge filovenatoria

VERDI IN CONSIGLIO REGIONALE BLOCCANO IGNOBILE LEGGE FILOVENATORIA

La Proposta di Legge triennale sul Calendario Venatorio è stata ritirata. Una legge illegittima perché il Consiglio Regionale si è attribuito competenze della Giunta. Walter Caporale dei Verdi, capofila della battaglia con Sel, Rifondazione e Italia dei Valori uniti contro la maggioranza e parte di altri partiti di centro-sinistra, pronti ai compromessi, hanno vinto una battaglia in cui i filovenatori hanno combattuto con minacce, insulti, tentativi di “sveltine”, commissioni convocate e revocate.

Una legge che sarebbe durata tre anni anziché uno solo come è per i Calendari Venatori approvati con delibera di Giunta, che avrebbe permesso di sparare dal primo settembre al 31 gennaio, di uccidere animali anche nei periodi di accoppiamento, di crescita dei piccoli; una Legge che avrebbe permesso ai cacciatori abruzzesi di sparare in tutta la Regione anziché nel solo Ambito di Caccia di appartenenza … in contrasto con la Legge regionale in materia di Caccia Lr 10/2004, con la Legge Quadro nazionale n.157/92 e con le Direttive Comunitarie in materia di Gestione e Tutela delle specie in declino.

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo regionale di Verdi:

“Ho chiesto e ottenuto il rispetto delle leggi in materia di caccia. Ho diffidato più volte i colleghi dal procedere all’approvazione di una legge che non ci compete, che provoca danni enormi al Patrimonio faunistico e che avrebbe reiterato l’intervento della Corte Costituzionale, provocando multe e conseguenti danni patrimoniali e finanziari alla Regione. Ho fatto appello alla responsabilità verso i cittadini abruzzesi e ho dovuto far presente che avrei fatto ricorso alla Corte dei Conti e che la Regione avrebbe potuto rivalersi sui Consiglieri responsabili.

E’ triste e amaro cantare vittoria per aver vinto una battaglia della legalità. In altri Paesi si lavora per migliorare i diritti, in Italia, e nello specifico in Abruzzo, si deve perdere tempo prezioso e denaro per chiedere ai legislatori regionali il rispetto delle loro leggi e di quelle nazionali”.

L’Aquila, comunicato stampa del 3 agosto 2011

Gruppo Consiliare Verdi Regione Abruzzo

lunedì 1 agosto 2011

Dura opposizione al Progetto di legge del centro destra sul calendario venatorio triennale

Agli Organi di informazione
Loro Sedi

Dura opposizione al Progetto di legge del centro destra sul calendario venatorio triennale.

Dichiarazione di Walter Caporale, Verdi; Maurizio Acerbo, Rifondazione Comunista; Franco Caramanico, Sinistra Ecologia, Libertà: “La pervicacia con cui la maggioranza sta portando avanti nella competente commissione consiliare il progetto di legge sulla caccia ci costringe a una dura opposizione. E’ certamente assurdo che la destra blocchi il Consiglio regionale su questa proposta di legge quando l’Abruzzo ha ben altri problemi. Ma questo è; allora, pur comprendendo il motivo per il quale la maggioranza vuole che il calendario venatorio si faccia con legge e non con un atto amministrativo della Giunta regionale, abbiamo comunque cercato di proporre di lasciare alla legge solo la disciplina delle norme sul cinghiale, che, oggettivamente, rappresenta ormai un danno non solo per l’agricoltura ma per l’ambiente stesso - anche se non bisogna dimenticare che l’emergenza cinghiali è stata creata nei decenni scorsi dalla subalternità della politica ai cacciatori.
Evidentemente le risposte che alcune componenti della maggioranza devono alle associazioni più oltranziste dei cacciatori fanno aggio su qualsiasi ragionevole proposta costruttiva delle opposizioni.

Noi siamo disponibili ad affrontare il problema della sovrappopolazione dei cinghiali, ma evidentemente il centro destra usa questo problema come scusa per provvedimenti elettoralistici.”

Walter Caporale


Maurizio Acerbo


Franco Caramanico

L’Aquila 1° agosto 2011

domenica 31 luglio 2011

Caccia in Abruzzo: mai peggio di così!

Comunicato stampa 30 luglio 2011

Caccia in Abruzzo: mai peggio di così!
In corso la discussione su due proposte di calendario venatorio, entrambe pessime.
La fauna di quella che era la Regione Verde è in balia dell’estremismo venatorio.


“La Regione dei Parchi è ormai in balia dell’estremismo venatorio di questa maggioranza e di alcuni funzionari dell’Assessorato all’agricoltura”.
Questa è la dura accusa del WWF che oggi in una conferenza stampa ha denunciato quanto sta avvenendo nella predisposizione del calendario venatorio 2011-2012.
In un gioco delle parti al ribasso, da un lato l’Assessorato regionale all’agricoltura ha predisposto una pessima proposta di calendario venatorio che andrà all’esame del Comitato Valutazione d’Impatto Ambientale il prossimo 2 agosto, dall’altro alcuni consiglieri regionali (tra cui Sospiri, Prospero e Iampieri) hanno presentato una proposta di legge al Consiglio regionale per approvare un calendario venatorio triennale che va a premiare le fazioni più oltranziste del mondo venatorio.
Va innanzitutto chiarito che approvare il calendario venatorio con legge regionale, invece con atto amministrativo di Giunta come prevede la legge, è un escamotage per cercare di evitare i ricorsi al TAR che negli ultimi anni bocciavano puntualmente le illegittime scelte filo-venatorie della Regione, poiché risulta giuridicamente difficile impugnare una legge regionale.
Dal punto di vista procedurale, quanto sta accadendo ha dell’incredibile: i funzionari regionali stanno lavorando, secondo la normale procedura amministrativa, su un testo di calendario che diventerà “fantasma” non appena il Consiglio regionale avrà approvato con legge l’altro calendario.
Senza considerare lo scontro istituzionale con il Governo nazionale e la Commissione Europea, visto che viene presentata una proposta di legge senza considerare che già lo scorso anno il Governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale il calendario venatorio della Regione Abruzzo, approvato sempre con legge.

