giovedì 24 luglio 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica

COMUNICATO STAMPA WWF ABRUZZO DEL 24 LUGLIO 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni
Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica
Cacciatori armati di notte senza alcun controllo

CHIETI: Con Delibera di Giunta n. 86 del 08/05/14 la Provincia di Chieti ha approvato il “Piano triennale di controllo delle popolazioni di volpi in alcune ZRC e aree cinofile del territorio dell’ATC chietino-lancianese”.

Dai primi giorni di luglio 2014 risulta al WWF che siano iniziate le attività di abbattimento delle volpi a cura dei cosiddetti “selecontrollori”, ossia di cacciatori che dovrebbero essere autorizzati dalla Provincia di Chieti. 

Secondo il “Protocollo operativo telecontrollo notturno alla volpe” l’abbattimento avviene esclusivamente da autoveicolo con carabina e utilizzo del faro, tutti i giorni dell’anno (ad eccezione di maggio e giugno) con orari che vanno, a luglio, dalle 21:00 alle 03:00. 

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Da segnalazioni che ci giungono da diversi cacciatori che non condividono simili metodi, gli abbattimenti notturni alla volpe stanno avvenendo senza il controllo degli organi di polizia. In pratica i cacciatori escono di notte armati di fari e carabine e nessuno vigila sul rispetto delle leggi e delle regole. Chi garantisce che i cacciatori abbattano solo volpi? Chi controlla che vengano effettati abbattimenti solo nelle aree affidate? Chi verifica che nella ZRC di Casoli siano utilizzate, come prescritto, esclusivamente munizioni prive di piombo? Chi garantisce che gli “equipaggi” siano composti solo da cacciatori autorizzati? Ma soprattutto, anche a seguito delle persone già morte a causa della caccia notturna più o meno lecita, chi garantisce l’incolumità pubblica durante le attività di abbattimento?”

Aggiunge Claudio Allegrino, responsabile caccia del WWF Abruzzo: “La Provincia di Chieti è moribonda e i cacciatori ne approfittano: si sostituiscono alle autorità preposte, come sta avvenendo con gli abbattimenti delle volpi. La legge prevede prima la prevenzione, poi l’utilizzo di metodi ecologici per il controllo della fauna selvatica. Solo come ultima soluzione consente l’utilizzo delle armi da fuoco. E anche in quest’ultimo caso la legge autorizza gli abbattimenti da parte della Polizia Provinciale e del Corpo Forestale dello Stato. Soltanto in mancanza di alternative possono essere autorizzati i cacciatori. Nella realtà invece avviene il contrario. È ora che le autorità e la politica intervengano a ristabilire un minimo di controllo da parte della Pubblica Amministrazione”.

Conclude Luciano Di Tizio: “Fermo restando il giudizio fortemente critico del WWF in relazione a interventi con i fucili per la gestione faunistica, sostanzialmente bocciata anche dall’ISPRA (si veda il documento citato in calce), abbiamo inviato alle autorità un dettagliato esposto dove chiediamo di verificare il rispetto della normativa vigente. In particolare chiediamo al Prefetto di Chieti di sospendere immediatamente le operazioni di abbattimento notturno della fauna selvatica fino a quando non venga garantita la sicurezza per l’incolumità pubblica”.





La “bocciatura” dell’ISPRA del controllo dei predatori attraverso abbattimenti
Si riportano qui di seguito alcune brevi citazioni tratte dal Documento Tecnico “Biologia e gestione del fagiano”, pubblicato dall’ISPRA (ex INFS). L’ISPRA è Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è vigilato dal Ministero dell’Ambiente e in generale si occupa di attività di formazione sui temi ambientali. È deputato, in particolare, al rilascio dei pareri tecnici alle Pubbliche Amministrazioni nel campo della pianificazione faunistico-venatoria.

· (…), “il controllo delle specie predatorie come la volpe non rappresenta uno strumento di conservazione ma una manipolazione delle zoocenosi funzionale a chiari interessi di carattere economico e sociale”.

· (…), “quella del controllo dei predatori rimane sostanzialmente una scelta funzionale ad accrescere i carnieri venatori e come tale, non viene accettata da una parte della pubblica opinione.”

· (…) Queste azioni (n.d.r.: ci si riferisce al controllo numerico dei predatori) presentano effetti in genere limitati nel tempo a causa dell’attivazione, da parte degli individui superstiti, di meccanismi fisiologici ed ecologici di reazione finalizzati a recuperare le consistenze numeriche perdute (…)”

venerdì 18 luglio 2014

Cinghiali, l’EnalCaccia: «Abbattimenti inutili, non risolvono il problema nel Vastese»

In risposta alla sua domanda inerente la posizione assunta dall’Enalcaccia sul selecontrollo in Regione Abruzzo ed in special modo nell’ATC Vastese. Indubbiamente l’Enalcaccia Abruzzo non approva sic et simpliciter quello che ne è derivato soprattutto nel Vastese, territorio completamente impreparato per certe forme di convivenza. La pessima gestione da parte dell’ATC, dall’insediamento della presidenza D’Angelo ad oggi, è la sola causa responsabile delle incomprensioni insorte. Prima di procedere con gli abbattimenti, l’ATC, avrebbe dovuto quantomeno tentare tutte le altre forme di contenimento previste e ben elencate nel regolamento stesso e solo in ultima analisi decretare gli abbattimenti che appaiono fortemente ridicoli (si possono abbattere solo novanta capi) nel risolvere il problema “cinghiali”. Invece si è preoccupato subito e solo della formazione dei selecontrollori, forse mal consigliati dall’onnipresente avv. Nicolucci che da anni si riempie la bocca di una caccia sostenibile e di prelievi mirati col selecontrollo dimenticando che questa forma di caccia non rientra nella nostra tradizione culturale che è quella segugistica.

Tutte le forme di caccia vanno difese, anche quella con la carabina, ma questa non può cancellare la nostra tradizionale col segugio che ha radici millenarie nei nostri territori, essa non ci appartiene. Il selecontrollo in Abruzzo doveva essere rivolto soprattutto all’apertura della caccia ad altri ungulati in esubero e cioè: cervo, daino, capriolo che spadroneggiano nel 68% del nostro territorio chiuso assieme al cinghiale. I politici della nostra Regione conoscono bene il problema ed i limiti della legge nazionale e delle clausole europee, ma non ignorano le rimostranze di un ambientalismo fondamentalista che trova in determinate norme un efficace scudo varando ogni anno un calendario venatorio già morto in partenza, perché fatta la legge è trovato il ricorso come quello dell’anno scorso che solo grazie all’operato dell’Enalcaccia è stato superato.

