lunedì 25 maggio 2020

Deregulation venatoria in Abruzzo: si vuole far sparare di notte e usando mezzi non consentiti. L’appello del WWF alla Regione: scelte assurde e pericolose, tornate alla ragione!

Comunicato stampa del 25 maggio 2020

Deregulation venatoria in Abruzzo: si vuole far sparare di notte e usando mezzi non consentiti.
Nuovi pericoli per l’Orso bruno marsicano.
L’appello del WWF alla Regione: scelte assurde e pericolose, tornate alla ragione!

Con sconcerto apprendiamo che la Regione Abruzzo è in procinto di discutere modifiche al Disciplinare-tipo per la caccia di selezione che prevedono, nelle aree critiche di presenza della specie individuate nella Regione Abruzzo, il prolungamento dell’attività di caccia al Cinghiale anche durante la notte e il ricorso a dispositivi quali visori notturni.

La richiesta della Regione ha già ottenuto parere positivo dell’ISPRA. L’Istituto richiama l’art. 21 della L. n. 157/92 che non sancisce uno specifico divieto dell’uso di visori notturni, si tralascia di citare il precedente art. 13 della stessa legge che al comma 5 vieta tutte le armi e tutti i mezzi per l'esercizio venatorio non esplicitamente ammessi dall’articolo stesso e i visori non sono tra i mezzi citati (sul tema la Corte di Cassazione si è espressa chiaramente con la sentenza 48459/2015).
Le modifiche al disciplinare-tipo permetterebbero la caccia in orario notturno anche nella ZPE e nella ZPC del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e nei SIC con presenza dell’Orso bruno marsicano, seppur specificando in un allegato modalità operative ed eventuali limitazioni da concertare con gli Enti gestori. L’Orso bruno marsicano, com’è noto, è una sottospecie a fortissimo rischio di estinzione che la Regione Abruzzo è chiamata, insieme ad altri Enti, a tutelare, mettendo in campo tutte le azioni possibili per la sua salvaguardia. Prolungando l’attività di caccia di selezione anche nelle ore notturne, si va ad aumentare la pressione sui territori visitati da questa specie, che si muove principalmente di notte, amplificando il rischio di interferenza con le sue abitudini di vita. Inoltre, l’Orso ha un ampio areale di espansione e non è raro osservarlo, soprattutto nelle ore notturne, anche al di fuori delle aree dei SIC dove è acclarata la sua presenza e in tali zone non è prevista alcuna possibilità di limitazione dell’intervento venatorio.
Un’altra modifica che la Regione vuole inserire nel Disciplinare-tipo è l’abolizione del certificato di taratura per le carabine utilizzate nella caccia di selezione e sostituirlo con una autocertificazione. Una disposizione che ha dell’incredibile ed è estremamente pericolosa, a discapito della pubblica sicurezza. Senza il certificato di taratura rilasciato dai poligoni o dai campi di tiro non è possibile infatti assicurare la precisione del colpo sparato che potrebbe arrivare a colpire anche diversi metri lontano dall’obiettivo.
Dichiara Filomena Ricci, Delegata regionale del WWF: “Le disposizioni in materia di caccia della Regione Abruzzo ormai sono contrarie alla legge e al buon senso da diversi anni e soltanto con i ricorsi ai giudici amministrativi si riesce a ristabilire la legittimità degli atti. La Regione Abruzzo rifiuta di confrontarsi su queste tematiche con le Associazioni Ambientaliste, ci costringe di fatto alle vie giudiziarie e spreca il denaro degli abruzzesi in cause che puntualmente perde. Tra l’altro da decenni si affronta il problema cinghiali affidandosi alla caccia senza prendere atto del sostanziale fallimento di una tale scelta: i fatti e le ricerche scientifiche condotte in tutta Europa dimostrano che la caccia è uno dei principali fattori responsabili dell’aumento del numero dei cinghiali, esattamente il contrario di quello che la Regione, prona agli interessi della parte più retriva del mondo venatorio, continua a pensare”.

WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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domenica 19 gennaio 2020

Caccia, Arci: Regione non rinnova ATC da due anni, Comitati di Gestione fanno quello che vogliono


L’AQUILA – "Sono scaduti da due anni circa i Comitati di gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia di L’Aquila e Pescara, ma ancora non ci sono notizie in merito al loro rinnovo, nonostante le Provincie e i Comuni interessati abbiano già fatto le nomine di competenza ormai da molto tempo. Non sappiamo le motivazioni della Regione, ma quello che sta avvenendo 'regala' ai Presidenti dei Comitati di Gestione, con la complicità di quelli scaduti, le decisioni sulle sorti della caccia".

A denunciarlo l'Arci caccia della provincia dell'Aquila.

"È notizia dei giorni scorsi l’autorizzazione della Regione ad aumentare il costo degli ambiti fino a un massimo della quota di riferimento nazionale - spiega l'Arci -: un 'vero regale di Natale'. Ovvero prima il costo era di 66 euro mentre ora può arrivare a 173 euro circa. Noi dell’Arci Caccia dell’Aquila crediamo che nella nostra provincia la cosa più importante sia quella di ridurre in modo consistente il numero degli Ambiti Territoriali di Caccia, per una migliore gestione e programmazione del territorio".

"Chiediamo, inoltre, di emanare nuove regole allo scopo di far diminuire i costi di funzionamento degli stessi ATC. L’Abruzzo è la Regione dei Parchi dove secondo noi con una sana e attenta politica nel rispetto dell’ambiente, si potrà sostenere la carente economia, anziché mortificare i cacciatori con esose richieste economiche", conclude la nota.


