sabato 21 marzo 2015

Caccia, riunione operativa in Regione su problematica cinghiali

Pescara. Una valutazione sulla prossima attivazione dei Piani di Gestione Quinquennali dei cinghiali che prevedono gli abbattimenti selettivi per il controllo e la riduzione numerica della specie nelle singole province, al fine di ridurne i danni provocati all’agricoltura, alla circolazione stradale, all’altra fauna selvatica ed al territorio.

E’ stato il tema al centro di una riunione che si è tenuta presso gli uffici regionali dell’Assessorato alla Caccia, a Pescara, ed alla quale hanno preso parte l’assessore con delega alla Caccia, Dino Pepe, i rappresentanti delle quattro Province abruzzesi ed il Direttore del Dipartimento Regionale Sviluppo Economico e Politiche Agricole.

Dall’incontro, oltre alla volontà di contribuire a migliorare l’attuale regolamento, è emerso che le Province di Teramo e Pescara hanno già redatto il suddetto piano e prossimamente sarà deliberato dai rispettivi Consigli Provinciali.

Per quanto riguarda la provincia di Chieti, che presenta difficoltà di interlocuzione con l’ATC Vastese, si intende esercitare il potere sostitutivo al fine di provvedere con celerità all’elaborazione del protocollo operativo mentre la Provincia dell’Aquila si è impegnata a redigere il documento programmatico con l’ausilio tecnico del Corpo di Polizia Provinciale.

Al fine di verificare la stesura definitiva dei suddetti Piani e rendere operative le azioni di selecontrollo dei cinghiali, entro il più breve tempo possibile, per contrastare e ridurre i danni provocati dai cinghiali, si è convenuto di fissare una nuova riunione entro la prima decade di aprile.

domenica 8 marzo 2015

Per la Federcaccia la beccaccia è stabile, per il Centro Studi Beccacce la specie è un declino

Federcaccia Abruzzo critica Centro Studi Beccacce per alcune inesattezze in alcuni articoli.

beccaccia uccisa
Continua la divulgazione di inesattezze da parte di Centro Studi Beccacce, associazione a cui difettano la conoscenza scientifica e l’operatività. Nell’articolo apparso sulla stampa del 28/02/2015 si legge: “Beccaccia a rischio di estinzione”, nulla di più inesatto, la specie beccaccia è ritenuta demograficamente “stabile “nell’areale riproduttivo. Tale valutazione dell’Uniione Eutropea deriva dai giudizi scientifici di importanti enti quali Wetlands International e Bird Life International. L'Unione Europea ha infatti esclusa la beccaccia dalle specie che necessitano di Piano di Gestione Internazionale non rinnovando tale documento nel 2012. Le velleità invece non difettano a questa associazione che si propone come soggetto coordinatore per attività che sono in capo alla Regione stessa, quali il monitoraggio della specie suddetta e si propone quale terminale raccoglitore dei dati relativi agli abbattimenti nella stagione venatoria. La conoscenza delle norme eviterebbe a questa novella associazione dall’altisonante denominazione, brutte figure ed atteggiamenti che ad un cattivo pensatore apparirebbero quantomeno arroganti, pretendendo di volersi sostituire a Regione e ATC nelle loro funzioni. E’ bene anche si sappia che la FANBPO è una federazione di associazioni privatistiche (di beccacciai) che non ha nessun ruolo istituzionale, quindi un semplice circolo di appassionati.

La FACE, federazione delle associazione venatorie europee, non annovera l’associazione Beccacciai d’Italia come sua espressione, mentre l’associazione Amici di Scolopax è partner ufficiale dell’Ufficio Avifauna della Federazione Italiana della Caccia membro della FACE, i cui corsi in Abruzzo sono riconosciuti dall’ISPRA, ed ha un protocollo di monitoraggio che gode del patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Ed è stata appunto la FACE a far riconoscere come stabile lo status della specie beccaccia, non CSB o altri che sostengono periodi venatori alla beccaccia restrittivi rispetto ai periodi biologici scientificamente accertati.

L’associazione Amici di Scolopax, diversamente da Beccacciai d’Italia ha tenuto in Abruzzo, corsi di preparazione per il monitoraggio delle beccacce gratuitamente ponendo l’interesse collettivo al di sopra di interessi economici, propensione di molti in questo momento nella nostra regione. Amici Di Scolopax e Federcaccia anche quest’anno proseguono, con la Regione Abruzzo e gli Enti Parco, la ricerca scientifica con il progetto Overland, catturando delle beccacce e dotandole di trasmettitori satellitari.

