giovedì 9 luglio 2015

Cinghiali, De Crescentiis: “Al lavoro per correre ai ripari”

Provincia – “In merito alla richiesta di chiarimenti pubblicata in data odierna dai consiglieri provinciali di minoranza rendiamo noto che l’Amministrazione è al lavoro per correre ai ripari dalle inadempienze di chi l’ha preceduta”. Lo afferma in una nota il Presidente della Provincia dell’Aquila Antonio De Crescentiis.

“Sin dal giorno successivo al mio insediamento, il 5 maggio, ho partecipato ad un incontro presso la regione Abruzzo con le associazioni di categoria per affrontare il problema dei danni da cinghiali e sono venuto a conoscenza del fatto che la Provincia dell’Aquila non aveva adottato il piano quinquennale di gestione degli ungulati così come previsto dal regolamento regionale entrato in vigore nel giugno del 2014.

Comprendendo le legittime proteste di coloro che vivono di agricoltura non si comprende come i quattro consiglieri firmatari della richiesta, ben tre di essi componenti della passata amministrazione, abbiano sentito la necessità di intervenire su una vicenda alla quale avrebbero dovuto lavorare già dall’anno 2014 e che forse, con superficialità hanno trascurato.

Infatti il citato regolamento regionale prevedeva l’obbligo per le province di adottare il piano quinquennale entro sei mesi dalla sua entrata in vigore e quindi tutto doveva essere già pronto entro dicembre 2014. Chiarito questo elemento rendiamo noto che, parallelamente all’avvio della stesura del piano quinquennale, questa amministrazione ha, da subito, avviato la redazione di un piano di contenimento della specie dei cinghiali che consentirà l’abbattimento selettivo e che tale piano è allo studio finale.

A seguito del necessario parere favorevole dell’ISPRA anche la Provincia dell’Aquila potrà intervenire per limitare i danni alle colture causati dalla fauna selvatica. Questa Amministrazione è al lavoro da sessanta giorni per recuperare le mancanze di chi oggi non fa altro che apparire sulla stampa ad ogni piè sospinto cavalcando qualsiasi malcontento.

In cinque anni non hanno affrontato il problema come si sta facendo in questi giorni e oggi provano a scaricare su chi lavora per correre ai ripari. Le associazioni di categoria conoscono la verità ed è bene che la conoscano anche i cittadini non direttamente interessati”.

Pisegna, confusione tra piano gestione e abbattimento dei cinghiali

"Da qualche giorno i consiglieri provinciali di opposizione, singoli ed associati, con il casuale appoggio di Confagricoltura intervengono sui danni provocati all'agricoltura ed al patrimonio zootecnico dalla fauna selvatica", cinghiali in particolare, "incrociando e confondendo la questione con l'approvazione del piano di gestione per l'abbattimento di specie selvatiche".

E' quanto afferma, in una nota, il vice presidente dela provincia dell'Aquila, Nicola Pisegna Orlando. "Premesso che il piano andava redatto entro novembre 2014, e quindi durante il periodo di mandato dei consiglieri che oggi ne reclamano l'urgenza, questa Amministrazione, in carica da circa due mesi - dice Piegna - sta affrontando il problema con non poco impegno in una condizione di assetto legislativo profondamente cambiato dalla Legge 56/2014 e con le disponibilita' di bilancio trovate.

Per il piano di gestione si sta procedendo a tappe forzate, con le oggettive difficolta' legate alla grandissima estensione del territorio della provincia e dalla presenza di numerose aree protette integralmente, di zone SIC e zone ZPS . Nelle more si lavora per un piano d'urgenza di cui alla L.R. n. 10/2004 art. 44 comma 5.

Per quanto concerne il ristoro dei danni subiti dagli agricoltori e allevatori - prosegue il vice presidente - la Regione ha stanziato per il 2014 solo 136.425 euro a fronte dei danni stimati che ammontano ad 538.922 euro. Da aggiungere che la Regione Abruzzo, in attesa di un riscontro ministeriale su come procedere alla luce della nuova normativa sugli aiuti di Stato entrata in vigore dal 01/07/ 2014 ha intimato alle province abruzzesi di liquidare solo i fatti dannosi accertati al 30giugno 2014.

Si da' il caso che, nel giro di un solo mese - evidenzia il vice presidente della Provincia dell'Aquila - abbiamo provveduto al parziale ristoro dei danni, nell'ambito della capienza di spesa, e cinquattotto allevatori-agricoltori della nostra Provincia in questi giorni stanno ricevendo i compensi.

Ci sarebbe comunque da chiedersi perche' in presenza di somme assegnate dalla Regione il 17/11/2014 solo il 30 aprile di quest'anno la precedente Giunta provinciale ha approvato i criteri per l'assegnazione delle somme relative ai danni 2014.

Andrebbe poi ricordato ai consiglieri oggi tanto attenti ai problemi dell'agricoltura e della zootecnia, perchè pur sapendo dal 2011 che la Regione stornava alla Provincia appena il 25% delle somme necessarie al ristoro dei danni, mai si sono preoccupati in fase di redazione del bilancio di previsione di allocare risorse proprie sui capitoli destinati al pagamento dei danni da selvatici.

Sull'insufficienza delle somme necessarie per l'indennizzo dei danni e per sollecitare un veloce chiarimento su come affrontare la questione della nuova normativa sugli aiuti di Stato - fa infine sapere Nicola Pisegna Orlando - ho gia' provveduto ai contatti con l'assessore regionale all'Agricoltura con il quale avro' a breve un incontro".

mercoledì 8 luglio 2015

Emergenza cinghiali, Confagricoltura denuncia Provincia L’Aquila: «comportamento omissivo»

L’AQUILA. Confagricoltura L’Aquila ha presentato una denuncia alla procura di Avezzano contro la presunta inadempienza degli uffici provinciali e regionali in merito al problema dei cinghiali.

Negli ultimi anni si è verificato l'aumento numerico di animali a causa dell'introduzione di soggetti provenienti dall'est Europa, che, trovando condizioni ambientali favorevoli ed in assenza di predatori naturali, si è riprodotta in modo considerevole.

L'aumento numerico è tale che in assenza di risorse trofiche sufficienti, questi animali utilizzano le produzioni agricole per alimentarsi con gravissimi danni per gli agricoltori. La specie cinghiale, come tutti gli animali selvatici, è "bene indisponibile dello Stato", la relativa competenza è quindi assegnata alla Regione Abruzzo, fatte salve le aree protette di competenza invece ministeriale.

La Regione esercita la competenza attraverso espressa delega attribuita alle Province o, territorialmente, a riserve e aree protette da essa riconosciute.

