martedì 25 febbraio 2014

Chieti – Cacciatore in fuga dopo avere sparato ai colombacci

Intervento del Corpo Forestale dello Stato

GEAPRESS – Caccia illegale ai colombacci e ad altre specie. Questa l’accusa sollevata dal Corpo forestale dello Stato nei confronti di un cacciatore sopreso in località Selciaroli, nel Comune di Crecchio (CH).

Il Personale del Comando Stazione di Ortona, allertato da una chiamata giunta al numero di Emergenza Ambientale 1515, è riuscito infatti ad individuare la provenienza dei colpi sparati e a fermare il cacciatore che, incurante della chiusura della stagione venatoria faceva fuoco contro la fauna selvatica. I colpi provenivano da un’area boscata limitrofa al centro abitato di Crecchio (CH).

Dal controllo è emerso come l’arma utilizzata era priva della limitazione di colpi prevista dalla normativa vigente e quindi mezzo di caccia non consentito.

Il responsabile, malgrado il tentativo di fuga, è stato fermato e deferito all’Autorità Giudiziaria. L’arma e le munizioni sono state sottoposte a sequestro.

mercoledì 19 febbraio 2014

Provincia di Chieti. Emergenza cinghiali, ci pensa l’assessore Moroni

Finalmente qualcuno con il quale incazzarsi. Il neo assessore provinciale Franco Moroni è il responsabile dell’attuazione del piano di controllo dei cinghiali, lo strumento urgente pomposamente annunciato dalla Provincia e mai attuato nonostante le deliberazioni dell’ente. Fresco di nomina, l’assessore Moroni affida ad un post su facebook questa breve comunicazione: “Enrico Di Giuseppantonio, Presidente della Provincia, nel corso della Giunta Provinciale che si é tenuta questa mattina mi ha assegnato le seguenti deleghe: Edilizia scolastica e provinciale; Politiche di sicurezza negli ambienti di lavoro; Protezione Civile; Difesa del suolo; Problematiche Petrolifere; Attuazione Piano di Controllo Cinghiali. Domattina (oggi per chi legge, ndr) mi recherò in Provincia per conoscere il personale assegnato al settore di mia competenza ed essere informato sulle problematiche di prima urgenza”.


Ecco, tra le problematiche di prima urgenza ci permettiamo di suggerire all’assessore Moroni proprio l’attuazione del piano di controllo dei cinghiali su tutto il territorio della Provincia, nel Vastese soprattutto.

L’ente, nei mesi scorsi, ha dato l’ok ad una fase di emergenza che prevedeva l’utilizzo dei selecontrollori formati dall’Atc Vastese. Una emergenza rimasta tale perché a quelle pompose ed entusiastiche dichiarazioni di intenti, con tanto di conferenza stampa autocelebrativa, non è seguito nulla di concreto. Il piano di prelievi effettuati dai selecontrollori non è mai partito, nonostante fosse urgente, e non si capisce bene il perché. Il consigliere delegato alla Caccia, Giovanni Staniscia, non ha mai aperto bocca su questa vicenda e probabilmente nemmeno su altre. La speranza è che ora, con l’arrivo in giunta dell’assessore Moroni, la situazione al limite del ridicolo si possa finalmente sbloccare.

Se non altro agricoltori e automobilisti che continuano a subire danni dai cinghiali sanno almeno con chi prendersela.

domenica 9 febbraio 2014

D'Amico: 'Provincia di Chieti assente nella caccia e nella pesca'

Chieti. "Le funzioni dirette e future della Province saranno: la viabilità, l’edilizia scolastica e, su delega della regione, caccia e pesca poi resteranno alcuni compiti di coordinamento su ambiente, trasporto pubblico locale ed urbanistica".

Così in una nota il capogruppo del Pd in Consiglio Provinciale a Chieti, Camillo D'Amico, che aggiunge: "Tutto questo lo sarà al di là del sistema elettorale e della conformazione fisica e giuridica avranno le Province. In questi giorni, in cui il presidente Di Giuseppantonio è alle prese con la 'complicata' soluzione del rebus per ricomporre la sua giunta monca di ben sei assessori dimessosi anticipatamente per concorrere alle prossime elezioni regionali del 25 maggio, non si è mosso un dito per mettere a punto la campagna per il selecontrollo nel contenimento del cinghiale e la provincia opera contro decisioni assunte all’unanimità dal proprio consiglio nel campo della pesca. La delibera per attivare il contentimento del numero di cinghiali, attraverso il metodo del 'selecontrollo', non ha mai trovato attivazione anche se fu “venduta” alla pubblica opinione come la migliore possibile ne risulta siano stati investiti gli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc) per supplire a questa assenza. Finita la stagione venatoria, eliminati tanti capi resterà in piedi solo la caccia dei bracconieri con i problemi che riemergeranno in tutta la loro interezza. 

Nell’ambito della pesca viene sistematicamente disattesa una delibera consiliare (n. 3 del 31/1/2012) adottata all’unanimità ove si stabilì il pagamento di € 10, 00 annue a carico di ogni pescatore che richiedesse il tesserino all’ente. Le quote così raccolte sarebbero state utilizzate per il ripopolamento di pesce nei corsi di fiume dell’intero territorio. Risulta che l’ente, per gli anni 2012 e 2013, abbia incassato circa 30.000 euro rimasti inutilizzati ne impegnati. Siamo di fronte all’ennesimo episodio d’incapacità di spesa e di programmazione. Di fronte a questo problema, almeno così parrebbe, la 'maggioranza di centrodestra a guida udc (!)' nel mentre non riesce ancora a decidere chi dovrà occupare lo scranno di assessore provinciale per la residuale parte della legislatura, utile solo a metterlo nel curriculm vitae di chi avrà questa opportunità, starebbe pensando di non attuare il deliberato assunto dal Consiglio. Questo sostanzierebbe il danno alla beffa perché, non solo i pescatori pagano un obolo per consentirsi una salutare passione, ma l’ente, non sapendo come spendere queste risorse finanziarie già finalizzate, rinuncerebbe ad incassarli".

martedì 4 febbraio 2014

In Abruzzo prorogata la caccia fino al 10 febbraio, il Wwf: "Ennesimo provvedimento dannoso"

In Abruzzo prorogata la caccia fino al 10 febbraio, il Wwf: "Ennesimo provvedimento dannoso"
La Giunta regionale ha approvato una delibera che estende la caccia alla specie colombaccio fino al 10 febbraio prossimo nei territori di Teramo, Pescara e Chieti. La proroga è stata concessa su richiesta delle tre Province coinvolte.

Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo: ”Permettere ai cacciatori di esercitare il proprio hobby anche a febbraio, seppur con le limitazioni previste, è una offesa per la maggior parte dei cittadini abruzzesi che vendono ancora una volta la fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato e quindi della collettività, concessa indebitamente a una categoria di soggetti armati. L’allungamento della stagione di caccia è dannoso per la tutela della fauna selvatica tutta, non solo per l’abbattimento della specie consentita.

L’auspicio è che la vigilanza sia intensificata per impedire che la proroga sul colombaccio si trasformi in una mattanza generalizzata. Si dovrà muovere in particolare la Polizia provinciale dei tre territori coinvolti: in questo caso non vale l’abituale motivazione della carenza di personale.