Fonte: abruzzoweb.it del 17 gennaio 2020

domenica 15 dicembre 2019

Spara al cinghiale ma viene azzannato a gamba e polso

PALOMBARO. Spara al cinghiale senza ucciderlo, l’animale lo carica e lo ferisce. Tanta paura ma per fortuna conseguenze non gravi per un cacciatore 73enne di Pennapiedimonte. Ieri mattina A.D.G. si trovava insieme ad altri cacciatori in località Vallone, a Palombaro, per una battuta di caccia al cinghiale in braccata. Intorno alle 10,30 il gruppo si è trovato davanti a un esemplare del peso di oltre un quintale. Il cacciatore ha puntato e sparato con il suo fucile, ma senza colpire a morte l’animale che, ferito e dolorante, ha reagito con violenza. Secondo una prima ricostruzione A.D.G., colto alla sprovvista, ha provato a colpirlo di nuovo con un proiettile, ma l’arma si è inceppata. Allora il 73enne si è girato di spalle, d’istinto, per pararsi dall’assalto del cinghiale, che lo ha colpito con la zanna alla gamba e al polso sinistro. A quel punto sono intervenuti i compagni di braccata, che hanno abbattuto l’animale. Subito dopo hanno allertato i soccorsi.
Sul luogo dell’incidente sono arrivati prima un’ambulanza del 118 e poi l’elisoccorso, che ha trasportato il ferito al policlinico di Chieti. Qui l’uomo, titolare di un locale a Pennapiedimonte ed esperto cacciatore di cinghiali, è stato ricoverato. Le sue condizioni non sono gravi. I carabinieri di Palombaro hanno ricostruito la dinamica del ferimento. «I cinghiali sono diventati un’emergenza insostenibile», commenta il sindaco Consuelo Di Martino, «chi ricopre ruoli nelle istituzioni sovracomunali, a cui più volte abbiamo chiesto aiuto, non si rende conto di quella che è la nostra emergenza. E’ pericoloso anche fare una passeggiata la sera, perché i cinghiali raggiungono le abitazioni».

Fonte: ilcentro.it del 10 dicembre 2019

domenica 1 dicembre 2019

Monteodorisio, cacciatore ferito da un colpo di fucile durante una battuta di caccia al cinghiale: è grave.

Monteodorisio, cacciatore ferito da un colpo di fucile durante una battuta di caccia al cinghiale: è grave

Un cacciatore di 51 anni è rimasto gravemente ferito in mattinata durante una battuta di caccia nelle campagne di Monteodorisio.
L'uomo era impegnato con amici in una battuta di caccia al cinghiale in località fondovalle Sinello quando un colpo di fucile lo ha raggiunto all'inguine.
Il ferito è stato trasportato con una forte emorragia al pronto soccorso dell'ospedale di Vasto, dove i medici hanno disposto l'immediato trasferimento al policlinico di Chieti in eliambulanza.
Sul luogo dell'incidente i carabinieri della stazione di Cupello, coordinati dalla compagnia di Vasto, per identificare i cacciatori presenti e ricostruire l'accaduto.

Fonte: chietitoday.it del 30 novembre 2019



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martedì 12 novembre 2019

L'Aquila. Caccia, nuovo incidente: si impallina col suo stesso fucile


Inciampa e fa partire un colpo per sbaglio: giovane si ferisce a un braccio durante una battuta di caccia.

Ancora un incidente di caccia nell’aquilano. Un giovane è rimasto ferito da un colpo sparato accidentamente dal suo stesso fucile. È successo nei giorni scorsi a Cascina di Cagnano Amiterno, dove il giovane – di poco più di 30 anni – stava partecipando alla caccia al cinghiale. Mentre camminava in zona scoscesa, però, il giovane è inciampato e mentre cadeva è partito un colpo accidentale che lo ha ferito a un braccio.

Immediatamente è scattato l’allarme al 118, ma – come spiega Il Centro – per non attendere l’arrivo dell’ambulanza, è stato portato al Pronto soccorso con un mezzo privato. Il giovane è stato sottoposto a intervento chirurgico, con prognosi di 30 giorni.

Sul luogo dell’incidente, i carabinieri che hanno raccolto testimonianze che confermano il ferimento accidentale.

A fine ottobre, un altro incidente di caccia si era verificato a Roio, dove i residenti hanno segnalato in più di un’occasione i disagi dovuti alla presenza di cacciatori.


Fonte: ilcapoluogo.it del 11 novembre 2019

domenica 10 novembre 2019

CINGHIALI: 7,8% AFFETTI DA EPATITE E AREA CHIETINO-LANCIANESE, PERICOLI LEGATI A CONSUMO CARNE CRUDA

CHIETI - L'Abruzzo, con il 22,2% rispetto al totale dei casi registrati a livello nazionale, è la regione maggiormente colpita dall'Epatite E, malattia dei suidi sostenuta da un virus (HEV) in grado di trasmettersi da animale ad animale e che può passare all'uomo per via alimentare: in Abruzzo è infatti assai frequente il consumo di carne suina cruda o poco cotta (salsicce di carne e di fegato, anche di cinghiale).

Il Servizio veterinario di Sanità animale della Asl Lanciano Vasto Chieti, diretto da Giovanni Di Paolo, ha sviluppato uno studio sperimentale sui cinghiali cacciati al fine di determinare in tale popolazione (circa 6.000 esemplari) non tanto la positività sierologica di tali animali, segno di un contatto con il virus, ma la reale presenza del virus stesso dell'epatite E attraverso specifiche tecniche di isolamento.

I risultati dello studio sono stati giudicati molto interessanti dalla comunità scientifica internazionale e sono stati presentati alla "100^ Conferenza mondiale dei ricercatori delle malattie infettive animali" che si è appena tenuta a Chicago (Illinois), negli Stati Uniti.

Allo studio, insieme a Giovanni Di Paolo e ad Angelo Giammarino del Servizio veterinario di Sanità animale della Asl hanno collaborato Fabrizio De Massis, Giuseppe Aprea, Silvia Scattolini, Daniela D'Angelantonio, Arianna Boni, Francesco Pomilio e Giacomo Migliorati dell'Istituto zooprofilattico di Teramo e il tecnico della prevenzione Chiara Morgani.

In particolare, il virus è stato ricercato nel fegato e nella cistifellea di 102 cinghiali provenienti dai Comuni ricadenti nell'Ambito territoriale di caccia (Atc) Chietino Lancianese.

I risultati delle analisi hanno evidenziato la presenza del virus nelle matrici di otto cinghiali, evidenziando una percentuale di infezione del 7,8% (numero di soggetti infetti sul totale dei capi testati).

L'indagine ha voluto inoltre determinare l'eventuale sieropositività al virus dell'epatite E dei cacciatori che hanno avuto contatto con i capi infetti; in questo caso, nessuno dei cacciatori è risultato infetto.

In situazioni di "stretto" contatto, il virus dell'Epatite E può infatti passare dai suidi infetti all'uomo attraverso il consumo di carne o fegato senza un adeguato trattamento termico, determinando l'insorgenza della malattia che, seppur asintomatica nella maggior parte dei casi, può a volte manifestarsi con i sintomi classici di un'epatite acuta (febbre alta, dolore addominale, ittero). Molta importanza nella trasmissione della malattia è data al cinghiale, che è in grado di ospitare il virus fungendo da fonte di infezione per l'uomo (reservoir).