L’Enalcaccia Abruzzo auspica una rivisitazione in tempi brevi da parte dell’organo competente dell’intero regolamento, includendo tutti i punti precedentemente esclusi e con tutto ciò che esso comporta compreso il selecontrollo ed invita gli ATC a dimostrare più attenzione e competenza nella gestione del proprio territorio operando attualmente col selecontrollo solo in quei territori dove sia veramente necessario un giusto prelievo del cinghiale a salvaguardia dei cittadini, dell’agricoltura e dell’altra fauna stessa.

Non abbia paura, e mi riferisco esclusivamente all’ATC Vastese, di interrompere questa pratica qualora ritenuta non necessaria.

L’abbattimento di solo 90 capi decretato mi sembra confermi quanto scritto e dimostra che gli interventi sono inutili ai fini di un vero contenimento, sembra più dare un segnale ai sostenitori del selecontrollo e un contentino a quanti hanno pagato profumatamente per avere la qualifica, per farli divertire un po’.

Ivano Cirese 
delegato regionale EnalCaccia 

mercoledì 16 luglio 2014

Magliano de' Marsi (AQ). Abbattimento dei cinghiali, il sindaco Iacoboni: siamo sulla strada giusta


CinghialiMagliano de’ Marsi. L’amministrazione Comunale di Magliano Dei Marsi esprime la propria soddisfazione per lo svolgimento delle operazioni di abbattimento selettivo dei cinghiali, poste in essere dalla Provincia dell’Aquila, finalizzate al contenimento della presenza degli ungulati nel proprio territorio, foriero di importanti danni alle colture e fonte di pericolo per i cittadini. “ Siamo sulla strada giusta – afferma l’assessore all’Ambiente Antonio Morgante – il lavoro della Polizia Provinciale sta ottenendo gli effetti sperati e costituisce prova che quando si concerta un’operazione con tutti gli Enti preposti e con il benestare delle Associazioni di categoria, i risultati sono evidenti”. “Ringrazio la Provincia dell’Aquila ed il suo Presidente – chiosa il Sindaco Gianfranco Iacoboni – per la sensibilità dimostrata e per il lavoro di coordinamento svolto con le Amministrazioni Comunale coinvolte”.

Fonte: marsicalive.it del 16 luglio 2014



martedì 15 luglio 2014

Fraine (Ch). Bracconaggio: l’Enalcaccia se la prende con i selecontrollori

E’ guerra aperta nel mondo venatorio e addirittura qualche associazione locale plaude e solidarizza con i “disturbatori” che tentano di sabotare il selecontrollo. «Le sezioni Enalcaccia di Torrebruna, Guardiabruna, Castelguidone e Celenza sul Trigno, sono solidari con i disturbatoli di Furci nei confronti dei selecontrollori. – è la dichiarazione pubblicata on line da Giuseppe Femminilli di Torrebruna – Caro Angelo Pessolano l’ATC Vastese ha sponsorizzato un gruppo di bracconieri autorizzati dalla pubblica amministrazione. – continua Femminilli, prima di prendersela anche con la stampa locale – Caro Bottone se la caccia per te è una mattanza sparando ha dei bidoni fermi, inermi che cercano cibo per la loro sopravvivenza, il sottoscritto si meraviglia che è venuto a caccia 20 anni con te, credendo che eri un battagliero lupo di montagna legato al territorio, invece ti sei evidenziato come un semplice cavalluccio di mare». Sarebbe interessante capire quanta rappresentanza, nel mondo venatorio locale, riescono ad esprime le sezioni riunite dell’Enalcaccia di Torrebruna, Guardiabruna, Castelguidone e Celenza sul Trigno e se i vertici provinciali dell’associazioni sono stati preventivamente informati di questa “uscita” infelice di qualche rappresentante locale. Essere contro il selecontrollo per motivazioni più o meno scientifiche o più o meno sciocche è sicuramente lecito, ma solidarizzare con chi disturba materialmente le operazioni è ben altra cosa. Inoltre la temuta mattanza di cui parla Femminilli non c’è affatto stata, basta controllare i dati degli abbattimenti relativi alla prima settimana di selecontrollo. Tredici cinghiali prelevati, poco più del dieci per cento, tutti certificati e controllati dal punto di vista sanitario, diversamente da quanto succede con i più numerosi abbattimenti derivanti dall’incontrollato fenomeno del bracconaggio. L’Enalcaccia di Torrebruna, però, rispetto al bracconaggio, non ha mai preso posizione, non ha mai condannato pubblicamente la reale mattanza che alimenta il mercato nero. A replicare seccamente alle accuse dell’EnalCaccia è Angelo Pessolano, supervisore di campo delle attività di selecontrollo: «Segnalazione di ieri arrivata in ambito: una squadra di cinghialai ha effettuato una battuta di caccia in piena regola nelle zone Roccaspinalveti-Fraine. Ora caro amico Femminilli Giuseppe che fai, sei solidale anche con loro? O forse quelli sono bracconieri non autorizzati dalla provincia? Come mai nessuno ne parla, nessuno denuncia?».
Francesco Bottone

lunedì 14 luglio 2014

Selecontrollo nel vastese: la mattanza non c’è stata, smentiti i “bracconieri”

Sono soltanto tredici i cinghiali abbattuti nel corso della prima settimana di prelievi selettivi nel territorio del Vastese.

Prima settimana, primi bilanci per l’operazione di contenimento della specie cinghiale messa in campo dalla Provincia e dall’Atc Vastese che andrà avanti fino alla fine di agosto. Quaranta i selecontrollori in azione in dodici distretti sul territorio, dalla costa all’Alto Vastese, che hanno dato avvio alle operazioni finalizzate a contrastare i danni all’agricoltura causati dai cinghiali e i continui incidenti stradali soprattutto nella zona di Vasto-Casalbordino.

La temuta mattanza non c’è stata, perché in questa prima settimana sono stati appena tredici i cinghiali abbattuti. Un numero intuibilmente e sensibilmente inferiore rispetto a quello stimato derivante dal bracconaggio.

Il piano di prelievo della Provincia prevede, nel Vastese, un numero complessivo di novanta esemplari da abbattere, divisi ovviamente per classi di età. Siamo dunque a poco più del dieci per cento degli abbattimenti.

Un’operazione, questa del selecontrollo, o meglio dei prelievi selettivi di cinghiali, che è stata preceduta e accompagnata dalle polemiche sollevate ad arte da alcune frange del mondo venatorio.

Polemiche alle quali risponde il supervisore delle attività di campo incaricato dalla Provincia, Angelo Pessolano: «Si andrà avanti come da accordo con la Provincia, anzi dalla prossima settimana aumenteranno di dieci unità i selecontrollori e si apriranno altre unità di gestione come da programma. I i controlli ci saranno, come ci sono stati per i selecontrollori e non passeremo sopra ad azioni di disturbo denunciando chiunque ci crei problemi o ostacoli il pubblico ufficio degli stessi».