E’ per questi motivi che la Federazione Italiana della Caccia Abruzzo, in accordo con i propri vertici nazionali, e l’associazione Amici di Scolopax ONLUS stigmatizzano le affermazioni e l’operato dell’associazione CSB che, tra l’altro, sembrerebbe avere sede all’interno dell’ATC Chietino- Lancianese. Se così fosse, sarà opportuno che gli Organi di controllo intervengano per verificarne la liceità. La Federazione Italiana della Caccia ricorda la diffida per i suoi dirigenti e i suoi soci ad avere collaborazioni con tale associazione come stabilito dalla Federcaccia Nazionale.
Federcaccia 

Fonte: cacciapassione.com del 07 marzo 2015

domenica 15 febbraio 2015

Arci Caccia scrive ad assessore Pepe: ‘Realizzare tre obiettivi’

Pescara. L’Arci Caccia ha scritto all’Assessorato Regionale alla Caccia e ai Gruppi Consiliari affinchè si realizzino immediatamente tre obiettivi: l’istituzione dell’Osservatorio Faunistico Regionale, l’approvazione del Piano Faunistico e la redazione di un Piano pluriennale di gestione degli ungulati.

Nella lettera alle Istituzioni, l’Arci Caccia, raccomanda il ruolo fondamentale di coordinamento che deve svolgere la Regione anche per garantire la qualità della formazione delle figure specializzate e per assicurare che le attività di Province e ATC siano finalmente coerenti con gli indirizzi di “piano”.

Nel testo l’Ordine del Giorno approvato recita:
‘La conservazione e la tutela degli ambienti e della fauna selvatica, nel contesto della valorizzazione dell’agricoltura, assumono un rilievo straordinario nella nostra Regione anche per concorrere alla fuori uscita dalla pesante crisi economica e alla sopravvivenza delle nuove generazioni nella loro terra che trova, nella bellezza del paesaggio e nelle tradizioni agricole, una risorsa per l’oggi e per il futuro.
Il turismo è indispensabile alla nostra economia che ha bisogno di saper tutelare e arricchire la presenza dell’Orso Marsicano e la “naturale capacità di coabitazione” con allevatori, agricoltori e cittadini.
Occorre una strategia di gestione del territorio e della fauna selvatica che con le differenze, così come previste dalle norme, coniughi e integri l’importante ruolo dei parchi con il restante territorio agro-silvo-pastorale, valore inestimabile per la Biodiversità. L’Abruzzo deve essere sempre più patrimonio del mondo e rappresentante qualificato dell’Italia.
Abbiamo bisogno di scienza e conoscenza superando il limite venatorio. “Apprendisti stregoni” al servizio del “politico di turno” e di una gestione lottizzata della fauna selvatica penalizzano il nostro patrimonio naturale e l’attività venatoria ne esce delegittimata.
Indichiamo alcune priorità che sottoponiamo all’attenzione della politica e della società.

Dopo la legge Del Rio, di riordino delle competenze delle Province, occorre rivedere le competenze delle stesse, di Regioni e ATC, anche alla luce degli obiettivi che proporrà il Piano Faunistico al fine di realizzarli e non lasciarli sulla carta come per il passato. Le nostre proposte sono:

Istituire l’Osservatorio Faunistico Regionale.
L’istituzione dell’OFR è fondamentale per una regione come l’Abruzzo che ha bisogno di tecnici preparati (con curricula riconosciuti, comprovati da pubblicazioni scientifiche, ecc.), trasparentemente gestito e sottoposto a periodiche verifiche delle ricerche, dei risultati raggiunti.
L’OFR può creare le migliori condizioni per redigere calendari venatori tecnicamente rispondenti alle esigenze di una Regione come l’Abruzzo anche per realizzare intese con le Regioni confinanti per una sostenibile e funzionale mobilità programmata.

Approvare il piano faunistico regionale.
Le esigenze di tutela e conservazione (Patom in primis) per la presenza dell’Orso, del Lupo, del Camoscio d’Abruzzo, della Lepre Italica, della Coturnice ecc, ormai non consentono di rimandare “oltre” la stesura del nuovo piano faunistico. Continuare a gestire al “buio” è un’offesa alla Comunità abruzzese e produce danni inestimabili al patrimonio faunistico di tutti i cittadini con dissipazione di risorse umane ed economiche, a tutto vantaggio di “imbonitori” e “contaballe” dei ripopolamenti.

Al fine di riportare la gestione degli “ungulati” in un contesto di ordinarietà occorre, in via eccezionale, redigere un piano pluriennale di gestione degli ungulati, con l’obbiettivo di prevenire e ridurre i danni da fauna selvatica fino alla definizione di un punto di equilibrio con l’imprenditoria agricola’

domenica 8 febbraio 2015

Regione: Camillo Rastelli nuovo consulente delle Politiche Venatorie

L’Aquila. E’ stato nominato dal Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso come consulente a titolo gratuito per le attività di supporto per le Politiche Venatorie il signor Camillo Rastelli.

“Lavorerò in perfetta sinergia con il Presidente D’Alfonso e con l’assessore regionale alle politiche venatorie Dino Pepe ai quali va il mio ringraziamento per la fiducia dimostratami – afferma Rastelli -.


Bisogna dare vita a confronti costruttivi su un argomento complesso e controverso come quello della caccia dove è necessario raggiungere il giusto equilibrio tra le esigenze del mondo venatorio, agricolo e ambientale.

