lunedì 23 giugno 2025

La Regione autorizza la caccia di 28mila uccelli, per il WWF si torna all’anno zero

Il Governo regionale torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la Giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del WWF e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli. L’associazione del panda che sorride incalza decisioni e scelte in materia

“Nella riunione della Conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 – spiegata la delegata WWF Abruzzo Filomena Ricci – si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800.000 piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture”.

“Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del WWF, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la Giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal WWF, aveva rilevato contrasti con la normativa europea”.

“È sconcertante vedere – dichiara Filomena Ricci, delegata del WWF Abruzzo – come ogni occasione venga sfruttata per provare a smantellare il patrimonio faunistico-ambientale della nostra regione. Prima il tentativo di taglio del Parco regionale Sirente-Velino, poi il taglio della Riserva regionale del Borsacchio, poi la condanna a morte di quasi 500 cervi e ora la caccia a migliaia di fringuelli e storni. Invece di preoccuparsi dei veri problemi di noi abruzzesi sembra che l’unico interesse della Giunta sia accontentare i cacciatori”.

La Regione ha chiesto le proprie quote di abbattimento, ma per autorizzare queste uccisioni dovrà ora mostrare le motivazioni, cosa ben difficile considerato che nella nostra regione non esiste documentazione che provi danni all’agricoltura attribuibili a queste specie. A dimostrazione dell’approssimazione della Regione nell’affrontare il tema della gestione faunistica. È bene chiarire che la strada per arrivare a consentire concretamente la caccia sarà lunga e tortuosa e come per il Parco Sirente-Velino, la Riserva del Borsacchio e la caccia ai cervi, il WWF farà di tutto per impedire la strage di 28.000 animali la cui unica colpa è di essere l’oggetto del divertimento per i cacciatori.

Il WWF, insieme alle altre associazioni nazionali, ha già trasmesso una diffida formale a tutte le Regioni – compresa l’Abruzzo – affinché non vadano avanti su questa scelta. Non esistono, infatti, motivazioni oggettive che giustifichino tali deroghe, se non la volontà di mantenere le promesse elettorali a scapito della tutela della biodiversità. È una deriva pericolosa che aprirà nuovi contenziosi con l’Unione europea, con potenziali ricadute economiche sulle amministrazioni e responsabilità personali per gli amministratori coinvolti, ma anche su tutti i cittadini che dovranno pagare le eventuali sanzioni inflitte dall’Unione Europea.

 

Fonte: rete8.it del 21 giugno 2025 

a caccia in deroga a fringuelli e storni non è giustificata: già diffidata la Regione Abruzzo e tutte le altre».
A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».



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Il Wwf sulla caccia a storni e fringuelli: "Già diffidata la Regione Abruzzo"
https://www.ilpescara.it/attualita/wwf-caccia-storni-fringuelli-diffida-regione-abruzzo.html
© IlPescara

«La caccia in deroga a fringuelli e storni non è giustificata: già diffidata la Regione Abruzzo e tutte le altre».
A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».

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Il Wwf prosegue: «Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del Wwf, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal Wwf, aveva rilevato contrasti con la normativa europea».



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Il Wwf sulla caccia a storni e fringuelli: "Già diffidata la Regione Abruzzo"
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«La caccia in deroga a fringuelli e storni non è giustificata: già diffidata la Regione Abruzzo e tutte le altre».
A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».

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Il Wwf prosegue: «Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del Wwf, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal Wwf, aveva rilevato contrasti con la normativa europea».



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A scriverlo è il Wwf Abruzzo che critica la decisione assunta dall'amministrazione regionale guidata dal presidente Marco Marsilio.

«Il governo regionale», si legge in una nota dell'associazione, «torna a stupire per l’accanimento contro la fauna selvatica. Dopo la caccia ai cervi che la giunta Marsilio-Imprudente avrebbe voluto far partire già dallo scorso anno e che finora è stata fermata solo grazie ai ricorsi del Wwf e di altre associazioni ambientaliste e animaliste, ora è il turno di storni e fringuelli».

L'associazione ambientalista e animalista prosegue: «Nella riunione della conferenza Stato-Regioni del 12 giugno 2025 si sono stabilite, su richiesta delle Regioni, le quantità di piccoli uccelli abbattibili in deroga al principio generale di protezione. Le Regioni italiane hanno concordato di far uccidere ai cacciatori più di 800mila piccoli uccelli appartenenti a specie protette, come appunto il fringuello e lo storno, attraverso una forzatura del sistema delle “deroghe” previste dalla direttiva Uccelli 2009/147/Ce che protegge l’avifauna a livello europeo. Storni e fringuelli, infatti, sono specie protette in tutti i Paesi dall’Unione Europea e possono essere abbattuti solo tramite le “deroghe” consentite in via eccezionale, come in caso di documentati danni alle colture».

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Il Wwf prosegue: «Ovviamente la Regione Abruzzo nella discussione del 12 giugno scorso non si è fatta sfuggire l’occasione di provare a fare l’ennesimo regalo ai cacciatori e si è espressa favorevolmente a questa procedura, accordandosi per consentire l’abbattimento di quasi 28.000 uccelli di queste specie. Un accanimento senza alcuna giustificazione verso piccoli uccelli indifesi che pesano meno delle cartucce con cui vengono abbattuti: un fringuello pesa in media solo 20 grammi… Sono passati vent’anni da quando la Regione Abruzzo provò ad autorizzare una simile deroga (allora si trattava di storni e passeri comuni). E nel 2004, grazie ai ricorsi del Wwf, la caccia a questi piccoli uccelli fu definitivamente bloccata. Il Consiglio di Stato annullò il calendario venatorio di quell’anno e la giunta fu costretta ad abolire l’articolo della legge regionale che prevedeva la caccia in deroga, in quanto la Commissione Europea, allarmata dal Wwf, aveva rilevato contrasti con la normativa europea».



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sabato 21 giugno 2025

Abruzzo, caccia senza confini: 27mila nuove specie abbattibili

 Abruzzo: il nuovo calendario venatorio consente l’abbattimento di 27mila storni e fringuelli, specie protette dal ’92. Scatta la protesta animalista

La decisione è di quelle che fanno discutere, e che promettono di scatenare un vero e proprio putiferio nel mondo ambientalista e venatorio. La Regione Abruzzo, con l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni, ha autorizzato con il nuovo calendario venatorio 2025-2026 l’abbattimento in deroga di 8.221 storni e 19.317 fringuelli.

 Un totale di oltre 27mila uccellini, specie che erano protette e non cacciabili addirittura dal lontano 1992. Una scelta destinata a fare rumore, un po’ come già accaduto per la questione dei cervi da abbattere.

 Secondo le normative vigenti, una misura così drastica può essere applicata solo in casi eccezionali, e per motivi ben specifici. Si parla di tutela delle colture o della sicurezza pubblica, e solo in assenza di “altre soluzioni soddisfacenti”. Ma le associazioni animaliste e ornitologiche sollevano dubbi proprio su questa interpretazione, contestando la necessità e la scientificità di tale provvedimento.