La Provincia dell’Aquila attraverso gli uffici "caccia" ed "agricoltura" deve assolvere a tutte le attività relative alla prevenzione ed controllo della specie cinghiale ma secondo Confagricoltura non lo avrebbe fatto adeguatamente. Tra le attività previste il censimento numerico e misure dirette ed indirette (recinzioni di varia natura, coltivazioni a perdere, alimentazione dissuasiva ) per contenere il numero e ridurre i danni alle coltivazioni.

Nella delega regionale è previsto che, in caso di danni da animali selvatici, le aziende agricole possono richiedere gli indennizzi con specifica domanda inoltrata alla Provincia che alla fine dell'istruttoria richiede alla Regione le somme necessarie ai risarcimenti.

I danni per le aziende agricole non sono causati soltanto dai cinghiali, ma anche da cervi caprioli tassi e lupi, per dire i più attivi.

Confagricoltura l’Aquila negli anni ha attivato e proposto tavoli di confronto con l’intento di trovare una soluzione al problema, non ultimo è stata costretta ad organizzare due manifestazioni davanti alla sede del Consiglio Regionale per sollecitare l’approvazione del piano per il contenimento degli ungulati e per sollecitare Regione e Province alla sua applicazione ed al pagamento dei danni pregressi.

NUMERO IMPRESSIONANTI

«Dal 2012», spiegano nella denuncia Vinicio Blasetti, presidente Sezione Zootecnica Confagricoltura L’aquila e Stefano Fabrizi, direttore Confagricoltura L’Aquila, «la mancata gestione, con misure di prevenzione, delle popolazioni di selvatici ha prodotto, solo nella provincia dell’Aquila, un aggravio dei danni che sono saliti dai circa 280.000 euro del 2012 ai 350.000 euro del 2013, ai 450.000 euro. Per tutti questi danni la Regione, a fronte degli accertamenti effettuati dalla provincia, ha provveduto a pagare soltanto parte delle somme accertate, nello specifico, le aziende attendono le somme residuali dal 2010 (il 50%) in poi, fino al 2014 per il quale attendiamo le intere somme dovute.

Ci risulta che numerosi agricoltori hanno iniziato azioni legali nei confronti della Regione per ottenere il risarcimento integrale dei danni subiti ed accertati».

Nella denuncia Confagricoltura denuncia il fatto che la Provincia dell’Aquila, «contrariamente a quanto fatto dalle province di Pescara, Teramo e Chieti», non avrebbe avviato alcun intervento di prevenzione, «nonostante i ripetuti solleciti di questa Organizzazione, di numerosi ATC, di numerosi Comuni e non ultimo della Direzione del Dipartimento Regionale Agricoltura, che, a tale proposito, ha organizzato uno specifico incontro, cui la provincia dell’Aquila non ha partecipato».

giovedì 2 luglio 2015

Cinghiali, Cospa: "I Contadini sono costretti ad autodifendersi"

"Quest'anno piu' degli altri anni, i cinghiali scendono a branchi e distruggono tutto cio' che si trovano davanti, anzi , sembra che riescono a comunicare tra di loro e concentrarsi nei campi dove il raccolto e' maturo e di loro gradimento.

Fino ad oggi, nelle zone limitrofe il Parco Gran Sasso Monti della Laga, sono stati letteralmente divorati venti ettari di favino. I contadini della valle del Tirino sono disperati, ma anche quelli dell'altopiano di Navelli a seguire tutte le zone limitrofe alle aree protette".

La denuncia, contenuta in una lettera inviata al prefetto e al questore di L'Aquila, e di Dino Rossi, presidente del Cospa Abruzzo (l'asociazione autonoma che riunisce allevatori e agricoltori".

"Il fenomeno - sostiene Rossi - si e' accentuato negli ultimi anni grazie a chi ha permesso all'interno delle arre parco di recintare i terreni per contenere i danni, senza provvedere all'abbattimento e al contenimento della specie. I contadini e i proprietari dei terrieri, si sono visti abbandonati dagli enti preposti al controllo della selvaggina.

Numerose sono state le manifestazione di sensibilizzazione al problema, ma fino ad oggi nulla o poco e' stato fatto. Cosi' nella valle del Tirino e zone limitrofe i contadini si sono sostituiti agli organi preposti al fine di arginare il problema. Senza dire piu' niente a nessuno, autonomamente la notte con i mezzi a disposizione dai campanacci a luci di profondita', alfine di spaventare i branchi che scendono la sera dal Parco Gran Sasso Monti della Laga.

Tutto queste azioni non hanno sortito nessuno effetto. I cinghiali come se niente fosse continuavano a mangiare i nostri raccolti. Allora in un bel momento si e' deciso di mettere mani alle armi e abbiamo iniziato ad abbattere i cinghiali lasciandoli sui terreni ormai quasi distrutti.

Questo metodo sembra essere efficace, forse dovuto anche alla presenza di cani randagi nei pressi delle carcasse. Purtroppo, sappiamo perfettamente che questo metodo e' fuorilegge, ma nemmeno il metodo di cattura con le gabbie adottato del parco e' legale, per poi permettere la vendita dei cinghiali solo ad alcuni agricoltori, animali che noi ingrassiamo con i nostri terreni al di fuori delle aree protette.

Noi dobbiamo difendere il nostro pane, il raccolto dove impieghiamo sacrifici di un anno, sperando in una buona annata. Certamente - si legge nella lettera - non tutti riescono a comprendere cosa significa per un contadino perdere il raccolto

La cosa piu' grave e' che La Legge, anche se e' scritta nessuno la legge, anzi si vanno a trovare quegli articoli che fanno piu' comodo, magari meno impegnativi e meno impopolari, Ad aggravare la situazione adesso arriva il Corpo Forestale dello Stato, che invece di essere attenti a questo problema legati al controllo della fauna selvatica ha de deciso di salvare la vita ai cinghiali istituendo delle ronde antibracconaggio e qualche sera fa hanno fermato dei ragazzi, ai quali hanno perquisito la loro auto, tra l'altro senza rilasciare verbale.

Teniamo a ribadire - afferma Rossi - che non si tratta di bracconaggio, ma autodifesa e per questo comportamento siamo ancora piu' incazzati, in quanto non siamo tutelati ne' dalla Legge, ne' da chi la applica.

Non smetteremo di fare le nostre azioni per la salvaguardia del nostro raccolto e - conclude la lettera di Dino Rossi con tono minaccioso - se ci troveremo di fronte chi ce lo impedisce, ne paghera' le conseguenze".