Rispetto alle accuse mosse da chi definisce i selecontrollori dei «bracconieri autorizzati», Pessolano ribatte: «La cosa che mi lascia perplesso è che fino a qualche giorno fa, quando i selecontrollori non entravano ancora in azione, nessuno si è mai lamentato di coloro che vanno in giro la notte a sparare, i veri bracconieri, che fanno realmente danno alla specie, ora invece sembra che i selecontrollori siano tutti dei poco di buono. Invece proprio i selecontrollori hanno segnalato, in questi giorni, dei bracconieri in azione a Vasto, Montazzoli, Atessa e Carpineto Sinello».

«Dobbiamo effettuare un prelievo quali-quantitativo per non destrutturare i branchi dei cinghiali, ma per far sì che si possano sviluppare in numero sostenibile rispetto alle attività agricole. – chiude Pessolano - In cinque giorni di selecontrollo sono stati abbattuti tredici cinghiali, rimangono ancora sette settimane per completare il piano di abbattimento. Il nostro scopo finale è dare una risposta al mondo agricolo senza creare danni al nostro mondo venatorio».
Francesco Bottone

sabato 12 luglio 2014

Furci (Ch). Ostacola le operazioni dei selecontrollori, ora rischia una denuncia

L’episodio si è verificato ieri sera in agro di Furci. Mentre due selecontrollori ( a beneficio dei lettori: il selecontrollore coadiuva gli agenti venatori provinciali nelle operazioni di controllo delle specie animali vengono dette invadenti. Uno degli animali sottoposto a caccia di selezione è sicuramente il cinghiale) incaricati dall’Atc e dalla Provincia erano in appostamento per operare prelievi di cinghiali, sono stati raggiunti da un altro cacciatore del posto il quale ha tentato di sabotare le operazioni. Ne è nata una accesa discussione in seguito alla quale i selecontrollori, dopo aver sentito il parere del supervisore delle attività di campo della Provincia, sono stati costretti a sospendere le operazioni. Lo spiacevole episodio è stato messo a verbale dai selecontrollori. L’Atc Vastese ha già sentito il parere di un legale e per il disturbatore si prospetta una denuncia.

«In una delle unità di gestione attivate qualcuno si è permesso di creare problemi ai selecontrollori i quali dopo avermi sentito e vista l’impossibilità di proseguire hanno dovuto interrompere la loro azione tra l’altro su un territorio con grossissimi problemi per danni all’agricoltura. – spiega Angelo Pessolano, supervisore delle attività di campo incaricato dalla Provincia – Appena ricevuto il verbale il tizio che ha interrotto il lavoro dei selecontrollori verrà denunciato per interruzione di pubblico ufficio . E così accadrà ovunque ciò dovesse capitare».
Oltre al disturbatore di Furci i selecontrollori in azione in questi giorni hanno segnalato alla Forestale e alla Polizia provinciale alcuni casi di bracconaggio. In particolare si tratta di episodi verificatisi a Montazzoli, Atessa e Carpineto Sinello. Anche a Vasto un bracconiere è stato colto in azione con un faro mentre cercava selvaggina in piena notte. I selecontrollori hanno preso la targa dell’autovettura e segnalato il caso alla Forestale.

venerdì 11 luglio 2014

Il WWF alla nuova Giunta Regionale: "sulla caccia occorre cambiare passo"

Il WWF alla nuova Giunta Regionale: "Sulla caccia occorre cambiare passo"

Assurdo riproporre un calendario venatorio identico a quello dello scorso anno. Chiodi e il suo assessore Febbo rappresentano un pessimo esempio: in cinque anni hanno collezionato ben 14 sconfitte giudiziarie in materia di caccia. Il WWF chiede che si volti finalmente pagina nell'interesse della fauna, della natura e anche dei tanti cacciatori sensibili ai temi ambientali.
No alla preapertura e alle estensioni dei periodi venatori e delle specie cacciabili. La tutela dell'orso marsicano diventi davvero una priorità assoluta


PESCARA – Quattordici sono state le sconfitte giudiziarie nel quinquennio della Giunta Chiodi-Febbo in materia di caccia, un record per l'Italia, un numero talmente elevato che fa capire a qualunque cittadino in quale modo finora l'ambiente e la fauna selvatica siano stati gestiti dalla politica regionale. Un disastro nella pianificazione faunistico-venatoria che ha prodotto diversi richiami dei giudici amministrativi a seguito delle istanze del WWF e di altre associazioni ricorrenti. Il WWF si sarebbe atteso dal nuovo governo regionale un cambio di passo deciso, per convinzioni ma anche semplicemente per un atteggiamento meno testardo e più ragionevole, nel rispetto di quanto disposto dalla magistratura in questi anni.
Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: "L'ufficio Caccia della Regione ha da pochi giorni presentato una proposta di calendario venatorio che rappresenta purtroppo una totale e inaccettabile continuità con il passato: si tratta in pratica dello stesso testo dello scorso anno. Chiediamo all'assessore Dino Pepe un deciso cambio di passo rispetto al suo predecessore e scelte coraggiose per il nuovo calendario venatorio. Un cambiamento che, ne sono certo, sarebbe apprezzato anche da quella parte del mondo venatorio che è sensibile ai temi ambientali e che non interpreta la caccia come un malsano massacro senza regole".
Il coordinatore delle Guardie ambientali e del "gruppo caccia" del WWF Abruzzo, Claudio Allegrino, scende nel dettaglio per denunciare alcune delle maggiori criticità del calendario proposto: "Tra le diverse questioni che non possono essere accettate dal WWF segnalo, ad esempio, la pre-apertura della caccia ad alcune specie già dai primi di settembre e il posticipo della chiusura al mese di febbraio, periodi in cui molte specie sono ancora i fase di nidificazione (settembre) o all'inizio della migrazione prenuziale (febbraio). È intollerabile estendere i periodi di caccia anche in considerazione delle gravi lacune pianificatorie dell'Ufficio Caccia regionale. L'Abruzzo continua a basarsi su un Piano Faunistico Venatorio Regionale scaduto da diversi anni e ormai superato. È inoltre inaccettabile l'estensione del periodo di caccia a diverse specie, provvedimento per il quale già l'anno scorso l'ISPRA (l'istituto che per legge deve fornire supporti tecnico-scientifici sui calendari venatori regionali) ha espresso parere sfavorevole in quanto, per diverse specie, i periodi e le modalità di prelievo riportati nel calendario venatorio abruzzese risultavano essere più estesi rispetto a quelli ammessi". 
Aggiunge Mirko Di Marzio, rappresentante WWF nella Consulta regionale della caccia: "È da sottolineare negativamente la mancata tutela delle aree in cui vi è la presenza dei pochi esemplari di orso bruno marsicano rimasti: il T.A.R. Abruzzo, con una sentenza del 2013, ha evidenziato che la Regione Abruzzo ha mancato di proteggerlo, evitando di normare in maniera più stringente l'attività venatoria nelle aree di maggiore presenza della specie". 
"Di fronte a una situazione di emergenza come quella che sta vivendo l'orso bruno marsicano, specie simbolo dell'Abruzzo, nota e seguita in tutto il mondo, è del tutto indispensabile – conclude il presidente Luciano Di Tizio - prevedere una protezione della specie nell'intero areale di distribuzione individuato nell'accordo PATOM, che si ricorda è stato sottoscritto dalla stessa Regione Abruzzo insieme al Ministero per la tutela dell' Ambiente e altri Enti , limitando in tali spazi la presenza dell'attività venatoria a periodi e modalità compatibili con la tutela del plantigrado. Il nostro auspicio è che l'assessore Pepe e lo stesso presidente D'Alfonso vogliano rimarcare subito la distanza con le scelte sbagliate dei loro predecessori e chiedano agli uffici, organi esecutori e non di scelta politica, una profonda e immediata revisione della proposta di calendario venatorio attualmente disponibile nel sito della Regione. Vorremmo non essere più costretti ad adire le vie legali per avviare invece finalmente un percorso di confronto e collaborazione nell'interesse della fauna, del mondo agricolo e degli abruzzesi".

