martedì 30 dicembre 2014

domenica 21 dicembre 2014

4 cani uccisi a fucilate in Abruzzo nelle ultime 24 ore, la condanna della Lndc. "Cacciatori soggetti socialmente pericolosi"

Considerando che il bracconaggio in Italia è praticato per l’81 per cento da cacciatori muniti di regolare licenza (fonte Cabs – Committe Against Bird Slaughter), non si può non arrivare alla conclusione che colui che pratica attività venatorie è, non di rado, un soggetto socialmente pericoloso al quale è stata data la possibilità di detenere e di usare un’arma.

L’Aquila. Lega Nazionale per la Difesa del Cane condanna con durezza le barbare esecuzioni perpetrate a fucilate da ignoti nei confronti di quattro poveri cani, avvenute nelle province di L’Aquila e Teramo nel giro di poco più di 24 ore.Tre delle vittime, una mamma con i suoi due cuccioli, sono state ritrovate in una discarica abusiva di Capistrello in località Piani Palentini. I corpi degli animali sono stati trasferiti all’Istituto Zooprofilattico di Avezzano per gli esami autoptici che si spera – si legge in una nota della Lega – risultino di supporto alle indagini in corso da parte del Corpo forestale dello Stato.

Ancora più inquietante la vicenda riguardante il Border Collie ucciso a Castelli,frazione Villa Rossi, il cui proprietario gestisce con il Parco nazionale del Gran Sasso un chiusino di cattura dei cinghiali. Il cane è stato ritrovato appeso a un cancello, il che fa pensare a un gesto intimidatorio nei confronti di un’attività che ostacola il bracconaggio e suggerisce come maggiori indiziati dell’atto criminoso i cacciatori di frodo.

Atti criminosi, in nessun altro modo possono infatti essere definiti quelli citati – rileva la Lega per la difesa del cane – laddove spietatezza e indole malavitosa sono un binomio pressochè indissolubile e collaudato in Abruzzo con maggior riguardo alla provincia aquilana. Considerando che il bracconaggio in Italia è praticato per l’81 per cento da cacciatori muniti di regolare licenza (fonte Cabs – Committe Against Bird Slaughter), non si può non arrivare alla conclusione che colui che pratica attività venatorie è, non di rado, un soggetto socialmente pericoloso al quale è stata data la possibilità di detenere e di usare un’arma.

Un’ulteriore dimostrazione di questa tesi arriva dalle uccisioni indiscriminate che periodicamente vengono commesse nei confronti di specie protette anche da leggi internazionali quali i lupi e orsi, azioni per le quali molto di rado si riesce a risalire ai responsabili.

Preso atto che la provincia aquilana è soggetta e non da oggi a infiltrazioni delinquenziali di ogni genere, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane sollecita un maggior rigore nel controllo del territorio da parte degli organi di vigilanza; territorio che sembra ormai sfuggito al controllo dello Stato nonostante le dichiarazioni dell’ex prefetto di L’Aquila Iurato il quale, lasciando il suo incarico nel 2012, affermava incredibilmente che la criminalità non era in aumento. Mentre anche queste recentissimi uccisioni di innocenti animali sembra testimoniare il contrario.

Coldiretti Chieti, è allarme cinghiali

(ph. Ansa.it)
(ANSA) - CHIETI, 19 DIC - Rumorosa protesta della Coldiretti di Chieti sotto la Prefettura per denunciare un autentico 'allarme cinghiali con gli agricoltori in ginocchio'.Gli agricoltori hanno dato vita a questo sit-in per chiedere "al prefetto di Chieti l'intervento a favore delle imprese agricole e dei cittadini perché l'emergenza cinghiali sta assumendo un livello non più tollerabile, con una acclarata totale mancanza di equilibrio ambientale sul territorio e l'incapacità da parte degli enti preposti di garantirlo".

domenica 14 dicembre 2014

Abruzzo, “mamma volpe e due cuccioli uccisi ed esposti”. Rabbia ambientalista

Le volpi uccise ed abbandonate
“La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio. E loro si divertono. Li inviti a nozze. È come andare a giocare a freccette la domenica. I cacciatori vedono infatti le volpi come un fastidio, perché queste si nutrono delle specie che più fanno loro gola: le lepri, i fagiani…” afferma al fattoquotidiano.it Cristiana Graziani, medico veterinario e ambientalista abruzzese. A settembre è partita la stagione venatoria, e dal primo ottobre al primo febbraio le doppiette abruzzesi possono mirare alle volpi, che proprio in questo periodo allevano i loro cuccioli. Basta essere in possesso di due tesserini (uno venatorio, l’altro di abbattimento), e della licenza di caccia.
La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio

“Chiedo un giro di vite sugli esami di abilitazione all’attività venatoria. E seri controlli su chi va in montagna e spara – aggiunge Cristiana Graziani -. Occorre valutare bene anche il profilo psicologico dei cacciatori. La situazione è grave. Io abito in campagna, e sento sparare in continuazione. Sembra di stare in Siria”. Qualche giorno fa tre volpi, una mamma e due cuccioli, sono state ammazzate e poi sinistramente esposte dalle parti di Roio, frazione dell’Aquila. Le carcasse dei poveri animali sono ancora lì. Chi è stato? Hanno agito normali cacciatori, o dei “selecontrollori”, quei cacciatori esperti incaricati di colpire volpi o cinghiali per controllarne il numero? Anche di notte o d’estate. E perché quella sorta di messaggio raccapricciante in codice? “Approvando a semafori spenti il calendario venatorio 2014/2015, si è data la stura a ogni tipo di possibile barbarie sugli animali” conclude la Graziani.
“È dal 2005 che si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che i cacciatori non vogliono”
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“È dal 2005 che in Abruzzo si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che però i cacciatori non vogliono, perché comporterebbero vincoli e freni alla loro facoltà di sparare e ammazzare tranquillamente” spiega Walter Caporale, presidente nazionale dell’associazione “Animalisti Italiani Onlus”. “Anche l’attuale Giunta D’Alfonso è prigioniera delle doppiette, che gestiscono e profondono un sacco di soldi, per esempio attraverso i classiciripopolamenti del sistema faunistico, tra i principali brodi corruttivi di coltura dei nostri amministratori locali”. Caporale non ci sta: “L’un per cento della popolazione italiana, tanti sono i cacciatori, continua a tenere sotto scacco la classe politica. I peggiori nemici della natura e degli animali sono state le Province. Eppure quasi il 75 per cento degli italiani, secondo un recente sondaggio Eurispes, vorrebbe l’abolizione della caccia”.

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”, cantava Gaber. “Nei confronti della caccia sono sicuramente due facce della stessa medaglia. Persino Nichi Vendola ha fatto regali ai cacciatori – osserva ancora Walter Caporale -. La lobby venatoria è potente quasi quanto quella delle armi. Gli animali non votano, non portano voti. Ecco perché nessuno li difende veramente”. Erano un milione e mezzo, dieci anni fa, i cacciatori da Bolzano a Lampedusa. Ne restano 700mila. Alta l’età media, sui settant’anni. Quasi nessun giovane oggi imbraccia il fucile e prende la via della montagna o del bosco alla ricerca di tortore, merli, cornacchie, quaglie e fagiani, allodole e tordi e germani reali, un’ora prima che faccia giorno, fino al tramonto. Secondo l’associazione “Vittime della caccia”, solo quest’anno, fino alla fine di novembre, in 56 giorni effettivi di attività venatoria sono stati 14 i morti e 48 i feriti di caccia. E non tutte le vittime del “fuoco amico” erano cacciatori.

Copagri Abruzzo, “Prolungare la stagione venatoria per il cinghiale”

Allungare il periodo di caccia al cinghiale per contenerne il numero elevato presente sul territorio e limitare i danni che questi animali provocano agli agricoltori. E’ la richiesta che la Copagri Abruzzo, confederazione degli agricoltori, ha inviato all’assessore all’Agricoltura della Regione Abruzzo, Dino Pepe, il primo ottobre scorso.

Abbiamo avanzato una formale richiesta all’assessorato regionale il 1 ottobre scorso per prevedere un prolungamento del periodo della caccia al cinghiale nella stagione venatoria corrente – scrive il vice presidente del Copagri, Camillo D’Amico – in ragione della successiva impossibilita’ ad intervenire se non con mezzi e metodi straordinari e controllati (selecontrollo) che richiedono tempi e procedure lunghe e complesse. Non abbiamo ottenuto alcuna risposta e il silenzio cosi’ lungo tenuto, manifesta, a nostro avviso, una risposta negativa.

D’Amico chiede il coinvolgimento dei presidenti degli ambiti territoriali di caccia e un tavolo tecnico per la verifica degli abbattimenti mirati e selettivi dei cinghiali nelle aree di riserva, concludendo:

Ci giungono segnalazioni dall’intera regione che il numero della popolazione di cinghiali presenti sul territorio e’ ancora troppo alto: i danni che potrebbero causare alle coltivazioni potrebbero essere notevoli, cosi’ come il pericolo per l’incolumita’ delle persone. Noi chiediamo insistentemente di prevedere un prolungamento della stagione venatoria.

venerdì 12 dicembre 2014

Abruzzo, quattro cani uccisi a fucilate in 24 ore

Tre animali sparati a Capistrello probabilmente da cacciatori. Un'altra bestiolina uccisa dai bracconieri a Castelli

une dei cani uccisi (ph. il centro.it)
PESCARA. Quattro cani uccisi a fucilate in poco più di 24 ore. Una barbarie che "unisce" l'Abruzzo: tre animali uccisi a Capistrello, uno a Castelli. In quest'ultimo caso si tratta di un intimidazione: l'animale apparteneva a un agricoltore che gestisce un chiusino di cattura dei cinghiali nel Parco nazionale Gran Sasso-Laga. Un'attività che ostacola il bracconaggio. E proprio dei cacciatori di frodo sono indicati come potenziali carnefici dell'animale. Per quel che riguarda invece i tre animali uccisi nella Marsica non si esclude nessuna ipotesi. La strage potrebbe essere opera di qualche cacciatore, oppure di qualcuno che voleva liberarsene, o anche un modo assurdo per combattere il randagismo dilagante. Indipendentemente dalle cause resta il barbaro gesto di chi uccide degli animali indifesi.

