giovedì 26 settembre 2019

Pubblicata l’ordinanza del TAR sul calendario venatorio. Soddisfazione del WWF Abruzzo

Comunicato stampa del 26 settembre 2019


Pubblicata l’ordinanza del TAR sul calendario venatorio

Soddisfazione del WWF Abruzzo:

«Abbiamo fermato gli spari per oltre un mese e sono stati ridotti i periodi di caccia»


“Siamo soddisfatti per l’ordinanza del TAR Abruzzo che di fatto accoglie alcune questioni importanti che avevamo sollevato nel ricorso amministrativo che il WWF Italia ha presentato insieme alla LNDC Animal Protection”, dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. “Innanzitutto siamo riusciti a bloccare tutte le preaperture e anzi, grazie al nostro ricorso, la caccia è restata bloccata in Abruzzo fino ad oggi e non è iniziata neppure al momento dell’avvio nazionale fissato quest’anno per il 15 di settembre. Siamo anche molto soddisfatti del fatto che sono stati ridotti i periodi di caccia per 18 specie cui si potrà sparare solo dal 1° ottobre, non dal 15 settembre come voleva la Regione, e solo fino al 20 gennaio, invece che fino al 30 gennaio, com’era previsto dal calendario. Bene anche la riduzione di venti giorni del periodo di caccia per la beccaccia e di un mese per il beccaccino, nonché il divieto di caccia in forma vagante oltre il 31 dicembre. È sempre bene ricordare che riuscire a limitare i periodi di caccia vuol dire salvare dalla morte decine di migliaia di animali ed essere riusciti ad evitare più di un mese di caccia tra ritardato avvio e anticipo della chiusura è stato un grande risultato per il quale ringraziamo i nostri legali, Michele Pezone ed Herbet Simone, e tutti i nostri volontari che hanno lavorato al ricorso”.

Restano invece irrisolte dall’ordinanza del TAR alcune questioni pure importanti: la caccia all’allodola, alla coturnice, al moriglione e alla pavoncella che, stante le difficoltà delle specie, andrebbe vietata; la mancata limitazione alla caccia nelle zona contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ai soli residenti; alcuni aspetti sulle distanze dalle foci dei fiumi.

“Sugli aspetti che non sono stati accolti ci confronteremo con i nostri legali e valuteremo se è il caso di presentare ricorso al Consiglio di Stato o se sia più utile attendere il giudizio di merito nel quale sarà possibile argomentare con maggiore compiutezza le questioni”, conclude la Ricci. “Particolare attenzione sarà dedicata alla gestione della caccia nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che la Regione Abruzzo fa finta di non riconoscere, perché è qui che si gioca una parte importante della battaglia per la salvezza dell’Orso bruno marsicano”.

WWF Italia ONLUS, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

martedì 24 settembre 2019

Pepe (PD) denuncia mancata riapertura della Caccia in Abruzzo

(24/09/2019 - 11:33)
 
(ACRA) – Caccia ferma e al palo, diecimila cacciatori che attendono da un mese l'apertura della stagione, un calendario venatorio bocciato più volte. E' questo il difficile contesto in cui si trova il settore venatorio abruzzese e che è stato oggetto di una conferenza stampa dei consiglieri Dino Pepe e Antonio Blasioli, questa mattina a Palazzo dell'Emiciclo.
"L'Assessore Imprudente ha portato in Commissione consultiva la prima stesura di questo importante documento programmatorio solo in agosto, ovvero molto tardivamente rispetto alla data prevista per legge al 15 giugno- ha detto Pepe - La proposta, una volta osservata dalla Consulta, veniva dapprima bocciata dall'ISPRA, poi dal Comitato VIA ed infine dal TAR Abruzzo. Questo primo stop alla caccia del Tribunale Amministrativo Regionale ha, di fatto, pregiudicato tutto il periodo di addestramento cani e annullato la prevista preapertura alle prime specie cacciabili. La seconda proposta, elaborata dalla Regione in tutta fretta e senza la dovuta concertazione con la Consulta tecnica regionale, ha subito lo stop del VIA, poi l'ISPRA ed infine anche del TAR, che ha dichiarato inammissibile la nuova proposta di Calendario Venatorio. Alla base delle bocciature – spiega il consigliere del Pd - c'è soprattutto la mancanza di una programmazione in materia faunistica che consentirebbero il discostamento dai periodi di caccia alle singole specie raccomandati nei pareri medesimi, carenza questa che la precedente Giunta Regionale di centrosinistra aveva colmato redigendo ed approvando, dopo venticinque anni di inerzia, il nuovo Piano Faunistico venatorio Regionale. Svanisce dunque per i 10.000 cacciatori abruzzesi che hanno dovuto pagare con congruo anticipo tutte le tasse di concessione governative, regionali e agli Atc, anche la seconda ipotesi di apertura al 15 settembre, con una pesante riduzione delle giornate di caccia rispetto al resto del Paese." 
Secondo l'ex assessore Dino Pepe "Quello che è accaduto rispecchia un po' il paradosso che viviamo oggi nel nostro Paese, con una destra arrogante e populista che anche quando amministra porta avanti proposte, talvolta sovrastando leggi e regole o caldeggiando un dissenso diffuso, con la piena consapevolezza che si tratta di battaglie irrealizzabili. 
Marsilio e il suo Assessore Emanuele Imprudente –conclude Pepe - malgrado le promesse elettorali riguardanti la materia venatoria, non sono stati in grado di garantire neppure il minimo sindacale per i cacciatori abruzzesi, visto che la legge Quadro sulla Caccia prevede l'apertura generale alla terza domenica di settembre, ovvero alla data del 15 settembre 2019, mentre in Abruzzo ad oggi non sappiamo ancora quando ciò avverrà". (red)

mercoledì 18 settembre 2019

Abruzzo: il Comitato VIA “boccia” il calendario venatorio. Il WWF alla Regione: da rivedere tutto il settore caccia regionale

COMUNICATO STAMPA DEL 18 SETTEMBRE 2019


Il Comitato VIA “boccia” il calendario venatorio della Regione.

Accolte le obiezioni già sollevate in sede di TAR e con le osservazioni sulla VINCA
 
Il WWF alla Regione: da rivedere tutto il settore caccia regionale


Ieri il Comitato VIA regionale ha di fatto “bocciato” il calendario venatorio regionale.

Il parere, di cui la Regione dovrà tenere conto, vieta in tutto l’Abruzzo la caccia a Moriglione e Pavoncella (come peraltro chiesto da tempo dal Ministero dell’Ambiente); sono stati inoltre limitati i territori di caccia per 6 specie (Canapiglia, Codone, Frullino, Mestolone, Tordo sassello e Tortora selvatica) che non potranno essere cacciate nei SIC e nelle ZPS, e sono stati inserite altre prescrizioni limitative anche per tutelare l’Orso Bruno Marsicano.

La Regione aveva presentato un calendario con indicazioni contrastanti, subordinate a un futuro pronunciamento del TAR. Bene hanno fatto sia l’ISPRA che il Comitato VIA regionale a esprimersi solo sulle parti certe, confermando così la chiusura della caccia all’allodola e alla coturnice e consentendo la caccia ai soli residenti nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo.

In pratica sono state accolte le obiezioni presentate dal WWF sia attraverso un ricorso al TAR (che, ricordiamo, ha bloccato la caccia almeno fino al 25 settembre), sia attraverso le osservazioni al calendario fatte in sede di Valutazione di Incidenza Ambientale.

“Quest’anno il calendario venatorio regionale sta raccogliendo solo censure”, dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. “Si conferma la situazione di confusione che regna nella gestione regionale di questo settore. La volontà di accogliere le richieste delle frange più estremiste dei cacciatori, rappresentate dalle associazioni venatorie, ha portato a questa situazione. Ad oggi la caccia è sospesa fino ad un nuovo pronunciamento del TAR. Da un lato invitiamo la Regione a non continuare con assurdi tentativi di superare il dettato normativo rimediando solo brutte figure, dall’altro ribadiamo invece la nostra disponibilità a confrontarci nel merito per giungere a una gestione rispettosa della legge. Come WWF siamo contrari alla caccia, ma essendoci in Italia una legge che la consente, pretendiamo che questa legge sia rispettata e correttamente applicata nell’interesse di tutti i cittadini e non di una piccola minoranza”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 13 settembre 2019

Abruzzo: domenica 15 settembre niente caccia

COMUNICATO STAMPA DEL 13 SETTEMBRE 2019

Il Comitato VIA rinvia discussione sul Calendario venatorio 2019/20 per mancanza parere ISPRA

Fino a martedì prossimo l’attività venatoria resta sospesa:  domenica 15 settembre in Abruzzo niente caccia


Ieri, 12 settembre 2019, il WWF Abruzzo è stato ascoltato, insieme ad altre associazioni, nel comitato VIA per la discussione sulla nuova versione del calendario venatorio dopo la sospensione del primo a seguito del ricorso del WWF e della LNDC. I rappresentanti dell’Associazione del Panda hanno avuto modo di esporre le criticità più volte segnalate in queste ultime settimane.