Pescara, 11 luglio 2014

mercoledì 9 luglio 2014

Vasto. Ostruzionismo della Libera Caccia, ma il selecontrollo parte comunque

Ostruzionismo della Libera Caccia, ma il selecontrollo parte comunque. E questa volta davvero. Si è tenuta nel pomeriggio di ieri, presso la sede dell’Atc Vastese, una riunione tecnica propedeutica all’avvio della fase di prelievo selettivo di cinghiali che prenderà il via, questa volta davvero, lunedì prossimo, il 7 luglio. I selecontrollori in regola con i versamenti e con le armi tarate e certificate sono stati convocati per l’assegnazione dei distretti sui quali operare.

Una riunione tecnica interrotta dall’intervento di Antonio Campitelli, presidente regionale della Libera Caccia, il quale ha sollevato dubbi e perplessità relativamente all’operazione selecontrollo. Carte e documenti alla mano, il presidente Campitelli ha ricordato ai presenti che l’Atc Vastese, con deliberazione in comitato di gestione, aveva stabilito di non dare corso al selecontrollo prima di aver incassato i fondi promessi dalla Provincia, finalizzati a realizzare recinzioni, colture a perdere e altri espedienti di dissuasione a difesa dei campi coltivati.

«Non ci sono fondi, perché la Provincia, nonostante le varie promesse, non li ha ancora girati all’Atc. – ha puntualizzato, polemizzando, Campitelli - La Provincia è quindi inadempiente rispetto agli accordi presi con questo Atc. Propongo, a questo punto, di uscire dal protocollo operativo e di non dare seguito al selecontrollo fino a quando quei fondi non saranno accreditati».

A replicare alle obiezioni della Libera Caccia il supervisore delle attività di campo appena nominato dalla Provincia, Angelo Pessolano: «L’assessore Moroni e il comandante della Polizia provinciale, Ferrante, hanno assicurato a questo Atc che la delibera con qualche saranno trasferiti i fondi verrà firmata venerdì . Comunque si tratta di un falso problema, perché la Provincia ci ha intimato di partire immediatamente con gli abbattimenti, soprattutto nelle zone di Vasto, Furci e Gissi, cioè dove sono maggiori i danni segnalati sia alle attività agricole che gli incidenti stradali dovuti all’attraversamento di cinghiali. Prima gli abbattimenti, solo successivamente i recinti e gli altri dissuasori. Questo è quanto ci ha richiesto di fare la Provincia, anche dopo le reiterate sollecitazioni da parte di Copagri, Coldiretti e Cia».


Dunque abbattimenti selettivi in una prima fase di emergenza urgenza, per l’applicazione della quale non servono i fondi pubblici attesi forse un po’ pretestuosamente da Campitelli.

Polemiche a parte, da lunedì il protocollo operativo prenderà il via.

«Il territorio dell’Atc Vastese è stato suddiviso in 35 distretti, – ha spiegato l’avvocato Giacomo Nicolucci titolare dei corsi abilitanti al selecontrollo - ma in questa prima fase ne attiveremo soltanto 12, quelli indicati dalla Provincia come prioritari. Il piano di abbattimento quali-quantitativo prevede il prelievo di novanta cinghiali. Si tratta di un prelievo con funzioni di controllo, non propriamente di selecontrollo. Tutta l’operazione sarà gestita dall’Atc Vastese in nome e per conto della Provincia. La Polizia provinciale, che supervisiona e coordina l’intera operazione, si occuperà dei controlli e di far rispettare il disciplinare».

E così da lunedì i selecontrollori saranno operativi sul territorio. I maggiori abbattimenti sono previsti nella zona costiera tra Vasto e Casalbordino e di Gissi e Furci dove i danni all’agricoltura sono ingenti, ma anche nell’Alto Vastese, in particolare a Castiglione Messer Marino, Schiavi di Abruzzo, Montazzoli, Castelguidone e Celenza sul Trigno sono stati assegnati dei capi. Ad ogni singolo cacciatore è stata assegnata una fascetta numerata che corrisponde ad un solo abbattimento.

Le operazioni potranno essere svolte tutti i giorni, fatta accezione per il sabato e la domenica (quindi compresi il martedì e venerdì normalmente di silenzio venatorio, ndr) dalle ore 18 alle ore 22.
Francesco Bottone

sabato 5 luglio 2014

Bozza Calendario Venatorio Abruzzo 2014-2015

"Il Servizio Economia Ittica e Credito Agrario- ufficio Programmazione attività faunistico-venatoria- rende nota la Bozza di Calendario venatorio per la stagione 2014-2015 che sarà presentata alla Consulta Regionale della Caccia nella seduta del 10 luglio p.v."

venerdì 4 luglio 2014

L'Aquila. Cinghiali, Del Corvo: partiti gli abbattimenti

(AGENPARL) – Roma, 03 lug – “Sono partiti, oggi, gli abbattimenti dei cinghiali sul territorio della provincia dell’Aquila per il contenimento dei danni alle produzioni agricole – fa sapere il presidente dell’Ente Antonio Del Corvo – abbiamo, inoltre, l’approvazione tecnico-scientifica dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che di fatto ha prorogato le attività fino al mese di settembre. Ricordo che gli interventi, coordinati dalla Polizia Provinciale, vedono il coinvolgimento degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e la partecipazione, sulla base di segnalazioni degli stessi agricoltori che, di volta in volta, evidenzieranno ai vigili provinciali, le zone maggiormente colpite dai cinghiali”.

lunedì 23 giugno 2014

Pescara. Emergenza cinghiali, chiesta la nomina di un commissario

Partito nel Pescarese e nel Chietino il selecontrollo

ABRUZZO. «E’ necessario che le prefetture segnalino il problema della presenza dei cinghiali nelle strade dei paesi e sulle spiagge ai ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura affinchè venga nominato un commissario che coordini le azioni di tutti gli enti preposti, altrimenti rischiamo un vero e proprio bollettino di guerra giornaliero». 
A lanciare l’allarme da Pescara è l’assessore provinciale alla Caccia Mario Lattanzio in merito a quella che rappresenta una vera emergenza locale ma anche nazionale. «In questi cinque anni di amministrazione guidata dal presidente Guerino Testa – dichiara Lattanzio – ho posto svariate volte questa problematica a tutti gli enti competenti. Come Provincia abbiamo realizzato diverse azioni come il selecontrollo (cioè il controllo e la selezione volta alla soppressione dei cinghiali al di fuori del periodo di caccia nei casi di emergenza numerica della specie). Ma adesso la presenza degli ungulati sta rappresentando un rischio serio per l’incolumità pubblica».