Contro questa decisione si sono immediatamente mobilitate tre importanti associazioni di tutela dell’avifauna: la Stazione Ornitologica Abruzzese, la Lipu Abruzzo e l’Associazione per la Tutela dei Rapaci. In una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Marco Marsilio, al vicepresidente con delega alla Caccia, Emanuele Imprudente, e all’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), hanno chiesto spiegazioni su quello che definiscono «un provvedimento scientificamente e legalmente privo di fondamento».

La protesta: “Innocui, senza impatto sulle colture, scelta inaccettabile”

Massimo Pellegrini (Stazione Ornitologica Abruzzese APS), Stefano Allavena (Delegato Regionale Abruzzo per la Lega Italiana Protezione Uccelli) e Fabio Borlenghi (Responsabile per l’Abruzzo dell’Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei Loro Ambienti) hanno messo nero su bianco le loro perplessità. «Il fringuello – hanno scritto – è un uccello di appena 20 grammi, innocuo e senza alcun impatto sulle colture agricole. È inspiegabile come si possa giustificare un intervento di abbattimento per quasi 20.000 esemplari, quando nemmeno nel Piano faunistico regionale si fa menzione di danni a esso attribuibili». Un’accusa chiara, che mette in discussione la base scientifica della decisione regionale.

Le associazioni contestano inoltre la logica adottata per determinare il numero massimo di animali abbattibili. Questa, infatti, non si baserebbe su dati reali di presenza o danni effettivi, ma solo sul numero dei cacciatori presenti in ogni regione. «Così si scambia un criterio di comodo per una valutazione scientifica», hanno chiarito Pellegrini, Allavena e Borlenghi, evidenziando una potenziale discrepanza tra le finalità dichiarate e i metodi di calcolo.

A sollevare ulteriori perplessità tra le associazioni ambientaliste su storni e fringuelli è un altro rischio concreto: quello di confusione con specie affini ma meno comuni, come la peppola e il frosone. Il timore è che i cacciatori possano non saper distinguere correttamente le specie prima dello sparo, mettendo a repentaglio la vita di uccelli rari e protetti. «Autorizzare la caccia a una specie così simile ad altre più rare – hanno concluso – espone a un danno irreparabile la biodiversità locale».

 Le associazioni non usano mezzi termini, parlando di un provvedimento «in contrasto con la vocazione naturalistica dell’Abruzzo, Regione dei parchi». Per questo, preannunciano battaglia legale, avvertendo che «decisioni simili non rafforzano la gestione faunistica, ma la espongono a inevitabili ricorsi». La partita è aperta, e il futuro di questi 27mila uccellini è appeso a un filo. Sarà interessante vedere come si evolverà la vicenda e quali saranno le risposte della Regione Abruzzo di fronte a questa mobilitazione.

Fonte: abruzzo.cityrumors.it del 19 giugno 2025 

Legittima la legge sulla rappresentanza dei cacciatori negli Atc abruzzesi

 La Corte costituzionale ha considerato legittima la legge regionale dell’Abruzzo sulla rappresentanza dei cacciatori nei comitati di gestione degli Atc.

La presenza delle diverse componenti è sufficiente a garantire il pluralismo e la rappresentanza d’interessi diversi, il consiglio regionale ha il diritto di scegliere il meccanismo col quale ripartire tra le diverse associazioni venatorie i seggi assegnati ai cacciatori nel comitato di gestione degli Atc: basandosi su questo principio la Corte costituzionale ha considerato infondata (sentenza 82/25) la richiesta di legittimità costituzionale sollevata dal Tar dell’Abruzzo, cui s’erano rivolte Arcicaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia lamentando la disproporzionalità introdotta dal terzo comma dell’articolo 3 della legge regionale 11/23.

Come sistema elettorale la maggioranza aveva infatti scelto un proporzionale basato sul metodo D’Hondt, o delle più alte medie (si divide «il numero degli iscritti di ogni associazione per numeri progressivi da uno fino a quello pari ai seggi da assegnare, così da ottenere quozienti ai quali rapportare l’assegnazione del seggio»), che – è risaputo – «produce un effetto di compressione della proporzionalità» a favore delle sigle, associazioni o partiti, più grandi; ne era derivata, come previsto, una «marcata sovrarappresentazione della Federcaccia».
Il pluralismo riguarda i rapporti tra categorie

Non si può pretendere, si legge nella sentenza, che la legge garantisca il pluralismo anche all’interno d’ogni categoria: ciascuna, infatti, «esprime interessi in linea astratta confliggenti [con quelli delle altre], e viceversa tendenzialmente omogenei all’interno, o perlomeno assunti come tali dal legislatore statale».

Il comitato di gestione è adeguatamente bilanciato nel momento in cui rappresenta le esigenze sia dei cacciatori, sia degli agricoltori, sia degli ambientalisti, e tiene conto del parere delle istituzioni; non si può pensare che ogni sigla debba trovare spazio in proporzione ai propri iscritti: «è nel rapporto tra categorie di associazioni che si valuta il grado di rappresentatività dell’organo direttivo».

Peraltro persino i sistemi elettorali meno distorsivi «e più marcatamente proporzionali» falliscono nell’obiettivo «di conseguire quel perfetto rapporto tra peso delle liste e seggi»; e il legislatore regionale è pienamente titolato a ridurre la proporzionalità del meccanismo che disciplina l’elezione di organi esecutivi, «per i quali si avverte con particolare evidenza la necessità di [ottenere] stabili maggioranze decisionali».

 

Fonte: cacciamagazine.it del 19 giugno 2025 

giovedì 13 marzo 2025

Presentata nella consulta la prima bozza del Calendario venatorio 2025/26. Nelle osservazioni del WWF Abruzzo preoccupazione per le pre-aperture, l’allungamento dei periodi di caccia, il prelievo di alcune specie e l’impatto nelle terre dell’orso

 

Comunicato stampa dell’11 marzo 2025 

 

Presentata nella consulta la prima bozza del Calendario venatorio 2025/26 

Nelle osservazioni del WWF Abruzzo preoccupazione per le pre-aperture, l’allungamento dei periodi di caccia, il prelievo di alcune specie e l’impatto nelle terre dell’orso 

 

La prima bozza di Calendario venatorio 2025/2026 è stata presentata in fase di consulta e il WWF Abruzzo ha fatto pervenire le proprie osservazioni sia agli Uffici regionali sia a quelli dell’ISPRA. 

“Dato atto alla Regione Abruzzo di aver migliorato, negli ultimi anni, il Calendario venatorio che presenta indubbiamente minori criticità rispetto ad annualità passate, anche grazie ai molteplici ricorsi presentati e vinti dal WWF e dalle Associazioni ambientaliste – commenta Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo – continuano però a persistere forti preoccupazioni rispetto alle giornate di pre-apertura e all’allungamento dei periodi di caccia, al prelievo di alcune specie e all’impatto nelle terre dell’orso.” 