L’obiettivo è dunque lavorare per un’attività venatoria responsabile e sostenibile – conclude Rastelli- e per la realizzazione di una rinnovata sintonia con l’opinione pubblica”.

martedì 3 febbraio 2015

Regione Abruzzo. Pepe, anche a Teramo proroga caccia al colombaccio

(REGFLASH) Pescara, 2 feb. Via libera della Giunta Regionale alla proroga della caccia al colombaccio fino all'8 febbraio 2015 anche in provincia di Teramo. L'Assessore alla Caccia Dino Pepe, ha reso noto che, dopo le province di Pescara e Chieti, anche quella di Teramo ha richiesto la proroga, dopo aver acquisito il parere dell'ISPRA che prevede le stesse prescrizioni indicate in precedenza per le Province di Chieti e Pescara. Infatti, la caccia è consentita nella forma dell'appostamento fisso o temporaneo e senza l'ausilio del cane, per non arrecare disturbo agli uccelli acquatici e ai falchi Pellegrino e Lanario. Gli appostamenti utilizzati dovranno essere collocati a non meno di 500 metri da zone umide e da pareti rocciose o parzialmente tali ma è vietata nelle aree SIC con presenza del Lanario o del Falco Pellegrino.

sabato 31 gennaio 2015

Prolungata la caccia al colombaccio. Insorgono gli ambientalisti

Le Province di Chieti e Pescara chiedono una proroga fino a febbraio e la Regione acconsente. Wwf: “Si soccombe ancora agli interessi dei cacciatori”

DAI, SALVATE IL COLOMBACCIO! Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo ha deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.

“Si tratta di una scelta immotivata e assurda - dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo - anche in considerazione delle gravi lacune gestionali dell’Ufficio Caccia regionale: l’Abruzzo continua a basarsi su un Piano Faunistico Venatorio scaduto da anni e sicuramente ormai non più compatibile con le attuali esigenze di pianificazione. L’estensione della caccia a febbraio rappresenta una occasione persa dai nuovi Presidenti delle Province di Chieti e di Pescara e dall’Assessore Regionale alla Caccia Dino Pepe per restituire dignità al nostro territorio e alla fauna selvatica. Anche a febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno costrette a sopportare l’impatto dei circa 16.000 cacciatori abruzzesi con conseguenze negative non solo per gli animali ma anche per gli altri fruitori dell’ambiente. Ricordiamo, tra l’altro, che nella stagione di caccia al momento non conclusa si sono avuti due morti (Montorio al Vomano e Torrebruna) e tre feriti (Sant’Omero, Scafa e Pettorano) a causa di colpi di fucile vaganti”.

CONTROLLI INESISTENTI. Al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti.

"Chi assicura – sottolineano il WWF e Salviamo l’Orso – che i cacciatori uccideranno solo colombacci e non altre specie protette? Chi impedirà ulteriori morti e feriti? Gli enti pubblici da tempo non sono in grado di effettuare controlli venatori sul territorio regionale. Bisogna infatti sapere che, secondo i dati statistici più aggiornati disponibili (Schede sui sistemi di prevenzione regionali in materia di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare. Regione Abruzzo 2012, riferite a dati 2007) nella nostra regione è attivo un solo agente/guardia ogni 1.000 ettari di territorio".

giovedì 29 gennaio 2015

Caccia: da Giunta proroga per colombaccio su Provincia Pescara e Chieti

colombacci
ABRUZZO. Via libera della Giunta regionale alla proroga della caccia al colombaccio fino all'8 febbraio 2015. Lo rende noto l'assessore alla Caccia Dino Pepe, dopo che la Giunta regionale ha approvato la delibera presentata dall'assessorato che autorizza la proroga della caccia al colombaccio, nella forma dell'appostamento fisso o temporaneo e senza l'ausilio del cane, fino all'8 febbraio nelle province di Pescara e Chieti. Erano state le stesse amministrazioni provinciali a chiedere alla Regione, sulla base del calendario venatorio ed acquisito il parere dell'Ispra, il provvedimento di proroga. Al fine di non arrecare disturbo agli uccelli acquatici e ai falchi Pellegrino e Lanario, l'Ispra ha prescritto che gli appostamenti utilizzati per la caccia al colombaccio dovranno essere collocati a non meno di 500 metri da zone umide e da pareti rocciose o parzialmente tali ed il divieto dell&rsquoattività venatoria nelle aree SIC con presenza del Lanario o del Falco Pellegrino.


sabato 17 gennaio 2015

Febbo e Sospiri: ‘Buttati 10 giorni per caccia alla beccaccia’

Febbo e Sospiri: "a causa dell’incapacità della Regione di gestire correttamente la materia"

beccaccia uccisa
L’AQUILA 14/01/2015 –“Il Ministero dell’Ambiente, il 4 dicembre 2014, su invito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del Caso Eupilot 6955/14/ENVI – calendari venatori – rispetto degli art. 2,5 e 7 della Direttiva 2009/147/CE concernente la conservazione degli uccelli selvatici, ha scritto alla Provincia di Udine per chiedere spiegazioni sul calendario venatorio 2014-2015, dove per le specie Tordo bottaccio, Cesena e Beccaccia la caccia si chiude al 31 gennaio. In tale nota si chiedeva alla Provincia di anticipare la chiusura della caccia a tali specie almeno al 20 gennaio. Il sistema EU Pilot, rappresenta un meccanismo di risoluzione dei problemi, di implementazione del diritto dell’Unione europea e di scambio di informazioni tra la Commissione e gli Stati membri concepito per la fase antecedente all’apertura formale della procedura di infrazione ex art. 258 TFUE”. E’ quanto spiegano il Presidente della Commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo e il Capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri.

