sabato 30 maggio 2015

Teramo. Abbattimenti dei cinghiali Provincia sotto attacco

I presidenti degli Ambiti di caccia: piano inefficace, pericoloso e contro le norme La replica di Di Sabatino: funziona, nelle prime due settimane eliminati 150 capi.

TERAMO. Sono sul piede di guerra gli esponenti degli ambiti territoriali di caccia (Atc) del Vomano e del Salinello per il piano di contenimento dei cinghiali varato dalla Provincia, ritenuto fallimentare e pericoloso per cacciatori e colture tanto da chiedere l’intervento di prefetto e questore affinchè si raccordino sul problema con la polizia provinciale e il corpo forestale a tutela del rispetto delle norme.

 
Secondo Francesco Sabini, presidente dell’Atc Salinello, prima dell’approvazione del piano quinquennale, avvenuta senza l’apertura di un tavolo tecnico per concordare le strategie con i cacciatori, servivano un censimento dei cinghiali, e un piano di valutazione dei danni che gli ungulati provocano sul territorio. Sulla stessa linea Franco Porrini dell’Atc Vomano che sottolinea come il censimento sia una procedura obbligatoria prevista da un regolamento regionale, che la Provincia avrebbe ignorato modificando oltre tutto i periodi di intervento (il piano di contenimento doveva finire il 30 giugno, invece è stato prorogato al 12 luglio) e il numero dei capi da abbattere. «Senza censimento», spiegano i due, «il contenimento avviene in maniera scriteriata e può accadere che gli agricoltori possano subire danni causati dalle squadre operative. Ma l’Ufficio caccia dell’ente è stato sordo alle istanze che vengono dal mondo venatorio, agricolo e ambientale, riproponendo un ‘copia e incolla’ dei piani precedenti, con abbattimenti casuali». «Basti pensare che di recente», gli fa eco Sabini, «nella zona di ripopolamento e cattura di Castellalto sono state impiegate 98 persone per l’abbattimento di un solo cinghiale. Invece in zone dove il problema ha i tratti di una calamità tipo Bisenti, Tossicia, Arsita, Isola e Castelli, gli interventi sono inesistenti».

Nel mirino dei cacciatori finisce anche il metodo con cui vengono eseguiti gli abbattimenti: secondo gli Atc era da preferire la postazione fissa piuttosto che il metodo della girata, applicato secondo i cacciatori in forma anomala dalla Provincia. «La girata prevede un cane e cinque unità», spiegano i due presidenti, «mentre l’Ufficio caccia sta di fatto applicando braccate con squadre da 15 persone e tre cani». Tra le illegalità denunciate da Sabini e Porrini c’è poi l’assenza di personale in possesso delle specifiche abilitazioni previste dal regolamento regionale, che solleverebbe responsabilità civili e penali in caso di incidenti di caccia.

Sulla polemica, difendendo il decisionismo della Provincia, è intervenuto il presidente Renzo Di Sabatino, che così ha replicato: «Non si tratta di una riapertura della caccia ma di interventi straordinari attuati da selecontrollori per ridurre drasticamente i danni alle colture e le risorse pubbliche impiegate per risarcire gli agricoltori». Di Sabatino sostiene che il piano è stato approvato dall’Ispra e che le modalità sono quelle previste dal regolamento regionale, snocciolando i numeri delle prime due settimane: 150 cinghiali abbattuti; su 54 squadre, 45 partecipano attivamente nei territori assegnati; 4 squadre operano in distretti dove la presenza degli ungulati è meno invasiva e c’è un tetto agli animali da abbattere (massimo 6); 5 non hanno aderito al Piano.

Fonte: ilcentro.it del 29 maggio 2015

domenica 17 maggio 2015

Cinghiali. Al via le battute per prelievo e abbattimento. Teramo: si inizia il 16 e si termina il 12 luglio

Teramo. Il 16 maggio iniziano le battute per il prelievo e l’abbattimento dei cinghiali. Si comincerà dai distretti dove sono stati rilevati i maggiori danni all’agricoltura: danni e abbattimenti che da quest’anno potranno essere monitorati in tempo reale grazie all’utilizzo della piattaforma digitale sulle segnalazioni già in uso dall’ente.

Le squadre sono composte da selecontrollori e selecacciatori residenti nel territorio provinciale: si tratta di cacciatori specializzati muniti di uno speciale patentino che viene rilasciato in seguito ad un corso di formazione.

Sul sito dell’ente http://www.provincia.teramo.it/aree-tematiche/agricoltura/caccia/piano-di-abbattimento-dei-cinghiali-pubblicato-l-avviso-per-la-partecipazione tutta la documentazione sul Piano e l’avviso pubblico per aderire alle battute.

Le operazioni di controllo avranno inizio sabato e si protrarranno fino al 12 luglio; ad operare e coordinare tutti gli interventi sarà la Polizia Provinciale. Il Piano, che ha avuto il parere favorevole dell’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (ISPRA), prevede abbattimenti significativi all’interno degli Istituti di tutela provinciali (ZRC; Aree Cinofile, ecc.) e nelle zone non vocate (Comprensorio C4), ma anche prelievi all’interno dei Distretti di caccia, con numeri di capi da abbattere pianificati sulla base dei danni riscontrati nel 2014 e verificati nel 2015.

I principali danni, infatti, si verificano fra maggio e giugno e poi in autunno soprattutto alle colture di cereali ed è quindi in questi periodi che, sulla base delle indicazioni dell’Ispra e dei dati territoriali, conviene intervenire con un Piano di abbattimento.

Con i due Piani, quello quinquennale e quello annuale, sono stati definiti: la quota di prelievo per ogni ambito territoriale, le modalità di contenimento e i periodi ma e questa è la novità, siamo di fronte a strumenti flessibile che, grazie al monitoraggio costante, potranno essere adattati alle esigenze del territorio.

