domenica 16 maggio 2021

Cia Abruzzo: “Mondo agricolo trascurato dalla modifica della legge sui danni da fauna selvatica”

Chieti. Più che colpi di fucile sembrerebbero fermi e pungenti colpi di fioretto, quelli riportati verbalmente nelle ultime dichiarazioni di  Mia-Agricoltori Abruzzo: “Il mondo agricolo non è stato tenuto minimamente in considerazione nella modifica dell’art. 44 della Legge Regionale 10/04 nei punti in cui disciplina il controllo della fauna selvatica, eliminando dall’emendamento da noi proposto la parte nella quale venivano reinseriti i cacciatori formati, apportando, inoltre, ulteriori modifiche peggiorative alla legge in vigore creando solo confusione”. Lo ha affermato il Presidente di Cia-Agricoltori Italiani Abruzzo, Mauro Di Zio, in seguito all’ultima seduta del consiglio regionale che aveva come oggetto la modifica dell’art. 44 della legge “Normativa organica per l’esercizio dell’attività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dell’ambiente”.

“Fatto di assoluta gravità, dal momento che sappiamo che la Polizia Provinciale e le guardie venatorie, per l’esiguo numero in cui sono presenti in Abruzzo, non sono sufficienti per intervenire in maniera efficace per ridurre i danni alle colture agricole, provocati dalla massiccia presenza della fauna selvatica”, aggiunge Di Zio sottolineando il fatto che l’Abruzzo attualmente sia l’unica regione italiana a precludere agli agricoltori la possibilità di ricoprire il ruolo di Presidente negli Ambiti Territoriali di Caccia. Nel 2020, i danni da fauna selvatica risultavano superiori ai due milioni di euro e la crescita di questi ultimi sembra non volersi arrestare. “Ormai è stato superato ogni limite di buon senso”, dichiara l’associazione di categoria che chiede l’immediata modifica della legge così come richiesto lo scorso febbraio.“Su questo punto saremo intransigenti e non escludiamo manifestazioni di piazza, chiamando a raccolta tutto il mondo agricolo se non si provvede nell’immediato”, continua Di Zio, concludendo che “A breve saranno inoltre inviate ulteriori proposte per una revisione dei regolamenti e leggi regionali attinenti il settore agricolo, al fine di risolvere l’annoso problema dei danni alle colture agricole e dei relativi indennizzi provocati dalla fauna selvatica”.

 Fonte: abruzzolive.it del 15 maggio 2021

domenica 7 marzo 2021

Caccia, l’Abruzzo tra le regioni con più vittime

Caccia, 14 morti e 48 feriti nella stagione 2020-2021. L’Abruzzo tra le regioni in cui i dati su morti e feriti della caccia sono più elevati.

Si è chiusa con 14 morti e 48 feriti la stagione di caccia 2020-2021 terminata il 30 gennaio scorso, secondo quanto pubblicato dall’Associazione vittime della caccia- Avc, sul proprio sito on line (“www.vittimedellacaccia.org”) dove si rileva anche che è stata riscontrata “una valanga di illeciti, reati, crimini, crudeltà“.


L’associazione precisa che in ambito venatorio ci sono stati 9 morti e 41 feriti, che sono stati in totale 10 i cacciatori morti e 33 quelli feriti mentre fra la cosiddetta “gente comune” – quindi al di fuori dell’ambito della caccia – sono morte 4 persone e 5 sono rimaste ferite.

“Mai come in questa stagione – osserva l’Avc – la Regione Toscana si è distinta per un risultato negativo così impressionante, con ben 11 persone impallinate (3 morti e 8 feriti), incontrastata vincitrice, ha battuto tutti sia per feriti che per morti”. Con 5 vittime (tra morti e feriti) seguono Abruzzo, Sardegna e Sicilia.

L’associazione vittime della caccia sottolinea che “rimane sempre il picco di età dai 50 ai 70 anni come fascia maggiormente interessata da soggetti responsabili di vari illeciti/reati/crimini, sia in ambito venatorio che in ambito extravenatorio”.

Alla luce di questi risultati, l’Ente Nazionale Protezione Animali chiede al Governo “di non rinviare l’adeguamento dei massimali delle assicurazioni per l’attività venatoria e di vigilare sull’applicazione della legge 157 del 1992, articolo 12. Che la caccia sia pericolosa, non solo per chi la pratica ma anche per chi si trovi casualmente coinvolto, lo dicono i dati che ogni anno assomigliano sempre più a un bollettino di guerra”.

Lo scorso dicembre, ricorda l’Enpa, “il Governo, nella persona del ministro delle Politiche Agricole, ha emanato un decreto relativo all’adeguamento dei massimali delle assicurazioni. Una misura che si riferisce alle coperture assicurative della responsabilità civile e agli infortuni, prevista dalla legge quadro. Chiediamo dunque al Governo di vigilare. Dopo le gravissime decisioni delle regioni in tempo di Covid, che hanno concesso lo spostamento tra comuni a chi praticava la caccia al cinghiale, ogni altro segnale di favoritismo verso il mondo venatorio sarebbe un’offesa per tutti i cittadini”.


Fonte: ilcapoluogo.it del 06 marzo 2021 

giovedì 25 febbraio 2021

Terreni agricoli esclusi alla caccia in Abruzzo. La Regione ammette l’errore

COMUNICATO STAMPA DEL 24 FEBBRAIO 2021 

Terreni agricoli esclusi alla caccia in Abruzzo 

La Regione ammette l’errore e comunica modalità per esercitare questo diritto 

Il WWF: “Ci sono voluti sei mesi per poter ottenere il rispetto della legge!” 

 


In questi giorni i cittadini che avevano fatto richiesta alla Regione Abruzzo di poter sottrarre alla caccia il proprio terreno o fondo agricolo, alla luce dell’approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, hanno ricevuto una comunicazione dal Dipartimento Agricoltura che, finalmente, consente di poter esercitare tale diritto (senza la costruzione di muri o recinti, ma solo con apposizioni di tabelle) che inizialmente l’Ente aveva arbitrariamente negato a tutti. 


Evidentemente le diffide che i cittadini abruzzesi avevano inviato, a seguito del primo diniego ricevuto, hanno sortito effetto: la Regione Abruzzo si è resa conto di aver commesso un grave “errore” ed è tornata ad applicare la norma. 

