domenica 13 settembre 2015

Caccia a cervi e caprioli: "persino il M5S ha votato a favore!"

L'AQUILA - "Doveroso - dice Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista - aggiornare sull'inserimento di cervi e caprioli nell'elenco degli ungulati a cui si può sparare".

"Ieri avevo comunicato che la Regione Abruzzo ha modificato alla chetichella il regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati inserendo la possibilità di andare a caccia di cervi e caprioli. Avevo lamentato il fatto che quello che non era riuscito alla destra per l’opposizione mia e di Walter Caporale ora passa col centrosinistro grazie anche alla latitanza di partiti che si dicono ambientalisti come Sel e M5S".

"In realtà ricostruendo i fatti - spiega Acerbo - le cose sono andate anche peggio di quanto prevedessi: l’opposizione 'ambientalista' cioè il M5S ha votato a favore insieme a tutti gli altri!".

"Per la precisione il testo arrivato in commissione è stato sostituito da un unico emendamento a firma dei consiglieri Lorenzo Berardinetti, Sandro Mariani, Lorenzo Sospiri, Mauro Di Dalmazio, Domenico Smargiassi, Mauro Febbo e Domenico Ranieri. Dunque PD, Forza Italia, la civica di centro destra Abruzzo Futuro e grillini hanno presentato l’emendamento per la caccia a cervi e caprioli! Nel voto di approvazione all’unanimità del testo si sono aggiunti l’ex-M5S Leandro Bracco e il consigliere IdV Lucrezio Paolini".

"Sel non c’era, come quasi sempre in commissione, perché l’unico consigliere è Mario Mazzocca che ricopre anche la carica di assessore (questo implicherebbe di organizzarsi meglio per controllare l'iter dei provvedimenti)".

"La commissione si è tenuta lo scorso 11 agosto 2015 e nonostante l’unanime sostegno delle forze politiche presenti in consiglio regionale - sottolinea Acerbo - è toccato a un ex-consigliere darne notizia agli abruzzesi dopo pubblicazione sul Bura".

"Da notarsi che dal verbale della commissione, disponibile on line grazie alle norme sulla trasparenza fatte approvare anni fa da Rifondazione comunista, si evince che a discutere del provvedimento siano stati convocati in commissione rappresentanti dei cacciatori e degli agricoltori ma non associazioni ambientaliste e animaliste, cosa che in passato avevamo sempre imposto come doverosa per avere un quadro completo delle problematiche e dei punti di vista".

"Rinnovo l’invito a maggioranza e sedicente opposizione a cancellare questa norma vergognosa".

sabato 12 settembre 2015

Acerbo: tutti hanno votato contro Bambi

Comunicato stampa

CHI HA VOTATO CONTRO BAMBI: TUTTI!

Doveroso aggiornare sull'inserimento di cervi e caprioli nell'elenco degli ungulati a cui si può sparare. 

Ieri avevo comunicato che la Regione Abruzzo ha modificato alla chetichella il regolamento per la gestione faunistico - venatoria degli ungulati inserendo la possibilità di andare a caccia di cervi e caprioli. 

Avevo lamentato il fatto che quello che non era riuscito alla destra per l’opposizione mia e di Walter Caporale ora passa col centrosinistro grazie anche alla latitanza di partiti che si dicono ambientalisti come Sel e M5S. 

In realtà ricostruendo i fatti le cose sono andate anche peggio di quanto prevedessi: l’opposizione “ambientalista” cioè il M5S ha votato a favore insieme a tutti gli altri! 

Per la precisione il testo arrivato in commissione è stato sostituito da un unico emendamento a firma dei Consiglieri Berardinetti, Mariani, Sospiri, Di Dalmazio, Smargiassi, Febbo e Ranieri. Dunque PD, Forza Italia, la civica di centro destra Abruzzo Futuro e grillini hanno presentato l’emendamento per la caccia a cervi e caprioli! Nel voto di approvazione all’unanimità del testo si sono aggiunti l’ex-M5S Leandro Bracco e il consigliere IdV Lucrezio Paolini. 

Sel non c’era, come quasi sempre in commissione, perché l’unico consigliere è Mario Mazzocca che ricopre anche la carica di assessore (questo implicherebbe di organizzarsi meglio per controllare iter provvedimenti). 

La commissione si è tenuta lo scorso 11 agosto 2015 e nonostante l’unanime sostegno delle forze politiche presenti in Consiglio Regionale è toccato a un ex-consigliere darne notizia agli abruzzesi dopo pubblicazione sul BURA.

Da notarsi che dal verbale della commissione, disponibile on line grazie alle norme sulla trasparenza fatte approvare anni fa da Rifondazione Comunista, si evince che a discutere del provvedimento siano stati convocati in commissione rappresentanti dei cacciatori e degli agricoltori ma non associazioni ambientaliste e animaliste, cosa che in passato avevamo sempre imposto come doverosa per avere un quadro completo delle problematiche e dei punti di vista. 

Rinnovo l’invito a maggioranza e sedicente opposizione a cancellare questa norma vergognosa.

Maurizio Acerbo, ex-consigliere PRC-Sinistra Europea






giovedì 10 settembre 2015

D'Alfonso contro Bambi: si potrà sparare anche a cervi e caprioli

Ci aveva provato Febbo ma lo avevamo bloccato, ora lo fa il PD mentre Sel e M5S dormono

Nella passata legislatura più volte l’allora assessore Mauro Febbo su pressione di alcune associazioni venatorie aveva tentato di introdurre in Abruzzo la caccia a cervi e caprioli.

E tutte le volte era stato bloccato da Rifondazione Comunista e dagli ambientalisti, con miei ricorsi al collegio delle garanzie statutarie quando provava ad aggirare il Consiglio Regionale e con l’ostruzionismo quando provava a inserire nel regolamento per la gestione faunistico – venatoria degli ungulati.

Ora che Rifondazione Comunista e Verdi non sono più in Consiglio Regionale e al posto di Chiodi c’è D’Alfonso nel regolamento vendono inseriti cervi e caprioli tra gli ungulati su cui si può sparare in quella che dovrebbe essere la Regione Verde dei Parchi.

La destra non riuscì a far sparare a Bambi, ma anche in questo campo a realizzare il programma di Forza Italia ci pensa il PD ovviamente con il supporto del centrodestra.

C’’è da domandarsi cosa stiano facendo partiti che si dicono ambientalisti, come M5S e Sel che è addirittura in giunta, se gli passano sotto il naso cose di questo genere.

La modifica del Regolamento ungulati è stato pubblicato sul BURA n. 33 del 9 settembre con Decreto del Presidente.

Una scelta che ci appare folle considerata anche la valenza che questi animali hanno anche per quanto riguarda il turismo naturalistico.

Premesso che in una Regione che si diceva Verde e che dovrebbe puntare sul turismo naturalistico è poco opportuno aprire la caccia a cervi e caprioli, faccio notare che le aree a maggior densità di cervi sono quelle che secondo il PATOM (piano azione tutela orso marsicano) vanno sottoposte a tutela.

