giovedì 16 febbraio 2017

Caccia: Pepe, nuove procedure per rilascio tesserini venatori


(REGFLASH) Pescara, 16 feb. L'assessorato Caccia e Pesca rende note le nuove procedure per il rilascio delle autorizzazioni per l'esercizio dell'attività venatoria in Abruzzo, a partire dalla stagione 2017/2018. A partire da quest'anno, infatti, le ricevute dei versamenti di iscrizione a ciascun Ambito non dovranno essere presentate dai singoli cacciatori agli uffici, bensì verranno comunicate attraverso un elenco dagli Atc alla Regione, dai quali evinceranno automaticamente dagli accrediti dei propri conti postali gli elenchi dei cacciatori in regola. Con queste modifiche, che vanno nel senso della semplificazione, i cacciatori potranno recarsi una sola volta presso un ufficio pubblico per il ritiro del tesserino regionale, di quello di abbattimento e quant’altro necessario per lo svolgimento della propria attività venatoria.

"Nell'ambito del riordino delle province e delle nuove competenze in materia venatoria passate alla Regione - chiarisce l'assessore Dino Pepe - abbiamo voluto semplificare al massimo le procedure di rilascio dei tesserini regionali e di abbattimento, per rendere più agevole il loro ritiro da parte dei cacciatori". "Ora stiamo lavorando - conclude l'assessore Pepe - ad una ulteriore semplificazione affinché questo rilascio annuale dei tesserini possa essere fatto su sedi periferiche molto più vicine al cittadino quali i Comuni, come in uso da diversi anni in alcune province abruzzesi".
(REGFLASH) US170216

domenica 12 febbraio 2017

Cinghiali. Pepe: ok a caccia di selezione


(REGFLASH) Pescara, 10 feb. Il Dipartimento dello sviluppo rurale ha autorizzato la caccia di selezione al cinghiale in Abruzzo fino al mese di giugno 2017, a seguito del parere favorevole espresso dall'ISPRA sui Piani di abbattimento predisposti dagli ATC. Lo rende noto l'assessore alle politiche agricole Dino Pepe: "Questo tipo di caccia - osserva Pepe - introdotto nella nostra regione a titolo sperimentale lo scorso anno e quest'anno attiva a pieno regime, già a partire dal mese di febbraio, prevede l'abbattimento di un certo numero di capi ad opera di cacciatori opportunamente abilitati attraverso dei corsi di formazione. Si tratta di un provvedimento che di fatto prolunga la caccia a questa specie problematica, come auspicato negli ultimi anni da più parti e soprattutto dal mondo agricolo". 
In questa fase e nelle successive, è previsto anche il coinvolgimento degli agenti di polizia provinciale in avvalimento, i quali svolgeranno il ruolo di coordinamento delle operazioni, garantendo una corretta applicazione degli abbattimenti e del Corpo dei carabinieri forestali, da sempre garanzia di tutela e di rispetto delle norme ambientali.
"A breve - assicura l'assessore - verrà approvato anche il piano di controllo, un ulteriore e significativo strumento di gestione che permetterà di operare l'abbattimento dei cinghiali anche all'interno degli Istituti di tutela della caccia (zone di ripopolamento e cattura e addestramento cani) dove, per effetto del divieto di caccia, la specie trova rifugio e si riproduce indisturbata.
Questi interventi di abbattimento sono un altro tassello aggiuntivo alle iniziative già intraprese dall'Assessorato e volte, da un lato al contrasto del fenomeno dei danni provocati dai cinghiali alle produzioni agricole, e dall'altro alla valorizzazione della sua carne". Infatti, a dicembre scorso la giunta regionale ha approvato la delibera n. 823/2016 sulla filiera delle carni di fauna selvatica, che prevede la trasformazione e l'avvio di queste produzioni anche per la messa in commercio.
Nel PSR è inoltre prevista una misura che consente agli agricoltori di aprire attività di trasformazione e vendita delle carni di cinghiale, prevedendone al contempo dei finanziamenti. I provvedimenti daranno un importante impulso alla valorizzazione ed alla commercializzazione della carne del cinghiale, ampiamente disponibile soprattutto durante l’attività venatoria sul nostro territorio, e che consentirà di attivare la svolta attesa da diverso tempo: quella di trasformare questa calamità in risorsa.
 
(REGFLASH) US170210

lunedì 6 febbraio 2017

Abruzzo: stagione venatoria conlusa il 5 febbraio. L'ISPRA nega il prolungamento al colombaccio

Caccia al colombaccio chiusa dal 6 febbraio
 
Il prolungamento della caccia al colombaccio non è stato concesso da ISPRA; pertanto dal 6 febbraio la caccia al colombaccio è vietata.

giovedì 2 febbraio 2017

Caccia. Abruzzo maglia nera, bracconaggio e scarsi controlli. "Danni enormi"

"Inasprire pene contro bracconaggio" WWF: “Una strage nascosta nel silenzio delle Istituzioni” Contro la fauna mix micidiale di bracconaggio, deroghe e scarsi controlli Maglia nera a 5 Regioni (tra cui l’Abruzzo) per leggi e calendari contrari a norme europee 


Si chiude un altro anno nero a causa della caccia: è questo il commento del WWF in occasione della chiusura della stagione venatoria. Secondo l’Associazione del Panda quest’anno si è di nuovo scatenano un mix micidiale contro la fauna che appesantisce il già gravoso bilancio delle doppiette: specie protette e preziose prese di mira, Regioni che reiterano leggi e calendari venatori contrari alle norme europee tra cui Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo, mentre molte altre non hanno brillato per correttezza (in particolare Sicilia, Calabria, Campania).

Ad aggravare la situazione, un controllo del territorio sempre più indebolito, soprattutto a seguito della riforma in materia di Polizia Provinciale che ha visto lo smembramento delle strutture esistenti, con perdita di decine di agenti e ufficiali. Una situazione che ha creato inevitabilmente un varco in cui i reati connessi al bracconaggio si innesteranno più facilmente e che rischia di aggravarsi con lo smantellamento dal 1° gennaio del Corpo Forestale dello Stato confluito nell’Arma dei Carabinieri: passaggio quest’ultimo da gestire con molta attenzione se non si vuole rendere meno efficace il sistema di controllo del territorio.