Il WWF Abruzzo aveva lanciato una campagna web subito dopo l’approvazione del Piano faunistico-venatorio per evidenziare come si potesse finalmente esercitare il diritto di far escludere dalla caccia il proprio terreno.  

Sono ormai tanti i cittadini che segnalano il fastidio arrecato loro dai cacciatori che arrivano a ridosso delle abitazioni creando non pochi disagi a chi vive, lavora o vuole semplicemente passeggiare nei suoi terreni. È assurdo che quello che può essere vietato a un escursionista, sia invece consentito ad una persona armata di fucili estremamente pericolosi, come dimostrano le decine di vittime della caccia che si registrano ogni anno.   

Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore delle Guardie Giurate Volontarie del WWF Abruzzo: “La Regione Abruzzo ha ostacolato in ogni modo l’esercizio di questo diritto, ovvero quello di poter impedire la caccia sul proprio territorio: al contrario di altre Regioni non ha provveduto a pubblicizzare quanto previsto dalla legge, non ha predisposto spazi sul sito web istituzionale con riferimento alle modalità, alle disposizioni generali e alle condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria, non ha indicato a quale Servizio dovesse essere presentata la richiesta, non ha reso disponibile la modulistica, ma anzi ha inviato ai cittadini che avevano fatto regolare richiesta di interdizione alla caccia dei propri terreni, lettere fuorvianti con riferimenti normativi sbagliati”. 

“Le nostre doglianze - aggiunge Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo, - anche questa volta si sono dimostrate corrette. Dispiace constatare come la materia venatoria e quella sulla tutela della fauna selvatica vengano ancora oggi considerate dall’Amministrazione regionale come affare di pochi e non di interesse comune. Già da settembre 2020 il WWF Abruzzo ha chiesto alla Regione di applicare la legge sul divieto di caccia sui propri terreni: ci sono voluti 6 mesi per poter ottenere tale diritto, chiaramente sancito dalla normativa nazionale”. 

Il WWF Abruzzo si riserva comunque di ricorrere a ulteriori iniziative per tutelare gli interessi dei cittadini che vogliono esercitare il proprio diritto di non vedere cacciatori sui propri terreni. I tempi e le condizioni richiesti per inviare la documentazione appaiono infatti ben poco funzionali e non compatibili con l’esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge. 


 

giovedì 11 febbraio 2021

Chiude finalmente domani la stagione venatoria 2020/21. Il WWF: Confermata dal Covid la forte influenza dei cacciatori sulla politica

Comunicato del 9 febbraio 2021

Tanti gli incidenti gravi, quattro in Abruzzo con due morti, per una pratica pericolosa e inutile

Chiude finalmente domani la stagione venatoria 2020/21


Il WWF: “Confermata dal Covid la forte influenza dei cacciatori sulla politica mentre ISPRA ribadisce l’inutilità della caccia in braccata per limitare i danni da cinghiale. La questione ancora irrisolta della chiusura dei fondi agricoli prevista dalla legge 157/95: la Regione è in errore”

Domani, 10 febbraio, sarà l’ultimo giorno della stagione venatoria 2020/2021: la Regione infatti, dopo aver esteso di un mese la caccia al Cinghiale, con una ulteriore proroga ha scelto di far sparare al Colombaccio anche nella prima decade di febbraio. La pandemia in corso ha confermato quanto sia forte l’influenza del mondo venatorio sulla politica. In Abruzzo, come in diverse altre regioni, sono state emanate ordinanze per permettere anche durante le fasi di lockdown lo spostamento dei cacciatori oltre i confini comunali. Questi provvedimenti, in contrasto con i DPCM emanati per arginare l’emergenza sanitaria, hanno creato vere e proprie disparità di trattamento tra i “normali” cittadini, costretti a rimanere a casa, e i cacciatori, liberi di muoversi mettendo a rischio la salute di tutti.

L’Abruzzo e le altre regioni di fatto hanno aggirato le restrizioni in vigore con l’infondata motivazione di uno “stato di necessitaÌ per conseguire l’equilibrio faunistico-venatorio, limitare i danni alle colture e il potenziale pericolo per la pubblica incolumità”, dimenticando che la caccia è un’attività ludica il cui esercizio spesso contrasta con le esigenze di tutela degli agricoltori e con la gestione faunistica che la legge affida allo Stato e non ai cacciatori. La strumentalità di questi atti è stata resa ancor più evidente dal fatto che con questa motivazione si è autorizzato l’esercizio della caccia anche, per esempio, agli uccelli migratori o agli uccelli acquatici che di certo non determinano danni o pericoli per l’incolumità pubblica.

Con la stessa motivazione è stata autorizzata la caccia ai cinghiali in braccata: una modalità che, oltre a rendere di fatto impossibile il rispetto delle norme anti-Covid, ha effetti deleteri sul controllo della specie (con aumento dei danni, per dispersione dei branchi, e delle popolazioni per anticipo della maturità sessuale nelle femmine), come recentemente ribadito anche dall’ISPRA, in coerenza con numerose pubblicazioni scientifiche in materia, in un parere rilasciato sulla proroga al calendario venatorio proprio della Regione Abruzzo.

Unico elemento positivo l’approvazione, dopo anni di colpevole ritardo, del Piano Faunistico Venatorio Regionale: un Piano che ha tuttavia enormi limiti perché tutto spostato sugli interessi del mondo venatorio. A seguito dell’approvazione di tale Piano, il WWF Abruzzo ha condotto una campagna per ricordare che i cittadini possono veder riconosciuto il diritto a vietare la caccia sul proprio terreno. Purtroppo la Regione Abruzzo ha risposto ai tanti che hanno fatto richiesta per esercitare tale diritto, di recintare o costruire muri lungo tutto il perimetro della proprietà, con evidente esborso di ingenti capitali. Nella nota di risposta la Regione ha citato erroneamente un articolo della legge sui cosiddetti “fondi chiusi”, ma i cittadini hanno invece il diritto di vietare la caccia in base all’art. 15, commi 3 e 5, L. 157/92, che in occasione dell’approvazione di un nuovo Piano Faunistico Venatorio prevede che si possa ottenere la chiusura dei propri fondi alla caccia con la sola apposizione di tabelle, senza altri costi o oneri. Agli oltre 40 abruzzesi che si sono rivolti al WWF Abruzzo fornendo copia delle domande inviate alla Regione, l’associazione sta fornendo indicazioni su come vedere riconosciuto il proprio diritto.