“I contenuti dei due testi in discussione hanno una sola cosa in comune”, dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale WWF, “sono entrambi pessimi. Si tratta di calendari completamente irrispettosi delle normative comunitarie in materia di conservazione della Natura. Quella che era la Regione dei Parchi e della Natura sembra essere in mano ad estremisti che appoggiano le posizioni più retrive dei cacciatori. I funzionari regionali sono arrivati a scrivere che è possibile cacciare specie di anatre ormai rarissime, come il Codone, ammettendo però che vi sono in tutta la regione solo 25 esemplari di questa specie (e i cacciatori sono 15.000!). Questo modo di fare apre un contrasto, non solo con il Governo nazionale, ma anche con la Commissione Europea giustamente preoccupata per una gestione venatoria che sta riducendo allo stremo la fauna selvatica”.

Per questo il WWF, assieme ad altre associazioni, da un lato ha presentato al Comitato VIA osservazioni tecnico-scientifiche sulla proposta dell’Assessorato e dall’altro ha inviato una nota a tutti i consiglieri regionali ricordando che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato e che, votando un calendario venatorio proprio di un organo amministrativo come la Giunta regionale, compiono un atto amministrativo. E su questi atti la Corte Costituzionale ha chiarito che non esiste il principio di immunità che vale per le scelte “politiche” dei consiglieri quando legiferano. Per cui, qualora tale iniziativa si dimostrasse illegittima e causasse danni irreversibili, il WWF valuterà tutte le azioni possibili per fermare questa deregulation venatoria.
Il WWF chiede al Presidente del Consiglio Regionale di fermare la discussione della legge per l’approvazione del calendario triennale, anche in considerazione che presto vi sarà la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge regionale che approvò il calendario venatorio dello scorso anno.
Al Comitato VIA della Regione il WWF chiede di bocciare il calendario venatorio proposto dagli Uffici dell’Assessorato regionale perché manifestamente in contrasto con le normative comunitarie e privo della relazione di incidenza ambientale.

Queste le principali censure del WWF sui due calendari in discussione:
a) Non si rispettano le indicazioni del parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (periodi per le specie cacciabili contenuti nelle Linee Guida ISPRA per la predisposizione dei calendari venatori, munizioni con piombo, comparto unico sulla migratoria, ecc.). Non vengono esposti dai proponenti i dati necessari per superare le indicazioni dell'ISPRA (anzi, i numeri esposti nella relazione, come quelli relativi ai tesserini venatori, testimoniano come l’attività venatoria nella Regione sia gestita in forme inaccettabili e del tutto contrarie alle normative nazionali ed internazionali). La giurisprudenza in materia ha chiarito che gli Stati possono disporre limiti generali a tutela delle specie, anche ai fini del rispetto delle normative internazionali. Inoltre esiste l’obbligo del monitoraggio che appare del tutto disatteso da parte dei proponenti. Gli unici dati, peraltro citati in maniera del tutto fuorviante, sono quelli relativi ai censimenti svernanti degli acquatici e si tratta di dati che dovrebbero determinare la chiusura per un gran numero di specie in considerazione del fatto che non vi sono presenze tali da rendere possibile il prelievo, tenendo conto dell’obbligo di mantenere le popolazioni in uno stato favorevole.
b) La relazione allegata alla proposta di calendario dell’Assessorato non può essere in alcun modo interpretata come uno studio di incidenza ambientale (indispensabile per l’espletamento delle procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale) in quanto non affronta le problematiche dell’incidenza dell’attività venatoria sulle specie (come Orso bruno, Lupo, Lanario, Grillaio, Pellegrino, Aquila reale, Calandro, Ortolano, ecc.) e sugli habitat protetti dalle direttive europee e sui siti della Rete Natura 2000. Ancora peggio la proposta in discussione al Consiglio regionale nella quale la relazione di incidenza è addirittura assente!
c) La decisione di introdurre il cosiddetto “comparto unico sulla migratoria” contrasta con i principi basilari della Legge quadro nazionale sulla caccia, promuovendo un’attività venatoria scollegata dal contesto ambientale e territoriale. Tale scelta, inoltre, è causa di un forte aumento della pressione venatoria in aree estremamente delicate quali quelle utilizzate dall’Orso e da altre specie prioritarie.
d) I numeri ed i grafici sui ripopolamenti fanno emergere un quadro sconvolgente. Ogni anno si immettono sul territorio migliaia e migliaia di individui di Starna e Fagiano. Secondo i dati forniti dalla Regione vi sarebbe su queste popolazioni un prelievo nell’ordine delle centinaia di individui (e, quindi, rimarrebbero vivi i 9/10 degli animali immessi), ma questo non porta all’insediamento di popolazioni vitali di queste specie. È evidente la totale mancanza di una gestione faunistica corretta che rende necessaria una segnalazione alla Corte dei Conti, visto che si sta parlando di spese per centinaia di migliaia di euro, denaro che viene sottratto ad una gestione faunistica più corretta (realizzazione di censimenti, piani di conservazione delle specie in direttiva, miglioramenti ambientali, ecc.).
e) Il calendario venatorio continua a prevedere l’uso di munizionamento con piombo, nonostante le gravissime implicazioni per la salute umana e l’impatto negativo sulle specie di uccelli necrofagi.
f) È molto grave la proposta di consentire la caccia a specie quali Moretta e Coturnice. La prima, presente in poche decine di esemplari, può essere scambiata facilmente con la Moretta tabaccata, specie in Allegato I della Direttiva Uccelli, concentrata in Abruzzo in alcune aree della Valle del Sangro aperte alla caccia e/o, quando protette, di estensione del tutto limitata. La seconda non ha un contingente tale da poter sostenere un prelievo (e, peraltro, la Regione non riporta alcun dato sulla consistenza della popolazione).
h) I calendari proposti, che dovrebbero basarsi sui migliori dati scientifici disponibili, non sono suffragati da studi fatti dalla Regione, non considerano i piani di gestione delle diverse specie protette né quelli disponibili per le specie cacciabili, non prendono in considerazione le decine di pubblicazioni scientifiche esistenti sulla fauna abruzzese, pubblicate sulle riviste scientifiche nazionali ed internazionali, nonostante queste avrebbero fornito indicazioni utili sull’incidenza dell’attività venatoria sulle specie

giovedì 28 luglio 2011

Consiglio Regionale Abruzzo. Cacciatore aggredisce Caporale

ABRUZZO, CACCIA. CONSIGLIO REGIONALE

CACCIATORE AGGREDISCE IN COMMISSIONE CAPORALE





L’Aquila, 27 luglio 2011 - Nel corso del dibattito sulla vergognosa legge caccia che la Regione si appresta ad approvare – una Legge che aumenta i giorni di caccia, le specie cacciabili, gli orari di caccia, permette ai cacciatori abruzzesi di spostarsi in tutta la regione anziché rimanere nella sola provincia di appartenenza, apre la caccia al 1 settembre anziché alla terza domenica del mese, non risparmia lo sterminio degli animali anche nel periodo di migrazione, nel periodo di accoppiamento, durante la riproduzione, mentre i cuccioli crescono…… - oggi nel corso delle audizioni di associazioni venatorie, province, ATC ecc nella III Commissione regionale, un rappresentante dei “cosiddetti migratoristi” ha cominciato ad insultare il Capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale, accusandolo di essere il responsabile del 70% di aree protette in Abruzzo e vietate alla caccia, di voler danneggiare la caccia e i cacciatori…..