Le Province, così pronte ad accontentare i cacciatori, devono esserlo altrettanto nel garantire che la proroga, secondo noi comunque dannosa, avvenga nel pieno rispetto delle normative in vigore. Senza questa garanzia non avrebbero dovuto chiedere l’estensione, come saggiamente ha fatto la Provincia dell’Aquila, e la Regione non avrebbe dovuto concederla”. 


“

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sabato 1 febbraio 2014

Proroga della caccia fino al 10 febbraio. L'Associazione Animalisti Italiani presenta immediato ricorso.

Roma, 31 gennaio 2014 - Approvate le proroghe della stagione di caccia fino al 10 febbraio in Abruzzo e Lazio.
Dichiarazione di Walter Caporale, Presidente Associazione “Animalisti Italiani Onlus” www.animalisti.it : “Proroghe illegittime in mancanza di Piani Faunistici Venatori regionali e soprattutto approvate rigorosamente e intenzionalmente in prossimità della fine della stagione venatoria per impedire sospensioni del Tar. L'Associazione “Animalisti Italiani Onlus” sta procedendo comunque ai ricorsi al TAR in entrambe le Regioni e questa volta non ci limiteremo solo al semplice ricorso amministrativo, ma procederemo anche verso chi, per favorire i cacciatori, gestisce il patrimonio faunistico come se ne fosse il proprietario assoluto.
La regione Lazio proroga la caccia per 55.000 cacciatori (quarta regione per numero di Cacciatori in Italia) a colombaccio, ghiandaia, cornacchia grigia e gazza. Le restrizioni a poche specie, sono false e vergognose: chi li farà i controlli?
E' vergognoso prorogare anche ad una sola specie, il colombaccio, come avviene in Abruzzo. Chi controllerà 16.000 cacciatori abruzzesi che faranno razzie, nel periodo più freddo dell'anno, di tutte le specie che si presenteranno a tiro e non solo del Colombaccio? Dove sono i controlli? Chi paga il danno che queste persone arrecheranno apportando un notevole disturbo biologico a specie non cacciabili nonché protette?

E' una vergogna cacciare nel periodo in cui gli animali sono più vulnerabili. Non bastava far sterminare gli animali da settembre a gennaio. Certi Governatori, chi con le amanti scoperte, chi con gli amanti coperti, non hanno più alcun ritegno”.

Ass. Animalisti Italiani Onlus - Comunicato stampa del 31 gennaio 2014

martedì 28 gennaio 2014

Prorogata la caccia al colombaccio. La Giunta approva proroga fino al 10 febbraio

(REGFLASH) Pescara, 27 gen. Prolungata la caccia al colombaccio fino al 10 febbraio prossimo, nelle province di Teramo, Pescara e Chieti. Il provvedimento è contenuto in una delibera, proposta dall'assessore con delega alla Caccia, Mauro Febbo, approvata dalla Giunta regionale nel corso della seduta odierna. "La proroga - spiega Febbo - è stata concessa su richiesta delle Province, con il parere favorevole dell'Ispra. Il prelievo della specie è possibile solo nella forma dell'appostamento fisso o temporaneo senza l'ausilio del cane. La caccia al colombaccio resta vietata in quattro siti di importanza comunitaria presenti nella Provincia di Chieti. I cacciatori non residenti nelle province dove la caccia è stata prolungata - aggiunge Febbo - possono esercitare il prelievo alla specie solo se il periodo di caccia coincide con quello stabilito dai calendari approvati dalle Province o Regioni di provenienza". L'assessore alla Caccia ricorda, infine, che "sono diverse le iniziative prese dall'assessorato dal suo insediamento, finalizzate ad una corretta gestione tecnico-scientifica della caccia. Iniziative che fino al suo insediamento non sono state mai attivate e che oggi permettono al mondo venatorio di esercitare l'attività venatoria nella certezza del diritto". 

(REGFLASH) (comun.segret.assess.) 14/01/27

martedì 14 gennaio 2014

Chiusa la caccia al cinghiale. PD Provincia di Chieti: si dia l'avvio del selecontrollo

Alle parole bisogna far seguire i fatti

Il 26 Settembre 2013 il Consiglio Provinciale di Chieti approvò il piano di contenimento del cinghiale con un motivato voto di astensione del Partito Democratico. Il voto era legato al fatto che il piano era tardivo, pasticciato e legato all’inadempienza la provincia ha accumulato in questi anni dove è risultata ultima in Abruzzo nell’adottare soluzioni adeguate per porre un freno all’alto numero di ungulati sono presenti nel territorio. Tutto questo dopo che avevano annullato con carattere di urgenza quanto s’era faticosamente costruito e deciso in precedenza.

Il piano era sostanzialmente concentrato sull’azione dei “selecontrollori” ossia cacciatori specializzati e formati proprio per la caccia al cinghiale che possono agire anche fuori dai tempi della naturale apertura prevista nel calendario venatorio regionale.

In questi mesi d’incidenti automobilistici ce ne sono stati ma, con la caccia ancora aperta, il numero dei cinghiale è sceso in virtù degli elevati capi abbattuti, ed i danni alle colture agricole ridotti notevolmente; adesso il problema si ripropone in tutta la sua gravità. Non è possibile avere una proroga della caccia perché proibita dalla normativa nazionale, è fortemente in ritardo la tanto annunciata regolamentazione regionale, tra l’altro molto osteggiata nei suoi contenuti, non resta altro che dare seguito all’attuazione della caccia con il “selecontrollo” prevista dalla delibera adottata dal Consiglio Provinciale di Chieti.

In questi mesi si poteva dar corso agli aspetti preliminari e programmatori. Da quanto ci è dato sapere non si è fatto nulla ed, un eventuale emergenza, troverebbe la provincia di Chieti del tutto impreparata. Non intendiamo alimentare della sterile quanto inutile polemica ma invitiamo il Presidente Di Giuseppantonio, il consigliere delegato Giovanni Staniscia, la struttura tecnica ed i Sindaci dell’intero territorio provinciale a muoversi con estrema sollecitudine, ognuno per la propria parte di competenza, allo scopo di dare veloce corso ed attuazione al programma approvato dalla provincia in un ottica di prevenzione e non di ricorsa alla soluzione del problema.
Camillo D’Amico

sabato 21 dicembre 2013

In Contrada Collalto a Pianella (Pe) residenti ostaggio dei cacciatori. Il WWF: si faccia rispettare l’ordinanza comunale di divieto di caccia

COMUNICATO STAMPA DEL 20 DICEMBRE 2013

In Contrada Collalto a Pianella (Pe) residenti ostaggio dei cacciatori
Il WWF: si faccia rispettare l’ordinanza comunale di divieto di caccia

In Contrada Collalto a Pianella (Pe) è in vigore una ordinanza comunale (la n. 63 del 2011) che sancisce “il divieto di caccia nella zona a tutela della pubblica incolumità, della quiete e dell’ordine pubblico”.
L’ordinanza, che sostituisce una precedente emessa nel 2008, è la diretta conseguenza delle svariate denunce dei residenti inoltrate in questi ultimi anni alle autorità competenti a causa dei continui spari dei cacciatori che in svariate occasioni hanno colpito anche le abitazioni della contrada.