Cervo e capriolo sono due specie che in Abruzzo la caccia aveva distrutto, e sono state reintrodotte a partire dagli anni ’70 nei parchi e nelle riserve naturali. Da allora le due specie si sono gradualmente diffuse ma ancora oggi vi sono ampie zone in cui sono ancora assenti. Insomma in nessun modo si possono accostare cervi e caprioli all’emergenza cinghiali visto che il processo di ricolonizzazione è ancora in atto.

Si tratta di una decisione sbagliata, vergognosa, non a caso assunta alla chetichella. Invito il presidente D’Alfonso a cancellare immediatamente un provvedimento demenziale di puro clientelismo venatorio.

Maurizio Acerbo, ex-consigliere regionale Rifondazione Comunista

Alla volpe non piace questo elemento

Qualche giorno fa, per la prima volta in 34 anni, a casa mia in Abruzzo è arrivata la volpe, il mio animale preferito. La aspettavo da quando ero piccola, avevo un sacco di cose da raccontarle, alla volpe. Purtroppo, però, non è venuta a salutare me ma a trucidare le mie papere, che vivevano in giardino come cani e a cui tutti eravamo affezionati. Le due femmine sono morte perché stavano covando le uova con gli anatroccoli e non hanno voluto abbandonare il nido che si erano costruite sotto un bell’albero.

Il maschio, rimasto solo ferito perché come ogni maschio che si rispetti se l’è data a gambe, è sotto shock: non si nutre più, e sicuramente non avrà vita lunga. Gli guardo gli occhi spenti e cerco di immaginare i suoi pensieri, senza più le sue femmine starnazzanti a riempirgli le giornate.

La volpe è arrivata in giardino in corrispondenza della riapertura della caccia: sulle colline intorno si sentono i fucili sparare e nel bosco non c’era più modo di stare, per lei. Sopravvissuta, è diventata portatrice di morte dove non avrebbe dovuto.

Foto di Vincenzo Corona – Volpe nel bosco verso Passo Godi

Le volpi sono cacciatrici, direte voi, fanno razzie nei pollai per nutrire se stesse ed i propri cuccioli, direte ancora voi, è la natura, direte sempre voi che avete un sacco di cose da dire, Dio vi benedica! La natura, in realtà, dice altro: dice per esempio che dovrebbero esserci degli equilibri, nel bosco, e pensate un po’ ci sono pure, fino a che una panda 4×4 non arriva a rompere le palle.

Eh ma allora i cinghiali? Quelli sono tanti, divorano i raccolti e ammazzano pure gli automobilisti! È vero, perchè non sono cinghiali abruzzesi*: qualche anno fa sono stati immessi sul nostro territorio in maniera programmata e a fine puramente venatorio delle specie di cinghiale provenienti dal centro-europa. Questi animali, più grandi ed aggressivi di quelli abruzzesi (che, guarda il caso, stavano sparendo) si sono rivelati molto inclini al nomadismo e all’adattamento, con i risultati di oggi: un vizietto sfuggito di mano, in pratica. Di chi è la colpa, se la popolazione dei cinghiali sta facendo più danni della peste allora? Della lobby dei cacciatori. Di chi è la colpa, se la volpe mangia ciò che non dovrebbe? Della lobby dei cacciatori e dei suoi giocattoli rumorosi.

Di chi è la colpa, se tutto questo viene permesso? Nostra (cit.), perchè non ce ne frega niente della volpe, del cinghiale cecoslovacco scostumato, del mio povero papero vedovo e di tutto quello che va oltre il nostro cancello, come sempre.

Io sono contro la caccia, non so se s’era capito, e potrei reagire alla violenza con altra violenza ma non sta bene, per le signorine di buona famiglia, quindi mi limiterò a fornire ai cacciatori delle valide alternative per trascorrere i momenti di svago senza spargimenti di sangue. Dunque, cacciatori abruzzesi, la domenica mattina voi potreste, in alternativa:

- Fare all’amore con le vostre mogli;

- Iscrivervi ad un corso di tango;

- Giocare a paintball;

- Lavare la macchina, aspettare che piova e poi lavarla di nuovo;

- Cucinare un timballino e fare i provini per Masterchef Turchia;

- Rotolarvi dal Corno Grande del Gran Sasso cantando “Montagne verdi” ;

- Leggere un libro, ma non sulla caccia;

- Provare a capire che quello che fate fa schifo, e andare da un bravo analista.

Se poi tu, sì proprio tu che stai leggendo, hai qualche idea migliore aiutami:adotta un cacciatore! Fagli capire che la vita è bella: portalo al mare, fallo sognare, fagli rottamare la panda 4×4 e via di cabriolet, col vento tra i capelli e senza fucili a colmare i vuoti.

A perdere.

di Laura Romani

Nota dell’Autrice

Il primo che mi commenta “buonista” o “banale” vince un panino con la Porchetta di Colledara ed un buono per lavare l’auto la domenica mattina. Affrettatevi!.


Abbattimento cinghiali, associazioni venatorie d’accordo con il piano della Provincia

Teramo. I Presidenti delle Associazioni Venatorie Arcicaccia ed Enalcaccia, Massimo Sordini e Giuseppe Olivieri e il Presidente dell’Associazione di protezione ambientale Urca, Giovanni Muzii, esprimono soddisfazione per i primi risultati resi noti dalla Provincia di Teramo dall’applicazione del Piano di abbattimento dei cinghiali.

I Presidenti delle tre Associazioni, vogliono ricordare che da subito avevano appoggiato il Piano della Provincia, come risulta agli atti delle varie Conferenze di servizi indette dall’Ente, a differenza dei due Presidenti degli Atc Salinello e Vomano che invece anche sugli organi di stampa lo contestavano fortemente in quanto lo ritenevano sbagliato e per questo inefficace.

Secondo le tre Associazioni rappresentate in Consulta Provinciale della Caccia, la Provincia è riuscita in una operazione molto difficile che era quella di conciliare le esigenze degli agricoltori, che chiedono la soppressione dell’ungulato e le aspettative dei cacciatori (o meglio di una parte di essi), che non vogliono abbattere i cinghiali al di fuori della stagione di caccia, abbattendo un numero relativamente basso di capi rispetto agli anni precedenti, ma prelevandolo nelle zone in cui si concentra il danno e soprattutto anticipando gli abbattimenti ai mesi di maggio-giugno.

Provincia Pescara, triplicati gli abbattimenti di cinghiali

PESCARA. Anche la Provincia di Pescara, che ad aprile di quest’anno ha approvato il piano quinquennale di gestione della specie cinghiale (prima provincia d’Abruzzo) e che, successivamente, ha approvato il nuovo piano triennale di controllo della popolazione di cinghiale 2015-2017, rende noti, come la provincia di Teramo, i risultati raggiunti nei primi mesi di attività di controllo (da maggio a luglio) in collaborazione con l’ATC di Pescara.