Emergenza cinghiali: “attività di controllo anche nelle aree protette”

Mercoledì scorso, presso la sede della Provincia di Pescara, si è tenuta, su invito del Presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, una riunione con il personale del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga e del parco Nazionale della Maiella, per discutere sul problema dei danni che la specie cinghiale arreca alle colture agricole. Così si legge in un comunicato stampa della provincia.

Alla riunione erano presenti: il Presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco; il direttore del Parco Nazionale della Maiella Oremo Di Nino; il funzionario del parco Nazionale G. Sasso M.ti della Laga Federico Striglioni; i tecnici della Provincia di Pescara Antonio Forese e Franco Recchia.

“Ho voluto convocare questo incontro alla luce delle gravi difficoltà che i sindaci dei comuni della provincia stanno incontrando a causa delle continue proteste dei cittadini, esasperati dalla presenza incontrollata dei cinghiali sul territorio – ha spiegato Di Marco -. Dobbiamo trovare al più presto una soluzione comune per arginare questo fenomeno, soprattutto all’interno delle aree protette. Ho voluto invitare tutti i soggetti coinvolti per illustrare loro la mia proposta: estendere le operazioni delle attività di controllo della Provincia anche all’interno delle aree protette nella zone poste nelle immediate vicinanze dei confini degli ATC, in modo tale da poter operare su territori omogenei.

Ricordo, infatti, che in quattro settimane (il nostro lavoro è iniziato il 25 maggio scorso, a seguito dell’approvazione del piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale 2015-2019) sono stati abbattuti 170 cinghiali, numero di gran lunga superiore rispetto agli anni precedenti, quando i capi abbattuti variavano dai 90 ai 100 individui.

Tutto ciò è stato possibile grazie ad una nuova organizzazione delle modalità di abbattimento e in particolare indirizzando i selecontrollori direttamente nelle aree colpite dai danni negli anni precedenti e individuate nel piano quinquennale di gestione del cinghiale o nei campi segnalati direttamente dagli agricoltori”.

Il dottor Striglioni ha fatto sapere che la proposta sarà presa in considerazione nell’ambito delle attività del tavolo tecnico politico che il parco sta costituendo su mandato del Consiglio direttivo e della Comunità del Parco. Striglioni ha, inoltre, evidenziato i risultati ottenuti mediante le catture con recinti e la costituzione di una filiera delle carni. Il Direttore del Parco della Maiella ha, invece, comunicato che alcuni Sindaci del Parco hanno emesso un’ordinanza per la pubblica incolumità, mirata alla cattura dei cinghiali che frequentano le aree prospicienti i centri abitati. La riunione è terminata con l’impegno della Provincia di inviare ai parchi, entro la prima settimana di luglio, la cartografia con l’individuazione delle zone interne alle aree protette dove poter intervenire con il selecontrollo.

WWF Abruzzo: ‘con declassamento Polizia Provinciale meno controlli su caccia, pesca e inquinamento’

“Dopo la ventilata ipotesi di accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con altri Corpi di Polizia, sminuendo così i primari compiti di tutela ambientale di tale Istituzione, assistiamo ora all’azzeramento delle funzioni di tutela ambientale delle Polizie Provinciali, destinate, da uno dei tanti provvedimenti, spesso contraddittori e confusi, di riorganizzazione delle Province, a confluire nella Polizia Locale. Una scelta incomprensibile e contraddittoria poiché si andrebbe a indebolire ulteriormente il sistema di vigilanza ambientale, proprio nel momento in cui vengono introdotti nel codice penale gli ecoreati”.

È quanto dichiara Dante Caserta, Consigliere nazionale del WWF Italia, dopo che la stessa preoccupazione, a livello nazionale, è stata espressa da 15 tra le maggiori Associazioni ambientaliste riconosciute (Accademia Kronos, Ambiente e Lavoro, AIIG, CAI, CTS, Federazione Pro Natura, FIAB, Greenpeace Italia, LAC, Legambiente, LIPU, Marevivo, SIGEA, Touring Club Italiano, WWF).

Il Decreto legge n. 78/2015 “Misure urgenti in materia di enti territoriali”, pubblicato il 19 giugno e trasmesso al Senato per la conversione in legge, azzera lo storico ruolo delle Polizie provinciali che dovrebbero svolgere un presidio del territorio in ausilio ad altre forze di polizia soprattutto su tematiche ambientali. Il decreto, infatti, prevede che il personale della Polizia provinciale confluisca nella Polizia Locale che ha altri compiti, certo non meno importanti, ma non strettamente legati alla tutela dell’ambiente.

Anche in Abruzzo le Polizie provinciali dovrebbero rappresentare un presidio del territorio, anche se il progressivo depotenziamento delle Province, iniziato prima della riforma Delrio, ha spesso portato ad utilizzi impropri degli uomini e dei mezzi del corpo, privilegiando compiti di polizia stradale o di ordine pubblico.
La Polizia provinciale si occupa di materie molto delicate quali lo smaltimento dei rifiuti, la difesa del suolo, la tutela della qualità dell’aria, l’inquinamento acustico e delle acque, la vigilanza su caccia e pesca, il contrasto al bracconaggio e la tutela della fauna selvatica: tutte funzioni che, in larga parte, rimarranno a carico delle Province che quindi si troveranno a gestire materie per le quali non avranno il personale di vigilanza.

“Il WWF sostiene da tempo che il delicato tema della vigilanza in materia ambientale, fondamentale in un Paese come l’Italia dove viene commesso un reato di natura ambientale ogni 43 minuti, vada affrontato in maniera organica e complessiva, valorizzando tutte le esperienze positive presenti nei vari Corpi”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo. “Abbiamo bisogno di far lavorare meglio gli organi di vigilanza, indagine e repressione dei crimini ambientali, non certo di indebolire la capacità dello Stato di difendere l’ambiente e la salute dei cittadini. Il WWF chiede alla Regione Abruzzo e ai parlamentari abruzzesi di farsi promotori nei confronti del Governo centrale di una modifica del Decreto Legge (quanto meno in sede di conversione), e più in generale di una seria e approfondita razionalizzazione del settore dei controlli ambientali”.

Febbo e Iampieri: "D'Alfonso fa scegliere agli ambientalisti"

PESCARA - “D’Alfonso ha abdicato agli ambientalisti e al parco le scelte, a discapito di tutto il mondo venatorio abruzzese. Ci auguriamo che i cacciatori della zona, da Castel di Sangro a Sulmona la prendano bene, perché in caso contrario Pepe se ne assumerà ‘facilmente e velocemente’ tutte le responsabilità”.