“Il rinvio della discussione sul calendario venatorio”, dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo, “conferma che l’iter seguito per l’approvazione presenta delle criticità, che abbiamo puntualmente segnalato. La Regione Abruzzo ha pubblicato la proposta di un nuovo calendario venatorio senza però sottoporlo a un nuovo parere ISPRA, organo deputato alla valutazione della sostenibilità dei prelievi venatori disposti dalle Regioni”.

Bene ha fatto il comitato a rimandare la decisione e ad aspettare per esprimersi le indicazioni che arriveranno dall’ISPRA.

Sempre più a ostacoli resta il percorso della chiusura del calendario venatorio, nonostante il tentativo di aggirare, con la pubblicazione della nuova proposta, la sospensiva data dal TAR fino alla discussione del 25 settembre. Il giudizio rinviato del comitato VIA, considerato che quindi non ci può essere l’approvazione del nuovo calendario da parte della Giunta, mantiene ferma ogni attività venatoria almeno fino al prossimo martedì: ciò vuol dire che domenica 15 settembre in Abruzzo non si aprirà la caccia!

Il WWF continuerà a vigilare perché, oltre alla mancanza del parere ISPRA, molte altre erano le criticità sollevate nella nuova proposta di calendario venatorio sia su aspetti procedurali sia su aspetti di gestione e tutela faunistica.


WWF Italia Onlus, Abruzzo

giovedì 12 settembre 2019

Abruzzo. Il WWF: “Errare è umano, perseverare… Sulla caccia la Regione sfida il TAR”

COMUNICATO STAMPA 11 SETTEMBRE 2019

Dopo la sospensiva presentato un nuovo Calendario venatorio per la stagione 2019/2020

Il WWF: “Errare è umano, perseverare… Sulla caccia la Regione sfida il TAR”

Domani il passaggio in VINCA, senza rispettare i termini di legge. Tempi ristrettissimi per presentare osservazioni. Si continua nei fatti a demandare la gestione alla magistratura
 

Una decisa volontà di insistere nell’errore, sia pure apportando qualche correttivo, con l’obiettivo evidente di accontentare quella parte del mondo venatorio interessata solo a premere il grilletto: questa l’impressione che si ricava osservando le scelte della Regione Abruzzo in tema di caccia.

Gli uffici regionali preposti avevano presentato infatti un calendario che non teneva in alcun conto le osservazioni presentate dal WWF e, quel che è peggio, ignorava in buona parte le indicazioni di ISPRA e le stesse sentenze emesse dal TAR negli scorsi anni, a seguito dei continui ricorsi che il WWF e il mondo ambientalista sono stati costretti a presentare.

Ebbene, a seguito del ricorso al TAR del WWF e della LNDC, anche quest’anno il calendario è stato sospeso, in attesa della discussione in Camera di Consiglio fissata per il 25 settembre: l’attività venatoria è quindi ferma, su disposizione del tribunale amministrativo fino alla data della discussione.

La Regione Abruzzo, per tutta risposta, il 5 settembre, ha emanato una seconda proposta di calendario, sottoponendola alla procedura di VINCA e costringendo i nostri attivisti a rincorrere le scadenze per poter presentare le osservazioni. Per inciso: il WWF Abruzzo ha comunque presentato questa mattina osservazioni in critica alla nuova versione.

Una procedura, quella scelta dalla Regione, a nostro avviso non corretta e comunque non rispettosa del ruolo della magistratura e penalizzante anche per gli stessi cacciatori, almeno per quelli che condizionano la loro passione al rispetto della natura e delle leggi. Il testo rinnovato è di fatto condizionato da una futura sentenza del TAR, che deve essere ancora espressa: vengono accolte infatti molte delle indicazioni ISPRA ignorate nella prima versione, ma poi si introducono “allargamenti”, ad esempio nei periodi di caccia consentita, da definire in base all’esito della discussione del TAR.

Non si procede autonomamente con le indicazioni tecniche, ma ci si riserva di farlo solo a seguito di una pronuncia del giudice amministrativo: sarebbe stato più logico confrontarsi prima con tutti i portatori di interesse, non solo con il mondo venatorio, ed evitare l’ennesima battaglia giudiziaria. Che ovviamente non finirà qui: la nuova versione parte già con i crismi della illegittimità non rispettando, ad esempio, i tempi previsti per consentire osservazioni e permettere a tutti i portatori di interesse di partecipare al procedimento della VINCA: sarebbe necessario far decorrere 30 giorni e invece la pubblicazione è del 5 settembre e la discussione del 12!

Attenderemo quindi la pronuncia del Comitato regionale sulla VINCA, ma gli avvocati del WWF sono stati già allertati per eventuali successivi ricorsi. Un vero peccato che la Regione ci costringa a simili scelte spendendo denaro dei cittadini tutti (e non solo dei cacciatori) per difendere scelte bocciate dalla magistratura ormai in decine di sentenze che, stagione dopo stagione, si cerca di ignorare.

Entrando, invece, nel merito delle questioni più faunistiche, è palese che per un paio di specie, il Merlo e la Tortora, l’attività venatoria, se la proposta di calendario verrà confermata, inizierà di fatto prima del 25 settembre, data di discussione del ricorso fino alla quale il giudice aveva sospeso ogni attività. Coturnice e Allodola potrebbero tornare a essere cacciabili, mentre la caccia a Pavoncella e Moriglione è già prevista in difformità con quanto richiesto espressamente dal Ministero dell’Ambiente con la nota n. 16169 del 9 luglio 2019. Anche l’area contigua, in caso di bocciatura del ricorso, tornerà a scomparire dalla regolamentazione dell’attività venatoria della Regione Abruzzo, consentendo di fatto la caccia anche ai non residenti, in contrasto con quanto chiaramente afferma la Legge quadro sulle aree protette (Legge n. 394/91).

Sono tanti insomma i passaggi discutibili dell’iniziativa della Regione, che di fatto creano solo confusione intorno a una materia, quale quella dell’attività venatoria già di per sé abbastanza conflittuale.

Comprendiamo che la giunta regionale insediatasi a ridosso dell’approvazione del nuovo calendario si trovi ad affrontare anche i ritardi e le inadempienze delle giunte precedenti (manca da tanti anni il piano faunistico venatorio, mancano i monitoraggio e i censimenti, non è mai stato istituito l’Osservatorio faunistico) e come WWF ribadiamo la nostra disponibilità a instaurare un confronto a tutto campo sulla gestione faunistica regionale che non si limiti alla gestione venatoria.


WWF Italia Onlus, Abruzzo

lunedì 9 settembre 2019

Caccia in Abruzzo, dopo lo stop riproposto il calendario. Stazione Ornitologica: Regione in confusione

Caccia in Abruzzo, dopo lo stop riproposto il calendario. Stazione Ornitologica: Regione in confusione



“L’Ufficio Caccia della Regione Abruzzo è in totale confusione; un decennio di gestione raffazzonata sta producendo una situazione che dire desolante è poco, con un calendario venatorio fatto a collage, con tanto di tentativi di scorciatoie per eludere i provvedimenti dei giudici amministrativi” così la Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus sull’ennesima versione del calendario venatorio predisposta dagli uffici regionali.

Infatti, dopo la sospensiva del Tar, che dovrebbe rimanere in vigore fino al 25 settembre, giorno della Camera di Consiglio, l’ufficio caccia regionale ripropone oggi per sottoporlo alla Valutazione di Incidenza Ambientale per l’impatto su specie ed habitat protetti a livello comunitario e sui siti della Rete Natura2000, Sic e Zps, un calendario venatorio con apertura il 15 settembre per merlo e tortora senza neanche tener conto che per questa procedura obbligatoria per legge la regione assegna 30 giorni per le osservazioni del pubblico (come è chiarito fin dalla home-page del sito WEB regionale).