Nei giorni scorsi un cinghiali di cento chili è sceso a valle attraversando la spiaggia di Montesilvano e Pescara, e anche in altre zone e nei paesi del pescarese ci si imbatte facilmente in questi animali. 
La Provincia ha individuato delle zone a rischio del pescarese, ma la difficoltà maggiore è la mancanza di dialogo con altri enti come parchi e riserve. 
«Per questo rivolgo un appello ai prefetti», dice Lattanzio, «affinchè segnalino il problema ai ministeri che avranno il compito di nominare un commissario in grado di coordinare le azioni degli enti preposti».
Intanto anche nella provincia di Chieti è partito il controllo degli ungulati. L’assessore Provinciale Franco Moroni, ha disposto a pochi mesi dal suo insediamento, l’attuazione del Programma Operativo per la gestione e prevenzione dei danni. 
Il programma, che è stato riconosciuto valido anche dall’Ispra, prevede l’attuazione di forme di dissuasione come: recinzioni elettrificate, dissuasori acustici e olfattivi, a protezione delle colture, ma anche il ricorso agli abbattimenti selettivi nei casi in cui sia materialmente impossibile l’applicazione degli strumenti dissuasivi.
Nella provincia di Pescara il programma annuale di controllo selettivo del cinghiale per la tutela delle colture agricole è cominciato lo scorso 3 giugno. 

«Oltre 100 cacciatori- selecontrollori sono quotidianamente appostati, per i prossimi due mesi, nelle aree a maggior rischio di danni alle coltivazioni della provincia di pescara, in poste stabilite», racconta Gianni Guardiani, presidente dell'Ambito Territoriale di Caccia "Pescara".

«Dietro chiamata dell'agricoltore che segnala il danno, l'Atc Pescara interviene, nelle 24 ore, sia con metodi non cruenti quali le recinzioni elettrificate, se la morfologia ed ampiezza del sito lo consentono, oppure con l'impiego di cacciatori- selecontrollori che intervengono immediatamente e direttamente sui terreni dell'agricoltore che ha segnalato il danno poche ore prima. Questa organizzazione, attuata anche lo scorso anno, sta consentendo un notevole calo delle richieste di danni da cinghiale alla provincia di Pescara, documentate, e, soprattutto, sta consolidando il rapporto di alleanza e reciproco rispetto che necessariamente deve esserci tra il mondo agricolo e quello venatorio».

Intanto ieri sera il Cospa Abruzzo si è riunito per fare il punto della situazione sul problema cinghiali nell’Aquilano, dove hanno partecipato i referenti dei paesi interessati, i cacciatori e gli agricoltori. Verrà inoltrata alla provincia e al parco Gran Sasso Monti della Laga una diffida.«Il parco Gran Sasso Monti della Laga dopo le iniziative del posizionamento delle “gabbie illegali”, non ha catturato un animale», commenta Dino Rossi, «come avevo anticipato durante la riunione di Ofena. I danni però, si sono concentrati nei terreni non recintati all’interno dell’area parco e sono aumentati nelle aree limitrofe a causa delle concessioni rilasciate dal Parco al posizionamento delle recinzioni ad alcuni allevatori e agricoltori privilegiati. È ingiustificata e illecita l’azione del Parco nei confronti degli agricoltori ricadenti al di fuori dell’area protetta, i quali ingrassano i cinghiali che poi catturano i loro colleghi ricadenti nel parco ai quali è stato concesso sia l’utilizzo delle gabbie illegali che il posizionamento delle recinzioni sui loro terreni, permettendo a sua volta anche la vendita delle carni dei cinghiali catturati».

«È ormai chiaro che i metodi indiretti di contenimento sulla specie in questione, come le recinzioni elettrificate, i dissuasori acustici e la pasturazione dissuasiva, appaiono insufficienti ad arginare, da soli, gli ingenti danni alle coltivazioni, da parte degli animali. Il Piano di controllo della popolazione dei cinghiali, tramite l’abbattimento con le tecniche previste nel Piano di gestione approvato dall’ISPRA – spiega il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo – diviene realtà, dopo le attività di verifica della Polizia Provinciale e le numerose segnalazioni dei coltivatori, sulle condizioni estreme in cui verte il territorio. Nei prossimi giorni, gli agenti provinciali in collaborazione con le ATC, partiranno con l’operazione abbattimento nelle zone maggiormente colpite, che di volta in volta verranno segnalate dagli stessi agricoltori». 

Si è provveduto ad informare i sindaci dei Comuni interessati e le stazioni locali dei Carabinieri.

venerdì 20 giugno 2014

Chieti. Cinghiali, la Provincia rompe gli accordi con gli Atc

ABBATTIMENTI selettivi di cinghiali, salta l’accordo tra Provincia e Atc.
Ennesimo colpo di scena per quanto riguarda l’ormai annosa questione del selecontrollo nel Chietino. Dopo i ritardi e i rinvii, la Provincia, in maniera inaspetatta e unilaterale, ha deciso di fare marcia indietro rispetto agli accordi sottoscritti con gli Ambiti territoriali di caccia e di adottare, in blocco ed in maniera acritica, il piano operativo già in uso nel Pescarese.
In base agli accordi presi con gli Atc tutta la gestione dei prelievi sarebbe spettata proprio agli ambiti territoriali di caccia. Ora, vista la decisione della Provincia, il tutto passa nelle mani della Polizia provinciale.

Esautorati, dunque gli Atc, che pure in questi mesi preparatori hanno investito tempo e risorse, sia intellettuali che economiche. In sostanza, invece di delegare l’organizzazione e la gestione degli abbattimenti selettivi di cinghiali agli Atc, cioè agli enti che stanno sul territorio e dunque conoscono bene le relative criticità e hanno un rapporto diretto con i cacciatori e i selecontrollori, la Provincia ha deciso di gestire di propria mano tutta l’operazione. Contravvenendo, dunque, a quanto sottoscritto in precedenza proprio con gli Atc.
Inoltre l’ente chietino ha pensato bene, anzi male, di ignorare le indicazioni fornite da esperti di calibro nazionale, e di limitarsi a recepire il piano operativo sugli abbattimenti selettivi in vigore, da anni ormai, nel Pescarese.