L’Abruzzo rientra tra le Regioni con la “maglia nera” di questa stagione venatoria. Il calendario venatorio presentato dall’Assessore Dino Pepe è stato sonoramente bocciato dal TAR di L’Aquila e dal Consiglio di Stato grazie al ricorso del WWF e la Regione è rimasta sorda alle tante richieste di sospendere la caccia nel periodo delle fortissime nevicate delle scorse settimane.

“Ci chiediamo come sia possibile che una esigua minoranza come i cacciatori, ormai meno dell’1% della popolazione in Italia, possa ancora avere così tanto seguito tra politici e pubblici amministratori” – ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente di WWF Italia – “I danni prodotti dalla caccia, spesso mal gestita e senza controlli, alla fauna selvatica italiana ed europea sono enormi. A questi vanno aggiunti i danni incalcolabili prodotti dalla caccia illegale. Una situazione che comporta poi la possibilità di gravi sanzioni comunitarie pagate da tutti noi italiani. Per combattere le sempre più gravi forme di bracconaggio chiediamo che siano inasprite le pene. Come WWF abbiamo chiesto già da due anni al Parlamento di approvare una specifica proposta di legge, elaborata dai nostri esperti, che riforma il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, cattura illegale, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette. Oggi chi commette questo tipo di atti rischia una blanda sanzione che arriva al massimo all’ammenda di poche migliaia di euro nel caso più grave. E sempre che non intervenga prima la prescrizione o la non punibilità per ‘tenuità del fatto’ recentemente introdotta. Si tratta di pene del tutto inadeguate che, peraltro, raramente vengono effettivamente scontate e che solo in pochissimi casi comportano la revoca della licenza di caccia”.

La cartina di tornasole dell’ambigua vicinanza tra caccia e bracconaggio, del resto, è data dall’impennata di ricoveri di animali protetti nei Centri di recupero della fauna di tutta Italia che, come accade ogni anno, è coincisa con la stagione di caccia: aironi, poiane, sparvieri, gheppi, cigni feriti da arma da fuoco, e in Sicilia anche fenicotteri rosa, cicogne nere e persino una rarissima aquila di Bonelli, oggetto di un progetto LIFE dell’UE per proteggerla. E non è certo un caso che l’accanimento contro una delle specie più rare della fauna europea, l’ibis eremita, sia avvenuto proprio nei mesi di attività venatoria: 5 esemplari uccisi da settembre a gennaio: la specie è tra l’altro oggetto di un progetto di reintroduzione finanziato dall’Unione Europea dato che era estinta nel XVII secolo in Europa a causa della caccia.

Contro tutto questo cercano di battersi le oltre 300 guardie del WWF Italia, con almeno 55.000 ore complessive di servizio all’anno a difesa della biodiversità e del patrimonio comune. Questi volontari cercano di supplire all’ormai sempre più pesante carenza di controlli e vigilanza da parte delle “pubbliche autorità”. Le loro denunce sono contro ogni genere di reato venatorio come uso di archetti, reti, tagliole, roccoli, persino fumi di zolfo per stanare gli animali o richiami elettroacustici vietati “mimetizzati” da telefoni cellulari per uccidere specie protette, o per cacciare fuori dai periodi previsti e persino nelle aree protette, sulla neve o acque ghiacciate o di notte.

Il WWF ribadisce la necessità di prendere in seria considerazione la sospensione della stagione venatoria, almeno nelle Regioni dove si verificano gli atti di bracconaggio più gravi, vista la frequenza preoccupante di questi atti criminali.

Infine il WWF auspica che l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri non rappresenti un indebolimento nell’azione di prevenzione e repressione, ma anzi dia nuovo impulso alle attività di vigilanza contro questi gravissimi “furti di natura”: fondamentale in questo senso è il rafforzamento del NOA-Nucleo Operativo Antibracconaggio nella riorganizzazione dei Carabinieri-Forestali.

domenica 29 gennaio 2017

Carsoli (Aq). Scambia l’amico per un cinghiale e gli spara


Grave incidente di caccia nel Carseolano; scambia l’amico per un cinghiale e gli spara

Carsoli. Quella che doveva essere una tranquilla battuta di caccia domenicale si è tramutata in un grave incidente verificatosi nella zona montana tra Carsoli e Collalto Sabino. Un probabile errore umano, ha però fatto sì che invece di raggiungere il cinghiale il proiettile sparato da un fucile ha raggiunto un altro cacciatore, sempre dello stesso gruppo. Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra pertanto che questi amici cacciatori, si siano divisi dal gruppo per catturare i cinghiali. Chi ha sparato deve probabilmente aver scambiato il suo amico di caccia per un cinghiale, indirizzando su di esso il proiettile, mal interpretando i rumori generati tra i rovi e cespugli. La vittima è un uomo di 56 anni residente a Roma, che è stato raggiunto dall’elisoccorso del 118 di Rieti allertato dalla postazione di Castel di Tora, dopo una prima valutazione rispetto all’impervietà della zona. La vittima dell’incidente si è subito accasciato a terra, e secondo il racconto dell’autore del gesto, in evidente stato confusionale, egli si sarebbe avvicinato ed invece del cinghiale ha trovato il suo compagno di caccia riverso a terra. Immediatamente sono stati chiamati i soccorsi del reatino ai quali si sono aggiunti anche quelli del 118 di Carsoli. Il ferito, è stato poi trasportato all’Ospedale Sandro Pertini di Roma, ove si trova ricoverato, le sue condizioni non sono gravissime, anche se probabilmente dovrà subire un intervento chirurgico. Intanto sulla dinamica dei fatti è stato aperto un fascicolo di indagine da parte dei Carabinieri di Collalto Sabino, che hanno avvisato anche il Magistrato della Procura di Rieti.

Fonte: marsicalive. it del 29 gennaio 2017

martedì 24 gennaio 2017

Rocca di Botte (Aq), uccidono 4 caprioli. Sei cacciatori rischiano la sospensione del porto d'armi.

