Il giorno 26 maggio 2016 alle ore 15:00, presso la sala Grisi del Dipartimento Agricoltura, in via Catullo n° 17 a Pescara, è convocata la Consulta Regionale della Caccia con all'ordine del giorno l'esame della proposta di Calendario Venatorio Regionale 2016/2017. A tal proposito si fa presente che il Calendario Venatorio è stato predisposto, per il comune approfondimento, in due versioni: una con apertura unica al 18 settembre 2016 e una con apertura unica al 1° ottobre 2016.
giovedì 26 maggio 2016
domenica 22 maggio 2016
Abruzzo: “Non addestrare cani in aree protette”
Federparchi, associazioni e riserve bocciano la Regione Abruzzo per la norma che consente attività cinofile all’interno delle aree protette: “Una subdola caccia senza fucile”.
WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness, Salviamo l’Orso, Lipu, Italia Nostra, FAI, Appennino Ecosistema, Dalla parte dell’Orso chiedono alle Regione l’immediato ritiro del provvedimento e al Governo di impugnare la legge. Si tratta della n°11 che, spiegano gli ambientalisti, modifica la legge regionale 38 del 1996 sulle aree protette regionali e consente le attività cinofile all’interno del Parco Sirente Velino e delle altre riserve naturali di competenza regionale. Un provvedimento che, secondo le associazioni in questione, mette a gravissimo rischio la conservazione di specie faunistiche importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall’orso e dal camoscio e che apre la prospettiva di uccisioni di cervi e caprioli, insomma, secondo le associazioni in questione, una sorta di caccia subdola, senza fucile e senza regolamentazione. In più, precisano, si rischia di incorrere anche in pesanti sanzioni da parte dell’Europa.
“La Regione Abruzzo cancella d’incanto ogni sua precedente scelta verde, – spiegano gli ambientalisti – votando all’unanimità un provvedimento legislativo in palese contrasto con almeno due leggi nazionali, con la stessa legge regionale 38, modificata in modo assurdo e incoerente, e con la delibera 451/2009 della Giunta: si tratta della legge regionale n. 11 di modifica della l.r. 38/1996 (approvata in Consiglio Regionale il 5 aprile scorso e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 14 aprile) con la quale si consentono attività cinofile e cinotecniche all’interno delle aree protette regionali. La legge – proseguono gli ambientalisti – è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali.”
Federparchi, le associazioni ambientaliste e le riserve chiedono l’abrogazione della legge regionale.
“I provvedimenti pro-caccia – proseguono – insieme alla paralisi di una importante fetta della vigilanza ambientale con la cancellazione delle Polizie provinciale, la dicono lunga sulle recenti scelte della Regione Verde d’Europa. Chiediama di rivedere le proprie posizioni contrarie a una sana politica ambientale e persino al buon senso.”
https://www.youtube.com/watch?v=1I72bOkJAkY
Fonte: rete8.it del 12 maggio 2016
WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness, Salviamo l’Orso, Lipu, Italia Nostra, FAI, Appennino Ecosistema, Dalla parte dell’Orso chiedono alle Regione l’immediato ritiro del provvedimento e al Governo di impugnare la legge. Si tratta della n°11 che, spiegano gli ambientalisti, modifica la legge regionale 38 del 1996 sulle aree protette regionali e consente le attività cinofile all’interno del Parco Sirente Velino e delle altre riserve naturali di competenza regionale. Un provvedimento che, secondo le associazioni in questione, mette a gravissimo rischio la conservazione di specie faunistiche importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall’orso e dal camoscio e che apre la prospettiva di uccisioni di cervi e caprioli, insomma, secondo le associazioni in questione, una sorta di caccia subdola, senza fucile e senza regolamentazione. In più, precisano, si rischia di incorrere anche in pesanti sanzioni da parte dell’Europa.
“La Regione Abruzzo cancella d’incanto ogni sua precedente scelta verde, – spiegano gli ambientalisti – votando all’unanimità un provvedimento legislativo in palese contrasto con almeno due leggi nazionali, con la stessa legge regionale 38, modificata in modo assurdo e incoerente, e con la delibera 451/2009 della Giunta: si tratta della legge regionale n. 11 di modifica della l.r. 38/1996 (approvata in Consiglio Regionale il 5 aprile scorso e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 14 aprile) con la quale si consentono attività cinofile e cinotecniche all’interno delle aree protette regionali. La legge – proseguono gli ambientalisti – è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali.”
Federparchi, le associazioni ambientaliste e le riserve chiedono l’abrogazione della legge regionale.
“I provvedimenti pro-caccia – proseguono – insieme alla paralisi di una importante fetta della vigilanza ambientale con la cancellazione delle Polizie provinciale, la dicono lunga sulle recenti scelte della Regione Verde d’Europa. Chiediama di rivedere le proprie posizioni contrarie a una sana politica ambientale e persino al buon senso.”
https://www.youtube.com/watch?v=1I72bOkJAkY
Fonte: rete8.it del 12 maggio 2016
giovedì 28 aprile 2016
Abruzzo, addestramento cani permesso tutto l'anno in Parchi e Riserve regionali. Il WWF: legge da abrogare
Parchi: Wwf, legge su cani in aree protette da abrogare
"In pratica diventerà possibile - se questo allucinante provvedimento non verrà immediatamente cassato - attività di addestramento e allenamento di cani, nonché lo svolgimento di gare cinofile, su tutto il territorio del Parco Regionale Velino Sirente e su quello delle Riserve regionali durante tutto l'anno. È un provvedimento di assoluta gravità che, come segnala con giusta indignazione anche Federparchi, non ha precedenti in alcuna regione italiana".
"Un provvedimento che mette a gravissimo rischio la conservazione di specie faunistiche importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall'orso e dal camoscio. Si tratta inoltre di una norma illogica, illegale e ancora più assurda perché votata all'unanimità dai consiglieri regionali di quella che dovrebbe essere la regione verde d'Europa. La vergognosa legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali. Fa specie in particolare il voto favorevole di forze politiche che si dicono favorevoli alla tutela ambientale.
Evidentemente il sì alla norma che apre la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli non è stato un errore di percorso ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse".
"È impressionante - prosegue il Wwf - anche la rapidità con la quale questa leggina è passata a confronto con i tempi biblici che il Consiglio applica quando si tratta di provvedimenti di segno opposto come ad esempio l'approvazione dei Piani di gestione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria), che giacciono nei cassetti a dispetto di una procedura d'infrazione aperta dall'Unione Europea sulla mancata trasformazione dei SIC stessi in Zone Speciali di Conservazione".
WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness e Salviamo l'Orso, "nel mentre si ripromettono di segnalare all'opinione pubblica i responsabili di questa vera e propria nefandezza e si riservano di contrastare in ogni sede una legge che minaccia le specie e le aree protette, si associano all'appello di Federparchi perché la norma venga immediatamente abrogata augurandosi che in seno al Governo e al Consiglio regionali torni a prevalere il buon senso". (ANSA).
(ANSA) - PESCARA, 28 APR - "La Regione Abruzzo cancella d'incanto ogni sua precedente scelta 'verde', votando all'unanimità un provvedimento legislativo in palese contrasto con almeno due leggi nazionali (legge quadro 394/91 sulle aree protette; legge 157/92 sull'attività venatoria), con la stessa legge regionale 38, modificata in modo assurdo e incoerente, e con la delibera 451/2009 della Giunta: si tratta della legge regionale n. 11 di modifica della l.r. 38/1996 (approvata in Consiglio Regionale il 5 aprile scorso e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 14 aprile) con la quale si consentono attività cinofile e cinotecniche all'interno delle aree protette regionali". A denunciarlo è il Wwf Abruzzo.
"In pratica diventerà possibile - se questo allucinante provvedimento non verrà immediatamente cassato - attività di addestramento e allenamento di cani, nonché lo svolgimento di gare cinofile, su tutto il territorio del Parco Regionale Velino Sirente e su quello delle Riserve regionali durante tutto l'anno. È un provvedimento di assoluta gravità che, come segnala con giusta indignazione anche Federparchi, non ha precedenti in alcuna regione italiana".
"Un provvedimento che mette a gravissimo rischio la conservazione di specie faunistiche importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall'orso e dal camoscio. Si tratta inoltre di una norma illogica, illegale e ancora più assurda perché votata all'unanimità dai consiglieri regionali di quella che dovrebbe essere la regione verde d'Europa. La vergognosa legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali. Fa specie in particolare il voto favorevole di forze politiche che si dicono favorevoli alla tutela ambientale.
Evidentemente il sì alla norma che apre la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli non è stato un errore di percorso ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse".
"È impressionante - prosegue il Wwf - anche la rapidità con la quale questa leggina è passata a confronto con i tempi biblici che il Consiglio applica quando si tratta di provvedimenti di segno opposto come ad esempio l'approvazione dei Piani di gestione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria), che giacciono nei cassetti a dispetto di una procedura d'infrazione aperta dall'Unione Europea sulla mancata trasformazione dei SIC stessi in Zone Speciali di Conservazione".
WWF, Legambiente, Ambiente e/è vita, LIPU, Pro Natura, Mountain Wilderness e Salviamo l'Orso, "nel mentre si ripromettono di segnalare all'opinione pubblica i responsabili di questa vera e propria nefandezza e si riservano di contrastare in ogni sede una legge che minaccia le specie e le aree protette, si associano all'appello di Federparchi perché la norma venga immediatamente abrogata augurandosi che in seno al Governo e al Consiglio regionali torni a prevalere il buon senso". (ANSA).
lunedì 4 aprile 2016
Teramo. Caccia alla volpe, WWF e GADIT ribadiscono: la delibera della Provincia va ritirata!
WWF e Guardie Ambientali d’Italia (Gadit) tornano a a chiedere alla Provincia il ritiro immediato della Delibera Presidenziale, non escludendo la possibilità di un eventuale ricorso al TAR.
“Rinnoviamo l’invito urgente a un confronto con il presidente Di Sabatino – insistono Gaetano Ercole Delegato Regionale G.A.DIT. Abruzzo e Dante Caserta vice-presidente WWF Italia – per chiarire molti aspetti della gestione faunistica che a Teramo, anche sulla base di quello che è emerso nelle ultime vicende, sembra far acqua da tutte le parti: danni da fauna, cinghiale, beccaccia, volpi.”
Il presidente Di Sabatino ha affermato nel corso di un intervento su una emittente televisiva che le braccate con i cani da seguita utilizzati per la caccia alle volpi in programma fino al 10 aprile 2016 non nuocerebbero alla fauna selvatica in quanto questa, asserisce sempre il presidente, non sarebbe ancora in fase riproduttiva. Per sua maggiore informazione gli forniamo l’elenco delle specie di uccelli, limitandoci a quelli i cui nomi iniziano con la sola lettera A, che hanno iniziato la fase riproduttiva in questi giorni in Abruzzo: Airone bianco, Airone cenerino, Airone guardabuoi, Airone rosso, Albanella minore, Albanella reale, Allocco, Allodola, Alzavola, Anatra, Aquila, Assiolo, Astore, Avocetta.
Invitiamo il presidente, prima di azzardarsi ad altre simili analoghe infondate dichiarazioni, a fare una ricerca sulle altre specie in riproduzione i cui nomi iniziano con tutte le altre lettere dell’alfabeto.
Gli ricordiamo anche che tra i mammiferi “non target” che verrebbero inseguiti e danneggiati dai cani dei cacciatori, alcuni dei quali particolarmente protetti, troviamo: lepre, ghiro, moscardino, quercino, scoiattolo, istrice, nutria, donnola, faina, martora, puzzola, tasso, lupo, riccio, istrice, gatto selvatico, cinghiale, capriolo, cervo, daino.
Relativamente alle dichiarazione di Di Sabatino circa il fatto che le volpi provocherebbero ingenti danni al patrimonio agricolo-zootecnico, citando la cifra “astronomica” di 400.000 euro nell’anno 2014, WWF e G.A.DIT. invitano caldamente il presidente Di Sabatino a mostrare pubblicamente le cifre “sborsate dall’ente Provincia” circa i danni prodotti esclusivamente dalle volpi, che sì, mangeranno pure qualche gallina ogni tanto, ma la cifra citata dal Presidente ha del paradossale… semmai quella somma così ingente sarà relativa ai danni causati da altra fauna selvatica.
Anziché ignorarci il Presidente dovrebbe ascoltare le nostre richieste (che sono diventate anche quelle del popolo della rete, come emerso da molteplici quotidiani interventi sul web e attraverso le migliaia di mail che da ieri stanno invadendo l’Ente di via Milli) per prendere atto dell’errore commesso unicamente per accontentare le richieste provenienti dai due ATC teramani che hanno proposto il piano, e ritirare immediatamente la sua Delibera.