“Durante il mio mandato di Assessore alla Caccia – sottolinea Febbo - la Regione Abruzzo aveva iniziato un percorso sulla gestione della Beccaccia con la raccolta dei dati sulla specie che permetteva la chiusura della caccia proprio al 20 gennaio. L’attuale Giunta regionale invece non è stata capace nemmeno di copiare i calendari degli anni precedenti e i cacciatori abruzzesi hanno perso 10 giorni di caccia alla specie. La nota sul caso Eupilot aperto è molto preoccupante, soprattutto per quelle Regioni che non hanno avviato un percorso virtuoso sulla gestione delle specie in cattivo stato di conservazione, tra cui la Coturnice. In particolare, la UE chiede all’Italia i dati sui carnieri realizzati, se esistono studi, valutazioni, monitoraggi e censimenti sulle specie in cattivo stato di conservazione ed altro, prima di avviare la procedura d’infrazione."

“Il lavoro svolto da Mauro Febbo - aggiunge Sospiri - in tal senso è stato più che lungimirante e grazie al programma Artemide per la gestione dei carnieri, la gestione della Beccaccia, della Coturnice ed altre iniziative, probabilmente l’Abruzzo eviterà di essere coinvolto nella Procedura d’infrazione. Auspichiamo che questa Giunta sia in grado almeno di rispondere a quanto richiesto dalla Comunità europea, dato che in caso contrario la caccia sarà penalizzata in maniera irreversibile, con il pericolo di avviarsi verso limitazioni tali da far diminuire ancor di più il numero dei praticanti, in quanto si costringerebbero molti di coloro i quali ancora con grandi sforzi economici continuano a praticare la propria passione di una vita a desistere dal rinnovo del tesserino”.

Pepe si confronta con le province su problema cinghiali


(REGFLASH) Pescara, 15 gen. L'Assessore con delega alla Caccia, Dino Pepe, ha riunito, quest'oggi, a Pescara, le Province abruzzesi (era assente quella dell'Aquila) presso gli uffici dell'Assessorato, per affrontare le problematiche determinate dall'eccessivo incremento numerico dei cinghiali, responsabili di ingenti danni alle attività agricole e zootecniche e causa di molti incidenti stradali. A stagione venatoria conclusa il 31 dicembre scorso, si è rilevato come occorra subito attivare tutti gli strumenti previsti per il contenimento di questa specie dal Decreto del 27 maggio 2014, n. 5/Reg. (L.R. 10/2004 - Regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati). Al di la delle difficoltà applicative del suddetto regolamento che, a detta di tutti i partecipanti, necessità di un'opportuna revisione ed integrazione, per l'inclusione di altre specie di ungulati (capriolo e cervo), si è concordato che, nell'arco temporale di un mese circa, saranno approntati sia i Piani quinquennali di gestione sia i Piani di assestamento annuale i quali permetteranno di intervenire in modo efficace per contrastarne i danni e per attuare una gestione sostenibile, sia dal punto di vista ambientale e sia sanitario-zoonosico (Trichinellosi, malattie da Zecche. ecc...). Il tavolo di concertazione si è aggiornato a metà febbraio, al fine di una condivisione dei suddetti Piani con i Parchi ed altri portatori di interesse ed iniziare ad attuare un mirato ed efficiente programma di controllo selettivo dei cinghiali prima della ripresa vegetativa primaverile. 

martedì 13 gennaio 2015

Carne di cinghiale infetta nell'aquilano. Veterinari: pericolo per l'uomo

L'AQUILA - Controlli della Asl Sulmona-Avezzano-L’Aquila hanno individuato carne di cinghiale infetta, dovuta alla trichinella, parassita nocivo per la salute dell’uomo se ingerito.

Nei giorni scorsi, il Servizio Veterinario di Igiene degli alimenti di origine animale della Asl provinciale dell’Aquila, diretto dalla dottoressa Francesca De Paulis, ha imposto lo stop al consumo su un campione di carne di cinghiale, abbattuto nel territorio del comune di San Pio delle Camere, in provincia dell’Aquila.

La conferma della presenza del parassita, frutto della selvaggina da caccia, è arrivata oggi, in seguito a uno dei controlli che il servizio veterinario effettua, come accade ogni anno, a cavallo tra dicembre e gennaio. Oltre 600 le verifiche sulle carni compiute dal servizio della Asl 1 su tutti i cinghiali abbattuti, sia su quelli destinati ai laboratori di lavorazione sia su quelli riservati ai consumi privati.

Il campione infestato dalla trichinella, parassita che può trasmettersi all’uomo tramite il consumo di questo tipo di carne, cruda o poco cotta, verrà ora distrutto secondo le modalità di legge. Grazie alla sensibilizzazione promossa dal servizio di igiene degli alimenti di origine animale è stata avviata una proficua collaborazione con i cacciatori. Un’intesa sviluppata anche con corsi di formazione-informazione, svolti dallo specifico servizio dell’azienda sanitaria a beneficio degli stessi cacciatori, in collaborazione con le associazioni di categoria e gli enti preposti.