Dallo studio prodotto dall’Ufficio Caccia si evince che “nel periodo 2008/2009, quando furono effettuati abbattimenti massicci su tutto il territorio e nel periodo ideale (maggio/giugno) c’è stata una riduzione del danno del 44%. Dal 2010/2013, con abbattimenti discontinui su parte del territorio (2010-2012) in periodi non ottimali (2010-2012-2013-2014) il danno è aumentato del 61%.”.

“Ridurre i danni agli agricoltori e abbattere drasticamente la spesa pubblica per i rimborsi è il principale obiettivo che ci poniamo – afferma Pergiorgio Possenti, consigliere delegato alla caccia – nel 2014 siamo arrivati a 350 mila euro di danni: partendo per tempo contiamo di risparmiare almeno 50 mila euro. Come ampiamente documentato sia nel Piano quinquennale che in quello annuale, la proliferazione dei cinghiali ha raggiunto limiti non compatibili con gli equilibri ambientali e la loro presenza viene segnalata in zone assolutamente lontane dall' habitat naturale. Comunque siamo di fronte ad un Piano flessibile che potremo modificare e adattare sulla base dei rilievi costanti che verranno effettuati”.

Cinghiali: Coldiretti Chieti, "serve un piano di gestione"


UN PIANO DI GESTIONE PER I CINGHIALI. Coldiretti Chieti chiede alla Provincia la veloce approvazione del nuovo piano di gestione del cinghiale, "come già fatto - spiega il direttore Gabriele Battistelli - dalle Province di Teramo e Pescara". La notizia che entro la prima decade di giugno comincerà nel Vastese l'abbattimento dei cinghiali per iniziativa dell'Atc rappresenta, secondo Battistelli, "un primo passo, ma noi non abbasseremo la guardia, perché si tratta di un problema grandissimo che ora - conclude il direttore di Coldiretti Chieti - deve trovare una soluzione compiuta e duratura".

Abbattimento cinghiali Abruzzo, si parte dal Teramano

Teramo. Dopo l’approvazione dei relativi piani quinquennali per la gestione degli ungulati, le Province di Pescara e Teramo passano alla fase operativa.

Da sabato 16 maggio infatti, nel teramano inizierà l’attività di selecontrollo dei cinghiali e si protrarrà fino alla data compresa del 12 luglio; ad operare e coordinare tutti gli interventi sarà la Polizia Provinciale la quale si avvarrà, come espressamente previsto dal Regolamento Regionale per gli ungulati dei Selecontrollori e Selecacciatori (SC) residenti nella stessa provincia.

La Provincia di Pescara darà il via agli abbattimenti dopo il 20 maggio mentre quella di Chieti ha previsto l’inizio del prelievo entro la fine del mese corrente.

L’assessore alla Caccia, Dino Pepe, ha espresso la sua soddisfazione: “Ringrazio il mondo dei cacciatori, gli ATC e gli amministratori provinciali, per la fattiva collaborazione che ha portato alla realizzazione di questo percorso virtuoso.

Per la prima volta sarà possibile cacciare oltre i tempi stabiliti dal calendario venatorio annuale. Grazie al confronto con il mondo venatorio – ha proseguito Pepe – abbiamo raggiunto un ottimo risultato che permetterà di contrastare sia i danni in agricoltura e sia gli incidenti stradali causati dai cinghiali e, contestualmente, migliorerà l’ecosistema abruzzese”.

L’assessore ha concluso sottolineando che grazie ai fondi predisposti per i prossimi anni, il cinghiale diventerà una risorsa, infatti “nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale sono state previste risorse per creare una filiera basata sul cinghiale, per generare un’economia nuova, come già successo in altre regioni italiane.

Inoltre nel bilancio regionale è stata aumentata del 50% la voce riguardante gli indennizzi per i danni causati da fauna selvatica (da 500.000 a 700.000 euro)”.

giovedì 7 maggio 2015

Abruzzo, caccia: Pepe, bene approvazione piani quinquennali

Pescara,29 apr. Sono stati approvati dalle Province di Pescara e Teramo i piani quinquennali per la gestione degli ungulati. Anche la Provincia di Chieti ha comunicato la prossima approvazione degli stessi. Lo ha reso noto l’assessorato alla Caccia che ha voluto fortemente, con la convocazione di numerosi tavoli tecnici specifici, la realizzazione di questo percorso. Gli strumenti di programmazione venatoria serviranno a limitare la proliferazione della specie, anche in aree dove la sua presenza non e’ compatibile con gli elementi faunistici, ambientali e antropici, e, dunque, ridurre i danni alle colture. Lo riporta una nota diffusa, poco fa, dal servizio stampa della Regione Abruzzo. I dettagli della nota, della quale si riporta l’intero contenuto testuale, sono stati resi pubblici, alle 17, anche mediante il canale web dell’ente, sul quale ha trovato ampio spazio la notizia. Con i due Piani si definiscono la quota di prelievo per ogni ambito territoriale, le modalita’ di contenimento ed i periodi. L’assessore Pepe ha espresso la sua soddisfazione ricordando che "gli importantissimi ed attesi provvedimenti contribuiranno ad affrontare le problematiche determinate dall’eccessivo incremento numerico dei cinghiali, responsabili di ingenti danni alle attivita’ agricole e zootecniche e causa di molti incidenti stradali. Ringrazio le Province, gli Atc e la struttura regionale – ha proseguito Pepe – per la fattiva collaborazione spesa in questi mesi". Pepe: "I Piani permetteranno di intervenire in modo efficace non solo per contrastare i danni ma anche per attuare una gestione sostenibile, sia dal punto di vista ambientale e sia sanitario-zoonosico. Nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale, sono state previste risorse per creare una filiera basata sul cinghiale, per generare un’economia virtuosa, come gia’ successo in altre regioni italiane". Le battute per il contenimento dei cinghiali dovrebbero iniziare entro maggio. Purtroppo e’ da segnalare l’assenza della Provincia di L’Aquila da tutti i tavoli tecnici convocati dall’ assessore Pepe.