L’ordinanza ricorda le diverse denunce depositare dai cittadini che lamentano la presenza di cacciatori che sparano a ridosso delle case e delle strade, nonché di provocazioni, minacce e intimidazioni rivolte agli stessi residenti di Contrada Collalto. I residenti hanno dovuto sostenere anche le spese per una perizia tecnica che evidenzia come l’area interdetta alla caccia dall’ordinanza comunale sia comunque già di fatto vietata all’esercizio venatorio in quanto mancano le distanze minime di sicurezza da fabbricati e abitazioni per poterla esercitare.

La cosa incredibile è che con l’ordinanza di divieto i residenti non hanno risolto i loro problemi! Anzi gli spari contro le abitazioni, le minacce e i danneggiamenti sono aumentati, come se alcuni cacciatori (auspichiamo che la maggioranza rispetti leggi e divieti) volessero dimostrare che nessuna autorità vuole o può intervenire per far rispettare il divieto.
Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo: “I residenti di Contrada Collalto hanno chiesto più volte alle autorità di intervenire per reprime le attività venatorie illecite ma finora nessuno è stato in grado di sanzionare i trasgressori. Sono addirittura i residenti stessi che devono farsi carico di apporre i paletti e le tabelle che indicano il divieto di caccia. Paletti e tabelle che puntualmente, con la riapertura della stagione venatoria, vengono impallinati o buttati a terra. Il WWF chiede a tutte le autorità preposte, a cominciare da Sindaco, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato di agire in modo da ripristinare la legalità e garantire la sicurezza dei cittadini di Contrada Collalto”.

giovedì 12 dicembre 2013

Parco Sirente Velino, il Presidente Angelosante: no a cementificazione e assalto dei cacciatori

Avezzano. Parco Sirente Velino e WWF alzano un muro in difesa dei “gioielli di famiglia” messi a rischio da una proposta di riperimetrazione mirata a escludere dal perimetro di protezione una delle zone di maggior pregio naturalistico e paesaggistico dell’area protetta (3.300 Ha) oggetto di 3 interventi di tutela e salvaguardia dell’orso bruno marsicano e dei delicati ambienti naturali finanziati dall’Unione Europea. Simone Angelosante (Presidente dell’Ente) ed Herbert Simone (WWF) lanciano un appello al Presidente Chiodi e al consiglio regionale in vista della seduta di domani alle 10: bocciate la proposta di riperimetrazione avanzata dal Consigliere Luca Ricciuti mirata ad escludere dall’area protetta siti di interesse comunitario (Sic) ad altissima valenza ambientale nei Comuni di Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio. “Quell’area rappresenta il cuore del Parco, con un’elevatissima valenza ambientale”, ha affermato Simone Angelosante, in un’infuocata conferenza stampa al Comune di Avezzano, “non può essere esclusa dall’area protetta, poiché esporrebbe il territorio alle insidie della cementificazione selvaggia, all’assalto dei cacciatori, a contenziosi con lo Stato e al rischio di nuove tasse: l’Unione Europea ha finanziato progetti di conservazione e valorizzazione in quell’area, quasi certamente aprirebbe una procedura di infrazione, con conto finale a carico degli abruzzesi. Viviamo una fase di grande crisi, le aziende chiudono, le industrie delocalizzano, in questo splendido lembo Abruzzo abbiamo un immenso patrimonio ambientale, artistico, culturale ed enogastronomico che non va aperto alla cementificazione e alla caccia, ma difeso e valorizzato per dare benessere alla comunità locale che vive e opera nel Parco”. Pollice verso, quindi, alla proposta Ricciuti, stroncata senza appello anche dal Wwf: “respingiamo al mittente quest’attacco sconsiderato contro una delle zone di maggior pregio del Parco”, ha dichiarato Herbert Simone, vice presidente del Wwf Abruzzo e membro del Cda dell’Ente, “che rientra nei Sic e nel progetto Patom: aprirebbe le porte all’assalto dei cacciatori e dei cementificatori. Se la Regione andrà avanti, il Wwf si mobiliterà a livello nazionale e internazionale per salvaguardare quel paradiso”. Sferzante la bocciatura del WWF Italia: “è paradossale”, ha sottolineato il presidente nazionale, Dante Caserta, in contatto telefonico, “nei giorni in cui al Ministero dell’ambiente si parla di difesa della natura e di tutela della biodiversità, nella Regione verde d’Europa si viaggia in controtendenza”. I due settori oggetto della proposta (parte dei Piani di Pezza e parte dell’Altopiano delle Rocche) ospitano numerosi Habitat e specie altamente protette elencati nella Dir. 92/43/CEE “Habitat” e nella Dir 79/409/CEE “Uccelli” in gran parte inseriti nei formulari Natura 2000, nonché i due Siti Natura 2000 (ZPS IT 110130 “Sirente Velino”; SIC IT 110206 “Monte Sirente e Monte Velino”). Qui l’Ente Parco ha realizzato tre progetti LIFE NATURA finanziati dall’Unione Europea aventi l’obiettivo di conservazione dell’orso bruno marsicano con interventi di piantumazione e potature oltre alla bonifica dell’area nell’ambito di un altro progetto LIFE “Azioni urgenti nei SIC del Parco Sirente Velino”. L’Ente Parco poi è uno dei sottoscrittori del P.A.T.O.M. (Protocollo di intesa per la tutela dell’orso bruno marsicano) che individua nella zona di Monte Rotondo-Piani di Pezza una macroarea B di alto significato dove la specie può trovare aree idonee di diffusione ed aree di connessione e collegamento con le parti più lontane del suo areale potenziale lungo la dorsale appenninica. L’Ente Parco, comunque, ha già espresso parere contrario nelle sedi istituzionali anche perché la proposta in oggetto è carente di studi prodromici fondamentali quali la VAS (valutazione ambientale strategica) che comporterebbero l’infrazione alle norme comunitarie, mentre la cartografia illustrante il progetto di legge è cambiata dopo le audizioni iniziali. Attualmente è in corso anche il progetto Life Crainat coordinato dalla Regione Abruzzo, finalizzato alla conservazione del gambero di fiume, che vede come area di intervento l’Altopiano delle Rocche, mentre l’area dei Piani di Pezza costituisce un ottimo habitat del Grifone nidificante nel versante meridionale del Velino: specie reintrodotta dal Corpo Forestale dello Stato che ha sottoscritto un protocollo per la conservazione con l’Ente parco. Al consiglio regionale il compito di “onorare” la Regione verde d’Europa.