“Va evidenziata - spiega la De Paulis, direttore del servizio Igiene degli alimenti di origine animale della Asl n. 1 - l’importanza dei controlli preventivi. La Regione impone il controllo obbligatorio nei confronti della trichinellosi su tutti i cinghiali abbattuti, sia su quelli destinati ai laboratori di lavorazione sia su quelli destinati al consumo privato. Quest’anno abbiamo superato i 600 esami di carne in tutta provincia dell’Aquila. Tramite esami specifici sui capi possiamo intervenire ed evitare il manifestarsi della malattia che, seppur rara, può avere conseguenze gravi per la salute”.

La trichinellosi è una malattia parassitaria sostenuta da un verme tondo del genere Trichinella, in grado di infestare mammiferi, uccelli e rettili, soprattutto se animali carnivori o onnivori: passa dall’animale all’uomo con l’ingestione di carne fresca di alcune specie - in particolare cinghiale, suino, cavallo - ma il pericolo di contagio sussiste solo se la carne non è sottoposta a controllo sanitario.

“L’unico rischio - spiega ancora la De Paulis - è rappresentato dal consumo di prodotti a base di carne cruda o poco cotta di cinghiale, quali ad esempio gli insaccati freschi e stagionati, che andrebbero consumati solo se provenienti da animali preventivamente controllati. Il rischio sanitario non sussiste per il consumo di carne suina, equina e di selvaggina regolarmente macellata ed immessa in commercio, sulla quale il controllo per la ricerca della trichinella è sistematico. La possibilità di entrare in contatto con il parassita della trichinellosi è invece elevato per le carni di cinghiale non sottoposte a controllo sanitari”.

domenica 11 gennaio 2015

Sant'Omero (Te). Ragazzo impallinato mentre va in bicicletta

L'incidente sulla Bonifica: giovane ciclista aquilano colpito ad una gamba da un cacciatore e dimesso dall'ospedale con una prognosi di sette giorni

immagine di repertorio
SANT'OMERO. Un ragazzo di 14 anni è stato impallinato ad una gamba mentre andava in bicicletta sulla Bonifica del Salinello in compagnia di altri ciclisti. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri il colpo sarebbe partito accidentalmente da un gruppo di cacciatori che si muoveva nella boscaglia. Il fatto è avvenuto nella tarda mattinata di oggi nel territorio di Sant'Omero. Il ragazzo, che vive all'Aquila, si stava allenando con altri ciclisti di una società sportiva di Alba Adriatica. Inizialmente, quando il giovane ha avvertito il colpo, lui e gli altri hanno pensato si trattasse di una pietra. Immediatamente soccorso, il giovane è stato trasportato in ospedale con una macchina: dopo essere stato medicato al pronto soccorso dell'ospedale di Sant'Omero, il ragazzo è stato dimesso con una prognosi di sette giorni. I carabinieri indagano per identificare i cacciatori. (d.p.)

domenica 4 gennaio 2015

L’Aquila – Un cacciatore denunciato per l’uccisione di due caprioli

i due caprioli scuoiati
GEAPRESS – Una intensa e prolungata attività di controllo e di appostamento che ha infine portato i Forestali del Comando Stazione di Balsorano (AQ) a denunciare un cacciatore della provincia, che dovrà ora difendersi dall’accusa di avere ucciso due caprioli.

In particolare i forestali del Comando Stazione, al comando del Vice Ispettore D’Innocenzo Mauro, dopo aver proceduto al controllo di un mezzo sospetto, hanno esteso l’ispezione all’interno di un locale nella disponibilità del proprietario del mezzo. In tale contesto sono state rinvenute le carcasse di due caprioli già scuoiati e pronti per essere macellati.

Al soggetto veniva quindi contestato il reato previsto dalla legge 157/1992 art. 30 comma 1 lett. h), uccisione di specie animale non cacciabile.

L’intervento della Forestale è maturato nell’ambito dei controlli sul corretto esercizio dell’attività di caccia disposti e coordinati dal Comandante Provinciale dott. Nevio Savini. Secondo lo stesso Comandante non sarebbero “purtroppo rari i casi in cui soggetti dediti al bracconaggio si mimetizzano tra i cacciatori soprattutto nelle battute di caccia al cinghiale. I nostri Comandi Stazione – ha aggiunto il Comandante Provinciale – mantengono alta l’attenzione proprio per contrastare in maniera efficace questo odioso fenomeno che tende ad impoverire la risorsa faunistica e quindi ad intaccare negativamente l’equilibrio biologico del nostro territorio”.