«Innanzitutto- spiega il presidente Di Marco – c’è da dire che l’obiettivo del piano quinquennale era quello di ridurre la spesa per il risarcimento dei danni da cinghiale dagli 334.000 € l’anno a 134.0000 al termine dei cinque anni (2019).L’obiettivo per questi primi mesi di attività è stato raggiunto e anche superato».

Infatti rispetto alla passata stagione è stato triplicato, da 121 a 297, il numero degli abbattimenti di cinghiali, mentre il numero di richieste di risarcimento danni è passato da 282 a 174, con una riduzione del 38%.

Quest’ultimo dato – fanno sapere gli uffici competenti - se rapportato alla spesa per il risarcimento dei danni, potrebbe consentire una riduzione della spesa, per il 2015, pari a circa 127.000,00 euro, ovvero quasi i 2/3 dei risultati previsti alla scadenza del piano.

Gli strumenti di gestione sono stati predisposti direttamente dal settore Ambiente e Pianificazione territoriale con la collaborazione degli ATC. L’organizzazione dell’attività di controllo delle popolazioni di cinghiale è stato completamente rivisitata e potenziata rispetto agli anni precedenti allargando il territorio di intervento e intervenendo direttamente su richiesta degli agricoltori, ovvero utilizzando una specifica task-force.

«Il principio cardine – conclude Di Marco – è stato quello di legare il cacciatore al territorio, rendendolo in tal modo partecipe della corretta gestione della specie, preservando le colture agricole. Anche per questo abbiamo coinvolto, in riunioni settimanali, anche le associazioni di agricoltori».

Cinghiali, Pepe: dati mostrano l'efficacia della strategia abbattimenti

(Regflash) Pescara, 11 set - Con la preapertura ha preso il via la stagione venatoria abruzzese 2015/2016. La Regione nel frattempo traccia un primo bilancio dei risultati del piano di selecontrollo dei cinghiali attivato insieme alle Province. L'assessore regionale alla Caccia, Dino Pepe ha sottolineato che "la strategia adottata da Regione e Province per contrastare l'emergenza cinghiali ha avuto i primi risultati". "I dati, soprattutto quelli provenienti da Teramo e Pescara, cominciano ad essere significativi per determinare una riduzione dei danni in agricoltura e contestualmente garantire maggiore sicurezza ed incolumità pubblica per i cittadini". Secondo l'assessore Pepe, la Provincia di Teramo, che per prima ha dato il via agli abbattimenti (il 16 maggio 2015), grazie ai 370 capi abbattuti, ha riscontrato una diminuzione media del 26% dei danni alle coltivazioni rispetto al 2014, con punte di oltre il 45% nel mese di luglio. A Pescara il numero di cinghiali abbattuti è triplicato rispetto all'anno scorso (297 nel 2015) con una conseguente forte diminuzione delle richieste di risarcimento danni. Anche la Provincia di Chieti ha comunicato un netto aumento degli abbattimenti: nella macro-zona Chieti-Lanciano sono stati oltre 200 mentre nel vastese circa 130; entrambi i dati sono in forte crescita rispetto a 12 mesi fa. Situazione leggermente diversa per la Provincia dell'Aquila che anche se in ritardo, è riuscita ad avviare il piano di selecontrollo grazie all'impegno del neo-Presidente Antonio De Crescentiis, con l'abbattimento di oltre 90 capi. Pepe: "Grazie al confronto ed alla collaborazione con il mondo venatorio abbiamo imboccato la strada giusta per garantire un equilibrio tra la presenza dei cinghiali e il territorio regionale; l'attenzione comunque rimane alta, tanto che pochi giorni fa ho inviato una lettera al Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, per chiedere anche un intervento del Governo per contrastare l'emergenza dovuta alla fauna selvatica che interessa l'Abruzzo e le altre regioni italiane". 

(Regflash) US150911

venerdì 4 settembre 2015

Abruzzo, Consiglio regionale. Emergenza fauna selvatica: Febbo replica a Pepe

L’Aquila – 03 settembre 2015. Il Presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo contesta i contenuti della lettera sull’emergenza fauna selvatica che l’Assessore alle Politiche agricole Dino Pepe ha inviato alle Istituzioni nazionali. “Innanzitutto – spiega Febbo – non esistono leggi con cui la Regione ha contenuto i danni; i regolamenti votati nella scorsa Legislatura sono stati osteggiati proprio dalla sua parte politica e, nell’attuarli, sono state omesse le forme di controllo verso le Province, visto che alcune avevano completamente ignorato l’obbligo della redazione dei piani quinquennali. L’inefficacia non e’ affatto dovuta alla legge 157 e alla legge 394, le quali non precludono nessuna delle azioni stabilite ai fini dello svolgimento della caccia di selezione e del controllo, il cui successo deriva dall’azione delle Province e dai controlli degli enti superiori come le Regioni. L’equilibrio sostenibile non si ottiene con accordi Regione e Ministero, ma mettendo in pratica gli strumenti forniti dalle fonti legislative, piu’ che corretti e completi, usati da tutte le Regioni; le Regioni hanno gia’ in dote dalla legge l’autonomia gestionale sulla caccia, se non con la limitazione, stabilita dall’articolo 117 della Costituzione e confermata dalle sentenze della Corte Costituzionale 2014 e 2010 per Piemonte e Liguria, dei livelli minimi di tutela, concetto questo che si incrocia con la tutela generale dell’ambiente, e che si e’ espresso laddove alcune Regioni hanno tentato di variare l’art. 32 della 394. Ampliare da parte delle Regioni i periodi di caccia – sottolinea Febbo – attiene alle variazioni dei periodi della 157 e cioe’ alla revisione dei requisiti minimi di tutela, i quali non possono essere variati attraverso l’OFR , perche’ sarebbe anticostituzionale; le norme gia’ distinguono l’attivita’ venatoria da quella di controllo e sono chiarissime; il controllo e’ gia’ possibile nelle aree chiuse interdette all’attivita’ venatoria, ma decide l’ente gestore. Nella lettera si richiede la possibilita’ di avvalersi dell’OFR: finalmente si riconosce, con questa richiesta, che a oggi tale riconoscimento non esiste, viste le 3 sentenze di Corte Costituzionale gia’ evidenziate dall’ISPRA. Si richiede l’avvio dell’attivita’ venatoria nelle aree contigue modulando la pressione venatoria: informo Pepe che le aree contigue oggi in Abruzzo non esistono. Si confonde la ZPE con le aree contigue, stabilite dall’art. 32 della 394, che sono tutt’altra cosa. Lo riporta una nota diffusa, in giornata, dal servizio informativo del Consiglio. I dettagli della nota, della quale si riporta l’intero contenuto testuale, sono stati resi pubblici, alle 14, anche mediante il canale web dell’ente, sul quale ha trovato ampio spazio la notizia. Tali aree vanno individuate dalla Regione sentiti i Parchi. Basterebbe non farle finche’ non viene modificata la legge 394, inserendo la ‘residenza venatoria’. Si chiede l’affidamento alle Regioni delle aree contigue: ribadendo che non esistono ricordo all’Assessore che il Consiglio di Stato e’ stato chiarissimo, come materie concorrenti nell’incrocio con le tutele minime affidate allo Stato, in ragione della mission delle aree contigue occorrerebbe una revisione dell’articolo 117 della Costituzione, per cui il Ministro puo’ fare ben poco. Nessun regolamento supera tale problematica. Anche in caso si facessero appositi regolamenti, se impugnati come accaduto nel contenzioso acceso dall’Atc Sulmona con il Consiglio di Stato, si sarebbe eternamente soccombenti. Infine – conclude il Presidente della Commissione di vigilanza – si chiede maggiore coordinamento a livello istituzionale. Ma questa, vorrei dire a Pepe, e’ una richiesta che sa di presa in giro per il mondo venatorio e il mondo agricolo, in quanto la Giunta Chiodi aveva limitato le prescrizioni alla caccia e alla braccata esclusivamente nei territori dove e’ presente l’orso nei periodi di attivita’ venatoria, avvalendosi degli studi dell’Universita’ La Sapienza e del Ministero, proprio attraverso il Tavolo tecnico ristretto del punto B1 sulla caccia dell’accordo Patom. La Regione, con il suo tecnico nominato al tavolo del Patom, sta aumentando i divieti di braccata in maniera indiscriminata, decretando la salvezza dei cinghiali e la fine dell’agricoltura, ignorando tutti i lavori del Tavolo tecnico ristretto B1, vietando la braccata senza nuovi dati con una cartina che l’Assessore stesso ha pubblicato sul sito della Regione. Se ne e’ reso conto?”. 