Riduzione del Parco Sirente-Velino. Acerbo: il solito clientelismo venatorio

(12/12/2013 - 09:31)


(ACRA) – «Ringrazio le associazioni ambientaliste e i cittadini che attraverso comunicati e mail stanno cercando di scongiurare l'approvazione da parte del centrodestra della proposta di legge di riperimetrazione del Parco Velino Sirente». Lo sostiene il Capogruppo di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, in merito alla riperimetrazione del Parco Velino Sirente. «E' pazzesco che per il solito clientelismo venatorio ci si incaponisca nel voler modificare i confini di un Parco che secondo tutti gli studi andrebbero semmai ampliati. La proposta di Ricciuti a mio parere è inaccettabile non solo nel merito ma anche sul piano procedurale. Questa mattina ho inviato al Presidente del Consiglio Nazario Pagano una lettera in cui faccio presenti dei vizi procedurali che dovrebbero spingerlo a non sottoporre al voto il progetto di legge di Ricciuti che andava dichiarato irricevibile. Non si capisce perché le regole sulla base delle quali non si portò in Consiglio la mia proposta di legge sulla doppia preferenza di genere non debbano valere per quella di Ricciuti».

Il WWF: “Nessuno tocchi il Sirente Velino”: i fucili vanno invece assolutamente banditi

COMUNICATO STAMPA DELL’11.12.2013

Il WWF: “Nessuno tocchi il Sirente Velino”

Torna in aula l’assurda proposta di legge per “tagliare” il Parco regionale

Proprio mentre a Roma si svolge in due giorni una conferenza nazionale su Biodiversità e aree protette, fortemente voluta dal Ministero dell’Ambiente, in Abruzzo, regione verde d’Europa, si torna a fare strada una vis. ione miope e antica, contraria agli interessi della Natura e dei cittadini, in base alla quale si cerca di “riperimetrare” il Parco regionale Sirente Velino, sottraendo alla tutela una parte fondamentale dell’area protetta. Una scelta sciagurata contro la quale questa mattina hanno tenuto una conferenza stampa, presso la sala del Comune di Avezzano (Aq), il Presidente del Parco Sirente Velino Dott. Simone Angelosante e il vice Presidente del WWF Abruzzo Avv. Herbert Simone.

Il WWF ha confermato e conferma la propria netta contrarietà alla proposta di Legge Regionale firmata dal consigliere PDL Ricciuti che, con oggetto Revisione dei confini e delimitazione zone, approderà in aula domani 12 dicembre 2013. L’auspicio è che tutti i consiglieri, di ogni parte politica, la respingano al mittente in nome dei superiori interessi del territorio e tenendo conto della volontà della stragrande maggioranza degli abruzzesi, che tra l’altro tra pochi mesi saranno chiamati alle urne per rinnovare proprio il consiglio regionale e che sapranno certamente ben scegliere tra chi tutela gli interessi della collettività e chi sposa invece miopi interessi di parte.

Dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Italia: «L’Abruzzo si dichiara Regione verde d’Europa, ma questa affermazione di principio rischia di restare un’etichetta vuota. Il Parco Regionale Sirente-Velino è un’area protetta importantissima perché in essa sono racchiusi e fusi ambienti naturali e paesaggistici molto vari che formano un’unità ecologica fondamentale. La Proposta di Legge Regionale mira assurdamente a strappare all’ambiente zone importantissime per la tutela della biodiversità appenninica, oggetto peraltro della Rete Natura 2000, del Piano di Tutela dell’Orso Marsicano, del Life Coornata. È veramente paradossale che ciò avvenga proprio mentre si svolge a Roma la Conferenza nazionale "La Natura dell’Italia. Biodiversità e Aree protette: la green economy per il rilancio del Paese" che ha lo scopo di rilanciare il ruolo delle aree protette ».

Dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo: «Si tratta dell’ennesimo segnale di un cambio di rotta in senso negativo nella politica di conservazione del territorio. L’ennesimo taglio viene proposto proprio quando emerge invece in modo evidente la necessità di estendere la protezione della Natura allargando i confini del Parco e attraverso la creazione delle cosiddette fasce contigue. Ricordiamo che il recente episodio di uccisione di un Orso sull’autostrada A24 è avvenuto nel Comune di Tornimparte, poco distante dalla zona che oggi qualcuno vorrebbe definitivamente “rubare” al Parco. L’aspetto più assurdo della proposta Ricciuti è che essa vorrebbe escludere dall’area protetta proprio alcune tra le zone più note a livello nazionale e internazionale come gran parte dei Piani di Pezza, della Piana di Campo Felice e anche parte della Piana di Terranera che è parte integrante dell’Altipiano delle Rocche, cuore del parco, ponendo a rischio spazi di continuità che sono fondamentali per la mobilità e la sopravvivenza delle specie presenti nel Parco, a partire dai grandi carnivori, e su tutti l’Orso marsicano. Ci auguriamo che anche il Ministero dell’Ambiente faccia sentire la sua voce. La Regione, se davvero accetterà questa proposta, ma auspichiamo che il consiglio tutto la respinga al mittente, rischia di creare un danno enorme a livello comunitario e nazionale del quale potrà essere chiamata a rispondere, anche sul piano economico. E le responsabilità potrebbero essere personali». L’eventuale nuova perimetrazione del Parco potrebbe assurdamente escludere dall’area protetta zone di importante valore ambientale, inserite in diverse azioni europee di tutela della biodiversità come il protocollo Piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano (PATOM).

Il WWF chiede ai Consiglieri regionali e al Governatore Chiodi di opporsi in tutti i modi a una proposta che, se accolta, soddisferebbe soltanto appetiti speculativi, in questa zona fortissimi, con ulteriore cementificazione e lottizzazione del territorio, costruzione di inutili infrastrutture scioviarie e riapertura della caccia in zone nelle quali i fucili vanno invece assolutamente banditi. Le associazioni hanno interessato della questione anche il Ministero e la Commissione europea.

Riperimetrazione del Parco regionale del Sirente-Velino: "sciagurato progetto del consigliere Ricciuti (FI) oscuro rappresentante di una manciata di cacciatori"

COMUNICATO STAMPA


La maggioranza politica del Governatore Chiodi alla Regione Abruzzo si appresta di nuovo a tentare l'approvazione della famigerata riperimetrazione del Parco regionale del Sirente-Velino ma allo stesso tempo la Regione spende denaro pubblico per invitare i turisti a visitare "L'Abruzzo ed i suoi parchi" La schizofrenia politica dell'attuale maggioranza è inspiegabile. L'opposizione delle associazioni e di ampi settori della societa civile abruzzese al taglio del Parco è forte e non intende abbassare la guardia, se invece Chiodi è a favore di questa ipotesi abbia il coraggio di dirlo pubblicamente invece di sfuggire alla questione come fa da mesi.

"Abruzzo, Naturalmente Tuo" cosi recita il titolo dello spot emozionale realizzato dai quattro Parchi Abruzzesi che è proiettato da ieri nella sale cinematografiche di tutta Italia come abbiamo appreso nei giorni scorsi dagli uffici stampa delle 4 maggiori aree protette abruzzesi (Parco Nazionale d'Abruzzo, Parco Nazionale della Majella Parco Nazionale del Gran Sasso e Parco Regionale del Sirente-Velino) e dalle dichiarazioni dell'Assessore al turismo della giunta Chiodi, Mauro Di Dalmazio, e per far questo si spendono denari dei contribuenti ... niente di male hanno pensato in molti e tra questi anche noi anzi encomiabile rilanciare il turismo della regione Abruzzo puntando finalmente sulla sue risorse più preziose la natura e le sue aree protette ...