Le indagini della Forestale continuano per accertare se abbia agito da solo oppure se il soggetto sia stato aiutato o comunque agevolato da altre persone. Secondo quanto reso noto dalla Forestale, il soggetto avrebbe dichiarato di essere il diretto responsabile dell’uccisione degli animali e del trasporto all’interno del manufatto.

domenica 21 dicembre 2014

4 cani uccisi a fucilate in Abruzzo nelle ultime 24 ore, la condanna della Lndc. "Cacciatori soggetti socialmente pericolosi"

Considerando che il bracconaggio in Italia è praticato per l’81 per cento da cacciatori muniti di regolare licenza (fonte Cabs – Committe Against Bird Slaughter), non si può non arrivare alla conclusione che colui che pratica attività venatorie è, non di rado, un soggetto socialmente pericoloso al quale è stata data la possibilità di detenere e di usare un’arma.

L’Aquila. Lega Nazionale per la Difesa del Cane condanna con durezza le barbare esecuzioni perpetrate a fucilate da ignoti nei confronti di quattro poveri cani, avvenute nelle province di L’Aquila e Teramo nel giro di poco più di 24 ore.Tre delle vittime, una mamma con i suoi due cuccioli, sono state ritrovate in una discarica abusiva di Capistrello in località Piani Palentini. I corpi degli animali sono stati trasferiti all’Istituto Zooprofilattico di Avezzano per gli esami autoptici che si spera – si legge in una nota della Lega – risultino di supporto alle indagini in corso da parte del Corpo forestale dello Stato.

Ancora più inquietante la vicenda riguardante il Border Collie ucciso a Castelli,frazione Villa Rossi, il cui proprietario gestisce con il Parco nazionale del Gran Sasso un chiusino di cattura dei cinghiali. Il cane è stato ritrovato appeso a un cancello, il che fa pensare a un gesto intimidatorio nei confronti di un’attività che ostacola il bracconaggio e suggerisce come maggiori indiziati dell’atto criminoso i cacciatori di frodo.

Atti criminosi, in nessun altro modo possono infatti essere definiti quelli citati – rileva la Lega per la difesa del cane – laddove spietatezza e indole malavitosa sono un binomio pressochè indissolubile e collaudato in Abruzzo con maggior riguardo alla provincia aquilana. Considerando che il bracconaggio in Italia è praticato per l’81 per cento da cacciatori muniti di regolare licenza (fonte Cabs – Committe Against Bird Slaughter), non si può non arrivare alla conclusione che colui che pratica attività venatorie è, non di rado, un soggetto socialmente pericoloso al quale è stata data la possibilità di detenere e di usare un’arma.

Un’ulteriore dimostrazione di questa tesi arriva dalle uccisioni indiscriminate che periodicamente vengono commesse nei confronti di specie protette anche da leggi internazionali quali i lupi e orsi, azioni per le quali molto di rado si riesce a risalire ai responsabili.

Preso atto che la provincia aquilana è soggetta e non da oggi a infiltrazioni delinquenziali di ogni genere, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane sollecita un maggior rigore nel controllo del territorio da parte degli organi di vigilanza; territorio che sembra ormai sfuggito al controllo dello Stato nonostante le dichiarazioni dell’ex prefetto di L’Aquila Iurato il quale, lasciando il suo incarico nel 2012, affermava incredibilmente che la criminalità non era in aumento. Mentre anche queste recentissimi uccisioni di innocenti animali sembra testimoniare il contrario.

Coldiretti Chieti, è allarme cinghiali

(ph. Ansa.it)
(ANSA) - CHIETI, 19 DIC - Rumorosa protesta della Coldiretti di Chieti sotto la Prefettura per denunciare un autentico 'allarme cinghiali con gli agricoltori in ginocchio'.Gli agricoltori hanno dato vita a questo sit-in per chiedere "al prefetto di Chieti l'intervento a favore delle imprese agricole e dei cittadini perché l'emergenza cinghiali sta assumendo un livello non più tollerabile, con una acclarata totale mancanza di equilibrio ambientale sul territorio e l'incapacità da parte degli enti preposti di garantirlo".

domenica 14 dicembre 2014

Abruzzo, “mamma volpe e due cuccioli uccisi ed esposti”. Rabbia ambientalista

Le volpi uccise ed abbandonate
“La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio. E loro si divertono. Li inviti a nozze. È come andare a giocare a freccette la domenica. I cacciatori vedono infatti le volpi come un fastidio, perché queste si nutrono delle specie che più fanno loro gola: le lepri, i fagiani…” afferma al fattoquotidiano.it Cristiana Graziani, medico veterinario e ambientalista abruzzese. A settembre è partita la stagione venatoria, e dal primo ottobre al primo febbraio le doppiette abruzzesi possono mirare alle volpi, che proprio in questo periodo allevano i loro cuccioli. Basta essere in possesso di due tesserini (uno venatorio, l’altro di abbattimento), e della licenza di caccia.
La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio

“Chiedo un giro di vite sugli esami di abilitazione all’attività venatoria. E seri controlli su chi va in montagna e spara – aggiunge Cristiana Graziani -. Occorre valutare bene anche il profilo psicologico dei cacciatori. La situazione è grave. Io abito in campagna, e sento sparare in continuazione. Sembra di stare in Siria”. Qualche giorno fa tre volpi, una mamma e due cuccioli, sono state ammazzate e poi sinistramente esposte dalle parti di Roio, frazione dell’Aquila. Le carcasse dei poveri animali sono ancora lì. Chi è stato? Hanno agito normali cacciatori, o dei “selecontrollori”, quei cacciatori esperti incaricati di colpire volpi o cinghiali per controllarne il numero? Anche di notte o d’estate. E perché quella sorta di messaggio raccapricciante in codice? “Approvando a semafori spenti il calendario venatorio 2014/2015, si è data la stura a ogni tipo di possibile barbarie sugli animali” conclude la Graziani.
“È dal 2005 che si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che i cacciatori non vogliono”
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“È dal 2005 che in Abruzzo si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che però i cacciatori non vogliono, perché comporterebbero vincoli e freni alla loro facoltà di sparare e ammazzare tranquillamente” spiega Walter Caporale, presidente nazionale dell’associazione “Animalisti Italiani Onlus”. “Anche l’attuale Giunta D’Alfonso è prigioniera delle doppiette, che gestiscono e profondono un sacco di soldi, per esempio attraverso i classiciripopolamenti del sistema faunistico, tra i principali brodi corruttivi di coltura dei nostri amministratori locali”. Caporale non ci sta: “L’un per cento della popolazione italiana, tanti sono i cacciatori, continua a tenere sotto scacco la classe politica. I peggiori nemici della natura e degli animali sono state le Province. Eppure quasi il 75 per cento degli italiani, secondo un recente sondaggio Eurispes, vorrebbe l’abolizione della caccia”.

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”, cantava Gaber. “Nei confronti della caccia sono sicuramente due facce della stessa medaglia. Persino Nichi Vendola ha fatto regali ai cacciatori – osserva ancora Walter Caporale -. La lobby venatoria è potente quasi quanto quella delle armi. Gli animali non votano, non portano voti. Ecco perché nessuno li difende veramente”. Erano un milione e mezzo, dieci anni fa, i cacciatori da Bolzano a Lampedusa. Ne restano 700mila. Alta l’età media, sui settant’anni. Quasi nessun giovane oggi imbraccia il fucile e prende la via della montagna o del bosco alla ricerca di tortore, merli, cornacchie, quaglie e fagiani, allodole e tordi e germani reali, un’ora prima che faccia giorno, fino al tramonto. Secondo l’associazione “Vittime della caccia”, solo quest’anno, fino alla fine di novembre, in 56 giorni effettivi di attività venatoria sono stati 14 i morti e 48 i feriti di caccia. E non tutte le vittime del “fuoco amico” erano cacciatori.

Copagri Abruzzo, “Prolungare la stagione venatoria per il cinghiale”

Allungare il periodo di caccia al cinghiale per contenerne il numero elevato presente sul territorio e limitare i danni che questi animali provocano agli agricoltori. E’ la richiesta che la Copagri Abruzzo, confederazione degli agricoltori, ha inviato all’assessore all’Agricoltura della Regione Abruzzo, Dino Pepe, il primo ottobre scorso.

Abbiamo avanzato una formale richiesta all’assessorato regionale il 1 ottobre scorso per prevedere un prolungamento del periodo della caccia al cinghiale nella stagione venatoria corrente – scrive il vice presidente del Copagri, Camillo D’Amico – in ragione della successiva impossibilita’ ad intervenire se non con mezzi e metodi straordinari e controllati (selecontrollo) che richiedono tempi e procedure lunghe e complesse. Non abbiamo ottenuto alcuna risposta e il silenzio cosi’ lungo tenuto, manifesta, a nostro avviso, una risposta negativa.

D’Amico chiede il coinvolgimento dei presidenti degli ambiti territoriali di caccia e un tavolo tecnico per la verifica degli abbattimenti mirati e selettivi dei cinghiali nelle aree di riserva, concludendo:

Ci giungono segnalazioni dall’intera regione che il numero della popolazione di cinghiali presenti sul territorio e’ ancora troppo alto: i danni che potrebbero causare alle coltivazioni potrebbero essere notevoli, cosi’ come il pericolo per l’incolumita’ delle persone. Noi chiediamo insistentemente di prevedere un prolungamento della stagione venatoria.

venerdì 12 dicembre 2014

Abruzzo, quattro cani uccisi a fucilate in 24 ore

Tre animali sparati a Capistrello probabilmente da cacciatori. Un'altra bestiolina uccisa dai bracconieri a Castelli

une dei cani uccisi (ph. il centro.it)
PESCARA. Quattro cani uccisi a fucilate in poco più di 24 ore. Una barbarie che "unisce" l'Abruzzo: tre animali uccisi a Capistrello, uno a Castelli. In quest'ultimo caso si tratta di un intimidazione: l'animale apparteneva a un agricoltore che gestisce un chiusino di cattura dei cinghiali nel Parco nazionale Gran Sasso-Laga. Un'attività che ostacola il bracconaggio. E proprio dei cacciatori di frodo sono indicati come potenziali carnefici dell'animale. Per quel che riguarda invece i tre animali uccisi nella Marsica non si esclude nessuna ipotesi. La strage potrebbe essere opera di qualche cacciatore, oppure di qualcuno che voleva liberarsene, o anche un modo assurdo per combattere il randagismo dilagante. Indipendentemente dalle cause resta il barbaro gesto di chi uccide degli animali indifesi.