“Naturalmente” – dichiara il Capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale – “ quando il solerte difensore dei cacciatori mi ha urlato, insultandomi, di non parlare più e di andarmene, di essere la causa della rovina dei cacciatori abruzzesi e mi si è avvicinato con fare “più che minaccioso”, ho chiesto ed ottenuto che l’individuo fosse immediatamente allontanato dalla Sala della Regione, dove tra l’altro non aveva diritto di rimanere dopo il suo breve intervento…..Qualcuno, fuori microfono, mi ha detto di stare attento perché mi ritroverò i cacciatori sotto casa di notte e che ci penseranno loro…..Forse queste persone non sanno che lotto dalla parte di tutti i deboli e sfruttati dall’età di 14 anni, che mi hanno aggredito, distrutto la macchina, bucato le ruote, lanciato sassi - e colpi di fucile -, minacciato: ma sono e rimango in prima linea nel difendere chi non si può difendere, ma anche gli abruzzesi.

Perché i consiglieri regionali che si apprestano ad approvare una Legge illegittima, tutta dalla parte dei cacciatori, con sempre meno vincoli e tutele per gli animali, devono sapere che grazie a loro diminuiranno ancora di più i turisti nella nostra regione, stanchi e stufi di ritrovarsi fucili, cartucce, cacciatori dentro i terreni, gli agriturismo, le campagne dove si va per riposare, respirare aria pulita, ritrovare il contatto con la natura…Non di certo per rischiare di essere impallinati o di non poter dormire la mattina all’alba per le centinaia di colpi di fucile…..L’Assessore alla Caccia può approvare il Calendario Venatorio, rispettoso dei pareri degli Enti preposti (ISSPRA, VIA regionale, Legge 10/2004, Legge Quadro 157/92…) senza dover coinvolgere il Consiglio Regionale llegittimamente su un aspetto che non lo riguarda. Noi presenteremo ricorsi e denunceremo questa Legge, se dovesse essere approvata, alla Comunità Europea ma anche agli organi nazionali. La Legge dello scorso anno è stata già impugnata dal Governo Nazionale che nei prossimi mesi emetterà la sentenza. Questa volta saremo ancora più duri e determinati nel combattere una palese illegalità. Io sto dalla parte dell’80% degli italiani che è contrario alla caccia, e dalla parte degli animali, ma anche delle centinaia di turisti, cercatori di funghi, amanti della montagna che ogni anno vengono feriti o uccisi da questa pratica”.

L’Aquila, 27 luglio 2011

mercoledì 27 luglio 2011

Calendario venatorio. Caporale: chiederò il ritiro

Comunicato stampa

CACCIA - PRESENTATA LEGGE ILLEGITTIMA

AVVOCATI DELLE ASSOCIAZIONI DIFFIDANO I CONSIGLIERI.

CAPORALE: “CHIEDERO’ IL RITIRO”.


I Consiglieri Nasuti, Prospero, Di Matteo, Gatti e Iampieri hanno depositato un Progetto di legge illegittimo dal titolo “Norme per la definizione del Calendario Venatorio regionale per le Stagioni 2011/20012, 2012/2013, 2013/2014”.

L’illegittimità del Documento ha suscitato la reazione delle Associazioni animaliste e ambientaliste che tramite i loro uffici legali hanno diffidato i consiglieri Regionali dal procedere alla discussione e approvazione del Calendario Venatorio Triennale. Documento, appunto, riconosciuto doppiamente illegittimo, perché l’amministrazione e la gestione del Patrimonio Faunistico compete alla Giunta e perché il documento dovrebbe essere frutto di studi sulle popolazioni della fauna cacciabile e stabilire anno per anno i periodi e le quantità cacciabili attraverso una delibera di Giunta e non con legge, addirittura triennale.

Dichiarazione di Walter Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi:

“Domani, 27 luglio 2011, inizia la discussione nelle Commissioni del calendario venatorio triennale e il presidente di Commissione al fine di legittimare l’illegittimo ha proceduto ad invitare in Audizione, per la prima volta in assoluto, tutte le Associazioni animaliste e ambientaliste. Quasi ad assicurarsi con la loro presenza la restituzione della legittimità alla Proposta di legge.

Una manovra indecente e di basso respiro politico e strategico. Inviterò le Associazioni a non presentarsi e chiederò il ritiro immediato della legge, pena le conseguenze previste dalle leggi nazionali, comunitarie; nonché amministrative e di gestione del Patrimonio”.

L’Aquila, 26 luglio 2011

Gruppo Consiliare Verdi Regione Abruzzo

domenica 17 luglio 2011

Calendario venatorio: "la Giunta Regionale e la maggioranza si apprestano a fare ancora peggio"

Calendario venatorio regionale: il balletto delle contraddizioni sotto l'occhio vigile della Comunità Europea



“Dopo la vicenda disastrosa della passata stagione venatoria, che ha visto la legge regionale impugnata dal Governo ed un rischio tuttora aperto di infrazione per violazione delle direttive dell’Unione Europea, la Giunta Regionale e la maggioranza si apprestano a fare ancora peggio, demolendo definitivamente la credibilità della Regione Abruzzo”.

È quanto dichiara il consigliere regionale del Pd, Claudio Ruffini, il quale spiega che, da un lato, la Giunta Regionale ha predisposto la proposta di Calendario venatorio 2011-2012 e, dopo aver acquisito il parere dell’istituto deputato alla formulazione di pareri tecnici sulla gestione faunistica, ha pubblicato il Calendario sul sito della Regione, annunciandone l’imminente approvazione. Dall’altro lato, poi, i Consiglieri di maggioranza portano all’esame della competente Commissione consiliare un disegno di legge per l’approvazione di un Calendario triennale, riproponendo la stessa via che portò lo scorso anno all’impugnativa da parte del Governo.