Fonte: abruzzoweb.it del 09 novembre 2019

giovedì 31 ottobre 2019

Mariani replica al WWF: chi rappresenta la comunità non può permettersi visione parziale della realtà


L’Aquila. “Pochi giorni fa ho affidato ai mezzi di comunicazione una mia riflessione sulla tutela dei Parchi e l’attività venatoria quale contributo alla discussione che la regione Abruzzo sta svolgendo sul Piano faunistico. In risposta alle mie valutazioni WWF ha diramato un comunicato che ritengo di cattivo gusto e dai toni inaccettabili parlando di “target elettorale interessante” ed esprimendo giudizi che poco hanno a che fare con la soluzione dei problemi”. A replicare all’associazione ambientalista italiana è Sandro Mariani, consigliere regionale del centro sinistra e capogruppo di Abruzzo in Comune.

“Sento dunque la necessità di dover precisare alcune questioni”, spiega il consigliere regionale del centro sinistra,” innanzitutto, essendo stato chiamato dagli elettori a rivestire un ruolo nelle Istituzioni, è mio dovere avere a cuore la tutela dell’ambiente e delle specie animali tanto quanto la tutela dei cittadini che vivono in prossimità dei Parchi e la tutela dei cacciatori. Chi è chiamato a rappresentare una comunità non può permettersi una visione parziale della realtà. A questo proposito invito i vertici del WWF, onde evitare una raccolta firme che certifichi i disagi e la crescente insofferenza, ad una passeggiata tra le popolazioni di quelle aree che oggi, purtroppo, hanno la percezione di non trarre alcun vantaggio ma solo aggravi dai Parchi esistenti. Popolazioni, stremate dai terremoti e dalle calamitá naturali, delle quali il WWF dovrebbe occuparsi, in modo da sviluppare una visione più ampia sul presente e sul futuro di questi territori”.
“Riguardo le aree contigue che, ribadisco, valuto inadeguate nella nostra regione”, precisa Mariani, “corre l’obbligo ricordare che l’articolo 32 comma1 della legge 394 del 1991 non prevede un obbligo in capo alle regioni di istituire tali aree, bensì la facoltà di farlo laddove “occorre intervenire per assicurare la conservazione dei valori delle aree protette stesse”. La legge quadro lascia alle Regioni, d’ intesa con gli Enti Parco e i Comuni, la valutazione circa l’opportunità di avere aree protette adiacenti ai Parchi. Sono questi i motivi per cui dopo 30 anni dalla stesura del testo normativo, in Italia solo una parte minoritaria di Parchi si è dotata di aree contigue protette. L’Abruzzo “regione verde d’Europa” detiene il primato italiano con un territorio sottoposto a tutela e protezione per oltre il 30%, i Parchi devono essere per il nostro territorio una grande risorsa, il rischio e di farli diventare solo un ostacolo”.
“Riguardo poi le pubblicazioni riportate da WWF in merito alla gestione dei cinghiali”, continua Sandro Mariani, “problema peraltro sorto proprio con l’istituzione dei Parchi, è bene precisare che queste non confermano affatto che il prelievo compiuto dai cacciatori sia negativo per il controllo delle popolazioni, ma evidenziano la necessità di una gestione corretta dello stesso prelievo e di varie metodiche di cattura e abbattimento per ottenere risultati favorevoli. In verità, sulla base di una posizione ideologica, si vuole escludere il ruolo regolatore dell’attività venatoria senza avere soluzioni alternative per risolvere un problema evidente e sotto gli occhi di tutti”.
“Voglio concludere ribadendo la mia disponibilità al dialogo ponendo al centro i diritti dei cacciatori ad esercitare l’attività venatoria, le esigenze di chi a ridosso di quelle aree vive e lavora ogni giorno e la tutela delle aree protette. Una discussione seria in cui nessuno riproponga toni intimidatori che”, conclude, “voglio precisare, non ottengono l’obiettivo di scalfire la mia posizione ma solo quello di qualificare chi li usa”.

Fonte: abruzzolive.it del 18 ottobre 2019

mercoledì 30 ottobre 2019

Aree contigue, il WWF replica duramente a Mariani: le leggi si rispettano, non farle danneggia cacciatori aree interne

L’Aquila. “Assolutamente inadeguato ed eccessivamente limitante risulterebbe introdurre, in un territorio come quello abruzzese, le cosiddette aree contigue”. Queste dichiarazioni del consigliere regionale Sandro Mariani della Lista “Abruzzo in Comune”, diffuse nei giorni scorsi, che offrono lo spunto per una riflessione da parte del WWF Abruzzo.

“È innanzitutto paradossale che un rappresentante delle Istituzioni chieda la non applicazione di una legge”, tuona il WWF nella nota, “l’istituzione delle “aree contigue” è prevista infatti dalla legge quadro sulle aree naturali protette del 1991 e quindi dovrebbero essere operative da quasi 30 anni. La lobby dei cacciatori e la totale accondiscendenza della classe politica regionale alle loro richieste hanno di fatto impedito l’applicazione di questo strumento, fondamentale per assicurare una corretta gestione della fauna (ma non solo) nelle fasce di rispetto intorno ai tre grandi parchi nazionali presenti nella nostra regione”.

“All’interno delle aree contigue infatti”, precisa l’associazione ambientalista italiana, “possono andare a caccia solo i residenti. Si tratta di una misura importante dal punto di vista faunistico perché limita la pressione venatoria sulle aree a margine di quelle tutelate, ma anche auspicata dai cacciatori dell’entroterra che vedono in qualche modo compensato il fatto che le aree protette, dove la caccia è vietata, si trovano quasi tutte nelle zone interne. Chiederne la non istituzione vuol dire cercare di tutelare gli interessi dei cacciatori della costa e delle città che evidentemente per qualcuno rappresentano un target elettorale interessante”.

“Il consigliere Mariani racconta poi dei cinghiali che mangiano nei bidoni di immondizia dei centri urbani e da questo fa discendere l’esigenza di aumentarne ancora di più la caccia”, sottolinea il WWF, “nulla di più sbagliato come dimostrano i fatti e le ricerche scientifiche condotte in tutta Europa. I cacciatori sono infatti i principali responsabili dell’aumento del numero dei cinghiali, sia perché sono stati coloro che li hanno introdotti in gran parte d’Italia a scopo venatorio (peraltro facendoli arrivare dall’est Europa e immettendoli senza alcun protocollo scientifico), sia perché è proprio l’attività venatoria a creare dispersione nei branchi con il conseguente aumento del numero dei nati ogni anno”.