Ora lo chiede anche il popolo della rete, e lo chiedono di nuovo G.A.DIT. e WWF che stanno valutando ulteriori passi per fermare l’assurda mattanza delle volpi, non esclusa la possibilità di ricorrere anche al TAR se questa delibera non verrà immediatamente ritirata”.
domenica 3 aprile 2016
Caccia alla volpe. La Provincia replica alle obiezioni mosse dal WWF e dagli animalisti
In replica alle obiezioni mosse dal WWF e dagli animalisti al Piano di contenimento della volpe, gli uffici tecnici del settore fanno presente che: “L’art. 44 della Legge Regionale sulla protezione della fauna e sulla caccia - L.R. 28 gennaio 2004, n° 10 - affida alle Province il compito di autorizzare specifici piani di contenimento di tali specie. In particolare la norma prevede che le Province possono autorizzare piani di abbattimento d’intesa con gli ATC; piani che nelle zone vietate alla caccia viene esercitato sentito l’ISPRA mentre questo parere non è contemplato nei territori di caccia libera ed è questo il caso del Piano autorizzato dalla Giunta.
Nel caso della volpe gli autori ed i tecnici la indicano come una specie in grado di influire negativamente sugli incrementi riproduttivi delle specie di piccola selvaggina quali lepri, fagiani e starne principalmente, oltreche insidiare costantemente pollai, strutture zootecniche, ecc.. Si tratta di catturare o abbattere, un numero ben circoscritto di capi, spesso distinguendo anche la classe d’età e di sesso, con metodologie controllate ed alla presenza di Guardiacaccia. In alcuni casi, ed è quello delle volpi e dei cinghiali, le tecniche utilizzate coincidono con quelle dell’attività venatoria, ma questo non vuol dire si tratti di caccia liberalizzata. Nella fattispecie specifica, il Piano è stato redatto dagli Ambiti Territoriali di Caccia Salinello e Vomano seguendo le indicazioni della legislazione regionale e sulla base della relazione tecnica di un agronomo”.
A questo proposito l’assessore all’attività venatoria, Giuseppe Antonio Di Michele, dichiara: “Il piano ha la durata di appena 15 giorni, anche se le operazioni si concentrano in 6 in quanto la sua attuazione è affidata a forze volontarie, e si concluderà domenica 14 aprile.. Le metodologie utilizzate sono le medesime che l’ente adotta nei propri territori di competenza da circa 15 anni; al termine gli ATC consegneranno alla Provincia una relazione conclusiva con tutti i verbali redatti dagli operatori per l’elaborazione dei dati statistici”.
La Provincia di Teramo, spiega il settore Caccia e Pesca dell’ente, attua dall’anno 1998 il controllo di diverse specie faunistiche “emergenti”, quali cinghiali, volpi, corvidi, ecc., che, proprio nello spirito della citata norma, provocano un impatto più o meno significativo sulle attività umane, sulla viabilità o sulle altre specie faunistiche. Un esempio per tutti è quello del cinghiale, specie che causa una vera e propria emergenza per la consistenza dei danni provocati alle colture agricole ed alla viabilità stradale. Per questa specia, proprio attraverso i Piani di contenimento, la Provincia ha ottenuto una significativa diminuzione dei danni alle colture agricole, risultato ancor importante visto che l’importo annuo erogato dagli Provincia e Regione a rimborso dei danni - che per il 2012 a Teramo si è attestato sui 260.000 euro - è destinato a ridursi drasticamente per il taglio delle risorse a disposizione.
I risultati di tali contenimenti, ricorda il Settore, sono costantemente monitorati dal Servizio Caccia Pesca Micologia con il supporto dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e dimostrano come tali abbattimenti raggiungono gli obiettivi prefissati, ovvero favoriscono gli incrementi riproduttivi della piccola selvaggina attraverso un riequilibrio delle densità delle popolazioni di volpe all’interno degli Istituti di tutela.
Teramo 8 aprile 2013
giovedì 31 marzo 2016
Mattanza di volpi a Teramo: WWF e GADIT chiedono il ritiro della delibera provinciale
Comunicato stampa 26 marzo 2016
Mattanza di volpi in Provincia di Teramo:
WWF e GADIT chiedono il ritiro della delibera provinciale
Dal 20 marzo scorso, con la delibera n. 92 del 2016, la Provincia di Teramo ha dato il via a una vera e propria mattanza di volpi sul territorio provinciale.
La delibera apre la caccia alla volpe nel periodo primaverile quando tutta la fauna presente sul territorio è in fase produttiva. Oltre al danno sulle volpi, questa decisione sta quindi creando enormi problemi a tutta l'altra fauna (caprioli, tassi, lepri, ecc.) che sarà disturbata da spari e cani da caccia durante una delle fasi più delicate della loro vita.
La decisione della Provincia è solo l'ennesimo regalo alla lobby delle doppiette e non ha nulla a che vedere con la gestione della specie.
Sono molteplici gli elementi del Piano di abbattimento delle volpi predisposto dalla Provincia che contrastano con la legge e con la corretta gestione faunistica:
1) il Piano prevede di procedere ad abbattimenti senza che siano stati messi in atto metodi ecologici di contenimento (prescritti dalla legge) nel caso in cui, per le volpi tutto da dimostrare, ci si trovi in presenza di un eventuale squilibrio ecologico;
2) il Piano prevede gli abbattimenti senza aver prima imposto la sospensione dell'immissione di fagiani e lepri di allevamento che, appena rilasciati in natura, proprio perché provengono da allevamenti, diventano facili prede delle volpi. In pratica la Provincia, tramite gli Ambiti Territoriali di Caccia, prima paga il cibo alle volpi e poi le fa abbattere;
3) il Piano non ha nulla di selettivo perché consente la caccia a maschi e femmine, piccoli e maturi, senza alcuna distinzione. Inoltre l'utilizzo dei segugi rende particolarmente cruenta la caccia in questa fase in cui molti cuccioli di volpe appena nati saranno sbranati da cani da caccia mandati a stanare le volpi;
4) il Piano non si avvale dei suoi “selecontrollori” che la stessa Provincia ha formato attraverso corsi costati soldi alla collettività. Si preferisce dare la possibilità di caccia a tutti, allungando così il periodo di caccia oltre quello consentito dalla legge;
5) il Piano non prevede alcun controllo sui cacciatori che saranno coordinati da una guardia ecologica volontaria che è anch'essa scelta tra i cacciatori: in pratica controllore e controllato sono la stessa persona;
6) il Piano fa riferimento alla tecnica di caccia della “girata” e all'utilizzo del cane “limiere” che non vengono usati nella caccia alla volpe, ma nella caccia al cinghiale.
Non è un caso che il Piano predisposto dalla Provincia non ha avuto il parere favorevole dell'ISPRA, l'Istituto scientifico nazionale che deve rilasciare pareri obbligatori sui piani di abbattimenti dopo averne verificata l'efficacia e il rispetto della normativa di settore.