“E’ una schizofrenia ridicola” commenta Ruffini “che rischia di determinare un caos senza precedenti e conseguenze pesantissime. Non intendiamo tollerare questo stato di cose”. Il consigliere del Pd chiede, dunque, che la Giunta Regionale attui quanto previsto dall'art. 43 della Legge Regionale n.10/2004 e deliberi, dopo aver coinvolto i soggetti interessati attraverso la Consulta regionale, il Calendario annuale 2011-2012.

“L’idea di tornare ad approvare un calendario triennale attraverso una legge”aggiunge “è in contrasto con le norme nazionali e regionali e, nella sostanza, è assurda in una Regione che, a distanza di sette anni dall’entrata in vigore della legge quadro regionale, non è riuscita ad adottare il nuovo Piano Faunistico-venatorio e non si è ancora dotata del previsto Osservatorio faunistico regionale. Non consentiremo un nuovo ed indecente balletto di iniziative contraddittorie, mosse da interessi particolari e devastanti per la credibilità della Regione, oltre che per le esigenze di tutela della fauna selvatica e di corretto esercizio dell’attività venatoria. Ci appelliamo al Presidente Gianni Chiodi e all'assessore Mauro Febbo, affinché provvedano ad adempiere al loro dovere istituzionale e amministrativo ed evitino di lasciare al futuro della Regione sanzioni pesanti imposte dalla Comunità Europea, per le velleità di alcuni consiglieri regionali. Questi sono i veri costi inutili della politica che vanno assolutamente evitati”.


Fonte: cityrumors.it del 16 luglio 2011

martedì 7 giugno 2011

Chieti. La caccia in Provincia e la sua disastrosa gestione

“Il settore della caccia in provincia di Chieti verte in una situazione confusa e disastrosa dove solo il consigliere delegato, Giovanni Staniscia, riesce a sguazzarci amabilmente considerandolo cosa privata e personale”.

Così esordisce il capogruppo del Pd Camillo D’Amico in merito alla delicata vicenda accaduta all’A.T.C. (Ambito Territoriale di Caccia) vastese ove atti importanti come il bilancio di previsione del 2011 e la gara effettuata per l’acquisizione della selvaggina atta al ripopolamento nel territorio sono illegittimi. Tutto ciò alla luce dei pareri espressi dall’ufficio legale e del dirigente di settore della provincia che hanno “sanzionato” l’unilaterale scelta del presidente Donato D’Angelo di non convocare più alle riunioni del Comitato di Gestione un componente sulla scorta di una segnalazione del collegio dei revisori dei conti perché lo stesso avrebbe avuto, a loro dire, seri dubbi di legittimità a farvene parte.

“Alla strumentalità della decisione assunta dal presidente dell’A.T.C. vastese si è unita una spregiudicatezza, a dir poco vergognosa, figlia di una prepotente arroganza e frutto di una volontà politica tesa a gestire il settore al di fuori di ogni minima regola di partecipazione e condivisione democratica. La decisione formale adottata dall’ufficio legale e dal dirigente fa giustizia di ogni strumentale e volontaria parzialità, fa chiarezza sulle malefatte del presidente dell’A.T.C. e del suo protettore e suggeritore politico; mi auguro che si metta la parola fine ad una gestione fallimentare che va presto rinnovata in profondità nel segno della più chiara discontinuità. – conclude D’Amico – Ora che tutti i dazi elettorali al mondo venatorio sono stati pagati sarà il caso che Di Giuseppantonio & C. vadano a verificare il disastroso deserto che avrà loro lasciato in eredità il consigliere delegato e quanto, in termini di credibilità, resta dopo averlo lasciato governare in totale solitudine avallandone, silentemente, ogni scelta. Saranno ancora maggioritari i consensi tra i cacciatori dopo due anni di gestione Staniscia? A me pare che anche tra questi tira una brutta aria per loro e di forte cambiamento in nostro favore.”




martedì 10 maggio 2011

Teramo, approvate le modifiche al piano faunistico venatorio provinciale

Teramo. Una nuova Oasi protetta e tre nuove aree cinofile permanenti, Sono queste le principali novità del rinnovato Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Teramo, le cui modifiche sono state approvate il 3 maggio scorso dal Consiglio Regionale e presentate questa mattina dall’assessore provinciale Giuseppe Di Michele.

“Si tratta” ha spiegato l’assessore “di modifiche concordate in completa sinergia con i diretti interessati. Sono sicuro che sarà un successo, anche se le polemiche di certo non mancheranno, perché c’è sempre qualcuno che rimane scontento”.

Il Piano vigente, datato 2001, dovrà comunque essere integrato con il Piano Faunistico Venatorio Regionale, al momento in via di elaborazione.

Nel complesso, resta invariata la quantità di territorio a disposizione dei cacciatori, 9mila ettari circa, ma vengono riaperte alcune riserve, in particolare nella fascia pedemontana, per il contenimento del cinghiale.

Gli Istituti di tutela e protezione, ossia oasi, zone di ripopolamento e cattura e aree cinofile, passano da 34 a 41, senza alterare in alcun modo il rapporto tra le aree chiuse alla caccia e quelle aperte: dieci istituti, dunque, restano confermati, 15 sono quelli revocati, 20 quelli istituiti ex novo e 9 quelli parzialmente modificati. In sostanza, vengono restituiti alla caccia quegli istituti che negli ultimi 10 anni non hanno prodotto risultati in termini di produzione di selvaggina, mentre le 19 riserve cosiddette virtuose, che hanno cioè prodotto pregiata fauna selvatica, vengono riconfermate. L’obiettivo che la Provincia vuole perseguire è, infatti, quello di salvaguardare le popolazioni selvatiche con un alto valore biologico ed ecologico.

Il rinnovato Piano Faunistico Venatorio provinciale punta, dunque, ad aggiornare la pianificazione territoriale ed a razionalizzare l’utilizzo dei territori. La revoca di alcuni Istituti di tutela e la riapertura di altri sarà dilazionata in due stagioni venatorie: nella prima, 2010/2011, saranno riaperti i 14 istituti dei comprensori C3 e C4, mentre nella seconda, 2011/2012, saranno riaperti altri 7 istituti del comprensorio C2.

Per quanto riguarda le Oasi, alle tre già presenti, se ne aggiunge una quarta sulla Foce del Vibrata: 40 ettari in cui nidificano le anatre. E poi, ancora, le Aree Cinofile Permanenti, destinate all’addestramento dei cani da ferma e da seguita, passano da 4 a 7, mentre le Zone di Ripopolamento e cattura diventano 29, 14 nel comprensorio Salinello e 15 in quello del Vomano.

Un ultimo elemento riguarda le lepri e i fagiani attualmente presenti nelle riserve, che saranno utilizzate, dopo la cattura prevista per gennaio 2012 in collaborazione con le associazioni, per il ripopolamento delle nuove Zone di Cattura e per le aree cinofile.