Sono tre abruzzesi e tre laziali: i carabinieri forestali li hanno sorpresi in località Serrasecca che avevano appena abbattuto i quattro esemplari. Sequestrate tre carabine e le carcasse dei selvatici
 
i capriolo abbattuti (ph P. Guida)
ROCCA DI BOTTE. Sei bracconieri, tre laziali e tre abruzzesi, sono stati sorpresi dai carabinieri forestali del Comando stazione di Tagliacozzo (Gruppo carabinieri forestale dell’Aquila), per aver abbattuto quattro esemplari adulti di capriolo, appartenenti a specie protetta. Nel corso di un servizio di controllo contro il fenomeno del bracconaggio in località “Serrasecca”, nel Comune di Rocca di Botte, i militari hanno fermato un fuoristrada all’interno del quale sono stati trovati i quattro caprioli uccisi. Raggruppati e identificati anche i cacciatori ancora in battuta, sono stati portati in caserma a Tagliacozzo per il sequestro di carcasse degli animali e di tra carabine e fucili utilizzate per l’abbattimento. Tutti e sei sono stati denunciati e rischiano pesanti sanzioni penali e la sospensione del porto d’armi da uno a tre anni.
 

martedì 17 gennaio 2017

Neve e freddo imperversano di nuovo su quasi tutta la regione Abruzzo e il WWF rinnova il suo appello “Il presidente D’Alfonso sospenda la caccia”


Comunicato stampa del 16 gennaio 2017

Neve e freddo imperversano di nuovo su quasi tutta la regione e il WWF rinnova il suo appello

“Il presidente D’Alfonso sospenda la caccia”

Con animali stressati e in difficoltà l’attività venatoria si riduce a una crudele strage


Il WWF ci riprova, rivolgendosi questa volta direttamente al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso per chiedere la sospensione per alcuni giorni dell’attività venatoria. Il delegato regionale dell’Associazione Luciano Di Tizio gli ha infatti indirizzato poco fa la lettera che riportiamo pressoché integralmente qui di seguito:

«Nei giorni scorsi come WWF abbiamo rivolto per due volte un appello alla Regione Abruzzo – come a tutte le altre Regioni italiane – affinché sospendesse l’attività venatoria in questi giorni di temperature estremamente basse e forti nevicate.

La fauna selvatica, infatti, risente molto del freddo intenso e soprattutto dei repentini abbassamenti delle temperature: già stremata da 4 mesi di attività venatoria, subisce quindi pesantemente gli effetti della caccia poiché in genere gli animali devono spendere le poche energie residue per nutrirsi e difficilmente riescono a trovare anche la forza per sfuggire al piombo dei cacciatori.

Alcune regioni come la Puglia, il Molise e la Sicilia hanno adottato provvedimenti in tal senso.

Al di là del già esistente divieto di cacciare in zone innevate (divieto peraltro difficilmente controllabile su tutto il territorio regionale anche a causa della riorganizzazione dell’ex Corpo Forestale dello Stato e delle ex polizie provinciali che ha reso in questa fase i controlli pressoché nulli), ci chiediamo perché la Regione Abruzzo non voglia fare un atto del genere finalizzato a tutelare un patrimonio che, ricordiamo per l’ennesima volta, appartiene a tutti i cittadini italiani e non alla ristretta minoranza dedita all’attività venatoria.

Le rivolgiamo quindi un nuovo invito, questa volta direttamente a Lei in quanto rappresentante dell’intera società abruzzese, affinché voglia dare un segnale di attenzione alla nostra istanza e, conseguentemente, alle condizioni della fauna presente nel nostro territorio.

In attesa di un auspicabile accoglimento della nostra richiesta, restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento».

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it
392.1814355

domenica 15 gennaio 2017

Sulmona (Aq). La vigilanza, sollecitata dal WWF, ha evitato il “lancio di selvaggina” in aree vietate





Comunicato stampa del 14 gennaio 2016

La vigilanza, sollecitata dal WWF, ha evitato il “lancio di selvaggina” in aree vietate

Scongiurato dai Carabinieri Forestali un gravissimo danno ambientale

Sul sito dell’ATC di Sulmona è pubblicato l’elenco dei Comuni nei quali è proibita la liberazione della Lepre europea che andrebbe in competizione con la autoctona e non cacciabile Lepre italica ma gli incaricati del rilancio hanno pubblicamente affermato di non conoscere questa norma



Il WWF ringrazia i Carabinieri Forestali e segnatamente quelli che vigilano nel Parco Nazionale della Majella. È solo grazie a loro, infatti, che è stato scongiurato nei giorni scorsi un gravissimo danno ambientale con il “lancio” in natura di Lepri europee d’allevamento in territori nei quali tale pratica è proibita.

Raccontiamo in breve i fatti: l’ATC, Ambito Territoriale di Caccia, di Sulmona aveva programmato, pubblicizzandolo sul proprio sito web (ora, a cose fatte, la notizia è stata ovviamente rimossa), quello che viene definito un “lancio di selvaggina”, vale a dire la liberazione in natura di animali allevati in gabbia, destinati a rappresentare un bersaglio per i cacciatori. In questo caso si trattava di individui di Lepre europea, molto simile e difficile da distinguere dalla endemica e non cacciabile Lepre italica. Ebbene, a tutela di questa seconda specie, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha indicato una serie di territori comunali nei quali è accertata la presenza della italica e nei quali è di conseguenza proibito immettere l’altra specie potenzialmente concorrenziale.
 
Diversi di questi Comuni (Anversa degli Abruzzi, Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Rivisondoli, Villavallelonga, Bugnara, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collelongo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Luco dei Marsi, Secinaro, Trasacco) ricadono proprio nel territorio di competenza dell’ATC di Sulmona. Per questo il WWF aveva scritto, alla vigilia della liberazione, alla stessa ATC, al Servizio Veterinario della ASL e alla Polizia Provinciale dell’Aquila per sottolineare le proprie perplessità. Ed aveva anche avvertito i Carabinieri Forestali. 
 
L’intervento di questi ultimi è stato risolutivo visto che gli addetti al ripopolamento hanno pubblicamente detto di non sapere nulla dei divieti, benché l’elenco dei comuni “proibiti” sia correttamente pubblicato sul sito della stessa ATC e nonostante la lettera della nostra Associazione nella quale la normativa veniva adeguatamente riepilogata. Un episodio allarmante se le uniche forze dell’ordine presenti sono dovute intervenire per garantire il rispetto della legalità. Una situazione che lascia perplessi sulla pratica stessa del ripopolamento con una specie così simile a una che è necessario tutelare. 
 