E INVECE ... GUAI A FIDARSI DELLA GIUNTA DI CHIODI !

Incurante delle proteste che nei mesi scorsi si erano levate da tutti i settori della società civile contro lo , che prevede un ennesimo taglio al territorio protetto del Parco regionale del Sirente - Velino, la cosiddetta riperimetrazione, il governatore Chiodi getta la maschera e si appresta a lasciar passare un provvedimento vergognoso dopo aver taciuto per mesi fingendo di non appoggiare l'iniziativa ma rifiutandosi sempre di prendere una chiara posizione pubblica sulla vicenda. Sordo agli appelli di un fronte ampio e variegato di associazioni, Comuni della zona, biologi, operatori turistici e vertici del Parco Regionale, Chiodi non ha mai detto una sola parola sul progetto, né ha mai sentito il dovere di rispondere ad associazioni e cittadini che glielo hanno chiesto pubblicamente e sulla stampa.

A prescindere dall'assoluto disprezzo che egli mostra verso una, se non la più importante, risorsa della nostra regione, ci spieghi come concilia Chiodi questi atteggiamenti schizofrenici della sua amministrazione ? Da una parte vorrebbe che la gente, i turisti, accorressero in Abruzzo decantandone a suon di costosi spot pubblicitari la bellezza delle sue aree protette e dall'altra non ferma chi nel suo gruppo politico ne vuole smantellare un pezzo importante per consegnarlo ai cacciatori e a chi ne vuole fare scempio. Dov'è la logica in tutto ciò ? Come non rimanere stupefatti davanti ad un comportamento tanto illogico e pieno di disprezzo verso valori comuni condivisi dalla maggioranza dell'opinione pubblica regionale sia di destra che di sinistra ?

Ci dia almeno soddisfazione, il governatore Chiodi, ci spieghi pubblicamente, come ormai andiamo chiedendo da mesi quali sono le ragioni che giustificano il taglio di aree di grande pregio naturalistico salvaguardate fino ad oggi da sparatori e cemento solo grazie alla loro appartenenza al territorio del Parco Regionale. Cos'è che impedisce a Chiodi di dire serenamente ciò che pensa della questione ? E' forse dall'On. Ricciuti che dipendono le sue future fortune politiche ? Ne dubitiamo, con tutto il rispetto per la statura politica dell'On Ricciuti.

Parla molto il governatore Chiodi dei suoi supposti successi in materia di risanamento dei conti della sanità regionale ma quando si tratta di ambiente e di questa vicenda in particolare, perde la parola. Verrebbe da pensare che se ne vergogni o forse è solo il naturale modo di agire di un politico che ritiene di non dover dar conto di ciò che fa ai cittadini che amministra ?

Ma se il governatore dovesse insistere nel suo ostinato mutismo possiamo invece aspettarci una cortese risposta da almeno uno dei suoi assessori competenti in materia di Parchi ed Ambiente gli On. Giuliante e Di Dalmazio ? Tra l'altro ci risulta che l'On.Giuliante sia di ritorno da un vertice tenutosi recentemente al Ministero dell'Ambiente con il Ministro Orlando dove egli sembra si sia sperticato in mille assicurazioni riguardo la volontà di impegnare alacremente il suo assessorato e la regione Abruzzo in un rinnovato sforzo teso alla conservazione dell'orso e degli ambienti che lo ospitano, e quindi anche del Parco regionale del Sirente-Velino per l'appunto ... la riapertura della caccia ed il via libera alla speculazione edilizia in questa area è allora da ritenersi la sua prima azione a favore dell'orso tra le tante promesse al Ministro ????

Ci sarebbe da ridere, tanto comica è la situazione, se non fosse tragica l'insipienza, la superficialità, l'incongruenza di questa classe politica al potere in Regione e altrettanto tragico lo sperpero di una risorsa regionale quali sono l'orso ed il sistema parchi della nostra regione. Ma Chiodi stia sicuro insieme agli Onorevoli Ricciuti, Giuliante e Di Dalmazio che faremo tutto il possibile affinché nell'imminenza delle prossime consultazioni elettorali regionali gli abruzzesi tutti sappiano chi ringraziare dell'ennesimo attacco alla natura d'Abruzzo.

Montesilvano, 11 Dicembre 2013

Stefano Orlandini
Presidente Salviamo l'Orso - Onlus

Link utili di approfondimento










martedì 10 dicembre 2013

A caccia nel Parco Nazionale d’Abruzzo – Gli interventi antibracconaggio delle Guardie del Parco

I denunciati sono tutti cacciatori con regolare licenza di caccia

GEAPRESS – Nuovi interventi antibracconaggio portati a termine dalle Guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Le operazioni sono avvenute sabato scorso e ripropongono quanto vitale sia ancora il problema della caccia di frodo.

In località S. Antonio nel Comune di Collelongo (AQ) le Guardie del Parco hanno fermato un fuoristrada identificando quattro persone, tra cui due allevatori originari della provincia di Frosinone ma residenti nel comprensorio. Perquisito il mezzo sono stati rinvenuti quattro fucili da caccia di proprietà dei primi due soggetti. I due, originari di Luco dei Marsi e Trasacco hanno dichiarato di essere andati a caccia di lepri ma dalla perquisizione del mezzo sono invece risultate sette cartucce a palla unica adatte, cioè, all’uccisione di grossi animali. Il munizionamento non sarebbe stato peraltro denunciato.

Munizioni sequestrate e per i due cacciatori denuncia all’Autorità giudiziaria.

In località “Valletrotta” di Vallerotonda (FR), le Guardie del Parco hanno notato due persone, risultate poi di San Vittore (FR), in allontanamento. A pochi metri di distanza c’era però il corpo di un cervo abbattuto da poco. Evidenti, riferisce l’Ente Parco, i fori dei proiettili.

Le Guardie si sono così disposte per un lungo appostamento. L’intervento si è così concluso in piena notte, quando i due bracconieri sono apparsi. Le Guardie del Parco, su disposizione della Procura della Repubblica di Cassino, hanno così potuto procedere al sequestro dei numerosi mezzi di caccia presso l’abitazione di un soggetto. Si tratta di nove fucili tutti regolarmente denunciati. Il corpo del cervo è stato posto sotto sequestro e trasportato presso il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana di Grosseto per gli accertamenti del caso.

Entrambe le aree oggetto di intervento erano ricadenti nella zona di Protezione Esterna del Parco.



martedì 3 dicembre 2013

Cacciatore ucciso a Lanciano (Ch). L’avvocato del cacciatore indagato: non si aspettava di trovarlo dove ha sparato

Lutto cittadino a Treglio per l’addio all’assessore

Alle 9,30 i funerali di Franco Pasquini ucciso per sbaglio con una fucilata L’avvocato del cacciatore indagato: non si aspettava di trovarlo dove ha sparato

TREGLIO. È proclamato per oggi il lutto cittadino a Treglio, dove Franco Pasquini era assessore all’urbanistica e alle politiche agricole. Il funerale del sindacalista e dipendente della Sangritana, morto a 54 anni per un tragico incidente durante una battuta di caccia al cinghiale, viene celebrato questa mattina, alle 9,30, nella chiesa di Maria Santissima Assunta, nella piazza principale del comune. Per l’ultimo saluto è attesa tantissima gente, la stessa che ieri ha affollato l’obitorio dell’ospedale Renzetti per stringersi al dolore della moglie Maria Grazia e dei tre figli Dario, Luca e Fabio.