Abruzzo. Cinghiali, Coldiretti: attuare subito nuovo piano quinquennale

“E’ necessario attuare da subito il nuovo Piano quinquennale di gestione del cinghiale e promuovere un’azione divulgativa forte, realizzata insieme all’Atc, per illustrare le importanti novita’ contenute nel provvedimento approvato a fine aprile dal consiglio provinciale di Pescara”. E’ quanto Coldiretti chiedera’ domani sera alle 19.00 in un incontro a Catignano, nella sala Auditorium del Comune, con i consigli sezionali dei Comuni di Brittoli, Vicoli, Carpineto, Villa Celiera, Catignano, Civitella, Farindola, Cugnoli, Penne e Montebello al quale e’ stato invitato anche Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara, la sola insieme a Teramo ad aver approvato su pressing di Coldiretti Abruzzo e dell’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe (che ha personalmente convocato e presieduto i diversi incontri con le amministrazioni provinciali) il nuovo Piano di gestione dei cinghiali. Provvedimento che, in attuazione del regolamento regionale, prevede la “caccia” del cinghiale tutto l’anno e, nello specifico, due importanti novita’: la suddivisione della provincia in aree vocate (in cui sono ammessi i cinghiali) e non vocate (in cui devono essere abbattuti tassativamente dai selecontrollori) nonche’ l’abbattimento immediato da parte delle guardie venatorie, dei cacciatori abilitati e degli agricoltori su segnalazione delle organizzazioni agricole, dei Comuni e dei proprietari dei terreni. “Un importante passo in avanti dopo anni di confronti, richieste, dibattiti e rimostranze – commenta Coldiretti, che pero’ non ha intenzione di abbassare la guardia su una problematica particolarmente sentita dal mondo agricolo. “Ora e’ necessario – evidenzia il presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich – che gli agricoltori recepiscano le novita’ ma soprattutto che la Provincia attui concretamente, di concerto con l’Ambito territoriale di caccia (Atc) al quale chiediamo una maggiore assunzione di responsabilita’, il Piano di gestione per ripristinare l’equilibrio tra la flora e la fauna selvatica. In caso contrario infatti sarebbe scontata la forte reazione degli agricoltori che, oltre ai danni subiti finora, si sentirebbero anche beffati e traditi dalla legge”. Primi importanti passi verso una soluzione che, se da una parte vengono incontro alle esigenze degli agricoltori avanzate ripetutamente alla pubblica amministrazione, di certo non passeranno inosservati ai cittadini pescaresi che negli ultimi anni hanno iniziato a “condividere” con i pericolosi cinghiali – scesi a valle attirati dalla necessita’ di cibo – anche alcuni tratti di spiaggia. “E’ paradossale – commenta Alberto Bertinelli direttore di Coldiretti – che nell’anno dell’Expo, in cui si parla della necessita’ di nutrire il pianeta, in alcune regioni ci siano ancora cinghiali pericolosi e liberi di distruggere il cibo che qualcuno, con il proprio lavoro, ha duramente prodotto. Aspettiamo ora – conclude Bertinelli – l’approvazione dei Piani provinciali di gestione dei cinghiali da parte delle Provincie di Chieti e L’Aquila in modo che si possa attuare un’azione omogenea di controllo e prevenzione della fauna selvatica a livello regionale”.

domenica 12 aprile 2015

Caccia cinghiale. Piano quinquennale presentato dalla Provincia di Teramo

Teramo. La Provincia ha messo attorno allo stesso tavolo la Consulta della caccia (all’interno della quale siedono tutte le associazioni, anche quelle ambientaliste e degli agricoltori) e i rappresentanti dei tre Ambiti territoriali di caccia per presentare la bozza del nuovo Piano per il contenimento del cinghiale. Un piano di durata quinquennale che “si pone due obiettivi” come spiegato dal consigliere provinciale delegato, Piergiorgo Possenti: “controllare la riproduzione e la presenza della specie soprattutto in quelle aree dove la sua presenza non è compatibile con gli elementi faunistici-ambientali e antropici; ridurre i danni all’agricoltura che dal 2010 hanno ripreso a crescere in maniera esponenziale”.

Nel 2014 siamo arrivati a circa 350 mila euro di richieste di rimborso ma la Regione stanzia circa la metà della somma e negli ultimi anni, anche considerando il contributo economico messo in bilancio dalla Provincia ad integrazione, difficilmente si è riusciti a rimborsare più del 40%.

I principali danni si verificano fra maggio e giugno e poi in autunno soprattutto alle colture di cereali ed è quindi in questi periodi che, sulla base delle indicazioni dell’Ispra e dei dati territoriali, bisognerebbe intervenire con un Piano di abbattimento.

La bozza di Piano, presentata ai portatori di interesse, partendo da un’analisi che abbraccia dieci anni, stabilisce la quota di prelievo per ogni ambito territoriale; le modalità di contenimeto e i periodi. Dallo studio presentato dall’Ufficio Caccia e illustrato da Giovanni Castiglione si evince che nel periodo 2008/2009, quando furono effettuati abbattimenti massicci su tutto il territorio e nel periodo ideale (maggio/giugno) c’è stata una riduzione del danno del 44%. Dal 2010/2013, con abbattimenti discontinui su parte del territorio (2010-2012) in periodi non ottimali (2010-2012-2013-2014) il danno è aumentato del 61%.