Da ultimo non va dimenticato il pesante costo in vite umane che si registra anche quest’anno a livello nazionale e che ha coinvolto non solo i cacciatori, ma anche persone estranee, a conferma della pericolosità sociale di questa pratica. In Abruzzo, purtroppo, abbiamo avuto almeno quattro casi legati alla stagione venatoria: un incidente nel territorio di Montebello di Bertona dove un uomo uscendo di casa è stato ferito a una gamba da un colpo di fucile sparato da un anziano cacciatore a circa 200-250 m di distanza; un cacciatore di Tornimparte ferito durante una battuta al cinghiale; un cacciatore di Cappelle sul Tavo che si è ucciso inciampando nel proprio fucile; un incidente mortale che ha coinvolto un cercatore di tartufi di Gessopalena raggiunto da un colpo sparato da cacciatori che partecipavano a una battuta al cinghiale.

WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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giovedì 28 gennaio 2021

La caccia in braccata non serve. Lo dice anche l'ISPRA. Il WWF: “Ora si cambi passo nella gestione venatoria”

Comunicato stampa del 25 gennaio 2021

La caccia in braccata non serve per contenere né le presenze di cinghiali né i danni da questi causati, questa volta è la voce autorevole dell’ISPRA ad affermarlo

Il WWF: “Ora si cambi passo nella gestione venatoria”


Nel parere richiesto dalla Regione Abruzzo per il prolungamento della caccia al cinghiale al 31 gennaio, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), unico ente dello Stato deputato al rilascio dei pareri alle Regioni su caccia e fauna selvatica, pur dando assenso alla proroga, evidenzia chiaramente che la caccia collettiva in braccata non è lo strumento utile per contenere né la popolazione di cinghiale né i danni provocati dalla specie. Anzi l’Istituto precisa che il prolungamento della caccia al cinghiale difficilmente “avrà un qualche tangibile effetto nel contenimento dei danni che ci potranno essere tra la primavera e l'estate prossime”.

Le motivazioni sono quelle che più volte il WWF Abruzzo ha sostenuto e portato all’attenzione delle amministrazioni regionali che si sono susseguite: la caccia in braccata modifica la struttura delle popolazioni, comporta cambiamenti al ciclo riproduttivo favorendo la prolificità delle femmine, rischia di frammentare i gruppi familiari ed è per questo spesso controproducente rispetto all’obiettivo conclamato di ridurre il numero degli individui e i relativi danni. Favorisce inoltre una maggior mobilità dei cinghiali verso aree meno disturbate come quelle più prossime ai centri urbani o zone agricole più antropizzate, dove aumenta il rischio di danni, di incidenti stradali e di diffusione di malattie portate dalla specie.

“È arrivato il momento di affrontare il problema con dati ed evidenze scientifiche alla mano – dichiara Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo - e non utilizzare il pretesto dei danni da cinghiale per concedere sempre di più all’attività venatoria ottenendo come risultato solo quello di destabilizzare ulteriormente le popolazioni, come chiaramente afferma anche l’ISPRA. In Abruzzo si potrà cacciare il cinghiale fino al 31 gennaio, ma difficilmente i danni all’agricoltura e il rischio di impatto con autoveicoli saranno ridotti e allora a chi giova? Solo a un piccolo gruppo di cittadini che tra l’altro utilizzano una tecnica di caccia invasiva e impattante che crea disturbo anche a molte altre specie di animali.”

Il mondo agricolo, ma anche tutti i cittadini che rischiano gli impatti con gli autoveicoli, hanno il diritto di vedere affrontanti in modo serio le problematiche inerenti le loro attività lavorative e la loro incolumità.

“Il parere dell’ISPRA sulla caccia in braccata – dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia – fa cadere gli assunti delle ultime ordinanze della Regione Abruzzo e di diverse altre regioni secondo i quali l’attività venatoria rappresenterebbe uno stato di necessità per conseguire l'equilibrio faunistico venatorio e limitare il pericolo potenziale per la pubblica incolumità. Questo parere deve essere l’occasione per rivedere gli interventi sul territorio in materia di fauna selvatica e attività venatoria e per aprire un confronto tra le parti che miri davvero a risolvere le problematiche cambiando l’impostazione che per troppo tempo ha considerato la caccia come unica soluzione: questo miope approccio in realtà ha solo peggiorato la situazione sia per la diffusione delle popolazioni di cinghiale sia per la gestione dei danni”.


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Spoltore: muore cacciatore per colpo fucile partito accidentalmente

Un cacciatore di 65 anni, di Cappelle sul Tavo, è morto questa mattina a Caprara, nel territorio di Spoltore, per un colpo che sarebbe partito accidentalmente dal fucile che imbracciava.
L’uomo è deceduto sulla strada provinciale 12, mentre era a caccia. In base a una prima ricostruzione sarebbe scivolato e gli sarebbe partito accidentalmente un colpo dal fucile che imbracciava e che lo avrebbe raggiunto al petto. Per lui non c’è stato nulla da fare nonostante l’allarme e l’arrivo sul posto del personale del 118, con l’elicottero e l’ambulanza, e i carabinieri della stazione di Spoltore e della compagnia di Pescara, coordinata dal capitano Antonio Di Mauro. I militari dell’Arma stanno ricostruendo quanto accaduto.

Fonte: rete8.it del 27 gennaio 2021

giovedì 21 gennaio 2021

L'Aquila. Cacciatore sorpreso con arma illegalmente modificata. Sequestrata carabina

Bracconaggio, carabinieri forestali sequestrano carabina durante battuta di caccia: denuciato proprietario

L’arma era utilizzata con un caricatore non consentito

L’Aquila. Durante i controlli sulla caccia, una pattuglia dei Carabinieri Forestali di Barisciano (AQ) ha proceduto al sequestro di una carabina cal.30-60 con caricatore da dieci colpi, durante una battuta di caccia al cinghiale, in loc. Bosco San Valentino, frazione di Pescomaggiore.