“Il problema dei cinghiali”, spiega l’associazione, “che riguarda effettivamente alcune aree della nostra regione, non si risolve aumentando la caccia, ma anzi limitandola e procedendo caso mai a catture mirate che vadano a ridurre i danni alle colture e a incidere direttamente sulle dinamiche riproduttive. Del resto non si capisce di quanto si voglia ulteriormente aumentare l’attività venatoria sul cinghiale visto che ormai tra la stagione ordinaria e la gestione della caccia di selezione del cosiddetto selecontrollo, che tutto è tranne che un controllo selezionato, il cinghiale viene cacciato praticamente tutto l’anno”.

“In ultimo una cosa il consigliere Mariani la dice giusta”, prosegue il WWF nella nota, “l’Abruzzo ha bisogno di un piano faunistico-venatorio. Fa piacere che anche il consigliere Mariani se ne sia accorto. Aggiungiamo solamente che sarebbe stato sicuramente più utile se il consigliere Mariani lo avesse detto nei 5 anni in cui è stato al governo della Regione e se lo avesse fatto approvare quando era nelle sue facoltà. Detto questo il WWF auspica che il nuovo piano nasca nell’interesse del patrimonio faunistico regionale, che appartiene a tutti, e non nell’interesse dei cacciatori. Se la Giunta regionale vorrà lavorare nella direzione dell’interesse collettivo e non a tutela di quello particolare”, conclude, “come WWF saremo pronti a dare il nostro contribuito al confronto”.

Fonte: abruzzolive.it del 16 ottobre 2019

martedì 29 ottobre 2019

Il consigliere regionale Mariani chiede subito un nuovo piano faunistico e dice no alle aree contigue

L’Aquila. Sandro Mariani, consigliere regionale nonché capogruppo consiliare dei “Abruzzo in Comune”, dice la sua sull’istituzione di un nuovo e aggiornato piano faunistico e si scaglia contro l’istituzione delle aree contigue del parco “Il piano faunistico in discussione nella nostra regione e gli interventi di associazioni che con posizioni diverse, a livello nazionale, hanno portato nuovamente alla ribalta i temi dell’attività venatoria e della tutela dei parchi, obbligano oggi ad una attenta riflessione per assicurare da una parte, che le comunità faunistiche siano distribuite sul territorio regionale nelle migliori condizioni quantitative e qualitative e dall’altra, garantire a chi caccia l’esercizio dell’attività venatoria.


La regione Abruzzo ha bisogno, in tempi brevi, di un piano faunistico che sia nuovo e aggiornato punto di riferimento per coordinare e armonizzare tutti gli interventi di gestione e pianificazione che riguardano la fauna selvatica presente sul nostro territorio, assegnando maggiori responsabilità gestionali e di controllo agli Atc territoriali, le strutture più adeguate poiché a contatto diretto e costante con le aree di riferimento. Assolutamente inadeguato ed eccessivamente limitante risulterebbe introdurre, in un territorio come quello abruzzese, le cosiddette Aree contigue.

Oggi, come già nel 2018, quando peraltro eravamo al governo della Regione, ribadisco la necessità di ritirare la delibera 480, delibera non pubblicata che prevede l’istituzione delle aree contigue, che avrebbe come unico risultato quello di un insopportabile aggravio per numerosi Comuni e privati cittadini di zone già sottoposte a limiti, progetti e restrizioni di diverso tipo. È utile ricordare che la legge quadro sulle aree contigue non fu altro, già dalla sua apparizione nell’ordinamento giuridico, che il frutto di un conflitto ideologico fra mondo venatorio e associazioni ambientalistiche: da una parte si riteneva necessario mantenere l’attività di caccia per controllare alcune popolazioni di specie, dall’altra si escludeva a priori l’attività venatoria nei parchi. Riproporre, oggi, questo conflitto in Abruzzo non porterebbe a nessun risultato, tranne quello negativo di inasprire la tensione tra due diritti. L’esperienza degli ultimi anni e le immagini dei cinghiali che mangiano nei bidoni della spazzatura in diverse città, ci insegnano che se è fondamentale difendere le aree dei Parchi regionali e nazionali lo è altrettanto non escludere la presenza e l’attività dell’uomo come azione regolatrice e di controllo su alcune specie. Pertanto, l’unica discussione seria e analitica da fare è quella in seno alla Commissione regionale che dovrà celermente licenziare il piano faunistico abruzzese”.

Fonte: abruzzolive.it del 13 ottobre 2019

giovedì 10 ottobre 2019

Contadino impallinato da cacciatore a Colledimacine


COLLEDIMACINE - E' stato raggiunto da pallini al braccio, alla mano e alla testa, mentre era a lavoro su un terreno di sua proprietà.

I carabinieri forestali stanno indagando per fare chiarezza sul ferimento di un contadino, F.S., di Colledimacine.

Secondo una prima ricostruzione, mercoledì mattina, l’uomo sarebbe stato raggiunto da una fucilata e vedendo in prossimità del suo terreno alcuni cacciatori, ha individuato il presunto colpevole.

Ne è nata una lite e il cacciatore, S.C., ha chiamato il 112 spiegando di essere in pericolo perché un contadino lo stava accusando di averlo impallinato.

Una volta giunti sul posto, i carabinieri hanno trovato soltanto il cacciatore mentre la presunta vittima era nel frattempo andata al pronto soccorso dell’ospedale di Lanciano.

Qui i medici hanno estratto una serie di pallini, sparati da un fucile da caccia.

L'uomo deve essere ancora ascoltato dai militari dell’Arma.

Fonte: abruzzoweb.it del 04 ottobre 2019

giovedì 3 ottobre 2019

Regione Abruzzo. Approvato l'ennesimo calendario venatorio 2019-2020

Calendario Venatorio 2019-2020 
 

Con DGR n.581 del 30.09.2019, sono state approvate le "Modifiche al Calendario Venatorio Regionale 2019-2020 approvato con la DGR n. 497/2019, per conformazione al provvedimento cautelare del Tar n. 189/2019 e per il recepimento delle valutazioni relative al giudizio VINCA".
 