La tragedia di sabato è anche quella di Francesco Di Paolo, il pensionato di 71 anni che ha premuto il grilletto contro l’amico, convinto invece di puntare a un cinghiale, e che adesso si ritrova indagato per omicidio colposo. «È sconvolto, anche se all’esterno la sua è una reazione equilibrata», dice il suo avvocato, Giacomo Nicolucci. Dopo l’incidente Di Paolo si è assunto subito la responsabilità del ferimento, e quindi della morte di Pasquini. Ha collaborato con i carabinieri, che lo hanno portato nella caserma di via Del Verde, da dove poi è tornato a casa una volta formalizzata la denuncia. «Ha ammesso l’errore, incolpevole», spiega Nicolucci, «in una battuta di caccia a squadra, come quella di sabato scorso (vi partecipavano 13 cacciatori, ndc), ognuno ha il proprio compito e la propria posizione, detta posta. Franco Pasquini era il conduttore dei cani, il soggetto che si muove dietro gli animali lanciati contro i cinghiali».

Sembra che l’assessore, appassionato di caccia, sia uscito “dalle poste”, dalla propria posizione, senza avvisare i compagni via radio. «È uscito tra il bosco e la posta, fermandosi in una parte con la vegetazione incolta e dando l’impressione tipica del cinghiale che si muove nel bosco», continua l’avvocato di Di Paolo, «in più aveva il giubbetto ad alta visibilità slacciato. Il mio assistito ha visto una sagoma nera e ha sparato. Ha sentito l’urlo dell’amico e immediatamente si è accorto dell’errore. Non se l’aspettava, ha una certa esperienza sul comportamento dei cinghiali». A soccorrere Pasquini sono arrivati subito il capocaccia, più vicino, e lo stesso Di Paolo. Un solo proiettile ha colpito il dipendente della Sangritana, sparato dal fucile calibro 12 del pensionato che è stato sequestrato. Pasquini è spirato poco dopo. Il caso è seguito dal pm Ruggiero Dicuonzo.

Negli ultimi due anni è il secondo incidente mortale di caccia tra il Frentano e il Vastese. Nell’estate 2012 un agricoltore di Casalbordino uccise Gabriele Di Tullio, 54 anni, con un colpo di fucile dopo averlo scambiato per un cinghiale.

sabato 30 novembre 2013

Lanciano (Ch): muore colpito durante una battuta di caccia

Franco Pasquini, dipendente di Sangritana e rappresentante Cisl, aveva 55 anni

LANCIANO - Un sindacalista della Faisal-Cisl e dipendente della Sangritana, Franco Pasquini, 55 anni, di Lanciano, è morto nel corso di una battuta di caccia. Il tragico incidente è avvenuto nelle campagne lancianesi, colpito probabilmente per sbaglio da un altro cacciatore. Per il momento non si conoscono altri particolari sull'accaduto.




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Un tragico incidente provocato da un colpo partito dal fucile di uno degli amici con cui era uscito in mattinata per una battuta di caccia al cinghiale. E' morto così Franco Pasquini, 55 anni di Treglio, sindacalista della Faisa Cisal e dipendente della Sangritana, dove lavorava negli uffici del deposito dei pullman nella zona industriale di Lanciano. Il dramma si è consumato intorno all'ora di pranzo, in un bosco che si trova nella vallata tra contrada Torre Sansone di Lanciano e Sant'Apollinare, in una zona che ricade nel territorio comunale di Lanciano. Pasquini, cacciatore esperto, era insieme a un gruppo di cacciatori. Per cause che sono ancora in corso di accertamento da parte dei carabinieri, uno dei compagni ha sentito un rumore provenire dalla vegetazione. Non è chiaro se abbia sparato intenzionalmente, convinto di colpire un cinghiale, o se il proiettile sia partito accidentalmente. Il colpo ha colpito Franco Pasquini in pieno, uccidendolo. La Procura ha aperto un'inchiesta sulla sua morte, indagando un 70enne di Lanciano per l'ipotesi di reato di omicidio colposo. La salma, dopo al ricognizione cadaverica esterna, è stata trasferita all'obitorio dell'ospedale Renzetti. Non è stato ancora deciso se sarà eseguita l'autopsia. Franco Pasquini, lascia la moglie e 3 figli, Luca, Fabio e Dario.

venerdì 29 novembre 2013

Febbo al convegno su modello gestione faunistica e venatoria

(REGFLASH) Pescara, 26 nov. Il Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR) vigente è ormai obsoleto e non più rispondente alle esigenze del territorio Abruzzese. Quest'anno, grazie al nuovo percorso gestionale intrapreso dall'assessore con delaga alla Caccia, Mauro Febbo, attraverso la riorganizzazione delle strutture dell'Assessorato, è stata avviato l'iter politico ed amministrativo per la predisposizione di un nuovo Piano Faunistico. In Abruzzo, sono diverse le criticità emerse in ragione di una "non corretta" gestione del patrimonio faunistico. Solo per il rimborso dei danni alle colture agricole - sostiene Febbo - nella regione Abruzzo si spendono ogni anno quasi due milioni di euro (tra aree protette e non) e gli incidenti stradali provocati dalla fauna selvatica sono sempre più in aumento. Per quanto riguarda le specie come l'orso e il lupo, le aree esterne ai parchi e alla ZPE del PNALM fungono da collegamento tra le varie zone protette e una gestione corretta di queste è molto importante per favorire l'espansione dei plantigradi verso nuovi areali oltre ad una corretta gestione delle popolazioni di lupo. A fronte di ciò, abbiamo sul territorio una frammentazione di competenze, nel campo della gestione faunistica, tra Parchi nazionali e regionali, Riserve, ambiti territoriali di caccia, Province e Regione che non permettono una corretta gestione dei progetti ed interventi sul territorio". Saranno questi i temi di un convegno, dal titolo "Caccia ed aree protette: quale futuro per l'Abruzzo", in programma domani, venerdì 29, presso la sala convegni del Centro agroalimentare di Villanova di Cepagatti, con inizio alle ore 9,00. "La funzione principale del PFVR spiega Febbo - sarà quella di predisporre criteri ed indirizzi per le pubbliche amministrazioni e gli ATC al fine di coordinare tutte le iniziative che riguardano la fauna selvatica, oltre a predisporre opportuni protocolli con gli Enti Parco per una gestione congiunta delle popolazioni di animali che non conoscono confini amministrativi. L´acquisizione di dati, anche ai fini della programmazione dei prelievi venatori, costituisce inoltre un presupposto indispensabile per una più corretta gestione faunistica. La modifica apportata alla 157/92 dalla L. 96/2010 'legge comunitaria 2009', rende ancora più urgente la predisposizione del nuovo PFVR. Il convegno in programma domani rappresenta quindi un momento di incontro e di confronto per un'analisi a livello nazionale sullo stato della gestione di specie di notevole interesse conservazionistico presenti nella Regione Abruzzo oltre che una fase di riflessione per organizzare al meglio i lavori del futuro PFVR". Alla giornata di lavoro, oltre all'assesore Febbo, parteciperanno, come relatori, le massime autorità scientifiche in campo internazionale.