Il WWF si chiede se non sia il caso di proibire al 100% l’immissione del territorio abruzzese di Lepri europee per evitare che chi non sa, magari in perfetta buona fede, possa arrecare gravissimi danni alla preziosa e minacciata Lepre italica.

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

mercoledì 11 gennaio 2017

Maltempo in Abruzzo. La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione


 
Comunicato stampa del 10 gennaio 2017

La denuncia del WWF: strage di fauna selvatica nel silenzio assordante della Regione

Gli ambientalisti ma anche molti cacciatori lamentano la mancata sospensione dell’attività venatoria in questi giorni di grande gelo nonostante il buon esempio della Puglia e del Molise


Quello che temevamo è accaduto: cacciatori senza scrupoli hanno approfittato del cattivo tempo e delle condizioni di disagio della fauna per perpetrare, impuniti, vere e proprie stragi. “Azioni – racconta Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo – deprecate anche dalla parte migliore e più consapevole del mondo venatorio. Diversi cacciatori e numerosi cittadini si sono rivolti alle sedi WWF sparse sul territorio per denunciare una situazione di inaccettabile caccia selvaggia, favorita dagli scarsissimi controlli. Il momento storico particolare, con gli inevitabili disagi determinati dalla trasformazione dell’ex Corpo Forestale e con i pesanti ritardi accumulati per la riorganizzazione delle Polizie provinciali, avrebbero dovuto consigliare alla Regione ben altro atteggiamento, ma la Giunta D’Alfonso continua a dimostrarsi del tutto disattenta alla tutela della fauna, al pari del governo che l’ha preceduta”.

Ricordiamo al presidente della Regione e ai suoi assessori che gli animali selvatici sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92). Questa stessa legge, la n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede esplicitamente il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Un divieto che andava rafforzato in queste giornate di eccezionale maltempo con la sospensione per alcuni giorni del calendario venatorio. Lo hanno fatto, saggiamente, la Puglia e il Molise, quest’ultima regione proprio rispondendo all’appello in tal senso diramato il 5 scorso dal WWF. “Non possiamo – conclude Di Tizio - che elogiare amministratori che si preoccupano di salvaguardare anomali in difficoltà in questi giorni di freddo intenso e improvviso e deprecare la totale indifferenza mostrata da chi gestisce la cosa pubblica in Abruzzo. Qui da noi si continua a dimenticare che, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, la fauna è un patrimonio della collettività e non un trastullo per pochi cacciatori”.

È provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e, dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori. Il presidente Luciano D’Alfonso e il suo governo, sin qui indifferenti, farebbero ancora in tempo, visto che il maltempo persiste, a fermare la strage almeno per questi ultimi giorni di neve e gelo. Ma, visti i precedenti, non c’è da essere ottimisti.

L’ATC di Sulmona ha programmato per domani il “lancio di selvaggina” in natura Il WWF: «No ai ripopolamenti, meno che mai con la neve e con il gelo»

Comunicato stampa dell’11 gennaio 2016 
 
 
L’ATC di Sulmona ha programmato per domani il “lancio di selvaggina” in natura

Il WWF: «No ai ripopolamenti, meno che mai con la neve e con il gelo»

Gli animali allevati in gabbia sarebbero in gravi difficoltà anche in condizioni normali, figuriamoci con l’attuale maltempo. Saranno liberate lepri europee, competitrici della specie autoctona “italica”. Fondamentale il coinvolgimento della Polizia provinciale per il rispetto di limitazioni e divieti


L’ATC (Ambito Territoriale di Caccia) di Sulmona ha programmato per domani, pubblicizzandolo sul proprio sito web, quello che viene definito un “lancio di selvaggina”. Si tratta, lo specifichiamo per i non addetti ai lavori, della liberazione in natura di animali allevati in gabbia, di solito del tutto incapaci di provvedere a se stessi in condizioni per loro ignote, e destinati a fungere da bersaglio per le doppiette dei cacciatori. Pratiche di ripopolamento venatorio che possono provocare seri danni alla fauna autoctona e persino all’economia dei territori, com’è ampiamente dimostrato da quello che è accaduto con i cinghiali dell’est Europa che avrebbero dovuto far divertire gli amanti della caccia e creano invece tantissimi problemi. Come che sia il “lancio” di domani riguarderà la lepre europea, molto simile e difficile da distinguere rispetto alla lepre italica, un prezioso endemismo dei nostri territori.

Per questo l’associazione ha scritto questa mattina, via mail e via posta elettronica certificata, all’ATC di Sulmona, al Servizio Veterinario della ASL competente per territorio e al Corpo di Polizia Provinciale dell’Aquila. Nel testo si sottolinea come “le condizioni metereologiche particolarmente avverse di questi giorni richiedono uno spostamento della data di immissione degli animali che, come noto, già sono sottoposti ad elevata mortalità anche in condizioni meteo meno proibitive durante le fase di rilascio ed in quelle immediatamente successive”.

Il WWF ha anche ricordato che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’organizzazione scientifica governativa che, tra l’altro, collabora col Ministero nella gestione della fauna) con comunicazione prot. n. 51301 T-A11 del 10/08/16 ha ben indicato la delimitazione delle aree di sovrapposizione e delle aree sperimentali di sovrappopolazione di Lepre italica e Lepre europea ossia quei Comuni nei quali non è consentito il ripopolamento con Lepre europea: sono Anversa degli Abruzzi, Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Rivisondoli, Villavallelonga, Bugnara, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collelongo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Luco dei Marsi, Secinaro, Trasacco, diversi dei quali ricadono proprio nel territorio di competenza dell’ATC di Sulmona. La stessa comunicazione dell’ISPRA ricorda come le operazioni di ripopolamento debbano essere effettuate alla presenza del Corpo di Polizia Provinciale.

Si fa presente, inoltre, come la recente Delibera della Giunta Regionale Abruzzo n. 877 del 27/12/16 “Misure generali di conservazione per la tutela dei siti della Rete Natura 2000 della Regione Abruzzo” vieta categoricamente all’art. 44, in tutti i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), i ripopolamenti a scopo venatorio con popolazioni di animali che non siano autoctoni. Tali divieti sono ovviamente da considerare anche per le aree ricadenti nel Parco Nazionale della Majella.