I tre cani uccisi a Capistrello sono stati abbandonati in una discarica abusiva sui Piani Palentini. A trovare gli animali, meticci che somigliano a pastori maremmani, è stato un animalista, Alessandro Simeoni. "Ho subito sollecitato l'amministrazione comunale ad intervenire", commenta Simeoni, " è intervenuta la Forestale e ho informato dell'accaduto anche i carabinieri": Sul posto sono arrivati gli agenti della stazione della Forestale di Civitella Roveto che, dopo il sopralluogo, hanno ordinato al Comune la rimozione delle carcasse che saranno trasportate all'istituto zooprofilattico di Caruscino, ad Avezzano. I cani, un mamma con due cuccioli, sono sttai uccisi con colpi di arma da fuoco. Sul caso sono al lavoro i forestali.

La forestale, insieme ai carabinieri, lavora anche per scoprire chi abbia ucciso il cane trovato morto a Castelli, in frazione Villa Rossi. L'animale di razza Border Collie è di proprietà di un agricoltore che gestisce con il Parco nazionale Gran Sasso-Laga un chiusino di cattura dei cinghiali. La povera bestiolina è stata prima uccisa a fucilate e poi appesa ad un cancello.

Già nelle scorse settimane erano stati registrati atti di sabotaggio al chiusino. «Si tratta di un atto di inaudita violenza e gravità - commenta Silvia De Paulis, facente funzioni di Direttore dell'Ente - che colpisce e amareggia quanti, con il Parco, sono impegnati nella realizzazione del Piano per il contenimento del cinghiale». La carcassa dell'animale è stata trasferita all'Istituto Zooprofilattico «G. Caporale» di Teramo che sta effettuando la necroscopia per determinare la causa di morte. Sulla vicenda indagano i Carabinieri e il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Parco della Forestale.

Il Parco ribadisce che lo strumento della cattura dei cinghiali adottato dall'Ente «risulta preferibile ad altri sistemi per efficacia, economicità e sicurezza, oltre che per il beneficio economico che deriva al territorio dall'avvio di una filiera legata alla lavorazione e alla commercializzazione della carni di cinghiale, come è avvenuto positivamente nel territorio di Amatrice e sta avvenendo a Castelli.

«Ogni gesto di violenza e di intimidazione va fermamente condannato», dichiara il presidente del Parco, Arturo Diaconale. «L'Ente è tuttavia consapevole che tali gesti sono segnali relativi a un problema avvertito con gravità in un territorio che deve essere preservato. Il Parco è deciso a continuare a portare avanti una politica di contenimento e ritiene opportuno un incontro con tutti i cittadini per individuare le soluzioni più condivise e mitigare il conflitto per il bene di tutti».

sabato 6 dicembre 2014

Scafa (Pe). Cacciatore ferito alla coscia da una fucilata

L'incidente di caccia in un boschetto, ricoverato al policlinico di Chieti un sessantenne di Caramanico

Incidente di caccia in una zona boschiva di Scafa, in provincia di Pescara. Vi è rimasto ferito un cacciatore 60enne di Caramanico Terme, investito da un colpo partito probabilmente in maniera accidentale da un fucile. Soccorso per una ferita alla coscia destra, l'uomo è stato prima curato dai sanitari del 118 del Distaccamento di Scafa e poi trasferito in elicottero nell'ospedale di Chieti. Nella zona dell'incidente sono al lavoro i carabinieri della Stazione di Scafa e della Compagnia di Popoli.

Montorio al Vomano (Te). Cacciatore ucciso durante la battuta al cinghiale

Colpito per errore da una fucilata, è precipitato in una scarpata: la vittima ha 46 anni ed è di Bellante

la salma del cacciatore (ph. ilcentro.it)
MONTORIO. L'ennesimo incidente di caccia in Abruzzo si è consumato in pochi istanti nelle colline di Montorio. Intorno alle 16.30 , durante una battuta di caccia al cinghiale, un colpo di fucile sparato accidentalmente da un altro cacciatore ha ucciso Giuseppe Ciabattoni, teramano di 46 anni. In squadra con lui il fratello, che sembra sia il cacciatore dal quale sarebbe partito il colpo accidentale. La vittima, morta sul colpo, è il figlio di Mario Ciabattoni, il pensionato di Bellante che due anni fa uccise a fucilate la vicina di casa e condannato in appello a 13 anni di reclusione. Giuseppe Ciabattoni, raggiunto dai pallettoni, è precipitato in una piccola scarpata. I soccorsi sono scattati immediatamente e sul posto sono arrivate le ambulanze e l'elicottero del 118. Ma per lui non c'è stato nulla da fare. L'uomo faceva parte, insieme al fratello, di una squadra arrivata in mattinata a Montorio proprio per partecipare alla caccia alla cinghiale nella zona di Leognano.