Il proprietario dell’arma, V.E. di anni 68, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria, per il reato di caccia con mezzi non consentiti (art.13, Legge 157/1992) poiché la Legge prevede l’uso di tale tipologia di arma con un caricatore contenente al massimo cinque proiettili.

Per tale violazione, la pena prevista è un’ammenda fino a 1549.00 euro.

Fonte: abruzzolive.it del 18 gennaio 2021

giovedì 24 dicembre 2020

La Lega abruzzese sulla deroga per gli spostamenti dei cacciatori: "Clamore ingiustificato"

La Lega abruzzese sulla deroga per gli spostamenti dei cacciatori: "Clamore ingiustificato"Il gruppo consiliare regionale della Lega interviene in merito alle polemiche relative all'ordinanza della giunta Marsilio per i cacciatori


Un clamore ingiustificato e polemiche sterili in merito all'ordinanza della giunta regionale relativa alla deroga per gli spostamenti dei cacciatori al di fuori del Comune in Abruzzo. Lo hanno dichiarato i consiglieri della Lega Salvini Abruzzo al consiglio regionale, in merito alla richiesta degli ambientalisti fatta al Governo di impugnare l'ordinanza.

Secondo le associazioni, lo ricordiamo, sarebbe un trattamento discriminatorio verso tutti gli altri cittadini che non possono nemmeno fare una passeggiata in montagna per la zona arancione, ma la Lega ribadisce che lo stesso provvedimento è stato firmato dalle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Umbria ma solo in Abruzzo è scoppiata la polemica. "Ricordiamo il fine riportato nella suddetta ordinanza ovvero la necessità di proseguire con lo svolgimento dell’attività venatoria per “uno stato di necessità per conseguire l'equilibrio faunistico venatorio e limitare il pericolo potenziale per la pubblica incolumità” . Un provvedimento insito di valore scientifico e di prove oggettive, acclarate in tutta Europa, anche in Paesi in cui la situazione epidemiologica è ben più grave è consentito il prosieguo dell’attività venatoria nel rispetto delle normative vigenti.

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domenica 13 dicembre 2020

Caccia libera. Il WWF: “Scelta assurda della Giunta Marsilio-Imprudente in piena emergenza COVID”

 

Comunicato del 13 dicembre 2020 

Il WWF: “Scelta assurda della Giunta Marsilio-Imprudente in piena emergenza COVID” 

Fuori dal proprio comune non si può passeggiare ma sparare sì! 

Si continua a millantare il falso: la caccia non fa diminuire cinghiali e danni ma anzi li aumenta 

Con l’Ordinanza n.108 del 12/12/2020 “Misure di gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 in area arancione”, il Presidente della Giunta regionale Marco Marsilio e l’Assessore Emanuele Imprudente dispongono la possibilità per i cacciatori di muoversi anche al di fuori del proprio comune di residenza, domicilio o abitazione per svolgere l’attività venatoria. 

Nessuno può andare in montagna a fare una passeggiata o un’escursione, ma ai cacciatori si consentirà di girare liberamente in gruppo per uccidere gli animali. Non si può andare a trovare un parente o un amico in un comune limitrofo a quello di residenza, ma ai cacciatori si consente di percorrere decine e decine di km per recarsi in comuni molto lontani dalla propria residenza considerato che gli Ambiti Territoriali di Caccia entro cui si possono muovere sono estesi e ricomprendono anche metà territorio provinciale. 

In un momento critico come quello che stiamo vivendo, quando diversi esercizi commerciali hanno dovuto sospendere l’attività, alcuni ordini di scuola stanno tuttora svolgendo la didattica a distanza e a tutti i cittadini è chiesto di attenersi scrupolosamente alle indicazioni, a un gruppo limitato di persone viene concesso di derogare alle norme nazionali e spostarsi a piacimento sul territorio. 

“Quello che contestiamo fortemente – dichiara Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo – è l’assunto secondo il quale l’attività venatoria rappresenterebbe uno stato di necessità per conseguire l'equilibrio faunistico venatorio e limitare il pericolo potenziale per la pubblica incolumità come si legge nell’Ordinanza. In realtà è esattamente il contrario: la caccia sta facendo crescere il numero di cinghiali e i danni alle colture. La Giunta regionale continua a fare certe esternazioni non supportate da alcuna evidenza scientifica né dato oggettivo: basta constatare come la popolazione di cinghiali, nonostante subisca una pressione venatoria ormai costante tutto l’anno tra caccia ordinaria e di selezione e ora anche durante il lockdown, non si riesce affatto a controllare. Si pensi a intervenire, anche con canali di finanziamento dedicati, alla messa in sicurezza delle colture e delle infrastrutture viarie, gli interventi da effettuare sono ormai noti nella copiosa bibliografia di riferimento. Al di là degli aspetti legali della vicenda che saranno comunque valutati dai nostri legali, il dato che rimane è sempre il solito: la classe politica regionale ha più a cuore gli interessi particolari di una categoria come quella dei cacciatori che gli interessi generali”. 



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giovedì 26 novembre 2020

Il WWF: i cacciatori cercano appigli per sparare a dispetto della zona rossa

 

Comunicato stampa del 23 novembre 2020  

I cacciatori cercano appigli per sparare a dispetto della zona rossa “per controllare la popolazione dei cinghiali”, un problema che loro stessi hanno creato e che non si risolve con l’attività venatoria.

Il WWF: “Richieste inaccettabili. La Regione difenda tutti i cittadini” 

 

Apprendiamo dagli organi di stampa che un gruppo di cacciatori pretenderebbe dalla Regione di poter continuare l’attività venatoria anche nel momento drammatico che stiamo vivendo. Sarebbe addirittura in programma una manifestazione davanti alla sede del Consiglio regionale durante la quale i caposquadra cinghialai chiederebbero la chiusura delle scuole e la riapertura della caccia. Varie attività sono chiuse, non ci è permesso fare visita agli affetti più cari né di muoverci liberamente sul territorio, ma per i cacciatori quello che conta è andare a sparare. La giustificazione sarebbe quella di intervenire sulla popolazione di cinghiali che a loro avviso sarebbe causa di ingenti danni all’agricoltura e di incidenti stradali.  Vale la pena di ricordare che la responsabilità della eccessiva presenza dei cinghiali in tante parti d'Italia, Abruzzo compreso, è proprio dei cacciatori che chiesero e ottennero negli anni passati pesanti immissioni a scopo venatorio di animali provenienti dall'est europeo stravolgendo totalmente gli equilibri.    