Infatti gli uffici della Regione hanno giustamente accolto l’osservazione della SOA sul fatto che ogni volta che viene depositata una variante sostanziale di una proposta di intervento bisogna far ripartire ex novo i termini del procedimento. Nonostante la legge preveda di predisporre il calendario venatorio entro il 15 giugno, l’Ufficio caccia solo a metà luglio ha depositato gli atti per avviare la procedura. Poi li ha modificati una prima volta il 6 agosto. Ora siamo al terzo deposito in un mese e mezzo! Pertanto anche solo per svolgere questa procedura si arriva come minimo al 6 ottobre prima di poterne discutere in comitato V.I.A.. Eppure stranamente quest’ultimo è stato convocato con all’ordine del giorno proprio la discussione sul Calendario il prossimo 12 settembre. Vorranno per caso discutere il provvedimento mentre sono aperti i termini per le osservazioni su di esso?

Inoltre il calendario è costellato di incisi in rosso su eventuali ulteriori futuri provvedimenti del TAR. Infatti da un lato recepisce finalmente le indicazioni dell’ISPRA come avrebbe dovuto fare fin dall’inizio ma dall’altro introduce subordinate continue per estendere i periodi di prelievo, aprire la caccia a specie quali Coturnice e Allodola o consentire il prelievo in aree come foci fluviali e zone umide, qualora su uno o più contenuti dovesse arrivare dal TAR, peraltro solo in sede cautelare e non di decisione di merito che si avrà tra un anno, qualche via libera. Un modo di procedere che la dice lunga su una confusione amministrativa, peraltro reiterata, che alla fine di fatto fa riscrivere il calendario venatorio ai giudici come se fossero dei correttori di bozze. Ci si chiede cosa paghiamo a fare i funzionari regionali dell’ufficio caccia che da anni ormai dipendono dalle decisioni di TAR e Consiglio di Stato.

Tra l’altro il nuovo calendario venatorio mantiene come specie cacciabili Pavoncella e Moriglione per le quali era stato addirittura il Ministero dell’Ambiente a chiederne l’esclusione.

Insomma, riteniamo questo tentativo il punto più basso mai raggiunto negli ultimi anni di gestione venatoria nella regione. Si prova a dare un contentino ad alcune categorie di cacciatori operando con procedure spericolate e definite come “urgenti” degne di miglior causa, neanche se ci trovassimo di fronte alla paventata chiusura di un ospedale.

Auspichiamo che la nuova dirigente del settore metta al più presto ordine riconducendo nell’alveo della regolarità un’attività che ora è nel pieno caos amministrativo.


Fonte: cityrumors.it del 09 settembre 2019

lunedì 2 settembre 2019

Abruzzo. Calendario venatorio sospeso: il WWF diffida la Regione


COMUNICATO STAMPA 2 SETTEMBRE 2019 
 
 
Calendario venatorio sospeso: il WWF diffida la Regione dall’intraprendere ulteriori azioni tese a superare la decisione del TAR Abruzzo

Questa mattina il WWF Italia ha provveduto ad inviare una diffida al Presidente della Regione Abruzzo, alla Giunta regionale e ai Dirigenti regionali di riferimento in merito all’intenzione, anticipata a mezzo stampa dal vicepresidente Imprudente, di adottare un nuovo provvedimento teso a superare la decisione del TAR Abruzzo che ha sospeso l’avvio della stagione venatoria accogliendo il ricorso del WWF Italia e della LNDC Animal Protection.

Gli attuali rappresentanti regionali sono stati diffidati dall’approvare nuovi atti di Giunta e/o effettuare interventi legislativi nelle materie oggetto del calendario venatorio regionale 2019/2020 e del ricorso presentato dalle due associazioni per sovvertire la ratio delle decisioni statuite dal giudice amministrativo che, come è stato riportato nel dispositivo della decisione, mirano a far prevalere l’interesse pubblico generale della conservazione della fauna selvatica.

Nella diffida si ricorda peraltro che non è stato neppure concluso il procedimento in merito alla Valutazione di Incidenza Ambientale del calendario venatorio la cui approvazione, quindi, rappresenterebbe una grave e palese violazione di quanto stabilito dalla direttiva “Habitat” e dalla normativa italiana di recepimento.

“Siamo stati costretti a firmare questo nuovo atto nei confronti della giunta regionale per tutelare l’interesse primario della tutela della natura e, nello specifico, della fauna”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Rinnoviamo l’invito al Presidente Marsilio, già formulato in fase di predisposizione del calendario e dopo l’annullamento del TAR, di aprire un tavolo di confronto per arrivare, stante l’attuale legge che consente la caccia in Italia, ad una gestione corretta dell’attività venatoria. Gestione corretta che vuol dire porre al centro la tutela di un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini abruzzesi e non ad una piccola minoranza”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

Caccia. Imprudente: "subito nuovo calendario, poi piano ed osservatorio, basta divisioni"

L'AQUILA - Subito un nuovo calendario della caccia, a strettissimo giro, il piano faunistico-venatorio e l'Osservatorio regionale.

L'assessore al ramo, Emanuele Imprudente, vice presidente della giunta regionale, rilancia dopo lo stop imposto dal Tar al calendario varato dalla giunta il 14 agosto, accogliendo i ricorsi delle associazioni ambientaliste.

"Chi oggi parla, dovrebbe solo tacere - dice Imprudente - La Regione Abruzzo - paga una disattenzione cronica e una mancanza assoluta di programmazione strategica nel settore faunistico-venatorio. Il relativo piano è in regime di prorogatio dal 2007 e non è mai stato attivato l'Osservatorio regionale".

"Questo ha generato una situazione di confusione e schizofrenia: a pagarne le conseguenze sono in primis i cittadini, gli agricoltori, i cacciatori, l'ambiente. La Regione vuole risolvere le contraddizioni e le contrapposizioni, forti, tra i vari elementi di questo sistema".

"Prendiamo atto e rispettiamo la sentenza del Tar - aggiunge l'assessore Imprudente -, ma non la condividiamo. A differenza degli anni passati, il calendario venatorio è stato approvato attraverso una delibera molto corposa, motivata e dettagliata, che ha tenuto conto anche delle osservazioni emerse in precedenza".

"Stiamo lavorando per predisporre un nuovo calendario, che approveremo nei prossimi giorni. Terrà in considerazione le sollecitazioni del Tar, ma certamente avrà l'obiettivo di aprire prima possibile la caccia, in maniera tale da tutelare anche il mondo venatorio che per molto tempo è stato messo da parte, ingiustamente".

"L'obiettivo principale della Regione e del sottoscritto è quello di lavorare per garantire il necessario equilibrio tra le esigenze dei cacciatori e quelle del rispetto dell'ambiente. Una nuova 'armonia' di cui la Regione si farà parte diligente".

"Vogliamo costruire una politica faunistico-venatoria che è sempre mancata in questa regione - continua Imprudente - Si sta calendarizzando in Consiglio la discussione sul piano e nei prossimi mesi costituiremo anche l'Osservatorio che non c'è mai stato. Sono i due elementi che da sempre il Tar evidenzia".

"L'obiettivo - conclude - è tutelare i diritti di tutte le parti in causa, in un'ottica progettuale per costruire certezze anche nei confronti del mondo venatorio ".


Fonte: abruzzoweb.it del 31 agosto 2019

mercoledì 28 agosto 2019

Il TAR sospende il calendario venatorio: sino al 25 settembre in Abruzzo non si caccia. WWF e Lega Cane avevano presentato ricorso

Comunicato stampa del 28 agosto 2019 

WWF e Lega del Cane avevano presentato un articolato ricorso con gli avv. Pezone e Simone
 
Il TAR sospende il calendario venatorio: sino al 25 settembre in Abruzzo non si caccia
 
Questa mattina il Presidente del Tribunale Amministrativo d’Abruzzo ha emanato un decreto cautelare che sospende, di fatto, la caccia almeno per tutto il mese di settembre, almeno sino al 25 settembre.
 