Un piano che fa acqua da tutte le parti, pieno di regole “vessatorie” per i selecontrollori e cavilli che non hanno alcun fondamento scientifico, e che all’atto pratico, dopo anni di applicazione, non ha dato i risultati sperati. I cinghiali, nel pescarese, continuano a fare danni alle colture e sono praticamente ovunque, come dimostra la cattura operata da Polizia e Forestale, nei giorni scorsi, sul litorale. E come dimostrano le dichiarazioni dell’assessore pescarese Lattanzio che si rivolge ai prefetti.

In sostanza l’assessore di Pescara, Mario Lattanzio, dichiara pubblicamente l’inefficacia del selecontrollo attuato per anni. E il suo omologo di Chieti, l’assessore Franco Moroni, cosa fa? Recepisce proprio quel protocollo operativo.
Francesco Bottone

martedì 17 giugno 2014

Cinghiali da Del Corvo (Presidente Provincia de L'Aquila): uccideteli

Celano, animali fino alla casa del presidente della Provincia, decreto per arginare l’invasione

CELANO. Stavolta anche il presidente della Provincia,Antonio Del Corvo, ha potuto “toccare con mano” il problema dei cinghiali. Gli animali, dopo avere sfondato una rete di protezione, sono penetrati all’interno del giardino di un’abitazione nel popoloso quartiere di Coste Madonnine a Celano, area adiacente alla centralissima piazza IV Novembre. La casa visitata dai voraci animali è confinante con quella di Del Corvo. «Il problema è molto serio», ha commentato il presidente della Provincia, «non sono riusciti a entrare anche nella mia proprietà solo perché c’è un muro di recinzione». Del Corvo non ha perso tempo e ha dato mandato alla polizia provinciale di tenere sotto controllo il fenomeno. Il presidente ha firmato un decreto con il quale si dà mandato agli agenti di procedere all’abbattimento degli animali. La procedura dovrà essere vagliata dal nucleo faunistico della Provincia. Tra qualche giorno il provvedimento sarà in vigore, a Celano e anche in altre zone della Marsica e della provincia. «Se già in questo periodo i cinghiali riescono a scendere fino all’interno del centro abitato» ha aggiunto Del Corvo «immagino che cosa possa succedere tra uno o due mesi. Per tale motivo bisogna intervenire immediatamente. Quello dei cinghiali è un fatto molto serio. Questi animali sono voracissimi. Distruggono ogni cosa sul loro passaggio. Anche in questa stagione sono numerosi gli episodi che hanno visto i cinghiali devastare campi e vigneti. Oltre tale aspetto, è importante ricordare che gli animali possono rappresentare un serio pericolo per l’incolumità delle persone: non sono rari, infatti, episodi che hanno visto i cinghiali attaccare l’uomo. Il fatto che si siano spinti fino all’interno del centro abitato deve rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare».
Dante Cardamone

D'Amico: 'Ma quando partirà il piano di contenimento del cinghiale in provincia di Chieti?'

Chieti. "Le notizie quotidiane di danni alle colture agricole ed incidenti automobilisti causati dai cinghiali ci allarma ma restiamo perplessi sull’efficacia e sui tempi di attuazione del piano di contenimento adottato dalla provincia di Chieti da settembre del 2013".
Così in una nota il capogruppo del Pd in Consiglio Provinciale a Chieti, Camillo D'Amico, che aggiunge: "Pomposamente l’assessore alla Caccia e Pesca, Franco Moroni, ha reiteratamente annunciato l’avvio che è ancora di là da venire, stando alle notizie che abbiamo, nonostante sia stato da tempo sottoscritto la relativa convenzione con i due Ambiti Territoriali di Caccia (Atc) del Vastese e Chietino – Lancianese. Tutto questo è avvenuto dopo cinque lunghi anni di assoluta assenza ed inadempienze per questo che è stato uno dei problemi più dibattuto e sollecitato verso l’amministrazione Di Giuseppantonio.
Per D'Amico "E’ deplorevole che ancora nulla di concreto si sia avviato quando i danni sono una costante quotidiana ed i cittadini si sentono disarmati e non tutelati di fronte alla pericolosa invadenza di questo ungulato che ormai spopola dappertutto. Non siamo per l’eradicazione della specie. Vogliamo un fortissimo contenimento numerico che riduca ai minimi termini il pericolo per l’incolumità delle persone e le colture agricole; per fare questo, se necessario, s’adottino anche misure straordinarie come l’apertura della caccia di selezione anche dentro le aree attualmente tutelate e proibite a qualsiasi azione tendente allo scopo. La legislatura volge al termine (25 Ggugno prossimo), rimarranno in carica solo il Presidente e la giunta sino all’insediamento della nuova amministrazione provinciale di forma e contenuto del tutto diversa di come sin qui i cittadini l’hanno conosciuta, ma Noi saremo i 'cani da guardia' affinchè gli impegni assunti, di qualsiasi natura, vengano mantenuti ed attuati non lesinando la pubblica denuncia e la mobilitazione politica e popolare, se necessario, per ottenerne il solenne rispetto".

Lanciano (Ch). Scontro cinghiali-auto su provinciale. Conducenti illesi ma danni a mezzi. Morti femmina e 3 cuccioli


(ANSA) - LANCIANO (CHIETI), 15 GIU - Conducenti illesi ma auto danneggiate per l'attraversamento di un branco di cinghiali - una femmina e sette cuccioli - avvenuto nella notte lungo la strada provinciale che collega Lanciano a San Vito mentre transitavano due autovetture. Quattro ungulati sono morti, uno è fuggito due sono rimasti feriti. L'impatto è avvenuto in corrispondenza del casello dell'A14 dopo le 2 di stamani. Sul posto Vigili del Fuoco, Forestale di Vasto ed un veterinario.
   

Cinghiali al mare. Lattanzio, "emergenza numerica della specie"

Emergenza cinghiali, l’appello dell’assessore Lattanzio ai prefetti “E’ necessario che le prefetture segnalino il problema della presenza dei cinghiali nelle strade dei paesi e sulle spiagge ai ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura affinchè venga nominato un commissario che coordini le azioni di tutti gli enti preposti, altrimenti rischiamo un vero e proprio bollettino di guerra giornaliero”. A lanciare l’allarme è l’assessore provinciale alla Caccia Mario Lattanzio in merito a quella che rappresenta una vera emergenza locale ma anche nazionale. ( foto Bahamas luogo in cui accade spesso che i cinghiali vadano al marei)

“In questi cinque anni di amministrazione guidata dal presidente Guerino Testa – dichiara Lattanzio – ho posto svariate volte questa problematica a tutti gli enti competenti. Come Provincia abbiamo realizzato diverse azioni come il selecontrollo (cioè il controllo e la selezione volta alla soppressione dei cinghiali al di fuori del periodo di caccia nei casi di emergenza numerica della specie). Ma adesso la presenza degli ungulati sta rappresentando un rischio serio per l’incolumità pubblica”.