Il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d'Italia manifestano tutta la loro contrarietà a questo modo di procedere da parte dell'Amministrazione Provinciale che sta dimostrando di essere più interessata ad accontentare i cacciatori che a garantire una corretta gestione della fauna che è un patrimonio di tutti e non di una sola minoranza di cacciatori.
Il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d'Italia chiedono alla Provincia di ritirare il Piano e di avviare un confronto sul tema della gestione faunistica che si basi su reali elementi scientifici e non sull'interesse del mondo venatorio.
Mattanza di volpi in Provincia di Teramo:
WWF e GADIT chiedono il ritiro della delibera provinciale Dal 20 marzo scorso, con la delibera n. 92 del 2016, la Provincia di Teramo ha dato il via a una vera e propria mattanza di volpi sul territorio provinciale.
La delibera apre la caccia alla volpe nel periodo primaverile quando tutta la fauna presente sul territorio è in fase produttiva. Oltre al danno sulle volpi, questa decisione sta quindi creando enormi problemi a tutta l'altra fauna (caprioli, tassi, lepri, ecc.) che sarà disturbata da spari e cani da caccia durante una delle fasi più delicate della loro vita.
La decisione della Provincia è solo l'ennesimo regalo alla lobby delle doppiette e non ha nulla a che vedere con la gestione della specie.
Sono molteplici gli elementi del Piano di abbattimento delle volpi predisposto dalla Provincia che contrastano con la legge e con la corretta gestione faunistica:
1) il Piano prevede di procedere ad abbattimenti senza che siano stati messi in atto metodi ecologici di contenimento (prescritti dalla legge) nel caso in cui, per le volpi tutto da dimostrare, ci si trovi in presenza di un eventuale squilibrio ecologico;
2) il Piano prevede gli abbattimenti senza aver prima imposto la sospensione dell'immissione di fagiani e lepri di allevamento che, appena rilasciati in natura, proprio perché provengono da allevamenti, diventano facili prede delle volpi. In pratica la Provincia, tramite gli Ambiti Territoriali di Caccia, prima paga il cibo alle volpi e poi le fa abbattere;
3) il Piano non ha nulla di selettivo perché consente la caccia a maschi e femmine, piccoli e maturi, senza alcuna distinzione. Inoltre l'utilizzo dei segugi rende particolarmente cruenta la caccia in questa fase in cui molti cuccioli di volpe appena nati saranno sbranati da cani da caccia mandati a stanare le volpi;
4) il Piano non si avvale dei suoi “selecontrollori” che la stessa Provincia ha formato attraverso corsi costati soldi alla collettività. Si preferisce dare la possibilità di caccia a tutti, allungando così il periodo di caccia oltre quello consentito dalla legge;
5) il Piano non prevede alcun controllo sui cacciatori che saranno coordinati da una guardia ecologica volontaria che è anch'essa scelta tra i cacciatori: in pratica controllore e controllato sono la stessa persona;
6) il Piano fa riferimento alla tecnica di caccia della “girata” e all'utilizzo del cane “limiere” che non vengono usati nella caccia alla volpe, ma nella caccia al cinghiale.
Non è un caso che il Piano predisposto dalla Provincia non ha avuto il parere favorevole dell'ISPRA, l'Istituto scientifico nazionale che deve rilasciare pareri obbligatori sui piani di abbattimenti dopo averne verificata l'efficacia e il rispetto della normativa di settore.
Il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d'Italia manifestano tutta la loro contrarietà a questo modo di procedere da parte dell'Amministrazione Provinciale che sta dimostrando di essere più interessata ad accontentare i cacciatori che a garantire una corretta gestione della fauna che è un patrimonio di tutti e non di una sola minoranza di cacciatori.
Il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d'Italia chiedono alla Provincia di ritirare il Piano e di avviare un confronto sul tema della gestione faunistica che si basi su reali elementi scientifici e non sull'interesse del mondo venatorio.
giovedì 10 marzo 2016
CACCIA; PEPE: DIALOGO CON ASSOCIAZIONI VENATORIE E AGRICOLE
(REGFLASH) L'AQUILA, 9 MAR - Venerdì 11 marzo, confermato l'incontro a Castelnuovo Vomano con il mondo venatorio e agricolo alla presenza della Struttura funzionariale della Regione, l'assessore Dino Pepe, accogliendo l'invito degli Ambiti Territoriali di Caccia Vomano-Fino e Salinello, incontrerà le Associazioni venatorie e le Associazioni Agricole in un appuntamento pubblico fissato nella sala polifunzionale di Castelnuovo Vomano. "Ho voluto fortemente individuare una data che prevedesse la disponibilità anche della Struttura funzionariale della Regione Abruzzo" ha detto Pepe, "poichè la finalità di tutti è quella di avere delle informazioni chiare e puntuali sulla regolamentazione e programmazione dell'attività faunistico-venatoria" Secondo l'assessore alla caccia, l'incontro con cacciatori ed agricoltori sarà utile per ricercare le migliori soluzioni per condividere la gestione del territorio e della fauna regionale. Pepe: "l'assemblea pubblica sarà utile per confermare il vivo e costante dialogo con il mondo venatorio, che si è concretizzato nelle fasi di approvazione degli ultimi due calendari venatori, improntati, nei limiti della normativa vigente, sulla concertazione". La Regione Abruzzo, nell'ambito delle proprie competenze di controllo, indirizzo, regolamentazione e coordinamento delle attività venatorie, a detta di Dino Pepe "ha sempre dimostrato di essere ligia ai dettati della normativa, evitando, come avveniva in passato, numerosi contenziosi che hanno visto l'Ente Regione soccombente". (Regflash)
lunedì 1 febbraio 2016
Caccia a febbraio. Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”
COMUNICATO STAMPA DEL 1 FEBBRAIO 2016
La strana storia della proroga sino all’8/2 annunciata ma non ancora deliberata dalla Giunta
Il WWF denuncia: “Caccia prolungata? Sì, no, forse... In Abruzzo domina il caos”
Con i corpi di Polizia provinciale in dismissione i controlli sono ormai quasi inesistenti: chi assicura che si sparerà davvero solo ai colombacci?
Su richiesta dalle Province di Chieti e di Pescara, la Giunta regionale d’Abruzzo avrebbe deliberato l’estensione della caccia fino all’ 8 febbraio per la specie colombaccio.
Usiamo il verbo al condizionale perché la proroga viene annunciata dall’Assessorato competente sul sito istituzionale, ma alcuni organi di stampa rivelano invece che in realtà la delibera non risulta ad oggi approvata. La caccia rimane quindi chiusa al 31 gennaio, come indicato dal calendario venatorio. “Un caos completo – sottolinea il coordinatore regionale delle guardie volontarie WWF Claudio Allegrino - che potrà indurre molti cacciatori, anche in buona fede, a svolgere la loro attività in una situazione di piena illegalità”.