Con Det. DPD 023/493, è stato dato atto del testo coordinato del calendario venatorio 2019-2020, di cui alle DGR 497/2019 e DGR 581/2019. 
 

mercoledì 2 ottobre 2019

Oggi si apre la stagione venatoria. Arcicaccia bacchetta l'assessore Imprudente

Mercoledì 2 ottobre si apre finalmente la caccia in Abruzzo. Purtroppo in ritardo e tra mille incertezze; ma i cacciatori abruzzesi dovranno aspettarsi ogni anno un simile calvario? Abbiamo chiesto chiarimenti a Massimo Sordini Presidente Provinciale di Arci Caccia Teramo: il nuovo Assessore alla caccia, Imprudente di nome e di fatto, subentrato dopo le ultime elezioni, purtroppo, ha prestato orecchio a cattivi consiglieri che lo hanno convinto a fare scelte che ci hanno portato ad arrivare ad ottobre senza aver addestrato i cani e senza aver cacciato un giorno.
 Il Piano Faunistico Venatorio, lasciato già pronto dall’Assessore precedente, è rimasto lettera morta e il Calendario Venatorio è stato approvato in maniera tardiva, non solo con questo handicap di partenza, ma ignorando praticamente tutte le indicazioni dell’ISPRA e senza sottoporre la procedura al VINCA. In questo modo il Calendario è stato facilmente preda del ricorso presentato dagli animalisti.
In attesa del pronunciamento del TAR, l’Assessore ha fatto produrre un nuovo Calendario surreale, con due versioni, una scritta in nero, che accoglie le indicazioni ISPRA e una in rosso, valida in caso di vittoria in tribunale. Beh una cosa simile non si è mai vista e se il ricorso è arrivato puntuale sulla prima versione immaginiamoci cosa succederà con la seconda.
Noi, per i cacciatori Abruzzesi, chiediamo serietà: un Calendario approvato nei tempi fissati dalla legge, sorretto da dati scientifici, dal Piano Faunistico Venatorio e dotato di tutte le autorizzazioni necessarie. Un calendario, infine, che ci dia la certezza di andare a caccia senza essere continuamente bloccati, perdendo giornate preziose. Concludo facendo un grande in bocca al lupo a tutti i cacciatori, accompagnandolo con una richiesta: siate più corretti e lungimiranti di chi vi amministra.
 

lunedì 30 settembre 2019

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso contro la riapertura delle ZRC. Il WWF: “Una nuova sconfitta per la politica faunistico-venatoria della Regione Abruzzo”

COMUNICATO STAMPA DEL 30 SETTEMBRE 2019 

 

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso contro la riapertura alla caccia delle Zone di Ripopolamento e Cattura della Provincia di Chieti

Il WWF: “Una nuova sconfitta per la politica faunistico-venatoria della Regione Abruzzo”


Con ordinanza emessa giovedì 26 settembre scorso il Consiglio di Stato ha accolto l’appello dell’Ambito Territoriale di Caccia Vastese che aveva presentato istanza cautelare contro la Regione Abruzzo per aver soppresso la maggior parte delle Zone di Ripopolamento e Cattura della Provincia di Chieti e aver consentito al loro interno l’esercizio venatorio. Una assurda disposizione che in verità venne adottata dalla Giunta D’Alfonso-Pepe ma che l’attuale maggioranza ha avallato: il provvedimento non è stato infatti mai revocato nonostante una diffida presentata dal WWF.

I magistrati hanno ritenuto la sussistenza dei requisiti della gravità e irreparabilità riferiti alla conservazione e protezione dell’ambiente e del patrimonio faunistico. La soppressione delle Zone di Ripopolamento e Cattura è stata peraltro disposta senza avere acquisito il parere di ISPRA, senza Valutazione d’Incidenza e senza Valutazione Ambientale Strategica! Una dimostrazione di palese pressapochismo non nuova da parte di chi in Regione gestisce il settore venatorio.

Dichiara Filomena Ricci, Delegato regionale del WWF Abruzzo: “Ancora una volta non siamo stati ascoltati e ancora una volta la giustizia amministrativa è stata costretta a intervenire per bloccare iniziative del governo regionale tese a vanificare le poche e comunque insufficienti tutele rivolte alla fauna selvatica del nostro territorio”.

L’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) Chietino-Lancianese dovrà ora farsi carico di ripristinare la protezione delle Zone di Ripopolamento e Cattura, provvedendo a ristabilire i loro confini con l’apposizione dei cartelli che aveva fatto rimuovere per consentire la caccia al loro interno. Nel caso non fosse possibile dati i tempi stretti ripristinare la tabellazione, l’unica soluzione possibile sarebbe l’esclusione della caccia nell’intero ambito territoriale dell’ATC Chietino-Lancianese, così come richiesto anche da Arcicaccia.

Il coordinatore regionale delle Guardie WWF Claudio Allegrino precisa: “Chiederemo alle Forze dell’Ordine di assicurare il ripristino della legalità e di verificare che le attività venatorie non vengano più svolte nelle Zone di Ripopolamento e Cattura che sono aree, esplicitamente previste dalla pianificazione faunistica venatoria, nelle quali gli animali devono essere protetti dalla caccia e riprodursi liberamente”.


WWF Italia ONLUS, Abruzzo
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sabato 28 settembre 2019

Comunicato della Regione Abruzzo: la caccia riapre il 02 ottobre

Comunicato della Regione Abruzzo: la caccia riapre il 02 ottobre

Stante la necessità di acquisire il giudizio VINCA, al fine di evitare ulteriore contenzioso, si comunica che con la nota Prot. 269897 del 27 settembre 2019 è stato chiesto al Comitato Via di esprimersi sul calendario venatorio 2019/2020 approvato con la DGR. N. 497/2019, tenuto conto dell'Ordinanza TAR Abruzzo n. 189/2019. Pertanto, fino all?adozione di un nuovo provvedimento che consentirà l'esercizio dell'attività venatoria dal 2 ottobre 2019, si comunica che prima di tale data la caccia non può essere svolta.

 https://www.regione.abruzzo.it/caccia/index.asp?modello=eventoSingolo&servizio=LEE&stileDiv=sequence&b=evento222&tom=222

giovedì 26 settembre 2019

Pubblicata l’ordinanza del TAR sul calendario venatorio. Soddisfazione del WWF Abruzzo

Comunicato stampa del 26 settembre 2019


Pubblicata l’ordinanza del TAR sul calendario venatorio

Soddisfazione del WWF Abruzzo:

«Abbiamo fermato gli spari per oltre un mese e sono stati ridotti i periodi di caccia»