"Più volte siamo intervenuti sulla questione – dichiara Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo - portando dati e citazioni basati su qualificati studi scientifici che sottolineano come l’attività venatoria, andando a colpire soprattutto gli adulti al contrario della mortalità naturale che incide in particolare sulle classi giovanili, innesca nei cinghiali risposte compensative che addirittura ne accrescono la presenza. Le popolazioni vengono destrutturate e questo comporta riproduzione precoce delle femmine, maggior numero di nati e aumento del tasso di dispersione tra i giovani, come ben noto a chi affronta il problema basandosi su evidenze scientifiche e non su percezioni e impressioni non di rado interessate”.    

Basterebbe un’analisi oggettiva e scientificamente rigorosa dei dati per far emergere come la caccia non sia la soluzione per il contenimento delle popolazioni di cinghiali, che infatti crescono anche dove l’attività venatoria, con le varie forme di caccia ordinaria e di selezione, è praticamente permessa tutto l’anno. Come sarebbe utile confrontare i dati di riduzione dei danni da fauna selvatica alle colture in presenza di adeguati sistemi di protezione come le recinzioni elettrificate. La Regione Abruzzo con una comunicazione del 19 novembre, ha già previsto l’intervento per attività di controllo delle popolazioni di cinghiali della Polizia provinciale, delle Guardie Venatorie Volontarie e dei proprietari e conduttori dei fondi autorizzati per il controllo, che potranno intervenire in terreni in conduzione o di proprietà anche al di fuori del territorio comunale e anche dopo le 22:00, considerando l’attività quale “intervento di pubblica utilità”, definizione peraltro assolutamente priva di riscontro visti i risultati.  

“Si continuano a proporre soluzioni semplicistiche per la gestione delle popolazioni di cinghiali che hanno un effetto puramente propagandistico e non certo risolutivo del problema – dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. - La strategia che attribuisce ai cacciatori il compito di contrastare un problema che loro stessi hanno determinato è  inutile e spesso dannosa, ad esempio quando si autorizza la braccata con i cani, che arreca disturbo a tutta la fauna, anche quella protetta e preziosa (basterà citare l’Orso marsicano), e contribuisce ad aumentare il tasso di dispersione dei cinghiali e di conseguenza produce un aumento proprio di quei danni, alle coltivazioni e alla sicurezza stradale, che si vorrebbero contenere”.     

Il WWF chiede, dunque, alla Regione Abruzzo di mantenere il divieto all’attività venatoria che vige in zona rossa non cercando scorciatoie per concedere a un piccolo gruppo di persone la possibilità di muoversi nel territorio, aumentando il rischio di contagio, quando a tutta la popolazione viene chiesto di attenersi scrupolosamente alle limitazioni. 



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domenica 8 novembre 2020

E il Wwf propone: niente spari nei giorni festivi

«Troppi episodi, più o meno gravi, che coinvolgono sia cacciatori sia persone estranee all’attività venatoria». Il Wwf Abruzzo interviene con una serie di proposte all’indomani dell’ennesimo incidente di caccia nelle campagne abruzzesi. Per l’associazione «le cause degli incidenti sono il più delle volte da ricercare nel mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati, dalla tendenza a sparare senza inquadrare con sicurezza il “bersaglio”, dalla pratica della braccata, un tipo di caccia tra le più cruente, che richiede comunque un grado di perizia maggiore e un’ottima conoscenza dell’habitat circostante e che può risultare ancora più rischiosa se praticata in zone frequentate da civili». «Continueremo sempre a sottolineare come la caccia sia per molti aspetti incompatibile con altre attività di fruizione degli spazi naturali», dichiara Filomena Ricci, delegato del Wwf Abruzzo, «oggi molto più frequentati rispetto a qualche decennio fa. Tutto ciò è incompatibile con l’azione armata». Il Wwf Abruzzo chiede di attuare con urgenza una serie di provvedimenti: incrementare l’attività di vigilanza, limitare l’uso di armi in grado di sparare a grandi distanze, effettuare maggiori verifiche sulle licenze di caccia, in particolare per le persone sopra i 65 anni di età, intensificare i controlli anche in ordine all’uso e alla detenzione di sostanze alcoliche prima e durante l’attività venatoria, vietare l’attività di caccia nei giorni festivi e nelle aree frequentate da escursionisti e fruitori della natura. (s.so.)

Fonte: ilcentro.it del 03 novembre 2020

domenica 1 novembre 2020

Gessopalena, battuta di caccia al cinghiale: sparano e uccidono un altro cacciatore

A Gessopalena, in provincia di Chieti in Abruzzo, un 72enne cacciatore solitario è morto per una fucilata. Sequestrate le armi dei colleghi

In un bosco di Gessopalena (Chieti) un cacciatore è morto colpito al petto da un proiettile calibro 12 sparato da un gruppo di colleghi che erano non molto distanti in battuta di caccia al cinghiale. La vittima, Antonino Di Gregorio, 72 anni, di Piane d' Archi (Chieti), era invece in caccia solitaria in località Coccioli, vicino a un suo podere.

L'incidente mortale è avvenuto oggi alle 13.30. A nulla sono valsi i tentativi di salvarlo da parte dei sanitari del 118. L'elicottero giunto da Pescara è dovuto subito rientrare. La vittima è stata trovata esanime sul ciglio della strada dallo stesso gruppo di cacciatori, 7-8 in tutto. I loro fucili sono stati sequestrati.

Al vaglio degli inquirenti c'è in particolare la posizione di un cacciatore di 48 anni, residente nella confinante Roccascalegna (Chieti), il quale avrebbe sparato il colpo mortale. Indagano i carabinieri della compagnia di Lanciano, diretti dal maggiore Vincenzo Orlando. Per accertare cause e modalità della sciagura il pm di Lanciano Francesco Carusi ha disposto l'esame autoptico.