Gli uffici dell’assessorato provinciale stanno comunque mettendo a punto il materiale informativo e le nuove cartine, che saranno distribuite ai cacciatori prima dell’apertura della stagione venatoria, prevista per la terza domenica di settembre.


mercoledì 27 aprile 2011

Un altro orso morto. Per il WWF bisogna chiudere alla caccia i territori dove avvengono casi di bracconaggio

Orso rivenuto morto a Villa Scontrone: stiamo perdendo un patrimonio di valore incalcolabile

Il WWF sollecita gli enti a mettere in campo azioni più incisive di controllo, prevenzione e repressione e chiede un’immediata riunione del PATOM

Dalla magistratura e dalle forze di polizia ci aspettiamo maggiori risultati




L’ennesimo orso ritrovato in località “Violata” di Villa Scontrone, frazione del comune di Scontrone (AQ) al limite del Parco Nazionale d’Abruzzo è la conferma di come il nostro territorio sia assai scarsamente controllato permettendo così a chi vuole distruggere il più grande mammifero europeo di agire indisturbato.

L’episodio è ancora più grave per le modalità in cui è avvenuto: chi ha ucciso l’orso ha poi avuto il tempo di trasportarlo, scavare una fossa e coprirlo di calce e terra per non farlo ritrovare. Una modalità che preoccupa perché fa pensare che potrebbero esserci altri orsi uccisi e non rinvenuti.

Del resto, sono ormai frequenti i casi di animali protetti (lupi, cervi, caprioli) uccisi anche all’interno dei parchi, mentre il bracconaggio sui cinghiali è molto esteso e troppo spesso tollerato. E diffusissimi sono i bocconi avvelenati ed i lacci lasciati sui campi al fine di colpire gli animali che possono arrecare danni alle colture ed al bestiame allevato.

Le indagini che vengono avviate dopo queste uccisioni il più delle volte non portano a processi e men che meno a condanne. Basti pensare all’uccisione dell’Orso Bernardo e degli altri due orsi nel settembre del 2007, ad oggi rimasta impunita, mentre nelle stesse zone dove furono rivenuti i tre orsi morti continuano ad essere uccisi con il veleno esemplari di specie protette.

Se non si vuole far estinguere l’Orso Marsicano, si devono mettere in campo azioni più incisive sia nella prevenzione che nella repressione di questi crimini.

Il PATOM, il Piano d’azione per la tutela dell’Orso marsicano che vede coinvolti tutti gli enti competenti per la conservazione di questa specie, sembra non essere riuscito a tradurre in azioni efficaci gli studi ed i documenti che ha elaborato.

È necessario un suo rilancio nel segno dell’efficacia.

È necessario che Ministero dell’Ambiente, Regione Abruzzo, Provincia di L’Aquila, Parco Nazionale d’Abruzzo e Corpo Forestale dello Stato, vale a dire le istituzioni che hanno le maggiori responsabilità ed i maggiori poteri, facciano di più e meglio, cominciando a chiudere alla caccia i territori dove avvengono casi di bracconaggio.

27 aprile 2011



Camilla Crisante – Presidente WWF Abruzzo
Dante Caserta – Consigliere nazionale WWF Italia
Massimiliano Rocco – Responsabile LIFE Orso per il WWF Italia

martedì 26 aprile 2011

Un altro orso morto. Il PNALM: regolamentare l'attività venatoria tramite l'Area Contigua

Il ritrovamento dei resti di uno orso ripropone drammaticamente la questione della sopravvivenza di questa pregiatissima specie animale.



Pescasseroli, 23 Apr 11 - Il ritrovamento dei resti di uno orso nella Zona tra Alfedena, Scontrone e Castel di Sangro, quasi certamente vittima di bracconieri, date le modalità di occultamento di parte della carcassa, ripropone drammaticamente la questione della sopravvivenza di questa pregiatissima specie animale.
Come è noto, una piccola popolazione di questa speciecarismatica come poche altre in Italia, vive in gran parte nei confini del Parco Nazionale e nella Zona di Protezione Esterna dello stesso, la quale dovrebbe essere riconosciuta dalle Regioni Abruzzo e Lazio – il Molise lo ha fatto! – come Area Contigua ai sensi della legge quadro.
L'Area Contigua permetterebbe un più corretto esercizio della attività venatoria e una più ampiasorveglianza rispetto ad oggi, quando alcune zone restano purtroppo incontrollate e luogo di azione di bracconieri senzascrupoli.

Purtroppo, dice il Presidente del Parco Giuseppe Rossi, pur in presenza di tassi di riproduzione in piena linea con quelli naturali per la specie – come ci dicono i ricercatori impegnati nel Parco – le loro ottime condizioni fisiche e nessun deperimento per scarsità di risorse alimentari, il numero di esemplari viventi continua a diminuire o comunque a non aumentare.

Anche se, dice ancora il Presidente, negli ultimi anni, dalle attività di studio e monitoraggio assicurate dall'Ente, una leggera ripresa sembra esserci.

Certo, se non si pone rimedio al fenomeno del bracconaggio, in particolare fuori dai confini del Parco, e non si regolamentano in modo definitivo alcune attività umane "sportive" ed "economiche", la sfida della conservazione sarà, alla lunga, molto dura e difficilmente vinta.

La specie subisce, infatti, una mortalità troppo elevata per cause antropiche per permettere un aumento della popolazione e la sua espansione in aree diverse dell'Appennino.

Gli studiosi della Università La Sapienza di Roma e i ricercatori del Parco, che da alcuni anni conducono indagini sull'orso marsicano ritengono che tutto l'Appennino Centrale, soprattutto nei suoi parchi nazionali e regionali e nelle riserve naturali, è una grande area che costituisce habitat idoneo all'orso ma non offresufficiente protezione.

La mortalità dell'orso è troppo alta per assicurare la conservazione della specie in tempi lunghi. Mortalità che sembra legata soprattutto al persistente bracconaggio, all'uso indiscriminato di veleni e anche a una attività zootecnica intensiva basata su mucche e cavalli bradi che si difendono con veleni e fucilate da tutti i potenziali predatori.

La mancanza di impegno e la mancata attuazione di accordi e protocolli – si pensi al PATOM – che evidenzia l'abisso esistente tra il dire e il fare della politica e della amministrazione, fanno il resto. Da una parte, infatti, si fanno e si continuano a fare dichiarazioni d'amore per la natura e la conservazione, dall'altra si continuano a pianificare strade, infrastrutture e impianti in aree di vitale importanza per il futuro dell'orso.