Niente preapertura alla tortora, gazza, ghiandaia e cornacchia il 1 e 2 settembre e niente caccia a tutte le altre specie, prevista per il 15 settembre. Le doppiette dovranno insomma essere lasciate a casa in quanto il TAR ha disposto che l’esercizio venatorio sia completamente fermo in Abruzzo. Il WWF e la LNDC Animal Protection avevano nei giorni scorsi depositato ricorso (curato dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone) ai giudici amministrativi dopo aver preso visione di un calendario venatorio anche quest’anno dannoso e pregiudizievole per la fauna selvatica.
 
Dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo: “ Avevamo chiesto alla Giunta Marsilio-Imprudente di cancellare le assurde disposizioni previste in questo calendario come la caccia già dal 1° settembre alla tortora, una specie gravemente minacciata o l’anticipo e l’estensione del periodo di caccia a quasi tutte le specie oppure ancora la cancellazione di molti limiti relativi ai carnieri e la scarsa incidenza nelle misure per la conservazione dell’Orso bruno marsicano. La Regione non ha tenuto in considerazione nessuna delle nostre osservazioni e siamo stati costretti a ricorrere ancora una volta ai giudici amministrativi”.
 
Tra l’altro nel calendario sono state riproposte scelte già bocciate negli anni scorsi dal TAR in maniera del tutto illogica. C’è da chiedersi perché la Regione non scelga nuovi consulenti visto che quelli di cui si serve la espongono da anni a pessime figure continuando a proporre un calendario improponibile finendo così col danneggiare gli stessi cacciatori. Dieci anni di sconfitte giudiziarie della Regione Abruzzo a seguito dei ricorsi al TAR non hanno evidentemente convinto la nuova Giunta Regionale Marsilio-Imprudente ad avviare un cambio di rotta a favore della tutela della fauna del nostro territorio. Si continua ostinatamente a servire gli interessi della parte più retriva del mondo venatorio piuttosto che quelli della fauna e dell’ambiente, che sono un bene collettivo.
 
Dichiara Piera Rosati Presidente della LNDC Animal Protection: “ Con il nostro ricorso abbiamo salvato migliaia di animali da morte certa. Confidiamo che il blocco totale della caccia sia confermato dai giudici amministrativi il 25 settembre quando si riuniranno in Camera collegiale. Le disposizioni contenute infatti nel calendario venatorio sono infatti, per molti aspetti, insostenibili e assurde per la fauna selvatica del nostro territorio”.
 
Le Associazioni ribadiscono ancora una volta la necessità di una seria riforma del Settore Caccia della Regione Abruzzo che evidentemente non è in grado di effettuare una programmazione venatoria senza incorrere nelle illegalità ogni anno rimarcate dai ricorsi vinti dalle Associazioni ambientaliste.
 
È indispensabile intanto che le Forze di Polizia vigilino con una attenzione ancora maggiore di quella abitualmente impiegata sulla sospensione della caccia in tutto il territorio abruzzese in modo da evitare che qualche cacciatore possa sparare illegalmente nel mese di settembre.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

Bloccata la caccia in Abruzzo. Il TAR accoglie sospensiva richiesta dal WWF


Calendario venatorio 2019-2020. Avviso di sospensione dell'attività venatoria nella regione Abruzzo
 
In seguito al pronunciamento del TAR Abruzzo (decreto monocratico n. 164/2019 del 28.08.2019), che sospende l'efficacia della DGR n. 487 del 14.08.2019 con cui è stato approvato il Calendario Venatorio Regionale per la stagione 2019/2020, l'attività venatoria e l'addestramento cani in regione sono sospesi fino a nuova disposizione da parte della Regione.
 

mercoledì 7 agosto 2019

Caccia in regione, tuona il WWF: la Giunta Marsilio-Imprudente inizia male. Preannunciamo ricorsi

Caccia in regione, tuona il WWF: la Giunta Marsilio-Imprudente inizia male. Preannunciamo ricorsi

L’Aquila. La nuova Giunta Regionale si presenta subito male in materia di caccia: queste le dure parole del WWF Abruzzo.

“Chi si aspettava una maggiore sensibilità sulle tematiche relative alla protezione della fauna selvatica”, spiega Filomena Ricci, delegata regionale del WWF Abruzzo, “è rimasto subito deluso. Alla prima occasione, quella della presentazione della proposta di calendario venatorio per la stagione 2019-2010, abbiamo potuto constatare un peggioramento evidente delle tutele per le specie cacciabili”.

“La proposta di calendario in discussione”, precisa, “mira ad allungare la stagione venatoria per quasi tutte le specie cacciabili, ma non solo: prevede anche la caccia a due specie (pavoncella e moriglione) che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha chiesto alle Regioni di escludere dai rispettivi calendari venatori a seguito della valutazione di uno stato di conservazione sfavorevole. Non contenta di questo, la Giunta Marsilio-Imprudente vuole concedere l’apertura anticipata della caccia a settembre a ben 23 specie: mai nessuno aveva osato tanto”.
 
“Ma ci sono anche altre disposizioni contenute nella proposta di calendario venatorio che hanno dell’incredibile come l’eliminazione di molti carnieri stagionali e giornalieri”, spiega, “strumento fondamentale per esercitare un controllo sulle attività venatorie) e la cancellazione di alcune previsioni di distanze minime dove poter esercitare la caccia. Spariscono anche alcune limitazioni da sempre accordate alle aree a maggior pregio ambientale come siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale. Scompaiono le raccomandazioni relative al divieto di abbandono delle cartucce e al divieto di caccia sulle aree percorse da incendi”.
 
“Con questa proposta la nuova Giunta Regionale”, prosegue, “intende annullare in un solo colpo tutte le innovazioni positive conquistate grazie alle sentenze dei giudici amministrativi che in questi ultimi quindici anni hanno quasi sempre bocciato le politiche filo-venatorie delle varie amministrazioni regionali che si sono succedute. Insomma, più che una proposta di calendario venatorio sembra una provocazione rivolta all’ambiente naturale abruzzese”.
 
Il WWF Abruzzo ha presentato le proprie osservazioni chiedendo, tra l’altro, l’apertura unica generale al primo di ottobre, la riduzione dei periodi di caccia, l’eliminazione della caccia a febbraio e il ripristino dei carnieri giornalieri e stagionali. “La proposta di calendario venatorio della Regione non sta in piedi”, dichiara Dante Caserta, vice presidente del WWF Italia, “ci aspettiamo che l’Ispra, unico istituto a carattere nazionale che per legge rilascia pareri obbligatori alle Regioni su ciascun calendario venatorio, non avvalli questo calendario venatorio che necessariamente dovrà essere rivisto. Se dovesse rimanere cosi, saremo costretti ancora una volta a ricorre al Tar”.

Fonte: abruzzolive.it del 07 agosto 2019

domenica 28 luglio 2019

WWF: la Regione fermi la caccia notturna nell’area peri-urbana di Penne

Comunicato stampa del 27 luglio 2019

Non esiste alcuna autorizzazione prefettizia. Urgente impedire gli spari prima che accadano tragedie

La Regione fermi la caccia notturna nell’area peri-urbana di Penne

L’attività venatoria notturna in aerea peri-urbana a Penne non è stata in alcun modo autorizzata dalla Prefettura di Pescara: il Prefetto del capoluogo adriatico, dott.ssa Gerardina Basilicata, ha inviato alla direzione dell’Oasi WWF e Riserva “Lago di Penne” e al sindaco della città una precisazione al riguardo nella quale spiega che le competenze in tal senso sono della Regione. “Mi sono immediatamente scusato con il Prefetto – spiega Fernando Di Fabrizio, direttore dell’Oasi – ma ero stato tratto in inganno da informazioni verbali avute da un dipendente regionale al quale avevo incautamente creduto”.

Al di là dell’involontario errore resta un problema di fondo: la caccia cosiddetta di selezione nelle ore notturne in un’area prossima alla Riserva e accanto a sentieri frequentati da turisti e residenti, oltre a essere sostanzialmente inutile per il contenimento dei cinghiali, è certamente pericolosa per la pubblica incolumità. Non a caso il sindaco di Penne aveva proibito gli spari in quella zona proprio per tutelare cittadini e turisti.

Del resto il pressapochismo con il quale la Regione da anni gestisce l’attività venatoria ha portato a decine di ricorsi, del WWF e di altre associazioni ambientaliste ma a volte anche delle organizzazioni dei cacciatori, nei quali l’Ente è stato quasi sempre sconfitto. Ogni azienda o organizzazione diffiderebbe dei consigli di presunti tecnici che hanno portato a esiti puntualmente negativi. Il governo regionale, di qualsiasi colore politico sia la maggioranza di turno, invece insiste e colleziona brutte figure a ripetizione, quasi con tutti i calendari venatori dell’ultimo decennio.