(REGFLASH) (comun.segret.assess.) 13/11/28

Caccia: Febbo, vogliamo aprire una nuova fase

(REGFLASH) L'Aquila, 29 nov. - L'assessore alla Caccia, Mauro Febbo è intervenuto questa mattina all'apertura dei lavori del workshop sulla Caccia e aree protette: quale futuro per l'Abruzzo in programma a Villanova di Cepagatti. "Dopo le tante vicissitudini del passato, sono convinto che abbiamo finalmente imboccato la strada giusta in materia venatoria", ha esordito l'assessore aprendo i lavori del workshop. "Inizialmente eravamo partiti con l'Osservatori regionale che purtroppo è rimasto imbrigliato tra audizioni, commissioni e ostacoli vari. Poi è stata la volta del Piano faunistico regionale che rappresenta un atto doveroso per una regione come la nostra che vanta numerose aree protette e specie da difendere come l'orso e il lupo. Peculiarità che portano una serie di questioni importanti da affrontare insieme con determinazione e serenità. Mi riferisco ad esempio ai problemi, che accomunano numerose regioni italiane, legati alla consistente presenza di ungulati sul territorio. La direzione dell'assessorato sta portando avanti un attento lavoro e in questi mesi abbiamo aperto una fase di ascolto e confronto per portare che sdarà buoni risultati". L'appuntamento odierno è la conferma di questa apertura che può avvalersi di contributi importanti grazie alla presenza di relatori con altissima professionalità. "Vogliamo correggere se c'è da correggere qualcosa nelle nostre azioni - ha ribadito Febbo -. Quello che non accettiamo sono le critiche ingenerose da parte di chi polemizza senza neanche leggere i documenti. Nel portare avanti il nostro lavoro dobbiamo mettere insieme gli interessi della Regione, dei Parchi, degli Atc, delle Organizzazioni degli agricoltori per aprire una nuova e importante fase per il futuro dell'attività di gestione faunistica e venatoria. Il nostro atto - ha concluso l'assessore - sul Piano faunistico venatorio regionale andrà in Giunta per poi passare all'esame del Consiglio regionale". 

(REGHFLASH) US 131129

sabato 23 novembre 2013

Abruzzo: calendario venatorio inadempiente alla Direttiva Uccelli. Italia a rischio sanzioni

In Abruzzo, grazie al calendario venatorio, si possono tranquillamente uccidere, nella fase di migrazione prenuziale e riproduzione, uccelli selvatici come la Beccaccia, la Cesena e il Tordo bottaccio, in flagrante violazione del diritto nazionale e comunitario.

Sono solo alcune specie che stranamente è ancora possibile cacciare durante il ritorno, nel periodo di nidificazione e nelle fasi di riproduzione e dipendenza, in spregio alla legge e alla direttiva 79/409/CEE, oggi 147/2009, sulla conservazione degli uccelli selvatici. Di sciplina a tutela dell’avifauna, mai osservata nel Bel Paese! Preoccupa l’inottemperanza alla sentenza di condanna della Corte di Giustizia europea per il mancato adeguamento dei calendari venatori regionali alle modifiche normative introdotte nella L. 157/92, in particolare per quanto riguarda il divieto della pratica venatoria durante i periodi della migrazione prenuziale, della nidificazione, della riproduzione e della dipendenza dei piccoli dai genitori. Modifiche insufficienti a scongiurare il rischio sanzioni, nonostante la ratifica dell’art. 42 della legge Comunitaria 2009, per fermare la procedura d’infrazione ed evitare la sentenza di condanna per l’Italia. Infatti, il 15 luglio 2010 il Paese è stato condannato dalla Corte di giustizia europea nell’ambito di una pesante procedura d’infrazione n. 2131/2006, tuttora aperta, per le numerose e perduranti violazioni della direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici n. 147/2009. La modifica alla legge 157/92 di tutela della fauna e regolamentazione della caccia non risponde concretamente alle questioni in cui l’Europa ravvisa le violazioni al diritto comunitario perchè di fatto, in Italia, non cambia nulla. La procedura d’infrazione, mai sanata nell’applicazione a livello regionale, espone il Paese al rischio di forti sanzioni pecuniarie, a danno di tutti i cittadini.

Con la modifica all’art. 1 della legge 157/92 viene introdotto l’art. 1 bis: “Lo Stato, le regioni e le province autonome, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottano le misure necessarie per mantenere o adeguare le popolazioni di tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1 della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, ad un livello corrispondente alle esigenze ecologiche, scientifiche, turistiche e culturali, tenendo conto delle esigenze economiche e ricreative e facendo in modo che le misure adottate non provochino un deterioramento dello stato di conservazione degli uccelli e dei loro habitat, fatte salve le finalità di cui all’articolo 9, paragrafo 1, lettera a), della stessa direttiva”. In aggiunta all’art. 18 il comma 1 bis: ”L’esercizio venatorio è vietato, per ogni singola specie:

a) durante il ritorno al luogo di nidificazione;

b) durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza degli uccelli.”

Appena dopo le modifiche varate dal Parlamento, l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), unico organismo scientifico nazionale di riferimento, redige e diffonde a tutte le regioni la Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge Comunitaria 2009, art. 42, documento d’indirizzo per la stesura dei calendari venatori che riportava i doverosi adeguamenti temporali per l’esercizio della caccia alle singole specie secondo le regole comunitarie, nonché la stringente indicazione dell’adozione di piani di gestione laddove se ne ravvisasse l’esigenza, sotto il profilo scientifico, anche sulla base dei dati di rilevanza europea. Purtroppo in Italia figurano ancora, nell’elenco di quelle cacciabili, 19 specie di avifauna che si trovano in una condizione critica e che sono classificate come SPEC2 e SPEC3 (rispettivamente specie la cui popolazione globale è concentrata in Europa e che hanno uno status di conservazione sfavorevole nel continente e specie la cui popolazione non è concentrata in Europa, ma con uno status di conservazione sfavorevole). Nonostante sia ormai in corso la IV stagione venatoria (2013-2014), dalle modifiche legislative apportate nel 2010, i calendari emanati dalle Regioni risultano, infatti, largamente e generalmente inadempienti rispetto al dettato della direttiva “Uccelli”, come recepita dalla legge n. 157/92 novellata, nonché rispetto alla “Guida” curata dall’Ispra, né può essere ormai invocata la mancanza di informazione in proposito.

L’Europa segue con attenzione la politica sulla conservazione nel nostro Paese. In un suo recente documento, il Commissario europeo all’Ambiente,Janez Potocnik ha dichiarato che nell’ambito della suddetta procedura (di infrazione n.2131), “i miei servizi continuano a seguire la vicenda della trasposizione e dell’applicazione in Italia della direttiva Uccelli, in modo da garantire che le competenti Autorità italiane, sia a livello nazionale sia a livello regionale, diano piena esecuzione alla sentenza della Corte (di Giustizia)”.