“Siamo soddisfatti per l’ordinanza del TAR Abruzzo che di fatto accoglie alcune questioni importanti che avevamo sollevato nel ricorso amministrativo che il WWF Italia ha presentato insieme alla LNDC Animal Protection”, dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. “Innanzitutto siamo riusciti a bloccare tutte le preaperture e anzi, grazie al nostro ricorso, la caccia è restata bloccata in Abruzzo fino ad oggi e non è iniziata neppure al momento dell’avvio nazionale fissato quest’anno per il 15 di settembre. Siamo anche molto soddisfatti del fatto che sono stati ridotti i periodi di caccia per 18 specie cui si potrà sparare solo dal 1° ottobre, non dal 15 settembre come voleva la Regione, e solo fino al 20 gennaio, invece che fino al 30 gennaio, com’era previsto dal calendario. Bene anche la riduzione di venti giorni del periodo di caccia per la beccaccia e di un mese per il beccaccino, nonché il divieto di caccia in forma vagante oltre il 31 dicembre. È sempre bene ricordare che riuscire a limitare i periodi di caccia vuol dire salvare dalla morte decine di migliaia di animali ed essere riusciti ad evitare più di un mese di caccia tra ritardato avvio e anticipo della chiusura è stato un grande risultato per il quale ringraziamo i nostri legali, Michele Pezone ed Herbet Simone, e tutti i nostri volontari che hanno lavorato al ricorso”.

Restano invece irrisolte dall’ordinanza del TAR alcune questioni pure importanti: la caccia all’allodola, alla coturnice, al moriglione e alla pavoncella che, stante le difficoltà delle specie, andrebbe vietata; la mancata limitazione alla caccia nelle zona contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ai soli residenti; alcuni aspetti sulle distanze dalle foci dei fiumi.

“Sugli aspetti che non sono stati accolti ci confronteremo con i nostri legali e valuteremo se è il caso di presentare ricorso al Consiglio di Stato o se sia più utile attendere il giudizio di merito nel quale sarà possibile argomentare con maggiore compiutezza le questioni”, conclude la Ricci. “Particolare attenzione sarà dedicata alla gestione della caccia nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che la Regione Abruzzo fa finta di non riconoscere, perché è qui che si gioca una parte importante della battaglia per la salvezza dell’Orso bruno marsicano”.

WWF Italia ONLUS, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

martedì 24 settembre 2019

Pepe (PD) denuncia mancata riapertura della Caccia in Abruzzo

(24/09/2019 - 11:33)
 
(ACRA) – Caccia ferma e al palo, diecimila cacciatori che attendono da un mese l'apertura della stagione, un calendario venatorio bocciato più volte. E' questo il difficile contesto in cui si trova il settore venatorio abruzzese e che è stato oggetto di una conferenza stampa dei consiglieri Dino Pepe e Antonio Blasioli, questa mattina a Palazzo dell'Emiciclo.
"L'Assessore Imprudente ha portato in Commissione consultiva la prima stesura di questo importante documento programmatorio solo in agosto, ovvero molto tardivamente rispetto alla data prevista per legge al 15 giugno- ha detto Pepe - La proposta, una volta osservata dalla Consulta, veniva dapprima bocciata dall'ISPRA, poi dal Comitato VIA ed infine dal TAR Abruzzo. Questo primo stop alla caccia del Tribunale Amministrativo Regionale ha, di fatto, pregiudicato tutto il periodo di addestramento cani e annullato la prevista preapertura alle prime specie cacciabili. La seconda proposta, elaborata dalla Regione in tutta fretta e senza la dovuta concertazione con la Consulta tecnica regionale, ha subito lo stop del VIA, poi l'ISPRA ed infine anche del TAR, che ha dichiarato inammissibile la nuova proposta di Calendario Venatorio. Alla base delle bocciature – spiega il consigliere del Pd - c'è soprattutto la mancanza di una programmazione in materia faunistica che consentirebbero il discostamento dai periodi di caccia alle singole specie raccomandati nei pareri medesimi, carenza questa che la precedente Giunta Regionale di centrosinistra aveva colmato redigendo ed approvando, dopo venticinque anni di inerzia, il nuovo Piano Faunistico venatorio Regionale. Svanisce dunque per i 10.000 cacciatori abruzzesi che hanno dovuto pagare con congruo anticipo tutte le tasse di concessione governative, regionali e agli Atc, anche la seconda ipotesi di apertura al 15 settembre, con una pesante riduzione delle giornate di caccia rispetto al resto del Paese." 
Secondo l'ex assessore Dino Pepe "Quello che è accaduto rispecchia un po' il paradosso che viviamo oggi nel nostro Paese, con una destra arrogante e populista che anche quando amministra porta avanti proposte, talvolta sovrastando leggi e regole o caldeggiando un dissenso diffuso, con la piena consapevolezza che si tratta di battaglie irrealizzabili. 
Marsilio e il suo Assessore Emanuele Imprudente –conclude Pepe - malgrado le promesse elettorali riguardanti la materia venatoria, non sono stati in grado di garantire neppure il minimo sindacale per i cacciatori abruzzesi, visto che la legge Quadro sulla Caccia prevede l'apertura generale alla terza domenica di settembre, ovvero alla data del 15 settembre 2019, mentre in Abruzzo ad oggi non sappiamo ancora quando ciò avverrà". (red)

mercoledì 18 settembre 2019

Abruzzo: il Comitato VIA “boccia” il calendario venatorio. Il WWF alla Regione: da rivedere tutto il settore caccia regionale

COMUNICATO STAMPA DEL 18 SETTEMBRE 2019


Il Comitato VIA “boccia” il calendario venatorio della Regione.

Accolte le obiezioni già sollevate in sede di TAR e con le osservazioni sulla VINCA
 
Il WWF alla Regione: da rivedere tutto il settore caccia regionale


Ieri il Comitato VIA regionale ha di fatto “bocciato” il calendario venatorio regionale.

Il parere, di cui la Regione dovrà tenere conto, vieta in tutto l’Abruzzo la caccia a Moriglione e Pavoncella (come peraltro chiesto da tempo dal Ministero dell’Ambiente); sono stati inoltre limitati i territori di caccia per 6 specie (Canapiglia, Codone, Frullino, Mestolone, Tordo sassello e Tortora selvatica) che non potranno essere cacciate nei SIC e nelle ZPS, e sono stati inserite altre prescrizioni limitative anche per tutelare l’Orso Bruno Marsicano.