I tre cani uccisi a Capistrello sono stati abbandonati in una discarica abusiva sui Piani Palentini. A trovare gli animali, meticci che somigliano a pastori maremmani, è stato un animalista, Alessandro Simeoni. "Ho subito sollecitato l'amministrazione comunale ad intervenire", commenta Simeoni, " è intervenuta la Forestale e ho informato dell'accaduto anche i carabinieri": Sul posto sono arrivati gli agenti della stazione della Forestale di Civitella Roveto che, dopo il sopralluogo, hanno ordinato al Comune la rimozione delle carcasse che saranno trasportate all'istituto zooprofilattico di Caruscino, ad Avezzano. I cani, un mamma con due cuccioli, sono sttai uccisi con colpi di arma da fuoco. Sul caso sono al lavoro i forestali.

La forestale, insieme ai carabinieri, lavora anche per scoprire chi abbia ucciso il cane trovato morto a Castelli, in frazione Villa Rossi. L'animale di razza Border Collie è di proprietà di un agricoltore che gestisce con il Parco nazionale Gran Sasso-Laga un chiusino di cattura dei cinghiali. La povera bestiolina è stata prima uccisa a fucilate e poi appesa ad un cancello.

Già nelle scorse settimane erano stati registrati atti di sabotaggio al chiusino. «Si tratta di un atto di inaudita violenza e gravità - commenta Silvia De Paulis, facente funzioni di Direttore dell'Ente - che colpisce e amareggia quanti, con il Parco, sono impegnati nella realizzazione del Piano per il contenimento del cinghiale». La carcassa dell'animale è stata trasferita all'Istituto Zooprofilattico «G. Caporale» di Teramo che sta effettuando la necroscopia per determinare la causa di morte. Sulla vicenda indagano i Carabinieri e il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Parco della Forestale.

Il Parco ribadisce che lo strumento della cattura dei cinghiali adottato dall'Ente «risulta preferibile ad altri sistemi per efficacia, economicità e sicurezza, oltre che per il beneficio economico che deriva al territorio dall'avvio di una filiera legata alla lavorazione e alla commercializzazione della carni di cinghiale, come è avvenuto positivamente nel territorio di Amatrice e sta avvenendo a Castelli.

«Ogni gesto di violenza e di intimidazione va fermamente condannato», dichiara il presidente del Parco, Arturo Diaconale. «L'Ente è tuttavia consapevole che tali gesti sono segnali relativi a un problema avvertito con gravità in un territorio che deve essere preservato. Il Parco è deciso a continuare a portare avanti una politica di contenimento e ritiene opportuno un incontro con tutti i cittadini per individuare le soluzioni più condivise e mitigare il conflitto per il bene di tutti».

sabato 6 dicembre 2014

Scafa (Pe). Cacciatore ferito alla coscia da una fucilata

L'incidente di caccia in un boschetto, ricoverato al policlinico di Chieti un sessantenne di Caramanico

Incidente di caccia in una zona boschiva di Scafa, in provincia di Pescara. Vi è rimasto ferito un cacciatore 60enne di Caramanico Terme, investito da un colpo partito probabilmente in maniera accidentale da un fucile. Soccorso per una ferita alla coscia destra, l'uomo è stato prima curato dai sanitari del 118 del Distaccamento di Scafa e poi trasferito in elicottero nell'ospedale di Chieti. Nella zona dell'incidente sono al lavoro i carabinieri della Stazione di Scafa e della Compagnia di Popoli.

Montorio al Vomano (Te). Cacciatore ucciso durante la battuta al cinghiale

Colpito per errore da una fucilata, è precipitato in una scarpata: la vittima ha 46 anni ed è di Bellante

la salma del cacciatore (ph. ilcentro.it)
MONTORIO. L'ennesimo incidente di caccia in Abruzzo si è consumato in pochi istanti nelle colline di Montorio. Intorno alle 16.30 , durante una battuta di caccia al cinghiale, un colpo di fucile sparato accidentalmente da un altro cacciatore ha ucciso Giuseppe Ciabattoni, teramano di 46 anni. In squadra con lui il fratello, che sembra sia il cacciatore dal quale sarebbe partito il colpo accidentale. La vittima, morta sul colpo, è il figlio di Mario Ciabattoni, il pensionato di Bellante che due anni fa uccise a fucilate la vicina di casa e condannato in appello a 13 anni di reclusione. Giuseppe Ciabattoni, raggiunto dai pallettoni, è precipitato in una piccola scarpata. I soccorsi sono scattati immediatamente e sul posto sono arrivate le ambulanze e l'elicottero del 118. Ma per lui non c'è stato nulla da fare. L'uomo faceva parte, insieme al fratello, di una squadra arrivata in mattinata a Montorio proprio per partecipare alla caccia alla cinghiale nella zona di Leognano.

In mattinata un altro incidente di caccia si era registrato in un boschetto di Scafa, in provincia di Pescara: l'uomo è stato colpito alla coscia e ora è ricoverato al policlinico di Chieti.