Fonte: larepubblica.it del 01 novembre 2020

martedì 27 ottobre 2020

Il Wwf sull'uomo ferito da un colpo di fucile: "L'Abruzzo non può trasformarsi in un campo di battaglia"

Il Wwf sull'uomo ferito da un colpo di fucile: "L'Abruzzo non può trasformarsi in un campo di battaglia"

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Il Wwf sull'uomo ferito da un colpo di fucile: "L'Abruzzo non può trasformarsi in un campo di battaglia"

„A dirlo è il Wwf Abruzzo commentando il caso dell'uomo di 71 anni ferito da un colpo di fucile sparato da un cacciatore sabato scorso a Montebello di Bertona al confine con il territorio comunale di Penne. 

L'associazione ambientalista, che parla di «assurdo incidente» segnala spari a ridosso delle abitazioni e delle aree protette, denuncia troppi scarsi controlli e invita i cittadini proprietari di terreni a chiedere alla Regione (sono gli ultimi giorni che c'è questa possibilità) il divieto di caccia nei propri fondi agricoli.

«La zona è a ridosso della riserva naturale regionale e oasi Wwf Lago di Penne», sottolinea il direttore dell'Oasi Fernando Di Fabrizio, «dove da tempo il personale segnala spari anche di notte tra l’area protetta e il centro abitato. Il territorio vestino non può trasformarsi in un campo di battaglia. Si tratta di aree limitrofe alla nostra riserva, frequentate da appassionati di natura, escursionisti e da tante persone impegnate nei lavori agricoli. Da anni segnaliamo, insieme ai residenti della zona, la pericolosità di una simile pressione venatoria». 


Il Wwf Abruzzo segnala anche che «alla caccia ordinaria, già di per sé pericolosa per la pubblica incolumità com’è dimostrato, purtroppo, da decine di incidenti, si aggiunge quella effettuata dai cacciatori-selettori che utilizzano armi di grande gittata, come le carabine, anche vicino ai centri abitati. In pratica tra la caccia ordinaria e quella di selezione molte aree della nostra regione sono interessate da una costante pressione venatoria». 

«Non è tollerabile che i cittadini rischino di essere feriti da colpi di fucile uscendo di casa o nei propri terreni privati», afferma Filomena Ricci, delegato del Wwf Abruzzo, «si organizzi una sorveglianza reale e degna di questo nome che tuteli chi vuole fruire del territorio facendo passeggiate, escursioni, osservazioni o lavorando il proprio terreno agricolo. È davvero assurdo che ci si debba preoccupare della propria incolumità mentre si svolgono queste attività, mentre a un piccolo gruppo di cittadini, che ha come hobby quello di uccidere animali, sia consentito di scorrazzare ovunque». 

Il Wwf infine ricorda che chi vuole vietare la caccia o l’ingresso dei cacciatori nei propri fondi o terreni agricoli ha ancora qualche giorno di tempo per tutelarsi: può richiederlo alla Regione Abruzzo (si veda l'immagine che segue) entro il 27 ottobre, scrivendo al Dipartimento dello Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca. 


Fonte: ilpescara.it del 26 ottobre 2020


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Coldiretti: «L’Atc Salinello riveda le ultime decisioni»

TERAMO. «Il numero dei cinghiali presenti in Italia ha superato abbondantemente i due milioni di cui almeno centomila in Abruzzo e circa il 30% in provincia di Teramo, con una diffusione che ormai si estende dalle campagne alle città mettendo a rischio la sicurezza sulle strade». È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento alle lamentele e preoccupazioni scaturite nel Teramano dopo la decisione del consiglio dell’Atc (ambito territoriale di caccia) Salinello di istituire, pur con il voto contrario di Coldiretti, nuove e più ampie “zone di rispetto venatorio” precluse alla caccia in cui i cinghiali si riprodurranno indisturbati. «Una decisione scellerata che, determinando un aumento esponenziale degli esemplari in circolazione, favorirà di fatto solo i cacciatori (che avranno più cinghiali da cacciare) ma penalizzerà le imprese agricole, che già ora devono fare i conti con conseguenze economiche insostenibili», dice Giulio Federici, direttore Coldiretti Teramo, che chiede l’immediata convocazione di un nuovo consiglio e una rivisitazione delle decisioni prese.

 

Fonte: ilcentro.it del 25 ottobre 2020

Montebello di Bertona (Pe). Ferito alla gamba dal colpo di fucile sparato a 200 metri

Incidente di caccia in località Campo Mirabello: 71enne trasportato a Chieti con l'eliambulanza, l'arma era in mano a un 78enne denunciato per lesioni personali colpose

PESCARA. Incidente di caccia nel primo pomeriggio a Montebello di Bertona. Un uomo di 71 anni, che stava andando a trovare un parente, è stato colpito da un colpo di fucile partito inavvertitamente dall'arma di un 78enne distante circa 200 metri e impegnato in una battuta di caccia al cinghiale.

L'incidente è avvenuto in località Campo Mirabello. L'uomo, le cui iniziali sono B.F., è stato soccorso dagli operatori del 118 e trasportato con l'eliambulanza del 118 di Pescara all'ospedale S.S. Annunziata di Chieti per una ferita alla gamba. Le indagini per ricostruire l'accaduto sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Penne. Il 78enne denunciato per "lesioni personali colpose".

 

Fonte: ilcentro.it del 24 ottobre 2020

giovedì 1 ottobre 2020

Il WWF diffida gli ATC: «Nelle aree contigue la caccia solo per i residenti»


Comunicato stampa del 25 settembre 2020

Nella regolamentazione venatoria “dimenticata” la fascia esterna del Parco d’Abruzzo

Il WWF diffida gli ATC: «Nelle aree contigue la caccia solo per i residenti»

Il WWF ha inviato ieri una diffida agli ATC presenti nel territorio dell’area contigua del versante abruzzese del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (ATC Avezzano; Roveto-Carseolano; Sulmona; Subequano), perché si attivino al fine di evitare che siano ammessi nei propri territori cacciatori non residenti nell’area protetta e nell’area contigua.