giovedì 3 settembre 2015

Abruzzo. Preapertura della caccia. Il WWF: solito “regalo” ai cacciatori a danno della fauna abruzzese

COMUNICATO STAMPA DEL 3 SETTEMBRE 2015

Ieri preapertura della caccia
Solito “regalo” ai cacciatori a danno della fauna abruzzese 

La Regione Abruzzo non si smentisce! Come ogni anno, consentendo la preapertura, l’Assessore regionale alla caccia di turno fa il solito “regalo” ai cacciatori a danno della fauna abruzzese.

Nella giornata di ieri, mercoledì 2 settembre, e ancora domenica prossima, 6 settembre, in Abruzzo è possibile cacciare tortora, cornacchia grigia, gazza e ghiandaia, in anticipo di alcune settimane rispetto all’apertura ordinaria.

L’apertura anticipata della caccia è una pratica estremamente dannosa che è oggetto di forti critiche da parte del mondo scientifico. Anticipare la stagione venatoria, infatti, ha un effetto negativo, non solo sulle specie oggetto di prelievo, ma anche su tutte le altre che vengono disturbate dai cacciatori impegnati nelle battute di caccia. Peraltro arriva in tarda estate, momento molto delicato sia per il ciclo biologico di diverse specie sia per le condizioni naturali caratterizzate da scarse risorse idriche e trofiche. Senza considerare la possibilità di atti di bracconaggio su specie non cacciabili durante la preapertura, possibilità che aumenta grazie alle azioni di indebolimento del Corpo Forestale dello Stato e delle Guardie provinciali che si stanno mettendo in atto.

“La preapertura della caccia”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato WWF Abruzzo, “è la dimostrazione che la pratica del prelievo venatorio non avviene sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche, ma solo per accontentare i cacciatori. Fortunatamente, grazie alle battaglie del WWF e delle altre associazioni, negli ultimi anni sono state notevolmente ridotte le giornate di preapertura, ma è evidente che la Regione Abruzzo non ha ancora raggiunto quella maturità necessaria per una corretta gestione faunistica”.

Ma la preapertura è solo un degli aspetti problematici del calendario venatorio 2015/16.

“Come WWF siamo intervenuti con nostre osservazioni sul calendario venatorio alla Commissione regionale sulla Valutazione di Incidenza Ambientale”, conclude Luciano Di Tizio, “sollevando molteplici questioni in merito a modalità e periodi di caccia su diverse specie. Ci attendiamo modifiche prima dell’avvio della stagione di caccia vera e propria, altrimenti dovremo mettere in atto le necessarie azioni in tutte le sedi. Ricordo che negli ultimi anni l’azione della Regione Abruzzo in materia di caccia è stata bocciata dalla magistratura e dal Governo ben 14 volte! Il tutto con conseguente esborso per gli abruzzesi che hanno visto impiegati i soldi delle loro tasse in avvocati e spese legali per difendere scelte indifendibili adottate solo per accogliere le richieste delle associazioni venatorie”.

Abruzzo: cacciatori in sciopero dopo le nuove limitazioni per la salvaguardia dell’orso

I cacciatori della Valle Peligna in Abruzzo non cacceranno più i cinghiali, che di questo periodo minacciano le zone agricole della zona, per protestare contro le nuove limitazioni introdotte nell’attività venatoria per salvaguardare l’orso bruno marsicano

In relazione alle notizie di stampa locale riportate in alcune testate abruzzesi, pare che i cacciatori della Valle Peligna “sciopererebbero”, vale a dire rinuncerebbero a cacciare il cinghiale nella prossima stagione venatoria. A fronte di questa notizia, l’associazione SALVIAMO L’ORSO, ne prende atto dichiarandosi amareggiata dalla decisione dei cacciatori posto che non è chiesto loro di rinunciare alla loro passione peraltro legittima e lecita.

Secondo la stessa Associazione, i cacciatori, che a parole si dicono grandi amici dell’orso marsicano, contestano alcune modalita’ e limitazioni introdotte nel prossimo calendario venatorio proprio per evitare disturbo al plantigrado, ma che non impediscono di certo l’esercizio della loro passione. Regole e limitazioni tra l’altro sottoscritte dalle stesse associazioni venatorie a livello nazionale e ribadite con apposito protocollo nel Marzo 2014. E’ evidente che cosi come altre categorie di abruzzesi ( albergatori, allevatori, immobiliaristi, gestori degli impianti da sci) anche i cacciatori “amano” l’orso ma poi , in pratica, non sono disposti ad alcun sacrificio per favorirne la salvaguardia.