In questo caso la situazione è ancora più grave visto l’allarme suscitato in decine di residenti e vista l’oggettiva pericolosità dei ripetuti spari nella notte a due passi dalla città e ancora più vicino al Sentiero Serafino Razzi, ripristinato nel 2018, che collega il centro storico con la Riserva.

“Ci spiace dell’equivoco che si è creato con il Prefetto di Pescara”, sottolinea il delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio, “A questo punto chiediamo però alla Regione di sospendere immediatamente ogni forma di caccia a ridosso delle aree urbane. È chiaro che chi ha sbagliato dovrà risponderne ma è intanto importante fermare comportamenti a rischio prima che accadano tragedie e non dopo, quando potrebbe essere troppo tardi”. 
 

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

Spari nella notte lungo il sentiero tra l’Oasi di Penne e il centro urbano. La denuncia del WWF

Spari nella notte lungo il sentiero tra l’Oasi di Penne e il centro urbano. La denuncia del WWF Abruzzo: messa in pericolo incolumità visitatori

Penne. “Spari nella notte a due passi dalla città e ancora più vicino al Sentiero Serafino Razzi, ripristinato nel 2018, che collega il centro storico con la Riserva naturale regionale e Oasi WWF “Lago di Penne”. Il sentiero con soli due km lungo il Fosso della Sardella conduce numerosi visitatori, sportivi, escursionisti e ciclisti nella zona della Pinetina dove si sviluppano, ad anello, dieci km di percorsi attorno al lago ed è, soprattutto in questo periodo di grande caldo, frequentato anche di notte”, questa la segnalaziono contenuta in una nota diramata dal WWF Abruzzo.

“Spesso pure i bambini ospiti del CEA “A. Bellini” per i campi estivi del WWF (organizzati dalla cooperativa Samara) frequentano nottetempo i sentieri della riserva (ovviamente anche il Serafino Razzi) per ascoltare usignoli e fare esperienze sensoriali al buio. Questo da anni, senza alcun problema -prosegue la nota – In questi giorni invece sono in atto battute selettive notturne al cinghiale nella zona del Carmine e lungo il sentiero Serafino Razzi, battute in deroga alle leggi ordinarie sulla caccia che sembra siano state autorizzate dalla Prefettura di Pescara”.

“Le cooperative che operano nel territorio e i residenti lo hanno ben notato e la Riserva si è fatta portavoce delle loro allarmate segnalazioni scrivendo ieri una articolata lettera, con diversi allegati, indirizzata al Prefetto di Pescara Gerardina Basilicata e al sindaco di Penne Mario Semproni, per segnalare l’enorme pericolo per la inclumità pubblica (oltre all’ovvio disturbo dato da spari a notte fonda in aree peri-urbane). Nel testo si ricorda che la Riserva si occupa del monitoraggio della popolazione di cinghiali dal 2012; ebbene negli ultimi due anni si è registrato un calo dovuto soprattutto alla nevicata eccezionale del 2017, con la terribile valanga su Rigopiano, che ha decimato i piccoli e i giovani e alla presenza sempre più frequente del lupo: circa il 70% delle prede di questo carnivoro è rappresentato infatti proprio dai cinghiali. La caccia al di fuori dei periodi consentiti e più che mai di notte rappresenta dunque una inutile fonte di pericolo senza apportare alcun serio contributo al contenimento dei cinghiali che, se davvero necessario, potrebbe essere garantito con altri metodi: l’attivazione di recinti di cattura all’interno della Riserva ha consentito ad esempio il prelievo di 23 esemplari su 31 catturati, in un solo giorno di sperimentazione (8 giugno 2019)”.

“È invece ben noto – conclude il WWF – che la sola pressione venatoria comporta risultati di segno opposto a quelli attesi: studi compiuti in tutta Europa dimostrano che la caccia destruttura i branchi causando un aumento dei danni alle colture e, colpendo le femmine adulte, accelera la maturazione delle giovani, con crescita numerica dei capi. “Un danno più che un vantaggio, ma ciò nonostante – osserva il delegato regionale del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio – una politica miope continua a guardare ai fucili come unica soluzione rincorrendo il consenso elettorale di poche centinaia di cacciatori a dispetto del rispetto della legge e del buonsenso e degli interessi della stragrande maggioranza dei cittadini”.

Fonte: pescaralive.it del 24 luglio 2019

giovedì 18 luglio 2019

Calendario venatorio in discussione. Il WWF alla Regione Abruzzo: “Si rispettino le normative”.

Comunicato stampa del 3 luglio 2019

Calendario venatorio in discussione.
Il WWF alla Regione: “Si rispettino le normative”.
La fauna è di tutti e non può essere gestita come il passatempo dei cacciatori.

In tutte le regioni italiane sono attualmente in discussione i calendari venatori regionali 2019/20 e il WWF, insieme a ENPA, LAC, LAV e LIPU, ha scritto recentemente a tutti i presidenti e a tutti gli assessori regionali con delega alla caccia, oltre che ai competenti Ministri, per chiedere la corretta applicazione della Legge quadro sulla tutela della fauna omeoterma e sul prelievo venatorio (Legge n. 157/1992).

“Sembra incredibile dover scrivere a dei rappresentanti istituzionali per chiedere il rispetto della legge, ma lo dobbiamo fare”, dichiara Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia. “Nella passata stagione buona parte delle Regioni ha continuato a violare in maniera sistematica le leggi italiane e i principi europei e internazionali riguardanti la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria. Come WWF, spesso insieme ad altre associazioni, siamo stati costretti a ricorrere ai Tribunali amministrativi impugnando 12 diversi provvedimenti regionali sulla caccia, riportando ben 10 vittorie”.

Nella nota inviata alle Regioni, compresa la Regione Abruzzo, si ribadiscono le principali richieste:

  • chiusura della stagione venatoria a tutte le specie di uccelli al 31 dicembre, secondo il principio di garanzia della completa protezione delle specie. In subordine, chiusura dopo questa data solo per le specie che non sono in pericolo e su cui ci sono informazioni sufficienti e accertate, e comunque mai oltre il 31 gennaio;
  • rigido rispetto di periodi di caccia per tutti i mammiferi, in particolare per le specie a rischio e ancora prive di adeguati piani di gestione e programmi conservazionistici per loro e per i relativi habitat, anche in attuazione dei Management plan eventualmente adottati dalla Commissione europea;
  • apertura generale della stagione venatoria al 1° ottobre, evitando ogni forma di preapertura;
  • sottoposizione a Valutazione di Incidenza di tutti gli strumenti di gestione venatoria (piano faunistico-venatorio regionale, piani faunistico-venatori provinciali e calendari venatori): in mancanza della VINCA o in presenza di una VINCA con esisto negativo, esplicito divieto di caccia nei siti della Rete Natura 2000 quali Zone di Protezione Speciale (ZPS), Zone di Conservazione Speciale (ZCS) e Siti di Importanza Comunitaria (SIC);
  • estensione delle misure di conservazione previste dalla normativa vigente per i siti Natura 2000 agli habitat esterni, quali ad esempio le zone “cuscinetto”;
  • rigorosa applicazione del divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco come previsto dalla normativa vigente;
  • divieto di utilizzare munizioni da caccia contenenti piombo (sicuramente nelle zone umide, ma il pericolo di inquinamento per l’ambiente e anche per l’uomo vale dappertutto).
Per l’Abruzzo, si aggiunge la richiesta di rendere effettiva la presenza dell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, istituita con DGR n. 480 del 5/7/2018; nelle aree contigue, in base alla normativa nazionale di riferimento, la LN 394/91, sono ammessi solo i cacciatori residenti e il calendario venatorio in via di definizione non può trovare scappatoie a questa norma, citando l’area contigua, ma di fatto continuando a non far valere le norme che essa prevede.