In mattinata un altro incidente di caccia si era registrato in un boschetto di Scafa, in provincia di Pescara: l'uomo è stato colpito alla coscia e ora è ricoverato al policlinico di Chieti.

giovedì 20 novembre 2014

Pettorano (Aq), spara e ferisce l'amico di caccia

Un 35enne di Sulmona colpito a una mano. L'incidente nella zona dove vengono avvistati gli orsi

PETTORANO SUL GIZIO. Incidente di caccia nelle campagne di Pettorano sul Gizio. Un 35enne di Sulmona, T.R., residente nella frazione delle Cavate, è rimasto ferito a una mano da un proiettile esploso dal fucile di un suo amico durante una battuta di caccia.

L’uomo è stato ricoverato in ospedale con una prognosi di trenta giorni dopo essere stato sottoposto a intervento chirurgico. L’episodio è avvenuto nelle campagne di Valle Larga, la zona diventata famosa per la presenza costante di tre orsi marsicani. Dal racconto del protagonista e degli altri cacciatori, sembra almeno sette, che stavano partecipando alla battuta di caccia, il ferimento sarebbe avvenuto con un colpo di rimbalzo sparato accidentalmente dal fucile del cacciatore che guidava la fila.

Il feritore, che ha un anno in più del ferito, avrebbe raccontato che il fucile gli sarebbe scivolato dalle mani e proprio in questo frangente sarebbe partito il colpo che dopo aver colpito un sasso avrebbe perforato la mano del suo amico che si trovava alle sue spalle, a una distanza di una trentina di metri. Sono stati gli stessi compagni a trasportare T.R. in ospedale, dove i medici del pronto soccorso gli hanno riscontrato lo spappolamento del metacarpo.

Sulla vicenda i carabinieri di Sulmona hanno aperto un fascicolo in cui viene ipotizzato il reato di lesioni colpose. Pur non essendoci state denunce di parte, il fatto che la prognosi sia di trenta giorni, impone un procedimento d’ufficio da parte della giustizia.

«È stata una pura fatalità» , ha dichiarato il legale del feritore, l’avvocato Alessandro Margiotta. Ma i carabinieri vogliono chiarire alcuni aspetti della vicenda ancora oscuri: i cacciatori avrebbero dichiarato che stavano facendo una battuta di caccia al fagiano. Dichiarazioni che striderebbero con i colpi che avevano in canna, utilizzati di solito per la caccia al cinghiale, vietata in quella zona.

sabato 15 novembre 2014

Avezzano. Elenchi cacciatori non presentati, la Provincia dice stop alla caccia nella Marsica


Avezzano. Ci sarebbe una incongruenza burocratica, con elenchi non consegnati e con interpretazioni di leggi alla base dello stop per la caccia al cinghiale annunciato dalla Provincia. Si tratta, in sostanza di un vero pasticcio dovuto a errori nell’assegnazione delle zone di caccia all’interno della Zpe (Zona di protezione esterna) del Parco nazionale. Ora per tantiissimi cacciato che rientrano nell’Ambito territoriale caccia (Atc) della Marsica si prospetta un Natale senza caccia per un errore di interpretazione della norma. Tutto sarebbe cominciato da approfondimenti iniziati per una semplice diatriba avvenuta nella zona di Casalicchio, nella Valle Roveto, area contesa da due diverse squadre. In quella occasione, infatti, sono stati presentati dal presidente dell’Atc Marsica, Giacomo Di Domenico, gli elenchi con i nominativi dei cacciatori. Il dirigente della Provincia, Francesco Bonanni, si è accorto però che i nominativi non erano presenti negli elenchi dei cacciatori autorizzati nelle zone esterne del Parco nazionale. Secondo Di Domenico, che ha parlato di un mero disguido burocratico in via di soluzione” e che con una nota ha replicato agli uffici della Provincia, nell’elenco dei cacciatori ammessi non erano stati ricompresi i nominativi di quelli residenti perché a loro “la caccia è consentita di diritto”. Secondo la Provincia, invece, le cose non stanno così e “l’Atc non ha adempiuto alle disposizioni previste dal protocollo d’intesa sulle domande che devono essere presentate dai cacciatori interessati residenti e non nei comuni ricadenti nel Parco e nella zona di protezione esterna”. Ma la provincia è andata oltre visto che lo stesso discorso vale anche per le altre squadre. E la domanda con i nominativi doveva essere presentata entro il 1° aprile. In sostanza, i cacciatori autorizzati dall’Atc a esercitare la caccia in queste aree or sono solo quelli riportati nell’elenco. Però, purtroppo, secondo la Provincia, “in nessuna squadra il numero di cacciatori autorizzati raggiunge il limite minimo di 5, necessario per esercitare la caccia in squadra, come stabilito dal calendario venatorio”. Così il risultato è che la caccia al cinghiale nella Zpe ricadente nell’Atc di Avezzano “non può essere esercitata da nessuna squadra assegnataria di una zona di caccia”. Le prossime ore saranno decisive per capire se il problema potrà essere risolto.