L’iter. Entro il 7 aprile potranno presentare le proprie osservazioni i portatori di interesse

(associazioni venatorie, ambientaliste e agricole); entro il 10 aprile, invece, si aspettano le osservazioni degli Ambiti territoriali di caccia. Subito dopo il Consiglio dovrebbe approvare il Piano di abbattimento in maniera da riuscire a intervenire fra maggio e giugno.

“Mi aspetto soluzioni e proposte concrete – ha chiosato il presidente Renzo Di Sabatino invitando tutti i presenti ad un giusto compromesso – sarebbe auspicabile licenziare un Piano ampiamente condiviso perché in questo modo sono maggiori le probabilità di successo rispetto agli obiettivi: riportare la presenza dei cinghiali sul territorio e i danni alle colture ad un livello fisiologico. Ma se questo non fosse possibile la politica non si tirerà indietro e farà comunque la sua scelta”.

Fonte: pagineabruzzo.it del 30 marzo 2015

giovedì 26 marzo 2015

Cinghiali, a fine mese il piano di emergenza della provincia di Pescara

Cinghiali, a fine mese il piano di emergenza della provincia di Pescara
Obiettivo: ridurre i danni che la specie arreca alle colture agricole

PESCARA. Il presidente della Provincia Antonio Di Marco martedì pomeriggio ha incontrato nella sala Figlia di Iorio i sindaci del pescarese e le associazioni degli agricoltori per presentare loro la proposta di Piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale 2015-2019 in Provincia di Pescara.

Hanno partecipato i Comuni di Montebello di Bertona, Carpineto della Nora, Farindola, Loreto Aprutino, Corvara, Sant’Eufemia a Maiella oltre ai rappresentanti della Confederazione Italiana degli Agricoltori e della Coldiretti. 
Il piano, redatto dal settore Ambiente della Provincia in collaborazione con l’Ambito Territoriale di Caccia “Pescara”, ha riscosso un consenso unanime da parte degli intervenuti.
«Questo documento – dichiara Di Marco – rappresenta uno strumento fondamentale e strategico per una corretta gestione delle popolazioni dei cinghiali, al fine di ridurre i danni che la specie arreca alle colture agricole».
Tutti i presenti hanno auspicato l’avvio di una specifica collaborazione tra le aree protette (Parchi e Riserve regionali) e le Province e la Regione.
La presenza dei cinghiali sul territorio provinciale, infatti, è diventata ormai una vera e propria emergenza, «e in quanto tale deve essere affrontata, con la collaborazione di tutti. Non è più ammissibile che ogni ente operi per sé senza alcun coordinamento, sprecando tempo e risorse finanziarie», ha sottolineato il presidente. 
A fine riunione è stato chiesto ai presenti di presentare eventuali osservazioni in tempi ristretti, dato che il piano dovrà essere sottoposto all’approvazione del Consiglio Provinciale entro la fine del mese per consentire l’attivazione degli interventi a partire dal mese di maggio.
Tra le novità introdotte vanno segnalate: la responsabilizzazione sulle attività di controllo e prevenzione danni delle squadre di caccia al cinghiale assegnatarie di specifiche porzioni di territorio (zone); costituzione di una TASK FORCE di pronto intervento, che opererà su richiesta degli agricoltori; l’attivazione della filiera di commercializzazione delle carni di cinghiale; riduzione dei danni alle colture per un importo di 200.000 €.

sabato 21 marzo 2015

Caccia, riunione operativa in Regione su problematica cinghiali

Pescara. Una valutazione sulla prossima attivazione dei Piani di Gestione Quinquennali dei cinghiali che prevedono gli abbattimenti selettivi per il controllo e la riduzione numerica della specie nelle singole province, al fine di ridurne i danni provocati all’agricoltura, alla circolazione stradale, all’altra fauna selvatica ed al territorio.

E’ stato il tema al centro di una riunione che si è tenuta presso gli uffici regionali dell’Assessorato alla Caccia, a Pescara, ed alla quale hanno preso parte l’assessore con delega alla Caccia, Dino Pepe, i rappresentanti delle quattro Province abruzzesi ed il Direttore del Dipartimento Regionale Sviluppo Economico e Politiche Agricole.

Dall’incontro, oltre alla volontà di contribuire a migliorare l’attuale regolamento, è emerso che le Province di Teramo e Pescara hanno già redatto il suddetto piano e prossimamente sarà deliberato dai rispettivi Consigli Provinciali.

Per quanto riguarda la provincia di Chieti, che presenta difficoltà di interlocuzione con l’ATC Vastese, si intende esercitare il potere sostitutivo al fine di provvedere con celerità all’elaborazione del protocollo operativo mentre la Provincia dell’Aquila si è impegnata a redigere il documento programmatico con l’ausilio tecnico del Corpo di Polizia Provinciale.

Al fine di verificare la stesura definitiva dei suddetti Piani e rendere operative le azioni di selecontrollo dei cinghiali, entro il più breve tempo possibile, per contrastare e ridurre i danni provocati dai cinghiali, si è convenuto di fissare una nuova riunione entro la prima decade di aprile.

domenica 8 marzo 2015

Per la Federcaccia la beccaccia è stabile, per il Centro Studi Beccacce la specie è un declino

Federcaccia Abruzzo critica Centro Studi Beccacce per alcune inesattezze in alcuni articoli.