La Regione aveva presentato un calendario con indicazioni contrastanti, subordinate a un futuro pronunciamento del TAR. Bene hanno fatto sia l’ISPRA che il Comitato VIA regionale a esprimersi solo sulle parti certe, confermando così la chiusura della caccia all’allodola e alla coturnice e consentendo la caccia ai soli residenti nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo.

In pratica sono state accolte le obiezioni presentate dal WWF sia attraverso un ricorso al TAR (che, ricordiamo, ha bloccato la caccia almeno fino al 25 settembre), sia attraverso le osservazioni al calendario fatte in sede di Valutazione di Incidenza Ambientale.

“Quest’anno il calendario venatorio regionale sta raccogliendo solo censure”, dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo. “Si conferma la situazione di confusione che regna nella gestione regionale di questo settore. La volontà di accogliere le richieste delle frange più estremiste dei cacciatori, rappresentate dalle associazioni venatorie, ha portato a questa situazione. Ad oggi la caccia è sospesa fino ad un nuovo pronunciamento del TAR. Da un lato invitiamo la Regione a non continuare con assurdi tentativi di superare il dettato normativo rimediando solo brutte figure, dall’altro ribadiamo invece la nostra disponibilità a confrontarci nel merito per giungere a una gestione rispettosa della legge. Come WWF siamo contrari alla caccia, ma essendoci in Italia una legge che la consente, pretendiamo che questa legge sia rispettata e correttamente applicata nell’interesse di tutti i cittadini e non di una piccola minoranza”.


WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

venerdì 13 settembre 2019

Abruzzo: domenica 15 settembre niente caccia

COMUNICATO STAMPA DEL 13 SETTEMBRE 2019

Il Comitato VIA rinvia discussione sul Calendario venatorio 2019/20 per mancanza parere ISPRA

Fino a martedì prossimo l’attività venatoria resta sospesa:  domenica 15 settembre in Abruzzo niente caccia


Ieri, 12 settembre 2019, il WWF Abruzzo è stato ascoltato, insieme ad altre associazioni, nel comitato VIA per la discussione sulla nuova versione del calendario venatorio dopo la sospensione del primo a seguito del ricorso del WWF e della LNDC. I rappresentanti dell’Associazione del Panda hanno avuto modo di esporre le criticità più volte segnalate in queste ultime settimane.

“Il rinvio della discussione sul calendario venatorio”, dichiara Filomena Ricci, delegato del WWF Abruzzo, “conferma che l’iter seguito per l’approvazione presenta delle criticità, che abbiamo puntualmente segnalato. La Regione Abruzzo ha pubblicato la proposta di un nuovo calendario venatorio senza però sottoporlo a un nuovo parere ISPRA, organo deputato alla valutazione della sostenibilità dei prelievi venatori disposti dalle Regioni”.

Bene ha fatto il comitato a rimandare la decisione e ad aspettare per esprimersi le indicazioni che arriveranno dall’ISPRA.

Sempre più a ostacoli resta il percorso della chiusura del calendario venatorio, nonostante il tentativo di aggirare, con la pubblicazione della nuova proposta, la sospensiva data dal TAR fino alla discussione del 25 settembre. Il giudizio rinviato del comitato VIA, considerato che quindi non ci può essere l’approvazione del nuovo calendario da parte della Giunta, mantiene ferma ogni attività venatoria almeno fino al prossimo martedì: ciò vuol dire che domenica 15 settembre in Abruzzo non si aprirà la caccia!

Il WWF continuerà a vigilare perché, oltre alla mancanza del parere ISPRA, molte altre erano le criticità sollevate nella nuova proposta di calendario venatorio sia su aspetti procedurali sia su aspetti di gestione e tutela faunistica.


WWF Italia Onlus, Abruzzo

giovedì 12 settembre 2019

Abruzzo. Il WWF: “Errare è umano, perseverare… Sulla caccia la Regione sfida il TAR”

COMUNICATO STAMPA 11 SETTEMBRE 2019

Dopo la sospensiva presentato un nuovo Calendario venatorio per la stagione 2019/2020

Il WWF: “Errare è umano, perseverare… Sulla caccia la Regione sfida il TAR”

Domani il passaggio in VINCA, senza rispettare i termini di legge. Tempi ristrettissimi per presentare osservazioni. Si continua nei fatti a demandare la gestione alla magistratura
 

Una decisa volontà di insistere nell’errore, sia pure apportando qualche correttivo, con l’obiettivo evidente di accontentare quella parte del mondo venatorio interessata solo a premere il grilletto: questa l’impressione che si ricava osservando le scelte della Regione Abruzzo in tema di caccia.

Gli uffici regionali preposti avevano presentato infatti un calendario che non teneva in alcun conto le osservazioni presentate dal WWF e, quel che è peggio, ignorava in buona parte le indicazioni di ISPRA e le stesse sentenze emesse dal TAR negli scorsi anni, a seguito dei continui ricorsi che il WWF e il mondo ambientalista sono stati costretti a presentare.

Ebbene, a seguito del ricorso al TAR del WWF e della LNDC, anche quest’anno il calendario è stato sospeso, in attesa della discussione in Camera di Consiglio fissata per il 25 settembre: l’attività venatoria è quindi ferma, su disposizione del tribunale amministrativo fino alla data della discussione.

La Regione Abruzzo, per tutta risposta, il 5 settembre, ha emanato una seconda proposta di calendario, sottoponendola alla procedura di VINCA e costringendo i nostri attivisti a rincorrere le scadenze per poter presentare le osservazioni. Per inciso: il WWF Abruzzo ha comunque presentato questa mattina osservazioni in critica alla nuova versione.

Una procedura, quella scelta dalla Regione, a nostro avviso non corretta e comunque non rispettosa del ruolo della magistratura e penalizzante anche per gli stessi cacciatori, almeno per quelli che condizionano la loro passione al rispetto della natura e delle leggi. Il testo rinnovato è di fatto condizionato da una futura sentenza del TAR, che deve essere ancora espressa: vengono accolte infatti molte delle indicazioni ISPRA ignorate nella prima versione, ma poi si introducono “allargamenti”, ad esempio nei periodi di caccia consentita, da definire in base all’esito della discussione del TAR.