“Per quanto riguarda l’Abruzzo”, dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo, “il nostro appello è ancora più forte. Anche quest’anno andiamo incontro ad una stagione venatoria senza Piano faunistico-venatorio regionale, visto che l’ultimo approvato è ormai scaduto e in proroga dal 2007. Il nuovo Piano, predisposto dalla passata maggioranza, è ancora in discussione e quindi per l’ennesima volta si autorizzerà la caccia senza avere un quadro della situazione. Ricordiamo che negli ultimi anni il WWF ha praticamente impugnato il calendario venatorio della Regione Abruzzo ogni anno. Siamo stati costretti perché la volontà dei nostri amministratori, di qualsiasi colore politico, è stata sempre quella di accontentare la lobby dei cacciatori, fortunatamente sempre in diminuzione, e non quella di amministrare un bene che appartiene a tutti. Speriamo che su questo la Giunta Marsilio voglia dare un segnale di discontinuità”.

 
WWF Italia Onlus, Abruzzo

giovedì 20 giugno 2019

Cinghiali, il professor Mazzatenta: "L’abbattimento massiccio li fa riprodurre ancora di più"

L'abbattimento massiccio non diminuisce, ma aumenta il numero dei cinghiali. Soprattutto se attuato con la tecnica della braccata.

È la conclusione cui è giunta la ricerca del professor Andrea Mazzatenta, docente di psicobiologia e psicologia animale all'Università di Teramo, che ieri ha presentato in risultati dello studio nel dibattito dal titolo Il buono, il brutto e il cattivo. Le ragioni biologiche della diffusione del cinghiale e i problemi giuridici annessi, organizzato e moderato dall'avvocato Angela Pennetta, presidente del comitato civico L'Arcobaleno. Nel Teatro Figlie della Croce si sono confrontati i professori Mazzatenta e Corrado Cipolla d'Abruzzo, esperto balistico, il presidente del Tribunale, Bruno Giangiacomo e il giudice di pace Alessandra Notaro, che hanno parlato degli aspetti giuridici legati ai danni causati dai cinghiali, e il sindaco di Vasto, Francesco Menna.

Mazzatenta, nelle slide mostrate ai numerosi presenti, ha ricordato che in Toscana, con l'abbattimento, "il numero di esemplari è raddoppiato, raggiungendo le 200mila unità".

"I motivi sono diversi. Ci sono cause remote e cause prossime. Inizialmente, negli anni Cinquanta, sono stati introdotti cinghiali dall'Est Europa, molto più prolifici e più grandi e di facile adattamento rispetto al nostro piccolo cinghiale italico. A questo si sono aggiunti problemi che hanno spostato, dal punto di vista biologico, la riproduzione di questo animale, per cui siamo andati da una riproduzione naturale con strategia K a una riproduzione innaturale, di alta pressione, con strategia R. Quando il cinghiale è pressato, siccome è una preda, mette in moto meccanismi fisiologici per aumentare il numero degli individui della specie ed evitare di estinguersi. Paradossalmente, più noi lo pressiamo, gli spariamo, anche con tecniche molto invasive come la braccata che, tra l'altro, è stata appena sospesa dal Tar toscano il 9 maggio di quest'anno, succede il contrario di quello che ci aspettiamo: il numero di cinghiali aumenta invece di diminuire, perché la società del cinghiale è matriarcale, basata sulle famiglie governate dalle matrone, che emettono una sostanza particolare denominata feromone, che blocca l'estro delle femmine". Quando la mamma viene uccisa, "si liberalizza la riproduzione delle figlie, perché viene a mancare questo blocco fisiologico della riproduzione. Di conseguenza, invece di avere 5-6 cuccioli da una mamma anziana, si avranno da 7 a 10 cuccioli da femmine giovanissime e questo porterà a un incremento esponenziale della riproduzione, quindi, si avranno 50-60 cuccioli da una famiglia. Discorso simile per i maschi. Se si uccidono i maschi anziani, che sono molto potenti, si da il la a maschi giovani, che fanno riprodurre in maniera esponenziale le femmine".

Il rimedio, secondo Mazzatenta, non è l'abbattimento: "Le strategie sono molteplici. Una di queste è far invecchiare le popolazioni di cinghiale, dare delle aree cuscinetto, limitare la pressione sull'animale, che diventerà stanziale, tenderà a muoversi molto meno, diventerà territoriale, si muoverà pochissimo, entro un'area come quella di una fattoria. Per limitare gli incidenti stradali: contare i punti di attraversamento, creare dei varchi sotto le strade in corrispondenza di questi attraversamenti ed introdurre dei rallentatori luminosi, che hanno dei sensori di prossimità e, quando si avvicinano i cinghiali, emettono delle luci, per cui l'automobilista può rallentare la velocità. Per evitare l'ingresso nei campi coltivati, si può fare ricorso alle recinzioni elettrificate e ci sono tante altre tecniche".

Le relazioni di Mazzatenta e Cipolla hanno suscitato un vivace dibattito. Un agricoltore è intervenuto più volte dalla platea per contestare quanto affermato da due relatori e raccontare di aver subito danni per decine di migliaia di euro. Michele Bosco, presidente dell'associazione Terre di Punta Aderci, che ha raccolto 2mila firme a sostegno della petizione consegnata alla Regione, ha raccolto la sfida di unire le forze del comitato che presiede e di quello di Angela Pennetta.

Sotto l'aspetto giuridico, il presidente del Tribunale di Vasto, Bruno Giangiacomo, ha sottolineato l'importanza dell'opera di prevenzione, necessaria ad evitare i danni e le conseguenti azioni risarcitorie.


Fonte: zonalocale.it del 16 giugno 2019

sabato 15 giugno 2019

CINGHIALI: RISERVA PENNE, ''CACCIATORI CONTRARI A RECINTI PERCHE' FUNZIONANO'

GESTORI A ROSSI (COSPA), ''DA LUI ACCUSE GRAVI E GRATUIITE, NOSTRA SPERIMENTAZIONE IN PIENA REGOLA ED EFFICACE'', ''BESTIALITA' VOLER APRIRE CACCIA IN UNA RISERVA''.
 
CINGHIALI: RISERVA PENNE, ''CACCIATORI CONTRARI A RECINTI PERCHE' FUNZIONANO''
di Filippo Tronca


PENNE - "Il motivo per cui i parte dei cacciatori sono contrari ai recinti di cattura è semplicissimo: funzionano bene, e riducono il numero di cinghiali, e dunque i danni alle colture. E loro avrebbero meno animali a cui sparare".

Una replica secca, e che va al nocciolo del contendere, quella di Osvaldo Locasciulli, biologo della Cogecstre, che gestisce la Riserva naturale regionale lago di Penne, in provincia di Pescara, che si aggiunge alle durissime considerazioni del presidente Fernando di Fabrizio, uniti nel contrattaccare al fuoco di fila di accuse dell'allevatore e cacciatore Dino Rossi. dell'associazione Cospa.

Rossi ha presentato una segnalazione alla Procura della Repubblica di Pescara, dopo che il consiglio comunale di Penne, l'8 maggio scorso, ha approvato un regolamento per ridurre il numero di cinghiali nell’area protetta della riserva, tramite l’adozione di recinti di cattura, di cui uno entrato in fase di sperimentazione, catturando già 30 ungulati. Rossi ritiene infatti l'iniziativa "illegale", in quanto a suo dire "la legge italiana vieta l'utilizzo delle gabbie, e le direttive della Comunità Europea, ritiene questo metodo "non selettivo della specie, e pericoloso per altre specie di animali". E comunque nel caso di Penne, per Rossi ci sarebbero "irregolarità nella fase di costruzione" delle gabbie, e soprattutto, in ogni caso non può essere un Comune a decidere di collocare gabbie di cattura, ma semmai la Regione. Rossi infine ribadisce contro gli "animalisti di turno" che l'unica soluzione è sparare ai cinghiali, anche dentro i Parchi e le Oasi

Tutto falso e fuorviante, ribatte però punto su punto ''l'ambientalista di turno'' Locasciulli.

"Se il signor Rossi ritiene che la legge sia stata violata, faccia quello che ritiene giusto, noi non abbiamo proprio nulla da temere", esordisce, entrando poi nel merito del progetto in fase di sperimentazione nell'Oasi.

"L'iniziativa è nata a seguito di una richiesta di agricoltori e allevatori che vivono e lavorano dentro l'area protetta, danneggiati dal numero eccessivo di cinghiali. Abbiamo pertanto attivato un piano che prevedeva come soluzione ottimale per un' area protetta l'utilizzo di un recinto di cattura. Ci siamo attenuti ovviamente a tutte le normative di legge, in liena con quanto raccomanda l'Ispra nelle ''Linee guida per gestione del cinghiali nelle aree protette".