beccaccia uccisa
Continua la divulgazione di inesattezze da parte di Centro Studi Beccacce, associazione a cui difettano la conoscenza scientifica e l’operatività. Nell’articolo apparso sulla stampa del 28/02/2015 si legge: “Beccaccia a rischio di estinzione”, nulla di più inesatto, la specie beccaccia è ritenuta demograficamente “stabile “nell’areale riproduttivo. Tale valutazione dell’Uniione Eutropea deriva dai giudizi scientifici di importanti enti quali Wetlands International e Bird Life International. L'Unione Europea ha infatti esclusa la beccaccia dalle specie che necessitano di Piano di Gestione Internazionale non rinnovando tale documento nel 2012. Le velleità invece non difettano a questa associazione che si propone come soggetto coordinatore per attività che sono in capo alla Regione stessa, quali il monitoraggio della specie suddetta e si propone quale terminale raccoglitore dei dati relativi agli abbattimenti nella stagione venatoria. La conoscenza delle norme eviterebbe a questa novella associazione dall’altisonante denominazione, brutte figure ed atteggiamenti che ad un cattivo pensatore apparirebbero quantomeno arroganti, pretendendo di volersi sostituire a Regione e ATC nelle loro funzioni. E’ bene anche si sappia che la FANBPO è una federazione di associazioni privatistiche (di beccacciai) che non ha nessun ruolo istituzionale, quindi un semplice circolo di appassionati.

La FACE, federazione delle associazione venatorie europee, non annovera l’associazione Beccacciai d’Italia come sua espressione, mentre l’associazione Amici di Scolopax è partner ufficiale dell’Ufficio Avifauna della Federazione Italiana della Caccia membro della FACE, i cui corsi in Abruzzo sono riconosciuti dall’ISPRA, ed ha un protocollo di monitoraggio che gode del patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Ed è stata appunto la FACE a far riconoscere come stabile lo status della specie beccaccia, non CSB o altri che sostengono periodi venatori alla beccaccia restrittivi rispetto ai periodi biologici scientificamente accertati.

L’associazione Amici di Scolopax, diversamente da Beccacciai d’Italia ha tenuto in Abruzzo, corsi di preparazione per il monitoraggio delle beccacce gratuitamente ponendo l’interesse collettivo al di sopra di interessi economici, propensione di molti in questo momento nella nostra regione. Amici Di Scolopax e Federcaccia anche quest’anno proseguono, con la Regione Abruzzo e gli Enti Parco, la ricerca scientifica con il progetto Overland, catturando delle beccacce e dotandole di trasmettitori satellitari.

E’ per questi motivi che la Federazione Italiana della Caccia Abruzzo, in accordo con i propri vertici nazionali, e l’associazione Amici di Scolopax ONLUS stigmatizzano le affermazioni e l’operato dell’associazione CSB che, tra l’altro, sembrerebbe avere sede all’interno dell’ATC Chietino- Lancianese. Se così fosse, sarà opportuno che gli Organi di controllo intervengano per verificarne la liceità. La Federazione Italiana della Caccia ricorda la diffida per i suoi dirigenti e i suoi soci ad avere collaborazioni con tale associazione come stabilito dalla Federcaccia Nazionale.
Federcaccia 

Fonte: cacciapassione.com del 07 marzo 2015

domenica 15 febbraio 2015

Arci Caccia scrive ad assessore Pepe: ‘Realizzare tre obiettivi’

Pescara. L’Arci Caccia ha scritto all’Assessorato Regionale alla Caccia e ai Gruppi Consiliari affinchè si realizzino immediatamente tre obiettivi: l’istituzione dell’Osservatorio Faunistico Regionale, l’approvazione del Piano Faunistico e la redazione di un Piano pluriennale di gestione degli ungulati.

Nella lettera alle Istituzioni, l’Arci Caccia, raccomanda il ruolo fondamentale di coordinamento che deve svolgere la Regione anche per garantire la qualità della formazione delle figure specializzate e per assicurare che le attività di Province e ATC siano finalmente coerenti con gli indirizzi di “piano”.

Nel testo l’Ordine del Giorno approvato recita:
‘La conservazione e la tutela degli ambienti e della fauna selvatica, nel contesto della valorizzazione dell’agricoltura, assumono un rilievo straordinario nella nostra Regione anche per concorrere alla fuori uscita dalla pesante crisi economica e alla sopravvivenza delle nuove generazioni nella loro terra che trova, nella bellezza del paesaggio e nelle tradizioni agricole, una risorsa per l’oggi e per il futuro.
Il turismo è indispensabile alla nostra economia che ha bisogno di saper tutelare e arricchire la presenza dell’Orso Marsicano e la “naturale capacità di coabitazione” con allevatori, agricoltori e cittadini.
Occorre una strategia di gestione del territorio e della fauna selvatica che con le differenze, così come previste dalle norme, coniughi e integri l’importante ruolo dei parchi con il restante territorio agro-silvo-pastorale, valore inestimabile per la Biodiversità. L’Abruzzo deve essere sempre più patrimonio del mondo e rappresentante qualificato dell’Italia.
Abbiamo bisogno di scienza e conoscenza superando il limite venatorio. “Apprendisti stregoni” al servizio del “politico di turno” e di una gestione lottizzata della fauna selvatica penalizzano il nostro patrimonio naturale e l’attività venatoria ne esce delegittimata.
Indichiamo alcune priorità che sottoponiamo all’attenzione della politica e della società.

Dopo la legge Del Rio, di riordino delle competenze delle Province, occorre rivedere le competenze delle stesse, di Regioni e ATC, anche alla luce degli obiettivi che proporrà il Piano Faunistico al fine di realizzarli e non lasciarli sulla carta come per il passato. Le nostre proposte sono:

Istituire l’Osservatorio Faunistico Regionale.
L’istituzione dell’OFR è fondamentale per una regione come l’Abruzzo che ha bisogno di tecnici preparati (con curricula riconosciuti, comprovati da pubblicazioni scientifiche, ecc.), trasparentemente gestito e sottoposto a periodiche verifiche delle ricerche, dei risultati raggiunti.
L’OFR può creare le migliori condizioni per redigere calendari venatori tecnicamente rispondenti alle esigenze di una Regione come l’Abruzzo anche per realizzare intese con le Regioni confinanti per una sostenibile e funzionale mobilità programmata.