“Purtroppo niente di nuovo sotto il cielo della regione dove anche gli amministratori danno prova dello stesso atteggiamento pilatesco”, come ha dichiarato la stessa associazione in una nota. Aspettiamo quindi lo “sciopero” dei cacciatori peligni che se mai dovesse essere osservato , cosa altamente improbabile , non arrecherebbe comunque alcun danno agli agricoltori della valle visto che i cinghiali oggetto delle cacce dell’ATC di Sulmona come riportato testualmente dal quotidiano sarebbero quelli «in zone orograficamente difficili e impervie come quelle ricadenti nello stesso ambito territoriale caccia» e dove non ci risultano ricadere fiorenti aree agricole. Insomma dopo esser stati la causa di questa pestilenza (il cinghiale importato da i paesi dell’est per il loro personale divertimento) i valorosi cacciatori , piccolissima minoranza della comunita’ abruzzese oggi si presentano come i salvatori del mondo agricolo piagato dai danni causati dall’oggetto del loro divertimento. Altrove, nel parco nazionale del Gran Sasso hanno addirittura contestato per anni le catture con le gabbie ed i chiusini effettuate dagli agricoltori per conto del parco ma oggi si ripropongono come gli unici che potranno salvarci da questo flagello. “Salviamo l’Orso non ha mai avversato per principio l’attivita’ venatoria ed appoggia gli abbattimenti selettivi programmati anche al di fuori della stagione venatoria ma ha sempre e solo chiesto attenzione per le aree frequentate dall’orso e quest’anno ha finalmente ottenuto che in una limitata area tra PNALM e PNM si cacci pure il cinghiale ma con metodi meno pericolosi per l’animale simbolo della natura abruzzese, un valore aggiunto ed economicamente importante delle nostre aree interne. Se i cacciatori vogliono rendersi utili facciano i selecontrollori nella piana peligna , conquisteranno cosi la gratitudine dei nostri agricoltori ed anche la nostra” ha ribadito l’associazione in merito alla vicenda.

Fauna selvatica: Pepe chiede un tavolo tecnico al ministro Martina

L’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, con una nota ufficiale, ha richiesto al Ministro delle Politiche Agricole Murizio Martina, l’attivazione di un tavolo tecnico per la revisione degli strumenti normativi attualmente vigenti in materia di gestione degli ungulati selvatici con particolare riguardo ai cinghiali. La normativa nazionale in materia risulta ormai obsoleta e si rende pertanto necessario l’avvio di una concertazione tra Regioni e Ministeri competenti al fine di adeguare detta normativa, con la finalita’ di garantire l’equilibrio “sostenibile” tra le popolazioni di fauna selvatica e il mantenimento delle coltivazioni agricole e le altre attivita’ antropiche, nonche’ la giusta tutela della sicurezza e della incolumita’ pubblica.

Purtroppo, in Abruzzo, l’elevata densita’ di animali selvatici (che ha ampliato il proprio areale con una grande adattabilita’ ai cambiamenti ambientali e climatici in corso), oltre che essere responsabile di ingenti danni alle produzioni agro-silvo-pastorali determina anche pericoli concreti alla pubblica incolumita’ con esiti, in alcuni casi, anche drammatici e con la perdita di vite umane. La Regione Abruzzo, nel bilancio di previsione 2015, pur ritenendo prioritaria la tutela delle produzioni agricole e non il mero indennizzo dei danni all’agricoltura, ha inteso, comunque, stanziare risorse specifiche al riguardo ma tali danni sono in aumento e specifici interventi come la caccia di selezione su tutte e quattro le province abruzzesi (pure inserita nel nuovo calendario venatorio 2015) e l’attivazione della microfiliera del cinghiale (nel nuovo P.S.R. 2014-2020), rappresentano un aiuto importante per contrastare tale fenomeno ma non del tutto sufficiente.

Infine, al precipuo fine di rendere operativo il tavolo di confronto, e’ stato fornito un elenco di argomenti strategici su cui potrebbe essere orientata la concertazione: autonomia gestionale delle Regioni, per poter valutare ed implementare le strategie piu’ opportune e funzionali al proprio assetto socio-economico e territoriale e per poter rivalutare tale patrimonio faunistico che dovrebbe costituire una risorsa del territorio anziche’ un problema; distinzione tra l’esercizio dell’attivita’ venatoria e quella di controllo; possibilita’ per le Regioni di ampliare i periodi di caccia di alcune specie di selvatici, in particolare degli ungulati, in presenza di esigenze riscontrate dall’OFR o dall’ISPRA; aumento del numero di giornate di caccia settimanali per gli ungulati ed altre specie molto dannose; controllo, prevenzione e risarcimento dei danni sia nelle aree a gestione programmata della caccia sia all’interno delle aree ove l’esercizio venatorio e’ vietato; per queste ultime andrebbe previsto la possibilita’ di ricorrere ad uno specifico atto autorizzativo rilasciato da un’autorita’ esterna all’Ente Parco stesso (Presidente della Giunta Regionale – Prefetto competente per territorio – Sindaco); possibilita’ per le Regioni di avvalersi del parere tecnico-scientifico dell’Osservatorio Faunistico Regionale (se ne sono dotate) per il monitoraggio delle specie e la definizione degli interventi da realizzare sul territorio al fine di garantire l’equilibrio; avvio dell’attivita’ venatoria nelle aree contigue ai Parchi con una modulazione della pressione venatoria; affidamento alle Regioni della gestione della fauna selvatica nelle aree contigue ai Parchi con appositi regolamenti; maggiore coordinamento tra le diverse realta’ istituzionali preposte alla gestione della pianificazione faunistico-venatoria e delle aree protette (Regione-Enti Parco) e quelle invece preposte alla gestione dell’attivita’ venatoria e del territorio a caccia programmata (Associazioni Professionali Agricole, Associazioni venatorie, Ambiti Territoriali di Caccia).

Cinghiali, “Salviamo l’orso” polemizza coi cacciatori


SULMONA. «Se i cacciatori vogliono rendersi utili facciano i selecontrollori nella Valle Peligna, conquisteranno così la gratitudine dei nostri agricoltori ed anche la nostra». Non si è fatta attendere la risposta dell’associazione “Salviamo l’orso” ai cacciatori dell’Ambito di Sulmona che hanno annunciato di non cacciare il cinghiale per protestare contro i troppi vincoli del territorio Patom, l’area a tutela dell’orso marsicano.

«È evidente», aggiunge l’associazione, «che così come altre categorie di abruzzesi – albergatori, allevatori, immobiliaristi, gestori degli impianti da sci – anche i nostri cacciatori “amano” l’orso ma poi, in pratica, non sono disposti ad alcun sacrificio per favorirne la salvaguardia. Salviamo l’orso non ha mai avversato per principio l’attività venatoria ed appoggia», conclude , «gli abbattimenti selettivi programmati anche al di fuori della stagione venatoria. Ma allo stesso tempo ha sempre e solo chiesto attenzione per le aree frequentate dall’orso».(c.b.)

domenica 23 agosto 2015

Camillo D'Amico, Presidente Copagri Abruzzo: sciopero dei cacciatori inefficace oltre che inconcepibile!

Pescara, 20 agosto 2015 - Nel mentre attendiamo fiduciosi gli esiti della formale istanza avanzata, con carattere di urgenza, all’assessorato regionale alle Politiche Agricole, alla provincia di Chieti ed ai Presidenti degli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.) Chietino – Lancianese e Vastese, per trovare una solerte soluzione all’annunciato “sciopero” indetto dai capisquadra teso a non iscriverle per la caccia al cinghiale nella prossima stagione venatoria 2015/2016 ormai d’imminente apertura, raccogliamo la risposta adirata del rappresentante regionale della “Libera Caccia”, Antonio Campitelli, che sollecita i suoi colleghi nell’insistere nell’incomprensibile ed inconcepibile azione intrapresa.