Assolutamente non condivisibile è l’aver riconfermato, come per l’anno scorso, l’anticipo della caccia al cinghiale al 1° ottobre nelle aree con presenza dell’orso marsicano, quando, invece, negli anni passati la caccia aveva inizio da novembre. Il mese di ottobre è ancora un periodo molto delicato per l’orso che va alla ricerca di cibo per acquistare peso prima dell’inverno. È assolutamente inopportuno che si faccia questa scelta, che da un lato andrebbe a causare un disturbo per la specie e dall’altro andrebbe a vanificare il percorso fatto insieme a una parte del mondo venatorio che si era formato rispetto a queste tematiche.  

Per restare in tema orso, il WWF Abruzzo segnala ormai da diversi anni, l’omissione delle disposizioni previste dalla Delibera di Giunta n. 480 del 05 luglio 2018 che definisce la perimetrazione dell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Attenendosi a quanto previsto dalla L. 394/91 e s.m.i., infatti, bisognerebbe adeguare il carico venatorio, definire modi e tempi di caccia distinti per l’Area Contigua e soprattutto permettere la caccia ai soli residenti, come succede ad esempio per il versante laziale del Parco. 

Persistono le pre-aperture alla caccia nel mese di settembre per alcune specie, contrariamente a quanto riportato nei Calendari venatori di qualche anno fa, quando, la Regione Abruzzo, anche adeguandosi alle prescrizioni dell’ISPRA, aveva programmato l’apertura unica al 1° ottobre. Nel Calendario venatorio 2025/2026, invece, compaiono alcune giornate di pre-apertura della caccia a settembre per specie come gazza, cornacchia, ghiandaia e colombaccio e di apertura generale a settembre per quaglia, fagiano, cornacchia, gazza e ghiandaia. Rispetto al calendario venatorio dell’anno scorso, la Regione Abruzzo vuole aumentare le specie e le giornate di caccia a settembre, come al solito, a discapito delle popolazioni faunistiche. Il WWF Abruzzo richiede l’apertura generale della stagione venatoria al 1° ottobre, per tutte le specie cacciabili, evitando ogni forma di apertura e di pre-apertura a settembre. L’apertura a ottobre va a ridurre gli impatti negativi della caccia sulla fauna selvatica, anche su quella non cacciabile, in quanto, come è noto, a settembre molte specie sono ancora nella fase di cura della prole. Inoltre, si potrebbe ottimizzare la vigilanza venatoria (sempre meno presente sul territorio a causa dello smantellamento delle Polizie provinciali) e ridurre il fenomeno del bracconaggio che avviene soprattutto quando, durante il mese di settembre, la caccia è consentita solo ad alcune specie.  

Altro punto sollevato dal WWF Abruzzo è la richiesta di escludere dalla caccia la coturnice, la starna e l’allodola che allo stato attuale delle conoscenze, non hanno popolazioni in grado di sostenere il prelievo venatorio. 

Rispetto ai periodi di conclusione della caccia, invece, Il WWF chiede la chiusura della stagione venatoria per tutte le specie di uccelli al 31 dicembre, secondo il principio di garanzia della completa protezione delle specie. Ad esempio, per la beccaccia pare inverosimile che si continui a prevedere la caccia fino al 19 gennaio (10 gennaio nelle Aree Natura 2000), quando l’Ordinanza del Consiglio di Stato n.8713/2016, chiede di fissare come data ultima il 31 dicembre o che la caccia al fagiano sia estesa nel mese di dicembre quando l’ISPRA indica il 30 novembre come limite massimo. 

La proposta di calendario venatorio abruzzese non contiene alcun riferimento alle disposizioni di legge in merito al divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco, non dando alcun riferimento ai cacciatori circa le modalità di corretto comportamento in caso di esercizio venatorio su tali aree (caccia sempre vietata per 10 anni, limitatamente ai soprassuoli delle aree boscate), come peraltro ricordato già dal 2023 dal WWF Italia con una specifica nota inviata a tutte le regioni. 

“In conclusione – commenta Claudio Allegrino, responsabile Guardie WWF Abruzzo – nel calendario venatorio della Regione Abruzzo sono ancora presenti evidenti criticità, da sempre sottolineate dal WWF. Ci auguriamo che il parere dell’ISPRA possa accogliere le osservazioni della nostra Associazione e che gli altri Enti territoriali deputati alla salvaguardia della fauna si esprimano sui punti più critici, in modo da limitare i possibili impatti che ancora persistono nella programmazione venatoria abruzzese.”   

 

domenica 16 giugno 2024

Caccia, Pepe (PD): errori grossolani nella Legge regionale

 PESCARA – “Sono davvero errori grossolani quelli che la Regione Abruzzo a guida centro destra sta commettendo sulle politiche relative alla caccia. Due giorni fa il Tar ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della Legge Regionale n.11 del 2023 in tema di nomina dei rappresentanti nei Comitati di Gestione degli ATC e, sempre pochi giorni fa, le associazioni dei cacciatori hanno chiesto di fermare l’iter procedurale del calendario venatorio 2024-2025, per rivedere e correggere la bozza dell’Assessore, chiamando in causa direttamente il Presidente Marsilio”, dichiara il Consigliere regionale Dino Pepe.

“Per quanto riguarda la legge Regionale sui Comitati di Gestione degli ATC – prosegue il Consigliere – la Regione ha scelto di inserire una seconda soglia di sbarramento a quella già prevista dalla norma precedente, finendo per favorire oltremodo alcune Associazioni con più iscritti rispetto al principio di proporzionalità della rappresentanza. Sostanzialmente un ‘premio di maggioranza’! Ora la questione passerà al vaglio della Corte Costituzionale. Se quest’ultima dovesse ritenere, come rilevato dal Tar, che la doppia soglia di sbarramento viola i principi di uguaglianza e proporzionalità, la Legge verrà dichiarata incostituzionale e di conseguenza sarà annullata”.
“Più volte le opposizioni,  nella passata legislatura, hanno chiesto di modificare la norma, passata in Consiglio in modo frettoloso e senza il necessario confronto con tutte le associazioni, proprio al fine di evitare contenziosi – aggiunge Pepe -. Sul calendario venatorio 2024-2025, come detto, le associazioni lamentano atti e procedure confuse e contraddittorie che mortificano ancora una volta il ruolo della caccia anche come strumento di gestione e conservazione della fauna selvatica e del territorio: un elemento fondamentale che dovrebbe suggerire a Marsilio e Imprudente un confronto costante con la categoria e con tutti i portatori d’interesse.  Basti pensare agli aumenti dei danni da fauna selvatica, ormai senza controllo e senza programmazione”.
“Ancora una volta sulla caccia abbiamo la conferma della assoluta assenza di una visione di insieme e di una strategia da parte della maggioranza regionale. Purtroppo dopo 6 anni siamo di fronte solo a promesse mancate”, conclude il Consigliere Pd.
 

giovedì 13 giugno 2024

Calendario Venatorio: Imprudente e Marsilio, dialogo costruttivo con le associazioni

(REGFLASH) L'Aquila, 12 giu. - Un confronto, quello che si è tenuto oggi all'Aquila, voluto dalle  associazioni venatorie abruzzesi (Federcaccia, Libera Caccia, Enalcaccia e ANUUMigratoristi) con il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, e il vice Presidente con delega all’agricoltura e alla caccia Emanuele Imprudente, per discutere del nuovo Calendario Venatorio 2024-2025.