Approvare il piano faunistico regionale.
Le esigenze di tutela e conservazione (Patom in primis) per la presenza dell’Orso, del Lupo, del Camoscio d’Abruzzo, della Lepre Italica, della Coturnice ecc, ormai non consentono di rimandare “oltre” la stesura del nuovo piano faunistico. Continuare a gestire al “buio” è un’offesa alla Comunità abruzzese e produce danni inestimabili al patrimonio faunistico di tutti i cittadini con dissipazione di risorse umane ed economiche, a tutto vantaggio di “imbonitori” e “contaballe” dei ripopolamenti.

Al fine di riportare la gestione degli “ungulati” in un contesto di ordinarietà occorre, in via eccezionale, redigere un piano pluriennale di gestione degli ungulati, con l’obbiettivo di prevenire e ridurre i danni da fauna selvatica fino alla definizione di un punto di equilibrio con l’imprenditoria agricola’

domenica 8 febbraio 2015

Regione: Camillo Rastelli nuovo consulente delle Politiche Venatorie

L’Aquila. E’ stato nominato dal Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso come consulente a titolo gratuito per le attività di supporto per le Politiche Venatorie il signor Camillo Rastelli.

“Lavorerò in perfetta sinergia con il Presidente D’Alfonso e con l’assessore regionale alle politiche venatorie Dino Pepe ai quali va il mio ringraziamento per la fiducia dimostratami – afferma Rastelli -.


Bisogna dare vita a confronti costruttivi su un argomento complesso e controverso come quello della caccia dove è necessario raggiungere il giusto equilibrio tra le esigenze del mondo venatorio, agricolo e ambientale.

L’obiettivo è dunque lavorare per un’attività venatoria responsabile e sostenibile – conclude Rastelli- e per la realizzazione di una rinnovata sintonia con l’opinione pubblica”.

martedì 3 febbraio 2015

Regione Abruzzo. Pepe, anche a Teramo proroga caccia al colombaccio

(REGFLASH) Pescara, 2 feb. Via libera della Giunta Regionale alla proroga della caccia al colombaccio fino all'8 febbraio 2015 anche in provincia di Teramo. L'Assessore alla Caccia Dino Pepe, ha reso noto che, dopo le province di Pescara e Chieti, anche quella di Teramo ha richiesto la proroga, dopo aver acquisito il parere dell'ISPRA che prevede le stesse prescrizioni indicate in precedenza per le Province di Chieti e Pescara. Infatti, la caccia è consentita nella forma dell'appostamento fisso o temporaneo e senza l'ausilio del cane, per non arrecare disturbo agli uccelli acquatici e ai falchi Pellegrino e Lanario. Gli appostamenti utilizzati dovranno essere collocati a non meno di 500 metri da zone umide e da pareti rocciose o parzialmente tali ma è vietata nelle aree SIC con presenza del Lanario o del Falco Pellegrino.

sabato 31 gennaio 2015

Prolungata la caccia al colombaccio. Insorgono gli ambientalisti

Le Province di Chieti e Pescara chiedono una proroga fino a febbraio e la Regione acconsente. Wwf: “Si soccombe ancora agli interessi dei cacciatori”

DAI, SALVATE IL COLOMBACCIO! Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo ha deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.

“Si tratta di una scelta immotivata e assurda - dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo - anche in considerazione delle gravi lacune gestionali dell’Ufficio Caccia regionale: l’Abruzzo continua a basarsi su un Piano Faunistico Venatorio scaduto da anni e sicuramente ormai non più compatibile con le attuali esigenze di pianificazione. L’estensione della caccia a febbraio rappresenta una occasione persa dai nuovi Presidenti delle Province di Chieti e di Pescara e dall’Assessore Regionale alla Caccia Dino Pepe per restituire dignità al nostro territorio e alla fauna selvatica. Anche a febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno costrette a sopportare l’impatto dei circa 16.000 cacciatori abruzzesi con conseguenze negative non solo per gli animali ma anche per gli altri fruitori dell’ambiente. Ricordiamo, tra l’altro, che nella stagione di caccia al momento non conclusa si sono avuti due morti (Montorio al Vomano e Torrebruna) e tre feriti (Sant’Omero, Scafa e Pettorano) a causa di colpi di fucile vaganti”.

CONTROLLI INESISTENTI. Al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti.

"Chi assicura – sottolineano il WWF e Salviamo l’Orso – che i cacciatori uccideranno solo colombacci e non altre specie protette? Chi impedirà ulteriori morti e feriti? Gli enti pubblici da tempo non sono in grado di effettuare controlli venatori sul territorio regionale. Bisogna infatti sapere che, secondo i dati statistici più aggiornati disponibili (Schede sui sistemi di prevenzione regionali in materia di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare. Regione Abruzzo 2012, riferite a dati 2007) nella nostra regione è attivo un solo agente/guardia ogni 1.000 ettari di territorio".

giovedì 29 gennaio 2015

Caccia: da Giunta proroga per colombaccio su Provincia Pescara e Chieti

colombacci
ABRUZZO. Via libera della Giunta regionale alla proroga della caccia al colombaccio fino all'8 febbraio 2015. Lo rende noto l'assessore alla Caccia Dino Pepe, dopo che la Giunta regionale ha approvato la delibera presentata dall'assessorato che autorizza la proroga della caccia al colombaccio, nella forma dell'appostamento fisso o temporaneo e senza l'ausilio del cane, fino all'8 febbraio nelle province di Pescara e Chieti. Erano state le stesse amministrazioni provinciali a chiedere alla Regione, sulla base del calendario venatorio ed acquisito il parere dell'Ispra, il provvedimento di proroga. Al fine di non arrecare disturbo agli uccelli acquatici e ai falchi Pellegrino e Lanario, l'Ispra ha prescritto che gli appostamenti utilizzati per la caccia al colombaccio dovranno essere collocati a non meno di 500 metri da zone umide e da pareti rocciose o parzialmente tali ed il divieto dell&rsquoattività venatoria nelle aree SIC con presenza del Lanario o del Falco Pellegrino.