Aggiunge Luciano Di Tizio, delegato Abruzzo del WWF Italia: “Ad aggravare questa assurda situazione c’è il fatto che la Regione non si preoccupa affatto della vigilanza ambientale oramai scomparsa dopo lo smantellamento delle Province e con esse dei corpi di Polizia provinciale che operavano nel territorio occupandosi soprattutto di vigilanza venatoria. Un problema mai seriamente affrontato dal governo regionale che trova invece tempo ed energie per soddisfare i soliti incomprensibili interessi dei cacciatori”.
Anche a inizio febbraio i nostri boschi e le nostre campagne saranno dunque costrette a sopportare l’impatto delle migliaia di cacciatori abruzzesi con conseguenze sicuramente non benefiche per la fauna e l’ambiente. E al danno del prolungamento sino all’8 febbraio della caccia si aggiunge anche la beffa dei controlli inesistenti. Chi controllerà che i cacciatori uccidano solo colombacci e non altre specie protette?
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WWF Italia Onlus, Abruzzo
giovedì 28 gennaio 2016
REGIONE ABRUZZO TRA CACCIA E POLEMICHE, GLI ATC CHIEDONO UN INCONTRO ALL’ASSESSORE PEPE: “BASTA BOTTA E RISPOSTA MEDIATICI”
Molti Ambiti Territoriali di Caccia abruzzesi e diverse associazioni venatorie dopo aver stigmatizzato il comportamento della Regione Abruzzo relativamente alla modifica del Calendario Venatorio relativamente alla caccia alla beccaccia “vogliono giungere a un sereno confronto per avviare relazioni costruttive tra la classe politica, gli uffici preposti e la base dei cacciatori”. Lo scrivono in una nota: “Anziché continuare uno sterile botta e risposta sui mezzi di comunicazione che non fa altro che erigere una sorta di muro contro muro tra le parti, si ritiene opportuno avviare un cammino comune che cominci da un confronto pubblico aperto agli Ambiti Territoriali di Caccia, alle Associazioni venatorie con la partecipazione necessaria e imprescindibile dell’assessore delegato alla Caccia, Dino Pepe, e, nel caso lo ritenga opportuno, di funzionari del suo assessorato”. Proseguono: “Logicamente siamo a disposizione dell’assessore Pepe per i tempi a sua disposizione per lo svolgimento di questo incontro. Sarà preoccupazione degli Atc teramani provvedere ad invitare le associazioni regionali di caccia e gli altri Ambiti della Regione nel massimo impegno alla collaborazione reciproca. Siamo certi che l’assessore Pepe vorrà cogliere questa occasione per riportare serenità e legalità nell’intero ambiente venatorio. Rimaniamo in attesa delle sue successive decisioni”.
Teramo - Associazioni venatorie chiedono dimissioni presidenti ATC
Una gestione “approssimativa, improvvisata e inconcludente” quella degli Atc teramani Salinello e Vomano. E per questo motivo le associazioni venatorie Arci Caccia, Enalcaccia, Libera Caccia e Anuu chiedono le dimissioni dei rispettivi presidenti, Francesco Sabini e Franco Porrini. E le quattro associazioni intervengono pubblicamente per prendere le distanze dalle accuse che i due Atc insieme a Federcaccia hanno rivolto all’assessore regionale Dino Pepe e alle Gadit, cui si sono rivolte per ottenere in tempi rapidi tutto l’incartamento relativo alle operazioni di censimento della beccaccia, piene di errori secondo loro. Secondo Arcicaccia, Anuu, Liberacaccia e Enalcaccia, anche il corso di formazione dei monitoratori della beccaccia effettuato dagli Atc non poteva essere riconosciuto perchè non rispondeva ai requisiti previsti e non potevano essere dunque inseriti nell’Albo stilato dalla Provincia di Teramo cacciatori formatisi con quel corso. Le associazioni venatorie contestano infine i continui attacchi degli Atc all’indirizzo dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale
giovedì 31 dicembre 2015
Pescara, prorogata la caccia di selezione al cinghiale
La Provincia di Pescara ha messo in atto un sistema di gestione dei cinghiali che è diventato un modello in Abruzzo. Questo grazie ad uno strumento di programmazione, il Piano quinquennale di gestione delle popolazioni di cinghiale, che ha permesso di operare sul territorio con criteri tecnico scientifici.
L’organizzazione dell’attività di controllo delle popolazioni di cinghiale è stato completamente rivisitata allargando il territorio di intervento e intervenendo direttamente su richiesta degli agricoltori, ovvero utilizzando una specifica task-force. Il principio cardine è stato quello di legare il cacciatore al territorio, rendendolo in tal modo partecipe della corretta gestione della specie, preservando le colture agricole.
Ieri intanto è stato approvato dal Vicepresidente della Provincia di Pescara, Luciano Di Lorito, il decreto con il quale si approva il Piano d’assestamento e il Piano di prelievo delle popolazioni di cinghiale, che completa l’iter amministrato per l’anno 2015 previsto dal regolamento regionale sugli ungulati. Tale Piano, che ha avuto anche il parere favorevole dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), consente la caccia di selezione al cinghiale per tutto il mese di gennaio 2016.
“Grazie all’applicazione del Piano - dichiara il Vicepresidente - i danni da cinghiale nell’anno 2015 sono diminuiti drasticamente. Infatti, rispetto alla passata stagione, è stato triplicato il numero degli abbattimenti di cinghiali, mentre il numero di richieste di risarcimento danni è passato da 323 del 2014 a 189 del 2015, con una diminuzione dei costi sui rimborsi pari a 109.000,00 euro. Il risultato è stato eccezionale: basti pensare che nel nostro piano quinquennale di gestione ci si era posti l’obiettivo di ridurre i danni di 200.000,00 euro negli anni 2015-2019. Invece, in un solo anno, rispetto all’obiettivo finale, li abbiamo già ridotti di circa il 50%. Un particolare ringraziamento rivolgo all’ATC Pescara e al mondo venatorio che con il loro impegno hanno permesso il raggiungimento di questi risultati”.
“La cattiva gestione del cinghiale - continua Di Lorito - rappresenta un problema che in realtà potrebbe essere trasformato in un’opportunità. Ed è quanto si prefigge il piano quinquennale di gestione, che prevede anche la costituzione di una filiera per l’utilizzo delle carni di selvaggina. Siamo consapevoli che non bisogna abbassare la guardia poiché, con i cambiamenti climatici in atto e con la conseguente produzione di risorse trofiche per la specie, dobbiamo aspettarci un’ulteriore incremento delle popolazioni di cinghiale nei prossimi anni”.