Ribadiamo che il regolamento adottato dalla regione Abruzzo per il contenimento della specie cinghiale va attuato senza “se” e senza “ma” tra l’altro, lo stesso, è già stato modificato dopo la prima emanazione essendo stati accolti suggerimenti migliorativi fatte dalle organizzazioni agricole e venatorie e, solo dopo la prima attuazione che dovrà avvenire sull’intero territorio regionale, saremo i primi a farci carico di sollecitare le dovute correzioni.

Riconfermiamo che l’esercizio della caccia è una “passione” e non un “lavoro” quindi sono gli interessi di chi vive primariamente dell’attività agricola che debbono prevalere e non altri. Rammentiamo che l’avviata operazione di selecontrollo lo consideriamo solo come uno degli aspetti tesi al contenimento numerico e, per questa ragione, torniamo a sollecitare nuovamente l’istituzione di un tavolo tecnico – politico – istituzionale che metta in cantiere anche altre azioni efficaci. In questo tavolo Noi riteniamo debbano essere presenti anche i rappresentanti delle associazioni venatorie ed ambientaliste così che nessuno possa strumentalmente chiamarsi fuori dal governo di questa emergenza.

Riteniamo che una campagna di costante abbattimento numerico del cinghiale, con i doverosi controlli sanitari dei capi e la creazione di una sinergica filiera produttiva, può generare concrete opportunità di lavoro ed occupazione. Ribattiamo, per doverosa ed ulteriore chiarezza, che l’istituendo Parco Nazionale della Costa Teatina potrà rappresentare un opportunità di sviluppo sociale ed economico del nostro territorio dove però l’agricoltura dovrà rappresentare la principale fonte di preoccupazione di tutti alfine di avere produzioni di pregio e qualità. Ovviamente il governo del territorio dovrà avvenire con il concorso partecipato di chi rappresenta le popolazioni locali per scrivere e stabilire delle regole che non sostanzino penalità ma potenzialità.


Tra queste regole anche quelle tese ad azioni che consentano la limitazione numerica degli ungulati che, oltre al cinghiale, comincia a contemplare anche cervi e caprioli.

mercoledì 19 agosto 2015

Il calendario venatorio della Regione Abruzzo. “Qualche passo avanti c’è stato ma non basta. Il WWF Abruzzo: non si può riaprire la caccia a specie in declino.

COMUNICATO STAMPA DEL 19 AGOSTO 2015


Il calendario venatorio della Regione Abruzzo
Il WWF Abruzzo: Qualche passo avanti c’è stato ma non basta.
Non si può riaprire la caccia a specie in declino.
Si tenga conto del parere negativo dell’ISPRA sui periodi di apertura”


PESCARA – Approvato dalla Giunta regionale il calendario venatorio per la prossima stagione di caccia.
fiero cacciatore
Dichiara Mirko Di Marzio, rappresentante WWF nella Consulta regionale della caccia: “A fronte di alcuni apprezzabili miglioramenti per la tutela di beni comuni di fondamentale importanza come l’Orso bruno marsicano, nel calendario venatorio per la stagione 2015-2016 sono stati confermati diversi punti non condivisibili come la preapertura della caccia nel mese di settembre e l’allungamento della stagione venatoria fino a febbraio.
Per tante specie, inoltre, è stata autorizzata la caccia estendendo il periodo consentito rispetto a quanto indicato dall’ISPRA, l’organo scientifico nazionale deputato a pronunciare indicazioni tecniche sui singoli calendari venatori regionali. Su questo l’ISPRA ha già espresso un parere negativo, nel quale si contestano le modalità riferite al prelievo di tali specie in quanto non coerenti con quanto disposto dalle linee guida sulla conservazione degli uccelli selvatici. 
Ma l’atto più incredibile approvato dalla giunta regionale D’Alfonso-Pepe è di aver reintrodotto la possibilità di sparare ad uccelli acquatici come il Frullino, il Codone, il Mestolone e la Canapiglia, finora protetti perché riconosciuti dal mondo scientifico in declino e in uno stato di conservazione sfavorevole (specie SPEC). Già la precedente giunta Chiodi-Febbo era stata sonoramente bocciata nel 2012 dal TAR Abruzzo su ricorso del WWF e di altre Associazioni perché la Regione Abruzzo permetteva la caccia a diverse specie in declino, nonostante non avesse prodotto censimenti e nonostante i dati indicassero una presenza minima in Abruzzo di tali uccelli. Il TAR accolse pienamente questa critica e da allora la Regione si era adeguata non permettendo la caccia alle specie in declino e presenti con numeri che non consentono alcun prelievo. Inspiegabile, quindi, e privo di qualsiasi giustificazione scientifica un tale passo indietro che permetterebbe di sparare anche a questi animali. Chiediamo con fermezza un ripensamento in tal senso”.

Aggiunge Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Nel calendario venatorio sono state finalmente introdotte alcune normative, indicate dal PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso marsicano) e sollecitate da Comuni, Enti Parco e Associazioni ambientaliste, che serviranno a rendere meno pericolosa la vita per l’orso, come quella introdurre l’area ricompresa tra la Valle del Sagittario e il Parco Nazionale della Majella tra quelle cosiddette “C1” in cui la caccia è regolamentata in maniera più stringente. Quest’unico punto positivo contrasta tuttavia con un calendario venatorio che è di fatto privo di veri passi in avanti sulla tutela della fauna selvatica. 
Ormai è chiaro: alla Regione Abruzzo in materia venatoria manca il coraggio di scegliere una strada netta, anche a costo di scontrarsi con la parte meno avanzata del mondo venatorio, per la tutela di un patrimonio che, lo ricordiamo, appartiene all’intera comunità. Ne è testimonianza il fatto che i progressi indubbiamente ottenuti negli ultimi anni sono stati raggiunti soprattutto a suon di ricorsi: ben 14 sono state le sentenze dei giudici amministrativi (TAR, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale) che dal 2009 al 2013 hanno di fatto pesantemente bocciato la politica faunistica venatoria della Regione Abruzzo. 
L’attuale Giunta, in carica da ormai oltre un anno, non ha ancora mostrato la necessaria discontinuità rispetto al recente passato. In particolare non è accettabile riaprire la caccia a specie in declino come Frullino, Codone e Canapiglia. Presenteremo osservazioni in tal senso al Comitato VIA e porteremo avanti la nostra battaglia in tutte le sedi con la convinzione che il governo regionale debba, come non ha fatto quello precedente, rispettare anche sulla caccia le normative di legge e il buon senso”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
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domenica 16 agosto 2015

EMERGENZA CINGHIALI: COLDIRETTI ABRUZZO ''PERICOLO PER LE PERSONE''

L'AQUILA - "Le drammatiche notizie degli ultimi giorni sull’emergenza cinghiali sono la punta dell’iceberg di una emergenza nazionale provocata dal proliferare senza controllo degli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali per un totale stimato in Italia in quasi 100 milioni di euro nel 2014, senza contare i casi in cui è stata messa in pericolo la vita delle persone".

