Comunicato stampa del 25 maggio 2020
Deregulation venatoria in Abruzzo: si vuole far sparare di notte e usando mezzi non consentiti.
Nuovi pericoli per l’Orso bruno marsicano.
L’appello del WWF alla Regione: scelte assurde e pericolose, tornate alla ragione!
Con
sconcerto apprendiamo che la Regione Abruzzo è in procinto di discutere
modifiche al Disciplinare-tipo per la caccia di selezione che
prevedono, nelle aree critiche di presenza della specie individuate
nella Regione Abruzzo, il prolungamento dell’attività di caccia al
Cinghiale anche durante la notte e il ricorso a dispositivi quali visori
notturni.

Le
modifiche al disciplinare-tipo permetterebbero la caccia in orario
notturno anche nella ZPE e nella ZPC del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio
e Molise e nei SIC con presenza dell’Orso bruno marsicano, seppur
specificando in un allegato modalità operative ed eventuali limitazioni
da concertare con gli Enti gestori. L’Orso bruno marsicano, com’è noto, è
una sottospecie a fortissimo rischio di estinzione che la Regione
Abruzzo è chiamata, insieme ad altri Enti, a tutelare, mettendo in campo
tutte le azioni possibili per la sua salvaguardia. Prolungando
l’attività di caccia di selezione anche nelle ore notturne, si va ad
aumentare la pressione sui territori visitati da questa specie, che si
muove principalmente di notte, amplificando il rischio di interferenza
con le sue abitudini di vita. Inoltre, l’Orso ha un ampio areale di
espansione e non è raro osservarlo, soprattutto nelle ore notturne,
anche al di fuori delle aree dei SIC dove è acclarata la sua presenza e
in tali zone non è prevista alcuna possibilità di limitazione
dell’intervento venatorio.
Un’altra
modifica che la Regione vuole inserire nel Disciplinare-tipo è
l’abolizione del certificato di taratura per le carabine utilizzate
nella caccia di selezione e sostituirlo con una autocertificazione. Una
disposizione che ha dell’incredibile ed è estremamente pericolosa, a
discapito della pubblica sicurezza. Senza il certificato di taratura
rilasciato dai poligoni o dai campi di tiro non è possibile infatti
assicurare la precisione del colpo sparato che potrebbe arrivare a
colpire anche diversi metri lontano dall’obiettivo.
Dichiara
Filomena Ricci, Delegata regionale del WWF: “Le disposizioni in materia
di caccia della Regione Abruzzo ormai sono contrarie alla legge e al
buon senso da diversi anni e soltanto con i ricorsi ai giudici
amministrativi si riesce a ristabilire la legittimità degli atti. La
Regione Abruzzo rifiuta di confrontarsi su queste tematiche con le
Associazioni Ambientaliste, ci costringe di fatto alle vie giudiziarie e
spreca il denaro degli abruzzesi in cause che puntualmente perde. Tra
l’altro da decenni si affronta il problema cinghiali affidandosi alla
caccia senza prendere atto del sostanziale fallimento di una tale
scelta: i fatti e le ricerche scientifiche condotte in tutta Europa
dimostrano che la caccia è uno dei principali fattori responsabili
dell’aumento del numero dei cinghiali, esattamente il contrario di
quello che la Regione, prona agli interessi della parte più retriva del
mondo venatorio, continua a pensare”.
WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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