Non si procede autonomamente con le indicazioni tecniche, ma ci si riserva di farlo solo a seguito di una pronuncia del giudice amministrativo: sarebbe stato più logico confrontarsi prima con tutti i portatori di interesse, non solo con il mondo venatorio, ed evitare l’ennesima battaglia giudiziaria. Che ovviamente non finirà qui: la nuova versione parte già con i crismi della illegittimità non rispettando, ad esempio, i tempi previsti per consentire osservazioni e permettere a tutti i portatori di interesse di partecipare al procedimento della VINCA: sarebbe necessario far decorrere 30 giorni e invece la pubblicazione è del 5 settembre e la discussione del 12!

Attenderemo quindi la pronuncia del Comitato regionale sulla VINCA, ma gli avvocati del WWF sono stati già allertati per eventuali successivi ricorsi. Un vero peccato che la Regione ci costringa a simili scelte spendendo denaro dei cittadini tutti (e non solo dei cacciatori) per difendere scelte bocciate dalla magistratura ormai in decine di sentenze che, stagione dopo stagione, si cerca di ignorare.

Entrando, invece, nel merito delle questioni più faunistiche, è palese che per un paio di specie, il Merlo e la Tortora, l’attività venatoria, se la proposta di calendario verrà confermata, inizierà di fatto prima del 25 settembre, data di discussione del ricorso fino alla quale il giudice aveva sospeso ogni attività. Coturnice e Allodola potrebbero tornare a essere cacciabili, mentre la caccia a Pavoncella e Moriglione è già prevista in difformità con quanto richiesto espressamente dal Ministero dell’Ambiente con la nota n. 16169 del 9 luglio 2019. Anche l’area contigua, in caso di bocciatura del ricorso, tornerà a scomparire dalla regolamentazione dell’attività venatoria della Regione Abruzzo, consentendo di fatto la caccia anche ai non residenti, in contrasto con quanto chiaramente afferma la Legge quadro sulle aree protette (Legge n. 394/91).

Sono tanti insomma i passaggi discutibili dell’iniziativa della Regione, che di fatto creano solo confusione intorno a una materia, quale quella dell’attività venatoria già di per sé abbastanza conflittuale.

Comprendiamo che la giunta regionale insediatasi a ridosso dell’approvazione del nuovo calendario si trovi ad affrontare anche i ritardi e le inadempienze delle giunte precedenti (manca da tanti anni il piano faunistico venatorio, mancano i monitoraggio e i censimenti, non è mai stato istituito l’Osservatorio faunistico) e come WWF ribadiamo la nostra disponibilità a instaurare un confronto a tutto campo sulla gestione faunistica regionale che non si limiti alla gestione venatoria.


WWF Italia Onlus, Abruzzo

lunedì 9 settembre 2019

Caccia in Abruzzo, dopo lo stop riproposto il calendario. Stazione Ornitologica: Regione in confusione

Caccia in Abruzzo, dopo lo stop riproposto il calendario. Stazione Ornitologica: Regione in confusione



“L’Ufficio Caccia della Regione Abruzzo è in totale confusione; un decennio di gestione raffazzonata sta producendo una situazione che dire desolante è poco, con un calendario venatorio fatto a collage, con tanto di tentativi di scorciatoie per eludere i provvedimenti dei giudici amministrativi” così la Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus sull’ennesima versione del calendario venatorio predisposta dagli uffici regionali.

Infatti, dopo la sospensiva del Tar, che dovrebbe rimanere in vigore fino al 25 settembre, giorno della Camera di Consiglio, l’ufficio caccia regionale ripropone oggi per sottoporlo alla Valutazione di Incidenza Ambientale per l’impatto su specie ed habitat protetti a livello comunitario e sui siti della Rete Natura2000, Sic e Zps, un calendario venatorio con apertura il 15 settembre per merlo e tortora senza neanche tener conto che per questa procedura obbligatoria per legge la regione assegna 30 giorni per le osservazioni del pubblico (come è chiarito fin dalla home-page del sito WEB regionale).

Infatti gli uffici della Regione hanno giustamente accolto l’osservazione della SOA sul fatto che ogni volta che viene depositata una variante sostanziale di una proposta di intervento bisogna far ripartire ex novo i termini del procedimento. Nonostante la legge preveda di predisporre il calendario venatorio entro il 15 giugno, l’Ufficio caccia solo a metà luglio ha depositato gli atti per avviare la procedura. Poi li ha modificati una prima volta il 6 agosto. Ora siamo al terzo deposito in un mese e mezzo! Pertanto anche solo per svolgere questa procedura si arriva come minimo al 6 ottobre prima di poterne discutere in comitato V.I.A.. Eppure stranamente quest’ultimo è stato convocato con all’ordine del giorno proprio la discussione sul Calendario il prossimo 12 settembre. Vorranno per caso discutere il provvedimento mentre sono aperti i termini per le osservazioni su di esso?

Inoltre il calendario è costellato di incisi in rosso su eventuali ulteriori futuri provvedimenti del TAR. Infatti da un lato recepisce finalmente le indicazioni dell’ISPRA come avrebbe dovuto fare fin dall’inizio ma dall’altro introduce subordinate continue per estendere i periodi di prelievo, aprire la caccia a specie quali Coturnice e Allodola o consentire il prelievo in aree come foci fluviali e zone umide, qualora su uno o più contenuti dovesse arrivare dal TAR, peraltro solo in sede cautelare e non di decisione di merito che si avrà tra un anno, qualche via libera. Un modo di procedere che la dice lunga su una confusione amministrativa, peraltro reiterata, che alla fine di fatto fa riscrivere il calendario venatorio ai giudici come se fossero dei correttori di bozze. Ci si chiede cosa paghiamo a fare i funzionari regionali dell’ufficio caccia che da anni ormai dipendono dalle decisioni di TAR e Consiglio di Stato.

Tra l’altro il nuovo calendario venatorio mantiene come specie cacciabili Pavoncella e Moriglione per le quali era stato addirittura il Ministero dell’Ambiente a chiederne l’esclusione.

Insomma, riteniamo questo tentativo il punto più basso mai raggiunto negli ultimi anni di gestione venatoria nella regione. Si prova a dare un contentino ad alcune categorie di cacciatori operando con procedure spericolate e definite come “urgenti” degne di miglior causa, neanche se ci trovassimo di fronte alla paventata chiusura di un ospedale.

Auspichiamo che la nuova dirigente del settore metta al più presto ordine riconducendo nell’alveo della regolarità un’attività che ora è nel pieno caos amministrativo.


Fonte: cityrumors.it del 09 settembre 2019