Del resto, spiega Locasciulli, “la nostra è un'area protetta di pochi chilometri quadrati, frequentata tutti i giorni da molti turisti, ma anche abitata da 150 nuclei familiari, e buona parte delle terre è coltivata. Da qui la scelta più logica, quella dei recinti di cattura. Nel Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga sono stati catturati oltre 10 mila cinghiali, e avviati alla filiera che prevede il trasporto in mattatoio, o in aree faunistiche venatorie”

Assurda l'alternativa di aprire la caccia nell'area protetta. “ Rappresenterebbe un grave pericolo per la pubblica incolumità: si usano infatti armi che hanno gittata a anche di 5 o 6 chilometri, si rischia seriamente di abbattere esseri umani, oltre che cinghiali. Altro rischio è il rapporto tra colpi sparati, e animali abbattuti, i primi sono molto più numerosi, in che significa che molti animali vengono solo feriti, e diventano molto pericolosi”.

Ancor più nel merito delle accuse di Rossi entra il presidente Cogecstre Fernando Di Fabrizio, che ha già dato mandato ad un legale di verificarne i presupposti di una querela.

“Innanzitutto è da contestare fermamente l’assunto – esordisce Di Fabrizio - che vuole il metodo di cattura attuatosi all’interno della Riserva 'non selettivo della specie, e pericoloso per altre specie di animali'. Il modello di cattura attuato è dotato di ben quattro modi di controllo visivo. Il sistema di scatto non è meccanico e casuale, ma viene, al contrario, monitorato in diretta, e la chiusura del recinto è azionata da un operatore che può quindi decidere lui l’esatto momento della cattura, riducendo così i tempi di permanenza degli animali selezionati, ed aumentando, all’un tempo, l’efficienza complessiva dell’impianto”.

Da contestare, anche l'insinuazione relativa all' "irregolarità nella fase di costruzione" delle gabbie.

"Anche in questo caso l’assunto è apodittico ed indimostrato – attacca il presidente Cogecstre - , giacché l’impianto è stato sottoposto a verifica da parte di un ingegnere qualificato che ha redatto una relazione di collaudo. Pure indimostrata è la circostanza secondo cui: 'Queste trappole, gabbie o chiusini, che in realtà non si capisce cosa sono, se si tratta di attrezzatura o macchinari, comunque sono di oggetti costruiti abusivamente senza una scheda tecnica, senza calcoli della porta basculante messa all’estremità, senza il calcolo di rottura del cavo d’acciaio che mantiene sospeso il portellone di chiusura una volta che l’animale è dentro'. Ancora una volta, vale rimarcare l’assoluta imprecisione ed approssimazione del giudizio espresso, giacché non esiste alcun cavo di acciaio nel recinto, laddove, al contrario, risultano redatte apposite schede tecniche per ogni elemento portante della struttura".

Per Di Fabrizio anche i giudizi espressi circa i ruoli e le competenze degli enti coinvolti si dimostrano del tutto infondati.

"La Regione Abruzzo ha demandato la gestione della Riserva Naturale Controllata al Comune di Penne con Legge 26 del 1987, in applicazione dell’articolo 8 della legge regionale 61 del 1980. Anche la legge regionale 38 del 1996 sancisce che è il Comune a gestire la Riserva. Inoltre la Regione Abruzzo ha sollecitato le Riserve naturali, con due recenti Tavoli sull’Emergenza Cinghiali, in presenza delle varie autorità coinvolte (Prefettura, Carabinieri forestali, Vigilanza provinciale, sindaci ed Aree protette) ad avviare urgentemente tutte le azioni possibili allo scopo di limitare la presenza eccessiva (e persino, allarmante) dei cinghiali all’interno delle Aree protette, e di tal guisa, avviandosi così il sistema (ormai già collaudato all’interno dei Parchi Nazionali e Regionali) dei recinti di cattura".

Ma soprattutto, spiega Di Fabrizio, è fuori dal mondo l'affermazione secondo la quale "l’abbattimento della fauna selvatica che, oltre a pagare le tasse regionali e governative, muove un’economia consistente".

“E' una valutazione non in linea con quanto si legge nel Rapporto su 'L’Economia reale nei Parchi Nazionali e nelle Aree Naturali Protette'. Il Ministero dell’Ambiente e Unioncamere citano la Riserva Naturale Regionale Lago di Penne, come esempio di sistema nazionale: le aree protette come laboratori in grado di coniugare tutela della natura, sviluppo economico e nuovi modelli imprenditoriali. Nella Riserva di Penne, oltretutto, operano numerose cooperative, ben otto, legate con attività compatibili alla stessa Riserva, e dunque, non potrà essere di certo la caccia a mettere in crisi un sistema culturale, scientifico, economico e sociale ormai più che collaudato da oltre un trentennio”.

Quanto alla paventata l’estensione della caccia all’interno delle aree protette, Di Fabrizio ribatte che è “in palese violazione delle stesse disposizioni di legge, oltre ai principi di rilievo comunitario”.

E' poi falso che “queste trappole oltre a essere vietate, non rispecchiano la normativa sul benessere animale tanto sbandierata dagli animalisti di turno" e che "gli animali catturati hanno spesso divelto le grate della gabbia e sono fuggiti e gli altri rimasti intrappolati si sono fatti male tanto da lasciare il sangue fino a tre metri di altezza sulla gabbia", come ha sostenuto Rossi.

"Il recinto di cattura è alto due metri – spiega infatti Di Fabrizio - la sperimentazione attuatasi il 31 maggio 2019 è stata temporanea allo scopo di verificare lo stato di stress degli animali, tanto che la settimana successiva in presenza del Veterinario della Asl di Pescara, dottor Silvio Cardone, i cinghiali non hanno subito alcun maltrattamento, come attestato negli stessi documenti ufficiali redatti e agli atti. Anche l’ispezione sul recinto di cattura di Penne da parte del Dipartimento di Prevenzione per il Benessere Animale della Asl di Pescara non ha dato luogo a rilievi di alcun genere. Del resto, la procedura per il monitoraggio e controllo numerico per il ripristino degli equilibri ecologici all’interno dell’area protetta ha seguito un iter piuttosto minuzioso ed articolato iniziatosi già nel 2013 con continui monitoraggi. Le autorizzazioni da parte dell’Ispra per le catture di cinghiali all’interno della Riserva si sono ripetute nelle annualità 2017, 2018 e 2019. E’ stato avviato il monitoraggio sanitario e per la verifica dello stato sanitario degli animali trattati, da parte dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, e si è in attesa di conoscerne risultati. Per cui è del tutto evidente che il metodo sperimentato nella Riserva Naturale per il controllo numerico degli ungulati, tutela al massimo grado possibile lo stato sanitario ed il benessere degli animali grazie alla presenza dei veterinari lungo tutto il percorso della filiera".

Di Fabrizio rileva poi che “il dato emerso, sorprendentemente e con forza, nel corso del Seminario formativo tenutosi a Penne il 1° giugno 2019, è che l’alto numero di carcasse di cinghiali abbattuti con armi da sparo si sono rivelate del tutto inutilizzabili a causa delle pessime condizioni delle carni (oltre il 60% degli animali portati al mattatoio di Avezzano). Gli stessi veterinari hanno segnalato la presenza di pallottole illegali all’interno delle stesse carcasse. Bisognerebbe, infine, verificare se il numero degli esami eseguiti dall’Izsam previsti per legge corrispondono al numero dei cinghiali effettivamente abbattuti in Abruzzo”.

Se Rossi sostiene che "i Parchi e le oasi sono tutt’ora la distruzione dell’ambiente e l’unica cosa di concreto che fanno è preservare un serbatoio di voti e un proliferare di animali senza controllo”, Di Fabrizio risponde a muso duro.