giovedì 6 novembre 2014

A Teramo i cacciatori sparano a ridosso delle case

Proteste ed esposti a Fonte Baiano: «Abbiamo paura, giorni fa hanno anche ucciso un gatto»

TERAMO Cacciatori, una volta tanto, nel mirino: protestano i residenti del quartiere di Fonte Baiano per gli spari troppo vicini alla cinta urbana. «Ci risiamo, con l'apertura della caccia torna la paura. La situazione va avanti da due o tre anni, non sappiamo più a chi rivolgerci, siamo disperati», spiega Diana Coruzzi, che abita nel tratto finale di via Brodolini, «i cacciatori per legge devono rimanere almeno a cento metri dall'abitato ma spesso chi va a caccia si avvicina sino a una cinquantina di metri. Di questo passo l’unica soluzione sarà chiedere al sindaco di emettere un’ordinanza che vieti la caccia nella zona».

La strada in cui risiede la signora, che collega viale Bovio con il confine del comune di Torricella, si trova quasi al confine della cinta urbana, nel quartiere immerso nel verde di Fonte Baiano. A scatenare le proteste degli abitanti, preoccupati per la loro incolumità e quella delle proprie famiglie, è proprio il timore che durante l’attività venatoria i cacciatori sparino troppo vicino alle case e ai campi coltivati. Per questo motivo era già stato presentato un esposto da parte dei residenti al Corpo forestale e alla Provincia.

A detta della signora, oltre a non essere stati rispettati i limiti di prossimità per la caccia, ultimamente sono state organizzate anche delle battute notturne, evidentemente al cinghiale. «Cacciano a ridosso del mio giardino, delle vigne e dei campi agricoli, con estremo pericolo non solo per i bambini che vanno in bicicletta lungo la strada», conclude Diana Coruzzi, «ma anche per le persone che ci lavorano. Non si sono fermati quando era in corso la vendemmia, né in questi giorni durante la raccolta delle olive. Domenica hanno ucciso anche un gatto. Il pericolo per le persone è reale».

domenica 2 novembre 2014

Parte un colpo per sbaglio, cacciatore muore in Abruzzo

Incidente di caccia a Torrebruna (Ch), in località Mattioni. La vittima si chiamava Nicola Costanzo, 58 anni, aveva tre figli

TORREBRUNA (Ch). Nel corso di una battuta di caccia al cinghiale ha perso la vita Nicola Costanzo, 58 anni di Guardiabruna, frazione di Torrebruna. L'incidente è accaduto questa mattina in località Mattioni dove il cacciatore si era recato assieme ad alcuni amici. La dinamica non è ancora stata chiarita, ma verosimilmente sarebbe stato colpito dagli stessi cacciatori che erano con lui dopo essersi spostato, non segnalandolo, dal luogo ove si era appostato. A trovarlo privo di vita i colleghi, dopo aver provato inutilmente di rintracciarlo via radio. Sul luogo della tragedia sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Celenza sul Trigno che hanno interrogato i cacciatori. Costanzo era sposato e aveva tre figli.

mercoledì 29 ottobre 2014

Casoli (Ch), oasi di Serranella: Cacciatori entrano in area protetta

Casoli (Chieti) 29 ott. '14 - Brutta sorpresa la scorsa settimana alla riserva naturale Oasi di Serranella a Casoli, area verde di 302 ettari diventata riserva regionale nel 1990. Nonostante il divieto di caccia, si tratta di un area protetta, alcuni cacciatori si sono intrufolati all'interno per una battuta di caccia con tanto di fucili e cani. A notare i cacciatori un fotografo amatoriale che ha sentito le voci e poi, avvicinandosi, si è accorto che si trattava di cacciatori. Subito sono stati avvertiti i responsabili ma, a loro volta, anche i cacciatori si sono allertati visto che prima si sono nascosti e poi si sono dati alla fuga. Ad ogni modo sono state prese le targhe che sono state segnalate alla Forestale che poi provvederà a controllare. "Non penso sia la prima volta che succede - ci spiega Andrea Natale volontario Wwf dell'Oasi Lago di Serranella - credo ci siano stati altri casi. Il problema è la mancanza di controlli, una carenza dovuta ai tagli. Basta pensare che in tutto il territorio provinciale ci sono solamente tre pattuglie che, giustamente, non hanno il dono dell'ubiquità". 

Mancanza di personale per i controlli con conseguenti ritardi negli interventi: "L'episodio è avvenuto nel fine settimana - prosegue Natale- e i pochi uomini disponibili non lavoranoin quei giorni. Si tratta di orario extra lavorativo e gli straordinari adesso non li pagano. Noi stessi siamo andati a segnalare le targhe alla Forestale il lunedì". Gli unici ad ispezionare l'Oasi sono i volontari del Wwf:"Cha fanno molto - conclude Andrea Natale - ma non possono intervenire in situazioni pericolose come questa. I cacciatori erano armati di fucile. Un colpo in caso di discussione accesa può partire involontariamente. A breve chiederemo un incontro con tutte le forze dell'ordine per decidere, insieme, eventuali potenziamenti per i controlli". 