Le associazioni chiedono di fermare l'iter procedurale, di rivedere le restrizioni proposte e di avviare un dialogo costruttivo con tutte le parti coinvolte per trovare soluzioni equilibrate e sostenibili.

“Le associazioni venatorie – ha commentato il vice Presidente Imprudente - hanno richiesto alcune modifiche al documento sottolineando l'importanza della caccia anche come strumento di gestione e conservazione della fauna selvatica, sostenendo che alcune restrizioni imposte vadano modificate e sia avviato un percorso di confronto ulteriore con le associazioni locali. È stato un incontro molto costruttivo. Abbiamo ascoltato le loro richieste di modificare in alcuni punti la proposta di calendario per andare incontro alle istanze del territorio che sono poi quelle delle associazioni venatorie in tutta Italia. Abbiamo spiegato che la nostra bozza di calendario è oggi in attesa dei pareri dell'ISPRA e del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale che è di nuova istituzione all'interno del Ministero. Successivamente faremo le valutazioni tenendo conto delle esigenze, del punto di equilibrio e di quello che dovrà essere l'attività venatoria complessiva della nuova stagione 2024-2025”. (REGFLASH)

giovedì 23 maggio 2024

Sulmona. Caccia al cinghiale senza requisiti: indaga la polizia. Regione striglia l’Atc

SULMONA. E’ stata iscritta nel registro di braccata senza possedere i requisiti stabiliti dalla legge. A finire nel mirino della polizia provinciale e della regione è una squadra di caccia dell’ambito territoriale di Sulmona. Il caso è stato sollevato dall’ex presidente dell’Atc, Cesarino Mariani, che aveva presentato un esposto. Le attività investigative della polizia sono andate avanti per tre mesi e, in attesa di ulteriori sviluppi, si è mossa la regione Abruzzo che ha redarguito territoriale di riferimento. “Dal controllo svolto”- scrive il dipartimento agricoltura della regione-“ è emerso che numerosi componenti della squadra non risultavano in regola con i documenti per esercitare l’attività venatoria con la conseguenza che, a giugno 2022 quando era fissato il termine ultimo per presentare la domanda, la squadra non aveva i requisiti per l’iscrizione al registro per la mancanza del numero minimo legale di dieci cacciatori”. La regione ha quindi richiamato l’Atc ad un controllo più attento dei presupposti per l’iscrizione delle squadre. 

 

Fonte: ondatv.tv del 20 maggio 2024

giovedì 7 marzo 2024

Regione Abruzzo eroga una pioggia di contributi pubblici alle associazioni venatorie

 

Comunicato stampa del 7 marzo 2024

 

Regione Abruzzo eroga una pioggia di contributi pubblici alle associazioni venatorie

Il WWF Abruzzo evidenzia che con i soldi dei cittadini abruzzesi si acquista e si ristruttura anche la sede di Federcaccia, mentre il Centro Recupero della Fauna Selvatica di Pescara non riceve i fondi previsti per legge

 

Con la pubblicazione sul Bollettino Regionale delle Disposizioni finanziarie per la redazione del Bilancio di previsione finanziario 2024- 2026 della Regione Abruzzo (Legge di stabilità regionale 2024), sono stati pubblicati gli elenchi degli enti e delle associazioni che, a vario titolo, hanno ottenuto un contributo a fondo perduto.

Spiccano tra queste associazioni quelle venatorie che complessivamente hanno ricevuto ben 115.000 euro.

Queste, nel dettaglio, le prebende alle associazioni venatorie abruzzesi:

 

  • Associazione Nazionale Libera Caccia – Sezione provinciale L’Aquila euro 10.000
  • Associazione Italcaccia – Sezione provinciale di Pescara euro 5.000
  • Federazione Italiana della Caccia – Sezione provinciale di Chieti euro 100.000

Le motivazione dei contributi sono diverse, si va da contributo straordinario per le spese di funzionamento per la Liberacaccia, al contributo per le attività associative e le spese di funzionamento per l’Italcaccia fino al arrivare addirittura al contributo per l’acquisto e ristrutturazione di una sede e di veicoli per vigilanza e attrezzature per la Federcaccia.

 “Quello che sconcerta - sottolinea Filomena Ricci, delegata del WWF Abruzzo - è che il governo regionale abruzzese ha deciso di finanziare con danaro pubblico Associazioni che nascono per tutelare gli interessi dei cacciatori e sicuramente non quelli della comunità intera come l’ambiente e la fauna a scapito di altri enti pubblici come il benemerito Centro Recupero della Fauna Selvatica (CRAS) di Pescara che da anni rappresenta l’unico riferimento per l’Abruzzo per il soccorso ed il recupero degli animali protetti.”

Nella stessa Legge di stabilità regionale 2024 è indicato che le provvidenze annuali in favore del Centro Recupero della Fauna Selvatica sono pari a zero, nonostante due normative regionali ne prevedano il finanziamento annuale da parte della Regione Abruzzo.

Inoltre, in Abruzzo manca una rete che organizzi il sistema per il primo intervento, la raccolta, il trasporto e la consegna al Centro Recupero.

“Tutto questo - conclude Filomena Ricci - avviene nonostante l’opinione pubblica e anche la giurisprudenza abbiano acclarato che l’interesse alla caccia non debba prevalere rispetto all’esigenza della tutela della fauna selvatica.”

domenica 28 gennaio 2024

Civitella Roveto (Aq). Cacciatore ferito da proiettile durante una battuta di caccia

Civitella Roveto. Spara per colpire un animale ma il proiettile ferisce un uomo. L’incidente è avvenuto oggi pomeriggio sulle montagne di Civitella Roveto, nella Valle Roveto.

Un uomo di 59 anni D.D.F., cacciatore, è rimasto ferito da un colpo da arma da fuoco, sparato da un altro cacciatore, che sembrerebbe abbia scambiato erroneamente l’uomo per un animale selvatico, presumibilmente un cinghiale.

Entrambi i cacciatori sono originari di di Roccavivi di San Vincenzo Valle Roveto. Quello ferito è stato trasportato in ospedale, lo stanno sottoponendo a un intervento ma non sarebbe in pericolo di vita.

 

Fonte: marsicalive.it del 27 gennaio 2024

giovedì 11 gennaio 2024

Agricoltore centrato da un colpo di fucile, Torto (M5s): "Marsilio e il centrodestra sono i veri responsabili"

 La deputata del Movimento 5 Stelle, Daniela Torto interviene sul ferimento dell'agricoltore 34enne ferito mentre lavorava sul suo terreno a San Vito Chietino

"È inaccettabile che qualcuno debba rischiare di morire mentre lavora nei campi o passeggia in un parco per l’incoscienza di pochi. Troppo spesso nel nostro Paese, dietro una finta attività sportiva chiamata caccia si celano vere e proprie esecuzioni a cielo aperto di animali selvatici".