«Il WWF – commenta il Delegato Abruzzo Luciano Di Tizio - ritiene profondamente sbagliato, inutile e dannoso continuare a immettere lepri europee, anche per i possibili danni alla specie autoctona, e ritiene ancor più sbagliato farlo in giorni di grande gelo, nei quali gli sventurati animali sino a ieri in gabbia saranno o sin troppo facile preda dei colpi d’arma da fuoco o vittime della fame e del freddo».
 
WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

martedì 10 gennaio 2017

Cepagatti (Pe). Cade su ghiaccio mentre caccia e parte colpo fucile, ferito

CEPAGATTI. Durante una battuta di caccia, scivola a causa del ghiaccio e dal fucile parte accidentalmente un colpo che lo ferisce alla mano: protagonista dell'episodio, avvenuto stamani in contrada Buccieri di Cepagatti, è un 39enne di Torrevecchia Teatina (Chieti), ora ricoverato all'ospedale di Ancona con una prognosi di 35 giorni.

L'uomo stava camminando per raggiungere l'argine del fiume Pescara, quando è scivolato. Dall'arma - un fucile calibro 12 regolarmente detenuto - è partito un colpo che lo ha ferito.

Il 39enne ha subito tamponato la ferita con della neve fresca ed ha contattato telefonicamente un compagno di caccia, con cui poi ha raggiunto l'ospedale di Chieti. I medici gli hanno riscontrato una ferita alla mano sinistra con frattura scomposta delle dita ed hanno disposto il trasferimento all'ospedale di Ancona. Del caso si sono interessati anche i carabinieri della Stazione di Cepagatti e della Compagnia di Pescara, agli ordini del maggiore Claudio Scarponi.

Fonte: primadanoi.it del 09 gennaio 2017 

venerdì 6 gennaio 2017

WWF: l’attività venatoria va sospesa in giorni di grande gelo. L’Abruzzo segua l’esempio della Puglia

Comunicato stampa del 5 gennaio 2017 
 
 
 
WWF: l’attività venatoria va sospesa in giorni di grande gelo.
L’Abruzzo segua l’esempio della Puglia


“Bene ha fatto la Regione Puglia a sospendere l’attività venatoria per i giorni 6-7-8 gennaio “per condizioni atmosferiche avverse” (come stabilito con provvedimento dirigenziale n. 1 del 4 gennaio)”, dichiara Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo. “La nostra Giunta regionale dovrebbe seguire l’esempio della Puglia”.

Il WWF sta chiedendo a tutte le Regioni, in particolare quelle del centro sud dove per i prossimi giorni sono previste temperature molto al di sotto dello zero e nevicate anche a quote basse fino alla costa, di sospendere tutte le attività di caccia.

La fauna selvatica, già molto provata da un inverno con condizioni meteorologiche particolari (con grandi sbalzi di temperatura), da un bracconaggio dilagante e dalla normale scarsità di cibo e riparo dell’inverno, non può riuscire a superare anche questi giorni di freddo così intenso e improvviso. È infatti provato da studi scientifici che, in inverno in genere e ancor più in periodi così particolari, gli animali selvatici sono estremamente deboli e dovendo spendere le poche energie residue per nutrirsi, difficilmente riescono a trovare anche la forza per fuggire dai cacciatori.

La legge n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina le attività di caccia, prevede il divieto di “cacciare su terreni in tutto o parte coperti da neve” (tranne che nella zona alpina), e sugli specchi d’acqua ghiacciati. Le Regioni possono e devono modificare i calendari venatori proprio in previsione di una maggiore tutela degli animali selvatici che sono un patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità nazionale e internazionale (art. 1 Legge n. 157/92).

WWF Italia Onlus, Abruzzo
abruzzo@wwf.it

domenica 1 gennaio 2017

Caccia la cinghiale: politica e cacciatori litigano ed il provvedimento tarda ad essere emanato

CACCIA AL CINGHIALE ANCHE SU COSTA E COLLINE, E' SCONTRO SU CHI FA I PIANI

L'AQUILA - Impallinata per ora in Commissione Agricoltura della Regione Abruzzo, e rimandata all'anno nuovo la discussione della legge regionale, o meglio i due progetti da integrare, che intendono estendere l’attività venatoria dei cinghiali anche nelle aree "non vocate". Ovvero anche nelle colline e nelle aree costiere. Un provvedimento chiesto a gran voce dagli agricoltori, e con particolare forza da una settantina di sindaci del Chietino preoccupati dai voraci branchi di ungulati che oramai sono arrivati, immortalati da foto che hanno fatto il giro del web, anche in riva al mare, e che devastano le coltivazioni fino a pochi anni fa risparmiate dalle loro scorribande.

I due provvedimenti, uno della maggioranza, l’altro dell’opposizione di centrodestra, sono tutto sommato simili, a parte i dettagli, ma si differenziano in un aspetto fondamentale.

I piani di abbattimento, dice il testo della maggioranza, firmato da 13 consiglieri e dall’assessore all’Agricoltura Dino Pepe lo deve fare la Regione, che ha assunto tale compito dalle Province in via di ridimensionamento di deleghe e personale.

Il testo del centrodestra, che porta la firma di Lorenzo Sospiri capogruppo di Forza Italia, prevede invece che i piani di abbattimento debbano essere affidati ai 12 Ambiti territoriali di caccia, organismi associativix composti dagli stessi cacciatori dei rispettivi territori che si occupano di gestione della fauna selvatica, di programmazione dell’attività venatoria.

Tutti d'accordo nel'estendere il prima possibile la caccia al cinghiale anche dove prima non si poteva, vista l'emergenza rappresentata dal soprannumero. Nelle due diverse posizioni, trasversali agli schieramenti, riemerge un impostazione federalista e una centralista, che si è data battaglia in tante altre partite politiche in Italia e anche in Abruzzo.

"Quella dell’assessore Pepe - spiega infatti Sospiri - è una legge accentratrice, ma è un grave errore, perché ogni territorio ha le sue specificità. La usa logica è quella del ‘qui comando io’, mentre noi diciamo che ognuno deve essere padrone a casa propria. Chi meglio infatti degli Atc composto da persone che vivono nel territorio, può decidere come organizzare una battuta di caccia, stabilendo dove e quando?".