"A parte la gratuità (e gravità) dell’assunto, resta persino l’incomprensibile allusione a chi sia chiamato a reintrodurre animali non autoctoni all’interno delle Aree protette (attività rigorosamente vietata dalla legge), ed altrettanto è a dirsi per i “lupi neri” che spingerebbero i cinghiali 'più cattivi' nelle aree urbane. In realtà è noto a tutti che animali selvatici, braccati e feriti, o solo disturbati dai cani (che inseguono ogni singolo cinghiale), trovano rifugio dove la caccia è vietata, e dunque, nelle aree protette e nei centri urbani. I nuovi recinti di cattura sono strumenti piuttosto efficienti per il controllo dei cinghiali dove la caccia rappresenta un pericolo per l’incolumità pubblica (sono troppi gli incidenti di caccia che si verificano ogni anno in italia nelle zone affollate). I recinti possono essere utilizzati bene, rispettando le normative vigenti, come è dimostrato in molte aree protette italiane. Dalla Stampa di Cuneo si apprende che oggi anche la Coldiretti organizza corsi per il controllo della fauna selvatica da parte degli agricoltori con i recinti di cattura”.

giovedì 21 marzo 2019

Caccia, denunciato a Bolognano (Pe) cacciatore che usava lacci di metallo

Deferito all'Autorità Giudiziaria, dai carabinieri forestali di Pescara, un cacciatore che aveva posizionato, nel territorio del Comune di Bolognano (Pescara), dei lacci di metallo per la cattura illegale di animali selvatici.


Il bracconiere aveva realizzato un'altana abusiva utilizzata per la successiva uccisione dall'alto degli animali rimasti intrappolati nei mezzi di cattura. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore di Pescara, Rosangela Di Stefano, sono riusciti a individuare il cacciatore di frodo grazie a un'attività investigativa che si è avvalsa dell'utilizzo di telecamere a infrarossi.

I mezzi di cattura sono stati sequestrati dai militari, che stanno svolgendo ulteriori indagini sul territorio abruzzese per individuare altri casi di bracconaggio.

Fonte: abruzzoinvideo.tv del 20 marzo 2019

mercoledì 20 marzo 2019

Annullate le prove su coturnice nell’areale dell’Orso dopo l'esposto del WWF

Regione – Il WWF ringrazia il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e l’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) Subequano per aver svolto un’attenta analisi delle problematiche territoriali e ambientali legate allo svolgimento delle prove su coturnice nei territori di Cocullo e Ortona dei Marsi.

Ad affermarlo è Antonello Santilli, Presidente della O.A. WWF Abruzzo Montano, il quale sottolinea come gli Enti pubblici, allertati dalla segnalazione inviata nei giorni scorsi, hanno dimostrato sensibilità ambientale, nonché attaccamento al territorio ed alla sua conservazione. Le prove su coturnice sono gare molto impattanti per gli habitat naturali e per le specie che li abitano.

“La coturnice è considerata una specie vulnerabile ed è inserita nella Lista Rossa nazionale, in ossequio all’Allegato I della Direttiva 2009/147/CE ed all’allegato III della Convenzione di Berna” – prosegue Santilli – “In Abruzzo si registra un decremento della presenza di questo tipo di uccelli e, pertanto, ogni iniziativa che interferisca con il ciclo vitale o crei disturbo alla specie non può essere tollerata”.

La manifestazione era programmata già per i giorni 2/3 marzo 2019, ma poi era stata rinviata al fine di permettere agli organizzatori di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. Il PNALM dava parere negativo in considerazione del fatto che l’area oggetto della manifestazione è chiaramente utilizzata in questo periodo dall’orso bruno marsicano per lo svernamento, per cui la presenza di un elevato numero di persone e di cani poteva costituire fonte di disturbo in un momento dell’anno così delicato.

L’ATC Subequano preferiva, invece, non concedere l’autorizzazione alla gara per non creare interferenze con il progetto di reintroduzione della starna nelle zone interessate. Venute meno, quindi, le autorizzazioni necessarie, l’Istituto Superiore per la Protezione e per la Ricerca Ambientale (ISPRA) decideva di non autorizzare tale manifestazione cinofila. “Per cercare di fermare le gare già programmate dall’ENCI sono scese in campo diverse associazioni ambientaliste operanti sul territorio, che qui si ringraziano, tra cui va menzionata la Stazione Ornitologica Abruzzese (SOA) per il contributo dato.

E’ fondamentale, infatti, l’opera di monitoraggio e di allerta svolta dai cittadini per aiutare gli Enti preposti a proteggere il nostro patrimonio naturalistico e ambientale.” conclude Santilli.
 

giovedì 7 febbraio 2019

In Abruzzo tante specie di uccelli. Presenza disturbata da cacciatori, quad fuori controllo

L’Abruzzo ancora una volta dimostra di non essere solo la terra di orsi, lupi ed aquile; infatti nell’annuale conteggio svoltosi a gennaio nelle aree umide della regione in totale sono stati censiti contemporaneamente 12.305 uccelli acquatici tra anatre, gabbiani e altri gruppi tassonomici appartenenti a 37 specie diverse.
Tra questi un raro Mugnaiaccio, un gabbiano di grande taglia proveniente dai mari del Nord dove nidifica nella buona stagione, osservato molto di rado nella regione e presente a Pescara da alcune settimane, dove è stato anche fotografato e ripreso in video.
Il censimento (International Waterbird Census) viene svolto a livello internazionale nella stessa finestra temporale (tre settimane di gennaio) e in Abruzzo viene realizzato da ben 29 anni, potendo così valutare anche l’andamento delle specie degli anni.
Quest’anno hanno partecipato sul campo 50 ornitologi ed appassionati che, grazie al coordinamento di Carlo Artese della Stazione Ornitologica Abruzzese, hanno monitorato la presenza faunistica in 31 località della regione Abruzzo, dal litorale fino al Lago di Campotosto.
Decine di volontari della SOA, del gruppo ornitologico Snow Finch e dell’Istituto Abruzzese Aree Protette hanno contribuito a questo censimento internazionale organizzato in Italia dall‘ISPRA.
Tra le specie più comuni oltre ad alcuni gabbiani si notano la folaga ed il moriglione, una grande anatra selvatica, con 2.383 e 1.635 presenze rispettivamente.
Tra quelle più rare con poche unità o poche decine di avvistamenti si registrano anche specie ritenute ancora cacciabili dal Calendario Venatorio vigente in Abruzzo come il Frullino e la Pavoncella (quest’anno non sono stati osservati esemplari), il Beccaccino (osservati 27 esemplari), il Codone (20 esemplari) ed il Mestolone (un solo esemplare).
A proposito del rapporto negativo tra la presenza degli uccelli acquatici e della caccia anche quest’anno ambienti acquatici molto piccoli ma protetti ospitano un numero enorme di uccelli rispetto a quelli dove si spara da Settembre a Gennaio.
E’ il caso dell’invaso di Bomba, che, nonostante l’estensione di oltre 1.000 ettari, ospita una quantità limitatissima di appena poche decine di uccelli acquatici svernanti a causa del disturbo venatorio. Al contrario, nello specchio d’acqua delle sorgenti del Pescara, vasto appena una ventina di ettari ma dove vige il divieto di caccia imposto dalla Riserva Naturale, sono stati osservati 154 esemplari appartenenti a 10 diverse specie.
Un aspetto particolare rilevato nel 2019 come negli ultimi anni è l’aumento costante di specie un tempo assenti o accidentali in Abruzzo come il Marangone minore, un piccolo cormorano di cui sono stati osservati 49 esemplari, e l’Airone guardabuoi che nel teramano è segnalato con oltre 200 individui. Per ambedue le specie si tratta, non a caso, di uccelli tipici di ambienti caratterizzati da climi mediterranei o tropicali e quindi avvantaggiati dai noti fenomeni di climate change.
E’ da segnalare infine un ulteriore aspetto molto negativo registrato soprattutto lungo il litorale della provincia di Chieti dove gli ornitologi hanno registrato la scarsità di specie fortemente vulnerabili come il Fratino, vero e proprio testimonial della conservazione delle spiagge, a causa dell’uso incontrollato del litorale da parte di orde di motociclisti, quad, cavalli e cani.
Tra un mese questo rarissimo uccello tutelato, in teoria, anche da norme comunitarie, inizierà a riprodursi deponendo le uova sulla sabbia nei pochi tratti di arenile ancora integro. Bisogna pertanto impedire che le nostre spiagge vengano considerate “terra di nessuno” e la S.O.A. chiede pertanto alla Capitaneria di Porto, all’Arma dei Carabinieri Forestali ed a tutte le forze dell’Ordine di vigilare e sanzionare chi non rispetta i divieti ed i limiti imposti dalle normative vigenti.

Fonte: abruzzoquotidiano.it del 04 febbraio 2018