In alcuni casi i cacciatori rimangono fuori dalle aree protette e si intrufolano con diverse scuse che usano quando vengono colpi sul fatto: "Abbiamo perso il cane e siamo andati a cercarlo, è quella più usata - ci spiega Natale - in buona fede uno può anche crederci ma se vanno a cercare il cane non penso si debba portare il fucile come è capitato molte volte". 
Piergiorgio Di Rocco

mercoledì 22 ottobre 2014

Abruzzo. Agricoltori contro la caccia senza regole

Caccia al cinghiale: la necessità di contenere la popolazione e di tamponare le incursioni sui campi coltivati ha il rovescio della medaglia. Che ad alcuni residenti nel territorio tra Penne e Montebello Di Bertona, nel Pescarese, sarebbe addirittura superiore ai benefici. E raccontano che tranne il martedì e il venerdì, giorni di proibizione dell’attività venatoria, nell’agro di Montebello si va a caccia « dalle prime luci dell’alba a sera inoltrata. La proibizione di sparare vicino e tra le case, di non poter esercitare l’attività venatoria sui terreni coltivati ad ulivi fino alla fine del raccolto, di non lasciare sul terreno i bossoli, di non imbracciare il fucile stando vicino o sulla strada, viene totalmente elusa». Quindi si pone l’accento sulle problematiche inerenti «la sicurezza sul lavoro degli agricoltori che rischiano la pelle mentre lavorano i loro terreni». In particolare a contrada Mirabello «per via della facilità di accesso che consente ai cacciatori, muniti di radio portatili, di rimanere nei pressi delle auto e di chiudere, con tecniche da operazione militar, l’intera zona». Al di là dei toni e delle segnalazioni, ci sarebbe il fatto che «la Guardia forestale, a corto di uomini e mezzi, non riesce a fare fronte alle segnalazioni provenienti da otto comuni. Ma è la sicurezza sul lavoro degli agricoltori il capitolo più inquietante: i cacciatori per salvaguardarsi e evitare di spararsi tra di loro, come accaduto in diverse parti d’Italia, indossano pettorine arancioni. Chi lavora o passeggia per i propri terreni cosa dovrebbero indossare? E perché dovrebbero farlo essendo sulla loro proprietà privata?».


martedì 21 ottobre 2014

Calendario venatorio 2014-2015: il WWF non presenterà ricorso. “C’è qualche passo in avanti. Ora la Regione dialoghi seriamente con gli ambientalisti”

Calendario venatorio 2014-2015: il WWF non presenterà ricorso

“C’è qualche passo in avanti. Ora la Regione dialoghi seriamente con gli ambientalisti”

La salvaguardia dell’orso marsicano resta una priorità assoluta

È indispensabile in Abruzzo una gestione più rispettosa della immensa ricchezza rappresentata da un eccezionale patrimonio di biodiversità e dall’orso in particolare. Il calendario venatorio e più in generale la politica regionale devono compiere ulteriori passi in avanti per essere in linea con le reali necessità di tutela e preservazione di questa specie e con quanto dichiarato dal governo regionale qualche settimana fa, subito dopo la perdita dell’ennesimo esemplare, avvenuta a Pettorano sul Gizio.

Chi ci governa è chiamato a tutelare con serietà e puntualità una specie di straordinario rilievo a livello mondiale come l’orso. L’intera politica di gestione del territorio, così come quella dell’attività venatoria, devono essere in linea con tale esigenza e mostrare un impegno straordinario. L’Abruzzo ha infatti la grande responsabilità e il dovere di conservare e di mantenere per le generazioni future l’unica popolazione vitale di orso bruno marsicano ancora vivente. Riconoscendo tuttavia alcuni passi positivi e l’impegno dichiarato dall’Assessore Dino Pepe, il WWF ha deciso di non ricorrere sul calendario venatorio.

“È stata – commenta il delegato regionale Luciano Di Tizio - una scelta difficile, attentamente valutata con gli esperti a livello nazionale e locale della nostra associazione e con l’avv. Michele Pezone, autore dei recenti ricorsi sulla caccia presentati alla giustizia amministrativa, tutti accolti. Alla fine è prevalsa la volontà di concedere fiducia a un governo regionale e a un assessore eletti da pochi mesi, nella speranza che le promesse vengano seguite in breve da fatti concreti. Chiarisco subito tuttavia che non abbiamo firmato una cambiale in bianco: il WWF continuerà a vigilare e chiede passi concreti per avviare una diversa e migliore gestione venatoria. Le più importanti associazioni dei cacciatori hanno del resto anch’esse firmato col Ministero dell’Ambiente un protocollo per la tutela dell’orso, riconoscendo che ci troviamo in una eccezionale situazione di rischio che richiede provvedimenti eccezionali. La prossima mossa spetta all’assessore Pepe: convochi un tavolo per avviare una discussione a tutto campo sulle problematiche che il suo assessorato è chiamato a gestire”.