L’istituzione delle aree contigue è prevista dall’art. 32 della Legge quadro sulle aree protette (394/1991). La norma riconosce a questi territori un importante valore dal punto di vista della conservazione. Sono, infatti, “aree-cuscinetto” limitrofe ai parchi nazionali, fungono da corridoi faunistici e garantiscono una protezione maggiore per gli animali rispetto alle zone più lontane dai Parchi grazie alla predisposizione di regolamentazioni che limitano il rischio di mortalità dovuto a cause antropiche. In particolare nelle aree contigue è di fondamentale importanza far sì che l’attività venatoria sia limitata, così come la norma nazionale definisce chiaramente, ai soli residenti. Una limitazione ancor più necessaria quando nei territori sono presenti specie dall’elevato interesse conservazionistico quali l’Orso bruno marsicano. È noto, infatti, che la sfida per la conservazione dell’Orso si gioca ben oltre le aree protette e si può vincere soltanto se si darà a questo animale la possibilità di espandere e consolidare il proprio areale al fuori dei Parchi.

La Regione Abruzzo con la Deliberazione di Giunta n. 480/2018 ha perimetrato l’area contigua e non può “dimenticarsene” nel momento della predisposizione dei calendari venatori: in quello 2020/2021 ne fa solo un veloce accenno, mentre con una nota dell’11/09/2020 il Dipartimento Agricoltura chiede agli ATC presenti nei territori dell’area contigua la ridefinizione del nuovo carico venatorio.

Il WWF ricorda invece le indicazioni normative presenti nella legge quadro nazionale, negli stessi atti della Regione Abruzzo (oltre al riferimento presente nel calendario venatorio) e chiede che gli ATC facciano in modo di ammettere all’attività venatoria in area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise esclusivamente i residenti nell’area protetta e nell’area contigua stessa.

La Regione Abruzzo e il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise dal canto loro intervengano per le rispettive competenze affinché le aree contigue (che si attendono dal 1991!), perimetrate nel 2018 e lasciate da allora nel limbo, vengano finalmente anche formalmente istituite e se ne predisponga la regolamentazione necessaria perché specie come l’Orso bruno marsicano abbiano le tutele che le leggi nazionali impongono e che a livello locale non si possono ignorare né far finta di non conoscere.



WWF Italia ONLUS, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
Facebook: WWF Abruzzo

martedì 29 settembre 2020

Arcicaccia Abruzzo: si comincia male, chiediamo certezze e sicurezza per i cacciatori

A tre giorni dall’apertura la Regione, ormai nel pallone più completo, ha prodotto documenti sulle Zrc contraddittori che hanno mandato gli Atc nel caos. Così abbiamo avuto ambiti bloccati o altri che nella completa anarchia hanno operato con modi da Far West. Siamo di fronte all’ennesima sconfitta di questa Giunta sulle tematiche venatoria, errori dei quali, come sempre, a pagare le conseguenze saranno in primis contadini e cacciatori, oltre ovviamente la società civile ed in generale il territorio. Restano aperti molti capitoli e sospese diverse domande: Chi pagherà la tabellazione dei nuovi confini? Chi avvertirà i cacciatori degli spostamenti dei confini di fatto già attivi sul territorio?

Chiediamo alla Regione chiarimenti che permettano ai cacciatori di iniziare la stagione attrezzati con il giusto bagaglio di certezze.


Fonte: arcicaccianazionale.it del 28 settembre 2020

 

giovedì 17 settembre 2020

La Regione Abruzzo approva il Piano Faunistico Venatorio. Il WWF: ora 30 giorni per chiedere il divieto di caccia sui propri terreni

Comunicato stampa del 16 settembre 2020 

Con 15 anni di ritardo la Regione Abruzzo approva il Piano Faunistico Venatorio, ma perde l’occasione per definire obiettivi di tutela per molti animali protetti 

Il WWF: «Lavorare ora per avvio di ricerche e studi sul patrimonio faunistico regionale» 

Ogni cittadino ha intanto 30 giorni per chiedere il divieto di caccia sui propri terreni 


Il Piano Faunistico Venatorio Regionale abruzzese è stato approvato dal Consiglio Regionale 15 anni dopo la scadenza del precedente. Un passo importante di cui va dato atto alla Regione, ma che non può soddisfare totalmente le Associazioni ambientaliste, in particolare il WWF che chiedeva di rivedere l’impostazione generale del documento, troppo sbilanciato sulle specie di interesse venatorio a discapito di quelle tutelate da normative nazionali e comunitarie. Mancano, infatti, nel PFVR analisi e pianificazione rispetto a molte presenze faunistiche di interesse protezionistico, in contrasto con quanto prevedono la legge quadro nazionale e quella regionale. Si è persa l’occasione per realizzare un documento completo sulla tutela della fauna della nostra Regione e per definire specifici indirizzi di gestione finalizzati alla conservazione delle specie e non solo alla pianificazione venatoria.  


Ora però esiste un documento da cui partire e su cui lavorare attraverso ricerche e studi finalizzati alla conservazione e incremento del patrimonio faunistico regionale. L’invito che il WWF rivolge alla Regione è sempre lo stesso: reimpostare l’approccio fino ad oggi seguito che vede la fauna come “selvaggina” a disposizione dei cacciatori, avviando un nuovo modello di gestione in cui la tutela del patrimonio faunistico sia al centro dell’azione di governo regionale e la caccia sia solo una attività consentita nei limiti fissati dalla legge e dal reale stato di conservazione delle specie. 

E proprio sulla tutela della fauna, l’approvazione del PFRV apre ad una importante possibilità: veder riconosciuto il diritto dei cittadini a vietare la caccia sul proprio terreno. La normativa nazionale sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e sul prelievo venatorio prevede infatti la possibilità per il proprietario o il conduttore di un fondo di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla cosiddetta gestione programmata della caccia (art. 15, commi 3° – 6°, Legge n. 157/1992): per ottenere tale esclusione il proprietario o il conduttore deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Regione richiesta motivata da esaminarsi entro i termini fissati dalla normativa sugli atti amministrativi (art. 2 della legge n. 241/1990 e s.m.i.). 

Il WWF invita la Regione Abruzzo a rendere immediatamente applicabile tale previsione normativa fornendo tutte le informazioni per esercitare questo diritto. 

La richiesta dev’essere accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria (art. 10 Legge n. 157/1992). È accolta, inoltre, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale.  