La deputata del Movimento 5 Stelle, Daniela Torto interviene sul ferimento dell'agricoltore 34enne centrato da un colpo di fucile mentre lavorava sul suo terreno a San Vito Chietino.

"Ormai cacciare è diventato solo un modo per farsi foto sorridenti in mimetica con ai piedi dei cacciatori animali insanguinati. Non è così che si tutela il nostro ambiente e, a questo punto, neppure le nostre comunità.

Marsilio e il centrodestra sono i veri responsabili di questa indegna situazione. I loro partiti continuano a favorire la lobby della caccia con pericolosi provvedimenti. Queste sono le conseguenze del programma elettorale per l'Abruzzo e del blitz in legge di bilancio dell'anno scorso con l'emendamento Foti che ha inaugurato questa brutta stagione di pericolo, minaccia e morte estendendo la caccia anche nelle aree urbane.

 Un augurio di buona guarigione alla vittima del triste episodio nel lancianese, sperando che la politica si dimostri più responsabile e non si debba assistere più a episodi del genere".

 

Fonte: chietitoday.it del 06 gennaio 2024

sabato 6 gennaio 2024

PERICOLO CACCIA 🛑 FA RIFLETTERE IL FERIMENTO DI UN AGRICOLTORE DA PARTE DI UN CACCIATORE A SAN VITO CHIETINO


🙅🏻 PERICOLO CACCIA
🛑 FA RIFLETTERE IL FERIMENTO DI UN AGRICOLTORE DA PARTE DI UN CACCIATORE A SAN VITO CHIETINO
 
Il ferimento di un agricoltore trentaquattrenne intento a lavorare nel suo terreno in località Castellana a San Vito Chietino da parte di un cacciatore ripropone il tema della pericolosità dell’attività venatoria svolta da parte di soggetti che finiscono per rappresentare un vero e proprio pericolo per agricoltori, escursionisti e semplici cittadini. È poi molto grave che, da quanto si apprende dagli organi di stampa, il responsabile dell’accaduto si sia allontanato non fornendo le sue generalità, cercando così di sottrarsi alle necessarie indagini.
Secondo i dati forniti dall’Associazione “Vittime della caccia” nella stagione venatoria 2022/23 in tutta Italia, sono stati uccisi 13 cacciatori (1 in Abruzzo) e 9 non cacciatori, e sono stati feriti 44 cacciatori (1 in Abruzzo) e 13 non cacciatori, per un totale di 79 persone rimaste uccise o ferite nei circa 5 mesi della stagione venatoria. Un numero impressionante per quella che a tutti gli effetti è una attività ludica. A far riflettere è soprattutto il dato dei 22 “non cacciatori” rimasti uccisi o feriti a causa della imperizia o negligenza di chi è autorizzato a muoversi in natura armato di armi, fucili o carabine che siano, estremamente pericolose.
Quanto è accaduto a San Vito rappresenta il tragico epilogo di una serie di comportamenti irresponsabili che vengono denunciati con sempre maggiore frequenza. I cacciatori sparano spesso senza rendersi conto di chi si trova nelle prossimità, si avvicinano troppo alle case e ai centri abitati, in orari sbagliati e senza rispetto per le proprietà altrui e per il diritto di tutti di vivere o lavorare in campagna o fare un’escursione in montagna senza rischiare la vita solo perché una stretta minoranza si diverte a sparare.
La mancanza di controlli sul territorio rende molti cacciatori sempre più arroganti anche nei confronti dei proprietari di terreni e case isolate quando provano a chiedere il semplice rispetto delle norme che regolano questa pericolosa attività. La Regione, del resto, da anni non organizza corsi per guardie venatorie volontarie, le Polizie provinciali sono state praticamente cancellate e dove sono rimaste ci sono pochissimi agenti operativi sul territorio, i Carabinieri-forestali sono comunque pochi e impegnati in un gran numero di attività.
Inoltre, la tendenza ad allargare i periodi di caccia – come ha fatto la Regione recentemente con il piano cinghiali – oltre a non aver alcun effetto positivo sulla limitazione dei danni all’agricoltura, finendo addirittura per aumentarli come affermato dai tecnici indipendenti che studiano questo fenomeno, fa crescere il rischio per cittadini, agricoltori ed escursionisti di rimanere impallinati, o peggio.
Bene farebbe la Regione Abruzzo a intraprendere la strada percorsa da altre regioni, che in virtù dello smantellamento delle polizie provinciali e del passaggio delle competenze su caccia e pesca da province a regioni, hanno istituito le polizie regionali, anche riassorbendo e/o integrando con nuove assunzioni il personale che si occupa di vigilanza che nella nostra Regione oramai non esiste più.
 
Comunicato del 06 gennaio 2024 WWF Abruzzo

giovedì 4 gennaio 2024

Lanciano (Ch) -Agricoltore ferito da un colpo di fucile mentre lavora: indagini in corso

San Vito Chietino  – Un agricoltore di 34 anni è stato vittima di un incidente mentre lavorava sul suo terreno nella località di Castellana, a San Vito Chietino. L’uomo è stato centrato da un colpo di fucile da caccia, che lo ha costretto al ricovero in ospedale. Nonostante l’accaduto, le sue condizioni di salute attuali non destano preoccupazioni.

L’episodio ha avuto luogo in una zona rurale, scuotendo la tranquillità di una giornata di lavoro ordinaria. Il 34enne è stato colpito da vari pallini esplosi dal fucile, causando lesioni che hanno richiesto il ricovero presso il pronto soccorso del Renzetti di Lanciano. La prognosi attuale indica un periodo di convalescenza di 20 giorni, durante i quali l’agricoltore dovrà riprendersi dalle ferite riportate.

Immediatamente dopo l’incidente, sono stati allertati i carabinieri, che hanno avviato un’indagine per ricostruire l’episodio e identificare la persona responsabile del colpo di fucile.

Il fatto evidenzia la necessità di una maggiore consapevolezza e attenzione nell’uso delle armi da parte di coloro che praticano la caccia. L’incidente a San Vito Chietino serve come richiamo alla responsabilità individuale e alla prudenza per evitare tragici incidenti simili in futuro.


Fonte: Abruzzosera.it del 04 gennaio 2024

giovedì 7 dicembre 2023

CACCIA AI CERVI FUORI PARCO SIRENTE VELINO, WWF: “REGIONE ABRUZZO CONTINUA DERIVA FILO-VENATORIA”

L’AQUILA – “Da quanto si apprende dagli organi di stampa, sarebbe di recente arrivato il nulla osta dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che autorizza la caccia di selezione dei cervi al di fuori del Parco Sirente Velino e il loro controllo numerico all’interno del territorio dell’area protetta. In attesa di consultare la documentazione presentata dalla Regione Abruzzo per richiedere tale parere e quanto riportato nel nulla osta dell’Ispra, perché attualmente nulla pare essere pubblicato sui siti della Regione Abruzzo e del Parco regionale, il Wwf Abruzzo reputa la scelta l’ennesimo regalo al mondo venatorio fatto passare come una gestione faunistica di cui non si sente alcuna necessità. Se i dati sui quali si basa la decisione di intraprendere la caccia di selezione al Cervo sono quelli presentati nel Piano Faunistico Venatorio della Regione Abruzzo, questi, come riportato nel Piano stesso, sono carenti e frammentari e non sono certo sufficienti i monitoraggi intrapresi dagli Atc per colmare tali lacune”.