Un dato che fa riflettere è quello delle morti non naturali negli ultimi 40 anni.
Dal 1970, infatti, le morti di orsi per mano dell'uomo accertate dal Parco sono ben 98!

E i responsabili sono purtroppo rimasti in gran parte impuniti.

Comunicato Stampa PNALM n. 29/2011

giovedì 21 aprile 2011

Pescara. Accordo Parchi-Provincia per gestione cinghiali

PESCARA - E' stato firmato in Prefettura, a Pescara, il protocollo d'intesa tra l'ente parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, l'ente parco nazionale della Majella e la Provincia di Pescara per la gestione coordinata delle popolazioni di cinghiale presenti sul territorio provinciale.

Gli interventi, secondo quanto stabilito dal documento, dovranno essere condivisi e pianificati per il miglioramento delle strategie di conservazione e gestione della fauna selvatica e del suo ambiente, con particolare attenzione alla tutela delle attivita' agricole sostenibili presenti sul territorio della provincia di Pescara e alle esigenze espresse dalle popolazioni locali.

"L'obiettivo - spiega l'assessore provinciale all'Ambiente, Mario Lattanzio - è quello di promuovere il coordinamento tra la Provincia e i Parchi per la standardizzazione dei metodi di monitoraggio della specie e per favorire la produzione di dati confrontabili aggiornati sulla popolazione selvatica. Lo scopo e' anche quello di provvedere alla semplificazione delle procedure di indennizzo dei danni causati dai cinghiali".

Sarà un gruppo tecnico costituito dal personale degli enti parco e dell'amministrazione provinciale che si riunira' periodicamente a stabilire le azioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

A sottoscrivere il protocollo d'intesa sono stati l'assessore Mario Lattanzio, il presidente dell'ente parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Arturo Diaconale, e il commissario straordinario dell'ente parco nazionale della Majella, Franco Iezzi.

La Provincia, infine, elaborerà per le zone esterne delle aree protette, un regolamento per il prelievo dei cinghiali durante la stagione venatoria. Il documento sarà predisposto secondo le linee guida per la gestione del cinghiale stabilite dall'Ispra e dal Ministero per le Politiche agricole e Forestali.




lunedì 11 aprile 2011

Cacciatori-bracconieri associati (a delinquere): arresti in Abruzzo

GEAPRESS – Erano tutti cacciatori con regolare licenza i tre indagati di Aielli (AQ) che assieme a un cittadino di origine romena, avevano di fatto costituito una vera e propria organizzazione delinquenziale. Due di loro sono stati tratti in arresto con l’accusa di associazione a delinquere, detenzione illegale di armi alcune con matricola abrasa, un fucile a canne mozze ed una carabina. Nelle case degli indagati pure lacci-cappio usati negli atti di caccia illegale. La cosa assurda, commentano gli inquirenti, è che in linea teorica, salvo provvedimenti dell’Autorità di sicurezza, la possibilità di andare a caccia rimane ancora aperta (salvo per i due arrestati, a seguito dell’immediato ritiro del porto d’armi). Bisognerà attendere la sentenza e l’eventuale responsabilità di uno specifico reato venatorio il quale, considerata la leggerezza delle previsioni della legge sulla caccia, potrebbe anche non comportare il ritiro della licenza di porto d’armi uso caccia. L’attività di bracconaggio aveva un duplice scopo. La vendita dei trofei e la carne per la ristorazione. Nel primo caso la Forestale sospetta che potesse non essere questo il principale scopo dei cacciatori convertiti al bracconaggio. Questo anche se i trofei possono raggiungere cifre di tutto rispetto (1000-1500 euro per una testa di cervo e 200-500 euro per un palco di corna). Il principale scopo dell’associazione illegale era, infatti, quello della vendita di carne di cervo e capriolo a ristoratori compiacenti. Una fatto illegale oltre che pericoloso. Nessuno, infatti, è in grado di poter garantire sull’idoneità al consumo della carne. Inoltre, la Forestale sospetta anche l’uso di veleni per abbattere le prede. Cosa ancor più inquietante considerato il consumo umano. Le denunce e gli arresti di oggi nascono, secondo gli inquirenti, da notizie apprese nell’ambiente venatorio della zona, dove la sistematicità dell’attività messa in atto dai quattro aveva, sempre secondo gli inquirenti, iniziato a dare fastidio. In modo particolare, lo scorso autunno, veniva segnalata alla Forestale il perdurare di una situazione di palese illegalità nella conduzione dell’attività venatoria degli indagati. Quattro mesi di indagini, coordinate dal Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato dr. Luciano Sammarone, che ha diretto il complesso lavoro di intelligence che alla fine ha portato ad individuare i quattro indagati. Appostamenti, pedinamenti e rilievi di campo. Ad essere coinvolti i Comandi Stazione di Avezzano, Tagliacozzo e Morino. Alle prime luci di questa mattina è partita l’ultima fase dell’operazione denominata “Marsica orientale” . In tutto 30 forestali provenienti da diversi reparti del Comando Provinciale de L’Aquila per dare seguito a ben 13 mandati di perquisizione emessi dalla Procura di Avezzano (AQ). Proprio nel corso delle perquisizioni sono state confermate le ipotesi di reato, ivi compresa l’associazione a delinquere. L’area dove venivano uccisi gli animali è probabilmente quella del Parco Regionale Sirente Velino. Fonte: Geapress del 09 aprile 2011

venerdì 4 marzo 2011

Provincia L'Aquila: corsi di formazione per la gestione faunistica

Al corso, svoltosi a L'Aquila, hanno partecipato 130 cacciatori che si sommano ai circa 1100 precedentemente formati attraverso analoghe iniziative realizzate capillarmente sul territorio provinciale.


Il Settore Ambiente – Caccia e pesca della Provincia dell’Aquila e il Nucleo Faunistica Venatorio di Polizia Provinciale hanno portato a termine il programma di formazione per la gestione dei cinghiali, consistente nella specializzazione di personale volontario attraverso uno specifico corso approvato dall’ISPRA. Al corso, svoltosi a L’Aquila, hanno partecipato 130 cacciatori che si sommano ai circa 1100 precedentemente formati attraverso analoghe iniziative realizzate capillarmente sul territorio provinciale. Il corso di 32 ore di lezione è stato tenuto dal Personale del Nucleo Faunistico – Venatorio di Polizia Provinciale che da tempo risulta specializzato nella gestione della faunistica e vanta numerose collaborazioni per la formazione di personale volontario o per interventi di gestione della fauna, con altre Province e Enti Parco e dal personale del Servizio Veterinario ASL di L’Aquila per le materie sanitarie riguardanti il corretto trattamento delle spoglie della selvaggina cacciata con particolare riguardo alla salvaguardia della salute pubblica.