Di diverso avviso l’assessore Pepe. "È la normativa nazionale a dire che deve essere la Regione ad assumere il ruolo programmatorio, mentre gli Atc quello esecutivo. Del resto non sembra una buona idea affidare i piani agli Atc, perché ne verrebbero fuori numerosi piani uno diverso dall’altro, anche in territori del tutto simili. Piani che poi dovranno essere esaminati e approvati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale".

Sulla stessa linea l’Arcicaccia, che teme aggravi di costo per i già vessati cacciatori. "Affidando i piani agli Atc - spiega Massimiliano Di Luca, presidente regionale Arcicaccia - aumenteranno le loro spese, per pagare tecnici e consulenti, e alla fine queste spese ricadranno sui cacciatori i quali sarebbero tenuti a pagare una somma, di circa 800 euro per ciascuna squadra e 40 euro per ogni cacciatore singolo".

Argomentazione respinta da Mauro Febbo di Forza Italia, ex assessore regionale all'Agricoltura. "È un falso problema - assicura - gli Atc sono già dotati di tecnici, e consulenti pagati quattro soldi, e che spesso sono cacciatori anche loro e lo fanno per spirito di volontariato. Se ci saranno aumenti delle quote saranno minimali, ma i vantaggi saranno ben maggiori anche per il comparto agricolo, proprio per la vicinanza degli Atc al territorio, e la maggiore conoscenza di esso.

Fonte: abruzzoweb.it del 31 dicembre 2016

venerdì 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato boccia il calendario venatorio dell'Abruzzo. Il WWF: si dà ragione alle nostre posizioni.

Comunicato stampa del 16 dicembre 2016

Il Consiglio di Stato conferma sostanzialmente le bocciature al calendario venatorio abruzzese. Il WWF: ancora una volta si dà ragione alle nostre posizioni.

“LA REGIONE ORA MODIFICHI LA SUA PESSIMA GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA”

il cacciatore abruzzese come Fantozzi?
PESCARA – Il Consiglio di Stato ha emesso oggi, dietro ricorso di alcune Associazioni Venatorie e della Regione Abruzzo, una ordinanza che, nella sostanza, conferma quanto già disposto dai giudici del TAR di Pescara. Nel dettaglio seppure vengono concessi 10 giorni di caccia in più a gennaio ai turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello e cesena), viene confermato che la caccia alla specie beccaccia non può essere consentita oltre il 31 dicembre e che quella ai turdidi non può in ogni caso andare oltre il 10 gennaio.

A costringere il WWF a opporsi era stato il calendario della Regione Abruzzo che consentiva invece di cacciarle fino al 19 gennaio. Per questo l’associazione ambientalista aveva presentato ricorso ai giudici del TAR per riportare il calendario nella legalità, fermando la pre-apertura e impedendo l’estensione del periodo di caccia ad alcune specie.

Dichiara Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF: “La Regione emani ora un nuovo calendario con le modifiche confermate dal Consiglio di Stato e informi debitamente i cacciatori abruzzesi affinché non vadano a caccia con le regole ritenute illegittime dai giudici”.

“Risulta davvero incomprensibile – aggiunge l’avv. Michele Pezone che ha difeso le posizioni del WWF - il tono trionfalistico usato a commento dell’ordinanza dai difensori delle associazioni venatorie che hanno proposto l’appello cautelare. Il Consiglio di Stato ha infatti confermato la statuizione del Tar Abruzzo sulla chiusura della caccia alla beccaccia al 31 dicembre anziché al 19 gennaio, e ha prolungato il periodo di caccia per il tordo bottaccio, sassello e cesena solo fino al 10 gennaio e non al 19 come richiesto dalle associazioni venatorie. Di fatto l’ordinanza del TAR Abruzzo ha ampiamente retto al vaglio del Consiglio di Stato”.

“L’ennesima sconfitta delle associazioni venatorie e della Regione Abruzzo – conclude Luciano Di Tizio, Delegato regionale del WWF Abruzzo - dovrebbe far riflette la politica regionale sulla inaccettabile gestione della fauna selvatica che ha contrassegnato le due ultime legislature. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori è stata quella di consentire la caccia a sempre più specie e allungare quanto più possibile il periodo venatorio. Una posizione assurda, irrispettosa delle norme di legge, non condivisa nemmeno dalla parte più attenta del mondo venatorio, e inevitabilmente soggetta alla bocciatura della magistratura. Ci auguriamo che la Regione cambi finalmente passo, nell’interesse di tutti e in particolare della fauna selvatica che è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, patrimonio della collettività dei cittadini e non trastullo della piccola minoranza dei cacciatori”.

WWF Italia Onlus, Abruzzo

lunedì 17 ottobre 2016

Cacciatore trovato morto. Nell'Aquilano, 71enne ha battuto la testa. Sul posto Cc e 118

(ANSA) - L'AQUILA, 16 OTT - Un uomo di 71 anni è morto a Barisciano (L'Aquila) mentre era a caccia nei pressi della frazione di Picenze. Da quanto appreso, il cacciatore si era diviso dal gruppo di amici con i quali era uscito. In base a una prima ricostruzione avrebbe battuto la testa dopo essere scivolato. Forse la caduta si è rivelata fatale, ma i sanitari del 118, intervenuti sul posto, non escludono un malore. Solo l'autopsia potrà chiarire la causa del decesso. Sul posto sono arrivati i carabinieri della locale stazione e della compagnia dell'Aquila.
 

domenica 16 ottobre 2016

Cacciatori nel Parco Nazionale del Gran Sasso Laga? Le Associazioni chiedono un incontro al Presidente del Parco


COMUNICATO STAMPA 14 OTTOBRE 2016

Cacciatori nel Parco Nazionale del Gran Sasso Laga?
Le Associazioni chiedono un incontro al Presidente del Parco


Questa mattina le Associazioni ambientaliste Legambiente, Mountain Wilderness, ProNatura e WWF hanno inviato una nota al Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Tommaso Navarra, con una richiesta di incontro urgente sulle recenti decisioni assunte dal Parco in merito alla gestione del cinghiale del Parco che aprono la strada agli interventi dei cacciatori all'interno dell'area protetta.