Nei giorni scorsi un cinghiali di cento chili è sceso a valle attraversando la spiaggia di Montesilvano e Pescara," e anche in altre zone e nei paesi del pescarese ci si imbatte facilmente in questi animali."

“La Provincia – aggiunge l’assessore – ha individuato delle zone a rischio del pescarese, ma purtroppo la difficoltà maggiore è la mancanza di dialogo con altri enti come parchi e riserve. Per questo rivolgo un appello ai prefetti affinchè segnalino il problema ai ministeri che avranno il compito di nominare un commissario in grado di coordinare le azioni degli enti preposti. L’emergenza cinghiali oramai non è limitata ad un periodo, ma riguarda tutto l’anno e rischia di rappresentare un serio pericolo per l’incolumità pubblica con conseguenze negative anche sul turismo. Per questo motivo ritengo che la questione non si debba più sottovalutare come invece è avvenuto finora”, conclude Lattanzio.

domenica 15 giugno 2014

Pescara. Soppresso il cinghiale che nuotava in spiaggia, Lav protesta: «trattato come criminale»

«Errore gestionale macroscopico»

PESCARA. «Non si può gestire il recupero di un animale selvatico come se si avesse davanti un criminale. C'è stato un errore gestionale macroscopico, con l'ennesima inutile morte di un animale». 
Così la responsabile provinciale pescarese della Lega anti vivisezione (Lac), Antonella Agostini, commenta la vicenda del cinghiale che ieri si è spostato tra Montesilvano e Pescara, in spiaggia, e che dopo essere rimasto ferito è stato soppresso. 
La sua presenza in acqua era stata segnalata ai carabinieri di Montesilvano da alcuni cittadini e alla vista dei curiosi si e' allontanato fuggendo via verso la pineta.
Qualche ora dopo è stato avvistato nei pressi dei trabocchi di Pescara dove si è rifugiato tra gli anfratti degli scogli.
Per questioni di incolumità pubblica, la Polizia ha esploso un colpo di pistola contro il cinghiale, che aveva anche una zampa rotta. 
Al porto e' arrivato, insieme al Corpo forestale dello stato, anche il personale veterinario della Asl che ha narcotizzato il cinghiale con un fucile. Poi e' stato caricato e sistemato su un mezzo ma era molto agitato per cui e' stato legato. A seguito di una visita veterinaria si e' ritenuto opportuno sopprimerlo, considerate le sue condizioni. E' stato trasportato all'istituto Zooprofilattico di Teramo dove saranno eseguiti degli esami.
«Sempre più spesso - dice Agostini - gli animali selvatici arrivano in città perché il loro habitat ormai è compromesso dall'eccesso di antropizzazione. Quando capita, la situazione non si può gestire come fatto vicino alla zona dei trabocchi: deve intervenire e coordinare le operazioni il Corpo Forestale dello Stato, competente in materia, e il recupero dell'animale selvatico deve essere gestito solo ed esclusivamente da personale medico veterinario competente che ha la possibilità di operare in assoluta sicurezza sia per l'incolumità pubblica che per l'animale».

Nessuno a Pescara sembra ricordare l'ultima volta in cui un cinghiale è apparso sulla spiaggia e forse si tratta del primo episodio del genere nell'ultimo ventennio. Solo un anno fa alcuni ungulati erano apparsi in spiaggia a San Vito, nel Chietino, ma mai in una zona urbanizzata quanto Pescara e Montesilvano. 
«Da quando lavoro qui - dice il commissario capo del Corpo Forestale dello Stato di Pescara, Annamaria Angelozzi -, cioè tredici anni, non ho mai visto cinghiali in spiaggia. C'è da dire che segnalazioni circa la presenza di cinghiali, anche in centri abitati, sono sempre più frequenti, ma vederne uno al mare è sicuramente una cosa rara e particolare». 
L'esemplare in questione, due anni, maschio, circa cento chili, è un cosiddetto 'solengo', cioè un cinghiale che conduce una vita solitaria, diversa dalle femmine che invece si postano con i cuccioli. 
Proprio per questo l'animale potrebbe essere arrivato da solo dall'entroterra, percorrendo il corridoio verde del fiume Saline fino ad arrivare in spiaggia a Montesilvano. 
«Quando l'ho visto, - riprende Angelozzi - era in mare, nei pressi dei trabocchi, a Pescara, dove l'acqua è molto bassa. Loro amano le zone fangose e probabilmente quell'ambiente gli sarà sembrato familiare». 

sabato 14 giugno 2014

Castiglione Messer Marino (Ch). Danni da cinghiali, pressing sulla Provincia

Danni da fauna selvatica, Fangio pressa la Provincia: «Quando fanno partire il selecontrollo?». «Ogni giorni riceviamo in Municipio persone, cittadini che vengono a lamentarsi per i danni subiti dai cinghiali. – spiega l’assessore comunale Enzo Fangio - Non solo le aziende agricole vanno tutelate, ma anche chi ha una piccola produzione per autoconsumo. La Provincia aveva annunciato l’avvio del selecontrollo al primo giugno, ma siamo quasi alla metà del mese e non un colpo è stato sparato. I cittadini sono all’esasperazione». Una situazione ben nota quella dei danni alle colture arrecati dai cinghiali, rispetto alla quale la Provincia, dopo anni di inerzia e silenzio, ha messo in campo una vasta operazione di contenimento che dovrebbe partire a giorni mediante l’impiego sul territorio dei selecontrollori. In merito al ritardo lamentato da Fangio, l’assessore provinciale Franco Moroni (accanto in foto, ndr), che ha la delega proprio all’applicazione del piano di contenimento dei cinghiali, spiega: «Si era ipotizzato di partire il primo giugno, ma ci sono stati dei problemi organizzativi che hanno fatto slittare l’inizio del selecontrollo. Tuttavia mi sento di poter rassicurare i cittadini, gli agricoltori e anche gli amministratori locali: il selecontrollo partirà subito dopo il 15 giugno». Non è un mistero che ci sono state e ci sono ancora forti resistenze all’avvio del selecontrollo da parte dei cacciatori cinghialiai che praticano la braccata. A questo riguardo l’assessore Moroni precisa: «Il selecontrollo non influenzerà negativamente la caccia al cinghiale, quella tradizionale che parte a settembre. I prelievi dei selecontrollori saranno concentrati sugli animali giovani, quelli che in gergo tecnico si chiamano classi zero e uno. Dunque l’effetto del selecontrollo sarà quello di riequilibrare qualitativamente, ristrutturandole, le popolazioni di cinghiali sul territorio. Ciò significa che anche la caccia tradizionale in braccata avrà dei vantaggi, in termini di carniere, derivanti dal selecontrollo».