Il calendario venatorio del resto, pur se di enorme importanza, rappresenta solo uno degli aspetti del problema: è necessario un maggiore e più puntuale rispetto a tutto campo degli impegni che la Regione ha assunto sottoscrivendo il PATOM, Piano per la tutela dell’orso marsicano. “Un passo avanti – conclude Massimiliano Rocco, Responsabile Specie e LIFE Arctos per il WWF Italia - è stato compiuto con gli ultimi impegni assunti e con la nomina di un rappresentante nella AG, ora ci aspettiamo che si prosegua su questa strada anche attraverso una pianificazione territoriale adeguata, con l’impegno a diversificare seriamente nello spazio e nel tempo l’attività venatoria e a non rischiare che tale pratica possa interferire con la conservazione dell’orso né di altre specie, la lepre italica ad esempio, che necessitano di interventi straordinari e di scelte che possono sembrare anche impopolari ma che consentirebbero di non perdere nessun elemento della nostra meravigliosa biodiversità regionale”.

Pescara, 13 ottobre 2014

domenica 19 ottobre 2014

Civitaluparella (Ch): 6 cacciatori denunciati e 25 allodole sequestrate

Controlli della Forestale tra Chieti e L’Aquila nell’area protetta del parco nazionale della Majella. I cacciatori utilizzavano richiami acustici vietati


GUARDIAGRELE. Il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente (Cta) di Guardiagrele e il Comando Provinciale di Chieti del Corpo Forestale dello Stato hanno effettuato una serie di controlli sull' attività venatoria in atto in diverse zone del parco nazionale della Majella perché erano forti i sospetti di azioni illecite all'interno della area protetta ed a ridosso della stessa.
All'alba una delle pattuglie coinvolte, nel comune di Roccapia (L’Aquila), in località Sant’Egidio, in zona B del Parco Nazionale della Majella, ha individuato e sequestrato un richiamo acustico elettromagnetico utilizzato in ambito venatorio per attirare la selvaggina, in un campo cespugliato completo di batteria e perfettamente funzionante.
Sul versante chietino, le pattuglie composte dai Comandi stazione di Cansano, Popoli bis, Lettomanoppello, Palena e del Cta, in collaborazione con i Comandi stazione di Torricella Peligna e di Villa Santa Maria, dipendenti dal Comando Provinciale di Chieti, hanno sequestrato a Civitaluparella (CH) altri richiami ed hanno colto in flagranza sei cacciatori, che a breve distanza dai dispositivi illeciti attendevano pronti per colpire la selvaggina attirata in maniera fraudolenta. Quando sono stati identificati, i cacciatori avevano già abbattuto 25 allodole.
I cacciatori: S.D.C. di anni 30, D.D.A. di anni 24, A.D.C. di anni 28, F.T. di anni 27, A.D.U. di anni 24, A.D.B.B. di anni 24 sono stati denunciati all'autorità giudiziaria. Sequestrati i richiami acustici elettromagnetici ed i venticinque capi di allodole. Durante le perlustrazioni, è stata elevata una sanzione amministrativa ad un tartufaio che contrariamente alle disposizioni dettate dalla normativa sulla raccolta dei tartufi, utilizzava un numero di cani oltre il consentito, nel comune di Palena.

sabato 11 ottobre 2014

Scanno (Aq). Sparano agli uccelli protetti Denunciati due cacciatori

SCANNO. Sono stati bloccati e denunciati dalla Forestale della stazione di Scanno due bracconieri che, oltre ad essere sprovvisti della regolare autorizzazione dell’Ambito territoriale per l’esercizio di caccia nel territorio dell’alta Valle del Sagittario, hanno abbattuto due splendidi esemplari di coturnice. Gli agenti del comando di Scanno non hanno reso note le generalità dei due bracconieri.

Le due persone, a cui sono stati sequestrati i due fucili calibro 12, sono denunciate e deferite alla Procura di Sulmona. Rischiano un’ammenda fino a 10mila euro per l’attività di caccia agli uccelli in un area vietata. L’area di protezione esterna al Parco nazionale d’Abruzzo, dove sono stati bloccati i due cacciatori dopo l’appostamento delle guardie forestali, si trova al centro dell’areale di diffusione della coturnice, specie fortemente minacciata e protetta a livello europeo dalla Comunità europea.
Massimiliano Lavillotti

domenica 5 ottobre 2014

"Partecipata" manifestazione dei cacciatori abruzzesi per protestare contro il calendario venatorio

La manifestazione dei cacciatori abruzzesi organizzata per  protestare nei confronti del Governo regionale si è tenuta venerdì 3 ottobre a Pescara davanti alla sede distaccata della Regione Abruzzo in via Catullo. I cacciatori delle diverse associazioni venatorie contestano il calendario venatorio 2014/2015, dove, a loro dire, “emergono gravi lacune e disparità tra cacciatori”. 

i cacciatori abruzzesi sotto la sede della Regione

Parco Nazionale d’Abruzzo – L’orso Ferroio morto per cause naturali, ma nel corpo pallini da caccia

GEAPRESS – “Ferroio”, l’Orso bruno marsicano trovato morto il 9 Giugno scorso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è stato ucciso da un altro Orso.