L’autorizzazione della caccia di selezione nel mese di gennaio, per la prima volta in Abruzzo, rappresenta una novità nel panorama abruzzese. Si ricorda, inoltre , che in Provincia di Pescara, fino al 2017, è in vigore il piano di controllo e che qualsiasi agricoltore in qualsiasi momento dell’anno può richiedere, chiamando l’ATC, l’intervento dei selecontrollori per abbattere i cinghiali responsabili del danno alle colture. Ulteriori informazioni possono essere assunte sul sito dell’ATC.
giovedì 3 dicembre 2015
L'Aquila: cacciatori sparano alla Madonna Fore, è polemica.
L'AQUILA - Cacciatori che imbracciano il fucile e sparano a pochi metri dal sentiero che conduce alla chiesetta della Madonna Fore, luogo amato e frequentatissimo dagli aquilani, soprattutto la domenica, per la tradizionale camminata.
La denuncia di un ragazzo, con tanto di foto postata su Facebook e rimbalzata di bacheca in bacheca, ha sollevato l'indignazione di molti frequentatori della montagna di San Giuliano.
Sarebbero stati una decina, secondo le testimonianze, gli uomini impegnati in attività venatoria, in una zona tra l'altro dove questa è proibita ed il divieto ben segnalato.
Altri raccontano addirittura di aver visto un cinghiale ucciso lasciato sul sentiero per la Crocetta per alcune ore.
Episodi sempre più frequenti a pochi passi dai centri abitati e da sentieri pieni di persone che stanno creando preoccupazione e una forte indignazione che trova sfogo sulla rete.
venerdì 20 novembre 2015
Pianella (Pe), cacciatore ferito da una fucilata alla gamba
Uomo di 64 anni colpito alla coscia da un colpo a pallini partito inavvertitamente dall'arma dell'amico. Soccorso dal 118, è ricoverato all'ospedale di Pescara
PIANELLA. Un uomo di 64 anni di Spoltore (Pescara) è rimasto ferito questo pomeriggio a una coscia a causa di un incidente di caccia avvenuto nel pescarese. L'incidente, fortunatamente non grave, si è verificato in una zona boscosa nel comune di Pianella (Pescara), dove era in corso una battuta di caccia fra tre amici. Secondo una prima sommaria ricostruzione fatta dai carabinieri, il 64enne sarebbe stato colpito da un colpo di fucile (caricato a pallini) partito inavvertitamente dall'arma dell'amico che stava al suo fianco, nelle vicinanze. Subito soccorso, il ferito é stato poi stabilizzato dai medici del 118 del Distaccamento sanitario di Pianella (Pescara), e trasferito in ambulanza all'ospedale di Pescara, dove è stato ricoverato nel reparto di Ortopedia con una profonda ferita alla coscia destra. Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri della Stazione di Pianella e della Compagnia di Pescara. Come riferito dai medici dell'ospedale, il ferito ha perso molto sangue ma non è in pericolo di vita.
lunedì 16 novembre 2015
Tornareccio (Ch), si spara a un ginocchio mentre caccia beccacce
Colpo partito accidentalmente. Il cacciatore è stato soccorso con l'eliambulanza
TORNARECCIO. Incidente di caccia sul monte Pallano, nel territorio di Tornareccio, dove un sessantenne di Atessa si è ferito al ginocchio con un colpo partito accidentalmente dal suo fucile, mentre era a caccia di beccacce. Sul posto sono giunti un'eliambulanza per il recupero del ferito e i carabinieri della Compagnia di Atessa, ora impegnati nella ricostruzione della dinamica dell'episodio.
domenica 11 ottobre 2015
TERAMO/LE GADIT RICORRONO AL TAR CONTRO IL CALENDARIO VENATORIO DELLA REGIONE
Il Calendario Venatorio Regionale d’Abruzzo dovrà essere rivisto e corretto è questo il diktat lanciato dalle Guardie Ambientali D’Italia sezione Provinciale di Teramo.
Questo calendario viola palesemente i pareri I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) , ai sensi dell’Art 42 della legge comunitaria 2009 recepiti in Italia con decreto del 6 novembre 2012 del Ministro dell’Ambiente con cui sono state stabilite le modalità di trasmissione e la tipologia di informazioni che le regioni sono tenute a comunicare per la rendicontazione alla Commissione europea sulle ricerche e i lavori riguardanti la protezione, la gestione e l’utilizzazione delle specie di uccelli.
In primo luogo non viene applicato il principio di “precauzione” in assenza di censimenti faunistici e di appositi atti di pianificazione per le specie stanziali e migratrici considerate a rischio.
Inoltre i periodi di caccia nei confronti della Beccaccia, Starna e dei Turdidi sono ben più ampi di quanto richiesto dal noto KEY CONCEPT- ovvero la guida comunitaria in materia, che consente alle Regioni di discostarsi, utilizzando dati scientifici aggiornati e specificamente riferiti al proprio territorio ed alle singole specie migratrici.
Queste le parole del presidente della G.A.DIT. ERCOLE Gaetano (NELLA FOTO A SINISTRA) “ Noi, come Associazione ambientale non lasceremo nulla di intentato al fine di tutelare il patrimonio paesaggistico e faunistico della nostra Regione.
Questa è una battaglia che stiamo portando avanti da tempo, in particolare quella sulla Beccaccia, che è una specie in SPEC3, ovvero considerata in uno stato di conservazione sfavorevole e in declino, il cui periodo di caccia è stato inopinatamente prolungato discostandosi dalle indicazioni del documento ORNIS della Commisione Europea, dalle linee guida I.S.P.R.A. e sulla base di censimenti, la cui legittimità, per alcuni corsi , abbiamo sin da subito contestato alla Regione e alla Provincia di Teramo.
Per questo motivo il nostro legale l’Avvocato DI FURIA Daniele ha già provveduto a notificare presso il T.A.R. de L’Aquila il ricorso avverso al calendario venatorio.
Ricordiamo che proprio lo scorso 17 settembre , per quanto a nostra conoscenza , il Comitato Regionale CCR-VIA (Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale) si è espresso attraverso l’emanazione del parere VINCA (Valutazione di incidenza Ambientale) riguardante il Calendario venatorio.