Di seguito il testo della lettera.

Le scriventi Associazioni seguono da anni la problematica legata alla presenza dei cinghiali nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, così come in tante altre naturali protette.

Abbiamo avuto modo di visionare dal sito dell’Ente Parco la recente delibera del Consiglio Direttivo dell’Ente Parco n. 33 del 12 settembre 2016 avente per oggetto “Integrazioni al piano di gestione del cinghiale”.

In precedenza, prima del Suo insediamento, lo stesso Consiglio Direttivo, con parere difforme del Direttore e del Servizio scientifico dell’Ente, aveva approvato la delibera n. 23 del 19 maggio 2016 avente per oggetto “Problematica cinghiali. Relazione Commissione Istituzionale”.

Riteniamo indispensabile un confronto al fine di essere portati a conoscenza di come l’Ente Parco intenda affrontare la problematica in oggetto, considerato che le delibere richiamate fanno esplicito riferimento ad azioni di contenimento tramite abbattimento selettivo. Al riguardo, giova ricordare che le numerosissime campagne di abbattimento di cinghiali, dentro e fuori aree naturali protette, non hanno minimamente risolto il problema che, al contrario, in alcuni casi risulta essersi aggravato.

Si sottolinea l’urgenza dell’incontro, possibilmente in giorni e orari consoni a garantire la partecipazione dei volontari rappresentanti delle associazioni scriventi.


Legambiente Abruzzo
Mountain Wilderness Abruzzo
ProNatura Abruzzo
WWF Abruzzo

Teramo, caccia alla starna: ultimatum delle Guardie Ambientali

Le Guardie Ambientali d’Italia della provincia di Teramo invitano le Atc a fare chiarezza sulla caccia alla starna.

“Abbiamo atteso sino ad oggi delucidazioni concrete da parte dei due presidenti degli Ambiti territoriali Caccia Teramani sulla questione starna, soprattutto a garanzia di una trasparenza gestionale. Alle molte sollecitazioni che ci sono giunte da parte di cacciatori che, a nostro avviso, non sono stati adeguatamente informati riguardo in particolare la caccia alla starna, abbiamo ritenuto opportuno inviare una missiva alla Regione Abruzzo per avere in merito delle delucidazioni circa la cacciabilità del volatile in Provincia di Teramo”.

In risposta alla nostra richiesta, l’Ufficio preposto alla Caccia della Regione Abruzzo ha risposto che “questa Regione non è a conoscenza di quali ATC abbiamo elaborato e dato autorizzazione ai suddetti piani” intimando agli stessi ATC di “comunicare la cacciabilità della specie attraverso mezzi idonei ad assicurare la massima conoscibilità”.

Benché siano trascorsi diversi giorni, ad oggi, da un controllo effettuato sui siti web degli A.T.C. Vomano e Salinello ancora una volta, non ve n’è alcuna traccia, sottolineano ancora le Guardie Ambientali.

“Orbene, per quanto di competenza, non sarà allora il caso che i due Presidenti Teramani Porrini e Sabini chiariscano prontamente e definitivamente la questione indicando ai cacciatori se questa è caccia consentita o no? Non sarà forse il caso, cari Presidenti ATC, di uscire fuori da questo stato catalettico ponendo fine al problema, adeguandosi prontamente alle comunicazioni ricevute dalla Regione Abruzzo!? Non è più concepibile ne condivisibile da parte nostra che i cacciatori vadano a caccia avendo il dubbio se sono legittimati a cacciare la starna, perlopiù esponendoli a rischio sanzioni in fase di controllo venatorio”.

Fonte: cityrumors.it del 15 ottobre 2016

sabato 15 ottobre 2016

L’Ente Parco Nazionale Gran Sasso-Laga apre all’ingresso dei cacciatori nel Parco

L’Ente Parco Nazionale Gran Sasso-Laga apre all’ingresso dei cacciatori nel Parco

Molti speravano che con la recente nomina del nuovo presidente del Parco, l’avv. Tommaso Navarra di Teramo, nel Consiglio Direttivo dell’Ente Parco si sarebbe vista una maggiore attenzione per la conservazione dell’ambiente del Parco. Purtroppo si sbagliavano.

Infatti una delle prime preoccupazioni del neo-presidente è stata quella di proporre al Consiglio una delibera relativa al Piano di gestione del cinghiale, nella quale si conferma, per chi non lo avesse capito, quanto già deliberato nella riunione del Consiglio direttivo del maggio 2016, che “Nelle aree del Parco dove si concentrano i danni al patrimonio agricolo verranno attivate, laddove possibile, anche misure di contenimento basate su abbattimenti selettivi da appostamento fisso o in girata”.

Questa delibera servirà forse a qualcuno per spendersi politicamente il consenso di qualche cacciatore ma non serve a nulla per quanto riguarda il problema dei danni alle colture arrecati dai cinghiali. Infatti nel Parco esiste un efficientissimo sistema di cattura dei cinghiali mediante recinti di cattura che sono già in funzione da anni, messo a punto dal Parco stesso che consentono la cattura, ogni anno di poco meno di un migliaio di capi.

Va poi considerato che la stessa caccia in braccata, assai più efficiente rispetto all’appostamento e alla girata (ma non certo ai recinti), ma anche estremamente invasiva ed a forte impatto ambientale, esercitata all’esterno del Parco non risolve certamente il problema in questo confermando le conclusioni a cui sono giunte recentissime ricerche scientifiche che dimostrano come un’intensificare degli abbattimenti spesso indiscriminati alteri la struttura demografca delle popolazioni di cinghiale spingendo le femmine a figliare piu’ spesso ed in eta’piu prematura.

Ricordiamo inoltre che gli agricoltori che operano all’interno del parco si trovano in una situazione privilegiata rispetto a quelli delle aree circostanti, in quanto nel Parco si pagano i danni arrecati dalla fauna selvatica, al contrario di quanto succede ormai da tempo al di fuori. Negli ultimi anni risulta senza tema di smentita che nel Parco le catture con i recinti siano aumentate e parallelamente le richieste di danni siano diminuite.