Il presidente della commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo, e il consigliere regionale di Forza Italia, Emilio Iampieri, intervengono sulla proposta di calendario venatorio, anche in relazione allo svolgimento della Consulta regionale della caccia presieduta, in data 26 giugno, dall’assessore Dino Pepe.

“Ciò che sta avvenendo in Abruzzo è gravissimo - afferma i consiglieri di opposizione - in ragione della esigenza di conciliare le esigenze di tutela dell’orso marsicano con le richieste di usufruibilità del territorio e delle attività, tra cui quella venatoria, la Regione Abruzzo negli anni passati aveva attivato il tavolo tecnico del Patom presso il ministero, generando, in ragione di quanto stabilito dal punto B1 del protocollo di tutela, una serie di approfondimenti scientifici che hanno permesso di limitare le attività venatorie in tempi e modalità, differenziando la zona a presenza stabile del plantigrado, la cosiddetta zona C1, con le are limitrofe, C2”.

“Tali decisioni, molto apprezzate dal mondo venatorio, sono state decisive ai fini della protezione dell’orso marsicano, visto che la caccia programmata con gli ultimi calendari venatori non ha minimamente influito sui periodi delicati di riproduzione ed entrata in letargo - proseguono - Oggi, invece, la completa assenza di iniziative dell’assessorato presieduto da Pepe e la latitanza della Regione in merito alle iniziative di proseguimento del confronto stabilito dal punto B1, stanno producendo ciò che noi scongiuravamo durante la Giunta Chiodi, e che rischia di compromettere i delicati equilibri stabiliti con grande fatica, con tutti i portatori di interesse”.

“Nel merito - proseguono Febbo e Iampieri - si sta ufficializzando, non sappiamo con quali criteri scientifici, l’allargamento delle limitazioni previste per l’area C1 in tutto il comprensorio C2, ma, cosa ancora più penalizzante per i cacciatori, in tutti i Comuni confinanti con il Parco nell’area della vale del Sagittario e nelle aree frapposte tra il Parco d’Abruzzo ed il parco della Maiella”.

Secondo i due forzisti, “questa decisione, i cacciatori devono saperlo, è stata formalizzata in occasione dell’ultima Consulta regionale della caccia da rappresentanti del Patom, con, questa è la cosa grave, la completa indifferenza della Regione e persino dei rappresentanti dei cacciatori, dei quali in particolare uno appartenente all’Ambito di Sulmona, come hanno riferito i testimoni e come sarà confermato dai verbali. Vogliamo subito denunciare all’opinione pubblica che non sono stati fatti i confronti a livello istituzionale - accusano - e non ci provassero coloro i quali vorrebbero scaricare le responsabilità sul comitato di valutazione di incidenza ambientale prossimo venturo, in quanto la Via è stata brillantemente superata del calendario di due anni orsono, allorquando la Regione partecipava al tavolo tecnico”.


venerdì 26 giugno 2015

Calendario venatorio, Forza Italia, umiliati 15 mila cacciatori abruzzesi

"La proposta di Calendario Venatorio 2015/2016 presentata questa mattina dalla Regione Abruzzo umilia circa 15mila cacciatori abruzzesi, ingiustamente penalizzati rispetto a quelli delle Regioni limitrofe, prevedendo insensate e punitive limitazioni temporali dell'esercizio venatorio, con aperture notevolmente ritardate e chiusure anticipate rispetto alle leggi vigenti in materia, con cio' causando pesanti ricadute anche sull'economia regionale".

Lo affermano in una nota i consiglieri regionali di Forza Italia. Inoltre, si continuano a proteggere specie dannose per le colture agricole, con ingravescente nocumento delle produzioni vitivinicole ed olearie, fiore all'occhiello della nostra Regione.

La Direzione regionale e l'assessorato - secondo gli esponenti di Forza Italia - hanno infatti completamente abdicato alla propria funzione, rinunciando ad esercitare il potere discrezionale che consentiva scelte confortate da copiosi dati scientifici raccolti negli anni precedenti, e limitandosi a redigere una proposta di calendario venatorio che scippa quasi due mesi di attivita' agli abruzzesi, evidentemente ritenuti cacciatori di serie b rispetto ai colleghi delle Regioni confinanti.

Sono state inoltre disattese quelle che sono da sempre le indicazioni delle Associazioni Venatorie ed Agricole.

L'Assessore Pepe - accusa infine Forza Italia - ha mostrato grande inadeguatezza rispetto ad un tema molto delicato e notevolmente sentito da tutte le categorie coinvolte. Infatti sarebbe bastato riprendere l'ultimo calendario approvato dalla Giunta Chiodi, che se pur perfettibile, non ha mostrato criticita' ed ha garantito un corretto equilibrio tra le esigenze di tutela della fauna ed il proficuo esercizio venatorio.

A questo punto - conclude la nota - se dovesse essere confermata questa proposta di calendario e' altamente probabile che la delibera sara' oggetto di impugnative e ricorsi dinnanzi alla giustizia amministrativa con prevedibili ricadute negative per tutto il comparto agricolo e venatorio".

giovedì 25 giugno 2015

Abruzzo. Proposta di Calendario Venatorio 2015/2016

Proposta di Calendario Venatorio 2015/2016 per la Consulta della caccia che si terrà alle ore 10:00 del 26/06/2015, presso la sala Grisi, sita al 2° piano di questo Assessorato, in via Catullo n° 17 a Pescara e con all'ordine del giorno i seguenti argomenti:

Proposta di Calendario Venatorio Regionale 2015/2016 
e 
Varie ed eventuali. 

Avviso pubblicato in data : 23 giugno 2015.

giovedì 11 giugno 2015

Al via gli abbattimenti selettivi dei cinghiali nel chietino

CHIETI - Partiranno il prossimo 8 giugno gli abbattimenti selettivi dei cinghiale nell’ambito territoriale di caccia (Atc) chietino-lancianese.

“Un primo passo in avanti - secondo Coldiretti - ottenuto anche grazie al forte pressing effettuato su tutta la Provincia a tutela degli imprenditori agricoli danneggiati dalle scorribande dei selvatici e dell’incolumità dei cittadini”.

“Un importante risultato a cui a brevissimo dovrebbe aggiungersi anche il via libera agli abbattimenti nell’Atc vastese annunciato nei giorni scorsi - commentaGabriel Battistelli, direttore di Coldiretti Chieti - diventa ora inderogabile l’approvazione del nuovo piano quinquennale provinciale di gestione. Confermo però che Coldiretti non abbasserà la guardia, perché si tratta di un problema gravissimo e di estrema importanza per le nostre imprese”.

“Questa stessa mattina - aggiunge il direttore - siamo tornati a parlarne in un incontro privato con il prefetto di Chieti, Rocco Fulvio De Marinis, che ci ha ribadito la sua attenzione al problema”.