Al riguardo sembrerebbe che il calendario non rispetti peraltro le indicazioni del comitato CCR-VIA e quindi vada rivisitato in taluni suoi aspetti .”
giovedì 1 ottobre 2015
Teramo, Team fa spiare e poi licenzia un operaio: "Andava a caccia ma era in malattia"
Le prove della truffa raccolte da un investigatore privato ingaggiato dalla società che si occupa di pulizia urbana. Il consigliere Di Russo: "Pedinamenti e appostamenti rientrano nei poteri del datore di lavoro"
TERAMO. L'azienda ingaggia un investigatore privato per dimostrare che un dipendente in malattia va invece regolarmente a caccia. Succede a Teramo, dove la Teramo Ambiente, azienda dell'igiene urbana partecipata in maggioranza dal Comune di Teramo, ha licenziato in tronco un operaio perché, assente per malattia dal lavoro, risultava invece impegnato in attività non compatibili con lo stato di salute denunciato. A dare conferma del licenziamento è stata Anna Di Russo, componente del Consiglio di amministrazione della Team, che ha sottolineato come «il licenziamento per giusta causa sia stato deciso perché è venuto a mancare il rapporto fiduciario con l'azienda, in quanto a seguito di controlli fatti eseguire si dedicava ad attività non compatibili con uno stato di malattia». Quanto al ricorso a un investigatore privato, il consigliere Di Russo ha aggiunto: «Sono stati fatti appostamenti e investigazioni che rientrano nei poteri del datore di lavoro. Il fatto ci dispiace, siamo stati costretti a farlo perché abbiamo notato un aumento esponenziale delle assenze che ci ha allarmato e questo è a tutela di tutti gli altri lavoratori che ogni giorno scendono in strada ed eseguono la loro attività»
giovedì 24 settembre 2015
La caccia a caprioli e cervi? No, per ora
L’assessore Pepe: «Monitoraggio, nessun retropensiero» Ma se poi l’Ispra lo riterrà opportuno si potrà abbatterli
PESCARA. «Non c’è alcuna volontà di aprire la caccia a cervi e caprioli. Nessun retropensiero, ma l’intenzione di monitorare e censire queste specie»: l’assessore regionale Dino Pepe dice la verità quando lo invitiamo a chiarire la modifica con la quale la commissione Agricoltura ha inserito cervi e caprioli nel regolamento degli ungulati. Una norma, dice l’assessore, che non non sarà modificata malgrado le richieste preseenti di associazioni ambientaliste, perché a monte c’è una legge che la prevede.
Dice la verità, l’assessore, ma non fino in fondo. Perché quando gli chiediamo che cosa succederebbe se, al termine dell’operazione di monitoraggio, cervi a caprioli risultassero numerosi nella nostra regione, Pepe risponde: «Chiedete all’Ispra».
L’Ispra è l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che, com’è nella sua ragione, deve appunto occuparsi di tutelare la natura. Tutta. E che cosa può succedere dopo che l’Ispra ha ricevuto i dati della Regione su cervi e caprioli, lo chiarisce Michele Di Leva, responsabile della Lega nazionale per la difesa del cane (Lndc) Caccia e Fauna selvatica: «Secondo la legge nazionale sulla caccia, la gestione di una eventuale sovrappopolazione di una o più specie deve essere obbligatoriamente elaborata seguendo metodi ecologici e non cruenti ma, dopo il loro fallimento, certificato dalla stessa Ispra, si può passare a un “prelievo venatorio”».
Ecco il passaggio che mette in allarme le associazioni ambientaliste e nel quale l’Abruzzo effettivamente non c’entra. Se sarà stabilita una sovrappopolazione di cervi e caprioli – come avvenuto per i cinghiali – l’Ispra dovrà elaborare un piano soft affinché queste specie non creino danni e stravolgano l’ecosistema in Abruzzo. Metodi soft come, ad esempio, prelievi e trasferimenti (come fu per l’Abruzzo diversi anni fa). Altrimenti si potrà passare al “prelievo venatorio” cioé alla caccia.
«Alt», sembra dire Antonio Campitelli, presidente regionale Libera Caccia Abruzzo, invitando a non andare di corsa. «In una Regione succube delle posizioni dell'animalismo oltranzista, le soluzioni più ovvie ed economiche, sono quelle che si eviterà di applicare, con buona pace di cacciatori e agricoltori, che continueranno a subire i danni», sostiene Campitelli, «nel frattempo qualcuno penserà a trovare cervellotiche soluzioni per risolvere il problema». Può darsi che avverrà così. Ma il Wwf non si fida lo stesso. E invita la Regione a non assegnare ai cacciatori i piani di gestione sui cervidi e a ritirare la modifica del regolamento.(a.mo.)
Si apre la stagione della caccia tra polemiche e 16mila doppiette
TERAMO - Nelle montagne, campagne e boschi d'Abruzzo da lunedi sono cominciati a risuonare i colpi sordi delle doppiette, con l'apertura parziale della stagione venatoria.
Ad essere mobilitati ben 16 mila cacciatori, che dopo un assaggio di appena tre giorni a inizio settembre per la caccia a tortore, gazze e cornacchie, potranno ora impallinare, fino al 31 ottobre, i fagiani, le lepri, le quaglie e le volpi.
Poi il 3 ottobre ci sarà l’apertura alla caccia di tutte le altre specie, cinghiale compreso, con forti limitazioni nelle aree frequentate dall’orso.
Come vuole la tradizione, l’avvio della stagione venatoria è stata segnata dalle polemiche.
Da parte degli ambientalisti, che denunciano come in Italia e in Abruzzo, regione verde dei Parchi, ogni anno si consuma una strage legalizzata di cui sono vittime in media 17 milioni di uccelli più un'infinità di altri animali, ad opera degli oltre 750 mila cacciatori “che rappresentano una potente una potente lobby coesa nel rappresentare i propri interessi in sede politica”.
In Abruzzo poi alimenta le polemiche l’avvio del censimento del numero dei cervi, previsto parallelamente alla stagione venatoria che, si teme, sarà la premessa dell’apertura della caccia anche per questa specie.
Ma anche dall’altra parte, quella dei cacciatori, si contesta il divieto della braccata al cinghiale, ovvero delle battute di caccia con i cani, in ampie aree intorno al parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, che non consentiranno di ridurre in modo significativo il loro numero, perché osserva il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, ex assessore regionale all’agricoltura, “in questi territori la caccia al cinghiale è possibile solo con la tecnica della girata e con un cane abilitato Enci, e dove troveranno questi cani le squadre di cinghialai che dall’oggi al domani si sono visti calare questa nuova prescrizione?".
L’assessore regionale Dino Pepe ad Abruzzoweb rivendica invece il merito di aver predisposto una stagione venatoria “ascoltando e recependo finalmente le istanze e le richieste degli ambientalisti, dei cacciatori e degli agricoltori”.
Assicura che nessuno pensa di aprire la caccia al cervo, visto che il monitoraggio è richiesto dalle normative europee e pone grande enfasi sulla caccia al cinghiale specie in forte soprannumero che provoca danni ingenti all’agricoltura e minaccia anche la sicurezza dei cittadini, basti ricordare la morte del tabaccaio aquilano Cristian Carosi, che ha centrato con la sua automobile un ungulato che gli ha attraversato improvvisamente la strada.