La specializzazione dei cacciatori è prevista dalle Linee Guida del Ministero dell’Ambiente, emanate per il tramite dell’ISPRA, ed è obbligatoria per dare attuazione ai piani provinciali di gestione della fauna selvatica.
I corsi, oltre alle lezioni in aula, prevedono un’uscita di campo con le dimostrazioni pratiche degli argomenti trattati e al termine un esame finale teorico pratico; al termine i cacciatori che avranno ottenuto la qualifica verranno iscritti in un apposito registro provinciale ed impiegato, come per legge, sotto il coordinamento della Polizia Provinciale per effettuare censimenti faunistici, foraggiamenti, reintroduzioni controllate di specie rarefatte e prelievi selettivi.

"La formazione è uno strumento indispensabile - ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente, Caccia e Pesca, Giuseppe Tiberio – per adeguare formalmente la nostra attività alle Linee Guida Ministeriali e alle Direttive della Comunità Europea anche per dare quegli ulteriori strumenti conoscitivi ai cacciatori che consentono di trasformare sempre più l’attività venatoria in un impegno costante di gestione eco-sostenibile della 'risorsa fauna'. Questo ci sembra un obiettivo raggiungibile, che gli stessi cacciatori hanno maturato e che risulta necessario per un territorio come quello della nostra Provincia di estrema importanza faunistico – ambientale."

"Un ringraziamento ai sei Ambiti Territoriali di Caccia Provinciale per la pronta disponibilità dimostrata nell’aderire ai programmi formativi sostenendone anche parte delle spese di organizzazione, il Personale del Nucleo faunistico Venatorio per l’impegno e la professionalità da sempre profusi in tutte le attività di competenza, il Servizio Veterinario ASL dell’Aquila per la qualificata collaborazione offerta e la segreteria del corso. - Conclude Tiberio - Per il futuro sono in programma ulteriori corsi di formazione, programmi di censimento e gestione della fauna selvatica. Iniziative queste che dovranno consentirci in tempi brevi di realizzare un adeguato e permanente management faunistico-venatorio nell’ottica di un equilibrato rapporto tra caccia, tutela della fauna e delle attività agricole".

Fonte: cityservices.it del 03 marzo 2011

giovedì 23 dicembre 2010

Regione Abruzzo: un'altra sconfitta al TAR sul calendario venatorio

Piano venatorio, il Tar boccia l'invasione
Ricorso degli ambiti territoriali: no alla mobilità dei cacciatori per la fauna migratoria


L'AQUILA. Le disposizioni del calendario venatorio sulla caccia alla fauna migratoria sono «inoperative, inefficaci e inapplicabili». Lo stabilisce il Tar che si è pronunciato sui ricorsi presentati dagli ambiti territoriali di caccia dell'Aquila, Barisciano, Avezzano e Roveto-Carseolano. Decisivo il parere negativo sulla mobilità dei cacciatori espresso dall'Istituto protezione e ricerca ambientale. Il 2 dicembre il Tar dell'Aquila (presidente Cesare Mastrocola, consiglieri Paolo Passoni e Maria Abbruzzese) si è pronunciato sul ricorso presentato dall'avvocato Emilio Bafile per conto dei quattro ambiti. Nel mirino l'articolo 5 della legge regionale che disciplina l'esercizio della caccia alla fauna migratoria nell'ambito del «comparto unico regionale». «Il calendario venatorio», spiega l'avvocato Bafile, «prevedeva su tutto il territorio regionale l'esercizio della caccia alla fauna migratoria dal primo al 30 ottobre in appostamento temporaneo e dal primo novembre al 31 dicembre anche in forma vagante con l'ausilio del cane da ferma e il solo utilizzo del fucile ad anima liscia a tutti i cacciatori residenti in Abruzzo iscritti o ammessi in un ambito territoriale abruzzese. A seguito della novità, migliaia di cacciatori si sarebbero riversati, a seconda dei flussi migratori, in questo o quell'ambito creando una smisurata pressione venatoria con devastante impatto sulla fauna e sul territorio, in pieno conflitto con la legge 157 del 1992 e le direttive comunitarie e nonostante il parere negativo dell'Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale). Il Tar», prosegue l'avvocato, «ha dichiarato che la disposizione impugnata è inoperativa, inefficace, inapplicabile e ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondati i dubbi di costituzionalità sollevati col ricorso. Ci si augura che, per il futuro, il legislatore tenga presenti i princìpi generali che regolano la materia, conservazione dell'ambiente e tutela della fauna». (e.n.)

Fonte: Il Centro del 22 dicembre 2010

martedì 14 dicembre 2010

Smantellata la Polizia Provinciale di Chieti?


COMUNICATO STAMPA DEL 14 DICEMBRE 2010

SMANTELLATA LA POLIZIA PROVINCIALE DI CHIETI?
IL WWF DENUNCIA LE GRAVISSIME CARENZE DELLA VIGILANZA AMBIENTALE DELLA PROVINCIA

CHIETI - Nei giorni scorsi il sindacato S.U.L.P.M. ha denunciato le condizioni “disastrate” in cui versa il Corpo di Polizia Provinciale di Chieti, ossia quella istituzione che dovrebbe, prima degli altri, essere preposto alla vigilanza sulla tutela ambientale, sulla caccia e sulla pesca nella nostra Provincia.

Il S.U.L.P.M. afferma che gli agenti della Polizia Provinciale sono privi di mezzi idonei per operare con efficacia e con sicurezza, essendo addirittura privi di divise idonee, e senza prontuari e modulistica per redigere i verbali di contestazione.

Ma per Claudio Allegrino, Coordinatore delle Guardie Particolari Giurate Volontarie del WWF la situazione della Polizia Provinciale di Chieti è ancora più grave di quanto descritto dal sindacato, soprattutto per le ripercussioni che questo disfacimento ha sul territorio.

In condizioni ottimali (escludendo per assurdo ferie, permessi, malattie, servizi di rappresentanza, compilazione di atti d’ufficio, altre competenze, ecc), in Provincia di Chieti sono attive sul territorio (per caccia, pesca ed ambiente) 2 sole pattuglie per ogni turno. Ciascuna pattuglia dovrebbe controllare la metà dei comuni e la metà del territorio della provincia (cioè 52 comuni e 2.586 Kmq di territorio)!