Così in una nota il Wwf, in lerito alla caccia di selezione dei cervi al di fuori del Parco Regionale Sirente Velino e il loro controllo numerico all’interno del territorio dell’area protetta. Per il Wwf Abruzzo si tratta di “una scelta da contrastare con forza”, “una deriva filo-venatoria”: “si trovino sistemi alternativi per eliminare i danni da fauna senza ricorrere alla scorciatoia delle carabine e sparare a questi bellissimi animali”.

“Per definire la stima di popolazioni faunistiche e dunque, il loro eventuale prelievo – prosegue la nota del Wwf – sono necessarie informazioni esaustive e dettagliate in merito alla distribuzione sul territorio, così come in merito alla consistenza numerica delle popolazioni, alle rispettive variazioni temporali e ai rapporti numerici tra individui dei due sessi e tra le diverse classi di età. Tutte informazioni che si possono ottenere solo tramite monitoraggi ripetuti per diverse annualità con metodologie confrontabili e standardizzate e che se sono state messe in atto, avremo cura di leggerne risultati una volta che verrà pubblicato il Piano di prelievo elaborato dal Parco Regionale Sirente Velino”.

“Per quanto attiene ai danni provocati dai cervi, ben altri sono i sistemi da mettere in campo per contrastarli: recinzioni intorno ai campi nelle aree più colpite; dissuasori acustici, visivi e olfattivi per allontanare gli ungulati da colture e strade; ristori in tempi rapidi agli agricoltori colpiti; potenziamento dei sottopassi”.

“Ci si chiede quali siano state le azioni messe in atto dall’area protetta nell’ambito della prevenzione e con quali risultati prima di ricorrere alla scorciatoia delle carabine, che è tutt’altro una via certa da percorrere per il contenimento dei danni (e quello che avviene per il cinghiale in Abruzzo dovrebbe essere sufficientemente esaustivo). Viene, dunque, da chiedersi se il vero obiettivo di tali scelte sia quello di contenere effettivamente i danni da fauna o quello di dare via libera ai cacciatori su una specie che attualmente in Abruzzo non viene cacciata”.

“Una decisione che il Wwf Abruzzo e le sezioni locali contrasteranno fortemente. Questi animali sono patrimonio della nostra terra e simbolo della natura che rende la nostra Regione conosciuta e apprezzata: non sono bersagli per i cacciatori!”, conclude la nota del Wwf.

 Fonte: abruzzoweb.it del 06 dicembre 2023

 

mercoledì 6 settembre 2023

L’AQUILA: COMUNE SCRIVE AD ATC, “NO ALLA CACCIA NELLA ZONA DI MADONNA FORE E SAN GIULIANO”

 L’AQUILA – Interdire la zona di San Giuliano-Madonna Fore dall’attività di caccia. Con questo obiettivo, in seguito all’emissione del calendario venatorio 2023-2024, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi,  e l’assessore all’ambiente, Fabrizio Taranta, hanno inoltrato richiesta formale al presidente dell’Ambito territoriale di caccia della provincia dell’Aquila, Diego Alessandri. In questo modo si potrà escludere dalla pratica venatoria la zona frequentata quotidianamente dai cittadini aquilani e prevedere, inoltre, una opportuna cartellonistica di avvertenza nelle aree interessate.

 “Intendiamo rendere fruibile e sicura la collina di San Giuliano tra le più frequentate da amanti della montagna di tutte le età, per attività sportive e ricreative. I frequentatori hanno tutto il diritto di vivere la zona e i sentieri ad essa collegati in piena serenità e al riparo da qualsiasi rischio. Sono certo che il presidente Alessandri possa accogliere positivamente la richiesta così da avviare una proficua collaborazione”, hanno dichiarato Biondi e Taranta.

Fonte: abruzzoweb.it del 05 settembre 2023

giovedì 10 agosto 2023

Caccia: la stagione venatoria riapre tra le polemiche. La maggior parte degli italiani e’ contraria ma anche le associazioni animaliste chiedono modifiche urgenti alla Regione Abruzzo

I molteplici ricorsi delle Associazioni ambientaliste, anche negli anni scorsi, tutti vinti contro la Regione Abruzzo hanno costretto la Giunta Regionale a recepire alcune richieste nella stesura del Calendario Venatorio 2023-2024 da poco approvato. Assolutamente insoddisfatti si sono invece dichiaratiFedercaccia, Enalcaccia, Italcaccia e tutte le altre Associazioni di cacciatori secondo cui la caccia a molteplici specie sarebbe stata posticipata (al primo ottobre), mentre la chiusura risulterebbe anticipatadanneggiando l’esercizio della caccia. Tant’è che lo stesso Avvocato Alessandro Dioguardi, Presidentedella ATC (Ambito territoriale di Caccia) di Pescara, schierandosi dalla parte delle associazioni venatorie ha manifestato”ampia perplessità sulle scelte compiute dall’Ufficio Tecnico dell’Assessorato all’Agricoltura ( presieduto dal vice Presidente Imprudente n.d.r.). Scelte incomprensibilmente abdicative del potere discrezionale a fronte di un piano faunistico recentemente approvato, ed appiattite sul parere Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale n.d.r.) rispetto al quale sono maggiormente restrittive". E’ bene precisare che nell’organo direttivo dell’ATC di Pescara l’influenza dei 6 membri delle Associazioni venatorie, schierate contro le restrizioni previste nel Calendario Venatorio, è numericamente superiore ai 4 membri delle Associazioni ambientaliste. D'altra parte gli ambientalisti sottolineano che la pratica della cacciaè in via di estinzione in Italia con un calo di 200.000 doppiette in 10 anni. C'è poi da considerare i danniprovocati dai cacciatori oltre che all'ambiente anche alle varie specie animali tra cui quella degli umani: nella stagione venatoria del 2021/2022 in base ai dati ISTATci furono 54 feriti e 13 morti. Resta da capire, ma fino ad un certo punto, il mistero del perché in Italia ancora si pratichi questa attività, quando, secondo un sondaggio commissionato dal WWF del 2022, il 76% degli italiani è contro la caccia e vorrebbe vietarla su tutto il territorio nazionale. 