La palla passa ora alle aziende, che potranno chiedere all’Atc l’attivazione del selecontrollo attraverso appositi moduli reperibili sul sito dell’ambito territoriale o direttamente negli uffici Coldiretti dove il personale sarà a disposizione per la compilazione.

Nella modulistica per la “richiesta di intervento di prevenzione dei danni da cinghiale”, i proprietari o conduttori dei terreni devono segnalare le zone in cui potrebbero avvenire, o sono già in atto, danni da fauna selvatica e le colture a rischio anche sulla base dell’esperienza degli anni passati.

Da qui, partirà poi l’avvio delle procedure da parte dell’Atc per gli abbattimenti con i selecontrollori.

sabato 30 maggio 2015

Teramo. Abbattimenti dei cinghiali Provincia sotto attacco

I presidenti degli Ambiti di caccia: piano inefficace, pericoloso e contro le norme La replica di Di Sabatino: funziona, nelle prime due settimane eliminati 150 capi.

TERAMO. Sono sul piede di guerra gli esponenti degli ambiti territoriali di caccia (Atc) del Vomano e del Salinello per il piano di contenimento dei cinghiali varato dalla Provincia, ritenuto fallimentare e pericoloso per cacciatori e colture tanto da chiedere l’intervento di prefetto e questore affinchè si raccordino sul problema con la polizia provinciale e il corpo forestale a tutela del rispetto delle norme.

 
Secondo Francesco Sabini, presidente dell’Atc Salinello, prima dell’approvazione del piano quinquennale, avvenuta senza l’apertura di un tavolo tecnico per concordare le strategie con i cacciatori, servivano un censimento dei cinghiali, e un piano di valutazione dei danni che gli ungulati provocano sul territorio. Sulla stessa linea Franco Porrini dell’Atc Vomano che sottolinea come il censimento sia una procedura obbligatoria prevista da un regolamento regionale, che la Provincia avrebbe ignorato modificando oltre tutto i periodi di intervento (il piano di contenimento doveva finire il 30 giugno, invece è stato prorogato al 12 luglio) e il numero dei capi da abbattere. «Senza censimento», spiegano i due, «il contenimento avviene in maniera scriteriata e può accadere che gli agricoltori possano subire danni causati dalle squadre operative. Ma l’Ufficio caccia dell’ente è stato sordo alle istanze che vengono dal mondo venatorio, agricolo e ambientale, riproponendo un ‘copia e incolla’ dei piani precedenti, con abbattimenti casuali». «Basti pensare che di recente», gli fa eco Sabini, «nella zona di ripopolamento e cattura di Castellalto sono state impiegate 98 persone per l’abbattimento di un solo cinghiale. Invece in zone dove il problema ha i tratti di una calamità tipo Bisenti, Tossicia, Arsita, Isola e Castelli, gli interventi sono inesistenti».

Nel mirino dei cacciatori finisce anche il metodo con cui vengono eseguiti gli abbattimenti: secondo gli Atc era da preferire la postazione fissa piuttosto che il metodo della girata, applicato secondo i cacciatori in forma anomala dalla Provincia. «La girata prevede un cane e cinque unità», spiegano i due presidenti, «mentre l’Ufficio caccia sta di fatto applicando braccate con squadre da 15 persone e tre cani». Tra le illegalità denunciate da Sabini e Porrini c’è poi l’assenza di personale in possesso delle specifiche abilitazioni previste dal regolamento regionale, che solleverebbe responsabilità civili e penali in caso di incidenti di caccia.

Sulla polemica, difendendo il decisionismo della Provincia, è intervenuto il presidente Renzo Di Sabatino, che così ha replicato: «Non si tratta di una riapertura della caccia ma di interventi straordinari attuati da selecontrollori per ridurre drasticamente i danni alle colture e le risorse pubbliche impiegate per risarcire gli agricoltori». Di Sabatino sostiene che il piano è stato approvato dall’Ispra e che le modalità sono quelle previste dal regolamento regionale, snocciolando i numeri delle prime due settimane: 150 cinghiali abbattuti; su 54 squadre, 45 partecipano attivamente nei territori assegnati; 4 squadre operano in distretti dove la presenza degli ungulati è meno invasiva e c’è un tetto agli animali da abbattere (massimo 6); 5 non hanno aderito al Piano.

Fonte: ilcentro.it del 29 maggio 2015

domenica 17 maggio 2015

Cinghiali. Al via le battute per prelievo e abbattimento. Teramo: si inizia il 16 e si termina il 12 luglio

Teramo. Il 16 maggio iniziano le battute per il prelievo e l’abbattimento dei cinghiali. Si comincerà dai distretti dove sono stati rilevati i maggiori danni all’agricoltura: danni e abbattimenti che da quest’anno potranno essere monitorati in tempo reale grazie all’utilizzo della piattaforma digitale sulle segnalazioni già in uso dall’ente.

Le squadre sono composte da selecontrollori e selecacciatori residenti nel territorio provinciale: si tratta di cacciatori specializzati muniti di uno speciale patentino che viene rilasciato in seguito ad un corso di formazione.

Sul sito dell’ente http://www.provincia.teramo.it/aree-tematiche/agricoltura/caccia/piano-di-abbattimento-dei-cinghiali-pubblicato-l-avviso-per-la-partecipazione tutta la documentazione sul Piano e l’avviso pubblico per aderire alle battute.

Le operazioni di controllo avranno inizio sabato e si protrarranno fino al 12 luglio; ad operare e coordinare tutti gli interventi sarà la Polizia Provinciale. Il Piano, che ha avuto il parere favorevole dell’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (ISPRA), prevede abbattimenti significativi all’interno degli Istituti di tutela provinciali (ZRC; Aree Cinofile, ecc.) e nelle zone non vocate (Comprensorio C4), ma anche prelievi all’interno dei Distretti di caccia, con numeri di capi da abbattere pianificati sulla base dei danni riscontrati nel 2014 e verificati nel 2015.

I principali danni, infatti, si verificano fra maggio e giugno e poi in autunno soprattutto alle colture di cereali ed è quindi in questi periodi che, sulla base delle indicazioni dell’Ispra e dei dati territoriali, conviene intervenire con un Piano di abbattimento.

Con i due Piani, quello quinquennale e quello annuale, sono stati definiti: la quota di prelievo per ogni ambito territoriale, le modalità di contenimento e i periodi ma e questa è la novità, siamo di fronte a strumenti flessibile che, grazie al monitoraggio costante, potranno essere adattati alle esigenze del territorio.