Torna ad intervenire Coldiretti Abruzzo sulla problematica relativa al proliferare dei cinghiali, aggravata nei giorni scorsi dall’aggressione di una coppia da parte di un branco di cinghiali nelle campagne sulle colline a qualche chilometro dal centro abitato di Cefalu' che ha causato una vittima. 
“In Abruzzo – sottolinea Coldiretti Abruzzo - lo scorso 10 luglio gli agricoltori della Coldiretti, insieme ai colleghi di tutta Italia, hanno lasciato le campagne per lanciare un SOS alle Istituzioni nazionali per una situazione insostenibile che sta provocando l’abbandono delle aree interne da parte della popolazione, con problemi sociali, economici e ambientali".

"In estate la situazione si aggrava, con gruppi di decine di cinghiali di oltre 150 chili di peso che mettono a rischio le aree rurali e periurbane - aggiunge- Non è più solo una questione di risarcimenti dei danni ma è diventato, lo dimostrano i fatti accaduti, un fatto di sicurezza delle persone e della vita nelle campagne. Per chi opera nelle aree montane e svantaggiate è a rischio la possibilità di poter proseguire l'attività agricola ma anche di circolare sulle strade o nelle vicinanze dei centri abitati".

"Un pericolo che riguarda anche gli amanti dei boschi per passeggiare o raccogliere funghi. Negli ultimi dieci anni – conclude la Coldiretti - gli animali selvatici si sono quasi decuplicati e l'aumento di cinghiali e altri ungulati ha messo in allarme non solo le imprese agricole, ma anche la società e l'ambiente.

Abruzzo, scatta l'emergenza: regione invasa da 150 mila cinghiali

Dopo la tragedia di Cefalù anche nella nostra regione si riapre il caso. Tante le segnalazioni e gli incontri anche nelle città e in spiaggia. Necessaria la caccia di selezione

Venerdì scorso a Cefalù, in Sicilia, un uomo di 77 anni è stato assalito e ucciso da un branco di cinghiali che pascolava vicino casa sua. La moglie che ha tentato di salvarlo è stata ferita. Due mesi fa a Brescia, un agricoltore è morto dissanguato in circostanze analoghe. Sono notizie di cronaca che colpiscono e allarmano l’opinione pubblica. Perché l’incontro ravvicinato con questo ungulato è sempre più frequente, anche se raramente ha esiti drammatici. E non riguarda più solo l’ecosistema agricolo-pastorale, ma anche e con sempre maggiore frequenza, quello urbano.

In Abruzzo le segnalazioni di gruppi di cinghiali a spasso per strade e piazze sono costanti, giornaliere. Quanti sono? Nessuno lo sa. Forse 150 mila, dicono in Regione. Forse di più. Manca un censimento attendibile che dovrà essere fatto. Certamente sono tanti, voraci e dannosi soprattutto per l’agricoltura. Nel triennio 2011/2013 la Regione ha erogato 4 milioni di euro alle Province per rimborsare le aziende agricole danneggiate. L'anno scorso la cifra è scesa a 500mila euro, per poi risalire quest'anno a 750mila: è una delle poche voci del bilancio regionale destinate ad aumentare. Ma, come si è detto, i cinghiali non si limitano a devastare i campi. Il numero crescente, la necessità di nutrirsi, l’aggressività, li spingono sempre più verso le zone abitate dove rovistano nei cassonetti e nei cumuli di rifiuti in cerca di cibo. Non solo di notte.
Il 20 luglio scorso a San Vito un papà che rincasava per cena con la figlioletta di 5 anni ha incrociato un cinghiale adulto con quattro cuccioli davanti al portone di casa. Un faccia a faccia non inaspettato, visto che nei giorni precedenti i residenti avevano chiesto al Comune di recintare l’area giochi del quartiere per proteggere i bambini. Il sindaco Rocco Catenaro ha emesso un’ordinanza per la cattura e l’abbattimento dei cinghiali. Pochi giorni dopo, il 30 luglio, a Orsogna, un turista americano è stato inseguito da un esemplare di grossa stazza in pieno centro storico. Due giorni prima la stessa avventura era toccata a un gruppo di giovani del luogo. A San Salvo e Martinsicuro cinghiali sono stati avvistati sulla spiaggia. A Goriano Sicoli nell’Aquilano fanno visite frequenti al parco giochi.
A Punta Penna un gruppo di turisti ha potuto fotografare sette cinghiali che banchettavano in un campo di grano. Sulla provinciale 154, che collega la Val Sinello alla statale 16 Adriatica, un cinghiale adulto ha attraversato la strada finendo contro un’auto. Il cinghiale è morto e l’automobilista (fortunato perché uscito illeso dall’incidente) dovrà faticare per farsi rimborsare i danni. C’è anche chi prende le contromisure. Un agricoltore di Castelli che aveva sparato dalla finestra di casa per mettere in fuga tre cinghiali è stato assolto dalla Corte d’appello dell’Aquila dopo aver subito una condanna del Tribunale di Teramo al pagamento di 9mila euro per “aver sparato a fauna protetta nell’area del Parco del Gran Sasso”. Farsi “giustizia” da sè non è però la soluzione migliore e non è risolutivo. La soluzione è quella che si sta prendendo anche in Abruzzo: avviare in maniera sperimentale la caccia selettiva al cinghiale. In base la nuovo calendario venatorio, la caccia riguarderà i maschi e le femmine ad eccezione delle femmine adulte – dal 2 al 30 settembre e dal 15 aprile al 3 settembre 2016; e i maschi e femmine di tutte le classi dal 1° ottobre 2015 al 31 gennaio 2016. Nel frattempo la Regione ha chiesto alle Province un piano quinquennale di controllo dei cinghiali. Inoltre all'interno del Piano di sviluppo rurale regionale 2014-2020, ha previsto una “microfiliera del cinghiale” con la nascita di mattatoi ad hoc, aggirando un altro problema della regione, dove non esistono ditte specializzate nello smaltimento delle carcasse dei cinghiali. Il cinghiale a questo punto da problema diventerebbe, come si dice, una risorsa.

giovedì 13 agosto 2015

Federcaccia Abruzzo, bene le modifiche al Regolamento degli ungulati ma c’è ancora da fare

“Una risposta incompleta ma che ha riconosciuto le critiche che da sempre abbiamo sollevato”. Per la Federcaccia Abruzzo è parziale la soddisfazione per l’approvazione di ieri delle modifiche al Regolamento degli ungulati, fatta dal Consiglio regionale dopo le forti critiche espresse per l’approvazione della prima stesura per la quale erano state evidenziate delle difficoltà di applicazione. Critiche che rimangono per la posizione dell’assessore regionale Dino Pepe che, a detta dell’associazione, non avrebbe dimostrato la necessaria apertura alle segnalazioni provenienti dai cacciatori.