In condizioni normali, invece, considerando ferie, permessi, malattie, servizi di rappresentanza, compilazione di atti d’ufficio, altre competenze, una sola pattuglia è presente sul territorio a coprire l’intera estensione della Provincia di Chieti (104 comuni e 5.172 Kmq!).

Questo significa, in sostanza, che l’Ente non ha il benché minimo controllo del territorio. Chi vuole commettere illeciti in materia ambientale, di caccia, di pesca, può commetterli avendo la certezza quasi assoluta di farla franca. Gli inquinatori questo lo sanno come pure lo sanno i bracconieri che agiscono da anni indisturbati sul territorio della Provincia di Chieti, spesso sbeffeggiando per questo lo stesso Corpo di Polizia Provinciale!

Afferma Claudio Allegrino: “sono disposto ad accompagnare il Presidente Di Giuseppantonio, e gli amministratori provinciali nelle nostre campagne, per far vedere loro cosa accade quando si sa che non esiste nessuno che vigila sul rispetto delle leggi sulla tutela dell’ambiente, della caccia e della pesca. Chi non ha senso civico fa quello che vuole, sapendo che non sarà mai colto sul fatto.

Lo dimostrano i risultati di alcuni servizi di vigilanza delle nostre guardie volontarie che in alcuni casi riscontrano il 100% di illeciti per numero di individui controllati.

La crisi della Polizia Provinciale di Chieti non nasce oggi ma è frutto di un disinteresse diffuso delle amministratori provinciali che si sono succedute nell’ultimo decennio. Oggi, con la crisi finanziaria dell’ Ente, i problemi sono arrivati a tal punto che non ha più senso mantenere in piedi una struttura provinciale di vigilanza non più in grado di essere sostenuto né finanziariamente né politicamente.

Il WWF auspica un doveroso interessamento alla soluzione della crisi della Polizia Provinciale da parte del Presidente Di Giuseppantonio, che ha tra l’altro la Delega alla Polizia Provinciale, affinchè vengano attribuite nuove risorse finanziarie che consentano di ristabilire la legalità sul territorio della Provincia di Chieti.

Cinque sono le richieste del WWF per il 2011:
- Attivazione di un numero telefonico di reperibilità e pronto intervento a disposizione della cittadinanza;
- Aumento dell’organico;
- Dotazione dei mezzi minimi necessari per operare almeno con sufficienza;
- Riduzione drastica delle attività d’ufficio e di rappresentanza e contestuale aumento della presenza degli agenti sul territorio (maggiori controlli su cacciatori, pescatori e attività produttive inquinanti);
- Almeno tre corsi obbligatori all’anno di aggiornamento e formazione per agenti ed ufficiali.

Claudio Allegrino
Coordinatore delle
Guardie Particolari Giurate
WWF Italia Nucleo di Chieti

martedì 30 novembre 2010

Parco Abruzzo: regolamentare la caccia nelle aree Patom

VILLALAGO - "È necessario attivare tavoli di concertazione con Regioni, Province e ambiti territoriali di caccia ricadenti in area Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, per arrivare a regolamentare l'attivita' venatoria nelle aree soggette al progetto Patom (Piano d'azione per la tutela dell'Orso marsicano) a partire dalla prossima stagione".

Lo afferma il presidente del Pnalm, Giuseppe Rossi, che spiega che il posto "dov'è stata avvistata la famigliola di tre cuccioli e mamma orsa, tra Scanno e Villalago, è un'area Patom, quindi dovrebbe essere più protetta e soggetta a limitazioni".

La legge regionale sulla caccia, la 39/2010, all'articolo 3, comma 7, sancisce il principio della cacciabilità con la tecnica della girata e l'abbattimento selettivo del cinghiale nelle aree Patom, previo parere dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

La Provincia dell'Aquila, tramite il competente settore Ambiente, ha chiesto un parere all'Ispra e questi si è pronunciato con una serie di osservazioni che vanno dalla posticipazione del calendario venatorio all'interdizione di tale attività in aree particolarmente sensibili.

Vista la competenza della Regione Abruzzo in materia, ed essendo la stessa capofila del progetto Patom, la Provincia dell'Aquila gli ha rimesso il parere dell'Ispra ed è in attesa di comunicazioni.

Ad avere i maggiori problemi sono i cacciatori degli Atc che ricadono in queste aree e gli organi di polizia per l'applicazione di una norma non chiara.

Fonte: abruzzoweb.it del 29 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

Parco Sirente-Velino. Sorpresi a stanare gli animali con radio e cani, si sospetta la complicità coi cacciatori

Massa d’Albe. Operazione della Forestale nel Parco Sirente-Velino. Il direttore Di Nino: «Comportamenti da reprimere»

Disturbano la fauna selvatica, denunciati

Sorpresi a stanare gli animali con radio e cani, si sospetta la complicità coi cacciatori


FEDERICO CIFANI
MASSA D’ALBE (L'AQUILA). Tre persone sono state denunciate per atteggiamento di caccia e disturbo della fauna selvatica. I fatti si sono svolti in località Punta Canale, nel comune di Massa d’Albe, all’interno del Parco Sirente Velino. Dotati di radio erano intenti a far uscire dal perimetro dell’area protetta gli animali selvatici. Mentre uno di loro sorvegliava la strada, stando al resoconto della Forestale, gli altri spaventavano gli animali spingendoli a valle. Poi una volta fuori dal territorio del Parco i complici cacciatori avrebbero potuto abbattere la selvaggina. Questo sempre stando alle supposizioni degli agenti. Una pratica diffusa nel territorio, questa volta fermata dagli uomini del comando Forestale di Magliano dei Marsi bis. Gli agenti li hanno osservati per diverso tempo e al momento opportuno sono scattate le denunce. A nulla sono quindi valse le scuse dei tre, residenti del posto, che hanno cercato di difendersi: «Stavamo facendo una passeggiata». Il Parco si costituirà parte civile all’eventuale processo. «Il nostro intento è sempre stato quello di veicolare cultura e attenzione all’ambiente ma questi comportamenti devono essere fermati in modo repressivo. Un’azione» ha detto Oremo Di Nino, direttore del Parco Sirente Velino «che sarà rafforzata su tutto il territorio anche grazie alla collaborazione con i centri territoriali ambientali, mentre un sentito ringraziamento va a gli uomini che hanno operato in questo caso». Il comando Forestale di Magliano dei Marsi bis lavora a stretto contatto con i vertici del Parco ed è uno dei cinque Cta del Parco Sirente Velino.

Fonte: Il Centro del 20 novembre 2010