Dallo studio prodotto dall’Ufficio Caccia si evince che “nel periodo 2008/2009, quando furono effettuati abbattimenti massicci su tutto il territorio e nel periodo ideale (maggio/giugno) c’è stata una riduzione del danno del 44%. Dal 2010/2013, con abbattimenti discontinui su parte del territorio (2010-2012) in periodi non ottimali (2010-2012-2013-2014) il danno è aumentato del 61%.”.

“Ridurre i danni agli agricoltori e abbattere drasticamente la spesa pubblica per i rimborsi è il principale obiettivo che ci poniamo – afferma Pergiorgio Possenti, consigliere delegato alla caccia – nel 2014 siamo arrivati a 350 mila euro di danni: partendo per tempo contiamo di risparmiare almeno 50 mila euro. Come ampiamente documentato sia nel Piano quinquennale che in quello annuale, la proliferazione dei cinghiali ha raggiunto limiti non compatibili con gli equilibri ambientali e la loro presenza viene segnalata in zone assolutamente lontane dall' habitat naturale. Comunque siamo di fronte ad un Piano flessibile che potremo modificare e adattare sulla base dei rilievi costanti che verranno effettuati”.

Cinghiali: Coldiretti Chieti, "serve un piano di gestione"


UN PIANO DI GESTIONE PER I CINGHIALI. Coldiretti Chieti chiede alla Provincia la veloce approvazione del nuovo piano di gestione del cinghiale, "come già fatto - spiega il direttore Gabriele Battistelli - dalle Province di Teramo e Pescara". La notizia che entro la prima decade di giugno comincerà nel Vastese l'abbattimento dei cinghiali per iniziativa dell'Atc rappresenta, secondo Battistelli, "un primo passo, ma noi non abbasseremo la guardia, perché si tratta di un problema grandissimo che ora - conclude il direttore di Coldiretti Chieti - deve trovare una soluzione compiuta e duratura".

Abbattimento cinghiali Abruzzo, si parte dal Teramano

Teramo. Dopo l’approvazione dei relativi piani quinquennali per la gestione degli ungulati, le Province di Pescara e Teramo passano alla fase operativa.

Da sabato 16 maggio infatti, nel teramano inizierà l’attività di selecontrollo dei cinghiali e si protrarrà fino alla data compresa del 12 luglio; ad operare e coordinare tutti gli interventi sarà la Polizia Provinciale la quale si avvarrà, come espressamente previsto dal Regolamento Regionale per gli ungulati dei Selecontrollori e Selecacciatori (SC) residenti nella stessa provincia.

La Provincia di Pescara darà il via agli abbattimenti dopo il 20 maggio mentre quella di Chieti ha previsto l’inizio del prelievo entro la fine del mese corrente.

L’assessore alla Caccia, Dino Pepe, ha espresso la sua soddisfazione: “Ringrazio il mondo dei cacciatori, gli ATC e gli amministratori provinciali, per la fattiva collaborazione che ha portato alla realizzazione di questo percorso virtuoso.

Per la prima volta sarà possibile cacciare oltre i tempi stabiliti dal calendario venatorio annuale. Grazie al confronto con il mondo venatorio – ha proseguito Pepe – abbiamo raggiunto un ottimo risultato che permetterà di contrastare sia i danni in agricoltura e sia gli incidenti stradali causati dai cinghiali e, contestualmente, migliorerà l’ecosistema abruzzese”.

L’assessore ha concluso sottolineando che grazie ai fondi predisposti per i prossimi anni, il cinghiale diventerà una risorsa, infatti “nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale sono state previste risorse per creare una filiera basata sul cinghiale, per generare un’economia nuova, come già successo in altre regioni italiane.

Inoltre nel bilancio regionale è stata aumentata del 50% la voce riguardante gli indennizzi per i danni causati da fauna selvatica (da 500.000 a 700.000 euro)”.

giovedì 7 maggio 2015

Abruzzo, caccia: Pepe, bene approvazione piani quinquennali

Pescara,29 apr. Sono stati approvati dalle Province di Pescara e Teramo i piani quinquennali per la gestione degli ungulati. Anche la Provincia di Chieti ha comunicato la prossima approvazione degli stessi. Lo ha reso noto l’assessorato alla Caccia che ha voluto fortemente, con la convocazione di numerosi tavoli tecnici specifici, la realizzazione di questo percorso. Gli strumenti di programmazione venatoria serviranno a limitare la proliferazione della specie, anche in aree dove la sua presenza non e’ compatibile con gli elementi faunistici, ambientali e antropici, e, dunque, ridurre i danni alle colture. Lo riporta una nota diffusa, poco fa, dal servizio stampa della Regione Abruzzo. I dettagli della nota, della quale si riporta l’intero contenuto testuale, sono stati resi pubblici, alle 17, anche mediante il canale web dell’ente, sul quale ha trovato ampio spazio la notizia. Con i due Piani si definiscono la quota di prelievo per ogni ambito territoriale, le modalita’ di contenimento ed i periodi. L’assessore Pepe ha espresso la sua soddisfazione ricordando che "gli importantissimi ed attesi provvedimenti contribuiranno ad affrontare le problematiche determinate dall’eccessivo incremento numerico dei cinghiali, responsabili di ingenti danni alle attivita’ agricole e zootecniche e causa di molti incidenti stradali. Ringrazio le Province, gli Atc e la struttura regionale – ha proseguito Pepe – per la fattiva collaborazione spesa in questi mesi". Pepe: "I Piani permetteranno di intervenire in modo efficace non solo per contrastare i danni ma anche per attuare una gestione sostenibile, sia dal punto di vista ambientale e sia sanitario-zoonosico. Nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale, sono state previste risorse per creare una filiera basata sul cinghiale, per generare un’economia virtuosa, come gia’ successo in altre regioni italiane". Le battute per il contenimento dei cinghiali dovrebbero iniziare entro maggio. Purtroppo e’ da segnalare l’assenza della Provincia di L’Aquila da tutti i tavoli tecnici convocati dall’ assessore Pepe.