“Il Consiglio Regionale”, scrive in una nota Federcaccia Abruzzo, “di avviso diverso da quello di Pepe e della Giunta, è intervenuto votando all’unanimità molte modifiche che seppur non esaustive certamente migliorano le possibilità applicative delle norme previste nel Regolamento”.

E nel ringraziare in particolare quanti si sono adoperati per la riapertura dei lavori consigliari, l’associazione ribadisce l’importanza del ruolo che i cacciatori svolgono nell’interesse della collettività gestendo territorio e fauna, ed operando per contenere e possibilmente azzerare i danni che la selvaggina può arrecare alle colture agricole.

“Oggi siamo più fiduciosi”, conclude la nota, “a che la caccia si avvii anche in Abruzzo a essere valutata positivamente e che possa esprimere tutte le potenzialità economiche a vantaggio della intera società come già avviene nella maggioranza delle altre regioni italiane”.

Fonte: cityrumors.it del 12 agosto 2015

mercoledì 12 agosto 2015

Abruzzo, Consiglio regionale. Ungulati: approvate modifiche al regolamento

L’Aquila – 11 agosto 2015. Nella seduta odierna della Terza Commissione consiliare , presieduta da Lorenzo Berardinetti, e’ stata approvata all’unanimita’ le modifiche al regolamento regionale per la caccia agli ungulati e con la sua applicazione da parte degli ambiti territoriali di caccia . “Finalmente si iniziera’ a porre rimedio all’esigenza di tutto il mondo agricolo che in questi giorni sta registrando notevole disagio per la presenza incontrollata di numerose specie di ungulati su tutto il territorio regionale. Le modifiche apportate – sottolinea Il Capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri – scaturiscono da una difficile applicazione del regolamento da parte degli ATC perche’ costretti a rapportarsi sempre con le problematiche burocratiche delle Province, e sempre a discapito del mondo venatorio ed agricolo. Quindi con l’approssimarsi dell’inizio della stagione venatoria tutte o quasi tutte le difficolta’ verranno superate per una migliore e corretta applicazione, sia dal punto di vista della sicurezza per le colture agricole che dal punto di vista della disciplina dell’attivita’ venatoria. E’ quanto viene riportato in un comunicato diramato, in giornata, dal servizio informativo del Consiglio. La notizia, qui riportata secondo il testo completo del comunicato diffuso, e’ stata divulgata, alle ore 14, anche sulle pagine del portale web dell’ente, sul quale e’ stata rilanciata la notizia. Gli ATC avranno il pieno controllo per la gestione del territorio e delle squadre che andranno ad operare cosi’ da prevedere anche una “task-force” che su chiamata degli agricoltori fara’ intervenire prontamente una squadra di cacciatori-selecontrollori per gli abbattimenti sui terreni per cercare di contenere i danni alle colture. Un elemento importante da sottolineare e’ l’introduzione e l’obbligo da parte degli ATC di censire oltre che i cinghiali anche altri ungulati come cervo e capriolo, che per motivi prettamente di ipocrisia da parte dei finti ambientalisti sono stati lasciati senza controllo, senza sapere che potrebbero anche loro influire negativamente sull’ecosistema”. “Questo regolamento – afferma Il Capogruppo del Partito democratico Sandro Mariani – deve essere di esempio per il futuro su come si e’ operato in collaborazione tra le varie forze politiche che compongono il Consiglio Regionale e con tutte le associazioni di categoria”. “Auspichiamo – aggiunge il Presidente Berardinetti – che questo sia solo l’inizio per poter arrivare un giorno ad avere un giusto equilibrio tra tutte le necessita’ che girano attorno a questo genere di attivita’, infatti gia’ da settembre ci metteremo all’opera, mantenendo sempre questo clima costruttivo, per rivedere la legge 10/2004 “Normativa organica per l’esercizio dell’attivita’ venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell’ambiente” ormai bisognosa di adeguamenti”. 
 

sabato 8 agosto 2015

Calendario Venatorio 2015/2016 della Regione Abruzzo, approvato dalla G.R. nella seduta del 7 Agosto 2015.

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Pepe: da giunta regionale ok a nuovo calendario venatorio

(REGFLASH) Pescara, 7 ago. - La Giunta regionale ha dato via libera al nuovo calendario venatorio 2015-2016. Un calendario che, spiega l'assessore Dino Pepe, "contiene elementi di innovazione soprattutto sul fronte del coinvolgimento delle parti interessate attraverso l'adizione delle associazioni di categoria e con la collaborazione degli uffici Caccia delle quattro province". Il solco su cui ci si è mossi è stato il recepimento delle istanze del mondo venatorio, agricolo e ambientalista e delle indicazioni dell'Ispra. "Le novità più importanti - spiega l'assessore Dino Pepe - sono: 3 giornate di preapertura da appostamento alla Tortora e ai Corvidi i giorni 2, 5 e 6 settembre; apertura della caccia alle specie Fagiano, Lepre, Quaglia e Volpe a partire dalla terza domenica di settembre; apertura generale a tutte le specie migratrici, alla Coturnice, alla Starna e al Cinghiale a partire da sabato 3 ottobre; reinserimento di alcune specie cacciabili come: Frullino, Codone, Mestolone, Canapiglia; chiusura della caccia a Tordo bottaccio, Cesena e Tordo sassello al 20 di gennaio; chiusura della caccia alla Beccaccia al 20 di gennaio (e non il 10) per quegli Atc che hanno realizzato i monitoraggi durante il periodo di svernamento della specie e in cui i dati ottenuti hanno dimostrato un'adeguata presenza; possibilità di estensione della caccia al Colombaccio dall'1 al 10 febbraio". L'Assessorato ha posto particolare attenzione alla caccia al Cinghiale, specie estremamente critica negli impatti sulle economie agrarie. La caccia collettiva (braccata e girata) al Cinghiale inizierà il 3 ottobre e terminerà il 2 gennaio; nelle zone soggette al Patom si aprirà invece il 1 novembre e terminerà il 31 gennaio. "Elemento di rilevante novità - aggiunge Pepe - per il Cinghiale è l'introduzione, in via sperimentale, della caccia di selezione che ogni Atc potrà effettuare attraverso la redazione appositi piani di prelievo suddivisi per sessi e classi di età, anche oltre i mesi tradizionali di caccia. Questa innovazione si inserisce nella ferma volontà della Regione di limitare gli impatti negativi della specie sulle attività agricole abruzzesi, agendo attraverso uno strumento ordinario e continuativo di gestione (la caccia di selezione) e non più solo con uno strumento straordinario come il selecontrollo, realizzato esclusivamente fino ad oggi". (REGFLASH) US 150807