Ricordiamo poi che gli abbattimenti con il fucile risultano pericolosi in quanto il Parco è intensamente frequentato dai turisti, dagli escursionisti in genere, dai ricercatori di funghi e tartufi. I cacciatori autorizzati agli abbattimenti potrebbero poi, in condizioni di erba alta, scambiare i cinghiali con altre specie protette come cervi, caprioli, lupi o addirittura qualche orso, senza contare che i controlli che dovrebbero essere necessariamente effettuati quando fossero in corso gli abbattimenti sarebbero necessariamente a carico dei forestali che operano nel Parco, che sono già pochi e che dovrebbero essere distolti da altri servizi essenziali.

Il Parco poi costituisce una forte attrazione turistica importante per le comunità locali. Ma i visitatori dei parchi nazionali si aspettano di vedere animali vivi e non certo di sentire spari, che tra l’altro spaventano la fauna e la rendono quindi più difficilmente osservabile. Non sarebbe una bella immagine per il Parco e per l’Ente che lo gestisce , non solo, il provvedimento potrebbe avere una ricaduta negativa sull’afflusso di escursionisti e turisti naturalistici vanificando il buon lavoro di promozione del territorio svolto dalle cooperative e dai giovani locali negli ultimi anni.......perchè mai visitare un Parco Nazionale dove al sui interno si gira armati e si e’ autorizzati a sparare ??
 

giovedì 13 ottobre 2016

Cocullo, cacciatore ferito durante una battuta alla lepre

L'uomo è stato portato in ospedale. Sarebbe vittima di un colpo accidentale o un'incomprensione sulla posizione durante la battuta

di Federico Cifani

COCULLO. Un incidente di caccia si è verificato nelle prime ore di questa mattina (domenica 9 ottobre) nella zona montana tra Cocullo e Ortona dei Marsi. A rimanere ferito al petto e all’arcata sopraccigliare un cacciatore 70enne colpito da pallini esplosi dalla distanza da un altro partecipante alla battuta alla lepre. Le ferite lo hanno costretto ad un immediato ricovero nell’ospedale di Avezzano dove è stato trasportato dal 118.

Al momento dell’arrivo dei soccorsi il cacciatore ferito era cosciente anche se molto provato. Accertamenti sono in corso nell'ospedale di Avezzano. Sulla dinamica di quello che sembra essere proprio un incidente di caccia stanno indagando i carabinieri.

Tra le ipotesi potrebbe esserci quella di un colpo accidentale partito da un compagno di battuta posto a qualche decina di metri di distanza dal ferito. Non si esclude anche un’incomprensione tra il gruppo di cacciatori. In particolare, potrebbe essere accaduto che i partecipanti alla battuta alla lepre si sarebbero dovuti posizionare in modo diverso in attesa del passaggio del selvatico.

Fonte: ilcentro.it del 09 ottobre 2016

sabato 1 ottobre 2016

Caccia in Abruzzo. L'Assessore Pepe, il solito politico che non ammette la sconfitta

CACCIA: PEPE SU LEGITTIMITA' DEL CALENDARIO VENATORIO


tipico politico comune
(REGFLASH) Pescara, 30 set. "Il Tar, confermando le nostre aspettative, ha riconosciuto la sostanziale validità e la conseguente legittimità dell'impianto generale del calendario venatorio, la cui efficacia, esauriti gli effetti del decreto emesso prima dell'esame delle memorie difensive, è stata pertanto ripristinata, di modo che a partire da sabato 1 ottobre si aprirà la caccia in Abruzzo".
Così l'assessore alle politiche venatorie, Dino Pepe, in vista dell'apertura della caccia.
"Al di là di proclami a mezzo stampa di dubbio fondamento, a fronte delle numerose eccezioni di legittimità sollevate, il TAR ha limitato la sospensione cautelare alla parte del calendario che prolungava il prelievo di tordi e beccaccia oltre il 31 dicembre, e ciò in quanto mancherebbero informazioni sufficienti a giustificarlo. Tutto qui.
Qualcuno - osserva Pepe - riteneva e proponeva, in modo illusorio, che qualche trucchetto giuridico-amministrativo, da altri purtroppo posto in essere in passato, avrebbe consentito di salvare una o due giornate di caccia: queste pratiche discutibili, e probabilmente ai limiti della legalità penale e contabile, sono invece il principale motivo delle "particolari attenzioni" che la Regione Abruzzo si è procurata in passato sul fronte della giurisdizione amministrativa. 
In questa vicenda noi abbiamo preferito seguire le vie della correttezza istituzionale, dimostrando nelle aule giudiziarie di aver operato in conformità a leggi, regolamenti, pareri e quant'altro; così abbiamo potuto garantire ai cacciatori abruzzesi l'apertura unica al 1 ottobre che, voglio ricordare, era la prima opzione che la Regione aveva proposto alla Consulta. Abbiamo garantito anche che il calendario possa concorrere ad esplicare anche funzioni di strumento a presidio di coltivazioni e incolumità pubblica, con le numerose disposizioni che regolano e promuovono il prelievo dei cinghiali, vera e propria calamità immanente in questa fase. Su questa tematica, per inciso, mercoledì scorso, davanti al Prefetto di Chieti ed accogliendo il condivisibile appello dei numerosi sindaci presenti che avevano proposto urgenti ordinanze di abbattimento, abbiamo presentato un Piano d'azione elaborato in tempi brevissimi i cui obiettivi e interventi hanno avuto il consenso unanime di tutti i presenti.
Le azioni che metteremo in campo a partire da una sollecita modifica del Regolamento regionale per la gestione degli ungulati hanno un ambizioso obiettivo: il ripristino della caccia con le squadre nelle aree prevalentemente agricole, con presenza di abitazioni e viabilità, dove la presenza anche di pochi animali è ingombrante perché provoca danni e incidenti.
Quanto a tordi e beccacce - aggiunge Pepe - il principio di cautela invocato dal TAR (su cui qualcuno potrebbe dissentire tecnicamente, ma è una sentenza e va rispettata) deve guidare i nostri passi successivi: dobbiamo rafforzare le capacità di monitoraggio di queste ed altre specie, ed è ciò che tra l?altro ci accingiamo a fare proprio sulla base di una prescrizione del calendario in questione. La raccolta e l'elaborazione dei dati tecnico-scientifici consentirà - conclude l'assessore - di supportare maggiormente la nostra pianificazione venatoria rendendola aggiornata e inattaccabile ad altri ricorsi".