Abruzzo. Cinghiali, Coldiretti: attuare subito nuovo piano quinquennale

“E’ necessario attuare da subito il nuovo Piano quinquennale di gestione del cinghiale e promuovere un’azione divulgativa forte, realizzata insieme all’Atc, per illustrare le importanti novita’ contenute nel provvedimento approvato a fine aprile dal consiglio provinciale di Pescara”. E’ quanto Coldiretti chiedera’ domani sera alle 19.00 in un incontro a Catignano, nella sala Auditorium del Comune, con i consigli sezionali dei Comuni di Brittoli, Vicoli, Carpineto, Villa Celiera, Catignano, Civitella, Farindola, Cugnoli, Penne e Montebello al quale e’ stato invitato anche Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara, la sola insieme a Teramo ad aver approvato su pressing di Coldiretti Abruzzo e dell’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe (che ha personalmente convocato e presieduto i diversi incontri con le amministrazioni provinciali) il nuovo Piano di gestione dei cinghiali. Provvedimento che, in attuazione del regolamento regionale, prevede la “caccia” del cinghiale tutto l’anno e, nello specifico, due importanti novita’: la suddivisione della provincia in aree vocate (in cui sono ammessi i cinghiali) e non vocate (in cui devono essere abbattuti tassativamente dai selecontrollori) nonche’ l’abbattimento immediato da parte delle guardie venatorie, dei cacciatori abilitati e degli agricoltori su segnalazione delle organizzazioni agricole, dei Comuni e dei proprietari dei terreni. “Un importante passo in avanti dopo anni di confronti, richieste, dibattiti e rimostranze – commenta Coldiretti, che pero’ non ha intenzione di abbassare la guardia su una problematica particolarmente sentita dal mondo agricolo. “Ora e’ necessario – evidenzia il presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich – che gli agricoltori recepiscano le novita’ ma soprattutto che la Provincia attui concretamente, di concerto con l’Ambito territoriale di caccia (Atc) al quale chiediamo una maggiore assunzione di responsabilita’, il Piano di gestione per ripristinare l’equilibrio tra la flora e la fauna selvatica. In caso contrario infatti sarebbe scontata la forte reazione degli agricoltori che, oltre ai danni subiti finora, si sentirebbero anche beffati e traditi dalla legge”. Primi importanti passi verso una soluzione che, se da una parte vengono incontro alle esigenze degli agricoltori avanzate ripetutamente alla pubblica amministrazione, di certo non passeranno inosservati ai cittadini pescaresi che negli ultimi anni hanno iniziato a “condividere” con i pericolosi cinghiali – scesi a valle attirati dalla necessita’ di cibo – anche alcuni tratti di spiaggia. “E’ paradossale – commenta Alberto Bertinelli direttore di Coldiretti – che nell’anno dell’Expo, in cui si parla della necessita’ di nutrire il pianeta, in alcune regioni ci siano ancora cinghiali pericolosi e liberi di distruggere il cibo che qualcuno, con il proprio lavoro, ha duramente prodotto. Aspettiamo ora – conclude Bertinelli – l’approvazione dei Piani provinciali di gestione dei cinghiali da parte delle Provincie di Chieti e L’Aquila in modo che si possa attuare un’azione omogenea di controllo e prevenzione della fauna selvatica a livello regionale”.

domenica 12 aprile 2015

Caccia cinghiale. Piano quinquennale presentato dalla Provincia di Teramo

Teramo. La Provincia ha messo attorno allo stesso tavolo la Consulta della caccia (all’interno della quale siedono tutte le associazioni, anche quelle ambientaliste e degli agricoltori) e i rappresentanti dei tre Ambiti territoriali di caccia per presentare la bozza del nuovo Piano per il contenimento del cinghiale. Un piano di durata quinquennale che “si pone due obiettivi” come spiegato dal consigliere provinciale delegato, Piergiorgo Possenti: “controllare la riproduzione e la presenza della specie soprattutto in quelle aree dove la sua presenza non è compatibile con gli elementi faunistici-ambientali e antropici; ridurre i danni all’agricoltura che dal 2010 hanno ripreso a crescere in maniera esponenziale”.

Nel 2014 siamo arrivati a circa 350 mila euro di richieste di rimborso ma la Regione stanzia circa la metà della somma e negli ultimi anni, anche considerando il contributo economico messo in bilancio dalla Provincia ad integrazione, difficilmente si è riusciti a rimborsare più del 40%.

I principali danni si verificano fra maggio e giugno e poi in autunno soprattutto alle colture di cereali ed è quindi in questi periodi che, sulla base delle indicazioni dell’Ispra e dei dati territoriali, bisognerebbe intervenire con un Piano di abbattimento.

La bozza di Piano, presentata ai portatori di interesse, partendo da un’analisi che abbraccia dieci anni, stabilisce la quota di prelievo per ogni ambito territoriale; le modalità di contenimeto e i periodi. Dallo studio presentato dall’Ufficio Caccia e illustrato da Giovanni Castiglione si evince che nel periodo 2008/2009, quando furono effettuati abbattimenti massicci su tutto il territorio e nel periodo ideale (maggio/giugno) c’è stata una riduzione del danno del 44%. Dal 2010/2013, con abbattimenti discontinui su parte del territorio (2010-2012) in periodi non ottimali (2010-2012-2013-2014) il danno è aumentato del 61%.

L’iter. Entro il 7 aprile potranno presentare le proprie osservazioni i portatori di interesse

(associazioni venatorie, ambientaliste e agricole); entro il 10 aprile, invece, si aspettano le osservazioni degli Ambiti territoriali di caccia. Subito dopo il Consiglio dovrebbe approvare il Piano di abbattimento in maniera da riuscire a intervenire fra maggio e giugno.

“Mi aspetto soluzioni e proposte concrete – ha chiosato il presidente Renzo Di Sabatino invitando tutti i presenti ad un giusto compromesso – sarebbe auspicabile licenziare un Piano ampiamente condiviso perché in questo modo sono maggiori le probabilità di successo rispetto agli obiettivi: riportare la presenza dei cinghiali sul territorio e i danni alle colture ad un livello fisiologico. Ma se questo non fosse possibile la politica non si tirerà indietro e farà comunque la sua scelta”.

Fonte: pagineabruzzo.it del 30 marzo 2015

giovedì 26 marzo 2015

Cinghiali, a fine mese il piano di emergenza della provincia di Pescara

Cinghiali, a fine mese il piano di emergenza della provincia di Pescara
Obiettivo: ridurre i danni che la specie arreca alle colture agricole

PESCARA. Il presidente della Provincia Antonio Di Marco martedì pomeriggio ha incontrato nella sala Figlia di Iorio i sindaci del pescarese e le associazioni degli agricoltori per presentare loro la proposta di Piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale 2015-2019 in Provincia di Pescara.