sabato 17 gennaio 2015

Febbo e Sospiri: ‘Buttati 10 giorni per caccia alla beccaccia’

Febbo e Sospiri: "a causa dell’incapacità della Regione di gestire correttamente la materia"

beccaccia uccisa
L’AQUILA 14/01/2015 –“Il Ministero dell’Ambiente, il 4 dicembre 2014, su invito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del Caso Eupilot 6955/14/ENVI – calendari venatori – rispetto degli art. 2,5 e 7 della Direttiva 2009/147/CE concernente la conservazione degli uccelli selvatici, ha scritto alla Provincia di Udine per chiedere spiegazioni sul calendario venatorio 2014-2015, dove per le specie Tordo bottaccio, Cesena e Beccaccia la caccia si chiude al 31 gennaio. In tale nota si chiedeva alla Provincia di anticipare la chiusura della caccia a tali specie almeno al 20 gennaio. Il sistema EU Pilot, rappresenta un meccanismo di risoluzione dei problemi, di implementazione del diritto dell’Unione europea e di scambio di informazioni tra la Commissione e gli Stati membri concepito per la fase antecedente all’apertura formale della procedura di infrazione ex art. 258 TFUE”. E’ quanto spiegano il Presidente della Commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo e il Capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri.

“Durante il mio mandato di Assessore alla Caccia – sottolinea Febbo - la Regione Abruzzo aveva iniziato un percorso sulla gestione della Beccaccia con la raccolta dei dati sulla specie che permetteva la chiusura della caccia proprio al 20 gennaio. L’attuale Giunta regionale invece non è stata capace nemmeno di copiare i calendari degli anni precedenti e i cacciatori abruzzesi hanno perso 10 giorni di caccia alla specie. La nota sul caso Eupilot aperto è molto preoccupante, soprattutto per quelle Regioni che non hanno avviato un percorso virtuoso sulla gestione delle specie in cattivo stato di conservazione, tra cui la Coturnice. In particolare, la UE chiede all’Italia i dati sui carnieri realizzati, se esistono studi, valutazioni, monitoraggi e censimenti sulle specie in cattivo stato di conservazione ed altro, prima di avviare la procedura d’infrazione."

“Il lavoro svolto da Mauro Febbo - aggiunge Sospiri - in tal senso è stato più che lungimirante e grazie al programma Artemide per la gestione dei carnieri, la gestione della Beccaccia, della Coturnice ed altre iniziative, probabilmente l’Abruzzo eviterà di essere coinvolto nella Procedura d’infrazione. Auspichiamo che questa Giunta sia in grado almeno di rispondere a quanto richiesto dalla Comunità europea, dato che in caso contrario la caccia sarà penalizzata in maniera irreversibile, con il pericolo di avviarsi verso limitazioni tali da far diminuire ancor di più il numero dei praticanti, in quanto si costringerebbero molti di coloro i quali ancora con grandi sforzi economici continuano a praticare la propria passione di una vita a desistere dal rinnovo del tesserino”.

Pepe si confronta con le province su problema cinghiali


(REGFLASH) Pescara, 15 gen. L'Assessore con delega alla Caccia, Dino Pepe, ha riunito, quest'oggi, a Pescara, le Province abruzzesi (era assente quella dell'Aquila) presso gli uffici dell'Assessorato, per affrontare le problematiche determinate dall'eccessivo incremento numerico dei cinghiali, responsabili di ingenti danni alle attività agricole e zootecniche e causa di molti incidenti stradali. A stagione venatoria conclusa il 31 dicembre scorso, si è rilevato come occorra subito attivare tutti gli strumenti previsti per il contenimento di questa specie dal Decreto del 27 maggio 2014, n. 5/Reg. (L.R. 10/2004 - Regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati). Al di la delle difficoltà applicative del suddetto regolamento che, a detta di tutti i partecipanti, necessità di un'opportuna revisione ed integrazione, per l'inclusione di altre specie di ungulati (capriolo e cervo), si è concordato che, nell'arco temporale di un mese circa, saranno approntati sia i Piani quinquennali di gestione sia i Piani di assestamento annuale i quali permetteranno di intervenire in modo efficace per contrastarne i danni e per attuare una gestione sostenibile, sia dal punto di vista ambientale e sia sanitario-zoonosico (Trichinellosi, malattie da Zecche. ecc...). Il tavolo di concertazione si è aggiornato a metà febbraio, al fine di una condivisione dei suddetti Piani con i Parchi ed altri portatori di interesse ed iniziare ad attuare un mirato ed efficiente programma di controllo selettivo dei cinghiali prima della ripresa vegetativa primaverile. 

martedì 13 gennaio 2015

Carne di cinghiale infetta nell'aquilano. Veterinari: pericolo per l'uomo

L'AQUILA - Controlli della Asl Sulmona-Avezzano-L’Aquila hanno individuato carne di cinghiale infetta, dovuta alla trichinella, parassita nocivo per la salute dell’uomo se ingerito.

Nei giorni scorsi, il Servizio Veterinario di Igiene degli alimenti di origine animale della Asl provinciale dell’Aquila, diretto dalla dottoressa Francesca De Paulis, ha imposto lo stop al consumo su un campione di carne di cinghiale, abbattuto nel territorio del comune di San Pio delle Camere, in provincia dell’Aquila.