Questo il risultato ai quali è giunto il Centro di Referenza Nazionale per la medicina forense veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, di Grosseto. L’esame necroscopico ha infatti evidenziato la causa di morte naturale, ma anche una poco insolita sorpresa.

Un fatto, quello dell’uccisione da parte di un altro orso, che, a detta del Parco Nazionale, non di rado avviene. Anche un orso di stazza non indifferente, come “Ferroio”, può essere sopraffatto da un suo conspecifico, più grande e/o più forte di lui.

A questo proposito il Parco Nazionale ricorda come nel corso di una precedente cattura utile a munirlo di radiocollare (cattura avvenuta nel giugno 2008) erano state rinvenute diverse ferite da morso sul naso e sul collo. Secondo il Parco si trattava dell’esito di combattimenti tra maschi nel corso della stagione riproduttiva. Ferroio allora aveva sei anni di età e pesava 112 chilogrammi.

Il Parco precisa come l’attenzione su Ferroio nel corso degli anni è stata continua. L’animale era stato seguito per anni dai Servizi Scientifico e Veterinario dell’Ente, monitoraggio che ha permesso anche di evidenziarne la grande mobilità, a conferma dei continui e lunghi spostamenti che diversi orsi viventi nel Parco Nazionale d’Abruzzo compiono regolarmente verso aree montane anche molto distanti dall’area principale.

Con il monitoraggio telemetrico è stato anche possibile determinare l’home range di Ferroio, cioè l’area di primaria frequentazione, che è stata calcolata intorno ai 190 km² (come l’area di un quadrato di lato 14 Km). Nell’autunno del 2006 si aggirava sulle montagne della Duchessa (Riserva Naturale), mentre in quello del 2008 è stato osservato nei dintorni di Scanno, Pescasseroli, Barrea e Villa Scontrone, entrando in letargo il 17 dicembre, per restarci circa 85 giorni.

Nella primavera precedente era stato segnalato nel reatino, in Comune di Micigliano, mentre nel giugno del 2013 era stato individuato nel Comune di Roccapia, nel Parco Nazionale della Majella. Ricatturata nel 2011 per toglierle il collare, il peso dell’animale era arrivato a 197 Kg.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo ricorda che l’orso “Ferroio” fu trovato dalle Guardie del Servizio Sorveglianza del Parco in località Prato Cardoso, nei pressi della località che porta il suo nome, a confine fra i Comuni di Civitella Alfedena e Scanno, in stato di avanzata decomposizione, probabilmente morto qualche giorno prima e parzialmente consumato da predatori necrofagi di passaggio, evento del tutto naturale.

Gli esami tossicologici fatti sui resti dell’animale, tesi ad accertare se la morte fosse stata causata da sostanze tossiche, hanno dato esito negativo, così come quelle tendenti ad evidenziare eventuali patologie. Un fatto, forse ancora più negativo della causa della morte, se possibile, è l’aver trovato sul corpo dell’animale dei pallini da caccia, come anche su altri orsi in passato, secondo il Direttore del Parco “a testimonianza di una perversa e brutale pratica, quella di prendere di mira gli Orsi, sicuramente di pochi delinquenti che deve essere stroncata una volta per sempre”.

Caccia, nuovo attacco a Pepe. Febbo: "Chieda scusa ai cacciatori"

L'Aquila. Dopo il duro attacco di Federcaccia, arriva un nuovo affondo contro l'assessore regionale Dino Pepe. "Come volevasi dimostrare: non solo l'assessore Pepe non ha chiesto scusa ai cacciatori prendendo atto dell'inadeguatezza delle decisioni in materia di Calendario venatorio, ma si e' anche negato al confronto, lasciando l'incombenza di rispondere alle richieste dei cacciatori a un funzionario della Regione". Cosi' il presidente della Commissione di Vigilanza regionale, Mauro Febbo.

"Questa mattina il delegato alla Caccia avrebbe potuto incontrare i cacciatori giunti da tutta la regione a Pescara ma cosi' non e' stato. Sarebbe stata un'ottima occasione per confrontarsi cosi' come facevo io, a volte anche alzando i toni, quando ricoprivo lo stesso ruolo, magari per spiegare il perche' di certe inspiegabili decisioni in materia venatoria che stanno scontentando non solo i cacciatori. Ma del resto, bisogna prendere atto che affrontare le questioni importanti che riguardano il proprio assessorato passano in secondo piano quando bisogna rispondere al richiamo del Presidente che deve tenere una conferenza stampa per mettere in vetrina 100 giorni di slogan elettorali. A Dino Pepe - conclude Febbo - torno a fare la stessa richiesta: faccia le sue scuse ai cacciatori abruzzesi e proceda ad un'immediata ristrutturazione dell'Ufficio caccia".