Hanno partecipato i Comuni di Montebello di Bertona, Carpineto della Nora, Farindola, Loreto Aprutino, Corvara, Sant’Eufemia a Maiella oltre ai rappresentanti della Confederazione Italiana degli Agricoltori e della Coldiretti. 
Il piano, redatto dal settore Ambiente della Provincia in collaborazione con l’Ambito Territoriale di Caccia “Pescara”, ha riscosso un consenso unanime da parte degli intervenuti.
«Questo documento – dichiara Di Marco – rappresenta uno strumento fondamentale e strategico per una corretta gestione delle popolazioni dei cinghiali, al fine di ridurre i danni che la specie arreca alle colture agricole».
Tutti i presenti hanno auspicato l’avvio di una specifica collaborazione tra le aree protette (Parchi e Riserve regionali) e le Province e la Regione.
La presenza dei cinghiali sul territorio provinciale, infatti, è diventata ormai una vera e propria emergenza, «e in quanto tale deve essere affrontata, con la collaborazione di tutti. Non è più ammissibile che ogni ente operi per sé senza alcun coordinamento, sprecando tempo e risorse finanziarie», ha sottolineato il presidente. 
A fine riunione è stato chiesto ai presenti di presentare eventuali osservazioni in tempi ristretti, dato che il piano dovrà essere sottoposto all’approvazione del Consiglio Provinciale entro la fine del mese per consentire l’attivazione degli interventi a partire dal mese di maggio.
Tra le novità introdotte vanno segnalate: la responsabilizzazione sulle attività di controllo e prevenzione danni delle squadre di caccia al cinghiale assegnatarie di specifiche porzioni di territorio (zone); costituzione di una TASK FORCE di pronto intervento, che opererà su richiesta degli agricoltori; l’attivazione della filiera di commercializzazione delle carni di cinghiale; riduzione dei danni alle colture per un importo di 200.000 €.

sabato 21 marzo 2015

Caccia, riunione operativa in Regione su problematica cinghiali

Pescara. Una valutazione sulla prossima attivazione dei Piani di Gestione Quinquennali dei cinghiali che prevedono gli abbattimenti selettivi per il controllo e la riduzione numerica della specie nelle singole province, al fine di ridurne i danni provocati all’agricoltura, alla circolazione stradale, all’altra fauna selvatica ed al territorio.

E’ stato il tema al centro di una riunione che si è tenuta presso gli uffici regionali dell’Assessorato alla Caccia, a Pescara, ed alla quale hanno preso parte l’assessore con delega alla Caccia, Dino Pepe, i rappresentanti delle quattro Province abruzzesi ed il Direttore del Dipartimento Regionale Sviluppo Economico e Politiche Agricole.

Dall’incontro, oltre alla volontà di contribuire a migliorare l’attuale regolamento, è emerso che le Province di Teramo e Pescara hanno già redatto il suddetto piano e prossimamente sarà deliberato dai rispettivi Consigli Provinciali.

Per quanto riguarda la provincia di Chieti, che presenta difficoltà di interlocuzione con l’ATC Vastese, si intende esercitare il potere sostitutivo al fine di provvedere con celerità all’elaborazione del protocollo operativo mentre la Provincia dell’Aquila si è impegnata a redigere il documento programmatico con l’ausilio tecnico del Corpo di Polizia Provinciale.

Al fine di verificare la stesura definitiva dei suddetti Piani e rendere operative le azioni di selecontrollo dei cinghiali, entro il più breve tempo possibile, per contrastare e ridurre i danni provocati dai cinghiali, si è convenuto di fissare una nuova riunione entro la prima decade di aprile.

domenica 8 marzo 2015

Per la Federcaccia la beccaccia è stabile, per il Centro Studi Beccacce la specie è un declino

Federcaccia Abruzzo critica Centro Studi Beccacce per alcune inesattezze in alcuni articoli.

beccaccia uccisa
Continua la divulgazione di inesattezze da parte di Centro Studi Beccacce, associazione a cui difettano la conoscenza scientifica e l’operatività. Nell’articolo apparso sulla stampa del 28/02/2015 si legge: “Beccaccia a rischio di estinzione”, nulla di più inesatto, la specie beccaccia è ritenuta demograficamente “stabile “nell’areale riproduttivo. Tale valutazione dell’Uniione Eutropea deriva dai giudizi scientifici di importanti enti quali Wetlands International e Bird Life International. L'Unione Europea ha infatti esclusa la beccaccia dalle specie che necessitano di Piano di Gestione Internazionale non rinnovando tale documento nel 2012. Le velleità invece non difettano a questa associazione che si propone come soggetto coordinatore per attività che sono in capo alla Regione stessa, quali il monitoraggio della specie suddetta e si propone quale terminale raccoglitore dei dati relativi agli abbattimenti nella stagione venatoria. La conoscenza delle norme eviterebbe a questa novella associazione dall’altisonante denominazione, brutte figure ed atteggiamenti che ad un cattivo pensatore apparirebbero quantomeno arroganti, pretendendo di volersi sostituire a Regione e ATC nelle loro funzioni. E’ bene anche si sappia che la FANBPO è una federazione di associazioni privatistiche (di beccacciai) che non ha nessun ruolo istituzionale, quindi un semplice circolo di appassionati.

La FACE, federazione delle associazione venatorie europee, non annovera l’associazione Beccacciai d’Italia come sua espressione, mentre l’associazione Amici di Scolopax è partner ufficiale dell’Ufficio Avifauna della Federazione Italiana della Caccia membro della FACE, i cui corsi in Abruzzo sono riconosciuti dall’ISPRA, ed ha un protocollo di monitoraggio che gode del patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Ed è stata appunto la FACE a far riconoscere come stabile lo status della specie beccaccia, non CSB o altri che sostengono periodi venatori alla beccaccia restrittivi rispetto ai periodi biologici scientificamente accertati.

L’associazione Amici di Scolopax, diversamente da Beccacciai d’Italia ha tenuto in Abruzzo, corsi di preparazione per il monitoraggio delle beccacce gratuitamente ponendo l’interesse collettivo al di sopra di interessi economici, propensione di molti in questo momento nella nostra regione. Amici Di Scolopax e Federcaccia anche quest’anno proseguono, con la Regione Abruzzo e gli Enti Parco, la ricerca scientifica con il progetto Overland, catturando delle beccacce e dotandole di trasmettitori satellitari.

E’ per questi motivi che la Federazione Italiana della Caccia Abruzzo, in accordo con i propri vertici nazionali, e l’associazione Amici di Scolopax ONLUS stigmatizzano le affermazioni e l’operato dell’associazione CSB che, tra l’altro, sembrerebbe avere sede all’interno dell’ATC Chietino- Lancianese. Se così fosse, sarà opportuno che gli Organi di controllo intervengano per verificarne la liceità. La Federazione Italiana della Caccia ricorda la diffida per i suoi dirigenti e i suoi soci ad avere collaborazioni con tale associazione come stabilito dalla Federcaccia Nazionale.
Federcaccia 

Fonte: cacciapassione.com del 07 marzo 2015