Intanto gli amministratori locali, i sindaci, possono segnalare i danni causati dagli ungulati agli uffici della Provincia.
Francesco Bottone

lunedì 9 giugno 2014

Agricoltura. I danni dei cinghiali, i rimborsi e la discriminazione: ennesima denuncia del Cospa Abruzzo

OFENA. «Nel mio campo di 4 ettari, dove l’anno scorso il raccolto fu danneggiato per oltre il 60%, che nessuno ha ripagato, oggi i cinghiali sono tornati più numerosi di prima, ma ad aspettarli ci siamo noi armati di fucili, cani e altri mezzi a disposizione per respingere o abbattere i cinghiali affamati più che mai».

Dino Rossi, responsabile dell’associazione degli allevatori, Cospa Abruzzo, si dà al fai da te per difendersi dai danni procurati dalle razzie dei cinghiali. L’alternativa è avere un raccolto distrutto, dunque niente guadagno… 
La storia però è la solita brutta storia di ordinaria burocrazia all’italiana che cera discriminazioni grazie ad ingenti flussi di denari.
«Come è possibile che solo nella provincia dell’Aquila l’istituzione non applica la Legge», si domanda Rossi, «per la tutela delle aziende agricole e costringe a loro volta gli agricoltori al fai da te? Le aziende agricole non possono permettersi il lusso di sfamare gli animali del Parco, sono già al collasso per i costi di gestione, sono costrette con i denti a difendere il raccolto di un anno utile al fabbisogno aziendale? Tra poco saranno pronti i campi di mais e si spera che chi di competenza si adoperi altrimenti saremmo costretti ad attivare sul territorio manifestazioni imponenti mai viste fino ad oggi».
È passato un anno e nulla si è mosso, anzi la situazione dei danni da fauna selvatica sono tripilicati. 
I cinghiali sono tornati all’attacco nei campi coltivati nella valle alta del Tirino e più precisamente alle pendici del monte di Pesatro sul comune di Ofena limitrofe ai confini del Parco Gran Sasso Monti della Laga. Il fenomeno riguarda tutte le aree limitrofe ai parchi dell’Abruzzo.
Dall’ultima riunione tenutasi nella sede comunale di Ofena, dove hanno partecipato la Regione, la Provincia dell’Aquila e l’ente Parco per i danni da fauna selvatica, a distanza di un anno, il problema cinghiale non è stato risolto, anzi è peggiorato. 

Le famiglie dei cinghiali sono aumentate, il danno al di fuori dell’area parco si è triplicato, dovuto ai finanziamenti dati gli agricoltori ricadenti nell’area protetta, per la costruzione di recinti impattanti e pericolosi, ma utili a tenere a bada i cinghiali dai terreni coltivati dentro l’area protetta. 
«In quell’occasione», ricorda Rossi, «Il parco si è opposto all’abbattimento selettivo, come previsto dalla Legge sul controllo della fauna selvatica, optando per il posizionamento di trappole, ritenute illegali, che fino ad oggi hanno catturato solo le mosche». 
«È strano che vengono finanziati i recinti antintrusione e nello stesso tempo si da l’opportunità agli stessi che ricadono nelle aree parco di catturare cinghiali», fa notare il Cospa, «ingrassati dai colleghi contadini che si trovano fuori il perimetro del parco! Sono sempre gli stessi contadini che percepiscono ingenti somme di danaro per i campi coltivati ad hoc, solo ed esclusivamente per percepire il succulento rimborso assegnato dall’ente Parco. Solo nel comune di Castel del Monte la somma di risarcimento ammonta ad oltre 44.000,00 €, mentre i contadini fuori parco attendono il risarcimento da parte della Provincia, per la fauna selvatica che l’ente parco spinge fuori dell’area protetta, dovuto alla scarsa quantità di cibo, perché la maggior parte dei terreni in quota sono recintati. I campi fuori area parco», conclude, «vengono devastati ogni notte, (le trappole illegali) messe dall’ente parco non hanno catturato una bestia. I campi di orzo sono già stati decimati, i contadini sono costretti ad infrangere la Legge che altri non applicano».

Allarme cinghiali: campi devastati. Coldiretti: "Regione intervenga"

L'AQUILA - "I prodotti di pregio del territorio, come lo zafferano di Navelli, sono messi a repentaglio dall'invasione incontrollata dei selvatici. Siamo di fronte alla distruzione dell’economia locale delle aree interne, uno scempio su cui diciamo basta e chiediamo una volta per tutte soluzioni definitive".


Coldiretti L'Aquila lancia un grido d'allarme e torna a chiedere l'aiuto delle istituzioni regionali per un problema, quello dei campi devastati dai cinghiali, che sta portando alla "riduzione della produzione, necessità di ripetere le operazione colturali e le semine - afferma Massimiliano Volpone, direttore di Coldiretti L'Aquila - Danni che non vengono assolutamente riequilibrati dagli esigui pagamenti riconosciuti. E Coldiretti non ci sta". 

"Al danno per un regolamento insoddisfacente sulla gestione degli ungulati, approvato dal Consiglio regionale si aggiunge ora la beffa - prosegue - Dopo Teramo, stanno arrivando in provincia di L’Aquila, i pagamenti dell’indennizzo dei danni causati alle aziende agricole. Si tratta di risarcimenti di circa il 40% dei danni accertati dalla Provincia che, certamente, non compensano i disagi arrecati dagli animali"

"Si tratta di una umiliazione bella e buona - puntualizza il direttore di Coldiretti - non servono semplicemente incentivi, sono necessarie azioni importanti e decisive. Sono completamente saltati gli equilibri ambientali, le colture sono danneggiate definitivamente, gli allevamenti aggrediti da fauna inferocita. E con l’estate, la situazione è destinata a peggiorare. Per non parlare dei problemi di sicurezza sociale. Questa mattina la notizia che riguarda il presidente della provincia aquilana, Antonio Del Corvo, che ha potuto toccare con mano i problemi che derivano dai cinghiali nella sua abitazione di Celano".

Secondo Coldiretti è necessario lavorare per un riequilibrio ambientale e faunistico.

"Gli equilibri faunistici si sono rotti e questo costituisce un forte incentivo per le aziende ad abbandonare la campagna o peggio ancora la montagna dove le buone pratiche di agricoltura e zootecnia sono irrinunciabili per il presidio idrogeologico dei versanti. Il nuovo governo regionale - conclude Volpone - dovrà considerare questo tema centrale e determinante per la vita delle aree interne.