“In questi tre mesi di caccia che si aprirà il 3 ottobre – ricorda Pepe - saranno abbattuti non meno di 15 mila capi. Ricordo inoltre che a primavera scorsa con gli abbattimenti selettivi del cinghiale, sono stati uccisi circa mille capi, e gli abbattimenti selettivi ripartiranno il 2 gennaio. In questo modo contiamo di dare una prima forte risposta ad un’emergenza che sta mettendo in ginocchio tanti nostri agricoltori”.
Aggiunge poi che nel prossimo Piano di sviluppo rurale “sono previste risorse per attivare una filiera economica intorno alla carne di cinghiale, trasformando un problema in un’opportunità. Saranno coinvolti cacciatori, mattatoi, centri di trasformazione, e punti vendita localizzati nei territori interni, con gradi benefici per tutti, anche occupazionali”.
L'apertura generale prevista per il 3 ottobre, come detto non riguarderà solo il cinghiale, ma molte specie di uccelli.
Fino al fino 20 gennaio si potrà sparare a colombaccio, tordo , alzavola, canapiglia, codone, fischione, folaga, gallinella d’acqua, germano reale, marzaiola, mestolone, moriglione, beccaccino, frullino, pavoncella e porciglione.
Fino al 30 novembre doppiette libere di centrare la coturnice e la starna, ma la caccia alla starna è vietata all’interno delle aree oggetto di piani di reintroduzione finalizzate alla stabilizzazione della specie.
Caccia aperta fino al 31 dicembre a beccaccia, merlo e allodola.
L’attività venatoria si potrà svolgere però per un massimo di tre giorni settimanali, ad esclusione del martedì e venerdì. La caccia al cinghiale è consentita, ad esclusione di quella di selezione, nelle giornate di mercoledì, sabato e domenica.
Ci sono poi dei limiti posti relativamente al numero dei capi che possono essere abbattuti.
Per la lepre ad esempio un solo esemplare giornaliero, e 10 capi in tutta la stagione, per il fagiano 2 capi giornalieri e 15 stagionali, per la starna 2 giornalieri e 10 stagionali.
ll cacciatore deve dunque annotare, subito dopo l’abbattimento e in modo indelebile, negli appositi spazi del tesserino di abbattimento, la data, il numero dei capi abbattuti con indicazione dettagliata della specie ed il comune nel quale è avvenuto l’abbattimento.
E Pepe annuncia pugno di ferro contro il bracconaggio.
“Confidiamo nella correttezza dei cacciatori - avverte l'assessore - ma posso assicurare che i controlli e la repressione del bracconaggio da parte del corpo Forestale dello stato e della Polizia provinciale sarà efficace ed assidua. La caccia se ben regolamentata non solo è legittima, ma è anzi una risorsa che aiuta a tenere in equilibrio le specie che andrebbero in soprannumero, per mancanza di predatori naturali”.
Resta in prospettiva l’incognita rappresentata dal possibile apertura della caccia a ‘’bambi’’, ovvero a cervi e caprioli.
Pepe come detto assicura che non è nel novero delle cose possibili.
Il Wwf dice senza mezzi termini che l’assessore, in accordo con i cacciatori sta barando.
“Se la Regione modifica un suo regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati e chiede a degli organismi che si chiamano Ambiti Territoriali di Caccia di predisporre entro 6 mesi un 'piano quinquennale di gestione dei cervidi' chiunque può ben comprendere che la Regione sta predisponendo i passaggi necessari per aprire la caccia a cervi e caprioli – spiega l’associazione ambientalista - Del resto è esattamente quello che si era già provato a fare nella passata legislatura regionale ed è esattamente quello che chiedono da tempo le associazioni dei cacciatori”.
C’è però chi tra agricoltori in particolare nelle aree protette dove la caccia è vietata che invece fa osservare che il numero di cervi e caprioli stanno aumentando esponenzialmente, e prima o poi anche per questa specie si dovrà predisporre come per i cinghiali campagne di abbattimenti selettivi.
Sirente-Velino: Acerbo, con ammazza emendamenti parco tagliato per ingraziarsi lobby dei cacciatori
L'AQUILA - "Oggi Il Centro riporta una meravigliosa foto di cervi in amore scattata sui Piani di Pezza del Parco Sirente-Velino. Come racconta il giornale da metà settembre a metà ottobre i cervi maschi si sfidano a cornate e risuonano i bramiti. Varrebbe da sola questa foto una campagna internazionale di promozione della nostra Regione".
"Approfitto per ricordare - dice Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista - che senza il mio ostruzionismo durato settimane non avremmo salvato quelle aree preziosissime dal tentativo di riperimetrazione del parco proposto dall'allora maggioranza in Consiglio regionale".
"Di fronte a una scelta politica scellerata, sostenuta per ingraziarsi lobby dei cacciatori, e con un Consiglio che rischiava di approvarla senza rendersi conto della gravità della decisione fu indispensabile la presentazione di migliaia di emendamenti da parte del sottoscritto.
Durante la battaglia ostruzionistica le associazioni ambientaliste e animaliste ebbero il tempo di sensibilizzare opinione pubblica a livello regionale ma anche nazionale e internazionale (raccogliemmo 150.000 firme on line) e convincemmo la stessa maggioranza e il Presidente Chiodi che quella proposta di alcuni suoi consiglieri era sbagliata".
"Con la norma killer che D'Alfonso e D'Alessandro hanno introdotto nel regolamento del Consiglio Regionale - spiega Acerbo - quella battaglia sarebbe stata impossibile, i miei emendamenti sarebbero immediatamente decaduti e il Parco Sirente-Velino sarebbe stato riperimetrato".
"E' solo un esempio delle tante 'porcate' che sono state fermate nel corso degli anni con gli strumenti della democrazia.Spero aiuti a riflettere i tanti complici di questa iniziativa prepotente e antidemocratica di D'Alfonso".
"Doveroso aggiungere che la bellezza della foto dovrebbe indurre a un ravvedimento operoso l'assessore Pepe e i consiglieri PD, FI e M5S che hanno aperto la strada alla caccia ai cervi e caprioli in Abruzzo. Quanto dichiara al riguardo l'assessore è ridicolo come le autodifese dei consiglieri di Pd e M5S: il regolamento approvato consegna la gestione di cervi e caprioli ai cacciatori e questo chiarisce immediatamente quali siano le motivazioni di quella norma che, a suo tempo, proprio con l'ostruzionismo io e Caporale impedimmo di approvare all'allora centrodestra".
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