Comunicato stampa del 7 febbraio 2022
Riflessioni dopo il convegno dell’Università di Teramo e del WWF sul cinghiale
Il prof. Amorena: «Non esistono soluzioni semplici per problemi complessi»
Affidarsi solo alla caccia, come si fa da decenni, non risolve la situazione ma la peggiora. Un confronto aperto e tecnicamente
supportato può aiutare a individuare azioni davvero efficaci
Le
problematiche legate all’aumento del numero dei cinghiali, nella nostra
regione come nel resto d’Italia, sono state affrontate nel corso
del convegno “Il cinghiale e il territorio: dalla ricerca scientifica
alla gestione” organizzato dall’Università degli Studi di Teramo e dal
WWF Abruzzo venerdì 4 febbraio scorso presso il campus di Medicina
Veterinaria a Teramo. Un convegno inquadrato nel
Progetto “Tante specie – un solo Pianeta” a cura delle strutture
territoriali del WWF nella regione Abruzzo.
La grande partecipazione testimonia l’importanza del tema: vi sono stati oltre 300 iscritti
on line e diverse decine di partecipanti in presenza tra cui
rappresentanti del mondo accademico, dei Carabinieri Forestali, delle
ASL, delle aree naturali protette, delle associazioni ambientaliste e di
categoria.
La
gestione del cinghiale è una questione complessa che investe e
coinvolge molti settori della società e che proprio per la sua
complessità
richiede interventi basati sulle evidenze scientifiche e sull’analisi
dei risultati delle pratiche messe finora in atto. Non a caso il
convegno è stato aperto da una relazione del prof. Andrea Mazzatenta
dell’Università di Teramo e da una
review di oltre 80 pubblicazioni presentata da Filomena Ricci,
delegato del WWF Abruzzo, e da Marco Galaverni, direttore scientifico
del WWF Italia.
In
buona sostanza la caccia, così come il cosiddetto selecontrollo,
intervenendo sulle dinamiche ecologiche della specie ottiene risultati
opposti rispetto alle intenzioni: più abbattimenti e pressione sulla
popolazione ci sono, più i cinghiali si riproducono (i numeri quindi
aumentano anziché diminuire) mentre i gruppi familiari si
destabilizzano. Di conseguenza crescono sia i danni all’agricoltura
sia gli incidenti stradali. Lo dimostrano ormai numerosi studi, ma lo
dimostra anche l’esperienza pratica: da anni l’emergenza cinghiali si
contrasta affidandosi quasi soltanto a doppiette e carabine ma la
situazione è tutt’altro che migliorata. Dai dati presentati
nel convegno è pure emerso come le catture con i chiusini si sono
dimostrate efficaci
riuscendo a essere più selettive rispetto al prelievo venatorio come dimostrano alcune esperienze pratiche condotte
sul campo nella riserva regionale e Oasi WWF del Lago di Penne. Anche le misure di prevenzione con i
recinti elettrificati, laddove sono state attuate, hanno avuto effetti
positivi, pur necessitando di alcune accortezze nella fase di
installazione e per la manutenzione, come è stato
illustrato dall’esperienza della riserva regionale e Oasi WWF dei
Calanchi di Atri. Così come vi sono primi esperimenti di sterilizzazione, attraverso interventi però complessi da gestire su ampi spazi.
Evidenze
scientifiche che purtroppo difficilmente diventano elemento su cui
basare le scelte. Si preferisce invece riproporre da anni sempre
le stesse soluzioni anche se non hanno prodotto risultati. L’intero
settore continua infatti a risentire dell’approccio per cui la gestione
faunistica finisce per coincidere con la gestione venatoria: nulla di
più errato! Il caso dei cinghiali dimostra esattamente
il contrario: a causa della caccia dagli anni 60 del secolo scorso vi
sono state enormi immissioni di cinghiali provenienti dall’Est Europa
che hanno finito per determinare un disequilibrio che l’aumento della
pressione venatoria non solo non ha risolto, ma
ha addirittura fatto aumentare. Se quindi l’obiettivo dichiarato è
quello di diminuire il numero dei cinghiali per far diminuire i danni
alle colture (e in alcuni casi anche al patrimonio naturale) è inutile
aumentare i periodi di caccia arrivando, come è
oggi in Abruzzo, a consentire il prelievo venatorio – nella forma della
caccia e in quella del selecontrollo – tutto l’anno.
Sul
punto va registrata la differente visione della Regione Abruzzo che è
intervenuta al convegno con il Vicepresidente Emanuele Imprudente
il quale ha ribadito come l’Ente intenda insistere sulla strada fin qui
seguita ritenendo che non occorrano ulteriori studi e che sia invece
necessario agire rapidamente per risolvere il problema. Una esigenza,
quella della rapidità, condivisa da tutti. Non
c’è del resto alcuna necessità di ulteriori ricerche, perché gli studi
già ci sono! Si tratta solo di adottare le soluzioni che questi
propongono, andando poi a costante verifica della loro efficacia. Come
ha evidenziato il Prof. Michele Amorena dell’Università
di Teramo, che ha introdotto e moderato il dibattito, «è sbagliato
pensare di fornire soluzioni semplici a problemi complessi» ed è ancora
più sbagliato, ha aggiunto nelle conclusioni Dante Caserta,
vicepresidente del WWF Italia, continuare con strategie che
fino ad oggi si sono dimostrate a dir poco inefficaci.
Più
volte nel corso dell’incontro sono state richiamate le difficoltà che
il mondo dell’agricoltura sta incontrando a causa del proliferare
dei cinghiali, ma proprio per rispetto a questo mondo è compito di
tutti attuare soluzioni efficaci se l’obiettivo è davvero quello di
risolvere il problema dei danni alle colture e non quello di consentire
la caccia tutto l’anno, persino all’interno di aree
naturali protette.
Una
vera soluzione è possibile solo attraverso una strategia che coinvolga
tutti i portatori di interesse e che si basi esclusivamente
sulle evidenze scientifiche e sulle modalità più efficaci. In caso
contrario, il rischio è che tra qualche anno avremo tanti cinghiali
uccisi in più, ma con ancora più danni di quelli registrati ad oggi. Per
questo l’intenzione dell’Università di Teramo e
del WWF Abruzzo è quella di continuare a offrire occasioni di
riflessione chiedendo disponibilità al settore dell’agricoltura
attraverso le associazioni di categoria: solo un confronto aperto e
tecnicamente supportato potrà aiutare ad adottare soluzioni davvero
efficaci.