La conferma della presenza del parassita, frutto della selvaggina da caccia, è arrivata oggi, in seguito a uno dei controlli che il servizio veterinario effettua, come accade ogni anno, a cavallo tra dicembre e gennaio. Oltre 600 le verifiche sulle carni compiute dal servizio della Asl 1 su tutti i cinghiali abbattuti, sia su quelli destinati ai laboratori di lavorazione sia su quelli riservati ai consumi privati.

Il campione infestato dalla trichinella, parassita che può trasmettersi all’uomo tramite il consumo di questo tipo di carne, cruda o poco cotta, verrà ora distrutto secondo le modalità di legge. Grazie alla sensibilizzazione promossa dal servizio di igiene degli alimenti di origine animale è stata avviata una proficua collaborazione con i cacciatori. Un’intesa sviluppata anche con corsi di formazione-informazione, svolti dallo specifico servizio dell’azienda sanitaria a beneficio degli stessi cacciatori, in collaborazione con le associazioni di categoria e gli enti preposti.

“Va evidenziata - spiega la De Paulis, direttore del servizio Igiene degli alimenti di origine animale della Asl n. 1 - l’importanza dei controlli preventivi. La Regione impone il controllo obbligatorio nei confronti della trichinellosi su tutti i cinghiali abbattuti, sia su quelli destinati ai laboratori di lavorazione sia su quelli destinati al consumo privato. Quest’anno abbiamo superato i 600 esami di carne in tutta provincia dell’Aquila. Tramite esami specifici sui capi possiamo intervenire ed evitare il manifestarsi della malattia che, seppur rara, può avere conseguenze gravi per la salute”.

La trichinellosi è una malattia parassitaria sostenuta da un verme tondo del genere Trichinella, in grado di infestare mammiferi, uccelli e rettili, soprattutto se animali carnivori o onnivori: passa dall’animale all’uomo con l’ingestione di carne fresca di alcune specie - in particolare cinghiale, suino, cavallo - ma il pericolo di contagio sussiste solo se la carne non è sottoposta a controllo sanitario.

“L’unico rischio - spiega ancora la De Paulis - è rappresentato dal consumo di prodotti a base di carne cruda o poco cotta di cinghiale, quali ad esempio gli insaccati freschi e stagionati, che andrebbero consumati solo se provenienti da animali preventivamente controllati. Il rischio sanitario non sussiste per il consumo di carne suina, equina e di selvaggina regolarmente macellata ed immessa in commercio, sulla quale il controllo per la ricerca della trichinella è sistematico. La possibilità di entrare in contatto con il parassita della trichinellosi è invece elevato per le carni di cinghiale non sottoposte a controllo sanitari”.

domenica 11 gennaio 2015

Sant'Omero (Te). Ragazzo impallinato mentre va in bicicletta

L'incidente sulla Bonifica: giovane ciclista aquilano colpito ad una gamba da un cacciatore e dimesso dall'ospedale con una prognosi di sette giorni

immagine di repertorio
SANT'OMERO. Un ragazzo di 14 anni è stato impallinato ad una gamba mentre andava in bicicletta sulla Bonifica del Salinello in compagnia di altri ciclisti. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri il colpo sarebbe partito accidentalmente da un gruppo di cacciatori che si muoveva nella boscaglia. Il fatto è avvenuto nella tarda mattinata di oggi nel territorio di Sant'Omero. Il ragazzo, che vive all'Aquila, si stava allenando con altri ciclisti di una società sportiva di Alba Adriatica. Inizialmente, quando il giovane ha avvertito il colpo, lui e gli altri hanno pensato si trattasse di una pietra. Immediatamente soccorso, il giovane è stato trasportato in ospedale con una macchina: dopo essere stato medicato al pronto soccorso dell'ospedale di Sant'Omero, il ragazzo è stato dimesso con una prognosi di sette giorni. I carabinieri indagano per identificare i cacciatori. (d.p.)

domenica 4 gennaio 2015

L’Aquila – Un cacciatore denunciato per l’uccisione di due caprioli

i due caprioli scuoiati
GEAPRESS – Una intensa e prolungata attività di controllo e di appostamento che ha infine portato i Forestali del Comando Stazione di Balsorano (AQ) a denunciare un cacciatore della provincia, che dovrà ora difendersi dall’accusa di avere ucciso due caprioli.

In particolare i forestali del Comando Stazione, al comando del Vice Ispettore D’Innocenzo Mauro, dopo aver proceduto al controllo di un mezzo sospetto, hanno esteso l’ispezione all’interno di un locale nella disponibilità del proprietario del mezzo. In tale contesto sono state rinvenute le carcasse di due caprioli già scuoiati e pronti per essere macellati.

Al soggetto veniva quindi contestato il reato previsto dalla legge 157/1992 art. 30 comma 1 lett. h), uccisione di specie animale non cacciabile.

L’intervento della Forestale è maturato nell’ambito dei controlli sul corretto esercizio dell’attività di caccia disposti e coordinati dal Comandante Provinciale dott. Nevio Savini. Secondo lo stesso Comandante non sarebbero “purtroppo rari i casi in cui soggetti dediti al bracconaggio si mimetizzano tra i cacciatori soprattutto nelle battute di caccia al cinghiale. I nostri Comandi Stazione – ha aggiunto il Comandante Provinciale – mantengono alta l’attenzione proprio per contrastare in maniera efficace questo odioso fenomeno che tende ad impoverire la risorsa faunistica e quindi ad intaccare negativamente l’equilibrio biologico del nostro territorio”.

Le indagini della Forestale continuano per accertare se abbia agito da solo oppure se il soggetto sia stato aiutato o comunque agevolato da altre persone. Secondo quanto reso noto dalla Forestale, il soggetto avrebbe dichiarato di essere il diretto responsabile dell’uccisione degli animali e del trasporto all’interno del manufatto.