 

Fonte: abruzzoindiopendent.it del 09 agosto 2023 

Fidc Chieti critica Calendario Venatorio Abruzzo

“Non possiamo restare in silenzio e prendiamo le distanze dall’approvazione del nuovo calendario venatorio per la stagione 2023/2024, che umilia i circa 15mila cacciatori abruzzesi, ingiustamente penalizzati rispetto a quelli delle regioni limitrofe, prevedendo insensate e punitive limitazioni temporali dell’esercizio venatorio, con aperture notevolmente ritardate e chiusure anticipate rispetto alle leggi vigenti in materia, causando pesanti ricadute anche sull’economia regionale”.

Così in una nota Bruno De Felice, presidente per la provincia di Chieti di Federcaccia, associazione maggiormente rappresentativa nel comparto caccia, che spiega: “L’Ufficio Caccia dell’Assessorato all’Agricoltura ha completamente rinunciato ad esercitare il potere discrezionale che consentiva scelte confortate da copiosi dati scientifici raccolti in questi anni, grazie al lavoro svolto dagli Ambiti Territoriali di Caccia in collaborazione con la Regione, e limitandosi a redigere un calendario che scippa quasi due mesi di attività agli abruzzesi, evidentemente ritenuti cacciatori di serie B rispetto ai colleghi delle altre Regioni. Disattendendo, inoltre, quelle che sono da sempre le indicazioni delle Federcaccia”.

“Infatti – viene sottolineato – sarebbe bastato riprendere il calendario approvato dalle regioni confinanti che se pur perfettibile, non ha mostrato criticità ed ha garantito un corretto equilibrio tra le esigenze di tutela della fauna ed il proficuo esercizio venatorio”.

Fonte: bighunter.it del 08 agosto 2023


Dura protesta di Italcaccia per il nuovo calendario venatorio della Regione Abruzzo

 L’Aquila. “Arriva forte e chiara la protesta dell’Italcaccia. Una delle associazioni venatorie più seguite dal popolo dei cacciatori abruzzesi.” È quanto si legge in una nota diffusa oggi. “Un colpo fragoroso, una contestazione aspra che nel mirino ha ben inquadrato il calendario venatorio 2023-24, appena partorito dalla Regione Abruzzo”, continua la nota.

“E la contestazione trova le giuste parole e l’analisi attenta di Francesco Verì, presidente regionale dell’Italcaccia per delle scelte che non trovano nessuna ragione di essere.”

eADV

“Con l’approvazione del calendario venatorio 2023-2024”, dichiara Verì, “la Regione Abruzzo sancisce un altro anno di delusione tra i cacciatori, ormai rassegnati e sempre più amareggiati da una situazione di costante declino dell’ambiente venatorio abruzzese. Ancora una volta, per l’ennesimo anno, la Regione Abruzzo con l’assessore Imprudente dimostra di non essere dalla parte dei cacciatori, ignorando completamente le osservazioni preliminari fatte dalle associazioni venatorie. Nonostante le possibilità di confronto con le associazioni venatorie, dati scientifici, studi fatti da legittimi osservatori faunistici  nelle sedi istituzionali preposte e riconosciute dalle leggi, purtroppo, ad oggi, abbiamo maturato, ulteriore e definitiva  consapevolezza della scarsa o meglio nulla, attenzione che l’Assessorato Regionale sulla caccia rivolge all’attività venatoria, unita alla sconcertante disinvoltura con cui si ritiene di poter disattendere impegni formali assunti con le associazioni di categoria, non solo quelle venatorie, e trasfusi in deliberazioni caratterizzate dal crisma dell’ufficialità.”

“Dati sconcertanti”, prosegue Verì, “sono quelli relativi alla chiusura delle specie Turdidi e Beccaccia, i quali prelievi sono consentiti dal primo Ottobre al 10 e 20 Gennaio.  Con il posticipare l’apertura della stagione venatoria al I ottobre diventa inammissibile, tra l’altro, l’addestramento dei propri ausiliari a decorrere dal 01 Settembre (la norma prevede l’addestramento dei cani 30 giorni prima dell’inizio della stagione venatoria), concedendo così poco tempo all’allenamento dei propri cani.”

“Ormai siamo stanchi di ribadire che l’Abruzzo sembra essere una regione del tutto estranea all’Italia. Come si evince ampiamente dai calendari venatori adottati dalle regioni limitrofe. Basta osservare l’ultimo calendario venatorio deliberato dalla Regione Umbria per capire, con dati alla mano, quali sono le date vere per il prelievo delle specie suddette. Altro dato a conferma di quanto espresso è la recente sentenza del Tar Umbria n.08/2023.eADV


Fonte: abruzzolive.it del 08 agosto 2023


Abruzzo/calendario venatorio, Enalcaccia protesta

 Arriva forte e chiara la protesta dell’Italcaccia.

Una delle associazioni venatorie più seguite dal popolo dei cacciatori abruzzesi. Un colpo fragoroso, una contestazione aspra che nel mirino ha ben inquadrato il calendario venatorio 2023.24, appena partorito dalla Regione Abruzzo. E la contestazione trova le giuste parole e l’analisi attenta di Francesco Verì, presidente regionale dell’Italcaccia per delle scelte che non trovano nessuna ragione di essere.

“Con l'approvazione del calendario venatorio 2023 – 2024”, attacca Verì, “la Regione Abruzzo sancisce un altro anno di delusione tra i cacciatori, ormai rassegnati e sempre più amareggiati da una situazione di costante declino dell'ambiente venatorio abruzzese. Ancora una volta, per l'ennesimo anno, la Regione Abruzzo con l'assessore Imprudente dimostra di non essere dalla parte dei cacciatori, ignorando completamente le osservazioni preliminari fatte dalle associazioni venatorie. Nonostante le possibilità di confronto con le associazioni venatorie, dati scientifici, studi fatti da legittimi osservatori faunistici  nelle sedi istituzionali preposte e riconosciute dalle leggi, purtroppo, ad oggi, abbiamo maturato, ulteriore e definitiva  consapevolezza della scarsa o meglio nulla, attenzione che l’Assessorato Regionale sulla caccia rivolge all’attività venatoria, unita alla sconcertante disinvoltura con cui si ritiene di poter disattendere impegni formali assunti con le associazioni di categoria, non solo quelle venatorie, e trasfusi in deliberazioni caratterizzate dal crisma dell’ufficialità. Dati sconcertanti”, prosegue Verì, “sono quelli relativi alla chiusura delle specie Turdidi e Beccaccia, i quali prelievi sono consentiti dal primo Ottobre al 10 e 20 Gennaio.