A tal proposito le senatrici Loredana De Petris, Monica Cirinnà e Silvana Amati hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro dell’Ambiente, lamentando il mancato rispetto, in Italia da parte delle Regioni, della direttiva 2009/147/CE sulla conservazione degli uccelli selvatici e chiedono ad Premier Enrico Letta e al ministro Andrea Orlando quali misure intendano adottare nei confronti delle Regioni che ancora oggi risultano consapevolmente inadempienti al diritto comunitario, con conseguente grave danno ambientale, discredito del nostro Paese ed esposizione a rilevanti sanzioni pecuniarie.

A titolo esemplificativo, la Lega per l’Abolizione della caccia diffonde l’elenco delle Regioni italiani che nei calendari venatori prevedono ancora la possibilità di cacciare specie di uccelli selvatici protette.

“Non avendo possibilità di fornire nel presente atto ispettivo tutte le violazioni contenute nelle deliberazioni regionali in materia e limitando l’esame ad alcune specie, si segnala che vengono attualmente uccisi nelle fasi di migrazione prenuziale, in flagrante violazione del diritto nazionale e comunitario: Alzavola nei calendari venatori delle regioni Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, provincia di Trento; Codone nei calendari venatori di Basilicata, Calabra, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio Lombardia Marche Sardegna Toscana Umbria Veneto; Canapiglia nei calendari venatori di Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio Lombardia, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Provincia di Trento; Folaga nei calendari venatori di Basilicata, Lazio, Lombardia, Calabria, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto; Combattente nei calendari venatori di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Sardegna; Beccaccia nei calendari venatori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto; Cesena nei calendari venatori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto, provincia di Trento; Tordo bottaccio nei calendari venatori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto; Tordo sassello nei calendari venatori di Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria, Liguria, provincia di Trento”.
Maria Trozzi

sabato 9 novembre 2013

Oricola (AQ). Vanno a caccia di cinghiali e catturano delle sagome

Oricola- Vanno a caccia di cinghiali e sparano a delle sagome di animali. E’ accaduto a un gruppo di cacciatori all’alba di oggi nel Bosco di Sesera a Civita di Oricola. Nell’incontaminata macchia di faggi querce e castagni, durante la bella stagione, vi si svolgono attività sportive e ricreative ,mentre nel periodo autunnale, diventa un luogo adatto alla caccia oltre che alla raccolta di funghi quando si trovano. Un gruppo di arcieri provenienti dalla capitale, non molto tempo fa, vi aveva svolto una gara di tiro al bersaglio contro delle sagome in polistirolo di animali da cacciagione tipo lepri, fagiani, quaglie e cinghiali. Deve essere stata quest’ultima a trarre in inganno non solo i cani, ma anche la nutrita brigata di cacciatori, che convinti di avere acciuffato l’agognata preda ,si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano.

La mancata cattura del cinghiale è stata imputata agli arcieri che hanno abbandonato nel sottobosco i loro bersagli mobili. Fortunatamente si è trattato di animali finti e non di persone. ”Credevamo, dopo una faticosa battuta,” spiega uno dei cacciatori,” di aver messo alle strette il cinghiale insieme ai nostri cani e invece ci siamo trovati di fronte a degli animali finti. 

E’ stata veramente una grande beffa. Forse, il vero cinghiale si era rintanato tra le finte sagome dopo che ha sentito la nostra presenza e quella dei cani e quando ,finalmente, abbiamo fatto fuoco con i nostri fucili, si è alzata una enorme polvere di polistirolo. Che Fare? l’abbiamo presa a ridere. Grazie a Dio, che erano solo sagome e non uomini ”.

lunedì 4 novembre 2013

Febbo su ricorso al TAR presentato dall'Associazione Migratoristi Italiani

L'assessore alla Caccia, Mauro Febbo, annuncia che nei giorni scorsi e' stata depositata la sentenza sul ricorso presentato dall'Associazione venatoria regionale Migratoristi Italiani e altri, contro il calendario venatorio 2012-2013. Il Tar Abruzzo ha dichiarato il ricorso parzialmente inammissibile e per l'altra parte rigettato. L'associazione aveva fatto ricorso contro la Regione su alcune prescrizioni inserite nel calendario venatorio relativamente alla caccia al cinghiale, in particolare sull'assegnazione delle zone di caccia alle squadre che esercitano il prelievo venatorio di tale specie. Tali prescrizioni sono state consigliate alla Regione dai tecnici del tavolo ristretto che lavorano sull'Azione B1 del Piano d'Azione di tutela dell'orso marsicano.

"Il Tar - spiega Febbo - ha, tra l'altro, riconosciuto che la regolamentazione della caccia al cinghiale e' necessaria anche ai fini della prevenzione degli incidenti di caccia: questo e' un monito alle Province che ancora non adottano alcuna regolamentazione in merito". L'Assessore ricorda che il termine ultime per le Province per l'approvazione o l'adeguamento dei regolamenti per la caccia al cinghiale, in base a quanto previsto dagli indirizzi regionali, e' il 31.12.2013.

Nel mese di novembre sara' inoltre convocata una riunione con le Province, le Prefetture e le Organizzazioni professionali degli agricoltori, per far il punto sulla situazione dei danni alle colture agricole e per stabilire una strategia d'intervento per il prossimo anno. Anche per la Coturnice e' stata data risposta alla presidenza del Consiglio dei ministri sulle attivita' che la Regione ha messo in campo per la conservazione della specie. Nella nota della presidenza indirizzata al presidente della Regione, si comunica che una gestione non conforme al Piano d'azione nazionale per la specie portera' come conseguenza l'apertura di una procedura d'infrazione comunitaria verso la Regione Abruzzo.

Anche in questo caso grazie al percorso intrapreso dalla Regione, in collaborazione con la Provincia dell'Aquila, l'Ispra e il mondo venatorio, sulla gestione della specie, gli uffici della Direzione Agricoltura hanno fornito una risposta adeguata agli organismi competenti". "Intanto - ha aggiunto l'assessore - e' stato avviato l'iter per il Regolamento regionale sugli ungulati, in particolare cervo e capriolo, che rappresenta un punto di partenza importantissimo per la caccia e l'attivita' di selezione per i prossimi anni nella Regione Abruzzo".

"Il lavoro finale, che dovra' essere licenziato in breve tempo data la ristrettezza del periodo disponibile - aggiunge Febbo - sara' portato alla verifica in Commissione presso il Consiglio regionale e successivamente sottoposto all'approvazione del Consiglio stesso, al fine di divenire operativo per la prossima stagione". A fine novembre si svolgera', alla presenza del presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, un convegno scientifico al quale saranno invitati i massimi esperti nazionali ed internazionali sulla gestione della fauna al fine di discutere sul futuro della caccia in Abruzzo, anche rispetto al rapporto con le aree protette. Tale appuntamento rappresentera' una occasione importantissima di verifica dello stato dell'arte delle iniziative, dei progetti e degli interventi strategici gestionali in corso e soprattutto sara' un momento fondamentale di coordinamento di tutto il mondo venatorio abruzzese e di confronto con le componenti esterne ed i portatori di interesse".