Si attende quindi l’imminente pubblicazione sul BURA per far partire i 30 giorni entro i quali fare la richiesta di esclusione dei terreni, ma la Regione Abruzzo non ha al momento provveduto, come sarebbe suo dovere nell’interesse dei cittadini tutti, a fare in modo che i proprietari/conduttori siano adeguatamente informati della possibilità di esercitare tale diritto. Non risulta infatti sul sito web istituzionale alcun riferimento alle modalità, alle disposizioni generali e alle condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria, né è chiarito a quale servizio debba essere presentata la richiesta e non è presente idonea modulistica.  

Il WWF, nelle more che la Regione dia un segnale, suggerisce intanto a tutti gli interessati di scrivere una comunicazione via email o posta elettronica certificata (PEC) alla Regione per anticipare la volontà di vietare la caccia nei propri fondi e fornisce al riguardo una traccia. 

 

 

Abruzzo: fondi da sottrarre alla caccia. Come fare? 

Possiedi un fondo o un terreno in Abruzzo? 

Vuoi vietare la caccia o l’accesso ai cacciatori? 

 

È possibile farlo senza spendere soldi per realizzare recinzioni o altri manufatti costosi. Il proprietario o il conduttore che intenda vietare la caccia nel proprio fondo può richiederlo alla Regione, entro trenta giorni dalla pubblicazione del nuovo Piano faunistico-venatorio.  

Il nuovo Piano faunistico-venatorio è stato appena approvato dall’assemblea legislativa della Regione Abruzzo, ma quest’ultima non ancora ha disposto la modulistica, né ha pubblicizzato le disposizioni generali e le condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria.  

Scrivi alla Regione Abruzzo, Dipartimento dello Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca chiedendo le modalità e la modulistica per sottrarre il tuo fondo alla caccia, anticipando chiaramente nel testo la volontà di vietare la caccia nei tuoi terreni.  

Posta Elettronica Certificata (PEC): dpd@pec.regione.abruzzo.it  

oppure Posta Elettronica ordinaria: dpd@regione.abruzzo.it 

 

 



WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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mercoledì 16 settembre 2020

CONSIGLIO: PEPE, “APPROVAZIONE PIANO VENATORIO MERITO LAVORO CENTROSINISTRA”

L’AQUILA  –  “L’ultimo Piano Faunistico Venatorio venne approvato nel 1992 ed è scaduto nel 2005 – e dopo un lungo lavoro di istruttoria voluto dalla passata Giunta regionale di centrosinistra e portato avanti dal sottoscritto oggi, finalmente, il Piano sarà discusso, e speriamo approvato senza intoppi, in Consiglio Regionale”.

Lo dichiara l’ex Assessore regionale al ramo, Dino Pepe, consigliere regionale del Pd,  alla vigilia del Consiglio Regionale di oggi  in cui ratificato il nuovo Piano Faunistico Venatorio della Regione Abruzzo.

“L’iter per la definizione di questo importante strumento di pianificazione per il nostro territorio ha avuto inizio nel dicembre 2016, grazie all’attento e scrupoloso lavoro del centrosinistra che ha voluto, con forza, un Piano Faunistico Venatorio rinnovato, arricchito e modificato per venire incontro alle richieste delle varie parti in causa. In tal senso lo abbiamo voluto condividere con le varie associazioni faunistiche, venatorie e con il mondo agricolo prima di portarlo definitivamente in Commissione e poi in Consiglio – aggiunge il Consigliere e Vice-Capogruppo Regionale del Pd – e oggi, come avvenne con il Piano Demaniale Marittimo, predisposto dall’ex Assessore Mauro Di Dalmazio e completato dal sottoscritto, questo fondamentale strumento troverà compimento”.

“Non saremmo arrivati infatti alla conclusione dell’iter di approvazione se non ci fosse stata una fattiva collaborazione da parte del gruppo del centrosinistra che, dopo aver avviato questo progetto a fine 2016, ha proseguito, anche dall’opposizione, un attento e scrupoloso lavoro che oggi porterà finalmente a tagliare questo importante traguardo” conclude Pepe. “Il lavoro della Giunta precedente risulta evidente anche nella stesura della libera che riporta fedelmente tutto il percorso iniziato nel 2016”.


Fonte: abruzzoweb.it del 15 settembre 2020

 

Approvato dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio, l'assessore Imprudente: "Atto storico"

 Approvato dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio, l'assessore Imprudente: "Atto storico"
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Approvato ieri 15 settembre dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio. Soddisfatto l'assessore Imprudente, che ha lavorato per stilare il documento. L'ultimo piano era stato approvato nel 1992 ed era scaduto nel 2005. Si tratta di un documento fondamentale per la programmazione e regolamentazione dell'attività venatoria sul territorio abruzzese, e che punta a tutelare sia la fauna selvatica che gli stessi operatori della caccia.

Il pianto è stato approvato all'unanimità, e come sottolinea l'assessore regionale è flessibile, preciso e soprattutto partecipato in quanto nella fase di redazione sono stati ascoltati più volte i portatori d'interesse del settore ambientale e venatorio:

"E' il principale strumento di programmazione e pianificazione territoriale attraverso il quale la Regione definisce le linee guida e gli obiettivi della pianificazione faunistico-venatoria, tenendo conto delle realta' ambientali e socio-economiche- sottolinea Imprudente- Attraverso il piano si attua una razionale pianificazione territoriale e si consente di tutelare e conservare la fauna selvatica. In questo modo si tutelano l'equilibrio territoriale e gli habitat, prevedendone anche la riqualificazione. La caccia sara' disciplinata affinche' sia attuata in modo sostenibile ed e' lo strumento che ci consentira' anche di varare nei prossimi anni calendari venatori in linea con le altre regioni a noi confinanti".

 Approvato dal consiglio regionale il nuovo piano faunistico venatorio, l'assessore Imprudente: "Atto storico"
Nel dettaglio, fra le principali voci contenute nel documento le oasi di protezione destinate al rifugio, riproduzione e sosta della fauna selvatica, le zone di ripopolamento e cattura con tempi e modalità utili all'ambientamento fino alla ricostituzione e stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio. Stabiliti anche i criteri per i risarcimenti in favore dei proprietari o conduttori di fondi rustici per i danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole.

Fonte: ilpescara.it del 16 settembre 2020

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