Con il posticipare l’apertura della stagione venatoria al I ottobre diventa inammissibile, tra l’altro, l’addestramento dei propri ausiliari a decorrere dal 01 Settembre (la norma prevede l’addestramento dei cani 30 giorni prima dell’inizio della stagione venatoria), concedendo così poco tempo all’allenamento dei propri cani. Ormai siamo stanchi di ribadire che l’Abruzzo sembra essere una regione del tutto estranea all’Italia. Come si evince ampiamente dai calendari venatori adottati dalle regioni limitrofe. Basta osservare l’ultimo calendario venatorio deliberato dalla Regione Umbria per capire, con dati alla mano, quali sono le date vere per il prelievo delle specie suddette. Altro dato a conferma di quanto espresso è la recente sentenza del Tar Umbria n.08/2023. L’innegabile intento punitivo e persecutorio attuata dalla Regione Abruzzo”, chiarisce il presidente regionale Italcaccia, “ trova, incontrovertibile, conferma nella sconcertante decisione di recepire, acriticamente, il parere reso dell’ISPRA, anche nella parte in cui non vengono espresse valutazioni di ordine tecnico ma sciorinate evanescenti considerazioni di merito, non rientranti nella competenza di tale istituto e, quindi, per consolidata giurisprudenza, non vincolanti (si veda l’assurda decisione di posticipare al 01 ottobre il prelievo di quasi tutte le specie ornitiche, anche quelle stanziali oggetto di immissione). Il popolo dei Cacciatori abruzzesi, quelli con la C maiuscola”, conclude Verì, “ che hanno sempre rispettato le leggi e le regole democratiche, che danno tanti contributi all’ambiente a partire dalla lotta al bracconaggio per la tutela della fauna selvatica, alla lotta agli incendi boschivi, all’inquinamento, alla pulizia di boschi, a dare una cultura di amore per l’ambiente è stanco di essere, ancora una volta, maltrattato; è chiaro l’ostracismo opposto al mondo venatorio e gli insensati pregiudizi avversati alla categoria dei cacciatori, composta da cittadini dalla specchiata ed  integerrima condotta civile e morale. Dai cacciatori abruzzesi”, chiosa Verì, “saranno condivise tutte le successive iniziative giudiziarie e di legittima protesta che sicuramente verranno intraprese”.

 

Fonte: giornaledimontesilvano.com del 08 agosto 2023

lunedì 7 agosto 2023

Calendario venatorio 2023/2024. Accolte sono in piccola parte le richieste avanzate dal WWF Abruzzo. Restano criticità.


Comunicato stampa del 5 agosto 2023 

Approvato il Calendario Venatorio 2023/2024 della Regione Abruzzo 

Accolte sono in piccola parte le richieste avanzate dal WWF Abruzzo 

Restano criticità su alcuni periodi di apertura, su alcune specie che rimangono cacciabili, sull’impatto dell’attività venatoria nelle terre dell’Orso. 

 

Durante la seduta del 4 agosto, la Giunta regionale ha approvato il calendario venatorio per la stagione 2023-2024, il documento redatto ogni anno dalla Regione Abruzzo che disciplina l’attività di caccia sul nostro territorio.  

Il WWF Abruzzo aveva presentato le proprie osservazioni alla bozza di calendario presentata in occasione della consulta venatoria. 

La versione approvata, accoglie qualche piccola osservazione avanzata dall’Associazione e, in generale, appare migliorata sotto alcuni punti di vista e rispetto all’intervento su alcune specie, grazie soprattutto ai molteplici ricorsi del WWF e di altre Associazioni, tutti vinti, chesi sono susseguiti già dal 2009, ma continua a presentare criticità, alcune delle quali si ripropongono ciclicamente. 

Non è stata introdotta l’apertura generale al 1° ottobre, come da sempre chiede il WWF Abruzzo, sono state eliminate le preaperture di alcune specie quali Quaglia e Fagiano, ma resta la possibilità di cacciare, seppure con alcune limitazioni, altre specie quali Cornacchia grigia, Gazza, Ghiandaia e Merlo. Le pre-aperture possono creare impatti negativi sulla fauna selvatica, anche su quella non cacciabile, in quanto a settembre molte specie sono ancora nella fase di cura della prole. L’apertura unica a ottobre, inoltre, consentirebbe di ottimizzare la vigilanza venatoria (sempre meno presente sul territorio a causa dello smantellamento delle Polizie provinciali) e di ridurre il fenomeno del bracconaggio. 

Stesso discorso per la chiusura che per il WWF Abruzzo dovrebbe essere fissata al 31 dicembre per tutte le specie di uccelli e che invece per alcune si protrae oltre. Per la Beccaccia è fissata al 20 gennaio, anche contro il parere dell’ISPRA, che in considerazione della forte pressione venatoria a cui è sottoposta la specie e della maggiore vulnerabilità che la contraddistingue nella seconda metà dell’inverno, suggerisce la chiusura della caccia al 31 dicembre. Per il Colombaccio la chiusura è fissata addirittura al 10 febbraio. 

Il WWF aveva chiesto anche la sospensione della caccia alla Coturnice specie per la quale non si registra un miglioramento relativo allo status di conservazione (la specie è inserita nell’Allegato I della Direttiva “Uccelli” 2009/147/EC e ha uno stato di conservazione sfavorevole in Italia) e per la quale la Regione Abruzzo ha un ruolo chiave per la salvaguardia. 

La sospensione della caccia era stata chiesta anche per l’Allodola, specie in stato di conservazione sfavorevole con un calo della popolazione in Europa (SPEC 3; BirdLife International 2004; www.ebcc.info/index.php?ID=612) e per la sua tutela non sono sufficienti le limitazioni inserite nella proposta di calendario venatorio.  

La Regione Abruzzo sembra sorda a quanto attiene alla tutela dell’Orso marsicano e continua a dimenticare, nonostante il WWF lo ricordi in ogni occasione, che con la DGR n. 480/2018 è stata istituita l’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Non vengono introdotte nel Calendario venatorio le indicazioni e le prescrizioni che questo comporta in base alla Legge quadro sulle Aree Protette (che risale al 1991) come la modifica del carico venatorio e la definizione dei modi e dei tempi di caccia distinti. Indicazioni queste chiaramente riportate anche nel parere ISPRA. Il Calendario venatorio non rispetta nemmeno quanto chiaramente indicato dal PATOM - Piano d’azione sull’orso bruno marsicano (azione B5) che indica, per l’area individuata di presenza della specie, l’utilizzo della tecnica della girata e non quella della caccia in battuta, indipendentemente dal numero di cani utilizzati. 

Viene accolta, invece, l’indicazione di eliminare l’attività di addestramento cani per tutto il mese di agosto. 

Nessun accenno nel calendario approvato nemmeno al divieto di caccia nelle aree percorse da incendi, come peraltro ricordato dal WWF Italia con una specifica nota inviata a tutte le regioni alcune settimane fa, e a quello di abbandono di cartucce. 

“In conclusione – commenta Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo – il calendario venatorio della Regione Abruzzo negli anni, grazie al grande lavoro fatto dalle Associazioni, è sicuramente migliorato, ma continua a presentare evidenti criticità, da sempre sottolineate dal WWF e alcune delle quale riprese anche nel parere dell’ISPRA, che potrebbero essere sicuramente evitate se il governo regionale impostasse finalmente la programmazione faunistica sul rispetto e la conservazione di questo patrimonio comune e non solo per favorire le richieste del mondo venatorio.” 

 

Approvato Calendario Venatorio per la stagione 2023-2024

Nella seduta del 4 agosto 2023 la Giunta Regionale ha approvato il calendario per la stagione venatoria 2023-2024.

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